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Inoltre il nostro sistema distingue i professionisti intellettuali dagli imprenditori, infatti a norma

dell’ Art.2238 - (spiegazione): Coloro che esercitano una professione intellettuale non

sono considerati imprenditori se l’organizzazione di cui si servono è soltanto

strumentale alla loro attività,

Affinché diventino imprenditori è necessario che l’esercizio della professione

intellettuale avvenga all’interno di una organizzazione produttiva (esempio: è imprenditore

il medico che esercita una casa di cura del quale è proprietario, nella quale egli stesso svolge

l’attività di medico).

Affinché si abbia un imprenditore è necessario che l’esercizio professionale

o dell’attività di produzione di beni e servizi risulti organizzata al “fine dello scambio” di

almeno una parte dei prodotti e dei servizi dell’attività. Quindi non è imprenditore chi

cede gratuitamente i beni o i servizi realizzando un’attività diretta al soddisfacimento

di interessi altrui.

Ma l’intento speculativo non è essenziale all’imprenditore; è sufficiente che

o l’imprenditore “appaia” voler conseguire, attraverso l’esercizio dell’attività di impresa,

uno scopo egoistico cioè un qualsiasi interesse patrimoniale a lui riconducibile, (lo

scopo egoistico, essendo quello nella realtà più frequente, deve, in mancanza di

prova contraria, presumersi).

A tale stregua è imprenditore l’ente pubblico che esercita un’attività economica organizzata

(2093, 2201) il quale può non proporsi uno scopo di lucro.

E’imprenditore la società cooperativa (2511, 2515) anche quando essa si proponga

esclusivamente uno scopo mutualistico il quale e’uno scopo egoistico perché assicura vantaggi

patrimoniali ai suoi soci, anche non è uno scopo lucrativo perché questi vantaggi non

consistono nella distribuzione tra i soci dell’utile realizzato dalla società.

E’ imprenditore la persona fisica che gestisce un ristorante fornendo pasti a prezzo di costo o in

perdita a scopo caritatevole, ma senza farlo apparire (in mancanza di perseguimento palese

dello scopo altruistico, deve presumersi quello egoistico).

E’ imprenditore la persona fisica che consegue un utile dalla sua attività ma lo devolve

integralmente e sistematicamente ai poveri (ciò perché, anche se in questo caso lo scopo

altruistico è palese, lo scopo altruistico non è realizzato direttamente attraverso l’esercizio

dell’attività d’impresa ma attraverso una successiva attività).

Economicità: Per aversi impresa è quindi essenziale che l’attività produttiva sia

3. condotta con metodo economico, secondo modalità che quanto meno consentono la

copertura dei costi con i ricavi ed assicurino l’autosufficienza economica. L’attività deve

essere organizzata in maniera tale che i costi sostenuti siano inferiori ai profitti.

"esercizio professionale" = vuol dire esercizio svolto con continuità, costanza,

4. determinazione, intenzionalità....nel senso opposto all’attività svolta come hobby,

oppure saltuariamente, di tanto in tanto. Ad esempio, se una persona acquista

un’automobile e dopo 1 anno la rivende ricavandoci un profitto, deve costui essere

considerato imprenditore? Certamente no se ed in quanto la persona abbia posto in

essere un singolo atto, consistente nell’acquisto e nella rivendita, che pertanto non

soddisfa il requisito della continuità; è imprenditore il gestore di stabilimento balneare

aperto solo pochi mesi l’anno.

ARGOMENTI CONTROVERSI:

Attività d’impresa e scopo di lucro. Ci si è chiesti se lo scopo di lucro costituisca requisito

1. essenziale dell’attività d’impresa. Si ritiene che la risposta debba essere comunque

negativa sia considerando il lucro soggettivo (movente psicologico dell’imprenditore), sia

considerando il lucro oggettivo (attività svolta secondo modalità lucrative), poiché irrilevante

è la circostanza che un profitto venga realmente conseguito o devoluto a fini altruistici. Ad

esempio le cooperative, che hanno scopo mutuativo, devono comunque essere considerate

2

imprese. Affinché ci sia impresa è sufficiente l’economicità, ossia il finanziamento

attraverso la propria attività .

Il profitto sarebbe requisito necessario x alcuni. Per altri basta il metodo economico (=

superamento dei costi con i ricavi).

Per CAMPOBASSO, di solito è normale che ci sia scopo lucrativo ma esso non è

indispensabile. Basta che la proprietà sia organizzata in modo da rispettare il metodo

economico, cioè la tendenza a superare con i ricavi i costi di produzione approntati, che si

identifica l’impresa.

Problema dell’impresa per conto proprio. Nonostante opinioni contrarie, (se non si arriva al

2. mercato non c’è impresa) CAMPOBASSO dice che la destinazione al mercato non è

necessaria. In realtà nell’ambito della nozione ex art 2082 “svolge attività ai fini della

produzione o scambio di beni e servizi,” la produzione di per se potrebbe essere sufficiente

a garantire la qualifica di imprenditore. Quindi, 1 soggetto che soddisfa i requisiti essenziali,

produce beni utilizzandoli per sé, senza metterli sul mercato, è comunque considerabile

imprenditore. Ad esempio, sono tipiche imprese per conto proprio: a) la coltivazione del

fondo finalizzata al soddisfacimento dei bisogni dell’agricoltore e della sua famiglia, b) la

costruzione di appartamenti non destinati alla rivendita (costruzioni in economia). Esse

dimostrano che non vi è incompatibilità tra impresa per conto proprio ed economicità, dato

che l’attività produttiva può considerarsi svolta con metodo economico anche quando i costi

sono coperti da un risparmio di spesa o da un incremento del patrimonio del produttore.

Problema dell’impresa illecita. Nei casi meno gravi in cui l’illiceità dell’impresa è determinata

3. da violazione di norme imperative che ne subordinano l’esercizio a concessione o

autorizzazione amministrativa, come nel caso di commercio senza licenza o banca di fatto

(cosiddetta impresa illegale), si applicano tutte le disposizioni riguardanti l’imprenditore,

salvo eventuali sanzioni. Nei casi più gravi in cui illecito è l’oggetto stesso dell’attività, come

nel caso di contrabbando o fabbricazione di droga, e anche di impresa mafiosa,

l’imprenditore soggiace alle norme “negative” riguardante l’imprenditore (principalmente ai

fini di tutelare i terzi), ma non può godere delle norme “positive”.

Impresa e professioni intellettuali. I liberi professionisti non sono mai in quanto tali

4. imprenditori, e ciò si desume dal 1° comma dell’art. 2238, secondo il quale le disposizioni in

tema d’impresa si applicano alle professioni intellettuali solo se “l’esercizio della

professione costituisce elemento di una attività organizzata in forma d’impresa”. I liberi

professionisti diventano imprenditori solo se ed in quanto la professione intellettuale è

esplicata nell’ambito di altra attività di per sé qualificabile come impresa. Essi godono

comunque di una disciplina legislativa che li privilegia, e per questo si parla di “professioni

protette o riservate”, anche se in pratica è difficile stabilire quando un’attività sia

considerabile professione intellettuale e ricada perciò nell’art. 2238: decisivo è il carattere

eminentemente intellettuale dei servizi prestati (criterio sostanziale). Oggi vengono

considerati imprenditori commerciali, e non liberi professionisti, i farmacisti e gli agenti di

cambio.

Imputabilità dell’attività d’impresa = il codice del 42 è incentrato sulla figura dell’imprenditore. Quali

sono i criteri che individuano l’imputabilità.

Il CAMPOBASSO individua un concetto di tipo formale = propende per il criterio della spendita del nome.

Qui si inseriscono le norme di diritto fallimentare. Chi risponde quando l’impresa va male?

Art. 146 di diritto fallimentare = ma è anche un paradigma della responsabilità patrimoniale. In

particolare per le srl. All’art 5. disciplina la fattispecie nelle quale dopo il fallimento risulta che l’impresa è

riferibile ad una società il cui fallito è socio limitatamente responsabile. Cioè ipotesi di società di fatto.

In questo fatto vengono coinvolti nella procedura fallimentare. Sono soggetti che il nome non l’hanno mai

speso. Teoria dell’imprenditore occulto = regola analoga

Poi ci sono ipotesi in cui l’attività non sarebbe imputabile a nessuno (associazione, ente pubblico,

fondazione…). Lo stesso per l’incapace non autorizzato esercita attività d’impresa (violazione di una

norma che non è imputabile ad un soggetto debole), per i minori o nel caso della grande impresa.

Quando l’impresa è molto grande soprattutto dal punto di vista dell’azionariato si spezza quel legame tra

potere e azionariato.

CAMPOBASSO - viene contraddetto in parte da questa legge in materia fallimentare che consente una

deroga alla spendibilità. 3

Le imprese possono essere più di una a capo di uno stesso soggetto sia esso persona fisica o società e

quindi realizzare diverse organizzazioni (es. holding che detiene capacità azionarie in una serie di

imprese).

Oppure una stessa attività può essere organizzata in diversi segmenti di tipo contabile, creando

dislocazione territoriali, oppure differenziando all’interno dei rami (es società in Francia disloca le spese

amministrazione in India).

L’IMPRESA – il cc non definisce l’impresa ma con riferimento alla nozione di imprenditore ex

2082 possiamo definirla come l’attività economica organizzatadall’imprenditore da lui esercitata

professionalmente ai fini della produzione o dello scambio di beni e sevizi.

E’ quindi un’attività di organizzazione di fattori produttivi personali e reali preordinata alla

creazione di nuova ricchezza (beni e servizi) per soddisfare i bisogni del MKTO.

Occorrerà poi soffermarsi su:

1. natura intellettuale o meno delle prestazioni

2. non deve essere di mero godimento

3. deve produrre ricchezza nuova

L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE - E’ presupposto per l’applicazione ad

un dato soggetto del complesso di norme che l’ordinamento ricollega a tale qualifica, e di quelle

specificatamente dettate per l’imprenditore commerciale.

Per affermare che un soggetto e’ diventato imprenditore e’ necessario che l’esercizio

dell’attività’ di impresa sia a lui imputabile e quindi giuridicamente a lui riferibile.

E’ essenziale che l’esercizio di impresa avvenga, da parte dell’imprenditore, in nome proprio, in

quanto dall'esercizio dell'attività in nome proprio deriva per l’imprenditore l’assunzione di quel

particolare rischio che va sotto il nome di “rischio imprenditoriale”.

L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA: Nel nostro ordinamento vige il principio

secondo il quale il centro di imputazione degli effetti dei singoli atti giuridici posti in essere e’ il

soggetto il cui nome e’ stato validamente speso nel traffico giuridico “spendita del nome”.

Imputazione degli effetti è diversa a seconda che sussista mandato ed esso sia o meno con

rappresentanza:

Quando il mandatario agisce in nome del mandante tutti gli effetti negoziali si

 producono direttamente nella sfera giuridica del mandante.

in materia di mandato senza rappresentanza, quando il mandatario agisce in proprio

 nome, acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti degli atti compiuti con i terzi. Il

codice civile stabilisce che i creditori del mandatario non si possono soddisfare sui beni

del mandante neppure se erano a conoscenza della sua esistenza.

Quindi diventa imprenditore colui che esercita personalmente l’attività’ d’impresa

compiendo in proprio nome gli atti relativi (spendita del nome).

Non diventa invece imprenditore colui che gestiste l’altrui impresa quando operi spendendo il

nome dell’imprenditore, per effetto del potere di rappresentanza conferitogli dall’interessato o

riconosciutoli dalla legge.

E’ un fenomeno largamente diffuso nella pratica commerciale l’esercizio d’impresa per

interposta persona, che si connota per la compresenza di due soggetti:

L'imprenditore palese (o prestanome), che è colui che spende il nome pur non gestendo

1. l'impresa;

il dominus (o imprenditore occulto), che è colui che gestisce realmente l'impresa da

2. indirizzo all’impresa e fa suoi tutti i guadagni, senza però apparire come imprenditore di

fronte ai terzi

L'imprenditore occulto mette i soldi per l'attività d'impresa, prende le decisioni aziendali e

incassa gli utili, l'imprenditore apparente, che di solito è nullatenente, esegue le decisioni e

4

magari viene pagato con una somma fissa mensile (es si costituisce una sdk dotandola di un

modesto K, del tutto o quasi in mano ad un dominus. In tale situazione gli atti di impresa

saranno formalmente decisi dagli amministratori e posti in essere in nome dalla società -

palese però che ogni decisione sarà adottata dal socio che ha la quasi totalità delle azioni

imprenditore indiretto).

Il pratica imprenditore occulto è quello che non agisce direttamente nella propria attività, ma

tramite un prestanome. In tale modo riesce a compiere l'attività d'impresa pur non apparendo

1

come colui che la esercita .

In pratica, mentre gli atti di impresa sono formalmente imputabili al prestanome o ad una

società all'uopo costituita (cd. società di comodo), i proventi dell'attività, la direzione

dell'impresa e la somministrazione dei mezzi necessari sono sostanzialmente effettuati da un

altro soggetto.

Questo modo di operare non solleva particolari problemi nei casi in cui l’attività

dell’imprenditore è fiorente.

Ne solleva invece di ben gravi quando gli affari procedono male e l’imprenditore palese sia una

persona fisica nullatenente oppure una società di comodo con capitale sociale irrisorio. In

quest’ ultima ipotesi, ferma restando la possibilità per i creditori dell’imprenditore palese di

chiederne il fallimento, si concreterebbe l’assurda anomalia di far ricadere il rischio d’impresa

non già sull’imprenditore, bensì sui suoi creditori, stante l’esiguità del patrimonio

dell’imprenditore palese.

1. parte della dottrina ritiene che siano responsabili cumulativamente sia il prestanome sia

l’imprenditore occulto, (responsabilità cumulativa), poiché colui che esercita in concreto il

potere di direzione di un'impresa deve assumersene necessariamente anche il rischio e

rispondere delle relative obbligazioni - con esclusione però del fallimento per l’imprenditore

occulto.

2. teoria dell’imprenditore occulto - Parte della dottrina ritiene che si debba superare il

principio della spendita del nome (= obbligato e responsabile è solo colui che ha agito in

proprio nome) per quanto riguarda i debiti d’impresa. Si sostiene che nel nostro

ordinamento è espressamente sanzionata la inscindibilità del rapporto potere-

responsabilità. Perviene ad una completa parificazione del prestanome e dell’imprenditore

occulto sul piano della responsabilità d'impresa (quando l’impresa è esercitata tramite

prestanome, responsabili sono sia il prestanome sia il dominus). Il dominus di un'impresa

formalmente altrui, pertanto acquisterebbe la qualità di imprenditore occulto, non solo

risponderà unitamente al prestanome ma sarà altresì assoggettabile a fallimento insieme a

lui.

Tuttavia la teoria dell’imprenditore occulto in base alla quale risponde e fallisce anche il reale

interessato non può essere condivisa da Campobasso.

Così come non può essere condiviso l’assunto in base al quale la sovranità di fatto sull’impresa

rappresenta il solo criterio giuridico di imputazione dell’attività d’impresa, sicché solo il dominus

acquisterebbe la qualità di imprenditore.

Una smentita viene dai principi che regolano le società di K. In queste è sempre individuabile

un socio o un gruppo di soci che di fatto controlla e dirige la società. Ma l’azionista o gli

azionisti di comando NON sono in quanto tali chiamati dal legislatore a rispondere

personalmente dei debito della società. Sia x SPA che SRL, poi, neanche la qualità di socio unico

1 Infine è da tenere presente, per una più compiuta comprensione del fenomeno dell’imprenditore occulto (come

andremo ad esaminare), che l’imprenditore è assoggettato ad uno speciale regime, che incide direttamente sui

rapporti giuridici che a lui fanno capo e pertanto:

- ha la direzione dell’impresa, ne è il capo ed esercita il potere gerarchico sui collaboratori subordinati che

dipendono da lui (art. 2086 c.c.);

- ha l’obbligo di tutelare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti, adottando tutte le misure atte a proteggere

l’integrità fisica e la personalità morale (art. 2087 c.c.);

- è sottoposto ad un regime di particolare rigore pubblicistico (ad esempio per quanto riguarda la responsabilità

per i reati fallimentari). 5

Ne consegue che il dominio

comporta l’assunzione di responsabilità illimitata x le obbligazioni sociali.

di fatto di un’impresa individuale o di una società di k, non è condizione sufficiente x esporre a

responsabilità e fallimento. Né tanto meno determina di per se l’acquisto della qualità di

imprenditore.

Campobasso propende x il riconoscimento del CRITERIO FORMALE della spendita del

nome (come imputazione della responsabilità per i debiti di impresa), in base al quale acquista

la qualità di imprenditore, con pienezza di effetti, la persona fisica o la societa’ nel cui nome

l’attivita’ di impresa e’ svolta.

In particolare dal 2003 è espressamente regolata la responsabilità civile delle società o enti che

esercitano un’attività di direzione e coordinamento su altre società ed abusano di tale potere in danno

2

dei creditori e soci della controllata ex 2359 .

Tale tesi viene sostenuta anche in base a 2 altri argomenti:

i creditori non sapevano dell'esistenza dell'imprenditore occulto e quindi non

 hanno fatto affidamento sui suoi beni ma solo sul patrimonio dell'imprenditore

apparente;

 c'è una norma nel codice civile in materia di mandato senza rappresentanza la

quale stabilisce che i creditori del mandatario non si possono soddisfare sui beni del

mandante neppure se erano a conoscenza della sua esistenza; questa norma a

maggior ragione si applica nel caso dell'imprenditore occulto la cui esistenza è ignorata

dai creditori dell'imprenditore apparente. La Corte di Cassazione ha accolto quest’ultima

posizione e ha quindi stabilito che l'imprenditore occulto non risponde dei debiti fatti

dall'imprenditore apparente.

l’impresa fiancheggiatrice – la giurisprudenza, nel tentativo di reprimere abusi, rinviene, che

i comportamenti di un socio che tratti la società come “cosa propria” possono integrare gli

estremi x dare vita ad un’autonoma attività di impresa (distinta dalle attività d’impresa o dalle

società di k dominate).

Quindi se ricorrono i presupposti ex 2082 (organizzazione, sistematicità e metodo economico),

il socio che ha abusato dello schermo societario, risponderà per le obbligazioni da lui contratte

nello svolgimento dell’attività fiancheggiatrice, e in quanto tale potrà fallire se si accerta

l’insolvenza della sua impresa.

In applicazione e non in deroga al principio della spendita del nome, si fonda la responsabilità

personale (ed il fallimento) di chi abusi della posizione di socio dominante in società, quindi, ad

esempio, può essere che un socio (cd "Socio Tiranno") di comando di una società di K, non si

limita ad esercitare i poteri sociali riconosciutigli dalla legge, ma tratti la società in assoluta

violazione delle regole attraverso una serie di comportamenti tipici, quali una serie di

finanziamenti della società con prestiti, sistematica ingerenza negli affari sociali, e così via.

La giurisprudenza, appunto per affermare la responsabilità personale e l'esposizione al

fallimento di chi abusi della posizione di dominio su una società si capitali, l'ha configurata

come un'autonoma attività di impresa, individuale o anche societaria, ma in tal caso sarà una

società di fatto, distinta dalla società di capitali. Così il socio o i soci che hanno operato

risponderanno per le obbligazioni da loro contratte nello svolgimento dell’attività di sostegno.

pag 44 campobasso

2 2359. Società controllate e società collegate.

Sono considerate società controllate:

1) le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;

2) le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea

ordinaria;

3) le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa.

Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si computano anche i voti spettanti a società controllate,

a società fiduciarie e a persona interposta; non si computano i voti spettanti per conto di terzi.

Sono considerate collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza notevole. L'influenza si

presume quando nell'assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se la

società ha azioni quotate in borsa. 6

ESERCIZIO INDIRETTO DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA

Trasferimento del rischio d’impresa dal reale dominus sui creditori dell’impresa, attraverso lo

schermo dell’imprenditore palese

Come neutralizzare i pericoli per i creditori, insiti nella rigorosa applicazione del principio della

spendita nel nome?

 Teoria del potere d’impresa

Si assume che nel nostro ordinamento giuridico venga espressamente sanzionata la

inscindibilità del rapporto tra potere e gestione. Da ciò discende che vi sia:

a) la responsabilità cumulativa dell’imprenditore palese e di quello occulto

b) il fallimento dell’imprenditore palese, ma non del dominus

 Teoria dell’imprenditore occulto

a) responsabilità cumulativa dell’imprenditore palese e di quello occulto

b) fallimento dell’imprenditore palese e del dominus.

Tale posizione (elaborazione di Bigiavi) sostiene che in ogni ipotesi di preposizione all’esercizio di una

impresa commerciale da parte di un imprenditore che non spende il proprio nome, vi è la responsabilità e

la soggezione al fallimento non soltanto di colui che è apparso nei confronti dei terzi, ma anche della

persona individuale, che è rimasta occulta.

Inaccettabilità del criterio sostanziale di imputazione della responsabilità per debiti di impresa:

: manca una società tra dominus e prestanome, allorché nel rapporto che si instaura tra

tali soggetti sono assenti tutti gli elementi costituivi del contratto di società

come reprime allora gli abusi?

CFR giurisprudenza l’impresa fiancheggiatrice” (i comportamenti tipici del socio tiranno

possono integrare gli estremi di una autonoma attività di impresa: questi, qualora ne sussistano i

presupposti ex art. 2082 c.c., risponderà per le obbligazioni da lui contratte nello svolgimento dell’attività

fiancheggiatrice) 7

L’INIZIO E LA FINE DELL’IMPRESA:

La qualità di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio dell’esercizio dell’attività di impresa,

sia per le persone fisiche sia per gli enti pubblici e privati, comprese le società (principio

dell’effettività).

Non sono sufficienti né l’intenzione di dare inizio all’attività, né l’iscrizione nel registro

delle imprese (in caso di mancata iscrizione verranno inflitte le sanzioni previste dalla legge;

anche i casi di inabilitazione e di incompatibilità non sono sufficienti).

Ma quando si verifica l’effettivo inizio dell’esercizio dell’attività d’impresa?

Per rispondere a tale domanda è necessario distinguere a seconda che il compimento di atti

tipici di impresa (come la produzione e lo scambio di beni e/o servizi) sia o meno preceduta da

una fase organizzativa oggettivamente percepibile (come l’affitto del locale o l’acquisto di

predisposte attrezzature).

In mancanza di tale fase organizzativa, solo la ripetizione di atti omogenei e funzionalmente

coordinati renderà certo che non si tratti di atti occasionali, bensì di atti professionalmente

esercitati. Quando invece venga preventivamente fatta l’organizzazione aziendale basterà un

solo atto di esercizio per dire che l’attivita’ sia iniziata.

Talvolta, particolarmente per le società, anche atti di sola organizzazione (valutati secondo il

loro numero e il livello di significatività) possono essere equiparati ad atti di impresa,

determinando dunque l’acquisto della qualità di imprenditore ed anche l’esposizione al

fallimento.

Anche nel caso della fine dell’impresa, domina il principio dell’effettività.

La qualità di imprenditore si perde solo con l’effettiva cessazione dell’attività, ovvero con la

chiusura della liquidazione, che potrà considerarsi chiusa solo con la definitiva disgregazione

del complesso aziendale (non si devono cioè più verificare operazioni intrinsecamente uguali

a quelle “normali”) che rende definitiva ed irrevocabile la cessazione.

Non è necessario che siano stati riscossi tutti i crediti e pagati tutti i debiti relativi.

E ’molto importante determinare l’esatto giorno di cessazione di attività d’impresa commerciale,

poiché l’art. 10 legge fall. prevede che l’imprenditore può essere dichiarato fallito entro un 1

dalla cessazione dell’attività.

Per quanto riguarda le società, si verifica talvolta che dei creditori avanzino pretese dopo la

cancellazione della società dal registro delle imprese. Il legislatore dispone che di tali passività

sopravvenute risponderanno gli ex soci o i liquidatori. La giurisprudenza tuttavia è ormai

consolidata nell’affermare che la società, benché cancellata dal registro delle imprese, deve

ritenersi ancora esistente ed esposta al fallimento, fin quando non sia stato pagato l’ultimo

debito. Una società può essere perciò dichiarata fallita anche a distanza di anni dalla definitiva

cessazione di ogni attività d’impresa e dalla cancellazione del registro delle imprese.

LA CAPACITA’ ALL’ESERCIZIO DELL’IMPRESA

È importante sapere che l’impresa è un fatto giuridico in senso stretto, invece i singoli atti che la

compongono possono essere anche atti giuridici in senso stretto e sia negozi come in particolare i

contratti.

Ciò è molto importante in quanto proprio perché l’impresa nel suo complesso và considerata come mero

fatto giuridico si potrà parlare di impresa consentita o vietata, mai di impresa valida o invalida, si potrà

parlare di impresa reale o meramente apparente, mai di simulazione in quanto la simulazione è una

disciplina che si applica ai negozi giuridici che sono degli atti e non fatti.

Questo piccolo specchietto è rilevante in tema di capacità all’esercizio dell’impresa

Inoltre è utile ricordarci che la capacità giuridica, intesa come idoneità di un soggetto ad essere

titolare di diritti e obblighi, si acquista dalla nascita; invece la capacità di agire, intesa come

attitudine di un soggetto a compiere atti giuridici, si acquista al compimento del 18 anno di età

ma in certi casi non tutti i soggetti hanno questa capacità di curare i propri interessi, in questi

casi si parla di incapacità di agire. 8

Ora, mentre la capacità giuridica è concetto riferibile anche a diritti e obblighi determinatesi

come effetti di fatti giuridici in senso stretto (quindi è concetto che può riferirsi all’attività

d’impresa) invece la capacità di agire è concetto che non può riferirsi all’attività d’impresa ma

solo ai singoli atti che concorrono a realizzarla.

Ecco perché il minore può essere titolare di un’impresa se la riceve per donazione o per

successione ereditaria, ma non potrà compiere gli atti che la compongono in quanto non ha

ancora la capacità di agire.

Capacità e incompatibilità.

La capacità all’esercizio di attività d’impresa si acquista con la piena capacità d’agire e quindi al

compimento del 18 anno di età. Si perde in seguito ad interdizione o inabilitazione.

Costituiscono invece incompatibilità divieti di esercizio di impresa commerciale posti a carico di

coloro che esercitano determinati uffici o professioni.

Essi non precludono all’acquisto della qualità di imprenditore, ma espongono a gravi sanzioni.

Se invece manca un presupposto amministrativo all’esercizio dell’attività o il soggetto versa in condizioni

di incompatibilità, il soggetto sarà destinatario di sanzioni penali e amministrative.

L’impresa commerciale dell’incapace

Per quanto riguarda l’attività agricola, il codice non detta disposizioni, e trovano perciò

applicazione in materia le norme di diritto comune che regolano il compimento di atti giuridici da

parte degli incapaci.

Per l’attività commerciale, viene invece ampiamente regolata l’amministrazione del patrimonio

degli incapaci, in modo da garantirne la conservazione e l’integrità impedendo che lo stesso

venga impiegato in operazioni aleatorie o di pura sorte. Viene inoltre posto un divieto assoluto

di inizio di impresa commerciale per il minore, l’interdetto e l’inabilitato. Tranne il minore

emancipato, a questi 3 soggetti è pertanto consentita solo la continuazione dell’esercizio di

un’impresa commerciale preesistente, quando ciò sia utile per l’incapace e purché la

continuazione sia autorizzata dal tribunale. L’esercizio autorizzato dell’impresa determina

l’acquisto della qualità di imprenditore commerciale da parte dell’incapace.

In particolare:

- Incapace assoluto (Minore e interdetto): non può in nessun caso iniziare l’esercizio di

un’impresa commerciale

- Quando questi acquista (per successione ereditaria o donazione) una preesistente azienda

commerciale, il rappresentante legale può essere autorizzato dal tribunale a continuare

l’esercizio dell’impresa. Intervenuta l’autorizzazione definitiva (che nel caso dell’interdetto,

può anche riguardare l’impresa iniziata dallo stesso prima dell’interdizione), il genitore o il

tutore è legittimato a compiere solo gli atti di ordinaria amministrazione, mentre quelli di

straordinaria amministrazione possono essere compiuti solo in caso di necessità o utilità

evidente, accertata dall’autorità giudiziaria con autorizzazione di regola concessa atto per

atto.

- Inabilitato: l’inabilitato è un soggetto la cui capacità di agire è limitata agli atti di ordinaria

amministrazione. Come l’interdetto e il minore, può solo continuare un’impresa

preesistente, non iniziarla ex novo. Intervenuta l’autorizzazione alla continuazione,

l’inabilitato esercita personalmente l’impresa, sia pure con l’assistenza del curatore e con il

consenso di questi per gli atti d’impresa che esulano dall’esercizio dell’impresa. Il tribunale

può subordinare l’autorizzazione alla nomina di un institore.

- Minore emancipato: il minore emancipato può essere autorizzato dal tribunale anche ad

iniziare una nuova attività. Con l’autorizzazione egli acquista la piena capacità d’agire.

Fallimento del minore. Dato che l’autorizzazione alla continuazione dell’attività fa sorgere in

capo all’incapace la qualità dell’imprenditore, questi resta esposto a tutte le conseguenze che

ne derivano, compreso il fallimento in caso di insolvenza.

Nel caso del minore, si ritiene giusto far ricadere le sanzioni penali non sul minore fallito esente

da responsabilità oggettive, ma sul rappresentante legale, sebbene non possa essere

qualificato imprenditore. Più difficile appare invece sottrarre il minore fallito alle incapacità

personali (esclusione da varie professioni), in quanto nell’albo dei falliti va iscritto il minore. 9

CATEGORIE DI IMPRENDITORI

A tutti gli imprenditori si applicano le norme relative ad azienda, segni distintivi (ditta, insegna,

marchio) e concorrenza.

Il cod.civ. distingue vari tipi di imprese e imprenditori a base di 3 criteri certi:

l’OGGETTO DELL’IMPRESA che determina la distinzione tra imprenditore agricolo e

1. imprenditore commerciale (risp. art.2135 e art. 2195)

DIMENSIONE DELL’IMPRESA

: che serve ad enucleare la figura del piccolo

2. imprenditore e, di riflesso, il medio-grande (art. 2083)

LA NATURA DEL SOGGETTO che esercita l’impresa, che determina la tripartizione

3. legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di societa’ ed impresa

considerata pubblica.

Quindi classificando le imprese si capisce che alcune regole valgono per alcune e non per altre

ma l’eccezione c’e’ infatti esistono norme applicabili a tutti gli imprenditori e si parla quindi di

STATUTO GENERALE DELL’IMPRENDITORE che comprende parte della disciplina

dell’azienda e dei segni distintivi, disciplina della concorrenza e dei consorzi e alcune norme sui

contratti sparse nel codice.

E’ poi identificabile uno statuto dell’imprenditore commerciale ove rientrano la

regolamentazione dell’iscrizione nel registro delle imprese, la pubblicita’ legale, la

rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e altre meno importanti

procedure concorsuali. Poche sono invece le disposizioni che riguardano gli imprenditori

agricoli e i piccoli imprenditori che hanno solo l’obbligo dell’iscrizione al registro delle imprese

ma con un diverso rilievo al confronto con gli altri imprenditori. Importante e’ la differenza tra

impresa privata e pubblica dove la prima ha gli oneri suddetti e la seconda e’ quasi del tutto

esonerata da tale regolamentazione e non e’ soggetta a fallimento.

La ragione della mancanza di una disciplina uguale per tutte le attività di impresa è duplice:

in particolare il legislatore del 42 non ha applicato agli imprenditori agricoli buona

 parte delle norme che disciplinano gli imprenditori commerciali perchè queste norme

sono nate per rispondere ad esigenze, come la tutela del credito, fortemente sentite

solo dalla classe mercantile;

non ha applicato ai piccoli imprenditori commerciali buona parte delle norme che

 disciplinano il grande imprenditore commerciale perché molte di queste norme

presuppongono un soggetto che, nello svolgimento della sua attività economica,

crea una fitta rete di rapporti giuridici soprattutto di natura debitoria.

L’IMPRENDITORE AGRICOLO E COMMERCIALE

IMPRENDITORE AGRICOLO - La disciplina nasce per attribuire disciplina di favore a questo

particolare settore soggetto al rischio di impresa e rischio di calamità naturali che possono

influire sul ciclo produttivo (attualmente le differenze si sono attenuate, si pensi agricoltura fuori

terra). Il nostro ordinamento mantiene tuttavia un regime di favore soprattutto sottraendolo

anche quando questa attività è svolta in forma societaria, dal fallimento.

Esonerato dalle tenute contabili, dalle procedure concorsuali, iscrizione speciale nel registro

imprese che prima aveva funzione anagrafica - dal 2001 ha assunto piena efficacia

3

dichiarativa .. Gli atti diventano opponibili ai terzi (quindi stessa funzione della pubblicità

commerciale).

Il legislatore nell’art. 2135 c.c. ha distinto le attività agricole in 2 grandi categorie:

le attività agricole principali dette essenziali

1. le attività agricole per connessione.

2.

3 La pubblicità dichiarativa serve a rendere opponibili ai terzi gli atti per cui è prevista. La sua omissione non tocca la

validità dell'atto, ma la sua efficacia, in quanto rende impossibile far valere l'atto stesso verso i terzi, e costituisce

quindi un onere. 10

Inoltre ha specificato che le attività agricole essenziali sono le attività rivolte alla coltivazione

del fondo, alla silvicoltura all’allevamento di animali, e ha precisato che queste attività devono

essere dirette alla cura e allo sviluppo di piante o di animali, attività che utilizzano o possono

utilizzare il fondo il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Il legislatore non ha definito le attività agricole connesse, limitandosi a precisare che si

intendono comunque connesse le attività dirette alla manipolazione, conservazione,

trasformazione, commercializzazione dei prodotti ottenuti dalle attività agricole principali,

nonché sono considerate connesse anche le attività dirette alla fornitura di beni e servizi

mediante l’utilizzazione di attrezzature o risorse dell’azienda agricola, sempre che tutte queste

attività sono esercitate da un imprenditore agricolo il quale esercita un attività agricola

compresa tra quelle essenziali.

È chiaro che le attività agricole per connessione, a differenza delle attività agricole principali,

sono delle attività di per se commerciali, esse diventano agricole solo se sono connesse ad un

attività agricola principale esercitata dal medesimo imprenditore

È importante sapere che le attività agricole per connessione non sono solo quelle elencate dal

legislatore, esso utilizzando l’espressione “si intendono comunque connesse” ha lasciato la

porta aperta a tutta una serie di attività connesse atipiche, l’importante è che esse siano

strumentali rispetto ad una delle attività agricole principali e che siano esercitate dal medesimo

imprenditore agricolo.

Ultimamente, col nuovo art. 2135, il legislatore con un decreto legislativo ha previsto che”si

considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi

quando utilizzano per le attività di cui all’art. 2135 prevalentemente prodotti dei soci, o quando

forniscono prevalentemente ai soci i beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo

biologico”.

Pertanto, si è dilatata la fattispecie dell’impresa agricola per comprendervi imprese che prima

della riforma non erano considerate agricole.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La nozione di imprenditore agricolo resta molto importante soprattutto perché è da essa che si

desume, attraverso un criterio negativo, il concetto di imprenditore commerciale.

