Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

dall’erogazione di servizi collaterali che eccedono il mero godimento del bene; è godimento del

proprio patrimonio e attività di produzione l’impiego di proprio danaro nella compravendita di

strumenti finanziari.

Gli atti di investimento quando sono coordinati in modo da configurare un’attività, possono dar vita

ad impresa (commerciale) se ricorrono gli ulteriori requisiti dell’organizzazione e della

professionalità.

La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è

illecita, cioè contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

Casi meno gravi: in cui sono violate norme imperative che subordinano l’esercizio dell’attività

d’impresa a concessione o autorizzazione amministrativa (attività bancaria senza la prescritta

autorizzazione governativa.)

Casi + gravi: in cui l’illecito sia l’oggetto stesso dell’attività (contrabbando di sigarette).

Chi svolge attività di impresa violando la legge non potrà avvalersi delle norme che tutelano

l’imprenditore nei confronti dei terzi; ciò in applicazione di un principio generale dell’ordinamento:

da un comportamento illecito non possono MAI derivare effetti favorevoli per il suo autore.

4. L’organizzazione. Impresa e lavoro autonomo.

Per esser imprenditore:

ci deve essere l’impiego coordinato di fattori produttivi, quindi, con impiego di capitale e lavoro

proprio e o altrui.

L’imprenditore crea un complesso produttivo, formato da persone e da beni strumentali.

ASPETTO TIPICO DELL’IMPRENDITORIA:

l’impresa come attività organizzata quando disciplina il lavoro e l’organizzazione del lavoro

nell’impresa; quando l’azienda è un complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio

dell’impresa.

ESSENZIALE FORMA DELL’IMPRESA IN MODO ORGANIZZATO.

L’organizzazione imprenditoriale può essere anche solo organizzazione di capitali e del proprio

lavoro intellettuale o manuale.

LAVORATORE AUTONOMO:

La semplice organizzazione a fini produttivi del proprio lavoro non può essere considerata

organizzazione di tipo imprenditoriale in MANCANZA DI UN MINIMO DI

ETEROORGANIZZAZIONE, deve negarsi l’esistenza di impresa.

NO ORGANIZZAZIONE RICHIESTA.

I lavoratori autonomi restano i prestatori d’opera manuale, gli agenti di commercio fin quando si

limitano ad utilizzare mezzi materiali strumentali allo svolgimento di ogni attività o strettamente

necessari all’esplicazione delle proprie energie lavorative.

PICCOLO IMPRENDITORE:

è quella piccola impresa organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei familiari,

Requisito: organizzazione dell’imprenditore!!

5. Economicità dell’attività e scopo di lucro.

L’impresa è attività economica.

Art. 2082 economicità + scopo produttivo dell’attività.

ESSENZIALE per condurre l’attività produttiva:

METODO ECONOMICO

Copertura dei costi con i ricavi con assicurazione dell’autosufficienza economica.

Chi NON è imprenditore:

chi produce beni o servizi che vengono erogati gratuitamente o a prezzo politico, cioè da far

oggettivamente escludere la possibilità di coprire i costi con i ricavi.

Non è imprenditore l’ente pubblico o l’associazione privata che gestisce gratuitamente o a prezzo

simbolico.

Chi E’ imprenditore:

è colui che gestisce i medesimi servizi con metodo economico, quindi, con la copertura dei costi

con i ricavi, anche per fine pubblico.

L’attività è ECONOMICA se è caratterizzata dall’intento dell’imprenditore di conseguire un

guadagno o un profitto personale SCOPO DI LUCRO.

SCOPO DI LUCRO: è inteso che l’attività deve essere svolta secondo modalità oggettivamente

lucrative cioè max i ricavi.

2 metodi:

Metodo economico: l’attività è svolta secondo modalità oggettive tendenti al pareggio fra costi e

ricavi.

Metodo lucrativo: l’attività svolta deve realizzare ricavi maggiori dei costi.

I dati legislativi inducono ad optare per la sufficienza del solo metodo economico.

IMPRESA PUBBLICA art 2093:

il requisito essenziale il solito per le imprese private, inoltre è tenuta ad operare secondo criteri di

economicità ma, non ha come primo fine quello di produrre lucro.

IMPRESA SOCIALE (d.legs 155/2006):

divieto di distribuire utili in qualsiasi forma a soci, amministratori, partecipanti, lavoratori e

collaboratori. L’attività economica deve essere organizzata al fine della produzione e dello scambio

di beni o servizi.

6. La professionalità

Altro requisito dell’art 2082 è il carattere professionale dell’attività.

L’impresa è stabile inserimento nel settore della produzione e della distribuzione, ed è giustificata

l’applicazione della disciplina d’impresa a chi opera nel mondo degli affari.

Professionalitàè l’esercizio abituale e NON OCCASIONALE di una data attività produttiva.

La professionalità non richiede però che l’attività imprenditoriale sia svolta in modo continuato e

senza interruzioni.

Esempio: attività stagionali, per cui è sufficiente il costante ripetersi di atti di impresa secondo

cadenze proprie.

La professionalità non richiede neppure che quella di impresa sia l’unica. Quindi, è possibile anche

il contemporaneo esercizio di + attività di impresa da parte dello stesso soggetto.

L’impresa si ha anche quando si opera per il compimento di un “unico affare” cioè se questo

comporta l’uso di operazioni molteplici e l’utilizzo di un apparato produttivo complesso.

La destinazione al mercato della produzione non è richiesta da alcun dato legislativo: l’applicazione

della disciplina dell’impresa deve fondarsi esclusivamente dai carattere oggettivi fissati dall’art.

2082.

7. Impresa e professioni intellettuali.

L’art. 2238 stabilisce le disposizioni in tema di impresa applicate alle professioni intellettuali sole

se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa.

Il professionista che si limita a svolgere la propria attività non è imprenditore.

L’attività dei professionisti è l’attività produttiva di servizi, di regola condotta con metodo

economico ma, con scopo di lucro; inoltre l’attività che è organizzata con capitali e con prestazioni

lavorative altrui può assumere rilievo preminente rispetto alle prestazioni d’opera intellettuale del

professionista.

Le professioni intellettuali hanno uno specifico statuto artt. 2229 – 2238 che disciplinano gli

ordinamenti professionali; il divieto di esercizio per i non iscritti agli albi professionali; esecuzione

personale della prestazione; criterio per determinare il compenso che deve essere adeguato

all’importanza dell’opera e al decoro della professione.

Le professioni intellettuali sono esonerate dallo statuto dell’imprenditore:

vantaggi no fallimento

svantaggiinapplicabilità della disciplina dell’azienda, dei segni distintivi e della concorrenza

sleale.

LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI

1. Il ruolo della distinzione

Distinzione nel codice civile in base all’OGGETTO:

Imprenditore agricolo art. 2135:

è sottoposto alla disciplina per l’imprenditore generale.

Esonerato: dall’applicazione della disciplina propria dell’imprenditore commerciale: tenuta delle

scritture contabili, assoggettamento del fallimento e altre procedure concorsuali.

