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Le scritture contabili

La documentazione dei risultati di gestione risponde a un interesse informativo funzionale alla conoscenza dell'esito

della gestione. Tutte le società di forma commerciale sono tenute a obblighi di redazione e conservazione delle

scritture contabili. Le società di capitali devono tenere particolari libri contabili:

– libri delle adunanze e delle deliberazioni dei vari organi

– libri delle decisioni (di soci, amministratori, collegio sindacale, revisore)

– libro dei soci

– libro delle obbligazioni

A volte la documentazione è solo settoriale, nei casi di emissione di azioni correlate ai risultati dell'attività sociale in

uno specifico settore, destinazione esclusiva di una parte del patrimonio ad uno o più affari, finanziamento destinato a

uno specifico affare.

Quando una società di capitali controlla altre imprese, è necessaria a fini informativi la redazione di un bilancio

consolidato di gruppo, questa redazione è obbligatoria se è un gruppo di dimensioni consistenti e la gestione è

unitaria. Come in tutti gli altri casi, il bilancio deve essere redatto con chiarezza.

Le società di capitali devono sempre indicare l'elenco delle partecipazioni possedute in imprese collegate e controllate

(nella nota integrativa) e i rapporti con queste imprese (nella relazione sulla gestione).

I principi di redazione del bilancio

In conformità con la funzione informativa della redazione del bilancio, quest'ultimo deve essere redatto con chiarezza

e deve rappresentare in modo corretto e veritiero il risultaro economico dell'esercizio e la situazione complessiva della

società (sia dal punto di vista patrimoniale che da quello finanziario). La redazione contabile non solo non deve essere

falsa, ma non deve essere nemmeno ingannevole.

Per garantire sia la funzione informativa che quella organizzativa del bilancio, esiste il principio della continuità dei

→ divieto di modificare i criteri di valutazione da un esercizio all'altro.

bilanci

Il conto economico

È diretto ad indicare il risultato dell'esercizio indicandone le cause economiche (i fatti che lo hanno prodotto). Il

risultato di esercizio si ricava dalla somma algebrica tra costi e ricavi. Nel conto economico si indicano solo gli utili

realizzati alla data di chiusura dell'esercizio, ma si deve tener conto anche dei rischi conosciuti al momento della

chiusura. I diversi fatti sono raggruppati in classi di operazioni: produzione, comparto finanziario, operazioni

straordinarie. Il conto è redatto secondo uno schema scalare in cui le varie indicazioni sono scritte secondo un preciso

ordine:

1. ricavi della produzione (valore della produzione)

2. costi della produzione

3. differenza tra i 2

4. interessi finanziari

5. oneri finanziari

6. totale delle attività finanziarie (somma algebrica tra 4 e 5)

7. proventi straordinari

8. oneri straordinari

9. somma algebrica tra 7 e 8

Sommando algebricamente i risultati dei singoli comparti e sottraendo a questo valore le imposte sul reddito si otterrà

il risultato complessivo dell'esercizio.

Lo stato patrimoniale

Nello stato patrimoniale si rappresenta il valore complessivo del patrimonio sociale (attività e passività così come

risultano al termine dell'esercizio). Da esso si evince il risultato complessivo di bilancio.

Risultato di bilancio di un esercizio – risultato di bilancio dell'esercizio precedente = risultato di esercizio. Lo stato

patrimoniale è suddiviso in attivo e passivo. →

Attivo: gli elementi patrimoniali sono rappresentati separatamente a seconda della funzione che svolgono

immobilizzazioni (utilità destinate ad essere impiegate durevolmente) o attivo circolante.

Passivo: si indicano i debiti della società (passivo reale) e il patrimonio netto (passivo ideale che comprende il capitale

nominale, le riserve e poi i risultati positivi o negativi). L'unica voce del passivo ideale che non implica una disciplina

del patrimonio netto ma segnala una mancanza di valori corrispondenti nell'attivo è la perdita.

Tutti i dati risultanti dal conto economico e dallo stato patrimoniale sono poi illustrati dalla nota integrativa che ha la

funzione di “decodificare” tali documenti.

LE SOCIETA AZIONARIE →

Società di capitali: 2 modelli principali s.p.a. e s.r.l. + spazio marginale della s.a.p.a.

SPA:

-autonomia patrimoniale perfetta (in principio, nessuno dei soci risponde delle obbligazioni sociali, dunque

responsabilità limitata) (differenza con la s.a.p.a., in cui deve sussistere la categoria di soci accomandatari che

rispondono illimitatamente delle obbligazioni della società).

-standardizzazione delle participazioni sociali attribuite a ciascun socio a fronte del conferimento: sono le azioni,

intese sia come quote o frazioni del capitale sociale, sia come titoli di credito che incorporano le participazioni, ossia

come documento cartolare rappresentativo delle porzioni di contratto. Conseguente sviluppo delle borse valori e dei

mercati azionari in cui vengono negoziate le azioni emesse dalle s.p.a., che possono contare su una maggiore raccolta

di capitali di rischio. Inoltre, la SPA puo' ricorrere ai mercati dei capitali di finanziamento attraverso l'emissione delle

obbligazioni e di altri strumenti finanziari, partecipativi e non partecipativi, emessi dalle società a fronte di apporti

anche di diversa natura.

-organizzazione di tipo corporativo della società (funzionamento affidato a organi distinti con competenze fissate dalla

legge). Struttura tradizionale:

*assemblea degli azionisti che hanno apportato il capitale di rischio della società, competente per alcune decisioni di

indirizzo del funzionamento della società (nomina degli altri organi sociali, modifiche del contratto sociale)

*organo amministrativo, di elezione assembleare, formato da persone anche diverse dai soci: competenza esclusiva

quanto alla gestione dell'attività d'impresa rientrante nell'oggetto sociale

*collegio sindacale, di nomina assembleare, competente quanto al controllo sulla gestione.

2 sistemi alternativi di amministrazione e controllo adottabili dalla s.p.a.: dualistico e monistico.

Finalità e diffusione del modello: esercizio e finanziamento della grande impresa, per ottenere la quotazione delle

azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari, presso la borsa e i mercati regolamentati; ma anche strumento

giuridico che permette operazioni economiche complesse (azioni a voto limitato o senza diritto di voto, patrimoni

destinati ad uno specifico affare, strumenti finanziari participativi, obbligazioni convertibili e non convertibili etc).

Distinzione:

<società aperte: che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (2325-bis), con ulteriore sottodistinzione: quotate

(emittenti azioni quotate in mercati regolamentati) e diffuse (emittenti di azioni diffuse fra il pubblico in misura

→ disciplina speciale: diffuse

rilevante) (applicazione delle norme genericamente rivolte alle società che fanno ricorso

al mercato del capitale di rischio: art 2341-ter pubblicità dei patti parasociali etc) e quotate (oltre alla disciplina per le

diffuse, anche norme del codice specifiche (2412: esenzione dai limiti all'emissione di obbligazioni, 2428: obbligo di

redigere la relazione semestrale, 2441: facoltà di escludere il diritto di opzione) e leggi speciali (TUF). Art 2325-bis:

le norme dettate dal codice civile in tema di SPA si applicano alle società emittenti di azioni quotate in mercati

regolamentati in quanto non sia diversamente disposto da altre norme di questo codice o di leggi speciali.

<società “chiuse”: disciplina generale

AUTONOMIA PATRIMONIALE PERFETTA E RESPONSABILITA' LIMITATA DEI SOCI

Il patrimonio di tutti i soci è insensibile ai debiti della società e il patrimonio della società è insensibile ai debiti dei

singoli soci, a prescindere dal numero di soci; è ammessa la s.p.a. unipersonale, sia in sede di costituzione che

successivamente, senza che muti la responsabilità del socio o dei soci per le obbligazioni della società.

Eccezione solo se violazione degli obblighi gravanti sul soggetto persona fisica o giuridica, divenuto unico azionista.

Art 2325 c.2: in caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono

appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati

secondo l'art 2342 (obbligo di effettuare per intero i conferimenti in denaro) o fin quando non sia stata attuata la

pubblicità prescritta dall'art 2362 (quando le azioni risultano appartenere ad una sola persona o quando muta la

persona dell'unico socio, gli amministratori devono depositare per l'iscrizione nel registro delle imprese una

dichiarazione contenente i dati identificativi dell'unico socio, pena la perdita del beneficio della responsabilità limitata

dell'unico azionista; a tale pubblicità si aggiunge l'obbligo di indicare negli atti e nella corrispondenza della società

che essa ha un unico socio.

Art 2362: i contratti della società con l'unico socio o le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai

creditori della società solo se risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del CdA o da scritto avente data

certa anteriore al pignoramento: solo a questa condizione l'unico socio che abbia acquistato beni o crediti dalla società

puo' far valere il proprio acquisto nei confronti dei creditori della società; in caso contrario, i creditori potranno

sottoporre ad esecuzione forzata tali beni o crediti e soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva, anche se si tratta di

beni o crediti già trasferiti dalla società al socio unico.

CONFERIMENTO

Nozione: prestazione patrimoniale promessa o eseguita dal socio al momento della sua adesione al contratto sociale o

in una sua successiva modifica. Sui beni conferiti il socio non vanta alcun diritto di restituzione né durante la società

né al suo scioglimento (eccettuato il caso di recesso del socio conferente). Il diritto di rimborso al termine della

liquidazione ha ad oggetto una somma di denaro pari al valore dei conferimenti e non la restituzione di quanto

conferito, ancorché sussistente allo scioglimento della società.

Causa del conferimento: attribuzione di capitale di rischio a favore della società in cambio dell'assegnazione di

partecipazioni azionarie a favore del socio; tale attribuzione viene imputata a capitale: il valore dei beni conferiti viene

sottoposto alla disciplina del capitale, mediante l'appostamento della relativa voce nel patrimonio netto, al passivo

dello stato patrimoniale. Il capitale è poi diviso in azioni, ciascuna delle quali attribuisce al socio i diritti derivanti in

virtù della sua partecipazione al contratto sociale.

RAPPORTO CONFERIMENTI-PATRIMONIO-CAPITALE E AZIONI

I conferimenti contribuiscono a formare il patrimonio effettivo della società, rappresentato nell'attivo dello stato

patrimoniale; il valore dei conferimenti viene cristallizzato nella voce capitale del patrimonio netto, che vincola una

parte corrispondente dell'attivo, nel senso che non ne sarà possibile la restituzione ai soci; il capitale sociale è

suddiviso in azioni, assegnate ai soci conferenti, parti uguali del rapporto sociale. Il capitale sociale ed il numero delle

azioni in cui è suddiviso sono due elementi essenziali dello statuto sociale, la cui modifica è assoggettata alle regole

previste in generale per tutte le modifiche dello statuto delle SPA.

L'assegnazione delle azioni ai soci:

_dal punto di vista della società, il valore complessivo dei conferimenti deve essere almeno pari al valore che viene

imputato a capitale, corrispondente alla somma del valore nominale di tutte le azioni assegnate ai soci (2346 c.5). I

soci possono convenire che non tutto il valore dei beni conferiti venga imputato a capitale, ma solo una sua parte; la

differenza tra il valore complessivo dei beni conferiti e la parte imputata a capitale costituisce il sovrapprezzo pagato

dai soci per ottenere l'assegnazione delle azioni e viene imputata ad un'altra voce del patrimonio netto: riserva da

sovrapprezzo.

_dal punto di vista dei singoli soci: l'assegnazione delle azioni, in principio, avviene in proporzione ai conferimenti

effettuati. I soci possono comunque convenire nell'atto costitutivo una diversa assegnazione delle azioni, che non

rispetti il principio di proporzionalità tra conferimenti e azioni (2346 c.4), ossia pattuire che un socio riceva meno

azioni rispetto a quanto ha conferito e viceversa. Si ha dunque l'emissione di azioni sopra la pari (quelle assegnate ai

soci che conferiscono più del valore nominale delle azioni che ricevono) e sotto la pari, o di azioni con sovrapprezzi

diversi tra un socio e l'altro.

DISTINZIONE AZIONI-OBBLIGAZIONI

Azioni: emesse a fronte del conferimento di capitali di rischio. Causa del conferimento: attribuzione di capitale di

rischio senza obbligo di rimborso e al fine di partecipare agli eventuali utili.

Obbligazioni: assegnate a fronte dell'apporto di capitali di credito. Esse incorporano un'operazione di finanziamento

per cui il sottoscrittore ha diritto alla restituzione della somma mutuata oltre al rendimento pattuito.

Ma in forza delle esigenze dei mercati finanziari: nascita di figure intermedie come le azioni di risparmio, le

obbligazioni convertibili in azioni, obbligazioni subordinate...

Riforma del 2003: ampliamento e maggiore elasticità di azioni e obbligazioni; introduzione degli strumenti finanziari

partecipativi (2346 c.6), forniti di particolari diritti patrimoniali o amministrativi, con la sola eccezione del diritto di

voto nell'assemblea generale degli azionisti. Essi possono essere emessi a fronte di apporti di beni conferibili a

capitale (denaro, beni in natura, crediti) o di entità non conferibili (prestazioni d'opera o di servizi). Causa

dell'apporto: operazione di finanziamento con obbligo di rimborso a favore del sottoscrittore (strumento ibrido: a

fronte di un finanziamento vengono attribuiti diritti partecipativi finora riservati alle sole azioni) o apporto a titolo di

associazione in partecipazione (2549), a fronte del quale all'associato vengono attribuiti diritti amministrativi di

controllo tramite gli strumenti finanziari, oltre alla partecipazione agli utili prodotti dalla società nella sua attività, o

ancora capitale di rischio senza obbligo di restituzione (strumento ibrido anche in questo caso).

Inoltre, gli azionisti possono in alcuni casi obbligarsi all'esecuzione di prestazioni accessorie oltre ai conferimenti veri

e propri (2345) o effettuare apporti di capitale di rischio senza imputazione a capitale e senza emissione di strumenti

finanziari (versamenti a fondo perduto o versamenti in conto capitale).

Disciplina dei conferimenti è più restrittiva nelle società di capitali, per assicurare la formazione di un patrimonio

effettivo, il cui valore sia almeno pari al capitale sociale determinato dall'atto costitutivo ed iscritto in bilancio. 3

tipologie di conferimenti:

_danaro: è la regola: art 2342: se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in

danaro.

_proprietà o altro diritto reale di godimento di beni mobili o immobili

_titolarità di diritti di credito vantati verso soggetti terzi, con responsabilità del socio conferente in caso di insolvenza

del debitore ceduto.

2 limiti normativi:

2342 c.5: non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera e di servizi; non puo' sussistere

nelle SPA il socio d'opera, ammissibile sia nelle società di persone (2263 c.2) che nelle s.r.l. (2464 c.6), né puo' essere

conferito un diritto di credito vantato verso soggetti terzi ma avente ad oggetto l'esecuzione di prestazioni d'opera e di

servizi. 2342 c.3: le azioni devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione: non sono conferibili

tutti quei beni e diritti che, per natura, non possono essere immediatamente e definitivamente trasferiti alla società

conferitaria: beni generici, futuri e beni oggetto di prestazioni continue o periodiche.

Dubbi sulla conferibilità di diritti personali di godimento, know how, uso del nome, prestazione di garanzie etc.

CONFERIMENTI IN DENARO:

PROFILO TEMPORALE: situazione diversa a seconda del numero di soci. Se 2 o + soci, il versamento deve avvenire

per ¼ al momento della stipulazione dell'atto costitutivo o della sottoscrizione delle nuove azioni in sede di aumento

di capitale, i restanti ¾ potranno essere richiesti successivamente ai soci dagli amministratori, nei tempi liberamente

determinati da questi ultimi. Se invece l'azionista è unico, il conferimento deve avvenire per intero al momento

dell'atto costitutivo o della sottoscrizione dell'aumento di capitale (2342 c.2); se viene meno la pluralità di soci, i

versamenti eventualmente ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni (2342 c.4).

MODALITA DI ESECUZIONE. Liberamente scelte dai soci e dalla società, ma se la legge impone l'esecuzione del

versamento entro un determinato momento, devono essere utilizzati mezzi di pagamento che assicurano l'effettivo

conseguimento del denaro da parte della società e non strumenti di credito che facciano dipendere il pagamento da

un'ulteriore attività del socio conferente. Ma il versamento del 25% dei conferimenti da eseguire in sede di atto

costitutivo dev'essere effettuato presso una banca, ove rimane vincolato fino all'avvenuta iscrizione della società nel

registro delle imprese (2342 c.2).

CONFERIMENTI DIVERSI DAL DENARO. Art 2342 c.3: le relative azioni devono essere integralmente liberate al

momento della sottoscrizione; il conferimento deve avvenire contestualmente alla sottoscrizione, con modalità tali da

far conseguire immediatamente ed incondizionatamente la titolarità e la disponibilità del bene o del credito conferito.