- Infatti, si ritiene che è imprenditore commerciale ogni imprenditore che svolga un’attività

economica organizzata diversa dall’attività agricola;

Non esiste la presunta 3° categoria di imprese anche se c’è un dibattito per cui ci sarebbero

alcune attività che non rientrano nelle 2 categorie cd “impresa civile”. Si tratterebbe

sostanzialmente di imprese che non utilizzano materie prime (es impresa mineraria, di

spettacolo, ecc.) e l’impresa pubblica. Tale 3° categoria (impresa civile) non fallirebbe e

sarebbe esonerata dallo statuto dell’imprenditore commerciale.

NOZIONE DI IMPRENDITORE COMMERCIALE - La nozione è fondamentale. Perché solo

l’imprenditore commerciale è assoggettato alle norme dello "Statuto dell’imprenditore

commerciale". Quindi, solo l’imprenditore commerciale:

1. può essere assoggettato al fallimento ed alle procedure concorsuali;

2. ha l’obbligo di preparare e mantenere le scritture contabili previste dal Codice Civile;

3. deve iscriversi nella Sezione Generale del Registro delle Imprese;

a lui è applicabile la disciplina speciale della rappresentanza commerciale (cioè una

4. disciplina speciale della rappresentanza che deroga alla disciplina generale di diritto

privato);

Bisogna pertanto identificare chi è l’imprenditore commerciale.

Il Codice Civile NON definisce espressamente l’imprenditore commerciale ma nell’art. 2082

definisce l’imprenditore e nell’art. 2195 elenca gli imprenditori che devono essere iscritti nel

Registro delle Imprese. 11

L’art. 2195 però non dice espressamente che le imprese commerciali sono le imprese non

agricole, per arrivare a dire che è imprenditore commerciale l’imprenditore non agricolo occorre

combinare l’art. 2082 e l’art. 2195:

La nozione di imprenditore commerciale può identificarsi combinando gli articoli:

Art. 2082: "E’ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al

fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi."

+

Art. 2195: elenca una serie di attività e di imprese da considerarsi commerciali - "Sono soggetti

all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

attività industriali dirette alla produzione di beni e servizi (tutte quelle imprese che posso

1. essere qualificate tali in quanto fanno una produzione a livello industriale).

attività intermediaria nella circolazione di beni e servizi (praticamente le imprese di puro

2. commercio come il venditore all’ingrosso o al minuto).

attività di trasporti di beni o persone per acqua, terra e aria.

3. attività bancaria e assicurativa (l’attività bancaria è sempre un’attività di intermediazione

4. di quel bene particolare chiamato denaro invece l’attivita’ assicurativa produce

particolari servizi quindi e’ un’attività di produzione).

altre attività ausiliarie delle precedenti (dove vi rientrano le agenzie di mediazione,di

5. deposito, di commissione, di spedizione, di pubblicità commerciale, di marketing ecc.

Che possono tutte essere considerate produttrici di servizi quindi un’ulteriore

sottocategoria delle imprese del numero 1).

Quindi, può dirsi che l’imprenditore commerciale è colui il quale soddisfa i requisiti previsti

dall’art. 2082 c.c. e che, per esempio, svolge una delle attività elencate dall’art. 2195 c.c.

Ma per identificare l’imprenditore c. è necessario fare riferimento ad altri due articoli:

 art. 2083 c.c. che definisce il piccolo imprenditore - "Sono piccoli imprenditori i

coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano

un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti

della famiglia."

 art. 2135 c.c. che definisce l’imprenditore agricolo - "E’ imprenditore agricolo chi

esercita una delle seguenti attività:

1) coltivazione del fondo;

2) selvicoltura;

3) allevamento di animali;

4) e attività connesse;

Quindi è imprenditore commerciale colui il quale, oltre a soddisfare i requisiti di cui all’art. 2082

ed ad esercitare, ad esempio, una delle attività elencate nell’art. 2195 c.c. non sia né piccolo,

né imprenditore agricolo.

In altri termini, le nozioni di imprenditore agricolo e di piccolo imprenditore servono ad

identificare, per esclusione, chi sia l’imprenditore commerciale. In effetti, la giurisprudenza

considera imprenditore commerciale colui il quale soddisfa i requisiti previsti dall’art. 2082 c.c. e

non sia né piccolo imprenditore, né imprenditore agricolo.

È facile notare che le attività elencate nei numeri 3, 4 e 5 dell’art. 2195 sono delle specificazioni

delle attività menzionate nei numeri 1 e 2 dello stesso articolo, quindi unicamente in questi due

numeri risiede il criterio per il riconoscimento o per il disconoscimento della commercialità .

Inoltre si può notare che fra la nozione di impresa in generale (che l’art. 2082 definisce come

attività economica diretta al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi).

L’unica differenza riguarda l’attività di produzione di beni o di servizi: la differenza sta

nell’inserzione, nella nozione di impresa commerciale e non in quella di impresa in generale,

dell’aggettivo [industriale].

Da ciò possiamo trarre la conclusione che mentre l’attività di scambio di beni e servizi è da

considerarsi sempre e soltanto commerciale perché nessuna delle attività agricole menzionate

12

nell’art. 2135 è un’attività di scambio, invece l’attività di produzione è commerciale solo se

industriale.

Quindi occorre dare un interpretazione a questo aggettivo: secondo l’opinione prevalente

l’industrialità deve essere riferita all’attività ed in particolare alla natura dell’attività, cioè è

industriale ogni attività non agricola.

In conclusione:

L’art. 2195 va letto come se dicesse: e’ attività commerciale quella diretta alla produzione di

beni o servizi non agricoli e quella rivolta alla circolazione di beni non qualificabile come

agricola per connessione. Più sinteticamente e’ imprenditore commerciale ogni imprenditore

non agricolo. PICCOLO IMPRENDITORE

Differenze fra impresa e piccola impresa:

1. quantitativa del tipo di fattori produttivi impiegati, prevalenza del lavoro personale di

imprenditore

differenza in produzione, non c’è un complesso produttivo facilmente individuabile nella

2. pi (come del resto nel lavoro autonomo. – minore organizzazione dei fattori produttivi.

Analogo il coltivatore diretto del fondo).

L’art. 2083 c.c. dice che: “e’ piccolo imprenditore il coltivatore del fondo, gli artigiani, piccoli

commercianti, e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente

con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”.

L’art. 2083 può essere scomposto in due parti:

1. nella prima parte vengono nominate le tre figure tipiche di piccoli imprenditori,

2. la seconda parte contiene le caratteristiche generali che un imprenditore deve

avere per essere qualificato piccolo. Quindi questa seconda parte svolge la funzione di

individuare altre figure di piccoli imprenditori che non siano né coltivatori diretti del fondo

né artigiani e né piccoli commercianti, (es. i barbieri che sono piccoli produttori di

servizi).

Il requisito generale più importante, che caratterizza la piccola impresa, contenuto nella

seconda parte dell’art. 2083 è il requisito della “prevalenza”, nell’esercizio dell’impresa, del

lavoro proprio e dei componenti della famiglia; prevalenza che va intesa sia in relazione

all’elemento lavoro e sia in relazione all’elemento K.

Quindi per aversi una piccola impresa e’ necessario che l’imprenditore presti il proprio lavoro

nell’impresa; inoltre il suo lavoro e quello degli eventuali parenti che collaborano nell’impresa

deve prevalere rispetto al lavoro altrui e ai capitali altrui investiti nell’impresa; non e’ perciò mai

piccolo imprenditore chi investe ingenti capitali nell’impresa anche se non si avvale di alcun

collaboratore (es un gioielliere che investirà un k di certo prevalente).

Per aversi piccola impresa è perciò necessario che:

1. l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa;

che il suo lavoro e quello degli eventuali familiari che collaborano nell’impresa prevalgano

2. sia rispetto al lavoro altrui sia rispetto al k proprio o altrui investito nell’impresa.

NON SONO MAI CONSIDERATI PICCOLI IMPRENDITORI LE SOCIETÀ COMMERCIALI.

Fin qui l’art. 2083. Ma questa norma non è la sola a disciplinare la materia del piccolo

imprenditore, ci sono altre norme c.d. di settore come l’art. 1 della legge fallimentare

E’ oggi da ritenere che la definizione di piccolo imprenditore dettata dal codice civile rileva:

ai fini dell’applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale per quanto

 riguarda l’iscrizione al registro delle imprese e l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, 13

mentre la dichiarazione di fallimento si determina secondo i parametri della

 4

legge fallimentare (il piccolo imprenditore non è soggetto a fallimento ).

Dopo la riforma del diritto fallimentare del 2006 non è più definito chi è piccolo imprenditore ma

sono individuati alcuni parametri (calcolati nell’ultimo triennio, quali l’attivo patrimoniale annuo,

il ricavo lordo annuo e l’ammontare di debiti) dimensionali dell’impresa, al di sotto dei quali

l’imprenditore non fallisce:

non fallisce l'impresa che nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell'istanza di

 fallimento ha avuto un attivo patrimoniale fino a 300.000 euro;

che, nello stesso periodo di tempo, abbia realizzato ricavi lordi non superiori a 200.000

 euro;

che abbia un ammontare di debiti non superiore a 500.000 euro

Pertanto non sono piccoli imprenditori gli esercenti un’attività commerciale in forma individuale

o collettiva che: a) hanno effettuato investimenti nell’azienda per un capitale di valore

superiore a euro 300.000;

b) hanno realizzato ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi tre anni per un

ammontare complessivo annuo superiore ad euro 200.000.

Anche al piccolo imprenditore si applica lo statuto dell’imprenditore - cioè il complesso di norme

che disciplinano l’impresa commerciale, ma con alcune grosse agevolazioni:

ex art. 2214 cc ultimo comma, è esonerato anche se esercita attività commerciale dalla

 tenuta delle scritture contabili.

quando rientra entro determinati limiti dimensionali, ex art 2221 cc è anche esonerato

 dal fallimento e dalle altre procedure concorsuali.

deve iscriversi nella sezione speciale del registro delle imprese, ma l'iscrizione non ha

 la funzione di pubblicità legale bensì di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.

In relazione al piccolo imprenditore artigiano si parla della cosiddetta IMPRESA ARTIGIANA =

impresa che gode di una copiosa legislazione speciale di ausilio e sostegno che espone criteri

di identificazione dei propri destinatari naturalmente diversi dai criteri dell’art. 2083 cc.

5

In materia vige la c.d. “legge quadro dell’artigianato 443/1985 che:

definisce impresa artigiana, l'impresa che, esercitata dall'imprenditore artigiano, abbia

 per scopo prevalente lo svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche

semilavorati, o di prestazioni di servizi, prevedendo alcune limitazioni ed esclusioni.

descrive anche quale deve essere il ruolo dell’artigiano nell’impresa, richiedendo in

 particolare che esso svolga in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel

processo produttivo, ma non richiede che il suo lavoro prevalga sugli altri fattori

produttivi (e, se ci sono dei collaboratori non si richiede che essi siano gestiti

direttamente dall’artigiano stesso).

4 Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attivita'

commerciale, esclusi gli enti pubblici.

Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i

quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attivita' se di

durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 300.000;

b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento

o dall'inizio dell'attivita' se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad

euro 200.000;

c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro 500.000.

I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del

Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT …

5 Novità - possibilità di partecipare all’artigianato in forma societaria. 14

Riafferma la qualifica artigiana delle imprese costituite in forma di società cooperativa o

 in nome collettivo a condizione che la maggioranza dei soci svolga in prevalenza il

lavoro personale nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione

preminente sul capitale.

In definitiva, per la legge quadro si ha impresa artigiana anche quando al lavoro

dell’imprenditore si contrapponga il lavoro di 60 dipendenti tutti estranei alla sua famiglia.

Inoltre è scomparso ogni riferimento alla natura artistica o usuale dei beni e servizi prodotti e

questo ha allontanato la possibilità di conciliare la nozione di artigianato, data da questa legge,

con la nozione che si ricava dall’art. 2083.

(approfondimento: per la legge quadro anche le attività di produzione di beni e servizi, che non

richiedono particolari capacità professionali, possono essere considerate attività artigiane; ed in

questo tipo di attività è difficile ravvisare una prevalenza in termini sia pure funzionali del lavoro del

titolare e dei suoi familiari sul lavoro altrui)

Oggi, perciò, il riconoscimento della qualifica artigiana in base alla legge quadro non basta per

sottrarre l’artigiano allo statuto dell’imprenditore commerciale.

E’ necessario altresì che sia rispettato il criterio della prevalenza fissato dall’art. 2083: in

mancanza, l’imprenditore sara’ artigiano ma qualificato commerciale non piccolo ai fini civilistici

quindi potrà fallire. Non costituisce ostacolo alla dichiarazione di fallimento lo stato di iscrizione

nell’albo delle imprese artigiane, dato che l’iscrizione non preclude all’autorità’ giudiziaria di

accertare se effettivamente sussistano i presupposti per il riconoscimento della qualifica del

piccolo imprenditore.

UNA IMPRESA INDIVIDUALE ARTIGIANA PUÒ FALLIRE? - Si, quando ho investito più di

300,00 euro nella mia azienda, oppure ho realizzato ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi

tre anni superiori ai 200,00 euro.

LA SOCIETÀ ARTIGIANA, OVVERO L’ESERCIZIO DI UN ATTIVITÀ ARTIGIANALE IN

FORMA SOCIETARIA È SOGGETTA AL FALLIMENTO? -Si, perché la società svolge attività

volta alla produzione di guadagni e ricavi monetari, pertanto, svolgendo un’attività

commerciale, viene qualificata come società commerciale. Poiché in nessun caso possono

considerarsi piccoli imprenditori le società commerciali, la società artigiana è passibile di

fallimento.

Questa conclusione è spiegata dal fatto che, seppur vero che la legge considera piccolo

imprenditore colui che svolga attività artigianale (a condizione che non abbia investito più di

300,00 euro o tratto ricavato medi negli ultimi tre anni x + di 200,00 euro), allorché, tuttavia, tale

attività venga espletata in forma societaria implica di per sé che i beni aziendali e l’ambito di

operatività della stessa attività non possano essere più considerate di modeste dimensioni e,

come tale, l’impresa NON gode del beneficio di esonero dalla procedura fallimentare.

In conclusione, non si sottrae l’artigiano allo statuto dell’imprenditore commerciale non piccolo.

Al pari di ogni imprenditore commerciale, l’imprenditore artigiano individuale sarà esonerato dal

fallimento solo se in concreto ricorre la prevalenza del lavoro familiare.

L’impresa artigiana in forma societaria sarà invece sempre esposta al fallimento.

nlla figlia o nell’impresa, sono attribuiti determinati diritti patrimoniali e amministrativi.

Tra i diritti patrimoniali, sono riconosciuti:

a) diritto al mantenimento, secondo le condizioni patrimoniali della famiglia, anche se non

dovuto ad altro titolo;

b) diritto di partecipazione agli utili dell’impresa in proporzione alla quantità del lavoro prestato;

c) diritto sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore dell’azienda;

d) diritto di prelazione sull’azienda in caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell’azienda

stessa.

Poteri gestori, tra i diritti amministrativi, è poi previsto ad es. che le decisioni in merito alla

gestione straordinaria dell’impresa e talune altre decisioni di particolare rilievo “sono adottate a

maggioranza dai familiari che partecipano all’impresa stessa”, e che il diritto di partecipazione è

trasferibile solo a favore degli altri membri della famiglia nucleare e con il consenso unanime

dei familiari già partecipanti.

Riguardo alla gestione ordinaria, nessun potere spetta invece ai membri, poiché essi rientrano

nella competenza esclusiva dell’imprenditore. 15

Nei confronti dei terzi l’imprenditore agisce non quale rappresentante dell’impresa familiare ma

x conto proprio. Solo lui è responsabile in proprio degli atti verso terzi.

Se l’impresa è commerciale non piccola solo l’imprenditore sarà esposto a fallimento.

Art 2086 – definisce l’impresa come struttura piramidale

Art. 2087 – obbligo di tutela dei dipendenti

Art. 2088 – obbligo ad uniformarsi ai principi di legalità

IMPRESA COLLETTIVA E IMPRESA PUBBLICA

Impresa societaria – esistono diversi tipi di società, la SS è utilizzabile x attività non

commerciale; gli altri tipi possono svolgere sia attività agricola che commerciale.

≠ sono le regole x l’imprenditore commerciale rispetto all’imprenditore individuale: sono

sottoposti a statuto dell’imprenditore commerciale solo gli imprenditori commerciali non piccoli:

obbligo iscrizione nel registro delle imprese

 obbligo scritture contabili

 se esercitano attività agricole esonero dal fallimento e altre procedure concorsuali sono

 esonerate dal fallimento.

se non superano le soglie dimensionali fissate dalla legge fall. Non sono mai considerati piccoli

imprenditori le società commerciali.

Impresa pubblica – a partire dagli anni ’90 si assiste ad una progressiva privatizzazione.

3 possibili forme di intervento:

1. SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA – lo Stato o gli altri Enti possono svolgere

attività d’impresa servendosi di strutture di diritto privato, generalmente SPA, attraverso

partecipazioni di maggioranza o di minoranza o anche totalitarie. Formalmente si ha

un’impresa societaria x cui si ha applicazione dello statuto di diritto privato

dell’imprenditore commerciale.

2. ENTI PUBBLICI ECONOMICI – piuttosto numerosi fino agli anni ’90, avevano il compito

esclusivo di esercitare attività d’impresa non ponendo in essere atti amministrativi bensì

negozi di diritto privato x la realizzazione di un’attività economica (Enel, ente ferrovie,

banco di Sicilia..).

3. IMPRESE ORGANO – l’attività d’impresa e x definizione secondaria e accessoria

rispetto ai fini istituzionali dell’Ente - lo Stato o gli altri Enti possono svolgere

direttamente attività d’impresa avvalendosi di proprie strutture organizzative prive di

soggettività distinta, ma dotate di una + o – ampia autonomia decisionale e contabile.

Limitatamente alle imprese esercitate sono sottoposte allo statuto generale

dell’imprenditore (disciplina dell’azienda, concorrenza, ecc).

Impresa sociale –

esercita in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della

 produzione o dello scambio di beni e servizi di utilità sociale (il ddlgs del 2006 indica

tassativamente i settori dell’assistenza sanitaria e sociale, educazione, istruzione e

formazione, tutela dell’ambiente, servizi culturali, inserimento lavorativo di soggetti

svantaggiati o disabili, ecc.).

assenza di scopo di lucro

 devono costituirsi x atto pubblico

 iscriversi in apposita sezione del registro imprese

 redigere scritture contabili

 in caso di insolvenza sono assoggettate a amministrazione coatta

 amministrativa invece che fallimento. 16

LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE

Statuto generale dell’imprenditore: Statuto speciale dell’imprenditore

commerciale (non piccolo):

- -

segni distintivi pubblicità legale

- -

concorrenza sleale rappresentazione

- -

antitrust scritture contabili

- -

invenzioni fallimento

Funzione delle norme. Le norme riguardanti tutti gli imprenditori tutelano la figura

dell’imprenditore verso i terzi.

Le norme riguardanti l’imprenditore commerciale tendono invece a tutelare i terzi che entrano in

contatto con tali imprese.

Notiamo che l’imprenditore commerciale e’ destinatario di una particolare disciplina e, certe

tipi di imprese commerciali che svolgono attività di particolare rilievo economico e/o sociale,

sono destinatarie di un’ulteriore normativa speciale e settoriale, prevalentemente contenuta in

leggi separate dal codice.

PUBBLICITA’ LEGALE - Tutti quelli che operano sul mercato, e quindi anche gli stessi

imprenditori, da sempre sentono la necessità di poter disporre con facilità di informazioni

veritiere su fatti e situazioni delle imprese con cui entrano in contatto.

Per le imprese commerciali, e oggi anche quelle agricole e, più in generale, per le imprese con

struttura societaria, la suddetta esigenza viene espletata dallo stesso legislatore con

l’introduzione della P.L.: cioè e’ previsto l’obbligo di rendere pubblico dominio dati fatti e atti

della vita dell’impresa, secondo forme e norme predeterminate dalla legge.

In tal modo le informazioni legislativamente rilevanti non solo sono rese accessibili a terzi (cd

PUBBLICITA’ NOTIZIA), ma producono anche l’effetto tipico proprio di ogni forma di pubblicità

legale cioè l’opponibilità a terzi di questi atti e fatti (cd CONOSCIBILITA’ LEGALE).

Il REGISTRO DELLE IMPRESE e’ lo strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali

non piccole e delle società commerciali previsto dal cod. civ. del 1942, in sostituzione delle

forme frammentarie e disorganiche di pubblicità contemplate dal codice di commercio del 1882.

La L.580/1993 contenente norme di istituzione del registro delle imprese (pienamente operante

agli inizi del 1997) fa cessare il registro delle ditte e rende valido il registro delle imprese anche

per le cooperative e le società di capitali.

La nuova disciplina ha introdotto rispetto a quella del 1942:

l’attuale registro non e’ più solo strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali

1. ma anche strumento di informazioni sui dati organizzativi di tutte le altre imprese

estendendo l’obbligo di iscrizione anche agli imprenditori agricoli, ai piccoli imprenditori

e alle società semplici e alle società tra avvocati.

la tenuta del registro e’ affidata alle camere di commercio, con conseguente cessazione

2. dei compiti di pubblicità legale delle imprese in passato svolti dalle cancellerie dei

tribunali.

il registro e’ tenuto con tecniche informatiche, non più in forma cartacea, in modo di

3. assicurare completezza ed organicità tempestività dell’informazione su tutto il territorio

nazionale.

E’ istituito in ciascuna provincia presso le camere di commercio e si articola: 17

in una parte ORDINARIA in sezioni SPECIALI

sono iscritti gli imprenditori per i quali sono due:

l’iscrizione al registro era originariamente in una sono iscritti gli imprenditori che

prevista dal codice civile (vi sono inseriti: avevano l’iscrizione solo come pubblicità

imprenditori commerciali singoli non piccoli, notizia prima della riforma del 1993

tutte le società non semplici a prescindere (imprenditori agricoli individuali, i piccoli

dal tipo di attività, i consorzi tra imprenditori imprenditori e le società semplici e gli

con attività esterna, gli enti pubblici con artigiani gia iscritti nel relativo albo)

prima ed esclusiva attività commerciale, le nell’altra vi si iscrivono le società tra

società estere che hanno la sede professionisti (società tra avvocati).

dell’amministrazione in Italia).

Gli atti e i fatti da registrare, specificati da una serie di norme, sono diversi a seconda della

struttura delle imprese ma essenzialmente riguardano:

gli elementi di individuazione dell’imprenditore e dell’impresa (dati anagrafici

 imprenditore, oggetto, ditta, sede principale, inizio e se prevista la fine della società)

la struttura e l’organizzazione delle società (come atto costitutivo e amministratori).

Le iscrizioni devono essere fatte nel registro della provincia in cui ha sede l’impresa e si ha a

seguito della richiesta dell’interessato ma può aversi anche d’ufficio se l’iscrizione risulta

obbligatoria e l’interessato non vi provvede.

In ogni caso, prima dell’iscrizione l’ufficio del registro deve controllare che il fatto o l’atto e’

soggetto a iscrizione e che la documentazione e’ formalmente regolare, nonché deve

controllare l’esistenza e la veridicità dell’atto o del fatto (cd. Legalità formale).

Invece è da escludersi che il controllo possa investire anche la validità dell’atto/fatto (cd.

Legalità sostanziale).

L’iscrizione avviene dopo 10 giorni dalla data di protocollazione della domanda mediante

inserimento dei dati in formato elettronico e messa a disposizione del pubblico sui terminali per

la visione diretta.

L’inosservanza dell’obbligo di registrazione e’ punita con sanzioni amministrative pecuniarie.

Se un’iscrizione obbligatoria non è stata richiesta, l’ufficio del registro invita mediante

raccomandata l’imprenditore a richiederla entro un congruo periodo di tempo, decorso

inutilmente il termine il giudice del registro può ordinare con decreto l’iscrizione (iscrizione

d’ufficio art. 2190)

Se un’iscrizione è avvenuta senza che esistono le condizioni necessarie richieste dalla legge

(quindi in mancanza dei requisiti formali richiesti), il giudice del registro, sentito l’interessato, ne

ordina con decreto la cancellazione (cancellazione d’ufficio art. 2191).

QUAL’E’ L’EFFICACIA DELL’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE?

1. efficacia immediata nel tempo: cioè produce effetti dal momento in cui si è avuta, non è

previsto alcun termine di vacazione e non è concesso ai terzi di provare l’eventuale

impossibilità materiale di avere conoscenza dell’iscrizione (salvo qualche eccezione

prevista in tema di spa).

efficacia positiva: cioè gli atti o i fatti iscritti sono opponibili ai terzi indipendentemente

2. dalla conoscenza che essi ne abbiano (art. 2193 comma1).

L’iscrizione, oltre ad un efficacia positiva, produce anche un’efficacia negativa: cioè tutti gli atti

o i fatti, dei quali la legge prescrive l’iscrizione, se non sono stati iscritti non possono essere

opposti a terzi, a meno che il soggetto obbligato non provi che i terzi ne abbiano avuto

comunque conoscenza (art. 2193 comma2).

Il dlgs n°228 del 2001 ha attribuito l’efficacia della pubblicità dichiarativa all’iscrizione nella

sezione speciale degli imprenditori agricoli, grandi e piccoli, e delle società esercenti attività

agricole ed è stata prevista l’efficacia della pubblicità notizia solo per l’iscrizione dei piccoli

imprenditori commerciali. 18

RICORDA CHE : Il registro delle imprese e’ pubblico. Chiunque puo’ consultarne i dati tramite il

sistema informativo delle camere di commercio. Ciascun ufficio rilascia, certificati e copie di atti

tratti dai propri archivi informatici.

Anche per le società di capitali e per le società cooperative lo strumento di pubblicità legale è il

registro delle imprese e trova oggi integrale applicazione la disciplina appena esposta.

Restano tuttavia due differenze:

mentre in base alla disciplina generale del registro delle imprese gli atti scritti sono

1. immediatamente opponibili ai terzi senza possibilità per quest’ultimi di eccepire

l’ignoranza degli stessi, per le sole società di capitali l’opponibilita’ diventa invece

piena solo decorsi 15 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese. Per le operazioni

compiute in questo periodo i terzi sono infatti ammessi a provare di essere stati

nell’impossibilita’ di avere conoscenza dell’atto.

2. restano ferme le disposizioni che per alcuni atti delle società di capitali e/o delle società

cooperative prevedono la pubblicazione nella gazzetta ufficiale anziché nel registro

delle imprese.

LE SCRITTURE CONTABILI - sono i documenti che contengono la rappresentazione della

situazione monetaria dell’impresa, con riferimento a singoli atti o a determinati periodi di

esercizio dell’attività. Esse contribuiscono a rendere efficiente l’organizzazione e la gestione

d’impresa.

La tenuta delle scritture contabili è obbligatoria ed è disciplinata dalla legge per gli

imprenditori che esercitano attività commerciale. Tale obbligo ha la finalità di consentire in

ogni momento la ricostruzione dei movimenti economici dell’imprenditore a garanzia degli

interessi dei creditori.

La disciplina suddetta non si applica ai piccoli imprenditori anche quelli commerciali.

Inoltre le società commerciali (tutte tranne le società semplici) devono ritenersi obbligate alle

scritture contabili anche se non esercitano attività puramente commerciali.

L’art. 2214 pone il principio generale che l’imprenditore deve tenere tutte le scritture contabili

che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa (c.d. scritture contabili

obbligatorie in via speciale ).

Infine, devono essere ordinatamente conservati, per ciascun affare, gli originali della

CORRISPONDENZA COMMERCIALE (lettere, fatture, telegrammi) ricevuta e le copie di

quella spedita.

(L’inadempimento dell’obbligo, previsto dall’art. 2214, da parte dell’imprenditore fallito integra il

reato di bancarotta semplice, invece la manomissione fraudolenta delle scritture contabili

integra il reato di bancarotta fraudolenta).

In ogni caso devono essere tenuti determinati libri contabili:

il LIBRO GIORNALE

1. il LIBRO DEGLI INVENTARI (c.d. scritture contabili obbligatorie in via generale)

2.

Il libro giornale e’ un registro in cui devono essere indicate giorno per giorno le operazioni

relative all’esercizio dell’impresa. Le annotazioni vanno effettuate nell’ordine ma non

necessariamente nel giorno di effettuazione.

Le caratteristiche sono: la cronologicità e l’immediatezza.

Può essere articolato in libri parziali in relazione alle articolazioni dell’impresa.

Il libro degli inventari e’ 1 registro periodico-sistematico, deve essere redatto all’inizio

dell’esercizio dell'impresa e poi per ogni anno. 19

Ha la funzione di fornire il quadro della situazione patrimoniale dell’imprenditore.

Deve perciò contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività

dell’imprenditore, anche estranee all’impresa.

Quindi l’inventario è uno strumento giuridico dichiarativo con il quale si delimita e si individua in

modo preciso l’effettiva consistenza di un patrimonio elencando e descrivendo i singoli beni che

ne fanno parte.

L’inventario si chiude col bilancio il quale è un prospetto comprensivo dello stato patrimoniale e

del conto economico.

Il BILANCIO e’ un prospetto contabile riassuntivo dal quale si evidenzia alla fine di ciascun

anno la situazione patrimoniale dell’impresa (nello stato patrimoniale) e i profitti e le perdite (nel

conto economico).

La redazione del bilancio e’ analiticamente disciplinata in tema di società per azioni con norme

che fissano sia il contenuto del bilancio e sia i criteri che devono essere seguiti nella

valutazione delle singole voci.

Per garantire la veridicità delle scritture contabili ed in particolare per impedire che le stesse

siano successivamente alterate, e’ imposta l’osservanza di determinate regole formali e

sostanziali nella loro tenuta.

Le regole formali sono state tuttavia progressivamente ridotte, in base all’attuale disciplina il

libro giornale e il libro dell’inventario devono essere solo numerati progressivamente in ogni

pagina prima di essere messi in uso.

Tutte le scritture contabili devono poi essere tenute secondo le norme di ordinaria contabilità e

per l’art. 2219, senza spazi in bianco, senza interlinee, senza abrasioni, e in un modo che le

parole cancellate restino leggibili (cd. Formalità intrinseche).

L’inosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e quindi irrilevanti.

Le scritture contabili e la corrispondenza commerciale devono essere conservate per 10 anni e

la conservazione può essere tenuta con mezzi informatici.

Le scritture contabili, di norma, non sono soggette a controlli esterni ma si tratta di una regola

che subisce eccezioni a tutela degli interessi esterni all’impresa coinvolti dalla regolare tenuta

della contabilità.

L’obbligo di tenuta della scritture contabili non e’ assistito da alcuna sanzione generale e

diretta, salvo quelle previste dalla legislazione tributaria.

EFFICACIA PROBATORIA DELLE SRITTURE CONTABILI - Sul piano processuale, le

scritture contabili possono essere utilizzate come mezzo di prova sia a favore e sia contro

l’imprenditore.

Le scritture contabili, siano o meno regolarmente tenute, possono sempre essere

1. utilizzate dai terzi come mezzo processuale di prova contro l’imprenditore che le tiene. Il

terzo che vuol trarre vantaggio dalle scritture contabili di un imprenditore non può però

scinderne il contenuto, non può cioè avvalersi solo della parte a lui favorevole

(art.2709), inoltre l’imprenditore potrà dimostrare con qualsiasi mezzo che le proprie

scritture non rispondono a verità.

Più rigorose sono invece le condizioni previste affinché l’imprenditore possa utilizzare le

2. proprie scritture contabili come mezzo processuale di prova contro i terzi ex art.2710

formalità estrinseche essenziali- A tal fine e’ necessario che ricorrano 3 condizioni:

che le scritture siano regolarmente tenute.

 e’ necessario che la controparte sia a sua volta un imprenditore

 che la controversia sia relativa a rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa.

E’ comunque rimesso all’apprezzamento del giudice riconoscere valore probatorio alle

scritture contabili. 20

Quanto ai modi di acquisizione nel processo delle scritture contabili, il giudice può ordinare solo

l’esibizione di singole scritture contabili, ovvero di tutti i libri ma solo per estrarne le

registrazioni concernenti la controversia in esame.

Solo in tre casi tassativi il giudice può ordinare la comunicazione alla controparte di tutte le

scritture contabili:

a) controversie relative allo scioglimento della società;

b) controversie relative alla comunione dei beni;

c) controversie relative alla successione per causa di morte.

RAPPRESENTANZA COMMERCIALE - Nello svolgimento della propria attività l’imprenditore

si avvale sia della collaborazione di soggetti stabilmente inseriti nella propria organizzazione

aziendale per effetto di un rapporto di lavoro subordinato che li lega all’imprenditore (cd.

ausiliari o interni o subordinati) e sia di soggetti esterni all’organizzazione imprenditoriale che

collaborano con l’imprenditore, in modo occasionale o stabile, sulla base di rapporti contrattuali

di varia natura: mandato, commissione, spedizione, agenzia, mediazione (cd. ausiliari esterni o

autonomi).

In entrambi casi la collaborazione può riguardare anche la conclusione di affari con terzi in

nome e per conto dell’imprenditore: l’agire in rappresentanza dell’imprenditore.

Ausiliari TECNICI – rappresentanza verso l’interno

Ausiliari GIURIDICI - rappresentanza verso l’esterno

Il fenomeno della rappresentanza e’ regolata in generale nell’art. 1387 e ss del cod. Civ e in

modo specifico in leggi speciali quando si tratti di atti inerenti l’esercizio di impresa

commerciale posti in essere da alcune figure atipiche di ausiliari interni come INSTINTORI,

PROCURATORI e COMMESSI.

E’ regola generale che il conferimento ad altro soggetto dell’incarico di compiere uno o più atti

giuridici relativi alla propria sfera patrimoniale non abilita di per se l’incaricato ad agire in nome

dell’interessato, con conseguente imputazione diretta degli effetti degli atti posti in essere. A

tale fine e’ necessario l’espresso conferimento del potere di rappresentanza, con ulteriore e

specifica dichiarazione di volontà tramite la procura (art. 1387, art. 1704).

Inoltre il potere di rappresentanza sussiste nei limiti fissati dalla procura stessa e presuppone

che questa sia conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve

concludere.

Il terzo che contratta con chi dichiara di agire in veste di rappresentante e’ tenuto perciò ad

accertare l’esistenza, contenuto e regolarità formale della procura, esigendo che il

rappresentante giustifichi i suoi poteri. Ciò perché e’ sul terzo contraente che ricade il

rischio della mancanza o del difetto di potere rappresentativo della controparte.

Il contratto concluso dal falso procurato e’ infatti improduttivo di effetti e il terzo non potrà

vantare alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato.

Sono queste le regole che tutelano poco e male il terzo contraente e che ostacolano le

contrattazioni tramite rappresentante e lo sviluppo degli affari, e sono regole che trovano

applicazione anche quando si tratta di atti compiuti per un imprenditore commerciale da parte

di collaboratori stabili ed esterni alla sua organizzazione.