L’imprenditore agricolo ha una serie di incentivi e di agevolazioni volti a promuovere lo sviluppo di

tale settore.

Nozione originaria per l’imprenditore agricolo:

è imprenditore agricolo chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura,

all’allevamento del bestiame e attività connesse, cioè le attività dirette alla trasformazione o

all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.

Distinzione attività agricole – nuova nozione di imprenditore agricolo d.lgs 228/2001:

a) attività agricole essenziali: la coltivazione del fondo, la silvicoltura ed allevamento del

bestiame sono attività tipiche e tradizionalmente agricole. Evoluzione a partire dal 1942 fino

ad oggi a causa del progresso tecnologico – agricoltura industrializzata con l’utilizzo di

prodotti chimici – Oggi, l’attività agricola può dar luogo ad ingenti investimenti di capitali e

sollevare sul piano giuridico esigenze di tutela del credito non diverse da quelle che sono

alla base della disciplina delle imprese commerciali; ma, l’imprenditore agricolo è separato

dalla disciplina commerciale, è sottratto al fallimento.

Caratteri della nuova nozione – d.lgs 228/2001:

L’art. 2135 dice che è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del

fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse., specificando che per coltivazioni del

fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo

sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o

animale che, utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Tale nozione si base sulla produzione di specie vegetali ed animali ed è sempre qualificabile come

attività agricola essenziale. Sono compresi: l’orticoltura, floricoltura, selvicoltura, allevamento di

animali in batteria o da cortile e con utilizzo di acquacoltura.

All’imprenditore agricolo essenziale è stato equiparato l’imprenditore ittico cioè quell’imprenditore

che esercita l’attività professionale diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in

ambienti marini, salmastri o dolci.

b) attività agricole connesse: in origine erano presenti quelle attività dirette alla trasformazione

o all’alienazione di prodotti agricoli che rientravano nell’esercizio normale dell’agricoltura,

inoltre, tutte le altre attività esercitate in connessione con la coltivazione del fondo, la

silvicoltura, e l’allevamento.

Tale distinzione tra le attività dirette a trasformare a le attività connesse vengono incluse:

- le attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e

valorizzazione dei prodotti ottenuti prevalentemente da un’attività agricola essenziale;

- le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di

attrezzature e risorse normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese

quelle di valorizzazione del patrimonio rurale e forestale e le attività agrituristiche.

Le attività agricole sono tali quando c’è una connessione con una delle attività agricole essenziali

(non è commerciale un’attività in cui ci parta dalla materia prima come il latte a formaggio ma, è

agricola perché viene prodotta.)

Condizioni necessarie:

Condizione soggettiva il soggetto che la esercita sia già imprenditore agricolo in quanto svolge in

forma di impresa una delle 3 attività agricole tipiche e inoltre attività coerente con quella connessa.

E’ imprenditore commerciale chi trasforma o commercia prodotti agricoli ALTRUI. E’ imprenditore

agricolo ad esempio il viticoltore.

Condizione oggettiva non è sufficiente. E’ necessario che ci sia una connessione oggettiva fra le

due attività, non ci deve essere la prevalenza di una sull’altra ma, una perfetta connessione!

Entrambe le condizioni costituiscono la prevalenza: il necessario e il sufficiente è solo ciò che si

tratti di attività aventi ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dall’esercizio dell’attività

agricola essenziale, ovvero di beni e servizi forniti mediante l’utilizzazione prevalente di

attrezzature o risorse dell’azienda agricola.

Quindi, è sufficiente che le attività connesse non prevalgano per rilievo economico

sulla’attività agricola essenziale.

Imprenditore commerciale art. 2195:

E’ imprenditore commerciale chi esercita una o + delle categorie di attività:

- attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi (imprese industriali)

- attività intermediaria nella circolazione dei beni (settore commercio)

- attività di trasporto

- attività bancaria e assicurativa

- altre attività ausiliarie delle precedenti: imprese di agenzia, di mediazione, di deposito, di

commissione, di spedizione, di pubblicità.

E’ COMMERCIALE OGNI IMPRESA CHE NON SIA QUALIFICABILE COME AGRICOLA.

5. Il criterio dimensionale. La piccola impresa. Art. 2083

La dimensione dell’impresa è il secondo criterio di differenziazione della disciplina degli

imprenditori. 2 tipi: il piccolo imprenditore e il medio – grande.

Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore. E’ esonerato anche se

esercita attività commerciale, dalla tenuta delle scritture contabili e dall’assoggettamento al

fallimento e alle atre procedure concorsuali. Inoltre, l’iscrizione nel registro delle imprese, prevista

di recente non ha funzione di pubblicità legale.

6. Il piccolo imprenditore nel codice civile.

Art. 2083 – sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli

commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il

lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

Il criterio generale definisce 3 figure tipiche: coltivatori diretti del fondo, artigiani, piccoli

commercianti.

L’art. 2083 mette in evidenza la caratteristica principale cioè la prevalenza del lavoro proprio e

familiare.

La Piccola impresa necessita che:

a) l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa;

b) il suo lavoro e quello degli eventuali familiari che collaborano prevalga rispetto al lavoro

altrui sia rispetto al capitale proprio o altrui investito nell’impresa;

Non è mai piccolo imprenditore chi investe in ingenti capitali – gioielliere – anche se non si

avvale di nessun collaboratore.

7. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare.

La legge fallimentare da la sua definizione di piccolo imprenditore

con il d.lgs n°5/2006

prima

ora d.legs n°169/2007

PRIMA …

Era definito che i piccoli imprenditori non falliscono dicendo: sono considerati piccoli imprenditori,

gli imprenditori esercenti un’attività commerciale, che sono riconosciuti in sede di accertamento ai

fini dell’imposta di ricchezza mobile, titolari di reddito inferiore al minimo imponibile. Quando

manca l’accertamento allora il limite era fissato ad un capitale investito non superiore a lire

novencentomila. Inoltre, era disposto che le società commerciali in nessun caso erano da

considerarsi piccoli imprenditori.

La legge fallimentare si basava solo su parametri monetari al contrario da ciò che è fissato nel

codice civile.

Abrogazione del criterio del reddito e del criterio del capitale:

- l’imposta di ricchezza mobile è stata soppressa a partire dal 1974 ed il suo posto è stato

preso per le persone fisiche con l’irpef. Il criterio del reddito fissato dalla legge fallimentare

non era + applicabile.

- Il criterio del capitale investito che non doveva superar la soglia di novecentomila lire è

stato dichiarato incostituzionale in seguito alla svalutazione monetaria, a fungere da

scriminante fra imprenditori commerciali soggetti al fallimento e quelli esonerati.

