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ESTRATTO DOCUMENTO

La nomina e la cessazione della carica degli amministratori è soggetta ad iscrizione nel registro

delle imprese.

Compenso. Divieti

Gli amministratori hanno diritto ad un compenso per la loro attività, che può consistere in una

partecipazione agli utili della società o nell’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo

predeterminato azioni di futura emissione (i c.d. stock options).

Modalità e misura del compenso sono determinati dall’atto costitutivo o dall’assemblea all’atto della

nomina.

Gli amministratori di s.p.a. non possono assumere la qualità di soci a responsabilità illimitata in

società concorrenti, né esercitare un’attività concorrente per conto proprio o altrui, né essere

amministratori o direttori generali in società concorrenti (divieto di concorrenza).

L’inosservanza del divieto espone l’amministratore alla revoca all’ufficio per giusta causa e al

risarcimento degli eventuali danni arrecati alla società.

Il consiglio di amministrazione

Il c.d.a. è retto da un presidente scelto dallo stesso consiglio scelto fra i suoi membri. L’attività è

esercitata collegialmente.

Il c.d.a. è convocato dal presidente che fissa l’ordine del giorno, coordina i lavori e provvede

affinché tutti gli amministratori siano adeguatamente informati sugli argomenti.

Per la validità delle deliberazioni è necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori

in carica. Le deliberazioni sono approvate con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei

presenti (voto per teste).

Quando la delibera consiliare lede direttamente un diritto soggettivo del socio, questi avrà diritto di

agire giudizialmente per far annullare la delibera.

L’amministratore che in una determinata operazione ha un interesse non necessariamente in

conflitto con quello della società:

-deve darne notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale;

-se si tratta di amministratore delegato, deve astenersi dal compiere l’operazione;

-il c.d.a. deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società

dell’operazione.

La delibera del c.d.a., qualora possa recare danno alla società (danno potenziale), è impugnabile

sia quando l’amministratore interessato ha votato e il suo voto è determinante, sia quando sono

stati violati gli obblighi di trasparenza, astensione e motivazione. L’impugnazione può essere

proposta dal collegio sindacale e dagli amministratori assenti e dissenzienti (entro novanta giorni

dalla delibera).

La società può agire contro l’amministratore per il risarcimento dei danni derivanti dalla sua azione

o omissione.

Comitato esecutivo. Amministratori delegati

Se l’atto costitutivo o l’assemblea lo consentono, il c.d.a. può delegare le proprie attribuzioni ad un

comitato esecutivo ad uno o più amministratori delegati.

Il comitato esecutivo è un organo collegiale. Le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali

devono assistere i sindaci e le deliberazioni devono risultare da un apposito libro delle adunanze.

Gli amministratori delegati (uno o più) sono invece organi unipersonali cui di regola è affidata la

rappresentanza della società.

I membri del comitato esecutivo e gli a.d. sono designati dallo stesso c.d.a., che determina inoltre

l’ambito della delega.

Con la concessione della delega larga parte della gestione corrente della società è svolta dagli

organi delegati, nei quali in fatto si concentra il potere decisionale.

La rappresentanza della società

In presenza di un CdA, gli amministratori investiti di un potere di rappresentanza devono essere

indicati nello statuto. Deve essere specificato se essi hanno il potere di agire disgiuntamente o

congiuntamente. Di regola la rappresentanza della società è attribuita al presidente del CdA e/o a

uno o più a.d. Il potere di rappresentanza degli amministratori è generale e hanno inoltre la

rappresentanza processuale della società. 45

~ ~

Due sono i principi cardine secondo l’attuale disciplina:

- è in opponibile ai terzi in buona fede la mancanza di potere rappresentativo dovuta

all’invalidità dell’atto di nomina;

- la società inoltre resta vincolata ai terzi anche se gli amministratori hanno violato eventuali

limitazioni volontarie poste ai loro poteri di rappresentanza.

Le limitazioni al potere di rappresentanza che risultano dallo statuto o da una decisione degli

organi competenti, non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicati, salvo che si provi che questi

abbiano agito intenzionalmente a danno della società.

Restano invece opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli amministratori

(es. amministratore che stipula un contratto in conflitto di interessi con la società). Il contratto sarà

annullabile su richiesta della società, se il conflitto di interessi era conosciuto o riconoscibile dal

terzo.

La responsabilità degli amministratori verso al società

Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato verso la società, verso i creditori

sociali e verso i singoli soci o terzi.

Gli amministratori incorrono in responsabilità verso la società e sono tenuti al risarcimento dei

danni dalla stessa subiti quando non adempiono i doveri ad essi imposti dalla legge o dallo statuto

con la diligenza richiesta dall’incarico. Gli amministratori non sono responsabili per i risultati

negativi della gestione che non siano imputabili a difetto di normale diligenza nella condotta degli

affari sociali o nell’adempimento degli obblighi posti a loro carico.

Se gli amministratori sono più, sono responsabili solidalmente se essendo a conoscenza di atti

pregiudizievoli non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o attenuare le

conseguenze dannose. Se la colpa è imputabile solo ad alcuni amministratori, risponderanno in

solido anche gli altri se non abbiano prevenuto l’attività dannosa dei primi.

L’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori deve essere deliberato

dall’assemblea ordinaria oppure dal collegio sindacale a maggioranza di due terzi dei suoi

componenti.

L’azione sociale di responsabilità è nelle mani del gruppo di comando che ha nominato gli

amministratori e perciò deciderà di agire in giudizio contro gli stessi solo quando venga a mancare

il rapporto fiduciario. Con la riforma del 1998, l’azione sociale di responsabilità può essere

promossa anche dagli azionisti di minoranza che rappresentino almeno il 20% del capitale sociale.

La responsabilità verso i creditori sociali

Gli amministratori sono responsabili anche verso i creditori sociali. Infatti:

- rispondono per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del

patrimonio sociale;

- l’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al

soddisfacimento dei loro crediti.

Il risarcimento danni da parte degli amministratori verrà corrisposto direttamente ai creditori fino

alla concorrenza del loro credito.

Il danno subito dai creditori è un effetto riflesso del danno che gli amministratori hanno arrecato al

patrimonio sociale rendendolo insufficiente a soddisfare i primi. Ne consegue che se l’azione

risarcitoria è già stata esperita dalla società e il relativo patrimonio è stato reintegrato, i creditori

non potranno più esercitare l’azione di loro spettanza.

La responsabilità verso i singoli soci o terzi

Anche il singolo socio o il terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi

degli amministratori, posso esperire l’azione di responsabilità verso questi.

Per poter richiedere il risarcimento dei danni devono ricorrere due presupposti:

- il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell’esercizio del loro ufficio;

- la produzione di un danno diretto (e non riflesso) al patrimonio del singolo socio o del

singolo terzo.

Direttori generali 46

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I direttori generali sono dirigenti che svolgono attività di alta gestione dell’impresa sociale. Sono al

vertice della gerarchia dei lavoratori subordinati dell’impresa ed operano in rapporto diretto con gli

amministratori, dando attuazione alle direttive generali dagli stessi impartite. Essi sono perciò

investiti di ampi poteri decisionali, e di conseguenza sono parificati agli amministratori sotto il

profilo delle responsabilità penali.

B) Il collegio sindacale

Premessa

Il collegio sindacale è l’organi di controllo interno della s.p.a., con funzioni di vigilanza

sull’amministrazione della società.

La riforma del 1974 ha introdotto per le società quotate anche un controllo contabile esterno da

parte di una società di revisione, dando però vita ad una sovrapposizione di funzioni col collegio

sindacale che si è rivelata scarsamente funzionale.

Con la riforma del 2003 il controllo contabile è stato sottratto al collegio sindacale ed è stato

attribuito ad un revisore contabile o ad una società di revisione.

Composizione. Nomina. Cessazione

Il collegio sindacale delle s.p.a. non quotate si compone di tre o cinque membri effettivi (struttura

semirigida, ostacolo soprattutto nelle grandi società), soci o non soci; devono inoltre essere

nominati due membri supplenti. Dal 1998 l’ostacolo è stato rimosso per le società quotate: l’atto

costitutivo può oggi determinare liberamente il numero dei sindaci, adeguandolo alla complessità

dell’impresa sociale.

I primi sindaci sono nominati nell’atto costitutivo; successivamente dall’assemblea ordinaria. Quindi

i sindaci sono di regola nominati dallo stesso organo che nomina gli amministratori: questo è un

ulteriore motivo di scarsa funzionalità del collegio sindacale, dato che controllanti e controllati sono

espressione dello stesso gruppo di comando. La situazione per le sole società quotate è mutata

dal 1998: l’atto costitutivo di tali società deve prevedere che almeno un membro effettivo sia eletto

dalla minoranza. Esistono dal 2003 requisiti di professionalità: almeno un sindaco deve essere

scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili (possono iscriversi persone fisiche in possesso

di specifici requisiti di professionalità ed onorabilità, che abbiano superato un apposito esame di

ammissione).

In base all’attuale disciplina non possono essere nominati sindaci: il coniuge, i parenti e gli affini

degli amministratori; coloro che sono legati alla società da un rapporto di lavoro o di consulenza

che ne compromettano l’indipendenza.

La retribuzione annuale dei sindaci (compenso) deve essere determinata dall’assemblea all’atto

della nomina ed è invariabile per l’intero periodo di durata del loro ufficio.

I sindaci restano in carica per tre esercizi e sono rieleggibili. L’assemblea può revocarli solo se

esiste una giusta causa; la delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale al fine di

verificare se ricorre giusta causa.

In caso di morte, di rinuncia o di decadenza di un sindaco, subentrano automaticamente i supplenti

in ordine di età, che restano in carica fino alla successiva assemblea che provvede alla relativa

nomina.

Il controllo sull’amministrazione

Il collegio sindacale vigila sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile

adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento.

La vigilanza del collegio sindacale può estendersi in ogni direzione: è il potere-dovere dei sindaci

di intervenire alle riunioni dell’assemblea, del CdA e del comitato esecutivo, nonché di impugnare

le relative delibere.

Gli amministratori hanno numerosi obblighi di comunicazione nei confronti del collegio sindacale:

devono riferire tempestivamente sull’attività svolta, sulle operazioni compiute di maggior rilievo

economico, su quelle a rischio di conflitto di interessi.

I sindaci hanno il potere-dovere di procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione-controllo,

nonché di chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su

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determinati affari. Il collegio sindacale può convocare l’assemblea qualora ravvisi fatti censurabili di

rilevante gravità e vi sia urgente necessita di provvedere.

Il funzionamento del collegio sindacale

Nelle società non quotate il presidente del collegio sindacale è nominato dall’assemblea. In quelle

quotate l’atto costitutivo fissa i criteri di nomina dello stesso.

Il collegio sindacale si riunisce ogni 90 giorni, è regolarmente costituito con la presenza della

maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza assoluta. Deve essere redatto un verbale delle

riunioni.

I sindaci possono avvalersi di dipendenti e di ausiliari per lo svolgimento di operazioni di ispezione

e di controllo.

Ogni socio può denunciare al collegio sindacale fatti che ritiene censurabili. Quando una denuncia

proviene da tanti soci che rappresentano il 5% del capitale sociale, il collegio sindacale deve

indagare senza ritardo e presentare le sue conclusioni all’assemblea.

La responsabilità dei sindaci

Come gli amministratori, ai sindaci è richiesta professionalità e diligenza per lo svolgimento

dell’incarico. Essi sono responsabili delle verità delle loro attestazioni e devono conservare il

segreto sui fatti e documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro incarico.

Qualora il danno sia imputabile solamente al loro comportamento, grava su di essi l’obbligo di

risarcimento.

Se l’evento dannoso è conseguenza anche di un comportamento degli amministratori, che i sindaci

avrebbero potuto impedire, questi ultimi sono responsabili in solido con gli amministratori.

C) Il controllo contabile

Il sistema

La riforma del 2003 ha completato il processo di separazione del controllo sull’amministrazione dal

controllo contabile. La legge del 1974 ha previsto l’affidamento del controllo contabile ad un

revisore esterno per tutte le società quotate. A questa disciplina si è affiancata la riforma del 2003

applicabile a tutte le altre s.p.a.

In queste società (non quotate) il controllo contabile è esercitato:

- per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, da un revisore di

conti o da una società di revisione;

- per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, da una società di

revisione.

La revisione contabile è esercitata su tutte le società di un gruppo di cui faccia parte una società

quotata (è esercitata da una società di revisione iscritta nell’albo speciale della Consob).

Il controllo contabile

Nelle società non quotate, il soggetto responsabile del controllo contabile è nominato per la prima

volta nell’atto costitutivo. Successivamente l’incarico è conferito dall’assemblea, che determina il

corrispettivo spettante al revisore o alla società di revisione.

Non possono esercitare il controllo contabile i sindaci della società revisionata.

L’incarico ha una durata di tre esercizi ed è rinnovabile senza limiti.

L’incarico può essere revocato dall’assemblea solo per giusta causa, sentendo il parere del

collegio sindacale.

La revisione contabile obbligatoria

Nelle società soggette a revisione contabile obbligatoria, l’incarico è conferito con deliberazione

dell’assemblea ordinaria in occasione dell’approvazione del bilancio, su proposta motivata

dell’organo di controllo. È fatto divieto alle società di revisione di prestare alla società revisionata

servizi ulteriori rispetto all’organizzazione e revisione contabile.

Non può essere responsabile della revisione chi ha ricoperto da meno di tre anni cariche sociali o

funzioni dirigenziali nella società revisionata. 48

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La legge fissa regole di durata dell’incarico che impongono la sostituzione periodica sia delle

società di revisione, sia del responsabile della revisione.

L’incarico di revisione ha la durata di nove esercizi e non può essere rinnovato se non siano

decorsi almeno tre anni dalla data di cessazione del precedente.

L’assemblea ordinaria può revocare l’incarico prima della scadenza del mandato solo se ricorre

una giusta causa e su proposta dell’organo di controllo, provvedendo a conferire l’incarico ad altra

società di revisione.

La Consob può revocare d’ufficio l’incarico quando rilevi l’esistenza di una causa di incompatibilità.

Le delibere di conferimento e di revoca dell’incarico sono depositate presso il registro delle

imprese.

Funzioni e responsabilità del revisore dei conti

Funzione principale del revisore è quella di controllare la regolare tenuta della contabilità e di

esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato (del gruppo).

La sua attività deve esprimere un giudizio sul bilancio. Il giudizio può essere:

- senza rilievi (il bilancio è conforme alla legge);

- giudizio con rilievi;

- giudizio negativo;

- dichiarazione di impossibilità di esprimere il giudizio.

Il rilascio di un giudizio positivo modifica sensibilmente la normale disciplina dell’impugnativa della

delibera di approvazione del bilancio.

Il soggetto incaricato del controllo contabile ha diritto di ottenere documenti e notizie utili per la

revisione e può procedere autonomamente ad accertamenti e controlli. La società di revisione

deve informare la Consob dei fatti che ritiene censurabili.

Il revisore contabile documenta l’attività svolta in un apposito libro tenuto presso la sede della

società.

Il soggetto incaricato del controllo contabile deve adempiere ai propri doveri con diligenza e

professionalità.

D) I sistemi alternativi

Il sistema dualistico

Il sistema dualistico, di ispirazione tedesca, prevede la presenza di un consiglio di gestione e di un

consiglio di sorveglianza. Il controllo contabile è affidato ad un revisore contabile o ad una società

di revisione.

Il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del CdA nel sistema tradizionale.

Per quanto riguarda il consiglio di sorveglianza invece, gli sono attribuite sia le funzioni di controllo

proprie del collegio sindacale, sia le funzioni di indirizzo della gestione propria dell’assemblea dei

soci (nomina e revoca dei componenti del consiglio di gestione e approvazione del bilancio; in più,

approvazione delle operazioni strategiche e dei piani industriali finanziari).

La presenza del consiglio di sorveglianza riduce le competenze dell’assemblea ordinaria: nomina e

revoca i componenti del consiglio di sorveglianza; nomina il revisore; decide sulla distribuzione

degli utili.

I componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci (non meno di tre). I

primi componenti sono nominati nell’atto costitutivo, successivamente dall’assemblea ordinaria. Vi

sono requisiti di eleggibilità e non possono essere eletti i componenti del consiglio di gestione né

coloro che sono legati dalla società da un rapporto che ne comprometta l’indipendenza.

I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica per tre esercizi e sono rieleggibili

(revocabili dall’assemblea anche senza giusta causa).

Le competenze del consiglio di sorveglianza sono le stesse del collegio sindacale nel sistema

tradizionale, in particolare: riferisce per iscritto almeno una volta all’anno all’assemblea sull’attività

di vigilanza svolta, sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevanti ed è destinatario delle denunce dei

soci. Ha inoltre poteri e diritti di informazione nei confronti del consiglio di gestione e del soggetto

che esercita la revisione dei conti. Spettano inoltre al consiglio di sorveglianza parte delle funzioni

dell’assemblea ordinaria: nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il

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compenso; approva il bilancio d’esercizio; delibera in ordine alle operazioni strategiche a ai piani

finanziari e industriali della società.

Il presidente del consiglio di sorveglianza è eletto all’assemblea. I componenti del consiglio di

sorveglianza devono operare con diligenza e sono solidalmente responsabili con i componenti del

consiglio di gestione per i fatti e le omissioni di questi quando il danno non si sarebbe prodotto se

avessero vigilato in conformità dei doveri della loro carica.

Le funzioni del consiglio di gestione coincidono con quelle del CdA del sistema tradizionale. È

costituito da almeno due componenti (i primi nominati nell’atto costitutivo, successivamente dal

consiglio di sorveglianza).

Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di gestione, il

consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro sostituzione.

Il sistema monistico

Il sistema ministico, di ispirazione anglosassone, si caratterizza per la soppressione del collegio

sindacale. L’amministrazione e il controllo sono esercitati dal CdA e da un comitato per il controllo

sulla gestione (costituito da membri del CdA in possesso di requisiti di indipendenza che non siano

membri del comitato esecutivo e che non svolgano funzioni gestorie). Il comitato svolge le funzioni

del collegio sindacale (vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del

sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile). Il controllo contabile è

affidato ad un revisore contabile o ad una società di revisione.

Al CdA si applicano le disposizioni dettate per gli amministratori nel sistema tradizionale; si

richiede però che almeno un terzo dei componenti sia in possesso dei requisiti di indipendenza.

Il comitato per il controllo sulla gestione è destinatario delle denunce dei soci di fatti censurabili e

può a sua volta presentare denuncia al tribunale ove riscontri gravi irregolarità di gestione

potenzialmente dannose.

Il comitato elegge al suo interno il presidente; deve riunirsi almeno entro novanta giorni, è

regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei componenti e delibera a

maggioranza assoluta dei presenti.

È evidente che il punto debole di questo sistema consiste nel fatto che i controllori sono

direttamente nominati dai controllati, siedono insieme a questi ultimi e votano nel CdA.

E) I controlli esterni

Il sistema

Accanto al controllo interno e al controllo contabile, l’ordinamento prevede un articolato sistema di

controlli esterni sulle s.p.a.

Comune a tutte le s.p.a. è solo il controllo esterno sulla gestione esercitato dall’autorità giudiziaria

in presenza di situazioni patologiche che ne alterano il corretto funzionamento.

A partire dal 1974 le società con azioni quotate in borsa e quelle che operano sul mercato

mobiliare sono assoggettate al controllo della Consob (organo pubblico con poteri regolamentari e

di controllo finalizzati alla tutela degli investitori, nonché alla trasparenza del mercato mobiliare e

delle società che vi operano).

Il controllo giudiziario sulla gestione

Il controllo giudiziario sulla gestione delle s.p.a. è una forma di intervento dell’autorità giudiziaria

nella vita delle società volta a ripristinare la legalità dell’amministrazione delle stesse. Il

procedimento può essere attuato se vi è fondato sospetto che gli amministratori in violazione dei

loro doveri abbiano compiuti gravi irregolarità nella gestione che possano arrecare danno alla

società (irregolare tenuta della contabilità, redazione di un bilancio falso). Le gravi irregolarità

possono essere denunciate: dai soci che rappresentano almeno un decimo del capitale sociale;

dal collegio sindacale; nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio dal pubblico

ministero o dalla Consob.