Queste regole cedono il passo ad altre quando si e’ in presenza di determinate figure tipiche di

ausiliari interni (institori, procuratori e commessi) che sono destinati ad entrare stabilmente in

contatto con i terzi ed a concludere affari per conto dell’imprenditore.

Vige in questo caso una disciplina racchiusa in sistemi speciali sulla rappresentanza fissati

negli art. 2203-2213 c.c. (la c.d. RAPPRESENTANZA COMMERCIALE).

A differenza della rappresentanza in generale, quella commerciale attribuisce al rappresentante

una rappresentanza ex lege commisurata alle mansioni svolte.

Quindi si tratta di una rappresentanza speciale il cui contenuto non scaturisce da una procura,

bensì è conseguenza naturale dell’attribuzione del ruolo all’interno dell’impresa.

Sono questi i principi comuni a tutte e tre le figure di ausiliari, che si differenziano fra loro per la

diversa funzione nell’impresa e quindi per la diversa ampiezza del rispettivo potere

21

rappresentativo. Infatti chi conclude affari con uno di tali ausiliari dell’imprenditore commerciale

dovrà solo verificare se l’imprenditore ha modificato, con atto espresso e reso pubblico, i lori

naturali poteri rappresentativi.

INSTINTORE = colui che e’ preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa commerciale o di una

sede secondaria o di un ramo particolare della stessa; e’, nel linguaggio comune, il direttore

generale dell’impresa o di una filiale o di un settore produttivo, praticamente un lavoratore

subordinato con la qualifica di dirigente al vertice della gerarchia del personale, in virtù di un

atto di preposizione dell’imprenditore.

E’ possibile che più institori siano preposti contemporaneamente all’esercizio dell’impresa e in

tal caso essi agiranno disgiuntamente, a meno che nella procura non e’ previsto diversamente.

La delineata posizione comporta innanzitutto che l’institore e’ tenuto, congiuntamente con

l’imprenditore, all’adempimento degli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta

delle scritture contabili dell’impresa o della sede cui e’ preposto (art. 2205) ed in caso di

fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione anche nei confronti dell’institore le sanzioni

penali a carico del fallito: fermo restando che solo l’imprenditore potrà essere dichiarato fallito e

solo l’imprenditore sarà esposto agli effetti personali e patrimoniali del fallimento.

La legge, indipendentemente da un’espressa dichiarazione di volontà dell’imprenditore

(procura), riconosce all’institore ampi poteri rappresentativi.

Quindi l’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti pertinenti all’esercizio

dell’impresa o della sede o del ramo cui e’ preposto, salve le limitazioni contenute nella

procura. E’ comunque certo che l’institore non e’ legittimato a compiere atti che esorbitano

dalle sue mansioni come potrebbe essere la vendita o l’affitto dell’impresa.

Una procura sarà necessaria solo se l’imprenditore vuole ampliare o limitare i poteri

rappresentativi dell’institore. Però, per quanto riguarda le limitazioni, esse saranno opponibili ai

terzi solo se la procura originaria o il successivo atto di limitazione siano stati pubblicati nel

registro delle imprese; se manca tale pubblicità legale la rappresentanza si reputa generale

salvo la prova da parte dell’imprenditore che i terzi effettivamente conoscevano l’esistenza di

limitazioni al momento della conclusione dell’affare.

Inoltre l’institore, sempre a prescindere da un espresso conferimento della procura, può stare in

giudizio in nome dell’imprenditore per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio

dell’impresa a cui è preposto (c.d. rappresentanza processuale).

Per quanto riguarda la rappresentanza processuale, l’institore può stare in giudizio:

sia come attore (rappresentanza processuale attiva),

 sia come convenuto (rappresentanza processuale passiva).

Inoltre la rappresentanza processuale si estende anche agli atti compiuti personalmente

dall’imprenditore o da altro institore, e riguarda sia le obbligazioni contrattuali e sia quelle

extracontrattuali.

L’imprenditore, attraverso la procura, può limitare anche la rappresentanza processuale

dell’institore ma solo la rappresentanza processuale attiva e non anche quella passiva (tutto ciò

a tutela dei terzi).

Inoltre l’institore quando tratta con i terzi deve spendere il nome dell’impresa altrimenti

contratterebbe in nome proprio e si assume diritti e obblighi derivanti dall’atto; però a tutela del

terzo, quest’ultimo può agire anche nei confronti dell’imprenditore se gli atti compiuti

dall’institore sono pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto.

È importante sapere però che la semplice omissione della spendita del nome non è sufficiente

a far considerare l’institore responsabile nei confronti dei terzi, ai fini della sussistenza di tale

responsabilità sarà necessario che l’institore abbia avuto un comportamento tale da ingenerare

nel terzo il convincimento che egli fosse l’effettivo titolare del rapporto giuridico (tutela

dell’affidamento). 22

PROCURATORE = colui che in base ad un rapporto continuativo, ha il potere di compiere per

l’imprenditore gli atti preminenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso

(art. 2209).

Sono degli ausiliari subordinati di grado inferiore rispetto all’institore infatti, es. il direttore del

settore acquisti, il dirigente del personale, il direttore del settore pubblicità.

In mancanza di specifiche limitazioni scritte nel registro delle imprese, i procuratori sono ex

lege investiti di un potere di rappresentanza generale dell’imprenditore: generale rispetto alla

specie di operazioni per le quali essi sono stati investiti di autonomo potere decisionale.

Comunque il procuratore:

1. non ha la rappresentanza processuale dell’imprenditore

non e’ soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle

2. scritture contabili,

l’imprenditore non risponderà per gli atti compiuti da un procuratore senza spendita del nome

dell’imprenditore stesso.

COMMESSO = ausiliare interno subordinato a cui sono affidate le mansioni esecutive e

materiali che lo pongono in contatto con i terzi.

Ai commessi e’ riconosciuto potere di rappresentanza dell’imprenditore anche in mancanza di

specifico atto di conferimento, ma ha un potere molto più limitato in confronto a institori e

procuratori.

Il principio base e’ che essi possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di

operazione di cui sono incaricati.

Salvo espressa autorizzazione i commessi non possono esigere il prezzo delle merci delle

quali non facciano la consegna, ne’ concedere dilazioni o sconti che non siano d’uso; non

hanno il potere di derogare alle condizioni generali di contratto predisposte dall’imprenditore o

alle clausole stampate nei moduli dell’impresa.

Inoltre i commessi, se predisposti alla vendita nei locali dell’impresa, non possono esigere il

prezzo fuori dai locali stessi e ne’ possono esigerlo all’interno dell’impresa se alla riscossione

e’ destinata apposita cassa.

Potranno esigere il prezzo fuori ai locali d’impresa solo se autorizzati o solo se consegnano

quietanza firmata dall’imprenditore.

Non e’ previsto un sistema di pubblicità legale, perciò le limitazioni saranno opponibili ai

terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi idonei o se si prova l’effettiva

conoscenza. Art 3608 L’AZIENDA

Definizione di azienda - L’art. 2555 definisce l’azienda come “il complesso dei beni organizzati

dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (sia beni materiali: merci, macchinari, locali, ecc;

che immateriali: brevetti, marchi, ecc.)”.

L’impresa invece è quell’attività professionalmente organizzata allo scolo di produrre o

scambiare ben i servizi. Tra impresa e azienda c’è quindi 1 rapporto strumentale in quanto

l’azienda è il mezzo x il raggiungimento di 1 scopo costituito dall’esercizio di 1 attività di

impresa.

Avviamento - Il rapporto di complementarietà e strumentalità dei singoli elementi costitutivi

dell’azienda fa si che il complesso unitario abbia un valore di scambio maggiore dei singoli beni

che in un dato momento lo costituiscono. L’avviamento è in sostanza rappresentato dalla sua

attitudine alla realizzazione del profitto che dipende da fattori oggettivi e soggettivi (= maggiore

valore che i beni acquistano quando sono organizzati e coordinati).

Si distingue pertanto:

avviamento oggettivo = ricollegabile a fattori suscettibili di permanere anche se muta il

 titolare dell’azienda (es. consentire produzione a costi competitivi sul mercato); 23

avviamento soggettivo, quello dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore sul mercato

 ed in particolare alla sua abilità nel formare, conservare e accrescere la propria

clientela.

Elementi costitutivi dell’azienda. Al fine di qualificare un dato bene come bene aziendale è

rilevante solo la destinazione dell’imprenditore all’esercizio all’attività d’impresa. Irrilevante è il

titolo giuridico (proprietà, usufrutto, altro) che legittima l’imprenditore ad utilizzare un dato bene.

Riguardo a cosa ricomprendere nella parola “beni”, l’opinione più diffusa considera elementi

costitutivi dell’azienda solo le cose in senso proprio di cui l’imprenditore si avvale, escludendo

dunque servizi, crediti, debiti, rapporti di lavoro e rapporti contrattuali.

CIRCOLAZIONE DELL’AZIENDA. OGGETTO E FORME:

L’azienda può essere venduta, conferita in società, donata, data in usufrutto, affitto.

Occorre distinguere tra trasferimento dei singoli beni aziendali dal trasferimento di azienda

regolato da specifica disciplina.

Trasferimento dell’azienda. Per stabilire se un determinato atto di disposizione

dell’imprenditore vada qualificato come trasferimento di azienda o come trasferimento di singoli

beni aziendali, non si guarda al nomen dato al contratto, ma al risultato realmente perseguito e

realizzato.

Con il trasferimento di azienda, saranno considerati trasferiti tutti quei beni che hanno come

funzione lo svolgimento dell’attività d’impresa: è necessaria la specificazione dei beni che

l’imprenditore non vuole includere nel trasferimento.

Si noti che il trasferimento di azienda può riguardare anche un solo ramo d’azienda, purché

dotato di organicità operativa. Non è neanche necessario che l’azienda sia in funzione al

momento della vendita, ma solo che l’insieme dei beni trasferiti sia di per sé potenzialmente

idoneo ad essere utilizzato per l’esercizio di una determinata attività d’impresa.

La forma necessaria per la validità del trasferimento deve essere “la stessa forma stabilita dalla

legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l’azienda o per la particolare natura

del contratto”. Non esiste quindi un’autonoma ed unitaria legge di circolazione dell’azienda - Di

conseguenza, ad esempio, il trasferimento di immobili comporterà la forma scritta pena la

nullità.

La forma richiesta ai fini di opponibilità ai terzi è invece quella scritta, per quanto riguarda le

imprese “soggette a registrazione”, includendo tra queste tutte le imprese, poiché tutte le

imprese vengono registrate, seppure con diversi tipi di pubblicità.

Sempre per le imprese soggette a registrazione, l’art. 2256 stabilisce anche che i relativi

contratti, redatti per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, sono soggetti a iscrizione

nel registro delle imprese.

EFFETTI DELLA VENDITA DELL’AZIENDA:

Divieto di concorrenza dell’alienante. L’art. 2257 afferma che chi aliena un’azienda

commerciale deve astenersi, per un periodo massimo di 5 anni dal trasferimento, dall’iniziare

una nuova impresa che possa comunque, “per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze”,

sviare la clientela dall’azienda ceduta.

Si vuole in questo modo contemperare l’esigenza dell’acquirente di godere dell’avviamento

soggettivo (che egli stesso ha pagato), e quella dell’alienante a non vedere compressa la

propria libertà di iniziativa economica per troppo tempo.

Si noti che resta possibile stabilire un termine minore di 5 anni, ma mai maggiore, e che il

divieto è da ritenersi applicabile anche in caso di vendita coattiva (il divieto rimane al fallito).

Spesso si tenta di eludere il divieto attraverso inizio di impresa attraverso un prestanome,

costituendo una società di comodo o entrando in un’altra impresa concorrente come dirigente.

Si ritiene che il divieto debba considerarsi violato ogni volta si sia avuto sviamento di clientela

dall’azienda ceduta, per fatto concorrenziale direttamente o indirettamente dovuto all’alienante.

E’ comunque difficile provare l’elusione, e sono necessarie adeguate clausole per evitare ciò.

La successione nei contratti aziendali. La disciplina dettata riguardo alla successione nei

contratti aziendali deroga alla disciplina della cessione di contratti “normali” di diritto comune. 24

L’art. 2258 stabilisce che “se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra

nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”, e

dunque automaticamente, senza bisogno di alcuna manifestazione di volontà.

Al terzo contraente è riconosciuto il diritto di recedere dal contratto “entro 3 mesi dalla notizia

del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità

dell’alienante”.

Da notare in questo caso che la deroga ai principi di diritto comune è ancora più marcata: non

è necessario il consenso del contraente ceduto, che può soltanto chiedere il risarcimento danni

all’alienante dando la prova (non facile!) che questi non ha osservato la normale cautela nella

scelta dell’acquirente dell’azienda.

Inoltre il recesso non determina il ritorno del contratto in testa all’alienante ma la definitiva

estinzione dello stesso.

E’ evidente dunque il favor legislativo per il mantenimento dell’unità funzionale dell’azienda.

Riguardo al carattere personale dei contratti, l’opinione prevalente ritiene che contratti personali

siano quei contratti nei quali l’identità e le qualità dell’imprenditore alienante sono state in

concreto determinanti del consenso del terzo contraente (e non viceversa). Per il trasferimento

di tali contratti si ritorna alla disciplina di diritto comune di cessione del contratto.

Anche al fine di provare la giusta causa, il terzo deve dimostrare che l’identità dell’imprenditore

era essenziale ai fini del contratto.

I crediti e i debiti aziendali.

A) Riguardo ai crediti, la legge non dice, come invece fa con i contratti, se crediti e debiti si

trasferiscono direttamente con l’azienda o meno. L’opinione seguita è che il trasferimento

non è automatico, in mancanza di espressa previsione.

Inoltre, come recita l’art. 2259, dal momento dell’iscrizione del trasferimento dell’azienda

nel registro delle imprese, la cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta ha effetto nei

confronti dei terzi, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione. Tuttavia,

“il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all’alienante” (l’alienante deve

naturalmente impegnarsi a pagare a sua volta il debito all’acquirente). Nel caso di imprese

non soggette a registrazione, vige invece la disciplina generale della cessione dei crediti.

B) Riguardo ai debiti, l’art. 2560, al fine di tutelare i terzi creditori e l’esigenza di certezza,

afferma che l’alienante non è liberato dai debiti anteriori al trasferimento, se non ha il

consenso dei creditori. Per quanto riguarda le sole imprese commerciali, è previsto invece

che “nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche

l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.

Usufrutto e affitto dell’azienda. L’azienda può essere costituita in usufrutto o concessa in

affitto.

La costituzione in usufrutto comporta il riconoscimento di poteri-doveri in testa all’usufruttuario,

per tutelare sia la libertà dell’usufruttuario, sia l’interesse del concedente.

A tal fine, l’art. 2561 dispone che l’usufruttuario deve esercitare l’azienda sotto la ditta che la

contraddistingue, conducendo l’azienda senza modificarne la destinazione ed in modo da

conservarne l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. La

violazione di tali obblighi o la cessazione arbitraria dalla gestione dell’azienda determinano la

cessazione dell’usufrutto per abuso dell’usufruttuario. L’usufruttuario ha inoltre il potere-dovere

non solo di godere dei beni aziendali, ma anche di disporne nei limiti delle esigenze della

gestione.

L’usufruttuario potrà comprare nuovi beni, che diventeranno di proprietà del nudo proprietario e

sui quali l’usufruttuario avrà diritto di godimento e potere di disposizione.

L’affitto di azienda ha come oggetto del contratto un complesso di beni organizzati ed è

decisamente diverso dalla locazione di un immobile destinato all’esercizio di attività d’impresa,

che ha per oggetto il locale in quanto tale. Nella pratica non è facile distinguerli.

Sia all’affitto, sia all’usufrutto si applicano le norme riguardo il divieto di concorrenza e la

successione nei contratti aziendali, al solo usufrutto la disciplina dei crediti aziendali, a nessuno

dei due le norme riguardanti i debiti aziendali anteriori, dei quali risponderanno unicamente il

nudo proprietario o il locatore. 25

I SEGNI DISTINTIVI

1. Ditta – contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività di impresa

(cd nome commerciale)

2. Insegna – individua i locali in cui l’attività di impresa è esercitata

3. marchio – individua e distingue i beni o i servizi prodotti.

La funzione dei segni distintivi è quella di favorire la formazione ed il mantenimento della

clientela. Essi consentono infatti ad un dato imprenditore di individuarlo sul mercato e di

distinguerlo dagli altri imprenditori concorrenti = COLLETTORI DI CLIENTELA.

Tutti i segni distintivi dovranno comunque rispettare i principi di: a) novità; b) originalità; c)

verità.

LA DITTA - è il nome commerciale dell’imprenditore, che lo individua come soggetto di diritto

nel campo dell’imprenditoria.

Due limiti specifici nella scelta della ditta sono:

a) Verità. Si distingue se la ditta è originaria (ovvero formata dall’imprenditore che la utilizza),

o derivata (ovvero formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita ad un altro

imprenditore insieme all’azienda). Secondo l’art. 2563, la ditta originaria “deve contenere

almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore” (con eventuali e possibili aggiunte). Per

quanto riguarda la ditta derivata, l’art. 2563 non impone a chi utilizza una ditta derivata di

integrarla con il proprio cognome o la propria sigla. Il principio di verità si riduce a pura

“verità storica”.

b) Novità. L’art. 2564 impone che la ditta non deve essere “uguale o simile a quella usata da

altro imprenditore” e tale da “creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in

cui questa è esercitata” (diritto all’uso esclusivo della ditta). Chi adotta ditta uguale a simile

ad altra già esistente, può essere obbligato a modificarla o integrarla. Per le imprese

commerciali, tale obbligo spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in

epoca posteriore. Il diritto all’uso esclusivo non è comunque assoluto, ma relativo: sussiste

solo se i due imprenditori sono in rapporto concorrenziale tra loro.

Trasferimento della ditta. Secondo l’art. 2565, la ditta è trasferibile, ma solo insieme

all’azienda. Se il trasferimento avviene per atto tra vivi, è necessario il consenso espresso

dell’alienante.

Regola opposta vale se l’azienda è acquistata per successione a causa di morte: la ditta si

trasmette al successore, salvo diversa disposizione testamentaria.

E’ importante notare che se la persistenza del legame segno distintivo-complesso produttivo

tende a tutelare i consumatori, tutela invece molto meno quanti all’imprenditore stesso

concedono credito.

La giurisprudenza ritiene cmq che chi ha trasferito l’azienda è responsabile in solido con

l’acquirente per i debiti da questo contratti spendendo la ditta derivata, qualora il terzo

contraente abbia potuto ragionevolmente ritenere di trattare col cedente.

Ditta e nome civile. Nome civile e ditta non vanno confusi. Il nome civile, attribuito per legge, è

a struttura fissa (prenome + cognome), unico e non liberamente modificabile. Principi opposti

regolano la ditta. Inoltre omonimia è consentita tra nomi civili, ma non tra ditte. Questa

distinzione è utile per comprendere l’art. 2567, la cui interpretazione chiarisce che le società

devono avere una ragione sociale o una denominazione sociale (nome delle società), che non

possono essere uguali o simili ad altri “nomi di società” (come per la ditta) e non possono

essere trasferiti (come per il nome civile). Tuttavia le società possono anche avere una ditta

originaria, formata rispettando le norme sulla ditta (e come prima doveva includere sigla o

cognome dell’imprenditore, adesso deve includere ragione sociale o denominazione sociale), e

più ditte derivate, che rimangono distinte dal nome e potranno essere trasferite.

IL MARCHIO - Funzione del marchio. Il marchio è il segno distintivo dei prodotti o dei servizi

dell’impresa. 26

1. costituisce il principale collegamento tra produttori e consumatori e svolge perciò un

ruolo centrale nella formazione e nel mantenimento della clientela.

2. la sua principale funzione è la differenziazione del prodotto da quelli concorrenti. Inoltre

il marchio è indicatore di provenienza da una fonte unitaria di produzione, anche se

dopo la riforma del 1992 è possibile anche la licenza non esclusiva del marchio.

3. attrarre i consumatori.

Da notare che non può invece essere considerata una funzione del marchio quella di garanzia

della qualità dei prodotti: nessuna norma può infatti vietare al produttore variazioni qualitative

della propria produzione.

Nell’ordinamento nazionale il marchio è disciplinato dal cc (artt. 2569-2574) e dalla legge

marchi modificata nel 1992 dopo l’emanazione della Direttiva CEE del 1988.

Il marchio internazionale è disciplinato da due convenzioni internazionali.

Tipi di marchi. A seconda di ciò su cui si pone l’attenzione, è possibile distinguere:

- Marchio di fabbrica e marchio di commercio: su uno stesso prodotto possono infatti

coesistere sia il primo, apposto dal fabbricante, sia il secondo, apposto dal rivenditore, che

non può comunque sopprimere il marchio del produttore. Da notare che il marchio può

essere utilizzato anche da imprese che producono servizi;

- Marchio generale e marchio speciale: il primo si riferisce ad un unico marchio per tutti i

propri prodotti, il secondo a più marchi per più prodotti, con l’intento di differenziare i

prodotti della propria impresa. E’ possibile anche l’uso di un marchio generale e più speciali

(es. “Fiat-Uno”);

- Marchio denominativo, composto solo da parole, e marchio figurativo, composto

esclusivamente da figure, lettere, cifre, disegni. E’ possibile anche il marchio costituito da

suoni. Spesso si sceglie un marchio misto, combinazione di parole e altri simboli;

- Marchio di forma, se costituito dalla forma del prodotto o dalla confezione dello stesso;

- Marchio collettivo, quando titolare del marchio è un soggetto o un ente che svolge la

funzione di “garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi”, che lo

concede in uso a produttori o commercianti consociati (es. “Pura lana vergine” o “Prosciutto

di Parma”). Questi a loro volta devono rispettare determinate regole fissate dall’ente.

Requisiti di validità. Per tutelare e registrare il marchio, bisogna rispettare alcuni requisiti:

Liceità. Il marchio non deve andare contro la legge, il buon costume, l’ordine pubblico, non

deve contenere segni protetti da convenzioni internazionali, lesivi di diritto d’autore o di

proprietà industriale. Riguardo alla tutela dell’altrui diritto al nome: se si tratta di persona nota, è

necessario il suo consenso per utilizzare il suo nome o lo pseudonimo (es. videogiochi Fifa

senza il nome di Ronaldo), se invece si tratta di persona non nota, in generale non c’è bisogno

del consenso ma l’uso non deve comunque “ledere la fama, il credito o il decoro” dell’avente

diritto al nome.

Verità (o non ingannevolezza del marchio). Nel marchio non possono essere inseriti segni

idonei ad ingannare il pubblico, “in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla

qualità dei prodotti o servizi” (es. marchio New England per magliette fabbricate in Italia).

Originalità. Il marchio deve cioè essere composto in modo da consentire l’individuazione

sul mercato dei prodotti contrassegnati. Secondo il legislatore, non bastano né le

denominazioni generiche del prodotto o del servizio o la loro figura generica (es. “calzature”),

né le indicazioni descrittive dei caratteri essenziali, delle prestazioni e della provenienza

geografica del prodotto (es. “brillo” per prodotti luccicanti), né i segni divenuti di uso comune nel

linguaggio corrente (es. “super”, “extra”). Si vuole così impedire l’acquisto di posizioni di

monopolio su simboli che nel lessico comune individuano genericamente quel dato prodotto.

Tale regole non valgono per marchi di fantasia, che non abbiano relazione con il prodotto

contraddistinto (es.“aeroplano” per un marchio di calzature), e per parole straniere generiche

non note al consumatore medio italiano (es. “Cynar”).

E’ possibile usare combinazioni di parole generiche (es. ”Amplifon”), tuttavia in questo caso il

marchio è detto marchio debole poiché bastano poche modifiche per imitarlo (es. “Udifon”).

27

Marchi forti sono invece quelli dotati di forte capacità distintiva e quindi in genere i marchi di

pura fantasia.

Ai fini dell’originalità, è importante parlare del “secondary meaning”. E’ il caso di marchi

registrati ma privi di capacità distintiva (come parole generiche, tipo “Bambolina”), che possono

diventare marchi “forti”, e quindi validi, a seguito dell’uso che ne è stato fatto e della notorietà

che ha acquistato presso il pubblico, in genere grazie ad un’accorta pubblicità.

Novità. La novità riguarda l’uguaglianza o la somiglianza con altri marchi. Si distingue tra

marchi ordinari e marchi celebri. Per i primi la regola è che non sono nuovi i segni che possono

determinare “un rischio di confusione per il pubblico”, poiché identici o simili ad un segno già

noto come marchio, ditta o insegna di altro imprenditore concorrente, o comunque già

registrato da altri come marchio per prodotti identici o affini. Il rapporto di affinità non è invece

necessario se il marchio è celebre.

 Nullità e convalida. Il difetto dei requisiti di validità esposti comporta la nullità del marchio,

che può riguardare anche solo parte dei prodotti o servizi per i quali il marchio è stato

registrato. Due eccezioni sono previste:

a) la nullità del marchio per difetto di novità non può più essere dichiarata

quando chi lo ha richiesto non era in mala fede ed il titolare del marchio anteriore ne

abbia tollerato l’uso per 5 anni (è questa la convalida del marchio);

b) la nullità del marchio per difetto di originalità non può più essere

dichiarata quando il marchio ha acquisito capacità distintiva grazie al secondary meaning.

Il marchio registrato. La registrazione del marchio presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi,

attribuisce al titolare del marchio il diritto all’uso esclusivo dello stesso su tutto il territorio

nazionale. Il diritto di esclusiva copre prodotti identici ma anche affini (destinati cioè alla stessa

clientela, es. frigoriferi e lavatrici, o al soddisfacimento di bisogni identici o complementari, es.

prodotti caseari e alimentari). Per marchi celebri, come detto, la tutela copre anche prodotti non

affini (es. Coca-Cola non può essere utilizzato da altri per il vestiario).

Il diritto di esclusiva decorre in maniera retroattiva dalla data di presentazione della domanda

all’Ufficio B.M. (e non dalla registrazione!), sempre che sia poi arrivata la successiva conferma.

Dopo il deposito del marchio, l’Ufficio B.M. verifica solo i requisiti di non ingannevolezza e

liceità, mentre riguardo all’originalità e alla novità possono sorgere problemi e controlli solo in

caso di controversie. La registrazione del marchio dura 10 anni, ma è rinnovabile un numero

infinito di volte (tutela pressoché perpetua), salvo che non sia dichiarata nullità o decadenza del

marchio.

La registrazione nazionale è presupposto per estendere la tutela in ambito internazionale

attraverso la registrazione preso l’organizzazione mondiale per la proprietà industriale (OMPI)

di Ginevra.

Indipendente dalla nazionale è la registrazione presso l’ufficio per l’armonizzazione nel mercato

interno europeo di Alicante.

 Decadenza. Un marchio decade per:

a) volgarizzazione (marchio diventato denominazione generica, es. Aspirina),

b) sopravvenuta ingannevolezza dello stesso,

c) mancata utilizzazione entro 5 anni dalla registrazione, o se l’utilizzazione è stata sospesa per

uguale periodo, salvo che l’inerzia del titolare non sia dovuta a motivo legittimo.

Il marchio registrato è tutelabile civilmente e penalmente: il titolare del marchio leso nel diritto di

esclusiva, può promuovere azione di contraffazione, per ottenere l’inibitoria della continuazione

di atti lesivi, e la rimozione degli effetti degli stessi. Possono essere utilizzati marchi protettivi

(non soggetti a decadenza) per precostituire la prova della confondibilità.

Il marchio non registrato. La tutela del marchio di fatto è decisamente minore, e più o meno

ampia a seconda della diffusione locale o nazionale e si fonda sull’uso di fatto. Infatti, l’art.

2571 dispone che “chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad

usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, [ma] nei limiti in cui anteriormente se ne è

avvalso”.

Se c’è notorietà nazionale, il titolare di marchio non registrato potrà impedire l’uso o la

registrazione di marchio confondibile per difetto di novità riguardo prodotti uguali, ma non affini.

28

Se c’è notorietà locale, altri potranno utilizzare e registrare lo stesso marchio in altre regioni. In

tal caso il titolare di marchio di fatto non potrà diffondere i prodotti contrassegnati fuori

dall’ambito territoriale.

Trasferimento del marchio. Il marchio può essere trasferito a titolo sia temporaneo sia

definitivo, e dal 1992 può essere trasferito o concesso in licenza anche senza trasferimento

dell’azienda. E’ ora possibile anche la licenza di marchio non esclusiva, utilizzata per il

franchising e il merchandising.

Dal trasferimento o concessione del marchio non deve comunque derivare inganno nei

caratteri essenziali dei prodotti e il licenziatario deve utilizzare il marchio per prodotti con uguali

caratteristiche a quelle dei prodotti del concedente. In caso di violazione, si è esposti alla

decadenza.

L’INSEGNA - contraddistingue i locali dell’impresa. La sua disciplina si esaurisce nell’art. 2568,

che rimanda all’art. 2564: l’insegna non potrà cioè essere uguale o simile ad altra già utilizzata

da altro imprenditore concorrente, con conseguente obbligo di differenziazione per non creare

confusione.

Si può comunque affermare che l’insegna deve rispettare i principi generali di liceità, veridicità

(non deve trarre in inganno riguardo attività o prodotti), originalità. Il trasferimento dell’insegna

si ritiene consentito, così come la licenza non esclusiva ed il conseguente co-uso della stessa

insegna da parte di imprenditori collegati (ad esempio nel franchising - Benetton).

OPERE DELL’INGEGNO. INVENZIONI INDUSTRIALI

Le CREAZIONI INTELLETTUALI sono costituite da: 

 Opere dell’ingegno: opere creative nel campo culturale danno origine al diritto d’autore

 Invenzioni industriali: idee creative nel campo della tecnica danno origine a:

a) brevetto per invenzioni industriali

b) brevetto per modelli di utilità o brevetto per modelli e disegni ornamentali

Il diritto delle imprese disciplina le creazioni intellettuali poiché la grande industria è, nel

contempo, titolare e utilizzatrice della massima parte dei brevetti industriali.

Principi ispiratori. Le norme cercano di contemperare le due opposte esigenze di tutelare il

diritto esclusivo di sfruttamento dell’opera o dell’invenzione dell’autore o inventore (

attraverso il diritto di esclusiva) e di far sì che i progressi conseguiti diventino di pubblica

conoscenza ( attraverso limiti a tale diritto). Per questo, mentre il diritto d’autore si acquista

con la creazione dell’opera, il diritto di esclusiva sorge solo in seguito a brevettazione, che da

un lato permette la tutela dell’invenzione, ma dall’altro la rende di pubblico dominio.

Il diritto di esclusiva è inoltre limitato nel tempo: dura fino a 70 anni dopo la morte dell’autore

per le opere dell’ingegno, 20, 15 e 10 anni dalla domanda di brevetto per invenzioni industriali,

modelli ornamentali e modelli di utilità.

A. IL DIRITTO D’AUTORE

Oggetto. Formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno scientifiche, letterarie,

musicali, figurative, architettoniche, teatrali e cinematografiche, qualunque ne sia il modo e la

forma di espressione; romanzi, poesie, trattati scientifici, canzoni, opere d’arte software, ecc.

Requisiti e acquisto del diritto. Affinché possa essere attribuito il diritto d’autore, è necessario

solo che l’opera abbia carattere creativo (presenti cioè un minimo di originalità oggettiva

rispetto a altre opere dello stesso genere). L’acquisto del diritto avviene semplicemente con la

creazione dell’opera, e non è necessario che l’opera sia stata divulgata fra il pubblico, ma basta

l’estrinsecazione (ad esempio uno scrittore è tutelato dal momento in cui fissa le idee su carta).

 Diritto morale. I diritti morali sono irrinunciabili, inalienabili (non si perdono neanche con la

cessione di diritti patrimoniali) e possono essere esercitati anche dai congiunti dopo la morte

dell’autore. Diritto morale è il diritto di rivendicare la paternità dell’opera, decidere se

pubblicarla o meno, col proprio nome o in anonimo, di opporsi a modificazioni che possano

danneggiare onore e reputazione. L’autore può anche ritirare l’opera dal commercio se

ricorrono gravi ragioni morali. 29

 Diritto patrimoniale. Si estende in 70 anni dopo la morte dell’autore. Diritto patrimoniale è il

diritto di utilizzazione economica esclusiva dell’opera “in ogni forma e modo, originale o

derivato”.

Regole specifiche in caso di opere in collaborazione. Attribuzione specifica dei diritti:

Opera collettiva: opera costituita da più contributi autonomi e separabili, organizzati in forma

unitaria da un direttore o coordinatore (es. giornali). Autore della stessa è considerato il

direttore, i diritti patrimoniali spettano all’editore, i singoli hanno però diritto d’autore sulla

propria parte;

Opera in collaborazione: opera composta da contributi omogenei ed oggettivamente non

distinguibili e non divisibili (es. progetto redatto da più architetti). Si instaura regime di

comunione tra autori: ognuno può tutelare autonomamente il diritto morale, mentre è

necessario l’accordo di tutti per i diritti patrimoniali (sostituibile dall’autorizzazione del tribunale

in casi estremi);

Opera composta: opera costituita da contributi eterogenei e distinti, ma che danno vita ad

un’opera funzionalmente unitaria e indivisibile (es. opere liriche). Anch’esse cadono in regime

di comunione, ma sono individuati i singoli autori sia per i diritti morali che per quelli

patrimoniali.

Trasferimento del diritto di utilizzazione economica. Secondo l’art. 2581, il diritto di

utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno è liberamente trasferibile, sia unitariamente che

nelle sue singole manifestazioni, sia fra vivi che a causa di morte. Per atto tra vivi qualsiasi

schema contrattuale, atipico o tipico, è possibile, tuttavia i contratti previsti e più utilizzati sono:

a) Contratto di edizione: l’autore concede in esclusiva ad un editore l’esercizio del diritto di

pubblicare per la stampa l’opera, per conto e a spese dell’editore stesso. L’editore si

obbliga a mettere in commercio l’opera e a corrispondere il compenso pattuito all’autore. Il

contratto può riguardare anche opera non ancora creata, e può sia prevedere un numero

determinato di edizioni (contratto per edizione) o lasciare all’editore questa facoltà

(contratto a termine). La durata del contratto non può eccedere i 20 anni.

b) Contratto di rappresentazione ed esecuzione: l’autore cede, di solito non in esclusiva, il

solo diritto di rappresentazione in pubblico di opere destinate a tal fine

(musicali,coreografiche, ecc.), o di eseguire in pubblico una composizione musicale. L’altra

parte deve provvedere alle spese.

Difesa del diritto d’autore. Il diritto d’autore è protetto da specifiche sanzioni civili,

amministrative, penali. E’ possibile chiedere l’accertamento del proprio diritto, l’inibizione della

violazione, ed eventualmente la rimozione e la distruzione di ciò che materialmente ha leso il

diritto, salvo risarcimento dei danni subiti. Il giudice può anche disporre la pubblicazione su uno

o più giornali.

Tutela internazionale. Dato che le opere dell’ingegno godono di tutela esclusivamente

nazionale e sono esposte alla concorrente utilizzazione in altri Stati, l’Italia ha aderito a due

convenzioni europee.

