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non possono avere durata superiore a cinque anni e, nel caso in cui i sottoscrittori

prevedano un termine maggiore, il patto si intenderà comunque stipulato per la

durata prevista per legge; essi sono rinnovabili alla scadenza.

Nel caso di patti contratti a tempo indeterminato, è riconosciuta ai contraenti facoltà

di recesso con preavviso di 180 giorni.

Tale norma non si applica ai patti strumentali ad accordi di collaborazione nella

produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società interamente possedute

dai partecipanti all’accordo. L’elencazione fornita dall’art. 2341-bis non esaurisce

la tipologia di patti di cui è riconosciuta la validità, ma limita l’ambito di

applicazione della nuova normativa.

I PATTI PARASOCIALI NELLE SOCIETÀ PER AZIONI “APERTE”

QUOTATE

Per quanto concerne le S.p.a “aperte” quotate, l’art. 122 del T.U.F. elenca una

casistica più ampia relativamente ai patti parasociali da assoggettare al suo ambito di

applicazione.

Sono tali i patti:

a) aventi per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle società con azioni quotate e

nelle società che le controllano;

b) che istituiscono obblighi di preventiva consultazione per l’esercizio del diritto di

voto nelle società con azioni quotate e nelle società che le controllano;

c) che pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o di

strumenti finanziari che attribuiscono diritti di acquisto o di sottoscrizione delle

stesse;

d) che prevedono l'acquisto delle azioni o degli strumenti finanziari previsti dalla

lettera c);

e) aventi per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di un'influenza

dominante su tali società.

A norma dell’art. 123 comma 1, la durata dei patti parasociali può essere a tempo

determinato, ed in tal caso non deve superare i tre anni; se i patti vengono

stipulati per un periodo maggiore, questo è ridotto ex-lege a tre anni. Tali patti sono

rinnovabili alla scadenza.

L’art.123 comma 2 stabilisce che gli stessi possono essere stipulati anche a tempo

indeterminato, ed in tal caso il contraente ha il diritto di recedere con un preavviso di

sei mesi.

Il percorso normativo delle società quotate e non quotate, abbastanza simile per

tipologia e durata dei patti parasociali, si differenzia sostanzialmente in materia di

pubblicità.

Le società quotate sono soggette ad un articolato regime di trasparenza dettato

dall’art. 122 comma 1 T.U.F. e dal capo II del regolamento adottato con

delibera Consob 11971/1998 e successive modificazioni, volto a garantire la tutela

del pubblico dei risparmiatori e gli azionisti di minoranza.

Gli obblighi pubblicitari, che sorgono a carico degli aderenti al patto, si esplicitano

nella:

· comunicazione alla Consob dell’accordo entro il termine di 5 giorni dalla

stipulazione;

· pubblicazione per estratto sulla stampa quotidiana entro 10 giorni dalla

stipulazione;

· deposito presso il Registro delle Imprese del luogo ove la società ha la

sede legale, entro 15 giorni dalla stipulazione.

L’ordine degli adempimenti prescritti dall’art. 122 comma 1 può anche essere

invertito, purché per ciascuno di essi sia rispettato il termine previsto dalla legge;

infatti, l’inosservanza di anche uno solo dei termini di cui sopra determina la

nullità dei patti e la sospensione del diritto di voto, con la conseguente

possibilità di impugnazione della delibera, quando il voto, che non avrebbe

potuto essere esercitato, sia stato determinante; l’art. 193 comma 2 T.U.F.

prevede infine una sanzione pecuniaria da € 5.164 a € 103.291.

E’ interessante sottolineare come il legislatore abbia voluto riservare ad un

mero deposito nel Registro delle Imprese, al quale la norma generale

attribuisce carattere di pubblicità notizia, un ruolo ben più pregnante prevedendo,

in caso di omissione o di ritardo nel deposito, addirittura la nullità del patto.

L’art. 123 comma 2 T.U.F. prevede il medesimo onere pubblicitario in caso di recesso

da parte di uno o più contraenti, ma la sua inadempienza non comporta la

nullità del patto e nemmeno la sospensione del diritto di voto.

Per quanto riguarda l’onere di pubblicità relativo alle modifiche e allo

scioglimento del patto parasociale, la normativa è contenuta nel regolamento

Consob n° 11971/1998; solo dall’esame di tale regolamento e, in via indiretta, si

evince l’obbligo del deposito degli stessi presso l’Ufficio del Registro delle Imprese

(art. 128 comma 1 lett. d).

