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la possibilità di recesso non si spiegherebbe se non nel fatto che proprio perché si contava sull'attività

di quel socio ci si è determinati a partecipare alla società

In ogni caso la possibilità di favorire un socio non può spingersi sino ad ammettere il patto leonino.

Anche per la S.r.l. possono essere oggetto di conferimento, oltre al denaro, beni in natura o crediti.

In questi ultimi casi, però, sarà necessario seguire un procedimento di stima, simile a quello previsto

per la S.p.a. ma più semplice.

In questo caso non è più necessaria la nomina del perito da parte del del tribunale: si è ritenuto

sufficiente garanzia, adeguata alle nuove caratteristiche del tipo societario, che basti (art. 2465) la

relazione giurata di un di un revisore legale o di una società di revisione legali iscritti nell'apposito

registro che dovrà essere allegata all'atto costitutivo.

Lo stesso tipo di relazione è poi prevista nel caso di acquisto da parte della società, per un

corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei soci fondatori, dei

soci e degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese, e sarà

anche necessaria l'autorizzazione da parte dei soci ex art. 2479, che disciplina le modalità delle

decisioni dei soci nella S.r.l.

La vera novità, però, riguarda la possibilità di conferire una prestazione d'opera o di servizi a favore

della società. Secondo il comma 2 dell'art. 2464 c.c.

Possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica

Sono quindi ammesse anche le prestazioni d'opera o servizi, ma in tal caso sarà necessario garantire il

conferimento con una prestazione di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con

cui vengono garantiti, per l'intero valore ad essi assegnato, gli obblighi assunti dal socio (art. 2464

comma 6).

La possibilità di conferimenti di natura personale non esclude che possano essere eseguite prestazioni

accessorie in aggiunta al conferimento. Tale possibilità, non espressamente prevista dalla legge,

dovrebbe quindi essere prevista dallo statuto.

Se si è scelto il versamento in denaro, sarà necessario, all' atto della sottoscrizione, versarne in banca

almeno il 25% del suo valore, mentre se la costituzione avviene per atto unilaterale, tutto l'intero

ammontare. E' però possibile sostituire il versamento con una polizza di assicurazione o una

fideiussione bancaria che abbia le caratteristiche indicate con decreto dal Presidente del consiglio dei

ministri. Polizza o fideiussione al posto del denaro, quindi, ma il socio potrà poi cambiare strategia

scegliendo di versare il denaro, estinguendo, così, le garanzie che si era procurato.

Può darsi, infine, che il socio, dopo aver versato una parte del conferimento in denaro, non versi la

parte rimanente, divenendo, in tal modo, moroso. Ci occuperemo della vicenda nel paragrafo

successivo quando parleremo delle vicende delle quota.

Capitale sociale e quote di partecipazione

Anche in questo caso la disciplina della S.r.l. è spesso uguale a quella della società per azioni.

Soffermiamoci, quindi, sulle differenze con la S.p.a.

non può essere rappresentato da azioni

il valore minimo è di diecimila euro

capitale sociale deve essere rappresentato da quote di partecipazione

Già dalla tabella, ci accorgiamo che le maggiori differenze con la S.p.a. riguardano proprio il "come"

si diviene socio.

Nella S.r.l. le partecipazioni sono rappresentate da quote e non da azioni. Ciò significa che ogni socio

sarà titolare di una sola quota che corrisponde ad una frazione del capitale sociale da lui sottoscritta.

Nella S.p.a. invece, un socio può essere titolare di più azioni e la somma delle azioni da lui possedute

rappresentano la parte di capitale da lui sottoscritta.

I diritti sociali spettano ai soci in proporzione alla partecipazione da loro posseduta, ma, come

abbiamo già detto, nell'atto costitutivo si può stabilire anche diversamente attribuendo a singoli soci di

particolari diritti riguardanti l'amministrazione della società o la distribuzione degli utili.

Le quote, quindi, sono l'elemento caratteristico della S.r.l.

Vediamone le vicende:

mora del socio

(art. 2466)

Come si vede la procedura è simile a quella prevista per la S.p.a. ma non è previsto che la diffida sia

effettuata attraverso la gazzetta ufficiale.