VALUTAZIONE DEI CONFERIMENTI: esigenza solo per i conferimenti diversi dal danaro: in nessun caso il valore

dei conferimenti puo' essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale sociale (2346 c.5). Puo'

essere imputata a capitale anche solo una parte del valore dell'apporto, ma in ogni caso l'ammontare imputato a

capitale non deve essere superiore al valore effettivo del bene conferito, altrimenti il capitale sociale determinato

dall'atto costitutivo non sarebbe interamente coperto e verrebbe dunque iscritto in mancanza di beni di pari valore

nell'attivo del patrimonio sociale. Stessa esigenza anche in sede di aumento di capitale mediante nuovi conferimenti,

relativamente alla parte aumentata, o se una parte di capitale sociale viene creata ex novo senza che sussistessero a

monte le stesse garanzie di formazione del capitale sociale (trasformazione di una società di persone in società di

capitali e fusione mediante incorporazione di una società di persone in società di capitali.

A tutela dei terzi, la legge richiede una valutazione giurata da parte di un esperto, non legato alla società, designato dal

tribunale della sede della società, che costituisce il limite massimo dell'ammontare del valore nominale delle azioni

emesse a fronte del conferimento e della corrispondente parte del capitale sociale.

Anche se le prestazioni d'opera e servizi non sono beni conferibili, la SPA puo' ottenerle ad un titolo diverso dal

conferimento in senso stretto: mediante l'emissione degli strumenti finanziari partecipativi o mediante le azioni con

prestazioni accessorie (2345). In aggiunta all'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo puo' porre a carico dei soci

l'esecuzione di prestazioni accessorie non consistenti in danaro, determinandone contenuto, durata, modalità e

→ prestazioni d'opera e servizi o prestazioni di dare

compenso e stabilendo sanzioni in caso di inadempimento

continuative o periodiche. Le azioni a cui è connesso l'obbligo delle prestazioni accessorie devono essere nominative e

non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori; se non è diversamente disposto dall'atto costitutivo, gli

obblighi a carico dei titolari di tali azioni non possono essere modificati senza il consenso di tutti i soci (2345 c.2 e 3).

PRINCIPI GENERALI DELLE AZIONI COME PARTECIPAZIONI SOCIALI

_autonomia: spersonalizzazione della partecipazione rispetto al suo titolare e standardizzazione rispetto a tutte le altre

partecipazioni azionarie. Le azioni rappresentano eguali porzioni del contratto sociale e conferiscono i medesimi

diritti a prescindere da chi sia il soggetto che le detiene e dall'ammontare dei conferimenti dal medesimo effettuati.

Cio' non significa che tutti i soci siano nella stessa posizione, poiché uno stesso socio puo' divenire titolare di più

azioni.

DIFFERENZA SPA-SRL: il socio di SPA non detiene un'unica partecipazione sociale, ma un determinato numero di

azioni, ciascuna autonoma rispetto alle altre, mentre il socio di SRL è titolare di un'unica quota che rappresenta una

frazione del contratto sociale e del capitale sociale, in misura che puo' essere diversa da socio a socio.

Queste caratteristiche danno alla partecipazione sociale una connotazione oggettiva che rende l'investimento azionario

un bene facilmente circolante e idoneo, mediante diverse tecniche rappresentative, ad essere negoziato nei mercati

mobiliari.

_indivisibilità: art 2347: le azioni sono indivisibili; in caso di comproprietà di un'azione, i diritti dei comproprietari

devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato ex art 1105 e 1106; se il rappresentante comune non è

stato nominato, le comunicazioni e dichiarazioni fatte dalla società a uno dei comproprietari sono efficaci nei

confronti di tutti; i comproprietari dell'azione rispondono solidalmente delle obbligazioni da essa derivanti. La

divisione (frazionamento) delle azioni rappresenta una modificazione dello statuto e deve essere effettuata in modo

identico per tutte le azioni. Diverso è il frazionamento o raggruppamento dei certificati azionari, ciascuno dei quali

puo' liberamente incorporare qualsiasi numero di azioni, a scelta dell'azionista, che ha la facoltà di richiedere in ogni

momento la sostituzione dei propri titoli azionari con nuovi titoli incorporanti un numero > o < di azioni, fermo

restando il numero di azioni che gli spettano effettivamente.

_inscindibilità (non espressamente affermato dalla legge): il contenuto delle azioni non puo' essere attribuito a soggetti

diversi, per quanto riguarda i rapporti con la società (non sono esclusi, quindi, invece, accordi con efficacia inter

partes). La legge conduce ad un risultato analogo quando consente la costituzione di diritti reali parziali sulle azioni:

pegno e usufrutto sulle azioni (art 2352): diritto di voto spetta al creditore pignoratizio o all'usufruttuario. Se le azioni

attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni sottoscritte

nell'esercizio del diritto di opzione; gli altri diritti amministrativi, invece, spettano sia al socio che al creditore

pignoratizio o all'usufruttuario, salvo che dal titolo risulti diversamente.

_uguaglianza: in senso quantitativamente (2348: le azioni devono essere di uguale valore) e qualitativamente (le

azioni conferiscono ai loro possessori eguali diritti) ampio e relativo, poiché si possono creare, con lo statuto o con

successive modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti diversi (2348 c.2).

_libera trasferibilità, senza la necessità del consenso degli altri soci o della società, ma principio derogabile: possono

sussistere limiti alla circolazione delle azioni, ma non è possibile (a differenza della SRL) la totale intrasferibilità.

VALORE NOMINALE DELLE AZIONI

Consiste nel risultato della divisione del capitale sociale per il numero delle azioni: dunque il valore nominale di ogni

azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale necessariamente uguale per tutte le azioni emesse dalla società,

anche in tempi diversi e di diverse categorie; l'uguaglianza del valore nominale è un principio assoluto ed

inderogabile. Esso costituisce il punto di riferimento per l'applicazione di vari istituti, ad esempio l'individuazione del

limite per l'acquisto di azioni proprie (2357 c.3).

Ma la presenza del valore nominale non è imprescindibile: esistono le azioni senza valore nominale: in questo caso il

valore nominale resta semplicemente inespresso, ma continua ad esistere visto che si tratta del rapporto aritmetico tra

due elementi necessariamente presenti anche nelle società con azioni senza valore nominale. Il fatto di non dover

necessariamente determinare un valore nominale espresso, arrotondato al secondo decimale di euro, è una comodità

perché evita il problema dei resti indivisibili.

FUNZIONAMENTO DELLE AZIONI SENZA VALORE NOMINALE:

_2346 c.3: in mancanza di indicazione del valore nominale, le disposizioni che vi si riferiscono si applicano con

riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

_per gli istituti che non possono essere riferiti al numero delle azioni (es: aumento del capitale sociale a pagamento,

per cui è necessario determinare il prezzo di emissione delle azioni), bisogna risalire al valore nominale inespresso

delle azioni emesse a fronte dell'aumento, per sapere a quanto ammonta la parte di aumento effettivamente sottoscritta

e per applicare la regola secondo cui i sottoscrittori delle azioni di nuova emissione devono, all'atto della

sottoscrizione, versare alla società almeno il 25% del valore nominale delle azioni sottoscritte, oltre all'integrale

sovrapprezzo (2439).

VALORE CONTABILE: frazione di patrimonio netto contabile rappresentata da ciascuna azione, pari alla somma del

capitale e delle riserve, diviso il numero delle azioni.

VALORE REALE: valore effettivo del patrimonio sociale (svincolato dalle norme e dai criteri del bilancio di

esercizio), diviso per il numero delle azioni.

CONTENUTO DELLE PARTECIPAZIONI AZIONARIE: l'insieme dei diritti sociali attribuiti al titolare dalle singole

azioni.

Diritti spettanti alle singole partecipazioni sociali:

_punto di vista della misurazione in capo agli azionisti: le azioni rappresentano una sorta di unità di misura dei diritti

sociali, quantificati in base al numero di azioni possedute da ciascun socio ovvero in base alla frazione di capitale da

esse rappresentato. Ma oltre a diritti spettanti in misura proporzionale, esistono diritti sociali che non si prestano ad

essere misurati poiché, se attribuiti, spettano in ugual modo indipendentemente dal numero di azioni possedute: 2

tipologie:

*diritti che spettano a uno o più azionisti purché raggiungano una certa percentuale del capitale sociale (es: diritto di

chiedere la convocazione dell'assemblea, art 2367); fine: dare strumenti di tutela per le minoranze coalizzate o per i

soci di minoranza in posizione quantitativamente rilevante

*diritti che spettano a ciascun socio a prescindere dal numero di azioni possedute (es: diritto di intervento in

assemblea, 2370); fine: tutela della posizione di ciascun socio in quanto tale.

Tipologie di diritti sociali:

-patrimoniali: attengono sia alla remunerazione dell'investimento azionario durante la vita della società (diritto all'utile

o al dividendo, che spetta proporzionalmente a tutte le azioni ed è subordinato alla preventiva deliberazione dell'AGO

di distribuzione dell'utile accertato dal bilancio d'esercizio) sia alla suddivisione del patrimonio residuante al termine

della liquidazione in caso di sciogliemento della società (diritto a una quota proporzionale del patrimonio netto

risultante dalla liquidazione, 2350, distinguibile in diritto al rimborso del capitale sociale e diritto alla ripartizione

dell'ulteriore eventuale patrimonio residuante).

-amministrativi

<attinenti al funzionamento dell'organo assembleare: diritto di voto (concetto di controllo di una società su un'altra, art

2359, è legato alla disponibilità della maggioranza o di una significativa % dei diritti di voto nell'AGO), di intervento

(2370), di richiedere la convocazione dell'assemblea (2367), di ottenere il rinvio (2374), di impugnare le deliberazioni

assembleari valide (2377).

<attinenti al rapporto dei soci con l'attività di gestione: diritto di denuncia al collegio sindacale (2408), di denuncia al

tribunale (2409), di impugnare le deliberazioni consiliari lesive dei diritti dei soci (2388) e di esperire l'azione sociale

di responsabilità nei confronti degli amministratori (2393-bis), di informazione (2422:esaminare i libri sociali, e 130

TUF: ottenere copia della documentazione assembleare).

NATURA PECULIARE: opzione in caso di aumento a pagamento del capitale sociale (2441) e recesso (2347):

evidente riflesso patrimoniale ma anche interessi di carattere amministrativo.

Opzione: ogni socio puo' mantenere il proprio “peso” proporzionale nell'ambito della compagine sociale.

Recesso: i soci di minoranza possono manifestare una reazione sensibile di fronte a decisioni della maggioranza.

CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI

art 2348: tutte le azioni caratterizzate dai medesimi diritti costituiscono una categoria in cui la tutela degli interessi

comuni è affidata all'assemblea speciale dei soli titolari di azioni della categoria stessa.

Concetto di categoria è relativo: sia le azioni ordinarie (il cui contenuto riflette le norme dispositive previste dal

legislatore, applicabile in mancanza di diversa clausola statutaria) che speciali (dotate di diritti “diversi” rispetto a tale

modello) sono azioni rappresentanti una categoria, poiché portatrici di un interesse caratteristico. Il concetto di

categoria concerne ogni hp in cui un gruppo di azioni è caratterizzato dalla medesima situazione giuridica, anche se in

senso stretto non è definibile come diritto. Anche la disciplina convenzionale di trasferibilità delle azioni puo' dar vita

a categorie: se un gruppo si azioni è assoggettato ad una clausola di prelazione mentre le altre sono liberamente

trasferibili. Non si hanno invece diverse categorie in dipendenza del regime legale di circolazione delle azioni, poiché

è una caratteristica delle azioni che, se consentito dalla legge, dipende da una libera scelta di ogni azionista (2354). La

società puo' emettere categorie speciali di azioni sia in sede di costituzione (i soli limiti sono allora quelli derivanti

dalla legge) che con una successiva modifica dell'atto costitutivo (con gli eventuali limiti derivanti dalla presenza di

altre categorie speciali o di strumenti finanziari partecipativi, dotati di diritti confliggenti con quelli della nuova

categoria).

Principio generale dell'atipicità delle categorie speciali di azioni: art 2348 c.2: la società, nei limiti imposti dalla legge,

puo' liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie), ma vi sono anche delle fattispecie tipiche

di azioni speciali: azioni di godimento (2353) e di risparmio (145 TUF).

Art 2376: se esistono diverse categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, le

deliberazioni dell'assemblea che pregiudicano i diritti di una di esse devono essere approvate anche dall'assemblea

speciale degli appartenenti alla categoria interessata, essendo sufficiente in tal caso il consenso della maggioranza

degli azionisti speciali.

Disciplina di salvaguardia degli ulteriori interessi comuni dei possessori di una categoria, prevista per le azioni di

risparmio ed estendibile a qualsiasi altra categoria di azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi

UE. 2 elementi: ampliamento delle competenze dell'assemblea speciale (deliberazione sulla nomina del rappresentante

comune, sulla costituzione di un fondo comune, sulla transazione delle controversie con la società e sugli altri

argomenti di interesse comune) e necessaria presenza del rappresentante comune degli azionisti di categoria

(disciplinato come il rappresentante degli obbligazionisti, con specifica funzione di informazione da parte degli organi

sociali riguardo l'andamento della società).

TIPOLOGIE DI AZIONI SPECIALI.

Sotto il profilo dei diritti patrimoniali:

2 limiti generali:

-scopo di dividere gli utili (2247): dunque le azioni speciali devono conservare gli elementi minimi che consentano di

definirle come partecipazioni sociali e non come titoli rappresentativi di rapporti di altra natura

-divieto di patto leonino (2265): è nullo il patto con cui uno o + soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o

alle perdite per evitare la sostanziale sterilizzazione dei risultati economici attivi o passivi della società.

Nell'ambito di tali limiti, ampia autonomia negoziale:

*riguardo al diritto agli utili, possono essere create azioni privilegiate, con privilegio di preferenza (attribuzione di

una % maggiorata di dividendo), di priorità (diritto di essere soddisfatti, sino ad una determinata %, prima di altre

categorie di azioni) o privilegio consistente nell'automatica maturazione del diritto al dividendo, indipendentemente

dalla deliberazione dell'assemblea ordinaria.

*ammissibilità di azioni fornite di diritti diversi anche riguardo all'incidenza delle perdite (2348 c.2): azioni postergate

(subiscono la riduzione del capitale per perdite dopo le altre categorie di azioni, anche sino al totale annullamento

delle azioni non postergate).

*riguardo ai diritti spettanti al termine della liquidazione: attribuzione del diritto di priorità nel rimborso del capitale,

privilegio di priorità o preferenza sulla ripartizione dell'attivo di liquidazione residuo dopo il rimborso del capitale a

tutti gli azionisti, attribuzione del diritto ad una quota predeterminata dell'intero patrimonio netto risultante dalla

liquidazione (incidenza sia sul rimborso di capitale che sulla divisione delle eccedenze).

Sotto il profilo del diritto di voto:

2 limiti:

_divieto del voto plurimo: ad un'azione spetta più di un voto (2351 c.4)

_obbligo di far si' che almeno la metà del capitale sociale sia rappresentata da azioni a voto pieno, ossia non limitato

in alcun modo (2351 c.2).

Nel rispetto di tali limiti, lo statuto puo' prevedere azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari

argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di determinate condizioni non potestative (2351 c.2). Per le

sole società chiuse, lo statuto puo' prevedere che, in relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto,

il diritto di voto sia limitato ad una misura massima o disporne scaglionamenti (2351 c.3).

Sotto il profilo degli altri diritti amministrativi: mancano disposizioni normative espresse, ma comunque non è

possibile una libera derogabilità in peius rispetto ai diritti amministrativi ordinariamente attribuiti alle azioni; è

possibile invece riconoscere diritti amministrativi ulteriori o maggiorati. E' possibile la previsione di cause

convenzionali di recesso (in hp ulteriori rispetto a quelle riconosciute dalla legge o dallo statuto a tutte le azioni),

mentre il diritto di opzione è l'unico diritto sociale che, oltre a non poter essere attribuito a terzi non soci, non puo' mai

essere privato o limitato a nessuna azione, né ordinaria né speciale.

FATTISPECIE TIPICHE:

_azioni correlate: fornite di diritti correlati ai risultati dell'attività sociale in un determinato settore (2350 c.2): azioni

che, rispetto ad un certo settore, attribuiscono un diritto agli utili a seconda dei risultati del settore. Limite a tutela dei

terzi: non possono essere pagati dividendi ai possessori di azioni correlate se non nei limiti degli utili risultanti dal

bilancio della società (2350 c.3).

_azioni senza diritto di voto emesse da società quotate: applicazione della disciplina relativa alle azioni di risparmio

(145 TUF), che possono essere anche al portatore, devono necessariamente attribuire particolari privilegi patrimoniali

e godono di una specifica organizzazione di categoria a tutela degli interessi comuni.

_azioni riscattabili (2347-sexies): assoggettate al potere di riscatto (acquisto verso pagamento di un prezzo) riservato

alla società e ai soci. Il corrispettivo dovuto ai titolari delle azioni riscattate deve essere determinato in conformità alle

norme sul recesso.

