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Anno accademico 2000-01

Sommario: Schemi delle lezioni in tema di :

1. Amministrazione delle società di persone (M.Baudo, D.Cassaniti, N.Currenti)

2. Principio di maggioranza (R.Cifalà, L.Pellagra)

3. Il socio accomandante (N.La Naia, L. Pennisi, M. Agnello)

4. La disciplina delle invalidità nelle s.p.a.

I, L’invalidità della s.p.a. (S. Floridia)

II, L’invalidità delle delibere dell’assemblea di s.p.a. (C.L.Nicastro)

5.Circolazione delle azioni (M.Baudo, D.Cassaniti, N.Currenti).

6. La dematerializzazione (N.Currenti)

7. Offerte pubbliche di acquisto e scambio (D.Cassaniti)

8. Gli amministratori della s.p.a. (M.Baudo, D.Cassaniti, N.Currenti)

9. Invalidità delle delibere del consiglio di amministrazione (C.L.Nicastro)

1

Amministrazione delle società di persone.

Sommario delle lezioni dei giorni 9-10 novembre 2000 a cura degli studenti Mariella

Baudo, Dario Cassaniti, Nunzio Currenti.

L’amministrazione della società è l’attività con cui si dà esecuzione al contratto

sociale. Essa è diretta soprattutto alla gestione dell’impresa sociale e comprende atti

d’ordinaria e straordinaria amministrazione. Non rientrano in questa categoria le

decisioni che riguardano:

- modifica dell’atto costitutivo

- l’attività di controllo

- altre attività, come ad esempio la nomina di un amministratore con atto separato.

I possibili criteri di amministrazione delle società personali sono indicati dagli artt.

2257-2258, C.c.. Essi si traducono nella amministrazione disgiuntiva e congiuntiva

(all’unanimità e alla maggioranza).

ART.2257 1° comma AMMINISTRAZIONE DISGIUNTIVA.

Nel regime dell’amministrazione disgiuntiva, ogni socio è illimitatamente

responsabile e amministratore della società, ovvero ha il potere di compiere tutti gli

atti, che rientrano nell’oggetto sociale, salvo che qualcuno glielo impedisca. Le

contestazioni vanno fatte tempestivamente per paralizzare il potere decisorio.

ART.2257 2° comma ESERCIZIO DELL’OPPOSIZIONE

Il comma in esame non specifica le modalità del diritto di veto; non esisterebbe alcun

obbligo da parte del socio amministratore di dar notizia agli altri amministratori delle

proprie intenzioni (regola d’informazione) e non sempre il diritto di opposizione può

costituire una garanzia per gli altri soci. Bisogna immaginare quindi che in questo

tipo di società esista la massima fiducia tra i soci. Il fondamento razionale del criterio

disgiuntivo di amministrazione è ancorato, manifestamente, alla garanzia di rapidità

decisionale, dal momento che favorisce la repentina conclusione delle operazioni

sociali e soddisfa le esigenze di propulsione economica. A suffragare ciò, basti

ricordare che, prima dell’entrata in vigore del codice civile del 1942, vigeva il

regime di amministrazione pura disgiuntiva, che si connotava per l’assenza del diritto

d’opposizione.

ART. 2257 3° Comma. MAGGIORANZA PER QUOTE D’INTERESSE.

Sull’opposizione decidono i soci (amministratori e non) per quote d’interesse. La

maggioranza quindi non è calcolata in base al numero dei soci, ma in base alla parte

attribuita a ciascun socio negli utili.

ART. 2258 1°-2° Comma. AMMINISTRAZIONE CONGIUNTIVA

Nell’amministrazione congiuntiva è necessario di regola il consenso di tutti gli

amministratori salvo che l’atto costitutivo consenta per alcuni atti d’amministrazione

o per tutti, la decisione a maggioranza per quote d’interesse.

ART. 2258 3° Comma.

“I singoli amministratori non possono compiere da soli alcun atto, salvo che vi sia urgenza di

evitare un danno alla società”.

