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Definizione imprenditore, imprenditore occulto statuto imprenditore Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto commerciale basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Dionigi dell’università degli Studi di Cagliari - Unica, Interfacoltà, Corso di laurea in amministrazione e organizzazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto commerciale docente Prof. S. Dionigi

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ESTRATTO DOCUMENTO

In questo caso la giurisprudenza ha elaborato dei sistemi per squarciare il velo della

responsabilità limitata, il velo dell’incorporazione, il velo societario e arrivare direttamente al

responsabile.

ECCEZIONI AL PRINCIPIO GENERALE

In tale eccezioni vi è una grande distanza tra coloro che rischiano e coloro che hanno il

potere gestionale.

Esse sono:

• società aperte: si tratta di società che fanno ricorso al mercato del capitale

di rischio. Sono imprese collettive di grande dimensioni in cui

per via del frazionamento del capitale sociale tra una

miriade di investitori totalmente disinteressati all’aspetto

gestionale e il potere di gestione viene esercitata non da

chi per la maggior parte sta affrontando il rischio d’impresa,

ma a coloro che hanno una piccola percentuale ma sono

interessati ad acquisire il potere gestionale – pensate ad

esempio alle grandi società quotate o alle grandi banche –

Telecom, UniCredit, Enel, ENI etc. – e si accordano pur

avendo una minoranza 20%/25% rispetto al complessivo

rischio d’impresa per la maggior parte frazionato fra una

miriadi di investitori.

In questo caso vi è uno scollamento tra il potere gestionale e la responsabilità, ossia

sopportazione del rischio d’impresa.

• Gruppi di società anche qui vi è uno scollamento tra potere di gestione e

responsabilità.

Si tratta di una costellazione di società dove vi è una

capogruppo che ha il potere di dirigere in maniera unitaria il

gruppo pur avendo talvolta delle partecipazioni minime e il

gruppo talvolta si può costituire senza rischiare niente.

Ad esempio un gruppo in cui fra le società non vi è un collegamento di tipo societario

(società A che ha la maggioranza della società B) ma per esempio la società A ha

dato una licenza di brevetto alla società B e per questo la società B è totalmente

succube della volontà di A e se la società A decide di revocare quella licenza di

brevetto, B non saprebbe che fare in quanto si trova in una situazione di passività, di

sudditanza rispetto ad A e subisce le scelte della capogruppo, ossia è sottomessa

alla sua direzione.

Due esempi in cui il binomio potere-responsabilità, si perdono.

• Imprenditore occulto Domanda:l’attività d’impresa viene imputata secondo un c

criterio, formale o sostanziale?

Cioè l’attività d’impresa viene imputata a colui il cui nome

viene speso nel compimento dell’atto o dell’attività –

criterio formale (spendita del nome) – oppure l’attività

d’impresa viene imputata al reale interessato - criterio

sostanziale?

Per esempio Tizio è ricco e non vuole esporre a rischio il suo patrimonio personale in

un’impresa notoriamente rischiosa.

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Per questo pur mettendo lui il capitale iniziale necessario fa in modo che l’attività d’impresa

venga esercitata da Caio nulla tenente, il quale seguirà le sue direttive ma di fronte ai terzi

apparirà lui e agirà in nome proprio e per conto ossia nell’interesse di Tizio se pur non

palesemente.

In questo caso i debiti verranno imputati a Caio nel cui nome viene esercitata l’attività

d’impresa o a Tizio che riceve tutti i vantaggi? Per un senso di giustizia sarebbe più giusto

applicare il criterio sostanziale. Per questo dentro la teoria dell’imprenditore occulto vi è

una avversione nei confronti del criterio formale che lascerebbe tranquillo l’imprenditore

occulto.

Prima di vedere come viene risolto dal legislatore e dagli interpreti questo dilemma, occorre

dire che le motivazioni che spingono un soggetto ad avvalersi di altri per schermare la

propria attività di impresa non sono solo quelli di proteggere il patrimonio, ma anche:

• Per esempio per riciclare danaro: un soggetto che svolge attività delinquenziale si

avvale di un soggetto pulito e di fiducia per impiegare il suo danaro derivante da

attività illecita in un’attività dove figura il soggetto pulito e di fiducia.