ORA…

Il nuovo decreto si basa su criteri quantitativi e monetari;

In base al nuovo decreto fallimentare, non è soggetto al fallimento l’imprenditore commerciale e

le società commerciali che dimostri il possesso congiunto di tali requisiti:

1) aver avuto nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento, un attivo

patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a 300.000 euro;

2) aver realizzato nei tre esercizi precedenti alla data di deposito dell’istanza di fallimento,

ricavi lordi per un ammontare non superiore al 200.000 euro;

3) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a 150.000 euro.

La nuova legge fallimentare ha migliorato il coordinamento con la disciplina civilistica escludendo

ogni interferenza.

Quindi, chi può essere fallito è stabilito dall’art. 1 della legge fallimentare in base ai criteri

dimensionali.

La definizione di piccolo imprenditore data dal codice civile rileva la restante applicazione da parte

dello statuto dell’imprenditore commerciale.

8. L’impresa artigiana

L’artigiano fa parte dei piccoli imprenditori.

PRIMA …

La legge n°860/1956 affermava che l’impresa che risponde ai requisiti fondamentali fissati era

considerata artigiana per legge e quindi, anche per gli effetti fallimentari e civilistici.

L’impresa artigiana era sottratta dal fallimento anche quando, per gli ingenti investimenti di capitali

e la manodopera impiegata non era + rispettato il criterio di prevalenza. La qualifica di artigiana era

riconosciuta a certe condizioni anche per le società artigiane che anch’esse erano esonerate dal

fallimento.

OGGI…

La nuova legge contiene una propria definizione di impresa artigiana, basata su:

- sull’oggetto dell’impresa, che è costituito da qualsiasi attività di produzione di beni, anche

semilavorati, o di prestazioni di servizi, sia pure con alcune limitazioni ed esclusioni;

- sul ruolo dell’artigianato nell’impresa, cioè che esso venga svolto prevalentemente il proprio

lavoro, anche manuale nel processo produttivo;

Sono posti limiti riguardo ai dipendenti ma, il n° varia dal settore.

La legge del 1985 riafferma la qualifica artigiana delle imprese costituite in forma di società di

persone, di società a responsabilità limitata e di società cooperative purchè ricorrano determinate

disposizioni. Lo scopo della legge è quello di fissare i principi direttivi che dovranno essere

osservati dalle regioni nell’emanazione di una serie di provvidenze a favore dell’artigianato.

il riconoscimento della qualifica artigiana in base alla legge non basta a sottrarre l’artigiano allo

statuto dell’imprenditore commerciale. E’ necessario che venga rispettato il criterio della prevalenza

stabilito dall’art.2083; per quanto riguarda il fallimento non devono essere superati i limiti sanciti

dalla legge fallimentare. In mancanza, di tali criteri l’imprenditore è artigiano ai fini delle

provvidenze regionali, ma, si qualifica imprenditore commerciale non piccolo imprenditore ai fini

civilistici e fallimentari, quindi, potrà fallire.

L’esonero nelle società artigiane dal fallimento E’ CESSATO.

9. L’impresa familiare

E’ impresa familiare nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il 3° grado – fino ai nipoti – e

gli affini entro il secondo grado – cognati – dell’imprenditore.

Tale impresa è stata introdotta dalla riforma del diritto di famiglia nel 1975 ed è regolata dall’art

230 – bis del codice.

Impresa familiare non è piccola impresa!!!

L’impresa familiare è realizzata quando i membri della famiglia lavorano in modo continuativo e

così, nascono diritti patrimoniali e amministrativi.

Diritti patrimoniali:

- diritto al mantenimento

- diritto di partecipazione agli utili dell’impresa in proporzione alla quantità di lavoro prestata

- diritto sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore dell’azienda, anche dovuti

ad avviamento

- diritto di prelazione sull’azienda in caso di divisione ereditaria o di trasferimento

dell’azienda stessa

Diritti amministrativi: per le decisioni della gestione straordinaria dell’impresa, è adottata la tecnica

della maggioranza.

Il diritto di partecipazione è trasferibile solo a favore degli altri membri della famiglia e con il

consenso unanime. E’ liquidabile in danaro qualora cessi la prestazione di lavoro ed in caso di

alienazione dell’azienda.

L’impresa familiare è un’impresa individuale, con caratterizzata da una particolare disciplina delle

prestazioni lavorative dei familiari dell’imprenditore.

In sintesi:

- i beni aziendali restano proprietà esclusiva dell’imprenditore – datore di lavoro

- i diritti patrimoniali dei partecipanti all’impresa familiare costituiscono semplici diritti di

credito nei confronti del familiare imprenditore;

- gli atti di gestione ordinaria rientrano nella competenza esclusiva dell’imprenditore

Inoltre, l’imprenditore agisce nei confronti di terzi in nome proprio quindi, solo a lui saranno

imputati gli effetti degli atti posti in essere nell’esercizio dell’impresa e solo lui sarà responsabile

nei confronti dei terzi delle relative obbligazioni contratte.

Se l’impresa è commerciale – no piccola - solo il capo famiglia – datore di lavoro sarà esposto al

fallimento in caso di dissesto.

10. L’impresa societaria.

Esistono diversi tipi di società, la società semplice è utilizzabile solo per l’esercizio di attività NON

commerciali, mentre gli altri tipi di società possono svolgere sia attività commerciali sia agricole.

Art. 2249.

Caratteristiche impresa societaria:

• Parte della disciplina dell’imprenditore commerciale si applica alle società commerciali

qualunque sia l’attività svolta. Obbligo di iscrizione nel registro delle imprese – 2136 e 2200

– e anche l’obbligo della tenuta delle scritture contabili. Esonero delle società commerciali

che gestiscono imprese agricole dal fallimento e da altre procedure concorsuali. Dopo la

legge fallimentare del 2006 anche le società commerciali che esercita impresa commerciale

sono esonerate dal fallimento sempre però entro certi limiti dimensionali.

• Nelle SNC e SAS parte della disciplina dell’imprenditore commerciale trova applicazione

solo o anche nei confronti dei soci a responsabilità illimitata nella snc per tutti i soci,

mentre nella sas solo i soci accomandatari. Stessa regola per il fallimento.

11. Le imprese pubbliche.

L’attività d’impresa può essere svolta dallo Stato e dagli altri enti pubblici.

Esistono 3 forme di intervento dei pubblici poteri nel settore dell’economia:

- Lo Stato e gli altri enti pubblici possono svolgere attività d’impresa servendosi di strutture di

diritto privato: con la costituzione di società specialmente per azioni; applicazione dello

statuto dell’imprenditore commerciale

- La pubblica amministrazione può dar vita ad enti di diritto pubblico il cui compito esclusivo

o principale è l’esercizio di attività di impresa enti pubblici economici che sono

sottoposti allo statuto generale dell’imprenditore se è commerciale, e allo statuto proprio

dell’imprenditore commerciale con ECCEZIONE dal fallimento e dalle

ESONERO

procedure concorsuali minori sostituiti da una liquidazione coatta amministrativa e da altre

procedure previste da leggi speciali;

- Lo Stato o altro ente pubblico territoriale può svolgere direttamente attività di impresa

avvalendosi di proprie strutture organizzative prive di distinta soggettività ma, dotate di una

+ ampia autonomia decisionale e contabile in questo caso, l’attività d’impresa è

secondaria ed accessoria ai fini istituzionali dell’ente pubblico – ORGANO.