1) L’Urgenza è intesa nella mancanza di tempo per agire secondo l’ordinario: quando cioè non vi

è il tempo di deliberare insieme;

Il danno alla società è inteso probabilmente nel senso ampio: diminuzione patrimoniale e

2) perdita della possibilità di arricchimento.

Se esistono questi due estremi, il socio può agire disgiuntamente vincolando la società anche

quando prende delle decisioni sbagliate. Il legislatore in questo caso predilige la tutela dei terzi.

ART.2259 NOMINA E REVOCA DELL’AMMINISTRATORE

Partendo dalla distinzione tra soci amministratori e non, i soci amministratori possono essere

nominati:

a) direttamente nell’atto costitutivo;

b) dai soci con atto separato, anche se è dubbio se tale nomina debba essere decisa all’unanimità o

a maggioranza.

Tale distinzione assume rilevanza ai fini della revoca della facoltà d’amministrare

La revoca comporta una modifica dell’atto costitutivo decisa dai soci all’unanimità, se non

convenuto diversamente, ed è necessario, che ci sia la giusta causa. L’amministratore revocato può

tuttavia adire l’autorità giudiziaria, affinché venga accertata l’inesistenza della giusta causa ed

essere reintegrato.

Per la revoca dell’amministratore se ricorre la giusta causa è richiesta l’unanimità tranne il voto del

l’amministratore socio da revocare. In questo caso, la giusta causa (1° comma) è una condizione

che il legislatore ha introdotto come una soluzione di compromesso; infatti se non ricorre la giusta

causa ai sensi dell’art.2252 per la modifica dell’atto costitutivo (revoca dell’amministratore

nominato con il contratto sociale) è necessaria l’unanimità.

L’amministratore nominato dall’atto costitutivo si trova in una posizione più favorevole perché la

sua nomina è una clausola propria del contratto sociale: egli entra nella società in quanto ha anche

la qualità di amministratore. L’amministratore nominato con atto separato (atto esterno al contratto

sociale) innanzitutto è socio e successivamente diventa amministratore, egli amministra la società

con l’interesse del mandatario: interesse personale e patrimoniale. Si applicano le norme del

mandato (artt. 1723-1726) e, se non ricorre la giusta causa, l’ex amministratore ha solo il diritto al

risarcimento dei danni

ART. 2298. AMMINISTRAZIONE E RAPPRESENTANZA

La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci, che ne hanno la rappresentanza

e sta in giudizio nella persona dei medesimi. “In mancanza di diversa disposizione del contratto, la

rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore e si estende a tutti gli atti che rientrano

nell’oggetto sociale”. La rappresentanza può essere definita potere di firma. Le norme sono poste

con l’obiettivo di dare certezza al terzo che deve conoscere se l’amministratore è anche

rappresentante.

Ci si è occupati a lezione anche dell’amministratore estraneo, in particolare per chiarire in che

senso egli rischi di essere considerato un socio apparente. In tal senso, bisogna inquadrare il

problema nella disciplina fallimentare, dove talvolta il tribunale, nel tentativo di aumentare l’attivo

della società, ricerca nuovi soci: il socio occulto (estensione del fallimento al socio occulto) e il

socio apparente (colui il quale ha agito da socio, spendendo il nome della società, onde la sua

qualità di socio si desume dai suoi comportamenti e non da una dichiarazione negoziale certa e

documentata). 2

Schemi in preparazione delle lezione su “principio di maggioranza, principio di

unicità, metodo collegiale” a cura di Rosaria Cifalà e Eliana Pellagra.

Le decisioni che riguardano la

modifica del contratto sociale (art.2252)

Le decisioni che riguardano la struttura

PRINCIPIO organizzativa (es. revoca dell’amministratore

DELL’UNANIMITA’ nominato per atto separato (???))