• Oppure si può avere un soggetto che non può esercitare attività di impresa perché si

trova in una situazione di incompatibilità con il lavoro da dipendente pubblico, poiché

ai dipendenti pubblici è preclusa l’attività d’impresa – vincoli legali.

• Oppure un soggetto che ha dei vincoli sulla sua attività perché per esempio ha firmato

un divieto di concorrenza con il soggetto a cui ha venduto la sua azienda – vincolo

contrattuale.

Nella teoria dell’imprenditore occulto abbiamo una sorta di rappresentanza indiretta , dove

1 2

i terzi non sono assolutamente a conoscenza del rappresentante – in questo caso

l’imprenditore occulto.

Soluzione del dilemma: il criterio giusto dal punto di vista dell’ordinamento è il criterio

formale, ossia il criterio della spendita del nome.

Significa che tutti gli effetti dell’attività d’impresa vengono indirizzati nella persona il cui nome

viene espresso.

Nel caso dell’imprenditore occulto avremo quindi una responsabilità del prestanome e non

dell’imprenditore occulto.

Qual è la logica sottostante?

Qual è la ragione sostanziale ad una così brutale soluzione del problema?

Perché non c’è un affidamento da tutelare, in quanto i terzi che hanno contrattato con il

prestanome al momento della contrattazione cui potevano fare affidamento sul patrimonio

dell’imprenditore occulto in quanto non sapevano della sua esistenza e quindi avrebbero

dovuto fare una verifica circa le reali capacità patrimoniali del prestanome ossia della loro

controparte contrattuale.

Se il prestanome non ha un patrimonio sufficiente a soddisfare i creditori, è colpa di coloro

che hanno fatto sorgere questo credito e anche se i terzi scoprissero l’esistenza

dell’imprenditore occulto non potrebbero rifarsi sul patrimonio di questo, in quanto non c’è

nessun affidamento da tutelare, ossia non c’è nessuno da proteggere.

1 Rappresentanza diretta = il rappresentante agisce in nome e per conto del preponente e gli effetti

sostanziali dell’atto che egli sta eseguendo, ricadano su questo.

2 Rappresentanza indiretta = il rappresentante agisce in nome proprio ma per conto del preponente,

cioè nell’interesse del preponente.

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Quindi si può dire: da una parte è giusto che risponde chi ha il potere di direzione, oppure è

giusto che risponda colui che appare.

Ci troviamo di fronte a 2 ragioni equilibrate che vanno entrambe bene.

Domanda: perché il legislatore ha voluto privilegiare la soluzione formale- la spendita del

nome?

N.B. Il legislatore con tale scelta ha voluto garantire la certezza del traffico

giuridico, nel senso che non si può pensare che dopo aver concluso il contratto si apre uno

scenario inimmaginario .

Quindi per la certezza e sicurezza del traffico giuridico, che è un valore in se, le parti di un

contratto sanno che di quel contratto rispondono solo loro e sono liberi di stipularlo oppure

no.

Se non fosse così nessuno si sentirebbe più sicuro e il traffico giuridico sarebbe fortemente

compromesso.

STORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO

L’imprenditore occulto ha avuto una storia lunga e travagliata e ha costituito causa di diatriba

giurisprudenziale e dottrinale nella seconda metà del secolo scorso.

In particolare la teoria dell’imprenditore occulto si deve a uno dei padri del diritto

commerciale italiano Walter Bigiavi che è stata poi bocciata.

In quel periodo si cercava di trovare le ragioni che potessero giustificare l’attribuzione di una

responsabilità all’imprenditore occulto.

Vediamo il percorso.

Secondo Bigiavi, l’imprenditore occulto doveva rispondere in quanto in base all’art. 147 l.f. 4°

comma prima era il 2° comma, prevede che, se dopo il fallimento di una società con soci

illimitatamente responsabili, si scopre l’esistenza dei un socio occulto, oltre a singoli soci non

occulti , fallisce anche il socio occulto – criterio sostanziale – della società palese.

Inoltre sempre la legge fallimentare prevede che se fallisce un imprenditore individuale ma

successivamente al fallimento si scopre che questo non esercitava singolarmente ma in

forma societaria, in modo da costituire una società occulta, viene dichiarato il fallimento della

società occulta e quindi non fallisce solo imprenditore individuale palese di società occulta,

ma falliscono anche tutti gli altri soggetti che stanno dietro la società occulta - criterio

sostanziale.