Il gruppo di comando può evitare l’ispezione ordinata dal tribunale ed ottenere dal tribunale stesso

la sospensione del procedimento per un periodo determinato se l’assemblea sostituisce

amministratori e sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano senza indugio per

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accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale sugli

accertamenti e le attività compiute.

Poteri e durata in carica dell’amministratore giudiziario sono determinati dal tribunale.

L’amministratore giudiziario ha il potere di proporre l’azione di responsabilità contro amministratori

e sindaci, e ha la rappresentanza anche processuale della società.

La Consob

La Consob (commissione nazionale per le società e la borsa) è un organo pubblico di vigilanza sul

mercato di capitali. È una persona giuridica di diritto pubblico e ha sede a Roma.

Svolge un ruolo centrale per assicurare un’adeguata e veritiera informazione del mercato mobiliare

sugli eventi di rilievo che riguardano la vita della società che fanno appello al pubblico risparmio, in

modo da consentire agli investitori scelte più consapevoli.

Tutte le società con azioni e obbligazioni diffuse tra il pubblico devono tempestivamente informare

il pubblico secondo le modalità stabilite dalla Consob, di qualsiasi fatto la cui conoscenza può

influire sul prezzo degli strumenti finanziari. La Consob può inoltre chiedere che siano resi pubblici

notizie e documenti necessari per l’informazione del pubblico.

Capitolo diciottesimo. Il bilancio

Il bilancio di esercizio

La società per azioni deve redigere annualmente il bilancio di esercizio. A partire dal 2005 alcune

società (società con azioni o strumenti finanziari quotati o diffusi fra il pubblico in maniera rilevante)

sono obbligate a redigere i propri bilanci in base ai principi contabili internazionali.

L’adozione dei principi contabili internazionali non è consentita a quelle società che possono

ricorrere al bilancio in forma abbreviata (società di medio piccole dimensioni).

Per tutte le altre s.p.a. l’adozione dei principi contabili internazionali è facoltativa.

Il bilancio d’esercizio è il documento che rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria della

società. È costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla note integrativa. La sua

funzione è quella di accertare periodicamente la situazione patrimoniale e la redditività della

società. Il bilancio rappresenta per i soci il solo strumento legale di informazione contabile

sull’andamento della società e permette ai creditori sociali di comprendere la consistenza del

patrimonio.

I principi cardine della redazione del bilancio sono la chiarezza e la rappresentazione veritiera e

corretta.

La valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva di

continuazione dell’attività. Inoltre si deve tener conto delle entrate e delle uscite di competenza

dell’esercizio indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento. Per il principio di

continuità, i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro.

La struttura del bilancio

Il bilancio di esercizio si articola in tre parti: lo stato patrimoniale, il conto economico e la nota

integrativa.

Le singole voci devono essere inserite secondo l’ordine fissato dalla legge. Le voci sono

organizzate in grandi categorie omogenee (lettere maiuscole), a loro volta articolate in

sottocategorie (numeri romani), in voci (numeri arabi) ed in alcuni casi anche in sottovoci (lettere

minuscole). Si viene così a creare un sistema di voci chiaro, ordinato e facilmente comprensibile.

Per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l’importo

dell’esercizio precedente. È vietato compensare costi e ricavi che per legge devono essere iscritti

distintamente.

Le società che non superano determinate dimensioni possono ricorrere alla redazione del bilancio

in forma abbreviata.

Lo stato patrimoniale rappresenta la composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio della

società e la situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell’esercizio. Deve essere redatto nella

forma a colonne, iscrivendo prima le attività, poi il patrimonio netto e le passività.

Le voci dell’attivo sono aggregate in quattro categorie:

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A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti;

B) Immobilizzazioni:

I) immobilizzazioni immateriali (costi di impianto e di ampliamento, diritti di brevetto

industriale, avviamento)

II) immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, attrezzature industriali)

III) immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni azionarie, crediti, azioni proprie)

C) Attivo circolante:

I) rimanenze (materie prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti e merci)

II) crediti che non costituiscono immobilizzazioni (crediti tributari)

III) attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, es. partecipazioni, azioni

proprie e altri titoli di cui si prevede l’alienazione in tempi brevi

IV) disponibilità liquide (cassa e banca)

D) Ratei e risconti (attivi)

Il passivo dello stato patrimoniale si articola in cinque categorie:

A) Patrimonio netto (capitale sociale nominale, riserve)

B) Fondi per rischi e oneri

C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato

D) Debiti

E) Ratei e risconti passivi

In calce allo stato patrimoniale devono infine essere iscritti i conti d’ordine (la loro funzione è quella

di informare sull’esistenza di rischi futuri che non incidono attualmente sul patrimonio sociale, es.

garanzie prestate dalla società).

Il conto economico espone il risultato dell’esercizio attraverso la rappresentazione dei costi e

degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri proventi conseguiti nell’esercizio. Deve essere

redatto in forma scalare (prima i componenti positivi e poi quelli negativi).

È articolato in cinque sezioni scalari:

A) Valore della produzione (ricavi di competenza sommati alle variazioni delle rimanenze di

magazzino)

B) Costi della produzione (ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti)

Sottraendo B) da A) si ottiene il risultato lordo della gestione ordinaria della società

C) Proventi e oneri finanziari (proventi derivanti da partecipazioni in altre società, gli interessi attivi

e passivi, gli utili e le perdite sui cambi. Segue il relativo totale)

D) Rettifiche di valore di attività finanziarie (rivalutazioni e svalutazioni delle stesse. Segue il totale)

E) Proventi ed oneri straordinari

La somma algebrica dei diversi totali costituisce il risultato globale di esercizio, che va indicato

prima al lordo e poi al netto delle imposte sul reddito. Si ottiene così l’utile o la perdita d’esercizio

che va riportato nello stato patrimoniale. Oltre lo stato patrimoniale e il conto economico, gli

amministratori devono redigere la nota integrativa (che illustra e specifica le voci dello stato

patrimoniale e del conto economico) e la relazione sulla gestione (allegato esterno al bilancio che

deve analizzare la situazione della società e l’andamento della gestione con particolare riguardo ai

costi, ai ricavi e agli investimenti).

I criteri di valutazione

La redazione del bilancio d’esercizio comporta per molti cespiti patrimoniali (es. immobili e

rimanenze di magazzino) la necessità di essere sottoposti a una stima da parte degli

amministratori, così da determinarne il valore da iscrivere in bilancio. Sopravvalutazioni delle

attività o sottovalutazioni delle passività gonfiamo artificiosamente l’utile o riducono le perdite. Il

processo contrario genera un utile ridotto, dando luogo al fenomeno delle riserve occulte.

I principi da osservare nella valutazione sono quelli della prudenza e della continuità dei criteri.

Le immobilizzazioni di ogni tipo sono iscritte in bilancio al costo storico (devono essere computati

anche i costi accessori). Il valore è quasi sempre inferiore a quello attuale.

Il valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali deve essere sistematicamente ammortizzato

in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzare il bene.

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Se il valore di un’immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo storico regolarmente

ammortizzato, dovrà essere iscritta in bilancio per tale minore valore (svalutazione).

I costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità possono essere iscritti

nell’attivo solo se hanno un’utilità pluriennale. Devono essere ammortizzati entro cinque anni.

L’avviamento può essere iscritto nell’attivo solo se acquistato a titolo oneroso e va ammortizzato

entro cinque anni.

I crediti devono essere sempre valutati secondo il valore di prudente realizzo.

I cespiti dell’attivo (rimanenze, titoli e partecipazioni) devono essere iscritti al costo di acquisto o di

produzione o, se minore, al valore di realizzo desumibile dal valore di mercato.

In presenza di casi eccezionali (es. in un terreno si scopre un giacimento di metano) gli

amministratori devono attribuire ai beni un valore superiore. Fra i casi eccezionali non rientra il

semplice incremento di valore per effetto della svalutazione monetaria.

Il procedimento di formazione del bilancio

Il bilancio di esercizio è un atto della società alla cui redazione cooperano nel sistema tradizionale

di amministrazione e controllo (e in quello monistico) tutti e tre gli organi sociali: amministratori,

collegio sindacale ed assemblea, nonché il soggetto incaricato del controllo contabile. Nel sistema

dualistico il bilancio è predisposto dal consiglio di gestione ed è approvato dal consiglio di

sorveglianza.

L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all’anno per l’approvazione del

bilancio. Nelle società quotate gli amministratori si avvalgono della cooperazione di un dirigente

proposto alla redazione dei documenti contabili societari, il quale deve predisporre adeguate

procedure amministrative e contabili per la formazione del bilancio.

Il progetto di bilancio deve essere comunicato al collegio sindacale almeno trenta giorni prima della

convocazione dell’assemblea. Inoltre deve restare depositato in copia nella sede della società

durante i quindici giorni che precedono l’assemblea.

L’assemblea può approvarlo, respingerlo o modificarlo.

Entro trenta giorni dall’approvazione, deve essere depositata dagli amministratori una copia del

bilancio presso l’ufficio del registro delle imprese. Le azioni di annullabilità e/o di nullità non

possono essere più esercitate dopo che è stato approvato il bilancio dell’esercizio successivo.

Se il soggetto incaricato della revisione non ha formulato rilievi, la delibera di approvazione del

bilancio può essere impugnata da tanti soci che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale.

Utili. Riserve. Dividendi

L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai soci. Non tutti gli utili

però sono distribuibili fra i soci sotto forma di dividendi.

Se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale sociale, non si possono ripartire

gli utili fino a che il capitale sociale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.

Dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma del 5% degli stessi per costituire la riserva

legale (fin quando la stessa non abbia raggiunto il 20% del capitale sociale). La riserva legale, se

viene diminuita, deve essere reintegrata. La riserva legale costituisce un accantonamento contante

di utili imposto per legge alla salvaguardia dell’integrità del capitale sociale.

Funzione simile assolve la riserva statutaria; a differenza di quella legale, la riserva statutaria è

imposta dallo statuto (che stabilisce la quota degli utili da destinare alla stessa). Gli utili

accantonati a riserva statutaria non sono distribuibili ai soci.

Le riserve facoltative sono quelle discrezionalmente disposte dall’assemblea ordinaria che approva

il bilancio.

Gli utili di cui l’assemblea che approva il bilancio può disporre a favore dei soci sono costituiti

perciò dagli utili distribuibili di esercizio e dagli utili accertati e non distribuiti dagli esercizi

precedenti.

Il potere dispositivo dell’assemblea in tema di distribuzione degli utili può essere limitato da

clausole statutarie che riconoscono a determinate categorie di azionisti il diritto alla percezione

annuale di un dividendo minimo.

La società non può comunque pagare dividendi sulle azioni, se non per utili realmente conseguiti e

risultanti dal bilancio regolarmente approvato. Né può procedere alla distribuzione di dividendi se

negli esercizi precedenti si è verificata una perdita. Se gli azionisti erano in buona fede al momento

53

~ ~

della riscossione e i dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato,

questi possono trattenere i dividendi riscossi.

Il bilancio consolidato di gruppo

Il bilancio consolidato è un bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio

d’esercizio. In esso è rappresentata la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del

gruppo considerato nella sua unità.

Il bilancio consolidato deve essere redatto dalle società di capitali che controllano altre imprese ed

dalle società cooperative che controllano società di capitali. Sono esonerati dall’obbligo di redigere

il bilancio consolidato i gruppi di minore dimensione purché nessuna delle imprese del gruppo sia

una società con azioni quotate.

Il bilancio consolidato ha la stessa struttura del bilancio di esercizio; non è una semplice

aggregazione dei bilanci delle singole imprese, ma deve rappresentare la situazione patrimoniale,

finanziaria ed il risultato economico del complesso delle imprese costituenti il gruppo, come se si

trattasse di un’unica impresa.

Il bilancio consolidato non è assoggettato ad approvazione da parte dell’assemblea.

Capitolo diciannovesimo. Le modificazioni dello

statuto

Nozione. Procedimento

Ogni mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale costituisce modificazione

(inserimento di nuove clausole, modificazione o soppressione di clausole esistenti) dello statuto si

una società per azioni.

Le modificazioni dello statuto sono di competenza dell’assemblea dei soci in sede straordinaria.

Il notaio che ha verbalizzato la delibera dell’assemblea, verifica l’adempimento delle condizioni

stabilite dalla legge e, entro trenta giorni, ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese.

Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge ne dà comunicazione agli

amministratori, i quali possono convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti o ricorrere al

tribunale affinché approvi lo stesso.

Il diritto di recesso

L’applicazione del principio maggioritario fa si che nella s.p.a. la minoranza non può impedire

modifiche dell’assetto societario.

È necessario però che la maggioranza rispetti i limiti posti da norme inderogabili e che non siano

violati i principi cardine di correttezza, buona fede e parità di trattamento fra gli azionisti.

In presenza di delibere modificative di particolare entità, la minoranza è tutelata dalla previsione di

maggioranze più elevate e dal riconoscimento del diritto di recesso alla società.

La riforma del 2003 distingue cause di recesso inderogabili, derogabili dallo statuto e cause

statutarie.

Nella cause inderogabili, il recesso può essere esercitato dai soci che non hanno concorso alla

modifica dell’oggetto sociale, alla trasformazione della società, e ad altre modificazioni. In tutti

questi casi il diritto di recesso non può essere soppresso dallo statuto.

Nelle cause derogabili, il diritto di recesso spetta ai soci che non hanno concorso all’approvazione

delle delibere riguardanti la proroga del termine di durata della società, l’introduzione o la

rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni.

Nelle società che non fanno appello al mercato del capitale di rischio, lo statuto può prevedere

ulteriori cause di recesso.

Il diritto di recesso deve essere esercitato mediante una lettera raccomandata alla società entro

quindici giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima. Le azioni per

le quali è esercitato il diritto di recesso devono essere depositate presso la sede della società.

Nelle società non quotate il valore delle azioni da rimborsare è determinato dagli amministratori

tenendo conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali.

54

~ ~

Nelle società con azioni quotate il valore di liquidazione viene determinato facendo la media

aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la convocazione dell’assemblea.

In caso di mancato collocamento delle azioni presso i soci o presso terzi, le azioni vengono

rimborsate mediante acquisto da parte della società (in assenza di utili e riserve disponibili, il

capitale sociale deve essere ridotto del relativo ammontare).

Le modificazioni del capitale sociale

L’aumento del capitale sociale può essere reale (a pagamento: aumento del capitale sociale

nominale e del patrimonio della società per effetto di nuovi conferimenti) oppure semplicemente

nominale (gratuito: si incrementa solo il capitale nominale mentre il patrimonio resta invariato).

L’aumento reale del capitale sociale

Con l’aumento reale del capitale sociale, la società intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo

di capitale di rischio: nuovi conferimenti. L’aumento reale da perciò luogo all’emissione di nuove

azioni a pagamento, che vengono sottoscritte dai soci attuali (che vantano un diritto di opzione) o

da terzi che così diventano soci.

Competente a deliberare l’aumento di capitale è l’assemblea straordinaria dei soci o anche gli

amministratori se previsto dallo statuto (deve essere predeterminato l’ammontare massimo e la

delega può essere concessa per un periodo massimo di cinque anno).

Il versamento del 25% dei conferimenti in denaro deve essere effettuato, all’atto della

sottoscrizione, direttamente alla società e non presso una banca (come invece era previsto al

momento della costituzione della società).

Il diritto di opzione

Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione

dell’aumento del capitale sociale a pagamento. Consente di mantenere inalterata la proporzione in

cui ciascun socio partecipa al capitale e al patrimonio sociale, e quindi alla formazione della

volontà sociale attraverso il voto (funzione amministrativa); serve inoltre a mantenere inalterato il

valore reale della partecipazione azionaria in presenza di riserve accumulate (funzione

patrimoniale).

Il diritto di opzione ha un proprio valore economico, spesso notevole, che l’azionista può

monetizzare cedendolo a terzi.

Attualmente il diritto di opzione ha per oggetto le azioni di nuove emissione di qualsiasi categoria e

le obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla società. Il diritto di opzione è attribuito a ciascun

azionista il proporzione del numero di azioni già possedute. Esistono casi di esclusione del diritto

di opzione in presenza di situazioni oggettive rispondenti a un concreto interesse della società:

quando le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in natura; quando l’interesse della

società lo esige; quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della

società.

L’aumento nominale del capitale sociale

L’aumento nominale (o gratuito) del capitale sociale è posto in essere dall’assemblea straordinaria

imputando a capitale le riserve o gli altri fondi iscritti al bilancio in quanto disponibili (non determina

perciò alcun incremento del capitale sociale).

Il passaggio a capitale di riserve e fondi disponibili comporta che la società non può più disporre a

favore dei soci dei corrispondenti valori del patrimonio netto.

Può essere attuato o aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione o mediante

l’emissione di nuove azioni (devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di

quelle già possedute).

La riduzione del capitale sociale. La riduzione reale

Anche la riduzione del capitale sociale può essere reale o nominale, a seconda che la riduzione

dia luogo o meno ad un corrispondente rimborso ai soci del valore dei conferimenti.

La riduzione reale è un’operazione potenzialmente pericolosa per i creditori sociali e per i soci di

minoranza: riduce la consistenza del patrimonio sociale e può pregiudicare lo svolgimento

dell’attività d’impresa. Il capitale sociale non può essere ridotto al di sotto del minimo legale di

55

~ ~

centoventimila euro; l’avviso di convocazione dell’assemblea deve indicare le ragioni e le modalità

della riduzione. Nei novanta giorni che seguono l’iscrizione della delibera i creditori sociali possono

farvi opposizione, dato che l’esecuzione della stessa può pregiudicare la loro posizione.

La riduzione reale può aver luogo mediante liberazione dei soci dall’obbligo di versamenti ancora

dovuti, o mediante rimborso agli stessi del capitale. Le modalità di riduzione prescelte devono

inoltre assicurare la parità di trattamento degli azionisti.

La riduzione del capitale sociale per perdite

Il patrimonio netto della società può scendere, per effetto delle perdite, al di sotto del capitale

sociale nominale. Si tratta in questo caso di una riduzione puramente nominale, dato che non

comporta riduzione del patrimonio sociale; quest’ultima si è infatti già verificata per effetto delle

perdite subite dalla società.

La società non è obbligata a ridurre il capitale sociale fino a quando la perdita dello stesso non sia

superiore ad un terzo (es. se il capitale sociale nominale è 300, finché il patrimonio netto non

scende sotto 200 per effetto delle perdite, la riduzione è facoltativa). La società può ugualmente

ridurre il capitale per perdite per poter distribuire gli utili successivamente conseguiti; distribuzione

altrimenti vietata fin quando le perdite non siano state colmate.

La riduzione del capitale sociale diventa obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo

per effetto delle perdite. Gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea

straordinaria per prendere gli opportuni provvedimenti. L’assemblea non è tenuta di decidere

l’immediata riduzione del capitale sociale, ma può anche limitarsi a rinviare le perdite (se entro

l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria

deve ridurre il capitale in proporzione alle perdite accertate).

Nel caso in cui il capitale sociale scenda al di sotto del minimo legale, la disciplina non consente di

attendere i risultati dell’esercizio successivo per prendere provvedimenti.

Capitolo ventesimo. Le obbligazioni

Nozione e tipologia

La s.p.a. può emettere obbligazioni (strumento per la raccolta di capitale di prestito fra il pubblico).

Le obbligazioni sono titoli di credito che rappresentano frazioni di uguale valore nominale e con

uguali diritti di un’unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo (sono titoli di massa). I titoli

obbligazionari documentano quindi un credito verso la società.

Mentre l’azione attribuisce la qualità di socio e quindi di compartecipe ai risultati dell’attività

d’impresa, l’obbligazione attribuisce invece la qualità di creditore della società e il diritto ad una

remunerazione periodica fissa (interessi), svincolata dai risultati economici della società finanziata.