La quota deve essere preferibilmente venduta agli altri soci (art. 2466 c.c.) in proporzione delle quote

già in loro possesso. Se non vi sono offerte per l'acquisto la quota può essere veduta all'incanto ma

solo (e anche da qui si evince il ruolo che ha la persona del socio nella S.r.l.) se l'atto costitutivo lo

prevede.

Se, nonostante tutto, non si riesce a vendere la quota, gli amministratori possono escludere il socio

moroso, ma in questo caso sarà necessario ridurre il capitale sociale.

Il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci e la procedura che abbiamo appena

descritto si applica pure nel caso in cui non vi sia stato conferimento in denaro, ma una polizza

assicurativa o garanzia bancaria, nel caso in cui queste siano divenute inefficaci. Il socio, però, può

evitare la procedura versando il conferimento in denaro.

Anche nella S.r.l. è possibile trasferire le partecipazioni sociali, ma, rispetto alle altre società di

capitali, maggiori sono i vincoli al trasferimento.

sono liberamente trasferibili per atto tra vivi o per successione mortis causa ma

l'atto costitutivo può limitare o impedire il libero trasferimento

è possibile prevedere l'intrasferibilità delle quote o subordinarlo al gradimento

mero della società o limitarlo per causa di morte. In questi casi il socio o i suoi

eredi possono esercitare il diritto di recesso dalla società

forma del trasferimento

é necessaria la scrittura privata autenticata; in tal caso l'atto di trasferimento, con

sottoscrizione autenticata, deve essere depositato entro trenta giorni, a cura del

notaio autenticante, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui

trasferimento circoscrizione è stabilita la sede sociale.

delle In caso di trasferimento a causa di morte il deposito è effettuato a richiesta

partecipazioni dell'erede o del legatario verso presentazione della documentazione richiesta per

art. 2469 c.c. l'annotazione nel libro dei soci dei corrispondenti trasferimenti in materia di

società per azioni.

efficacia del trasferimento

il trasferimento ha effetto di fronte alla società dal momento del deposito di cui

sopra

conflitto tra più acquirenti della stessa quota

è preferito tra i più acquirenti quello che per primo ha iscritto il trasferimento nel

registro delle imprese, ma solo se era in buona fede, che per regola generale ( art.

1147 c.c.) si presume

responsabilità dell’alienante per i versamenti ancora dovuti

l'alienante è obbligato solidalmente con l'acquirente, per il periodo di tre anni

dall'iscrizione del trasferimento nel libro dei soci, per i versamenti ancora dovuti,

ma il pagamento può essere domandato all'alienante solo quando la richiesta al

socio moroso è rimasta infruttuosa (art. 2472)

Vediamo, ora, cosa possono fare i creditori personali del socio nei confronti del loro debitore

la partecipazione può formare oggetto di espropriazione. In tal caso nuovo socio

diventa l'aggiudicatario. Il pignoramento si esegue mediante notificazione al

debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese e

l'ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione deve essere

espropriazione notificata alla società a cura del creditore.

della se la quota non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non

partecipazione si accordano sulla vendita della quota, la vendita ha luogo all'incanto ma è priva di

art. 2471 c.c. effetto se, entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società presenta un altro

acquirente che offra lo stesso prezzo. Le stesse regole si applicano nel caso di

fallimento di un socio

le quote possono essere sottoposte a sequestro conservativo

operazioni della a differenza di quanto accade per la S.p.a. "in nessun caso la società può acquistare

società sulle o accettare in garanzia le quote proprie, ovvero accordare prestiti o fornire garanzie

proprie sulle per il loro acquisto o la loro sottoscrizione" (art. 2474 c.c.). La violazione di detto

quote divieto comporta conseguenze penali a carico degli amministratori ( art. 2628 c.c.)

