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chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota dimostrando l’insufficienza degli altri beni del socio suo

debitore. 10

C L’attività sociale:

L’amministrazione della società

Tenendo presente che PER LE MODIFICAZIONI DEL CONTRATTO SOCIALE, E’ NECESSARIO IL

CONSENSO DI TUTTI I SOCI.

Solo se i soci non hanno diversamente disposto nell’atto costitutivo,

OGNI SOCIO ILLIMITATAMENTE RESPONSABILE E’

INVESTITO DEL POTERE DI AMMINISTRAZIONE,

Amministrazione disgiuntiva

(Art. 2257 = - SALVO DIVERSA PATTUIZIONE,

L’AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’ SPETTA A CIASCUNO DEI SOCI DISGIUNTAMENTE DAGLI ALTRI.

SE L’AMMINISTRAZIONE SPETTA DISGIUNTAMENTE A PIU’ SOCI, CIASCUN SOCIO AMMINISTRATORE HA

DIRITTO D’OPPORSI ALL’OPERAZIONE CHE UN ALTRO VOGLIA COMPIERE, PRIMA CHE SIA COMPIUTA. LA

MAGGIORANZA DEI SOCI, DETERMINA SECONDO LA PARTE ATTRIBUITA A CIASCUN SOCIO NEGLI UTILI,

Ciascun socio amministratore, è investito del potere d’intraprendere da solo tutte le

DECIDE SULL’OPPOSIZIONE.

operazioni che rientrano nell’oggetto sociale, senza che sia tenuto a richiedere il consenso o il parere degli altri

soci amministratori. Né è tenuto ad informarli delle operazioni progettate. Agli altri soci amministratori, è, però

consentito, un DIRITTO D’OPPOSIZIONE che deve essere esercitato prima che l’operazione sia stata compiuta e,

se tempestiva, paralizza il potere decisorio del singolo amministratore. Sulla fondatezza dell’opposizione, decide la

maggioranza dei soci; maggioranza per quote d’interesse e non per teste. In alternativa, l’atto costitutivo potrebbe

stabilire che la decisione venga deferita ad un uno o a più terzi in qualità di ARBITRATORI (c.d. clausula di

arbitraggio).

La decisione dell’arbitro, è impugnabile solo per mala fede.)

L’amministrazione congiuntiva , invece, deve essere espressamente

convenuta dai soci nell’atto costitutivo o con modificazione dello stesso. E’ necessario, il consenso di tutti

i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali. L’atto costitutivo può, tuttavia, prevedere

che per l’amministrazione o per determinati atti sia necessario il consenso della maggioranza dei soci

amministratori (unanimità o maggioranza).

Se i soci scelgono l’amministrazione congiunta e nulla specificano nell’atto costitutivo, essa si prevede

che sia all’unanimità.

La rigidità dell’amministrazione congiunta è però contemperata dal riconoscimento ai soci amministratori

del potere di agire individualmente quando vi sia urgenza e evitare un danno alla società.

E DI RAPPRESENTANZA (Art. 2266 = Rappresentanza della società (c.d. POTERE DI

FIRMA) – LA SOCIETA’ ACQUISTA DIRITTI E ASSUME OBBLIGAZIONI PER MEZZO DEI SOCI CHE NE

HANNO LA RAPPRESENTANZA E STA IN GIUDIZIO NELLA PERSONA DEI MEDESIMI. IN MANCANZA DI

DIVERSA DISPOSIZIONE DEL CONTRATTO, LA RAPPRESENTANZA SPETTA A CIASCUN SOCIO

AMMINISTRATORE E SI ESTENDE A TUTTI GLI ATTI CHE RIENTRANO NELL’OGGETTO SOCIALE. LE

MODIFICAZIONI E L’ESTINZIONE DEI POTERI DI RAPPRESENTANZA DEVONO ESSERE PORTATE A

CONOSCENZA DEI TERZI CON MEZZI IDONEI, IN MANCANZA, ESSE NON SONO OPPONIBILI AI TERZI, SE

NON SI PROVA CHE QUESTI LE CONOSCEVANO AL MOMENTO DELLA CONCLUSIONE DEL CONTRATTO. LE

ALTRE CAUSE DI ESTINZIONE DEL POTERE DI RAPPRESENTANZA CONFERITO DALL’INTERESSATO NON

SONO OPPONIBILI AI TERZI CHE LE HANNO SENZA COLPA IGNORATE). La rappresentanza è, pertanto, il potere di