B. LE INVENZIONI INDUSTRIALI.

Oggetto. Le invenzioni industriali consistono nella soluzione originale di un problema tecnico,

suscettibile di pratica applicazione nel settore della produzione di beni o servizi. Rispetto alle

opere dell’ingegno, si differenziano per il diverso modo di acquisto del diritto di utilizzazione

economica: la concessione del corrispondente brevetto da parte dell’Ufficio Brevetti e marchi.

Possono formare oggetto di brevetto:

1. Invenzioni di prodotto, riguardanti un nuovo prodotto materiale;

2. Invenzioni di procedimento, riguardanti un nuovo metodo;

3. Invenzioni derivate, che “derivano da un’invenzione precedente e a loro volta si

suddividono in:

a) invenzioni di combinazione, combinazione di invenzioni precedenti per averne una

nuova,

b) invenzioni di perfezionamento, attraverso modificazioni di miglioramento di un’invenzione

precedente;

c) invenzioni traslative, nuova utilizzazione di prodotto già conosciuto. 30

Per scelta legislativa, non sono però considerate invenzioni (e tutti così ne possono fruire):

scoperte, teorie scientifiche e metodi matematici; presentazione di informazioni; software

(mentre lo è l’hardware). Non sono brevettabili neanche i metodi diagnostici e chirurgici, né le

razze animali modificate biologicamente.

Requisiti di validità:

- Liceità;

- Novità: è nuova l’invenzione “non compresa nello stato della tecnica”, cioè già divulgata;

- Implicazione di attività inventiva(originalità): è invenzione qualunque tipo di progresso

tecnico, anche piccolo, purché non conseguibile da un esperto del ramo facendo

riferimento alle sue ordinarie capacità e conoscenze (giudizio di non ovvietà);

- Industrialità: l’invenzione è considerata atta ad avere applicazione industriale se !può

essere fabbricata o utilizzata in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola”.

Il diritto al brevetto. L’inventore acquista il diritto ad essere riconosciuto autore dell’invenzione

(diritto morale) per il solo fatto dell’invenzione. Egli ha inoltre il diritto, trasferibile, di conseguire

il brevetto (diritto al brevetto), che ha funzione costitutiva ai fini dell’acquisto del diritto

patrimoniale all’utilizzazione economica in esclusiva sul trovato (diritto sul brevetto).

N.B. Non sempre l’autore dell’invenzione coincide col soggetto legittimato a richiedere il

brevetto e a sfruttarlo economicamente.

Posto che il lavoratore ha sempre diritto ad essere riconosciuto autore dell’invenzione fatta

nello svolgimento del rapporto di lavoro (art. 2590), possono distinguersi 3 casi:

 Invenzione di servizio (attività inventiva prevista come oggetto del rapporto di lavoro, con

specifica retribuzione per tale attività) i diritti, salvo quelli morali, spettano al datore di

lavoro

 Invenzione aziendale (invenzione fatta all’interno di un rapporto di lavoro, ma senza

specifica retribuzione) i diritti spettano al datore di lavoro, ma al lavoratore spetta un

equo premio

 Invenzione occasionale (invenzione fatta nell’esecuzione dell’attività d’impresa, ma del tutto

casuale) i diritti patrimoniali spettano al lavoratore, al datore solo diritti di prelazione.

Domanda di brevetto. La domanda per il brevetto va fatta all’Ufficio brevetti, corredata, a pena

di nullità, da una adeguata descrizione dell’invenzione. Può inoltre avere ad oggetto una sola

invenzione e deve specificare cosa debba formare oggetto del brevetto (rivendicazione).

L’Ufficio brevetti accerta solo la regolarità formale (liceità e industrialità), e non accerta invece

né se il richiedente è titolare del diritto al brevetto, né la novità e l’originalità.

Durata ed effetti. La durata del brevetto per invenzioni industriali è 20 anni dalla data di

deposito della domanda (e non dalla registrazione!). E’ esclusa ogni possibilità di rinnovo.

Il brevetto conferisce la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione e di trarne profitto nel territorio

dello Stato, sia per quanto riguarda la fabbricazione, sia per quanto riguarda il commercio e

l’importazione dei prodotti cui l’invenzione si riferisce.

Esaurimento L’esclusiva di commercio si esaurisce con la prima immissione in circolazione

del prodotto brevettato (finalità di ridimensionare eventuali posizioni monopolistiche create dal

brevetto)

Caso particolare dell’invenzione di procedimento. Se l’invenzione riguarda un nuovo metodo, il

titolare del brevetto non potrà impedire la messa in commercio di prodotti identici ai propri, se

ottenuti con metodo differente.

Trasferimento e licenza di brevetto. Il brevetto è liberamente trasferibile sia fra vivi sia mortis

causa, indipendentemente dal trasferimento dell’azienda. Sul brevetto potranno essere

conseguiti diritti reali di godimento o di garanzia. Il titolare del brevetto può inoltre concedere

licenza di uso dello stesso, con o senza esclusiva di fabbricazione a favore del licenziatario.

Tutela. L’invenzione brevettata è tutelata da sanzioni civili e penali. E’ possibile esercitare

azione di contraffazione verso chi abusivamente sfrutta l’invenzione, che può causare

l’inibitoria ed eventualmente il sequestro, la rimozione, la distruzione, salvo il risarcimento dei

danni. Può essere anche disposta la pubblicazione in uno o più giornali. 31

Brevettazione internazionale. Il rilascio del brevetto per invenzione attribuisce diritto di

invenzione solo sul territorio nazionale. In ambito europeo, per la tutela in altri Stati:

- Convenzione di Unione di Parigi (1883)

- Trattato di Washington (1970)

- Convenzione di Monaco di Baviera (1973)

- 

Convenzione del Lussemburgo (1975) riconosce (anche se in Italia la direttiva CEE non

è ancora stata recepita) il brevetto comunitario, con carattere sovranazionale, unitario e

autonomo.

Invenzione non brevettata. Chi non brevetta un’invenzione può sfruttarla in segreto, ma rischia

che qualcun altro lo preceda, attraverso la brevettazione, acquistando il diritto di esclusiva.

Chi ha fatto uso dell’invenzione nella propria azienda, nei 12 mesi anteriori all’altrui domanda,

può continuare a sfruttare l’invenzione stessa nei limiti del preuso. Può anche trasferire tale

facoltà, ma solo insieme all’azienda in cui l’invenzione è utilizzata.

C. I MODELLI INDUSTRIALI

I modelli industriali sono creazioni intellettuali applicate all’industria di minor rilievo rispetto alle

invenzioni industriali. Essi si dividono in:

a) Modelli di utilità: nuovi trovati destinati a conferire particolare funzionalità (efficacia o

comodità di applicaz.) a macchine, strumenti, utensili o oggetti d’uso. Durata brevetto: 10

anni.

b) Modelli ornamentali: nuove idee destinate a migliorare l’estetica (forme, linee o colori) dei

prodotti industriali (es. industrial design). Durata brevetto: 15 anni.

Data la difficoltà di distinguere agevolmente tra i due modelli, il legislatore consente di ottenere

entrambi i brevetti contemporaneamente e di godere di entrambe le protezioni.

Difficile appare distinguere tra invenzioni e modelli di utilità (i cui brevetti non sono cumulabili),

e soprattutto tra modelli ornamentali e opere soggette al diritto d’autore. Per quest’ultimo caso

è applicato dal legislatore un criterio poco chiaro, definito criterio della scindibilità: se la forma

estetica è scindibile dal prodotto stesso, è applicabile il diritto d’autore, in caso contrario si

preferisce utilizzare la disciplina dei brevetti riguardanti i modelli ornamentali.

LA CONCORRENZA

Come base storica è un diritto autonomo da quello commerciale e nasce con vocazione

internazionale con la rivoluzione industriale.

Fissato il principio della libertà di concorrenza ex art 41 COST (la libertà d’iniziativa economica

e privata, ma non si deve porre in contrasto con l’utilità sociale = sorta di confine nell’ambito del

quale si deve svolgere l’attività economico). Nell’arti 41 troviamo anche gli elementi per

connotare il nostro sistema come “ECONOMIA MISTA”.

2 sono le suddivisioni che possiamo fare: La disciplina della concorrenza in senso stretto (concorrenza

sleale e disciplina antitrust) – disciplina a tutela dell’innovazione. NB – entrambe queste aree disciplinari

servono all’obiettivo di mantenere l’economia di mercato. La disciplina della c. in senso stretto mira a

garantire senso liberistico del mkt.

L’iniziativa economica e privata deve esplicarsi nell’ambito delle regole dettate dallo stato, il

legislatore italiano consente limitazioni:

Legali della stessa per fini di utilità sociale e anche la creazione di monopoli legali in

 specifici settori di interesse generale; 32

Negoziali della concorrenza pur subordinandone la validità al rispetto di condizioni che

 non comportano un radicale sacrificio della libertà di iniziativa economica attuale e

futura;

Reprime atti di concorrenza sleale assicurando l’ordinato e corretto svolgimento della

 concorrenza.

LIMITAZIONI LEGALI ALLA LIBERTA’ DI CONCORRENZA

Ai sensi dell’art 2595 c.c. “la concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli

interessi dell’economia nazionale e nei limiti stabiliti dalla legge”.

Quindi la legge pone dei limiti alla libertà di concorrenza in tutti quei casi in cui alla collettività

potrebbe derivare un danno anziché un beneficio.

Anzitutto ci sono delle attività il cui svolgimento è precluso ai privati e che sono riservate allo

stato o ad enti pubblici, come per esempio il monopolio dei tabacchi.

Inoltre lo stato e gli enti pubblici possono concedere ai privati l’esercizio delle attività a loro

riservate.

Vi sono poi delle attività il cui esercizio è subordinato alla concessione di un’autorizzazione

amministrativa, come l’attività bancaria e assicurativa.

Al monopolista legale non si applica la disciplina antitrust.

LIMITAZIONI CONTRATTUALI ALLA LIBERTA’ DI CONCORRENZA

L’art 2596 c.c. prevede che due o più imprenditori possano pattuire reciprocamente

limitazioni alla concorrenza, ma tale patto:

a) deve essere provato per iscritto;

b) è valido e circoscritto a una zona o a una attività determinate;

c) non può eccedere la durata di 5 anni.

Rientrano nell’ambito di applicazione dell’art 2596 i c.d. cartelli cioè gli accordi con i quali 1 o più

imprenditori si obbligano a seguire determinate regole, e le c.d. intese.

Tali accordi, di per se leciti, diventano illeciti quando producono effetti negativi sul meccanismo della

concorrenza.

Il nostro ordinamento adotta il principio della libera concorrenza, in quanto si ritiene che la

concorrenza induca gli imprenditori a migliorare la qualità dei propri prodotti e a diminuire i

prezzi.

La libertà di iniziativa economica sancita dalla costituzione trova il limite nel principio della

libera concorrenza, nel senso che l’ordinamento non vede di buon occhio la costituzione di

monopoli o oligopoli.

NORMATIVA ANTIMONOPOLISTA - La repressione dei fenomeni di monopolio e di oligopolio,

nell’ambito dell’unione europea e all’interno del mercato nazionale, è affidata, rispettivamente,

al Trattato UE e alla c.d. legge antitrust 287/1990 che ha istituito l’Autorità garante della

6

concorrenza e del mercato (che vigila sulla normativa antimonopolistica in generale e irroga

sanzioni e la cui competenza e estesa ora anche al sistema bancario – per quello assicurativo

deve lavorare con l’ISVAP).

La L.287/1990, che disciplina la concorrenza in Italia, è espressamente modellata sulla

disciplina della CE.

Le disposizioni della legge antitrust si applicano alle imprese sia private che pubbliche o a

prevalente partecipazione statale.

Non si applicano alle imprese che per disposizione di legge esercitano gestendo servizi di

interesse economico generale o che operano in regime di monopolio sul mercato.

6 L’art 2 della legge antitrust si apre con la definizione di intese, tali sono:

a) gli accordi tra imprese;

b) le pratiche concordate tra imprese;

c) le deliberazioni tra consorzi, associazioni di imprese e simili.

Trattando l’art 2596 c.c. tali intese sono lecite in se per se; diventano illecite e quindi vengono vietate quando hanno

per oggetto o come effetto quello di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza

all’interno del mercato nazionale. 33

La disciplina italiana ha però carattere residuale per fattispecie locali che non incidono sulla

concorrenza del mkt comunitario per il quale è competente la UE.

3 sono i fenomeni rilevanti per la disciplina antimonopolistica nazionale e comunitaria:

le intese restrittive alla concorrenza

1. l’abuso di posizione dominante

2. le concentrazioni

3.

le intese = “tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazione di imprese e tutte le

pratiche concordate” che possano pregiudicare il commercio tra gli stati membri e che abbiano

per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno

7

del mercato comune o in una sua parte rilevante .

Sono lecite le intese minori che non incidono in modo rilevante sull’assetto concorrenziale del

mkt.

Sono nulle in particolare le intese che hanno come oggetto:

a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita;

b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico e gli

investimenti;

c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;

applicare, nei rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni

d) dissimili così da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza;

Le intese vietate sono nulle a tutti gli effetti x cui chiunque può farne accertare nullità. L’autorità

può concedere esenzioni temporanee (individuali o x categoria di accordi) purché si tratti di

intese che migliorano condizioni di offerta del mkt e beneficio x i consumatori.

Il Trattato CE dichiara incompatibile con il mercato comune e vietato, lo sfruttamento in modo

abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o su

una parte sostanziale di esso.

posizione dominante = Ecezzion fatta x settore comunicazioni di massa, non è vietata

l’acquisizione di una posizione dominante sul mkt, ma lo sfruttamento abusivo di tale posizione

con comportamenti che possono pregiudicare la concorrenza effettiva. In particolare, ad esse è

vietato: imporre prezzi o condizioni contrattuali ingiustificatamente gravosi

 impedire o limitare produzione, sbocchi o accessi al mkt

 applicare condizioni oggettivamente diverse x prestazioni equivalenti (es prezzi ≠ per 1

 stesso prodotto)

Nell’ordinamento nazionale è oggi vietato (L 192/89 e 57/01) anche l’ABUSO DI DIPENDENZA

ECONOMICA = situazione in cui 1 impresa sia in grado di determinare nei rapporti commerciali

con altra impresa, un eccessivo squilibrio diritti e obblighi.

concentrazione quando:

2 o + imprese si fondono dando luogo a un’unica impresa (C. GIURIDICA)

 2 o + imprese pur restando giuridicamente distinte diventano un’unica entità economica

 (C. ECONOMICA) con controllo unitario sull’attività produttiva

2 o + imprese indipendenti costituiscono IMPRESA SOCIETARIA COMUNE.

= risultato economico: ampliamento della quota di mkt detenuta dall’impresa attraverso

operazioni che comportano il n. delle imprese operanti nel settore.

Sono nulle in particolare le intese che hanno come oggetto (in corrispondenza col Trattato CE):

7 34

a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita;

b) limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico e gli

investimenti;

c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;

d) applicare, nei rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni

dissimili così da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza;

L’Autorità antitrust può autorizzare intese o categorie di intese altrimenti vietate, ma che

soddisfano requisiti indicati nell’art. 4 della legge antitrust (c.d. autorizzazione in deroga).

L’art 2 della legge antitrust si chiude con la precisazione che le intese vietate sono nulle ad

ogni effetto.

COMUNICAZIONE PREVENTIVA - Reg. CEE 1989 e L 287/90 = le imprese interessate

devono preventivamente notificare alla Autorità italiana o alla Commissione le operazioni di

concentrazione che per le loro caratteristiche quantitative siano di dimensione comunitaria”.

Dopodiché la Commissione valuta se le operazioni di concentrazione creano o rafforzano una

posizione dominante, da cui risulta che una concorrenza effettiva sia di fatto ostacolata in modo

significativo nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso Le operazioni valutate

negativamente vengono vietate, se gia realizzate, pesanti sanzioni pecuniarie possono

giungere al 10% del fatturato.

LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA:

limitazioni pubblicistiche: la libertà di iniziativa economica privata e la conseguente libertà di

concorrenza sono liberta disposte nell’interesse generale e non possono essere svolte in

contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla dignità

umana (art. 41 2° comma)

Monopoli legali: Sia la COST (art. 41 3° comma) che il CC (2595) consentono che tali libertà

possano essere compresse e limitate dai pubblici poteri es attraverso:

monopoli pubblici in settori predeterminati (energia, o per entrate fiscali)

OBBLIGO DI CONTRARRE DEL MONOPOLISTA - deroga al principio di libertà di contrarre

ex art. 2597:

deve contrarre con chiunque richieda la prestazione e di soddisfare le richieste che

 siano compatibili coni mezzi ordinari di impresa

obbligo di rispettare la parità di trattamento fra i diversi richiedenti

limitazioni convenzionali alla concorrenza: sono accordi restrittivi della concorrenza

possibili sulla base di 3 regole:

1. il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto (x esigenze di

certezza giuridica)

2. il patto è valido solo se circoscritto a 1 determinato ambito territoriale o un

determinato tipo di attività (per non precludere ad un soggetto lo svolgimento di

attività professionale)

3. durata massima di 5 anni

Sono norme x tutelare i soggetti che assumono convenzionalmente l’obbligo di non

concorrenza (non x libertà di mkt). Le clausole limitative della concorrenza devono però

ritenersi vietate quando ricadono nel divieto di intese anticoncorrenziali o di abuso di posizione

dominante ex L287/90 (es. cartelli di zona ove le imprese si ripartiscono zone di distribuzione)

35

CONCORRENZA SLEALE

Il codice civile detta una disciplina in merito alla repressione della concorrenza sleale agli art

2598-2601 c.c.

E’ atto di concorrenza sleale ogni atto idoneo a creare confusione coni prodotti e con l’attività

del concorrente 2598.

Le norme sulla concorrenza sleale servono a tutelare NON il consumatore bensì a tutelare gli

imprenditori da atti scorretti utilizzati da altri imprenditori per affermarsi sul mercato.

Queste norme costituiscono un ulteriore limite alla libertà di concorrenza.

L’art 2598 precisa subito “sono fatte salve le disposizioni che riguardano la tutela dei segni

distintivi e dei diritti di brevetto”.

Ciò perché la disciplina della concorrenza sleale e le discipline dei segni distintivi sono

intimamente collegate dal punto di vista pratico (esempio: la violazione di un brevetto non viene

mai in considerazione solo dal punto di vista della contraffazione di brevetto ma anche dal

punto di vista della scorrettezza concorrenziale).

Il legislatore individua espressamente 2 tipologie di pratiche:

CONCORRENZA PER CONFUSIONE - atti che possono determinare una confusione tra

1. le attività di due o più imprese (concorrenza per confusione) come:

a) usare nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi e i segni

distintivi legittimamente usati da altri;

b) compiere con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e le

attività di un concorrente.

Nb: l’imitazione di prodotti altrui non è vietata in se per se, ma è vietata solo se è idonea a

creare confusione.

IMITAZIONE SERVILE DEI PRODOTTI DI UN CONCORRENTE;

2. concorrenza per denigrazione e appropriazione pregi - art 2598 n°2 - tutti gli

 atti con cui un imprenditore mira a determinare un discredito ovvero ad

appropriarsi dei pregi dell’attività o dei prodotti di un concorrente.

Pubblicità iperbolica – idea che il prodotto sia il solo a possedere certe qualità

 negati a prodotti concorrenti (es il caffè x è l’unico che non fa male al cuore)

In passato era considerata illecita anche la pubblicità comparativa la quale consiste nel

raffronto del proprio prodotto con quello di un concorrente, con una valutazione positiva del

primo ed una valutazione negativa del secondo.

Attualmente però la pubblicità comparativa è ammessa entro i limiti imposti dal dlgs 145/07 di

derivazione comunitaria.

L’art 2598 chiude l’elencazione degli atti di concorrenza sleale affermando che è tale ogni altro

mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui

azienda. Es:

c.d. storno di dipendenti (cioè convincere i dipendenti chiave di un’altra azienda a

 passare alle proprie dipendenze con l’unico scopo di indebolire il concorrente).

Dumping (sistematica vendita sottocosto)

 36

I CONSORZI FRA IMPRENDITORI

Consorzio = contratto con cui più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la

disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese (ART. 2602).

Ricomprende 2 distinti fenomeni:

c. anticoncorrenziale c. di coordinamento

Ha lo scopo di svolgere determinate fasi delle

Ha lo scopo di disciplinare limitandola la rispettive impresi, ridicendo i costi di gestione

reciproca concorrenza fra imprenditori che delle singole imprese consorziate.

svolgono la stessa attività. Sono controllati Favoriscono la sopravvivenza delle piccole e

per evitare monopoli. medie imprese.

Consorzi con attività:

interna esterna

Le parti prevedono l’istituzione di un ufficio

Regolano rapporti reciproci tra i consorziati e comune destinato a svolgere attività con i

accertano il rispetto di quanto convenuto. terzi nell’interesse delle imprese consorziate.

Il contratto di consorzio = può essere stipulato solo tra imprenditori e per iscritto a pena di

nullità. Deve contenere la determinazione dell’oggetto del consorzio, degli obblighi assunti dai

consorziali. La durata è liberamente fissata o se tacita si intende di 10 anni.

È un contratto aperto e può sciogliersi per recesso (volontariamente) o per esclusione

(decisione altrui). È prevista la presenza di un’assemblea e di un organo direttivo.

Consorzi con attività esterna = per essi è previsto un regime di pubblicità legale e nel

contratto devono figurare le persone a cui è attribuita la presidenza, la direzione e la

rappresentanza del consorzio. È prevista la formazione di un fondo consortile che costituisce

patrimonio autonomo rispetto a quello dei consorziali.

Società Consorzio

Le società lucrative (società di persone Produce beni e servizi necessari alle imprese

e società di capitali) hanno come fine consorziate e destinati ad essere assorbiti

tipico quello di produrre utili da dalle stesse senza il conseguimento di utili

distribuire fra i soci. da parte del consorzio. Lo scopo dei singoli

consorziati è solo quello di conseguire un

vantaggio patrimoniale diretto come minori

costi (es acquisto materie prime) o maggiori

ricavi (centro vendite in comune)

Lo scopo consortile è affine allo scopo mutualistico delle società cooperative. ≠ specifico e

tipico e il vantaggio mutualistico perseguito: costi e ricavi

IL GRUPPO EUROPEO DI INTERESSE ECONOMICO (G.E.I.E.) = è un istituto giuridico

predisposto dalla Comunità europea per favorire la cooperazione fra imprese appartenenti a

diversi Stati membri, così rimuovendo gli ostacoli frapposti dalla diversità delle singole

legislazioni nazionali.

Parti = solo persone fisiche o giuridiche che svolgono attività economica, non solo imprenditori.

Il G.E.I.E. è privo di personalità giuridica. Il contatto costitutivo deve essere redatto per iscritto.

È soggetto a pubblicità legale.

Sono previsti 2 organi: l’assemblea & un organo amministrativo.

La gestione del G.E.I.E. è affidata a uno o più amministratori. 37

Delle obbligazioni assunte rispondono solidalmente e illimitatamente tutti i membri del gruppo,

oltre a questo col proprio patrimonio. Come ogni imprenditore commerciale, è esposto al

fallimento in caso di insolvenza.

LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE DI IMPRESE - dette anche joint ventures, sono forme di

cooperazione temporanea ed occasionale fra imprese poste in essere per realizzare

congiuntamente un’opera o un affare complesso.

Si tratta di grandi opere pubbliche o private, che superano le capacità operative della singola

impresa ma che, nel contempo, presentano caratteristiche tali da consentire il concorso di più

imprese. 38

LE SOCIETÀ (ART. 2247)

Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in

comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

Le società sono enti associativi che si caratterizzano per la contemporanea presenza di 3

elementi:

1. i conferimenti dei soci

2. l’esercizio in comune di un’attività economica

3. lo scopo di divisione degli utili

1. Conferimenti patrimonio sociale & capitale sociale

Conferimenti = sono le prestazioni cui le parti del contratto di società si obbligano. Essi

costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società. I

conferimenti possono essere costituiti da beni e servizi: può costituire oggetto di

conferimento ogni entità suscettibile di valutazione economica che le parti ritengono utile

per lo svolgimento dell’attività di impresa.

= con la costituzione della società, il socio assume l’obbligo di effettuare i

conferimenti determinati nel contratto sociale.

Se i conferimenti non sono determinati si presume che i soci siano obbligati a conferire in

parti uguali tra loro, quanto è necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale.

Conferimento di beni in proprietà = la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi

sono regolati dalle norme sulla vendita. Sul socio grava il rischio del perimento per caso fortuito

della cosa conferita fin quando la proprietà non sia passata alla società.

Conferimento di beni di godimento = il rischio resta a carico del socio che le ha conferite. Il

bene resta di sua proprietà, la società ne può godere ma non disporne.

Conferimento di crediti = il socio che conferisce crediti risponde nei confronti della società

dell’insolvenza del debitore ceduto nei limiti del conferimento.

Il socio d’opera = non è un lavoratore subordinato, ma si obbliga a prestare la propria attività

lavorativa a favore della società. Il suo compenso è rappresentato dalla partecipazione ai

guadagni della società.

I conferimenti dei soci formano il patrimonio iniziale della società che diventa proprietario dei

beni conferiti.

=> Per la S.N.C. è prescritto che l’atto costitutivo indichi non solo i conferimenti dei soci, ma

anche il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione. L’ART. 2303 vieta la ripartizione fra i

soci di utili non realmente conseguiti (utili fittizi). L’ART. 2306 vieta agli amministratori di

rimborsare ai soci i conferimenti eseguiti in assenza di una deliberazione di riduzione di

capitale.

Patrimonio sociale = è il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla

società. Inizialmente è costituito dai conferimenti dei soci, poi subisce continue variazioni

qualitative e quantitative in relazione alle vicende economiche della società. La consistenza del

patrimonio è accertata periodicamente attraverso la redazione del bilancio di esercizio.

Il patrimonio sociale costituisce la:

1 Garanzia principale: se per le obbligazioni rispondono anche i soci;

2 Garanzia esclusiva: se risponde solo la società col suo patrimonio;

Capitale sociale = è una cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti quale risulta

dall’atto costitutivo della società. Rimane immutato fin quando non se ne decide l’aumento o la

riduzione. Svolge 2 funzioni:

a) Funzione vincolistica = indica la frazione del patrimonio netto non distribuibile fra i soci e

perciò assoggettata a un vincolo di stabile destinazione. 39

b) Funzione organizzativa = in tutte le società è termine di riferimento per accertare

periodicamente se la società ha conseguito utili o subito perdite.

2. Esercizio in comune di attività economica

Tale attività deve essere predeterminata nell’atto costitutivo della società ed è modificabile nel

corso della vita della stessa solo con l’osservanza delle norme. L’oggetto sociale deve

consistere nello svolgimento di un’attività produttiva, cioè a contenuto patrimoniale, condotta

con metodo economico; in sintesi una attività di impresa. Sono vietate le società di mero

godimento.

Società fra professionisti = L’attività dei professionisti intellettuali è attività economica ma non è

legislativamente considerata attività di impresa. Unica eccezione è la società tra avvocati,

iscritta in una sezione speciale del registro delle imprese e non è soggetta a fallimento.

3. La divisione degli utili

Una società può essere costituita per svolgere attività d’impresa con terzi allo scopo di

 conseguire utili (lucro oggettivo) destinati ad essere successivamente divisi fra i soci

(lucro soggettivo) => scopo lucrativo.

Esistono anche le società cooperative che per legge devono fornire direttamente ai soci

 beni, servizi e occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle che i soci stessi

otterrebbero sul mercato => scopo mutualistico.

Inoltre tutti i tipi di società tranne la società semplice, possono essere utilizzati anche

 per realizzare uno scopo economico dei soci, consistente in un vantaggio economico

per gli imprenditori consorziati => scopo consortile.

I tipi di società

Società di capitali (s.p.a./s.a.p.a./s.r.l.) Società di persone (s.s./s.n.c./s.a.s.)

E’ prevista un’organizzazione di tipo Non è prevista un’organizzazione basata

 

corporativo, basata sulla presenza di sulla presenza di una pluralità di organi

una pluralità di organi (assemblea, L’attività della società si fonda su un

amministratori e collegio sindacale). modello organizzativo che riconosce ad ogni

socio a responsabilità illimitata il potere di

Il funzionamento degli organi è

 amministrare la società e richiede il consenso

dominato dal principio maggioritario. di tutti i soci per ∆ l’atto costitutivo.

Il singolo socio in quanto tale non ha

 Il socio a responsabilità illimitata è

alcun potere diretto di amministrazione investito del potere di amministrazione e

e controllo. Può solo col suo voto rappresentanza della società

concorrere alla designazione dei indipendentemente dal capitale conferito.

membri dell’organo di controllo e

amministrativo.

Società con personalità giuridica Società senza personalità giuridica

Differenze:

a. Organizzazione interna

Nelle società di persone = non esiste una vera e propria organizzazione e i poteri di

gestione e deliberazione sono svolti dagli amministratori.

Nelle società di capitali = l’org.ne interna è fondata sulla ripartizioni delle competenza fra

assemblea dei soci, amministratori e collegio sindacale

b. Diverso regime di responsabilità per le obbligazioni sociali

società di persone = illimitata con vincolo di solidarietà fra i soci

società di capitali = limitata alla quota conferita nella società 40

società di persone = autonomia patrimoniale imperfetta

società di capitali = autonomia patrimoniale perfetta x cui delle obbligazioni sociali

risponde solo il patrimonio della società, con esenzione di

responsabilità x quello personale dei soci.

Diversa misura del potere del socio - che può incidere con la propria opera sulla

c. gestione della società

nella società di persone = il socio è il naturale amministratore della società

nella società di capitali = il potere di amministrazione è svincolato dalla qualità di socio;

il socio può solo contribuire a scegliere con il suo voto gli

amministratori.

d. Funzionamento

Nelle società di persone = il contratto, pur facendo salva una diversa pattuizione, può

essere ∆ solo con il consenso di tutti i soci.

Nelle società di capitali = è assicurato dal metodo collegiale - principio maggioritario

(anche x le ∆ dell’atto costitutivo) o unanimità

e. Circolazione delle partecipazioni sociali

Nelle società di persone = vale la regola generale sulla cessione dei contratti, per la

circolazione inter vivos, e vi è una deroga all’ordinario

regime successorio per il trasferimento

Nelle società di capitali = non si discosta dall’ordinario regime di circolazione dei beni

(mortis causa, inter vivos)

Le società di capitali e le società cooperative sono persone giuridiche: la personalità giuridica è

negata alle società di persone, che però godono di autonomia patrimoniale.

Per costituzione della società ci si riferisce essenzialmente al contratto, detto atto costitutivo,

mediante il quale si da vita alla società.

A seconda del modello societario prescelto sono previste diverse formalità che sono

specificamente descritte all’interno dei singoli modelli societari descritti.

Qualora più persone attuino comportamenti ricollegabili a quelli di soci, pur difettando un atto o

una manifestazione di volontà formalizzata, tali rapporti vengono qualificati come società di

fatto.

Tale fattispecie è, però, configurabile esclusivamente nell’ambito delle società di persone e,

qualora l’attività non sia di carattere commerciale si applicherà a tali rapporti la disciplina

dettata per la società semplice, diversamente le norme richiamate saranno quelle della società

in nome collettivo. SOCIETÀ DI PERSONE :

autonomia patrimoniale – è un tratto comune a tutte le società di persone, quale che sia il

proprio tipo, ha un patrimonio distinto e separato da quello personale di ciascuno dei soci.

Si tratta peraltro di autonomia patrimoniale imperfetta. Poteri dei creditori:

1. se il patrimonio sociale non è sufficiente a soddisfare le pretese dei creditori,

rispondono i singoli soci con i loro beni passati o futuri 2740

2. tale separazione non è uniforme dovendosi distinguere un regime attenuato x la ss e

uno + rigoroso x sas e snc.

1 creditori particolari del socio finché dura la società non possono aggredire il

3. patrimonio sociale per soddisfarsi art 2270. Il creditore sociale non può far valere i suoi

diritti direttamente nei confronti del socio illimitatamente responsabile (esso x evitare

l’azione sul proprio patrimonio potrà invocare la preventiva escussione indicando si

quali beni il ceditore può soddisfarsi 2268). Particolare il caso della sas: gli

accomandatari rispondono in solido e illimitatamente x i debiti sociali, gli accomandanti

hanno responsabilità limitata a quanto conferito. 41

4. poteri dei creditori personali del socio – ciascuno di essi pur non potendo soddisfarsi sul

patrimonio sociale, in presenza di determinare condizioni ex 2270, può ottenere la

liquidazione della quota del proprio debitore, qualora gli altri beni di qust’ultimo non

siano sufficienti a soddisfare il suo credito.

5. poteri dei creditori sociali – non possono aggredire direttamente il patrimonio dei soci

illimitatamente responsabili ma devono preventivamente tentare di far valere i propri

diritti sul patrimonio della società (2268 e 2304) – i soci rispondono illimitatamente con

tutto il patrimonio x le obbligazioni sociali ma in via sussidiaria rispetto alla società

La società di persone non ha personalità giuridica (riconosciuta alle società di k e alle

cooperative) e dunque lo stato di soggetto di diritto formalmente distinto dai suoi soci. Si parla

piuttosto di soggettività giuridica delle società di persone dalla quale consegue:

le obbligazioni della società non sono obbligazioni personali dei soci

 x il pagamento dei debiti sociali, il socio non è responsabile x debito proprio ma x

 debito altrui, cosicché in caso di pagamento egli avrà diritto di regresso verso la società

x l’intero importo da lui pagato

i beni sociali non sono beni in comproprietà dei soci, bensì beni di proprietà della

 società

imprenditore non è il gruppo dei soci ma la società (i soci sono responsabili in solido x

 tutte le obbligazioni).

Responsabilità dei soci x debiti della società:

ex 2267 – I soci sono responsabili in solido x tutte le obbligazioni ma i creditori prima di

 poter aggredire il patrimonio dei soci dovranno cercare di soddisfarsi sul patrimonio

sociale

nei limiti del divieto del patto leonino, i soci sono liberi di stabilire il grado di

 partecipazione di ognuno di essi alle perdite

≠ responsabilità dei soci x le obbligazioni sociali x cui (ex dlgs 155/2006) è prevista

deroga: quando l’impresa è dotata di un patrimonio netto superiore a 20.000,00 euro. Dal

momento dell’iscrizione risponde solo la società con il suo patrimonio. Qualora però il

patrimonio diminuisca di oltre 1/3 al di sotto del limite dei 20.000,00 euro, delle obbligazioni

assunte rispondono personalmente e solidalmente anche coloro che hanno agito in nome e x

conto della società.

