Appunti di diritto commerciale
Informazioni generali
Professore: Giandomenico Mosco
Libro di testo: Diritto commerciale (G. F. Campobasso)
Codice civile e leggi collegate: G. De Nova
I lezione: 27 settembre 2010
Nella disciplina della società di capitali è quasi tutto nuovo ma non è quasi tutto bello. La società per azioni è la più evoluta. È stata pensata per l’impresa medio-grande, ma le statistiche dicono che è usata anche dalle piccole imprese.
Public company
Aziende che consentono la vendita al pubblico dei loro titoli mobiliari (azioni, obbligazioni, ecc.). Di solito ciò avviene attraverso una borsa valori, oppure attraverso l'over the counter (OTC) tramite market maker che non utilizzano servizi di quotazione degli scambi come ad esempio le OTCBB e le Pink Sheet. Nonostante l'aggettivo "pubblico", la public company è società di diritto privato e di proprietà privata: per indicare una società pubblica (di proprietà dello Stato o di un altro ente statale) in inglese non viene utilizzato il termine public company ma government-owned corporation. In Italia, a volte, il termine public company viene utilizzato per designare la società ad azionariato diffuso. In Italia non ne esiste nessuna.
L. 216/1974, revisione società
Dopo sono successe tre cose importanti:
- Scandali;
- Nazionalizzazioni;
- La comparsa di un soggetto nuovo: l’investitore istituzionalizzato.
In Italia il ricorso giudiziario non funziona.
II lezione: 28 settembre 2010
La riforma del 2003 è fatta per le imprese. Quando le società si aprono al mercato appare la figura del risparmiatore. Nel codice civile troviamo norme che si applicano a tutte le società, norme che si applicano solo alle società quotate e norme che si applicano solo alle società aperte.
Organizzazione corporativa: c’è una scomposizione delle competenze tra più organi (amministrativo e assembleare). Quindi vi è una divisione in uffici. Più organi → ripartizione di poteri. Le SPA si costituiscono in due modi: con la costituzione simultanea e per pubblica sottoscrizione. La costituzione ha efficacia costitutiva. Nelle SPA nessun socio risponde personalmente e illimitatamente. Fusione: unico caso in cui la società si estingue senza liquidazione. Società unipersonale: contraddizione in termini.
III lezione: Lopreiato 4 ottobre 2010
I patti parasociali sono una particolare categoria di accordi sociali, non contenuti nello statuto, che interessano al legislatore perché regolano l’esercizio dei diritti sociali ossia di quei diritti che derivano al soggetto in quanto socio. Il principale diritto sociale regolato è il diritto di voto, tramite quei patti conosciuti come sindacati di voto. Essi stabiliscono come votare in assemblea e, per evitare i franchi tiratori, possono delegare un unico socio il compito di votare anche per gli altri.
Un’altra categoria di patti parasociali è quella che regola il diritto all’alienazione delle azioni (sindacati di blocco) che possono evitare del tutto la circolazione delle azioni o regolarlo e limitarlo. La prassi conosce tante altre categorie di patti parasociali e tutti servono per avere il controllo della società ed evitare che qualcuno possa ostacolare l’azione della maggioranza (soprattutto per quanto riguarda l’alienazione delle azioni) e lo si fa con regole al di fuori dello statuto per evitare che i terzi vengano a conoscenza del reale assetto della società.
Validità dei patti parasociali
La dottrina si interrogò sulla validità di tali patti chiedendosi se fossero nulli e cosa succederebbe in caso di violazione di questi. Per molto tempo i sindacati di voto furono considerati nulli perché contrari a norme imperative in quanto erano comunque soggetti alle regole generali dei contratti. Si diceva che il diritto di voto si esprime in assemblea in base al principio maggioritario (la volontà della maggioranza prevale e vincola anche i soci dissenzienti e assenti rispettando il procedimento collegiale). Il sindacato di voto violerebbe tale principio perché falsa il comportamento dell’assemblea in quanto forma la volontà assembleare in sede extraasembleare.
A questa tesi si replicava che il diritto di voto riconosciuto ai soci serve a realizzare l’interesse proprio (l’interesse del socio è puramente egoistico). È quindi possibile che il socio concordi preventivamente come votare senza falsare alcun meccanismo e senza violare alcun interesse superiore. Il legislatore nel 1998 recepisce questa tesi disciplinando del TUF i sindacati di voto nelle società quotate e poi nel 2003 (con l’articolo 2341bis) nelle società non quotate.
Teoria degli scalini normativi
Durata del patto sociale e problema della trasparenza.
Art 2341bis cc
Patti parasociali - I patti, in qualunque forma stipulati, che al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della società:
- Hanno per oggetto l'esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società che le controllano;
- Pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in società che le controllano;
- Hanno per oggetto o per effetto l'esercizio anche congiunto di un'influenza dominante su tali società, non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla scadenza.
Qualora il patto non preveda un termine di durata, ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di centottanta giorni. Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai patti strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società interamente possedute dai partecipanti all'accordo.
L’articolo menziona i sindacati di voto, i sindacati di blocco e alla lettera c) introduce una norma di chiusura del sistema che ricomprende tutti gli altri fenomeni non elencati precedentemente. Il legislatore da un lato giudica leciti i patti parasociali ma dall’altro non vuole che i soci ne risultino ammanettati e disciplina i patti a tempo determinato, che non possono avere durata superiore ai cinque anni, e i patti a tempo indeterminato, che sembrerebbe un controsenso con quanto precedentemente detto ma c’è una correzione: il diritto di recesso di ciascun socio svincolato da giusta causa (recesso ad nutum). La valutazione del patto è fatta ex ante e tiene conto della validità oggettiva del patto.
L’articolo parla di un’altra finalità che deve avere il patto: stabilizzare gli assetti proprietari, fine di cui l’art 122 del TUF non parla.
Art 2341ter cc
Pubblicità dei patti parasociali - Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale e questo deve essere depositato presso l’ufficio delle imprese competente.