agire nei confronti dei terzi in nome della società, dando luogo all’acquisto di diritti e all’assunzione di obbligazioni da parte

della stessa. 11

Il potere di rappresentanza, si distingue dal potere di gestione, che è il potere di decidere il compimento degli atti

sociali.

Il POTERE DI GESTIONE, riguarda l’attività amministrativa interna mentre il POTERE DI

RAPPRESENTANZA, riguarda l’attività amministrativa esterna.

Secondo il modello legale, vi è coincidenza tra potere gestorio e potere di rappresentanza, sia per quanto riguarda i

soggetti investiti in entrambi i poteri, sia per quanto riguarda le modalità d’esercizio e l’ampiezza dei due poteri.

In mancanza di diversa disposizione dell’atto costitutivo, la rappresentanza della società spetta a ciascun socio

amministratore, disgiuntamente (ogni amministratore può decidere da solo e stipulare atti in nome della società:

FIRMA DISGIUNTA) o congiuntamente (fermo restando che le decisioni possono essere adottate all’unanimità o

a maggioranza, tutti i soci amministratori devono partecipare alla stipulazione dell’atto: FIRMA CONGIUNTA).

Sia il potere di rappresentanza sia il potere di gestione, si estendono a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto

sociale, senza distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione.

La rappresentanza, può essere sia sostanziale che processuale: la società può agire (rappresentanza processuale

attiva) e può essere convenuta in giudizio (rappresentanza processuale passiva) in persona dei soci amministratori

che ne hanno la rappresentanza.

L’atto costitutivo può prevedere una diversa regolamentazione del potere di gestione e di rappresentanza.

Può, riservare la rappresentanza legale della società solo ad alcuni soci amministratori, dando così luogo ad una

dissociazione soggettiva tra potere di gestione e di rappresentanza.

L’atto costitutivo, può limitare l’estensione del potere di rappresentanza del singolo amministratore.

Per quanto riguarda l’opponibilità ai terzi, nelle società in nome collettivo regolare, il potere di rappresentanza

degli amministratori non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non si provi

che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza.

Nella società in nome collettivo irregolare, l’omessa registrazione si ritorce contro i soci essendo tutelato

l’affidamento dei terzi sulla corrispondenza della situazione di fatto al modello legale di rappresentanza.

I patti modificativi del potere di rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che non si provi che questi ne

erano a conoscenza.

Per la società semplice, la norma rinvia alla disciplina di diritto comune con conseguente necessità di distinguere

fra limitazioni originarie e limitazioni successive od estinzione del potere di rappresentanza. Le limitazioni

originarie sono sempre opponibili ai terzi. Le limitazioni successive o l’estinzione del potere di rappresentanza

devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei ed in mancanza sono loro opponibili solo se la

società prova che le conoscevano. 12

La regola secondo cui ogni socio illimitatamente responsabile è investito del potere di amministrare, ha carattere

dispositivo. L’atto costitutivo, può riservare l’amministrazione solo ad alcuni soci; distinguendo così: SOCI

AMMINISTRATORI e SOCI NON AMMINISTRATORI.

I SOCI AMMINISTRATORI

I soci amministratori, possono essere nominati sia nell’atto costitutivo o anche in un atto separato.

La distinzione tra amministratori nominati nell’atto costitutivo o tramite atto separato, acquista rilievo ai fini della

revoca della facoltà d’amministrare.

