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Diritto Commerciale - Imprenditore

Appunti di Diritto commerciale per l'esame della professoressa Rostagno. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la figura dell'imprenditore, imprenditore vs capitalista, il concetto giuridico d’imprenditore, l’imprenditore e il metodo dell’economia – Art. 2082.

Esame di Diritto commerciale docente Prof. S. Rostagno

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1.5 L’economicità dell’imprenditore

L’attività economica →

Attività economica: attività creativa di ricchezza Produzione o scambio di beni o servizi

I criteri di economicità

Lo svolgimento professionale di attività economica comporta che chi la compie ritragga, almeno

tendenzialmente, dalla cessione dei beni e dei servizi, quanto occorre per compensare i fattori produttivi

impiegati Economicità significa produrre in condizioni di pareggio di bilancio (es. Onlus o Enti Pubblici

Sociali che comprano a 10 per rivendere a 5 non hanno la propensione al pareggio no economicità).

L’obiettiva economicità →

Mirare a coprire i costi con i ricavi Es. Società Cooperative.

L’impresa per conto proprio

È imprenditore solo chi produce beni o servizi per il mercato, ciò non è requisito espresso dall’art. 2082 ed

è considerata impresa anche la cooperativa edilizia che produce appartamenti destinati alla vendita ai

propri soci (art. 2511)→ Quand’è che l’attività per conto proprio è classificata come impresa? Quando i

soggetti che intraprendono la produzione per conto proprio danno vita a un’autonoma organizzazione (es.

cooperative).

1.6 Il requisito dell’organizzazione

Organizzazione intermediatrice

Organizzazione dei mezzi della produzione (capitale e lavoro) in modo da consentire di avere un ritorno

economico o almeno azzerare i costi dell’attività con i ricavi della stessa.

Gli artigiani e i piccoli imprenditori

Sono considerati come piccoli imprenditori svolgono un’attività organizzata prevalentemente con il

lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

Prevalentemente: presuppone il ricorso al lavoro altrui.

Es. imprenditore non piccolo (utilizza prevalentemente il lavoro altrui) rinuncia al lavoro umano per

→ →

l’automatizzazione Dovrebbe diventare piccolo imprenditore (artigiano La giurisprudenza dice che

per essere piccolo imprenditore occorre la prevalenza del lavoro proprio su ogni altro fattore produttivo

non è coessenziale alla figura dell’imprenditore lo svolgimenti di una funzione intermediatrice del lavoro.

Organizzazione del capitale

Art. 2555: L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. Si è

voluto distinguere dall’impresa il mestiere e il lavoro autonomo per cui in genere non è richiesta la

predisposizione di alcun apparato produttivo. 4

→ →

Art. 2083: l’artigiano è un piccolo imprenditore Prevalenza del lavoro proprio La sua figura coincide

con il prestatore d’opera (art. 2222) Cade la distinzione tra impresa e ogni lavoratore autonomo non

intellettuale è priva di ogni effettivo contenuto normativo il requisito dell’organizzazione previsto

dall’art. 2082, neppure un’organizzazione di elementi reali (azienda) può dirsi essenziale alla figura

dell’imprenditore.

La presenza di questo requisito può servire a distinguere l’imprenditore non piccolo (che ha

sempre un’organizzazione) e il piccolo imprenditore (che può non averla).

5

- –

2.1 l’imprenditore in genere e la specie dell’imprenditore agricolo e

dell’imprenditore commerciale

Il concetto d’imprenditore identifica ogni sorta di produttori professionali, quali che siano le forme

organizzative dell’attività produttiva (anche se si tratta di artigiani) e quali che siano gli scopi per i quali

l’attività produttiva viene esercitata (profitto o pubblica utilità), quale che sia la natura dell’attività

produttiva esercitata (industriale, commerciale o agricola).

Estensione del concetto d’impresa all’agricoltura – Art. 2135

Una volta non era imprenditore (non incluso negli atti del commercio). Lo sfruttamento della terra era

trattato come mera attività di godimento.

Art. 2135 Imprenditore agricolo

È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura,

allevamento di animali e attività connesse.

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla

cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o

animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla

manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad

oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di

animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di

attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le

attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità

come definite dalla legge.