VALE PER L’amministrazione congiuntiva all’unanimità (art.2258)

In che modo vengono prese le

decisioni nelle società di persone? La soluzione dei conflitti tra soci in regime di

amministrazione disgiunta

(es. opposizione nel caso di amministrazione

disgiunta –maggioranza per quote-; esclusione

di un socio –maggioranza per teste-)

PRINCIPIO DELLA

MAGGIORANZA VALE PER L’amministrazione congiuntiva a maggioranza ( art.2258

c.2)

Altre decisioni che riguardano la gestione (es.

approvazione del bilancio; nomina e revoca

dell’amministratore per atto separato (???))

Le deliberazioni sociali (siano esse prese all’unanimità o a maggioranza) debbono

essere adottate, se nulla prevede l’atto costitutivo:

Adottando il METODO COLLEGIALE O ASSEMBLEARE (cioè tramite convocazione dei soci, riunione,

discussione e votazione)?

Oppure nella più assoluta LIBERTA’ DI PROCEDIMENTO ?

La soluzione al quesito non è univoca, si hanno due tesi :

1) TESI PREVALENTE: il metodo assembleare è superfluo nelle società di persone (perché per

l’unanimità basta l’accordo di tutti i soci sia raggiunto; per la maggioranza le decisioni possono essere

prese senza informare la minoranza).

argomentazioni a sostegno Le società di persone non hanno personalità

giuridica ( e quindi non devono essere rispettate

certe formalità)

Nelle società di persone si ha l’esigenza di rapidità e di

elasticità nel processo decisionale

2) TESI MINORITARIA: il metodo assembleare va adottato nelle società di persone

Nel nostro ordinamento tale metodo è previsto in tutti i

gruppi associativi di diritto privato a prescindere dalla

presenza o meno della personalità giuridica

argomentazioni a sostegno Tale metodo consente decisioni più ponderate attraverso il

confronto delle opinioni

3

Sommario degli argomenti che saranno trattati nella

LEZIONE DEL GIORNO 16.11.00

a cura del Gruppo 3:

Nicolò La Naia, Luca Pennisi, Maurizio Agnello

I L SOCIO ACCOMANDANTE

La società in accomandita semplice (artt. 2313 – 2324) è l’unico tipo di società di persone

che prevede la presenza responsabilità limitata di soci, nella figura del socio

accomandante.

La combinazione dei vantaggi della soc. di persone e della responsabilità limitata tipica

delle soc. di capitali ben si presta ad abusi: devono quindi essere previsti meccanismi per

scoraggiare tali abusi.

Al socio accomandante è interdetta l’amministrazione della società (art. 2318, 2° c.),

anche se verso l’esterno è ammesso che questi possa agire in nome della società per

singoli affari. Ha però il diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e di

controllarne l’esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della società (art. 2321).

Per il socio accomandante che trasgredisce questo divieto è prevista la sanzione della

responsabilità illimitata per tutti gli atti della società (passati, presenti e futuri) (art.2320),

senza divenire socio accomandatario.

È però consentito al socio accomandante di prestare la sua opera sotto la direzione degli

amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per

determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza (art. 2320, 2° c).

Nella nomina degli amministratori, anche il socio accomandante ha il suo peso, perché

occorre il consenso dei soci accomandatari e l’approvazione di tanti soci accomandanti

che rappresentino la maggioranza del capitale da essi sottoscritto (art. 2319).

Essendo privo della rappresentanza, se il socio accomandante agisce in nome della

società, questa non sarà responsabile per gli atti da lui posti in essere (art. 2320). Anzi

tale comportamento può essere causa di esclusione dalla società.

Anche per ciò che concerne il nome della società il socio accomandante deve rimanerne

estraneo, in quanto se consente che nella ragione sociale sia compreso il suo nome, egli

diviene responsabile illimitatamente (art. 2314).

Si ritiene che data la non ammissione alla amministrazione della società la qualità di socio

accomandante può essere rivestita anche dall’incapace. (v. Campobasso p. 130)

La quota del socio accomandante è liberamente trasferibile per causa di morte, mentre

occorre il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale per i

trasferimenti tra vivi (art. 2322).