_azioni a favore dei dipendenti: assegnate individualmente ai prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo

forma, modo di trasferimento e diritti spettanti agli azionisti, su deliberazione dell'assemblea straordinaria, da attuarsi

con aumento gratuito di capitale sociale. Il contenuto di tali azioni viene liberamente stabilito dall'assemblea al

momento dell'emissione e il semplice fatto di essere destinate ai lavoratori non le rende necessariamente una categoria

speciale.

_azioni di godimento: attribuite ai possessori di azioni rimborsate in caso di riduzione di capitale: concorrono nella

ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di un dividendo pari all'interesse

legale e, in caso di liquidazione, nella ripartizione del patrimonio sociale residuo dopo il rimborso delle altre azioni al

loro valore nominale (2353). Durante la vita della società, le altre azioni hanno nei loro confronti un privilegio nella

ripartizione degli utili, consistente nel diritto a ricevere gli utili sino ad una remunerazione pari all'interesse legale

calcolato sul loro valore nominale, poi tutte le azioni, comprese quelle di godimento, partecipano alla distribuzione

degli utili. In sede di liquidazione, invece, le azioni di godimento partecipano alla suddivisione del residuo attivo di

liquidazione solo dopo il rimborso del capitale alle altre azioni; i titolari delle azioni di godimento hanno già goduto

del rimborso del capitale al momento dell'emissione di tali azioni, allorché le loro azioni ordinarie sono state annullate

previo rimborso del valore nominale; non essendo rappresentative di un capitale sociale attuale, esse non danno diritto

di voto nell'assemblea, salvo diversa disposizione statutaria.

LE AZIONI COME TITOLI RAPPRESENTATIVI DELLE PARTECIPAZIONI SOCIALI.

Il termine azione, oltre alla partecipazione sociale in senso sostanziale, indica il titolo cartaceo che la rappresenta;

l'incorporazione delle partecipazioni in titoli azionari è volta a risolvere il pb della legittimazione all'esercizio dei

diritti sociali e della circolazione delle partecipazioni. I titoli azionari sono equiparati ai titoli di credito. Ciascun

azionista ha diritto alla consegna di uno o + certificati azionari, ciascuno dei quali puo' incorporare un numero

variabile di azioni. L'emissione dei titoli azionari è un atto dovuto, di natura esecutiva, che la legge espressamente

demanda a ciascun componente dell'organo amministrativo. L'emissione viene annotata nel libro dei soci, in cui

devono essere indicati numero delle azioni, cognome e nome dei titolari delle azioni nominative, trasferimenti e

vincoli ad esse relativi e versamenti eseguiti (2421).

I titoli azionari possono essere nominativi o al portatore, a scalta del socio (a meno che statuto o leggi speciali non

stabiliscano diversamente, art 2354). r.d. 1942: obbligo di nominatività dei titoli azionari nelle SPA, ad eccezione delle

azioni di risparmio.

Contenuto dei titoli azionari:

-denominazione e sede della società

-data dell'atto costitutivo e iscrizione e registro delle imprese dove la società è iscritta

-valore nominale o, in caso di azioni senza valore nominale, numero complessivo delle azioni emesse, e ammontare

del capitale sociale

-ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate

-diritti e obblighi particolari inerenti ai titoli

-eventuali limitazioni al trasferimento delle azioni

CIRCOLAZIONE E LEGITTIMAZIONE. Le azioni incorporate in certificati al portatore si trasferiscono con la

consegna del titolo; il possessore del titolo al portatore è legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato in base

alla presentazione del titolo (art 2003).

Riguardo ai titoli nominativi:

_se la circolazione avviene col metodo del transfert: art 2022: annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e nel

registro dell'emittente o rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo titolare

_se mediante girata, disciplina speciale: il giratario che si dimostra possessore in base a una serie continua di girate

non solo ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ma è anche legittimato a esercitare

tutti i diritti sociali.

Art 2355: perfezionamento di un valido negozio traslativo, avente ad oggetto azioni specificamente determinate,

comporta in ogni caso l'acquisto della loro proprietà, ferma restando la necessità di consegna, girata o transfert perché

l'acquirente ottenga anche la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali.

ALTRE TECNICHE RAPPRESENTATIVE DELLE AZIONI

anche se l'incorporazione delle partecipazioni in titoli azionari rappresenta la regola, esistono eccezioni sia

convenzionali che legali:

*2346: mancata emissione dei titoli azionari decisa, per tutte o parte delle azioni di una società, dallo statuto; le

partecipazioni sociali, pur mantenendo tutte le caratteristiche tipiche delle azioni, non vengono rappresentate da titoli

di credito. Art 2355: il trasferimento delle azioni ha effetto nei confronti della società dal momento dell'iscrizione nel

libro dei soci.

*dematerializzazione delle azioni: deroga obbligatoria per le società quotate (e diffuse presentanti le caratteristiche

stabilite dalla Consob con proprio regolamento), mentre facoltativa per le altre SPA, con apposita clausola statutaria

(2354 c.7). Tale dematerializzazione riguarda, oltre alle azioni, tutti gli strumenti finanziari negoziati o destinati alla

negoziazione sui mercati regolamentati che non possono essere rappresentati da titoli di credito cartacei. Essa si basa

su un sistema di gestione accentrata delle azioni e degli altri strumenti finanziari in cui viene affidato ad una società il

compito di gestire in monte tutti gli strumenti finanziari emessi dalle società emittenti. E' necessaria la partecipazione

degli intermediari finanziari (banche) che affidano a Monte Titoli la gestione della azioni a loro volta affidate dai

singoli clienti; tutti gli azionisti devono incaricare della gestione delle proprie azioni un intermediario che conferisce

analogo incarico, per tutte le azioni gestite per conto dei propri clienti, a Monte Titoli.

Ogni intermediario apre un conto nelle proprie scritture contabili per ogni cliente e un relativo sotto-conto per ogni

tipo di azioni affidate dal cliente in cui viene indicata la quantità di azioni possedute. La circolazione delle azioni

avviene mediante apposite scritturazioni nei conti della società di gestione accentrata e degli intermediari.

Art 2355 c.5: la scritturazione sul conto equivale alla girata e l'acquirente è legittimato all'esercizio dei diritti sociali

sulla base di una serie continua di scritturazioni. L'esercizio dei diritti amministrativi avviene ad opera dell'azionista,

in base ad una certificazione rilasciata dall'intermediario, mentre i diritti patrimoniali vengono esercitati direttamente

dall'intermediario, pr conto dell'azionista. L'uscita dal sistema da parte del singolo azionista non è possibile in caso di

dematerializzazione sia obbligatoria che facoltativa, poiché i titoli cartacei non vengono comunque emessi e non puo'

sussistere una diversa tecnica rappresentativa che conviva con la tecnica della dematerializzazione.

LIBERA TRASFERIBILITA DELLE AZIONI

Ratio: favorire l'investimento azionario. Ma limiti normativi:

-azioni liberate con conferimenti di beni in natura o di crediti, finché non sia stata effettuata la verifica della stima a

cura dell'organo amministrativo (2343 c.3)

-azioni con prestazioni accessorie, non trasferibili senza il consenso degli amministratori (2345 c.2)

Limiti convenzionali:

_in patti parasociali: l'efficacia è circoscritta agli aderenti al patto e non puo' essere estesa ai terzi che acquisiscano

azioni in violazione del limite convenzionale (efficacia obbligatoria o relativa o inter partes).

_nello statuto (tranne per azioni al portatore): gli effetti della clausola si estendono anche ai terzi (efficacia reale o

assoluta o erga omnes), dato che essa è oggetto di pubblicità legale mediante iscrizione nel registro delle imprese ed è

riportata sui singoli certificati azionari.

3 vincoli legislativi all'autonomia statutaria:

< divieto assoluto di alienazione delle azioni per una durata > ai 5 anni dal momento della costituzione o in cui viene

introdotto il divieto

<le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri

soci devono prevedere, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto o il diritto di recesso

dell'alienante, a pena dell'inefficacia della clausola

< inefficacia delle clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte, che non

prevedono il medesimo obbligo di acquisto o il diritto di recesso, salvo sia previsto e concesso il gradimento.

I PIU FREQUENTI LIMITI STATUTARI.

*clausola di prelazione: il socio che intende alienare le azioni deve preventivamente offrirle, alle medesime

condizioni, agli altri soci, in proporzione alle azioni da essi possedute

*prelazione impropria: diritto agli altri soci di acquistare le azioni del socio alienante non al prezzo offerto dal terzo

acquirente, ma ad un prezzo determinato sulla base di particolari criteri oggettivi o da un arbitratore all'uopo

nominato.

*clausola di gradimento: l'efficacia del trasferimento delle azioni è subordinata al consenso di un organo sociale o di

alcuni soci o terzi; il gradimento è mero se non vi sono criteri da seguire per il rilascio e non sussiste un conseguente

obbligo di motivazione dell'eventuale diniego.

*clausola del tetto massimo di possesso azionario: impedisce, rendendoli inefficaci nei confronti della società, i

trasferimenti di azioni che comportano, in capo all'acquirente, il superamento di una % prestabilita dallo statuto

Tali clausole limitative possono essere previste dall'origine dell'atto costitutivo o successivamente introdotte nello

statuto o rimosse, con deliberazione dell'AGE assunta con le maggioranze normalmente richieste per le modificazioni

statutarie, con diritto di recesso per i soci che non hanno concorso all'approvazione della relativa deliberazione

assembleare.

AZIONI PROPRIE. Una società acquista azioni proprie e diviene socia di se stessa.

Pericolo: svilimento della tutela offerta ai terzi dal capitale sociale; influenza da parte degli amministratori sulle scelte

dell'assemblea e loro generale potere di esercitare i diritti spettanti agli azionisti.

Non divieto, ma disciplina complessa:

Modalità con cui la società diviene azionista di se stessa:

_sul mercato primario, ossia nel momento in cui la società offre in sottoscrizione azioni di nuova emissione, in sede di

costituzione o in occasione di aumenti di capitale a pagamento. Modalità vietata, tranne quando l'assemblea autorizza

gli amministratori ad esercitare il diritto di opzione spettante alle azioni proprie già in portafoglio. Al di fuori di

questo caso, se tale sottoscrizione viene effettuata, essa non è sanzionata con la nullità ma viene dalla legge ritenuta

efficace nei confronti delle persone che l'hanno posta in essere in nome e per conto della società, che sono tenute

personalmente ad effettuare il conferimento a liberazione delle azioni emesse.

_è consentito l'acquisto di azioni proprie già emesse (mercato secondario) mediante la conclusione di contratti

traslativi di qualsiasi natura, ma:

*limiti all'acquisto:

-il valore nominale delle azioni acquistat non deve eccedere un decimo del capitale sociale

-il prezzo di acquisto delle azioni proprie non deve eccedere, complessivamente, l'ammontare delle riserve disponibili

e degli utili iscritti in bilancio

-deve trattarsi di azioni interamente liberate dai precedenti titolari

-l'acquisto deve essere previamente autorizzato dall'assemblea ordinaria, che deve stabilire prezzo minimo e massimo

di acquisto, quantità, modalità e periodo dell'acquisto, massimo 18 mesi.

*la disciplina delle azioni proprie dopo l'acquisto (2357-ter): il diritto di voto spettante alle azioni proprie è sospeso

fino alla loro alienazione, ma esse sono computate nel capitale ai fini del calcolo del quorum costitutivo

dell'assemblea; il diritto agli utili e il diritto di opzione vengono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni.

Riguardo al regime di disponibilità delle azioni in portafoglio, gli amministratori non possono vendere le azioni

proprie, se non previa autorizzazione dell'AGO, la quale deve stabilirne le modalità.

Le azioni proprie non possono essere oggetto di altre operazioni da parte della società (2358): la società non puo'

accordare prestiti, né fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie, né puo', tramite società

fiduciaria o interposta persona, accettare azioni proprie in garanzia dell'assolvimento di obblighi a suo favore.

PARTECIPAZIONI RECIPROCHE

Disciplina generale: 2359-bis e seguenti nel caso di rapporto di controllo tra le 2 società (definito dall'art 2359);

finalità: evitare annacquamento del capitale. L'ordinamento non pone limiti all'acquisto di partecipazioni reciproche

fino a che nessuna delle due società controlli l'altra, né impedisce l'acquisto di azioni della controllata da parte della

controllante, mentre sottopone l'acquisto di azioni della controllante da parte della controllata ad una disciplina

sostanzialmente equivalente a quella delle azioni proprie (medesimi 4 limiti, la controllata deve iscrivere una riserva

indisponibile al pari di quanto avviene con la riserva azioni proprie, e i diritti di voto spettanti alle azioni della

controllante detenute dalla controllata sono sospesi e non possono essere esercitati).

Inoltre, 2359-quinquies: divieto assoluto di sottoscrizione, avente ad oggetto le azioni della controllante da parte della

controllata.

Disciplina speciale applicabile se almeno una delle due società è quotata in un mercato regolamentato (se le

partecipazioni reciproche superano una % minima, variabile dal 2 al 10%); finalità informative in merito agli assetti

proprietari delle società che fanno appello al mercato.

Inoltre, art 2360: divieto di sottoscrizione reciproca di azioni che non presuppone un preesistente rapporto di controllo

e si verifica quando due società, anche prive di partecipazioni l'una nell'altra, aumentano il capitale sociale e

contestualmente sottoscrivono l'una le azioni emesse dall'altra e viceversa; divieto poiché si avrebbe una creazione

fittizia del capitale sociale, senza un corrispondente incremento del patrimonio delle due società.

OBBLIGAZIONI

Rappresentano un credito nei confronti della società. L'obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale,

nonché ad una remunerazione svincolata o meno dai risultati dell'attività economica finanziata.

Art 2411: distinzione netta: obbligazioni per cui solo gli interessi e quindi la remunerazione possono variare in

dipendenza delle condizioni economiche della società e gli altri strumenti finanziari in cui non solo i tempi ma anche

l'entità del rimborso del capitale possono essere condizionati dall'andamento economico della società emittente.

Dunque nelle obbligazioni il diritto al rimborso del capitale è il valore minimo assicurato; in realtà il diritto

dell'obbligazionista al rimborso del capitale ed agli interessi puo' essere, in tutto o in parte, postergato alla

soddisfazione dei diritti degli altri creditori della società (ma egli ha comunque sempre un diritto prioritario al

rimborso rispetto ai soci).

Dal punto di vista della società, le obbligazioni hanno funzione di finanziamento, quindi rappresentano un debito (dal

lato dell'emittente del prestito, si ha un'operazione di mutuo collettivo), non necessariamente i singoli rapporti tra

società e ogni sottoscrittore sono operazioni di mutuo. Si tratta infatti di un rapporto di credito nei confronti della

società in forza di un'emissione in serie, sorretta da un unico atto societario (la deliberazione), ma le varie

obbligazioni sono sottoscritte per le causali più varie (versamento in danaro, regolamento di crediti preesistenti).

Il termine obbligazioni indica:

*i singoli rapporti obbligatori tra la società emittente e l'obbligazionista; oggetto: restituzione di una somma di danaro

*le frazioni dell'operazione unitaria di finanziamento premisurate in unità omogenee

*la somma di tali frazioni omogenee indica la posizione di potere dell'obbligazionista nella struttura organizzativa

prevista per la tutela dei suoi interessi

*i titoli di credito o gli strumenti finanziari dematerializzati che incorporano o rappresentano i singoli rapporti

obbligatori

Si tratta di un'unica operazione di finanziamento con emissione di strumenti standardizzati di massa e in serie, tutti

dello stesso importo e con le stesse caratteristiche; ogni titolo deve contenere l'indicazione dell'ammontare

complessivo delle obbligazioni emesse, del valore nominale di ciascuna, delle garanzie da cui sono globalmente

assistite, la data di rimborso del prestito e gli estremi del prospetto informativo; a monte dell'operazione vi è una

deliberazione della società (la cui mancanza è un'eccezione opponibile sia ai primi sottoscrittori che ai successivi

portatori delle obbligazioni); gli strumenti sono assistiti dalle stesse garanzie e modalità di pagamento e di rimborso;

ogni prestito fa nascere, ex lege, un fenomeno organizzativo associativo le cui decisioni, vincolanti per tutti gli

obbligazionisti, possono comportare la modifica delle condizioni del prestito.

Le obbligazioni sono inoltre strumenti finanziari in quanto titoli di massa negoziabili sul mercato dei capitali; possono

essere incorporate in titoli di credito nelle società non quotate, mentre sono assoggettate a dematerializzazione nelle

società quotate.

