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Esame superato con 30 e lode

Esame di Diritto commerciale docente Prof. S. Ronco

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il trasferimento dei contratti e dei debiti e dei crediti

Un imprenditore avrà in corso rapporti giuridici con i terzi, o ancora pendenti (es. contratti di

somministrazione) oppure rapporti esauriti da tutte e due le parti, ma un rapporto consolidato di

debito o di credito. Gli articoli 2558 , 2559, 2560 riguardano successione dei contratti, dei debiti,

dei crediti.

Successione dei contratti: la regola è che l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio

dell’azienda a meno che

• Sia stato pattuito diversamente;

• Il contratto è stato stipulato intuitus personae e quindi la figura dell’alienante aveva una

particolare importanza per il contraente ceduto, che ha interesse a che la controparte sia

l’alienante.

Esiste però un secondo comma art.2558: anche se il trasferimento avviene automaticamente e il

contraente ceduto non doveva necessariamente dare il consenso è possibile che il contraente ceduto

receda dal contratto entro 3 mesi dalla notifica del trasferimento se esiste giusta causa.

Successione nei crediti: dall’alienante all’acquirente la cessione dei crediti significa che

l’imprenditore che vende vanta un credito verso un soggetto rispetto a lui debitore. L’imprenditore

alienante creditore del terzo vende e allora la figura del creditore cambia, fermo il debitore. La

legge dice che quando cambia il creditore non è necessario il consenso del debitore ceduto: al

debitore pagare ad uno o all’altro non cambia nulla. La cessione ha dunque effetto nei confronti dei

terzi dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese anche senza consenso

del debitore ceduto. Se questi però paga al vecchio creditore senza che gli fosse stato notificato il

cambiamento del creditore è libero se in buona fede.

Successione nei debiti: l’imprenditore cedente debitore trasferisce debiti al nuovo acquirente, ferma

la figura del creditore. Qui è importante il cambiamento della figura del debitore per il creditore. A

un debitore potenzialmente solvibile potrebbe sostituirsene uno meno affidabile e allora il 2560

dice: "L'alienante non è liberato dai debiti, inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta anteriori al

trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito."

I SEGNI DISTINTIVI: 2563-2568: marchio, ditta, insegna

Il marchio individua il prodotto collegando prodotto e produttore. La ditta connota l’attività, mentre

l’insegna distingue il locale dove l’attività è esercitata.

La ditta e l’insegna

La ditta deve contenere almeno un elemento distintivo di chi esercita effettivamente l’attività di

impresa, contenendo almeno il nome o la sigla dell’imprenditore. E’ possibile che si unisca un

elemento di fantasia a uno reale. E’ possibile che due attività d’impresa abbiano lo stesso nome e

allora esse debbono modificarsi adeguatamente. L’obbligo di modifica spetta alla ditta che è stata

registrata successivamente. Le stesse disposizioni della ditta valgono anche per l’insegna.

Il marchio

Ci sono varie fonti normative di regolamentazione del marchio (2569-2574). Il 2574 dice che si fa

rinvio per tutti gli elementi non contenuti nelle poche norme precedenti a leggi speciali. La legge

che ci interessa esaminare è il codice della proprietà industriale, che contiene tutte le norme che

riguardano il marchio. Si tratta del decreto legge n.30 del 10 febbraio 2005: questo codice contiene

una serie di disposizioni su marchi e brevetti. Il problema del marchio conosce differenti interessi: il

primo è l’esigenza dell’imprenditore di essere riconosciuto sul mercato attraverso un segno

distintivo che contraddistingua i suoi beni e i servizi e dall’altro rispettando gli imprenditori che

stanno sullo stesso livello di mercato che offrono beni e servizi dello stesso tipo essendo

contraddistinti in modo differente. Questo fa capo a un altro interesse ancora, quello del

consumatore a distinguere quali sono i prodotti dell’imprenditore A e quali quelli dell’imprenditore

B , e dunque non essere ingannato. La medesima esigenza sta alla base della disciplina della

pubblicità e a quella della concorrenza.

Il marchio è un segno distintivo, cosa distingue?

Ci può essere il marchio distintivo di un prodotto, inteso come prodotto finito, oppure il marchio di

un rivenditore, di colui che si occupa della commercializzazione del prodotto, oppure ancora un

marchio che contraddistingue un servizio. Nell’ambito della configurazione di un unico prodotto si

potrebbero trovare più parti: quello che contraddistingue le parti di uno strumento, quello del

rivenditore, quello di un tessuto ecc., ciascuno che ha necessità di rivendicare quello che fa

nell’attività d’impresa ha bisogno di un marchio, un segno distintivo.

Il diritto di usare un dato segno distintivo si acquista:

- Tramite registrazione: se diamo tutela a chi registra un marchio diciamo che chi usa un

marchio senza averlo prima registrato compie un atto illecito.

- Tramite uso: se diamo la precedenza a chi lo utilizza rischiamo che chi registra il marchio si

trova a confrontarsi con soggetti che già lo stavano usando a sua insaputa.

Nel nostro ordinamento prevale il principio di certezza del diritto e dunque il fatto costitutivo è la

registrazione come stabilito dall'art. 2569 c.c e dal 15 del codice della proprietà industriale. La

registrazione può essere nazionale o internazionale a seconda dell’ambito della sua valenza. Per

l’ambito nazionale occorre depositare una domanda all’ufficio brevetti e marchi e dopo il deposito

si può ottenere la priorità unionista, ovvero la validità di quel marchio a livello di UE.

Requisiti per la registrazione

Sono marchi registrabili tutti i segni che possono essere riprodotti graficamente e in particolare

parole , disegni, lettere , cifre, forme dei prodotti, che sostanzialmente corrispondono alla forma

dell’involucro. Il potere distintivo di un marchio è definito dall’art. 7 del codice di proprietà

industriale. Il concetto di fondo è che tanto più il segno grafico è lontano dal prodotto , tanto

maggiore è la sua capacità distintiva: si pensi alla mela per indicare il computer, o al puma per

indicare un prodotto di abbigliamento sportivo; non avrebbe, evidentemente, lo stesso potere

distintivo di una mela nell’indicare una mousse di mele: si parla per l’appunto di principio di

estraneità , e la cifra, sotto questo profilo, ha un profilo distintivo decisamente debole. Potremmo

domandarci se un marchio possa o meno essere determinato da un’indicazione geografica e sotto

questo profilo una distinzione è irrinunciabile e ad essa sottende un problema: nella mente dle

consumatore il luogo geografico richiama inevitabilmente un profilo di provenienza del prodotto e

sotto questo profilo ci sono delle regole ben precise (sulla denominazione doc, sull’origine protetta

ecc.). Va allora rispettato quello che è il principio di estraneità, per evitare qualsiasi rischio di

ingannevolezza: si pensi alle gomme brooklyn: è ovvio che le gomme non possano essere state

prodotte sul ponte di Brooklyn. Un caso abbastanza clamoroso era stato quello che aveva riguardato

l’amaretto di Saronno: in passato esisteva un’azienda, la Lazzaroni , che già dall’800 produceva il

suo amaretto sulla base di una specifica ricetta che implicava l’uso degli amaretti appunto; l’azienda

venne ceduta a un’altra impresa, che produceva il liquore utilizzando noccioli di albicocca. La

Lazzaroni ha fatto causa a questa impresa, perché essa utilizzava nel nome “amaretto” quando

invece non veniva affatto utilizzata la medesima ricetta del passato: l’impresa è allora stata costretta

a cambiare il nome in Disaronno.