La mancanza di una delle due categorie di soci è motivo di scioglimento della società se

essa non viene ripristinata entro sei mesi. In questo periodo l’attività della società

continua normalmente se sono venuti meno i soci accomandanti, mentre se mancano i

soci accomandatari, gli accomandanti devono nominare un amministratore provvisorio

per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione. Tale amministratore non

assumerà però la qualità di socio accomandatario (art. 2323).

La responsabilità limitata del socio accomandante viene conservata anche nel caso di

società irregolare, mentre per i soci accomandatari si applicano le norme della collettiva

irregolare (art. 2317). Catania, 10/11/00.

4

La disciplina delle invalidità nelle s.p.a.

I, L’invalidità della s.p.a.

Lo studente: FLORIDIA SALVATORE MATR.345061

LEZIONE DI DIRITTO COMMERCIALE DEL GIORNO 26/04/2001 (D.U.E.A.I.)

Argomento trattato : “INVALIDITA’ NELLE S.P.A”

Casi di invalidità nelle società per azioni colpiscono : 1. la stessa s.p.a

2. le delibere della sua assemblea

3. le delibere del suo c.d.a

4. i trasferimenti di azioni

Riguardo al primo punto, in tema di nullità di un negozio giuridico e in special modo di un contratto, la nullità è

imprescrittibile ed insanabile.Inoltre qualora la legge richieda un determinato requisito per porre in essere un negozio

giuridico o un contratto(es.”la forma scritta” a pena nullità”), la mancanza di esso produce automaticamente la nullità

del negozio giuridico o del contratto.Quindi il negozio non produce effetti giuridici.Questo è quanto afferma l’art.

Art.1418c.c

Cause di nullità del contratto

Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente.

Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall'articolo 1325, l'illiceità della causa,

l'illiceità dei motivi nel caso indicato dall'articolo 1345 e la mancanza nell'oggetto dei requisiti stabiliti dall'articolo

1346. Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge.

L’Art .2332 c.c in tema di nullità della S .P .A disattende questi principi affermando che:

Nullità della società

Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei seguenti

casi:

1) mancanza dell'atto costitutivo;

2) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma di atto pubblico;

(3) […]

4) illiceità o contrarietà all'ordine pubblico dell'oggetto sociale;

5) mancanza nell'atto costitutivo o nello statuto di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i

conferimenti, o l'ammontare del capitale sottoscritto o l'oggetto sociale;

6) inosservanza della disposizione di cui all'articolo 2329, n. 2;

7) incapacità di tutti i soci fondatori;

8) mancanza della pluralità dei fondatori.

La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l'iscrizione nel

registro delle imprese.

I soci non sono liberati dall'obbligo dei conferimenti fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.

La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata per effetto di una modificazione

dell'atto costitutivo iscritta nel registro delle imprese. Quindi si può gia distinguere che:

se il contratto costitutivo di una s.p.a non è stato depositato, omologato e iscritto nel

o registro delle imprese, si seguono in tutto le regole generali in tema di nullità.

Dopo la pubblicazione nel registro delle imprese invece la regolamentazione cambia e alcuni effetti

o dell’azione di nullità scompaiono. La nullità mantiene la caratteristica della perpetuità, poiché le cause di

nullità possono essere fatte valere senza limiti di tempo, e dall’assolutezza perché chiunque vi abbia

interesse può richiedere la dichiarazione di nullità. Però per effetto della registrazione si verificano le

seguenti modificazioni rispetto alla dottrina generale sulla nullità: art.2332c.c

1. LE CAUSE DI NULLITA’ SONO INDICATE TASSATIVAMENTE

2. L’ATTO NULLO DIVENTA SANABILE

3. L’ATTO NULLO PRODUCE EFFETTI ma scioglimento S.p.A

Quindi : art. 2332 c.c

La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti dalla società dopo l’iscrizione nel

o registro delle imprese.(un contratto costitutivo di S.p.A nullo e quindi in grado di produrre effetti.)