LIMITI ALL'EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI

-SOGGETTIVO: possono essere emesse solo da s.p.a. o s.a.p.a. (le s.r.l. possono emettere solo titoli di debito)

-OGGETTIVO: l'ammontare del prestito obbligazionario non puo' superare il doppio del capitale sociale (compreso

anche quello non versato, cioè i crediti di conferimento vantati dalla società nei confronti dei soci), della riserva legale

e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato (2412), conteggiate al netto delle perdite. Il capitale

cui viene fatto riferimento è quello esistente, al netto delle perdite, comprese quelle che, ancorché non abbiano portato

ad una formale riduzione del capitale, incidano su di esso; dunque si intende l'ultimo bilancio che doveva essere

approvato.

DIVIETO DI DISTRIBUZIONE DELLE RISERVE O DELLA RIDUZIONE VOLONTARIA DEL CAPITALE

(2413) finché la loro somma non sia = o > alla metà dell'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione. Ratio:

rispetto del rapporto tra prestito obbligazionario e valori patrimoniali. Inoltre, divieto di distribuzione degli utili in

caso di riduzione obbligatoria del capitale o di diminuzione delle riserve, in conseguenza di perdite, finché

l'ammontare del capitale sociale e delle riserve non sia = alla metà dell'ammontare delle obbligazioni ancora in

circolazione (2413 c.2). Il divieto di distribuire gli utili si applica anche quando le perdite hanno comunque intaccato

il capitale, pur senza comportare la necessità della riduzione obbligatoria e fino alla ricostituzione del medesimo

(2433 c.3).

Per il computo del limite oggettivo, occorre tener conto non solo delle obbligazioni direttamente emesse dalla società,

ma anche degli importi relativi a garanzie prestate da quest'ultima per obbligazioni emesse da altre società (anche

estere).

Ratio della disciplina: equilibrio tra autofinanziamento della società e ricorso al prestito obbligazionario da una parte,

tra risorse proprie e capacità di indebitamento in generale e tra indebitamento nei confronti del risparmio diffuso e

indebitamento nei confronti degli altri creditori della società.

SOCIETA QUOTATE: tali limiti non vi si applicano per quanto riguarda le obbligazioni destinate alla quotazione

(2412 c.4): tale tutela minima puo' essere sostituita dagli obblighi informativi (94 c.2 e 114 TUF) nei confronti del

pubblico dei risparmiatori e dell'autorità di controllo sul mercato, e dai poteri autorizzativi, interdittivi ed istruttori

riconosciuti alla Consob.

Eccezioni per le SOCIETA NON QUOTATE:

*gli investitori professionali, che hanno sottoscritto obbligazioni emesse in eccedenza, rispondono della solvenza

della società nei confronti degli acquirenti non investitori professionali, poiché hanno la capacità di valutare la

credibilità dell'emittente il prestito (a tale scopo devono presentare idonei requisiti patrimoniali stabiliti dall'autorità di

vigilanza).

*L'emissione di obbligazioni garantita da ipoteca di I grado iscritta su immobili di proprietà sociale, fino a 2/3 del

valore degli immobili, non deve essere computata ai fini del calcolo del limite costituito dal doppio di capitale e

riserve; dal momento che gli immobili sociali sono cespiti in cui è investito il patrimonio (costituito da capitale e

riserve), il valore degli immobili è conteggiato due volte ai fini del calcolo della capacità di indebitamento della

società mediante emissione di obbligazioni.

*Quando ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale, la società puo' essere autorizzata, con

provvedimento dell'autorità governativa, ad emettere obbligazioni per somma > al limite del doppio del capitale e

delle riserve (con limiti, modalità e cautele stabiliti dal provvedimento di autorizzazione, art 2412 c.5).

L'EMISSIONE DELLE OBBLIGAZIONI

Competenza: amministratori, a meno che legge speciale o statuto prescrivano diversamente (2410).

La deliberazione di emissione deve essere redatta per atto pubblico e contenere la designazione del notaio incaricato

della costituzione delle garanzie reali a favore dei sottoscrittori, se queste sono previste (2414-bis). Se al capitale della

società emittente partecipa, in tutto o in parte, un soggetto pubblico, quest'ultimo puo' garantire l'emissione del

prestito obbligazionario; tale garanzia deve risultare dal titolo (2414-bis c.2). La deliberazione è assoggettata al

controllo di legittimità del notaio verbalizzante (2436) e deve essere depositata presso il registro delle imprese; alla

deliberazione deve essere allegata l'attestazione del collegio sindacale (o del consiglio di sorveglianza o del comitato

interno per il controllo sulla gestione) circa il rispetto del limite quantitativo di emissione. La deliberazione non puo'

essere eseguita se non dopo l'iscrizione presso il registro delle imprese. Dopo che la deliberazione è divenuta efficace,

seguono le sottoscrizioni ed il rilascio dei titoli (la cui emissione puo' avvenire per le causali più diverse, non

necessariamente a fronte di versamenti di danaro che, in ogni caso, non devono essere necessariamente = o > al valore

nominale delle obbligazioni, eccettuate le obbligazioni convertibili in azioni, per le quali si ha un espresso richiamo

→ applicazione art 93-

all'art 2346 c.2,3,4 e 5. Se la società colloca obbligazioni facendo appello al risparmio diffuso

bis TUF sull'offerta al pubblico di prodotti finanziari.

DIRITTI PATRIMONIALI DELL'OBBLIGAZIONISTA.

-Al rimborso del capitale: esso risulta in ogni caso giuridicamente assicurato. Le modalità sono stabilite nella

deliberazione di emissione: puo' avvenire alla scadenza o secondo un piano di ammortamento che consenta alla

società di non incorrere in difficoltà finanziarie. Questo diritto puo' essere postergato rispetto al soddisfacimento degli

altri creditori della società (2411).

-Alla remunerazione del capitale: con attribuzione di interessi periodici o nel disaggio tra valore nominale e prezzo di

emissione: l'importo puo' quindi essere > e non corrispondere all'importo del prestito versato all'atto di sottoscrizione.

I tempi e l'entità del pagamento degli interessi possono variare secondo parametri oggettivi anche relativi

all'andamento economico della società (2411 c.2: emissione di obbligazioni con clausola parametrica o con forme di

indicizzazione relativa agli interessi). Questo diritto puo' essere postergato rispetto al soddisfacimento degli altri

creditori della società (2411).

-In alcuni casi si aggiunge agli interessi periodici l'assegnazione di premi in base a sorteggio.

L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI.

Ogni obbligazione rappresenta, oltre a una quota del prestito, anche una posizione organizzativa tipizzata. Tale

organizzazione è il punto di equilibrio tra la necessità di dare uno strumento di tutela ai sottoscrittori e quella di

consentire la modificabilità a maggioranza delle condizioni del prestito (obiettiva esigenza della società che cosi' non

deve acquisire il consenso dei singoli obbligazionisti: art 2415 c.1 n2). 2 organi previsti dalla legge:

*L'assemblea degli obbligazionisti: 2415: competente quanto all'organizzazione degli obbligazionisti (deliberare sulla

nomina e revoca del rappresentante comune, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei

comuni interessi e sul relativo rendiconto) sia quanto alla tutela del prestito obbligazionario (deliberare sulle

modificazioni delle condizioni del prestito, sulla proposta di concordato, sugli altri oggetti di interesse comune degli

obbligazionisti). Art 2503-bis: l'approvazione del progetto di fusione della società emittente da parte dell'assemblea

degli obbligazionisti presclude l'esercizio del potere di opposizione da parte dei singoli obbligazionisti a cui sarebbe

spettato in quanto creditori della società.

Funzionamento: l'assemblea è convocata dagli amministratori o dal rappresentante comune quando lo ritengano

necessario o ne sia fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino 1/20 delle obbligazioni emesse e non

estinte. All'assemblea possono assistere gli amministratori e i sindaci della società emittente, ma quest'ultima, per le

obbligazioni possedute, non puo' partecipare alle deliberazioni. Applicazione delle disposizioni sull'AGE e i relativi

quorum e per la validità delle deliberazioni apportanti modificazioni delle condizioni del prestito è richiesto il voto

favorevole dei sottoscrittori che rappresentino la metà delle obbligazioni emesse e non estinte. Le deliberazioni

vincolano gli obbligazionisti assenti o dissenzienti e sono impugnabili ex art 2377 e 2379; l'impugnazione si propone

in contraddittorio del rappresentante, dinanzi al tribunale nella cui circoscrizione ha sede la società emittente.

Art 2419: i singoli obbligazionisti possono agire sia a tutela di interessi propri specifici (es: per ottenere il rimborso

delle obbligazioni sorteggiate), sia a tutela di interessi comuni (di fronte a comportamenti della società che riguardano

unitariamente il prestito obbligazionario e legittimano un'azione di gruppo > in questo caso la legittimazione del

singolo è concorrente con quella dell'organizzazione e sarà preclusa quando il suo accoglimento porterebbe a risultati

contrastanti con quelli conseguenti ad iniziative dell'organizzazione).

*Il rappresentante comune: è un organo necessario quindi se non nominato dall'assemblea deve esserlo con decreto del

tribunale su domanda di uno o + obbligazionisti o degli amministratori; puo' essere scelto al di fuori degli

obbligazionisti e possono essere nominate anche le persone giuridiche autorizzate all'esercizio dei servizi di

investimento, nonché le società fiduciarie; ma ineleggibilità e decadenza dalla carica per amministratori, sindaci,

dipendenti della società debitrice e coloro che si trovano nelle condizioni di incompatibilità previste per i sindaci

(2417). Funzioni: tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei rapporti con la società, eseguire le

deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti, rappresentanza processuale degli obbligazionisti nelle procedure

concorsuali, rappresentanza in giudizio dell'organizzazione in caso di impugnazione delle deliberazioni

dell'assemblea, curare la tenuta del libro delle adunanze e delle deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti.

OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI.

I sottoscrittori hanno il diritto di trasformare un rapporto di finanziamento in un rapporto di partecipazione alla società

→ trasformazione del prestito obbligazionario in capitale di rischio e le somme versate per la sottoscrizione delle

obbligazioni valgono come conferimento per le azioni attribuite in sede di conversione. La legge disciplina solo il

procedimento di conversione diretto in azioni della stessa società emittente, ad esclusione del metodo indiretto

(conversione in azioni di altra società o di futura emissione o già emesse e detenute nel patrimonio della società

emittente) e delle obbligazioni con warrant o con diritto di opzione su azioni (che attribuiscono un diritto cumulativo e

non alternativo a quello al rimborso del capitale).

Competenza: AGE (2420-bis), poiché si ha un aumento del capitale sociale, ma è possibile una delega agli

amministratori nell'atto costitutivo o con una successiva modifica, ma non è possibile una ulteriore delega dal CdA al

comitato esecutivo o agli amministratori delegati (2381 c.4). La delega deve contenere l'indicazione dell'importo max

dell'emissione ed è conferita per al max 5 anni dalla data dell'iscrizione della società nel registro delle imprese o, in

caso di modificazione statutaria, dalla data della deliberazione. L'assemblea (o il CdA delegato) deve contestualmente

deliberare l'aumento di capitale asservito alla conversione. La deliberazione di emissione deve indicare il rapporto di

cambio ed il periodo e modalità della conversione. Agli obbligazionisti non potranno essere attribuite, in sede di

conversione, azioni di valore complessivamente > alle somme versate alla società, con un rapporto di camnio sopra la

pari, altrimenti si avrebbe una violazione del principio di effettività del capitale sociale (2346 c.2,3,4 e 5); inoltre,

divieto di adozione della deliberazione se il capitale sociale non risulta interamente versato (2420-bis). Il valore delle

azioni assegnate ad ogni obbligazionista all'atto della conversione non deve essere > a quello delle somme versate,

salva diversa disposizione dello statuto.

Conversione: l'aumento è a disposizione degli obbligazionisti. Nel primo mese di ogni semestre gli amministratori

emettono le azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente e, nel mese

successivo, devono depositare presso il registro delle imprese un'attestazione che l'aumento di capitale è stato eseguito

per l'ammontare corrispondente al valore nominale delle azioni emesse. L'emissione di un prestito obbligazionario

convertibile comporta un contestuale aumento di capitale coperto mediante esercizio del diritto di conversione,

→ le

dunque i vecchi azionisti devono poter mantenere inalterata la propria % di partecipazione in società

obbligazioni convertibili devono essere offerte in opzione agli azionisti.

In pendenza della conversione, per tutelare i sottoscrittori di fronte ad operazioni della società suscettibili di

modificare le condizioni dell'investimento, in caso di operazioni nominali sul capitale (aumento gratuito o riduzione

per perdite), il rapporto di cambio è modificato in proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione (2420-bis

c.5). In caso di riduzione a 0 del capitale per perdite, si ha un azzeramento del rapporto di cambio poiché non esistono

più azioni su cui esercitare la conversione; in caso di aumento del capitale a pagamento, diritto degli obbligazionisti a

sottoscrivere l'aumento di capitale, in concorso coi soci (2441). E' vietata la riduzione facoltativa del capitale e la

modifica delle disposizioni dello statuto quanto alla distribuzione degli utili a meno che non si attribuisca ai

sottoscrittori, con pubblicazione di un avviso presso il registro delle imprese almeno 90 giorni prima della data della

deliberazione, la facoltà di esercitare la conversione anticipata nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione.

STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI

2346 ult.comma: la società puo' emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o amministrativi, escluso il

diritto di voto nell'AGO, a seguito dell'apporto, da parte dei soci o di terzi, anche di opere e servizi (quindi anche altre

prestazioni), che non viene imputato a capitale, in quanto in nessun caso il valore dei conferimenti puo' essere <

all'ammontare globale del capitale sociale: contrapposizione tra conferimenti imputati a capitale (2346 c.5) e apporti

non imputati a capitale (2346 c.6). Ampio spazio all'autonomia statutaria quanto alla giustificazione causale (mutuo,

associazione in partecipazione...). I titolari di strumenti finanziari partecipativi non acquistano la qualità di soci e

dunque non concorrono a determinare, col voto nell'AGO, la volontà sociale (2346,ult.comma), ma partecipano

comunque alle alee della gestione, quindi si avvicinano agli azionisti, per questo tutele:

-è necessaria una previsione dello statuto con specifica indicazione dei diritti spettanti ai sottoscrittori per l'emissione

-assoggettamento degli strumenti finanziari alla stessa disciplina speciale delle azioni in tema di obblighi di

comunicazioni, di controllo e di o.p.a., per la loro capacità di influenzare l'andamento della gestione.

Diritti patrimoniali: oggetto: remunerazione dell'investimento (con attribuzione di utile fisso o commisurato

all'andamento della società etc)

Diritti amministrativi: determinati dallo statuto; oggetto: esercizio del controllo sull'investimento, nomina di un

componente indipendente del CdA o del CS o di un sindaco, esercizio del diritto di voto su argomenti specificamente

indicati (2351 c.5). Applicazione della disciplina delle assemblee speciali in caso di decisioni dell'assemblea degli

azionisti lesive dei diritti della categoria (2376).

Limite: divieto di attribuzione del diritto di voto in via generale nell'AGO (2346 c.6) altrimenti i portatori di strumenti

finanziari sarebbero in tutto pianificati ai soci. Lo statuto non puo' attribuire loro competenze attribuite per legge

all'AGO.

Autonomia statutaria quanto alle modalità e condizioni di emissione, sanzioni e legge di circolazione; se gli strumenti

finanziari sono negoziati o destinati alla negoziazione nei mercati regolamentati: emissione regolata dalla disciplina

dell'appello al pubblico risparmio, applicazione della disciplina della dematerializzazione.

Gli strumenti finanziari i cui tempi ed entità di rimborso dipendono dall'andamento economico della società sono

assoggettati alla stessa disciplina delle obbligazioni (poiché anche per essi il rimborso non è assicurato) + disposizioni

speciali in tema di strumenti finanziari utilizzati per la raccolta di risparmio tra il pubblico.

PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE: oggetto: sia beni e rapporti giuridici già compresi nel

patrimonio della società che eventuali apporti di terzi, che parteciperanno ai risultati dell'affare.

Art 2447-bis c.1 lett.a: valore non complessivamente > al 10% del patrimonio netto della società. Ult.comma: tali

patrimoni non possono essere costituiti per l'esercizio di affari attinenti ad attività riservate in base alle leggi speciali.

La società puo' anche destinare a favore dei finanziatori di uno specifico affare una parte dei proventi del medesimo

(lett. b).

Ratio: costituire patrimoni separati con correlativa limitazione del rischio attingendo anche a finanziamenti da parte di

→ facilitare il finanziamento di

terzi e senza necessariamente affrontare i tempi e i costi della costituzione di società

specifici affari, identificando un gruppo di beni o un flusso di proventi destinati al soddisfacimento di un gruppo di

creditori del patrimonio, distinti rispetto a quelli della società (2447-quinquies).

Separazione patrimoniale: deroga rispetto al regime generale della responsabilità patrimoniale; necessità di non

sottrarre i beni del patrimonio alla loro destinazione, identificazione dei beni e rapporti giuridici destinati al

patrimonio, specifici obblighi di contabilità distinti e ulteriori a quelli cui è tenuta la società, identificazione di un

gruppo di creditori del patrimonio distinti rispetto a quelli della società, proprie regole di liquidazione.