IMPRESE

L’art. 2093 dice che nei confronti degli enti titolari di imprese – organo viene applicata la disciplina

generale dell’impresa e quella propria dell’imprenditore commerciale salvo le diverse disposizioni

di legge. Le imprese – organo sono esonerate dall’iscrizione nel registro delle imprese e dalle

procedure concorsuali.

12. Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni.

Le associazioni riconosciute e non riconosciute, le fondazioni, gli enti privati con fini ideali o

altruistici possono svolgere attività commerciale qualificabile come attività di impresa.

ESSENZIALE è che l’attività produttiva venga condotta con metodo economico e tale metodo, può

ricorrere anche quando lo scopo perseguito sia ideale. L’esercizio dell’attività commerciale da parte

di questi ente può costituire anche l’oggetto esclusivo o principale.

E’ frequente che l’attività commerciale presenti carattere accessorio rispetto all’attività ideale

costituente l’oggetto principale dell’ente. In tali attività si instaura la figura di qualità di

imprenditore commerciale, quindi, sono soggetti al fallimento.

13. L’impresa sociale.

Nuova disciplina dell’impresa sociale d.legs n°155/2006.

Oggetto: possono acquisire la qualifica di impresa sociale tute le organizzazioni private che

esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni o servizi di utilità sociale.- assistenza sociale e sanitaria, educazione,…

Elemento caratterizzante dell’impresa sociale è l’assenza dello scopo di lucro. Gli utili devono

essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del patrimonio dell’ente.

Sul patrimonio dell’impresa grava un vincolo di indisponibilità in quanto né durante l’esercizio

dell’impresa, né allo scioglimento è possibile distribuire fondi o riserve a vantaggio di chi fa parte

dell’organizzazione. In coso di cessazione il partrimonio residuo è devoluto ad organizzazioni non

lucrative di utilià sociale, o ad associazioni, comitati, fondazioni, enti ecclesiastici, in quanto ciò è

previsto dallo statuto.

Sul piano civilistico c’è un privilegio parlando della finalità di interesse genereale cioè quello di

potersi organizzare in qualsiasi forma di organizzazione privata ed in particolare può essere

impiegata qualsiasi tipo di società

NO IMPRESE SOCIALI: le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni che erogano beni e

servizi esclusivamente a favore dei propri soci, gli associati o i partecipi.

Altro privilegio è la possibilità di limitare la responsabilità patrimoniale dei partecipanti, anche

quando è presente la forma giuridica che prevede la responsabilità personale ed illimitata. Quando

l’impresa sociale ha un patrimonio netto di almeno 20.000 euro dal momento dell’iscrizione al

registro delle imprese, è l’organizzazione con il patrimonio che risponde delle obbligazioni assunte.

Quando il patrimonio diminuisce, le obbligazioni assunte ricadono su coloro che hanno agito in

nome e per conto dell’organizzazione con il proprio patrimonio personale e in modo solidale.

I vantaggi sono solo alle imprese sociali in bonis.

Le regole speciali delle imprese sociali avendo come base l’applicazione degli istituti tipici

dell’imprenditore commerciale, indipendentemente dalla natura agricola o commerciale, le imprese

sociali devono:

- iscriversi ad una sezione apposita nel registro delle imprese

- devono redigere le scritture contabili

- in caso di insolvenza, sono assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa

- assumere la qualifica di impresa sociale e devono essere costituite per atto pubblico che

deve elencare: l’oggetto sociale, l’assenza dello scopo di lucro, la denominazione sociale

dell’ente integrata con impresa sociale, fissare i requisiti di onorabilità, di professionalità e

indipendenza per i componenti delle cariche sociali, disciplinare la modalità di ammissione

ed esclusione dei soci, prevedere forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari

dell’attività d’impresa nell’assunzione delle decisioni che possono incidere sulle condizioni

di lavoro e sulla qualità delle prestazioni erogate.

Le imprese sociali sono sottoposte sia a controlli interni che a controlli esterni.

I controlli interni sono definiti dall’atto costitutivo secondo il modello delle società per azioni, in

cui il controllo contabile è affidato a dei revisori contabili iscritti nell’apposito albo, ed il controllo

di legalità della gestione e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione è riservato ai sindaci

salva disposizione diversa.

I controlli esterni sono effettuati dal Ministero del lavoro che fa vigilanza e può procedere ad

ispezioni. Il Ministero può disporre della perdita di qualifica se:

- rileva l’assenza delle condizioni per il riconoscimento

- riscontra violazioni della relativa disciplina, con comportamenti illegittimi

Ne consegue la cancellazione dell’impresa dal registro e l’obbligo di devolvere il patrimonio ad enti

non lucrativi determinati dallo statuto.

L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DELL’IMPRENDITORE

1.Esercizio diretto dell’attività d’impresa.

Il principio generale è che gli effetti degli atti giuridici ricadono sul soggetto e solo sul soggetto il

cui nome è stato validamente speso nel traffico giuridico. Quindi, è obbligato nei confronti di terzi.

Principio che deriva dalla disciplina di mandato:

il mandatario è un soggetto che agisce nell’interesse di un altro soggetto e può porre in essere i

relativi atti giuridici

spendendo il proprio nome – mandato senza rappresentanza – in cui il mandatario agisce in

proprio nome e acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, anche

se questi hanno avuto conoscenza del mandato. I terzi non hanno alcun rapporto con il mandante –

art 1705

o spendendo il nome del mandante – mandato con rappresentanza – in cui tutti gli effetti degli

atti posti in essere dal mandatario in nome e per conto del mandante vengono prodotti direttamente

nella sfera giuridica del mandante. Art 1338.

Quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentante – volontario o legale –

l’imprenditore diventa il rappresentato!!

2. Esercizio indiretto dell’attività di impresa. L’imprenditore occulto.

Il mandato senza rappresentanza può dar luogo a dissociazione fra il soggetto cui è formalmente

imputabile la qualità di imprenditore ed il reale interessato.

Il soggetto che compie in proprio nome i singoli atti di impresa imprenditore palese o

prestanome.

Il soggetto che somministra all’imprenditore palese i necessari mezzi finanziari, dirigere in fatto

l’impresa e fa propri i guadagni di fronte ai terzi non si palesa imprenditore indiretto o

 

occulto.

