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_diritto alla liquidazione della propria quota, in caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente al singolo

socio

_diritto alla quota di liquidazione, comprensiva del rimborso dei conferimenti e della quota di ripartizione

dell'eventuale attivo residuo, in caso di scioglimento della società.

b. Diritti amministrativi: essi attengono alla gestione sociale o al controllo diretto o indiretto su di essa.

-diritto di amministrare (a tutti i soci a responsabilità illimitata, salvo diversa pattuizione)

-diritto di esprimere il proprio consenso nei casi in cui la legge rimette una decisione alla collettività dei soci o al

gruppo dei soci amministratori

-diritti di controllo spettanti ai soci che non partecipano all'amministrazione (2261)

-diritto di aver comunicazione ed eventualmente contestare il bilancio di esercizio nella s.n.c. e s.a.s.

-diritto di promuovere, anche individualmente, l'azione di responsabilità nei confronti dei soci amministratori

-diritto di chiedere giudizialmente la revoca per giusta causa dell'amministratore (2259, ult. comma)

-diritto di recesso (2285)

-altri diritti possono essere attribuiti dall'atto costitutivo a tutti i soci o solo ad alcuni

Ma con l'acquisizione della partecipazione sociale, il socio è destinatario di obblighi:

-collaborazione verso la società (art 1375 principio generale di correttezza e buona fede)

-obbligo del conferimento

-obbligo di pagare i creditori sociali

-per s.n.c. e accomandatari di s.a.s.: obbligo di non concorrenza: non esercitare, per conto proprio o altrui, un'attività

concorrente con quella della società e non partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società

concorrente (2301, c.1). Il divieto sussiste in caso di liquidazione della società, mentre, salvo specifica assunzione

pattizia, esso non grava sul socio receduto o escluso o che ha ceduto la sua quota. Ma l'obbligo di non concorrenza è

derogabile: gli altri soci possono consentire al socio di svolgere un'attività concorrente e il loro consenso è presunto se

l'esercizio di tale attività preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza (2301, c.2); in caso di

violazione, risarcimento dei danni subiti dalla società ed eventuale esclusione (2301, ult.comma).

LE DECISIONI DEI SOCI

Distinzione:

a. modificano il contratto sociale: in assenza di diverse pattuizioni, è necessario per principio il consenso di tutti i soci;

in realtà pero' art 2300 c.2 considera come possibile ma non imprescindibile una deliberazione e non si hanno

particolari obblighi procedimentali: la decisione di prorogare tacitamente la società puo' essere adottata per

comportamenti concludenti (2273).

b. ineriscono all'amministrazione della società: disposizioni suppletive dell'autonomia negoziale; souplesse per il

principio della naturale inerenza del potere di amministrazione (decidere la gestione dell'impresa) ad ogni socio.

Decisioni rimesse direttamente ai soci, che possono addirittura decidere disgiuntamente tra loro (2257).

In generale, superfluità del metodo assembleare, è sufficiente una consultazione individuale, non è necessaria una vera

e propria riunione collegiale appositamente convocata. L'assenza dell'obbligo di informazione preventiva dei soci per

la formazione della volontà sociale non impedisce la previsione, da parte dei soci, di un metodo apposito che assicuri

la protezione degli interessi partecipativi.

POTERE DI AMMINISTRAZIONE: potere di gestire la società nell'ambito dei doveri previsti dalla legge e dall'atto

costitutivo, compiendo tutti gli atti o assumendo tutte le iniziative utili al conseguimento dell'oggetto sociale.

Modello legale (solo in assenza di specifiche disposizioni dell'atto costitutivo): potere di amministrazione spetta a

ciascuno dei soci illimitatamente responsabili; amministrazione disgiuntiva: ciascun socio è investito del potere di

amministrare la società disgiuntamente dagli altri soci (2257): ogni socio puo' autonomamente intraprendere

qualunque atto di gestione rientrante nell'ambito dell'oggetto sociale, senza dover informare anticipatamente gli altri

soci né dover chiedere la loro preventiva approvazione. Parziale contemperamento: diritto degli altri soci

amministratori di opporsi all'operazione prima che questa venga realizzata. L'opposizione blocca l'iniziativa del

singolo amministratore e rimette ogni decisione sulla fondatezza dell'opposizione alla maggioranza dei soci

determinata non per teste ma secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili (2257 ult.comma).

Modello alternativo, espressamente previsto nel contratto sociale: amministrazione congiuntiva: per il compimento di

qualsiasi operazione sociale è necessario il consenso di tutti i soci amministratori (2258), anche se questa regola puo'

essere derogata prevedendo la maggioranza per singole decisioni. Il singolo socio non puo' esercitare individualmente

il potere di gestione, tranne se vi è urgenza di assumere un'iniziativa per evitare un danno alla società (2258,

ult.comma).

Possibili varianti del modello convenzionale: combinazione di forma disgiuntiva per gli atti di ordinaria

amministrazione e congiuntiva per straordinaria amministrazione; amministrazione disgiuntiva o congiuntiva affidata

ad alcuni soci soltanto.

L'atto costitutivo puo' contenere clausole con cui si deferiscono ad uno o più terzi i contrasti tra coloro che hanno il

potere di amministrazione e puo' prevedere che la decisione gestoria sia reclamabile davanti ad un collegio. La

decisione dell'arbitratore è impugnabile solo provando la sua malafede.

POTERE DI RAPPRESENTANZA: legittimazione (sostanziale e processuale) ad esprimere verso l'esterno la volontà

sociale, impegnando la società nei suoi rapporti coi terzi. Normalmente, ma non necessariamente, attribuito a chi

esercita il potere di amministrazione.

Modello legale (suppletivo): perfetta corrispondenza tra potere di amministrazione-rappresentanza. Art 2266: il potere

di agire in nome e per conto della società è attribuito a ciascun socio amministratore, esercitabile disgiuntamente o

congiuntamente (a seconda se amministrazione disgiunta o congiunta); il potere di rappresentanza è esteso a tutti gli

atti che rientrano nell'oggetto sociale; si tratta di rappresentanza sia negoziale che processuale (attiva e passiva). Ma i

soci, convenzionalmente, possono spezzare tale perfetta coincidenza quanto a:

-soggetti investiti dal potere

-modalità di esercizio

-contenuto del potere

SOCIO AMMINISTRATORE. E' titolare di una serie di diritti, poteri, obblighi e responsabilità diversi da quelli che

già gli spettano come socio. Il rapporto di amministrazione è connesso ma autonomo rispetto a quello che lega il socio

alla società: le vicende relative al potere di amministrazione (attribuzione, modifica, cessazione) possono interferire,

ma non necessariamente interferiscono col rapporto sociale. Il rapporto di amministrazione è sui generis, ma mutua

dalla disciplina del mandato alcune disposizioni non incompatibili con le peculiarità del ruolo e delle funzioni

dell'amministratore. Egli puo' compiere tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione rientranti nell'oggetto

sociale senza essere tenuto a seguire le istruzioni dei soci o a ottemperare a particolari obblighi di consultazione nei

loro confronti, ma obblighi: dovere generale di gestire la società con la diligenza del mandatario (1710), doveri

specifici previsti dalla legge per le società commerciali: (regolare tenuta delle scritture contabili, art 2302; pubblicità

legale, 2296 e 2300); violazione degli obblighi sanzioni amministrative e penali, giusta causa per la revoca del

socio dalla carica di amministratore (2259).

Responsabilità civile per i danni causati alla società in seguito ad inadempimento (2260, c.2): è una responsabilità

contrattuale che investe solidalmente tutti gli amministratori (tranne quelli che dimostrano essere esenti da colpa) e

coloro che hanno agito come amministratori di fatto. Tale responsabilità puo' essere fatta valere con un'azione diretta a

reintegrare il patrimonio sociale attraverso una loro condanna al risarcimento dei danni; ammissibilità

giurisprudenziale dell'azione dei singoli soci nei confronti degli amministratori (artt 2393 e 2395 per s.p.a.).

SOCIO NON AMMINISTRATORE. Socio che, per disposizione del contratto sociale, non partecipa all'esercizio del

potere di amministrazione; coinvolgimento limitato nell'attività sociale: far pervenire collettivamente indicazioni e

direttive quanto alla gestione degli amministratori. Tutela tramite l'attribuzione di determinati poteri individuali di

informazione e controllo: art 2261:

-diritto di informazione immediata esercitabile in qualunque momento, anche durante l'esercizio sociale, tramite la

richiesta di informazioni e notizie sullo svolgimento dell'attività sociale e la richiesta di consultare i documenti relativi

all'amministrazione

-diritto al rendiconto degli affari sociali che di fatto il socio matura al termine di ogni anno, salvo che il contratto non

stabilisca un termine più breve

AMMINISTRATORE NON SOCIO. Gli puo' essere conferito il potere di amministrazione, salvo nel caso di s.a.s.

(2318 c.2) e società tra avvocati.

Ma orientamento giurisprudenziale contrario: inammissibilità per il principio della stretta corrispondenza tra il potere

di amministrazione e la responsabilità illimitata: chi esercita il potere di direzione deve essere illimitatamente

responsabile per le obbligazioni sociali. I soci possono comunque affidare, per contratto sociale o con atto separato, la

gestione dell'impresa o la risoluzione dei contrasti su di essa ad un terzo estraneo, senza spogliarsi del potere ultimo di

determinazione imprenditoriale e della responsabilità illimitata, è solo un diverso modo di esercizio del potere di

direzione. Il problema quindi non riguarda tanto l'ammissibilità di questa fattispecie, ma gli effetti della nomina per il

terzo che assuma la funzione di amministratore, poiché la giurisprudenza tratta come socio colui che si comporta agli

occhi dei terzi come tale (socio apparente).

AMMINISTRATORE PERSONA GIURIDICA. →

E' senza dubbio ammissibile, data la possibilità di una partecipazione di società di capitali a società di persone è

ammissibile quindi anche una s.a.s. in cui tutti i soci accomandatari sono società di capitali il potere di

amministrazione viene allora esercitato dalla persona giuridica socio accomandatario. Vuoto legislativo sulle modalità

di esercizio del potere applicazione analogica del d.lgs. 1991 sull'amministratore persona giuridica nel GIE. La

società partecipante esercita la propria attività di amministratore attraverso il suo rappresentante legale ovvero

attraverso altro rappresentante da essa designato purché si indichi, nella clausula statutaria, la persona fisica incaricata

di rappresentare la persona giuridica amministratore; il rappresentante assumerà gli stessi obblighi e le stesse

responsabilità previsti a carico degli amministratori persone fisiche, ferma restando la responsabilità solidale della

persona giuridica amministratore. La responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, invece, continua a gravare

solo sulla società partecipante, senza estendersi alle persone fisiche che hanno agito come rappresentanti della stessa.

ATTRIBUZIONE, REVOCA E MODIFICA DEI POTERI DI AMMINISTRAZIONE E RAPPRESENTANZA

Potere di amministrazione:

a. Attribuzione: nel modello legale, a tutti i soci illimitatamente responsabili, ma derogabilità possibile con

designazione degli amministratori nel contratto sociale (2257) o con atto separato, con decisione all'unanimità, salvo

che l'atto costitutivo non preveda il principio maggioritario (2259 c.2).

b. Revoca:

_se designazione nel contratto sociale: presupposto: giusta causa (2259), altrimenti la revoca non ha effetto e

decisione all'unanimità se non è stabilito diversamente nell'atto costitutivo

_se designazione con atto separato, anche senza giusta causa, salvo diritto al risarcimento dei danni subiti

dall'amministratore revocato (2259 c.2 e 1725, mandato).

In ogni caso, uno o più soci ha il diritto di chiedere giudizialmente la revoca dell'amministratore per giusta causa

(2259 ult.comma).

Potere di rappresentanza:

Attribuzione: nel modello legale, è una conseguenza naturale dell'attribuzione del potere di amministrazione. Ma se

l'atto costitutivo o una sua successiva modificazione interrompe tale connessione, le deroghe o limitazioni introdotte

devono essere rese opponibili ai terzi:

_s.n.c. e s.a.s.: iscrizione di ogni limitazione, originaria o successiva, nel registro delle imprese (2298).

_società irregolare: limitazione è opponibile ai terzi solo se la società riesce a provare che questi ne erano a

conoscenza (2297 c.2)

_s.s.: rinvio dell'art 2266 a 1396: le limitazioni originarie del contratto sociale sono sempre opponibili ai terzi, mentre

quelle successive lo sono solo se portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei ovvero se la società riesce a provare

che i terzi ne erano comunque a conoscenza. Ma in realtà ormai applicazione dello stesso regime di s.n.c. e s.a.s., visto

che per s.s. agricola è stato introdotto un regime di pubblicità legale.

SOCI ACCOMANDANTI.

Trattamento più simile a quello dei soci di società di capitali (2320, 2321, 2322): obbligati al solo conferimento e

rispondono nei confronti dei terzi limitatamente alla quota conferita. Ma come pendant: ferrea esclusione

dall'amministrazione della società: divieto di immistione, a pena di sanzioni patrimoniali. Art 2320: gli accomandanti

non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società se non in presenza

di determinate condizioni; portata ampia del divieto: sia amministrazione interna (partecipazione alla formazione delle

decisioni in merito agli affari sociali) sia amministrazione esterna (attuazione delle decisioni sociali nei rapporti coi

terzi). Ma riconoscimento legislativo di alcuni diritti amministrativi:

-concorrere alla nomina e revoca degli amministratori, anche quando questi vengono nominati con atto separato

(2319)

-trattare e concludere affari, sotto le direttive degli amministratori, in nome della società sulla base di una procura

speciale per singoli affari

-prestare la propria opera, sotto la direzione degli amministratori e senza alcuna autonomia o indipendenza negoziale

-dare autorizzazioni o pareri per determinate operazioni

-compiere atti di ispezione e sorveglianza, se l'atto costitutivo lo consente.

In caso pero' di s.a.s. irregolare: carattere assoluto del divieto di immistione: lettura interpretativa art 2317 ult.comma:

subordinazione della responsabilità limitata degli accomandanti alla condizione che non abbiano partecipato alle

operazioni della società.

Potere di controllo degli accomandanti consiste solo nel diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del

conto dei profitti e delle perdite e di controllarne l'esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della società

(2320, ult.comma); potere meno incisivo del socio non amministratore della s.n.c.: non puo' chiedere notizie sullo

svolgimento degli affari sociali durante la gestione, non puo' esercitare diritto di consultazione documentale fino alla

chiusura dell'esercizio sociale e per questo motivo si ritiene che possa partecipare all'approvazione del bilancio.

L'ingerenza nell'amministrazione (o se l'accomandante consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale,

art 2314) determina:

*rischio di esclusione dalla società

*perdita del beneficio della responsabilità limitata: essa è prevista nel solo interesse dei terzi e non incide nei rapporti

→ per le somme eventualmente pagate

interni tra i soci, in cui egli mantiene diritti e obblighi di socio accomandante

ai terzi in eccesso alla quota conferita, egli ha un diritto di rivalsa sia nei confronti dell'obbligato principale (la

società) che nei confronti degli accomandatari.

Le vicende delle società di persone

Costituzione

Avviene mediante la conclusione di un contratto non formale, può essere concluso anche tramite fatti concludenti o

tramite la destinazione di beni o servizi all'esercizio in comune di un'attività economica (in questi casi si ha una

società di fatto e si applica la disciplina della snc o della ss a seconda della natura dell'attività). La libertà di forma nel

contratto subisce un'eccezione in alcuni casi sulla base della natura del bene conferito. Ai fini dell'iscrizione della

società, il contratto deve contenere alcune indicazioni: generalità dei soci, ragione sociale, i soci che hanno la

rappresentazione e l'amministrazione della società, la sede, l'oggetto sociale, i conferimenti di ciascun socio e i loro

valori, la prestazione a cui sono obbligati i soci d'opera, le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la

durata della società. La mancanza di queste indicazioni non influisce sulla validità della società ma inoltre non è

sempre di ostacolo all'iscrizione (es. si può ricorrere alle norme suppletive in caso di mancata nomina

dell'amministratore il potere spetta disgiuntamente a tutti i soci).

Iscrizione nel registro delle imprese

Per la snc e la sas: il contratto di società deve essere iscritto nella sezione ordinaria del registro delle imprese su

richiesta degli amministratori o del notaio entro 30 giorni dalla conclusione del contratto (in caso di inerzia possono

provvervi i soci a spesa della società).

Le ss: si devono iscrivere nella sezione speciale, possono richiedere l'iscrizione gli amministratori o l'unanimità dei

soci in caso di contratto verbale.