Sulla base di queste norme secondo Bigiavi anche l’imprenditore occulto deve essere

responsabile personalmente dei debiti dell’imprenditore palese, ossia del prestanome, ciò

perché dove ricorre la medesima ratio deve applicarsi la medesima norma e quindi

l’imprenditore occulto deve seguire la stessa sorte dell’imprenditore palese, come il socio

occulto seguiva la sorte degli altri soci palesi e come i soci di società occulta seguono la

stessa sorte dell’imprenditore individuale di società occulta.

Quindi perché l’imprenditore occulto viene applicato il criterio formale e per gli altri 2 casi il

criterio sostanziale?

Secondo Bigiavi il legislatore aveva utilizzato il criterio sbagliato.

La teoria di Bigiavi viene stravolta in questi termini e questa teoria rappresenta la soluzione

applicata attualmente.

Vediamola.

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Nel primo caso dell’art. 147 comma l.f. il socio occulto di società palese

illimitatamente responsabile fallisce perché emerge il vincolo societario

che lo lega alla società e non per il fatto che è occulto.

La società si è mostrata all’esterno non nella sua completezza e per il

fatto che riemerge il vincolo societario che esiste, il socio occulto fallisce,

perché in realtà è un socio e viene ricostituito il vincolo societario.

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Nel secondo caso dell’art. 147 comma l.f. non si ha una sanzione nei confronti di coloro che

hanno approfittato, i soci occulti della società occulta falliscono a causa della scoperta del

vincolo societario che gli lega

Nel caso dell’imprenditore occulto, questo non svolge nessuna attività d’impresa che invece

viene svolta dal prestanome.

L’imprenditore occulto è solo il beneficiario dell’attività d’impresa, è colui

che ha fornito i mezzi e non vi è nessun vicolo societario fra lui e il

prestanome e se pure vi fosse un esercizio in comune dell’attività

d’impresa saremmo fuori dal perimetro dell’imprenditore occulto e

rientreremmo nel perimetro della società occulta.

Per tale motivo nel caso dell’imprenditore occulto attualmente si applica il criterio formale.

Tuttavia poiché il sistema giuridico non è così cinico, privo di sentimenti di giustizia e di

ingiustizia da rendere possibili queste cose per i terzi, ma ha previsto degli strumenti che

compensano l’applicazione del criterio formale al caso dell’imprenditore occulto.

Abbiamo detto prima che di fronte agli abusi degli schermi giuridici,

dobbiamo squarciare il velo che contrappone il reale interessato al terzo,

lo schermo può essere uno schermo societario o uno schermo del

prestanome e c’è l’esigenza di squarciare questo velo, quando lo

schermo giuridico svolge una funzione sociale, il sistema giuridico

prevede dei rimedi.

Più precisamente se ci troviamo di fronte a situazioni patologiche che si verificano quando

qlc. ricorre un maniera abusiva allo schermo societario o allo schermo del prestanome, il

sistema giuridico prevede una estensione della responsabilità.11043

Situazioni patologiche

ESEMPI

Gruppi:

• in essi abbiamo diverse società separate e vi è un capogruppo che

controlla tutte le altre.

Nella capogruppo, che non è esposta al rischio d’impresa, abbiamo il danaro, i beni

ect. questa detiene partecipazioni piccole delle altre società del gruppo che sono

esposte al rischio di impresa e ha il potere di incidere su di essa senza essere

esposta al rischio di impresa.

La capogruppo ha il potere di incidere sulla gestione delle altre società del gruppo che

sono le controllate.

Queste hanno i loro amministratori che si consultano con gli amministratori della

capogruppo che hanno il potere di stabilire una strategia unitaria del gruppo.

I gruppi si prestano a casi di abusi.

10 Per esempio una società del gruppo viene utilizzata per finanziare le altre, oppure i

beni di una società del gruppo vengono utilizzati per costituire garanzie reali in favore

delle altre società del gruppo

I creditori della società che è stata sacrificata nell’interesse del gruppo non sono

sicuramente contenti di fronte all’insolvenza della società debitrice.

