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avallata anche da altre interpretazioni. La dottrina maggioritaria riconosce l'impresa per conto

proprio ma poi dice che il coltivatore diretto non è imprenditore perché non c'è lo scambio con i

terzi quindi c'è un incongruenza. Delle due l'una o solo la produzione quindi le imprese per conto

proprio non sarebbero impresa o la necessità della produzione e lo scambio di beni e servizi e

quindi dire che il coltivatore diretto non è imprenditore perché manca lo scambio.

Secondo carattere dell'impresa: non è concepibile impresa senza l'impiego coordinato di fattori

produttivi che sono il lavoro e il capitale.

È pacifico che possa parlarsi di impresa anche quando c'è il lavoro del solo imprenditore e il

capitale. Allo stesso modo abbiamo impresa quando c'è il lavoro ma non i beni strumentali, si pensi

alle società finanziarie.

È impresa quella attività che si fonda esclusivamente sul lavoro dell'imprenditore? Quindi

l'elettricista, l'idraulico? Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalente si tratta di semplici

lavoratori autonomi perché la semplice organizzazione del proprio lavoro (autorganizzazione) non

è sufficiente per avere l'impresa perché serve un minimo di eterorganizzazione e quindi di direzione

di altri o altri beni.

L'organizzazione per parte della dottrina è l'elemento fondamentale di distinzione dell'impresa

medio grande dalla piccola. La scuola romana dice che non si deve paragonare il lavoro agli altri

fattori produttivi perché è troppo semplicistico e si distinguerebbero le imprese in base a un fattore

materiale; serve il fattore produttivo.

Se si crea un organismo talmente organizzato da scindersi dall'imprenditore allora è un imprenditore

medio grande se l'organizzazione è eterorganizzazione ma di quegli strumenti che serve

all'imprenditore siamo davanti a un piccolo imprenditore.

Metodo economico è quel metodo in base al quale i costi sono coperti dai ricavi. Se non c'è il

metodo economico non si può parlare di impresa.

Rapporto tra metodo economico e scopo di lucro e qualificazione come imprese di soggetti che era

indiscusso non fossero imprese, come gli enti ecclesiastici e le ONLUS.

L'art 2082 parla di attività svolta con metodo economico e non ci richiede il lucro.

Ma le società cooperative e le imprese pubbliche non hanno scopo di lucro eppure sono

espressamente imprese. Le imprese pubbliche non hanno scopo di lucro a livello soggettivo ma a

livello oggettivo si. Per le cooperative, siamo sicuri che accanto allo scopo mutualistico non ci sia

anche uno di lucro? Da un punto di vista oggettivo è vero che queste società non hanno il movente

psicologico di guadagnare il più possibile ma c'è comunque una massimazione dei guadagni.

Le cooperative possono essere o in forma si srl o snc.

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Nella pratica, nell'ultimo anno si è iniziato a discutere sulla possibilità di far fallire gli enti

ecclesiastici e le ONLUS. Pensiamo al San Raffaele è un ospedale che svolge attività

imprenditoriale e avrebbe dovuto farlo in modo economico ma ora c'ha i debiti. Però si dice che non

può fallire perché non è impresa in quanto non ha scopo lucrativo. Anche l'IDI a Roma per il quale

è stato aperto un concordato e come ha fatto a farlo il Tribunale fallimentare se è un ente

ecclesiastico? Ha utilizzato una nozione abbastanza ampia di impresa ritenendo impresa ogni

attività svolta con metodo economico nella quale per la complessità dell'attività svolta è comunque

necessario per garantirne il funzionamento una massimazione dei ricavi e quindi almeno per

l'attività sanitaria svolta l'IDI è stata riconosciuta impresa. Alle procedure concorsuali sono soggetti

solo gli imprenditori commerciali.

Negli ultimi mesi alcuni giudici si interrogano se sottoporre a procedure concorsuali le

organizzazione umanitarie. Per alcune di queste si è parlato di una procedura di

sovraindebbitamento che è simile al concordato preventivo ma per chi non è imprenditore

commerciale. Ma il tribunale l'ha vietato perché sarebbe attività commerciale in senso lato.