Il codice ammette la registrazione del marchio che è un nome geografico come marchio collettivo

per gruppi che hanno la possibilità di garantire la provenienza effettiva di quel prodotto.

Anche un nome di persona può essere usato come marchio, si pensi al mondo della moda. Un nome

come Valentino ha comunque un elevato potere distintivo. Qui si verifica per esempio un parallelo

tra quello che è la notorietà del nome e il marchio stesso. Il nome, per determinati casi in cui ha una

grande notorietà, diventa riconoscibile indipendentemente dal tipo di prodotto che contraddistingue.

Per quello che riguarda nomi di persone e nomi noti del passato si vede l’art. 8 della legge sui

marchi.

POTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO: è la possibilità da parte del consumatore attraverso un

determinato segno di collegare un prodotto o un servizio al suo produttore; quindi sapere qual è

l'origine del prodotto e conoscere meglio quelle che possono essere le caratteristiche di qualità e di

pregio che sono abbinate al prodotto e che derivano dalla maggiore o minore notorietà del

produttore.

Il potere distintivo del marchio è maggiore piu il concetto espresso dal segno grafico è lontano dal

concetto del prodotto che distingue, piu c'è capacità distintiva. Si possono registrare tutti i concetti

che siano rappresentabili graficamente: nomi, disegni, numeri, lettere, sigle, numero abbinato a

lettere, nome geografici ( possibilità di collegare un prodotto con un luogo di provenienza deve

essrci particolare potere distintivo : nell'ambito dei prodotti alimentari c'è un problema poiche il

consumatore tende a collegare il prodotto a un luogo, c'è una normativa che riguarda le

denominazioni geografiche dei prodotti) .

Il codice della proprietà industriale ammette la registrazione del nome geografico come marchio

collettivo, la maggior parte dei marchi caratterizzati da nomi geografici sono marchi collettivi

ovvero marchi che appartengono a associazioni, gruppi, comitati che hanno la possibilita di

garantire la provenienza del prodotto da quel luogo di produzione.

PROBLEMA REGISTRABILITA' DEI MARCHI:

Dal principio della novità : ovvero che il marchio deve essere nuovo però deve avere potere

distintivo , da qui nasce il conflitto fra marchi registrati o fra marchi registrati e non registrati.

Questo principio della necessaria novità subisce dei temperamente perche il principio fondamentale

che bisogna sempre rispettare è quello della tutela del consumatore . La notorietà è comunque a

livello nazionale.

Elemento fondamentale è quello della percezione da parte del consumatore di un determinato

marchio .

Nell'ambito di un conflitto fra marchi registrati : un marchio già registrato e un marchio che deve

essere registrato , il produttore che vuole registrare il marchio puo farlo se è uguale ad un altro

marchio già registrato? Eistono 3 ipotesi :

1. marchio identico a quello registrato precedentemente per prodotti o servizi identici : qui c'è

un diviente assoluto perche se il marchio è identico e va a distinguere prodotti o servizi

identici, e quindi c'è identità in tutte e due i sensi, il marchio non puo essere registrato.

2. marchio identico per prodotti simili non identici o marchio simile per prodotti identici : in

questo caso l'ufficio marchi deve compiere una valutazione casistia , cioè deve valutare il

caso concreto e vedere secondo il principio della confondibilità presso il consumatore, se un

consumatore mediamente attento puo essere ingannato e quindi puo confondere un marchio

o un involucro

3. marchio uguale per prodotti nè identici nè simili, in questo caso esistono limitazioni

indirizzate a categorie specifiche di produttori; il divieto esiste solo per i marchi di grande

rinomanza o marchi notori (se un produttore di sanitari per il bagno vuole adottare il

marchio del cavallino rampante ì della ferrari puo farlo o no? No, perche il marchio della

ferrari è un marchio celebre). I produttori di marchi notori e di rinomanza hanno registrato

le liste di protezione cioè liste di prodotti simili in modo da impedire ad un altro soggetto di

registrare un marchio per un prodotto presente nelle liste di produzione.

Problema inverso: voglio registrare un marchio che al momento della registrazione risulta nuovo

perche nessuno ha mai registrato un marchio simile ma sul mercato c'è gia qualcuno che utilizza

sottobanco un marchio simile senza averlo registrato. Non sempre la presenza di un marchio non

registrato anteriormente costituisce impedimento alla registrazione di un marchio sucessiva.

Chi vuole registrare un marchio puo farlo senza problemi senza incontrare nessun ostacolo, però c'è

colui che per un numero X di anni ha gia utilizzato lo stesso marchio. In quale posizione si trovano

questi due soggetti? Uno annulla l'altro o possono convivere? Non è la prima ipotesi perche la

presenza di un marchio di fattonon impedisce la registrazione del marchio successivo e puo

continuare ad utilizzare il marchio di fatto, non viene considerato illecito, però avrà delle

limitazioni, ovvero potra utilizzare il marchio di fatto esclusivamente nella zona geografica dove i

prodotti contrassegnati dal marchio di fatto erano gia distribuiti, non potra espandersi. Se poi in

quest'ambito locale, il marchio ha acquisito una particolare rinomanza, fama, il titolare del marchio

registrato non puo proporre i suoi prodotti nella zona locale dove sono commercializzati i prodotti

contrassegnati dal marchio di fatto.

Non è detto che qualunque marchio perche nuovo possa essere registrato, deve essere caratterizzato

da potere distintivo. Ci sono alcune nicchie di segni e oggetti che hanno problemi nella

registrazione. È registrabile una musica come marchio? Si, poiche è possibile rappresentarlo

graficamente sul pentagramma. Altro problema consiste nel marchio olfattivo, non è possibile

registrare ome marchio di un prodotto un profumo anche se non è collegabile con l'oggetto e quindi

ci sarebbe potere distintivo ma non c'è aderenza alla norma che impone che il marchio debba essere

rappresentato graficamente.