Aggirare il divieto di legge è l’ipotesi + frequente per non esporre al rischio di impresa tutto il

proprio patrimonio personale. Esempio tipico è la costituzione di una SPA in cui gli atti di impresa

sono degli dagli amministratori della società e posti in essere in nome della società – imprenditore

palese – ma, ogni decisione è adottata dal socio che ha quasi la totalità delle azioni – imprenditore

occulto-

Quando gli affari vanno male all’imprenditore prestanome in cui può accadere che è una persona

nullatenente o che la spa ha un capitale irrisorio – società di comodo – i creditori potranno

provocare il fallimento del prestanome perché ha agito in nome e ha acquistato la qualità di

imprenditore commerciale. Però, è presente una insufficienza patrimoniale e i creditori potranno

ricavare molto poco dal fallimento. Conseguenza che il rischio di impresa sarà supportato dal reale

imprenditore e anche sui creditori + deboli.

I rimedi:

L’attività di impresa nel nostro ordinamento dice che è sanzionabile il rapporto potere –

rappresentanza; cioè che esercita il potere di direzione di un’impresa ne assume anche il rischio e le

relative obbligazione imprenditore prestanome. Però, sono responsabili verso i creditori sia il

prestanome che l’imprenditore occulto perché anch’esso acquista la qualità di imprenditore e

quindi, quando fallisce il prestanome fallisce anche l’imprenditore indiretto!!

In passato … la perdita del beneficio della responsabilità limitata era solo quando ricorreva la

situazione formale ed oggettiva della concentrazione di tutte le azioni nelle mani di un soggetto.

Oggi … dal 1993 la SRL e SPA(chi ha + azioni non rispondono con il patrimonio personale per i

debiti della società) neanche la qualità di un unico socio comporta l’assunzione di responsabilità

illimtata per le obbligazioni sociali. Di conseguenza, il dominio di fatto di un’impresa individuale o

di una società di capitali non è condizione sufficiente per esporre a responsabilità e fallimento

nemmeno se è presente l’acquisto della qualità dell’imprenditore.

Le tecniche che affermare la responsabilità personale e l’esposizione al fallimento di chi abusa della

posizione di dominio su una società di capitali:

+ frequente situazione:-impresa fiancheggiatrice - in cui il socio di comando di una società di

capitali non si limita ad esercitare i poteri sociali riconosciuti dalla legge ma, tratta la come cosa

propria e ne disponga a suo piacimento. Tali comportamenti danno vita ad un’autonoma attività di

impresa … una impresa di finanziamento e gestione diversa e distinta dall’attività di impresa della

società di capitali dominanti in cui ricorrono i requisiti stabiliti dall’art. 2082 – organizzazione,

sistematicità e metodo economico – il socio che ha abusato risponderà come titolare di un’autonoma

impresa commerciale individuale per le obbligazioni da lui contratte nello svolgimento dell’attività

fiancheggiatrice della società di capitali, potrà fallire quando si accerti l’insolvenza della sua

impresa.

E’ un tipo di tecnica che tutela solo i creditori di una società di capitali che possono agire anche

contro il socio. In base alla disciplina del mandato senza rappresentanza, il fallimento di una società

di capitali potrà chiedere all’impresa fiancheggiatrice di fornire le somme necessarie per far fronte

alle obbligazioni contratte nel suo interesse, in mancanza di ciò può provocare il fallimento.

3. L’inizio dell’impresa.

La qualità di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio dell’esercizio dell’attività di impresa.

NON E’ SUFFICIENTE l’intenzione di dare inizio all’attività.

NON E’ CONDIZIONE NECESSARIA E SUFFICIENTE l’iscrizione nel registro delle imprese

per attribuire la qualità di imprenditore commerciale per le persone fisiche.

L’effettivo inizio dell’attività di impresa è spesso preceduto da una fase preliminare di

organizzazione in cui viene acquistata la qualità di imprenditore perché nella fase preliminare viene

organizzata l’imprese e indirizzata la produzione e viene manifestato l’orientamento dell’attività per

un fine produttivo.

4. La fine dell’impresa.

La determinazione esatta del giorno di cessazione dell’attività di impresa ha particolare rilievo per

l’imprenditore commerciale ai fini della legge fallimentare – art.10 –

Versione originaria:

l’imprenditore commerciale poteva essere dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione

dell’impresa. Gli avvisi al pubblico, la cancellazione da albi o registri, e l’iscrizione della

cessazione nel registro non determinavano la perdita della qualità di imprenditore.

L’imprenditore individuale la fine era dominata dal principio di effettività: la qualità di imprenditore

era persa solo con l’effettiva cessazione dell’attività.

La fine dell’impresa è preceduta da una fase di liquidazione, durante la quale l’imprenditore

completa i cicli produttivi iniziali, vende le giacenze di magazzino e gli impianti, definisce i

rapporti pendenti; questa fase costituisce ancora esercizio di impresa, l’impresa non ha cessato di

esistere. La fase liquidativa si conclude con la definitiva disgregazione del complesso aziendale che

rende definitiva la cessazione!

Per l’imprenditore individuale la giurisprudenza dice che non è necessaria la completa definizione

dei rapporti sorti durante l’esercizio dell’impresa quindi, non è necessario che tutti i crediti siano

riscossi e che tutti i debiti siano pagati.

Per le società è necessaria la cancellazione dal registro delle imprese e anche la completa

definizione dei rapporti pendenti; quindi, la società cessa di esistere solo quando sono stati liquidati

tutti i debiti preesistenti. Inoltre, visto che l’impresa restava in vita fino a che non si esauriscono le

passività, allora l’anno per la dichiarazione di fallimento avrebbe cominciato a decorrere da quando

l’insolvenza non era più possibile, quindi, molti creditori sarebbero stati insoddisfatti.

di rapporti tra imprenditore individuale e società!

Disparità

Intervento Corte Costituzionale: ha dichiarato incostituzionale l’art 10 della legge fallimentare,

perché non prevedeva che il termine annuale decorresse per le società dal momento della

cancellazione; la Corte ha manifestato che ci dovesse essere un trattamento analogo anche per

l’imprenditore individuale.

Nuova disciplina:

Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla

cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente o successiva

all’anno. Per le imprese individuali o con cancellazione di ufficio è salva la facoltà per il creditore o

il pubblico ministero a dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attavità.

La cancellazione al registro delle imprese è condizione necessaria affinchè l’imprenditore

individuale o collettivo benefici del termine annuale per la dichiarazione di fallimento.

Per gli imprenditori persone fisiche e per le società cancellata d’ufficio, la cancellazione dal registro

NON E’ SUFFICIENTE!! Deve esserci l’effettiva cessazione dell’attività d’impresa mediante la

disgregazione del complesso aziendale.

5. Incapacità e incompatibilità.

La capacità all’esercizio di impresa si acquista con la piena capacità d’agire e quindi, al

compimento della maggiore età. Si perde: interdizione, inabilitazione.

Il minore o l’incapace che esercita l’attività NON ACQUISTA LA QUALITA’ DI

IMPRENDITORE.