Ambito: tutte le s.p.a. La costituzione del patrimonio separato avviene mediante una deliberazione del CdA il cui

verbale è redatto per atto pubblico, con contenuto determinato e controllo di legalità da parte del notaio, depositata nel

registro delle imprese.

Vincoli di gestione: il patrimonio deve essere congruo alla realizzazione dell'affare: la deliberazione deve indicare il

piano finanziario, modalità e regole quanto al suo impiego, risultato da perseguire e eventuali garanzie offerte ai terzi.

L'identificazione dello specifico affare impone che l'affare sia specifico, sufficientemente indicato nella deliberazione

di costituzione del patrimonio, cosi' come il risultato da perseguire, e che la realizzazione possa distribuirsi su più

esercizi. Poiché l'affare deve essere specifico, l'oggetto non puo' consistere nella gestione continuativa di un ramo

d'azienda.

La società risponde col proprio patrimonio delle obbligazioni contratte coi terzi per atti non pertinenti allo specifico

affare; questo costituisce altresi' un limite alla capacità di rappresentanza degli amministratori della società: l'utilizzo

dei beni oggetto di separazione in operazioni non pertinenti all'affare per cui il patrimonio è stato costituito non è

opponibile ai terzi se non nei limiti dell'art 2384 c.2: la società dovrà provare che i terzi hanno agito intenzionalmente

a suo danno.

Il patrimonio destinato è insensibile alle vicende che interessano la società, ma la separazione patrimoniale non è

perfetta né simmetrica: per le obbligazioni contratte per lo specifico affare la società risponde solo col patrimonio

destinato, a meno che non abbia assunto un ulteriore e diverso impegno nella deliberazione di costituzione e i creditori

della società non possono far valere le loro ragioni sui beni del patrimonio destinato. Ma la società risponde

illimitatamente (con l'intero patrimonio) per le obbligazioni derivanti da fatto illecito: la separazione patrimoniale sarà

opponibile solo ai creditori volontari (che hanno concesso credito sulla base du una valutazione di merito sul

contenuto della delibera di costituzione), ma l'illiceità dell'utilizzo della disciplina del patrimonio separato comporta

un riespandersi della responsabilità patrimoniale della società e il venir meno del regime di separazione.

L'insensibilità del patrimonio destinato è subordinata a specifici oneri pubblicitari (2447-quater):

*la deliberazione di costituzione della società deve contenere l'indicazione dei beni e rapporti giuridici compresi nel

patrimonio, deve essere iscritta nel registro delle imprese e deve essere decorso il termine di 60 gg dall'iscrizione

senza che i creditori abbiano proposto opposizione.

*se nel patrimonio sono compresi beni immobili o mobili registrati, il vincolo di destinazione non è opponibile ai

creditori della società finché la destinazione non è annotata nei pubblici registri (2447-quinquies c.2).

*gli atti compiuti in relazione allo specifico affare devono contenere espressa menzione del vincolo di destinazione

(ult.comma).

Dato che si ha una diminuzione della responsabilità patrimoniale della società, a tutela dei creditori sociali è previsto

che possano fare opposizione in tribunale nel termine di 60 gg dall'iscrizione della deliberazione nel registro delle

imprese; il tribunale, nonostante l'opposizione, puo' disporre che la deliberazione sia eseguita, previa prestazione di

un'idonea garanzia da parte della società.

Analitica disciplina delle scritture contabili: 2 ratio:

-controllo del corretto utilizzo dei beni destinati

-rilevazione del risultato economico da distribuire alla società ed eventualmente ai terzi

Poiché il patrimonio destinato è oggetto di una gestione distinta da quella della società, i beni che lo compongono

vanno separatamente indicati nell'attivo dello stato patrimoniale del bilancio della società che lo ha costituito (2447-

septies); al passivo vanno distintamente indicati i debiti della gestione separata e, in una voce a se stante tra le poste

del netto, lo stesso patrimonio destinato. Per ogni patrimonio destinato al singolo affare gli amministratori devono

tenere i libri e le scritture contabili ex 2214: libro giornale e libro degli inventari. Per ogni patrimonio separato, gli

amministratori redigono un separato rendiconto allegato al bilancio della società; malgrado la legge non lo preveda

espressamente, se la gestione si protrae per + esercizi il rendiconto deve consistere in un vero e proprio stato

patrimoniale e in un conto economico.

Analitica disciplina per la liquidazione del patrimonio: se si realizza l'affare o è impossibile condurlo a termine, gli

amministratori devono redigere un rendiconto finale assimilabile ad un bilancio di liquidazione, da depositare

all'ufficio del registro del imprese accompagnato da una relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione

contabile.

I creditori del patrimonio non ancora soddisfatti possono chiedere la liquidazione separata del patrimonio entro 90 gg

dal deposito del rendiconto. Anche dopo la scadenza di tale termine, i creditori del patrimonio conservano il diritto di

aggredire individualmente i beni già oggetto di separazione patrimoniale, anche dopo l'eventuale rimozione del

vincolo e la riassegnazione alla società o ai terzi, con preferenza rispetto ai creditori sociali, nonché di soddisfarsi nei

confronti della società nei limiti del residuo attivo assegnato.

I creditori del patrimonio non possono chiedere che ne sia dichiarato il fallimento; il rinvio alla disciplina della

→ disparità di

liquidazione della società è esaustivo e non ammette il ricorso ad altre hp di liquidazione concorsuale

trattamento rispetto ai creditori dlla società che possono avvalersi della più efficace tutela assicurata dalla disciplina

delle procedure concorsuali.

Si ritiene che la liquidazione del patrimonio non possa essere richiesta dai creditori della società quando l'affare si è

concluso, poiché l'art 2447-novies c.2 legittima solo i creditori del patrimonio rimasti insoddisfatti, e anche perché i

creditori della società, se anteriori alla costituzione del patrimonio possono fare opposizione alla costituzione, se

posteriori non possono fare affidamento su beni già sottratti al soddisfacimento dei propri crediti; in ogni caso i

creditori sociali possono ricorrere a rimedi di diritto comune (es: far accertare giudizialmente la causa di scioglimento

del vincolo patrimoniale).

La separazione patrimoniale sopravvive al fallimento della società; il curatore, se non è possibile la continuazione

della gestione separata, cede ai terzi il patrimonio o liquida ai terzi i beni; il corrispettivo della cessione o il ricavato

della liquidazione è destinato al soddisfacimento dei creditori del patrimonio e solo l'eventuale residuo attivo

confluisce nell'attivo del fallimento per soddisfare i creditori della società.

APPORTI DEI TERZI.

Essi partecipano ai risultati della gestione separata. La determinazione di tali apporti è rimessa all'autonomia

negoziale; i terzi possono apportare capitali, opere o servizi o prestare garanzia a favore del patrimonio destinato. Il

rapporto contrattuale società-terzi è un'associazione in partecipazione: in cambio dell'apporto ai terzi è attribuito il

diritto a partecipare ai risultati dell'affare (sia utili che perdite); la gestione dell'affare è attribuita esclusivamente alla

società, i terzi hanno poteri di controllo, diritto al rendiconto, da redigere al compimento dell'affare o con periodicità

annuale, se l'affare si protrae per più esercizi. Comunque la scelta del modello partecipativo è lasciata all'autonomia

negoziale.

Possono essere emessi strumenti di partecipazione che si configurano come titoli di rischio, in cui i sottoscrittori

partecipano ai risultati della gestione imprenditoriale assumendone l'alea fino alla perdita dell'apporto conferito.

Essi sono strumenti finanziari, emessi a fronte di un'unitaria operazione di gestione di uno specifico affare e per

ciascuno di essi. L'emissione di tali strumenti fa nascere un fenomeno organizzativo modellato su quello

dell'organizzazione degli obbligazionisti ma con differenze: all'assemblea speciale è attribuita la competenza a

deliberare, a maggioranza, sulle modificazioni dei diritti dei portatori degli strumenti di partecipazione al patrimonio;

al rappresentante comune spetta la specifica funzione di controllo sulla gestione dello specifico affare.

FINANZIAMENTO DESTINATO A UNO SPECIFICO AFFARE.

Non si tratta di associazione in partecipazione, poiché non si ha una partecipazione del finanziatore agli utili

dell'attività d'impresa, ma diritto al rimborso del finanziamento destinato ad essere soddisfatto solo con alcune

disponibilità future dell'imprenditore finanziato (deroga art 2740). Oggetto della separazione: i proventi di un

determinato affare, un flusso di cassa che, attraverso tecniche di separazione contabile, è destinato a soddisfare i

→ assimilabile alla cartolarizzazione dei crediti: una

creditori dell'operazione. Funzione esclusivamente finanziaria

massa di crediti è ceduta in blocco ad una società veicolo che per finanziare l'operazione emette titoli negoziati sui

mercati, al cui rimborso sono destinate le somme versate dai debitori ceduti; l'importo dei crediti riscossi costituisce

→ assimilabile anche

patrimonio separato. al project financing: un determinato progetto è finanziato mediante i

proventi percepiti dalla conduzione del medesimo, ma differenza: la separazione patrimoniale si attua all'interno della

stessa società incaricata di realizzare l'affare e non con distinta imputazione ad una società incaricata della riscossione

e della gestione dei proventi. Distinzione col trust: destinatario degli investimenti è un ente finanziario che non agisce

come mero depositario interessato al successo della raccolta di mezzi ma come controparte dell'imprenditore che

agisce nell'esclusivo interesse degli investitori-beneficiari.

Proventi dell'affare e reimpieghi: patrimonio separato da quello della società e dunque sottratto ai creditori sociali.

L'opponibilità del vincolo ai creditori sociali è subordinata al deposito del contratto di finanziamento presso il registro

delle imprese e all'adozione di sistemi di incasso e contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i proventi

→ dunque le somme devono essere versate su conti distinti

dell'affare e a tenerli separati dal patrimonio della società

rispetto a quelli della società ma solo fino al rimborso del finanziamento o alla scadenza del termine.

Ai finanziatori dell'affare è preclusa ogni azione sul patrimonio della società, inclusi i beni strumentali al compimento

dell'operazione finanziata.

Se il fallimento della società non impedisce la realizzazione o la continuazione dell'operazione, il contratto di

finanziamento puo' proseguire con la curatela che assume interamente su di sé gli oneri per portare a termine l'affare.

In caso di mancato subentro del curatore, il finanziatore puo' subentrare nella gestione dell'affare direttamente o

tramite un terzo da lui indicato e puo' trattenere i proventi dell'affare a parziale compensazione dei propri crediti e

insinuarsi nel passivo del fallimento per il credito residuo non soddisfatto; se il fallimento della società rende

impossibile la prosecuzione dell'affare i finanziatori possono comunque concorrere nel riparto dell'intero patrimonio

sociale per la parte di credito non ancora soddisfatta, col diritto di ritenere le somme già riscosse e di apprendere i

→ questi importi vanno

proventi dell'affare, gli utili e i loro eventuali reimpieghi, anche se non ancora percepiti

detratti dal credito da insinuare al passivo del fallimento della società.

Assemblea dei soci e patti parasociali

Assemblea riunioni nelle quali i soci prendono le decisioni nelle materie a loro riservate dalla legge. Il

funzionamento è stabilito in parte dalla legge e in parte dallo statuto. L'assemblea opera con il metodo collegiale, per

cui per prendere una decisione ci sono delle fasi obbligatorie: convocazione (per informare i soci della riunione e dei

suoi contenuti), intervento e discussione, voto (deliberazione) e verbalizzazione (per documentare la riunione e i suoi

esiti). Solitamente vige la regola della maggioranza. Nelle spa è impossibilen derogare al metodo assembleare (es. È

impossibile dare il proprio consenso a una decisione tramite una scrittura privata). Solo il metodo assembleare

garantisce delle decisioni informate, discusse e ponderate.

Competenze dell'assemblea

L'assemblea non è realmente l'organo sovrano in quanto ogni organo esercita la propria sovranità nella sfera che gli è

assegnata all'interno del “governo societario”. Le competenze assembleari sono divise tra quelle spettanti

all'assemblea ordinaria e quelle spettanti a quella straordinaria (non sono 2 assemblee diverse, sono la stessa

assemblea ma assoggettata a regole diverse a seconda dei 2 casi dato che la sede straordinaria richiede maggioranze

più elevate e verbalizzazione con atto notarile).

Assemblea ordinaria: le competenze variano a seconda che il consiglio di sorveglianza manchi (sistema tradizionale e

monistico) o sia presente (sistema dualistico). Nel primo caso le competenze sono:

– approvazione del bilancio

– nomina e revoca di amministratori, sindaci e revisori

– determinazione dei compensi

– deliberazioni su azioni di responsabilità

– autorizzazione di operazioni di gestione (se lo statuto lo prevede)

– approvazione della distribuzione degli utili

– autorizzazione dell'acquisto di azioni proprie o di società controllanti

Nel secondo caso i poteri sono ridotti dato che l'approvazione del bilancio, le nomine e revoche dei membri del

consiglio di gestione così come il loro compenso sono affidate al consiglio di sorveglianza.

Assemblea straordinaria: le competenze sono indipendenti rispetto al modello di governo societario e sono

→ modificazioni statutarie;

strettamente determinate dalla legge nomina, sostituzione e poteri dei liquidatori; ogni

altra competenza espressamente prevista dalla legge. Lo statuto può comunque attribuire alcune competenze tipiche

dell'assemblea straordinaria all'organo amministrativo, al consiglio di sorveglianza o al consiglio di gestione (in

particolare il potere di emettere obbligazioni convertibili o di aumentare il capitale).

Da queste 2 assemblee vanno distinte quelle speciali la cui esistenza dipende dall'emissione di azioni diverse da quelle

ordinarie (es. azioni privilegiate). Se una deliberazione dell'assemblea generale pregiudica i diritti di una particolare

categoria, la deliberazione diverrà efficace solo se sarà approvata dall'assemblea speciale in questione.

Convocazione dell'assemblea

Il potere di convocazione spetta agli amministratori o al consiglio di gestione. Di solito l'esercizio di questo potere è

rimesso a una libera scelta, ma in alcuni casi è un'obbligazione:

– una volta all'anno in sede ordinaria per deliberare in merito al bilancio di esercizio

– senza ritardo quando ne è fatta richiesta da una minoranza qualificata di soci che raggiunge 10% del capitale

(lo statuto può diminuire la percentuale)

– quando la prima convocazione è andata deserta (non è stato raggiunto il quorum costitutivo).

Se gli amministratori o i membri del consiglio di gestione non provvedono alla convocazione quando è obbligatoria,

vi devono provvedere il collegio sindacale o il consiglio di sorveglianza. I sindaci devono inoltre convocare

l'assemblea quando cessano dalla carica tutti gli amministratori o se ravvisono fatti censurabili di rilevante gravità.

La convocazione avviene mediante avviso sulla Gazzetta Ufficiale almeno 15 giorni prima dell'assemblea (o 30 nelle

quotate). L'assemblea è tenuta nel luogo ove è situata la sede (salvo indicazione diversa nello statuto). L'avviso deve

contenere l'ordine del giorno per circoscrivere i lavori assembleari (ma ogni materia iscritta nell'ordine del giorno

ammette implicitamente quelle accessorie o consequenziali a essa).

Se non si ha la convocazione, oppure si ha una convocazione non in conformità con la legge, l'assemblea può

→ vi partecipano tutti gli azionisti e la maggioranza dei componenti degli organi

comunque tenersi se è totalitaria

amministrativi e di controllo. Nell'assemblea totalitaria ogni socio può opporsi alla discussione di argomenti su cui

non è sufficientemente informato. Invece se la convocazione è regolare, solo i soci che rappresentano 1/3 del capitale

sociale possono rinviare l'assemblea (e il rinvio non può superare i 5 giorni).

Quorum assembleari

Quorum costitutivi (2368): quorum che devono riscontrarsi perché l'assemblea possa definirsi regolarmente costituita.

Quorum deliberativi (2369): quorum che deve sussistere perché la deliberazione possa dirsi validamente adottata.

La fissazione di quorum alti può tutelare i soci di minoranza, ma rischia di danneggiare l'intera società. La legge

propone quindi un possibile equilibrio, ma rimette agli statuti la possibilità di cercare un equilibrio diverso. I quorum

variano se si è in assemblea ordinaria o straordinaria, in prima convocazione o successiva, se la società fa ricorso al

capitale di rischio oppure no.

Assemblea ordinaria di qualsiasi spa:

Prima convocazione quorum costitutivo pari a metà del capitale, quorum deliberativo pari alla

maggioranza assoluta del capitale rappresentato in assemblea.

Seconda convocazione quorum costitutivo assente, quorum deliberativo pari alla maggioranza delle azioni

votanti. Assemblea straordinaria di spa chiuse:

Prima convocazione: quorum costitutivo pari al quorum deliberativo, quorum deliberativo pari a oltre la metà

del capitale.