L'iscrizione ha effetto di pubblicità legale con efficacia dichiarativa, infatti gli atti e i fatti compiuti dalla società

saranno opponibili ai terzi solo dopo l'iscrizione, a partire da questo momento c'è un presunzione assoluta di

conoscenza. Prima dell'iscrizione gli atti e i fatti sono opponibili solo se i terzi erano a conoscenza dell'esistenza della

società, infatti prima dell'iscrizione si ha una presunzione relativa di non conoscenza.

La mancata iscrizione comporta l'assoggettamento alla disciplina delle società irregolari: relativamente alla posizione

dei creditore si applicano le regole della ss (indebolimento dell'autonomia patrimoniale), il potere di rappresentanza si

presume in capo al socio che ha agito, prescrizione decennale (e non quinquennale). Resta comunque fermo il regime

di responsabilità proprio del tipo societario.

Invalidità del contratto sociale

L'invalidità non è disciplinata da norme speciali, ma il ricorso alle norme generali sul contratto è a volte inidoneo.

Infatti si vuole evitare l'invalidità perché provocherebbe la liberazione dei soci dall'obbligo di conferimento ed il

diritto alla restituzione di quanto corrisposto alla società + la caducazione degli atti compiuti. Per evitare queste

conseguenze (a protezione dell'affidamento creato dalla società), ci si riferisce alla disciplina dell'invalidità delle

società più evolute. Nelle società si hanno quindi delle regole particolari per quanto riguarda gli effetti dell'invalidità,

invece per quanto riguarda le cause di nullità ci si riferisce alle regole comuni dei contratti. Se l'attività della società

non è ancora iniziata, si applica integralmente la disciplina di invalidità dei contratti. Se l'attività è iniziata invece

l'accertamento dell'invalidità vale per il futuro e produce gli stessi effetti dell'accertamento di una causa di

scioglimento (occorre quindi la liquidazione e si devono soddisfare i creditori sociali prima di liberare i soci dai loro

obblighi). È possibile convalidare un contratto sociale annullabile attraverso una sanatoria, in conformità col principio

del favor societatis (si vuole salvaguardare l'attività economica).

L'invalidità può colpire l'intero contratto ma può anche riguardare una singola partecipazione. In questo caso si avrà la

nullità dell'intero contratto solo se la partecipazione del socio è ritenuta essenziale. Se la nullità è data da un vizio

→ il socio ha solo il diritto alla liquidazione della sua quota e non alla restituzione del

attinente alla persona del socio → il socio perde la legittimazione

conferimento. Se l'invalidità deriva da un vizio del consenso a far valere

l'annullabilità della pèartecipazione.

La nullità di una clausola importa la nullità dell'intero contratto se la clausola è essenziale e non può essere sostituita

di diritto da norme imperative.

Società occulta e società apparente

Società occulta: il rapporto sociale sussistente tra le parti non è manifestato all'esterno, chi agisce lo fa per conto della

società ma in nome proprio. Poi vi è il socio occulto della società palese quando è segreta la sua partecipazione alla

società ma non è segreta la società stessa. Qualora si accerti la partecipazione a una società occulta, il fallimento di un

imprenditore riferibile alla società provoca il fallimento della società.

Società apparente: le manifestazioni esteriori dell'esistenza di una società prevalgono sulla volontà reale delle parti se

creano un affidamento nei confronti dei terzi che credono di trovarsi davanti a una società.

Le modificazioni del contratto sociale:

Le modificazioni possono essere soggettive (mutamenti nella composizione della compagine sociale) o oggettive

(mutamenti relativi al contenuto). In principio serve l'unanimità, ma in alcuni casi è la legge stessa a prevedere la

regola della maggioranza e in ogni caso è sempre possibile per i soci di derogare alla regola dell'unanimità con quella

della maggioranza. Casi legislativi di principio maggioritario: esclusione del socio (maggioranza per capi e il socio in

causa non vota) e decisioni di trasformazione, fusione e scissione (mnaggioranza per quote di partecipazione agli utili,

diritto di recesso per il socio dissenziente). Le modificazioni devono essere iscritte per poter essere opponibili, in

alcuni casi la pubblicità ha anche altri effetti (es. in caso di riduzione del capitale, questa potrà essere eseguita solo 3

mesi dopo l'iscrizione).

Partecipazioni e trasferimenti inter vivos

Mutamenti nella compagine sociale: ingresso di soci in virtù di un aumento del capitale, trasferimento della

partecipazione per atto tra vivi o per causa di morte, estinzione della singola partecipazione per morte, esclusione o

recesso del socio. Le società di persone sono caratterizzate da vincoli di fiducia tra i soci, per questo si ha la regola

dell'intrasferibilità della partecipazione per atto tra vivi se non con il consenso unanime degli altri soci (ma questa

regola può essere derogata).

Scioglimento e liquidazione della singola partecipazione → si ha la liquidazione della

Lo scioglimento della partecipazione può aver luogo per morte, recesso o esclusione

partecipazione a favore del socio, questo ha il diritto alla restituzione di una somma di denaro equivalente al valore

della partecipazione ma non può ottenere la restituzione di un bene che ha conferito. In principio non si ha lo

scioglimento della società (tranne se la partecipazione è essenziale), tuttavia se rimane un solo socio è necessario

ricostituire la pluralità entro 6 mesi (e nella sas bisogna anche ripristinare la presenza di soci di entrambe le categorie).

Morte del socio

In principio si ha lo scioglimento della partecipazione che viene liquidata agli eredi entro 6 mesi. I soci però possono

decidere all'unanimità lo scioglimento anticipato della società o il continuamento dell'attività con gli eredi (se questi

sono d'accordo). In caso di pluralità di eredi, si pongono problemi se certi eredi non sono d'accordo obbligo di

liquidare parzialmente la partecipazione ai non consenzienti.

Recesso ed esclusione

Diritto di recesso: diritto potestativo di sciogliere unilateralmente la singola partecipazione sociale. Se la società è a

→ recesso sempre possibile; se la società →

tempo indeterminato è a tempo determinato recesso per giusta causa. Il

socio non consenziente può sempre recedere in caso di trasformazione, fusione o scissione. Il diritto si esercita

mediante una comunicazione recettizia agli altri soci. Il recesso consente al socio di pretendere la liquidazione della

quota.

Esclusione: i soci possono decidere che alcuni fatti compromettono il raggiungimento dello scopo sociale, in questo

caso si ha l'esclusione volontaria. Le cause possibili sono: gravi inadempienze degli obblighi, mutamenti dello stato

personale (interdizione o inabilitazione), sopravvenuta impossibilità di conferimento. Nel caso di società con più di 2

soci: l'esclusione è decisa a maggioranza computata per teste, il socio escluso può fare opposizione entro 30 giorni.

Nel caso di società con 2 soci: l'esclusione è pronunciata dal tribunale su richiesta dell'altro socio. Ci sono poi delle

ipotesi di esclusione di diritto: dichiarazione di fallimento del socio, liquidazione della quota su richiesta del creditore

particolare del socio.

Scioglimento, liquidazione ed estinzione della società

Cause di scioglimento comuni a tutte le società: decorso del termine (salvo proroga), conseguimento dell'oggetto

sociale o sopravvenuta impossibilità, volontà dei soci, sopravvenuta mancanza di pluralità senza regolarizzazione,

ulteriori cause previste dal contratto sociale. Inoltre le società commerciali si sciolgono per fallimento e la sas si

scoglie per venir meno di una categoria. →

Al verificarsi di una di queste cause si apre la fase di liquidazione permane la società ma l'attività è ristretta alla

definizione dei rapporti giuridici. I creditori particolari non possono più esigere la liquidazione separata del quota del

loro debitore e sorge il diritto dei soci alla quota di liquidazione. Gli amministratori devono provvedere all'iscrizione

nel registro della liquidazione, restano in carica ma possono prendere solo gli atti urgenti. È necessario nominare un

liquidatore. Sono nominati dai soci all'unanimità o, in caso di disaccordo, dal presidente del tribunale. I liquidatori

hanno gli stessi obblighi e responsabilità degli amministratori, devono accertare il complesso dei rapporti che fanno

capo alla società (redazione dell'inventario) e convertire in denaro il suo attivo (utilizzare il ricavato per pagare i

creditori). In caso di insufficiente disponibilità di cassa, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti residui. I

liquidatori non possono intraprendere nuove operazioni. Una volta pagati i debiti sociali rimborso dei conferimenti

e distribuzione delle eventuali eccedenze. A seguito dell'approvazione del bilancio finale, il liquidatore deve chiedere

la cancellazione della società dal registro delle imprese. A seguito della cancellazione, i creditori non pagati possono

agire solo contro i soci illimitatamente responsabili (salvo se il mancato pagamento è dovuto a una colpa del

liquidatore). L'ufficio del registro può procedere automaticamente alla cancellazione in alcuni casi: irreperibilità

presso la sede, mancato compimento di atti di gestione per 3 anni consecutivi, mancanza di codice fiscale, mancata

ricostituzione della pluralità, decorrenza del termine senza proroga. In questi casi si ha un'informativa agli

amministratori della società e se questi non forniscono elementi che dimostrano la persistenza dell'attività sociale, il

presidente del tribunale nomina un liquidatore. La cancellazione è un presupposto necessario per l'estinzione della

società.

Patrimonio, capitale e bilancio

Il patrimonio sociale ha 2 funzioni: funzione di garanzia + funzione produttiva.

Funzione di garanzia: complesso delle entità che rappresentano le posizioni soggettive destinate all'adempimento dei

debiti ai sensi del 2740, comprende eslusivamente le entità espropriabili in quanto sono le uniche in grado di svolgere

una funzione di garanzia per i creditori. In questo caso i debiti non risultano esterni al concetto di patrimonio, ma

piuttosto sono ad esso contrapposti. Tutte le obbligazioni assunte dalla società sono garantite esclusivamente dal

patrimonio sociale (anche se in alcuni casi le obbligazioni sono garantite anche da determinati soci soci

illimitatamente responsabili, soprattutto nelle società di persone, nelle società di capitali sono illimitatamente

responsabili di certe obbligazioni solo i soci unici e gli accomandatari delle sas). In alcuni casi è possibile derogare

→ es. è possibile

alla regola secondo la quale la società risponde delle sue obbligazioni con l'intero patrimonio

destinare una parte del patrimonio alla garanzia di determinate obbligazioni. In particolare le spa possono isolare

all'interno del proprio patrimonio sociale un determinato complesso di beni destinato a un singolo affare: patrimonio

destinato. Inoltre è possibile destinare i proventi ricavati da uno specifico affare in via esclusiva al rimborso del

finanziamento ad esso destinato.

Funzione produttiva: il patrimonio sociale è anche l'oggetto della gestione tendente ad aumentarne il valore, in

quest'ottica è il complesso di valori economici (non beni), i debiti non si contrappongono al patrimonio ma anzi ne

fanno parte. Si parla di patrimonio netto che può avere valore positivo, negativo o nullo. Ai soci non spetterà l'intera

parte delle attività, ma solo quella parte che eccede il valore delle passività, quindi ai soci spetta una parte residuale

rispetto a ciò che spetta ai creditori sociali.

I risultati della gestione sociale, l'esercizio sociale

Il patrimonio netto serve ad individaure il risultato di gestione (differenza tra l'ammontare iniziale e quello finale del

patrimonio netto). Il risultato positivo è un guadagno, il risultato negativo è una perdita (altrimenti si ha una situazione

di pareggio). Questo risultato finale si distingue da quelli di ogni singolo esercizio, vale a dire gli utili o le perdite di

esercizio. In teoria il risultato positivo di un esercizio, essendo provvisorio, non dovrebbe essere diviso tra i soci che

dovrebbero attendere il termine della gestione sociale; in realtà la legge permette la distibuzione degli eventuali

guadagni parziali. Al termine di ciascun esercizio tuttavia l'utile potrà essere diviso tra i soci solo per quella parte che

eccede le eventuali perdite sofferte negli esercizi precedenti (utile netto). I soci possono anche decidere di non

distribuire l'utile netto, in questo caso si avrà un utile accantonato negli esercizi successivi. Il risultato di bilancio è la

somma tra il risultato dell'ultimo esercizio e quello portato a nuovo dagli esercizi precedenti. L'utile di bilancio è

quindi l'unico distribuibile.

Le società sono tenute a redarre 2 documenti distinti: il conto economico (indica l'utile o la perdita di esercizio) e lo

stato patrimoniale (indica l'utile o la perdita di bilancio).

La disciplina del patrimonio netto

Al momento della liquidazione della società, viene corrisposto l'intero valore del patrimonio netto ai soci, l'attivo che

residua dopo l'estinzione dei debiti sociali spetta quindi ai soci. Tale valore si suddivide in: la ricchezza apportata in

società dai soci + l'aumento di tale ricchezza (il guadagno finale). Questo secondo valore sarà presente solo se il

valore del patrimonio netto è superiore alla ricchezza inizialmente apportata.

Le regole che disciplinano il patrimonio netto sono collegate secondo un ordine gerarchico: ogni regola si applica solo

se hanno già trovato applicazione integrale le regole collocate in posizioni più elevate. Queste regole prendono il

nome delle diverse voci in cui si articola il patrimonio netto: capitale, riserve e utili.

Il capitale sociale

La prima regola nella disciplina del patrimonio netto è quella del capitale nominale. Questa regola si applica al

patrimonio netto fino a concorrenza del valore complessivo assegnato dai soci agli apporti che effettuano o

promettono al momento della costituzione (o in seguito a aumenti di capitale). L'entità originaria del capitale dipende

dalla volontà dei soci e deve essere indicato nell'atto costitutivo della società. Il contenuto della regola del capitale

nominale consiste nel divieto (penalmente sanzionato) fatto agli amministratori di distribuire tra i soci la parte di

patrimonio netto che corrisponde al capitale nominale (però è fatta salva la possibilità per i soci di modificare tale

entità).

Le modificazioni del capitale

I soci possono decidere di aumentare o ridurre il valore del capitale nominale. Nel primo caso si avrà l'estensione della

parte di patrimonio netto soggetta alla disciplina del capitale nominale, nel secondo caso si avrà una riduzione.

Aumento: consegue innanzitutto dall'aumento di conferimenti (aumento di capitale mediante nuovi conferimenti),

comporta l'aumento del valore delle attività. È in realtà possibile anche l'aumento di capitale mediante imputazione di

riserve (aumento gratuito) si assoggetta alla disciplina del capitale una parte del valore attuale del patrimonio netto,

prima dell'aumento questa parte era assoggettata alla disciplina delle riserve disponibili. In questo caso si ha solo

l'ampliamento dell'ambito di applicazione della disciplina del capitale, l'aumento del capitale nominale non comporta

l'aumento dell'ammontare complessivo del patrimonio netto.

Riduzione: l'operazione assume un significato diverso a seconda che ad esso consegua o meno la riduzione (attuale o

potenziale) dell'ammontare complessivo che il patrimonio netto presenta nel momento in cui l'operazione è effettuata.

Se il patrimonio netto è < al capitale nominale la riduzione per una misura pari alla perdita complessiva consiste in

un mero allineamento dei 2 valori (riduzione del capitale per perdite che non incide sull'ammontare complessivo del

patrimonio netto). Ai soci non saranno più restituiti ai valori corrispondenti alla parte ridotta e al termine di ciascun

esercizio successivo ogni eventuale incremento del patrimonio netto non dovrà più essere destinato e reintegrare la

perdita pregressa. Se il capitale viene ridotto in assenza di perdite o in misura > rispetto alle perdite, a questa

riduzione consegue lo svincolo dalla disciplina del capitale nominale di una parte del patrimonio netto. Questa parte di

patrimonio netto sottratta alla disciplina può essere distribuita ai soci a titolo di restituzione dei conferimenti oppure

può essere sottoposta alla disciplina delle riserve. Nel primo caso si ha una diminuzione attuale del patrimonio netto,

nel secondo caso la diminuzione sarà solo potenziale. In ogni caso l'operazione potrebbe pregiudicare le ragioni dei

creditori sociali. Il capitale nominale deve però restare almeno pari al minimo legale. La ripartizione tra i soci della

parte svincolata alla disciplina del capitale sociale è subordinata alla mancata opposizione dei creditori sociali.

In alcuni casi la riduzione può conseguire all'annullamento della partecipazione di uno o più singoli soci (in caso di

mora, recesso, acquisto di azioni proprie da parte della società o di una controllante, sopravvalutazione di

conferimenti in natura).