L’imprenditore agricolo continua ad avere un trattamento diverso dall’imprenditore commerciale:

Non è obbligato a tenere le scritture contabili

Non fallisce: →

o 1942 Perché sottoposto tanto al rischio imprenditoriale quanto a quello climatico.

o Oggi (dal 2001): perché è esposto a maggiori rischi legati al ciclo biologico. →

Industriale agricolo: colui che usa la natura a fini industriali (es. biotecnologie, OGM, ecc.) Non sono

trattati come imprenditori agricoli. 6

Attività essenzialmente agricole:

Coltivazione del fondo.

Silvicoltura.

Allevamento di animali

Attività agricole per connessione: sono attività agricole solo quando siano esercitate da chi eserciti, al

tempo stesso, una delle attività essenzialmente agricole. Affinché vengano considerate attività connesse

deve esserci sia un’effettiva connessione soggettiva (stesso imprenditore) che oggettiva (stessi prodotti) tra

l’attività connessa e quella agricola. L’attività agricola deve rimanere la prevalente (es. diffusione degli

agriturismi in Toscana, camuffati da attività agricole rientrano nella categoria di attività turistico-

alberghiere). →

DL 18/05/2001 N.288 Ridisegna in maniera moderna la differenza tra imprenditore agricolo e

commerciale.

2.2 L’imprenditore commerciale: a) l’esercizio di attività industriali – Art

2195

Viene definito positivamente. Sono attività commerciale le 5 categorie descritte al comma 1 dell’art. 2195:

1 Attività industriale, diretta alla produzione di beni o servizi.

2 Attività intermediaria nella circolazione dei beni.

3 Attività di trasporto per terra, acqua o aria.

4 Attività bancaria o assicurativa.

5 Altre attività ausiliarie delle precedenti.

Il carattere industriale della produzione

Industriale implica la modificazione o trasformazione, fisica o chimica, delle risorse naturali o di beni

preesistenti. Può ritenersi industriale un’agenzia matrimoniale?

Secondo quest’interpretazione le attività produttrici di servizi di carattere non industriale non ricomprese

nei commi 3-5 dell’art. 2195 non possono essere considerate come attività commerciali Impresa Civile

(diversa sia dall’impresa agricola che commerciale).

Secondo altri occorre dare un senso più lato all’aggettivo industriale riguardandolo come

contrapposizione con l’attività agricola Risultano quindi le specie previste dai commi 3-5.

2.3 b) L’esercizio di attività intermediarie nella circolazione dei beni.

Il comma 2 sembra aggiungere un ulteriore requisito all’art. 2082, l’intermediazione (comporta un acquisto

che deve precede la vendita, lo scambio no) Alcuni individuano l’imprenditore civile.

7

Potrebbero rientrare nel comma 2 del 20195 anche l’attività bancaria e quella di finanziamento esplicitate

nel 2195: →

Attività bancaria Raccolta del risparmio e esercizio del credito.

Attività di finanziamento utilizzo del proprio patrimonio per l’esercizio del credito (anche se non

si interpone nella circolazione del denaro)

2.4 c) L’esercizio di attività ausiliarie

Mediatore, agente di commercio, agenzie di pubblicità, agenzie di viaggi, e in genere tutte quelle attività

esercitate da un imprenditore a vantaggio di altri imprenditori.

Il comma 5 risulta superfluo Gli imprenditori commerciali che svolgono attività che non supporta attività

espresse nei commi 1-4 rientra nel comma 1 Sono imprenditori commerciali anche gli ausiliari

dell’imprenditore agricolo.

Sarebbero bastati solo i commi 1 e 2, poiché gli altri 3 riportano sottocategorie di essi

2.5 l’esercizio diretto e l’esercizio indiretto di attività commerciale: la

società holding e l’impresa di gruppo – Art. 2497

Un’attività definibile come impresa può essere esercitata da un solo soggetto (pf, pg), o da una pluralità di

soggetti di diritto (impresa di gruppo). Nel codice civile italiano manca una definizione di gruppo, e si è

preferito cogliere l’aspetto normativamente più elevato: la funzione di direzione e coordinamento.