Altro problema è il colore come marchio: se il colore è inserito all'interno di linee grafiche allora è

possibile che venga registrato; il colore stratto è piu difficile da registrare però ci sono stati casi in

cui la giurisprudenza ha riconosciuto la possibilita di registrare colori astratti, uno di questi è il

rosso Valentino. È possibile registrare un colore astratto indicando codici cromatici che sono

contenuti in elenchi di carattere internazionale.

Altro fattore che incide sul marchio è il tempo, ossia passaggio di un certo numero di anni senza

l'utilizzazione del marchio causa la decadenza del marchio che sia per inutilizzo del marchio per

cinque anni .

STRUMENTI DI TUTELA : l'azione piu nota è l'azione di contraffazione regolata dal codice di

proprietà industriale e dalla direttiva comunitaria e si configura in tre modi diversi che

corrispondono sostanzialmente alle tre patologie relative all'uso di marchi identici o simili per

prodotti identici o simili.

Vediamo cosa può accadere qualora il titolare voglia agire con una azione di contraffazione:

1. Segno identico per prodotti o servizi identici : in questo caso il secondo marchio costituisce

contraffazione del marchio anteriormente registrato. Non è possibile la registrazione di

questo marchio, e chi decidesse di utilizzarlo anche senza registrarlo rischia di andare

incontro ad una azione di contraffazione. Probelma della consapevolezza dell'acquirente di

acquistare un prodotto taroccato scrimina o no? No, perchè non sono applicabili i rimedi

civilistici previsti dagli art. 1427 e 1497, però l'azione di contraffazione da parte del

produtore originale contro produttore contraffatore è assolutamente possibile.

2. Segno identico per prodotto affine, o segno simile per prodotto identico: si puo parlare di

contraffazione? Occorre l'esistenza di alcune condizione affinche si possa esperire azione di

contraffazione, prima di tutto occorre che ci sia la simultanea presenza sul mercato del

marchio anteriore e del marchio sucessivo, presenza che determina un rischio di confusione

per il pubblico. Il rischio di confusione ha un contenuto elastico, non è soltanto il concetto di

confusione in senso stretto ma è un rischio di associazione tra segni,

ovvero che questo rischio si ha quando il pubblico puo ritenere o che questi prodotti

provengano dalla stessa impresa oppure che questi prodotti provengono da un impresa

collegata a quella principale.

3. Marchi di grande rilevanza : sul piano della disciplina dell'azione di contraffazione questa è

accordata anche se l'uso del segno contraffatto avviene per prodotti non identici, non simili,

e per servizi diversi. C'è uno spostamento del ragionamento del legislatore nel caso di

marchi di grande rilevanza, ossia mentre nei primi due casi il punto di riferimento cruciale

era la confondibilita nei confronti del pubblico, cioè l'oggetto di tutela principale era il

consumatore, evitare che venisse ingannato, invece nel caso dei marchi di grande rilevanza

l'oggetto diretto della tutela, è il marchio, è il produttore del marchio di grande rilevanza, lo

si tutela al di là delle categorie dei prodotti. Qualsiasi contraffazione di qualsiasi marchio di

grande rilevanza di qualsiasi prodotto è possibile, perche viene tutelato in quanto tale. C'è un

cambiamento dell'oggetto di tutela.

CONTRATTI DI IMPRESA: rapporti contrattuali di cui un imprenditore si serve per l'esercizio

della sua attività, variano a seconda della tipologia di attività di cui si tratta.

Il panorama delle fonti è composto da quattro settori:

1. norme del codice civile, applicabili indiscriminatamente sia a coloro che non sono

imprenditori che a coloro che sono imprenditori; la regolamentazione di un rapporto

contrattuale non cambia sia che si tratti di un comune soggetto sia che si tratti di un soggetto

che svolge un'attività di impresa

2. contratti in cui la disciplina cambia se uno dei due, o tutte e due i soggetti sono imprenditori,

esistono norme diverse;

3. raporti contrattuali dove una o entrambe le parti sono imprenditori, è elemento costitutivo

del contratto : contratto vero e proprio

4. contratti di impresa previsti da leggi speciali, al di fuori del codice. Legge sulla filiazione

commerciale e legge sulla subfornitura nelle attivita produttive

ANALISI DEL CODICE CIVILE:

Prima categoria : non sono veri contratti d'impresa perche la normativa codicistica non implica

come presupposto l'esistenza dell'imprenditore, teoricamente si applica la normativa codicistica

indiscriminatamente sia a imprenditore sia a non imprenditori, la dottrina ritiene che queste

tipologie di contratto non possano essere considerate veri e propri contratti di impresa. Le categorie

sono : di trasporto, la spedizione, la mediazione . Le norme di queste categorie non fanno menzione

alla diversita delle parti (una imprenditore e una non imprenditore).

Seconda categoria: contratti dove le norme regolamentanti contengono una deroga alla disciplina

generale quando una delle parti è imprenditore, quindi le norme generali subiscono modifiche

quando una delle due parti è imprenditore. Queste norme sono:

Rapporto di rappresentanza e amministrazione art. 320 c.c comma 5 : "l'esercizio di una

• impresa commerciale non può essere continuato se non con l'autorizzazione del tribunale su

parere del giudice tutelare. Questi può consentire l'esercizio provvisorio dell'impresa, fino a

quando il tribunale abbia deliberato sulla istanza." In questo articolo c'è una modifica del

contenuto giuridico del rapporto di rappresentanza quando si tratta dell'esercizio

dell'impresa commerciale.

Provvedimenti circa l'educazione e l'amministrazione art.371 c.c comma 1 numero 3:

• "compiuto l'inventario, il giudice tutelare, su proposta del tutore e sentito il protutore,

delibera : sulla convenienza di continuare ovvero alienare o liquidare leaziende commerciali,

che si trovano nel patrimonio del minore, e sulle relative modalità e cautele. "

Esercizio di un'impresa commeriale da parte di un emancipato art.397 c.c comma 1-3 : "il

• minore emancipato può esercitare un'impresa commerciale senza l'assistenza del curatore, se

è autorizzato dal tribunale, previo parere del giudice tutelare e sentito il curatore. Il minore

emancipato, che è autorizzato all'esercizio di un'impresa commerciale, può compiere da solo

gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione, anche se estranei all'esercizio

dell'impresa."

Esercizio dell'impresa commerciale da parte dell'inabilitato art.425 c.c : "l'inabilitato può

• continuare l'esercizio dell'impresa commerciale soltanto se autorizzato dal tribunale su

parere del giudice tutelare. L'autorizzazione può essere subordinata alla nomina di un

institore. "

Morte o incapacità dell'imprenditore art. 1330 c.c : "la proposta o l'accettazione, quando è

• fatta dall'imprenditore nell'esercizio della sua impresa, non perde efficacia se l'imprenditore

muore o diviene incapace prima della conclusione del contratto , salvo che si tratti di piccoli

imprenditori o che diversamente risulti dalla natura dell'affare o da altre circostanze ."