La revoca dell’amministratore nominato nel contratto sociale comporta una modifica di quest’ultimo; deve essere

perciò decisa dagli altri soci all’unanimità, se non è convenuto diversamente e non ha effetto se non ricorre una

giusta causa.

L’amministratore nominato per atto separato, invece, è revocabile secondo le norme del mandato e perciò sarà

revocabile anche se non ricorre una giusta causa, salvo il diritto al risarcimento dei danni.

LA REVOCA PER GIUSTA CAUSA PUO’ IN OGNI CASO ESSERE CHIESTA GIUDIZIALMENTE DA

CIASCUN SOCIO ED E’ ESERCITABILE ANCHE QUANDO L’ATTO COSTITUTIVO NULLA DISPONGA

IN MERITO ALL’AMMINISTRAZIONE.

La qualità d’amministratore, va comunque tenuta distinta dalla qualità di socio.

Il rapporto di amministrazione costituisce infatti rapporto autonomo e distinto dal rapporto sociale.

I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato.

L’amministratore è investito per legge del potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale senza

alcun limite degli atti di ordinaria amministrazione e perciò circa l’alienazione e l’ipoteca degli immobili sociale.

L’unico limite che incontrano, è che non possono portare modificazioni del contratto sociale.

I doveri degli amministratori, sono redigere il bilancio d’esercizio, provvedere gli adempimenti pubblicitari

connessi all’iscrizione nel registro delle imprese cioè, in sintesi: AMMINISTRARE LA SOCIETA’ CON LA

DILIGENZA DEL MANDATARIO E CON UNA RESPONSABILITA’ SOLIDALE NEI CONFRONTI DELLA

SOCIETA’ CON CONSEGUENTE OBBLIGO DI RISARCIRE I DANNI (CON COLPA) AD ESSA

ARRECATI.

Gli amministratori, inoltre, incorrono a responsabilità anche nei confronti dei singoli soci per i danni agli stesi

arrecati in via diretta e immediata.

I SOCI NON AMMINISTRATORI

Quando l’amministrazione della società è riservata soltanto ad alcuni soci, il legislatore riconosce, ai soci esclusi

dall’amministrazione, ampi poteri d’informazione e di controllo.

ART 2261 I SOCI CHE NON PARTECIPANO ALL’AMMINISTRAZIONE, HANNO DIRITTO DI AVERE

DAGLI AMMINISTRATORI NOTIZIA DELLO SVOLGIMENTO DEGLI AFFARI SOCIALI (gli

amministratori non possono sottrarsi a tale dovere eccependo il segreto aziendale), DI CONSULTARE I

DOCUMENTI RELATIVI ALL’AMMINISTRAZIONE (e quindi tutte le strutture contabili della società) E DI

OTTENRE IL RENDICONTO QUANDO GLI AFFARI PER CUI E’ STATA COSTITUITA LA SOCIETA’

NON SONO STATI COMPIUTI.

SE IL COMPIMENTO DEGLI AFFARI SOCIALI DURA OLTRE UN ANNO, I SOCI HANNO DIRITTO AD

AVERE IL RENDICONTO DELL’AMMINISTRAZIONE AL TERMINE DI OGNI ANNO, SALVO CHE IL

ONTRATTO STABILISCA UN TERMINE DIVERSO.

I soci non amministratori nono possono impartire direttive vincolanti ai soci amministratori in merito alla condotta

degli affari sociali perché il diritto d’opposizione spetta solo ai soci amministratori. Tale potere, spetta ai soci non

amministratori solo nel caso in cui si è in presenza di amministratore unico nominato per atto separato e perciò

revocabile dai soci non amministratori anche senza giusta causa. 13

Il problema dell’amministratore estraneo

E’ possibile che i soci affidino l’amministrazione della società (potere di gestione e di rappresentanza) ad

un solo socio? Per la società in accomandita semplice no, per la società in nome collettivo e per la società

semplice si, se pur con l’eccezione della società tra avvocati.