Nell’impresa di gruppo le varie funzioni dell’impresa sono distribuite tra soggetti diversi.

Alla società holding spetta la direzione del gruppo è responsabile per la mala gestio

nell’esercizio dell’attività di coordinamento (art. 2497) non nei confronti delle società controllate

ma direttamente dei loro soci e dei creditori.

Le società operanti traducono le direttive della holding in attività.

Si trovano così giuridicamente separate la direzione e l’attuazione l’unità dell’impresa di gruppo non è

predicata da alcuna norma, emerge dalla disciplina effettiva dei rapporti facenti capo alle società

controllanti e controllate, concepite come esercenti fasi distinte di una medesima impresa.

La holding come impresa

Può essere ritenuto imprenditore a norma del 2082, e può formare oggetto di società a norma del 2247,

un’attività che consiste nel coordinamento di società di cui si detiene il controllo azionario?

Sì, come impresa ausiliaria ex art. 2195.5

Si, come svolgitrice dell’attività d’impresa in modo mediato e indiretto (art. 2361).

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2.7 Gli enti pubblici che esercitano attività commerciali: l’ente pubblico

come imprenditore e come imprenditore commerciale

L’ente pubblico non è soggetto al fallimento. Per essere qualificato come imprenditore commerciale deve

prevalentemente svolgere un’attività commerciale (Ina, Enel) (Art. 2201). Restano fuori quegli enti che

esercitano attività commerciali solo in via accessoria.

- –

Il 2083 distingue tra piccolo imprenditore e imprenditore non piccolo.

Il piccolo imprenditore è sottoposto all’applicazione delle norme riguardante l’imprenditore in genere, ma è

sottratto all’applicazione delle norme che riguardano l’imprenditore commerciale.

Non è tenuto all’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2202) – Deve iscriversi nella sezione

speciale con efficacia di pubblicità notizia e certificazione anagrafica.

Esonerato dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214.3).

Non è sottoposto al fallimento (art. 2221).

Soggetti (art. 2083):

Coltivatori diretti del fondo.

Artigiani.

Piccoli commercianti.

Coloro che esercitano un’attività professionalmente organizzata prevalentemente con il proprio

lavoro e dei componenti della famiglia.

Il piccolo imprenditore deve prestare all’interno dell’impresa il proprio lavoro manuale, eventualmente

coadiuvato dai propri famigliari, e il suo lavoro deve essere considerato prevalente (sia rispetto al fattore

produttivo lavoro che a quello capitale). Ad esempio il gioielliere non può essere considerato piccolo

commerciante perché l’investimento di capitale connesso a quest’attività è molto superiore rispetto alla

sua opera personale.

3.2 L’artigiano nella legge sulle imprese artigiane – Legge 8 Agosto 1985 n.

443

Il fine dell’impresa artigiana è la produzione di beni, anche semilavorati, o la prestazione di servizi.

L’artigiano deve svolgere in misura prevalente il proprio lavoro all’interno del processo produttivo. È

ammesso il ricorso alla prestazione d’opera di personale dipendente ma a condizione che questo sia

sempre diretto dall’imprenditore artigiano.

L’impresa non più avere più di 18 dipendenti se non produce in serie, non più di 9 se non produce in serie,

non più di 8 se presta servizi di trasporto, non più di 32 dipendenti se si svolge attività nei settori artistici,

tradizionali o dell’abbigliamento su misura. 9

Il lavoro dell’imprenditore deve altresì prevalere sul capitale investito nell’impresa.

L’artigiano è tenuto all’iscrizione all’ “albo delle imprese artigiane” che è costitutiva e condizione per

godere delle agevolazioni connesse al suo status (es. agevolazioni creditizie, contributi a fondo perduto,

ecc.).

3.3 Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare

Ante riforma 2006:

Il piccolo imprenditore non fallisce.

Era imprenditore chi esercitava attività commerciale e risultava avere un reddito inferiore al

minimo imponibile in sede di accertamento ai fini dell’imposta di ricchezza mobile.

Se non c’era accertamento, il capitale investito doveva essere inferiore alle 900.000 ITL.

