Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Quindi si può gia distinguere che:

se il contratto costitutivo di una s.p.a non è stato depositato, omologato e iscritto nel

o registro delle imprese, si seguono in tutto le regole generali in tema di nullità.

Dopo la pubblicazione nel registro delle imprese invece la regolamentazione cambia e alcuni effetti

o dell’azione di nullità scompaiono. La nullità mantiene la caratteristica della perpetuità, poiché le cause di

nullità possono essere fatte valere senza limiti di tempo, e dall’assolutezza perché chiunque vi abbia

interesse può richiedere la dichiarazione di nullità. Però per effetto della registrazione si verificano le

seguenti modificazioni rispetto alla dottrina generale sulla nullità: art.2332c.c

1. LE CAUSE DI NULLITA’ SONO INDICATE TASSATIVAMENTE

2. L’ATTO NULLO DIVENTA SANABILE

3. L’ATTO NULLO PRODUCE EFFETTI ma scioglimento S.p.A

Quindi : art. 2332 c.c

La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti dalla società dopo l’iscrizione nel

o registro delle imprese.(un contratto costitutivo di S.p.A nullo e quindi in grado di produrre effetti.)

Le cause di nullità avvenuta l’iscrizione sono indicate in maniera tassativa.(punti 1-8 art.2332 c.c)

o La nullità non può essere dichiarata quando una modificazione della causa di nullità è stata registrata nel

o registro delle imprese sanando l’atto costitutivo.

La sentenza di nullità nomina i liquidatori che procederanno alla fase di liquidazione della società senza più

o intraprendere altre operazioni. Nullo tutto il contratto (nullità totale)

Se nel contratto vi è una clausola nulla: Nullità parziale (senza sostituzione della clausola)

Sostituzione della clausola

4, II.

D.U.E.A.I

.

Lezioni del 27/04 e del 28/04

a cura di Nicastro Concetta Linda

INVALIDITA’ DELLE DELIBERE DELL’ASSEMBLEA DI

S.p.A.

L’invalidità delle delibere viene regolata dal legislatore attraverso due diversi articoli

e precisamente:

Art.2379 c.c., che attiene alla nullità;

Art.2377 c.c., che attiene all’annullabilità.

E’ opportuno pertanto distinguere due tipi di delibere, ovvero le delibere nulle e insanabili e le

delibere annullabili, che se non vengono impugnate entro tre mesi non possono più essere eliminate.

Dalle norme su citate si desume che il codice ha preferito restringere l’area di nullità

allargando quella dell’annullabilità, decisione connessa all’esigenza di stabilità e

certezza nei rapporti all’interno e con l’esterno dell’azienda. Pertanto la legge guarda

con sfavore all’eliminazione tardiva delle delibere a causa dei loro vizi. (Peraltro

un’incongruenza al principio di stabilità è rappresentata dalla contrapposizione tra la

brevità del termine di impugnabilità e i tempi molto lunghi per le corrispondenti

decisioni giurisprudenziali).

Mettendo a confronto i due articoli succitati si arriva alla seguente conclusione:

l’art. 2377 si applica

ai casi di deliberazione difforme dalla legge o dall’atto costitutivo; e nei casi di vizio

del procedimento.

l’ 2379 si applica al caso

di vizio dell’oggetto della delibera.

E’ bene comunque specificare che se la delibera viola una norma che tutela un

interesse generale allora questa viene dichiarata nulla e insanabile in applicazione

dell’art.2379.

ESEMPIO: Una delibera nella quale si decide di non accantonare la riserva legale del

5%.

Se la delibera viola una norma che tutela l’interesse di una sola persona o di alcuni

soci, e non viene impugnata entro tre mesi, non può più essere eliminata in

applicazione dell’art.2377.

ESEMPIO: La delibera in cui si decide di aumentare il capitale sociale con l’emissione

di azioni senza diritto di opzione.

Nel caso in cui la delibera presenta vizi nel procedimento si può in alcuni casi addurre

l’inesistenza della delibera stessa quando quest’ultima risulta essere affetta da vizi gravissimi tra cui

rientrano i seguenti casi:

- mancanza di convocazione;

- non si raggiunge la maggioranza.

- mancata verbalizzazione

- mancata deliberazione.

Viene esaminato infine il caso in cui vi è annullabilità di una delibera per la quale sorge un conflitto

di interessi. 5

Schema della lezione del giorno 30 novembre 2000, a cura degli studenti

M.Baudo, D.Cassaniti, N.Correnti

Le azioni

Premessa

Nella società per azioni il capitale sociale sottoscritto è diviso in un numero predeterminato di parti

con identico ammontare, ciascuna delle quali costituisce un’azione (art 2346 e seguenti). Le azioni

trovano una loro disciplina nella sezione V, dagli Art. 2346 agli Art. 2362

I TITOLI AZIONARI.

I titoli azionari, detti certificati azionari, sono documenti che rappresentano le quote di

partecipazione nella società per azioni. Essi attribuiscono identici diritti nella società e verso la

società e possono essere trasferiti secondo le regole dei titoli di credito.

