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dell’800 fecero si che il dir comm tornasse ad essere un dir di classe.

CAP V

RISOLUZIONE INDUSTRIALE e “COMMERCIALIZZAZIONE” DEI

RAPPORTI CIVILI

Il dir comm ha oggi una duplice tendenza espansiva: la prima si manifesta all’interno delle

singole unità politiche, è la tendenza alla crescente commercializzazione del dir privato. La

seconda è quella che si attua nel superamento dei confini delle unità politiche,cioè la

tendenza del dir a prestarsi come dir internazionalmente uniforme. Fuori dal continente

europeo si era già pervenuti ad un’unificazione del dir privato nel segno di una sua

commercializzazione;il fenomeno si era attuato mediante l’unificazione delle giurisdizioni

civile e comm, in capo ad un’unica carta di common law. La commercializzazione dei

rapporti civili procede con la trasformazione economica che va sotto il nome di rivoluzione

industriale.

L’unificazione dei codici di dir privato in unitario codice civile in Italia si rifà a due ragioni,

una di carattere ideologico, l’altra di natura politico-economica. La ragione ideologica traeva

origine dalla natura classista del nostro codice di commercio del 1882; il codice unitario

doveva prendere il posto dei codici separati, quest’unificazione ha però solo formalmente

creato una legge uguale per tutti. Con la commercializzazione il sistema del dir privato ha

accentuato la posizione di assoluta egemonia conquistata dalle classi capitalistiche. La

ragione politico-economica militava a favore di un unico codice civile commercializzato e

nasceva dal forte ritardo che lo sviluppo capitalistico incontrava nel nostro paese. In

Germania si forma un movimento contrario all’unificazione; l’opzione dei codici separati ha

origine dalla considerazione che i rapporti civili sono caratterizzati dall’ambiente nazionale,

che la loro regolamentazione è diversa da paese a paese, mentre i rapporti commerciali

hanno carattere internazionale; l’unificazione del dir avrebbe finito con il nazionalizzare i

rapporti commerciali. Con il codice commerciale del 1900 la Germania predisponeva le

proprie strutture giuridiche alla possibilità di un dir comm internazionale spogliato di ogni

caratterizzazione nazionale.

Alla fine della guerra mondiale ci si incammina verso l’uniformità del dir comm. Prende

corpo in America un dir comm uniforme, il COMMERCIAL CODE del 1963 adottato da

tutti gli stati. L’unificazione del codice comm è importante non solo per l’uniformità di

regolazione normativa ma anche perché questa uniformità è stata realizzata nel segno della

“commercialità”; l’applicazione del codice non è limitata a rapporti dei quali siano parte

commercianti e non dà perciò luogo ad una duplicità di sistema di dir privato.

In Europa il rapporto tra unità del mercato e uniformità del diritto si instaura con il

TRATTATO DI ROMA del 1957voluto dalla CEE. Qui a differenza che in America il

rapporto non è stabilito all’interno di un mercato già esistente ma è visto in funzione della

creazione stessa di un mercato unitario. Prendono forma le norme di dir comm applicabili

alla comunità limitatamente al commercio tra stati membri, norme che armonizzano le

legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune.

CAP VI

LA SOCIETA’ PER AZIONI NELLO STATO ASSOLUTO

Con le compagnie delle indie si manifesta il fenomeno cui si darà il nome di

“socializzazione del capitale”. Se non nelle compagnie inglesi in cui la base azionaria è

ristretta alle classi dei mercanti,degli aristocratici, la socializzazione del capitale assume

proporzioni colossali nelle compagnie francesi e olandesi. I grandi mercanti olandesi

sollecitano l’apporto di ricchezza ma non ne richiedono il consenso. Gli stessi profitti erano

poco socializzati anche se l’OCTROI (concessione) prevedeva un diritto agli utili,un dir al

rimborso del capitale e un dir di controllo. Nessuno di questi fu in pratica rispettato dagli

amministratori: i dividendi furono pagati quando e come faceva comodo loro il dir al

rimborso fu addirittura sospeso. Al modello olandese si contrappone un democratico

modello inglese. Nella prima grande compagnia inglese la EAST INDIA COMPANY la

sovranità apparteneva alla collettività dei partecipanti, ogni partecipante poteva consultare i

libri della compagnia, inoltre questi aveva diritto ad una ripartizione periodica degli utili e al

rimborso del capitale in caso di liquidazione della società.