Capitale sociale e quote di partecipazione

Abbiamo visto che l'atto costitutivo può prevedere l'intrasferibilità della quota; di conseguenza questa

non sarà nemmeno liberamente divisibile né cadere in comunione. Se invece non ci sono limiti alla

alienabilità della quota, ben può accadere che sia divisa ( poiché non è più previsto il limite minimo di

un euro o di un suo multiplo) o che si costituisca una comproprietà sulla quota. E' poi possibile che si

possa costituire usufrutto o pegno. In questi casi la disciplina non è diversa da quella prevista per la

S.p.a. per gli espliciti rinvii operati dall'art. 2468 comma 5 e dall'art. 2471 bis c.c.

Occupiamoci, infine, della disciplina degli apporti dei soci e di terzi alla società (art. 2467 c.c.).

L'art. 2467 c.c. prevede che nel caso in cui questi apporti si risolvano in un finanziamento alla società

devono essere prima soddisfatti gli altri creditori e poi i soci che hanno effettuato il finanziamento

In questi casi, infatti, tali apporti formalmente si presentato come capitale di credito, ma nella sostanza

economica costituiscono parte del capitale proprio.

Il problema più arduo è senza dubbio quello di individuare criteri idonei a distinguere tale forma di

apporto rispetto ai rapporti finanziari tra soci e società che non meritano di essere distinti da quelli con

un qualsiasi terzo.

La soluzione indicata dal secondo comma dell'art. 2467, è stata quella di ricercare se la causa del

finanziamento è da individuare nel rapporto sociale o in un generico rapporto di credito: in tal caso

bisogna adottare un criterio di ragionevolezza, con il quale si tenga conto della situazione della società

e la si confronti con i comportamenti che nel mercato sarebbe appunto ragionevole aspettarsi.

È lecito pensare, ad esempio, che se la società ha un forte indebitamento, gli eventuali crediti concessi

dai soci non siano altro che finanziamenti alla società rendendo applicabile la disciplina del primo

comma dell'art. 2467 c.c.

In merito ai finanziamenti effettuati da terzi secondo l'art. 2483 c.c. la S.r.l. può emettere titoli di

debito, anche obbligazioni , senza che sia seguita la complessa procedura prevista per la S.p.a.

La novità è rilevante poiché in passato alla S.r.l. non era consentito di emettere obbligazioni, anche se

ora si parla genericamente di "titoli di debito".

Questa libertà ora riconosciuta alla S.r.l. è però limitata dal fatto che solo alcuni soggetti professionali

li possono acquistare. Vediamo quindi nella sottostante tabella la relativa disciplina.

alla S.r.l. è consentita l'emissione di titoli di debito come le obbligazioni

l'emissione di titoli di debito deve essere prevista dallo statuto che determina

l'organo che li deve emettere (amministratori o soci) determinando gli eventuali

limiti, le modalità e le maggioranze necessarie per la decisione

sottoscrittori dei titoli

i titoli possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a

emissione di titoli vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali (come le sim, sicav, banche); non

di debito possono, quindi essere collocati direttamente presso il pubblico dei risparmiatori

art. 2483 c.c. collocazione dei titoli sottoscritti presso il pubblico dei risparmiatori

in caso di successiva circolazione dei titoli di debito, chi li trasferisce risponde

della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori

professionali ovvero soci della società medesima. Vi è quindi un'obbligazione di

garanzia che sorge principalmente in testa all'investitore professionale che ha

trasferito il titolo

Gli organi sociali

L'assemblea

Gli organi della S.r.l. sono gli stessi della società per azioni, ma il collegio sindacale è obbligatorio

solo se il capitale sociale è almeno di centoventimila euro; le regole di funzionamento sono spesso

simili a quelle della S.p.a. a causa dei numerosi rinvii operati dagli articoli del codice civile in materia,

ma, in generale, sono più semplici.

Cominciamo dall'assemblea dei soci.

Prima di descrivere le regole di funzionamento è necessario ricordare alcune importanti novità

apportate dalle riforma, novità di cui ci siamo già sinteticamente occupati all'inizio della sezione.

La prima riguarda la derogabilità del metodo collegiale.

Le decisioni dei soci, infatti, sono prese quasi sempre nell'assemblea, ma l'atto costitutivo, può

prevedere che le decisioni possano essere prese anche mediante consultazione scritta o sulla base del

consenso espresso per iscritto (art. 2479 c.c.).