Pratiche generali interpretative art. 1368 c.c comma 2: "Nei contratti in cui una delle parti è

• un imprenditore, le clausole ambigue s'interpretano secondo ciò che si pratica generalmente

nel luogo in cui è la sede dell'impresa "

Speciali forme di rappresentanza art.1400 c.c : "le speciali forme di rappresentanza nelle

• imprese agricole e commerciali sono regolate dal libro V ". ( norma di rinvio)

Cause di estinzione art.1722 c.c parte 4 :" il mandato si estingue: per la morte,

• l’interdizione o l’inabilitazione del mandante o del mandatario. Tuttavia il mandato che ha

per oggetto il compimento di atti relativi all’esercizio di un’impresa non si estingue, se

l’esercizio dell’impresa è continuato, salvo il diritto di recesso delle parti o degli eredi."

Crediti esclusi dal conto corrente art.1824 c.c : "Sono esclusi dal conto corrente i crediti

• che non sono suscettibili di compensazione. Qualora il contratto intervenga traimprenditori,

s'intendono esclusi dalconto i crediti estranei alle rispettiveimprese. "

Successione nei contratti art. 2558 c.c : riguarda il trasferimento dell'azienda e in particolare

• la sucessione nei contratti, a differenza delle regola relativa ai contratti tra parti non

imprenditori nell'ambito del trasferimento dell'azienda il consenso del contraente ceduto non

è necessario mentre è necessario tra i contratti fra imprenditori.

Art. 2709 al 2711 sono tre norme specifiche e relative alle imprese commeriali ( art.2195)

• Crediti per retribuzioni e provvigioni, crediti dei coltivatori diretti, delle società od enti

• cooperativi e delle imprese artigiane art. 2751 bis numero 5 :" i crediti dell'impresa

artigiana e delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi dei

servizi prestati e della vendita dei manufatti " sono crediti assistiti da privilegio generale sui

mobili

Terza categoria: categoria in cui la presenza di un imprenditore nel rapporto contrattuale è

presupposto di quel determinato atto , se non c'è la figura dell'imprenditore quel tipo di contratto

non puo esistere. Contratti che necessitano della figura dell'imprenditore sono: il contratto di lavoro

subordinato, contratto di deposito in albergo e in magazzini generali art. 1783 c.c e segg. , contratto

di assicurazione, contratto bancario, appalto art.1655 c.c .

Leggi speciali :

Legge 129 del 2004 sull'affiliazione commerciale: L’affiliazione commerciale

• (franchising) è un contratto che nella prassi ha avuto uno sviluppo notevole. Sino al 2004

non era disciplinato da una legge organica, con l'intervento della legge 129/2004 è stata

introdotta questa figura contrattuale tipica. La caratteristica fondamentale di questo contratto

è una collaborazione tra un soggetto che produce bene e un soggetto che questi beni vuole

distribuirli. Il produttore concede con il contratto di affiliazione commerciale al distributore

oltre che la possibilità di rivendere i suoi prodotti, anche una serie di diritti di proprietà

industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne,

modelli di utilità, diritti di autore,know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e

commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati

distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi. Il

contratto di affiliazione commerciale può essere utilizzato in ogni settore di attività

economica. Il contratto di affiliazione commerciale prevede determinate clausore. Forma e

contenuto del contratto : il contratto di affiliazione commerciale deve essere redatto per

iscritto a pena di nullità; puo essere o a tempo determinato o a tempo indeterminato ( questa

caratteristica è scelta dall'affiliante nonostante il tempo indeterminato sia a favore

dell'affiliato ) .

Qualora il contratto sia a tempo determinato, l’affiliante dovrà comunque garantire

all’affiliato una durata minima sufficiente all’ammortamento dell’investimento e comunque

non inferiore a tre anni. È fatta salva l’ipotesi di risoluzione anticipata per inadempienza di

una delle parti. Il contratto deve inoltre espressamente indicare:l’ammontare degli

investimenti e delle eventuali spese di ingresso che l’affiliato deve sostenere prima

dell’inizio dell’attività. Per diritto di ingresso si intende una cifra fissa, rapportata anche al

valore economico e alla capacità di sviluppo della rete, che l’affiliato versa al momento

della stipula del contratto di affiliazione commerciale.

Parliamo poi di ambito di eventuale esclusiva territoriale ovvero che il concedente nel creare

la rete franchising ha fatto una ripartizione territoriale e ha affidato una zona a ogni

concessionario, significa quindi che in quella determinata zona non ci puo essere piu di un

affiliato.

Il contratto deve inoltre espressamente indicare la specifica del know-how fornito

dall’affiliante all’affiliato. Per know-how, un patrimonio di conoscenze pratiche non

brevettate derivanti da esperienze e da prove eseguite dall’affiliante, patrimonio che è

segreto, sostanziale ed individuato.

Il contratto deve inoltre espressamente indicare: le caratteristiche dei servizi offerti

dall’affiliante in termini di assistenza tecnica e commerciale, progettazione ed allestimento,

formazione .

Il contratto deve inoltre espressamente indicare le modalità di calcolo e di pagamento delle

royalties,e l’eventuale indicazione di un incasso minimo da realizzare da parte dell’affiliato .

Per royalties, una percentuale che l’affiliante richiede all’affiliato commisurata al giro

d’affari del medesimo o in quota fissa, da versarsi anche in quote fisse periodiche .

Legge 192 del 1998 regola il contratto di subfornitura nelle attività produttive :

• Con il contratto di subfornitura un imprenditore si impegna a effettuare per conto di una

impresa committente lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime forniti dalla

committente medesima. Il problema fondamentale riguarda l'eventuale posizione dominante

del committente nei confronti del commissionario poichè si puo verificare un abuso di

posizione dominante da parte del committente.Il divieto, elaborato in materia di

subfornitura, colpisce tutte le condizioni ingiustificatamente gravose cui è sottoposta

un’impresa che si trova in uno stato di dipendenza economica rispetto ad una impresa

committente, la quale ultima impone condizioni eccessivamente squilibrate a proprio

vantaggio.

La legge non vieta quindi la posizione dominante in quanto tale, ma il suo abuso (art. 3

della legge n. 287/90) che si concretizza quando l’impresa sfrutta il proprio potere a danno

dei consumatori ovvero impedisce ai concorrenti di operare sul mercato, causando,

conseguentemente, un danno ai consumatori. Nel diritto anti trust americano questa condotta

si chiama tentativo di non autorizzazione.

Più la posizione è consolidata più l'impresa ha il dovere di favorire la concorrenza residua

praticabile, questo secondo il diritto anti trust. Questo problema traslato nel contratto di

subfornitura si configura quando c'è un soggetto che chiede un lavoro su materie prime o su

prodotti semilavorati : posizione di monopsonio = quando vi è solo un soggetto a chiedere

un determinato servizio o bene .