Le azioni non sono espressamente qualificate dal legislatore come titolo di credito anche se

troviamo delle indicazioni indirette nell’art. 1531 secondo comma e 1150 secondo comma.

Opinione consolidata sia in dottrina che in giurisprudenza è che le azioni rientrano nella categoria

dei titoli di credito causali.

EMISSIONE DELLE AZIONI.

La emissione dei titoli azionari è normale, ma non essenziale. Infatti la società in assemblea

straordinaria può deliberare che non si distribuiscano ai soci i titoli azionari (r.d. 42 n° 239). In

questo caso:

- La qualità di socio si prova dall’iscrizione nel libro dei soci;

- Per la circolazione delle azioni si applicano le regole della cessione del contratto;

- Per il trasferimento della partecipazione sociale non è necessario il consenso della società ed il

trasferimento sarà produttivo di effetti nei confronti della società stessa solo con l’iscrizione nel

libro dei soci

CONTENUTO DEI CERTIFICATI AZIONARI

I certificati azionari devono indicare:

- denominazione, sede e durata della società;

- data dell’atto costitutivo e dell’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese

- valore nominale e ammontare del capitale sociale

- ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate;

- diritti e obblighi (art. 2354 comma 1);

Le azioni a risparmio dovranno contenere la relativa denominazione. Tutte le azioni sono

sottoscritte da uno degli amministratori, anche con riproduzione meccanica della firma purché

l’originale sia depositato presso il registro delle imprese.

I certificati azionari possono essere:

- semplici, che rappresentano un’azione;

- multipli, che rappresentano più azioni. In tal caso il possessore può chiederne in qualsiasi

momento il frazionamento in più titoli di taglio minore.

CERTIFICATI PROVVISORI

La società può decidere di emettere dei certificati provvisori in attesa dell’emissione dei titoli

definitivi o per il tempo necessario al compimento di determinate operazioni (R.D. 239/42).

Certificati che saranno ritirati dalla società al momento del rilascio dei titoli definitivi. Questi

certificati provvisori sono assimilati ai titoli definitivi.

FUNZIONE DI ASSIMILAZIONE.

Nei rapporti interni all’organizzazione societaria i titoli azionari svolgono una funzione di

legittimazione. Il possessore del titolo azionario può esercitare i diritti sociali senza essere tenuto a

provare la proprietà del titolo e la qualità del socio. Non vi è dubbio che per determinare la

posizione del socio nei confronti della società è necessario far sempre riferimento all’atto

costitutivo e alle delibere assembleari.

La letteralità del diritto cartolare verrà soddisfatta quando il titolo fa riferimento ad altre fonti

soggette a pubblicità legale o comunque accessibili all’acquirente del titolo. Quindi i titoli azionari

sono da inquadrare fra i titoli di credito a letteralità incompleta o per relationem.

TRASFERIMENTO DEI TITOLI DI CREDITO.

I titoli azionari costituiscono il veicolo necessario per il trasferimento della partecipazione sociale

in forza del principio dell’AUTONOMIA IN SEDE DI CIRCOLAZIONE dei titoli di credito

fissato dall’art. 1994. Quindi chi acquista in buona fede il possesso del titolo azionario secondo le

norme che regolano la circolazione non è soggetto a rivendicazione. Principio che non trova piena

applicazione per i titoli azionari. Infatti opinione diffusa è che la tutela dell'acquirente delle azione

deve essere sacrificata per la salvaguardia dell'integrità del capitale sociale. Si può dedurre che la

società può:

- opporre erga omnes eventuali vizi del procedimento di creazione delle azioni ( es. azione

emesse senza regolare delibera assembleare);

- richiedere al terzo acquirente i versamenti dei decimi ancora dovuti anche se dal titolo non

risulta che le azioni non sono interamente liberate;

- opporre al terzo acquirente l’eventuale annullamento del titolo azionario non risultante dal

documento (art. 2344, es.duplicazione dei titoli a seguito della vendita coattiva).

Per il trasferimento dei titoli azionari è necessario il mutamento della doppia intestazione (sul

titolo e sul libro dei soci) solo per l’acquisto della legittimazione dei diritti sociali mentre per

l’acquisto della proprietà è sufficiente il semplice consenso(art.1376 “Principio consensualistico”).

LA LEGGE DI CIRCOLAZIONE DELLA AZIONI.

Il trasferimento delle azioni può avvenire secondo due procedure.

I PROCEDURA. IL TRANSFERT.

Procedura che consiste nel cambiamento contestuale della doppia intestazione (nel libro dei soci e

sul titolo) a cura e sotto la responsabilità della società emittente. Il transfert può essere richiesto:

- dall’ALIENANTE che dovrà esibire il titolo e provare la propria identità e capacità di agire

mediante certificazione di un notaio o una banca autorizzata;

- dall’ACQUIRENTE che dovrà esibire il titolo e dimostrare l’acquisto del titolo attraverso un

atto con firma autenticata o atto pubblico.