In tal caso la legislazione in materia di gruppi ha stabilito dei bilanciamenti e cioè

fondamentalmente la regola è questa:

• dei debiti risponde la società o l’imprenditore perché gli atti d’impresa non sono

α β

imputabili ad altri soggetti. Esempio la società X è del gruppo e agisce in

nome e per conto suo nell’acquisto di un immobile da dare in garanzia ad una

società del gruppo solo per assecondare la volontà della capogruppo.

Il legislatore dice che la capogruppo ne può rispondere personalmente e con essa gli

amministratori della capogruppo, qualora non sia corretta la direttiva impartita alla

controllante e quindi abbiano abusato dello schermo giuridico, e hanno fatto porre in

essere alla controllata un atto contrario a una corretta gestione del gruppo e

soprattutto quando si vedrà, applicando la teoria dei vantaggi compensativi, facendo

la somma algebrica di quello che hanno avuto e di quello che hanno dato le società

del gruppo, risulta che qualcuna è stata sacrificata in maniera immotivata nel senso

che ha avuto vantaggi che non giustificano i sacrifici che ha subito.

Ecco qua la patologia.

Quindi se la capogruppo non gestisce il gruppo in maniera corretta evitando che ci

siano delle sperequazioni ai danni degli stakeholders delle varie società del gruppo

con danno per i creditori della società impoverita a vantaggio di altre, emerge il

correttivo che consiste nel fare emergere la responsabilità della capo gruppo.

In questo modo vengono sanzionati gli abusi dello schermo giuridico.

Impresa fiancheggiatrice

• : in tal caso abbiamo un imprenditore occulto del quale

viene accertata la responsabilità ma non in quanto imprenditore occulto ma in quanto

titolare di un’impresa nuova – creata dai tribunali, è detta impresa fiancheggiatrice. Il

titolare decide, da ordini, incide sull’attività d’impresa, ponendosi come dominus

assoluto.

È un imprenditore che ha come oggetto sociale quello di supportare le imprese altrui,

fornendo finanziamenti, consulenze, supporto di altro genere e allora si può ricostruire

quella come esercizio autonomo di un’altra impresa e si può invocare la

responsabilità, però sono rimedi.

Socio tiranno

• : abbiamo un socio che non è più un socio fisiologicamente inteso,

ossia che si limita a non fare l’amministratore, ma che si introduce nella vita societari

e usa la società come se fosse una cosa propria, usando i beni della società.

Anche in tal caso si invoca una responsabilità del socio tiranno cercando per esempio

un vincolo societario fra socio tiranno e società partecipata, o invocando la

responsabilità del socio tiranno come amministratore di fatto della società.11810

I rimedi sono i più vari, sappiate soltanto che il criterio formale risponde alla responsabilità

dell’attività di impresa.

La giustizia sostanziale si recupera con una serie di rimedi, che vanno a controbilanciare

patologie dell’utilizzo dello scherma giuridico.

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Siamo partiti da una affermazione perentoria, il ns. ordinamento accoglie, per quanto riguarda il

problema dell’imputazione di attività d’impresa al criterio formale che ho chiamato criterio della

spendita del nome che vuol dire che gli atti d’impresa, la responsabilità, i debiti, sono riconducibili al

soggetto di cui il nome viene speso.

Io posso agire direttamente in nome mio o posso agire in nome e per conto altrui come

rappresentante. Quindi tutti gli effetti dei negozi giuridici che vado a concludere, vengono deviati

verso il soggetto che viene rappresentato o verso il soggetto che sta agendo.

Nel caso dell’imprenditore occulto, c’è un imprenditore palese - un imprenditore che non appare e un

imprenditore palese che invece non è il diretto interessato,è un prestanome e tutti gli atti giuridici, gli

atti d’impresa sono imputati all’imprenditore palese e non all’imprenditore occulto.

Questo perché non c’è da porsi una tutela per i terzi.

I terzi sono coloro che contrattano con l’imprenditore palese detto prestanome, nel momento in cui i

terzi trattano con l’imprenditore palese non possono fare affidamento che sul patrimonio di quel

soggetto. Quando io tratto con un soggetto che apparentemente è lui l’imprenditore, che non ha un

patrimonio, non ho nessun affidamento per poter contare sulla capacità pecuniaria dell’imprenditore

che io conosco.