L’obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla scadenza

pattuita; l’azionista ha diritto al rimborso del suo apporto in sede di liquidazione, sempre che

residui un attivo netto dopo che sono stati soddisfatti tutti i creditori, compresi gli obbligazionisti.

Vi sono tipi speciali di obbligazioni che la pratica societaria ha creato e continua a creare, per

incentivare la propensione dei risparmiatori verso tali forme di investimento:

- le obbligazioni partecipanti, in cui la remunerazione periodica del capitale è commisurata

agli utili di bilancio della società emittente;

- le obbligazioni indicizzate, che mirano a neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria

e ad adeguare il rendimento dei titoli all’andamento del mercato finanziario;

- le obbligazioni convertibili in azioni, che attribuiscono all’obbligazionista la facoltà di

trasformare il proprio credito in una partecipazione azionaria;

- le obbligazioni con warrant, che attribuiscono all’obbligazionista il diritto di sottoscrivere o

acquistare azioni ferma restando la posizione di creditore per le obbligazioni possedute (ciò

le distingue da quelle convertibili);

- obbligazioni subordinate, nelle quali il diritto degli obbligazionisti al pagamento degli

interessi e al rimborso del capitale è subordinato all’integrale soddisfacimento degli altri

creditori. 56

~ ~

I limiti all’emissione di obbligazioni

In base all’attuale disciplina, la s.p.a. può emettere obbligazioni per somma complessivamente non

eccedente il doppio del capitale sociale (sottoscritto), della riserva legale e delle riserve disponibili

risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Così, se il capitale sottoscritto è 100 (di cui 50 versato), la

riserva legale 20 e le altre riserve disponibili 30, la società potrà emettere obbligazioni per

ammontare non superiore a 300 (in passato sarebbe stato 50 in quanto non potevano essere

emesse per somma eccedente il capitale versato ed esistente risultante dall’ultimo bilancio

approvato).

La società può tuttavia emettere azioni per ammontare superiore quando :

- le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori

istituzionali, soggetti a vigilanza prudenziale (banche, imprese di assicurazione,…), i quali a

loro volta, se trasferiscono le obbligazioni sottoscritte, rispondono della solvenza della

società nei confronti degli acquirenti;

- ricorrono particolari ragioni che interessano l’economia nazionale e la società è autorizzata,

con provvedimento dell’autorità governativa, a superare il limite.

Il procedimento di emissione

L’emissione di obbligazioni è deliberata dagli amministratori. La delibera di emissione deve

risultare da verbale redatto da un notaio, è soggetta a controllo di legalità da parte dello stesso e

ad iscrizione nel registro delle imprese. L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da

un apposito libro delle obbligazioni.

Le obbligazioni convertibili in azioni

Le obbligazioni convertibili in azioni attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa

società, in base ad un prefissato rapporto di cambio, utilizzando come conferimento le somme già

versato al momento dell’acquisto delle obbligazioni. Chi esercita il diritto di conversione cessa

perciò di essere obbligazionista e diventa azionista della società.

La delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non può essere adottata se il capitale

sociale precedentemente sottoscritto non è stato integralmente versato; le obbligazioni convertibili

non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro valore nominale.

Competente a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è l’assemblea straordinaria, che

deve determinare anche il rapporto di cambio, nonché il periodo e le modalità di conversione. Deve

inoltre contestualmente deliberare l’aumento del capitale sociale per un ammontare corrispondente

al valore nominale delle azioni da attribuire in conversione.

L’organizzazione degli obbligazionisti

È prevista un’organizzazione di gruppo degli obbligazionisti volta a tutelare l’interesse degli stessi

verso la società, ed articolata in due organi: l’assemblea e il rappresentante comune.

L’assemblea delibera:

- sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;

- sulle modificazioni delle condizioni del prestito;

- sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi.

L’assemblea è convocata dagli amministratori della società o dal rappresentante comune degli

obbligazionisti. Il rappresentante comune degli obbligazionisti è nominato dall’assemblea degli

obbligazionisti. Tutela gli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della società e dei terzi,

in particolare: esegue le deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti e ha la rappresentanza

processuale degli obbligazionisti.

Capitolo ventunesimo. Lo scioglimento della s.p.a.

Le cause di scioglimento

La s.p.a. si scioglie ed entra in stato di liquidazione con il verificarsi di una delle seguenti cause:

-il decorso del termine di durata fissato nell’atto costitutivo (può essere tuttavia prorogato);

-il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo (sempre

che quest’ultima abbia carattere assoluto o definitivo);

57

~ ~

-l’impossibilità di funzionamento o la continua inattività dell’assemblea;

-la riduzione del capitale (per perdite) al di sotto del minimo legale;

-la delibera dell’assemblea straordinaria in seguito al recesso di uno o più soci, o

all’impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni senza ridurre il capitale

sociale;

-la deliberazione dell’assemblea straordinaria di scioglimento anticipato;

- le altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto (es. morte di un determinato

socio).

Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori devono procedere al suo accertamento e

all’iscrizione nel registro delle imprese della relativa dichiarazione o della deliberazione

assembleare che dispone lo scioglimento; gli effetti decorrono dal momento dell’iscrizione nel

registro delle imprese.

La società in stato di liquidazione

Il verificarsi di una causa di scioglimento non determina un’immediata estinzione della società: si

deve prima provvedere, attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori

sociali e alla ripartizione fra i soci dell’eventuale residuo attivo.

Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori e sono responsabili della

conservazione dei beni sociali fino a che non li abbiano consegnati ai liquidatori.

Gli amministratori vedono limitati i loro poteri. Infatti conservano il potere di gestire la società ai soli

fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale. Per gli atti posti in essere

violando tale limitazione, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei

danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali e ai terzi. Con gli amministratori risponderà

nei confronti dei terzi anche la società.

La società può in ogni momento revocare lo stato di liquidazione e tornare ad una fase di normale

esercizio con delibera dell’assemblea straordinaria. Ai soci che non hanno concorso alla

deliberazione è riconosciuto il diritto di recesso.

Il procedimento di liquidazione. L’estinzione della società

La liquidazione si apre con la nomina dei liquidatori da parte dell’assemblea straordinaria, che ha il

potere di revocarli.

Con l’iscrizione della nomina dei liquidatori nel registro delle imprese, gli amministratori cessano

dalla carica e devono consegnare i documenti della società ai liquidatori.

I liquidatori devono:

- adempiere i loro doveri con diligenza e professionalità;

- redigere l’inventario del patrimonio sociale.

I liquidatori devono provvedere al pagamento dei creditori sociali. Se necessario i liquidatori

possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti.

Completata la liquidazione del patrimonio, i liquidatori redigono il bilancio finale, che va approvato

dai singoli soci. Approvato il bilancio i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal

registro delle imprese.

Capitolo ventiduesimo. La società in accomandita

per azioni

Caratteri distintivi

Esistono due categorie di soci: i soci accomandatari (rispondono solidalmente e illimitatamente per

le obbligazioni sociali; sono di diritto gli amministratori della società) e i soci accomandanti

(obbligati verso la società nei limiti della quota di capitale sottoscritta). Le quote di partecipazione

sono rappresentate da azioni.

Sono applicabili le norme relative alla s.p.a.

La disciplina 58

~ ~

L’atto costitutivo deve indicare quali sono i soci accomandatari e la denominazione sociale deve

essere costituita dal nome di almeno uno di questi.

Nell’assemblea, gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle deliberazioni di nomina e revoca

dei sindaci e dei componenti del consiglio di sorveglianza; inoltre devono approvare all’unanimità

le modificazioni dell’atto costitutivo. Inoltre possono essere revocati anche senza giusta causa,

salvo il diritto al risarcimento dei danni.

La società si scioglie in caso di cessazione dalla carica di tutti gli amministratori, se entro 180

giorni non si è provveduto a sostituirli. In questo periodo viene nominato un amministratore

provvisorio il cui compito è quello di gestire l’ordinaria amministrazione.

Capitolo ventitreesimo. La società a

responsabilità limitata

Caratteri distintivi

La s.r.l. è una società di capitali nella quale:

-per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società col suo patrimonio;

-le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni e non possono essere

oggetto di offerta al pubblico.

Le s.r.l. possono emettere titoli di debito (assimilabili alle obbligazioni) che non possono però

essere collocati direttamente presso il pubblico dei risparmiatori.

Il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione della società è di diecimila euro.

La struttura della s.r.l. consente di valorizzare le piccole medie imprese (è un modello societario

particolarmente elastico).

La costituzione della società. La s.r.l. unipersonale

La costituzione della s.r.l. prevede:

-un capitale sociale minimo di diecimila euro;

-la presenza dell’indicazione di s.r.l. nella denominazione sociale;

-la possibilità di costituirla a tempo indeterminato.

È possibile la costituzione da parte di un singolo socio, mantenendo la responsabilità limitata per le

obbligazioni sociali.

I conferimenti. Le altre forme di finanziamento

La riforma del 2003 stabilisce che possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di

valutazione economica. Il versamento presso una banca del 25% dei conferimenti in denaro può

essere sostituito da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria. È consentito il

conferimento di prestazioni d’opere o servizi e il conferimento in natura (la valutazione deve essere

effettuata da un esperto o da una società di revisione).

È facoltà della società vendere coattivamente le quote del socio costituito in mora. Se mancano

offerte di acquisto da parte dei soci si procede alla vendita all’incanto (se previsto dallo statuto); in

mancanza di compratori il capitale deve essere ridotto in misura corrispondente (la s.r.l. non può

acquisire proprie quote).

Il rimborso dei finanziamenti dei soci alla società è subordinato al soddisfacimento degli altri

creditori.

Le quote sociali

Nella s.r.l. il capitale è diviso secondo un criterio personale (il numero iniziale delle quote

corrisponde al numero dei soci che partecipano alla costituzione della società e ciascun socio

diventa titolare di una quota di partecipazione). Le quote possono essere di diverso ammontare a

seconda del capitale sottoscritto da ciascun socio.

I diritti sociali spettano ai soci in proporzione alla partecipazione posseduta. L’atto costitutivo può

prevedere l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione o la

distribuzione degli utili. 59

~ ~

Le quote, a differenza delle azioni, non possono essere rappresentate da titoli di credito né

possono costituire oggetto di offerta al pubblico.

L’atto costitutivo può escludere del tutto il trasferimento delle quote. Inoltre stabilisce i modi in cui

esercitare il diritto di recesso. Quest’ultimo deve però essere riconosciuto:

-se la società è a tempo indeterminato, al socio che vuole recedere deve comunicarlo con un

preavviso di 180 giorni;

-se la società è a tempo determinato, ai soci che non hanno consentito a una rilevante modifica

della struttura societaria (es. fusione, cambiamento di sede,…)

La quota del socio che recede deve essere offerta in opzione agli altri soci o a un terzo concordato

dai soci stessi. In mancanza di acquirenti la quota viene rimborsata attingendo alle riserve

societarie o procedendo alla riduzione reale del capitale. Se la riduzione del capitale è impossibile

(per opposizione dei creditori) la società si scioglie.

L’atto costitutivo può prevedere cause di esclusione del socio per giusta causa.

Il trasferimento delle quote sociali

Il trasferimento della quota è valido ed efficace fra le parti per effetto del semplice consenso. È

però produttivo di effetti nei confronti della società solo dal momento in cui è iscritto nel libro dei

soci.

I trasferimenti devono risultare da scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio, il

quale deve depositarla per l’iscrizione nel registro delle imprese. Infine il trasferimento deve essere

annotato nel libro dei soci.

Se la quota è alienata con successivi contratti a più persone, prevale chi per primo effettua

l’iscrizione nel registro delle imprese, purché sia in buona fede.

Gli organi sociali. Le decisioni dei soci

Il modello base di partenza resta sempre la tripartizione assemblea-organo amministrativo-collegio

sindacale propria della s.p.a. Sono rimesse inderogabilmente alla decisione dei soci:

- l’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;

- la nomina degli amministratori;

- la nomina dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e del revisore;

- le modificazioni dell’atto costitutivo;

- la decisione di compiere azioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto

sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

Le decisioni dei soci sono adottate col voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno

la metà del capitale sociale.

L’assemblea è convocata dagli amministratori con lettera raccomandata spedita ai soci; il voto ei

soci vale in misura proporzionale alla partecipazione. L’assemblea (ordinaria) è regolarmente

costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale e

delibera a maggioranza assoluta del capitale intervenuto.

Le decisioni che non sono prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere

impugnate dai soci che non vi hanno acconsentito anche individualmente, nonché da ciascun

amministratore o dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro trascrizione.

Possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse nel termine di tre anni le decisioni

aventi oggetto impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta di informazione.

Possono infine essere impugnate senza limite di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto

sociale prevedendo attività impossibili o illecite.

Amministrazione e controlli

L’amministrazione è affidata a uno o più soci, nominati con la decisione dei soci, che restano in

carica a tempo indeterminato.

Quando l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il CdA, anche se

l’adozione del metodo collegiale non è inderogabile. L’atto costitutivo può prevedere che gli

amministratori operino non già come CdA, bensì disgiuntamente o congiuntamente come nelle

società di persone.

La disciplina del potere di rappresentanza degli amministratori coincide con quella dettata per le

s.p.a.; i contratti conclusi dagli amministratori con rappresentanza in conflitto di interessi possono

60

~ ~

essere annullati su domanda della società. Possono essere impugnate le decisioni adottate dal

CdA col voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi, qualora cagionino un

danno patrimoniale alla società.

Gli amministratori sono responsabili verso la società e verso i singoli soci o i terzi direttamente

danneggiati, ma non verso i creditori sociali. Responsabili solidalmente con gli amministratori sono

anche i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la

società, i soci o i terzi. L’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori può essere

promossa anche dal singolo socio.

L’atto costitutivo può prevedere la nomina di un collegio sindacale o di un revisore determinandone

competenze e poteri (è obbligatorio solo se il capitale sociale non è inferiore a centoventimila

euro).

Ogni socio non amministratore ha diritto ad avere dagli amministratori notizie di svolgimento degli

affari sociali e di consultare i libri sociali e i documenti relativi all’amministrazione.

La redazione del bilancio d’esercizio e la distribuzione degli utili non presenta sostanziali differenze

rispetto alla disciplina delle s.p.a. Anche le modalità di aumento e riduzione (reale) del capitale

sociale sono disciplinate da norme sostanzialmente coincidenti con quelle delle s.p.a.

Capitolo ventiquattresimo. La società cooperative

Il sistema legislativo

Le società cooperative sono società a capitale variabile che perseguono uno scopo mutualistico.

Il nostro ordinamento attribuisce particolare rilievo sociale alle società che perseguono tale scopo,

favorendone lo sviluppo. Per fare ciò sono state emanate alcune leggi speciali che riconoscono

particolari agevolazioni creditizie e tributarie per le cooperative che perseguono specifici fini sociali.

Prima della riforma del 2003, l’ordinamento era caratterizzato da un disordine normativo che

favoriva la proliferazione di false cooperative, indotto dalle agevolazioni riservate a questo tipo di

società.

Le società con scopo mutualistico

Le società cooperative si distinguono dagli altri tipi di società per lo scopo economico perseguito

(le società lucrative perseguono uno scopo di lucro, le società cooperative uno scopo mutualistico);

mentre è identico lo scopo mezzo (esercizio in comune di una determinata attività economica).

In particolare, lo scopo mutualistico consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro

direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero

sul mercato. Questo è possibile evitando l’intermediazione di altri imprenditori ed il relativo profitto.

Il vantaggio patrimoniale realizzato dalla cooperativa non consiste nella remunerazione del capitale

investito, ma nel soddisfare un comune bisogno economico.

Accanto ai soci cooperatori, troviamo la figura dei soci sovventori, il cui ruolo consiste

nell’apportare il capitale di rischio necessario per lo svolgimento dell’attività cooperativa (la legge

impedisce che gli stessi prendano il sopravvento nella gestione della società).

Scopo mutualistico e scopo lucrativo

Le società cooperative sono caratterizzate da uno scopo prevalente, ma non esclusivamente

mutualistico. Infatti, se previsto dall’atto costitutivo, possono svolgere anche attività con terzi

(soggetti diversi dai soci). Tale attività è di regola finalizzata alla produzione di utili. Può verificarsi

che l’attività lucrativa con terzi prevalga rispetto a quella mutualistica con i soci.

È incompatibile con lo scopo mutualistico l’integrale distribuzione ai soci degli utili prodotti (sono

previsti limiti massimi della percentuale di utili distribuibile ai soci).

Le cooperative a mutualità prevalente

Le cooperative a mutualità prevalente sono caratterizzate:

- dalla presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve ai soci

cooperatori; 61

~ ~

- dalla circostanza che la loro attività deve essere svolta prevalentemente a favore dei soci,

oppure deve utilizzare prevalentemente prestazioni lavorative dei soci o beni o servizi dagli

stessi apportati.

Le società cooperative a mutualità prevalente sono tenute ad iscriversi in un apposito albo delle

società cooperative.

Caratteri strutturali

È previsto un numero minimo di soci per la costituzione e la sopravvivenza della società. Si

richiede che i soci cooperatori abbiano specifici requisiti soggettivi (per assicurare che la

compagine sociale sia composta da persone appartenenti a categorie sociali interessate a fruire

dei servizi offerti dalla cooperativa).

Sono fissati i limiti massimi alla quota di partecipazione di ciascun socio e alla percentuale di utili

agli stessi distribuibile (favorendo l’allargamento della base societaria e disincentivando la

partecipazione per fini lucrativi).

Le variazioni del numero dei soci e le variazioni del capitale sociale non comportano modificazione

dell’atto costitutivo (facilitando l’ingresso di nuovi soci e il recesso di quelli non più interessati

all’attività mutualistica).

L’assemblea vota per numero di teste.

Le società cooperative sono sottoposte a vigilanza dell’autorità governativa al fine di assicurare

che venga il regolare funzionamento amministrativo e contabile.

La costituzione della società

Per costituire una società cooperativa è necessario che i soci siano almeno nove (se il numero dei

soci scende al di sotto del minimo e non è reintegrato entro un anno la società si scioglie).

Possono partecipare alla società cooperativa coloro che siano in possesso di requisiti volti ad

assicurare che i soci svolgano un’attività compatibile con quella che costituisce l’oggetto sociale

della cooperativa. Non possono essere soci quanti esercitano in proprio imprese concorrenti con

quella cooperativa.

Tali requisiti non sono richiesti per i soci sovventori.

Le indicazioni dell’atto costitutivo coincidono in parte con quelle delle s.p.a.

Bisogna tuttavia inserire:

- l’indicazione specifica dell’oggetto sociale, con riferimento ai requisiti e agli interessi dei

soci;

- i requisiti per l’ammissione di nuovi soci;

- le condizioni per il recesso e l’esclusione dei soci;

- le regole per la ripartizione degli utili.

La denominazione sociale può essere formata liberamente, ma deve contenere l’indicazione di

società cooperative.

L’atto costitutivo deve essere iscritto nel registro delle imprese.

Le cooperative che intendono godere dei benefici fiscali e delle altre agevolazioni sono tenute

all’iscrizione nel nuovo albo delle società cooperative.

I conferimenti. La responsabilità dei soci

La disciplina dei conferimenti è identica a quella delle s.p.a., salvo che lo statuto non abbia optato

per la disciplina delle s.r.l.

Nelle società cooperative, per le obbligazioni sociali, risponde solo la società col suo patrimonio.

Il socio che non esegue in tutto o in parte i conferimenti dovuti può essere escluso dalla società.

Il creditore particolare del socio cooperatore non può agire esecutivamente sulla quota o sulle

azioni dello stesso.

Le quote. Le azioni

Per stimolare l’allargamento della compagine azionaria, nessun socio persona fisica può avere una

quota superiore a centomila euro.

Le quote e le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute senza l’autorizzazione degli

amministratori (il cui provvedimento deve essere comunicato al socio entra 60 giorni dalla

62

~ ~

richiesta). Il silenzio vale assenso e il provvedimento che nega l’autorizzazione deve essere

motivato.