Seconda convocazione: quorum costitutivo pari a oltre 1/3 del capitale, quorum deliberativo pari a 2/3 del

capitale presente in assemblea.

Assemblea straordinaria di spa aperte:

Prima convocazione: quorum costitutivo pari a metà del capitale, quorum deliberativo pari a 2/3 del capitale

rappresentato in assemblea.

Seconda convocazione: quorum costitutivo pari a 1/3 del capitale sociale, quorum deliberativo pari a 2/3 del

capitale in assemblea.

Se lo statuto prevede convocazioni ulteriori, valgono i quorum posti per le seconde convocazioni nel caso di

assemblee ordinarie o assemblee straordinarie di spa chiuse; invece nel caso di assemblee straordinarie di spa aperte il

quorum costitutivo è 1/5 del capitale e quello deliberativo 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.

→ non è consentito

Lo statuto può aumentare i quorum ma non li può diminuire, l'aumento conosce inoltre dei limiti

per le deliberazioni che influenzano la sopravvivenza della società (nomina e revoca delle cariche sociali,

approvazione del bilancio). Inoltre non è possbile richiedere l'unanimità.

Intervento e voto in assemblea

Il diritto di intervento spetta agli azionisti che hanno il diritto di voto (2370), anche i non soci (usufruttuario, creditore

pignoratizio, custode sequestratario salvo patto contrario il diritto di voto e di intervento spetta a loro e non al socio

proprietario di tali azioni). L'azionista con voto limitato ha ditritto di intervento solo nelle assemblee in cui ha diritto

di voto. Il diritto di intervento spetta anche il socio che ha un diritto di voto contraddistinto da una causa di divieto o

sospensione temporanea di esercizio (es. il socio moroso) e al socio in conflitto di interessi (anche se decide di

astenersi dal votare).

Il diritto di voto e il diritto di intervento sono dunque diritti paralleli nella titolarità ma non nell'esercizio. In un caso è

possibile esercitare il diritto di voto senza esercitare il diritto di intervento voto per corrispondenza (il votante si

considera intervenuto in assemblea solo tramite una finzione giuridica). L'intervento con mezzi di telecomunicazione

è una forma di partecipazione all'assemblea rispettosa del metodo collegiale; il voto per corrispondenza è un istituto

irriguardoso del metodo collegiale dato che chi vota in questo modo non lo fa simultaneamente con gli altri dopo aver

partecipato alla fase di discussione. Se tutti votano per corrispondenza ci si avvicina all'ipotesi di consultazione scritta,

la differenza sta che nell'assemblea con voti solo per corrispondenza i soci possono almeno potenzialmente intervenire

e dar luogo a una vera riunione.

Rappresentanza in assemblea

L'esercizio dei diritti di voto e intervento può essere esercitato personalmente dal titolare o delegato a terzi soci o non

soci forniti di un potere di rappresentanza (appunto derivante dalla delega). La delega (o procura) deve rivestire la

forma scritta e indicare il nome del procuratore rappresentante (e eventualmente indicare il nome del sostituto). Si può

nominare come procuratore anche un ente (società, associazione, fondazione), in questo caso per l'ente interviene il

proprio rappresentante istituzionale. È vietata la delega in favore degli organi amministrativi e di controllo (revisore

contabile incluso) e dei dipendenti della società e di società da essa controllate. Inoltre si vieta a chiunque di

rappresentare più di 20 soci (cifra che aumenta nelle società aperte da un minimo di 50 a un massimo di 200). Questi

divieti hanno come scopo quello di cercare di evitare il conflitto di interessi. Nelle spa aperte c'è anche il divieto di

rilasciare una delega estesa a più di un'assemblea, quindi per ogni assemblea si richiede l'apposita delega. Tutti questi

limiti vengono meno se ricorrono i presupposti per la sollecitazione e la raccolta di deleghe.

Sollecitazione: un azionista (committente) cerca di attrarre il consenso di altri azionisti attorno ad una data posizione

assembleare. Si serve di un intermediario autorizzato e sollecita tutti i soci a rilasciare deleghe di voto in suo favore.

Raccolta di deleghe: è riservata alle associazioni di azionisti (almeno 50 soci persone fisiche, ciascuno titolare di

azioni per un quantitativo non > a 1 per 1000 del capitale con diritto di voto). Queste associazioni agevolano

l'espressione organizzata del voto in assemblea da parte di piccoli azionisti.

È possibile compiere operazioni di voto di segno diverso (voto divergente), di solito nel caso del delegato che

rappresenta più soci. Tuttavia può anche accadere che lo stesso socio dia un voto divergente con le proprie azioni (es.

se è vincolato in un sindacato di voto con alcune delle proprie azioni e non altre).

Le deleghe sono sempre revocabili dal delegante nonostante ogni patto contrario.

Svolgimento dell'assemblea

L'accertamento della regolare costituzione dell'assemblea (regolarità della convocazione o presupposti dell'assemblea

totalitaria, verifica dei quorum) spetta al presidente dell'assemblea. Jack <3. Il presidente regola lo svolgimento della

riunione, cioè introduce gli argomenti all'ordine del giorno. Art. 2375: il sistema di voto prescelto deve consentire

l'identificazione del votante e del modo in cui ha esercitato il voto per poter controllare la legittimazione al voto dei

→ è quindi inammissibile il voto segreto.

partecipanti e l'incidenza di eventuali voti dati in conflitto di interessi

Conflitto di interessi se un socio si trova ad essere portatore di interessi per conto proprio o di terzi in conflitto con

gli interessi della società, egli non ha l'obbligo né di astenersi dal votare né di informare i consoci. Non può essere

escluso dal voto da parte del presidente o dell'assemblea. Il diritto di voto è infatti attribuito al socio nel proprio

interesse, egli non ha l'obbligo di perseguire l'interesse sociale (cioè l'interesse che tutti i soci realizzano attraverso la

partecipazione sociale). Tuttavia il conflitto di interessi causa l'annullabilità delle deliberazioni se il voto in conflitto è

stato determinante e se la deliberazione può in concreto arrecare un danno alla società, questo pericolo di danno deve

essere dimostrato da chi impugna la decisione.

Il ruolo di presidente dell'assemblea è svolto dal soggetto indicato nello statuto che solitamente associa questa carica a

un'altra (es. presidente del consiglio di amministrazione). Se il presidente è assente, il ruolo è ricoperto dal sostituto

indicato nello statuto o, in mancanza, dalla persona eletta con il voto della maggioranza dei presenti.

Verbale assembleare

Il verbale è un resoconto fedele e preciso dello svolgimento dell'assemblea, nelle assemblee ordinarie è redatto dal

segretario e nelle assemblee straordinarie è redatto dal notaio. Svolge una triplice funzione: di prova (per ricostruire la

vicenda assembleare), di informazione (per gli assenti e i terzi), di controllo della regolarità del procedimento e della

validità delle deliberazioni. Deve contenere: gli esiti degli accertamenti svolti dal presidente, la data dell'assemblea, le

modalità e i risultati del voto, l'identificazione dei partecipanti (delegati e deleganti) + il capitale da essi rappresentato,

la specificazione della posizione presa da ciascuno di essi.

Le dichiarazioni dei partecipanti devono essere riassunte e il verbale deve essere redatto con tempestività. È soggetto

poi a trascrizione nel libro delle adunanze e delle deliberazioni.

Invalidità delle deliberazioni

Gli effetti giuridici che la deliberazione è diretta a produrre decorrono in genere dal giorno in cui l'assemblea si è

tenuta. Tuttavia in alcuni casi l'efficacia della deliberazione è rinviata a un momento successivo (es. le modifiche

statutaria divengono efficaci dal momento in cui vengono iscritte nel registro delle imprese.

L'efficacia della deliberazione può essere compromessa dalla sua invalidità (quando non è presa in conformità con la

legge o lo statuto). L'invalidità assume 2 forme: annullabilità (2377) e nullità (2379). Normalmente la non conformità

a legge o statuto comporta l'annullabilità, solo in casi gravi si ha la nullità. L'invalidità in ogni caso suppone

l'esistenza di una deliberazione, non si può parlare di invalidità di una deliberazione se questa non è stata presa o se

l'assemblea non si è tenuta.

Cause di nullità: mancata convocazione dell'assemblea, mancanza di verbale, impossibilità o illiceità dell'oggetto della

deliberazione (l'oggetto della deliberazione è ciò che l'assemblea ha deciso con il voto della maggioranza). Se l'avviso

di convocazione è stato inviato dall'organo competente ma in violazione delle modalità e dei termini previsti da legge

e statuto non si può parlare di mancata convocazione, si avrà una causa di annullabilità e non di nullità. Allo stesso

modo se il verbale è stato redatto in modo non conforme alle disposizioni dall'organo competente, si avrà solo una

causa di annullabilità. Inoltre la mancanza di verbale non determina mai una nullità insanabile, è ammesso il verbale

tardivo a condizione che sia perfezionato prima dell'assemblea successiva.

Cause di annullabilità e irregolarità non vizianti: non tutte le violazioni di legge e statuto determinano l'annullabilità

della deliberazione. Es. la partecipazione in assemblea di persone non legittimate all'intervento non vizia la

deliberazione se il non legittimato non è stato conteggiato o se comunque non si è rivelato determinante. La stessa

cosa vale per il voto invalido o l'errore nel conteggio. Il verbale incompleto o inesatto non vizia la deliberazione se

non risulta pregiudicato l'accertamento del contenuto, degli effetti e della validità. Può comunque causare

l'annullabilità non solo la violazione della legge o dello statuto, ma anche l'inosservanza dei principi generali di buona

fede (obbligo generale di comportarsi correttamente nell'esercizio dei propri diritto e dei propri poteri) e di parità di

trattamento (secondo il quale ogni legittimato all'intervento deve essere messo in grado di esercitare i propri diritti

assembleari in modo non diverso dagli altri).

La decisione invalida può essere impugnata diversamente a seconda che sia annullabile o nulla:

Annullabile può essere impugnata dai soci non consenzienti (assenti, dissenzienti e astenuti) che

raggiungono 1‰ del capitale sociale nelle spa aperte o 5% nelle spa chiuse, dagli amministratori, dal consiglio di

sorveglianza o dal collegio sindacale. Il termine per l'impugnazione è di 90 giorni dalla data della deliberazione, del

deposito o dell'iscrizione.

→ può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse. Il termine per

Nulla l'impugnazione è generalmente

di 3 anni dalla trascrizione nel libro delle adunanze assembleari, dal deposito o dall'iscrizione nel registro delle

imprese. Non vi sono limiti di tempo per impugnare le deliberazioni con oggetto impossibile o illecito. Nelle spa

chiuse il termine per impugnare le decisioni relative a aumento o riduzione di capitale è di 180 giorni, mentre in quelle

aperte in questi casi il giudice non può pronunciare né la nullità né l'annullamento (si verrebbero a creare dei

pregiudizi nei diritti dei terzi).

Le azioni di annullamento e di nullità delle deliberazioni di approvazione del bilancio non possono essere proposte

dopo che è stato approvato il bilancio dell'esercizio successivo.

Solo la nullità di una deliberazione può essere rilevata d'ufficio dal giudice. La deliberazione annullabile è efficace ma

la sua efficacia è rimovibile con effetto retroattivo attraverso l'annullamento, invece la deliberazione nulla è inefficace

sin dalla sua adozione. In entrambi i casi comunque l'invalidità non pregiudica i diritti dei terzi in buona fede.

L'invalidità non può più essere dichiarata se la deliberazione viene sostituita con un'altra di medesimo contenuto

adottata da un'assemblea successiva in conformità di legge e statuto. La sostituzione della deliberazione annullabile

conferma e rende definitiva l'efficacia della prima deliberazione, la sostituzione della deliberazione nulla ha l'effetto di

privare chiunque dell'interesse di agire per la nullità della prima deliberazione.

Nei casi in cui non è possibile rimuovere o impedire gli effetti delle deliberazioni prese irregolarmente, il rimedio

possibile è la responsabilità civile (risarcimento del danno).

Patti parasociali

Attraverso i patti sociali contenuti nello statuto, i soci disciplinano il funzionamento della società e i rapporti tra

organi e soci. Le regole contenute nei patti parasociali vincolano l'indeterminato socio (chiunque sia o sarà in futuro

titolare di azioni emesse dalla società). Invece i patti parasociali sono solitamente contenuti al di fuori dello statuto, i

soci regolano l'esercizio dei loro diritti sociali (di voto, agli utili ecc.) obbligandosi tra loro a tenere i comportamenti

pattuiti nella gestione di poteri e facoltà inerenti alla partecipazione sociale; il vincolo è limitato alle parti nel patto e

la società vi rimane tendenzialmente estranea. I patti parasociali sono contratti non formali dai quali scaturiscono

effetti obbligatori. Gli atti compiuti in violazione di tali patti (es. vendita di azioni in difformità da quanto pattuito)

sono validi e efficaci ma espongono l'inadempiente alla responsabilità per i danni arrecati, all'applicazione di penali e

alla risoluzione del rapporto. Se questi patti sono a tempo determinato, la durata non può superare 5 anni (per le

società non quotate) o 3 anni (per quelle quotate). Se i patti sono a tempo indeterminato, ogni parte può recedere

liberamente con un preavviso di 6 mesi. Un sistema di pubblicità è previsto solo nelle società quotate (gli accordi sono

comunicati alla consob entro 5 giorni, pubblicati sulla stampa entro 10 giorni e depositati nel registro delle imprese

entro 15 giorni), l'inosservanza comporta la nullità del patto e il divieto dell'esercizio di voto per tutti i soci che ne

fanno parte. Nelle spa diffuse è solo richiesto che il patto sia comunicato alla società, invece nessun obbligo

informativo esplicito è previsto per le società chiuse.

Amministrazione e controlli

La spa deve essere articolata in un sistema di controlli interni e esterni per minimizzare il rischio che non venga

perseguito l'interesse della società (che è sia il fine cui l'operato degli amministratori deve tendere, sia il parametro di

riferimento della loro responsabilità). Interesse sociale = interesse che fa capo congiuntamente alla collettività dei soci

(anche se i singoli soci possono essere portatori di interessi diversi, anche in conflitto tra loro).

La gestione della società

2380 bis: la gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori. Questi possono compiere tutte le

operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. La norma attribuisce agli amministratori la competenza

esclusiva dell'attività di gestione. Le eventuali deliberazioni assembleari in ambito gestionale hanno una mera

funzione autorizzatoria che non possono far venir meno la responsabilità degli amministratori. L'esercizio della

gestione implica anche il potere di rappresentanza (potere di manifestare nei confronti dei terzi le decisioni adottate e

di impegnare la società attraverso contratti e negozi giuridici).

L'azione degli amministratori deve essere sottoposta a verifica, ci sono quindi sia controlli interni che esterni per

salvaguardare la regolarità gestionale e l'integrità del patrimonio. Tuttavia nessun organo di controllo può interferire

con le scelte gestionali operate dagli amministratori, il contollo ha lo scopo di verificare la legalità dell'azione degli

amministratori.

Per quanto riguarda il controllo interno l'organo di controllo vigila sull'osservanza della legge e dello statuto, sul

rispetti dei principi di corretta amministrazione e sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e

contabile. Inoltre l'organo di controllo ha il potere di promuovere l'azione sociale di responsabilità contro gli

amministratori. Oltre a questo tipo di controllo c'è quello contabile volto a verificare la regolare tenuta, da parte

dell'organo di amministrazione, delle scritture contabili per assicurare la correttezza dell'informazione.

I sistemi di amministrazione e controllo → contrapposizione tra organo

In assenza di specificazioni, la società è organizzata secondo il modello tradizionale

amministrativo (che può essere amministratore unico o consiglio di amministrazione) e collegio sindacale. Altrimenti

lo statuto può prevedere il sistema dualistico (consiglio di gestione + consiglio di sorveglianza) o monistico (consiglio

di amministrazione sottoposto al controllo di un comitato costituito al suo interno). Le norme del sistema tradizionale

fanno da riferimento anche per gli altri modelli.

Sistema tradizionale: l'assemblea dei soci nomina gli amministratori che si occupano della gestione e il collegio

sindacale che si occupa dei controlli.

Sistema dualistico: l'assemblea dei soci nomina il consiglio di sorveglianza (che si occupano del controllo ma anche

dell'approvazione del bilancio) che a sua volta nomina un consiglio di gestione.

Sistema monistico: l'assemblea dei soci nomina un consiglio di amministrazione che a sua volta costituisce al suo

interno un comitato per il controllo sulla gestione (in questo modello quindi è impossibile l'amministratore unico).

Il controllo contabile è esercitato da un revisore esterno tranne nelle società tradizionali che non fanno ricorso al

mercato del capitale di rischio e che non devono redarre un bilancio consolidato.