≠ responsabilità dei soci per garanzie personali prestate a terzi x talune obbligazioni

sociali – stipulata con un terzo al di furori del rapporto sociale, andrà ad aggiungersi alla

responsabilità dei soci x le obbligazioni sociali

BENEFICIO PREVENTIVA ESCUSSIONE

Nella S.S e nella S IRREGOLARE i soci sono responsabili in solido tra loro (responsabilità

solidale ed illimitata è di tutti i soci), ma solo in via

sussidiaria rispetto alla società, perchè i creditori sociali

debbono prima tentare di soddisfarsi sul patrimonio sociale

per poter aggredire il patrimonio personale dei singoli

8

soci . Il BPE opera in via d’eccezione: il creditore può

rivolgersi direttamente al socio illimitatamente

responsabile e questi deve invocare il beneficio di

escussione indicando i beni sui quali il creditore possa

agevolmente soddisfarsi (art.2268).

Il socio dovrà pagare se non proverà che nel patrimonio

sociale esistono beni sufficienti e, soprattutto, prontamente

ed agevolmente aggredibili.

Nella SNC e SAS (x la sola il beneficio opera automaticamente senza imporre ai soci

8 Cmq per quanto riguarda le società di persone non vi è l'automaticità nel senso che devono essere i soci ad

indicare quali sono i beni sociali su cui soddisfarsi prima di intaccare i propri beni, ciò non avviene nelle società di

capitali nelle quali c'è l'obbligo dei creditori di avvalersi prima obbligatoriamente sul patrimonio sociale. 42

categoria dei soci accomandatari un obbligo di cooperazione con il creditore sociale x

o dei soci accomandanti che evitare l’aggressione diretta del proprio k.

hanno perso il beneficio della X pretendere il pagamento dai singoli soci, il creditore

resp. limitata, altrimenti questi deve:

ultimi rispondono solo - escutere il patrimonio sociale;

limitatamente alla quota conferita) - richiedere il pagamento alla società o ottenere

sentenza di condanna verso la stessa;

- esperire infruttuosamente l’azione esecutiva sul

patrimonio sociale.

Dato che i soci sono obbligati solidalmente tra loro, il

creditore può richiedere il pagamento integrale del proprio

credito a ciascuno di essi.

Società = Prototipo normativo società di persone, è soggetta all’iscrizione presso la

semplice sezione speciale del registro delle imprese, con il valore di mera pubblicità

notizia (sole se agricola assume funzione dichiarativa di pubblicità legale) oltre

alla funzione di certificazione anagrafica, ma non è soggetta al fallimento (es.

svolgimento di attività agricole o professionali di modeste dimensioni).

Può esercitare solo attività NON commerciale e si applica ove non risulti che le

parti abbiano scelto altro tipo di società

Caratteristiche proprie:

1. solo x attività non commerciali

2. Ma solo attività agricole e esercizio in forma associata attività libero-

professionale

TUTELA DEL CREDITORE PERSONALE – può chiedere la liquidazione della

quota del proprio debitore se prova che gli altri beni del debitore sono

insufficienti a soddisfare i suoi crediti.

Società in = può essere utilizzata per l’esercizio di attività sia commerciale che non

nome commerciale. È soggetta all’iscrizione nel registro delle imprese con effetti di

collettivo pubblicità legale con efficacia dichiarativa. Come x la SAS, finché l’iscrizione

non è avvenuta non c’è opponibilità ai terzi a meno che non si provi l’effettiva

conoscenza di questi. Tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per

le obbligazioni sociali.

CARATTERE FONDAMENTALE – è la responsabilità solidale è illimitata, dei

patrimoni personali, oltre il patrimonio sociale, che vincola inderogabilmente

tutti i soci verso i terzi per le obbligazioni sociali

Assenza dei limiti dell’attività esercitabile

-

AUTONOMIA PATRIMONIALE + ACCENTUATA:

PREVENTIVA ESCUSSIONE – ex art 2304 i creditori sociali non

 possono pretendere il pagamento dei debiti sociali dei soci se non dopo

l’infruttuosa escussione del patrimonio sociale e solo in caso di

insufficienza può agire sui beni personali del socio

o anche in mancanza di tale esperimento qualora sussistano

- circostanze oggettive tali da rendere certo l‘insuccesso di qualunque

tentativo di escussione del patrimonio sociale.

RESPONSABILITA’ SOLIDALE E ILLIMITATA – fallisce la società e

 fallisce il socio.

Società in accomandita semplice (ART. 2313-2324) = sono presenti 2 categorie di soci. Gli

accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e gli

accomandanti, che rispondono limitatamente alla quota conferita. 43

accomandatari = soci che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni

1. sociali; solo ad essi compete l’amministrazione della società.

2. accomandanti che rispondono solo limitatamente alla quota conferita ma sono del tutto

esclusi dall’amministrazione

L’Atto costitutivo dovrà indicare quali sono i soci accomandatari e quali gli accomandanti.

Esso è soggetto a iscrizione nel registro delle imprese, pena solo l’irregolarità della società.

La ragione sociale nella S.A.S. deve essere formata col nome di almeno uno dei soci

accomandatari e con l’indicazione del tipo sociale.

L’accomandita semplice è il solo tipo di società di persone che consente l’esercizio in comune

di un’impresa commerciale con limitazione del rischio e non esposizione al fallimento personale

per alcuni soci (accomandanti)

I soci accomandanti & l’amministrazione = gli accomandanti non possono compiere atti di

amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di

procura speciale per singoli affari (divieto di immistione).

Amministrazione interna Amministrazione esterna

L’accomandante è privo di ogni potere L’accomandante può trattare & concludere affari in

decisionale autonomo nome della società grazie a una procura speciale.

L’accomandante che ha violato il divieto di immistione è esposto a grave sanzione patrimoniale

e per volere dei soci, all’esclusione dalla società. I soci accomandanti hanno il diritto di

concorrere alla nomina e revoca degli amministratori, se designati con atto separato.

Poi possono:

1) trattare affari in nome della società solo in forza di una procura speciale per singoli affari.

2) prestare la loro opera all’interno della società solo sotto la direzione degli amministratori.

3) se l’atto costitutivo lo consente possono dove autorizzazioni e pareri a determinate

operazioni.

Trasferimento della partecipazione sociale:

Accomandatari = Restano le regole Accomandanti = La loro quota è liberamente

previste per la S.N.C. Se l’atto costitutivo trasferibile per causa di morte per il

non dispone ≠ il trasferimento per atto tra trasferimento per atto fra vivi è necessario il

vivi della loro quota può avvenire solo col consenso dei socie che rappresentano l

consenso i tutti gli altri soci. E per la maggioranza del capitale sociale.

trasmissione per causa di morte occorre

anche il consenso degli eredi.

Scioglimento della società = La società si scioglie oltre che per le cause previste per la

S.N.C., quando rimangono solo i soci accomandatari o accomandanti, se nel termine di 6 mesi

non si stato sostituito il socio mancante. Se mancano gli accomandatari, gli accomandati

devono nominare un amministratore provvisorio, che può compiere solo atti di ordinaria

amministrazione.

Società in accomandita irregolare = Quella società il cui atto costitutivo non è stato iscritto

nel registro delle imprese. Resta ferma la distinzione tra soci accomandatari e accomandanti.

PREVENTIVA ESCUSSIONE - Come x la sas ma solo x i soci accomandatari (o

eccezionalmente accomandanti che abbiano perso il beneficio della responsabilità limitata).

Gli accomandanti rispondono solo della quota conferita

-

Il patrimonio della società è insensibile alle obbligazione personali dei soci ed è intangibile dai

creditori; il creditore personale del socio non può in alcun caso aggredire direttamente il

patrimonio sociale. Non può neanche compensare il suo credito verso il socio col debito che

eventualmente ha verso la società. 44

Il nuovo socio che entra a far parte di 1 società esistente sarà illimitatamente responsabile

assieme agli altri soci x tutte le obbligazioni sociali, comprese anche quelle anteriori all’acquisto

della qualità di socio 2500sexies.

Il socio uscente non sarà + responsabile x le obbligazioni sociali sorte successivamente allo

scioglimento purché tuttavia tale circostanza sia portata a conoscenza dei terzi (raccomandata

x la ss pubblicità legale x le altre). Dall’iscrizione dello scioglimento nel registro delle imprese

decorre inoltre il termine di 1 anno entro cui il socio uscente può essere dichiarato fallito in

seguito del fallimento della società.

Lo scioglimento del rapporto sociale per morte, recesso o esclusione, non fa venir meno la

responsabilità personale del socio per le obbligazioni sociali anteriori al verificarsi di tale eventi.

Il creditore personale può:

a. far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio debitore;

compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della quota del

b. suo debitore; deve però provare che gli altri beni del debitore sono insufficienti a

soddisfare i suoi crediti

c. solo x la SS ha il potere di chiedere la liquidazione della quota del debitore a condizione

che gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti.

- S.S. = la responsabilità personale di tutti i soci non è principio inderogabile. La

responsabilità dei soci non rappresentanti può essere limitata o esclusa da un patto

sociale (responsabilità derogabile).

- S.N.C. = la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci è inderogabile (responsabilità

inderogabile).

LA DISCIPLINA DEI CONFERIMENTI NELLA SOCIETÀ DI PERSONE è assoggettata a un

minor rigore rispetto quella delle società di k. La ragione di questa minor cautela è da attribuirsi

alla circostanza che il regime di responsabilità illimitata dei soci rende meno rilevante nella

società di persone il ruolo del k sociale e, dunque, l’esigenza di una normativa rigorosa a tutela

della sua integrità.

Non vi è una necessità di determinazione pattizia del conferimento dovuto da ciascun singolo

socio, tuttavia con riferimento all’art 2253 se i conferimenti non sono determinati, si presume

che i soci siano obbligati a conferire, IN PARTI UGUALI tra loro, quanto necessario per il

perseguimento dell’oggetto sociale. La norma non precisa il momento x determinare

l’ammontare necessario, ma si ritiene possa farsi risalire al momento della stipula del contratto

sociale.

Quanto alla tipologia dei beni conferibili - non vi sono limitazioni a tutela dei creditori come

nella società di k, ne consegue che in linea di principio può essere oggetto di conferimento

qualunque entità suscettibile di valutazione economica che le parti ritengono utile o necessaria

allo svolgimento dell’attività d’impresa. Oggetto dei conferimenti oltre che il denaro, possono

essere beni in natura, crediti, attività lavorativa sia manuale che intellettuale, ecc..

Il conferimento in denaro non presenta problemi, il socio può versare in tutto o in parte la

somma ovvero impegnarsi al versamento in un momento successivo.

Nel caso di beni in natura occorre distinguere tra proprietà o in godimento (x cui la società

acquisirà la disponibilità del bene con le garanzie previste x la locazione).

X le prestazioni d’opera non c’è normativa di riferimento ma x sas e snc deve essere previsto

nell’atto costitutivo.

In sintesi:

I conferimenti contribuiscono a formare il patrimonio effettivo della società,

- rappresentato nell’attivo dello stato patrimoniale;

Disciplina del K sociale – non prevista x la SS, - x snc e sas ex 2295 si accerta l’ammontare

del k sociale tramite l’atto costitutivo.

La natura della partecipazione sociale nella società di persone risente della rilevanza giuridica

della persona del socio. 45

≠ società di k

= SRL – la partecipazione in 1 società di persone non è incorporata in documenti e si

caratterizza x il fatto di modellarsi attorno alla figura del socio. La sua misura varia in ragione

dell’entità del conferimento eseguito dal socio.

I diritti del socio non sono necessariamente rapportati alla partecipazione 2264.

La partecipazione si acquista x effetto:

1. dell’adesione al contratto sociale in sede di costituzione

2. dell’adesione in sede di 1 successivo aumento del k con nuovi conferimenti effettuati da

terzi

3. dall’acquisto inter vivos di una quota di partecipazione in 1 società già esistente

4. da successione mortis causa

Dal 2003 è possibile la partecipazione di una società di k in una società di persone ex 2361.

A riguardo è stata a lungo dibattuta la questione del cumulo di “amministrare” con il beneficio

della responsabilità limitata, ma ora ciò è espressamente previsto con riferimento alla SRL x la

quale l’atto costitutivo può riconoscere il potere di amministrare ai soci, anche individualmente

e disgiuntamente fra loro, consentendo così di cumulare un potere di amministrazione con la

resp. limitata che caratterizza la società di k.

Meno problematica è l’ammissibilità della partecipazione di società di persone in società di

persone anche se questa può alterare il regime di resp. dei soci della partecipante. Il creditore

sociale della partecipata potrà aggredire il patrimonio personale dei soci della partecipante solo

dopo aver infruttuosamente tentato di escutere tanto il patrimonio della partecipata che della

partecipante.

Diritti e obblighi dei soci

Lo status di socio si acquista x il fatto di aver concorso con la propria volontà alla costituzione

della società. X effetto di tale acquisto, il socio diviene titolare di diritti e obblighi espressamente

previsti dalla legge:

Diritti patrimoniali 1. Diritto agli utili

2. diritto alla liquidazione della propria quota nel caso di

scioglimento del rapporto sociale limitatamente al singolo

socio

3. diritto alla quota di liquidazione comprensiva dei conferimenti

e della ripartizione dell’eventuale residuo attivo della società

(la mera approvazione del bilancio di esercizio, dal quale

emerga un utile, è qui condizione sufficiente x legittimare

ciascun socio a pretendere la distribuzione della sua parte di

tale utile. Riguardo alle perdite invece finche il socio non

ottiene la liquidazione della quota decurtata dalle perdite o in

caso di scioglimento il liquidatore non chiede ai soci di versare

quanto necessario x i creditori, le perdite non costituiscono

obbligo immediato. Il loro unico effetto è quello di impedire la

distribuzione degli utili finché le perdite non siano ripianate o il

k ridotto in proporzione.

vd compendio

Diritti amministrativi 1. diritto di esprimere consenso

2. diritto di controllo x i soci che non partecipano

all’amministrazione

3. diritto di avere comunicazione e in caso contestare il bilancio

di esercizio nella SNC e SAS

4. diritto di promuovere, anche individualmente l’azione di

responsabilità nei confronti dei soci amministratori

5. diritto di chiedere giudizialmente x giusta causa la revoca

dell’amministratore

6. diritto di recesso 46

obblighi 1. obbligo di collaborazione verso la società che discende dall’

applicazione del principio di correttezza e buona fede

2. obbligo del conferimento (che riguardo l’ammontare può

essere determinato nel contratto sociale)

3. obbligo di pagare i creditori sociali

x accomandatari di SAS e SNC – obbligo di non concorrenza

4. e di non partecipare come socio illimitatamente responsabile

in altra società concorrente (X 5 anni)I

Le decisioni dei soci:

se ∆ il contratto sociale o cmq incidono sulle fondamenta organizzative della

 società = occorre il consenso di tutti i soci (salvo l’atto costitutivo disponga

diversamente e x trasformazione, fusione e scissione).

Se ineriscono l’amministrazione della società (trovando fondamento nel potere

 di amministrazione inteso come potere di decidere la gestione dell’impresa) non

sono soggette a particolari obblighi. Le decisioni sono rimesse direttamente ai

soci che possono decidere anche disgiuntamente 2257.

Esigenze di rapidità e flessibilità del processo decisorio nella società di persone

 fa si che sia superfluo un organo collegiale o un procedimento assembleare x la

formazione delle decisioni dei soci, magari prevedendo una consultazione

individuale.

Nulla esclude i soci sia con il contratto sociale che informalmente possano

 prevedere un procedimento assembleare.

Potere di rappresentanza Potere di amministrazione

Potere di agire nei confronti dei terzi in Potere di gestire la società nell’ambito dei

nome della società dando luogo doveri previsti dalla legge e dall’atto

all’acquisto di diritti e doveri da parte costitutivo, decidere il compimento degli atti

della stessa. utili al conseguimento dell’oggetto sociale.

Amministrazione = È l’attività di gestione dell’impresa sociale; il potere di amministrare è il

potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale.

Soci amministratori = “Ogni socio illimitatamente responsabile è amministratore della

società”.

Amministrazione disgiuntiva Amministrazione congiuntiva

Quando l’amministrazione della società spetta a più Deve essere espressamente

soci, ciascun socio può intraprendere da solo tutte le convenuta nell’atto costitutivo, con

operazioni che rientrano nell’oggetto sociale, senza essa è necessario il consenso di tutti

informare gli altri soci 2257. i soci amministratori per il

compimento delle operazioni sociali.

Diritto di opposizione – da parte degli altri soci

 Il contratto sociale potrà cmq

amministratori dissenzienti. Questo blocca l’iniziativa prevedere la maggioranza calcolata

del singolo amministratore e rimette ogni decisione in base alle quote di partecipazione

alla maggioranza dei soci determinata, non x teste, ma agli utili invece dell’unanimità.

secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili

(2257)

I due sistemi possono essere combinati, es l’atto costitutivo può riservare l’amministrazione

solo ad alcuni soci (che possono essere nominati anche con atto separato) o a terzi.

A prescindere dal sistema adottato l’atto costitutivo (come x la SRL) può prevedere di deferire a

uno o + terzi la risoluzione dei contrasti inerenti le decisioni da adottare nella gestione della

società.

Rappresentanza – in assenza di pattuizioni diverse nel contratto sociale, il modello legale

47

stabilisce perfetta corrispondenza tra potere di amministrazione e rappresentanza. Ex 2266 il

potere di agire in nome e x conto della società spetta a ciascun socio amministratore che potrà

esercitarlo congiuntamente o disgiuntamente con gli altri. Il contratto può riservare il p. di

rappresentanza solo ad alcuni soci o limitato richiedendo ad es. la firma di tutti i soci x

particolari operazioni es. compravendita immobili.

L’amministrazione della società spetta a ciascun socio illimitatamente responsabile. Tuttavia il

contratto sociale può riservare il potere di gestione solo ad alcuni soci (riserva possibile anche

all’interno della categoria soci accomandatari della SAS).

Soci amministratori Soci non amministratori Amministratori non soci

↓ ↓ ↓

Compie gli atti di ordinaria e X contratto sociale pur Tranne che nella SAS e

straordinaria amm.ne che continuando ad essere società fra avvocati.

rientrano nell’oggetto sociale illimitatamente responsabili x le La giurisprudenza tende a

senza essere tenuto a seguire obbligazioni sociali sono considerare a tutti gli effetti

istruzioni o ottemperare coinvolti limitatamente come socio di fatto colui che si

particolari obblighi di nell’attività sociale. comporti come tale agli occhi di

informazione. Se non diversamente pattuito: tersi (socio apparente)

Ex lege e eventualmente dal Non possono far pervenire Meno problemi se

contratto sociale, ha il dovere collettivamente agli l’amministratore è

generale di: amministratori indicazioni in persona giuridica la

merito alla gestione

Gestire la società con la quale eserciterà la

 Hanno però poteri

diligenza del mandatario propria attività di

individuali di informazione e amministratore

Regolare tenuta delle

 controllo : attraverso il suo

scritture contabili e di avere dagli rappresentante legale.

pubblicità legale. amministratori notizie

La violazione può comportare dello svolgimento degli

sanzioni amm.ve e penali e affari sociali;

costituire giusta causa x la

revoca del socio dalla carica di di consultare i

amministratore 2259. documenti relativi

all’amministrazione e

tutte le scritture

contabili;

di ottenere il rendiconto

 al termine di ogni anno.

Compendio pag 63.

Revoca:

1 dell’amministratore nominato nell’atto costitutivo: deve essere decisa all’unanimità e per

giusta causa.

2 Dell’amministratore nominato con atto separato: è revocabile secondo le norme sul

mandato. VICENDE DELLA SOCIETÀ DI PERSONE

Costituzione – avviene con la stipula di contratto con la quale 2 o + persone conferiscono beni

o servizi per l’esercizio comune di un’attività economica.

Non è prescritta in via di principio l’adozione di particolari forme. Anzi, si tratta di un contratto

non formale che può essere concluso anche x fatti concludenti.

Si applica la disciplina per la SNC irregolare e della SS a seconda della natura commerciale o

meno.

Ex 2295, l’atto costitutivo deve contenere:

1. Le generalità dei soci

2. La ragione sociale

3. I soci che rappresentano e amministrano la società

4. La sede della società 48

5. L’oggetto sociale

I conferimenti di ciascun socio (se ≠ dal denaro il valore ad essi attribuito e il metodo di

6. valutazione)

7. Le prestazioni a cui sono obbligati i soci d’opera

8. I criteri di ripartizione degli utili

9. La durata della società

X la SAS anche l’indicazione di soci accomandatari e accomandanti.

La mancanza di tali indicazioni non inficia la validità dell’atto, in alcuni casi la mancanza è

colmata da norme suppletive così es. se nel contratto non è menzionato i soci amministratori, il

potere di gestione e rappresentanza spetta disgiuntamente a tutti i soci.

Iscrizione nel registro delle imprese:

SNC e SAS il contratto redatto x atto SS nella sezione speciale e senza

 

pubblico o scrittura privata autenticata alcun requisito particolare di forma del

è iscritto nella sezione ordinaria contratto sociale.

↓ ↓

L’iscrizione ha valore di pubblicità legale con

efficacia dichiarativa = si limita ad accertare Eccezione se SS x attività agricola 2193

situazioni e rapporti giuridici – efficacia di

mero accertamento

Si crea presunzione assoluta di conoscenza

da parte dei terzi. 9

Società irregolare = È quella società – necessariamente commerciale personale - che non

abbia provveduto alla propria iscrizione nel RI (SNC e SAS) – la società è valida ma si

applicano le norme dettate x la SS relative alla posizione di creditori sociali e particolari dei

soci.

Non comporta la nullità della società, ma solo la sua irregolarità con le conseguenze che alle

società irregolari si applicano le norme dettate x la SS relativamente alla posizione dei creditori

sociali e dei soci

9 Articolo 2297. Mancata registrazione. Fino a quando la società non è iscritta nel registro delle imprese, i rapporti

tra la società e i 3°, ferma restando la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci, sono regolati dalle disposizioni

relative alla società semplice. Tuttavia si presume che ciascun socio che agisce per la società abbia la

rappresentanza sociale, anche in giudizio. I patti che attribuiscono la rappresentanza ad alcuno soltanto dei soci o

che limitano i poteri di rappresentanza non sono opponibili ai 3°, a meno che si provi che questi ne erano a

conoscenza. 49

Art. 2267 Responsabilità per le obbligazioni sociali

I creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale. Per le obbligazioni

sociali rispondono inoltre personalmente (c.c.2740) e solidalmente (c.c.1292 e seguenti) i soci

che hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci.

Il patto deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza, la

limitazione della responsabilità o l`esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che

non ne hanno avuto conoscenza (disp. di att.al c.c. 204).

Art. 2268 Escussione preventiva del patrimonio sociale

Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in

liquidazione (c.c.2274 e seguenti), la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i

beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi.

Art. 2270 Creditore particolare del socio

Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili

spettanti al debitore e compiere atti conservativi (Cod. Proc. Civ. 670 e seguente) sulla quota

spettante a quest`ultimo nella liquidazione.

Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare

del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore. La

quota deve essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo

scioglimento della società.

E non quelle proprie della SNC o SAS ↓

Art. 2298 Rappresentanza della società

L’amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere tutti gli atti che rientrano

nell`oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dall`atto costitutivo o dalla procura. Le

limitazioni non sono opponibili ai terzi, se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non si

prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza (c.c.2193).

Art. 2304 Responsabilità dei soci

I creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non possono pretendere il pagamento

dai singoli soci, se non dopo l`escussione del patrimonio sociale (c.c.2268, 2471).

Art. 2305 Creditore particolare del socio

Il creditore particolare del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della

quota del socio debitore. ↓

Verificandosi così un indebolimento dell’autonomia patrimoniale

 Diviene più incisiva la tutela dei terzi che entrano in contatto con la società

 X evitare che la società si avvantaggi della mancata iscrizione , posto che il potere di

 rappresentanza sostanziale e processuale si presume in capo al socio che ha agito,

trova applicazione il termine di prescrizione ordinario di 10 anni anziché 5, dei diritti

derivanti dai rapporti sociali 2949

Non è applicabile la norma del dir.fall. nella parte che esclude che il fallimento può

 essere dichiarato dopo un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese

X quanto concerne le modificazioni dell’atto costitutivo di una S.n.C. irregolare non devono

essere iscritte; cio` in quanto le deliberazioni di riduzione di capitale sono immediatamente

esecutive.

La societa` irregolare potra` sanare la sua situazione attraverso l’iscrizione nel Registro delle

Imprese

. 50

Società di fatto = Si ha quando 2 o più persone si comportano, di fatto, come soci, senza che tra di

esse sia intervenuto alcun contratto (scritto o orale) di società.

È esposta al fallimento di tutti i soci, occulti e palesi.

Società occulta = È la società costituita con l’espressa e concorde volontà dei soci di non rivelarne

l’esistenza all’esterno, così che per comune accordo, l’attività d’impresa è svolta per conto della

società ma senza spenderne il nome. La società fa parte fra i soci ma non viene esteriorizzata. Per il

fallimento è comunque sufficiente la prova dell’esistenza del contratto di società nei rapporti interni.

Società apparente = società, ancorché non esistente nei rapporti tra i presunti soci, che deve

considerarsi esistente all’esterno se 2 o più persone operano in modo da ingenerare nei terzi

l’incolpevole affidamento circa l’esistenza effettiva della società.

Partecipazione agli utili: Tutti i soci hanno diritto di partecipare agli utili e partecipano alle

perdite della gestione sociale.

ART. 2265 - Patto leonino = È il solo limite posto all’autonomia privata e valido per tutte le

società lucrative.

Ex Art. 2265 è nullo il patto (c.c.1419 e seguenti) con il quale uno o più soci sono esclusi da

ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

E nulli devono considerarsi anche i criteri di ripartizione congegnati in modo da determinare la

sostanziale esclusione di uno o più soci dalla partecipazione agli utili o alle perdite.

Nullo è solo il patto leonino, con la conseguenza che troveranno applicazione i criteri legali di

ripartizione degli utili e delle perdite:

a) Se il contratto nulla dispone, le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si

presumono proporzionale ai conferimenti.

b) Se neppure il valore dei conferimenti è stato determinato, le parti si presumono uguali.

c) Se è determinata solo la parte di ciascuno nei guadagni, si presume che nella stessa

misura deve determinarsi la partecipazione alle perdite.

Nelle società di persone in mancanza di specifica clausola, la maggioranza dei soci non può

legittimamente deliberare la non distribuzione degli utili. È necessaria l’unanimità.

Invalidità del contratto sociale – in applicazione delle norme comuni, dall’invalidità del

contratto sociale deriverebbero la liberazione dei soci dall’obbligo di conferimento e il diritto alla

restituzione di quanto già conferito. Nell’ipotesi di nullità del contratto si ha la caducazione degli

atti compiuti, anche nei rapporti con i terzi.

X il diritto delle società, l’esigenza di non travolgere l’affidamento di 1 società che ha iniziato

effettivamente ad operare, induce a distinguere a seconda che l’attività sociale sia o meno

iniziata:

Se l’attività non è iniziata, si applica integralmente il diritto comune dei contratti

 Se l’attività è iniziata, relativamente ai rapporti con i terzi, l’accertamento dell’invalidità

 vale x il futuro e produce gli effetti propri di 1 causa di scioglimento – la società non può

estinguersi istantaneamente ma occorre procedere alla sua liquidazione e la liberazione

51

dei soci dall’obbligo dei conferimenti opera solo che sono stati soddisfatti i creditori

sociali. 10

Trovano applicazione i principi di nullità di società di k .

Sanatoria – si ritiene pacifica la possibilità di convalidare un contratto sociale annullabile ex

1444.

X il contratto nullo – la risposta appare plausibile alla luce dell’indirizzo che ammette un atto

modificativo (con il consenso di tutti i soci) del contratto sociale diretto a sanare un vizio di

forma del conferimento – principio del favor societatis = salvaguardia dell’attività economica

anche con riguardo alle società di persone che non ammette la subordinazione del singolo alla

volontà della maggioranza.

La nullità o annullabilità della singola partecipazione, in contratti plurilaterali, comporta

l’invalidità del contratto intero solo è da reputarsi essenziali.

Nullità parziale – la nullità di singole clausole importa la nullità dell’intero contratto solo

quando i soci non lo avrebbero concluso in assenza della clausola invalida e sempre che tale

clausola non risulti sostituita da norma imperative.

MODIFICAZIONI DEL CONTRATTO SOCIALE

∆ soggettive = ossia mutamenti nella composizione della compagine sociale (anche morte,

recesso, esclusione)

∆ oggettive = mutamenti del contenuto del contratto

In via di principio x modificare il contratto sociale è richiesto il consenso unanime dei soci ex

2252, x talune modifiche la legge prevede la maggioranza così come è possibile prevederla x

statuto.

Maggioranza 1. x l’esclusione del socio (calcolata x capi con principio 1 testa 1 voto)

2. x il trasferimento della quota dell’accomandante nella SAS (x quote di k)

3. x la revoca degli amministratori di SAS nominati nel contratto sociale (x

quote di k)

4. x trasformazione, fusione e scissione (x quote di partecipazione agli utili

e si riconosce al socio dissenziente il diritto di recesso)

Vige il principio della libertà della forma.

X SNC e SAS le modifiche del contratto sociale, in ordine alla pubblicità, devono essere iscritte

nel registro delle imprese entro 30 gg.

∆ = ∆ nella composizione x ingresso altri soci in virtù di aumento del K

1.

soggettive della compagine sociale sociale

2. x trasferimento della partecipazione x atto fra

vivi o mortis causa senza variazione del K

sociale

3. x estinzione della singola partecipazione mortis

10 Art. 2332- Nullità della società

- [1] Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei

seguenti casi:

1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;

2) illiceità dell'oggetto sociale;

3) mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i conferimenti,

o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.

- [2] La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l'iscrizione nel

registro delle imprese.

- [3] I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.

- [4] La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

- [5] La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data

pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese.

- [6] Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei

liquidatori nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle imprese. 52

causa, recesso e esclusione di 1 socio

verificandosi in tal caso ↓ di K sociale.

La società di persone riserva un ruolo centrale della persona del socio che sta alla base della

regole dell’intrasferibilità della partecipazione x atto fra vivi se non con il consenso unanime. Pg

29 Giuffré.

SCIOGLIMENTO DI UN SINGOLO RAPPORTO SOCIALE = Il principio di conservazione della

società implica che il venir meno di uno dei soci non comporta automaticamente lo scioglimento della

società; questo avviene solo se la pluralità dei soci non è ricostituita entro 6 mesi (periodo nel quale il

socio superstite può decidere se associarsi ad altre persone, porre fine o continuare la società).

il singolo socio può cessare di far parte della società per morte, recesso o esclusione.

Per morte = Se muore un socio, i soci supersiti sono per legge obbligati a liquidare la quota

1. del defunto agli eredi entro 6 mesi. In alternativa i soci superstiti possono decidere:

sciogliere anticipatamente la società: in tal caso gli eredi non hanno più diritto alla

liquidazione della quota entro 6 mesi, ma debbono attendere la conclusione delle

operazioni di liquidazione, per partecipare alla divisione dell’attivo rimanente dopo

l’estinzione dei debiti sociali;

continuare la società con gli eredi del socio defunto col consenso necessario di

questi e dei soci superstiti (a meno che nell’atto costitutivo sia già prevista una

clausola di continuazione).

≠ nella SAS i sucessori mortis causa di accomandante divengono automaticamente soci

senza necessità di apposito consenso.

Sono possibili espresse previsioni nel contratto sociale

Recesso = è lo scioglimento unilaterale del rapporto sociale per volontà del socio.

2. Società a tempo indeterminato = ogni socio può recedere liberamente con un

preavviso di almeno 3 mesi senza necessità di motivazione alcuna.

Società a tempo determinato = il recesso è ammesso solo se esiste una giusta

causa ed ha effetto immediato.

A prescindere dalla durata il recesso è possibile sempre x giusta causa, o x

clausole da contratto, o in caso di socio dissenziente x trasformazione, fusione,

scissione.

Il contratto sociale può prevedere altre cause di recesso, ma non può mai impedire

il recesso nelle ipotesi previste dalla legge.

Esclusione = può avvenire di diritto o essere facoltativa è decisa a maggioranza

3. computata x teste.

di diritto: viene escluso di diritto (art.2888):

a) per fallimento del socio (non conseguente a fallimento della società): è effettiva

a. dal giorno della dichiarazione di fallimento;;

avvenuta liquidazione della quota del socio su richiesta del suo creditore

b. particolare.

Volontaria i fatti che legittimano la società a escludere un socio sono:

(art.2886)::

b) 1. Gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto

sociale;

2. L’interdizione, l’inabilitazione del socio o la suo condanna ad una pena che

composta l’interdizione dai pubblici uffici;

3. Nei casi di sopravvenuta impossibilità di esecuzione del conferimento per causa

non imputabile al socio.

Nei casi con 2 o + soci l’esclusione è computata x teste senza contare il socio da escludere. 53

La liquidazione della quota = Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie, il socio o i suoi

eredi hanno diritto a una somma di denaro che rappresenta il valore della quota sociale. Tale

valore è determinato in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si

verifica lo scioglimento del rapporto, considerando le operazioni ancora n corso. Il pagamento

della quota deve essere effettuato entro 6 mesi dal giorno dello scioglimento del rapporto.

SCIOGLIMENTO, LIQUIDAZIONE E ESTINZIONE DELLA SOCIETA’

Scioglimento della società (ART. 2272) comune a tutte le società:

1) Il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo. È possibile comunque la proroga

(anche tacita) della durata della società.

2) Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravenuta impossibilità di conseguirlo.

3) La volontà di tutti i soci.

4) Il venir meno della pluralità dei soci, se nel termine di 6 mesi questa non è ricostituita.

5) Le altre cause previste dal contratto sociale.

SNC e SAS (oggetto commerciale) si sciolgono anche x effetto della dichiarazione di

 fallimento

SAS si scioglie anche x il venire meno di una delle categorie di soci se non ricostituita

 11

entro 6 mesi

Verificatasi una causa di scioglimento, la società entra in stato di liquidazione.

Il procedimento di liquidazione = permane ancora la società ma la sua attività non è più volta

alla produzione di utili, bensì alla conversione in denaro del patrimonio sociale al pagamento

dei creditori sociale e ripartire fra i soci l’eventuale residuo attivo. Durante questa fase la

società continua a esistere ma con il solo fine del compimento delle operazioni di liquidazione.

Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina all’unanimità di uno o più liquidatori (non

necessari x la SS) : con l’accettazione della nomina essi prendono il posto degli amministratori.

Come prima cosa essi accertano il complesso dei rapporti che fanno capo alla società

attraverso la redazione di un inventario da redigere, insieme con gli amministratori.

Poteri dei liquidatori = definire i rapporti che si ricollegano all’attività sociale: conversione in

denaro dei beni, pagamento dei creditori, ripartizione fra i soci dell’eventuale residuo attivo.

Essi hanno gli stessi obblighi e la responsabilità degli amministratori e rappresentano la

società anche in giudizio.

Divieti ai liquidatori =

Non possono intraprendere nuove operazioni e se lo fanno rispondono personalmente e

a) solidalmente per gli affari intrapresi. Contravvenendo a tale divieto, essi rispondono

personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi Art. 2279.

b) Non possono ripartire tra i soci i beni sociali finché i creditori sociali non siano stati pagati.