Il pericolo, è che la nomina di un amministratore estraneo, produrrebbe l’elusione al principio della

responsabilità personale ed illimitata dei soci per le obbligazioni sociali. Nelle società in nome collettivo,

infatti, tutti i soci sono sempre e comunque responsabili personalmente nei confronti dei creditori sociali,

siano meno investiti dell’amministrazione della società.

Il TERZO AMMINISTRATORE, gestisce sempre l’impresa sociale nell’interesse esclusivo dei soci ed è

revocabile ad nutum anche se designato nell’atto costitutivo ed è tenuto a rispettare le direttive che

provengono dai soci. La posizione del terzo amministratore, può essere assimilata a quella di un

mandatario generale o di un institore. La nomina di un amministratore estraneo non priva i soci del

potere di direzione dell’impresa comune. E’ solo un modo di esercitare tale potere di direzione, legittimo,

in quanto non alterae il principio della responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali.

Il divieto di concorrenza

ART 2301 NELLA SOCIETA’ IN NOME COLLETTIVO, ma non nella società semplice, INCOMBE

SU TUTTI I SOCI (amministratori e non), L’OBBLIGO DI NON ESERCITARE PER CONTO

PROPRIO O ALTRUI ATTIVITA’ CONCORRENTE CON QUELLA DELLA SOCIETA’ E DI NON

PARTECIPARE COME SOCIO ILLIMITATAMENTE RESPONSABILE AD ALTRA SOCIETA’

CONCORRENTE. Tale divieto, però, non impedisce il socio di partecipare come socio limitatamente

responsabile in altra società concorrente di persone o di capitali. Non gli impedisce, inoltre, né lo

svolgimento di altra attività d’impresa, né lo svolgimento della medesima attività della società quando

debba escludersi l’esistenza di un rapporto concorrenziale.

LA VIOLAZIONE DEL DIVIETO ESPONE IL SOCIO AL RISARCIMENTO DEI DANNI NEI

CONFRONTI DELLA SOCIETA’ E LEGITTIMA GLI ALTRI SOCI A DECIDERNE

L’ESCLUSIONE.

IL divieto non ha, tuttavia, carattere assoluto; TALE DIVIETO PUO’ ESSERE RIMOSO DAGLI

ALTRI SOCI ED IL CONSENSO SI ESPRIME SE LA SITUAZIONE CONCORRENZIALE

PREESISTEVA AL CONTRATTO SOCIALE E GLI ALTRI SOCI NE ERANO A CONOSCENZA. 14

MODIFICAZIONI DELL’ATTO COSTITUTIVO

ART. 2252 IL CONTRATTO SOCIALE PUO’ ESSERE MODIFICATO SOLTANTO CON IL CONSENSO DI

TUTTI I SOCI, (Nella società semplice e nella società in nome collettivo) anche se delle deroghe a questo

principio sono state introdotte dalla riforma del diritto societario del 2003 per la trasformazione , fusione e

scissione.

Fra le modificazioni del contratto sociale, rientrano anche i mutamenti nella composizione della compagine

sociale. Per il rapporto fiduciario il consenso di tutti i soci è necessario per il trasferimento della quota sociale, sia

tra vivi che a causa di morte. In mancanza, anche la costituzione di diritti reali sulla quota (usufrutto e pegno) sono

improduttivi di effetti per la società e gli altri soci.

Il consenso al trasferimento della quota, può risultare sia da comportamenti concludenti sia essere dato in via

preventiva.

Nella società in nome collettivo, le modificazioni dell’atto costitutivo sono soggette a pubblicità legale e finché

non sono state iscritte nel registro delle imprese non sono opponibili a terzi, a meno che non si provi che questi ne

erano a conoscenza. La modificazione è, tuttavia, perfetta e produttiva di effetti indipendentemente dall’iscrizione.