1- Il sistema tradizionale

· Consiglio di amministrazione: l'organo amministrativo può essere composto da un solo amministratore o da più

amministratori che operano come organo collegiale. Lo statuto può lasciare all'assemblea la possibilità di determinare

il numero di amministratori (prevedendo solo minimo e massimo). L'amministrazione può essere affidata a soci e non

soci, ma lo statuto può subordinare l'assunzione della carica al possesso di certi requisiti (onorabilità, professionalità e

indipendenza). Non possono essere amministratori gli interdetti, gli inabilitati, i falliti o chi è condannato a una pena

che comporta l'interdizione anche temporanea dai pubblici uffici. Per tanto tempo si è discusso sulla possibilità per

una persona giuridica di essere amministratore, oggi la questione si è risolta in senso positivo. La nomina degli

amministratori spetta all'assemblea (tranne i primi che sono nominati nello statuto). Possono essere nominati per un

periodo massimo di 3 esercizi (la scadenza coincide con la data dell'assemblea di approvazione del bilancio). Il

contratto di amministrazione è un contratto a tempo determinato con natura onerosa. L'amministratore ha diritto a un

compenso stabilito dall'assemblea (può essere determinato dal giudice se l'assemblea non lo determina o se è

manifestamente inadeguato). Il compenso può essere articolato in forme diverse, anche combinate tra loro:

remunerazione fissa, remunerazione differita alla scadenza del mandato, gettoni di presenza alle riunioni consiliari,

remunerazione variabile collegata ai risultati della gestione ecc.

Gli amministratori possono essere revocati dall'assemblea in ogni momento, tranne quelli nominati eventualmente

dallo stato o da altri enti pubblici (che possono essere revocati solo da chi li ha nominati). La revoca può essere anche

del tutto immotivata, ma in questo caso vi è l'obbligo del risarcimento danno a carico della società. È sicuramente una

giusta causa la violazione del divieto di concorrenza (divieto di assumere la qualità di socio illimitatamente

responsabile o la carica di amministratore in una società concorrente).

Oltre che per revoca la cessazione può avvenire per scadenza del termine (ma l'amministratore resta in carica in

prorogazio fino al rinnovo anche solo parziale del consiglio) o per rinunzia. La rinunzia deve essere comunicata per

iscritto all'intero consiglio di amministrazione e al collegio sindacale; ha effetto immediato se permane in carica la

maggioranza degli amministratori. Se la cessazione di funzioni avviene durante il mandato, la sostituzione può

avvenire con deliberazione del consiglio stesso (cooptazione) se sono rimasti comunque la maggioranza degli

amministratori, il collegio sindacale deve poi approvare la sostituzione. Se invece non è rimasta in carica la

maggioranza, è necessario convocare un'assemblea. Lo statuto può prevedere che la cessazione di un amministratore

faccia cadere l'intera assemblea (clausola simul stabunt simul cadent).

Quando l'organo amministrativo è costituito da un amministratore unico, i poteri di gestione e il potere di

rappresentanza sono concentrati in un'unica persona. Se c'è invece un consiglio di amministrazione, le decisioni

vengono prese secondo il metodo collegiale (riunione + dibattito, partecipazione possibile anche attraverso i mezzi di

telecomunicazione). L'attività dell'organo collegiale viene coordinata dal presidente nominato dal consiglio stesso (se

non vi ha già provveduto l'assemblea). Il presidente convoca il consiglio e fissa l'ordine del giorno, di solito ha anche

il potere di rappresentare la società nei confronti dei terzi (la società gli attribuisce la firma sociale). Il consiglio si

riunisce almeno una volta l'anno per discutere e redigere il progetto di bilancio che verrà approvato in assemble e

almeno 2 volte l'anno in presenza di delegati (che svolgono le attività di gestione giornaliere di cui devono render

conto al consiglio). I membri sono tenuti a partecipare a tutte le riunioni, non esiste la possibilità di farsi

rappresentare. Il consiglio può deliberare se non sono tutti presenti, ma deve comunque essere presente la

maggioranza degli amministratori (salvo quorum più alto previsto dallo statuto). Quorum deliberativo: maggioranza

assoluto salvo maggioranza più elevata eventualmente prevista dallo statuto. Le deliberazioni prese in modo non

conforme a legge o statuto possono essere impugnate dal collegio sindicale o dagli amministratori assenti o

dissenzienti entro 90 giorni.anche i soci possono impugnare le decisioni, ma solo se sono lesive dei loro diritti (es.

negazione del diritto di recesso). Si usa lo stesso procedimento utilizzato per l'impugnazione delle decisioni

assembleari (2378). Sono in ogni caso salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede che non possono essere

pregiudicati dall'eventuale annullamento di una deliberazione già eseguita. Nel caso delle deliberazioni del consiglio,

non si distingue tra nullità e annullamento.

Il consiglio può delegare una parte delle proprie attribuzioni a un comitato esecutivo o ad uno o più dei suoi

componenti. Il comitato esecutivo è composto esclusivamente da membri del consiglio e funziona anch'esso secondo

il metodo collegiale. Invece la delega di funzioni al singolo amministratore dà luogo al cd. amministratore delegato, se

vi sono più amministratori delegati non siamo comunque in presenza di un comitato esecutivo e quindi non vi è

collegialità (anche se a volte devono agire congiuntamente). Vi è un elenco legislativo (2381 c. 4) di materie non

delegabili al comitato esecutivo o agli amministratori delegati: emissioni di prestiti obbligazionali non convertibili,

aumenti di capitale eventualmente delegati al consiglio in base allo statuto, la redazione del progetto di bilancio, la

predisposizione del progetto di fusione o scissione. Vi sono poi delle altre funzioni che sono indelegabili per natura:

potere di attribuire deleghe, valutazione dell'andamento della gestione sulla base della relazione degli organi delegati.

In presenza di un amministratore delegato, il consiglio non può avocare a sé il compito di curare l'assetto

organizzativo, amministrativo e contabile. Il consiglio stabilisce il contenuto, i limiti e le modalità di esercizio della

delega. Di solito l'amministratore delegato è tenuto a seguire quotidianamente la gestione della società e ha il compito

di riferirne al consiglio. Il delegato ha ampia autonomia rispetto al consiglio, ma la delega può essere revocata in ogni

momento. Gli altri amministratori possono sempre chiedere agli organi delegati di fornire informazioni relative

all'andamento della società.

Il potere di rappresentanza è connesso a quello di gestione, ma questo potere non spetta a tutti gli amministratori, ma

solo a quelli indicati nello statuto o nella deliberazione di nomina. Di questo potere deve essere data pubblicità

attraverso l'iscrizione nel registro delle imprese. Il potere di rappresentanza è generale, infatti le limitazioni

eventualmente previste non sono opponibili ai terzi, il compimento da parte degli amministratori di atti che esulano

dalle loro competenza ha effetti meramente interni (giustifica la revoca dell'amministratore e può dare luogo a

risarcimento danno).

Può capitare che un amministratore abbia degli interessi in relazione ad un'operazione della società. 2391:

l'amministratore deve dare notizia dell'interesse agli altri amministratori e al collegio sindacale e deve precisare: la

natura dell'interesse, i termini (contenuto), l'origine e la portata. In presenza di quest'interesse, il consiglio che

eventualmente approva l'operazione deve specificare le ragioni e la convenienza per la società. Se l'interssato è un

amministratore delegato, oltre a dare l'informazione deve anche astenersi dal compimento dell'operazione. Nel caso

dell'amministratore unico l'informazione deve essere fornita alla prima assemblea utile e anche al collegio

sindacale, ma ha il diritto di compiere l'operazione (a differenza dell'amministratore delegato). L'eventuale ratifica

dell'operazione da parte dell'assemblea non esclude comunque la responsabilità dell'amministratore unico interessato.

Le funzioni degli amminisitratori derivano da una relazione fiduciaria che li lega ai soci, per questo non possono

essere guidati che dall'interesse della società. L'informazione relativa a un interesse personale deve essere data a

prescindere da un eventuale conflitto con l'interesse societario. Le deliberazione del consiglio possono essere

impugnate entro 90 giorni dal collegio sindacale o dagli amministratori dissenzienti se:

– l'amministratore interessato ha violato l'obbligo di informativa

– la deliberazione del consiglio non contiene la motivazione richiesta

– la deliberazione è votata col voto determinante dell'interessato e può arrecare un danno alla società

Sono in ogni caso salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede.

Il contrappeso ai poteri di cui godono gli amministratori nella gestione è rappresentato dalla responsabilità in caso di

inadempimento dei propri obblighi. Questa responsabilità è di tipo civile dato che ha come scopo quello di ristorare il

danneggiato del danno subito. Gli amministratori possono essere responsabili verso la società (responsabilità

contrattuale per inadempimento), verso i creditori (per la mancata conservazione dell'integrità del patrimonio della

società), i singoli soci o i terzi (responsabilità contrattuale per fatto illecito).

Per quanto riguarda la responsabilità nei confronti della società, l'art. 2392 fissa il parametro di diligenza che deve

essere osservato dagli amministratori nell'adempimento dei suoi doveri non basta la diligenza dell'uomo medio,

occorre la diligenza del buon amministratore determinata non in astratto ma in funzione della natura dell'incarico e

delle specifiche competenze del singolo amministratore. Bisogna tenere in considerazione la dimensione della società

e dell'impresa, la tipologia e le qualità individuali dell'amministratore. La responsabilità che fa capo agli

amministratori è solidale (a meno che non si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni attribuite

in concreto a uno o più amministratori). In caso di delega di poteri, anche gli amministratori non delegati saranno

responsabili se non hanno chiesto informazione circa l'evoluzione della gestione sociale ai delegati. Gli amministratori

sono esenti da responsabilità se hanno fatto annotare il proprio dissenso sul libro delle adunanze e deliberazioni del

consiglio. L'azione sociale può essere esercitata:

Direttamente dalla società l'azione può essere promossa dalla società in seguito a deliberazione

assembleare o del collegio sindacale (maggioranza dei 2/3 dei membri) o con decisione del curatore fallimentare. Può

essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica.

Dai singoli soci in nome della società l'azione sociale può essere promossa da tanti soci che rappresentino

1/5 del capitale sociale (o diversa percentuale stabilita dello statuto che non superi 1/3). Questa percentuale si riduce a

1/40 nelle società aperte. In caso di successo la società rimborsa integralmente ai soci le spese della lite e beneficia del

risarcimento.

La promozione dell'azione di responsabilità non implica automaticamente la revoca dell'amministratore, tranne se c'è

il voto favorevole di almeno 1/5 del capitale. L'azione può essere oggetto di rinuncia della società o di accordo

transattivo con l'amministratore a condizione che non vi sia il voto contrario di almeno 1/5 del capitale. Il collegio

sindacale non ha il potere di rinunciare o transigere all'operazione, invece l'assemblea ha questo potere anche quando

l'azione è stata promossa dall'organo di controllo.

Responsabilità verso i creditori sociali: l'azione può essere proposta quando il patrimonio risulta insufficiente al

soddisfacimento dei crediti. Gli amministratori devono aver violato un precetto normativo specifico, una disposizione

statutaria o l'obbligo di diligenza. Gli amministratori non sono tenuti a far fronte delle perdite nel patrimonio ma sono

tenuti a risarcire i creditori per non aver adempiuto ai propri doveri facendo diminuire il patrimonio. La rinuncia della

società non può avere alcun effetto impediente rispetto alle iniziative dei creditori dato che non produce alcun

beneficio per la società. Invece la transazione è in teoria possibile, l'unica strada offerta allora ai creditori è di

dimostrare eventualmente l'inefficacia della transazione conclusa. Nella pratica la responsabilità è raramente esercitata

dai creditori, dato che sono più comode la procedura concorsuale di fallimento, la liquidazione coatta e

l'amministrazione straordinaria.

Responsabilità verso i soci o i terzi: in questo caso l'oggetto della tutela non è il patrimonio sociale ma il patrimonio

personale del socio o del terzo. In questo caso si ha un atto illecito (doloso o colposo) dell'amministratore. Siamo

nell'ambito della responsabilità extracontrattuale. Vi deve essere un danno diretto al patrimonio personale del socio o

del terzo. L'amministratore può essere chiamato a rispondere del danno nei 5 anni successivi al compimento

dell'azione.

· Direttore generale: è disciplinato dal 2396. Il direttore generale è il vertice della piramide organizzativa dell'azienda,

di solito è un lavoratore dipendente gerarchicamente subordinato agli amministratori di cui segue gli ordini. Data

l'ampiezza dei suoi poteri, in alcuni casi è assoggettato alla stessa responsabilità degli amministratori (se è nominato

espressamente dallo statuto o dall'assemblea).

· L'organo di controllo: l'organo di controllo è il collegio sindacale composto da 3 o 5 membri effettivi + 2 sindaci

supplenti. Possono essere soci o non soci ed avere i requisiti di professionalità richiesti dalla legge. Almeno un

membro effettivo e un supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, i membri restanti

devono essere scelti tra gli iscritti agli albi professionali (in particolare avvocati e commercialisti) o tra i professori

universitari (in materie giuridiche o economiche). Se l'organo svolge anche il controllo contabile, tutti i membri

dovranno essere iscritti sul registro dei revisori contabili. I membri devono essere indipendenti rispetto all'organo di

gestione. Non possono essere eletti: il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado di un amministratore; gli

amministratori di società controllate, della società controllante o di società sottoposte a comune controllo; coloro che

hanno rapporti di lavoro con la società o una società del gruppo. Cause di inellegibilità: interdizione, inabilitazione,

fallimento e condanna a pene che comportino l'interdizione dai pubblici uffici. Cause di ineleggibilità, mancanza di

requisiti soggettivi e difetto di indipendenza provocano l'automatica decadenza dalla carica. Lo statuto può anche

prevedere un limite al cumulo degli incarichi in altri collegi sindacali. I primi sindaci sono nominati nell'atto

costitutivo, successivamente la nomina spetta all'assemblea. Restano in carica per 3 anni e possono essere revocati

dall'assemblea solo per giusta causa (e la deliberazione deve essere approvata con decreto dal tribunale). Se un

sindaco viene meno durante il triennio (morte, rinunzia o decadenza), lo sostituisce il supplente fino alla successiva

assemblea che provvederà alla sua conferma o nominerà un nuovo sindaco (la sua carica scadrà insieme a quella degli

altri sindaci). La retribuzione è stabilita dallo statuto e in mancanza spetta all'assemblea di stabilirlo, è determinata per

l'intero periodo di durata del loro ufficio (funzionale all'indipendenza dei sindaci che non devono essere influenzati da

eventuali aumenti o riduzioni).

I sindaci hanno una funzione complementare rispetto all'azione degli amministratori, devono vigilare e controllare per

assicurare la legalità e la conformità ai parametri di corretta amministrazione e per verificare l'adeguatezza delle scelte

(organizzative, strutturali ed operative). Può essere chiamato anche ad effettuare il controllo contabile se la società è

chiusa e non vi è bilancio consolidato (cosa che non è possibile per gli organi di controllo negli altri modelli di

società). I sindaci hanno sia poteri collegiali che individuali, gli atti di ispezione e controllo possono essere esercitati

anche individualmente. Hanno accesso ad ogni informazione di natura contabile, amministrativa, organizzativa o

strategica che riguarda la società; non esistono restrizioni al loro diritto di informazione. Il sindaco partecipa alle

riunioni assembleari, del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo. Il diritto di informazione dei sindaci

riguarda anche le società controllate o controllante della società di cui fanno parte (quindi i collegi sindacali delle 2

società si scambiano informazioni, quindi viene posto un limite all'obbligo di riservatezza in capo ai sindaci). I sindaci

possono avvalersi sotto la propria responsabilità e a proprie spese di dipendenti e ausiliari che non si trovino in

condizioni di ineleggibilità di sindaco. Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni 90 giorni, è necessaria la

presenza della maggioranza dei membri e la decisione è presa dalla maggioranza assoluta dei presenti (il dissenziente

deve far annotare il proprio dissenso e le sue motivazioni nel libro delle adunanze e deliberazioni del collegio).

Vi è decadenza del sindaco se nel corso di un esercizio non partecipa senza giustificato motivo a 2 riunioni anche non

consecutive del collegio sindacale, 2 riunioni consecutive del consiglio di amministrazione o del comitato esecutivo, 1

riunione assembleare.

Se gli amministratori non provvedono alla convocazione di un'assemblea, qualora questa sia obbligatoria, spetta ai

sindaci di provvedervi. Il collegio deve inoltre attivarsi in presenza di denunzia di fatti censurabili da parte dei soci,

svolgendo le opportune indaginie dandone conto nella relazione annuale all'assemblea. I sindaci sono responsabili

(responsabilià penale) della verità delle loro attestazioni e della conservazione del segreto sui fatti e sui documenti di

cui hanno conoscenza in ragione del loro ufficio, inoltre sono solidalmente responsabili con gli amministratori per i

fatti e le omissioni di questi quando il danno non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformità agli obblighi

della loro carica.