Per cui nella tematica dell’imprenditore occulto non si pone nessun problema di tutela dei terzi

perché non c’è nessun affidamento da tutelare. I terzi non conoscevano in quanto occulto

l’imprenditore effettivo che non è stato palesato, il cui nome non è stato speso, ma trattavano

direttamente con l’imprenditore palese, con il prestanome, ragione per la quale i terzi sono in una

posizione di non tutela da parte dell’ordinamento.

Abbiamo tutela quando i terzi fanno affidamento su una situazione palesata e quindi di fronte ad un

soggetto che ha speso il suo nome, per cui io devo contare nell’adempimento degli obblighi assunti

sul tuo patrimonio.

Ho fatto una piccola divagazione perché ci potrebbe essere una reazione da parte dell’ordinamento

in situazioni particolari e cioè quando vi è un evidente ricorso abusivo al prestanome.

Diverse sono le soluzioni: ad esempio il caso di poter costituire e questo accade spesso in sede

fallimentare la figura della società occulta cioè fallisce l’imprenditore palese che è il prestanome e

che non ha potuto pagare i suoi debiti e poi ci si accorge che in realtà a questo imprenditore palese

non era solo ma c’era un altro signore che con lui operava - quindi erano in due uno operava

figura della

all’esterno che sembrava un imprenditore individuale e l’altro nascosto e allora si crea la

società occulta .

Oppure altri casi si rende responsabile l’imprenditore occulto non direttamente perché

esercente di attività esercitata da un prestanome, ma perché titolare di una nuova impresa

impresa fiancheggiatrice

chiamata ; è un imprenditore che ha come oggetto sociale

quello di supportare le imprese altrui, fornendo finanziamenti, consulenze, fornendo

supporto, fornendo di altro genere e allora si può ricostruire quella come esercizio autonomo

di un’altra impresa e si può invocare la responsabilità, però sono dei rimedi.

Così come nel diritto societario ci sono dei rimedi come quello del socio tiranno o dell’obbligazionista

che in alcuni casi può essere responsabile, lo vedremmo poi, però sono dei rimedi a situazioni

patologiche particolarmente gravi, rilevanti in cui l’ordinamento cerca di superare questo schermo

giuridico che un soggetto ha frapposto sul patrimonio in maniera abusiva.

Per il resto vale la regola ordinaria del criterio formale della spendita del nome.1440

Ad una fattispecie generale risponde uno statuto generale dell’imprenditore e abbiamo una

disciplina generale applicabile a tutte le imprese.

Possiamo classificare le imprese in base alla natura dell’attività esercitata possiamo avere

due fondamentali imprese:

l’impresa comm.le e l’impresa agricola a seconda che svolga attività commerciale o attività

agricola. Abbiamo lo statuto generale dell’imprenditore art. 2082 che si applica a tutte le

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imprese indipendentemente dalla natura dell’attività esercitata e poi abbiamo gli statuti

speciali (statuto vuol dire disciplina)

• la disciplina dell’impresa comm.le

• la disciplina dell’impresa agricola.

Qlc. ha ritenuto però che oltre l’attività comm.le e l’attività agricola potesse esistere

un’ulteriore attività chiamata impresa civile, attività non profit – studio di avvocati, studio di

ingegneri. Non c’è nessuna norma del codice civile che la contempla, sono stati gli studiosi

la c.d. dottrina che ha elaborata questa fattispecie ma nella realtà non ha nessun riscontro.

Abbiamo solo l’impresa comm.le e l’impresa agricola.

Il legislatore dà una serie di indici, l’art. 2195 c.c. “ sono obbligate all’iscrizione nel registro

delle imprese, perché comm.li le seguenti imprese che svolgono queste attività:

Attività industriale per la produzione di beni o di servizi

 Attività intermediaria nella circolazione dei beni - è attività d’acquisto di beni senza

 trasformazione e la successiva rivendita degli stessi

Attività di trasporto per terra

 Attività bancaria o assicurativa

 Altre attività ausiliarie delle precedenti.

Questo catalogo del 2195 in realtà è quasi inutile perché sono commerciali tutte le imprese

che non sono agricole. È un criterio negativo, se non sei agricolo sei commerciale. , il

Quindi non dobbiamo dire cosa deve esercitare un’impresa per essere commerciale

criterio universalmente accolto è quello del criterio negativo, è

commerciale chi non è agricolo.