L’atto costitutivo può autorizzare gli amministratori ad acquistare o rimborsare quote o azioni della

società.

Le nuove forme di finanziamento

Per favorire la raccolta del capitale di rischio da parte delle società cooperative, sono stati elevati i

limiti massimi della partecipazione di ciascun socio ed i limiti massimi dei prestiti dei soci ammessi

a godere delle agevolazioni fiscali. Nel contempo sono state consentite nuove forme di raccolta del

capitale di rischio con la previsione della figura dei soci sovventori e delle azioni di partecipazione

cooperativa.

La figura dei soci sovventori consente la raccolta del capitale di rischio anche fra coloro che non

possiedono i requisiti richiesti per partecipare all’attività mutualistica. I conferimenti dei sovventori

sono rappresentati da azioni nominative o quote nominative liberamente trasferibili.

È stabilito che il tasso di remunerazione dei soci sovventori non può essere maggiorato più del 2%

rispetto a quello previsto per gli altri soci. Inoltre i voti attribuiti ai soci sovventori non possono

superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci.

Le azioni di partecipazione cooperativa presentano affinità con le azioni di risparmio: sono prive

del diritto di voto e sono privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale. Sono

liberamente trasferibili e godono dell’anonimato. Inoltre sono privilegiate sotto il profilo

patrimoniale, vantando una partecipazione agli utili maggiore e un diritto di prelazione nel rimborso

del capitale.

È prevista un’organizzazione di gruppo dei possessori di tali azioni, per la tutela degli interessi

comuni.

Le società cooperative possono emettere obbligazioni per la raccolta del capitale di prestito e di

strumenti finanziari secondo la disciplina prevista per le s.p.a.

Gli organi sociali. L’assemblea

Ogni socio persona fisica ha diritto ad un solo voto qualunque sia il valore della quota o il numero

delle azioni possedute. Solo ai soci persone giuridiche possono essere attribuiti più voti (ma non

oltre cinque).

Hanno diritto di voto solo coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno novanta giorni (si

evita così di manipolare le maggioranze ammettendo un numero massiccio di soci all’ultimo

momento). Il socio può farsi rappresentare in assemblea solo da altro socio e ciascun socio non

può rappresentarne più di dieci; il voto può essere dato anche per corrispondenza.

I quorum costitutivi e deliberativi sono determinato dall’atto costitutivo.

Vi è la possibilità di una formazione progressiva della volontà assembleare attraverso il

meccanismo delle assemblee separate (deliberano sulle stesse materie che formeranno oggetto

dell’assemblea generale ed eleggono dei soci-delegati che parteciperanno a quest’ultima).

Amministrazione. Controlli. Collegio dei probi viri

Nel sistema tradizionale i primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo e

successivamente nell’assemblea. Con l’attuale disciplina è caduta la regola che tutti gli

amministratori debbano essere soci cooperatori. Oggi è sufficiente che solo la maggioranza degli

amministratori sia scelta fra i soci cooperatori.

La nomina del collegio sindacale è obbligatoria quando la società ha un capitale non inferiore a

quello minimo della s.p.a., quando non ricorrono le condizioni per la redazione del bilancio in forma

abbreviata e quando la cooperativa ha emesso strumenti finanziari non partecipativi. Per la nomina

del collegio sindacale, lo statuto può attribuire il diritto di voto proporzionalmente alle quote o alle

azioni possedute.

È prassi consolidata alla previsione negli statuti delle cooperative di un ulteriore organo sociale: il

collegio dei probi viri. A tale organo è affidata la risoluzione di eventuali controversie tra soci o fra

soci e società, riguardanti il rapporto sociale (ammissione di nuovi soci, esclusione, recesso) o la

gestione mutualistica.

La vigilanza governativa. Il controllo giudiziario

63

~ ~

Le società cooperative sono sottoposte al controllo dell’autorità governativa, finalizzata

all’accertamento dei requisiti mutualistici, nonché a assicurare il regolare funzionamento

amministrativo e contabile delle stesse. La vigilanza spetta al Ministero dello sviluppo economico

ed è esercitata tramite revisioni ed ispezioni straordinarie.

In caso di irregolare funzionamento della società, l’autorità di vigilanza può revocare amministratori

e sindaci ed affidare la gestione della cooperativa ad un commissario governativo, determinandone

la durata in carica e i poteri.

Può inoltre disporre lo scioglimento della cooperativa se, a suo giudizio, non è in grado di

raggiungere gli scopi per cui è stata costituita.

Bilancio. Utili. Ristorni

La formazione del bilancio d’esercizio delle società cooperative è integralmente assoggettata alla

disciplina dettata per le s.p.a. Le cooperative di maggiore dimensione e quelle che emettono

obbligazioni devono sottoporre il bilancio a revisione obbligatoria.

La percentuale degli utili netti annuali da destinare a riserva legale è sei volte più elevata rispetto a

quella della s.p.a.: il trenta per cento.

Dal 1992 è stato introdotto l’obbligo di destinare il tre per cento degli utili netti annuali ad appositi

fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Sono posti limiti alla distribuzione fra i soci degli utili residui, così comprimendosi il profilo lucrativo

della partecipazione sociale.

Vi è una netta distinzione fra società cooperative a mutualità prevalente e altre società

cooperative. Per queste ultime è sufficiente che l’atto costitutivo fissi la percentuale massima dei

dividendi che possono essere ripartiti fra i soci cooperatori. Disciplina più restrittiva è prevista per

le società cooperative a mutualità prevalente, in particolare: divieto di distribuire le riserve fra i soci

cooperatori; obbligo di devolvere in caso di scioglimento della società l’intero patrimonio sociale,

dedotto solamente il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per

la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

La quota di utili che residua dopo tali destinazioni può essere dall’assemblea: assegnata ad altre

riserve o fondi, distribuita ai soci, o infine destinata a fini mutualistici.

I ristorni costituiscono rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati

dalla cooperativa (cooperativa di consumo) a prezzo di mercato, o integrazione della retribuzione

corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio (cooperative di produzione e di lavoro).

Costituiscono quindi uno degli strumenti tecnici per attribuire ai soci cooperatori il vantaggio

mutualistico (risparmio di spesa o maggiore remunerazione) derivante dai rapporti di scambio

intrattenuti con la cooperativa.

Variazione dei soci e del capitale sociale

Le società cooperative sono società a capitale variabile. Il capitale sociale non è determinato in un

ammontare prestabilito. La variazione del numero delle persone dei soci non comporta

modificazione dell’atto costitutivo.

Estremamente semplificato è quindi il procedimento per l’ammissione di nuovo soci (cooperatori),

non dovendosi ogni volta procedere ad una modifica dell’atto costitutivo (c.d. porta aperta).

L’ammissione è deliberata dagli amministratori su domanda dell’interessato, che deve versare

l’importo delle quote e delle azioni sottoscritte (e l’eventuale sovrapprezzo).

Vi è una categoria speciale di soci cooperatori che devono seguire un periodo di formazione

(massimo cinque anni) prima di esser ammessi a godere dei diritti che spettano agli altri soci

cooperatori.

Nelle società cooperative costituiscono cause di riduzione del numero dei soci e del capitale:

- il recesso, ammesso quando l’atto costitutivo vieta la cessione delle quote o delle azioni e

nei casi previsti per la s.p.a.;

- esclusione, in caso di mancato pagamento delle quote o delle azioni, nei casi previsti per le

società di persone, per gravi inadempienze del socio, per mancanza o perdita dei requisiti

previsti per la partecipazione alla società. La deliberazione di esclusione deve essere

comunicata al socio, che può proporre l’opposizione dinnanzi al tribunale;

- la morte del socio, il rapporto sociale si scioglie, salvo che l’atto costitutivo non disponga la

continuazione della società con gli eredi. 64

~ ~

La liquidazione della quota avviene secondo i criteri stabiliti nell’atto costitutivo e il pagamento

deve essere effettuato entro centottanta giorni dall’approvazione del bilancio.

Il gruppo cooperativo paritetico

Il gruppo cooperativo paritetico è un’organizzazione di gruppo delle società cooperative volto a dar

vita ad una strategia imprenditoriale comune ed unitaria. Trova fondamento in un accordo

contrattuale, che deve indicare: durata, cooperativa cui è affidata la direzione del gruppo e relativi

poteri, nonché i criteri di compensazione e l’equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivati

dall’attività comune.

Ogni cooperativa può recedere senza oneri di alcun tipo.

Lo scioglimento della società

Valgono le cause di scioglimento previste per le società di capitali, con la sola differenza che solo

la perdita totale è causa di scioglimento.

Sono poi cause specifiche di scioglimento: la riduzione dei soci al di sotto del numero minimo di

nove, se questo non è reintegrato entro un anno, la liquidazione coatta amministrativa disposta

dall’autorità governativa.

Le mutue assicuratrici

Le mutue assicuratrici sono società cooperative caratterizzate dalla stretta interdipendenza che per

legge esiste tra la qualità di socio e la qualità di assicurato: non si può acquistare la qualità di

socio, se non assicurandosi presso la società e, viceversa, si perde la qualità di socio con

l’estinguersi dell’assicurazione. Questo principio differenzia il mutuo assicurativo rispetto alle

comuni cooperative di assicurazione.

Per le obbligazioni sociali risponde solo la società con il proprio patrimonio. I soci assicurati sono

obbligati verso la società al pagamento di contributi, che costituiscono nel contempo conferimento

e premio di assicurazione (pagati periodicamente). Quando il patrimonio sociale (formato dai

contributi) è insufficiente per l’esercizio dell’attività assicurativa, l’atto costitutivo può prevedere la

costituzione di fondi di garanzia per il pagamento delle indennità, mediante speciali conferimenti da

parte di soci assicurati o di terzi, attribuendo anche a quest’ultimi la qualità di socio. Di regola

perciò coesistono due categorie di soci: soci assicurati e soci sovventori (i quali si limitano a

conferire il capitale necessario per l’attività della società senza essere assicurati).

Capitolo venticinquesimo. Trasformazione.

Fusione e scissione

A) La trasformazione

Nozione e limiti

Occorre distinguere fra trasformazione omogenea (fra società) e trasformazione eterogenea (da

società di capitali in altri enti o viceversa).

La trasformazione omogenea è il cambiamento del tipo di società. È il passaggio da un tipo ad

altro tipo di società. Non si ha però estinzione della società preesistente: è la stessa società che

conserva i diritti e gli obblighi e prosegue tutti i rapporti dell’ente che ha effettuato la

trasformazione.

La trasformazione è uno strumento che serve ad adattare l’assetto organizzativo della società alle

nuove esigenze sopravvenute durante la vita della stessa.

È espressamente vietata la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in

società lucrativa.

La trasformazione omogenea: il procedimento di trasformazione

Per attuare la trasformazione da società di persone a società di capitali è sufficiente il consenso

della maggioranza dei soci determinata secondo la partecipazione attribuita a ciascuno negli utili.

65

~ ~

Per le società di capitali è necessaria una delibera dell’assemblea straordinaria da adottare nelle

s.p.a. non quotate con le maggioranze rafforzate.

Per la trasformazione di società cooperative (diverse da quelle a mutualità prevalente) in società di

persone o di capitali è richiesto il voto favorevole di almeno la metà dei soci.

La delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della nuova veste giuridica della società;

deve rispondere perciò ai requisiti previsti per l’atto costitutivo del tipo di società prescelto.

Nel caso di trasformazione di società di capitali, gli amministratori devono predisporre una

relazione per illustrare motivazione ed effetti della trasformazione.

Nel caso di trasformazione di società di persone in società di capitali la delibera deve risultare da

atto pubblico.

Alla delibera di trasformazione deve essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio

sociale.

La responsabilità dei soci

È richiesto il consenso dei soci che assumono responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali in

seguito alla trasformazione.

Nell’ipotesi inversa (viene meno la responsabilità illimitata), i soci non sono liberati dalla

responsabilità per le obbligazioni sociali anteriori alla trasformazione.

È stabilito che:

-il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti i soci

a responsabilità illimitata;

-il consenso alla trasformazione si presume se ai singoli creditori è stata comunicata per

raccomandata ed essi non hanno negato espressamente al loro adesione.

La trasformazione eterogenea

Una società di capitali può trasformarsi in consorzi, società consortili, società cooperative,

comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni. Per questo tipo di

trasformazione è richiesto il voto favorevole di almeno i due terzi degli aventi diritto.

La disciplina della trasformazione eterogenea in società di capitali è più articolata, dettando una

specifica disciplina per ogni singola trasformazione.

B) La fusione

Nozione. Distinzioni

La fusione è l’unificazione di due o più società in una sola, e può essere realizzata in due diversi

modi:

-con la costituzione di una nuova società, che prende il posto di tutte le società che si fondono

(fusione in senso stretto);

-mediante assorbimento in una società preesistente di una o più altre società (fusione per

incorporazione); è la forma di fusione più diffusa.

La fusione può aver luogo sia fra società dello stesso tipo (fusione omogenea), sia fra società di

tipo diverso (fusione eterogenea: comporta anche la trasformazione di una o più delle società che

si fondono).

La partecipazione alla fusione non è consentita alle società che si trovano in stato di liquidazione e

abbiano già cominciato la distribuzione dell’attivo.

La fusione è uno strumento di concentrazione delle imprese societarie che consente di ampliarne

la dimensione e la competitività sul mercato. Il passaggio da una pluralità di società ad una sola

determina la riduzione ad unità dei patrimoni delle singole società e la confluenza dei rispettivi soci

in un’unica struttura organizzativa che continua l’attività di tutte le società preesistenti, mentre

queste ultime si estinguono. La società incorporante o che risulta dalla fusione assume i diritti e gli

obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche

processuali, anteriori alla fusione. I creditori delle società estinte potranno quindi far valere i loro

diritti sull’unitario patrimonio della società risultante dalla fusione.

Il progetto di fusione

Il procedimento di fusione si articola in tre fasi essenziali: il progetto, la delibera e l’atto.

66

~ ~

Gli amministratori delle diverse società partecipanti alla fusione devono redigere il progetto, che

deve contenere le seguenti indicazioni:

-il tipo e la denominazione delle società partecipanti;

-l’atto costitutivo della nuova società risultante dalla fusione o di quella incorporante;

-il rapporto di cambio delle azioni o quote (rapporto in base al quale saranno assegnate ai soci

delle società che si estinguono le azioni o quote della società incorporante o della nuova

società).

È prevista la redazione preventiva di altri tre documenti:

-la situazione patrimoniale, redatta dagli amministratori di ciascuna delle società partecipanti;

-la relazione degli amministratori, unica per tutte le società, la quale illustri e giustifichi il

progetto di fusione e in particolare del rapporto di cambio;

-la relazione degli esperti: uno o più esperti per ciascuna società hanno il compito di redigere

una relazione sulla congruità del rapporto di cambio ed esprimere un parere

sull’adeguatezza del metodo seguito dagli amministratori per l’adeguatezza dello stesso.

La delibera di fusione

La fusione viene decisa da ciascuna delle società che vi partecipano mediante l’approvazione del

relativo progetto. In caso di fusione eterogenea, i soci che non hanno concorso alla deliberazione

avranno diritto di recesso.

Le delibere di fusione delle singole società devono essere iscritte nel registro delle imprese.

La tutela dei creditori sociali

La fusione può pregiudicare la posizione dei creditori delle società partecipanti dato che, attuata la

fusione, tutti concorreranno sull’unico patrimonio risultante dall’unificazione dei patrimoni delle

singole società (questo può danneggiare i creditori delle società più solide).

La fusione è attuata trascorsi sessanta giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese. Entro tale

termine, ciascun creditore anteriore alla pubblicazione del progetto di fusione può proporre

opposizione alla fusione. Il tribunale può disporre che la fusione abbia ugualmente luogo, previa

prestazione da parte della società di idonea garanzia a favore dei soli creditori opponenti.

L’atto di fusione

Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell’atto di fusione (redatto per atto

pubblico) da parte dei legali rappresentanti delle società interessate, che così danno attuazione

alle relative delibere assembleari.

Una volta eseguite le iscrizioni dell’atto di fusione prescritte per legge, l’invalidità dell’atto di fusione

non può essere pronunciata; resta salvo solo il diritto al risarcimento dei danni eventualmente

spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione.

C) La scissione

Nozione. Forme

Con la scissione il patrimonio di una società è scomposto e assegnato (trasferito) in tutto o in parte

ad altre società (esistenti o di nuova costituzione), con la contestuale assegnazione ai soci della

prima di azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale. Si ha quindi la

suddivisione di un unico patrimonio sociale e di un’unica compagine societaria in più società. Le

azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale sono acquisite direttamente

dai soci della società che si scinde.

Nella scissione totale, l’intero patrimonio della società che si scinde viene trasferito a più società

(la prima società perciò si estingue senza che però si abbia la liquidazione della stessa).

Nella scissione parziale invece solo parte del patrimonio della società che si scinde viene trasferita

ad una o più altre società (la società scissa resta in vita con un patrimonio ridotto).

Le società beneficiarie possono essere:

-società di nuova costituzione, che nascono per gemmazione dalla società che si scinde

(scissione in senso stretto); 67

~ ~

-una o più società preesistenti (scissione per incorporazione), che vedono nel contempo

incrementati il loro patrimonio e la compagine sociale per l’ingresso dei soci della società

scissa.

Il procedimento

Gli amministratori delle società partecipanti alla scissione devono redigere un unitario progetto di

scissione, che deve contenere: l’esatta descrizione degli elementi patrimoniali da trasferire a

ciascuna delle società beneficiarie e dell’eventuale conguaglio in denaro; i criteri di distribuzione ai

soci delle azioni o quote delle società beneficiarie.

A tutela dei creditori è stato stabilito che ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del

valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa

non soddisfatti dalla società cui fanno carico (in sostanza, tutte le società coinvolte nella scissione

sono garanti in via sussidiaria di quella il cui debito è stato trasferito).

Capitolo ventiseiesimo. Le società europee

Dall’armonizzazione dei diritti societari al diritto societario sovranazionale

Dalla costituzione della Comunità europea gli Stati membri si sono impegnati a coordinare i propri

ordinamenti nazionali circa le garanzie richieste per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi.

L’obiettivo dell’azione legislativa dell’UE è volta a creare un diritto societario sovranazionale,

introducendo tipi societari direttamente disciplinati da regolamento comunitario. A tal fine, sono

state predisposte la società europea (SE, è una s.p.a.) e la società cooperativa europea (SCE, è

una soc. coop. a scopo mutualistico).

Per le materie non disciplinate dal regolamento si fa riferimento alle leggi interne che disciplinano

le SE e le SCE; se l’ordinamento ne è sprovvisto, ci si basa sulle disposizioni dettate per le s.p.a. e

le soc. coop. a scopo mutualistico.

Questo aspetto permette ai soci di poter insediare la società nello stato membro che offre la

disciplina più vantaggiosa.

A) La società europea

La costituzione

La SE è una s.p.a. (e quindi ogni socio risponde delle obbligazioni solo nei limiti del capitale

sottoscritto). Il capitale minimo è di 120mila euro.

La costituzione di una SE è consentita:

-quando si fondono s.p.a. soggette alla legge di stati membri differenti;

-quando due o più s.p.a. promuovono la costituzione di una società europea holding al fine di

sottoporsi ad una direzione unitaria;

-quando due o più enti presentano un collegamento stabile con ordinamenti comunitari diversi;

-quando viene stipulato un patto unilaterale di costituzione di società da parte di un’altra

società europea;

-in caso di trasformazione di una s.p.a. costituita secondo la legge di uno stato membro.

Gli oneri

La struttura interna della SE è caratterizzata dalla presenza dell’assemblea dei soci, da

un’amministrazione e controllo basati sul sistema dualistico (organo di direzione e organo di

vigilanza) o su quello monistico (organo di amministrazione).

Per quanto riguarda l’assemblea, le competenze, l’organizzazione e le procedure di voto sono

regolate dalla legge dello stato della sede.