L'art. 9 della legge n. 192 vieta l’abuso di dipendenza economica all’interno del contratto

di subfornitura. Secondo tale norma, quando un’impresa approfitti della propria posizione di

forza nei riguardi di un’altra impresa per trarne illeciti vantaggi, essa avrà integrato un abuso

della dipendenza economica. Il divieto di abuso di dipendenza economica costituisce

applicazione del principio di buona fede e del divieto di abuso del diritto .

Tra l'art. 9 della legge 192 del 1998 e l'art. 3 della legge 287 del 1990 c'è una differenza,

nell'art. 3 della L.287 del 90 il legislatore non fa riferimento all'abuso di dipendenza

economica, questo termine verrà aggiunto con la legge del 1998.

LA CONCORRENZA : si prospetta come un tema vasto, ha rilevanza sotto vari punti

riguarda sia il problema della concorrenza di un imprenditore contro un altro imprenditore e

parliamo quindi di concorrenza conflittuale e sia della concorrenza intesa come accordo tra più

imprenditori con lo scopo di limitare o falsare la concorrenza sul mercato e quindi, quella che puo

essere indicata come concorrenza collusiva.

Partire da queste due diverse problematiche significa distinguere due diverse discipline perchè

da una parte abbiamo la disciplina della concorrenza sleale e dall'altra parte il diritto anti trust che

disciplina la concorrenza collusiva.

Tuttavia queste due tematiche non sono indipendenti l'una dall'altra, sono legate tra loro da punti di

contatto.

Primo punto di contatto è di carattere costituzionale perche nella nostra costituzione è presente l'art.

41 dove si sancisce la libertà di iniziativa economica privata.

Parlare di iniziativa economica privata significa due cose: da un lato libertà di svolgere attività

economica quindi libertà di impresa chiunque sul mercato puo svolgere un'attività economica

purché questa attività risponda a principi generali come essere lecita, perché le attività economiche

illecite ( commercio di organi, favoreggiamento alla prostituzione, traffico di droga ) non sono

attività di impresa.

Il secondo significato è che l'attivita economica è libera ma è libera anche la libertà contrattuale

dei soggetti , ovvero libertà di concludere accordi e contratti e tra questi potrebbe rientrare un

accordo tra più imprese di carattere anti concorrenziale rapporto con cui due imprese si accordo per

esempio su cartello sui prezzi o su forme di abuso nei confronti di altri soggetti economici. L'Art 41

ha , dunque, una rilevanza duplice.

Primo riferimento chiaro è che sia nell'ambito della libertà di concorrenza intesa come libertà di

iniziativa economica e sia nell'ambito della liberta economica intesa come liberta contrattuale viene

fatto sempre un bilanciamento degli interessi, tendenzialmente l'interesse che viene riconosciuto

sempre come preminente in questo settore è quello del CONSUMATORE.

Scendendo a un livello piu basso dalla Costituzione troviamo le leggi ordinarie in cui possiamo

vedere le fonti normative che disciplinano da un lato la concorrenza sleale e dall'altro il diritto anti

trust.

Le norme in materia di concorrenza sleale sono contenute nel codice civile agli articoli 2598 e

segg . Norma più importante è la 2598, disposizione molto articolata che tenta di abbracciare tutte le

possibili condotte di concorrenza sleale che astrattamente si possono immaginare, sia quelle più

tipiche sia quelle che ancora non si sono ancora verificate ma potrebbero verificarsi .

Sotto il profilo antitrust esiste una legge speciale 1990 n° 287 .

Questa legge è espressione di una tendenza sempre più decisa del legislatore nazionale di

disciplinare fenomeni interni al nostro mercato in modo analogo a quello utilizzato dal legislatore

comunitario. Il diritto antitrust italiano nasce sulla scia del diritto comunitario nato a sua volta dallo

Sherman act americano 1890, un secolo dopo è entrata in vigore la nostra legge in precedenza nel

nostro ordinamento c'erano normative economiche che spingevano molto verso la

monopolizzazione.

CONCORRENZA SLEALE:

La concorrenza è considerata da un lato positiva, per tutti i sistemi di diritto occidentale la

concorrenza è qualcosa di buono. Nei confronti del consumatore è una cosa positiva perche esistono

varie possibilità di acquisto, ha tante opzioni possibili sul mercato. Un po' meno positiva è per gli

imprenditori, perché devono fare degli sforzi notevoli, devono essere competitivi, devono fare

investimenti nella ricerca, devo impiegare risorse che in un regime di monopolio o oligopolio non

dovrebbero utilizzare.

La concorrenza è tendenzialmente negativa per gli imprenditori. Ma è accettata nella misura in cui

sia una concorrenza LEALE.

L'Art. 2598 ci consente di capire quali sono i casi in cui la condotta concorrenziale da lecita

diventa illecita, provocando danni ingiusti al concorrente. L'articolo 2598 esordisce con una frase

molto significativa: “ compie atti di concorrenza sleale chiunque..” sorge un problema: la parola

chiunque si riferisce a qualunque imprenditore o a qualunque soggetto indipendentemente dal fatto

che svolga attivita imprenditoriale o meno? Puo compiere atti di concorrenza sleale anche il

soggetto che non è imprenditore?

La giurisprudenza e la dottrina hanno dovuto colmare questa lacuna. Tra le due prospettive possibili

occorre che ci siano due imprenditori . Non sono sanzionabili ex.2598 le condotte messe in atto da

soggetti che non sono imprenditori .

Come viene sanzionato il datore di lavoro o il lavoratore dipendente ? Il 2598 non è applicabile,

bisogna inoltre valutare se l'atto scorretto commesso dal lavoratore dipendente nei confronti del

datore di lavore sia stato compiuto nell'ambito dell'esercizio delle sue mansioni oppure no. Se l'atto

anti concorrenziale è stato compiuto dal lavoratore fuori dall'ambito lavorativo, il datore si presume

non fosse a conoscenza, caso contrario -> quindi l'atto anti concorrenziale è stato compiuto durante

le ore di lavoro si presume che la condotta fosse conosciuta dal datore di lavoro, se era conosciuta si

applica 2598, altrimenti nel caso in cui era conoscibile ma il datore di lavoro dimostra la sua buona

fede nel non averla conosciuta si potrebbe applicare art. 2049 : responsabilità dei padroni e dei

committenti.

La giurisprudenza ha trovato l’escamotage applicando il 2049.

il rapporto concorrenziale deve sussistere tra due imprenditori. In quali rapporti si devono trovare i

due imprenditori? Esiste una distinzione tra imprenditori che agiscono sullo stesso livello di

mercato e imprenditori che agiscono su livelli diversi di mercato?