6. L’impresa commerciale degli incapaci.

L’esercizio di una attività d’impresa può essere effettuata da un incapace – minore o interdetto – con

i rappresentanti legali – genitori o tutore – o anche da parte di soggetti limitatamente incapaci di

agire – inabilitato, minore emancipato, beneficiario di amministrazione di sostegno –

Attività agricola: uso di norme di diritto comune che regolano il compimento di atti giuridici da

parte di incapaci

Attività commerciali: disciplina specifica – art. 320, 371, 397, 424, 425 – l’inizio di una attività

commerciale è rischiosa, il legislatore stabilisce che in nessun caso è consentito l’inizio di una

nuova impresa commerciale in nome e nell’interesse del minore, dell’interdetto e dell’inabilitato.

Per il minore emancipato e per il beneficiario delle amministrazioni di sostegno è consentita la

continuazione dell’esercizio di una impresa commerciale preesistente, previa autorizzazione del

tribunale che ha carattere generale e comporta un ampliamento dei poteri del rappresentante legale .

I rappresentanti legali del minore o dell’interdetto possono compiere tutti gli atti che rientrano

nell’esercizio dell’impresa, cioè atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione. Le

autorizzazioni sono richieste per gli atti che non sono in rapporto al mezzo di fine per la gestione

dell’impresa.

Inabilitato: sempre per la continuazione di una impresa, esso può esercitarla personalmente con

l’assistenza di un curatore e con il suo consenso per atti che esulano dall’esercizio dell’impresa.

Per il minore emancipato: ECCEZIONE può essere autorizzato dal tribunale anche ad iniziare una

nuova attività di impresa – art. 397 – con tale autorizzazione il minore emancipato acquista la piena

capacità d’agire, non gli serve l’assistenza del curatore ma, può compiere solo gli atti che eccedono

l’ordinaria amministrazione anche quelli che eccedono l’esercizio d’impresa.

Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno: può compiere tutti gli atti che non richiedono la

rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore di sostegno – art 409 – quindi, può iniziare o

proseguire una attività.

LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE

2. La pubblicità delle imprese commerciali.

Per le imprese commerciali e le imprese societarie è stato introdotto un sistema di pubblicità legale.

OBBLIGO di RENDERE PUBBLICO secondo norme e modalità predeterminate atti o fatti relativi

alla vita dell’impresa; le informazioni sono accessibili ai terzi interessatipubblicità notizia e

diventano opponibili a chiunque indipendentemente dall’effettiva conoscenza conoscibilità

legale.

Il registro delle imprese è lo strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali NON

PICCOLE e delle società commerciali.

… Regime Transitorio prima del registro delle imprese:

l’iscrizione era presente nei registri di cancelleria presso il tribunale con esclusione temporanea

degli imprenditori commerciali individuali. La pubblicità legale era solo per le società commerciali.

… poi introdotta l’iscrizione anche per le società di capitali e le società cooperative

Per le SPA e SRL bollettino ufficiale BUSARL + iscrizione alla cancelleria del

iscrizione

tribunale

Per le società cooperativeiscrizione bollettino ufficiale BUSC + iscrizione alla cancelleria del

tribunale.

Per tutti- iscrizione nel registro delle ditte presso la camera di commercio.

OGGI: legge n°580 del 1993 ha riordinato le camere di commercio, in cui viene istituito il registro

delle imprese che è diventato effettivamente operativo nel 1997. Ha cessato di esiste il registro delle

ditte, il BUSARL e il BUSC.

Le novità:

- il registro delle imprese oltre ad essere uno strumento di pubblicità legale è anche uno

strumento di informazione sui dati organizzativi delle varie imprese. L’obbligo di iscrizione

è anche per gli imprenditori agricoli, piccoli imprenditori, società semplici.

- La tenuta del registro delle imprese è affidata alle camere di commercio

- Il registro delle imprese è tenuto con tecniche informatiche.

3. Il registro delle imprese.

Il registro delle imprese si trova in ogni provincia presso la camera di commercio. L’attività che

svolge è vigilata da un giudice delegato dal presidente del tribunale del capoluogo di provincia.

Il registro è articolato in una sezione ordinaria e 3 sezioni speciali.

Sezione ordinaria: sono iscritti gli imprenditori non agricoli per produrre l’effetto di pubblicità

legale. In particolare, gli iscritti sono: imprenditori individuali commerciali non i piccoli, tutte le

società non le semplice che svolgono qualsiasi attività, i consorzi tra imprenditori con attività

esterna, i gruppi europei di interesse economico con sede in Italia, gli enti pubblici che hanno

oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale, le società estere che hanno in Italia la sede

dell’amministrazione cioè la loro attività.

Sezione speciale:

I° - l’iscrizione ha valore di pubblicità notizia, sono iscritti: gli imprenditori agricoli individuali, i

piccoli imprenditori, le società semplici, e sono annotati gli imprenditori artigiani iscritti al relativo

albo;

II° - l’iscrizione ha valore di pubblicità notizia, sono iscritte le società tra professionisti.

III° - è dedicata alla pubblicità dei legami di gruppo, sono iscritte le società o gli enti che esercitano

attività di direzione e coordinamento.

Apposita sezione: per le imprese sociali.

I fatti e atti da registrare sono specificati dalle norme: artt. 2196 – 2197 – 2198 – 2200 e art 18 dpr

581/1995 e sono diversi a seconda della struttura soggettiva dell’impresa. Riguardano

essenzialmente gli elementi di individuazione dell’imprenditoria e dell’impresa, quindi, la sua

organizzazione. Sono soggette a registrazione tutte le modifiche degli elementi iscritti.

Procedimento di iscrizione:

le iscrizioni sono fatte presso il registro delle imprese della provincia in cui l’azienda ha sede;

l’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato ma, può avvenire anche d’ufficio se è

obbligatoria e l’interessato non lo aveva fatto; - la cancellazione può anche esser disposta d’ufficio

quando non esistono le condizioni richieste dalla legge, quando un’impresa ha cessato l’attività e

che risulti da delle circostanze previste per legge;

Prima dell’iscrizione l’ufficio del registro deve controllare che la documentazione è formalmente

regolare, cioè che ci sia l’esistenza e la veridicità dell’atto o del fatto.

L’inosservanza dell’obbligo di registrazione è punita con sanzioni pecuniarie amministrative.

Iscrizione sezione ordinaria: funzione di pubblicità legale e efficacia dichiarativa, costitutiva o

normativa.

Efficacia dichiarativa:

rileva solo sul piano della conoscenza e dell’opponibilità dell’atto o del fatto, cioè i fatti e gli atti

soggetti ad iscrizione ed iscritti sono opponibili a chiunque dal momento della registrazione.

L’omessa iscrizione impedisce che il fatto possa essere opposto ai terzi.

Per le società di capitali l’opponibilità piena avviene dopo 15 giorni dall’iscrizione al registro delle

imprese.

Efficacia costitutiva o normativa:

si presuppone che l’atto sia produttivo di effetti sia fra le parti che per i terzi – efficacia costitutiva

totale – solo nei confronti dei terzi – efficacia costitutiva parziale –

L’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto costitutivo delle società di capitali e delle società

cooperative ha efficacia costitutiva totale.