Riserva legale, statutaria o facoltativa

Nelle società di persone l'unica parte di patrimonio netto non distribuibile tra i soci è quella corrispondente al capitale

nominale, nelle società di capitali invece oltre al capitale nominale c'è un'altra parte di patrimonio che non può essere

distribuita: le riserve.

Riserva legale: una quota degli utili netti è indistribuibile per legge, deve essere accantonato almeno 1/20 degli utili

netti di ciascun esercizio fino a quando l'ammontare complessivo del valore accantonato non raggiunge 1/5 del

capitale sociale.

Riserva statutaria: i soci possono prevedere ulteriori riserve (quindi ulteriori vincoli alla distribuzione degli utili) nello

statuto, una qualsiasi modificazione statutaria può modificare la disciplina di queste riserve.

Riserva facoltativa: utili distribuibili che invece vengono accantonati e portati a nuovo esercizio, questa riserva

appartiene in realtà alla disciplina degli utili.

Riserva da sovrapprezzo, da rivalutazione e per azioni proprie in portafoglio

Queste 3 vicende particolari creano ulteriori vincoli alla distribuzione del patrimonio netto.

Riserva da sovrapprezzo: l'obbligo di versare un apporto a titolo di conferimento può portare con sé l'obbligo di

versare alla società una somma aggiuntiva a titolo di sovrapprezzo. In questo caso il vincolo che si crea è meno

intenso, questa riserva sarà distribuibile dal momento in cui quella legale raggiunge il limite di 1/5. Questa riserva

inoltre può essere utilizzata dai soci ai fini dell'aumento gratuito di capitale.

Riserva da rivalutazione: come uil sovrapprezzo, anche la rivalutazione non corrisponde a un vero guadagno.

L'incremento del valore delle attività in questo caso deriva dalla rivalutazione monetaria delle entità corrispondenti, è

possibile solo in presenza di norme di legge che vi consentono. La parte di patrimonio netto emersa a seguito della

rivalutazione non è distribuibile tra i soci.

Riserva per azioni proprie in portafoglio: solo spa e sapa possono acquistare azioni proprie, una volta effettuato

l'acquisto la parte di patrimonio netto corrispondente non può essere distribuita tra i soci.

Utili e dividendi

Gli utili rappresentano la parte di patrimonio netto che non è soggetta alla disciplina del capitale o a quella delle

riserve, questa parte è distribuili tra i soci sotto forma di, appunto, utile. L'utile può essere diviso tra i soci solo se:

– risulta dal bilancio di esercizio approvato dai soci

– è stato conseguito realmente

L'approvazione del bilancio da parte dei soci in realtà non è sufficiente, serve infatti una decisione espressa a favore

della distribuzione altrimenti si avrà l'accantonamento (invece nelle società di persone il diritto all'utile sorge

automaticamente al momento dell'approvazione del bilancio, salvo patto contrario). Nelle società di capitali esiste il

divieto, sanzionato penalmente, per gli amministratori di dividere tra i soci utili non realmente conseguiti (fittizi).

Qualora ciò avvenisse, non è possibile chiedere ai soci la ripetizione degli utili riscossi in buona fede.

Le spa il cui bilancio è assoggettato al controllo da parte di società di revisione possono prevedere la distribuzione di

acconti sui dividendi a condizione che:

– dal bilancio dell'esercizio precedente non emergano perdite di esercizio e che il capitale non sia nemmeno in

parte perduto a seguito di perdite relative a esercizi precedenti

– il bilancio sia stato approvato

– la società di revisione abbia lasciato un giudizio positivo sul bilancio

Le scritture contabili

La documentazione dei risultati di gestione risponde a un interesse informativo funzionale alla conoscenza dell'esito

della gestione. Tutte le società di forma commerciale sono tenute a obblighi di redazione e conservazione delle

scritture contabili. Le società di capitali devono tenere particolari libri contabili:

– libri delle adunanze e delle deliberazioni dei vari organi

– libri delle decisioni (di soci, amministratori, collegio sindacale, revisore)

– libro dei soci

– libro delle obbligazioni

A volte la documentazione è solo settoriale, nei casi di emissione di azioni correlate ai risultati dell'attività sociale in

uno specifico settore, destinazione esclusiva di una parte del patrimonio ad uno o più affari, finanziamento destinato a

uno specifico affare.

Quando una società di capitali controlla altre imprese, è necessaria a fini informativi la redazione di un bilancio

consolidato di gruppo, questa redazione è obbligatoria se è un gruppo di dimensioni consistenti e la gestione è

unitaria. Come in tutti gli altri casi, il bilancio deve essere redatto con chiarezza.

Le società di capitali devono sempre indicare l'elenco delle partecipazioni possedute in imprese collegate e controllate

(nella nota integrativa) e i rapporti con queste imprese (nella relazione sulla gestione).

I principi di redazione del bilancio

In conformità con la funzione informativa della redazione del bilancio, quest'ultimo deve essere redatto con chiarezza

e deve rappresentare in modo corretto e veritiero il risultaro economico dell'esercizio e la situazione complessiva della

società (sia dal punto di vista patrimoniale che da quello finanziario). La redazione contabile non solo non deve essere

falsa, ma non deve essere nemmeno ingannevole.

Per garantire sia la funzione informativa che quella organizzativa del bilancio, esiste il principio della continuità dei

→ divieto di modificare i criteri di valutazione da un esercizio all'altro.

bilanci

Il conto economico

È diretto ad indicare il risultato dell'esercizio indicandone le cause economiche (i fatti che lo hanno prodotto). Il

risultato di esercizio si ricava dalla somma algebrica tra costi e ricavi. Nel conto economico si indicano solo gli utili

realizzati alla data di chiusura dell'esercizio, ma si deve tener conto anche dei rischi conosciuti al momento della

chiusura. I diversi fatti sono raggruppati in classi di operazioni: produzione, comparto finanziario, operazioni

straordinarie. Il conto è redatto secondo uno schema scalare in cui le varie indicazioni sono scritte secondo un preciso

ordine:

1. ricavi della produzione (valore della produzione)

2. costi della produzione

3. differenza tra i 2

4. interessi finanziari

5. oneri finanziari

6. totale delle attività finanziarie (somma algebrica tra 4 e 5)

7. proventi straordinari

8. oneri straordinari

9. somma algebrica tra 7 e 8

Sommando algebricamente i risultati dei singoli comparti e sottraendo a questo valore le imposte sul reddito si otterrà

il risultato complessivo dell'esercizio.

Lo stato patrimoniale

Nello stato patrimoniale si rappresenta il valore complessivo del patrimonio sociale (attività e passività così come

risultano al termine dell'esercizio). Da esso si evince il risultato complessivo di bilancio.

Risultato di bilancio di un esercizio – risultato di bilancio dell'esercizio precedente = risultato di esercizio. Lo stato

patrimoniale è suddiviso in attivo e passivo. →

Attivo: gli elementi patrimoniali sono rappresentati separatamente a seconda della funzione che svolgono

immobilizzazioni (utilità destinate ad essere impiegate durevolmente) o attivo circolante.

Passivo: si indicano i debiti della società (passivo reale) e il patrimonio netto (passivo ideale che comprende il capitale

nominale, le riserve e poi i risultati positivi o negativi). L'unica voce del passivo ideale che non implica una disciplina

del patrimonio netto ma segnala una mancanza di valori corrispondenti nell'attivo è la perdita.

Tutti i dati risultanti dal conto economico e dallo stato patrimoniale sono poi illustrati dalla nota integrativa che ha la

funzione di “decodificare” tali documenti.

LE SOCIETA AZIONARIE →

Società di capitali: 2 modelli principali s.p.a. e s.r.l. + spazio marginale della s.a.p.a.

SPA:

-autonomia patrimoniale perfetta (in principio, nessuno dei soci risponde delle obbligazioni sociali, dunque

responsabilità limitata) (differenza con la s.a.p.a., in cui deve sussistere la categoria di soci accomandatari che

rispondono illimitatamente delle obbligazioni della società).

-standardizzazione delle participazioni sociali attribuite a ciascun socio a fronte del conferimento: sono le azioni,

intese sia come quote o frazioni del capitale sociale, sia come titoli di credito che incorporano le participazioni, ossia

come documento cartolare rappresentativo delle porzioni di contratto. Conseguente sviluppo delle borse valori e dei

mercati azionari in cui vengono negoziate le azioni emesse dalle s.p.a., che possono contare su una maggiore raccolta

di capitali di rischio. Inoltre, la SPA puo' ricorrere ai mercati dei capitali di finanziamento attraverso l'emissione delle

obbligazioni e di altri strumenti finanziari, partecipativi e non partecipativi, emessi dalle società a fronte di apporti

anche di diversa natura.

-organizzazione di tipo corporativo della società (funzionamento affidato a organi distinti con competenze fissate dalla

legge). Struttura tradizionale:

*assemblea degli azionisti che hanno apportato il capitale di rischio della società, competente per alcune decisioni di

indirizzo del funzionamento della società (nomina degli altri organi sociali, modifiche del contratto sociale)

*organo amministrativo, di elezione assembleare, formato da persone anche diverse dai soci: competenza esclusiva

quanto alla gestione dell'attività d'impresa rientrante nell'oggetto sociale

*collegio sindacale, di nomina assembleare, competente quanto al controllo sulla gestione.

2 sistemi alternativi di amministrazione e controllo adottabili dalla s.p.a.: dualistico e monistico.

Finalità e diffusione del modello: esercizio e finanziamento della grande impresa, per ottenere la quotazione delle

azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari, presso la borsa e i mercati regolamentati; ma anche strumento

giuridico che permette operazioni economiche complesse (azioni a voto limitato o senza diritto di voto, patrimoni

destinati ad uno specifico affare, strumenti finanziari participativi, obbligazioni convertibili e non convertibili etc).

Distinzione:

<società aperte: che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (2325-bis), con ulteriore sottodistinzione: quotate

(emittenti azioni quotate in mercati regolamentati) e diffuse (emittenti di azioni diffuse fra il pubblico in misura

→ disciplina speciale: diffuse

rilevante) (applicazione delle norme genericamente rivolte alle società che fanno ricorso

al mercato del capitale di rischio: art 2341-ter pubblicità dei patti parasociali etc) e quotate (oltre alla disciplina per le

diffuse, anche norme del codice specifiche (2412: esenzione dai limiti all'emissione di obbligazioni, 2428: obbligo di

redigere la relazione semestrale, 2441: facoltà di escludere il diritto di opzione) e leggi speciali (TUF). Art 2325-bis:

le norme dettate dal codice civile in tema di SPA si applicano alle società emittenti di azioni quotate in mercati

regolamentati in quanto non sia diversamente disposto da altre norme di questo codice o di leggi speciali.

<società “chiuse”: disciplina generale

AUTONOMIA PATRIMONIALE PERFETTA E RESPONSABILITA' LIMITATA DEI SOCI

Il patrimonio di tutti i soci è insensibile ai debiti della società e il patrimonio della società è insensibile ai debiti dei

singoli soci, a prescindere dal numero di soci; è ammessa la s.p.a. unipersonale, sia in sede di costituzione che

successivamente, senza che muti la responsabilità del socio o dei soci per le obbligazioni della società.

Eccezione solo se violazione degli obblighi gravanti sul soggetto persona fisica o giuridica, divenuto unico azionista.

Art 2325 c.2: in caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono

appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati

secondo l'art 2342 (obbligo di effettuare per intero i conferimenti in denaro) o fin quando non sia stata attuata la

pubblicità prescritta dall'art 2362 (quando le azioni risultano appartenere ad una sola persona o quando muta la

persona dell'unico socio, gli amministratori devono depositare per l'iscrizione nel registro delle imprese una

dichiarazione contenente i dati identificativi dell'unico socio, pena la perdita del beneficio della responsabilità limitata

dell'unico azionista; a tale pubblicità si aggiunge l'obbligo di indicare negli atti e nella corrispondenza della società

che essa ha un unico socio.

Art 2362: i contratti della società con l'unico socio o le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai

creditori della società solo se risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del CdA o da scritto avente data

certa anteriore al pignoramento: solo a questa condizione l'unico socio che abbia acquistato beni o crediti dalla società

puo' far valere il proprio acquisto nei confronti dei creditori della società; in caso contrario, i creditori potranno

sottoporre ad esecuzione forzata tali beni o crediti e soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva, anche se si tratta di

beni o crediti già trasferiti dalla società al socio unico.

CONFERIMENTO

Nozione: prestazione patrimoniale promessa o eseguita dal socio al momento della sua adesione al contratto sociale o

in una sua successiva modifica. Sui beni conferiti il socio non vanta alcun diritto di restituzione né durante la società

né al suo scioglimento (eccettuato il caso di recesso del socio conferente). Il diritto di rimborso al termine della

liquidazione ha ad oggetto una somma di denaro pari al valore dei conferimenti e non la restituzione di quanto

conferito, ancorché sussistente allo scioglimento della società.

Causa del conferimento: attribuzione di capitale di rischio a favore della società in cambio dell'assegnazione di

partecipazioni azionarie a favore del socio; tale attribuzione viene imputata a capitale: il valore dei beni conferiti viene

sottoposto alla disciplina del capitale, mediante l'appostamento della relativa voce nel patrimonio netto, al passivo

dello stato patrimoniale. Il capitale è poi diviso in azioni, ciascuna delle quali attribuisce al socio i diritti derivanti in

virtù della sua partecipazione al contratto sociale.

RAPPORTO CONFERIMENTI-PATRIMONIO-CAPITALE E AZIONI

I conferimenti contribuiscono a formare il patrimonio effettivo della società, rappresentato nell'attivo dello stato

patrimoniale; il valore dei conferimenti viene cristallizzato nella voce capitale del patrimonio netto, che vincola una

parte corrispondente dell'attivo, nel senso che non ne sarà possibile la restituzione ai soci; il capitale sociale è

suddiviso in azioni, assegnate ai soci conferenti, parti uguali del rapporto sociale. Il capitale sociale ed il numero delle

azioni in cui è suddiviso sono due elementi essenziali dello statuto sociale, la cui modifica è assoggettata alle regole

previste in generale per tutte le modifiche dello statuto delle SPA.

L'assegnazione delle azioni ai soci:

_dal punto di vista della società, il valore complessivo dei conferimenti deve essere almeno pari al valore che viene

imputato a capitale, corrispondente alla somma del valore nominale di tutte le azioni assegnate ai soci (2346 c.5). I

soci possono convenire che non tutto il valore dei beni conferiti venga imputato a capitale, ma solo una sua parte; la

differenza tra il valore complessivo dei beni conferiti e la parte imputata a capitale costituisce il sovrapprezzo pagato

dai soci per ottenere l'assegnazione delle azioni e viene imputata ad un'altra voce del patrimonio netto: riserva da

sovrapprezzo.

_dal punto di vista dei singoli soci: l'assegnazione delle azioni, in principio, avviene in proporzione ai conferimenti

effettuati. I soci possono comunque convenire nell'atto costitutivo una diversa assegnazione delle azioni, che non

rispetti il principio di proporzionalità tra conferimenti e azioni (2346 c.4), ossia pattuire che un socio riceva meno

azioni rispetto a quanto ha conferito e viceversa. Si ha dunque l'emissione di azioni sopra la pari (quelle assegnate ai

soci che conferiscono più del valore nominale delle azioni che ricevono) e sotto la pari, o di azioni con sovrapprezzi

diversi tra un socio e l'altro.

DISTINZIONE AZIONI-OBBLIGAZIONI

Azioni: emesse a fronte del conferimento di capitali di rischio. Causa del conferimento: attribuzione di capitale di

rischio senza obbligo di rimborso e al fine di partecipare agli eventuali utili.

Obbligazioni: assegnate a fronte dell'apporto di capitali di credito. Esse incorporano un'operazione di finanziamento

per cui il sottoscrittore ha diritto alla restituzione della somma mutuata oltre al rendimento pattuito.

Ma in forza delle esigenze dei mercati finanziari: nascita di figure intermedie come le azioni di risparmio, le

obbligazioni convertibili in azioni, obbligazioni subordinate...

Riforma del 2003: ampliamento e maggiore elasticità di azioni e obbligazioni; introduzione degli strumenti finanziari

partecipativi (2346 c.6), forniti di particolari diritti patrimoniali o amministrativi, con la sola eccezione del diritto di

voto nell'assemblea generale degli azionisti. Essi possono essere emessi a fronte di apporti di beni conferibili a

capitale (denaro, beni in natura, crediti) o di entità non conferibili (prestazioni d'opera o di servizi). Causa

dell'apporto: operazione di finanziamento con obbligo di rimborso a favore del sottoscrittore (strumento ibrido: a

fronte di un finanziamento vengono attribuiti diritti partecipativi finora riservati alle sole azioni) o apporto a titolo di

associazione in partecipazione (2549), a fronte del quale all'associato vengono attribuiti diritti amministrativi di

controllo tramite gli strumenti finanziari, oltre alla partecipazione agli utili prodotti dalla società nella sua attività, o

ancora capitale di rischio senza obbligo di restituzione (strumento ibrido anche in questo caso).