Nella collettiva irregolare, le modificazioni dell’atto costitutivo devono essere, invece, portate a conoscenza dei

terzi con mezzi idonei e non sono opponibili a coloro che le abbiano senza colpa ignorate.

La regola generale per le modifiche dell’ atto costitutivo è l’unanimità ma tale regola può subire delle eccezioni

qualora l’atto costitutivo preveda la maggioranza. Si escute, però che tale maggioranza possa modificare le basi

essenziali della società e quindi, ad esempio, mutare radicalmente l’oggetto sociale.

Non esiste nell’attuale disciplina delle società di persone, un principio inderogabile che escluda decisioni a

maggioranza riguardanti le basi essenziali della società.

METODO COLLEGIALE E PRINCIPIO MAGGIORITARIO

PRINCIPIO MAGGIORITARIO Il consenso di tutti i soci è espressamente richiesto dal legislatore per le

modifiche dell’atto costitutivo. Il principio maggioritario è, invece, enunciato per la soluzione dei conflitti tra soci

amministratori in regime di amministrazione disgiunta: sull’opposizione decide la maggioranza dei soci calcolata

per quote di interesse. E, a maggioranza, calcolata, però, per teste, va decisa l’esclusione del socio.

ART. 2252 IL CONSENSO DI TUTTI I SOCI E’ NECESSARIO, SALVO DIVERSO ACCORDO, QUANDO

LA DECISIONE TOCCA LE BASI ORGANIZZATIVE, LEGALI E CONVENZIONALI, DELLA

SOCIETA’.L’UNANIMITA’ SARA’ NECESSARIA PER LA REVOCA DEL SOCIO AMMINISTRATORE

NOMINATO NELL’ATTO COSTITUTIVO, IL CAMBIAMENTO DEL METODO DI AMMINISTRAZIONE,

NELLE IPOTESI PREVISTE DALI ARTT 2256 E 2301, LA TRASFORMAZIONE.

La regola della maggioranza, e della maggioranza calcolata per quote d’interesse, troverà applicazione, pur nel

silenzio dell’atto costitutivo, quando si tratta di decisioni che attengono alla gestione dell’impresa comune: nomina

e revoca degli amministratori per atto separato, approvazione del bilancio…

METODO COLLEGIALE Le deliberazioni sociali (all’unanimità o maggioranza) devono essere adottate

osservando il metodo collegiale o assembleare (convocazione dei soci, riunione, discussione, votazione), ovvero

possono essere prese nella più assoluta libertà di forme ove l’atto costitutivo nulla prevede al riguardo?

La dottrina e la giurisprudenza, sono dell’opinione che il metodo assembleare sia superfluo nelle società di

persone. Per le decisioni all’unanimità basterebbe l’accordo di tutti i soci, per quelle a maggioranza non sarebbe

neppure necessario consultare tutti i soci in quanto le decisioni potrebbero essere prese dalla maggioranza anche

deputata dai soci in minoranza.

In sintesi:

1. In mancanza di diversa disposizione dell’atto costitutivo le deliberazioni dei soci vanno adottate con

metodo collegiale.

2. Ciascun socio ha diritto di partecipare alla decisioni anche assunte senza metodo collegiale ; perciò, pure

nel silenzio legislativo, tutti i soci hanno diritto di essere preventivamente informati circa le decisioni da

adottare. 15

D Scio glimento del singolo

rapporto sociale

Il singolo socio, può cessare di far parte della società, per morte, recesso ed esclusione.

Il venir meno di uno o più soci non determina in alcun caso lo scioglimento della società; è invece rimesso ai soci

superstiti decidere se porre fine alla società o continuarla.

Il principio di conservazione della società opera anche quando resta un solo socio. Infatti, il venir meno della

pluralità dei soci opera come causa di scioglimento della società solo se la pluralità non è ricostituita nel termine di

sei mesi. Il socio superstite ha quindi tempo sei mesi per decidere se associare a sé altre persone e continuare la

società ovvero porvi fine.

