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GLI ORGANISMI DI COOPERAZIONE AZIENDALE

129. I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi.

I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi sono, secondo la

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definizione legislativa (2602 , nel testo dettato dalla l. 10 maggio 1976, n. 377), contratti

con i quali “più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo

svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese”.

Questa prima definizione è molto generica in quanto il legislatore non definisce né

“l’oggetto” della disciplina, che gli imprenditori possono darsi attraverso il contratto di

consorzio, né il fine dello “svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese” da parte

dell’organizzazione comune.

Il testo originario dell’articolo 2602 (consorzi definiti come “contratti tra più imprenditori,

esercenti una medesima attività economica o attività economiche connesse, i quali hanno

per oggetto la disciplina delle attività stesse mediante un’organizzazione comune”) era

configurato in modo tale che l’opinione prevalente attribuiva ai consorzi natura

prevalentemente anti-concorrenziale, e perciò lo scopo era quello di mantenere alti i prezzi

alti di vendita dei beni e servizi delle imprese consorziate.

Attraverso quest’interpretazione i consorzi erano visti come sotto-tipi qualificati di cartello,

in quanto contratti stipulati tra concorrenti per la reciproca ripartizione della concorrenza

con un’organizzazione comune. Accanto a quest’opinione però ce n’è anche una che

vedeva i consorzi come contratti possibili non solo tra concorrenti, ma anche tra attività

complementari in modo da abbattere i costi di produzione grazie a delle possibili sinergie.

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Il legislatore nel nuovo testo dell’art. 2602 ha voluto valorizzare l’aspetto del

rafforzamento del tessuto produttivo, senza, però, preoccuparsi dell’aspetto negativo

derivante dall’organizzazione comune a fini anti-concorrenziali. 3

Il consorzio può assolvere sia una funzione anti-concorrenziale (art. 2603 : controllo delle

quote prodotte dai consorziati) che una funzione di cooperazione inter-aziendale

(produzione di beni o servizi per il consumo degli stessi consorziati). Nell’ultimo caso non

è chiaro se i beni e i servizi siano destinati ai soli consorziati ad un prezzo di costo, e

quindi ad uno scopo mutualistico, oppure se sia possibile anche la vendita a terzi ad un

prezzo superiore a quello di costo, e quindi di provvedere anche ad uno scopo lucrativo.

Normalmente il contratto di consorzio è stipulato tra imprenditori, ma nulla vieta che a

stipulare questo tipo di contratto siano più imprenditori agricoli per la disciplina o per lo

svolgimento delle loro attività d’impresa.

130. Disciplina generale del contratto di consorzio (art. 2602-2611).

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Art. 2603 Il contratto di consorzio è un contratto formale: deve essere fatto per iscritto

sotto pena di nullità.

Deve indicare:

1) L’oggetto e la durata del contratto;

2) Gli obblighi dei consorziati;

3) Le condizioni che regolano l’ammissione, l’esclusione e il recesso dei

consorziati.

Art. 2604 Il nuovo testo non pone un limite alla durata del contratto di consorzio tranne che

in 2 casi:

1) Nel caso la durata non sia indicata nel contratto (allora limite decennale);

2) Ai consorzi aventi oggetto anticoncorrenziale si applica l’art. 2596 che pone un

limite massimo di 5 anni.

Secondo l’art. 2607 non è consentito modificare il contratto di consorzio se non con il

consenso di tutti i consorziati, ma per quanto riguarda l’attuazione dell’oggetto del

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contratto l’art. 2606 dice che la deliberazione presa col voto favorevole della maggioranza

2

vincola tutti i consorziati. Secondo l’art. 2606 , è consentito impugnare l’atto di delibera di

fronte ad un giudice entro 30 gg dalla data della delibera per i dissenzienti e 30 gg dalla

data di notifica per gli assenti. La giurisprudenza in ogni modo non esclude casi

d’inesistenza o di nullità delle deliberazioni consortili.

Riguardo all’esclusione o al recesso di uno dei consorziati, la disciplina deve essere

contenuta all’interno del contratto. In caso di alienazione di azienda consorziata,

l’acquirente subentra nel contratto di consorzio al posto dell’alienante. Agli altri consorziati

è permesso escludere l’acquirente dal contratto sempre che sussista giusta causa (art.

2610).

Questo è permesso dalla legge perché i consorzi nascono non solo sulla tipologia delle

attività svolte ma anche sui rapporti personali che esistono tra i consorziati.

131. Consorzi con attività esterna. Consorzi società (art. 2612-2615 bis).

Fino ad ora abbiamo visto solo il caso in cui il contratto di consorzio produce effetti solo tra

i consorziati. Accade, però, sempre più frequentemente che i consorziati, al fine di

svolgere al meglio la loro attività consortile, debbano avere rapporti con i terzi. Solitamente

questa situazione è una delle migliori per disciplinare le attività consortili.