Inoltre, gli azionisti possono in alcuni casi obbligarsi all'esecuzione di prestazioni accessorie oltre ai conferimenti veri

e propri (2345) o effettuare apporti di capitale di rischio senza imputazione a capitale e senza emissione di strumenti

finanziari (versamenti a fondo perduto o versamenti in conto capitale).

Disciplina dei conferimenti è più restrittiva nelle società di capitali, per assicurare la formazione di un patrimonio

effettivo, il cui valore sia almeno pari al capitale sociale determinato dall'atto costitutivo ed iscritto in bilancio. 3

tipologie di conferimenti:

_danaro: è la regola: art 2342: se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in

danaro.

_proprietà o altro diritto reale di godimento di beni mobili o immobili

_titolarità di diritti di credito vantati verso soggetti terzi, con responsabilità del socio conferente in caso di insolvenza

del debitore ceduto.

2 limiti normativi:

2342 c.5: non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera e di servizi; non puo' sussistere

nelle SPA il socio d'opera, ammissibile sia nelle società di persone (2263 c.2) che nelle s.r.l. (2464 c.6), né puo' essere

conferito un diritto di credito vantato verso soggetti terzi ma avente ad oggetto l'esecuzione di prestazioni d'opera e di

servizi. 2342 c.3: le azioni devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione: non sono conferibili

tutti quei beni e diritti che, per natura, non possono essere immediatamente e definitivamente trasferiti alla società

conferitaria: beni generici, futuri e beni oggetto di prestazioni continue o periodiche.

Dubbi sulla conferibilità di diritti personali di godimento, know how, uso del nome, prestazione di garanzie etc.

CONFERIMENTI IN DENARO:

PROFILO TEMPORALE: situazione diversa a seconda del numero di soci. Se 2 o + soci, il versamento deve avvenire

per ¼ al momento della stipulazione dell'atto costitutivo o della sottoscrizione delle nuove azioni in sede di aumento

di capitale, i restanti ¾ potranno essere richiesti successivamente ai soci dagli amministratori, nei tempi liberamente

determinati da questi ultimi. Se invece l'azionista è unico, il conferimento deve avvenire per intero al momento

dell'atto costitutivo o della sottoscrizione dell'aumento di capitale (2342 c.2); se viene meno la pluralità di soci, i

versamenti eventualmente ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni (2342 c.4).

MODALITA DI ESECUZIONE. Liberamente scelte dai soci e dalla società, ma se la legge impone l'esecuzione del

versamento entro un determinato momento, devono essere utilizzati mezzi di pagamento che assicurano l'effettivo

conseguimento del denaro da parte della società e non strumenti di credito che facciano dipendere il pagamento da

un'ulteriore attività del socio conferente. Ma il versamento del 25% dei conferimenti da eseguire in sede di atto

costitutivo dev'essere effettuato presso una banca, ove rimane vincolato fino all'avvenuta iscrizione della società nel

registro delle imprese (2342 c.2).

CONFERIMENTI DIVERSI DAL DENARO. Art 2342 c.3: le relative azioni devono essere integralmente liberate al

momento della sottoscrizione; il conferimento deve avvenire contestualmente alla sottoscrizione, con modalità tali da

far conseguire immediatamente ed incondizionatamente la titolarità e la disponibilità del bene o del credito conferito.

VALUTAZIONE DEI CONFERIMENTI: esigenza solo per i conferimenti diversi dal danaro: in nessun caso il valore

dei conferimenti puo' essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale sociale (2346 c.5). Puo'

essere imputata a capitale anche solo una parte del valore dell'apporto, ma in ogni caso l'ammontare imputato a

capitale non deve essere superiore al valore effettivo del bene conferito, altrimenti il capitale sociale determinato

dall'atto costitutivo non sarebbe interamente coperto e verrebbe dunque iscritto in mancanza di beni di pari valore

nell'attivo del patrimonio sociale. Stessa esigenza anche in sede di aumento di capitale mediante nuovi conferimenti,

relativamente alla parte aumentata, o se una parte di capitale sociale viene creata ex novo senza che sussistessero a

monte le stesse garanzie di formazione del capitale sociale (trasformazione di una società di persone in società di

capitali e fusione mediante incorporazione di una società di persone in società di capitali.

A tutela dei terzi, la legge richiede una valutazione giurata da parte di un esperto, non legato alla società, designato dal

tribunale della sede della società, che costituisce il limite massimo dell'ammontare del valore nominale delle azioni

emesse a fronte del conferimento e della corrispondente parte del capitale sociale.

Anche se le prestazioni d'opera e servizi non sono beni conferibili, la SPA puo' ottenerle ad un titolo diverso dal

conferimento in senso stretto: mediante l'emissione degli strumenti finanziari partecipativi o mediante le azioni con

prestazioni accessorie (2345). In aggiunta all'obbligo dei conferimenti, l'atto costitutivo puo' porre a carico dei soci

l'esecuzione di prestazioni accessorie non consistenti in danaro, determinandone contenuto, durata, modalità e

→ prestazioni d'opera e servizi o prestazioni di dare

compenso e stabilendo sanzioni in caso di inadempimento

continuative o periodiche. Le azioni a cui è connesso l'obbligo delle prestazioni accessorie devono essere nominative e

non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori; se non è diversamente disposto dall'atto costitutivo, gli

obblighi a carico dei titolari di tali azioni non possono essere modificati senza il consenso di tutti i soci (2345 c.2 e 3).

PRINCIPI GENERALI DELLE AZIONI COME PARTECIPAZIONI SOCIALI

_autonomia: spersonalizzazione della partecipazione rispetto al suo titolare e standardizzazione rispetto a tutte le altre

partecipazioni azionarie. Le azioni rappresentano eguali porzioni del contratto sociale e conferiscono i medesimi

diritti a prescindere da chi sia il soggetto che le detiene e dall'ammontare dei conferimenti dal medesimo effettuati.

Cio' non significa che tutti i soci siano nella stessa posizione, poiché uno stesso socio puo' divenire titolare di più

azioni.

DIFFERENZA SPA-SRL: il socio di SPA non detiene un'unica partecipazione sociale, ma un determinato numero di

azioni, ciascuna autonoma rispetto alle altre, mentre il socio di SRL è titolare di un'unica quota che rappresenta una

frazione del contratto sociale e del capitale sociale, in misura che puo' essere diversa da socio a socio.

Queste caratteristiche danno alla partecipazione sociale una connotazione oggettiva che rende l'investimento azionario

un bene facilmente circolante e idoneo, mediante diverse tecniche rappresentative, ad essere negoziato nei mercati

mobiliari.

_indivisibilità: art 2347: le azioni sono indivisibili; in caso di comproprietà di un'azione, i diritti dei comproprietari

devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato ex art 1105 e 1106; se il rappresentante comune non è

stato nominato, le comunicazioni e dichiarazioni fatte dalla società a uno dei comproprietari sono efficaci nei

confronti di tutti; i comproprietari dell'azione rispondono solidalmente delle obbligazioni da essa derivanti. La

divisione (frazionamento) delle azioni rappresenta una modificazione dello statuto e deve essere effettuata in modo

identico per tutte le azioni. Diverso è il frazionamento o raggruppamento dei certificati azionari, ciascuno dei quali

puo' liberamente incorporare qualsiasi numero di azioni, a scelta dell'azionista, che ha la facoltà di richiedere in ogni

momento la sostituzione dei propri titoli azionari con nuovi titoli incorporanti un numero > o < di azioni, fermo

restando il numero di azioni che gli spettano effettivamente.

_inscindibilità (non espressamente affermato dalla legge): il contenuto delle azioni non puo' essere attribuito a soggetti

diversi, per quanto riguarda i rapporti con la società (non sono esclusi, quindi, invece, accordi con efficacia inter

partes). La legge conduce ad un risultato analogo quando consente la costituzione di diritti reali parziali sulle azioni:

pegno e usufrutto sulle azioni (art 2352): diritto di voto spetta al creditore pignoratizio o all'usufruttuario. Se le azioni

attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni sottoscritte

nell'esercizio del diritto di opzione; gli altri diritti amministrativi, invece, spettano sia al socio che al creditore

pignoratizio o all'usufruttuario, salvo che dal titolo risulti diversamente.

_uguaglianza: in senso quantitativamente (2348: le azioni devono essere di uguale valore) e qualitativamente (le

azioni conferiscono ai loro possessori eguali diritti) ampio e relativo, poiché si possono creare, con lo statuto o con

successive modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti diversi (2348 c.2).

_libera trasferibilità, senza la necessità del consenso degli altri soci o della società, ma principio derogabile: possono

sussistere limiti alla circolazione delle azioni, ma non è possibile (a differenza della SRL) la totale intrasferibilità.

VALORE NOMINALE DELLE AZIONI

Consiste nel risultato della divisione del capitale sociale per il numero delle azioni: dunque il valore nominale di ogni

azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale necessariamente uguale per tutte le azioni emesse dalla società,

anche in tempi diversi e di diverse categorie; l'uguaglianza del valore nominale è un principio assoluto ed

inderogabile. Esso costituisce il punto di riferimento per l'applicazione di vari istituti, ad esempio l'individuazione del

limite per l'acquisto di azioni proprie (2357 c.3).

Ma la presenza del valore nominale non è imprescindibile: esistono le azioni senza valore nominale: in questo caso il

valore nominale resta semplicemente inespresso, ma continua ad esistere visto che si tratta del rapporto aritmetico tra

due elementi necessariamente presenti anche nelle società con azioni senza valore nominale. Il fatto di non dover

necessariamente determinare un valore nominale espresso, arrotondato al secondo decimale di euro, è una comodità

perché evita il problema dei resti indivisibili.

FUNZIONAMENTO DELLE AZIONI SENZA VALORE NOMINALE:

_2346 c.3: in mancanza di indicazione del valore nominale, le disposizioni che vi si riferiscono si applicano con

riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

_per gli istituti che non possono essere riferiti al numero delle azioni (es: aumento del capitale sociale a pagamento,

per cui è necessario determinare il prezzo di emissione delle azioni), bisogna risalire al valore nominale inespresso

delle azioni emesse a fronte dell'aumento, per sapere a quanto ammonta la parte di aumento effettivamente sottoscritta

e per applicare la regola secondo cui i sottoscrittori delle azioni di nuova emissione devono, all'atto della

sottoscrizione, versare alla società almeno il 25% del valore nominale delle azioni sottoscritte, oltre all'integrale

sovrapprezzo (2439).

VALORE CONTABILE: frazione di patrimonio netto contabile rappresentata da ciascuna azione, pari alla somma del

capitale e delle riserve, diviso il numero delle azioni.

VALORE REALE: valore effettivo del patrimonio sociale (svincolato dalle norme e dai criteri del bilancio di

esercizio), diviso per il numero delle azioni.

CONTENUTO DELLE PARTECIPAZIONI AZIONARIE: l'insieme dei diritti sociali attribuiti al titolare dalle singole

azioni.

Diritti spettanti alle singole partecipazioni sociali:

_punto di vista della misurazione in capo agli azionisti: le azioni rappresentano una sorta di unità di misura dei diritti

sociali, quantificati in base al numero di azioni possedute da ciascun socio ovvero in base alla frazione di capitale da

esse rappresentato. Ma oltre a diritti spettanti in misura proporzionale, esistono diritti sociali che non si prestano ad

essere misurati poiché, se attribuiti, spettano in ugual modo indipendentemente dal numero di azioni possedute: 2

tipologie:

*diritti che spettano a uno o più azionisti purché raggiungano una certa percentuale del capitale sociale (es: diritto di

chiedere la convocazione dell'assemblea, art 2367); fine: dare strumenti di tutela per le minoranze coalizzate o per i

soci di minoranza in posizione quantitativamente rilevante

*diritti che spettano a ciascun socio a prescindere dal numero di azioni possedute (es: diritto di intervento in

assemblea, 2370); fine: tutela della posizione di ciascun socio in quanto tale.

Tipologie di diritti sociali:

-patrimoniali: attengono sia alla remunerazione dell'investimento azionario durante la vita della società (diritto all'utile

o al dividendo, che spetta proporzionalmente a tutte le azioni ed è subordinato alla preventiva deliberazione dell'AGO

di distribuzione dell'utile accertato dal bilancio d'esercizio) sia alla suddivisione del patrimonio residuante al termine

della liquidazione in caso di sciogliemento della società (diritto a una quota proporzionale del patrimonio netto

risultante dalla liquidazione, 2350, distinguibile in diritto al rimborso del capitale sociale e diritto alla ripartizione

dell'ulteriore eventuale patrimonio residuante).

-amministrativi

<attinenti al funzionamento dell'organo assembleare: diritto di voto (concetto di controllo di una società su un'altra, art

2359, è legato alla disponibilità della maggioranza o di una significativa % dei diritti di voto nell'AGO), di intervento

(2370), di richiedere la convocazione dell'assemblea (2367), di ottenere il rinvio (2374), di impugnare le deliberazioni

assembleari valide (2377).

<attinenti al rapporto dei soci con l'attività di gestione: diritto di denuncia al collegio sindacale (2408), di denuncia al

tribunale (2409), di impugnare le deliberazioni consiliari lesive dei diritti dei soci (2388) e di esperire l'azione sociale

di responsabilità nei confronti degli amministratori (2393-bis), di informazione (2422:esaminare i libri sociali, e 130

TUF: ottenere copia della documentazione assembleare).

NATURA PECULIARE: opzione in caso di aumento a pagamento del capitale sociale (2441) e recesso (2347):

evidente riflesso patrimoniale ma anche interessi di carattere amministrativo.

Opzione: ogni socio puo' mantenere il proprio “peso” proporzionale nell'ambito della compagine sociale.

Recesso: i soci di minoranza possono manifestare una reazione sensibile di fronte a decisioni della maggioranza.

CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI

art 2348: tutte le azioni caratterizzate dai medesimi diritti costituiscono una categoria in cui la tutela degli interessi

comuni è affidata all'assemblea speciale dei soli titolari di azioni della categoria stessa.

Concetto di categoria è relativo: sia le azioni ordinarie (il cui contenuto riflette le norme dispositive previste dal

legislatore, applicabile in mancanza di diversa clausola statutaria) che speciali (dotate di diritti “diversi” rispetto a tale

modello) sono azioni rappresentanti una categoria, poiché portatrici di un interesse caratteristico. Il concetto di

categoria concerne ogni hp in cui un gruppo di azioni è caratterizzato dalla medesima situazione giuridica, anche se in

senso stretto non è definibile come diritto. Anche la disciplina convenzionale di trasferibilità delle azioni puo' dar vita

a categorie: se un gruppo si azioni è assoggettato ad una clausola di prelazione mentre le altre sono liberamente

trasferibili. Non si hanno invece diverse categorie in dipendenza del regime legale di circolazione delle azioni, poiché

è una caratteristica delle azioni che, se consentito dalla legge, dipende da una libera scelta di ogni azionista (2354). La

società puo' emettere categorie speciali di azioni sia in sede di costituzione (i soli limiti sono allora quelli derivanti

dalla legge) che con una successiva modifica dell'atto costitutivo (con gli eventuali limiti derivanti dalla presenza di

altre categorie speciali o di strumenti finanziari partecipativi, dotati di diritti confliggenti con quelli della nuova

categoria).

Principio generale dell'atipicità delle categorie speciali di azioni: art 2348 c.2: la società, nei limiti imposti dalla legge,

puo' liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie), ma vi sono anche delle fattispecie tipiche

di azioni speciali: azioni di godimento (2353) e di risparmio (145 TUF).

Art 2376: se esistono diverse categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, le

deliberazioni dell'assemblea che pregiudicano i diritti di una di esse devono essere approvate anche dall'assemblea

speciale degli appartenenti alla categoria interessata, essendo sufficiente in tal caso il consenso della maggioranza

degli azionisti speciali.