CAUSE DI SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO SOCIALE:

MORTE DEL SOCIO

La morte del socio, produce lo scioglimento del rapporto tra socio e società con il conseguente obbligo per i soci

superstiti di liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi nel termine di sei mesi.

ART. 2284 SALVO CONTRARIA DISPOSIZIONE DEL CONTRATTO SOCIALE, IN CASO DI MORTE DI UNO DEI

SOCI, GLI ALTRI DEVONO LIQUIDARE LA QUOTA AGLI EREDI, A MENO CHE PREFERISCANO SCIOGLIERE

LA SOCIETA’OVVERO CONTINUARLA CON GLI EREDI STESSI E QUESTI VI ACCONSENTANO.

I soci superstiti, hanno, infatti, due alternative:

1. sciogliere anticipatamente la società ed in questo caso gli eredi del socio defunto non hanno più diritto alla

liquidazione della quota nel termine di sei mesi. Essi devono attendere la conclusione delle operazioni di

liquidazione della società, per partecipare con i soci superstiti alla divisione dell’attivo che residua dopo

l’estinzione dei debiti sociali, fermo restando che essi non partecipano ai risultati delle operazioni sociali

successive alla morte del loro dante causa.

2. i soci superstiti possono decidere di continuare la società con gli eredi del socio defunto, ma in tal caso, è

necessario sia il consenso di tutti i soci superstiti, sia il consenso degli erdi , che diventano soci per atto tra

vivi e non iure successionis. Salvo diverso accordo, si ha una divisione automatica della partecipazione

sociale tra gli eredi, ciascuno dei quali diventa socio in proporzione della sua quota ereditaria.

Lo scioglimento anticipato della società o la continuazione con gli eredi posono essere decisi dai soci superstiti nel

termine di sei mesi concesso per la liquidazione della quota e per la ricostruzione della pluralità dei soci, ove ne sia

restato uno solo.

L’art. 2284, fa, poi, salve diverse disposizioni del contratto sociale, lasciando ai soci libertà di predeterminare le

conseguenze della morte di uno dei soci e fra le più diffuse, ricordiamo:

• La clausola di consolidazione, con la quale di stabilisce che la quota del socio defunto resterà acquista

agli altri soci mentre agli eredi sarà liquidato solo il valore della stessa

• La clausola di continuazione con gli eredi, con la quale i soci manifestano in via preventiva il consenso al

trasferimento della quota in causa di morte, precludendosi le alternative: liquidazione della quota o

scioglimento della società.

Le clausole di continuazione possono a loro volta distinguersi in:

• La clausola vincola solo i soci superstiti mentre gli eredi sono liberi di scegliere se aderire alla

società o richiedere la liquidazione della quota (clausola di continuazione facoltativa)

• La clausola prevede l’obbligo degli eredi di entrare in società con la conseguenza che essi

saranno tenuti a risarcire i danni ai soci superstiti ove non prestino il loro consenso (clausola di

continuazione obbligatoria)

• La clausola prevede l’automatico subingresso degli eredi in società (clausola di successione). Essi

diventano, cioè, automaticamente soci per effetto dell’accettazione dell’eredità. 16

RECESSO

Il recesso è lo scioglimento del rapporto sociale per la volontà del socio.

ART.2285 OGNI SOCIO PUO’ RECEDERE DALLA SOCIETA’ QUANDO QUESTA E’ CONTRATTA A

TEMPO INDETERMINATO O PER TUTTA LA VITA DI UNO DEI SOCI. IN QUESTO CASO IL RECESSO

DEVE ESSERE COMUNICATO AGLI ALTRI SOCI CON UN PREAVVISO DI ALMENO TRE MESI e

diventa produttivo di effetti solo dopo che sia decorso tale termine.