Subito dopo la rivoluzione francese tutte le spa esistenti erano state sciolte perché

considerate residuo di privilegi di concessione sovrana. Ma il provvedimento fu presto

revocato, la spa si liberò da qualsiasi forma di privilegio e si trasformò in ordinario tipo di

società al fianco delle snc e della società in accomandita. La grande impresa non era più un

fenomeno eccezionale ma era diventata, grazie alla produzione di massa, un ordinario

fenomeno dell’economia. La classe imprenditoriale chiedeva una trasformazione nel mondo

del dir, cioè che anche la spa diventasse un ordinario strumento giuridico. La

trasformazione si attua con il CODICE COMMERCIALE FRANCESE (1807), in esso la

spa si presenta come un comune tipo di società che si affianca a quelli preesistenti. La

costituzione della spa richiede l’autorizzazione governativa; è il governo che di volta in volta

si prende cura di accertare se l’iniziativa economica di costituzione della spa presenti un

sufficiente grado di serietà. Gli interessi che il governo mira a proteggere sono da un lato

gli interessi dei sottoscrittori delle azioni che rischiano di trovarsi a mani vuote, dall’altro gli

interessi dei creditori che rischiano di non realizzare le proprie aspettative. Il controllo si

esercita anche sui rapporti di potere interni alle società. Ciascun socio anche di minoranza

era messo in condizione di intervenire sulla questione sociale e su ciascun affare della

società. Nella seconda metà dell’800 il controllo è abbandonato e a questo si sostituisce

l’auto-tutela degli stessi interessati.

L’espressione “democrazia azionaria” è stata coniata per rappresentare il modello

ottocentesco di spa; questa esprime le analogie tra la costituzione dello stato e la costituzione

della spa, tra la democrazia politica e quella economica. Sono analogie che derivano dal

disegno strategico della borghesia dell’800, non è un caso che il processo di

democratizzazione delle spa si verifichi parallelo all’allargamento del suffragio elettorale che

determino l’avvento delle classi medie sulla scena politica. In questo disegno si riflette

l’immagine di una borghesia che sta nel frattempo cominciando a cambiare in Italia come

nel mondo: democrazia economica e politica inizieranno a regredire. La spa riassume forme

di governo accentrate ed autoritarie,la socializzazione del capitale azionario rimane vicenda

del passato insieme al controllo sociale della politica economica (le deliberazioni del c.d.a.

sono segrete, il bilancio non dice nulla sulle scelte future, informa solo sulla gestione

passata). Nel corso del XXsec. si manifesterà il fenomeno della rivoluzione manageriale,

questo viene descritto come fenomeno della separazione tra “proprietà e controllo della

ricchezza”. La proprietà si separa dal controllo della ricchezza perché seguono destini

diversi: la proprietà un tempo concentrata nelle mani di pochi è ora dominio di tutti, al

controllo della ricchezza attendono managers che non sono proprietari e per i quali il

controllo è l’adempimento di un servizio. I proprietari del capitale, ossia gli azionisti, sono

interamente dissociati dall’amministrazione.

CAP VII

DIRITTO COMUNE PER L’ECONOMIA MISTA. STATALISMO E

ANTI-STATALISMO IN ITALIA.

All’antico anti-statalismo della borghesia maturato sotto le monarchie assolute era

succeduto un nuovo anti-statalismo di natura economica che nasceva dall’aspirazione della

borghesia di un più ampio e intenso sfruttamento delle risorse. Si esigeva che lo stato

utilizzasse le risorse nella misura necessaria all’andamento delle funzioni pubbliche, in

modo che queste potessero essere impegnate nelle private attività economiche. La politica

liberale (tesa all’antistatalismo) si presta anzitutto nelle privatizzazioni. Lo stato liberale si

attua con vendita e affitti di beni a imprese pubbliche di notevoli dimensioni. Ma il vero

monumento giuridico è la costruzione dello stato come “stato di diritto” cui la borghesia

pone mano con la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1889; questo si fonda sulla

proclamazione della proprietà come diritto sacro ed inviolabile da parte dello stato che può

espropriarlo solo quando lo esiga la pubblica necessità. La sovranità dello stato non è più

illimitato potere, questo non può esercitarsi se non nelle forme previste dalla legge. Ma il

disegno borghese presto svanì; si era infatti creata una opposta spinta che era tesa

all’accrescimento delle funzioni dello stato. La classe dirigente percepisce che l’azione

pubblica era condizione necessaria dello sviluppo economico. L’impegno dello stato nelle

imprese pubbliche si intensifica, il vantaggio che la classe imprenditoriale ne ricava sono gli

ingenti lucri derivanti dall’appalto delle opere pubbliche, lo stato si era sostituito ai privati

nella gestione di determinate imprese o settori della produzione. Questo carattere è messo in

evidenza dalla statalizzazione delle ferrovie.