Il legislatore riconosce alle società di poter svolgere l’attività consortile, ma allo stesso

tempo offre ai consorzi di esercitare l’attività d’impresa, entrando a questo fine in rapporto

con i terzi mediante i propri organi (art. 2615 bis).

Il contratto di consorzio non si trasforma in contratto di società, ma rimane tale dando,

però vita ad un organismo associativo che esercita attività d’impresa. L’art. 2612 dice che:

“Se il contratto prevede l’istituzione di un ufficio destinato a svolgere un’attività con i terzi,

un estratto del contratto deve, a cura degli amministratori, entro trenta giorni dalla

stipulazione, essere depositato per l’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese del

luogo dove l’ufficio ha sede.

L’estratto deve indicare:

1) la denominazione e l’oggetto del consorzio e la sede dell’ufficio;

2) il cognome e il nome dei consorziati;

3) la durata del consorzio;

4) le persone a cui vengono attribuite la presidenza, la direzione e la rappresentanza

del consorzio ed i rispettivi poteri;

5) il modo di formazione del fondo consortile e le norme relative alla liquidazione.

Devono essere iscritte nel registro delle imprese le modificazioni del contratto concernenti

gli elementi sopra indicati”.

I contributi dei consorziati ed i beni acquisiti con questi contributi vanno a costituire il fondo

consortile.

L’art. 2614 dice che i consorziati non possono chiedere, per la durata del contratto, la

liquidazione del fondo consortile e i creditori particolari dei consorziati non possono far

valere i loro diritti su di esso. In questo modo i terzi nel rapporto con i consorziati trovano

una unica garanzia proprio in questo fondo, essendo il consorzio a responsabilità limitata.

Allo stesso tempo però viene disposto che i dirigenti devono redigere annualmente una

situazione patrimoniale, seguendo le regole di redazione del bilancio per le società per

azioni, da dover poi depositare presso l’ufficio del registro delle imprese.

Un ulteriore responsabilità per i consorziati è quella che in caso di insolvenza da parte di

un consorziato il debito viene ripartito pro quota tra tutti i consorziati.

132. Le associazioni temporanee di imprese.

Spesso le decisioni di eventuali forme di associazione tra imprenditori può derivare anche

dall’importanza dell’affare che si vuole compiere. Può infatti accadere che un imprenditore

non voglia accollarsi da solo l’intero rischio derivante dall’affare o che non abbia sufficienti

mezzi economici per farlo.

Le forme di associazione in società o in consorzio però in alcuni casi possono essere

eccessivamente vincolanti rispetto all’affare che si vuole portare a termine oppure

semplicemente diversi dalle intenzioni degli imprenditori. Ad esempio la società comporta

la creazione di un organismo stabile che assorbe gli utili e che successivamente ripartisce

tra i soci, mentre magari le intenzioni degli imprenditori sono soltanto quelle di darsi delle

regole riguardo all’affare in comune e far assorbire gli utili eventualmente conseguiti

direttamente ai loro patrimoni.

Ecco perché in Italia si dà vita alle ATI (Associazioni temporanee di imprese), con le quali

più imprenditori coordinano le loro attività autonome nell’ottica dell’affare comune. Questi

contratti non hanno rilevanza verso terzi e sono disciplinati solo in via generale:

l’ordinamento giuridico italiano offre la possibilità di concludere contratti che non

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appartengono a contratti aventi una propria disciplina (art. 1322 )e quindi atipici.

133. Le associazioni temporanee per gli appalti di opere pubbliche.

Se in Italia non esiste una disciplina generale delle ATI, si ha però, sia pure limitata su

alcuni aspetti, in materia di appalti pubblici ed è data dal d. lgs. 19 dicembre 1991, n. 406:

le associazioni temporanee per questo decreto sono “imprese riunite che[…] abbiano

conferito mandato collettivo speciale con rappresentanza ad una di esse, qualificata

capogruppo” (art. 22 d. lgs…). A questo connotato positivo la legge ne aggiunge un altro:

“il rapporto di mandato non determina di per sé organizzazione o associazione fra le

imprese riunite, ognuna delle quali conserva la propria autonomia ai fini della gestione e

degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali” (art. 23 d. lgs…).

In virtù del mandato collettivo ricevuto, l’impresa capogruppo è ammessa a presentare

offerta per gli appalti previsti dalla legge “in nome e per conto proprio e delle mandanti”

(art. 22 d. lgs…).