Estinti tutti i debiti sociali la liquidazione si avvia alla fine con la ripartizione fra i soci

dell’eventuale attivo residuo convertito in denaro in proporzione alla partecipazione agli utili di

ciascun socio.

(i soci possono convenire la ripartizione di beni in natura).

11 La s.a.s. si scioglie:

per le cause previste per la società in nome collettivo;

- quando rimangono solo soci accomandanti o solo soci accomandatari, se entro 6 mesi non viene sostituito

- il socio che è venuto meno.

Se sono rimasti solo soci accomandanti, questi devono nominare un AMMINISTRATORE PROVVISORIO (anche tra

di loro), il quale non diviene socio accomandatario e non risponde illimitatamente delle obbligazioni sociali; ha poteri

limitati al compimento di atti di ordinaria amm.ne.

Una volta cancellata la società dal registro delle imprese, i creditori rimasti insoddisfatti potranno rifarsi sui soci

accomandanti nei limiti della loro quota di liquidazione (poiché essi non avevano responsabilità illimitata). 54

Chiusura della liquidazione

X SS = non è disciplinata

x SAS o SNC = a seguito dell’approvazione del bilancio finale ex 2312 che i liquidatori devono

redigere assieme al il piano di riparto (proposta di divisione fra i soci dell’attivo residuo), i

liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Scritture

contabili e documenti vanno conservati x 10 anni da una persona designata dalla maggioranza

dei soci.

Cancellazione d’ufficio in presenza di alcuni presupposti sintomatici di uno stato di inattività

della società quali:

1. irreperibilità presso la sede legale

2. mancato compimento di atti di gestione x 3 anni consecutivi

3. mancanza del codice fiscale

4. mancata ricostruzione della pluralità dei soci nel termine di 6 mesi

La cancellazione rappresenta un presupposto necessario x l’estinzione della società.

L'amministrazione nelle societa' di persone

Affinché la società raggiunga l'oggetto previsto, è necessario che sia gestita in modo tale da permettere

il compimento di tutti gli atti utili a tal fine. Se non è diversamente specificato, per le società in cui i soci

sono illimitatamente responsabili, il potere di amministrazione spetta a ciascun socio disgiuntamente

dagli altri soci.

Sarà possibile quindi per ciascun socio intraprendere iniziative di gestione rientranti nel contratto sociale

senza informare preventivamente gli altri soci.

Tuttavia, gli altri soci hanno la possibilità di opporsi a tale azione, purché non già compiuta.

L'opposizione blocca l'iniziativa che sarà successivamente valutata dai soci e votata dalla maggioranza

determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili.

Questo modello legale, può essere derogato dai soci nell'atto costitutivo.

E' possibile quindi che nel contratto sia disposta una amministrazione congiuntiva, in conseguenza della

quale le iniziative saranno lecite solo se verrà dato il consenso di tutti i soci amministratori (eccettuate

situazioni d'urgenza). Poiché l'amministrazione congiuntiva è determinata dalla volontà dei soci,

l'unanimità può essere derogata a favore di una maggioranza per teste o per quote di partecipazione

agli utili.

Sempre pattiziamente potrà decidersi di usare i due sistemi in maniera combinata, in funzione del tipo di

attività, oppure l'amministrazione congiuntiva o disgiuntiva potrà essere affidata soltanto ad alcuni soci.

Lo stesso contratto sociale potrà disporre che eventuali dissensi nell'amministrazione della società

possano essere deferiti ad un terzo.

La libertà convenzionale può spingersi ancora oltre, stabilendo che la gestione possa essere riservata

solo ad alcuni soci. Il socio amministratore sarà quindi titolare di diritti e di obblighi diversi dagli altri soci:

infatti solo i soci amministratori avranno il potere di compiere gli atti di ordinaria e straordinaria

amministrazione rientranti nel contratto sociale. Gli stessi soci amministratori sono responsabili

civilmente per i danni causati alla società a seguito di loro inadempienze, reintegrando il patrimonio nel

caso di una loro responsabilità diretta. E' anche possibile, tranne che nelle società in accomandita

semplice e nelle società tra avvocati, nominare un amministratore che non sia socio.

Quando invece i soci non sono persone fisiche, è possibile che l'amministratore sia una persona

giuridica: essa eserciterà l'attività per il raggiungimento dello scopo attraverso il suo rappresentante

legale oppure attraverso un altro rappresentante da essa stessa nominato. Il rappresentante si troverà

nella stessa situazione di diritti/doveri della persona fisica del socio amministratore. La revoca

dell'amministratore presuppone una giusta causa e deve essere decisa all'unanimità (se non è ≠

stabilito nell'atto costitutivo); oppure l'amministratore potrà essere revocato secondo quanto previsto dal

mandato, salvo il diritto al risarcimento dei danni subiti dall'amministratore stesso."

PATRIMONIO, CAPITALE E BILANCIO

Al patrimonio sociale si ricollegano essenzialmente 2 funzioni:

1. funzione di garanzia

funzione produttiva →

2. Che caratterizza solo il patrimonio sociale

FUNZIONE DI GARANZIA

parlando di patrimonio sociale si intende alludere al complesso delle entità destinate a

1. 55

12

garantire ai sensi del 2740 , l’adempimento dei debiti. Così inteso esso comprende

solo le entità espropriabili, le uniche in grado di svolgere una funzione di garanzia. In

quanto le società costituiscono soggetti distinti dai loro soci, tutte le obbligazioni

assunte dalle società sono garantite dal patrimonio sociale e da esso soltanto.

in alcuni casi le obbligazioni sociali risultano garantite oltre che dal patrimonio sociale,

2. anche da quello di determinati soci = i soci illimitatamente responsabili (si riscontra nelle

società di persone ma a volte anche nelle società di k in caso di: socio unico che

risponde in determinate condizioni delle obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui

risulta unico titolare di azioni o quote della società ex 2325 e 2462; soci accomandatari

di SAS che rispondono illimitatamente delle obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui

hanno ricoperto il ruolo di amministratori ex 2461).

la legge consente di derogare la regola x cui di tutte le obbligazioni sociali la società

3. risponde con l’intero suo patrimonio, destinando parte di esso a garanzia di determinate

obbligazioni sociali = si assiste allora ad una netta separazione sia sul versante del

patrimonio che delle obbligazioni. Si tratta dei patrimoni destinati ex 2447bis riconosciuti

alle SPA. All’interno del patrimonio sociale il patrimonio destinato ad uno specifico

affare svolge funzione di garanzia esclusivamente in relazione alle obbligazioni x l’affare

in questione. I proventi ricavati dai patrimoni destinati – sono in destinati prima ancora

della garanzia, al rimborso.

FUNZIONE PRODUTTIVA

= complesso di valori economici come valore positivo delle utilità che emergono dalla

1. gestione al netto dei debiti assunti nel corso della stessa = Patrimonio netto = la

differenza fra l’ammontare iniziale e finale del patrimonio (che può essere in guadagno,

in perdita, in pareggio)..

2. ai soci spetta il patrimonio netto. Spetta però in quanto tale in maniera residuale rispetto

ad ipotetici creditori.

IL PATRIMONIO NETTO risulta essenziale x individuare il risultato finale della gestione

≠ dal risultato finale relativo all’intera gestione sono i risultati dei singoli esercizi nei quali la

gestione risulta segmentata (gli utili o le perdite di esercizio).

La gestione sociale viene infatti divisa in una pluralità di esercizi sociali la cui durata è

normalmente annuale. I soci posso ridurre tale tempistica ma mai aumentarla.

I risultati dei diversi esercizi possono avere andamento diverso. Si prevede che al termine di

ciascun esercizio, l’utile possa essere diviso fra soci solo x quella parte che eccede

13

l’ammontare delle eventuali perdite sofferte negli esercizi precedenti (utile netto) .

Nel nostro ordinamento giuridico sono previste 2 categorie di società:

Le società di persone sono costituite, in genere, da un numero limitato di soci i quali

1. assumono (salvo alcune eccezioni) una responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni

sociali.

Le società di capitali sono caratterizzate, invece, dalla responsabilità dei soci per le

2. obbligazioni sociali limitata alle sole quote di capitale sottoscritte (salvo alcune limitate eccezioni).

Le norme giuridiche non richiedono un capitale minimo per la costituzione di una società di persone:

ciò trova la sua giustificazione proprio nella responsabilità illimitata dei soci che, nel caso in cui la

società non sia in grado di adempiere gli impegni assunti, rispondono col proprio patrimonio personale.

Viceversa, nelle società di capitali, il capitale sociale rappresenta la sola garanzia per i terzi data la

responsabilità limitata dei soci alle sole quote di capitale sottoscritto. Per questa ragione la legge

richiede, per la costituzione della società, l’esistenza di un capitale minimo che varia con il variare del

tipo di società di capitali:

per le S.p.A. e le S.a.p.a. il capitale minimo è di 120.000 euro;

12 Art. 2740 Responsabilità patrimoniale. Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni

presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge.

13 Art 2303: Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti.

Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizioni di utili fino a che il capitale non sia

reintegrato o ridotto in misura corrispondente. 56

per le S.r.l. il capitale minimo è di 10.000 euro.

Per quanto riguarda la SOCIETÀ DI CAPITALI, i soci possono decidere di non distribuire (in

tutto o in parte) l’utile netto, con l’esito che negli esercizi successivi (vd par 40 giuffré) essi

potranno dividersi tra loro non solo l’utile netto relativo all’ultimo esercizio, ma anche quello

degli anni precedenti a suo tempo non distribuito = UTILE ACCANTONATO.

X individuare gli utili che i soci che possono dividersi al termine di ciascun esercizio, di deve

dunque aver riguardo al risultato di più esercizi svolti fino a quel momento, ossia al “risultato di

bilancio” (utile di bilancio o perdita di bilancio).

La distinzione tra risultato del singolo esercizio e quello complessivo della gestione svolta fino a

quel momento assume rilevanza giuridica oltre che economica, tanto che la legge prevede una

separata rappresentazione di ciascuno dei risultati: il CONTO ECONOMICO = indica l’utile o la

perdita di esercizio e lo STATO PATRIMONIALE = dal quale emergono l’utile o la perdita di

bilancio fino a quel momento.

PATRIMONIO NETTO – in occasione della liquidazione della società, ai soci deve essere

corrisposto l’intero valore del patrimonio netto (l’attivo residuo dopo la estinzione dei debiti

sociali), deve essere destinato integralmente ai soci.

Il PN si presta poi a essere scomposto in 2 parti:

1. quella corrispondente alla ricchezza apportata dai soci (originariamente o in un

momento successivo) che dovrà essere loro innanzitutto rimborsata

2. quella ulteriore corrispondente all’aumento di tale ricchezza e dunque all’eventuale

eccedenza che invece rappresenta il guadagno finale, che si tratterà di ripartire tra i

soci.

Nella costituzione, l’entità del k sociale è rimessa alla decisone dei soci che devono

innanzitutto indicare il relativo ammontare nell’atto costitutivo della società. L’entità del k

rappresenta infatti un elemento dell’atto costitutivo ed ogni sua modificazione richiede in via di

principio ∆ statutarie.

La legge dopo aver disposto che i conferimento devono presentare un valore effettivo almeno

pari a quello assegnato loro dai soci (ossia il K nominale), prevedendo sanzioni penali in ipotesi

di violazione di tale norma, si limita a fissare solo x le società di k il valore di K MINIMO.

LE MODIFICHE DI K SOCIALE – i soci possono apportare variazioni nell’atto costitutivo sia in

↑ che in ↓

Nella società di persone, la legge si preoccupa di garantire l’integrità del capitale sociale, a

tutela dei creditori della società. È vietata la ripartizione di somme tra soci se non per utili

realmente conseguiti. Se si registra una perdita di capitale sociale non può farsi luogo a

ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato.

Nelle sdp non esiste l’obbligo di accantonare una parte degli utili a fondo di riserva: la sua

costituzione, quindi, ha un carattere del tutto facoltativo. Se un esercizio si chiude in perdita, e

solo se esiste un fondo esso potrà essere utilizzato per la sua copertura.

le modifiche dello statuto che riguardano le ∆ di K sono disciplinate ex

Nella società di capitali

(artt 2438 -2447)

L’↑ comporta l’estensione della quota di patrimonio netto soggetta alla disciplina relativa.

La ↓ comporta la sottrazione da tale disciplina di una parte del valore ad esso sottoposto.

par 159

L’aumento di K sociale può essere:

reale o a pagamento La società intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo di k di

rischio. Da xciò luogo a emissione di nuove azioni a pagamento

 mediante nuovi che possono essere sottoscritte in diritto di opzione, dai soci

conferimenti (che attuali, oppure da terzi che diventeranno nuovi soci (si azioni di

comportano nuova emissione che obbligazioni convertibili in azioni). 57

l’aumento del

valore delle x evitare la formazione di un vistoso K

attività e dunque rappresentato da crediti verso soci (che potrebbero rivelarsi

dell’ammontare di difficile realizzazione) non è consentito eseguire un ↑ del k

complessivo del fino a che le azioni precedentemente emesse non siano

patrimonio della interamente liberate ex 2438.

società) competente a deliberare un ↑ è l’assemblea

 straordinaria dei soci

il diritto di opzione è escluso x legge quando le

 azioni devono essere liberate mediante conferimenti in

natura, con delibera qualora l’interesse della società lo esiga

o nel caso in cui sono offerte a dipendenti della società.

nominale o gratuito Si incrementa solo il k nominale mentre il patrimonio della società

rimane invariato.

 ↑ mediante Viene assoggettata alla disciplina del K una parte del valore

imputazione di attuale del patrimonio netto, ex 2242 “imputando a k le riserve e

riserve (artt 2442 gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili (si tratta di r.

e 2481bis) facoltative o statutarie prive divincoli di destinazione). Ciò

comporta un ↑ del k nominale ma non dell’↑ dell’ammontare

complessivo del patrimonio netto che rimarrà invariato.

come conseguenze giuridiche, il passaggio da

 riserve a k comporta che la società non può + disporre a

favore dei soci dei corrispondenti valori del patrimonio netto.

Essi sono assoggettati al vincolo di indisponibilità proprio del

K. è posto in essere dall’assemblea straordinaria

 imputando a K le riserve iscritte in bilancio in quando

disponibili ex 2442

deve essere attuato in modo di non alterare le

 preesistenti posizioni degli azionisti es con azioni gratuite

La ↓ di K può essere anch’essa:

reale – se da luogo ad un corrispondente rimborso ai soci del valore dei

 conferimenti

nominale – se accompagnata da una contestuale riduzione del patrimonio

 sociale

E’ un’operazione potenzialmente pericolosa x i creditori che x i soci di minoranza poiché riduce

la consistenza del patrimonio sociale e può pregiudicare lo svolgimento dell’attività di impresa.

riduzione x perdite

 nel caso in cui l’entità del patrimonio netto della società (o k reale) scenda al di sotto

del K nominale. La riduzione di k nominale x perdite consiste quindi nell’adeguare la cifra del

k nominale all’attuale minore valore del capitale reale. E’ quindi una riduzione nominale che

non comporta da se alcuna riduzione del patrimonio sociale. Quest’ultima si è infatti già

verificata x effetto delle perdite subite dalla società.

Può essere

Riduzione facoltativa fino a quando il patrimonio netto non è sceso al di

 sotto di 1/3 per effetto delle perdite. Xché tale situazione

occorre, è necessario che le perdite abbiano eroso tutte le

riserve. Anche se non obbligatoria la società può ↓ il K x

 perdite x poter distribuire gli utili successivamente conseguiti.

Distribuzione altrimenti vietata fino a quando le perdite non

sono colmate. 58

Riduzione obbligatoria Quando il k è ↓ di oltre 1/3 in conseguenza di

 perdite

In entrambi i casi questa forma di ↓ del K consegue la sottrazione di parte del k netto al vincolo di

indistribuibilità che caratterizza la disciplina del k. Proprio x tale ragione può pregiudicare le ragioni dei

creditori sociali.

La legge da un lato permette ai soci (2306, 2445, 2482) di ↓ il K nominale anche in assenza di perdite o

in misura superiore alle stesse.

Dall’altro subordina alla mancata opposizione dei creditori sociali (o autorizzazione del tribunale) la

ripartizione fra i soci dei valori svincolati dalla disciplina del k, come pure la loro imputazione a riserva.

(Il patrimonio netto resterà invariato ma comporta una sorta di consolidamento del risultato negativo

nel senso che i soci, decidendo di ridurre il K nominale mostrano di considerare una parte del

corrispondente valore come definitivamente perduta. Quindi ai soci al temine della gestione non

spetta nulla in quanto la parte di k è ormai perduta. D’altro canto, al termine di ciascun esercizio

successivo ogni eventuale incremento del patrimonio netto dovrà essere destinato in primo luogo

reintegrare la perdita pregressa (ormai assorbita attraverso la riduzione del k nominale) ma finirà x

emergere in forma di utili. La possibilità di ↓ del k sociale x perdite, risponde dunque ad un interesse

dei soci stessi che possono addivenirvi in caso di perdite.

Gli amministratori devono rendere conto dei fatti di rilievo intervenuti dopo la relazione. Se

entro l’esercizio successivo la perdita non è stata ridotta a meno di 1/3 del K, l’assemblea

ordinaria o consiglio di sorveglianza, che approva il bilancio di tale esercizio deve il K in

proporzione alle perdite accertate. Non è obbligatorio ripianare la perdita immediatamente,

ma è doveroso provvedervi al termine dell’anno. Se l’assemblea non delibera, gli amministratori

ed i sindaci o il consiglio di sorveglianza, devono immediatamente chiedere di disporla al tribunale

che, sentito il PM, provvede con decreto, che deve essere iscritto nel R.I., e contro il quale è

ammesso reclamo alla corte d’appello entro 30gg dall’iscrizione.

Disciplina + rigorosa se la perdita scende al di sotto del K sociale minimo legale: si deve

deliberare immediatamente la ↓ del K e il contemporaneo aumento di una cifra tale da

arrivare al minimo legale o la trasformazione della società ex 2447. Se la delibera non viene

adottata, la società si scioglie e entra in stato di liquidazione. Non è consentito attendere i

risultati dell’esercizio successivo.

La disciplina della riduzione obbligatoria del capitale sociale di s.r.l. contenuta negli artt. 2482 bis, ter,

quater cod. civ. è sostanzialmente identica a quella prevista per le s.p.a. agli artt. 2446 e 2447. Ai sensi

dell'art. 2482 bis, quando risulta che il capitale di s.r.l. è diminuito di oltre un terzo per perdite, gli

amministratori devono innanzitutto convocare "senza indugio" l'assemblea dei soci per gli opportuni

provvedimenti.

UTILI – RISERVE – DIVIDENDI

Nella società di persone, l’unica parte del valore del patrimonio netto che non può essere

distribuita tra i soci in forma di utile è quella corrispondente all’entità del k nominale. Il

patrimonio netto di tale società è dunque sottoposto a 2 sole discipline: Quella del k e quella

degli utili

Nella società di k, al contrario, non tutta la parte del patrimonio netto che eccede la misura del

k può essere distribuita tra i soci in forma di utile – sono previste diverse discipline chiamate

riserve che tendono a limitare la distribuzione di 1 parte ulteriore (rispetto al k) di patrimonio

netto:

a) RISERVA LEGALE – esclude la distribuzione di una quota di utili netti (ossia quegli utili

che non servono a coprire perdite pregresse) x almeno la 20esima parte degli utili netti

di ciascun esercizio, fino a quando l’ammontare complessivo del valore accantonato

non risulta pari a 1/5 del k sociale (cd riserva legale completa) 2430

b) RISERVE STATUTARIE – che comportano anche esse la indistribuibilità di una parte

degli utili netti. I soci possono pero sempre decidere di modificare lo statuto. 59

c) RISERVE FACOLTATIVE – utili che ancorché distribuibili vengono accantonati, cd

portati a nuovo esercizio = valori accantonati in precedenza.

d) RISERVA DA SOVRAPREZZO – in taluni casi all’impegno ad effettuare un

conferimento può risultare indissolubilmente connesso l’obbligo di versare una somma

aggiuntiva a titolo di sovrapprezzo. La disciplina è diretta ad impedire la libera

distribuzione tra i soci della parte corrispondente al patrimonio netto. La legge prevede

che tale riserva non può essere distribuita tra i soci fino a quando la riserva legale non

raggiunga il limite del quinto del k nominale.

RISERVA DA RIVALUTAZIONE E X AZIONI PROPRIE IN PORTAFOGLIO – x SAPA e

e) 14

SPA ex 2357

UTILI DIVENDENDI

= la parte di patrimonio netto che non risulta Utili dei quali i soci hanno disposto la

soggetta alla disciplina del k ne a quella delle distribuzione.

riserve. L’ammontare dell’utile dipende Nella società di persone, il diritto del singolo

esclusivamente dai risultati della gestione. socio alla sua parte di utile distribuibile, sorge,

Viene ripartito fra i soci = utili distribuibili, solo in mancanza di patto contrario, fin dal

se: momento dell’approvazione del relativo

15

bilancio di esercizio ex 2262 .

Risulta dal bilancio di

 esercizio approvato dai soci

Che l’utile sia stato

 conseguito realmente

Le SPA il cui bilancio è assoggettato x legge a controllo da parte di società di revisione, e

dunque le società con azioni quotate nei mkt regolamentati, possono prevedere x statuto la

possibilità di distribuire nel corso dell’esercizio ACCONTI SUI DIVIDENDI 2433bis, a

condizione che:

Dal bilancio dell’esercizio precedente non emergono perdite di esercizio

 Che tale bilancio sia stato approvato

 Che su di esso la società di revisione ha rilasciato un giudizio positivo.

La distribuzione è decisa dagli amministratori (e non sai soci) sulla base di un prospetto

contabile e relazione.

Dividendi e acconti nel caso in cui risulti inesistenza di utili dichiarati esistenti non sono ripetibili

dalla società se distribuiti secondo normativa e riscossi in buona fede.

Il bilancio consolidato di gruppo – è redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio

di esercizio.

Deve essere redatto dalle società di k che controllano altre imprese (ma solo nel caso in cui

tutti i soci illimitatamente responsabili sono costituiti da altre società di K) ovvero enti pubblici

economici, società cooperative e mutue assicuratrici che controllano società di K.

A fini esclusivamente informativi la legge prevede la redazione da parte di chi esercita il

controllo del BCdG. E’ un utile strumento di informazione sulla situazione globale del gruppo,

14 Art. 2357 Acquisto delle proprie azioni. La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili

distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere

acquistate soltanto azioni interamente liberate.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea.

Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi

dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e

alla corrispondente riduzione del capitale.

15 Art. 2262 Utili - Salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo l’approvazione

del rendiconto 60

vale a dire di un bilancio relativo a tale complesso unitariamente considerato. Non incide sulla

determinazione dell’utile distribuibile che resta quello risultante dai bilanci di esercizio delle

singole società del gruppo.

Le funzioni del bilancio di esercizio – è un atto della società alla cui redazione cooperano

nel sistema tradizionale di amministrazione e controllo e in quello monistico, tutti e 3 gli organi

sociali: collegio sindacale, amministratori e assemblea, nonché il soggetto incaricato del

controllo contabile.

Nelle società con sistema dualistico è predisposto dal consiglio di gestione e approvato dal

consiglio di sorveglianza.

Come ogni scrittura contabile svolge:

innanzitutto funzione informativa. Le sue componenti principali sono il conto economico

 e lo stato patrimoniale sono dirette alla rilevazione del risultato di esercizio e,

rispettivamente, del valore complessivo del patrimonio sociale, ma anche alla loro

disciplina.

Funzione organizzativa

Limitatamente alle SPA in caso sia adottato un sistema di amministrazione e controllo

dualistico ove tali funzioni sono esercitate da un consiglio di gestione e da un consiglio di

sorveglianza, l’approvazione del bilancio e tendenzialmente di competenza di quest’ultimo e

non dei soci. In ogni caso ai soci è riservata ogni decisione sulla distribuzione degli utili.

Principi di redazione del bilancio -

Chiarezza

 Veridicità – deve rappresentare la reale situazione della società

 Correttezza – in modo tale da non trarre in inganno in ordine alla sua effettività

 Continuità – ossia vige il divieto di ∆ i criteri di valutazione da un esercizio all’altro.

Bilanci in forma abbreviata – ex 2435bis – sono schemi meno complessi di conto economico

e stato patrimoniale, previsti x le SPA (che non hanno emesso titoli su mkt regolamentati) e x le

SRL di limitate dimensione secondo i parametri previsti da legge.

LA STRUTTURA DEL BILANCIO – si articola in 3 parti destinate ad integrarsi reciprocamente:

stato patrimoniale 2424

 conto economico 2425

 nota integrativa 2427

Conto economico – indica il risultato di esercizio illustrandone le cause economiche con

riferimento a ricavi e costi di competenza del singolo esercizio. = differenza positiva o negativa

che il patrimonio presenta al termine dell’esercizio cui si riferisce rispetto a quello precedente.

Stato patrimoniale – indica il valore complessivo del patrimonio sociale (attività e passività)

come risulta al termine dell’esercizio, ossia dall’esito dell’intera gestione svolta fino a tale

momento. Da esso si evince il risultato complessivo della gestione, vale a dire l’utile o la perdita

di bilancio.

Nell’attivo è rappresentato il valore positivo delle attività (= le utilità che compongono il

patrimonio sociale).

Nel passivo sono indicati non solo il valore (negativo) dei debiti, ma anche le diverse voci

rappresentative del patrimonio netto.

La nota integrativa – specifica le voci del conto economico e stato patrimoniale; (non contiene

informazioni relative alla gestione e quindi ai fatti economici) quanto piuttosto una

rappresentazione contabile come risultante del conto economico e stato patrimoniale

La relazione sulla gestione – fornisce informazioni supplementari rispetto al bilancio.

INFORMAZIONE FINANZIARIA – x la SPA quotate nei mercati regolamentati le esigenze

informative che caratterizzano il bilancio e la relazione sulla gestione, assumono un rilievo

particolarmente intenso. Esse devono pubblicare: 61

Una relazione finanziaria annuale

 Una relazione finanziaria semestrale

 In rendiconto intermedio con cadenza trimestrale

 Le informazioni price sensitive vanno comunicate al pubblico secondo le modalità

 stabilite dalla Consob.

La legge richiede la comunicazione al pubblico di tali informazioni privilegiate ma ne vieta

quando non sono ancora rese pubbliche, l’utilizzazione abusiva cd INSIDER TRADING. 62

Le Società di capitali

Società per azioni (S.p.A.)

Società in accomandita per azioni (S.a.p.a.).

Società europea (SE)

Società a responsabilità limitata (S.r.l.)

Società cooperativa

Società consortile

LA SOCIETÀ PER AZIONI (S.P.A.)

Maggiori NEWS della riforma del 2003 che semplifica la disciplina delle società di k al fine di

accrescere la competitività:

1. introduzione della società unipersonale a responsabilità limitata

2. disciplina + flessibile dei conferimenti con possibilità di costituire patrimoni autonomi

destinati ad un singolo affare, previsione di nuove categorie speciale di azioni

3. nuovi modelli di amministrazione e controllo della società

S.P.A. = è una società di capitali con i seguenti caratteri essenziali:

Personalità giuridica = è trattata per legge come soggetto di diritto distinto dalle persone

a) dei soci e gode di piena autonomia patrimoniale.

Responsabilità limitata dei soci = tutti i soci non assumono alcuna responsabilità

b) personale per le obbligazioni sociali, devono solo eseguire i conferimenti promessi.

per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio.

c) Organizzazione corporativa = basata sulla necessaria presenza di 3 organi distinti:

d) l’assemblea, gli amministratori e il collegio sindacale.

Azioni = le quote di partecipazione sono rappresentate da azioni =

e) partecipazioni tipo omogenee e standardizzate. Le azioni sono infatti partecipazioni sociali

di uguale valore nominale che conferiscono uguali diritti.

Le partecipazioni dei soci sono dunque espresse in azioni (= il capitale sociale è frazionato in

un determinato numero di titoli, ciascuno dei quali incorpora una certa quota di partecipazione

ed i diritti sociali inerenti alla quota stessa) dotata di personalità giuridica e con autonomia

patrimoniale perfetta = il patrimonio della società, è completamente distinto da quello dei soci

che, quindi, non sono chiamati a rispondere delle obbligazioni sociali. La responsabilità dei soci

è limitata, in via di principio, alla sola quota di partecipazione.

All'interno del Codice civile italiano gli articoli che trattano della S.p.A. sono 2333 e ss.

La nascita del modello societario "S.p.A." si fa risalire alle Compagnie coloniali dei secoli XVII e

XVIII. Per attrarre i finanziatori, i sovrani presero a concedere la separazione patrimoniale tra la

società ed i soci, cosicché questi ultimi non esponessero il loro intero patrimonio al rischio, ma

solo il denaro investito nella Compagnia.

Tipi reali - A seguito della riforma del diritto societario del 2003 si possono individuare 3 livelli di

disciplina della S.p.A. a seconda del cosiddetto "modello socio-economico" sottostante.

Il principio che anima questa tripartizione della regolamentazione (prima curata solo

dall'interprete) è la considerazione delle profonde differenze che intercorrono tra una piccola

impresa con pochi soci che decidono di utilizzare il modello organizzativo S.p.A. e invece una

S.p.A. di grandi dimensioni con azionariato diffuso e frammentato e che faccia anche ricorso al

mercato dei capitali di rischio.

Si tratta proprio di una presa di coscienza di differenze reali. 63

Si delineano quindi 3 tipi:

S.p.A. modello chiuso: la disciplina è quella codicistica, salvo qualora il legislatore detti

1. norme specifiche per le società che fanno ricorso al mercato dei capitali di rischio o alle

quotate,

S.p.A. modello aperto (ricorso al mercato dei capitali di rischio) non quotata: si

2. applicano le regole dettate per le società che fanno ricorso al mercato dei capitali di

rischio.,

S.p.A. modello aperto (ricorso al mercato dei capitali di rischio) quotata. Emettono

3. azioni diffuse tra il pubblico in maniera rilevante.

Per determinare quando una società faccia ricorso al mercato dei capitali di rischio occorre fare

riferimento alla norma risultante dall'art. 2325 bis c.c., al 1° comma: "...sono società che fanno

ricorso al mercato dei capitali di rischio le società emittenti di azioni quotate in mercati

16

regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura rilevante ".

Caratteristiche fondamentali della SPA

Gli elementi che caratterizzano questo tipo societario e la cui sussistenza è essenziale per

poter applicare la normativa relativa a questo istituto sono:

L'intento di limitare il rischio.

 La presenza di azioni che rappresentano la partecipazione dei soci alla società.

 L'ammontare minimo del capitale sociale pari ad € 120.000,00 (art. 2327 c.c.)

 L’organizzazione di tipo corporativo della società: il legislatore impone che i poteri siano

 rigidamente distribuiti tra diversi organi (assemblea – organo amm.vo – collegio sindacale).

Se viene meno uno di questi elementi non si considera integrata la fattispecie, e quindi non è

applicabile la disciplina della Spa.

+

 L’autonomia patrimoniale perfetta = nessuno dei soci risponde delle obbligazioni sociali

 La standardizzazione delle partecipazioni e la possibilità di avvalersi di altri strumenti

finanziari x far ricorso ai mkti dei capitali di rischio

È ammessa la SPA unipersonale per la quale vale la regola della responsabilità illimitata –

eccezioni:

 in caso di insolvenza della società quando i conferimenti non sono stati effettuati ex 2342

 fin quando non sia attuata la pubblicità ex 2362 – va depositata presso il registro delle

imprese 1 dichiarazione coni dati identificativi del socio che va poi depositata al registro

delle imprese se si costituisce o ricostituisce la pluralità dei soci. È 1 pubblicità che rende

edotti i terzi che nella società con cui intrattengono rapporti è 1 strumento in mano ad 1

solo soggetto e quindi svincolato dalla dialettica maggioranza/minoranza. Vige l’obbligo di

indicare negli atti che la società ha socio unico ma ciò non comporta perdita resp.illimitata.

Modelli di amministrazione e controllo

La riforma del diritto societario, attraverso un maggiore grado di flessibilità e di autonomia

statutaria all’interno delle società per azioni, conferisce alla volontà dei soci la possibilità di

scegliere tra 3 diverse opzioni di carattere generale in merito alla suddivisone delle

competenze fra l’organo amministrativo o di gestione e l’organo di controllo o di sorveglianza.

E pertanto previsto che le società per azioni possano scegliere statutariamente di adottare uno

tra i seguenti modelli di amministrazione e controllo:

sistema classico basato sulla presenza di un organo di amministrazione, formato da

1. uno o più membri, ed un collegio sindacale;

sistema dualistico basato sulla presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di

2. sorveglianza eletto dall’assemblea;

16 rimanda la definizione ad un regolamento CONSOB. Società dotate di un patrimonio netto non inferiore a

5.000.000 di euro e con un numero di azionisti o obbligazionisti superiore a 200 64

sistema monistico basato sulla presenza di un consiglio di amministrazione, all’interno

3. del quale sia istituito un comitato preposto al controllo interno sulla gestione, composto

in maggioranza da amministratori non esecutivi in possesso di requisiti di indipendenza

e di adeguati poteri di informazione e ispezione.

LA COSTITUZIONE DELLA S.P.A.

La SPA necessita di un procedimento più complesso che la società di persone. Si tratta di una

fattispecie progressiva che si articola in 2 fasi essenziali:

 1° FASE: STIPULAZIONE DELL’ATTO COSTITUTIVO = può avvenire secondo

2 procedimenti: a) stipulazione simultanea, b) stipulazione per pubblica sottoscrizione.

 2° FASE: L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE = entro 30 gg. Con

l’iscrizione l società acquista personalità giuridica. Per le operazioni compiute prima

dell’iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili coloro che hanno agito.

Le condizioni per la valida costituzione di una S.p.A. sono essenzialmente 4:

Un contratto associativo tra due o più persone o un atto unilaterale (nel caso della

1. S.p.A. cosiddetta unipersonale, cioè con un unico socio).

La redazione di un atto costitutivo e di uno statuto per atto pubblico ad substantiam

,

2. ,

contenenti importanti informazioni sulla società (sede principale e secondarie, oggetto

sociale, ammontare del K, ...) e le regole dell'agire comune che i soci stabiliscono.

L'intera sottoscrizione di un capitale sociale il cui valore non deve essere inferiore ai

3. 103.291,38 euro (una percentuale pari o superiore al 25% del capitale sociale dichiarato

nell'atto costitutivo deve essere depositato presso un istituto di credito oppure una

polizza assicurativa per una somma equivalente deve essere stipulata a fini di garantire

il conferimento)

Il deposito dell'atto costitutivo presso il registro delle imprese (da effettuarsi ad opera

4. del notaio oppure in caso di inadempienza a cura degli stessi amministratori nominati

nell'atto costitutivo) e la conseguente iscrizione della società in tale registro: solo a

seguito di questa operazione la società acquisirà personalità giuridica e autonomia

patrimoniale perfetta.

Solo al momento dell'iscrizione della società nel registro delle imprese si verifica la separazione

patrimoniale tra il patrimonio dei soci e quello della società e la società acquista la personalità

giuridica (art. 2331 c.c.).