La società dopo aver controllato le suddette formalità annota il nome dell’acquirente nel libro dei

soci e sul titolo ovvero la società può rilasciare un nuovo titolo ritirando quello precedente. Il

nuovo titolare acquista la legittimazione all’esercizio dei diritti sociali.

II PROCEDURA. TRASFERIMENTO CON GIRATA.

La duplice annotazione è eseguita da soggetti diversi e in tempi diversi. L’annotazione:

- sul titolo è la girata vera e propria e viene fatta da entrambi i soggetti;

- nel libro dei soci è fatta dalla società nel momento in cui l’acquirente esercita i propri diritti

sociali. È da questo momento che la girata produce i suoi effetti di fronte alla società . Società

che è obbligata a provvedere, entro 90 giorni dalla riscossione dei dividenti o partecipazione

all’assemblea dei nuovi soci, all’aggiornamento del libro dei soci e a comunicare allo schedario

generale dei titoli azionari presso il Ministro delle Finanze della esistenza dei nuovi soci.

Il trasferimento per girata è la sola forma di circolazione documentale delle azioni quotate in borsa.

Nel caso di azioni al portatore il trasferimento avviene mediante semplice consegna all’acquirente.

Il possessore dei titoli è legittimato all’esercizio dei diritti in base alla semplice presentazione del

titolo alla società(art.2003 co.1 e 2).

LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI.

La libera trasferibilità è esclusa o limitata solo per legge in determinate ipotesi:

- Le azioni non possono essere vendute prima dell’’iscrizione della società nel registro delle

imprese(art.2331 co.3);

- Le azioni liberate con conferimenti diversi dal danaro non possono essere alienate prima del

controllo della valutazione economica(art.2443);

- Le azioni con prestazione accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di

amministrazione(art. 2345 co.2).

I LIMITI CONVENZIONALI.

I limiti convenzionali sono dei limiti alla circolazione delle azione che sono determinati

dall’accordo fra i soci. Si distinguono i limiti a secondo se risultano.

- dall’ATTO COSTITUTIVO; essi sono limiti consentiti dall’art.2355 co.3, il quale stabilisce

che l’atto costitutivo può sottoporre a particolari condizioni l’alienazione delle azioni

nominative. L’unico divieto è la clausola che vieti del tutto l’alienazione (art.2355 co.3 e

art.25233 co.2);

- da ACCORDI non consacrati nell’atto costitutivo che prendono il nome di PATTI

PARASOCIALI. Questi limiti sono definiti SINDACATI di BLOCCO e hanno la finalità di

mantenere omogenea e stabile la composizione della compagina azionaria evitando l’ingresso

in società di terzi non graditi. I sindacati di blocco sono di frequente accompagnati da accordi

riguardanti l’esercizio del diritto di voto da parte dei soci sindacati dando così vita nel

contempo ad un sindacato di blocco e di voto. Patti che possono anche prevedere il divieto

assoluto di vendita delle azioni. Condizione da rispettare è che i patti devono essere contenuti

entro convenienti limiti di tempo e che vi sia un interesse apprezzabile da una delle parti.

I sindacati di blocco producono i loro effetti solo fra le parti mentre sono irrilevanti sia per la

società che per i terzi. L’eventuale violazione non comporterà invalidità della vendita delle azioni.

Si parla infatti di efficacia meramente obbligatoria.

QUESITI

Le cedole delle azioni : natura, circolazione e autonomia, cedole di opzione.

Rapporto causale delle azioni.

Trasferimento con girata. 6.

LA DEMATERIALIZZAZIONE

Schema in preparazione della lezione del 2.12.00, a cura dello studente N.Currenti

(29.11.2000)

La nascita

In Italia si è iniziato a parlare di strumenti finanziari dematerializzati a seguito dell’emanazione

della nuova normativa di riferimento (d. leg. 24 giugno 1998, n.213). Si era osservato infatti che la

circolazione documentale non è senza pericoli, dato che ricorre il rischio di smarrimento e furto dei

titoli. Insomma, se in passato l’incorporazione del diritto nel documento realizzava esigenze di

sicurezza e certezza della circolazione, la chartula incomincia ad ostacolare sempre più la rapidità

delle transazioni degli strumenti finanziari, affidando la circolazione a meccanismi diversi

(elettronici) da quelli tradizionali legati alla trasferimento materiale del documento cartaceo. Il

fenomeno in oggetto è definito dalla dottrina "della dematerializzazione" (per alcuni autori è

anche detta decartolarizzazione), e consiste nella rottura del nesso tra la circolazione dei titoli di

massa e la circolazione dei titoli di credito, inteso come "corpo", "cosa materiale", "oggetto

suscettibile di proprietà e di detenzione". La disciplina

L’introduzione della "dematerializzazione totale" si realizza secondo un modello che si richiama

sotto certi aspetti all’esperienza francese (vd. L. finanziaria n.81-1160 del 30 dicembre 1981: i

valori immobiliari emessi in territorio francese vanno tenuti in un conto tenuto dall’emittente o da

un’intermediario a ciò abilitato). Tale modello origina dalla prescrizione generale contenuta

all’art.10, della legge 17 dicembre 1997, n. 43, integrata poi dalle disposizioni attuative del d.legisl.