Concorrenza sleale orizzontale , quindi sullo stesso livello di mercato é più pericolosa per i

consumatori rispetto alla concorrenza verticale.

Però si può parlare di concorrenza sleale anche quando i due soggetti sono su livelli diversi nel

medisimo mercato , ad esempio quando il distributore immette sul mercato prodotti da lui

confezionati con confezioni uguali a quelle del produttore ( concorrenza sleale confusoria).

Art. 2598 si applica per concorrenza sleale orizzontale e concorrenza sleale verticale.

Ambito pubblicitario: la legge relativa alla pubblicita indica criteri di giudizio sull'illecità

( ingannevolezza) molto simili a quelli elencati all art 2598. Circostanze che portano danno al

consumatore.

L'art.2598 è costituito da tre parti che raggruppano fattispecie con caratteristiche simile:

- Fattispecie di concorrenza sleale confusoria: sono considerati atti di concorrenza sleale

tutti gli atti sleali tesi a confondere il consumatore al fine di avvantaggiarsi di un eventuale

situazione di superiorità in cui il concorrente si trova, questa norma che fa riferimento alla

imitazione servile, alla confusione prevalentemente nell'ambito delle forme o confezioni dei

prodotti puo essere applicata anche congiuntamente con norme avente la stessa ratio

nell'ambito del codice di proprieta industriale e quindi norme sulla contraffazione. Per

valutare il grado di confusione si tiene in considerazione se il consumatore medio potrebbe

confondersi oppure no.

- Fattispecie di concorrenza sleale denigratoria o concorrenza per appropriazione di

pregi appartenenti al concorrente. Concorrenza sleale denigratoria significa parlare male

di qualcuno, dall'altra parte abbiamo concorrenza per appropriazione di pregi appartenenti al

concorrente si fa riferimento a premi, attestati, pregi . La denigrazione è oggetto di

diffondere una notizia screditante che deve generare discredito sull'attività o su prodotti del

concorrente.Concetto diverso è quello di comunicare. Per diffondere si intende far sapere ad

un numero indeterminato di soggetti, comunicare si intende comunicare a soggetti

determinati e individuabili. L'aspetto relativo alla vita privata del concorrente non è

fattispecie rientrate nell' ambito dell'art 2598, è irrilevante.

- Clausola generale di chiusura elenca le condotte contrarie alla correttezza professionale e

idonee a danneggiare l'altrui azienda : elemento più importante è la corretta condotta

professionale. Per correttezza professionale si tratta di una condotta che va contro i

principi deontologici di ogni categoria di lavoratori.Qualsiasi categoria di lavoratori ha un

codice di deontologia, anche gli imprenditore hanno regole di deontologia, devono

comportarsi secondo regole di lealtà e correttezza. Si ha un atteggiamento scorretto quando

l'imprenditore compie un atto specificatamente diretto a danneggiare il concorrente,

obiettivo diretto l'azienda del concorrente, con comportamenti che vanno al di là del

concetto di correttezza, spesso caratterizzati da dolo.

Esempio: lo storno dei dipendenti = stornare i dipendenti di un imprenditore significa

portarli via. A quali condizioni portare via dipendenti al concorrente è lecito e quando è atto

di concorrenza sleale? Vengono in questioni due diritti costituzionalizzati: la liberta da parte

dell'imprenditore di organizzare l'impresa come vuole, con dipendenti scelti da lui; dall'altro

c'è il diritto del lavoratore che ha la possibilita di scegliere il lavoro che piu lo

gratifica.Ovviamente ci sono dei limiti di correttezza. Si tratta di concorrenza sleale atipica,

non prevista espressamente da nessuna norma, i criteri di giudizio relativi alla vicenda di

attività di storno stanno in base alla frequenza di quanti dipendenti vengono portati via,

dalla posizione occupata da questi dipendenti, se costituiscono posizioni strategici in quell

azienda se costituiscono riferimenti importanti per l'azione, ci sarà un animus nocendi

molto forte.

La concorrenza sleale atipica si ha anche in un caso in cui viene in questione l'attività

promozionale dell' impresa= concorrenza parassitaria si ha quando l'imprenditore

sistematicamente copia le iniziative promozionali di un altro imprenditore, mira sul modo in

cui vengono proposti i prodotti . Chi copia non investe in ricerca, innovazione, ha meno

spese .

LA PUBBLICITÀ ( 145 del 2007) é un messaggio che viene diffuso in qualunque modo nell'

esercizio di un attività commerciale, imprenditoriale, artigianale e professionale ( anche professioni

autonome possono servirsi di strumenti di pubblicità)

La pubblicita per essere lecita non deve essere ingannevole, l'ingannevolezza è un elemento

negativo, perché tende a fare leva sui sogni, bisogni dei consumatori per attirarli nell'acquistare un

determinato prodotto, è una sorta di incantamento , rende più allettante, affascinante un prodotto.

Bisogna rispettare determinate regole che sono tutte riconducibili alla necessità che la pubblicità

non inganni il consumatore.

La legge 147 del 2007 è intitolata legge sulla pubblicità ingannevole.

La pubblicità deve essere palese veritiera e corretta affinché sia lecita ( art. 1 della legge 147)

Se capovolgiamo queste tre caratteristiche ne derivano tre caratteristiche negative: occulta, falsa,

scorretta.

Ci sono categorie di soggetti particolarmente deboli che presentano determinate caratteristiche :

ossia i minori, e persone affette da determinate malattie, quindi la pubblicita di prodotti medicinali

e la pubblicita di prodotti diretti all'infanzia devono rispettare regole piu rigide.

Art. 6 legge 145 del 2007 : É considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando prodotti

suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei soggetti che essa raggiunge, omette di

darne notizia in modo da indurre tali soggetti a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.

Art. 7 legge 145 del 2007: É considerata ingannevole la pubblicità che, in quanto suscettibile di

raggiungere bambini ed adolescenti, abusa della loro naturale credulità o mancanza di esperienza o

che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari.

É considerata ingannevole la pubblicità, che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed

adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza.

Quando la pubblicità è occulta? Quando non appare come tale, quando non viene percepita come

pubblicità.

Deve essere percepita come pubblicità perché il consumatore deve capire che il messaggio che gli

viene rivolto è tendenzioso, è un messaggio che promuove l'acquisto.

La pubblicita occulta è quella che non appare come tale, quando avviene in modo non palese e

quindi il termine assume una forte connotazione negativa.

La pubblicita puo avvenire sia attraverso la comunicazione sia attraverso i media con tecniche

particolari, sia attraverso escamotage che fanno credere al pubblico che quel messaggio relativo a

un determinato prodotto non è fatto a fini pubblicitari ma da qualcuno che ci crede veramente.