Se la società è a tempo determinato, il recesso è ammesso per legge solo se sussiste una giusta causa cioè nel momento in cui

sussiste un illegittimo comportamento degli altri soci tale da incrinare la reciproca fiducia. Anch’essa deve essere comunicata

agli altri soci, ma in tal caso il recesso ha effetto immediato.

Il recesso per giusta causa può essere esercitato anche se la società è a tempo indeterminato, con il vantaggio che il socio non

è tenuto ad attendere il decorso dei tre mesi previsto per il receso ad nutum.

PUO’, INOLTRE, RECEDERE, NEI CASI PREVISTI NEL CONTRATTO SOCIALE, OVVERO QUANDO

SUSSISTE UNA GIUSTA CAUSA. Il contratto sociale, può prevedere altre ipotesi di recesso oltre quelle stabilite per

legge, specificandone le modalità d’esercizio.

ESCLUSIONE

L’esclusione del socio, può aver luogo:

 DI DIRITTO ART. 2288 E’ ESCLUSO DI DIRITTO IL SOCIO CHE SIA DICHIARATO FALLITO. In

.PARIMENTI E’ ESCLUSO

questo caso, l’esclusione opera dal giorno stesso della dichiarazione del fallimento

DI DIRITTO IL SOCIO NEI CUI CONFRONTI UN SUO CREDITORE PARTICOLARE ABBIA

OTTENUTO LA LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA. Il socio cessa di far parte della società solo quando la

liquidazione della quota sia effettivamente avvenuta. Ciò significa che nel frattempo, il socio può partecipare

all’attività sociale e può tacitare il creditore particolare impedendo la sua esclusione.

 FACOLTATIVA ART. 2286 L’ESCLUSIONE DI UN SOCIO PUO’ AVER LUOGO PER GRAVI

INADEMPIENZE DELLE OBBLIGAZIONI CHE DERIVANO DALLA LEGGE O DAL CONTRATTO

SOCIALE, sopravvivenza della

(comportamento ostruzionistico del socio tanto grave da porre in pericolo la

NONCHE’ PER L’INTERDIZIONE , L’INABILITAZIONE DEL SOCIO O PER LA SUA

società)

CONDANNA AD UNA PENA CHE IMPORTA L’INTERDIZIONE , ANCHE TEMPORANEA, DAI

PUBBLICI UFFICI.

IL SOCIO CHE HA CONFERITO NELLA SOCIETA’ LA PROPRIA OPERA O IL GODIMENTO DI

UNA COSA PUO’ ALTRESI’ ESSERE ESCLUSO PER LA SOPRAVVENUTA INIDONEITA’ A

SVOLGERE L’OPERA CONFERITA O PER IL PERIMENTO DELLA COSA DOVUTO A CAUSA

NON IMPUTABILE AGLI AMMINISTRATORI.

PARIMENTI PUO’ ESSERE ESCLUSO IL SOCIO CHE SI E’ OBBLIGATO CON IL

CONFERIMENTO A TRASFERIRE LA PROPRIETA’ DI UNA COSA, SE QUESTA E’ PERITA

PRIMA CHE LA PROPRIETA’ SIA ACQUISTATA DALLA SOCIETA’.

L’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci calcolata per teste, non computandosi nel numero il socio da

escludere.

La deliberazione motivata, deve essere comunicata al scio escluso ed ha effetto trenta giorni dalla comunicazione.

Entro tale termine, il socio può fare opposizione davanti al tribunale, il quale può anche sospendere l’esecuzione della

delibera. Se non ottiene la sospensiva, il socio cessa di far parte della società, ma in caso di accoglimento

dell’opposizione è reintegrato nella società con effetto retroattivo e quindi partecipa ai risultati medio tempore

dell’attività sociale.

Quando la società è composta da due soli soci, l’esclusione di uno di essi è pronunciata direttamente dal tribunale su

domanda dell’altro e diventa operante nel momento in cui la relativa sentenza sia passata in giudicato.

L’atto costitutivo può prevedere che le questioni relative all’esclusione siano deferite alla decisione di arbitri

(clausola compromissoria).