Attività professionale: costante e normale esercizio della propria attività.

Impresa per conto proprio. Il problema è risolvibile anche nell'ottica dell'impresa come attività

professionale dicendo che non è impresa perché non è continua. Tutta la disciplina dell'impresa è

fatta per tutelare i creditori.

Imprenditore occulto

Acquisto della qualità di imprenditore.

Per le imprese individuali tutti concordano che la qualità di imprenditore si ha solo tramite un

esercizio effettivo dell'impresa: principio di effettività.

Quanto alle società, la dottrina dominante utilizza un sistema semplificato: per potersi parlare di

società è sufficiente la costituzione della società stessa in quanto è l'accordo di più soggetti

all'esercizio dell'impresa. Invece la singola persona può avere una pluralità di obbiettivi dai quali

non è facile capire se vuole svolgere attività di impresa.

La società è l'accordo tra due o più soggetti per porre in essere un'attività economica.

Una parte minoritaria della dottrina (Campobasso) ritiene invece che anche per le società debba

vigere il principio di effettività e diventano tali solo con l'esercizio effettivo della società per cui

l'accordo è solo la manifestazione dell'intenzione o della volontà di dar vita all'impresa.

Questo è il primo criterio alla base dell'acquisto della qualità di imprenditore.

Poi c'è il principio della spendita del nome ossia gli atti sono riferiti al soggetto il cui nome è speso

nel traffico giuridico e lui sarà responsabile nei confronti dell'acquirente o terzo.

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Il principio della spendita del nome vale in generale nel contratto e in particolare nel mandato e

meglio ancora nel mandato senza rappresentanza.

Nel mandato senza rappresentanza il mandatario non spende il nome del mandante e gli effetti degli

atti saranno in capo a lui. Lo stesso si ha nella società col rinvio all'art. 1705 cc.

Se l'attività esecutiva è fatta da un altro soggetto che ha la rappresentanza non ci sono sorprese né

problemi, si pensi all'institore o altri.

Il problema si pone quando l'impresa viene esercitata da una persona diversa dall'imprenditore

(prestanome) che agisce in nome proprio e quindi il problema si ha quando l'attività viene esercitata

per interposta persona.

In alcuni casi si ricorre all'imprenditore occulto per aggirare divieti legislativi. Per esempio gli

impiegati statali per legge non possono svolgere attività di impresa e allora la si fa aprire ad altri. In

altri casi lo si fa quando si pone in essere una attività in un settore particolarmente rischioso.

Nell'impresa in realtà problemi non se ne pongono se il prestanome paga tutto quello che c'è da

pagare e l'impresa va bene. I problemi si hanno se le cose vanno male. E il problema si pone

soprattutto per i soggetti più deboli.

Nel nostro ordinamento vige la regola della spendita del nome quindi come si fa ad agire contro un

soggetto che non spende il suo nome, né lo spendono altri. Così all'inizio si diceva che non si può

agire contro l'imprenditore occulto ex 1705 che ha portata generale.

Vecchio codice di commercio per cui falliva solo chi poneva in essere atti di commercio.

In contrapposizione a questa tesi col nuovo codice civile, parte della dottrina ha rivelato come ci

fossero una serie di diposizioni in base alle quali potesse fallire l’imprenditore occulto.

Art. 2208 cc: Institore, per tutelare l'affidamento del terzo ma è un'ipotesi diversa da quella

dell'imprenditore occulto.

Art. 2267 cc.

Artt. 2291, 2320 cc.

Walter Bigiavi, creatore della teoria dell'imprenditore occulto. Per riconoscere la responsabilità

dell'imprenditore occulto, il cui problema sorge in situazioni patologiche, e fa tutta una

ricostruzione sull'art 147 vecchio testo della legge fallimentare.

Il secondo comma del 147 prevedeva che poteva essere dichiarato fallito un altro socio

illimitatamente responsabile rimasto occulto. Fallimento di socio occulto di società palese.

Se dietro il fallimento di un impresa c'è una società, si deve dichiarare il fallimento della società e

dei soci di questa illimitatamente responsabile perché altrimenti si tratterebbero diversamente

fenomeno uguali.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anacleto21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Proietti Regina.

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