Degli atti compiuti nel periodo che intercorre tra la stipula dell'atto costitutivo e la sua iscrizione

nel registro rispondono chi li ha compiuti e chi si ritiene abbia dato l'ordine. Tali atti possono poi

essere ratificati dalla società, una volta che sia sorta, con l'effetto di aggiungere la

responsabilità della società nei confronti dei terzi e, sul piano interno, di sollevare il socio che

ha agito.

Prima della riforma del diritto societario del 2003, non era consentito costituire S.p.A. di tipo

unipersonale. Qualora tale ipotesi si fosse verificata durante la vita della società, la

conseguenza sarebbe stata il superamento della separazione patrimoniale ai danni dell'unico

socio il quale avrebbe risposto, seppur in via sussidiaria illimitatamente con il proprio

patrimonio delle obbligazioni assunte dalla S.p.A.

Inoltre il permanere di tale situazione per un periodo di 6 mesi era una delle cause di

scioglimento della società. Attualmente, qualora si verificasse l'unipersonalità del socio nella

S.p.A., il principio dell'autonomia patrimoniale perfetta è derogato solo nel caso in cui non siano

stati effettuati per intero i conferimenti e non si sia adempiuto a pubblicizzare il fatto secondo gli

oneri speciali del caso.

Sia che sia costituita x contratto che x atto unilaterale, la costituzione della SPA consta di 2

distinti documenti:

1. l’atto costitutivo

2. lo statuto che reca le norme x il funzionamento della società. 65

L'atto costitutivo deve contenere:

1. Generalità dei soci e degli eventuali promotori

2. Denominazione sociale e sedi

3. Oggetto sociale

4. Capitale sottoscritto e capitale versato

5. Numero delle azioni emesse, valore nominale delle azioni, modalità di emissione,

modalità di circolazione delle azioni

6. Valore dei crediti e dei beni conferiti

7. Norme sulla ripartizione degli utili

8. Benefici dei soci promotori o dei soci fondatori

9. Sistema amministrativo adottato, numero, poteri, rappresentanza degli amministratori

Membri del collegio sindacale (3 oppure 5 + 2 sostituti)

10.

11. Eventuale durata della società

12. Spese di costituzione a carico della società

Nullità della società (Art. 2332 c.c.) - La disciplina della nullità della Spa è rilevantissima

perché mostra come il momento contrattuale che sta alla base della nascita della società lasci il

campo al momento funzionale e organizzativo.

Infatti una volta avvenuta la registrazione della società nel registro delle imprese, non valgono

più le normali cause di nullità degli artt. 1418 e ss. c.c. ma si applica la differente disciplina del

2332 c.c.: "Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità può essere pronunciata

soltanto nei seguenti tre casi:

mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma di atto pubblico;

1. illiceità dell'oggetto sociale;

2. mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della

3. società, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale;"

La ragione della predisposizione di una disciplina differente dall'ordinaria è quella di tutela dei

traffici e dei soggetti terzi che intraprendano relazioni con la società.

Una nullità ex 1418 travolgerebbe la società ex tunc e con essa tutti i rapporti costituiti dalla

nascita della medesima, con conseguente perdita di garanzie per i creditori (e ↑ dei costi di

transazione considerati come costi da monitoraggio del credito ex ante e da lite ex post).

Invece il 2332 detta una regola opposta: l'efficacia degli atti compiuti dopo l'iscrizione e fino alla

dichiarazione di nullità è salva. I soci sono obbligati a versare i conferimenti fino al

17

soddisfacimento dei creditori sociali .

Effetti = la dichiarazione di nullità della S.P.A. non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in

nome della società dopo l’iscrizione nel registro delle imprese. La nullità della società iscritta

non può essere dichiarata quando la sua causa è stata eliminata per effetto di una

modificazione dell’atto costitutivo iscritta nel registro prima che sia intervenuta la sentenza di

nullità.

STRUTTURA FINANZIARIA

La S.p.A. costituisce la forma più sofisticata che il nostro ordinamento conosca di

finanziamento dell'impresa. La disciplina della struttura finanziaria è quindi un argomento

essenziale. Dopo il D.lgs. 6/03 che la struttura finanziaria ha assunto un ruolo centrale nella

disciplina relativa alla S.p.A. e sono stati ampliati i canali di finanziamento. In pratica l'obiettivo

del legislatore è stato quello di garantire alla società il massimo apporto di risorse possibile, e

questo risultato è stato perseguito permettendo alla S.p.A. di emettere i più vari tipi di strumenti

finanziari e rendendo elastica e modellabile secondo le esigenze la relativa disciplina.

17 Parte della dottrina ritiene che la disciplina ex art. 2332 non sia speciale rispetto a quella degli artt. 1418 e ss. ma

"diversa" (con oggetto diverso, non un atto ma un'organizzazione): il risultato sarebbe in termini di interpretazione

quello della non immediata estensione dei principi della disciplina della nullità contrattualistica alla nullità della

società per colmare le eventuali lacune. Infine la nullità è equiparata dal legislatore ad una causa di scioglimento

della società (La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori). 66

I CONFERIMENTI NELLA SPA = prestazione patrimoniale promessa od eseguita dal socio al

momento della sua adesione al contratto sociale (costituzione della società) od in una sua

successiva modifica (aumento del capitale a pagamento)

Sono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società, dotano la società

del capitale di rischio. Il valore in danaro del complesso dei conferimenti promessi dai soci

costituisce il capitale sociale nominale della società.

Hanno lo scopo preciso di contribuire alla formazione del patrimonio effettivo della società.

Poiché nella s.p.a. vige la regola dell'autonomia patrimoniale perfetta, uno degli scopi del

patrimonio è costituirne la garanzia presso i suoi creditori: il patrimonio quindi deve essere

concreto.

Sotto quest'ottica, è facile comprendere il perché i beni conferibili sono costituiti da beni sui

quali possano rivalersi i creditori della società.

 la causa tipica del conferimento consiste nell’attribuzione di capitale di rischio a favore

della società in cambio dell’assegnazione di partecipazioni azionarie a favore del socio;

 I conferimenti contribuiscono a formare il patrimonio effettivo della società,

rappresentato nell’attivo dello stato patrimoniale;

 Il valore dei conferimenti viene cristallizzato nella voce capitale del patrimonio netto;

 Il capitale sociale è suddiviso in azioni, assegnate ai soci conferenti, le quali non sono

altro che tante parti uguali del rapporto sociale (partecipazioni sociali).

Il conferimento e la formazione di K nella SPA sono circondati da ≥ cautele (sia rispetto la

società di persone che la srl) sotto 3 aspetti principali:

1. la tipologia dei beni conferibili

i tempi e i modi di esecuzione dei conferimenti (∆ col n. dei soci, se azionista è unico il

2. conferimento deve avvenire x intero al momento costitutivo. + soci ¼ al momento

costitutivo)

3. la valutazione dei beni conferiti alla società

Fa si che la società nasca con 1 patrimonio effettivo il cui valore sia almeno pari al capitale

sociale determinato nell’atto costitutivo ed iscritto in bilancio

Non tutte le entità patrimoniali possono formare oggetto di conferimento. Il CC contempla 3

tipologie:

il denaro (Nella S.P.A. i conferimenti devono essere effettuati in danaro se nell’atto

1. costitutivo non è stabilito ≠mente x almeno ¼ del k. se si tratta di unico azionista va

effettuato per intero al momento dell’atto costitutivo o ↑ di capitale)

i beni in natura (la proprietà o altro diritto di godimento di beni mobili o immobili anche

2. marchi e bevetti - Ex art 2342 è posto un limite anche per i beni e crediti, i quali

possono essere conferibili solo se immediatamente e definitivamente trasferiti alla

società nel momento di emissione delle azioni)

i crediti (art 2342 rinvia a quanto previsto per società di persone in ordine al regime di

3. garanzia – anche diritti di credito vantati verso terzi ferma restando la responsabilità del

socio conferente in caso di insolvenza del debitore ceduto)

Costituita la società, gli amministratori sono liberi di chiedere in ogni momenti i versamenti

ancora dovuti.

Sui beni conferiti il socio non vanta alcun diritto di restituzione (eccezione ex 2343 in caso di

recesso a seguito della revisione stima del conferimento). Il diritto del rimborso al temine della

liquidazione ha x oggetto una somma pari al valore nominale delle azioni emesse a fronte del

conferimento e non la restituzione di quanto conferito (ancorché sussistente allo scioglimento

della società).

La causa tipica del conferimento - consiste pertanto nell’attribuzione di capitale di rischio a

favore della società in cambio dell’assegnazione di partecipazioni azionarie a favore del socio.

67

Dai conferimenti alle azioni:

A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale

1. sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo

Statuto può prevedere una ≠ assegnazione delle azioni. In nessun caso il valore dei

conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del K sociale.

I soci sono liberi di convenire di pagare un sovrapprezzo x ottenere l’assegnazione di

2. azioni (= suddivisione del capitale di rischio) o decidere di conferire ad 1 socio + meno

azioni rispetto a quanto ha conferito.

Il binomio conferimento/azioni non esaurisce gli apporti che possono essere effettuati a

3. favore della società ne quello dei titoli che possono esser emessi dalla società a favore

dei sottoscrittori ▼

Le azioni vengono emesse a fronte di conferimento di capitale di rischio

- Le obbligazioni vengono assegnate a fronte dell’apporto di capitali di credito

- + la riforma del 2003

introduce – strumenti finanziari partecipativi (2346) che possono esser forniti di particolari diritti

18

patrimoniali o amministrativi .

La disciplina dei conferimenti serve a:

a) garantire che i conferimenti promessi dai soci vengono effettivamente acquisti dalla società.

b) Garantire che il valore assegnato dai soci al conferimento sia veritiero.

Trasferimento di azioni non liberate = l’obbligo di versamento dei decimi residui grava sia sul socio

attuale sia sull’alienante, che ne risponde 3 anni dal trasferimento.

Mancato pagamento = il socio in mora nei versamenti non può esercitare il diritto di voto. In luogo della

normale azione giudiziaria per la condanna all’adempimento, la società può procedere alla vendita

coattiva delle azioni del socio moroso o gli amministratori possono escludere il socio dalla società

trattenendo i decimi già versati. Le azioni del socio escluso entrano a far parte del patrimonio della

società.

Conferimenti ≠ dal danaro = Non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di

servizi. Le azioni corrispondenti ai conferimenti dei beni in natura e dei crediti devono essere

integralmente liberate al momento della sottoscrizione. È ammissibile il conferimento di diritti di

godimento.

La valutazione = Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare una relazione di stima di un

esperto designato dal presidente del tribunale. La stima deve attestare che il valore attribuito non è

inferiore al valore nominale delle azioni emesse a fronte del conferimento. Entro 6 mesi gli

amministratori e i sindaci devono verificare la stima e eventualmente procedere alla revisione. Se dalla

revisione risulta che il valore dei beni o crediti conferiti è inferiore di oltre 1/5 rispetto a quello per cui

avviene il conferimento, la società deve ridurre proporzionalmente il K sociale e annullare le azione

scoperte.

Le prestazione accessorie = L’atto costitutivo può prevedere l’obbligo dei soci di eseguire prestazioni

accessorie non consistenti in danaro determinandone anche contenuto, durata, modalità e compenso.

Le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili senza il consenso

dei soci (tutti).

Strumenti finanziari Spa - In particolare il finanziamento, oltre che attraverso l'indebitamento

della società presso gli istituti di credito, può essere attratto tramite tre macro-categorie di

strumenti finanziari che il legislatore ha predisposto.

18 Art. 2346 - Emissione delle azioni

- [1] La partecipazione sociale è rappresentata da azioni; salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può

escludere l'emissione dei relativi titoli o prevedere l'utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.

- [2] Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale

sociale; tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società.

- [3] In mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si

applicano con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

- [4] A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per

può prevedere una ≠ assegnazione delle azioni.

un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo Statuto

- [5] In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del K

sociale.

- [6] Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell'apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o

servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto

nell'assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i

diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di

circolazione. 68

Le categorie di strumenti finanziari si differenziano tra loro in base al "rischio" che presentano,

calcolato su due punti: 1. la remunerazione durante il rapporto

e la restituzione dell'investimento

2.

Si va dal rischio massimo delle azioni che non hanno né remunerazione né restituzione certe a

quello minimo delle obbligazioni che hanno sia remunerazione che restituzione certe (con una

vasta gamma di strumenti intermedi).

AZIONI- 2 accezioni:

Azioni come titoli di credito che incorporano la partecipazione sociale

1. Azioni come titoli rappresentativi delle partecipazione sociale, in questo caso

2. ▼

– la partecipazione azionaria si distingue dalle altre partecipazioni sociali x il fatto di poter

essere incorporata i titoli documentali;

– quote di srl, il socio non detiene 1 unica partecipazione sociale, bensì un determinato

n. di azioni ciascuna delle quali autonoma nei confronti delle altre. (Il socio di srl è

titolare di 1 unica quota che rappresenta una frazione del contratto e capitale sociale in

misura che può essere diversa da socio a socio)

A seguito della riforma del diritto societario è stato aumentato il grado di atipicità dell'azione:

spersonalizzazione, standardizzazione e autonomia. In pratica nell'atto costitutivo i soci

possono predisporre i più diversi tipi di azioni, corredati dalle più varie combinazioni di diritti

amministrativi e patrimoniali.

3 principi caratterizzano tutte le partecipazioni azionarie:

1. Indivisibilità. La divisione delle azioni cd frazionamento rappresenta 1 modifica dello

statuto e deve essere effettuata in modo identico x tutte le azioni in circolazione.

2. Inscindibilità. Il contenuto di 1 azione on può essere attribuito a soggetti diversi (es

diritto utili a caio e diritto voto a tizio).

3. Uguaglianza si può riassumere in tutte le azioni appartenenti ad una medesima

categoria conferiscono uguali diritti.

Gli unici vincoli sono il fatto che il capitale minimo di 103.291,38 euro debba essere

interamente composto da azioni di tipo ordinario e che le azioni prive del diritto di voto non

possono superare la metà del capitale sociale.

Importante novità post-riforma è la possibilità concessa ai soci di stabilire nell'atto costitutivo

una assegnazione delle azioni diversa dal criterio dispositivo che è l'assegnazione

proporzionale alla quota di capitale sociale sottoscritto ▼

La conseguenza è una maggiore adattabilità del modello societario Spa al volere dei soci: è ora

possibile attrarre soggetti particolarmente meritevoli o utili alla società mediante l'assegnazione

di un numero di azioni superiore a quelle loro spettanti.

Limiti normativi:

1. ex art 2342 non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera e

servizi

≠ società di persone Nella SPA non sussiste la figura del socio prestatore d’opera

≠ srl

2. le azioni emesse a fronte di conferimenti in natura o crediti devono essere

integralmente liberate al momento della sottoscrizione

rimangono perplessità circa diritti personali di godimento, know how, uso del nome, ecc.

3. il conferimento in denaro di + soci deve avvenire x il 25% in sede stipula contratto o

4. successivo ↑ di capitale, presso 1 banca dove viene vincolato fino all’iscrizione a

69

registro, non essendosi infatti ancora perfezionato il procedimento (si produce solo a

seguito iscrizione atto costitutivo registro imprese = acquisto personalità giuridica).

Questo non vale nei casi di Spa unipersonale nei quali il conferimento deve essere pari

al totale del capitale sociale o nei casi di conferimenti in natura.

Ex art. 2434 X conferimenti ≠ dal denaro occorre procedere a valutazione giurata di un esperto

indipendente incaricato dal tribunale che attesti il valore del conferimento. Il loro conferimento

deve avvenire contestualmente alla sottoscrizione.

Valore nominale delle azioni

Nel mercato azionario si parla di valore reale riferendosi al prezzo effettivo delle azioni,

determinato dalla normale legge della domanda e dell'offerta. Tale valore, pertanto, non è fisso

ma subisce continue oscillazioni in funzione dell'andamento dell'impresa in Borsa. Maggiore è

la forza economica di una società, maggiore sarà la quotazione delle azioni.

Il valore nominale (teorico) di un'azione, invece, è quello stampato sul certificato azionario ed è

calcolato dividendo il capitale sociale per il numero di azioni emesse. Com'è noto, maggiore è il

numero di azioni che si possiedono, maggiore è la quota di società posseduta.

Assai diversi invece possono essere i prezzi, o i valori reali delle azioni. In particolare si

distinguono:

Prezzo di emissione : si tratta del costo reale che viene sopportato dall'investitore

 che intenda acquistare un certo n. di azioni di una nuova società o di nuova emissione da

parte di una società esistente: normalmente viene stabilito un sovrapprezzo di emissione

che porta ad un prezzo di emissione spesso molto superiore al valore nominale;

Valore di mercato : concetto applicato prevalentemente alle società quotate presso

 la Borsa valori, per le quali corrisponde alla quotazione rilevata a listino all'atto della

compravendita del titolo o al momento stabilito dal compratore e dal venditore. Analogo

concetto viene applicato in caso di compravendita di quote di società non quotate,

quando tale valore viene stabilito esclusivamente tramite un accordo tra le parti o con

l'aiuto di un operatore finanziario qualificato, un advisor, solitamente una Banca d'affari;

Azioni senza valore nominale pg 137

La possibilità di emettere azioni senza valore nominale è un’innovazione della riforma del 2004.

Tali azioni hanno un valore nominale, che però non viene espresso, e può essere calcolato

dividendo il K per il numero delle azioni emesse. In assenza di indicazione del valore nominale,

l'entità della quota di partecipazione sarà direttamente commisurata al numero delle azioni e le

disposizioni relative a tali azioni si applicano tenendo conto del loro numero in rapporto al totale

delle azioni emesse (art. 2346, co.3). Sarà, quindi, solo necessario specificare nell'atto

costitutivo, oltre all'ammontare del K sociale, il n. complessivo delle azioni emesse.

La differenza tra azioni con e senza valore nominale consiste sostanzialmente in un diverso

metodo di calcolo per la determinazione quantitativa dei diritti dei soci. Questa innovazione

consente di semplificare l'attività societaria, presentando il vantaggio di non dover modificare il

valore dei titoli azionari ogni volta che questo cambia in seguito a modifiche del capitale

sociale.

Inoltre, viene stabilita la regola generale secondo la quale "a ciascun socio viene assegnato un numero

di azioni proporzionale alla parte di capitale sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del

suo conferimento" ma si prevede che l'atto costitutivo possa prevedere una diversa assegnazione delle

azioni (art. 2346, co. 5).

Sempre in tema di conferimenti, è stabilito che il loro valore complessivo non può mai essere inferiore

all'ammontare globale del capitale sociale al fine di garantire l'effettiva consistenza del capitale. La

società può però emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o amministrativi, escluso il voto

nell'assemblea, in seguito all'apporto da parte di soci anche di opere e di servizi. Anche in questo caso il

codice rinvia allo statuto per la determinazione delle modalità e condizioni di emissione, dei diritti che tali

strumenti conferiscono nonché di eventuali sanzioni e modalità di circolazione (se ammessa). 70

PRINCIPIO DI ATIPICITÀ DELLE CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI

Azioni ordinarie – il cui contenuto riflette le norme dispositive previste dal legislatore

o applicabili in mancanza di diversa clausola statutarie. Assegnano diritti patrimoniali quali

il diritto al dividendo, diritto al rimborso del capitale in caso di scioglimento della società

e il diritto di opzione in caso di aumento del K; assegnano anche diritti amministrativi

tipicamente quello di voto nell'assemblea ordinaria e straordinaria della società.

– danno diritti ≠ dalla partecipazione proporzionale degli utili e da diritto

Azioni speciali

o di voto con deliberazione

Le diverse tipologie di azioni speciali pg 145

I limiti imposti dalla legge entro i quali si può dispiegare l’autonomia statutaria riguardano

essenzialmente: Con riferimento alla nozione di società ex 2247, scopo

-

A. il contenuto dell’esercizio in comune dell’attività economica è il dividendo

patrimoniale delle degli utili;

partecipazioni azionarie divieto di patto leonino (art. 2265 c.c. E' nullo il patto con il

- quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o

alle perdite).

B. il diritto di voto e i Divieto di voto plurimo

-

diritti amministrativi Almeno la metà del capitale sociale deve essere

- rappresentato da AZIONI A VOTO PIENO ossia senza alcuna

limitazione

A. Nel rispetto di tali limiti, relativamente al diritto agli utili si possono creare diverse tipologie di

azioni privilegiate:

privilegi negli utili – es una % maggioranza di dividendo

1. postergazione nelle perdite – ex art 2348 sono azioni che hanno il privilegio di subire la

2. riduzione del capitale x perdite dopo le altre categorie di azione. Non è violato il divieto

di patto leonino in quanto anche le azione postergate partecipano alle perdite pur se

subordinate alle altre azioni (anche se annullate totalmente)

privilegi in sede di liquidazione – es priorità nella ripartizione dell’attivo di liquidazione

3.

B. creazione di azioni senza diritto di voto

4. con diritto di voto limitato a particolari argomenti

5. con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente

6. protestative

+ x le società chiuse:

il relazione al n. di azioni possedute, il diritto di voto sia limitato ad una misura

7. massima o disporne scaglionamenti

Diverse tipologie di azioni speciali (titoli rappresentativi di un’operazione di massa) disciplinate

da legge riguardano sia aspetti patrimoniali che amministrativi:

azioni di risparmio Emesse da SOCIETA’ QUOTATE (strumento di finanziamento

1. attraverso accesso al capitale di rischio riservato alle società

quotate) in borsa sono azioni prive del diritto di voto nell'assemblea.

Ha però remunerazione + elevata rispetto alla remunerazione

dell’azione ordinaria privilegiate nella distribuzione del dividendo,

poiché la società emittente deve distribuire utili ai titolari di queste

azioni fino ad almeno il 5% del valore nominale delle azioni stesse.

71

Sono, solitamente, destinate ai piccoli risparmiatori che cercano più

il rendimento dell'investimento che l'esercizio del diritto di voto.

Queste azioni sono spesso al portatore perché destinate

generalmente al grande pubblico (possono circolare mediante la

mera consegna).

azioni di Attribuite ai soci quando un’operazione in particolare una riduzione

2. godimento del capitale sociale impone loro di rimborsare il valore nominale

delle azioni inizialmente sottoscritte.

Sono prive di diritto di voto.

Possono conseguire diritto agli utili successivamente alle

remunerazione delle azioni che non sono state rimborsate e

comunque possono ricevere un dividendo pari alla misura

dell’interesse legale.

Gli utili saranno corrisposti a questa categoria di azioni solo

successivamente alla remunerazione di tutte le altre categorie di

azioni nella misura dell'interesse legale, e anche in caso di

scioglimento della società il diritto alla liquidazione di un eventuale

attivo residuale sarà posteregato rispetto alle altre categorie di

azioni.

Funzione = dare 1 mezzo ai soci usciti dalla società (rimborsando

loro il valore nominale delle azioni che possedevano) di mantenere

una certa partecipazione ma li estromette dalle decisioni

organizzative = assunte in assemblea.

(azionisti costretti ad uscire dalla società)

azioni correlate VIT – azioni i cui diritti patrimoniali sono commisurati ai risultati

3. dell’attività sociale in 1 dato settore (attribuiscono diritti agli utili a

seconda dei risultati). Ci rifacciamo all’idea del patrimonio del

bilancio – idea che la società possa non solo segmentare all’interno

la sua attività ma possa anche emettere strumenti finanziari e in

questo caso emettere 1 certa categoria di azioni in base a come va

quello specifico settore di attività.

Significato di uno strumento che mi consente di aspettarmi un certo

ritorno da quel settore con 1 riduzione dei costi di monitoraggio

dell’investimento.

azioni riscattabili Dietro pagamento di prezzo determinato in conformità con le norme

4. x il recesso, è un diritto riservato alla società stessa o ai soci.

azioni a favore dei (Non necessariamente costituiscono categorie speciale, potrebbero

5. dipendenti essere ordinarie x il loro coinvolgimento nell’impresa)

L'art 2349 consente l'assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti

della società attraverso un procedimento articolato: gli utili

conseguiti vengono imputati a capitale e per l'importo corrispondente

la società emette speciali categorie di azioni che vengono assegnate

gratuitamente ai prestatori di lavoro. Per tali azioni, la società, può

stabilire norme particolari riguardanti: la forma, le modalità di

trasferimento e i diritti spettanti agli azionisti.

La società può anche limitare il diritto di opzione agli azionisti sulle

azioni a pagamento di nuova emissione, per offrirle ai dipendenti.

Azione = Sia partecipazione sociale in senso sostanziale

Sia il titolo cartaceo che la rappresenta 72

L’emissione dei titoli azionari viene annotata nel libro dei soci.

CIRCOLAZIONE E LEGITTIMAZIONE – come titolo nominativo avviene mediante transfert o

mediante girata. Regole speciali vigono in tema di girata: il giratario possessore non ha solo il

diritto di ottenere l’annotazione del trasferimento nel libro dei soci (evento in dipendenza del

quale avviene a legittimazione ex 2021) bensì è anche LEGITTIMATO ad esercitare tutti i diritti

sociali analogamente ai titoli di credito all’ordine.

L’acquisto della proprietà ex principio contrattualistico – comporta necessità consegna, girata o

tranfert affinché l’acquirente ottenga anche la legittimazione all’esercizio dei diritti sociali.

ALTRE TECNICHE RAPPRESENTATIVE DELLE AZIONI –

Dematerializzazione delle Azioni = si basa su 1 sistema di gestione accentrata delle azioni e

altri strumenti finanziari. Attraverso società intermediarie la azioni vengono gestite dal Monte

Titoli.

La circolazione delle azioni = I titoli azionari sono documenti che rappresentano le quote di

partecipazione nella S.P.A. e ne consentono il trasferimento secondo le regole dei titoli di

credito. Nelle società quotate azioni e obbligazioni non possono più essere rappresentati da

titoli, il trasferimento materiale del documento è stato sostituito da un sistema basato su

semplici registrazioni contabili.

Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito causali e possono essere nominative o al

portatore.

LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DEI TITOLI AZIONARI

Liberà trasferibilità delle azioni – è il principio base. Vi sono però:

limiti normativi

o a) le azioni con conferimenti di beni in natura o crediti, possono essere trasferite solo dopo

il controllo della valutazione (obbligatorio dopo 6 mesi dalla sottoscrizione).

b) le azioni non possono essere vendute prima dell’iscrizione della società nel registro

delle imprese;

c) le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio

di amministrazione. (pg 152)

limiti convenzionali = sono determinati da accordi intercorsi fra i soci. Possono risultare

o dall’atto costitutivo (limiti statutari) o da accordi estranei all’atto (patti parasociali).

 patti parasociali – la loro efficacia è circoscritta agli aderenti al patto

 espressa clausola statutaria (non possibile nelle azioni al portatore) gli effetti si

estendono anche ai terzi. Vi sono vincoli all’autonomia statutaria:

divieto assoluto di alienazione per durata superiore ai 5 anni dal momento in

1. cui introdotto li divieto

le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero

2. gradimento degli organi sociali o degli altri soci, prevedono obbligo acquisto

o diritto recesso dell’alienante pena inefficacia della clausola stessa

limiti statutari = le clausole hanno efficacia reale e vincolano tutti i soci:

o clausola di prelazione = il socio alienante che vuole vendere le azioni, deve offrirle

1. preventivamente agli altri soci e di preferirli a terzi a parità di condizioni. Si parla di

prelazione impropria = possibilità di acquisire le azioni dell’alienante ad 1 prezzo basato

su criteri oggettivi o da un arbitro

clausola di gradimento = l’efficacia del trasferimento delle azioni è subordinata al

2. consenso di 1 organo sociale o di alcuni soci. Possono essere distinte in:

Clausole che richiedono il possesso di dati requisiti dall’acquirente

o Clausole che subordinano il trasferimento di azioni al consenso di un organo sociale.

o 73

MODALITÀ IN CUI LA SOCIETÀ DIVENTA AZIONISTA DI SE STESSA: - azioni proprie quei

titoli, rappresentanti una parte del K sociale di una SPA, che sono posseduti dalla società

stessa.

E’ vietata modo assoluto la sottoscrizione x cui in nessun caso la società può sottoscrivere

proprie azioni (es. sul cd mercato primario = con la sottoscrizione di azioni di nuova emissione,

in sede di costituzione o di aumenti di capitale a pagamento). Una parziale deroga è prevista

per l’esercizio del diritto di opzioni sulle azioni proprie. Nel caso in cui la sottoscrizione avvenga

comunque, questa resta valida, ma sarà imputata agli amministratori della società (e non alla

società stessa, dunque), o, in caso di sottoscrizione indiretta di azioni proprie, al terzo che ha

effettuato la sottoscrizione.

è consentito invece l’acquisto di azioni proprie ma la società deve rispettare le

o condizioni di cui all’art. 2357:

le somme impiegate nell’acquisto non possono eccedere l’ammontare degli utili e

- delle riserve disponibili

l’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria

- il valore nominale delle azioni acquistate non deve eccedere un 1/10 del K sociale.

- le azioni da acquistare devono essere liberate x intero;

-

Alla società è vietato concedere prestiti o fornire garanzie di qualsiasi tipo a favore dei

o soci o terzi per l’acquisto di azioni proprie.

L'operazione di acquisto (o riacquisto) di azioni proprie (cd Buy-back) viene solitamente

effettuata per motivi e con finalità diverse:

es. x azioni già emesse cd mercato secondario es vendita, permuta, ecc.

1. Può accadere che uno dei soci di minoranza decida di uscire dalla società mettendo a

2. disposizione il proprio pacchetto azionario, normalmente offerto in opzione agli altri soci.

Qualora questi non intendano acquistarlo, per consentire comunque ai soci di esprimere

una sorta di "gradimento" di eventuali acquirenti terzi, la società procede all'acquisto di

tali azioni, in attesa di reperire un investitore "gradito" a cui cederle.

Nel caso di società quotate alla Borsa valori, questa operazione consente di accrescere

3. la considerazione degli investitori nella società, rappresentando un segnale di fiducia

della società in sé stessa.

Il codice ex 2357 impone un limite all'acquisto di azioni proprie:

al massimo il 10% del K sociale, comprese le azioni acquistate da società controllate

- ed alcuni obblighi di tipo contabile, il principale dei quali è rappresentato dalla

- costituzione di una riserva per azioni proprie, imputata a bilancio nel patrimonio netto, di

entità pari al valore attribuito alle stesse azioni proprie, rappresentato dal prezzo di

acquisto.

Altra condizione per l'acquisto di azioni proprie è la richiesta da parte degli

- amministratori all'assemblea ordinaria di un'apposita autorizzazione. È inoltre

essenziale che le azioni oggetto dell'acquisto siano interamente liberate, e che

l'acquisto avvenga utilizzando esclusivamente gli utili distribuibili e le riserve disponibili

(risultanti dall'ultimo bilancio).

Se tali condizioni non vengono rispettate, l'acquisto resta valido, ma la società è obbligata a

vendere le azioni acquistate entro il termine di 1 anno. In caso contrario, la società sarà

costretta ad una riduzione del capitale sociale nominale annullando le azioni acquistate.

partecipazioni reciproche = Se 2 società si costituiscono o aumentano il K sociale sottoscrivendo

:

l’una le azioni dell’altra, si avrà una moltiplicazione illusoria di ricchezza. ↑ il K sociale ma non il K reale

La disciplina detta una salvaguardia quando sussiste un rapporto di controllo ex 2359: non c’è

limite all’acquisto di partecipazioni reciproche ma detta regole per l’acquisto di azioni della

controllante da parte della controllata (considerate come se effettuate dalla controllante): 74

 La sottoscrizione di azioni della controllante da parte della società controllata è

regolata con la stessa disciplina come l’acquisto delle azioni proprie con i limiti ex art

19

2357 - la controllata deve iscrivere una riserva indisponibile al pari di quanto avviene

con le azioni proprie

 i diritti di voto spettanti alle azioni della controllante detenute dalla controllata

sono sospesi e non possono essere esercitati

In particolare:

L’ordinamento giuridico non pone alcun limite all’acquisto di partecipazioni reciproche sino

a) a che nessuna della due società controlli l’altra e nessuna delle 2 è quotata in borsa (né

impedisce l’acquisto di azioni della controllata da parte della controllante).

b) Se l’incrocio è tra controllante e controllate, l’acquisto da parte della controllata è

considerato effettuato dalla controllante e deve rispettare le condizioni dell’acquisto di

azioni proprie. 20

è soggetta alla disciplina generale ex art 2359 valida x tutte le SPA x le sole ipotesi in cui

c) sussiste un rapporto di controllo tra 2 società reciprocamente partecipate

d) è soggetta alla disciplina speciale quando una o entrambe le società dell’incrocio abbiano

azioni quotate in borsa, sono previsti limiti quantitativi:

1. Se entrambe le società sono quotate in 1 mkto regolamentato, l’incrocio non può

superare il 2% del K con diritto di voto;

2. Se una sola è quotata essa può arrivare al 10 % della non quotata.

Se si superano tali percentuali massime, la società che ha superato il limite non può – esercitare il diritto

di voto sulle azioni in più, deve alienare l’eccedenza entro 1 anno, in caso di mancata alienazione, la

sospensione del diritto di voto si estende all’intera partecipazione.

Diritti dell'azionista - Si dividono in:

19 -

Art. 2357 Acquisto delle proprie azioni

- La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili

risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni interamente liberate.

- L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero

massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale l'autorizzazione e' accordata,

il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

- In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate a norma dei commi precedenti può eccedere la decima

parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate.

- Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi

dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e

alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l'assemblea non provveda, gli amministratori e i sindaci devono

chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il procedimento previsto dall'articolo 2446, secondo

comma.

- Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o per

interposta persona.

20 -

Art. 2359 Società controllate e società collegate

- Sono considerate società controllate:

1) le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;

2) le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea

ordinaria;

3) le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa.

- Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si computano anche i voti spettanti a società

controllate, a società fiduciarie e a persona interposta: non si computano i voti spettanti per conto di terzi.

- Sono considerate collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza notevole. L'influenza si

presume quando nell'assemblea ordinaria può essere esercitato almeno 1/5 dei voti ovvero 1/10 se la società ha

azioni quotate in mercati regolamentati. 75

1. Diritti Patrimoniali: diritto all'utile, diritto alla quota di liquidazione.

2. Diritti Amministrativi: diritto di intervento in assemblea, diritto di voto in assemblea,

diritto di impugnazione delle deliberazioni, diritto a consultare i libri contabili e i progetti

di bilancio, il libro delle deliberazioni ed il libro soci.

+ 3. Diritti di controllo: diritto di denuncia di eventuali sospetti fondati di irregolarità

4. Diritti di disporre: pegno/usufrutto dell'azione

Diritti patrimoniali = cioè hanno ad oggetto il riflesso economico del rapporto sociale, come es

il diritto agli utili. Attengono alla remunerazione dell’investimento azionario durante la vita della

società (diritto all’utile o al dividendo) e alla suddivisione del patrimonio al temine della

liquidazione in caso di scioglimento della società (diritto ad una parte proporzionale del

patrimonio netto risultante dalla liquidazione).