Le deliberazioni vengono prese di regola a maggioranza semplice, ma per le modificazioni dello

statuto è necessaria una maggioranza di almeno i due terzi.

La gestione 68

~ ~

Nel sistema dualistico, i componenti dell’organo di vigilanza sono nominati dall’assemblea

generale. L’organo di vigilanza esercita il controllo sulla gestione; per fare ciò è tenuto in costante

aggiornamento dall’organo di direzione sull’andamento generale degli affari sociali.

L’organo di direzione gestisce la società sotto la propria responsabilità. I componenti sono

nominati e revocati dall’organo di vigilanza.

Il sistema monistico prevede solo un organo di amministrazione a cui è attribuita la gestione della

società. I suoi componenti sono nominati e revocati dall’assemblea. Non possono essere nominati

amministratori i soggetti che la legge dello stato o della sede considera non eleggibili.

La disciplina locale della s.p.a. viene richiamata anche in tema di redazione, controllo e pubblicità

del bilancio d’esercizio e consolidato.

Il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione

Il coinvolgimento dei lavoratori può consistere nell’obbligo di consultare e di informare

periodicamente o in circostanze speciali un organi di rappresentanza dei dipendenti, e nulla più.

Può all’opposto arrivare fino al riconoscimento del potere di nomina da parte dei lavoratori di alcuni

componenti degli organi di gestione o di controllo della società.

È prevista la costituzione di un organo di rappresentanza dei lavoratori i cui componenti sono eletti

o designati dai dipendenti della SE. L’organo di rappresentanza ha il diritto di essere informato e

consultato almeno una volta l’anno dai competenti organi della SE in merito all’evoluzione delle

attività e delle prospettive della società. Deve inoltre essere informato quando si verificano

circostanze eccezionali che incidono notevolmente sugli interessi dei lavoratori.

Vi è un più incisivo coinvolgimento dei lavoratori se è prevista una forma di partecipazione dei

dipendenti alla gestione nelle società che partecipano alla costituzione della SE.

Altri aspetti della disciplina

Come già detto in precedenza, la legislazione a livello europeo in materia di SE è lacunosa.

Si rimandano perciò agli ordinamenti interni delle s.p.a. le discipline in tema di scioglimento,

liquidazione, insolvenza e procedure concorsuali.

B) La società cooperativa europea

Costituzione

La SCE è una società cooperativa in cui i soci rispondono limitatamente o illimitatamente alle

obbligazioni sociali a seconda di quanto previsto dallo statuto.

La SCE è caratterizzata da scopo mutualistico (l’oggetto principale consiste nel soddisfacimento

dei bisogni e/o promozione delle attività economiche e sociali dei propri soci).

La costituzione della SCE deve essere eseguita da almeno cinque soci che presentino un legame

con almeno due ordinamenti nazionali diversi.

In alternativa la SCE può nascere:

-per fusione fra cooperative costituite secondo la legge di uno stato membro, che abbiano sede

nella Comunità e che siano soggette ad almeno due ordinamenti nazionali diversi;

-per trasformazione di una cooperativa che possegga da almeno due anni una succursale o

una controllata soggetta alla legge di un altro stato membro.

I fondatori redigono l’atto costitutivo e lo statuto della società cooperativa europea, nel quale va

indicato il capitale sottoscritto che non può essere inferiore a 30mila euro.

Per quanto riguarda i conferimenti, possono essere conferiti gli elementi dell’attivo suscettibili di

valutazione economica, ad eccezione delle prestazioni di opere o servizi.

Le partecipazioni sociali

Le partecipazioni dei soci nella SCE sono rappresentate da quote nominative. È ammessa la

creazione di categorie speciali di quote, dotate di diritti diversi. Questo consente la presenza di

soci sovventori, ai quali è possibile riservare privilegi nella partecipazione agli utili e una

rappresentanza negli organi di gestione e di vigilanza.

L’ingresso di nuovi soci avviene con il trasferimento delle quote esistenti, oppure sottoscrivendo

quote di nuova emissione. Il capitale della SCE è variabile.

69

~ ~

La qualità di socio si perde per morte, recesso o esclusione. Il recesso va dichiarato entro due

mesi dalla delibera contestata. L’esclusione colpisce di diritto il socio fallito e gli enti che si

sciolgono, ma può essere estesa anche al socio gravemente inadempiente ai propri obblighi o che

compie atti in contrasto con l’interesse della società.

In caso di scioglimento del rapporto sociale per morte, recesso o esclusione, il socio ha diritto

esclusivamente al rimborso del valore nominale della quota al netto di eventuali perdite di capitale.

La società cooperativa può finanziarsi anche mediante l’emissione di obbligazioni e di altri titoli che

non attribuiscono la qualità di socio.

Gli organi

La SCE può essere organizzata secondo il sistema dualistico o monistico, e conserva la disciplina

dettata per la SE in materia di organi di amministrazione e controllo e coinvolgimento dei lavoratori.

Se ne discosta la disciplina dell’assemblea, nella quale vige la regola del voto per teste, in linea

con i principi tradizionale del diritto cooperativo.

L’assemblea deve riunirsi almeno una volta l’anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio per

l’approvazione del bilancio e la destinazione degli utili. I quorum assembleari sono fissati dallo

statuto.

Destinazione degli utili. Scioglimento

La SCE può attribuire ristorni ai propri soci in proporzione degli scambi mutualistici realizzati con

ciascuno, mentre viene limitata la remunerazione del capitale mediante la distribuzione degli utili.

Le SCE con sede in Italia devono rispettare i vincoli imposti dall’ordinamento interno

(accantonamento del 30% degli utili a riserva legale, devoluzione del 3% ai fondi mutualistici per la

promozione e lo sviluppo della cooperazione).

Per quanto riguarda il bilancio, la revisione contabile, lo scioglimento e le procedure di insolvenza,

si fa riferimento all’ordinamento dettato dallo stato della sede.

Il residuo attivo di liquidazione viene devoluto per finalità altruistiche, dedotto solo quanto

necessario per il rimborso del capitale ai soci.

Parte terza – I CONTRATTI

Capitolo ventisettesimo. La vendita

Nozione. Tipi

La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento di proprietà di una cosa o di un altro

diritto verso corrispettivo di un prezzo.

Attraverso la stipula di contratti di compravendita, industriali e commercianti si procurano larga

parte dei beni necessari per lo svolgimento della loro attività; attraverso altri contratti di

compravendita collocano sul mercato larga parte dei beni prodotti o acquistati.

Vendita reale e vendita obbligatoria

La vendita è un contratto consensuale, si perfeziona cioè col semplice accordo delle parti.

È inoltre un contratto con effetti reali: il consenso delle parti è sufficiente perché la proprietà della

cosa si trasferisca dal venditore al compratore, con conseguente passaggio a quest’ultimo del

rischio di perimento fortuito della cosa.

Si parla di vendita obbligatoria nel caso in cui gli effetti reali della vendita si producono in un

momento successivo alla stipulazione del contratto (al verificarsi di determinati eventi).

Nella vendita di cose determinate solo nel genere, la proprietà passa al compratore con

l’individuazione, che consente di isolare le cose oggetto della vendita.

Nella vendita di cose future il compratore ne acquista la proprietà non appena la cosa viene ad

esistenza.

Nella vendita di cosa altrui, il venditore è obbligato a procurare l’acquisto della cosa al compratore

e questi ne diventa proprietario nel momento stesso in cui il venditore acquista dal terzo.

70

~ ~

Le obbligazioni del venditore

Le obbligazioni principali del venditore sono: consegnare la cosa al compratore; fargliene

acquistare la proprietà; garantire il compratore dall’evizione e dai vizi della cosa.

La vendita su documenti riguarda merci già consegnate ad un vettore per il trasporto o depositate

in magazzini generali, per le quali il vettore o il magazzino abbiano rilasciato un titolo di credito

rappresentativo (il possesso dei documenti consente al compratore di ritirare la merce o rivenderla

ulteriormente).

La garanzia per evizione

Il venditore è tenuto a garantire il compratore contro l’evizione.

Si ha evizione quando il compratore perde in tutto o in parte la proprietà della cosa acquistata o

subisce una limitazione nel libero godimento della stessa, a seguito dell’azione giudiziaria di un

terzo che vanta diritti sulla cosa.

Se l’evizione è stata totale (il terzo rivendica vittoriosamente la proprietà della cosa acquistata dal

compratore), il venditore dovrà rimborsare al compratore il prezzo pagato e le spese sostenute,

anche se immune da colpa (è tenuto inoltre al risarcimento integrale del danno se il fatto è

imputabile a un suo comportamento doloso o colposo).

Se invece l’evizione è stata parziale (il terzo rivendica la proprietà di una parte di una cosa

acquistata dal compratore), il compratore ha diritto solo ad una riduzione del prezzo, oltre al

risarcimento dei danni.

Vizi. Mancanza di qualità. Buon funzionamento

Il venditore deve garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono inidonea all’uso

cui è destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore.

La garanzia copre di regola solo i vizi occulti (non conosciuti o non facilmente riconoscibili dal

compratore al momento dell’acquisto). Copre anche i vizi facilmente riconoscibili quando il

venditore ha dichiarato che la cosa era esente da vizi e i vizi apparenti quando si tratta di cose che

il compratore non ha potuto esaminare al momento della conclusione del contratto.

In presenza di vizi coperti dalla garanzia il compratore può chiedere o la risoluzione del contratto o

la semplice riduzione del prezzo.

L’esercizio delle azioni derivanti dalla garanzia per vizi è soggetto a brevi termini di decadenza e

prescrizione.

Nel caso particolare in cui la cosa venduta non ha le qualità promesse o quelle essenziali per l’uso

cui è destinata, il compratore ha diritto ad ottenere la risoluzione del contratto.

L’azione di risoluzione per inadempimento non è invece soggetta a termini di decadenza soggiace

all’ordinaria prescrizione decennale quando la cosa consegnata sia completamente diversa da

quella pattuita o difetti delle qualità necessarie ad assolvere la funzione che le parti hanno assunto

come essenziale (aliud pro alio).

Con la garanzia di buon funzionamento (cose mobili), durante il periodo coperto dalla garanzia, il

compratore ha diritto di ottenere la sostituzione o riparazione della cosa per difetti di

funzionamento anche se non sono dovuti a vizi o mancanza di qualità.

Garanzia di conformità

Quando la vendita ha per oggetto beni di consumo il venditore ha l’obbligo di consegnare al

consumatore beni conformi al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti dello stesso per

qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene (il consumatore può

richiedere: riparazione del bene o sostituzione, riduzione del prezzo o anche la risoluzione del

contratto). Il venditore è responsabile se il difetto si manifesta entro due anni dalla consegna e può

a sua volta agire contro gli altri soggetti della catena distributiva (produttore, precedenti venditori).

Clausole sulla qualità della merce

Sono diffuse soprattutto nelle vendite commerciali, volte ad assicurare la presenza nella cosa

venduta delle specifiche qualità desiderate dal compratore.

La vendita con riserva di gradimento è una vendita che si perfeziona solo dopo che il compratore

ha esaminato la merce ed ha comunicato al venditore che la stessa è di suo gradimento.

71

~ ~

Nella vendita a prova il contratto è sottoposto alla condizione sospensiva che la merce abbia le

qualità pattuite o sia idonea all’uso cui è destinata.

Nella vendita su campione, dalla merce oggetto della vendita (olio, vino,…) viene prelevato un

campione che deve servire come esclusivo paragone per la qualità della merce.

Le obbligazioni del compratore

Obbligazione principale è quella di pagare il prezzo convenuto. Se non è pattuito diversamente,

sono a carico del compratore anche le spese del contratto di vendita e quelle accessorie,

comprese le spese di trasporto.

La vendita con riserva di proprietà

La vendita con riserva di proprietà ricorre tipicamente nelle vendite a rate (pagamento del prezzo

frazionato nel tempo).

Offre un’efficace tutela al venditore contro l’inadempimento del compratore e nel contempo lo

libera immediatamente dai rischi inerenti al perimento del bene. Il compratore diventa il proprietario

della cosa acquistata solo col pagamento dell’ultima rata di prezzo (il venditore non ne può

comunque disporre). I rischi del perimento della cosa sono a carico del compratore fin dal

momento della consegna, dato che egli è così messo in grado di godere del bene (tenuto a pagare

tutte le rate anche se la cosa perisce).

A tutela del compratore è stabilito che il mancato pagamento di una sola rata, che non superi

l’ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto (in caso contrario il venditore

può ottenere la risoluzione e ha diritto alla restituzione della cosa, anche se tenuto alla restituzione

delle rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l’uso della cosa oltre al risarcimento dei

danni).

Capitolo ventottesimo. Il contratto estimatorio.

La somministrazione. I contratti di distribuzione

Il contratto estimatorio

Con il contratto estimatorio una parte (tradens) consegna una o più cose mobili all’altra parte

(accipiens) e questa si obbliga a pagare un prezzo entro il termine stabilito, salvo che restituisce le

cose nello stesso termine.

È utilizzato nei rapporti fra fornitori e rivenditori in luogo del contratto di vendita, quando il

rivenditore vuole evitare il rischio di dover pagare al fornitore la merce che gli rimane invenduta

dopo un certo tempo.

Il contratto estimatorio è un contratto reale: si perfeziona con la consegna della merce

all’accipiens.

Solo l’accipiens può disporre delle cose ricevute, benché queste restino di proprietà del tradens fin

quando il primo non le ha rivendute o non ne ha pagato il prezzo.

L’accipiens ha l’obbligo di pagare il prezzo di stima stabilito nel contratto al momento della

consegna della cosa.

All’accipiens è riconosciuta la facoltà di liberarsi di tale obbligo restituendo le cose nel termine

pattuito.

La somministrazione

La somministrazione è il contratto con il quale una parte (somministrante) si obbliga, verso

corrispettivo di un prezzo, ad eseguire a favore dell’altra parte (somministrato) prestazioni

periodiche o continuative di cose.

È un contratto di durata. Consente di soddisfare un bisogno durevole del somministrato

assicurando regolarità delle forniture nel tempo e la stabilità dei prezzi.

Può avere per oggetto solo la prestazione di cose (in caso di prestazione di servizi si ha appalto).

La somministrazione ha per oggetto una pluralità di prestazioni.

È possibile ricorrere alla risoluzione del contratto se l’inadempimento ha notevole importanza ed è

tale da menomare la fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti. Se l’inadempimento del

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~ ~

somministrato è di lieve entità, il somministrante non può sospendere l’esecuzione del contratto

senza darne congruo preavviso.

È possibile inserire nel contratto di somministrazione il patto di preferenza ed il patto di esclusiva.

Con il patto di preferenza il somministrato si obbliga a preferire, a parità di condizioni, lo stesso

somministrante qualora intenda stipulare un successivo contratto di somministrazione per lo stesso

oggetto.

La clausola di esclusiva può essere a favore del somministrante (il somministrato non può ricevere

da terzi prestazioni dello stesso tipo), del somministrato (il somministrante non può compiere

forniture della stessa natura ad altri nella zona per cui l’esclusiva è concessa) o a favore di

entrambi.

I contratti di distribuzione

Sono accordi che prevedono clausole che consentono al produttore una penetrante ingerenza

nella sfera decisionale dei propri rivenditori e un coordinamento unitario della rete distributiva. Nel

contempo sono offerte ai venditori possibilità più sicure di guadagno attraverso la concessione di

una posizione di privilegio (ad es. esclusiva di rivendita per una certa zona).

Clausole tipiche di questo contratto consistono:

- nell’impegno del distributore di acquistare periodicamente quantitativi minimi a condizioni

predeterminate nel contratto;

- nell’impegno del distributore di promuovere la rivendita dei prodotti acquistati secondo

modalità previste dal produttore.

Quest’ultimo aspetto può essere realizzato in due modalità: la concessione di vendita e il contratto

di affiliazione commerciale (franchising di distribuzione).

Concessione di vendita

Nella concessione di vendita sono previste clausole che impongono ai rivenditori: un’efficiente

organizzazione di vendita, l’acquisto di quantitativi minimi di merce a scadenze determinate, la

pratica di prezzi prestabiliti dal produttore, la fornitura di assistenza tecnica alla clientela, controlli

periodici da parte del concedente sull’efficienza dell’organizzazione di vendita.

L’affiliazione commerciale (franchising)

Con il contratto di affiliazione commerciale, l’affiliante:

- concede verso corrispettivo all’affiliato un insieme di diritti di proprietà industriale o

intellettuale relativi a marchi, insegne, diritti di autore, brevetti, assistenza o consulenza

tecnica e commerciale;

- inserisce l’affiliato in un sistema di più affiliati distribuiti sul territorio.

Il contratto può riguardare la vendita di beni (franchising di distribuzione), la produzione di beni

(franchising di produzione) o la distribuzione di servizi (franchising di servizi). L’affiliato è tenuto ad

utilizzare i segni distintivi dell’affiliante e ad adeguarsi completamente ai modelli operativi prefissati

secondo la formula commerciale voluta dall’affiliante.

L’affiliato deve comunicare all’affiliante ogni informazione la cui conoscenza risulti necessaria ai fini

della stipulazione del contratto.

Il contratto di affiliazione deve precisare gli investimenti e le spesa richieste all’affiliato prima

dell’inizio dell’attività, le percentuali che deve versare all’affiliante, nonché l’incasso minimo che

l’affiliato si impegna a realizzare.

Il contratto può essere a tempo indeterminato o determinato, ma con una durata mai inferiore a tre

anni.

Capitolo ventinovesimo. L’appalto

Nozione. Caratteri essenziali

L’appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume con organizzazione dei mezzi

necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un

corrispettivo in denaro. Si deve trattare organizzata in forma di impresa e l’appalto deve avere per

oggetto una prestazione di fare (oppure la prestazione di fare prevalga su quella di dare).

73

~ ~

La prevalenza deve essere valutata con riguardo allo scopo del negozio. Si ha appalto se il bene

ordinato presenta caratteristiche particolari che lo differenziano da quelli prodotti abitualmente dal

fornitore.

Può essere committente dell’opera sia un soggetto privato, sia lo Stato o un ente pubblico.

Le obbligazioni dell’appaltatore

Obbligazione fondamentale dell’appaltatore è quella di compiere l’opera o il servizio commessogli.

L’appaltatore deve fornire la materia prima per il compimento dell’opera (se fornita dal

committente, deve denunciarne prontamente i difetti).

L’appaltatore non può apportare modifiche alle modalità di esecuzione pattuite, salvo

autorizzazione del committente.

Il committente deve verificare lo svolgimento dei lavori a proprie spese. Se dai controlli risulta che

l’appaltatore non ha rispettato le condizioni, viene stabilito un termine entro il quale deve

conformarsi alle condizioni del progetto. Decorso tale termine, il contratto è risolto. Prima di

ricevere la consegna dell’opera, il committente ha diritto di sottoporre la stessa a collaudo (se il

risultato è negativo, il committente deve comunicare all’appaltatore se intende rifiutare l’opera). Per

l’accettazione non è richiesta una dichiarazione espressa. Con l’accettazione i rischi del perimento

passano al committente; l’appaltatore è liberato dalla garanzia per difformità e vizi dell’opera e ha

diritto al pagamento del prezzo.

Le obbligazioni del committente

Obbligazione fondamentale del committente è quella di pagare un corrispettivo in denaro. Il prezzo

può essere determinato globalmente per tutta l’opera, ma può essere stabilito anche per ogni unità

di misura della stessa.

È possibile rivedere il prezzo durante l’esecuzione dell’opera, ad esempio quando il costo dei

materiali o della manodopera subisce variazioni dovute a circostanze imprevedibili tali da

determinare un aumento o una diminuzione superiore al 10% del prezzo dell’appalto

complessivamente pattuito.

All’appaltatore è riconosciuto il diritto ad un equo compenso in caso di difficoltà di esecuzione

dell’opera che rendono più onerosa la prestazione.

Estinzione del rapporto

L’appalto è contratto la cui esecuzione si protrae nel tempo e l’interesse del committente è di

regola soddisfatto solo se l’opera è compiutamente realizzata. La prestazione dell’appaltatore è

perciò di regola indivisibile.