LA LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA

In tutti i casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un solo socio, questi o i suoi eredi hanno diritto alla

liquidazione della quota sociale. “hanno diritto ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota”.

Il valore della quota, è determinato in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo

scioglimento del rapporto, tenendo però conto anche dell’esito delle eventuali operazioni ancora in corso.

Per legge, la situazione patrimoniale della società va determinata attribuendo ai beni il loro valore effettivo (e non quello

prudenziale risultante dal bilancio di esercizio), nonché tenendo conto del valore di avviamento dell’azienda sociale e degli

utili e delle perdite delle operazioni in corso.

Il pagamento della quota spettante al socio, deve essere effettuato entro sei mesi dal giorno in cui si verifica l’ipotesi di

scioglimento, su richiesta del creditore particolare entro tre mesi dalla richiesta. 17

E SCI O G L I M E N T O DELL A

SO C I E T A’

ART.2272 LA SOCIETA’ SIA SEMPLICE CHE COLLETTIVA, SI SCIOGLIE PER:

1. DECORSO DEL TERMINE (è possibile la proroga della società sia tacita che espressa)

2. CONSEGUIMENTO DELL’OGGETTO SOCIALE O PER LA SOPRAVVENUTA IMPOSSIBILITA’

DI CONSEGUIRLO

3. PER LA VOLONTA’ DI TUTTI I SOCI

4. QUANDO VIENE A MANCARE LA PLURALITA’ DEI SOCI SE NEL TERMINE DI SEI MESI

QUESTA NON E’ RICOSTRUITA

5. PER LE ALTRE CAUSE PREVISTE NEL CONTRATTO SOCIALE

6. FALLIMENTO E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA

Tutte le cause di scioglimento operano automaticamente (di diritto). Ogni socio può agire giudizialmente per il

loro accertamento e gli effetti dello scioglimento decorrono in ogni caso da quando la causa si è verificata, non da

quando è accertata.

LA SOCIETA’ IN STATO DI LIQUIDAZIONE

Verificata una causa di scioglimento della società entra automaticamente in stato di liquidazione e nella società in

nome collettivo tale situazione deve essere espressamente indicata negli atti e nella corrispondenza.

La società, però, non si estingue immediatamente. Si deve prima provvedere, attraverso il procedimento di

liquidazione, al soddisfacimento dei creditore sociale e alla distribuzione tra i soci dell’eventuale residuo attivo.

I liquidatori che subentrano, non possono intraprendere nuove operazioni e rispondono personalmente e

solidalmente per gli affari intrapresi in violazione del divieto.

Sorge, inoltre, il diritto dei soci a che si dia avvio al procedimento di liquidazione attraverso la nomina dei

liquidatori e il diritto alla liquidazione della quota, una volta estinti i debiti sociali.

I creditori personali, invece, non potranno più ottenere la liquidazione della quota del proprio debitore ma

dovranno attendere l’espletamento della liquidazione della società per potersi rivalere sulla quota di liquidazione.

Non mutua la situazione dei creditori della società che dovranno sempre attendere la normale scadenza per essere

pagati.

Il verificarsi di una causa di scioglimento, non menoma la capacità giuridica i di agire della società, ma determina

solo le esposte limitazioni dei poteri degli amministratori e dei liquidatori, fermo restando che sopravvive

l’organizzazione societaria. I soci potranno sempre autorizzare o ratificare gli atti non urgenti compiuti dai soci

amministratori e le nuove operazioni effettuate dai liquidatori, così rimuovendo i limiti legali posti ai loro poteri.

Lo stato di liquidazione può essere revocato dai soci con il conseguente ritorno della società alla normale attività di

gestione. Con la revoca della liquidazione si avrà continuazione della stessa società. La decisione di revoca,

tuttavia, dovrà essere adottata all’unanimità. 18


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (CATANIA - MODICA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shark9191 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Costa Concetto.

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