Diritti amministrativi = attengono alla dimensione organizzativa della società e al suo

funzionamento - diritti di natura certa: consentono di influire sulle scelte della società:

Diritto di voto

o Diritto impugnare una deliberazione invalida

o Diritto di denunciare amministratori e sindaci x gravi irregolarità di gestione

o Diritto di esercitare azione di richiedere risarcimento danno

o Concernete il rapporto dei soci con l’attività di gestione (es denuncia al collegio

o sindacale)

Diritti di informazione (es esaminare i libri sociali)

o

Di difficile inquadramento xché pur avendo un evidente riflesso patrimoniale tutelano anche

interessi di carattere amministrativo

▼ ▼

Diritto di opzione - in caso di aumento a Diritto di recesso – che consente a

pagamento del K sociale – priorità della determinate condizione di sciogliere il

sottoscrizione di azione di nuova emissione in rapporto sociale con il rimborso

misura proporzionale alla partecipazione già patrimoniale della quota attuale

ottenuta (serve a mantenere inalterate le quote

proporzionali degli altri soci)

Fra diritti amm.vi e patrimoniali vi sono poi diritti non misurabili che ove attribuiti spettano in

egual modo indipendentemente dal n. delle azioni:

diritti che spettano a 1 o + azionisti purché raggiungano una determinata % di K

A. 21

sociale

 diritto di chiedere convocazione assemblea

 Chiederne il rinvio x mancanza di informazioni

 Esercitare l’azione sociale nei confronti degli amministratori

 Diritto di sporgere denuncia di gravi irregolarità al tribunale

B. diritti che spettano a ciascun socio a prescindere dal n. delle azioni possedute

 diritto di intervento in assemblea

 diritto di presentare denuncie al collegio sindacale

 di esaminare alcuni libri sociali, ecc.

Obblighi dell'azionista - Sostanzialmente l'azionista ha l'obbligo di effettuare il conferimento

sottoscritto secondo le modalità predeterminate.

21 76

Le azioni rappresentano una sorta di unità di misura dei diritti sociali - Essi vengono

qualificati infatti in base al n. di azioni possedute da ciascun socio ovvero in base alla frazione

di k rappresentato.

Ex 2350 – ogni azione attribuisce il diritto ad una parte proporzionale degli utili netti

-- o -- OBBLIGAZIONI

≠ AZIONI

Rappresentano quote del capitale sociale Sono titoli di debito

Chi le possiede diventa SOCIO Chi le possiede diventa CREDITORE

Con esse si partecipa ai risultati positivi o Conferiscono una remunerazione

negativi dell’attività sociale periodica fissa (interessi)

Il rimborso del capitale avviene solo in sede di Da diritto al rimborso del capitale

liquidazione sempre che residui un attivo netto prestato

dopo il soddisfacimento dei creditori sociali

A delle azioni che rappresentano partecipazione al capitale sociale, le obbligazioni

rappresentano 1 credito nei confronti della società.

L’obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale nonché ad 1 remunerazione che

può essere svincolata o meno dai risultati dell’attività economica finanziaria. Sono perciò

identificate in funzione del diritto al rimborso del capitale come valore minimo assicurato. Ex

2411 il diritto al rimborso può essere postergato alla soddisfazione dei diritti degli altri creditori

della società. Comunque l’obbligazionista creditore ha pur sempre 1 diritto prioritario al

rimborso rispetto ai soci.

VIT – X DISTINGUERE OBBLIGAZIONI E STRUMENTI FINANZIARI E’ IL FATTO DELLA

DIVERSA IMPUTAZIONE DELL’APPORTO:

l’apporto che giustifica l’emissione di azioni fa parte del capitale sociale

1. Mentre l’apporto che giustifica l’emissione di obbligazione rimane sempre il

2. finanziamento di un creditore della società = L’obbligazionista assume la funzione

creditore. Questo apporto non può venire imputato alla società.

Art 2411 – il diritto al rimborso del capitale e interessi può essere, in tutto o in parte,

subordinato (postergato) alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società ma

l’obbligazionista non rischia il rimborso può essere si graduale ma certo è il rimborso del

capitale. È considerato un prodotto sicuro. Denominatore comune di tutti i titoli obbligazionari,

siano essi dotati o meno di clausole accessorie, è infatti l’integrale restituzione del capitale

investito

Dal punto di vista della società le obbligazioni assolvono funzione di finanziamento

(rappresentano un debito) x le causali + varie, es, contro versamento in denaro, pagamento

merci, in cambio di azioni a seguito di riduzione del capitale sociale

comunque espressione del carattere unitario dell’operazione

OBBLIGAZIONI

Sono titoli di credito emessi in serie, tutti identici e fungibili tra loro, liberamente trasferibili,

risultanti da una ampia manovra di finanziamento attuata dalla società. Si tratta di

un'operazione di mutuo cartolarizzata e parcellizzata. Le obbligazioni non sono imputate al

capitale sociale, e i possessori di obbligazioni solitamente sono privi di diritti amministrativi.

Esse vengono emesse dagli amministratori per delibera verbalizzata da un notaio. 77

In compenso tra i tre strumenti finanziari costituiscono la categoria più "sicura" in quanto hanno

una remunerazione solitamente a tasso fisso ed un rimborso a data certa (questo almeno nella

categoria ordinaria).

E’ stata ampliata notevolmente la possibilità di emettere tale strumento finanziario (fino al

doppio del capitale sociale)

E’ stata spostata la competenza ("salvo diversa previsione dello statuto") dall'assemblea in

sede straordinaria al C.d.A. semplificando l'operazione al fine di aumentare i canali di

finanziamento disponibili per il modello S.p.A.

Gli obbligazionisti percepiscono periodicamente la quota di interesse accordata ed allo scadere

del prestito obbligazionario hanno il diritto di vedere restituita la somma mutuata alla società.

Limiti all’emissione di obbligazioni (art. 2412, 1° comma, c.c.)– l’ammontare del prestito

obbligazionario non può superare complessivamente (ossia può emettere obbligazioni,

nominative o al portatore, per una somma non eccedente) – limiti oggettivi:

il doppio della somma del capitale sociale + la riserva legale + le riserve disponibili

- risultanti dall’ultimo bilancio approvato

il rispetto del rapporto tra prestito obbligazionario e valori patrimoniali è assicurato, anche dopo

l’emissione:

dal divieto di distribuzione delle riserve o della riduzione volontaria del capitale fino a

- che la loro somma non sia pari o superiore alla metà dell’ammontare delle obbligazioni

ancora in circolazione.

dal divieto di distribuzione degli utili in caso di riduzione obbligatoria del capitale o

- diminuzione delle riserve in conseguenza di perdite – fino a che l’ammontare del

capitale sociale e delle riserve non eguali la metà dell’ammontare delle obbligazioni

ancora in circolazione. La legge impone di ragguagliare le dotazioni patrimoniali della

società al valore delle obbligazioni ancora in circolazione.

La capacità della società di emettere obbligazioni finisce x essere condizionata non solo dai

mezzi propri a disposizione ma anche dal ricordo ad altri canali di finanziamento nel senso –

che una volta emesso il prestito obbligazionario la presenza di titoli diversi impone alla società

di non distribuire dividendi fino a quando non sia ricostituito almeno il limite del doppio della

somma del capitale e delle riserve.

Tuttavia, la società può emettere obbligazioni oltre il limite (sotto autorizzazione

dell'autorità):

1. se le obbligazioni emesse in precedenza sono destinate ad investitori

professionali, i quali, in caso di trasferimento delle stesse a terzi non investitori

professionali, rispondono della solvenza della società

se le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di

2. proprietà della società

se ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale e

3. sempre previa autorizzazione dell’autorità governativa

La legge si preoccupa poi di garantire che il rapporto fra K + riserve + obbligazioni permanga x

tutta la durata del prestito obbligazionario. La società che ha emesso obbligazioni non può

volontariamente ridurre il capitale sociale o distribuire riserve se non viene più rispettato il limite

di cui all’art. 2412.

LA DISCIPLINA DEI LIMITI ALL’EMISSIONE NON SI APPLICA ALLE SOCIETÀ QUOTATE

L’emissione di obbligazioni è competenza degli amministratori (ad esclusione delle

obbligazioni convertibili), salvo che la legge o lo statuto dispongano diversamente

La delibera di emissione viene redatta dal notaio e iscritta nel registro delle imprese

• Il collocamento delle obbligazioni avviene in base alla disciplina dell’offerta al pubblico

• di sottoscrizione e vendita (art. 93 bis ss. T.U.F.)

Tutte le operazioni eseguite su operazioni vengono annotate nel libro delle obbligazioni

• 78

Diritti patrimoniali dell’obbligazionista:

diritto al rimborso del capitale e alla corresponsione interessi

• in alcuni casi si può aggiungere la possibilità di assegnazione di premi in base a

• sorteggio

il diritto dell’obbligazionista al rimborso di capitale e alla corresponsione degli interessi

• può essere postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori della società (ma cmq

soddisfatto prima dei soci)

Le modalità di rimborso del capitale sono stabilite nella delibera di emissione.

L’organizzazione degli obbligazionisti si articola nella presenza di due organi necessari

all’organizzazione:

l’assemblea 2415

- Il rappresentante comune

-

L’assemblea degli obbligazionisti - È composta dai possessori di obbligazioni di una

società. Essa elegge un rappresentante comune che parteciperà, senza diritto di voto.

all'assemblea dei soci, e potrà eventualmente riportare le deliberazioni degli obbligazionisti, i

quali, all'interno della loro specifica assemblea, possono deliberare su questioni inerenti

strettamente i loro interessi.

L’assemblea delibera:

a) sulla nomina e revoca del rappresentante comune

b) sulle modifiche delle condizioni di prestito

c) sulle proposte di concordato preventivo e fallimentare

d) sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi

e) sugli altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti

f) le deliberazioni dell’assemblea vincolano gli obbligazionisti assenti o dissenzienti e sono

impugnabili dinnanzi al tribunale ove ha sede la società emittente.

X il rappresentante comune degli obbligazionisti:

Valgono le stesse regole di funzionamento previste per l’assemblea straordinaria

• (convocata dagli amministratori della società o dal rappresentante comune)

La nomina avviene da parte dell’assemblea degli obbligazionisti o, se questa non vi

• provvede, da parte del tribunale a richiesta di uno o più obbligazionisti

Non deve essere necessariamente un obbligazionista

• Può essere una persona fisica o una persona giuridica autorizzata alla prestazione dei

• servizi di investimento

Dura in carica 3 anni ed è rieleggibile

Le sue funzioni sono:

esecuzione delle delibere dell’assemblea degli obbligazionisti

• assistere alle operazioni di sorteggio per l’estinzione delle obbligazioni

• assistere alle assemblee sociali

• esaminare il libro delle obbligazioni e quello delle adunanze e deliberazioni

• dell’assemblea dei soci

rappresenta processualmente gli obbligazionisti

Le obbligazioni convertibili in azioni - Si tratta di speciali obbligazioni i cui possessori, al

momento del rimborso della quota di capitale mutuata alla società, possono decidere di

ricevere azioni al posto di denaro in base ad un rapporto di cambio diverso da quello di

mercato e stabilito in precedenza (in genere, più favorevole).

Nel caso si verifichi questa eventualità dovrà essere deliberato un aumento di capitale sociale.

Attribuiscono ai sottoscrittori il diritto di trasformare un rapporto di finanziamento in un rapporto

di partecipazione alla società

Possono prevedere la conversione : in azioni della stessa società (procedimento diretto

 disciplinato dall’art. 2420 bis c.c.) 79

 in azioni di altra società (procedimento indiretto non viene

espressamente disciplinato)

non sono oggetto di specifica disciplina neanche le obbligazioni con warrant o con diritto di

opzione su azioni che a ≠ obbligazioni convertibili, attribuiscono 1 diritto che è cumulativo e non

alternativo a quello del rimborso del capitale.

La conversione avviene sulla base di un rapporto di cambio predefinito

Devono essere offerte in opzione agli azionisti ed ai possessori di obbligazioni convertibili

• precedentemente emesse

Per evitare che la futura emissione di azioni possa pregiudicare l’effettività del K sociale si

prevede che:

a) la delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il

capitale precedentemente sottoscritto non sia stato interamente versato

b) le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somme

complessivamente inferiori al valore nominale

non può essere violato il limite previsto dall’art. 2412 c.c

c)

trattandosi di operazione che comporta ▲ capitale, l’emissione è di competenza

• dell’assemblea straordinaria (con delibera e a ≠ del prestito ordinario) anche se è possibile

la delega agli amministratori

La delibera deve determinare:

a) il rapporto di cambio

b) il contestuale aumento di capitale corrispondente al valore nominale delle azioni da

offrire in conversione

In pendenza del periodo di conversione:

a) in caso di aumenti di capitale a pagamento e di emissione di nuove obbligazioni

convertibili il diritto di opzione spetta ai possessori di obbligazioni convertibili, in

concorso con i soci attuali

b) in caso di aumento gratuito o riduzione per perdite del capitale sociale il rapporto di

cambio è automaticamente modificato

c) non si può deliberare una riduzione volontaria del capitale, una fusione, una

scissione, modifiche dell’atto costitutivo concernenti gli utili fino alla scadenza dei

termini per la conversione

STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI –

Le azioni vengono emesse a fronte di conferimento di capitale

- Le obbligazioni vengono assegnate a fronte dell’apporto di capitali di credito

-

+ la riforma del 2003 introduce

strumenti finanziari partecipativi che costituiscono 1 nuovo canale di finanziamento della S.p.A

e si pongono ad un livello intermedio in quanto presentano un grado di rischio minore rispetto

alle azioni, ma maggiore rispetto alle obbligazioni.

Spetta allo statuto disciplinare le modalità e le condizioni di emissione, i diritti che tali strumenti

conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento e, se ammessa, le modalità di circolazione.

A questi Strumenti finanziari può essere riservata la nomina di un componente degli organi

amministrativi e di controllo (art. 2351 u.c.). I titolari di questi Strumenti si riuniscono in un

proprio organismo assembleare speciale ex art. 2376 sulla falsa riga dell'assemblea degli

obbligazionisti.

In base all’art. 2342 del c.c., nell’ambito della s.p.a., non possono formare oggetto di

conferimento le prestazioni di opera o di servizi; al contrario l’emissione di strumenti finanziari

partecipativi è ammessa anche a fronte di apporti di opere o servizi da parte di soci o di terzi. 80

Il legislatore della riforma ha, dunque, mantenuto in vita il divieto di cui all’art. 2342 c.c., ma ha

consentito l’ingresso delle prestazioni d’opera e servizi nell’ambito dell’organizzazione

societaria per altra via: attraverso la sottoscrizione di strumenti partecipativi.

Si possono anche emettere a seguito di patrimonio destinato a specifico affare (di tipo

cooperativo es. x penetrare mkto estero oppure di tipo e cd patrimoni finanziari).

I titolari di strumenti finanziari partecipativi non acquistano la qualità di soci:

1. in quanto non conferiscono valori imputabili a capitale sociale della società (pur

normalmente partecipando alle alee di gestione)

essi quindi non concorrono a determinare la volontà sociale, attraverso il voto

2. nell’assemblea generale degli azionisti (non possono votare)

L’attuale articolo 2346 c.c. ultimo comma prevede la possibilità , a favore delle s.p.a., di

emettere, a fronte di un apporto di varia natura da parte di soci o di terzi, strumenti finanziari

forniti di diritti patrimoniali o anche amministrativi:

a) diritti patrimoniali Possono avere remunerazione dell’investimento in modo

differenziato, es. utile fisso o commisurato andamento società

b) diritti amministrativi Esercizio del controllo sull’investimento, es.

anche se meno si potrà prevedere obbligo di rendiconto a carico

-

incisivi di quelli dei degli amministratori,

soci esercizio di voto su argomenti specificati (x

- questo si dicono partecipativi),

può scegliere un componente degli organi gestori

- (certo potere controllo scegliendo i gestori dell’impresa),

nomina di 1 sindaco = componente degli organi

- di controllo

E’ escluso però il diritto di voto in assemblea generale, a meno che non sia limitato ad alcune

particolari materie (ad esempio solo per l'approvazione del bilancio).

X contenere la commistione da un lato:

l’emissione di sfp è subordinata a previsione di statuto con specifica indicazione dei

- diritti spettanti

gli sfp dotati di diritti amm.vi sono equiparabili alle azioni in quanto a capacità di

- influenzare l’andamento della gestione e pertanto assoggettati alla disciplina speciale x

gli obblighi di comunicazione e di divieto di controllo nonché in tema di OPA a

previsione regolamentare della Consob.

22 ≠ strumenti ex 2411 parificati alle obbligazioni

strumenti finanziari ex 2346 – i tempi e

entità del rimborso del capitale sono condizionati dall’andamento economico della società ex

2411.

ex 2346 l’apporto può assumere le + svariate forme e cause

SFP ex 2411 costituiscono 1 categoria + circoscritta caratterizzata da 1 apporto x lo + in

denaro che da vita ad 1 obbligo di restituzione condizionato ai risultati economici della società.

► funzione di finanziamento il cui rimborso non è però assicurato. Ciò comporta

assoggettamento alla disciplina delle obbligazioni sia x limiti emissioni che struttura

organizzativa. Ciononostante, anche questi strumenti rientrano nel novero delle obbligazioni, in

quanto la variabilità riguarda unicamente la remunerazione dell’investimento (“i tempi e le

modalità di pagamento degli interessi”, art. 2411, secondo comma) e non il diritto al rimborso.

22 In particolare, l’art. 2346, ult. comma, c.c. prevede che – a fronte la società possa emettere “strumenti finanziari

forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti”,

demandandone la relativa disciplina alle disposizioni statutarie ed all’autonomia negoziale x “favorire la nascita, la

crescita e la competitività delle imprese” 81

PATRIMONI DESTINATI SPECIFICO AFFARE 2447-bis: Tutte le società x azioni sono

legittimate a costituirli.

Si configurano come uno strumento x facilitare finanziamento di specifici affari costituendo

patrimoni separati rispetto a quello della società che lo costituisce e quindi limitando il rischio.

La separazione patrimoniale configura 1 sorta di deroga rispetto al regime generale della

responsabilità patrimoniale ex art 2470 tanto da prevedere es. specifici obblighi di contabilità

distinti, proprie regole di liquidazione. 23

Si tratta di un'ulteriore metodo di limitazione della responsabilità della società e di

finanziamento della stessa. "Limitazione" perché il legislatore consente che, ricorrendo alcune

condizioni, la società possa "staccare" una parte del proprio patrimonio per destinarlo ad uno

specifico affare disponendo che delle obbligazioni sorte nell'esecuzione dell'affare ne risponda

solo il patrimonio destinato e che i creditori sociali non possano soddisfarsi su tale patrimonio.

Ma la società ha anche la possibilità di emettere degli strumenti finanziari sullo specifico affare

o di ottenere l'apporto di terzi. La convenienza di questo istituto poggia anche sulla diminuzione

dei costi di monitoraggio del credito per i creditori dello specifico affare che saranno così

invogliati a partecipare (in quanto non devono controllare l'intera società ma solo il patrimonio

destinato).

Possono essere di 2 tipi:

patrimoni destinati di tipo cooperativo 2447bis lett. a – vengono destinati allo

1. svolgimento di una certa attività es. x cercare di penetrare un mkto estero.

LIMITE OGGETTIVO - I beni ad essi destinati non possono superare il 10% del patrimonio

netto della società – “le società azionarie possono costituire 1 o + patrimoni destinati in via

esclusiva ad 1 specifico affare per un valore non superiore al 10% del patrimonio netto

della società”.

EFFETTO - X le obbligazioni assunte per quella specifica attività risponde solo quel

patrimonio. Su quella non possono rivalersi i creditori generali (serve a ridurre il costo di

monitoraggio del creditore = investe + facilmente se + basso il rischio )

patrimoni destinati di tipo finanziario (finanziamento destinato) 2447 bis. lett. b - si

2. tratta di dare 1 specifica caratterizzazione ad 1 contratto di finanziamento (garanzia

patrimoniale proporzionata all’andamento di 1 specifico settore). La società può destinare a

favore dei finanziatori di uno specifico affare una parte dei proventi del medesimo. Il

finanziamento è caratterizzato da 1 obbligo di rimborso che è destinato ad essere

soddisfatto solo con disponibilità future della società finanziata in deroga al 2740.

VIT 2447-bis a) e b) sono 2 tipologie molto diverse:

il tipo cooperativo – garanzia di tipo statico – separazione patrimoniale di base dei

- cespiti della società. Operazione di separazione statica in deroga al 2740. Oggetto della

gestione destinata sono sia beni che rapporti giuridici già compresi nel patrimonio della

società, sia apporti di 3° che parteciperanno ai risultati dell’affare

il finanziamento destinato – è 1 normale contratto di finanziamento (1 terzo presta soldi

- alla società) - quello che viene isolato é il risultato dell’affare, quindi i proventi conseguiti

da godimento di quell’attività specifica, rimangono separati dal resto del patrimonio della

società x soddisfare la remunerazione e il rimborso del finanziatore. Prospettiva

dinamica della garanzia cioè man mano che i proventi si accumulano garantiscono i

creditori x quello specifico affare. La gestione separata non ha ad oggetto i beni della

società ma solo i proventi di uno specifico affare destinati all’adempimento delle

obbligazioni contratte con il finanziatore.

23 nel diritto commerciale e nell'indicare i vari tipi legali d'impresa - spesso "responsabilità" significa potenziale

assoggettamento di un patrimonio all'azione esecutiva da parte di un creditore il cui diritto soggettivo ad una

prestazione sia rimasto insoddisfatto. In quest'accezione, "responsabilità" può essere utilmente confrontata con la

nozione di autonomia patrimoniale 82

A ≠ della lettera a), la separazione ha x oggetto non beni o rapporti giuridici ma i

proventi di un determinato affare.

I proventi dell’affare sono separati da quelli della società e come tali sottratta ai creditori

di questa (l’opponibilità del vincolo ai creditori sociali) a patto che:

1. il contratto di finanziamento venga depositato presso il registro delle imprese

2. adozione da parte della società di sistemi di incasso e contabilizzazione idonei a

tenere separati e individuabili i proventi dell’affare da quelli della società.

vincoli di gestione – la costituzione del patrimonio destinato avviene con deliberazione del

consiglio di amministrazione o di gestione (o assemblea se lo statuto lo prevede) con verbale

redatto x atto pubblico e deve essere depositata nel registro delle imprese.

Deve avere contenuto determinato specificato nella deliberazione

- Deve specificare il risultato che si intende perseguire

- Inoltre dal momento che l’affare deve essere specifico (va indicato 1 termine) va

- escluso che il patrimonio possa avere x oggetto la gestione di 1 ramo di azienda.

Il valore di un patrimonio dedicato non può superare il 10% del patrimonio netto della

- società.

Inopponibilità ai creditori del vincolo di destinazione del patrimonio = insensibilità del

patrimonio destinato rispetto alle vicende che interessano l’azienda. I creditori della società non

possono far valere le loro ragioni sui beni del patrimonio destinato.

Tuttavia, la separazione patrimoniale può non essere perfetta se:

ciò è previsto nella delibera di costituzione

- la società risponde illimitatamente (cioè con l’intero patrimonio) x le obbligazioni

- derivanti da fatto illecito

L’insensibilità del patrimonio destinato rispetto ai creditori è comunque subordinata

all’adempimento di specifici oneri pubblicitari

 La deliberazione deve contenere l’indicazione dei beni e rapporti giuridici

compresi nel patrimonio

 Deve essere iscritta nel registro delle imprese

 Deve essere decorsoli termine di 60gg dall’iscrizione senza che i creditori vi

abbiano fatto ricorso

Contabilità - Le scritture contabili, sia della società che del patrimonio, assolvono la duplice

funzione:

 strumento di controllo dell’utilizzo dei beni destinati

 come strumento di rilevazione del risultato economico

ex 2214, x ciascun PDSA gli amministratori devono tenere libri e scritture separati

Liquidazione del patrimonio – sia in caso di realizzazione del SA che nell’impossibilità di

condurlo a termine (es società fallisce) gli amministratori devono redigere un rendiconto finale

(tipo bilancio di liquidazione) + 1 relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione

contabile depositato presso il registro delle imprese. I creditori del patrimonio non possono

chiedere che ne sia dichiarato il fallimento.

La separazione sopravvive al fallimento della società – solo l’eventuale residuo attivo

confluisce nell’attivo del fallimento x soddisfare i creditori della società.

Apporti dei terzi – è rimessa all’autonomia negoziale

I proventi conseguenti uno specifico affare possono dare luogo all’emissione di strumenti

 finanziari collegati non più all’andamento della società in generale ma all’affare specifico.

Danno luogo ad 1 cultura organizzativa con un’assemblea speciale, analoga a quella degli

azionisti.

Possono poi essere emessi strumenti di partecipazione che si configurano come titoli di

 rischio i cui sottoscrittori partecipano ai risultati della gestione di un’attività imprenditoriale,

assumendo l’alea fino alla perdita dell’apporto conferito dalle obbligazioni che sono pur

sempre 1 credito nei confronti della società. anche dalle azioni in quanto (pur essendo

83

come queste forme di partecipazione a rischio) non rappresentano un’aliquota del capitale

della società emittente.

Valore teorico di una S.p.A -

.

In teoria il valore totale dato ad una S.p.A. dal mercato dovrebbe corripondere alla somma del

valore totale dei beni prodotti. Questo perché se in un dato anno la quantità totale esistente di

unità di quel prodotto vale una determinata cifra, e l'anno seguente la quantità di unità

raddoppia, il valore totale rimane lo stesso mentre il valore della singola unità dimezza. Nella

realtà non è mai così, a causa delle operazioni speculative di cui sono oggetto le S.p.A.

ATTIVITA’ AMMNISTRATIVA E DI CONTROLLO della S.p.A.

Alla discrezionalità delle scelte imprenditoriali che caratterizza la gestione della società si

contrappone la necessità di articolare un sistema integrato di controlli interni e esterni in grado

di minimizzare il rischio che i soggetti preposti alla gestione possano non perseguire interesse

società (= fine cui l’operato degli amministratori deve tendere e parametro della loro

responsabilità). Pg 90

Gestione della società – ex art 2380 bis spetta esclusivamente agli amministratori che possono

compiere tutte le operazioni necessarie x l’attuazione dell’oggetto sociale:

1. la competenza esclusiva dell’attività di gestione

2. si individua il contenuto dell’attività di gestione = compimento delle operazioni

necessarie x l’attuazione dell’oggetto sociale

I controlli sulla gestione sono sia interni che esterni – ma nessun organo di controllo può

interferire con le scelte gestionali operate dagli amministratori.

Il controllo mira alla verifica della legalità dell’azione degli amministratori e al costante riesame

delle azioni intraprese da adottare in puntuale conformità alla legge e allo statuto della società.

In tale tema, con la riforma del 2003, ex art 2380, si sono previsti 3 ≠ sistemi fra i quali i soci

possono scegliere per statuto. Se lo statuto nulla prevede si applica la disciplina del modello

ordinario o tradizionale. Organi sociali:

sistema TRADIZIONALE Assemblea degli azionisti

1. Organo amministrativo

 Collegio sindacale

2. Sistema MONISTICO: Consiglio di amministrazione

 Comitato interno per il controllo sulla gestione

sistema DUALISTICO: Consiglio di gestione

3. Consiglio di sorveglianza

MODELLO "TRADIZIONALE" - Assemblea degli azionisti - è l'organo che riunisce tutti i

soggetti titolari di azioni con diritto di voto i quali sono chiamati a prendere alcune importanti

decisioni per la vita della società, come l'elezione e la revoca dell'organo amministrativo,

l'elezione dei sindaci, l'approvazione del bilancio e la promozione dell'azione di responsabilità.

Rientra nella competenza dell'assemblea anche la modifica dell'atto costitutivo.

La convocazione dell'assemblea deve seguire alcune formalità, elencate all'art. 2366 c.c.

La medesima assemblea può assumere 2 tipologie:

ordinaria

- straordinaria In particolare organo in questa forma è chiamato a prendere le

- decisioni più importanti per la Società, come, ad esempio, la

delibera sulle modifiche all'atto costitutivo.

Tra un tipo e l'altro cambiano le competenze e le maggioranze richieste per il voto, sia a livello

di quorum costitutivo che di quorum deliberativo. 84

In tema di Assemblea è anche rilevante la disciplina dei "Patti parasociali".

VIZI D'INVALIDITÀ DELLE DELIBERE ASSEMBLEARI – oggetto di una disciplina particolare

che se da un lato vuol tutelare la massa degli azionisti di minoranza, dall'altro vuol evitare che

situazioni di incertezza economica e politica aziendale possano nuocere alla stabilità societaria.

Invalidità delle deliberazioni

Nullità: L'azione di nullità può essere proposta da chiunque ne abbia interesse nei casi in

cui: è mancata la convocazione dell'assemblea;

- manca la redazione del verbale;

- vi sia stata una mancata convocazione,

- l'oggetto della deliberazione sia illecito o impossibile da raggiungere.

-

La delibera è impugnabile da chiunque vi ha interesse nel termine di 3 anni che decorre

dalla trascrizione nel libro dei soci della delibera (imprescrittibile è l'azione che sia volta

alla declaratoria di nullità di una delibera modificativa dell'oggetto sociale che abbia

previsto attività illecite o impossibili).

Annullabilità: Sono annullabili le delibere non adottate in conformità della legge o dello

statuto: es. quando la costituzione dell'assemblea è dipesa dalla partecipazione di

soggetti non legittimati.

L'azione di annullamento spetta all'organo amministrativo, al collegio sindacale e ai soci

assenti, dissenzienti o astenuti che insieme possiedono almeno il 5% delle azioni con

diritto di voto (quorum che si abbassa all'un per mille nelle società quotate). L'azione è

soggetta ad un termine di 90 gg dalla data della deliberazione o, qualora questa sia

soggetta a iscrizione o deposto nel registro delle imprese, dalla data di iscrizione o di

deposito.

La deliberazione NON può essere annullata:

1. per la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate;

2. per l'invalidità dei singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido

o l'errore siano stati determinanti;

3. per incompletezza o inesattezza del verbale.

INVALIDITA’ DELIBERE ASSEMBLEARI - Affinché la delibera dell'assemblea possa divenire

efficace, essa deve rispettare:

1. regole legali

regole statutarie.

2.

Di conseguenza, la deliberazione è invalida nel momento in cui non è conforme a questi due

requisiti.

L'invalidità può portare a cause di annullabilità o, nei casi più gravi, di nullità.

I casi di nullità, proprio perché più pregnanti e più significativi, sono tassativamente indicati.

La delibera assembleare è nulla quando:

1. è mancata la convocazione dell'assemblea;

2. manca il verbale;

3. l'oggetto della deliberazione è impossibile o illecito.

Tutte le altre deliberazioni, invalide perché non conformi alla legge e allo statuto, sono

annullabili.

Possono impugnare le delibere annullabili i soci assenti, astenuti o dissenzienti, gli

amministratori, il consiglio di sorveglianza e il collegio sindacale. Solo in alcuni casi previsti

dalla legge, a questi soggetti si aggiungono la Consob, la Banca d'Italia e l'Isvap.

La delibera annullabile può essere impugnata entro novanta giorni dalla deliberazione. Se

l'azione è esercitabile dai soggetti pubblici citati, il termine è di sei mesi. 85

Diverso è il regime per le delibere nulle, le quali sono impugnabili da qualunque soggetto,

purché interessato.

Il termine per le delibere nulle è di tre anni dalla trascrizione della delibera nel libro delle

adunanze assembleari. Nei casi di nullità derivanti da delibere che aumentano il capitale

sociale, che lo riducono o che emettono obbligazioni, il termine è di centottanta giorni.

Non vi sono invece limiti di tempo se la nullità è determinata da un oggetto illecito o

impossibile.

E' possibile procedere d'ufficio solo nei casi di nullità.

Secondo il regime noto dell'annullabilità/nullità, la delibera annullabile è efficace fino

all'annullamento, mentre la delibera nulla è inefficace sin dall'inizio. La delibera si impugna

dinanzi al tribunale competente il quale può sospendere l'azione prevista nella delibera su

richiesta di chi agisce, onde evitare la produzione di grazi danni.

L'annullamento obbliga gli amministratori a prendere provvedimenti. L'annullamento non può

avere luogo se la delibera è stata previamente sostituita con un'altra conforme alla legge e allo

statuto, o, ancora, se è stata revocata dall'assemblea.

Organo amministrativo - Ad esso spetta in via esclusiva la gestione dell'impresa e

l'attuazione dell'oggetto sociale.

Nel modello tradizionale viene eletto dall'assemblea ordinaria e dura in carica al massimo 3

esercizi (con possibilità di rielezione ad nutum); di esso possono far parte anche soggetti non

soci.

I requisiti di ineleggibilità sono previsti dall'art. 2382 cod.civ.; quelli di incompatibilità,

eventualmente, da normative speciali.

Esso può essere formato da un amministratore unico ovvero da una pluralità di amministratori,

nel qual caso si formerà il cda - consiglio di amministrazione.

In tale ultimo caso, qualora lo statuto o l'assemblea lo consentano, il CDA può delegare le

proprie funzioni (salvo alcune rilevanti eccezioni ai sensi del 2381 c.4 cod.civ.) ad un comitato

esecutivo e/o ad uno o più amministratori delegati.

I flussi informativi tra deleganti e delegati e i relativi obblighi sono compiutamente disciplinati

dall'art. 2381 cod.civ., in particolare va segnalato l'obbligo dei deleganti di "agire informati",

obbligo che ha sostituito il generale dovere di vigilanza previsto dalla normativa ante riforma

2003.

Agli amministratori spetta inoltre il potere di rappresentanza che è prescritto come "generale",

ossia prescindente dalla conformità o meno dell'atto rispetto all'oggetto sociale.

Una volta eseguite le pubblicazioni relative all'atto di nomina, gli eventuali vizi dello stesso non

potranno essere più fatti valere verso i terzi di buona fede, che, pertanto, si vedranno tutelati

nei contratti stipulati con la società.

Discorso analogo deve farsi laddove l'amministratore ecceda i limiti, statutari o assembleari, al

potere di rappresentanza: in tal caso gli atti compiuti dall'amministratore in nome della società

saranno sempre inopponibili ai terzi salva la cd. exceptio doli.

Diversamente si ritiene che restino opponibili ai terzi gli atti compiuti eccedendo i limiti legali al

potere di rappresentanza (tesi, per la verità, non del tutto condivisa).

Il regime di responsabilità è disciplinato dagli artt. 2392 cod.civ. ss. Sinteticamente trattasi di

una responsabilità personale e per colpa, laddove più siano gli amministratori responsabili

opererà un regime di solidarietà. In generale l'amministratore delegante non risponde dei fatti o

atti imputabili al delegato, salvo violazione di uno specifico obbligo.

Resta, infine, indenne da responsabilità l'amministratore dissenziente che abbia fatto annotare

il suo dissenso e ne abbia dato notizia al collegio sindacale.

La responsabilità degli amministratori opera: 86


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Commerciale, Campobasso. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: requisiti essenziali dell’imprenditore art. 2082 c.c., attività d’impresa e scopo di lucro, problema dell’impresa per conto proprio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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