Se l’esecuzione dell’opera diventa impossibile per causa non imputabile ad alcuna delle parti, il

contratto si scioglie secondo i principi generali. Il committente è tenuto però a pagare la parte già

compiuta (se utilizzabile).

Solo al committente è consentito di recedere dal contratto in corso d’opera anche senza invocare

una giusta causa. Egli dovrà però indennizzare l’appaltatore delle spese effettuate e del mancato

guadagno. La morte dell’appaltatore non scioglie il contratto, ma il committente può recedere se

dubiti della buona esecuzione dell’opera da parte degli eredi.

Il subappalto

Il subappalto è un contratto di appalto stipulato fra l’appaltatore ed un terzo, avente ad oggetto

l’esecuzione della stessa opera assunti dal primo nei confronti del committente. Il subappalto è

possibile solo se autorizzato dal committente.

La subfornitura

È un contratto con il quale le grandi imprese affidano ad altre imprese (di norma medio piccole)

alcune fasi della lavorazione dei propri prodotti o la lavorazione di determinate componenti degli

stessi o anche l’intero prodotto.

Si caratterizza per il fatto che il subfornitore agisce secondo le direttive del committente, si avvale

delle tecnologie di quest’ultimo ed è assoggettato a controlli sulla qualità dei prodotti realizzati.

Si ha un contratto di subfornitura quando: 74

~ ~

- un imprenditore si impegna ad effettuare per conto di un’impresa committente lavorazioni

su prodotti semilavorati o su materie prime fornite dalla committente o si impegna a fornire

all’impresa prodotti o servizi;

- le prestazioni del subfornitore devono essere conformi a progetti esecutivi, conoscenze

tecniche e tecnologiche, modelli o prototipi forniti dall’impresa committente.

Il contratto deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità.

È nullo il patto che consenta ad una delle parti di modificare unilateralmente le clausole del

contratto di subfornitura. È inoltre nullo il patto che attribuisce a una delle parti di un contratto di

subfornitura a esecuzione continuata o periodica la facoltà di recesso senza congruo preavviso.

Il subfornitore è responsabile del funzionamento e della qualità della parte o dell’assemblaggio da

lui prodotti o del servizio reso. Non è invece responsabile per difetti di materiali o di attrezzi

fornitigli dal committente.

Capitolo trentesimo. Il contratto di trasporto

Nozione. Tipi

Con il contratto di trasporto, una parte (vettore) si obbliga, verso corrispettivo, a trasportare

persone o cose da un luogo a un altro. Oggetto del contratta di trasporto è quindi l’esecuzione di

un servizio qualificato: il trasferimento nello spazio di persone o cose. Il codice civile è

integralmente applicabile solo il trasporto terrestre su strada in quanto il trasporto marittimo e il

trasporto aereo sono specificamente regolati dal codice della navigazione e il trasporto ferroviario

è disciplinato da apposite leggi speciali.

Pubblici servizi di linea

I servizi di linea sono gestiti da imprese (pubbliche e private) in regime di concessione

amministrativa.

Il concessionario:

- è obbligato ad accettare le richieste di trasporto che siano compatibili con i mezzi ordinari

dell’impresa;

- deve rispettare la parità di trattamento fra i diversi richiedenti.

Specifica dei pubblici servizi di linea è la disposizione secondo cui, in caso di più richieste

simultanee, deve essere preferita quella di percorso maggiore.

Il trasporto di persone

La conclusione del contratto è di regola accompagnata dal rilascio di un biglietto di viaggio (è un

documento di legittimazione).

Il vettore si obbliga, oltre a trasportare l’avente diritto, anche a farlo arrivare indenne al luogo di

arrivo e ad evitare perdite o avaria alle cose che il viaggiatore porta con sé. Ne consegue che il

vettore:

- è responsabile per il ritardo o la mancata esecuzione del trasporto;

- è responsabile dei sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il trasporto e della

perdita/avaria del bagaglio se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il

danno.

Sono nulle le clausole che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono la

persona del viaggiatore.

Il trasporto di cose

Il trasporto di cose è contratto consensuale concluso fra il mittente e il vettore.

Il mittente è tenuto a fornire al vettore tutte le indicazioni necessarie per l’individuazione della cosa

da trasportare e per l’esecuzione del trasporto (c.d. lettera di vettura): il vettore è tenuto a

rilasciarne un duplicato allo scopo di provare il ricevimento della merce da trasportare.

Obbligo fondamentale del mittente è quello di pagare il corrispettivo del trasporto, salvo che con

apposita clausola questo non sia stato posto a carico del destinatario (porto assegnato).

Obbligazione fondamentale del vettore è quella di eseguire il trasporto secondo le modalità

convenute e di consegnare la merce al destinatario, dandogli prontamente avviso dell’arrivo.

75

~ ~

Il vettore risponde per la mancata esecuzione del trasporto o per il ritardo nell’esecuzione ed è

inoltre responsabile per la perdita e per l’avaria delle cose consegnategli, dal momento in cui le

riceve al momento in cui le consegna al destinatario (responsabilità ex recepto).

Trasporto con pluralità di vettori

Non sempre un singolo vettore è in grado di eseguire con la propria organizzazione l’intero

trasporto dalla partenza all’arrivo. È necessaria perciò la cooperazione di altri vettori. Questa

cooperazione può avvenire con il subtrasporto, il trasporto con rispedizione e trasporto cumulativo.

Nel trasporto con subtrasporto il primo vettore si impegna direttamente verso il mittente ad

eseguire l’intero trasporto. Per la parte di percorso cui non può provvedere direttamente si avvale

però di altri vettori, con i quali stipula altrettanti contratti di trasporto in nome e per conto proprio,

assumendo così nei loro confronti la veste giuridica del mittente.

Nel trasporto con rispedizione il vettore si obbliga verso il mittente a eseguire il trasporto per una

parte del percorso complessivo e a stipulare poi per i tratti successivi uno o più contratti di

trasporto con altri vettori, in nome proprio ma per conto del mittente (ogni vettore è responsabile

del trasporto solo per il proprio percorso).

Nel trasporto cumulativo, più vettori si obbligano con un unico contratto ad eseguire il trasporto fino

al luogo di destinazione, ciascuno per un tratto dell’intero percorso.

Nel trasporto cumulativo di persone è agevole accertare in quale percorso si è verificato un

eventuale sinistro; in quello di cose invece, per la difficoltà di provare in quale tratto di percorso si è

verificato il sinistro, i vettori sono responsabili in solido dell’intero percorso.

Capitolo trentunesimo. Deposito nei magazzini

generali

Nozione. Disciplina

I magazzini generali sono imprese di custodia di merci e derrate soggette a specifica

regolamentazione e a controllo della pubblica amministrazione. Il magazzino assume l’obbligo di

custodire le cose mobili ricevute e di restituirle in natura.

Il magazzino generale è infatti responsabile a meno che non provi che la perdita, il calo o l’avaria

della merce siano derivati da caso fortuito, dalla natura delle merci o da vizi delle stesse o

dell’imballaggio. Perciò i danni derivanti da cause ignote sono a suo carico.

Fede di deposito e nota di pegno

A richiesta del depositante, i magazzini generali devono rilasciare una fede di deposito della merce

cui è unita la nota di pegno.

La fede di deposito è un titolo di credito all’ordine rappresentativo della merce depositata.

Attribuisce al possessore legittimo il diritto alla riconsegna della merce (può anche essere

trasferito).

La nota di pegno attesta che sulla merce depositata non sussiste diritto di pegno. La nota di pegno

può essere utilizzata dal possessore del doppio titolo per ottenere un finanziamento garantito da

pegno sulle merci depositate (a tal fine stacca la nota di pegno dalla fede di deposito). La fede di

deposito priva della nota di pegno indica che sulla merce è stato costituito un diritto di pegno.

Capitolo trentaduesimo. Il mandato

Nozione. Tipi

Il mandato è il contratto con il quale una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti

giuridici per conto dell’altra parte (mandante). Ad esempio: acquistare o vendere beni; assumere

obbligazioni; eseguire pagamenti o riscuotere crediti. Il tutto per conto del mandante, sul quale

ricadono gli effetti negativi e positivi dell’attività gestoria del mandatario.

Il mandato è quindi un contratto di cooperazione giuridica esterna, cui tipicamente si ricorre

quando un soggetto non può o non vuole provvedere di persona alla cura dei propri interessi.

76

~ ~

Il mandato può essere conferito a più mandatari. Ciascun mandatario agisce disgiuntamente dagli

altri, salvo che non sia indicato che devono agire congiuntamente.

Il mandato può essere anche collettivo; cioè conferito da più mandanti ad uno stesso mandatario

con atto unico e per un affare di interesse comune.

Il mandato è di regola conferito nell’interesse del mandante, ma può essere conferito anche

nell’interesse del mandatario.

Mandato con e senza rappresentanza

Il mandato è con rappresentanza quando il mandatario è legittimato ad agire in nome e per conto

del mandante. Tutti gli effetti degli atti posti in essere dal mandatario si producono direttamente in

testa a quest’ultimo.

Per abilitare il mandatario ad agire in nome del mandante è necessaria la procura.

Il mandato è di per sé senza rappresentanza (il mandatario agisce per conto del mandante ma in

nome proprio).

Il mandatario senza rappresentanza acquista diritti e assume obblighi derivanti dagli atti compiuti

con i terzi, anche se questi hanno avuto conoscenza del mandato (i terzi non hanno alcun rapporto

col mandante). Nel mandato senza rappresentanza, gli effetti degli atti posti in essere dal

mandatario sono imputati direttamente al mandatario e non al mandante.

Per i crediti il mandante, sostituendosi al mandatario, può esercitare i diritti di credito derivanti

dall’esecuzione del mandato, senza pregiudicare i diritti che spettano al mandatario.

Quando il mandato ha per oggetto l’acquisto di beni mobili, il mandante può rivendicare le cose

mobili acquistate per suo conto dal mandatario che ha agito in nome proprio.

In caso di acquisto del mandatario dal terzo si ha un doppio trasferimento automatico e

contestuale (dal terzo al mandatario e dal mandatario al mandante).

Obbligazioni del mandatario

Egli deve eseguire il mandato con diligenza, rispettando i limiti fissati nel mandato. Deve rispettare

le istruzioni ricevute dal mandante, operando in modo da realizzare al meglio l’interesse del

mandante, rendendo note a tal fine le circostanze sopravvenute che possono determinare la

revoca o la modifica del mandato.

Eseguito il mandato, deve darne comunicazione al mandante, anche per consentirgli di valutare se

l’incarico è stato eseguito correttamente.

Conclusa l’attività gestoria, il mandatario deve rendere al mandante il conto del suo operato.

Il mandatario non risponde verso il mandante delle obbligazioni assunte dai terzi con i quali ha

contrattato.

Il mandatario può eseguire il mandato anche a mezzo di un’altra persona (sostituto). A tal fine è

necessaria l’autorizzazione del mandante.

Obbligazioni del mandante

Oltre a corrispondere al mandatario il compenso pattuito, il mandante:

- deve somministrare i mezzi necessari al mandatario per l’esecuzione del mandato;

- deve rimborsargli le somme dallo stesso anticipate con gli interessi legali;

- deve risarcire i danni che il mandatario ha subito a causa dell’incarico.

Il mandatario ha diritto di privilegio sulle cose del mandante che detiene per l’esecuzione del

mandato.

Estinzione del mandato

Il mandante può revocare in ogni momento l’incarico conferito al mandatario, dandogli un congruo

preavviso se il mandato è a tempo indeterminato.

Il mandato è revocabile anche se le parti hanno stabilito che è irrevocabile.

Il mandatario può rinunziare al mandato conferitogli, ma deve risarcire i danni al mandante se non

ricorre una giusta causa.

Il mandato si estingue in caso di morte, interdizione o inabilitazione del mandante o del

mandatario. Vi sono però eccezioni a questa regola:

- il mandato non si estingue quando ha per oggetto atti pertinenti all’esercizio dell’impresa e

questa è continuata; 77

~ ~

- non si estingue per la morte o la sopravvenuta incapacità del mandante quando è stato

conferito anche nell’interesse del mandatario o di un terzo.

Il mandato si estingue anche in caso di fallimento del mandatario.

Commissione e spedizione

Sono sottotipi di mandato senza rappresentanza.

La commissione è un mandato che ha per oggetto esclusivo l’acquisto o la vendita di beni, per

conto del committente ed in nome del commissionario. Il commissionario deve concludere contratti

di compravendita in nome proprio e per conto del committente. Ha diritto ad un compenso

(provvigione).

Se la commissione ha per oggetto titoli, divise o merci aventi un prezzo ufficiale di mercato, il

commissionario può rendersi contraente in proprio.

Il commissionario ha ugualmente diritto alla provvigione, come se avesse eseguito il mandato

regolarmente.

Con lo star del credere il commissionario si rende responsabile nei confronti del committente per

l’esecuzione dell’affare e per l’adempimento delle obbligazioni assunte dal terzo contraente nei

suoi confronti.

La spedizione è un contratto di mandato con il quale lo spedizioniere si obbliga a concludere in

nome proprio e per conto del mandante un contratto di trasporto.

È netta perciò la distinzione fra trasporto e spedizione. Il vettore esegue il trasporto; lo

spedizioniere si obbliga a stipulare con un vettore un contratto di trasporto, per conto del

mandante.

La legge consente che lo spedizioniere provveda direttamente all’esecuzione parziale o totale del

trasporto (figura dello spedizioniere-vettore).

Capitolo trentatreesimo. Il contratto di agenzia.

La mediazione

Il contratto di agenzia

Nel contratto d’agenzia una parte (agente) assume stabilmente e verso retribuzione, l’incarico di

promuovere contratti in una zona determinata.

L’agente assume il nome di rappresentante di commercio quando, oltre a promuoverli, ha anche il

potere di concluderli direttamente in nome e per conto del preponente. La funzione tipica degli

agenti è quella di consentire la distribuzione capillare dei prodotti altrui prendendo contratti con la

clientela di una determinata zona e stimolandone gli ordini.

L’agente di commercio opera avvalendosi di una propria autonoma organizzazione e a proprio

rischio (è un lavoratore autonomo).

L’attività di agente e di rappresentante di commercio può essere esercitata solo dagli iscritti in

appositi ruoli tenuti dalle camere di commercio.

La disciplina

Il contratto di agenzia può essere concluso anche verbalmente o per fatti concludenti (deve essere

provato per iscritto).

Di regola comporta un diritto reciproco di esclusiva per la zona prefissata, e cioè: il preponente non

può avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività;

nel contempo, all’agente è vietato di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo, gli affari di più

imprese in concorrenza fra loro.

Obbligo fondamentale dell’agente è quello di promuovere, nella zona assegnatali, la conclusione di

contratti per conto del preponente. Deve agire con lealtà e buona fede e deve informare il

preponente sulla situazione del mercato e sulla convenienza dei singoli affari preposti; non può

concedere sconti e dilazioni senza autorizzazione.

Il preponente può conferire all’agente la rappresentanza per la conclusione dei contratti, che allora

saranno stipulati direttamente dall’agente.

Il fondamentale diritto dell’agente è quello al compenso (percentuale sull’importo degli affari).

78

~ ~

Sull’agente grava integralmente il rischio della propria attività: di non trovare clienti, di non vedere

accettati dal preponente gli affari proposti, del buon fine degli affari conclusi.

L’agente ha diritto alla provvigione anche per gli affari conclusi dopo lo scioglimento del rapporto

se la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività da lui svolta.

Vi sono obblighi di comportamento anche a carico del preponente, che è tenuto ad agire con lealtà

e buona fede nei rapporti con l’agente. Deve inoltre informarlo, entro un termine ragionevole,

dell’accettazione o del rifiuto di un affare procuratogli e della mancata esecuzione. Per il

pagamento delle provvigioni, il preponente deve consegnare all’agente il relativo estratto conto.

Per quanto riguarda lo scioglimento del rapporto in un contratto d’agenzia a tempo indeterminato,

ciascuna delle parti può recedere dal contratto dando preavviso all’altra parte (il preponente deve

corrispondere all’agente un’indennità di fine rapporto). Per conseguire l’indennità di fine rapporto è

necessario che, anche dopo lo scioglimento del rapporto, il preponente continui a ricevere

sostanziali vantaggi dalle relazioni di affari con la clientela procurategli dall’agente.

L’indennità non è dovuta quando il rapporto si scioglie per cause imputabili all’agente (gravi

inadempienze e recesso senza giusta causa).

Il patto con cui si limita la concorrenza da parte dell’agente dopo lo scioglimento del contratto

(zona, clientela e genere di beni) non può superare i due anni.

La mediazione

È mediatore colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare senza

essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza.

Funzione tipica del mediatore è quella di mettere in contatto fra loro i potenziali contraenti e tale

funzione può essere svolta dal mediatore sia spontaneamente sia su incarico di una o di entrambe

le parti. Queste sono libere di concludere o meno l’affare e il mediatore ha diritto al compenso

(provvigione) per il solo fatto che l’affare si è concluso per effetto del suo intervento.

Chi esercita attività, anche occasionale o discontinua, di mediatore deve essere iscritto presso le

camere di commercio.

La disciplina

Il diritto del mediatore alla provvigione matura con la conclusione dell’affare (è necessario che sia

stato concluso per effetto del suo intervento).

L’ammontare della provvigione (dovuta al mediatore da ciascuna delle parti) è determinata, in

mancanza di accordo, dalle camere di commercio.

Il mediatore ha l’obbligo di formazione nei confronti delle parti riguardo a circostanze che possono

influire sulla conclusione dell’affare.

Il mediatore è responsabile per l’esecuzione del contratto quando tace ad un contraente il nome

dell’altro (es. quando vuole impedire che le parti si conoscano, per evitare che le stesse

concludano successivi affari senza servirsi della sua opera).

Capitolo trentaquattresimo. I contratti bancari

Impresa bancaria ed operazioni bancarie

Le imprese bancarie sono imprese commerciali la cui attività tipica consiste nella raccolta del

risparmio fra il pubblico e nell’esercizio del credito. Le operazioni di raccolta del risparmio sono

passive (indebitamento verso i clienti); quelle di concessione di credito sono operazioni attive. Le

altre operazioni si definiscono accessorie o servizi bancari.

L’attività complessiva delle banche è sottoposta ad una disciplina pubblicistica che prevede:

- l’autorizzazione della banca d’Italia per accedere all’attività bancaria;

- una struttura giuridica della s.p.a. o della società cooperativa per azioni;

- precise clausole da inserire nello statuto della società e delle imprese bancarie;

- precise modalità di organizzazione e di esercizio dell’attività bancaria.

Le operazioni bancarie nel codice civile

Il codice si limita a regolare solo alcune delle tipiche operazioni poste in essere dalle banche

all’epoca della codificazione. 79

~ ~

La regolamentazione dei contratti bancari è rimasta affidata in larga parte alle norme bancarie

uniformi (condizioni generali di contratto predisposte dall’ABI, associazioni bancaria italiana).

La disciplina generale dei contratti bancari

La legge 154/1992 ha introdotto una serie di obblighi di comportamento volti ad assicurare

adeguata trasparenza alle condizioni contrattuali praticate dalle banche e dagli altri intermediari

finanziari.

Le banche devono rendere note al pubblico le condizioni economiche delle condizioni e dei servizi

offerti, mediante un avviso affisso nei locali e fogli informativi a disposizione dei clienti.

I contratti devono essere redatti per iscritto, a pena di nullità.

La legge fissa un contenuto minimo obbligatorio dei contratti in modo da offrire al cliente un quadro

chiaro delle condizioni economiche praticate dalla banca (sono nulle le clausole che prevedono

condizioni economiche più sfavorevoli per i clienti rispetto a quelle pubblicizzate).

Nei contratti di durata può essere pattuita la facoltà della banca di modificare unilateralmente le

condizioni contrattuali (in presenza di un giustificato motivo). Le variazioni contrattuali devono

essere comunicate al cliente, il quale può recedere senza spese entro 60 giorni dalla

comunicazione (può esercitare questo diritto sempre, non solo in queste circostanze).