La registrazione della deliberazione di riduzione reale del capitale sociale di una snc ha efficacia

costitutiva parziale.

L’iscrizione nella sezione speciale del registro non produce alcun effetto, ha regola solo di

certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.

L’iscrizione per gli imprenditori agricoli nella sezione speciale ha efficacia di pubblicità legale.

4. L’obbligo di tenuta delle scritture contabili.

Le scritture contabili sono i documenti che contengono la rappresentazione in termini quantitativi

e/o monetari dei singoli atti di impresa, della situazione del patrimonio dell’imprenditore e del

risultato economico dell’attività svolta. La tenuta delle scritture contabili è obbligatoria per gli

imprenditori che esercitano attività commerciali, NO i piccoli imprenditori – art. 2214 –

Le società commerciali – NO le società semplici – sono obbligate alla tenuta delle scritture contabili

anche se non esercitano attività commerciale.

5. Le scritture contabili obbligatorie.

Le scritture contabili obbligatorie e necessaria variano a seconda del tipo di attività, delle

dimensioni, dell’articolazione territoriale.

Art 2214

Principio generale che l’imprenditore deve tenere le scritture contabili che siano richieste dalla

natura e dalle dimensioni dell’impresa; in ogni caso, devono essere tenuti: il libro giornale, il libro

degli inventari.

Il libro giornale – art 2216 – è un registro cronologico e analitico, in cui devono essere indicate

giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio dell’impresa, devono essere registrate

nell’ordine in cui vengono compiute.

Il libro degli inventari – art 2217 – è un registro periodico – sistematico, viene redatto all’inizio

dell’esercizio dell’impresa e poi ogni anno. Ha la funzione di fornire un quadro della situazione

patrimoniale dell’imprenditore, deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle

passività dell’imprenditore anche estranee all’impresa. L’inventario si chiude con il bilancio e con il

conto dei profitti e delle perdite.

Tutti gli imprenditori devono osservar la disciplina delle società per azioni per la redazione del

bilancio artt. 2413 – 2435 bis.

7. Regolarità delle scritture contabili. Efficacia probatoria.

Per garantire la veridicità delle scritture contabili è imposta l’osservanza di determinate regole

formali e sostanziali nella loro tenuta.

Il libro giornale e il libro degli inventari devono essere numerati progressivamente pagina per

pagina prima di essere messi in uso. E’ stata la vidimazione annuale e l’obbligo della bollatura,

foglio per foglio.

Tutte le scritture contabili devono essere tenute secondo le norme di una ordinaria contabilità

– art 2219 – L’inosservanza rende le scritture irregolari e quindi, giuridicamente irrilevanti.

Tali scritture devono essere conservate per 10 anni.

L’imprenditore che non tiene regolarmente le scritture contabili non può utilizzarle come mezzo di

prova a suo favore – art 2710 – e viene assoggettato alle sanzioni penali per reati di bancarotta

semplice o fraudolenta in caso di fallimento.

Le scritture contabili siano o meno regolarmente tenute, possono sempre essere utilizzate dai terzi

come mezzo processuale di prova contro l’imprenditore che le tiene. L’imprenditore potrà

dimostrare con qualsiasi mezzo che le proprie scritture non rispondono a verità – art. 2709 –

Le condizioni previste perché l’imprenditore possa utilizzare le proprie scritture contabili come

mezzo processuale di prova contro terzi sono 3: le scritture devono essere regolarmente tenute,

bisogna garantire la parità di trattamento, la controversia deve riguardare rapporti inerenti

all’esercizio di impresa.

rimesso all’apprezzamento del giudice riconoscere valore probatorio delle scritture contabili.

E’

8. Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza.

L’imprenditore può avvalersi della collaborazione di altri soggetti che sono inseriti nella propria

organizzazione aziendale per effetto di un rapporto di lavoro subordinato che li lega

all’imprenditore interni o subordinati.

ausiliari

Ausiliari esterni: sono collaboratori dell’imprenditore in modo occasionale o stabile sulla base di

rapporti contrattuali di varia natura come il mandato, commissione, spedizione, agenzia,

mediazione. La collaborazione che sia interna o esterna può riguardare anche la conclusione di

affari con terzi in nome e per conto dell’imprenditore agire in rappresentanza dell’imprenditore.

Art 1387 ss. la rappresentanza.

Norme speciali regola gli atti inerenti all’esercizio di impresa commerciale dagli ausiliari interni,

institori, procuratori e commessi artt. 2203 – 2213.

Gli institori, procuratori e commessi sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza

dell’imprenditore e di un potere di rappresentanza ex lege commisurato al tipo di mansione in base

alla qualifica. Il potere non è fondato dall’istituto della procura ma, si costituisce con effetto

naturale. L’imprenditore può modificare il contenuto legale tipico del potere di rappresentanza con

un atto specifico opponibile ai terzi solo se portato a conoscenza nelle forme stabilite dalla legge.

9. L’institore.

L’institore è colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa o di una sede secondaria o di

un ramo; in sostanza è il direttore generale dell’impresa o di una filiale o di un settore produttivo.

Di solito è un lavoratore subordinato con la qualifica di dirigente.

Vertice assoluto: se l’institore è preposto all’intera impresa e dipende quindi solo dall’imprenditore.

Vertice relativo: si l’institore si trova in una filiale o ramo di impresa è una persona subordinata

anche all’institore.

L’institore è tenuto congiuntamente con l’imprenditore all’adempimento degli obblighi di iscrizione

nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dell’impresa o della sede cui è preposto

– art. 2205 - In caso di fallimento l’applicazione sarà anche nei confronti dell’institore le sanzioni

penali ma, solo l’imprenditore fallito sarà dichiarato tale e solo per lui saranno esposti sia gli effetti

personali sia patrimoniali al fallimento.

La rappresentanza può essere sia sostanziale che processuale – art 2204 –

Rappresentanza sostanziale:

manca la procura ma, l’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti pertinenti

all’esercizio di impresa; NON può compiere atti che esorbitano dall’esercizio di impresa. VIETATO

alienare o ipotecare beni mobili del preponente.

Rappresentanza processuale:

l’institore può stare in giudizio sia come attore – rappresentanza processuale attiva – sia come

convenuto – rappresentanza processuale passiva – per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti

nell’esercizio dell’impresa a cui è proposto.

Limitazioni dei poteri rappresentativi opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo

atto di limitazione siano pubblicati nel registro delle imprese – art. 2206, 2207 – salva la prova da

parte dell’imprenditore che i terzi effettivamente conoscevano l’esistenza di limitazioni al momento

della conclusione dell’affare.

La revoca della procura è opponibile ai terzi solo se pubblicata o se l’imprenditore prova la loro

effettiva conoscenza.

Responsabilità dell’institore: deve mettere a conoscenza il terzo della figura di rappresentante, in

modo che l’atto compituo e i relativi effetti ricadano direttamente sul rappresentato – art. 1338 –

L’institore è personalmente obbligato se omette di far conoscere al terzo che egli tratta per il

preponente.