In caso di buon fine della richiesta di appalto, si offrono 2 possibilità:

1) l’appalto può essere eseguito direttamente e autonomamente dalle imprese

riunite, ciascuna per la parte convenuta;

2) l’appalto può essere eseguito, in tutto o in parte, unitariamente per il tramite di

una società, anche consortile, che le imprese riunite hanno la facoltà di costituire

(art. 26)

Nell’uno e nell’altro caso le imprese rispondono in solido dell’inadempimento. Il rapporto di

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mandato tuttavia non esaurisce con ciò la sua efficacia. L’art. 23 d. lgs. 406 dispone che:

“Al mandatario spetta la rappresentanza esclusiva, anche personale, delle imprese

mandanti nei confronti del soggetto appaltante, per tutte le operazioni e gli atti derivanti

dall’appalto, anche dopo il collaudo dei lavori, fino all’estinzione di ogni rapporto. Tuttavia

l’esclusiva va fatta valere in senso sostanziale e processuale attiva, poiché la disposizione

aggiunge: “il soggetto appaltante, tuttavia, può far valere direttamente le responsabilità

facenti capo alle imprese mandanti”.

Questo decreto legislativo va oltre alle disposizioni in materia di mandato della disciplina

comune: per il d. lgs. 406 il mandato è irrevocabile poiché la revoca con giusta causa non

ha alcun effetto nei confronti dell’appaltante.

Sono previste norme peculiari in caso di fallimento, e -limitatamente alle imprese

individuali- morte, interdizione e inabilitazione del titolare dell’impresa capogruppo o del

titolare di una delle imprese mandanti.

Nella serie di ipotesi relative alla capogruppo l’appaltante può decidere di proseguire il

rapporto di appalto con una capogruppo designata dalle imprese mandanti, oppure

recedere dal contratto di appalto.

Nella serie di ipotesi riguardanti la cessazione di impresa mandante, la capogruppo ha la

facoltà di indicare un’impresa subentrante che abbia i requisiti prescritti, oppure, in

mancanza di tale, subentra la responsabilità solidale.

Visto che la disciplina generale non è sufficiente alla ricostruzione sistematica della

disciplina adottata, si presume che siano utilizzati, per regolare i rapporti tra le imprese

mandanti, i contratti atipici utilizzati nelle ATI.

134. Il gruppo Europeo di interesse economico GEIE.

Con il d. lgs. 23 luglio 1991, n. 240 è stata data attuazione anche in Italia al gruppo di

interesse economico europeo (Geie).

Il Geie è un contratto con rilevanza esterna tra soggetti esercenti la stessa attività

economica: questo tipo di contratto ha lo scopo di sviluppare e di agevolare l’attività

economica dei suoi membri, di migliorare o di aumentare i risultati di questa attività; non

ha scopo di realizzare profitti per se stesso; esercita un attività che deve ricollegarsi

all’attività economica dei suoi membri e può avere soltanto carattere ausiliario rispetto a

quest’ultima.

Quindi anche il Geie svolge un’attività economica che può consistere o nella produzione di

beni o di servizi, ma che per il loro carattere di ausiliario non possono essere destinati al

mercato ma solo al fabbisogno dei membri. Riguardo al carattere mutualistico puro i beni o

i servizi scambiati all’interno del Geie sono al prezzo di costo.

Il Geie è nato per favorire lo scambio attraverso le imprese dei diversi paesi dell’unione

europea.

Le disposizioni del regolamento comunitario però dispongono che ogni legislatore

nazionale emani delle disposizioni applicative, soprattutto in materia pubblicitaria, in modo

da darvi attuazione nel territorio di competenza.

In Italia il legislatore ha dato vita alla direttiva comunitaria emanando il d. lgs. n. 240 senza

però modificare la disciplina generale dei fenomeni associativi di cooperazione

interaziendale.

A primo impatto Geie e Consorzio soddisfano esigenze dello stesso genere, riconducibili

alla stessa causa, ma con discipline diverse. Le principali differenze sono:

1) mentre il Geie ha scopo esclusivamente mutualistico, i consorzi possono

provvedere anche ad un fine lucrativo;

2) nel Geie ci sono degli obblighi e responsabilità nei confronti di terzi che nei

consorzi non si trovano.

Per queste ragioni il Geie non trova il suo spazio in Italia: gli imprenditori sceglieranno

sempre le forme associative più snelle e meno vincolanti possibile.

135. Segue. La costituzione e l’autonomia patrimoniale.

Il contratto costitutivo del Geie deve avere come parti persone giuridiche, costituite

conformemente alla legislazione del paese dell’unione, e aventi sede legale e


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AUTORE

flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Commerciale, Graziani, Minervini, Belviso (cap. 12-15). Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, disciplina generale del contratto di consorzio (art. 2602-2611).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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