2- Il sistema dualistico

· L'organo di gestione. L'organo di gestione è distinto dall'organo di controllo, ma a differenza del sistema

tradizionale dove entrambi gli organi sono nominati dall'assemblea, qui l'organo di controllo (consiglio di

sorveglianza) è nominato dall'assemblea e nomina a sua volta l'organo di gestione (consiglio di gestione). Al consiglio

di sorveglianza sono attribuite delle competenze che nel sistema tradizionale appartengono all'assemblea. Questo

sistema realizza una migliore separazione tra proprietà (soci) e controllo (gestori). Il consiglio di gestione, come

quello di amministrazione nel sistema tradizionale, ha il potere esclusivo di gestire la società e quindi attuare l'oggetto

sociale. Il funzionamento è largamente disciplinato attraverso richiami alla disciplina del consiglio di amministrazione

(es. presidenza e delega di funzione, cause di ineleggibilità e decadenza, pubblicità della nomina, potere di

rappresentanza, cessazione della carica ecc). Ci sono tuttavia delle differenze. Il consiglio di gestione è costituito da

un numero di componenti (anche non soci) non inferiore a 2, vige il metodo collegiale. I primi membri sono nominati

nello statuto, successivamente spetta al consiglio di sorveglianza che può anche determinare il numero entro i limiti

dello statuto. Ai membri del consiglio di sorveglianza spetta il potere di revoca (risarcimento danno se non esiste una

giusta causa). I membri del consiglio di gestione non possono essere anche membri del consiglio di sorveglianza, i 2

organi sono nettamente separati. L'azione sociale di responsabilità può essere promossa dall'assemblea, dai soci di

minoranza e dal consiglio di sorveglianza (che deve approvare la deliberazione a maggioranza dei componenti, se

l'azione è votata dai 2/3 dei componenti si ha la revoca automatica del consigliere di gestione e la sostituzione del

membro revocato). Il consiglio di sorveglianza può rinunziare all'azione o transigerla (deliberazione a maggioranza

assoluta dei membri del consiglio di sorveglianza senza opposizione di 1/5 dei membri dell'assemblea). Non si

pregiudica comunque l'azione promossa dai soci o dai creditori sociali.

· L'organo di controllo. La disciplina del consiglio di sorveglianza si ispira in parte a quella del collegio sindicale, ma

in parte anche a quella del consiglio di amministrazione (in quanto è chiamato alla nomina dell'organo di gestione). È

un organo collegiale composto da almeno 3 membri anche non soci nominati dall'assemblea (fatte salve eventuali

nomine da parte dello stato o altri enti o da parte di portatori di strumenti finanziari partecipativi). I membri restano in

carica per 3 esercizi e sono rieleggibili. I soci che sono componenti del consiglio di gestione non possono votare in

assemblea per la nomina dei membri del consiglio di sorveglianza. Contrariamente alle legislazioni straniere, non vi è

una norma che consente l'accesso al consiglio di sorveglianza ai rappresentanti dei lavoratori (sarebbe contraria alla

necessità di indipendenza). Lo statuto può richiedere particolari requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza.

Almeno un componente deve essere iscritto nel registro dei revisori contabili. Le cause di ineleggibilità e decadenza

sono le stesse previste per il consiglio di amministrazione, con 2 aggiunte: non si può essere membri del consiglio di

gestione e non si può avere un rapporto di lavoro con la società o una controllata o una sottoposta a comune controllo

(allo stesso modo non è possibile avere un rapporto continuativo di consulenza o prestazione d'opera retribuita). Lo

statuto può prevedere poi altre cause. Il componente del consiglio di sorveglianza può essere revocato dall'assemblea

in ogni tempo, fatto salvo il risarcimento danno in assenza di giusta causa. La revoca deve essere deliberata con il voto

di almeno 1/5 del capitale sociale. Non sono previsti meccanismi di cooptazione ma se necessario i membri vengono

sostituiti mediante deliberazione assembleare.

Competenze: →

Nomina e revoca dei gestori a questo potere si aggiunge quello di fissare il compenso degli amministratori,

ma lo statuto può attribuire quest'ultimo potere all'assemblea. Il consiglio di sorveglianza controlla la gestione della

società svolgendo le stesse funzioni del collegio sindacale nel metodo tradizionale e riferisce per iscritto all'assemblea

almeno una volta l'anno l'attività svolta.può denunciare al tribunale il compimento di gravi irregolarità da parte del

consiglio di gestione, ma questo potere non ha grande rilevanza dato che i membri del consiglio di sorveglianza

possono revocare quelli del consiglio di gestione e promuovere l'azione sociale di responsabilità.

Approvazione del bilancio di esercizio (e eventualmente anche quello consolidato) in caso di mancata

approvazione, o se lo richiede 1/3 dei membri del consiglio di sorveglianza o di gestione, la competenza sarà attribuita

all'assemblea. I soci hanno il diritto di impugnare la decisione di approvazione del bilancio presa dal consiglio di

sorveglianza. →

Diligenza e responsabilità sono assimilabili al consiglio di amministrazione del sistema tradizionale. La

responsabilità dei membri del consiglio di sorveglianza è solidale con quella dei membri del consiglio di gestione. I

soci che soci che sono membri del consiglio di gestione non possono votare nell'assemblea che delibera sull'azione di

responsabilità nei confronti dei consiglieri di sorveglianza.

Il consiglio di sorveglianza è legittimato ad assistere alle riunioni del consiglio di gestione (nelle società quotate la

legittimazione si trasforma in un obbligo per almeno un membro) e obbligato a partecipare a quelle assembleari.

3- Il sistema monistico

La caratteristica principale del sistema è di non avere un organo di controllo separato dall'organo di gestione, l'organo

di controllo è infatti costituito all'interno di quello di gestione. Si privilegia la circolazione delle informazioni tra

l'organo amministrativo e l'organo deputato al controllo. Al consiglio di amministrazione spetta l'esclusiva

competenza di gestione dell'impresa ed è regolato dalle norme relative al consiglio di amministrazione del sistema

tradizionale, ci sono tuttavia delle peculiarità funzionali ad assicurare l'efficacia dei controlli interni anche in assenza

di un organo separato dal consiglio stesso.

L'organo è collegiale e almeno 1/3 dei membri deve avere i requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci. Il consiglio

di amministrazione nomina al suo interno un comitato per il controllo della gestione composto da almeno 2 membri (3

per le società aperte). Possono far parte del comitato gli amministratori indipendenti, con requisiti di professionalità e

onorabilità previsti nello statuto e senza incarichi operativi all'interno della società (es. non possono essere membri del

comitato esecutivo e non possono essere amministratori delegati).

Il comitato per il controllo deve eleggere al suo interno il presidente, vigilare sull'adeguatezza della strutture

organizzativa della società e svolgere ulteriori funzioni eventualmente affidate dal consiglio di amministrazione. Se è

necessario sostituire un membro del comitato per il controllo, il consiglio deve in primo luogo scegliere all'interno dei

suoi membri fra quelli che sono in possesso dei requisiti imposti da legge e statuto, se questo non è possibile si deve

procedere alla cooptazione di un nuovo consigliere dotato dei requisiti necessari. Il comitato per il controllo è

disciplinato in parte dalle norme relative al collegio sindacale, deve riunirsi ogni 90 giorni (può costituirsi con la

presenza della maggioranza dei membri e può deliberare con la maggioranza dei presenza). A differenza del collegio

sindacale però non sono previste delle cause di decadenza per la mancata presenza ingiustificata alle riunioni.

Amministrazione e controlli interni nelle società quotate

Il TUF prevede delle regole speciali in materia di società quotate, queste regole sono dirette a:

– permettere anche alle minoranze azionarie di eleggere uno o più componenti del consiglio di amministrazione

(ma non del consiglio di gestione nel sistema dualistico)

– innalzare i requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza delle cariche sociali

– rafforzare poteri, doveri e obblighi degli organi di controllo e dei singoli componenti di tali organi

In particolare si prevede un sistema di elezione dei componenti del consiglio di amministrazione fondato sul “voto di

lista” per permettere che almeno un consigliere sia espressione della minoranza. Si esclude la possibilità di affidare la

gestione della società a un amministratore unico. Nel metodo tradizionale almeno un amministratore (o almeno 2 se il

numero totale è > 7) deve avere i requisiti di indipendenza richiesti per i sindaci. Nel metodo dualistico è necessario

almeno un membro indipendente nel consiglio di gestione se questo ha più di 4 membri. Nel sistema monistico

l'amministratore espresso dalla minoranza deve avere tali requisiti.

I compensi devono essere approvati dall'assemblea ordinaria e devono essere motivati.

L'organo di controllo ha dei doveri ulteriori, deve vigilare sulle modalità di concreta attuazione delle regole del

governo societario e sull'adeguatezza delle disposizioni impartite dalla società alle società controllate. Deve inoltre

informare la Consob delle irregolarità riscontrate durante l'attività di vigilanza. Il diritto di informazione è maggiore e

l'organo di controllo può servirsi anche di dipendenti della società (ma solo i membri del collegio sindacale possono

avvalersi di propri dipendenti e ausiliari). L'organo di controllo può convocare l'organo di gestione (in tutti e 3 i

modelli) e l'assemblea (nel modello tradizionale e in quello dualistico).

Il controllo contabile

Il controllo contabile è un controllo esterno. Il soggetto tenuto ad effettuare tale controllo deve:

– verificare con periodicità trimestrale la regolare tenuta della contabilità sociale e la corrette rilevazione nelle

scritture contabili dei fatti di gestione

– verificare se il bilancio di esercizio (e eventualmente quello consolidato) corrispondono alle risultanze delle

scritture contabili

– esprimere tramite una relazione il giudizio sul bilancio di esercizio e quello consolidato

Se la società di revisione esprime un giudizio negativo sul bilancio o afferma l'impossibilità di dare un giudizio, deve

avvertire immediatamente la Consob. I revisori possono chiedere agli amministratori qualsiasi documento e notizia

utile. L'incarico è conferito alla società di revisione scelta dall'assemblea sentito il parere del collegio sindicale (nelle

società quotate l'incarico è attribuito su proposta motivata dell'organo di controllo). Contestualmente alla nomina

viene determinato anche il compenso per tutta la durata dell'incarico (come per i sindaci). La durata dell'incarico è di 3

esercizi (9 esercizi nelle quotate) ed è rinnovabile. L'incarico può essere revocato solo per giusta causa e il tribunale

deve confermare la deliberazione assembleare. La Consob può revocare il revisore d'ufficio se riscontra una causa di

incompatibilità o riscontra gravi irregolarità.

Cause di ineleggibilità per i revisori: quelle previste per il collegio sindacale, carica di sindaco della società (incluse

controllate e controllanti). Per le società quotate la consob stabilisce le cause di incompatibiltà e determina le

caratteristiche degli incarichi e dei rapporti che possono compromettere l'indipendenza della società di revisione.

LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

Disposizioni generali, conferimenti, quote

La srl è il tipo più diffuso di società. È una società di cui il legislatore riconosce la personalità giuridica (2331),

risponde per le sue obbligazioni sociali soltanto con il suo patrimonio ma al tempo stesso evidenzia delle

caratteristiche fortemente personali. È un modello intermedio tra le società di persone e le società di capitali. La srl in

effetti viene spesso chiamata “società di persone a responsabilità limitata”. I soci hanno una grande libertà nella

determinazione del funzionamento, con il limite che le partecipazioni sociali non possono costituire azioni e non

possono fare oggettodi offerta al pubblico di prodotti finanziari. La srl viene regolata in modo autonomo nel nostro

ordinamento per la prima volta con la riforma del 2003, i rinvii alla disciplina delle spa svolgono ormai un ruolo

limitato.

Il carattere personale della società

Dal punto di vista del sistema del cc, la srl appartiene alle società di capitali. Inoltre le persone dei soci non rilevano

per la loro capacità di solvenza. Tuttavia la persona assume un ruolo più rilevante rispetto alle società di capitali

tramite certe disposizioni specifiche (es. vi è un più stringente obbligo fiduciario di buona fede e correttezza tra i soci

e l'autonomia statutaria è molto più ampia). La srl è quindi una società personale che, pur godendo del beneficio della

responsabilità limitata, è sottratta alla rigidità della disciplina richiesta per le società di capitali.

I soci sono liberi di organizzare e disciplinare la società praticamente come se fosse una società di persone. Es. tutti i

soci possono essere nominati amministratori dallo statuto e il loro potere di gestione potrà esplicarsi congiuntamente o

disgiuntamente. Le decisioni possono essere prese anche non collegialmente, il trasferimento delle partecipazioni può

essere subordinato al gradimento anche di tutti i soci (fatto salvo il diritto di recesso), si possono riconoscere ai singoli

soci dei diritti particolari modificabili solo con il consenso di tutti. Si possono prevedere nello statuto delle cause di

esclusione ulteriori rispetto a quella prevista dalla legge (morosità del socio nell'esecuzione dei conferimenti, 2473

bis). Il socio escluso avrà il diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione al patrimonio

sociale, il rimborso può avvenire con le stesse modalità previste per il recesso (acquisto della quota da parte di altri

soci o terzi oppure utilizzazione delle riserve disponibili con correlativo annullamento della partecipazione

dell'escluso), è invece escluso il rimborso per riduzione del capitale. Se non è possibile procedere al rimborso la

società dovrà essere posta in liquidazione (in questo caso non si parla di diritto alla liquidazione della quota ma di

diritto alla quota di liquidazione).

L'atto costitutivo, come nelle società di persone, può prevedere clausole di arbitraggio. In caso di lacune lo statuto

stesso può prevedere un rinvio alla disciplina della snc (in questo caso si accentuerà il carattere personale della

società) o della spa (in questo caso si ridurrà).

Data l'ampia autonomia nella redazione dell'atto costitutivo, i soci possono già prevedere tutte le regole in questo

documento i patti parasociali in questo caso non sono necessari e infatti il legislatore non prevede un regime

speciale per questi patti nell'ambito della srl (differenza rispetto alla spa).

L'atto costitutivo deve comunque contenere delle indicazioni obbligatorie, e in questo caso si rimanda in larga misura

alla disciplina della spa. La struttura dell'atto costitutivo è invece diversa rispetto a quella della spa perché in questo

caso si ha la tendenza a non separare atto costitutivo e statuto.

Responsabilità per le obbligazioni sociali

La srl può essere partecipata da una o più persone fisiche o giuridiche. L'unica ipotesi di responsabilità illimitata e

sussidiaria del socio è quella che consegue all'inadempimento rispetto a specifici obblighi che gravano sul socio unico.

In caso di insolvenza della società per le obbligazioni sorte nel periodo in cui vi era un unico socio, questa persona

risponde illimitatamente se i suoi conferimenti non sono stati interamente liberati o se non era stata data pubblicità

dell'unipersonalità nel registro delle imprese.

Conferimenti e finanziamenti

È riconosciuta all'autonomia negoziale la possibilità di svincolare da un rapporto di diretta proporzionalità tra misura

del conferimento e misura della partecipazione sociale attribuita. Si utilizzerà la diretta proporzionalità solo se lo

statuto non prevede diversamente. Questa norma è del tutto analoga a quella prevista per le società di persone, anche

se in realtà si ha un'apertura simile anche per le società per azioni.

Come nelle società di persone, è possibile conferire nelle srl tutto ciò che sia oggetto di valutazione economica:

denaro, crediti e beni in natura, prestazioni di carattere personale. È quindi possibile conferire anche: diritti sui

marchi, diritti di brevetto, diritti patrimoniali d'autore, know-how e avviamenti commerciali. Per quanto riguarda la

prestazione d'opera o di servizi, in quanto prestazione con carattere spiccatamente personale, essa deve essere assunta

dal socio congiuntamente alla prestazione di una polizza assicurativa, di una fideiussione bancaria o di una cauzione

in denaro a favore della società. Queste polizze non sono oggetto del conferimento, ma sono piuttosto delle necessarie

garanzie della prestazione. Questo conferimento inoltre presuppone la stima della prestazione promessa.

La prestazione della garanzia è vista come uno strumento alternativo al versamento del contante in caso di

conferimento in denaro. Il socio che si è obbligato a liberare la sua quota di partecipazione con denaro deve, all'atto

della sottoscrizione, versare almeno ¼ della somma promessa e le ulteriori parti quando gli viene richiesto dagli

amministratori; tuttavia il primo o i successivi versamenti possono essere sostituiti dalla stipula (per l'importo almeno

corrispondente) di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria.

Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri

creditori. La srl può inoltre emettere dei “titoli di debito” che possono essere sottoscritti esclusivamente da investitori

professionali soggetti a vigilanza prudenziale. L'emissione dei titoli di debito presuppone un'apposita previsione

dell'atto costitutivo. La decisione di emettere titoli di debito deve prevedere le condizioni del prestito e può prevedere,

previo consenso della maggioranza dei possessori, la modificazione di tali condizioni. La decisione sull'emissione è

iscritta nel registro delle imprese.


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente del lavoro
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Macrì Enrico.

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