Esistono tre tipi di pubblicità occulta:

Product placement: piazzamento di un prodotto all'interno di una trasmissione televisiva o

• scenografica, fino a pochi anni fa nel nostro ordinamento era vietato inserire all'interno di

trsmissioni prodotti in cui si vedesse chiaramente il marchio .

Pubblicità redazionale : si presenta come un normale pezzo (apparentemente)

• giornalistico, firmato da un giornalista. Essa trae in inganno il lettore sulla sua natura del

giudizio espresso e non gli consente di recepirlo come comunicazione di parte a carattere

commerciale .

Pubblicità subliminale : assolutamente vietata nel nostro ordinamento , colpisce

• l'inconscio senza che il soggetto se ne renda conto, è qualcosa di subdolo .

Pubblicità comparativa :paragona due prodotti, la pubblicità comparativa è vietata e, soprattutto,

quella denigratoria che mira a risaltare le qualità di un prodotto citando i difetti di un altro. Il

confronto diretto è vietato in modo assoluto, mentre il confronto indiretto è possibile solo se serve

ad evidenziare gli aspetti di novità di un certo prodotto rispetto a tutti gli altri prodotti del settore e

non ad uno in particolare.

DIRITTO ANTI TRUST: materia vasta

È una disciplina che nel nostro ordinamento non è antichissima, ha visto la luce negli USA perché la

prima legge moderna è lo Sherman act 1890 , ovvero una legge federale emanata per combattere un

fenomeno che all’epoca si stava diffondendo a macchia d’olio :il fenomeno del trust inteso nel

senso di cartello = Accordo tra più soggetti economici teso a ripartire il mercato attraverso pratiche

collusive che portavano a accori sulla fissazione dei prezzi, sulla compartimentazione dei mercati e

che quindi determinavano uno sfalsamento della concorrenza, limitazione della concorrenza.

Abbiamo un diverso modo di intendere il concetto di concorrenza, facendo riferimento all’Art. 41

che protegge la libertà iniziativa economica abbiamo detto che il primo senso per intendere questo

articolo é promuovere la pluralità di soggetti economici sul mercato, Promuove la concorrenza vera

e propria .

Garantisce la libera iniziativa economica e il pluralismo dei soggetti economici sul mercato.

Lo stesso articolo 41 garantisce anche la libertà contrattuale = libertà di concludere accordi con altri

soggetti. Questi accordi possono provocare danni alla libera concorrenza.

Sono patti di limitazione reciproca. L’art 41 è ambivalente.

Ci occupiamo ora del problema della cartellizzazione ed delle monopolizzazione del mercato e della

possibile limitazione della concorrenza.

Lo Sherman act è nato quando negli USA da un lato il problema della cartellizzazione era molto

diffuso e dell’altro c’era un soggetto stava agendo in modo talmente sfacciato da mettere in

pericolo il mercato, questo soggetto era Rockefeller: multimiliardario, il quale attraverso pratiche

predatorie aveva acquisito tutte le raffinerie e puntava alla monopolizzazione del settore di

idrocarburi. Lo Sherman act arriva nel momento giusto, in cui era il momento di agire.

Da lì ha cominciato a svilupparsi una politica di lotta alla collusione fra imprenditori, prima negli

Stati Uniti, e a partire dai primi decenni del 1990 è arrivata in Germania. Contesto fortemente

cartellizzato prima della guerra mondiale, perché in Germania c’era una forte incentivazione agli

accordi fra imprenditori. Questa filosofia perde forza successivamente alla seconda guerra

mondiale, ha iniziato a prevalere una concorrenza quasi perfetta, tanto che la Germania è stato il

primo stato europeo in cui è stata varata la prima legge europea anti trust europea nel 1957.

GHE WE BE = LEGGE CONTRO RESTRIZIONI ( 1957) . Coeva a una prima riflessione della

comunità europea sul problema della concorrenza : trattato di Roma 1957. All’interno del tratto di

Roma iniziano ad essere inseriti i primi principi relativi alla concorrenza. “La concorrenza nel

mercato europeo deve essere libera” e quindi che tutte le forme di cartellizzazione, restrizioni,

monopolizzazione sono vietate.

In Italia nel dopo guerra c’era una forte tendenza alla monopolizzazione di servizi, prodotti di

interesse generale . Legge anti trust italiana é recente : legge n. 287 del 1990.

Articoli importanti del trattato sono: 101 e 102 -> in questi due articoli la legge Anti trust europea

ha copiato le forme di divieto di cartellizzazione e divieto di abuso di posizione dominante.

La differenza fondamentale tra interessi tutelati da norme di concorrenza sleale e interessi tutelati

dal diritto anti trust? È una differenza che riguarda prevalentemente i soggetti.

Le norme sulla concorrenza sleale art.2598 e segg tendono a tutelare in primo luogo imprenditori

contro comportamenti scorretti e sleali da parte dei loro concorrenti,è un interesse privatistico.

Il principio base della legge anti trust italiana ha radici nell’ Interesse pubblico , tutela il corretto

svolgimento del gioco concorrenziale, il corretto svolgimento del rapporto tra imprenditori e

consumatori.

Vuole evitare che tra imprenditori ci si accordi per portare avanti comportamenti che vanno a

danneggiare il consumatore.

Questi comportamenti sono:

- Accordi tra imprenditori che abbiano per oggetto o per effetto la restrizione della

concorrenza

- Abusi di posizione dominante

- Concentrazioni tra imprese , cioè operazioni strutturali che coinvolgo due o più imprese (

fusioni, creazioni di imprese comuni) che proprio perché strutturali riducono il numero dei

concorrenti sul mercato . Le concentrazioni sono tanto più pericolo tanto più c'è creazione di

una formazione dominante .

Su queste tre forme vigilano autorità di controllo: per il mercato comune è la commissione del UE;

per l’ordinamento nazionale è la AGCM autorità garante della concorrenza nel mercato che ha altre

competenze, tra cui : controllo pubblicità ingannevole, concessione imprese e funzione consultiva

Competenze aggiuntive dell’autorità garante

nei confronti degli organi di governo . :

inserite sia all'interno della legge stessa sia attraverso leggi speciali

Primo potere: possibilità di emanare decisioni con impegno introdotto nel 2006 nella legge 287,

ovvero provvedimenti dell’autorita garante collegate con il suo potere di vietare intese restrittive

della concorrenza e abusi di posizione dominante; questi due poteri sono i principali motivi che

hanno dato vita alla legge anti trust da un lato per evitare accordi restrittivi della concorrenza

dall'altro per evitare abuso posizione dominante , questi poteri sono contenuti negli art 2-3 l.287/90.

A questo potere è collegato un potere speculare, cioè quello di autorizzare accordi a determinate

condizioni: la norma che prevede queste decisioni con impegni è l’art 14 ter . In base a questa

procedura l’autorità garante a seguito di una segnalazione relativo ad un accordo restrittivo della

concorrenza apre una procedura di istruttoria, tesa a identificare esistenza di una condotta lesiva.