La deroga al metodo collegiale, però, non è possibile nei seguenti casi

non vi sia deroga al metodo collegiale nell'atto costitutivo e in ogni

caso quando

si decidano modificazioni dell’atto costitutivo

deve essere sempre convocata si decida di compiere operazioni che comportano una sostanziale

l'assemblea quando modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo

o una rilevante modificazione dei diritti dei soci

quando lo richiedono uno o più amministratori o un numero di soci

che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale

Un'altra importante novità si riferisce alle competenze dell'assemblea che possono, in base all'atto

costitutivo, essere limitate o ampliate rispetto a quanto accade normalmente nella S.p.a. sino ad

invadere il campo tradizionalmente riservato agli amministratori. In ogni caso, però, vi sono delle

decisioni che devono essere riservate ai soci e non possono essere affidate agli amministratori ( art.

2479 c.c.); vediamole nella sottostante tabella.

approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili

la nomina, se prevista nell’atto costitutivo, degli amministratori

la nomina, quando previsto, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale

decisioni di o del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti

competenza le modificazioni dell’atto costitutivo

esclusiva dei soci la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale

modificazione dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo o una

rilevante modificazione dei diritti dei soci

Come abbiamo visto queste ultime due decisioni devono essere prese, dai soci riuniti in assemblea.

le decisioni dei soci che sono prese senza ricorrere all'assemblea sono adottate con il voto favorevole

di almeno la metà del capitale sociale, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo

Nel caso in cui si decida o sia necessario convocare l'assemblea, bisognerà seguire le regole riportate

di seguito. deve essere convocata dagli amministratori, in mancanza di modi diversi

stabiliti con l'atto costitutivi, con raccomandata spedita ai soci almeno otto

giorni prima dell'adunanza (art. 2479 bis)

anche in mancanza di regolare convocazione è regolarmente costituita se

partecipa l'intero capitale sociale tutti gli amministratori e sindaci e nessuno si

oppone alla trattazione dell'argomento

assemblea ogni socio ha diritto a parteciparvi ed il suo voto vale in misura proporzionale

alla sua partecipazione

maggioranze: costituzione 1\2 del capitale sociale-> votazione--> maggioranza

assoluta dei presenti; se la votazione riguarda a) modificazione atto costitutivo

b) modificazione oggetto sociale approvazione sempre con 1\2 del capitale

sociale

Invalidità delle decisioni dei soci

Le decisioni dei soci possono essere invalide, per vizi di nullità o di annullabilità (art. 2479 ter c.c.).

A rigore, però, l'art. 2479 ter non si riferisce espressamente a casi di annullabilità o nullità, così come

accade per la S.p.a. , ma le ipotesi sono equivalenti a quelle previste in materia di società per azioni e

riconducibili, almeno sotto l'aspetto della disciplina, ai casi di nullità e annullabilità

Fatta questa precisazione, possiamo analizzare le diverse ipotesi.

per avere un oggetto illecito o impossibile, o perché prese in assenza assoluta

d'informazione, possono essere impugnare nel termine di tre anni dalla

trascrizione della delibera nel libro delle decisioni dei soci

possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano

l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite

come accade per la S.p.a. l’impugnativa dell’aumento di capitale, della

riduzione del capitale ai sensi dell’articolo 2445 o della emissione di

decisioni nulle obbligazioni non può essere proposta dopo che siano trascorsi 180 gg.

dall’iscrizione della deliberazione nel registro delle imprese o, nel caso di

mancata convocazione, novanta giorni dall’approvazione del bilancio

dell’esercizio nel corso del quale la deliberazione è stata anche parzialmente

eseguita ( art. 2479 ter u.c. che espressamente rinvia all'art. 2379 ter)

legittimato ad impugnare un qualsiasi soggetto che abbia interesse quindi anche

un terzo

Nei casi annullabilità, invece, si seguiranno le regole della sottostante tabella.

annullabilità delle decisioni: si possono impugnare le decisioni prese non in conformità


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in direzione aziendale e consulenza professionale
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucettamarino85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Ibba Carlo Massimo Giorgio.

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