ALCUNE TIPOLOGIE DI PATTI PARASOCIALI:

- Sindacati di voto: regolano il comportamento dei soci nelle votazioni in un organo

collegiale della società;

- Sindacati di blocco: impegnano i soci a non vendere le proprie azioni o a venderle a

determinate condizioni;

- Patti per l'esercizio dell'influenza dominante: creano una posizione in forza della

quale uno o più soci sono in grado di influenzare in modo determinante le scelte

economico-gestionali della società;

- Patti di preventiva consultazione: impegnano gli aderenti a discutere

preventivamente il proprio orientamento di voto, che rimane comunque libero;

- Patti relativi alla distribuzione di utili e perdite: gli aderenti stabiliscono regole di

distribuzione degli utili e perdite differenti da quanto previsto dallo statuto;

AMBITO OGGETTIVO E SOGGETTIVO DELLA DISCIPLINA LEGALE

RELATIVA AI PATTI PARASOCIALI DI CUI AL T.U.F.

Il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 ed in particolare la Parte III, "Disciplina degli

emittenti", sembra soltanto parte di una riforma di più ampio respiro, volta a

configurare una particolare disciplina destinata alle società per azioni i cui titoli sono

quotati in mercati regolamentati (nonché le eventuali società controllanti).

Può essere evocato in tal senso lo stesso art. 119 , primo articolo del Capo II, la cui

titolazione "Disciplina delle società con azioni quotate" non a caso ne sottolinea il

contenuto. A mente della norma da ultimo citata, le disposizioni dell'intero Capo II

sono applicabili "... salvo che non sia diversamente specificato, alle società italiane

con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell' Unione

europea".

La disciplina in esame non riguarda tutte le società: interpretando l'art. 122

successivo si può ritenere che la normativa è volta a disciplinare le s.p.a quotate

nonché, in qualità di società controllanti (secondo l'ampia definizione di controllo

data dall'art.93 del t.u.f.), quelle quotate, s.p.a. non quotate, s.r.l e, secondo l'opinione

preferibile, s.n.c. e s.a.s.

Stante il tenore testuale delle norme in esame, è evidente invece che, per quanto

attiene alle altre società (s.p.a. non quotate né controllanti, come d'altronde tutte le

altre quando non siano similmente coinvolte) le regole di cui agli artt. 122, 123 e 207

t.u.f. non sono applicabili. D'altronde, come già visto, in esito all'entrata in vigore

della riforma del diritto societario, una apposita disciplina per tali società è stata

esplicitamente introdotta nel codice civile mediante la previsione di una ulteriore

sezione (III bis ) del capo V del titolo V espressamente ad essi.

Ciò premesso, si può riferire, in via generale, che l'art. 122 t.u.f. da un lato (non

soltanto dunque per quanto attiene alle società assunte direttamente in considerazione

dalla norma) possiede il valore di un primo riconoscimento della validità (sia pure in

via del tutto generica) dei patti parasociali evocati, dall'altro costituisce un paradigma

normativo utilizzabile analogicamente per disciplinare le ipotesi estranee all'ambito

applicativo.

La disciplina di cui all'art. 122 t.u.f. sembrerebbe rinvenire altresì limiti di carattere

oggettivo: la norma evoca alcune specie di patti parasociali.

Si tratta dei "patti, in qualunque forma stipulati, aventi per oggetto l'esercizio del

diritto di voto" di cui al I comma nonché delle ulteriori convenzioni di cui al V°

comma della norma citata, vale a dire quelle:

a) che istituiscono obblighi di preventiva consultazione per l'esercizio del diritto di

voto nelle società con azioni quotate e nelle società che le controllano;

b) che pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o di strumenti finanziari

che attribuiscono diritti di acquisto o di sottoscrizione delle stesse;

c) che prevedono l'acquisto delle azioni o degli strumenti finanziari previsti dalla

lettera b);

d) aventi per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di un' influenza

dominante su tali società.

Parte della dottrina ha tuttavia osservato che in realtà l'elencazione sarebbe

meramente esemplificativa, dovendo comunque applicarsi la normativa in questione a

tutti i patti aventi natura parasociale: il problema si sposta a livello definitorio,

dovendo focalizzarsi sulla nozione e sulle caratteristiche delle pattuizioni in esame.