È fatto obbligo alla banca (nei contratti di durata) di fornire per iscritto, almeno una volta all’anno,

un rendiconto e un documento di sintesi delle principali condizioni contrattuali.

I depositi bancari

Il deposito di denaro è la principale operazione passiva delle banche. La banca acquista la

proprietà della somma ricevuta in deposito e si obbliga a restituirla nella stessa specie monetaria

alla scadenza del termine convenuto (deposito vincolato) o a richiesta del depositante (deposito

libero) con o senza preavviso.

Il tasso di interesse sulle somme depositate devono risultare dal contratto e non può essere

inferiore a quello predeterminato dalla banca per quella determinata categoria di depositi.

I depositi semplici non possono essere alimentati da successivi versamenti e non prevedono la

possibilità di prelevamenti parziali prima della scadenza, facoltà che sono in possesso del

detentore di depositi a risparmio. Il libretto di risparmio è un documento che attesta l’esistenza del

deposito di risparmio e le annotazioni in esso riportate dall’impiegato della banca fanno piena

prova nei rapporti fra banca e depositante.

Nei libretti nominativi i prelevamenti possono essere effettuati solo dall’intestatario del libretto o da

un suo rappresentante.

I libretti nominativi pagabili al portatore consentono il prelevamento anche a un soggetto diverso

dall’intestatario.

Nei libretti al portatore, il possesso del libretto abilita alla riscossione delle somme depositate.

L’apertura di credito

L’apertura di credito è il contratto con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra

parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.

Il cliente può utilizzare la somma messagli a disposizione dalla banca in una o più volte; può inoltre

ripristinare la disponibilità con successivi versamenti.

L’apertura di credito può essere allo scoperto o assistita da garanzie reali o personali a favore

della banca. Le garanzie che assistono all’apertura di credito non si estinguono fino alla fine del

rapporto.

Nell’apertura di credito a tempo determinato, la banca può recedere anticipatamente se sussiste

una giusta causa (la banca deve concedere un termine di 15 giorni per la restituzione delle somme

utilizzate).

Nell’apertura di credito a tempo indeterminato, la banca può recedere tranquillamente dando però

un preavviso di almeno 15 giorni (periodo in cui il cliente può continuare ad utilizzare il credito,

restituendo alla scadenza le somme prestate).

L’anticipazione bancaria 80

~ ~

L’anticipazione bancaria è un’operazione di finanziamento garantita da pegno. La garanzia offerta

alla banca è costituita da titoli o merci di valore accettabile. L’ammontare del credito concesso

dalla banca è proporzionale al valore dei titoli o delle merci dati in pegno.

La banca può richiedere un supplemento di garanzia se il valore delle cose date in pegno

diminuisce di un decimo rispetto a quello iniziale.

Si ha anticipazione propria quando le merci o i titoli sono costituiti in pegno regolare. La banca non

può disporre delle cose ricevute in pegno e alla scadenza dovrà restituire i titoli e la merce.

L’anticipazione è impropria quando i titoli sono costituiti in pegno irregolare (i titoli non sono stati

individuati o è stata concessa alla banca la facoltà di disporne). Alla scadenza la banca restituirà

solo i titoli dello stesso genere per la parte eccedente l’ammontare della somma ancora dovuta dal

cliente.

Lo sconto

Lo sconto è il contratto con il quale la banca (scontante) anticipa al cliente (scontatario) l’importo di

un credito verso terzi non ancora scaduto, decurtato dell’interesse. Il cliente a sua volta cede alla

banca, salvo buon fine, il credito stesso (es. sconto di cambiale).

La funzione dello sconto è quella di monetizzare prima della scadenza il credito concesso da un

imprenditore al suo cliente. La banca a sua volta lucra la differenza fra il valore nominale del

credito e la somma anticipata al cliente (della banca). L’interesse è calcolato a partire dalla data

dello sconto fino a quella della scadenza del credito.

La banca è tutelata contro il rischio di inadempimento del debitore ceduto. Per legge infatti il

credito le è ceduto salvo buon fine (pro solvendo).

Operazioni bancarie in conto corrente e conto corrente bancario

Il deposito bancario, l’apertura di credito le altre operazioni bancarie possono essere regolate in

conto corrente ed è stabilito che in tal caso il correntista può disporre qualsiasi momento delle

somme risultante a suo credito, salvo l’osservanza del termine di preavviso eventualmente

previsto.

Il regolamento in conto corrente comporta due effetti essenziali:

- la banca apre un conto intestato al cliente nel quale vengono annotati tutti i versamenti e i

prelevamenti. La differenza determina l’ammontare del credito di cui il cliente può disporre

in ogni momento;

- il cliente può disporre delle somme (oltre che in contanti) anche mediante l’emissione di

assegni bancari e può alimentare il credito disponibile anche mediante il versamento di

assegni da riscuotere.

Il conto corrente bancario presenta due significative differenze rispetto alle singole operazioni

regolate in conto corrente. Il rapporto iniziale costitutivo della disponibilità può essere costituito

indifferentemente da un deposito bancario, da un’apertura di credito o da entrambi.

La banca è tenuta ad eseguire non solo gli ordini di pagamento a terzi ad essa impartiti mediante

l’emissione di assegni bancari, ma anche ogni altro ordine di pagamento (rimesse, bonifici,

giroconti).

La banca è inoltre tenuta a ricevere per conto del correntista tutti i versamenti disposti da terzi a

favore dello stesso e ad eseguire gli specifici incarichi di riscossione di crediti verso terzi che le

siano di9 volta in volta conferiti.

È possibile inoltre trasferire dei fondi da un correntista (ordinante) ad un altro correntista

(beneficiario) senza movimento fisico di denaro, mediante giroconto bancario (cioè con semplici

annotazioni contabili effettuate dalla banca).

La disciplina del conto corrente bancario

L’apertura del conto è accompagnata dal carnet di assegni che il cliente deve custodire con

diligenza. Il titolare del conto deve depositare la propria firma (e quella delle eventuali persone

autorizzate a rappresentarlo) per consentire alla banca di controllare l’autenticità.

81

~ ~

Tutti i movimenti derivanti dalle operazioni fra banca e cliente sono regolati mediante scritturazioni

contabili: gli addebiti (prelevanti in contanti, pagamenti di assegni bancari,…) riducono il credito

disponibile; gli accrediti (versamenti in contanti, rimesse di terzi, anticipazioni bancarie,…)

incrementano il credito disponibile.

Si distingue fra saldo contabile determinato dalle annotazioni in conto fra le diverse operazioni;

saldo disponibile che indica l’ammontare giornaliero del credito di cui il cliente può disporre e saldo

per valute che rileva solo per il conteggio degli interessi.

In base alla disciplina generale dei contratti bancari, sia il tasso di interesse a favore del cliente sia

quello degli interessi a favore della banca (ovviamente più elevato), devono essere indicati nel

contratto.

Con uno specifico intervento legislativo è stata posta fine anche al fenomeno dell’anatocismo a

favore esclusivo delle banche. Infatti, mentre gli interessi su saldo attivo dei conti per il cliente

venivano accreditati e capitalizzati annualmente, i conti che risultavano debitori venivano invece

chiusi di regola trimestralmente e sempre trimestralmente la banca addebitava gli interessi (ora è

assicurata la tessa periodicità nel conteggio degli interessi debitori e creditori).

Il conto corrente bancario è di regola contratto a tempo indeterminato. Il cliente ha diritto ad essere

informato con periodicità almeno annuale sullo svolgimento del rapporto, mediante l’invio da parte

della banca di un estratto conto.

Il conto corrente può essere intestato a più persone, con la facoltà di operare congiuntamente o

disgiuntamente in quest’ultimo caso gli intestatari sono considerati dalla banca creditori e creditori

in solido. La banca può perciò liberarsi pagando il saldo a uno qualsiasi dei contestatari e questi

restano obbligati in solido verso la banca per eventuali scoperti anche se solo imputabili ad uno

qualsiasi dei contestatari. Nel conto a intestazione congiunta, gli atti di disposizione devono

provenire da tutti i cointestatari; i versamenti possono essere fatti anche separatamente.

Un soggetto può avere con la stessa banca più rapporti e più conti: questi restano fra loro distinti e

autonomi; se un conto presenta un saldo attivo per il cliente ed altro un saldo passivo, i relativi

saldi si compensano reciprocamente.

Ciascuna delle parti può recedere dando un preavviso (un giorno). Il recesso della banca rende

immediatamente esigibile il saldo passivo. Il conto corrente bancario si scioglie anche per il

fallimento del correntista ed in tal caso non solo il conto è normalmente in rosso, ma sovente

accade che lo stesso presentava un saldo passivo già prima della dichiarazione di fallimento.

Le garanzie bancarie omnibus

L’esigenza della banca di assicurarsi il recupero del credito comunque concesso al cliente ha

determinato il diffondersi nella pratica di peculiari forme di garanzia (personali e reali) fra le quali

spiccano per la loro diffusione la fideiussione omnibus e il pegno omnibus.

La fideiussione omnibus è una garanzia personale che assicura alla banca l’adempimento di

qualsiasi obbligazione, anche futura, assunta dal cliente garantito.

La posizione del fideiussore è particolarmente gravosa in quanto si trova a dover garantire una

serie di obbligazioni non determinate al momento della concessione della fideiussione. Riguardo

questo punto è stato stabilito dal legislatore che nella fideiussione per le obbligazioni future deve

essere stabilito l’importo massimo garantito. Il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla

banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole.

Il pegno omnibus, ispirato dalla medesima finalità di rafforzare la tutela della banca, è previsto da

apposita clausola. I beni costituiti in pegno a garanzia di un determinato rapporto possono essere

utilizzati dalla banca a garanzia di tutti i crediti, presenti e futuri, vantati dalla stessa nei confronti

del cliente.

Le garanzie bancarie autonome

Fenomeno largamente diffuso è anche l’intervento di una banca come garante.

La banca garante si obbliga a pagare a prima richiesta, cioè senza che il beneficiario sia tenuto a

provare l’inadempimento della controparte e senza poter opporre eccezioni relative all’esistenza

e/o all’esigibilità del credito. La banca si obbliga inoltre a pagare anche se le obbligazioni del

debitore principale non è venuta ad esistenza o è divenuta successivamente impossibile.

La banca non solo copre l’inadempimento del debitore, ma assicura in ogni caso la soddisfazione

dell’interesse economico del beneficiario della garanzia.

82

~ ~

Si riconosce che, in caso di comportamento doloso del beneficiario (es. la garanzia è stata

azionata nonostante l’avvenuto pagamento), la banca escussa possa (e debba) ottenere, anche

con provvedimento d’urgenza, la sospensione giudiziale della garanzia.

I servizi di custodia. Il deposito titoli in amministrazione

Le banche offrono alla clientela il servizio di custodia di titoli (in amministrazione) e valori (cassette

di sicurezza).

Nel deposito titoli in amministrazione la banca, oltre a custodire i titoli ricevuti, assume l’incarico di

provvedere all’esercizio di tutti i diritti inerenti ai titoli stessi.

È nullo il patto con il quale si esonera la banca dall’osservare l’ordinaria diligenza

nell’amministrazione dei titoli.

Le cassette di sicurezza

Col servizio delle cassette di sicurezza la banca mette a disposizione uno scomparto metallico

posto in locali corazzati custoditi dalla banca. Nella cassetta il cliente può riporre oggetti, titoli o

valori. È munita di doppia chiave, una consegnata al cliente, l’altra custodita dalla banca. La banca

non può assistere alle operazioni d’immissione e prelievo (il contenuto resta perciò ignoto alla

banca).

La banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della

cassetta, salvo caso fortuito.

Sull’utente incombe l’onere di provare il valore del contenuto della cassetta ai fini della

determinazione del danno risarcibile.

È imposto al cliente da parte della banca di dichiarare il valore massimo dei beni che intende

custodire onde consentire alla banca di dotarsi di adeguata copertura amministrativa.

Capitolo trentacinquesimo. L’intermediazione

finanziaria

Premessa

L’intermediazione finanziaria riguarda quell’insieme di operazioni (leasing, factoring, carte di

credito,…) prevalentemente svolte da imprese bancarie o da società controllate dalle banche

stesse.

L’esercizio nei confronti del pubblico di una o più delle attività indicate è riservato agli intermediari

iscritti in un apposito elenco generale tenuto dall’ufficio italiano cambi, il quale dà comunicazione

dell’iscrizione alla Banca d’Italia e alla Consob.

Il leasing

Il leasing soddisfa una specifica esigenza delle imprese: quella di disporre dei beni strumentali

necessari per l’attività produttiva senza esseri costretti ad immobilizzare ingenti capitali per

l’acquisto.

È un contratto che intercorre fra un impresa finanziaria specializzata e chi ha bisogno di beni

strumentali per la propria impresa (risulta funzionale soprattutto per beni strumentali a rapida

obsolescenza).

Si è sviluppato anche un leasing di beni di consumo durevoli (leasing di consumo) ed il leasing di

beni immobili (stabilimenti industriali o studi professionali).

Il leasing è articolato in tre tecniche operative: il leasing finanziario (il più diffuso), il leasing

operativo e il lease-back.

Il leasing finanziario 83

~ ~

Il leasing finanziario è concluso nell’ambito di un’operazione trilaterale alla quale partecipano la

società di leasing (concedente), l’impresa interessata all’utilizzo del bene (utilizzatore) ed

un’impresa che produce o distribuisce il bene stesso (fornitore).

L’impresa di leasing acquista dal fornitore il bene desiderato dall’utilizzatore e lo cede in godimento

a quest’ultimo stipulando un contratto che prevede:

- il godimento concesso per un periodo di tempo determinato che nel leasing di beni

strumentali tende a coincidere con la vita tecnica del bene;

- la corresponsione di un canone periodico come corrispettivo del godimento;

- la facoltà per l’utilizzatore di acquistare la proprietà del bene alla scadenza del contratto

pagando un prezzo predeterminato.

Alla fine del contratto l’utilizzatore può scegliere se acquistare il bene, restituirlo o rinnovare il

contratto. Tutti i rischi connessi al godimento del bene sono a carico dell’utilizzatore.

Le clausole che regolano la risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore prevedono

che l’impresa di leasing:

- ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto anche in mancanza del pagamento di un

solo canone;

- ha diritto di trattenere integralmente i canoni riscossi.

Nel leasing di beni di consumo durevoli o nel leasing mobiliare, il bene conserva un valore finale

non trascurabile e risulta agevolmente vendibile a terzi.

Nel leasing di godimento l’impresa di leasing può trattenere i canoni riscossi ed esigere a titolo di

risarcimento danni i canoni ulteriori e il prezzo di opzione. Nel leasing traslativo l’utilizzatore dovrà

corrispondere un equo compenso per l’uso ed il risarcimento dei danni nella misura quantificata dal

giudice.

In caso di fallimento dell’utilizzatore, il contratto rimane sospeso finché il curatore non decide se

subentrarvi o risolverlo.

Se il curatore opta per lo scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione del

bene e può trattenere i canoni già riscossi.

In caso di fallimento del concedente il contratto prosegue automaticamente e l’utilizzatore

conserva la facoltà di acquistare il bene alla scadenza pagando i canoni e il prezzo pattuito.

Il leasing operativo. Il leasing di ritorno (lease-back)

Nel leasing operativo i beni sono concessi in godimento direttamente dal produttore, che si obbliga

anche a fornire una serie di servizi collaterali. Il leasing operativo ha in genere per oggetto beni

strumentali standardizzati.

Nel leasing di ritorno (lease-back) un imprenditore vende propri beni ad una società di leasing che

ne paga il prezzo. Nel contempo, quest’ultima stipula con il venditore un contratto di leasing avente

ad oggetto gli stessi beni (che restano perciò nella disponibilità del venditore).

Il lease-back può costituire un utile strumento di finanziamento alternativo per un imprenditore che

si trova in temporanea difficoltà economica.

Il factoring

Sono imprese specializzate nella gestione dei crediti d’impresa e che offrono con un unico

contratto di durata servizi relativi alla tenuta della contabilità debitori, alla gestione dell’incasso dei

crediti, all’eventuale concessione di anticipazioni sull’importo dei crediti ed eventuale assunzione a

proprio carico del rischio di insolvenza.

Nella prassi operativa italiana, il factoring è stato strutturato utilizzando l’istituto della cessione del

credito. Si può stipulare un contratto di factoring se ricorrono le seguenti condizioni: il cedente è un

imprenditore; i crediti ceduti sorgono da contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’attività

d’impresa; il cessionario è una banca o un intermediario finanziario il cui oggetto sociale prevede

l’esercizio dell’attività di acquisto di crediti d’impresa.

Ricevuti i crediti (presenti e futuri) dall’impresa cedente, il factor si obbliga a gestirli e riscuoterli, in

quanto si caratterizza per la prestazione di ulteriori servizi che non si esauriscono nella sola

cessione del credito.

Nell’accordo di factoring deve essere specificato il debitore ceduto.

L’accordo di cessione globale determina l’automatico trasferimento di crediti ceduti al factor man

mano che gli stessi vengono ad esistenza (il fornitore dovrà consegnare al factor i documenti

84

~ ~

probatori dei crediti ceduti e notificare al debitore l’avvenuta cessione). La cessione avviene di

regola pro solvendo (il cedente garantisce la solvenza del debitore ceduto).

La cartolarizzazione dei crediti

L’operazione di cartolarizzazione dei crediti risponde allo scopo di facilitare lo smobilizzo di masse

notevoli di crediti mediante l’incorporazione di titoli di credito di massa destinati ad essere per lo

più sottoscritti da investitori professionali. L’emittente i titoli risponde del pagamento degli stessi

non con tutto il suo patrimonio, ma esclusivamente col flusso finanziario derivante dai crediti che

sono a base dell’operazione di cartolarizzazione.

Operazioni di questo tipo sono utilizzate dalle banche secondo due modalità:

- cessione dei crediti ad una società veicolo che li acquista finanziandosi con i titoli emessi

sul mercato e che vincola al pagamento degli stessi solo la massa dei creditori ceduti;

- cessione dei crediti ad un fondo comune di investimento chiuso avente ad oggetto crediti.

I titoli emessi dalla società di cartolarizzazione sono titoli di massa che incorporano un diritto di

credito e sono pertanto titoli obbligazionari.

I crediti relativi a ciascuna operazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello

della società e da quello relativo alle altre operazioni.

Le carte di credito

Le carte di credito sono documenti (tessere) che consentono al titolare di acquistare beni o servizi

senza pagamento immediato del prezzo.

Le carte di credito trilaterali sono emesse da imprese specializzate nella gestione di tale servizio

che consiste in un’attività di intermediazione nei pagamenti.

L’emittente la carta di credito paga infatti ai fornitori quanto loro dovuto dai titolari della carta per

merci e servizi acquistati; a scadenze periodiche si fa poi rimborsare da questi ultimi quanto

pagato ai primi per loro conto. Per il servizio reso percepisce un compenso sia dai fornitori

(esercizi convenzionati), sia dagli acquirenti (titolari della carta).

Con la convenzione di rilascio il titolare della carta è legittimato dietro il pagamento di un canone

annuo piuttosto modesto, ad utilizzare la stessa per effettuare acquisti presso gli esercizi

convenzionati senza il pagamento del prezzo.

Il titolare si obbliga a rimborsare mensilmente quanto pagato per suo conto (decurtato di una

percentuale a titolo di compenso per il servizio: il disaggio), dietro invio dell’estratto conto del

periodo.

L’uso abusivo delle carte di credito è sanzionato penalmente.

La moneta elettronica

La moneta elettronica è un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti

dell’emittente, memorizzato su un dispositivo elettronico ed accettato come mezzo di pagamento

da soggetti diversi dall’emittente stesso.

La sua emissione avviene dietro versamento da parte del richiedente dell’importo corrispondente,

più una commissione per remunerare il servizio. L’emittente “carica” quindi l’importo disponibile su

una tessera di plastica dotata di banda magnetica (borsellino elettronico), mediante la quale è

possibile effettuare pagamenti presso gli esercizi commerciali convenzionati.