In seguito all’intervento pubblico nell’economia il diritto commerciale diventa dir comune

regolatore degli atti privati come dei pubblici operatori commerciali.

Le numerose statalizzazioni che si realizzarono fino agli anni 30 determinano una profonda

modificazione dell’organizzazione del pubblico potere in Italia. Lo stato non interviene più

direttamente, interpone tra sé e la società civile una pluralità di enti pubblici creati perché

assolvano per suo conto specifici compiti di intervento sull’economia; tuttavia non

conferendo loro la potestà d’imperio questi godono solo di capacità di dir privato. La legge

del 26 attribuisce agli enti la denominazione di enti pubblici economici. Il dir pubbl. non

concorre più nella regolamentazione dell’attività di questi enti, la sua applicazione si arresta

al rapporto tra stato e ente. Negli anni 20 si delinea un nuovo fenomeno:sorge la formula

per la spa a partecipazione statale; questa formula sottrae al dir pubbl e sottopone al dir priv

oltre che agli esterni rapporti d’impresa anche gli interni rapporti di organizzazione dell’ente

che sono regolati in tutto e per tutto dalle norme del codice del commercio. Il potere

economico dello stato è così interamente privatizzato. Alla natura pubblica dei soggetti non

corrisponde più, quando questo agisce come soggetto economico, l’applicazione del dir

pubbl ma l’applicazione del dir priv quantunque il soggetto agisca per la realizzazione di un

interesse generale.

CAP VIII

L’IMPRESA COME ATTO DI COMMERCIO

Il codice di comm francese del 1808 è il primo ad introdurre il concetto di impresa, che si

presenta sotto duplice aspetto: 1-come concetto restrittivo che comprende solo l’attività

economica inerente ai settori dell’industria e dei servizi con esclusione dell’attività

commerciale, bancaria, assicurativa, agricola,2-come concetto subordinato all’atto di

commercio comprensivo oltre che dell’attività d’impresa anche delle attività commerciale,

bancaria,assicurativa, esclusa quella agricola. Il concetto di impresa entra nel mondo

giuridico per designare l’attività di intermediazione o di speculazione sul lavoro. Con

l’incalzare del processo di industrializzazione, la figura dell’imprenditore appaltatore tende a

diventare marginale. Questa situazione lasciò immutato il sistema normativo: l’imprenditore

resta giuridicamente un commerciante e l’impresa viene regolata se non sotto l’aspetto

mercantile in relazione ai rapporti di scambio.

Una svolta nella concezione giuridica dell’impresa è attuata dal cod civ italiano del 1942;

alla figura del commerciante come speculatore si sostituisce la figura dell’imprenditore

inteso come produttore. Questa sostituzione aveva duplice valenza: da un lato si trattava di

porre l’accento sull’aspetto socialmente utile dell’attività imprenditoriale, dall’altro di

elaborare un concetto che fosse stato funzionale alle esigenze di un’economia controllata e

valesse ad identificare i soggetti cioè i produttori cui applicare il sistema dei controlli. La

funzione dell’impresa è anche funzione creativa di ricchezza e non soltanto intermediaria.

La concezione classica d’impresa sarebbe stata giudicata riduttiva, 1-sia perché considera

l’imprenditore come il solo produttore e i lavoratori come meri strumenti e non come artefici

della produzione, 2-sia perché nega l’apporto dell’intera società alla creazione delle

condizioni per la produzione e per la formazione dei profitti. Si sarebbe così avvertita

l’esigenza di una nuova concezione capace di rivalutare la condizione del lavoratore e di

estendere il sistema democratico al governo dell’economia. Un germe di questa nuova

concezione emerge nella legge sul programma economico che poneva il principio secondo

cui si poteva richiedere alle associazioni industriali informazioni sui programmi di sviluppo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto commerciale comparato, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lex Mercatoria, Storia del diritto commerciale di Francesco Galgano. In cui vengono analizzati con grande attenzione i seguenti argomenti: la Lex mercatoria con il compito di prendere le redini dell'intero mercato mondiale, le figure del mercato e dell'artigiano nella società comunale .


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Genghini Riccardo.

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