24 giugno 1998 n.213. Essa recita che "le norme delegate disciplinano la dematerializzazione degli

strumenti finanziari pubblici e privati, come individuati dalle vigenti disposizioni, determinandone

termini e condizioni anche al fine di agevolarne la ridenominazione e la circolazione, tenuto conto

dell’esigenza di tutelare la posizione dell’emittente e del possessore e di assicurare il regolare

svolgimento delle operazioni di compensazione, liquidazione, garanzia e pagamento". Tale

previsione è pertanto intesa, in coerenza con i principi che hanno ispirato l’avvio (sin dalla

legge Monte Titoli) di tale processo evolutivo, a celebrare l’introduzione di un sistema

davvero capace di snellire i trasferimento dei diritti sociali: essa può attualmente svolgersi per

il tramite di mere scritture contabili fin dalla fase costitutiva, segnando in tal modo

l’abbandono integrale del supporto cartaceo, la soppressione fisica della chartula già a partire

dalla fase di emissione. L’addio al titolo di credito si accompagna ad esigenze affini a quelle che

ne avevano favorito la nascita, in specie a quelle di velocizzazione dei traffici. La regolamentazione

del fenomeno è contenuta in norme delegate, d.legisl.24 giugno 1998, n.213. L’art. 28 descrive

l’ambito di applicazione del regime dematerializzato, Un primo tipo viene definito di

dematerializzazione obbligatoria, a sua volta distinta in primaria e regolamentare; un secondo, di

dematerializzazione facoltativa. Recita la norma: "Gli strumenti finanziari negoziati o destinati alla

negoziazione sui mercati regolamentati non possono essere rappresentati da titoli, ai sensi e per gli

effetti della disciplina di cui al titolo V, libro IV, del Codice Civile. In funzione della loro diffusione

tra il pubblico il regolamento di cui all’art. 36 (regolamenti d’attuazione della Consob, sentita la

Banca d’Italia), comma 1°, può prevedere che siano assoggettati alla disciplina del presente

decreto anche strumenti finanziari non aventi le caratteristiche di cui al comma 1

(dematerializzazione obbligatoria regolamentare). L’emittente degli strumenti finanziari può

assogettarli alla disciplina del presente titolo (dematerializzazione facoltativa)".

Il sistema della gestione accentrata

Il trasferimento dei titoli d’investimento (per l’appunto i titoli di massa) non avviene di solito tra

l’alienante e l’acquirente, ma bensì attraverso gli intermediari autorizzati, ai quali i clienti possono

lasciare in custodia i titoli di loro proprietà, stipulando appositi contratti di deposito regolare:

depositi in custodia o in amministrazione. Sulla base di questa situazione si è diffusa l’idea di

assicurare una più rapida circolazione ai titoli di massa, accentrandone la negoziazione presso una

società nei cui archivi elettronici vengano inseriti i dati relativi ai titoli depositati soprattutto presso

le banche e le sim, da queste in un secondo tempo a sua volta subdepositate presso la stessa società:

i titoli vengono così immessi nel sistema di gestione accentrata (presso la società subdepositaria)

che l’esecuzione dei trasferimenti successivi al subdeposito possa avvenire mediante la

registrazione di impulsi elettronici che consentano alla stessa società d’inserire nel proprio archivio

tutte le operazioni di compravendita. Il sistema della gestione accentrata risulta disciplinato dagli

artt. 29-30 del decreto leg.tivo n° 213, che regolano il sistema e le attribuzioni.

I compiti dell’intermediario

L’art. 31 del decreto legislativo n° 213 disciplina i compiti dell’intermediario. Così recita al comma 1: “

L'intermediario:

• a) esercita, in nome e per conto dei titolare dei conto i diritti inerenti agli strumenti

finanziari, qualora quest'ultimo gli abbia conferito il relativo mandato;

• b) rilascia, a richiesta dell'interessato, certificazione non trasferibile, quando necessaria per

l'esercizio dei diritti relativi agli strumenti finanziari;

• c) segnala all'emittente, a richiesta dell'interessato, ovvero quando previsto dalle

disposizioni vigenti, i nominativi degli aventi diritti sugli strumenti finanziari, ai fini degli

adempimenti a carico dell'emittente”.

CHE COSA E’ LA “MONTE TITOLI” SPA?

E’ una società per azioni costituita per assicurare un servizio accentrato di custodia e di

amministrazione dei valori mobiliari al fine di ridurre le operazioni di trasferimento fisico dei titoli.