Secondo la legge fallimentare riformata nel 2006 e corretta nel 2007 sono esonerati dal fallimento e

considerati piccoli imprenditori coloro che:

hanno avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio

dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non

superiore ad euro trecentomila;

hanno realizzato, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non

superiore ad euro duecentomila

hanno un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.

– –

4.1 Impresa e azienda: titolarità dell’impresa e proprietà dei beni aziendali.

Impresa: attività.

Azienda: complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (art. 2555)

L’imprenditore non è, necessariamente, proprietario degli strumenti di produzione (capitalista), ma è colui

che organizza e utilizza gli strumenti (ex art. 2555 azienda sono i beni organizzati dall’imprenditore, non

necessariamente posseduti) per essere considerato bene aziendale, l’imprenditore deve unicamente

possedere un titolo giuridico che gli permetta di utilizzarlo (es. affitto).

4.2 La circolazione dell’azienda – Art. 2556

Per le imprese soggette a registrazione (no piccole imprese, imprese agricole, imprese accessorie agli enti

pubblici) i contratti che hanno per oggetto il trasferimento dell’azienda devono essere provati per iscritto,

salvo che la legge non richieda particolari forme per il trasferimento dei singoli beni dell’azienda.

Se in forma pubblica, o scrittura privata autenticata, deve essere depositata per l’isccrizione al reg. imp.

entro 30 giorni. 10

L’azienda non possiede quindi particolari forme proprie per la circolazione dei beni, ma si adatta ai principi

generali (es. atto pubblico per immobili).

Effetti

Non occorre nel contratto specificare i singoli beni, ma vengono considerati in toto i cd. “beni aziendali”,

ossia quelli organizzati dall’imprenditore.

Possono essere esclusi dal trasferimento alcuni beni, ma non senza limiti. Infatti il complesso dei beni

trasferiti deve essere idoneo all’esercizio d’impresa.

La ditta (nome), non può essere traferita separatamente dall’azienda (art. 2565).

Successione: chi compra l’altrui azienda succede all’imprenditore nei rapporti giuridici, non nell’impresa (in

quanto attività) eserciterà un’impresa corrispondente ma non può dirsi che continua la medesima

impresa (acquisirà la qualità d’imprenditore a titolo originario, non derivato).

4.3 La successione nei contratti relativi all’azienda ceduta – Art. 2558

Il trasferimento non implica soltanto la cessione dei beni, ma anche il trasferimento dei contratti che

assicuravano all’imprenditore alienante il godimento di questi beni aziendali (art. 2558).

Contratto di lavoro – Art. 2112

In caso di trasferimento i contratto di lavoro continua con il cessionario, ed il lavoratore conserva tutti i

diritti che ne derivano.

Contratti aziendali e contratti d’impresa

Rientrano nei “contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda”:

Contratti aziendali: hanno per oggetto il godimento dei beni aziendali non dell’imprenditore. Non

possono essere esclusi dal trasferimento.

Contratti d’impresa: es. rapporto imprenditore-fornitori (es. somministrazione delle materie prime),

contratti d’assicurazione e di appalto, contratti riguardanti l’organizzazione dell’impresa (es.

contratti con agenti, commissionari, ecc). Es. contratto di locazione di immobili (involucro

dell’azienda attinente alla sua organizzazione).Possono essere esclusi parzialmente dal

trasferimento.

Quando l’azienda viene trasferita, i contratti in essere perdurano, e non possono essere recessi dal terzo

contraente se non entro 3 mesi e per giusta causa. Il terzo contraente si trova dunque in una situazione di

deroga al principio dall’art. 1406 che richiede il consenso nel caso in cui venga sostituito il beneficiante.

Sono esclusi dal trasferimento i contratti di carattere personale ovvero quei negozi nei quali si ritengono

di particolare rilevanza le qualità personali dei soggetti contraenti (es. psicologo aziendale o consulente

tributario). Tali contratti, in quanto basati sulla fiducia personale, sono intrasmissibili e solitamente si

ritengono estinti con la morte di uno dei contraenti. 11


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management dell'informazione e della comunicazione aziendale (Facoltà di Economia, di Giurisprudenza, di Lettere e Filosofia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Scienze Politiche )
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lorenzo.merlino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Rostagno Simona.

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