Entro tre mesi dall’apertura della fase istruttoria, le imprese oggetto dell’istruttoria stessa, sospette

di attività lesiva della concorrenza possono presentare delle proposte che contengono un impegno a

far venire meno i profili anti concorrenziali della loro condotta, è un impegno da parte di queste

imprese. L'autorità garante esamina questi impegni, se risulta un effettivo mutamento delle

condizioni della condotta, l'autorita chiude l'istruttoria senza procedere ulteriormente.

Ovviamente devono essere rispettati questi impegni. L’introduzione delle decisioni con impegno

secondo la dottrina rappresenta una novità perché porta dei vantaggi sia per l'autorità garante sia

per le imprese. Questi vantaggi sono sostanzialmente tre:

- Minore durata della procedura.

- La non imposizione della sanzione, vantaggio per imprese, le imprese non devono essere

passive nei confronti dell'autorità garante, ma possono essere loro stesse evitare la sanziona

impegnandosi a modificare una condotta.

- Le imprese sono artefici della loro sorte, possono scegliere in modo flessibile ed efficace lo

strumento migliore per rendere il loro accordo compatibile con i principi della concorrenza e

eliminare la sanzione .

Secondo potere: programma di clemenza( nell’ordinamento statunitense é detto LIENENCY

PROGRAM ) altro potere aggiunto, introdotto nel 2007: è frutto di una sorta di pentitismo anti

concorrenziale

È uno strumento di clemenza messo a disposizione di quelle imprese che si sono pentite, hanno

deciso di sottrarsi da un accordo,denunciarlo, è sottrarsi dai benefici .

La prima cosa da ricordare è l'interesse a denunciare l'esistenza di cartelli segreti, naturalmente

l'esistenza di autorità di controllo sulla regolamentazione del mercato consente di rilevare

tantissime forme di cartelli anti concorrenziali ma alcuni non sono di immediata rilevazione e

questo rende debole il lavoro delle autorità di controllo, i quali in alcuni casi non riescono ad

intervenire in modo efficace. La collaborazione delle imprese che decidono di aderire al programma

di clemenza è fondamentale. L'autorità di controllo premia le imprese collaboratrici che forniscono

info sull’ esistenza dell'intesa diminuendo la sanzione o con la non imposizione della sanzione

stessa.

Ci sono delle condizioni che devono sussistere affinché il programma di clemenza venga applicato:

l'impresa che fornisce spontaneamente informazioni sul cartello segreto, deve essere la prima, non

devono esserci notizie relative al cartello pervenute al l'autorità garante, si deve trattare di

informazioni decisive per l'accertamento dell’inflazione.

La collaborazione deve perseverare per tutta la durata dell'istruttoria, se ci sono più imprese che

chiedono di partecipare al programma di clemenza viene fatta una graduatoria e vengono valutate

le posizioni di ciascuna e lo stesso vale per gli sconti di pena che possono essere applicati.

Norma di riferimento è l’Art .15 comma 2bis : l'autorità in conformità all ordinamento comunitario

definisce con proprio provvedimento casi in cui in vista della qualificata collaborazione prestata

dalle imprese nell accertamento di inflazioni alle regole di concorrenza, la sanzione amministrativa

pecuniaria può essere non applicata o ridotta, nella misura prevista dal diritto anti trust.

Questi sono due strumenti di carattere procedurale introdotti ex nuovo della legge 287/90 .

Terzo potere : collaborazione e rapporti tra autorità garante nazionale e commissione europea

L'Art 11 cost. da idea di quale siano i rapporti internaazionali e lo stesso accade con art 1 l.287/90

che enuncia principio di sussidiarietà e di residuali fa dell'applicazione della legge anti trust. La

legge italiana anti trust italiana si applica tutte le volte in cui non è applicabile la legge

comunitaria.C’e una ripartizione delle competenze.

Inoltre c’e il problema che all'interno di ogni stato membro vige una normativa anti trust

parzialmente diversa rispetto alle altre. I principi fondamentali sono gli stessi. Esistono dei comitati

consultivi organizzati dalla direzione generale della concorrenza della commissione europea,

composta da direzioni con competenze diverse tra cui coordinare organi anti trust dei vari Stati

membri facendo riunioni periodiche tra rappresentati degli organi antitrust, in cui si scambiano

informazioni , rilevano i vari problemi che ci sono all'interno dei vari stati membri, è riferiscono

alla commissioni spunti di modifica alla normativa comunitaria e vari problemi presenti.

Quarto potere: controllo pubblicità ingannevole

Quinto potere: controllo dell'autorità garante sull'esistenza di conflitti di interesse di titolari di

cariche di governo

La titolarità di cariche di governo e la contemporanea esistenza in capo al medesimo soggetto di

attività imprenditoriali poteva creare dei problemi gravi di conflitto di interesse. La norma è stata

inserita nel 2004 periodo in cui era presidente del consiglio Silvio Berlusconi e questo ha

determinato una regolamentazione tra carica di governo e attività imprenditoriale.

Con la legge 215 del 2004 il parlamento ha voluto che le principali cariche di governo svolgessero

il loro ruolo nell'interesse pubblico.

Sesto potere: concessione del raiting di legalitá è stato introdotto con decreto legge n.1 del 2011

È un punteggio che va a stelle e che l'impresa può ottenere dall’autorita garante dopo una

valutazione .

Ha due vantaggi: il primo è che si attiva un circolo virtuoso per cui le imprese che vogliono ottenere

il raiting di legalità devono dimostrare di possedere determinati requisiti, se li dimostrano ottengo

benefici. In genere questo circolo virtuoso porta a un miglioramento dell'impresa. La volontà ad

ottenere benefici porta a modificare certe condotte.

Serve all'impresa ad accedere in posizione vantaggiosa a finanziamenti pubblici e privati.

Le imprese con alti ratino di legalità Sono in posizione apicale per ottenere finanziamenti da

banche, questa regola era poco rispettata dalle banche e spesso non accadeva .

L'autorità garante è intervenuta con un regolamento secondo cui la banca deve concedere

finanziamento all'impresa che possiede alto raiting di legalità e se non lo fa deve giustificare il

comportamento alla banca di Italia.

Come richiedere il raiting di legalità? possono richiederlo le imprese operative in Italia, che abbiano

raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell'esercizio chiuso l'anno precedente alla

richiesta, e che siano registrate al registro delle imprese da almeno due anni. Devono presentare

domanda è inviarla a per via telematica al l'autorità garante.

Questo raiting ha una scala da 1 a 3 stelle.

Per ottenere punteggio minimo l'azienda deve dichiarare che l'imprenditore e i soggetti a lui


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaFil di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ronco Simonetta.

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