E’ sottoposta alla vigilanza del Ministero del Tesoro. I titoli acquistati dai risparmiatori tramite

banca vengono depositati dalle banche stesse presso la Monte Titoli. Ai lori clienti le banche

rilasciano un certificato sostitutivo che attesta la proprietà dei titoli. La Monte Titoli custodisce e

amministra i titoli in modo accentrato eseguendo le operazioni che vengono comunicate dagli agenti

di cambio, su istruzione dei singoli clienti. Tutte le operazioni sono effettuate senza alcun

trasferimento materiale dei certificati, ma solo contabilmente, mediante apparecchiature

elettroniche. Il testo unico della Finanza (decreto legislativo n° 58, 24/2/1998) ha posto fine alla

posizione di monopolio goduta dalla Monte Titoli, disponendo la privatizzazione e la

liberalizzazione dell’attività di gestione accentrata, e quindi consentendo l’esistenza di più gestori

Per la società di gestione accentrata (le norme di riferimento vanno dall’art.80 all’89) è

accentrati .

prevista l’applicazione di una disciplina speciale. Eccone i requisiti minimi

- Devono avere un capitale minimo determinato dalla Consob, che deve autorizzare le spa che

hanno come oggetto esclusivo lo svolgimento dell’attività di gestione

- Gli esponenti aziendali devono rispettare i requisiti di onorabilità e professionalità

- La contabilità è regolata dalle società di revisione (art. 80 T.U.)

- L’attività di gestione accentrata di strumenti finanziari ha carattere d’impresa ed è esercitata

anche senza fine di lucro (art 80, comma 1).

- Esse sono sottoposte alla vigilanza della stessa Consob e della Banca d’Italia, al fine di

assicurare la trasparenza, l’ordinata prestazione dei servizi di gestione accentrata e le tutele degli

investitori

In caso di crisi si applicano le procedure concorsuali di natura amministrativa

8.

DARIO CASSANITI 213391 SCHEMA DELLA LEZIONE

in tema di

OFFERTE PUBBLICHE DI ACQUISTO E DI SCAMBIO

(7.12.00)

Con l’obbiettivo di garantire la massima trasparenza dell’operazione e la parità di trattamento dei destinatari dell’offerta

il legislatore disciplina in maniera specifica lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto e di scambio (volontarie

o obbligatorie). L’attuale disciplina (art. 102ss.) si differenzia da quella precedente per due profili:

a) riconoscimento alla Consob di più ampi poteri regolamentari e conseguente riduzione della disciplina fissata

per legge

b) estensione del suo ambito di applicazione.

L’offerta pubblica di acquisto (corrispettivo in denaro ) o di scambio (corrispettivo costituito da altri strumenti

finanziari) si atteggia come una proposta irrevocabile rivolta a parità di condizioni a tutti i titolari dei prodotti

finanziari che ne formano oggetto. Ogni clausola contraria è nulla (art.103,1°comma)

L’offerta può essere aumentata o modificata durante la pendenza dell’operazione .L’aumento non deve essere inferiore

al 2 per cento del corrispettivo globale precedentemente offerto e si estende anche a coloro che hanno già aderito

all’offerta. Non è ammessa la riduzione del quantitativo richiesto.

Per gli strumenti finanziari quotati la durata dell’offerta è concordata con la società di gestione del mercato , tra un

minimo di 15 giorni ed un massimo di 35 giorni di apertura del mercato.

L’offerta si svolge sotto il controllo costante della Consob alla quale sono oggi riconosciuti ampi poteri regolamentari in

merito allo svolgimento della stessa.( la consob può dichiarare decaduta l’offerta se è violata la disciplina legislativa e

regolamentare dell’opa ) art.102,3°-4° comma

.

L’offerta pubblica si articola in tre fasi :

La fase preparatoria:

I soggetti che intendono lanciare un’offerta pubblica devono darne preventiva comunicazione alla Consob

allegando il documento di offerta destinato alla pubblicazione. Tale documento, il cui contenuto è determinato

dalla Consob con proprio regolamento, deve contenere le informazioni necessarie per consentire ai destinatari di

pervenire ad un fondato giudizio sull’offerta.

La Consob, entro 15 giorni dalla comunicazione , può chiedere all’offerente che siano integrate le informazioni

da fornire , nonché indicare particolari garanzie da prestare .Decorso tale termine il documento di offerta è reso

pubblico , secondo le modalità stabilite dalla Consob. Inoltre è tempestivamente trasmesso alla società bersaglio.

Quest’ultima , a sua volta, è oggi obbligata a diffondere un comunicato contenente

ogni dato utile per l’apprezzamento dell’offerta ed una valutazione motivata degli

amministratori sull’offerta stessa (art.103,3° comma, tuf e 7 Consob).

Le regole di comportamento:

Le regole di comporatamento hanno subito notevoli modifiche rispetto alla disciplina previdente della legge 149/1992:

oggi la legge si limita a fissare il principio della correttezza e la trasparenza delle operazioni sui prodotti

finanziari oggetto dell’offerta, mentre demanda alla Consob il compito di emanare le relativa norme di

attuazione (art.103 4° comma).(non vige più l’intricata serie di obblighi e divieti previsti dalla legge 149/92 per

assicurare il corretto svolgimento dellìoperazione)

Fra le non molte regole di correttezza fissate dalla Consob , spicca l’obblifgo dell’offerente , che durante la pendenza

dell’offerta acquisti titoli a prezzo superiore a quello dell’offerta , di adeguare il prezzo di quest’ultima al prezzo

più alto pagato(art.10 , 2° comma).