FORMA DEI PATTI PARASOCIALI

L'appartenenza dei patti parasociali all'area dell'atipicità (art.1322 comma 2 cod.civ.),

quantomeno fino all'entrata in vigore della riforma del diritto societario, rende

evidente la mancanza di un riferimento a speciali vincoli di natura formale. L'art. 122

del t.u.f. sembra confermare questa impostazione poiché esordisce affermando: "i

patti, in qualunque forma stipulati...".

Il legislatore pare dunque aver avvertito l'esigenza di precisare ciò che altrimenti

sarebbe stato comunque ricavabile in base al più generale principio di libertà delle

forme che suole esser desunto dalla considerazione dell'art.1325 num. 4 cod.civ.

Stabilire storicamente se sia stato stipulato un patto parasociale, qualsiasi forma esso

rivesta, pure se nullo per difettosa esecuzione delle formalità pubblicitarie di cui

meglio si dirà, non è cosa priva di rilevanza, dato il modo di disporre dell'art. 122

t.u.f. Questa norma, infatti, prevede un articolato sistema di pubblicità delle

convenzioni in discorso, così da evidenziare un nesso tra forma e pubblicità tale da

creare in fatto questioni di non agevole soluzione.

E' infatti evidente che, quando il patto parasociale fosse stato convenuto verbalmente

o per fatti concludenti, occorrerebbe comunque darne documentazione allo scopo di

assoggettarlo al meccanismo pubblicitario. Come poter ottemperare a questo precetto,

stante la gravità della sanzione?

Occorre ritenere che sia idonea allo scopo una qualsiasi forma di documentazione

diretta a veicolare le dette convenzioni, tale cioè da consentirne la pubblicazione su

quotidiani nonché il deposito presso il registro delle imprese.

Si noti che il IV comma dell'art. 122 vieta l'esercizio del voto quando non siano stati

adempiuti gli oneri di informativa e di pubblicità.

In definitiva un patto parasociale può indifferentemente rivestire la forma dell'atto

pubblico, di scrittura privata munita di autenticazione, di mera scrittura privata ed

anche di semplice dichiarazione verbale o volontà attuata mediante condotte delle

parti.

DURATA E RECESSO DEI PATTI PARASOCIALI

I patti parasociali solitamente hanno una durata temporale predeterminata:

conseguentemente perdono efficacia nel momento della scadenza del termine finale.

Ai sensi dell'art. 123 t.u.f., i patti parasociali aventi per oggetto l'esercizio del diritto

di voto nell'assemblea delle società con azioni quotate e in quella delle società che le

controllano, devono avere una durata non superiore a tre anni, se contratti a tempo

determinato. La pattuizione di una durata superiore sarebbe inoltre inefficace per il

tempo eccedente il triennio. Alla scadenza è possibile rinnovarli . E' altresì possibile,

ai sensi del II° comma dell'art. 122 t.u.f., convenire una durata a tempo

indeterminato; in tal caso ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso

di sei mesi .

Il recesso è sottoposto alle speciali formalità pubblicitarie di cui ai primi due commi

dell'art. 122 t.u.f.. Gli azionisti che intendano aderire ad un'offerta pubblica di

acquisto o di scambio promossa ai sensi degli articoli 106 o 107 t.u.f. possono inoltre

recedere senza preavviso dai patti indicati nell'articolo 122 t.u.f.

La dichiarazione di recesso non produce effetto se non si è perfezionato il

trasferimento delle azioni. Il difetto di comunicazione, di pubblicità e di deposito dei

patti parasociali genera la sterilizzazione dei voti inerenti alle azioni sindacate ex art.

122 II° e III° comma t.u.f..

Ci si può porre il problema se questo effetto sopravviva o si estingua alla scadenza

dell'efficacia dei patti (ovvero nell'ipotesi dell'esercizio del diritto di recedere da essi).

In difetto di chiare indicazioni normative una risposta univoca e sicura non sembra

praticabile. Si può risolvere il dubbio ritenendo che l'effetto della sterilizzazione si

estingua. Se infatti esso funziona come invito allo scopo di rendere ai terzi

conoscibile il contenuto dei patti, ne dovrebbe discendere che, una volta estinta

l'efficacia delle pattuizioni, fa difetto anche il motivo della sterilizzazione del diritto

di voto.