Disciplina di salvaguardia degli ulteriori interessi comuni dei possessori di una categoria, prevista per le azioni di

risparmio ed estendibile a qualsiasi altra categoria di azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi

UE. 2 elementi: ampliamento delle competenze dell'assemblea speciale (deliberazione sulla nomina del rappresentante

comune, sulla costituzione di un fondo comune, sulla transazione delle controversie con la società e sugli altri

argomenti di interesse comune) e necessaria presenza del rappresentante comune degli azionisti di categoria

(disciplinato come il rappresentante degli obbligazionisti, con specifica funzione di informazione da parte degli organi

sociali riguardo l'andamento della società).

TIPOLOGIE DI AZIONI SPECIALI.

Sotto il profilo dei diritti patrimoniali:

2 limiti generali:

-scopo di dividere gli utili (2247): dunque le azioni speciali devono conservare gli elementi minimi che consentano di

definirle come partecipazioni sociali e non come titoli rappresentativi di rapporti di altra natura

-divieto di patto leonino (2265): è nullo il patto con cui uno o + soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o

alle perdite per evitare la sostanziale sterilizzazione dei risultati economici attivi o passivi della società.

Nell'ambito di tali limiti, ampia autonomia negoziale:

*riguardo al diritto agli utili, possono essere create azioni privilegiate, con privilegio di preferenza (attribuzione di

una % maggiorata di dividendo), di priorità (diritto di essere soddisfatti, sino ad una determinata %, prima di altre

categorie di azioni) o privilegio consistente nell'automatica maturazione del diritto al dividendo, indipendentemente

dalla deliberazione dell'assemblea ordinaria.

*ammissibilità di azioni fornite di diritti diversi anche riguardo all'incidenza delle perdite (2348 c.2): azioni postergate

(subiscono la riduzione del capitale per perdite dopo le altre categorie di azioni, anche sino al totale annullamento

delle azioni non postergate).

*riguardo ai diritti spettanti al termine della liquidazione: attribuzione del diritto di priorità nel rimborso del capitale,

privilegio di priorità o preferenza sulla ripartizione dell'attivo di liquidazione residuo dopo il rimborso del capitale a

tutti gli azionisti, attribuzione del diritto ad una quota predeterminata dell'intero patrimonio netto risultante dalla

liquidazione (incidenza sia sul rimborso di capitale che sulla divisione delle eccedenze).

Sotto il profilo del diritto di voto:

2 limiti:

_divieto del voto plurimo: ad un'azione spetta più di un voto (2351 c.4)

_obbligo di far si' che almeno la metà del capitale sociale sia rappresentata da azioni a voto pieno, ossia non limitato

in alcun modo (2351 c.2).

Nel rispetto di tali limiti, lo statuto puo' prevedere azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari

argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di determinate condizioni non potestative (2351 c.2). Per le

sole società chiuse, lo statuto puo' prevedere che, in relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto,

il diritto di voto sia limitato ad una misura massima o disporne scaglionamenti (2351 c.3).

Sotto il profilo degli altri diritti amministrativi: mancano disposizioni normative espresse, ma comunque non è

possibile una libera derogabilità in peius rispetto ai diritti amministrativi ordinariamente attribuiti alle azioni; è

possibile invece riconoscere diritti amministrativi ulteriori o maggiorati. E' possibile la previsione di cause

convenzionali di recesso (in hp ulteriori rispetto a quelle riconosciute dalla legge o dallo statuto a tutte le azioni),

mentre il diritto di opzione è l'unico diritto sociale che, oltre a non poter essere attribuito a terzi non soci, non puo' mai

essere privato o limitato a nessuna azione, né ordinaria né speciale.

FATTISPECIE TIPICHE:

_azioni correlate: fornite di diritti correlati ai risultati dell'attività sociale in un determinato settore (2350 c.2): azioni

che, rispetto ad un certo settore, attribuiscono un diritto agli utili a seconda dei risultati del settore. Limite a tutela dei

terzi: non possono essere pagati dividendi ai possessori di azioni correlate se non nei limiti degli utili risultanti dal

bilancio della società (2350 c.3).

_azioni senza diritto di voto emesse da società quotate: applicazione della disciplina relativa alle azioni di risparmio

(145 TUF), che possono essere anche al portatore, devono necessariamente attribuire particolari privilegi patrimoniali

e godono di una specifica organizzazione di categoria a tutela degli interessi comuni.

_azioni riscattabili (2347-sexies): assoggettate al potere di riscatto (acquisto verso pagamento di un prezzo) riservato

alla società e ai soci. Il corrispettivo dovuto ai titolari delle azioni riscattate deve essere determinato in conformità alle

norme sul recesso.

_azioni a favore dei dipendenti: assegnate individualmente ai prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo

forma, modo di trasferimento e diritti spettanti agli azionisti, su deliberazione dell'assemblea straordinaria, da attuarsi

con aumento gratuito di capitale sociale. Il contenuto di tali azioni viene liberamente stabilito dall'assemblea al

momento dell'emissione e il semplice fatto di essere destinate ai lavoratori non le rende necessariamente una categoria

speciale.

_azioni di godimento: attribuite ai possessori di azioni rimborsate in caso di riduzione di capitale: concorrono nella

ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di un dividendo pari all'interesse

legale e, in caso di liquidazione, nella ripartizione del patrimonio sociale residuo dopo il rimborso delle altre azioni al

loro valore nominale (2353). Durante la vita della società, le altre azioni hanno nei loro confronti un privilegio nella

ripartizione degli utili, consistente nel diritto a ricevere gli utili sino ad una remunerazione pari all'interesse legale

calcolato sul loro valore nominale, poi tutte le azioni, comprese quelle di godimento, partecipano alla distribuzione

degli utili. In sede di liquidazione, invece, le azioni di godimento partecipano alla suddivisione del residuo attivo di

liquidazione solo dopo il rimborso del capitale alle altre azioni; i titolari delle azioni di godimento hanno già goduto

del rimborso del capitale al momento dell'emissione di tali azioni, allorché le loro azioni ordinarie sono state annullate

previo rimborso del valore nominale; non essendo rappresentative di un capitale sociale attuale, esse non danno diritto

di voto nell'assemblea, salvo diversa disposizione statutaria.

LE AZIONI COME TITOLI RAPPRESENTATIVI DELLE PARTECIPAZIONI SOCIALI.

Il termine azione, oltre alla partecipazione sociale in senso sostanziale, indica il titolo cartaceo che la rappresenta;

l'incorporazione delle partecipazioni in titoli azionari è volta a risolvere il pb della legittimazione all'esercizio dei

diritti sociali e della circolazione delle partecipazioni. I titoli azionari sono equiparati ai titoli di credito. Ciascun

azionista ha diritto alla consegna di uno o + certificati azionari, ciascuno dei quali puo' incorporare un numero

variabile di azioni. L'emissione dei titoli azionari è un atto dovuto, di natura esecutiva, che la legge espressamente

demanda a ciascun componente dell'organo amministrativo. L'emissione viene annotata nel libro dei soci, in cui

devono essere indicati numero delle azioni, cognome e nome dei titolari delle azioni nominative, trasferimenti e

vincoli ad esse relativi e versamenti eseguiti (2421).

I titoli azionari possono essere nominativi o al portatore, a scalta del socio (a meno che statuto o leggi speciali non

stabiliscano diversamente, art 2354). r.d. 1942: obbligo di nominatività dei titoli azionari nelle SPA, ad eccezione delle

azioni di risparmio.

Contenuto dei titoli azionari:

-denominazione e sede della società

-data dell'atto costitutivo e iscrizione e registro delle imprese dove la società è iscritta

-valore nominale o, in caso di azioni senza valore nominale, numero complessivo delle azioni emesse, e ammontare

del capitale sociale

-ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate

-diritti e obblighi particolari inerenti ai titoli

-eventuali limitazioni al trasferimento delle azioni

CIRCOLAZIONE E LEGITTIMAZIONE. Le azioni incorporate in certificati al portatore si trasferiscono con la

consegna del titolo; il possessore del titolo al portatore è legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato in base

alla presentazione del titolo (art 2003).

Riguardo ai titoli nominativi:

_se la circolazione avviene col metodo del transfert: art 2022: annotazione del nome dell'acquirente sul titolo e nel

registro dell'emittente o rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo titolare

_se mediante girata, disciplina speciale: il giratario che si dimostra possessore in base a una serie continua di girate

non solo ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ma è anche legittimato a esercitare

tutti i diritti sociali.

Art 2355: perfezionamento di un valido negozio traslativo, avente ad oggetto azioni specificamente determinate,

comporta in ogni caso l'acquisto della loro proprietà, ferma restando la necessità di consegna, girata o transfert perché

l'acquirente ottenga anche la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali.

ALTRE TECNICHE RAPPRESENTATIVE DELLE AZIONI

anche se l'incorporazione delle partecipazioni in titoli azionari rappresenta la regola, esistono eccezioni sia

convenzionali che legali:

*2346: mancata emissione dei titoli azionari decisa, per tutte o parte delle azioni di una società, dallo statuto; le

partecipazioni sociali, pur mantenendo tutte le caratteristiche tipiche delle azioni, non vengono rappresentate da titoli

di credito. Art 2355: il trasferimento delle azioni ha effetto nei confronti della società dal momento dell'iscrizione nel

libro dei soci.

*dematerializzazione delle azioni: deroga obbligatoria per le società quotate (e diffuse presentanti le caratteristiche

stabilite dalla Consob con proprio regolamento), mentre facoltativa per le altre SPA, con apposita clausola statutaria

(2354 c.7). Tale dematerializzazione riguarda, oltre alle azioni, tutti gli strumenti finanziari negoziati o destinati alla

negoziazione sui mercati regolamentati che non possono essere rappresentati da titoli di credito cartacei. Essa si basa

su un sistema di gestione accentrata delle azioni e degli altri strumenti finanziari in cui viene affidato ad una società il

compito di gestire in monte tutti gli strumenti finanziari emessi dalle società emittenti. E' necessaria la partecipazione

degli intermediari finanziari (banche) che affidano a Monte Titoli la gestione della azioni a loro volta affidate dai

singoli clienti; tutti gli azionisti devono incaricare della gestione delle proprie azioni un intermediario che conferisce

analogo incarico, per tutte le azioni gestite per conto dei propri clienti, a Monte Titoli.

Ogni intermediario apre un conto nelle proprie scritture contabili per ogni cliente e un relativo sotto-conto per ogni

tipo di azioni affidate dal cliente in cui viene indicata la quantità di azioni possedute. La circolazione delle azioni

avviene mediante apposite scritturazioni nei conti della società di gestione accentrata e degli intermediari.

Art 2355 c.5: la scritturazione sul conto equivale alla girata e l'acquirente è legittimato all'esercizio dei diritti sociali

sulla base di una serie continua di scritturazioni. L'esercizio dei diritti amministrativi avviene ad opera dell'azionista,

in base ad una certificazione rilasciata dall'intermediario, mentre i diritti patrimoniali vengono esercitati direttamente

dall'intermediario, pr conto dell'azionista. L'uscita dal sistema da parte del singolo azionista non è possibile in caso di

dematerializzazione sia obbligatoria che facoltativa, poiché i titoli cartacei non vengono comunque emessi e non puo'

sussistere una diversa tecnica rappresentativa che conviva con la tecnica della dematerializzazione.

LIBERA TRASFERIBILITA DELLE AZIONI

Ratio: favorire l'investimento azionario. Ma limiti normativi:

-azioni liberate con conferimenti di beni in natura o di crediti, finché non sia stata effettuata la verifica della stima a

cura dell'organo amministrativo (2343 c.3)

-azioni con prestazioni accessorie, non trasferibili senza il consenso degli amministratori (2345 c.2)

Limiti convenzionali:

_in patti parasociali: l'efficacia è circoscritta agli aderenti al patto e non puo' essere estesa ai terzi che acquisiscano

azioni in violazione del limite convenzionale (efficacia obbligatoria o relativa o inter partes).

_nello statuto (tranne per azioni al portatore): gli effetti della clausola si estendono anche ai terzi (efficacia reale o

assoluta o erga omnes), dato che essa è oggetto di pubblicità legale mediante iscrizione nel registro delle imprese ed è

riportata sui singoli certificati azionari.

3 vincoli legislativi all'autonomia statutaria:

< divieto assoluto di alienazione delle azioni per una durata > ai 5 anni dal momento della costituzione o in cui viene

introdotto il divieto

<le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri

soci devono prevedere, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto o il diritto di recesso

dell'alienante, a pena dell'inefficacia della clausola

< inefficacia delle clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte, che non

prevedono il medesimo obbligo di acquisto o il diritto di recesso, salvo sia previsto e concesso il gradimento.

I PIU FREQUENTI LIMITI STATUTARI.

*clausola di prelazione: il socio che intende alienare le azioni deve preventivamente offrirle, alle medesime

condizioni, agli altri soci, in proporzione alle azioni da essi possedute

*prelazione impropria: diritto agli altri soci di acquistare le azioni del socio alienante non al prezzo offerto dal terzo

acquirente, ma ad un prezzo determinato sulla base di particolari criteri oggettivi o da un arbitratore all'uopo

nominato.

*clausola di gradimento: l'efficacia del trasferimento delle azioni è subordinata al consenso di un organo sociale o di

alcuni soci o terzi; il gradimento è mero se non vi sono criteri da seguire per il rilascio e non sussiste un conseguente

obbligo di motivazione dell'eventuale diniego.

*clausola del tetto massimo di possesso azionario: impedisce, rendendoli inefficaci nei confronti della società, i

trasferimenti di azioni che comportano, in capo all'acquirente, il superamento di una % prestabilita dallo statuto

Tali clausole limitative possono essere previste dall'origine dell'atto costitutivo o successivamente introdotte nello

statuto o rimosse, con deliberazione dell'AGE assunta con le maggioranze normalmente richieste per le modificazioni

statutarie, con diritto di recesso per i soci che non hanno concorso all'approvazione della relativa deliberazione

assembleare.

AZIONI PROPRIE. Una società acquista azioni proprie e diviene socia di se stessa.

Pericolo: svilimento della tutela offerta ai terzi dal capitale sociale; influenza da parte degli amministratori sulle scelte

dell'assemblea e loro generale potere di esercitare i diritti spettanti agli azionisti.

Non divieto, ma disciplina complessa:

Modalità con cui la società diviene azionista di se stessa:

_sul mercato primario, ossia nel momento in cui la società offre in sottoscrizione azioni di nuova emissione, in sede di

costituzione o in occasione di aumenti di capitale a pagamento. Modalità vietata, tranne quando l'assemblea autorizza

gli amministratori ad esercitare il diritto di opzione spettante alle azioni proprie già in portafoglio. Al di fuori di

questo caso, se tale sottoscrizione viene effettuata, essa non è sanzionata con la nullità ma viene dalla legge ritenuta

efficace nei confronti delle persone che l'hanno posta in essere in nome e per conto della società, che sono tenute

personalmente ad effettuare il conferimento a liberazione delle azioni emesse.

_è consentito l'acquisto di azioni proprie già emesse (mercato secondario) mediante la conclusione di contratti

traslativi di qualsiasi natura, ma:

*limiti all'acquisto:

-il valore nominale delle azioni acquistat non deve eccedere un decimo del capitale sociale

-il prezzo di acquisto delle azioni proprie non deve eccedere, complessivamente, l'ammontare delle riserve disponibili

e degli utili iscritti in bilancio

-deve trattarsi di azioni interamente liberate dai precedenti titolari

-l'acquisto deve essere previamente autorizzato dall'assemblea ordinaria, che deve stabilire prezzo minimo e massimo

di acquisto, quantità, modalità e periodo dell'acquisto, massimo 18 mesi.

*la disciplina delle azioni proprie dopo l'acquisto (2357-ter): il diritto di voto spettante alle azioni proprie è sospeso

fino alla loro alienazione, ma esse sono computate nel capitale ai fini del calcolo del quorum costitutivo

dell'assemblea; il diritto agli utili e il diritto di opzione vengono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni.

Riguardo al regime di disponibilità delle azioni in portafoglio, gli amministratori non possono vendere le azioni

proprie, se non previa autorizzazione dell'AGO, la quale deve stabilirne le modalità.

Le azioni proprie non possono essere oggetto di altre operazioni da parte della società (2358): la società non puo'

accordare prestiti, né fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie, né puo', tramite società

fiduciaria o interposta persona, accettare azioni proprie in garanzia dell'assolvimento di obblighi a suo favore.