Tecniche di difesa La società bersaglio può quindi avvalersi in pendenza di un opa di una serie di tecniche di difesa che

in precedenza potevano essere poste in essere solo prima che l’offerta fosse resa pubblica.

E’ infatti stabilito che gli amministratori della società bersaglio con azioni quotate devono astenersi dal

compiere atti od operazioni che possono contrastare il conseguimento degli obbiettivi dell’offerta (art.104). Il

divieto può essere però rimosso con delibera dell’assemblea (ordinaria o straordinaria), appositamente

convocata in pendenza dell’opa , ma è richiesta una maggioranza particolarmente elevata: il trenta per cento del

capitale sociale anche in seconda e terza convocazione. Resta ferma la responsabilità degli amministratori e dei

direttori generali per gli atti e le operazioni compiuti.

Fra le tecniche di difesa successive consentite rientrava e rientra anche il lancio di un

opa concorrente da parte di eventuali alleati della società bersaglio. Chi ha lanciato

l’offerta originaria può a sua volta reagire all’Opa concorrente rilanciando il gioco

con un aumento del prezzo e/o del quantitativo originariamente richiesto.

La disciplina dell’opa concorrente e dei rialzi è demandata alla Consob, ma la legge dispone chiaramente che il numero

dei rialzi non può essere limitato (art. 103 3 comma ).

Dopo la pubblicazione di una offerta concorrente o di un rilancio , le adesioni alle altre offerte sono revocabili(art.12,6°

comma,reg.Consob Tecniche di difesa preventive

Se le tecniche di difesa successive sono oggi rese più agevoli , l’attuale disciplina ha però neutralizzato per le società

quotate alcune tecniche di difesa preventiva utilizzate dal gruppo di comando per ostacolare il successo di un ‘opa

ostile.

Infatti , gli azionisti che intendono aderire ad un’opa totalitaria (obbligatoria o volontaria) o ad un’opa parziale diretta a

conseguire almeno il 60 per cento delle azioni ordinarie possono liberamente recedere, senza preavviso , da eventuali

sindacati di voto e/o di blocco stipulati (art.123, 3° comma ).

non può essere utilizzata come tecnica di difesa preventiva l’acquisto di una partecipazione rilevante nella società che si

appresta a lanciare un’opa ostile

Nulla prevede l’attuale disciplina per il caso in cui alla scadenza del termine le adesioni siano inferiori o superiori al

quantitativo di titoli richiesto, sicchè ogni determinazione al riguardo è oggi rimessa al documento di offerta pubblicato

dall’offerente, salvo che si tratti di opa totalitari obbligatoria.

Chiusura dell’offerta

Prima di provvedere al pagamento del corrispettivo, l’offerente pubblica , con le stesse modalità stabilite per il

documento di offerta, i risultati dell’offerta e le indicazioni sull’esercizio delle facoltà previste (art.9 3° comma

reg.Consob)

Quesiti :

a)Formulare un esempio concreto delle tecniche che il gruppo di comando della

società di bersaglio può porre in essere in caso di opa ostile con la normativa

previgente e con l’attuale normativa.

b)Cosa prevede la normativa vigente nel caso in cui scaduti il termini di opa le

adesioni siano superiori o inferiori al quantitativo di titoli richiesto nel caso in cui

facciamo riferimento a delle opa totalitari obbligatori?

c) In che senso l’attuale disciplina ha neutralizzato per le società quotate alcune

tecniche di difesa preventiva utilizzate dal gruppo di comando per ostacolare il

successo di un ‘opa ostile? 7.

Gruppo di studio: studenti Mariella Baudo, Nunzio Currenti, Dario Cassaniti.

L’amministratore della Società per azioni

Gli amministratori - Sono l'organo direttivo ed esecutivo della società che svolge attività di

gestione e rappresentanza dando esecuzione al contratto sociale. La competenza degli

amministratori ha carattere generale e si estende a tutti quegli atti rivolti a conseguire l'oggetto

sociale che non sono espressamente riservati alla competenza speciale dell'assemblea. Agli

amministratori spetta la rappresentanza della società. E' prevista la nomina di un unico, ovvero di

più amministratori che insieme costituiscono il consiglio di amministrazione.

IL CODICE CIVILE - Gli articoli che riguardano la disciplina degli amministratori nella società

per azioni vanno dal 2380 (Amministrazione della società) al 2396 (Direttori generali).

NOMINA - Ai sensi dell’art. 2383 comma 1 C.C., La nomina degli amministratori spetta

all’assemblea, tranne i primi di essi che vengono nominati nell’atto costitutivo. La carica è

triennale, ma possono essere rieletti, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo. Entro quindici

giorni dalla nomina, gli amministratori devo chiedere l’iscrizione nel registro delle imprese. Nello

stesso tempo, gli amministratori che hanno la rappresentanza devono depositare presso l’ufficio

registro delle imprese le loro firme autografe.