Non sono rari i patti privi di alcuna indicazione del termine di scadenza. Essi sono

stati nel passato dichiarati nulli dalla Cassazione, sulla base del rilievo secondo il

quale essi contrasterebbero con il principio generale, secondo cui è vietato assumere

obbligazioni di durata indefinita (Cass. Civ. Sez. I 9975/95).

Come detto, la scelta del legislatore in tema di società quotate ( II° comma art. 123

t.u.f.) ne riconosce invece la validità, attribuendo tuttavia a ciascuno dei soci aderenti

al patto il diritto di recesso con preavviso di sei mesi.

La recente norma legislativa non si pone in contrasto con il citato orientamento della

Suprema Corte, il quale è fondato sul rilievo della illiceità di un patto che renda gli

aderenti prigionieri per sempre della convenzione, traendone tuttavia spunto per

condizionarne la validità con l'attribuzione ai soci del predetto diritto di recesso.

Il diritto di recesso in parola non sembra in alcun modo disponibile (nel senso che

non sono ipotizzabili convenzioni limitative o eliminative del medesimo) dal

momento che la facoltà di un socio di recedere dai patti vale a correggere proprio

l'eventuale illegittimità della previsione di un patto a tempo indeterminato.

NULLITA' DEI PATTI PARASOCIALI A CAUSA DELL'INOSSERVANZA

DEGLI OBBLIGHI PUBBLICITARI

L'art. 122 del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 pone al III comma una espressa ipotesi

di nullità dei patti in dipendenza della difettosa pubblicità dei medesimi ("In caso di

inosservanza degli obblighi previsti dal comma I i patti sono nulli").

Il I comma della norma in esame prescrive che le pattuizioni siano comunicate entro

cinque giorni dalla stipulazione alla Consob, siano depositate, entro quindici giorni

dalla stipulazione, nel registro delle imprese del luogo in cui ha sede la società ed

infine pubblicati per estratto sulla stampa quotidiana.

La Consob, delegata a stabilire con regolamento le modalità e i contenuti della

comunicazione, dell' estratto e della pubblicazione, ha provveduto a ciò con la

deliberazione 24 novembre 1998, n. 11715.

Qual è la portata della previsione del III comma dell'art. 122 t.u.f., sulla nullità dei

patti per inosservanza delle norme in materia di pubblicità, in considerazione della

singolare costruzione di detta formalità quale elemento costitutivo della fattispecie?

L' intento del legislatore può essere agevolmente individuato nel fine di interdire gli

effetti dei patti parasociali non sottoposti alla pubblicità.

In tema di società quotate infatti è assolutamente rilevante che la stipulazione di patti

parasociali con effetti semplicemente obbligatori (limitati cioè ai soli stipulanti) sia

resa nota a tutti, sia pubblicizzata con la massima estensione possibile allo scopo di

informare il mercato (dunque i potenziali acquirenti e venditori di valori mobiliari) di

tutte quelle pattuizioni che possono in un modo o in un altro condizionare il valore di

mercato, l'alienabilità, le prospettive di redditività delle azioni di una società quotata.

Occorre comunque precisare che l'intervenuta pubblicazione del patto parasociale ai

sensi dell'art. 122 t.u.f. non pregiudica comunque una eventuale valutazione di nullità

(virtuale) del medesimo a causa della concreta efficienza di esso sul funzionamento

della società con particolare riferimento alle regole derivanti da norme imperative.

L'osservanza delle formalità pubblicitarie vale soltanto ad impedire una radicale

nullità iniziale delle convenzioni, la cui sostanza è comunque valutabile alla stregua

dei principi specificamente enunciati dalla giurisprudenza.

Ciò premesso, occorre che ci si occupi più approfonditamente della specifica nullità

di cui all'art. 122 t.u.f.

Si ricordi che, in conseguenza dell'inosservanza della pubblicità suddetta, le azioni

sindacate vengono espressamente private del diritto di voto (art. 122 II e III comma).

Come conciliare dal punto di vista logico la predetta efficacia paralizzante con la

previsione di nullità?