PARTECIPAZIONI RECIPROCHE

Disciplina generale: 2359-bis e seguenti nel caso di rapporto di controllo tra le 2 società (definito dall'art 2359);

finalità: evitare annacquamento del capitale. L'ordinamento non pone limiti all'acquisto di partecipazioni reciproche

fino a che nessuna delle due società controlli l'altra, né impedisce l'acquisto di azioni della controllata da parte della

controllante, mentre sottopone l'acquisto di azioni della controllante da parte della controllata ad una disciplina

sostanzialmente equivalente a quella delle azioni proprie (medesimi 4 limiti, la controllata deve iscrivere una riserva

indisponibile al pari di quanto avviene con la riserva azioni proprie, e i diritti di voto spettanti alle azioni della

controllante detenute dalla controllata sono sospesi e non possono essere esercitati).

Inoltre, 2359-quinquies: divieto assoluto di sottoscrizione, avente ad oggetto le azioni della controllante da parte della

controllata.

Disciplina speciale applicabile se almeno una delle due società è quotata in un mercato regolamentato (se le

partecipazioni reciproche superano una % minima, variabile dal 2 al 10%); finalità informative in merito agli assetti

proprietari delle società che fanno appello al mercato.

Inoltre, art 2360: divieto di sottoscrizione reciproca di azioni che non presuppone un preesistente rapporto di controllo

e si verifica quando due società, anche prive di partecipazioni l'una nell'altra, aumentano il capitale sociale e

contestualmente sottoscrivono l'una le azioni emesse dall'altra e viceversa; divieto poiché si avrebbe una creazione

fittizia del capitale sociale, senza un corrispondente incremento del patrimonio delle due società.

OBBLIGAZIONI

Rappresentano un credito nei confronti della società. L'obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale,

nonché ad una remunerazione svincolata o meno dai risultati dell'attività economica finanziata.

Art 2411: distinzione netta: obbligazioni per cui solo gli interessi e quindi la remunerazione possono variare in

dipendenza delle condizioni economiche della società e gli altri strumenti finanziari in cui non solo i tempi ma anche

l'entità del rimborso del capitale possono essere condizionati dall'andamento economico della società emittente.

Dunque nelle obbligazioni il diritto al rimborso del capitale è il valore minimo assicurato; in realtà il diritto

dell'obbligazionista al rimborso del capitale ed agli interessi puo' essere, in tutto o in parte, postergato alla

soddisfazione dei diritti degli altri creditori della società (ma egli ha comunque sempre un diritto prioritario al

rimborso rispetto ai soci).

Dal punto di vista della società, le obbligazioni hanno funzione di finanziamento, quindi rappresentano un debito (dal

lato dell'emittente del prestito, si ha un'operazione di mutuo collettivo), non necessariamente i singoli rapporti tra

società e ogni sottoscrittore sono operazioni di mutuo. Si tratta infatti di un rapporto di credito nei confronti della

società in forza di un'emissione in serie, sorretta da un unico atto societario (la deliberazione), ma le varie

obbligazioni sono sottoscritte per le causali più varie (versamento in danaro, regolamento di crediti preesistenti).

Il termine obbligazioni indica:

*i singoli rapporti obbligatori tra la società emittente e l'obbligazionista; oggetto: restituzione di una somma di danaro

*le frazioni dell'operazione unitaria di finanziamento premisurate in unità omogenee

*la somma di tali frazioni omogenee indica la posizione di potere dell'obbligazionista nella struttura organizzativa

prevista per la tutela dei suoi interessi

*i titoli di credito o gli strumenti finanziari dematerializzati che incorporano o rappresentano i singoli rapporti

obbligatori

Si tratta di un'unica operazione di finanziamento con emissione di strumenti standardizzati di massa e in serie, tutti

dello stesso importo e con le stesse caratteristiche; ogni titolo deve contenere l'indicazione dell'ammontare

complessivo delle obbligazioni emesse, del valore nominale di ciascuna, delle garanzie da cui sono globalmente

assistite, la data di rimborso del prestito e gli estremi del prospetto informativo; a monte dell'operazione vi è una

deliberazione della società (la cui mancanza è un'eccezione opponibile sia ai primi sottoscrittori che ai successivi

portatori delle obbligazioni); gli strumenti sono assistiti dalle stesse garanzie e modalità di pagamento e di rimborso;

ogni prestito fa nascere, ex lege, un fenomeno organizzativo associativo le cui decisioni, vincolanti per tutti gli

obbligazionisti, possono comportare la modifica delle condizioni del prestito.

Le obbligazioni sono inoltre strumenti finanziari in quanto titoli di massa negoziabili sul mercato dei capitali; possono

essere incorporate in titoli di credito nelle società non quotate, mentre sono assoggettate a dematerializzazione nelle

società quotate.

LIMITI ALL'EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI

-SOGGETTIVO: possono essere emesse solo da s.p.a. o s.a.p.a. (le s.r.l. possono emettere solo titoli di debito)

-OGGETTIVO: l'ammontare del prestito obbligazionario non puo' superare il doppio del capitale sociale (compreso

anche quello non versato, cioè i crediti di conferimento vantati dalla società nei confronti dei soci), della riserva legale

e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato (2412), conteggiate al netto delle perdite. Il capitale

cui viene fatto riferimento è quello esistente, al netto delle perdite, comprese quelle che, ancorché non abbiano portato

ad una formale riduzione del capitale, incidano su di esso; dunque si intende l'ultimo bilancio che doveva essere

approvato.

DIVIETO DI DISTRIBUZIONE DELLE RISERVE O DELLA RIDUZIONE VOLONTARIA DEL CAPITALE

(2413) finché la loro somma non sia = o > alla metà dell'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione. Ratio:

rispetto del rapporto tra prestito obbligazionario e valori patrimoniali. Inoltre, divieto di distribuzione degli utili in

caso di riduzione obbligatoria del capitale o di diminuzione delle riserve, in conseguenza di perdite, finché

l'ammontare del capitale sociale e delle riserve non sia = alla metà dell'ammontare delle obbligazioni ancora in

circolazione (2413 c.2). Il divieto di distribuire gli utili si applica anche quando le perdite hanno comunque intaccato

il capitale, pur senza comportare la necessità della riduzione obbligatoria e fino alla ricostituzione del medesimo

(2433 c.3).

Per il computo del limite oggettivo, occorre tener conto non solo delle obbligazioni direttamente emesse dalla società,

ma anche degli importi relativi a garanzie prestate da quest'ultima per obbligazioni emesse da altre società (anche

estere).

Ratio della disciplina: equilibrio tra autofinanziamento della società e ricorso al prestito obbligazionario da una parte,

tra risorse proprie e capacità di indebitamento in generale e tra indebitamento nei confronti del risparmio diffuso e

indebitamento nei confronti degli altri creditori della società.

SOCIETA QUOTATE: tali limiti non vi si applicano per quanto riguarda le obbligazioni destinate alla quotazione

(2412 c.4): tale tutela minima puo' essere sostituita dagli obblighi informativi (94 c.2 e 114 TUF) nei confronti del

pubblico dei risparmiatori e dell'autorità di controllo sul mercato, e dai poteri autorizzativi, interdittivi ed istruttori

riconosciuti alla Consob.

Eccezioni per le SOCIETA NON QUOTATE:

*gli investitori professionali, che hanno sottoscritto obbligazioni emesse in eccedenza, rispondono della solvenza

della società nei confronti degli acquirenti non investitori professionali, poiché hanno la capacità di valutare la

credibilità dell'emittente il prestito (a tale scopo devono presentare idonei requisiti patrimoniali stabiliti dall'autorità di

vigilanza).

*L'emissione di obbligazioni garantita da ipoteca di I grado iscritta su immobili di proprietà sociale, fino a 2/3 del

valore degli immobili, non deve essere computata ai fini del calcolo del limite costituito dal doppio di capitale e

riserve; dal momento che gli immobili sociali sono cespiti in cui è investito il patrimonio (costituito da capitale e

riserve), il valore degli immobili è conteggiato due volte ai fini del calcolo della capacità di indebitamento della

società mediante emissione di obbligazioni.

*Quando ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale, la società puo' essere autorizzata, con

provvedimento dell'autorità governativa, ad emettere obbligazioni per somma > al limite del doppio del capitale e

delle riserve (con limiti, modalità e cautele stabiliti dal provvedimento di autorizzazione, art 2412 c.5).

L'EMISSIONE DELLE OBBLIGAZIONI

Competenza: amministratori, a meno che legge speciale o statuto prescrivano diversamente (2410).

La deliberazione di emissione deve essere redatta per atto pubblico e contenere la designazione del notaio incaricato

della costituzione delle garanzie reali a favore dei sottoscrittori, se queste sono previste (2414-bis). Se al capitale della

società emittente partecipa, in tutto o in parte, un soggetto pubblico, quest'ultimo puo' garantire l'emissione del

prestito obbligazionario; tale garanzia deve risultare dal titolo (2414-bis c.2). La deliberazione è assoggettata al

controllo di legittimità del notaio verbalizzante (2436) e deve essere depositata presso il registro delle imprese; alla

deliberazione deve essere allegata l'attestazione del collegio sindacale (o del consiglio di sorveglianza o del comitato

interno per il controllo sulla gestione) circa il rispetto del limite quantitativo di emissione. La deliberazione non puo'

essere eseguita se non dopo l'iscrizione presso il registro delle imprese. Dopo che la deliberazione è divenuta efficace,

seguono le sottoscrizioni ed il rilascio dei titoli (la cui emissione puo' avvenire per le causali più diverse, non

necessariamente a fronte di versamenti di danaro che, in ogni caso, non devono essere necessariamente = o > al valore

nominale delle obbligazioni, eccettuate le obbligazioni convertibili in azioni, per le quali si ha un espresso richiamo

→ applicazione art 93-

all'art 2346 c.2,3,4 e 5. Se la società colloca obbligazioni facendo appello al risparmio diffuso

bis TUF sull'offerta al pubblico di prodotti finanziari.

DIRITTI PATRIMONIALI DELL'OBBLIGAZIONISTA.

-Al rimborso del capitale: esso risulta in ogni caso giuridicamente assicurato. Le modalità sono stabilite nella

deliberazione di emissione: puo' avvenire alla scadenza o secondo un piano di ammortamento che consenta alla

società di non incorrere in difficoltà finanziarie. Questo diritto puo' essere postergato rispetto al soddisfacimento degli

altri creditori della società (2411).

-Alla remunerazione del capitale: con attribuzione di interessi periodici o nel disaggio tra valore nominale e prezzo di

emissione: l'importo puo' quindi essere > e non corrispondere all'importo del prestito versato all'atto di sottoscrizione.

I tempi e l'entità del pagamento degli interessi possono variare secondo parametri oggettivi anche relativi

all'andamento economico della società (2411 c.2: emissione di obbligazioni con clausola parametrica o con forme di

indicizzazione relativa agli interessi). Questo diritto puo' essere postergato rispetto al soddisfacimento degli altri

creditori della società (2411).

-In alcuni casi si aggiunge agli interessi periodici l'assegnazione di premi in base a sorteggio.

L'ORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI.

Ogni obbligazione rappresenta, oltre a una quota del prestito, anche una posizione organizzativa tipizzata. Tale

organizzazione è il punto di equilibrio tra la necessità di dare uno strumento di tutela ai sottoscrittori e quella di

consentire la modificabilità a maggioranza delle condizioni del prestito (obiettiva esigenza della società che cosi' non

deve acquisire il consenso dei singoli obbligazionisti: art 2415 c.1 n2). 2 organi previsti dalla legge:

*L'assemblea degli obbligazionisti: 2415: competente quanto all'organizzazione degli obbligazionisti (deliberare sulla

nomina e revoca del rappresentante comune, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei

comuni interessi e sul relativo rendiconto) sia quanto alla tutela del prestito obbligazionario (deliberare sulle

modificazioni delle condizioni del prestito, sulla proposta di concordato, sugli altri oggetti di interesse comune degli

obbligazionisti). Art 2503-bis: l'approvazione del progetto di fusione della società emittente da parte dell'assemblea

degli obbligazionisti presclude l'esercizio del potere di opposizione da parte dei singoli obbligazionisti a cui sarebbe

spettato in quanto creditori della società.

Funzionamento: l'assemblea è convocata dagli amministratori o dal rappresentante comune quando lo ritengano

necessario o ne sia fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino 1/20 delle obbligazioni emesse e non

estinte. All'assemblea possono assistere gli amministratori e i sindaci della società emittente, ma quest'ultima, per le

obbligazioni possedute, non puo' partecipare alle deliberazioni. Applicazione delle disposizioni sull'AGE e i relativi

quorum e per la validità delle deliberazioni apportanti modificazioni delle condizioni del prestito è richiesto il voto

favorevole dei sottoscrittori che rappresentino la metà delle obbligazioni emesse e non estinte. Le deliberazioni

vincolano gli obbligazionisti assenti o dissenzienti e sono impugnabili ex art 2377 e 2379; l'impugnazione si propone

in contraddittorio del rappresentante, dinanzi al tribunale nella cui circoscrizione ha sede la società emittente.

Art 2419: i singoli obbligazionisti possono agire sia a tutela di interessi propri specifici (es: per ottenere il rimborso

delle obbligazioni sorteggiate), sia a tutela di interessi comuni (di fronte a comportamenti della società che riguardano

unitariamente il prestito obbligazionario e legittimano un'azione di gruppo > in questo caso la legittimazione del

singolo è concorrente con quella dell'organizzazione e sarà preclusa quando il suo accoglimento porterebbe a risultati

contrastanti con quelli conseguenti ad iniziative dell'organizzazione).

*Il rappresentante comune: è un organo necessario quindi se non nominato dall'assemblea deve esserlo con decreto del

tribunale su domanda di uno o + obbligazionisti o degli amministratori; puo' essere scelto al di fuori degli

obbligazionisti e possono essere nominate anche le persone giuridiche autorizzate all'esercizio dei servizi di

investimento, nonché le società fiduciarie; ma ineleggibilità e decadenza dalla carica per amministratori, sindaci,

dipendenti della società debitrice e coloro che si trovano nelle condizioni di incompatibilità previste per i sindaci

(2417). Funzioni: tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei rapporti con la società, eseguire le

deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti, rappresentanza processuale degli obbligazionisti nelle procedure

concorsuali, rappresentanza in giudizio dell'organizzazione in caso di impugnazione delle deliberazioni

dell'assemblea, curare la tenuta del libro delle adunanze e delle deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti.

OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI.

I sottoscrittori hanno il diritto di trasformare un rapporto di finanziamento in un rapporto di partecipazione alla società

→ trasformazione del prestito obbligazionario in capitale di rischio e le somme versate per la sottoscrizione delle

obbligazioni valgono come conferimento per le azioni attribuite in sede di conversione. La legge disciplina solo il

procedimento di conversione diretto in azioni della stessa società emittente, ad esclusione del metodo indiretto

(conversione in azioni di altra società o di futura emissione o già emesse e detenute nel patrimonio della società

emittente) e delle obbligazioni con warrant o con diritto di opzione su azioni (che attribuiscono un diritto cumulativo e

non alternativo a quello al rimborso del capitale).

Competenza: AGE (2420-bis), poiché si ha un aumento del capitale sociale, ma è possibile una delega agli

amministratori nell'atto costitutivo o con una successiva modifica, ma non è possibile una ulteriore delega dal CdA al

comitato esecutivo o agli amministratori delegati (2381 c.4). La delega deve contenere l'indicazione dell'importo max

dell'emissione ed è conferita per al max 5 anni dalla data dell'iscrizione della società nel registro delle imprese o, in

caso di modificazione statutaria, dalla data della deliberazione. L'assemblea (o il CdA delegato) deve contestualmente

deliberare l'aumento di capitale asservito alla conversione. La deliberazione di emissione deve indicare il rapporto di

cambio ed il periodo e modalità della conversione. Agli obbligazionisti non potranno essere attribuite, in sede di

conversione, azioni di valore complessivamente > alle somme versate alla società, con un rapporto di camnio sopra la

pari, altrimenti si avrebbe una violazione del principio di effettività del capitale sociale (2346 c.2,3,4 e 5); inoltre,

divieto di adozione della deliberazione se il capitale sociale non risulta interamente versato (2420-bis). Il valore delle

azioni assegnate ad ogni obbligazionista all'atto della conversione non deve essere > a quello delle somme versate,

salva diversa disposizione dello statuto.

Conversione: l'aumento è a disposizione degli obbligazionisti. Nel primo mese di ogni semestre gli amministratori

emettono le azioni spettanti agli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente e, nel mese

successivo, devono depositare presso il registro delle imprese un'attestazione che l'aumento di capitale è stato eseguito

per l'ammontare corrispondente al valore nominale delle azioni emesse. L'emissione di un prestito obbligazionario

convertibile comporta un contestuale aumento di capitale coperto mediante esercizio del diritto di conversione,

→ le

dunque i vecchi azionisti devono poter mantenere inalterata la propria % di partecipazione in società

obbligazioni convertibili devono essere offerte in opzione agli azionisti.