Le cause di nullità avvenuta l’iscrizione sono indicate in maniera tassativa.(punti 1-8 art.2332 c.c)

o La nullità non può essere dichiarata quando una modificazione della causa di nullità è stata registrata nel

o registro delle imprese sanando l’atto costitutivo.

La sentenza di nullità nomina i liquidatori che procederanno alla fase di liquidazione della società senza più

o intraprendere altre operazioni. Nullo tutto il contratto (nullità totale)

Se nel contratto vi è una clausola nulla: Nullità parziale (senza sostituzione della clausola)

Sostituzione della clausola

4, II.

D.U.E.A.I

.

Lezioni del 27/04 e del 28/04

a cura di Nicastro Concetta Linda

INVALIDITA’ DELLE DELIBERE DELL’ASSEMBLEA DI

S.p.A.

L’invalidità delle delibere viene regolata dal legislatore attraverso due diversi articoli

e precisamente:

Art.2379 c.c., che attiene alla nullità;

Art.2377 c.c., che attiene all’annullabilità.

E’ opportuno pertanto distinguere due tipi di delibere, ovvero le delibere nulle e insanabili e le

delibere annullabili, che se non vengono impugnate entro tre mesi non possono più essere eliminate.

Dalle norme su citate si desume che il codice ha preferito restringere l’area di nullità

allargando quella dell’annullabilità, decisione connessa all’esigenza di stabilità e

certezza nei rapporti all’interno e con l’esterno dell’azienda. Pertanto la legge guarda

con sfavore all’eliminazione tardiva delle delibere a causa dei loro vizi. (Peraltro

un’incongruenza al principio di stabilità è rappresentata dalla contrapposizione tra la

brevità del termine di impugnabilità e i tempi molto lunghi per le corrispondenti

decisioni giurisprudenziali).

Mettendo a confronto i due articoli succitati si arriva alla seguente conclusione:

l’art. 2377 si applica

ai casi di deliberazione difforme dalla legge o dall’atto costitutivo; e nei casi di vizio

del procedimento.

l’ 2379 si applica al caso

di vizio dell’oggetto della delibera.

E’ bene comunque specificare che se la delibera viola una norma che tutela un

interesse generale allora questa viene dichiarata nulla e insanabile in applicazione

dell’art.2379.

ESEMPIO: Una delibera nella quale si decide di non accantonare la riserva legale del

5%.

Se la delibera viola una norma che tutela l’interesse di una sola persona o di alcuni

soci, e non viene impugnata entro tre mesi, non può più essere eliminata in

applicazione dell’art.2377.

ESEMPIO: La delibera in cui si decide di aumentare il capitale sociale con l’emissione

di azioni senza diritto di opzione.

Nel caso in cui la delibera presenta vizi nel procedimento si può in alcuni casi addurre

l’inesistenza della delibera stessa quando quest’ultima risulta essere affetta da vizi gravissimi tra cui

rientrano i seguenti casi:

- mancanza di convocazione;

- non si raggiunge la maggioranza.

- mancata verbalizzazione

- mancata deliberazione.

Viene esaminato infine il caso in cui vi è annullabilità di una delibera per la quale sorge un conflitto

di interessi. 5

Schema della lezione del giorno 30 novembre 2000, a cura degli studenti

M.Baudo, D.Cassaniti, N.Correnti

Le azioni

Premessa

Nella società per azioni il capitale sociale sottoscritto è diviso in un numero predeterminato di parti

con identico ammontare, ciascuna delle quali costituisce un’azione (art 2346 e seguenti). Le azioni

trovano una loro disciplina nella sezione V, dagli Art. 2346 agli Art. 2362

I TITOLI AZIONARI.

I titoli azionari, detti certificati azionari, sono documenti che rappresentano le quote di

partecipazione nella società per azioni. Essi attribuiscono identici diritti nella società e verso la

società e possono essere trasferiti secondo le regole dei titoli di credito.

Le azioni non sono espressamente qualificate dal legislatore come titolo di credito anche se

troviamo delle indicazioni indirette nell’art. 1531 secondo comma e 1150 secondo comma.