10. I procuratori.

I procuratori sono coloro che in base ad un rapporto continuativo hanno il potere di compiere per

l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo proposti ad esso – art.

2209 – I procuratori sono ausiliari subordinati grado < degli institori.

Differenze tra procuratori e institori:

Procuratori Institori

Non sono posti a capo dell’impresa o di un ramo Posti a capo dell’impresa o di un ramo

Potere decisionale circoscritto ad un Potere decisionale molto amplio quasi al pari

determinato settore operativo dell’imprenditore

Tipo di procuratore: dirigente del personale

Non ha rappresentanza processuale Ha rappresentanza processuale sia attiva che

passiva

Non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel Obbligato all’iscrizione nel registro delle

registro delle imprese e di tenuta delle scritture imprese e alla tenuta delle scritture contabili

contabili

I procuratori hanno un potere di rappresentanza generale dell’imprenditore però, rispetto alla specie

di operazioni per quali sono stati investiti di autonomia di potere decisionale; praticamente, il

procuratore avrà piena autonomia decisionale in un determinato settore in cui esso lavora.

L’imprenditore non risponde per gli atti pur pertinenti all’esercizio di impresa, compiuti da un

procuratore senza spendita del nome dell’imprenditore stesso.

11. I commessi.

I commessi sono ausiliari subordinati a cui sono affidate mansioni esecutive o materiali che li

pongono in contatto con i terzi. I commessi hanno il potere di rappresentanza dell’imprenditore

anche in mancanza di specifico atto di conferimento; tale potere però è inferiore rispetto a quello

dell’institore e del procuratore. Art. 2210 enuncia il principio di base per cui i commessi possono

compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazioni di cui sono incaricati.

Caratteristiche dei commessi:

- non possono esigere il prezzo della merce delle quali non facciano la consegna, né

concedere dilazioni, sconti

- se preposti alla vendita nei locali dell’impresa non possono esigere il prezzo fuori dai locali,

né possono esigerlo all’interno dell’impresa se alla riscossione è destinata apposita cassa.

L’imprenditore può ampliare o limitare i potevi. Non è previsto un sistema di pubblicità legale è

quindi, le limitazioni saranno opponibili ai terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi

idonei o se si prova l’effettiva conoscenza.

L’AZIE NDA

1. La nozione di azienda. Organizzazione e avviamento.

L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Art.

2555. L’azienda sotto il profilo giuridico è l’apparato strumentale di cui l’imprenditore si avvale per

lo svolgimento della sua attività produttiva. Non sono considerati beni aziendali i beni di proprietà

dell’imprenditore che non siano da questi effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività

d’impresa. L’azienda è l’insieme di beni eterogenei – mobili, immobili, materiali, immateriali,

fungibili e infungibili – non necessariamente di proprietà dell’imprenditore, possono essere soggetti

a modificazioni qualitative e quantitative nel corso dell’attività. Il complesso di beni è caratterizzato

da unità funzionale per il coordinamento fra i diversi elementi costitutivi realizzato

dall’imprenditore e soprattutto per l’unitaria destinazione ad uno specifico fine produttivo.

I beni organizzati in azienda consento la produzione di unità nuove.

Piano statico: l’azienda e i beni che la compongono.

Piano dinamico: l’azienda che produce un nuovo valore, nuovi prodotti.

L’avviamento: è il rapporto di strumentalità e di complementarietà fra i singoli elementi costitutivi

dell’azienda fa in modo che il complesso unitario acquisti un valore di scambio maggiore della

somma dei valori dei singoli beni che in dato momento lo costituiscono.

L’avviamento è rappresentato dalla sua attitudine a consentire la realizzazione di un profitto e di

regola dipende sia da fattori oggettivi sia da fattori soggettivi.

Avviamento oggettivo: quello ricollegabile a fattori che permangono anche se muta il titolare

dell’azienda in quanto insiti nel coordinamento esistente fra i diversi beni.

Avviamento soggettivo: quello dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore sul mercato ed in

particolare alla sua abilità nel formarsi, conservare ed accrescere la clientela.

L’unità economica dell’azienda e gli interessi, individuali, generali trovano riconoscimento nel

trasferimento d’azienda. Il trasferimento a titolo definitivo – vendita – o temporaneo – usufrutto o

affitto – dell’azienda comporta infatti peculiari effetti – divieto di concorrenza del cedente,

successione nei contratti aziendali – ispirati dalla finalità di favorire la conservazione dell’utilià

economica e del valore di avviamento dell’azienda, e tutela di quanti su tale unità e su tale valore

hanno fatto specifico affidamento.

2. La circolazione dell’azienda. Oggetto e forma.

Gli atti di disposizione possono essere costituiti con diritti reali – usufrutto – o personali – affitto –

o possono riguardare uno o + beni aziendali. La disciplina del trasferimento d’azienda è applicabile

anche quando l’imprenditore trasferisce un ramo particola dell’azienda purchè sia dotato di

organicità operativa. E’ necessario e sufficiente che sia trasferito un insieme di beni potenzialmente

idoneo ad essere utilizzato per l’esercizio di una determinata attività d’impresa.

Le forme da osservare per il trasferimento d’azienda si basano sull’art. 2556 in cui c’è una

distinzione per la validità del trasferimento e forma richiesta ai fini probatori e per l’opponibilità ai

terzi.

Validità del trasferimento: la disciplina vale per ogni tipo di aziende sia che sia agricola che

commerciale; è necessaria la forma scritta a pena di nullità, dovranno essere rispettate le regole di

forma previste per il particolare tipo di negozio traslativo posto in essere.

Per le imprese soggette a registrazione con effetti di pubblicità legale, ogni atto di disposizione

dell’azienda deve essere provato per iscritto.

Tutte le imprese soggette a registrazione hanno l’obbligo di iscrivere presso il registro delle imprese

entro 30 giorni tutti i contratti di trasferimento; tale contratto deve essere redatto per atto pubblico o

con scrittura privata autenticata.

3. La vendita dell’azienda. Il divieto di concorrenza dell’alienante.

L’alienazione dell’azienda produce ulteriori effetti: il divieto di concorrenza dell’alienante – 2557 –

i contratti – 2558 – i crediti – 2559 – i debiti aziendali – 2560 –

Chi aliena un’azienda commerciale deve astenersi per un periodo max di 5 anni dall’iniziare una

nuova impresa che possa sviare la clientela dell’azienda ceduta; se l’azienda è agricola, il divieto


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

37

PESO

258.50 KB

AUTORE

Titta88

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Mayr Carlo
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Titta88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Mayr Carlo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto commerciale

Riassunto esame Diritto commerciale: i titoli di credito, prof. Mayr
Appunto
Riassunto esame Diritto Commerciale: la società a responsabilità limitata, prof. Mayr
Appunto
la società; la società semplice; aziend;a figura del'l imprenditore
Appunto
Riassunto esame Diritto commerciale: i titoli di credito, prof. Mayr
Appunto