In pendenza della conversione, per tutelare i sottoscrittori di fronte ad operazioni della società suscettibili di

modificare le condizioni dell'investimento, in caso di operazioni nominali sul capitale (aumento gratuito o riduzione

per perdite), il rapporto di cambio è modificato in proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione (2420-bis

c.5). In caso di riduzione a 0 del capitale per perdite, si ha un azzeramento del rapporto di cambio poiché non esistono

più azioni su cui esercitare la conversione; in caso di aumento del capitale a pagamento, diritto degli obbligazionisti a

sottoscrivere l'aumento di capitale, in concorso coi soci (2441). E' vietata la riduzione facoltativa del capitale e la

modifica delle disposizioni dello statuto quanto alla distribuzione degli utili a meno che non si attribuisca ai

sottoscrittori, con pubblicazione di un avviso presso il registro delle imprese almeno 90 giorni prima della data della

deliberazione, la facoltà di esercitare la conversione anticipata nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione.

STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI

2346 ult.comma: la società puo' emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o amministrativi, escluso il

diritto di voto nell'AGO, a seguito dell'apporto, da parte dei soci o di terzi, anche di opere e servizi (quindi anche altre

prestazioni), che non viene imputato a capitale, in quanto in nessun caso il valore dei conferimenti puo' essere <

all'ammontare globale del capitale sociale: contrapposizione tra conferimenti imputati a capitale (2346 c.5) e apporti

non imputati a capitale (2346 c.6). Ampio spazio all'autonomia statutaria quanto alla giustificazione causale (mutuo,

associazione in partecipazione...). I titolari di strumenti finanziari partecipativi non acquistano la qualità di soci e

dunque non concorrono a determinare, col voto nell'AGO, la volontà sociale (2346,ult.comma), ma partecipano

comunque alle alee della gestione, quindi si avvicinano agli azionisti, per questo tutele:

-è necessaria una previsione dello statuto con specifica indicazione dei diritti spettanti ai sottoscrittori per l'emissione

-assoggettamento degli strumenti finanziari alla stessa disciplina speciale delle azioni in tema di obblighi di

comunicazioni, di controllo e di o.p.a., per la loro capacità di influenzare l'andamento della gestione.

Diritti patrimoniali: oggetto: remunerazione dell'investimento (con attribuzione di utile fisso o commisurato

all'andamento della società etc)

Diritti amministrativi: determinati dallo statuto; oggetto: esercizio del controllo sull'investimento, nomina di un

componente indipendente del CdA o del CS o di un sindaco, esercizio del diritto di voto su argomenti specificamente

indicati (2351 c.5). Applicazione della disciplina delle assemblee speciali in caso di decisioni dell'assemblea degli

azionisti lesive dei diritti della categoria (2376).

Limite: divieto di attribuzione del diritto di voto in via generale nell'AGO (2346 c.6) altrimenti i portatori di strumenti

finanziari sarebbero in tutto pianificati ai soci. Lo statuto non puo' attribuire loro competenze attribuite per legge

all'AGO.

Autonomia statutaria quanto alle modalità e condizioni di emissione, sanzioni e legge di circolazione; se gli strumenti

finanziari sono negoziati o destinati alla negoziazione nei mercati regolamentati: emissione regolata dalla disciplina

dell'appello al pubblico risparmio, applicazione della disciplina della dematerializzazione.

Gli strumenti finanziari i cui tempi ed entità di rimborso dipendono dall'andamento economico della società sono

assoggettati alla stessa disciplina delle obbligazioni (poiché anche per essi il rimborso non è assicurato) + disposizioni

speciali in tema di strumenti finanziari utilizzati per la raccolta di risparmio tra il pubblico.

PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE: oggetto: sia beni e rapporti giuridici già compresi nel

patrimonio della società che eventuali apporti di terzi, che parteciperanno ai risultati dell'affare.

Art 2447-bis c.1 lett.a: valore non complessivamente > al 10% del patrimonio netto della società. Ult.comma: tali

patrimoni non possono essere costituiti per l'esercizio di affari attinenti ad attività riservate in base alle leggi speciali.

La società puo' anche destinare a favore dei finanziatori di uno specifico affare una parte dei proventi del medesimo

(lett. b).

Ratio: costituire patrimoni separati con correlativa limitazione del rischio attingendo anche a finanziamenti da parte di

→ facilitare il finanziamento di

terzi e senza necessariamente affrontare i tempi e i costi della costituzione di società

specifici affari, identificando un gruppo di beni o un flusso di proventi destinati al soddisfacimento di un gruppo di

creditori del patrimonio, distinti rispetto a quelli della società (2447-quinquies).

Separazione patrimoniale: deroga rispetto al regime generale della responsabilità patrimoniale; necessità di non

sottrarre i beni del patrimonio alla loro destinazione, identificazione dei beni e rapporti giuridici destinati al

patrimonio, specifici obblighi di contabilità distinti e ulteriori a quelli cui è tenuta la società, identificazione di un

gruppo di creditori del patrimonio distinti rispetto a quelli della società, proprie regole di liquidazione.

Ambito: tutte le s.p.a. La costituzione del patrimonio separato avviene mediante una deliberazione del CdA il cui

verbale è redatto per atto pubblico, con contenuto determinato e controllo di legalità da parte del notaio, depositata nel

registro delle imprese.

Vincoli di gestione: il patrimonio deve essere congruo alla realizzazione dell'affare: la deliberazione deve indicare il

piano finanziario, modalità e regole quanto al suo impiego, risultato da perseguire e eventuali garanzie offerte ai terzi.

L'identificazione dello specifico affare impone che l'affare sia specifico, sufficientemente indicato nella deliberazione

di costituzione del patrimonio, cosi' come il risultato da perseguire, e che la realizzazione possa distribuirsi su più

esercizi. Poiché l'affare deve essere specifico, l'oggetto non puo' consistere nella gestione continuativa di un ramo

d'azienda.

La società risponde col proprio patrimonio delle obbligazioni contratte coi terzi per atti non pertinenti allo specifico

affare; questo costituisce altresi' un limite alla capacità di rappresentanza degli amministratori della società: l'utilizzo

dei beni oggetto di separazione in operazioni non pertinenti all'affare per cui il patrimonio è stato costituito non è

opponibile ai terzi se non nei limiti dell'art 2384 c.2: la società dovrà provare che i terzi hanno agito intenzionalmente

a suo danno.

Il patrimonio destinato è insensibile alle vicende che interessano la società, ma la separazione patrimoniale non è

perfetta né simmetrica: per le obbligazioni contratte per lo specifico affare la società risponde solo col patrimonio

destinato, a meno che non abbia assunto un ulteriore e diverso impegno nella deliberazione di costituzione e i creditori

della società non possono far valere le loro ragioni sui beni del patrimonio destinato. Ma la società risponde

illimitatamente (con l'intero patrimonio) per le obbligazioni derivanti da fatto illecito: la separazione patrimoniale sarà

opponibile solo ai creditori volontari (che hanno concesso credito sulla base du una valutazione di merito sul

contenuto della delibera di costituzione), ma l'illiceità dell'utilizzo della disciplina del patrimonio separato comporta

un riespandersi della responsabilità patrimoniale della società e il venir meno del regime di separazione.

L'insensibilità del patrimonio destinato è subordinata a specifici oneri pubblicitari (2447-quater):

*la deliberazione di costituzione della società deve contenere l'indicazione dei beni e rapporti giuridici compresi nel

patrimonio, deve essere iscritta nel registro delle imprese e deve essere decorso il termine di 60 gg dall'iscrizione

senza che i creditori abbiano proposto opposizione.

*se nel patrimonio sono compresi beni immobili o mobili registrati, il vincolo di destinazione non è opponibile ai

creditori della società finché la destinazione non è annotata nei pubblici registri (2447-quinquies c.2).

*gli atti compiuti in relazione allo specifico affare devono contenere espressa menzione del vincolo di destinazione

(ult.comma).

Dato che si ha una diminuzione della responsabilità patrimoniale della società, a tutela dei creditori sociali è previsto

che possano fare opposizione in tribunale nel termine di 60 gg dall'iscrizione della deliberazione nel registro delle

imprese; il tribunale, nonostante l'opposizione, puo' disporre che la deliberazione sia eseguita, previa prestazione di

un'idonea garanzia da parte della società.

Analitica disciplina delle scritture contabili: 2 ratio:

-controllo del corretto utilizzo dei beni destinati

-rilevazione del risultato economico da distribuire alla società ed eventualmente ai terzi

Poiché il patrimonio destinato è oggetto di una gestione distinta da quella della società, i beni che lo compongono

vanno separatamente indicati nell'attivo dello stato patrimoniale del bilancio della società che lo ha costituito (2447-

septies); al passivo vanno distintamente indicati i debiti della gestione separata e, in una voce a se stante tra le poste

del netto, lo stesso patrimonio destinato. Per ogni patrimonio destinato al singolo affare gli amministratori devono

tenere i libri e le scritture contabili ex 2214: libro giornale e libro degli inventari. Per ogni patrimonio separato, gli

amministratori redigono un separato rendiconto allegato al bilancio della società; malgrado la legge non lo preveda

espressamente, se la gestione si protrae per + esercizi il rendiconto deve consistere in un vero e proprio stato

patrimoniale e in un conto economico.

Analitica disciplina per la liquidazione del patrimonio: se si realizza l'affare o è impossibile condurlo a termine, gli

amministratori devono redigere un rendiconto finale assimilabile ad un bilancio di liquidazione, da depositare

all'ufficio del registro del imprese accompagnato da una relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione

contabile.

I creditori del patrimonio non ancora soddisfatti possono chiedere la liquidazione separata del patrimonio entro 90 gg

dal deposito del rendiconto. Anche dopo la scadenza di tale termine, i creditori del patrimonio conservano il diritto di

aggredire individualmente i beni già oggetto di separazione patrimoniale, anche dopo l'eventuale rimozione del

vincolo e la riassegnazione alla società o ai terzi, con preferenza rispetto ai creditori sociali, nonché di soddisfarsi nei

confronti della società nei limiti del residuo attivo assegnato.

I creditori del patrimonio non possono chiedere che ne sia dichiarato il fallimento; il rinvio alla disciplina della

→ disparità di

liquidazione della società è esaustivo e non ammette il ricorso ad altre hp di liquidazione concorsuale

trattamento rispetto ai creditori dlla società che possono avvalersi della più efficace tutela assicurata dalla disciplina

delle procedure concorsuali.

Si ritiene che la liquidazione del patrimonio non possa essere richiesta dai creditori della società quando l'affare si è

concluso, poiché l'art 2447-novies c.2 legittima solo i creditori del patrimonio rimasti insoddisfatti, e anche perché i

creditori della società, se anteriori alla costituzione del patrimonio possono fare opposizione alla costituzione, se

posteriori non possono fare affidamento su beni già sottratti al soddisfacimento dei propri crediti; in ogni caso i

creditori sociali possono ricorrere a rimedi di diritto comune (es: far accertare giudizialmente la causa di scioglimento

del vincolo patrimoniale).

La separazione patrimoniale sopravvive al fallimento della società; il curatore, se non è possibile la continuazione

della gestione separata, cede ai terzi il patrimonio o liquida ai terzi i beni; il corrispettivo della cessione o il ricavato

della liquidazione è destinato al soddisfacimento dei creditori del patrimonio e solo l'eventuale residuo attivo

confluisce nell'attivo del fallimento per soddisfare i creditori della società.

APPORTI DEI TERZI.

Essi partecipano ai risultati della gestione separata. La determinazione di tali apporti è rimessa all'autonomia

negoziale; i terzi possono apportare capitali, opere o servizi o prestare garanzia a favore del patrimonio destinato. Il

rapporto contrattuale società-terzi è un'associazione in partecipazione: in cambio dell'apporto ai terzi è attribuito il

diritto a partecipare ai risultati dell'affare (sia utili che perdite); la gestione dell'affare è attribuita esclusivamente alla

società, i terzi hanno poteri di controllo, diritto al rendiconto, da redigere al compimento dell'affare o con periodicità

annuale, se l'affare si protrae per più esercizi. Comunque la scelta del modello partecipativo è lasciata all'autonomia

negoziale.

Possono essere emessi strumenti di partecipazione che si configurano come titoli di rischio, in cui i sottoscrittori

partecipano ai risultati della gestione imprenditoriale assumendone l'alea fino alla perdita dell'apporto conferito.

Essi sono strumenti finanziari, emessi a fronte di un'unitaria operazione di gestione di uno specifico affare e per

ciascuno di essi. L'emissione di tali strumenti fa nascere un fenomeno organizzativo modellato su quello

dell'organizzazione degli obbligazionisti ma con differenze: all'assemblea speciale è attribuita la competenza a

deliberare, a maggioranza, sulle modificazioni dei diritti dei portatori degli strumenti di partecipazione al patrimonio;

al rappresentante comune spetta la specifica funzione di controllo sulla gestione dello specifico affare.

FINANZIAMENTO DESTINATO A UNO SPECIFICO AFFARE.

Non si tratta di associazione in partecipazione, poiché non si ha una partecipazione del finanziatore agli utili

dell'attività d'impresa, ma diritto al rimborso del finanziamento destinato ad essere soddisfatto solo con alcune

disponibilità future dell'imprenditore finanziato (deroga art 2740). Oggetto della separazione: i proventi di un

determinato affare, un flusso di cassa che, attraverso tecniche di separazione contabile, è destinato a soddisfare i

→ assimilabile alla cartolarizzazione dei crediti: una

creditori dell'operazione. Funzione esclusivamente finanziaria

massa di crediti è ceduta in blocco ad una società veicolo che per finanziare l'operazione emette titoli negoziati sui

mercati, al cui rimborso sono destinate le somme versate dai debitori ceduti; l'importo dei crediti riscossi costituisce

→ assimilabile anche

patrimonio separato. al project financing: un determinato progetto è finanziato mediante i

proventi percepiti dalla conduzione del medesimo, ma differenza: la separazione patrimoniale si attua all'interno della

stessa società incaricata di realizzare l'affare e non con distinta imputazione ad una società incaricata della riscossione

e della gestione dei proventi. Distinzione col trust: destinatario degli investimenti è un ente finanziario che non agisce

come mero depositario interessato al successo della raccolta di mezzi ma come controparte dell'imprenditore che

agisce nell'esclusivo interesse degli investitori-beneficiari.

Proventi dell'affare e reimpieghi: patrimonio separato da quello della società e dunque sottratto ai creditori sociali.

L'opponibilità del vincolo ai creditori sociali è subordinata al deposito del contratto di finanziamento presso il registro

delle imprese e all'adozione di sistemi di incasso e contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i proventi

→ dunque le somme devono essere versate su conti distinti

dell'affare e a tenerli separati dal patrimonio della società

rispetto a quelli della società ma solo fino al rimborso del finanziamento o alla scadenza del termine.

Ai finanziatori dell'affare è preclusa ogni azione sul patrimonio della società, inclusi i beni strumentali al compimento

dell'operazione finanziata.

Se il fallimento della società non impedisce la realizzazione o la continuazione dell'operazione, il contratto di

finanziamento puo' proseguire con la curatela che assume interamente su di sé gli oneri per portare a termine l'affare.

In caso di mancato subentro del curatore, il finanziatore puo' subentrare nella gestione dell'affare direttamente o

tramite un terzo da lui indicato e puo' trattenere i proventi dell'affare a parziale compensazione dei propri crediti e

insinuarsi nel passivo del fallimento per il credito residuo non soddisfatto; se il fallimento della società rende

impossibile la prosecuzione dell'affare i finanziatori possono comunque concorrere nel riparto dell'intero patrimonio

sociale per la parte di credito non ancora soddisfatta, col diritto di ritenere le somme già riscosse e di apprendere i

→ questi importi vanno

proventi dell'affare, gli utili e i loro eventuali reimpieghi, anche se non ancora percepiti

detratti dal credito da insinuare al passivo del fallimento della società.