Opinione consolidata sia in dottrina che in giurisprudenza è che le azioni rientrano nella categoria

dei titoli di credito causali.

EMISSIONE DELLE AZIONI.

La emissione dei titoli azionari è normale, ma non essenziale. Infatti la società in assemblea

straordinaria può deliberare che non si distribuiscano ai soci i titoli azionari (r.d. 42 n° 239). In

questo caso:

- La qualità di socio si prova dall’iscrizione nel libro dei soci;

- Per la circolazione delle azioni si applicano le regole della cessione del contratto;

- Per il trasferimento della partecipazione sociale non è necessario il consenso della società ed il

trasferimento sarà produttivo di effetti nei confronti della società stessa solo con l’iscrizione nel

libro dei soci

CONTENUTO DEI CERTIFICATI AZIONARI

I certificati azionari devono indicare:

- denominazione, sede e durata della società;

- data dell’atto costitutivo e dell’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese

- valore nominale e ammontare del capitale sociale

- ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate;

- diritti e obblighi (art. 2354 comma 1);

Le azioni a risparmio dovranno contenere la relativa denominazione. Tutte le azioni sono

sottoscritte da uno degli amministratori, anche con riproduzione meccanica della firma purché

l’originale sia depositato presso il registro delle imprese.

I certificati azionari possono essere:

- semplici, che rappresentano un’azione;

- multipli, che rappresentano più azioni. In tal caso il possessore può chiederne in qualsiasi

momento il frazionamento in più titoli di taglio minore.

CERTIFICATI PROVVISORI

La società può decidere di emettere dei certificati provvisori in attesa dell’emissione dei titoli

definitivi o per il tempo necessario al compimento di determinate operazioni (R.D. 239/42).

Certificati che saranno ritirati dalla società al momento del rilascio dei titoli definitivi. Questi

certificati provvisori sono assimilati ai titoli definitivi.

FUNZIONE DI ASSIMILAZIONE.

Nei rapporti interni all’organizzazione societaria i titoli azionari svolgono una funzione di

legittimazione. Il possessore del titolo azionario può esercitare i diritti sociali senza essere tenuto a

provare la proprietà del titolo e la qualità del socio. Non vi è dubbio che per determinare la

posizione del socio nei confronti della società è necessario far sempre riferimento all’atto

costitutivo e alle delibere assembleari.

La letteralità del diritto cartolare verrà soddisfatta quando il titolo fa riferimento ad altre fonti

soggette a pubblicità legale o comunque accessibili all’acquirente del titolo. Quindi i titoli azionari

sono da inquadrare fra i titoli di credito a letteralità incompleta o per relationem.

TRASFERIMENTO DEI TITOLI DI CREDITO.

I titoli azionari costituiscono il veicolo necessario per il trasferimento della partecipazione sociale

in forza del principio dell’AUTONOMIA IN SEDE DI CIRCOLAZIONE dei titoli di credito

fissato dall’art. 1994. Quindi chi acquista in buona fede il possesso del titolo azionario secondo le

norme che regolano la circolazione non è soggetto a rivendicazione. Principio che non trova piena

applicazione per i titoli azionari. Infatti opinione diffusa è che la tutela dell'acquirente delle azione

deve essere sacrificata per la salvaguardia dell'integrità del capitale sociale. Si può dedurre che la

società può:

- opporre erga omnes eventuali vizi del procedimento di creazione delle azioni ( es. azione

emesse senza regolare delibera assembleare);

- richiedere al terzo acquirente i versamenti dei decimi ancora dovuti anche se dal titolo non

risulta che le azioni non sono interamente liberate;

- opporre al terzo acquirente l’eventuale annullamento del titolo azionario non risultante dal

documento (art. 2344, es.duplicazione dei titoli a seguito della vendita coattiva).