Quindi la cosa da sapere bene è: chi è agricolo, una volta che sappiamo bene chi è agricolo,

chi resta fuori dal perimetro della nozione di attività agricola, è impresa commerciale.

Perché è importante sapere se un’impresa è commerciale o agricola? Per l’applicazione

della disciplina.

Ad esempio l’imprenditore agricolo non è soggetto al fallimento.

L’imprenditore agricolo cq. sia organizzata la sua attività, sia imprenditorie individuale, sia

imprenditore societario di capitali, di persone, una cooperativa o un consorzio, una società

consortile, se esercita attività agricola, è esonerato dal fallimento.

Se non paga non può fallire.

L’imprenditore agricolo non è obbligato alle scritture contabili.

Prima si diceva che non era obbligato all’iscrizione nel registro delle imprese, questo non è

più vero.

Dal 2001, l’imprenditore agricolo è obbligato all’iscrizione nel registro delle imprese;

una sezione speciale del registro delle imprese.

Quindi individuiamo tre categorie di norme, tre fattispecie:

statuto generale dell’imprenditore disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza, dei

consorzi dell’imprenditore agricolo

statuti speciali dell’imprenditore commerciale integrativo di quello generale:

iscrizione nel registro delle imprese, la rappresentanza comm.le, le scritture contabili, il fallimento e le altre procedure

concorsuali.

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Abbiamo classificato le imprese sulla base del criterio dell’attività esercitata. Quindi

una prima classificazione in base alla natura dell’attività esercitata;

 seconda classificazione in base alle dimensioni dell’impresa. Qui abbiamo una

 distinzione della disciplina a secondo se l’imprenditore è piccolo o non piccolo.

Il legislatore dice se sei piccolo hai determinati vantaggi. È sempre così le micro imprese

vengono sempre avvantaggiate.

Il legislatore del 2007 ha cercato di avvantaggiare le micro imprese per il rilancio dell’economia.

Terza classificazione si basa sulla forma organizzativa e qui avremmo l’impresa

 individuale o l’impresa collettiva.

L’impresa individuale è organizzata da un soggetto; il titolare dell’impresa è una persona

fisica.

L’impresa collettiva è organizzata invece da una pluralità di soggetti che prende il nome di

società.

L’impresa individuale si alimenta sulle norme dell’imprenditore generale e dell’imprenditore

commerciale.

L’impresa collettiva si alimenta su norme molto più elaborate in materia societaria.

E ad ogni società si applicherà una disciplina diversa.

Quarta classificazione riguarda la natura del soggetto imprenditore che possono

 essere imprese private o imprese pubbliche.

Imprese pubbliche: lo stato o altro ente pubblico territoriale o non, che può esercitare

in via diretta ricorrendo a società o a non società enti pubblici economici che non

studieremmo. 2713

Ci occupiamo dell’impresa agricola. Una premessa

L’imprenditore agricolo non è quell’immagine bucolica che ci ricordiamo dai poemi di Ovidio.

L’art. 2135 ha subito due importanti riforme: la 1° nel 2001 e poi la 2° nel 2004.

Prendiamo l’art. 2135 che ci dà la nozione, la fattispecie di imprenditore agricolo “ E’

imprenditore agricolo chi esercita una delle seguente attività: coltivazione del fondo,

selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.”

Il 1° comma ci dà l’elenco delle attività agricole principali:

coltivazione del fondo

 selvicoltura,

 allevamento di animali

e poi le attività connesse. La nozione di connessione si è un po’ allargata.

Per coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali si intendono

 le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o

 di una fase necessaria del ciclo stesso,

 di carattere vegetale o animale

 che utilizzano o

 possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.(2°comma)

La parte nuova e non facilmente comprensibili sono

le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o

 di una fase necessaria del ciclo stesso.

Qui si parla di piante, alberi , animali.

Il ciclo biologico lo devo curare dal momento della nascita al momento della morte? NO,

perché la legge mi dice il ciclo biologico o una fase necessaria del ciclo stesso.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione e organizzazione (Facoltà di Scienze Politiche, Economia, Giurisprudenza) (CAGLIARI e NUORO)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher imported_francy-1-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Dionigi Scano.

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