Assemblea dei soci e patti parasociali

Assemblea riunioni nelle quali i soci prendono le decisioni nelle materie a loro riservate dalla legge. Il

funzionamento è stabilito in parte dalla legge e in parte dallo statuto. L'assemblea opera con il metodo collegiale, per

cui per prendere una decisione ci sono delle fasi obbligatorie: convocazione (per informare i soci della riunione e dei

suoi contenuti), intervento e discussione, voto (deliberazione) e verbalizzazione (per documentare la riunione e i suoi

esiti). Solitamente vige la regola della maggioranza. Nelle spa è impossibilen derogare al metodo assembleare (es. È

impossibile dare il proprio consenso a una decisione tramite una scrittura privata). Solo il metodo assembleare

garantisce delle decisioni informate, discusse e ponderate.

Competenze dell'assemblea

L'assemblea non è realmente l'organo sovrano in quanto ogni organo esercita la propria sovranità nella sfera che gli è

assegnata all'interno del “governo societario”. Le competenze assembleari sono divise tra quelle spettanti

all'assemblea ordinaria e quelle spettanti a quella straordinaria (non sono 2 assemblee diverse, sono la stessa

assemblea ma assoggettata a regole diverse a seconda dei 2 casi dato che la sede straordinaria richiede maggioranze

più elevate e verbalizzazione con atto notarile).

Assemblea ordinaria: le competenze variano a seconda che il consiglio di sorveglianza manchi (sistema tradizionale e

monistico) o sia presente (sistema dualistico). Nel primo caso le competenze sono:

– approvazione del bilancio

– nomina e revoca di amministratori, sindaci e revisori

– determinazione dei compensi

– deliberazioni su azioni di responsabilità

– autorizzazione di operazioni di gestione (se lo statuto lo prevede)

– approvazione della distribuzione degli utili

– autorizzazione dell'acquisto di azioni proprie o di società controllanti

Nel secondo caso i poteri sono ridotti dato che l'approvazione del bilancio, le nomine e revoche dei membri del

consiglio di gestione così come il loro compenso sono affidate al consiglio di sorveglianza.

Assemblea straordinaria: le competenze sono indipendenti rispetto al modello di governo societario e sono

→ modificazioni statutarie;

strettamente determinate dalla legge nomina, sostituzione e poteri dei liquidatori; ogni

altra competenza espressamente prevista dalla legge. Lo statuto può comunque attribuire alcune competenze tipiche

dell'assemblea straordinaria all'organo amministrativo, al consiglio di sorveglianza o al consiglio di gestione (in

particolare il potere di emettere obbligazioni convertibili o di aumentare il capitale).

Da queste 2 assemblee vanno distinte quelle speciali la cui esistenza dipende dall'emissione di azioni diverse da quelle

ordinarie (es. azioni privilegiate). Se una deliberazione dell'assemblea generale pregiudica i diritti di una particolare

categoria, la deliberazione diverrà efficace solo se sarà approvata dall'assemblea speciale in questione.

Convocazione dell'assemblea

Il potere di convocazione spetta agli amministratori o al consiglio di gestione. Di solito l'esercizio di questo potere è

rimesso a una libera scelta, ma in alcuni casi è un'obbligazione:

– una volta all'anno in sede ordinaria per deliberare in merito al bilancio di esercizio

– senza ritardo quando ne è fatta richiesta da una minoranza qualificata di soci che raggiunge 10% del capitale

(lo statuto può diminuire la percentuale)

– quando la prima convocazione è andata deserta (non è stato raggiunto il quorum costitutivo).

Se gli amministratori o i membri del consiglio di gestione non provvedono alla convocazione quando è obbligatoria,

vi devono provvedere il collegio sindacale o il consiglio di sorveglianza. I sindaci devono inoltre convocare

l'assemblea quando cessano dalla carica tutti gli amministratori o se ravvisono fatti censurabili di rilevante gravità.

La convocazione avviene mediante avviso sulla Gazzetta Ufficiale almeno 15 giorni prima dell'assemblea (o 30 nelle

quotate). L'assemblea è tenuta nel luogo ove è situata la sede (salvo indicazione diversa nello statuto). L'avviso deve

contenere l'ordine del giorno per circoscrivere i lavori assembleari (ma ogni materia iscritta nell'ordine del giorno

ammette implicitamente quelle accessorie o consequenziali a essa).

Se non si ha la convocazione, oppure si ha una convocazione non in conformità con la legge, l'assemblea può

→ vi partecipano tutti gli azionisti e la maggioranza dei componenti degli organi

comunque tenersi se è totalitaria

amministrativi e di controllo. Nell'assemblea totalitaria ogni socio può opporsi alla discussione di argomenti su cui

non è sufficientemente informato. Invece se la convocazione è regolare, solo i soci che rappresentano 1/3 del capitale

sociale possono rinviare l'assemblea (e il rinvio non può superare i 5 giorni).

Quorum assembleari

Quorum costitutivi (2368): quorum che devono riscontrarsi perché l'assemblea possa definirsi regolarmente costituita.

Quorum deliberativi (2369): quorum che deve sussistere perché la deliberazione possa dirsi validamente adottata.

La fissazione di quorum alti può tutelare i soci di minoranza, ma rischia di danneggiare l'intera società. La legge

propone quindi un possibile equilibrio, ma rimette agli statuti la possibilità di cercare un equilibrio diverso. I quorum

variano se si è in assemblea ordinaria o straordinaria, in prima convocazione o successiva, se la società fa ricorso al

capitale di rischio oppure no.

Assemblea ordinaria di qualsiasi spa:

Prima convocazione quorum costitutivo pari a metà del capitale, quorum deliberativo pari alla

maggioranza assoluta del capitale rappresentato in assemblea.

Seconda convocazione quorum costitutivo assente, quorum deliberativo pari alla maggioranza delle azioni

votanti. Assemblea straordinaria di spa chiuse:

Prima convocazione: quorum costitutivo pari al quorum deliberativo, quorum deliberativo pari a oltre la metà

del capitale.

Seconda convocazione: quorum costitutivo pari a oltre 1/3 del capitale, quorum deliberativo pari a 2/3 del

capitale presente in assemblea.

Assemblea straordinaria di spa aperte:

Prima convocazione: quorum costitutivo pari a metà del capitale, quorum deliberativo pari a 2/3 del capitale

rappresentato in assemblea.

Seconda convocazione: quorum costitutivo pari a 1/3 del capitale sociale, quorum deliberativo pari a 2/3 del

capitale in assemblea.

Se lo statuto prevede convocazioni ulteriori, valgono i quorum posti per le seconde convocazioni nel caso di

assemblee ordinarie o assemblee straordinarie di spa chiuse; invece nel caso di assemblee straordinarie di spa aperte il

quorum costitutivo è 1/5 del capitale e quello deliberativo 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.

→ non è consentito

Lo statuto può aumentare i quorum ma non li può diminuire, l'aumento conosce inoltre dei limiti

per le deliberazioni che influenzano la sopravvivenza della società (nomina e revoca delle cariche sociali,

approvazione del bilancio). Inoltre non è possbile richiedere l'unanimità.

Intervento e voto in assemblea

Il diritto di intervento spetta agli azionisti che hanno il diritto di voto (2370), anche i non soci (usufruttuario, creditore

pignoratizio, custode sequestratario salvo patto contrario il diritto di voto e di intervento spetta a loro e non al socio

proprietario di tali azioni). L'azionista con voto limitato ha ditritto di intervento solo nelle assemblee in cui ha diritto

di voto. Il diritto di intervento spetta anche il socio che ha un diritto di voto contraddistinto da una causa di divieto o

sospensione temporanea di esercizio (es. il socio moroso) e al socio in conflitto di interessi (anche se decide di

astenersi dal votare).

Il diritto di voto e il diritto di intervento sono dunque diritti paralleli nella titolarità ma non nell'esercizio. In un caso è

possibile esercitare il diritto di voto senza esercitare il diritto di intervento voto per corrispondenza (il votante si

considera intervenuto in assemblea solo tramite una finzione giuridica). L'intervento con mezzi di telecomunicazione

è una forma di partecipazione all'assemblea rispettosa del metodo collegiale; il voto per corrispondenza è un istituto

irriguardoso del metodo collegiale dato che chi vota in questo modo non lo fa simultaneamente con gli altri dopo aver

partecipato alla fase di discussione. Se tutti votano per corrispondenza ci si avvicina all'ipotesi di consultazione scritta,

la differenza sta che nell'assemblea con voti solo per corrispondenza i soci possono almeno potenzialmente intervenire

e dar luogo a una vera riunione.

Rappresentanza in assemblea

L'esercizio dei diritti di voto e intervento può essere esercitato personalmente dal titolare o delegato a terzi soci o non

soci forniti di un potere di rappresentanza (appunto derivante dalla delega). La delega (o procura) deve rivestire la

forma scritta e indicare il nome del procuratore rappresentante (e eventualmente indicare il nome del sostituto). Si può

nominare come procuratore anche un ente (società, associazione, fondazione), in questo caso per l'ente interviene il

proprio rappresentante istituzionale. È vietata la delega in favore degli organi amministrativi e di controllo (revisore

contabile incluso) e dei dipendenti della società e di società da essa controllate. Inoltre si vieta a chiunque di

rappresentare più di 20 soci (cifra che aumenta nelle società aperte da un minimo di 50 a un massimo di 200). Questi

divieti hanno come scopo quello di cercare di evitare il conflitto di interessi. Nelle spa aperte c'è anche il divieto di

rilasciare una delega estesa a più di un'assemblea, quindi per ogni assemblea si richiede l'apposita delega. Tutti questi

limiti vengono meno se ricorrono i presupposti per la sollecitazione e la raccolta di deleghe.

Sollecitazione: un azionista (committente) cerca di attrarre il consenso di altri azionisti attorno ad una data posizione

assembleare. Si serve di un intermediario autorizzato e sollecita tutti i soci a rilasciare deleghe di voto in suo favore.

Raccolta di deleghe: è riservata alle associazioni di azionisti (almeno 50 soci persone fisiche, ciascuno titolare di

azioni per un quantitativo non > a 1 per 1000 del capitale con diritto di voto). Queste associazioni agevolano

l'espressione organizzata del voto in assemblea da parte di piccoli azionisti.

È possibile compiere operazioni di voto di segno diverso (voto divergente), di solito nel caso del delegato che

rappresenta più soci. Tuttavia può anche accadere che lo stesso socio dia un voto divergente con le proprie azioni (es.

se è vincolato in un sindacato di voto con alcune delle proprie azioni e non altre).

Le deleghe sono sempre revocabili dal delegante nonostante ogni patto contrario.

Svolgimento dell'assemblea

L'accertamento della regolare costituzione dell'assemblea (regolarità della convocazione o presupposti dell'assemblea

totalitaria, verifica dei quorum) spetta al presidente dell'assemblea. Jack <3. Il presidente regola lo svolgimento della

riunione, cioè introduce gli argomenti all'ordine del giorno. Art. 2375: il sistema di voto prescelto deve consentire

l'identificazione del votante e del modo in cui ha esercitato il voto per poter controllare la legittimazione al voto dei

→ è quindi inammissibile il voto segreto.

partecipanti e l'incidenza di eventuali voti dati in conflitto di interessi

Conflitto di interessi se un socio si trova ad essere portatore di interessi per conto proprio o di terzi in conflitto con

gli interessi della società, egli non ha l'obbligo né di astenersi dal votare né di informare i consoci. Non può essere

escluso dal voto da parte del presidente o dell'assemblea. Il diritto di voto è infatti attribuito al socio nel proprio

interesse, egli non ha l'obbligo di perseguire l'interesse sociale (cioè l'interesse che tutti i soci realizzano attraverso la

partecipazione sociale). Tuttavia il conflitto di interessi causa l'annullabilità delle deliberazioni se il voto in conflitto è

stato determinante e se la deliberazione può in concreto arrecare un danno alla società, questo pericolo di danno deve

essere dimostrato da chi impugna la decisione.

Il ruolo di presidente dell'assemblea è svolto dal soggetto indicato nello statuto che solitamente associa questa carica a

un'altra (es. presidente del consiglio di amministrazione). Se il presidente è assente, il ruolo è ricoperto dal sostituto

indicato nello statuto o, in mancanza, dalla persona eletta con il voto della maggioranza dei presenti.

Verbale assembleare

Il verbale è un resoconto fedele e preciso dello svolgimento dell'assemblea, nelle assemblee ordinarie è redatto dal

segretario e nelle assemblee straordinarie è redatto dal notaio. Svolge una triplice funzione: di prova (per ricostruire la

vicenda assembleare), di informazione (per gli assenti e i terzi), di controllo della regolarità del procedimento e della

validità delle deliberazioni. Deve contenere: gli esiti degli accertamenti svolti dal presidente, la data dell'assemblea, le

modalità e i risultati del voto, l'identificazione dei partecipanti (delegati e deleganti) + il capitale da essi rappresentato,

la specificazione della posizione presa da ciascuno di essi.

Le dichiarazioni dei partecipanti devono essere riassunte e il verbale deve essere redatto con tempestività. È soggetto

poi a trascrizione nel libro delle adunanze e delle deliberazioni.

Invalidità delle deliberazioni

Gli effetti giuridici che la deliberazione è diretta a produrre decorrono in genere dal giorno in cui l'assemblea si è

tenuta. Tuttavia in alcuni casi l'efficacia della deliberazione è rinviata a un momento successivo (es. le modifiche

statutaria divengono efficaci dal momento in cui vengono iscritte nel registro delle imprese.

L'efficacia della deliberazione può essere compromessa dalla sua invalidità (quando non è presa in conformità con la

legge o lo statuto). L'invalidità assume 2 forme: annullabilità (2377) e nullità (2379). Normalmente la non conformità

a legge o statuto comporta l'annullabilità, solo in casi gravi si ha la nullità. L'invalidità in ogni caso suppone

l'esistenza di una deliberazione, non si può parlare di invalidità di una deliberazione se questa non è stata presa o se

l'assemblea non si è tenuta.

Cause di nullità: mancata convocazione dell'assemblea, mancanza di verbale, impossibilità o illiceità dell'oggetto della

deliberazione (l'oggetto della deliberazione è ciò che l'assemblea ha deciso con il voto della maggioranza). Se l'avviso

di convocazione è stato inviato dall'organo competente ma in violazione delle modalità e dei termini previsti da legge

e statuto non si può parlare di mancata convocazione, si avrà una causa di annullabilità e non di nullità. Allo stesso

modo se il verbale è stato redatto in modo non conforme alle disposizioni dall'organo competente, si avrà solo una

causa di annullabilità. Inoltre la mancanza di verbale non determina mai una nullità insanabile, è ammesso il verbale

tardivo a condizione che sia perfezionato prima dell'assemblea successiva.

Cause di annullabilità e irregolarità non vizianti: non tutte le violazioni di legge e statuto determinano l'annullabilità

della deliberazione. Es. la partecipazione in assemblea di persone non legittimate all'intervento non vizia la

deliberazione se il non legittimato non è stato conteggiato o se comunque non si è rivelato determinante. La stessa

cosa vale per il voto invalido o l'errore nel conteggio. Il verbale incompleto o inesatto non vizia la deliberazione se

non risulta pregiudicato l'accertamento del contenuto, degli effetti e della validità. Può comunque causare

l'annullabilità non solo la violazione della legge o dello statuto, ma anche l'inosservanza dei principi generali di buona

fede (obbligo generale di comportarsi correttamente nell'esercizio dei propri diritto e dei propri poteri) e di parità di

trattamento (secondo il quale ogni legittimato all'intervento deve essere messo in grado di esercitare i propri diritti

assembleari in modo non diverso dagli altri).

La decisione invalida può essere impugnata diversamente a seconda che sia annullabile o nulla:

Annullabile può essere impugnata dai soci non consenzienti (assenti, dissenzienti e astenuti) che

raggiungono 1‰ del capitale sociale nelle spa aperte o 5% nelle spa chiuse, dagli amministratori, dal consiglio di

sorveglianza o dal collegio sindacale. Il termine per l'impugnazione è di 90 giorni dalla data della deliberazione, del

deposito o dell'iscrizione.

→ può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse. Il termine per

Nulla l'impugnazione è generalmente

di 3 anni dalla trascrizione nel libro delle adunanze assembleari, dal deposito o dall'iscrizione nel registro delle

imprese. Non vi sono limiti di tempo per impugnare le deliberazioni con oggetto impossibile o illecito. Nelle spa

chiuse il termine per impugnare le decisioni relative a aumento o riduzione di capitale è di 180 giorni, mentre in quelle

aperte in questi casi il giudice non può pronunciare né la nullità né l'annullamento (si verrebbero a creare dei

pregiudizi nei diritti dei terzi).

Le azioni di annullamento e di nullità delle deliberazioni di approvazione del bilancio non possono essere proposte


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in consulente del lavoro
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Macrì Enrico.

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