Per il trasferimento dei titoli azionari è necessario il mutamento della doppia intestazione (sul

titolo e sul libro dei soci) solo per l’acquisto della legittimazione dei diritti sociali mentre per

l’acquisto della proprietà è sufficiente il semplice consenso(art.1376 “Principio consensualistico”).

LA LEGGE DI CIRCOLAZIONE DELLA AZIONI.

Il trasferimento delle azioni può avvenire secondo due procedure.

I PROCEDURA. IL TRANSFERT.

Procedura che consiste nel cambiamento contestuale della doppia intestazione (nel libro dei soci e

sul titolo) a cura e sotto la responsabilità della società emittente. Il transfert può essere richiesto:

- dall’ALIENANTE che dovrà esibire il titolo e provare la propria identità e capacità di agire

mediante certificazione di un notaio o una banca autorizzata;

- dall’ACQUIRENTE che dovrà esibire il titolo e dimostrare l’acquisto del titolo attraverso un

atto con firma autenticata o atto pubblico.

La società dopo aver controllato le suddette formalità annota il nome dell’acquirente nel libro dei

soci e sul titolo ovvero la società può rilasciare un nuovo titolo ritirando quello precedente. Il

nuovo titolare acquista la legittimazione all’esercizio dei diritti sociali.

II PROCEDURA. TRASFERIMENTO CON GIRATA.

La duplice annotazione è eseguita da soggetti diversi e in tempi diversi. L’annotazione:

- sul titolo è la girata vera e propria e viene fatta da entrambi i soggetti;

- nel libro dei soci è fatta dalla società nel momento in cui l’acquirente esercita i propri diritti

sociali. È da questo momento che la girata produce i suoi effetti di fronte alla società . Società

che è obbligata a provvedere, entro 90 giorni dalla riscossione dei dividenti o partecipazione

all’assemblea dei nuovi soci, all’aggiornamento del libro dei soci e a comunicare allo schedario

generale dei titoli azionari presso il Ministro delle Finanze della esistenza dei nuovi soci.

Il trasferimento per girata è la sola forma di circolazione documentale delle azioni quotate in borsa.

Nel caso di azioni al portatore il trasferimento avviene mediante semplice consegna all’acquirente.

Il possessore dei titoli è legittimato all’esercizio dei diritti in base alla semplice presentazione del

titolo alla società(art.2003 co.1 e 2).

LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI.

La libera trasferibilità è esclusa o limitata solo per legge in determinate ipotesi:

- Le azioni non possono essere vendute prima dell’’iscrizione della società nel registro delle

imprese(art.2331 co.3);

- Le azioni liberate con conferimenti diversi dal danaro non possono essere alienate prima del

controllo della valutazione economica(art.2443);

- Le azioni con prestazione accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di

amministrazione(art. 2345 co.2).

I LIMITI CONVENZIONALI.

I limiti convenzionali sono dei limiti alla circolazione delle azione che sono determinati

dall’accordo fra i soci. Si distinguono i limiti a secondo se risultano.

- dall’ATTO COSTITUTIVO; essi sono limiti consentiti dall’art.2355 co.3, il quale stabilisce

che l’atto costitutivo può sottoporre a particolari condizioni l’alienazione delle azioni

nominative. L’unico divieto è la clausola che vieti del tutto l’alienazione (art.2355 co.3 e

art.25233 co.2);

- da ACCORDI non consacrati nell’atto costitutivo che prendono il nome di PATTI

PARASOCIALI. Questi limiti sono definiti SINDACATI di BLOCCO e hanno la finalità di

mantenere omogenea e stabile la composizione della compagina azionaria evitando l’ingresso

in società di terzi non graditi. I sindacati di blocco sono di frequente accompagnati da accordi

riguardanti l’esercizio del diritto di voto da parte dei soci sindacati dando così vita nel


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto commerciale relativi ai seguenti argomenti trattati: le società e gli scopi, le società lucrative, le società cooperative, le società consortili, la partecipazione di società di capitali in società di persone, il disinvestimento della partecipazione sociale, il recesso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (CATANIA - MODICA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sanfilippo Pierpaolo.

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