Cessazione degli amministratori - La causa di cessazione più comune è quella della

scadenza del termine. Il legislatore ha stabilito questo termine in tre anni e lo stesso non può

essere derogato prevedendo una durata maggiore, mentre è pacifico che la nomina possa avere una

durata inferiore. La scadenza del termine non comporta automaticamente la cessazione della carica.

Questo si rileva dall'art. 2385, 2ºcomma Cod. Civ. , il quale stabilisce che quest'ultima si ha solo

dal momento in cui il consiglio di amministrazione è stato ricostituito. L'art. 2385, 1°comma C.C.

prevede che l'amministratore può in qualunque momento rinunciare all'ufficio, dandone

comunicazione scritta al consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale e può

farlo tanto se vi sia una giusta causa di recesso, quanto se quest'ultima non vi sia. In questo caso la

rinuncia ha effetto immediato solo se rimane in carica la maggioranza del consiglio di

amministrazione, altrimenti produce effetto dal momento in cui la maggioranza viene ricostituita

Cessazione dalla carica per revoca (azione sociale di responsabilità)

La società, al pari dell'amministratore, può porre fine unilateralmente al rapporto di

amministrazione senza la necessità di motivare le ragioni della revoca. Tuttavia, se la revoca

avviene senza giusta causa, l'amministratore ha diritto al risarcimento dei danni. Costituisce, a

questo riguardo, giusta causa di revoca senza risarcimento la violazione da parte dell'amministratore

degli obblighi di diligente assolvimento dei suoi compiti (art. 2392). Viceversa, dovrà esservi

risarcimento quando il rapporto si scioglie a causa di esigenze organizzative interne o derivi da

calcoli di convenienza economica della società La legge prevede esplicitamente un unico caso di

.

revoca per giusta causa, cioè quando l'amministratore esercita un'attivitá potenzialmente

concorrenziale verso la società senza averne avuto autorizzazione dall'assemblea (art. 2390 C.C.).

Un problema delicato è quello di sapere se il socio amministratore sia legittimato a votare nella

deliberazione assembleare che abbia ad oggetto la sua revoca. L'opinione prevalente è che questo

sia possibile, in quanto questa ipotesi non rientrerebbe né nella previsione di cui all'art. 2373, 3º

comma Cod. Civ. (che riguarda il divieto ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni

riguardanti la loro responsabilità), né in quella del 1º comma del medesimo articolo (esclusione

dal voto del socio in conflitto di interessi). A questa opinione se ne contrappone tuttavia un'altra

che ritiene invece che il socio amministratore, in queste circostanze, debba sempre astenersi ai sensi

dell'art. 2373, 1ºcomma Cod. Civ. Appare quindi preferibile l'opinione dottrinale secondo cui

l'esistenza di una situazione in conflitto venga esaminata di volta in volta, valutando il singolo caso.

Il potere di impugnazione spetta di norma all'organo amministrativo unitariamente considerato, ma

viene riconosciuto anche al singolo amministratore quando, come nel caso della delibera di revoca,

il potere di impugnazione sia concesso a tutela del suo interesse personale alla conservazione

, il quale stabilisce che

dell'incarico. Il primo caso fa riferimento all'art. 2393, 3ºcomma Cod. Civ .

la deliberazione assembleare di esercitare l'azione di responsabilità comporti, quando sia presa

con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale, l'effetto di revoca degli

amministratori ritenuti responsabili. Il secondo caso riguarda le deliberazioni con le quali

l'assemblea decide un diverso assetto dell'organo amministrativo, passando da una composizione

collegiale ad una struttura monocratica o riducendo il numero degli amministratori.

L'amministratore cessa dall'ufficio oltre che per le sopra elencate cause di revoca, anche per la

revoca da parte del tribunale, nel caso del procedimento previsto dall'art. 2409 Cod. Civ. (azione

esercitata in questo caso da un soggetto esterno alla società), quando risultino irregolarità

particolarmente gravi (revoca giudiziaria). L'orientamento prevalente, infatti, sottolinea la

inscindibilità della nomina dell'amministratore giudiziario dalla revoca dei precedenti

amministratori. Questo si ricava dall'interpretazione dell'art. 2409 Cod. Civ. , dove si afferma che

nei casi più gravi il tribunale può revocare gli amministratori ed i sindaci e nominare un

amministratore giudiziario, nonché dal 5º comma dello stesso articolo, dove si prevede che, prima

della scadenza del suo incarico, l'amministratore giudiziario convochi e presieda l'assemblea per la

Una situazione tipo potrebbe verificarsi nel caso in cui

nomina dei nuovi amministratori e sindaci .

gli amministratori non presentano il bilancio della società

Art. 129 Testo unico finanziario n° 58 (tutela delle minoranze)

N

ell’ambito delle società con azioni quotate, va sottolineata l’importanza dell’art. 129 del Testo

unico finanziario (azione sociale di responsabilità). Esso mira alla tutela delle minoranze in quanto

stabilisce che “tanti soci, iscritti da almeno sei mesi, nel libro dei soci, che rappresentano almeno il