Poiché alla nullità segue per generale principio giuridico l'incapacità alla produzione

di qualsiasi effetto, dovrebbe seguire la non vincolatività dei patti e,

conseguentemente, la possibilità di esprimere liberamente da parte di ciascun socio

(non più legato dal patto) il proprio diritto di voto. In questo caso probabilmente il

legislatore ha voluto imporre, quale ulteriore sanzione rispetto alla nullità del patto

non pubblicato, la "sterilizzazione" delle azioni quanto al diritto di voto.

Essa infatti si pone quale remora rispetto alla condotta inadempiente agli obblighi di

pubblicazione, essendo stata evidentemente considerata insufficiente la comminatoria

della mera nullità delle convenzioni parasociali.

Il ragionamento di chi, avendo stipulato accordi di questo genere, intendesse

mantenerli occulti potrebbe seguire questo percorso logico:

1. i patti sono nulli ex III comma art. 122 t.u.f.;

2. dette convenzioni sono intese semplicemente a disciplinare i rapporti interni tra

alcuni soci (o anche tra alcuni soci e soggetti terzi: future società controllanti etc.);

3. poiché è preciso interesse mantenere occulte determinate pattuizioni, quello

che conta è soltanto che, al momento opportuno, il voto sia comunque orientato in

conformità rispetto a tali specifiche intese.

In definitiva emerge con evidenza la natura di arma spuntata della sola previsione di

nullità del patto ogniqualvolta le parti abbiano comunque interesse a darvi

esecuzione.

Ecco allora il deterrente della sterilizzazione del voto: chiunque ed in qualunque

momento potrà, dopo aver dato conto dell'esistenza del patto (con qualsiasi mezzo di

prova poiché, non si dimentichi, per i terzi il patto è mero fatto, non soggetto ad alcun

limite di prova ), infirmare le deliberazioni assembleari assunte successivamente alla

conclusione dell'accordo segreto.

Il congelamento del voto che segue, appare dunque finalizzato ad agire quale

deterrente contro il "fantasma" di un patto segreto che porrebbe comunque i soci, la

società, le operazioni programmate riservatamente, sotto la perenne spada di

Damocle di una azione volta a contestare le deliberazioni assunte.

Occorre a questo punto tornare alla natura giuridica dell'effettuazione del triplice

ordine di adempimenti pubblicitari: secondo un'opinione potrebbe trattarsi di

un'ipotesi di pubblicità costitutiva, la cui esecuzione condiziona pertanto il

perfezionamento della fattispecie.

Sarebbe però riduttivo qualificare la pubblicità in questione come avente natura

costitutiva analogamente a quanto la legge dispone in tema, per esempio, di

costituzione di società a base capitalistica.

Ipotizziamo infatti che alcuni dei soci stipulassero verbalmente un patto tra quelli

considerati dall'art. 122 t.u.f. con l'intesa di mantenerlo segreto e, successivamente,

venissero assunte deliberazioni assembleari nell'ambito di un più vasto disegno di

acquisizioni e fusioni in adempimento di dette pattuizioni. Potrebbero i soci vincolati

dal patto darne notizia successivamente al compimento delle riferite operazioni

svolgendo le formalità pubblicitarie già esaminate e con ciò sanando la difettosità dei

patti stessi e delle deliberazioni adottate con il voto dei soci coinvolti?

E' chiaro che la soluzione affermativa farebbe d'un colpo diventare del tutto inutile

l'intero meccanismo previsto dalla legge. In fondo il rischio per i soci che

intendessero mantenere nascosti i patti consisterebbe nel non essere scoperti nel

tempo che va dal decorso dell'ultimo termine utile per procedere alla pubblicazione

fino al momento in cui viene effettuata tardivamente la pubblicità.

Poiché un tale esito interpretativo deve essere certamente respinto occorre continuare

ad interrogarsi circa le speciali caratteristiche della nullità in esame.

In giurisprudenza si è ritenuto che la sanzione della "sterilizzazione" del diritto di


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti in forma di tesina sui patti parasociali nelle società quotate, comprensivi di mappa concettuale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i patti sociali nelle società per azioni “aperte” quotate, Sindacati di voto, Sindacati di blocco, Patti di preventiva consultazione, Patti relativi alla distribuzione di utili e perdite, la durata e il recesso dei patti sociali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia dei mercati e degli intermediari finanziari
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Casale Francesco.

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