5% del capitale sociale o la minore percentuale stabilita nell’atto costitutivo possono esercitare

l’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, i sindaci e i direttori generali, anche se

la società è in liquidazione”. Analizzando la prima parte del primo comma identifichiamo le parti

che riguardano la tutela delle minoranze. Va premesso, comunque, che si tratta di una norma, che ha

trovato difficile applicazione. Infatti secondo una prima interpretazione il socio deve conservare il

possesso delle azioni per tutto il processo. Occorre che i soci si coordinino tra di loro, in quanto

devono intraprendere un’iniziativa, che non andrà a favore loro ma a vantaggio della società. Si

parla nel primo comma di minore percentuale, di iscrizione da almeno sei mesi nel libro dei soci.

Caratteristiche queste che servono per scongiurare il pericolo dei disturbatori molto presente nel

diritto societario. Bisogna evitare con tali norme che si faccia un uso strumentale dell’azione di

responsabilità e si pongano in essere abusi di ogni tipo.

ART. 2394 C.C. (Responsabilità verso i creditori sociali) Gli amministratori sono inoltre

responsabili nei confronti dei creditori sociali se hanno diminuito con operazioni malaccorte,

mettendo così in pericolo la possibilità che la società possa far fronte ai suoi debiti. La loro

responsabilità si estende anche nei confronti dei soci direttamente danneggiati dal loro operato

doloso e colposo. (art. 2395-azione individuale del socio e del terzo)

9.

INVALIDITA’ DELLE DELIBERE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI UNA S.P.A

(Lezioni del 03/05 e del 04/05 a cura della Sig.na Nicastro Concetta Linda) (D.U.E.A.I)

Il legislatore ha preso in esame questo problema limitatamente ai casi che emergono dalla lettura

di due articoli:

a) Art. 2388 c.c., ai sensi del quale per la validità delle deliberazioni del consiglio di

amministrazione è necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori in carica.

b) Art. 2391 c.c., relativo al conflitto di interessi degli amministratori nei confronti della società.

In particolare, le deliberazioni consiliari sono invalide quando sono state adottate col voto

determinante di un amministratore in conflitto di interessi e possono arrecare un danno alla società.

Pertanto, se gli amministratori non agiscono nell’interesse della società, ovvero se hanno tradito i

loro doveri e sono, quindi, in conflitto di interessi, allora l’impugnativa delle deliberazione del

consiglio di amministrazione può essere certamente esercitata.

E’ previsto, inoltre, che nel caso in cui l’amministratore non si astiene dal partecipare alle

deliberazioni riguardanti l’operazione in cui versa in conflitto di interessi, egli risponde delle perdite

che siano derivate alla società dal compimento dell’operazione stessa (art.2391, 2 comma c.c.).

Sanzione che non è prevista a carico dei soci, che si trovano in conflitto di interessi, per il danno

provocato alla società con il loro voto in assemblea. Ad esempio se i soci di maggioranza

deliberano un aumento del capitale per indebolire la minoranza, essi arrecano un danno ingiusto

alla minoranza, ma i soci che hanno così deciso non sono responsabili verso gli altri soci.

La mancata previsione del risarcimento per i danni arrecati dalle delibere dell’assemblea dipende

dal fatto che questa può essere eventualmente impugnata. Ricordiamo che l’impugnativa è ammessa

per vizi del procedimento deliberativo, per violazione della legge o dell’atto costitutivo, per

conflitto di interessi.

Nulla stabilisce, invece, la norma per il caso in cui le delibere sono contrarie alla legge o all’atto

costitutivo.

In questi casi sorge il problema se le delibere del C.d’A. devono considerarsi sempre valide.

Si potrebbero prospettare le seguenti soluzioni:

1) l’applicazione, per analogia legis, delle norme riguardanti l’invalidità delle delibere

dell’assemblea (Ricordiamo che l’art.2377 c.c., stabilisce che le delibere dell’assemblea della s.p.a.

sono annullabili quando sono contrarie alla legge o all’atto costitutivo).

2) la non impugnabilità delle delibere del C.d’A, in quanto, al di fuori del caso del conflitto di

interessi, le delibere restano inattaccabili e danno luogo solo a sanzioni alternative nei confronti

degli amministratori, quali ad esempio la revoca degli stessi per giusta causa, l’azione sociale o

individuale di responsabilità nei loro confronti.


PAGINE

28

PESO

185.08 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto commerciale relativi ai seguenti argomenti trattati: le società e gli scopi, le società lucrative, le società cooperative, le società consortili, la partecipazione di società di capitali in società di persone, il disinvestimento della partecipazione sociale, il recesso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (CATANIA - MODICA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sanfilippo Pierpaolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto commerciale

Frontespizi per la tesi di laurea - Esempi
Dispensa
Diritto Commerciale  - Domande e risposte d'esame
Appunto
Diritto commerciale - la società semplice e la società in nome collettivo
Appunto
Diritto commerciale - Domande d'esame
Appunto