Si tratta quindi di una carta prepagata che permette di ridurre i rischi di uso abusivo della stessa.

Capitolo trentaseiesimo. L’intermediazione

mobiliare

A) I servizi d’investimento 85

~ ~

Le società di intermediazione mobiliare

I servizi d’investimento comprendono una serie di attività che hanno per oggetto valori mobiliari ed

altri strumenti finanziari: compravendita degli stessi; collocamento sul mercato di nuove emissioni;

gestione di patrimoni mobiliari; raccolta di ordini di acquisto o di vendita. Queste operazioni in

passato erano svolte da una serie di soggetti solo in parte regolamentati e sottoposti a vigilanza.

Con la riforma del 1991, ispirata dalla duplice finalità di migliorare l’efficienza dei mercati mobiliari

e di tutelare gli investitori, viene introdotta una nuova categoria di soggetti a cui spetta lo

svolgimento di queste operazioni: le società di intermediazione mobiliare (Sim).

Le Sim sono costituite esclusivamente in forma di s.p.a. (soggette a liquidazione coatta

amministrativa, con esclusione del fallimento), sono soggette a revisione contabile obbligatoria e

sono sottoposte alla vigilanza della Consob e della Banca d’Italia per assicurarne la trasparenza e

la correttezza dei comportamenti nonché la sana e prudente gestione. devono operare in modo

che i clienti siano sempre adeguatamente informati (utilizzando comunicazioni pubblicitarie e

promozionali corrette e non fuorvianti). Devono inoltre adottare ogni misura per identificare i

conflitti d’interesse che potrebbero insorgere con il cliente e gestire tali situazioni in modo da

evitare che incidano negativamente sull’interesse dei clienti.

Tutti i contratti relativi ai servizi d’investimento devono essere redatti in forma scritta a pena di

nullità (che può essere fatta valere solo dal cliente).

Gli strumenti finanziari ed il denaro dei singoli clienti costituiscono patrimonio distinto da quello

dell’intermediario e degli altri clienti; sullo stesso non possono quindi agire i creditori

dell’intermediario.

Nell’offerta al pubblico di servizi fuori sede, la Sim e gli altri soggetti autorizzati devono avvalersi

esclusivamente dell’opera di promotori finanziari (possono essere ausiliari, autonomi e

subordinati).

La gestione di portafogli

Con tale operazione il cliente affida all’intermediario una determinata somma perché la investa in

strumenti finanziari secondo criteri concordati con il cliente o secondo modelli standardizzati. Gli

strumenti finanziari sono acquistati in nome e per conto del cliente (mandato con rappresentanza)

e detenuti in deposito regolare dall’intermediario, o in nome proprio e per conto del cliente. Sono

poi gestiti attraverso successive operazioni di investimento e disinvestimento tese a incrementare il

valore del patrimonio mobiliare.

Il cliente può sempre impartire istruzioni vincolanti sulle operazioni da effettuare e deve poter

recedere dal contratto in ogni momento.

Il patrimonio conferito in gestione dal singolo cliente costituisce patrimonio separato da quello

dell’impresa d’investimento e degli altri clienti.

B) Gli organismi di investimento collettivo

Caratteri generali

Gli organismi di investimento collettivo investono in strumenti finanziari o in altre attività di denaro

raccolto fra il pubblico dei risparmiatori operando secondo criteri di gestione fondati sul principio

della ripartizione dei rischi.

Consentono una gestione di massa del risparmio raccolto; consentono di attenuare i rischi

dell’investimento azionario attraverso una diversificazione dei titoli in portafoglio. Inoltre, se

l’organismo collettivo è di tipo aperto, è possibile ottenere in ogni momento il rimborso del capitale

(incoraggiando così l’investimento azionario dei piccoli risparmiatori).

Gli organismi di investimento collettivo del risparmio possono assumere due diverse forme

giuridiche: fondi comuni di investimento e società di investimento a capitale variabile.

In entrambe le configurazioni è presente una s.p.a. che ha per oggetto l’investimento collettivo del

risparmio raccolto secondo il principio della ripartizione dei rischi.

Nei fondi comuni gli investitori non diventano soci della società, ma le somme versate

costituiscono un patrimonio autonomo (il fondo comune) da quello della società di gestione che lo

amministra. Gli investitori ricevono quote di partecipazione al fondo. Nelle società di investimento a

capitale variabile (Sicav) l’investimento da parte dei risparmiatori avviene attraverso al

86

~ ~

sottoscrizione delle azioni emesse da tale società. Quindi è lo stesso patrimonio della società ad

essere investito in strumenti finanziari o altri beni. La variabilità del capitale sociale consente agli

azionisti di recedere in ogni momento senza che occorra la riduzione del capitale.

I fondi comuni di investimento. Struttura. Tipologia

Il fondo comune di investimento è un fondo istituito e gestito nell’interesse dei partecipanti da

società specializzate in tale attività. Il fondo comune è un patrimonio autonomo di pertinenza di

una pluralità di partecipanti e le somme versate da questi ultimi sono investite dalla società di

gestione in strumenti finanziari (custoditi presso una banca).

Le quote di partecipazione al fondo sono tutte di uguale valore e attribuiscono uguali diritti. La

gestione del fondo è sottoposta a controlli affidati alla banca depositaria, alla società di revisione,

alla banca d’Italia e alla Consob.

Nei fondi aperti gli investitori possono sottoscrivere in ogni momento le quote del fondo e hanno il

diritto di chiedere in ogni momento il rimborso delle quote.

I fondi di investimento chiusi sono caratterizzati dalla mancanza di libertà dei partecipanti di entrata

e di uscita, propria dei fondi aperti.

L’ammontare del fondo è predeterminato al momento della sua istituzione e deve essere raccolto

mediante l’emissione di quote di partecipazione che devono essere sottoscritte entro 18 mesi. Il

diritto di rimborso viene riconosciuto solo a scadenze predeterminate.

La disciplina

L’istituzione dei fondi comuni d’investimento è riservata alle società di gestione di risparmio (Sgr).

Esse devono essere preventivamente autorizzate allo svolgimento dell’attività dalla banca d’Italia

sentita la Consob, e sono sottoposte alla relativa vigilanza. Le Sgr svolgono anche attività come la

gestione di portafogli di investimento, consulenza, gestione fondi pensione,…

La società di gestione è investita del potere di decidere tutti gli atti di amministrazione e di

disposizione del patrimonio del fondo, operando con diligenza e trasparenza in modo da ridurre il

rischio di conflitti di interesse anche tra i patrimoni gestiti.

La contabilità della società di gestione e quella del fondo comune sono soggette a revisione

contabile obbligatoria.

I fondi pensione

I fondi pensione sono forme di previdenza collettiva introdotte per erogare ai lavoratori e ai liberi

professionisti trattamenti pensionistici integrativi di quelli corrisposti dal sistema pubblico. La loro

costituzione può essere prevista dagli accordi collettivi di lavoro, da accordi fra lavoratori autonomi

o da enti o imprese.

I fondi pensione sono finanziati con contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori che vi aderiscono.

Con la riforma del 2005, i lavoratori dipendenti possono conferirvi anche il TFR.

Il loro patrimonio è investito in valori mobiliari o altre attività finanziarie.

Le società di investimento a capitale variabile

Le Sicav sono società per azioni che hanno per oggetto esclusivo l’investimento collettivo in

strumenti finanziari del patrimonio raccolto mediante l’offerta al pubblico di proprie azioni.

L’attività svolta coincide con quella dei fondi comuni di investimento aperti (agli investitori sono

offerte azioni della stessa società). Gli investitori, entrando a far parte del patrimonio della società,

contribuiscono all’aumento del capitale sociale. Il disinvestimento è possibile in ogni momento e

avviene con il rimborso delle azioni e la riduzione del capitale (che è appunto variabile).

Il capitale sociale iniziale deve essere di almeno un milione di euro e deve essere interamente

versato dai soci fondatori all’atto della costituzione.

L’aumento del capitale, conseguente all’ingresso di nuovi soci, avviene in via continuativa con

l’emissione di nuove azioni.

Per incentivare l’investimento, le azioni possono essere nominative (ogni azione attribuisce un

voto) o al portatore (un solo voto per ogni socio) a scelta del sottoscrittore.

Essendo la Sicav una società costituita da una massa mutevole di soci scarsamente propensi a

partecipare alle assemblee, sono soppressi i quorum costitutivi dell’assemblea ordinaria (che può

deliberare quale che sia la parte del capitale sociale intervenuto).

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~ ~

Le Sicav non possono investire in beni immobili e diritti reali immobiliari, in crediti e titoli

rappresentativi di crediti.

C) L’offerta al pubblico di prodotti finanziari

Nozione. Disciplina

Costituisce offerta al pubblico di prodotti finanziari ogni comunicazione rivolta a persone che

presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e dei prodotti finanziari offerti così da

mettere un investitore in grado di decidere di acquistare o di sottoscrivere tali prodotti finanziari.

Coloro che intendono effettuare un’offerta al pubblico di strumenti finanziari devono prima

pubblicare un prospetto informativo che deve prima essere approvato dalla Consob. Il prospetto

deve contenere le informazioni necessarie affinché gli investitori possono pervenire ad un fondato

giudizio sull’investimento proposto, sui diritti ad esso connessi e sui relativi rischi.

La Consob è investita di ampi poteri regolamentari al fine di assicurare il corretto svolgimento

dell’offerta. Essa infatti definisce la modalità di svolgimento dell’offerta anche al fine di assicurare

la parità di trattamento dei destinatari. Individua inoltre le norme di correttezza che sono tenuti a

osservare l’offerente, l’emittente e chi colloca i prodotti finanziari, nonché coloro che si trovano in

rapporto di controllo con tali soggetti.

Capitolo trentasettesimo. Mercato mobiliare e

contratti di borsa

Il mercato mobiliare

L’organizzazione e la regolamentazione di un mercato dei valori mobiliari e degli altri strumenti

finanziari risponde al duplice scopo di agevolare (attraverso la tipizzazione e la concentrazione

delle negoziazioni) la conclusione e l’esecuzione dei relativi contratti di compravendita e di

consentire la formazione di prezzi ufficiali significativi degli strumenti finanziari scambiati.

Il più antico e il più importante mercato mobiliare regolamentato italiano è la borsa valori. In essa

vengono negoziati titoli di massa largamente diffusi fra il pubblico (azioni di società, obbligazioni,

…) ammessi alle quotazioni e altri strumenti finanziari collegati a titoli quotati.

L’organizzazione e la gestione dei mercati sono disciplinati da un regolamento deliberato

dall’assemblea ordinaria della società di gestione.

La Consob autorizza l’esercizio dell’attività dei mercati regolamentati; vigila inoltre su quelli

esistenti al fine di assicurare la trasparenza del mercato, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni

e la tutela degli investitori.

I contratti di borsa

I contratti di borsa sono contratti standardizzati che hanno per oggetto il trasferimento della

proprietà di un determinato quantitativo di valori mobiliari (azioni, obbligazioni, quote di fondi

comuni,…) individuati solo nel genere (es. mille azioni Fiat ordinarie), la cui esecuzione

(individuazione e consegna delle azioni, pagamento del prezzo) è differita ad una scadenza

predeterminata.

I contratti di borsa si atteggiano perciò come vendite a termine di azioni. Sono contratti

standardizzati: i tipi di contratti ammessi e i quantitativi minimi negoziabili sono stabiliti dal

regolamento del mercato.

Chi intenda acquistare o vendere titoli acquistati in borsa è tenuto perciò a rivolgersi ad uno degli

intermediari abilitati, conferendogli un apposito incarico scritto di acquisto o di vendita (c.d. ordine

di borsa). A partire dal 1996, la negoziazione dei titoli in borsa è effettuata con un sistema

telematico che collega in un unico mercato nazionale gli operatori autorizzati. I contratti di borsa

sono stipulati direttamente dagli intermediari fra di loro, in nome proprio e per conto dei rispettivi

clienti.

L’insolvenza di mercato di uno dei soggetti ammessi alle negoziazioni è dichiarata dalla Consob e

determina l’immediata liquidazione dei contratti dell’insolvente non ancora scaduti.

88

~ ~

Contratti a contanti e a termine

Secondo le modalità di determinazione del termine di esecuzione (c.d. liquidazione) i contratti di

borsa si distinguono in contratti a contanti e a termine.

La compravendita a contanti deve essere eseguita entro un termine massimo che decorre dalla

conclusione di ciascun contratto (attualmente fissato in tre giorni dal regolamento di borsa); non si

ha comunque lo scambio immediato dei titoli contro il prezzo. La liquidazione per compensazione

dei contratti a contanti avviene con cadenza giornaliera e il relativo servizio di compensazione e

liquidazione determina il saldo a debito o a credito di ciascun intermediario.

Per i titoli quotati in borsa era in passato possibile anche la stipulazione di contratti a termine e di

contratti a premio su singoli titoli azionari. Nei contratti a termine la liquidazione era unica per tutti i

contratti conclusi in un determinato periodo (mese di borsa) e avveniva con cadenza mensile in un

giorno fissato dal calendario di Borsa, con la consegna dei titoli e il pagamento del prezzo del

giorno in cui il contratto era stato concluso. Nella liquidazione dei contratti a premio il compratore o

il venditore a termine si riservava, dietro pagamento di un corrispettivo (premio) il diritto di non

darvi esecuzione.

Nel 2003 è stato istituito il mercato per la negoziazione degli strumenti finanziari derivati (idem). In

tale mercato i tradizionali contratti a termine sono stati sostituiti con i contratti futures (contratto con

il quale le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di attività finanziarie, a

un prezzo prestabilito; quelli a premio dai contratti di opzione. Una delle parti, dietro pagamento di

un premio, acquisisce la facoltà di acquistare o di vendere un certo quantitativo di determinate

attività finanziarie a un prezzo stabilito, entro un termine concordato o alla scadenza dello stesso.

I covered-warrant sono strumenti finanziari dematerializzati ed emessi in serie che incorporano un

contratto di opzione, di acquisto e di vendita avente ad oggetto azioni, altre attività finanziarie,

indici o altre merci.

I certificati sono strumenti finanziari dematerializzati emessi in serie, il cui valore varia in

dipendenza dall’andamento di un’attività assunta come parametro di riferimento.

Il riporto

Il riporto è il contratto con il quale una parte trasferisce in proprietà all’altra parte titoli di credito di

una data specie per un determinato prezzo. Nel contempo questi si obbliga a trasferire al primo, ad

una determinata scadenza, la proprietà di altrettanti titoli della stessa specie, verso rimborso di un

prezzo che può essere aumentato o diminuito nella misura convenuta.

Capitolo trentottesimo. Il contratto di

assicurazione

Contratto ed imprese di assicurazione

L’assicurazione è il contratto con il quale l’assicuratore si obbliga, verso pagamento di un premio, a

rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro

(assicurazione contro i danni); oppure a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento

attinente alla vita umana (assicurazione sulla vita).

L’assicuratore opera secondo specifiche regole tecniche, basate sul calcolo delle probabilità, che

gli consentono di neutralizzare i rischi assunti con i singoli contratti.

È un contratto puramente aleatorio se si considera il verificarsi di un singolo evento. Quando

invece un soggetto assume professionalmente una gran massa di rischi omogenei (furto, incendio,

morte,…) occorre applicare la statistica dei grandi numeri per determinare la probabilità media del

verificarsi di un determinato evento.

L’assicuratore è perciò in grado di stabilire qual è il rischio medio e su tale rischio può basarsi per

determinare il corrispettivo premio dovutogli dal singolo assicurato. L’insieme dei premi incassati

per ciascuna classe di rischi consente di formare un fondo patrimoniale sufficiente a risarcire gli

assicurati.

Il contratto di assicurazione consente la neutralizzazione del rischio per entrambi i contraenti,

attraverso l'inserimento del singolo rischio in una massa di rischi omogenei.

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~ ~

L’attività assicurativa può essere esercitata solo da s.p.a., società cooperative per azioni e società

di mutua assicurazione. L’inizio dell’attività è subordinato all’autorizzazione dell’Isvap (istituto che

svolge attività di vigilanza sulle imprese di assicurazione).

Per salvaguardare gli assicurati dal rischio di insolvenza è prescritta la costituzione, con i premi

raccolti, di speciali fondi (riserve tecniche) per far fronte agli impegni futuri.

I tipi di assicurazione

L’assicurazione contro i danni è dominata dal principio indennitario. L’indennizzo dovuto

dall’assicuratore non può superare il danno sofferto dall’assicurato.

L’assicurazione sulla vita è sottratta all’applicazione del principio indennitario: il capitale o la

rendita assicurata possono essere liberamente determinati dalla parti e sono in ogni caso dovuti

dall’assicuratore al verificarsi dell’evento previsto.

La disciplina generale: il rischio e il premio

Il rischio è la possibilità che si verifichi un determinato evento futuro ed incerto. Il rischio dedotto in

contratto deve in ogni caso esistere oggettivamente.

Il contratto di assicurazione è nullo se il rischio non è mai esistito o è cessato di esistere prima

della conclusione del contratto.

Si vi è stato dolo o anche solo colpa grave da parte dell’assicurato, l’assicuratore può chiedere

l’annullamento del contratto.

Il premio è il corrispettivo dovuto all’assicuratore. È costituito dal premio puro (calcolato secondo

criteri matematici) e dal compenso aggiuntivo dovuto all’assicuratore per il servizio reso. Deve

essere pagato anticipatamente.

Il contraente può agire in veste di rappresentante dell’assicurato (in suo nome e per suo conto);

tutti gli effetti del contratto si producono direttamente in testa all’assicurato.

Quando il contratto è stipulato da un rappresentante senza poteri, l’interessato può ratificare il

contratto anche dopo la scadenza o il verificarsi del sinistro, fruendo ugualmente della copertura

assicurativa. Il rappresentante senza poteri è tenuto personalmente a pagare i premi e ad

osservare gli altri obblighi derivanti dal contratto fin quando l’interessato non abbia ratificato il

contratto o non abbia rifiutato la ratifica.

Il contratto di assicurazione è un contratto consensuale ma deve essere provato per iscritto

(l’assicuratore rilascia la polizza).

L’assicurazione contro i danni

L’assicurazione contro i danni copre i rischi cui sono esposti determinati beni o diritti dell’assicurato

(assicurazione di cose); può coprire anche il rischio cui è esposto l’intero patrimonio (assicurazione

di patrimoni).

Secondo il principio indennitario, può assicurarsi solo chi ha un interesse economico esposto al

rischio dedotto in contratto.

L’assicuratore è tenuto a risarcire soltanto il danno effettivamente subito dall’assicurato in

conseguenza del sinistro (costituito dalla sola perdita subita e non anche dal mancato guadagno).

L’indennizzo non può superare il valore che le cose danneggiate hanno al tempo del sinistro.

Nell’ipotesi che la cosa assicurata abbia al momento del sinistro un valore superiore a quello

dichiarato nel contratto, i danni eccedenti la somma assicurata restano a carico dell’assicurato

mentre l’assicuratore dovrà risarcire la parte proporzionale del rischio coperto (es. una cosa che

vale 200 è assicurata per 100; se subisce un danno di 50, l’assicuratore corrisponderà 25).

È obbligo dell’assicurato dare un pronto avviso all’assicuratore del sinistro; deve inoltre fare quanto

gli è possibile per evitare o diminuire il danno. L’inosservanza dolosa di questi obblighi comporta la

perdita del diritto di indennità.

Se sono state stipulate più assicurazioni per la copertura dello stesso rischio, l’assicurato deve

rendere noti a ciascun assicuratore i contratti stipulati con gli altri e chiedere a ciascuno l’indennità

dovuta secondo i rispettivi contratti, ma la somma complessiva riscossa non può superare l’entità

del danno.

Diversa dalla pluralità di assicurazioni è la coassicurazione; si ha quando più assicuratori

assumono ciascuno una quota del rischio dell’assicurato.

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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Commerciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’imprenditore, il sistema legislativo, la nozione generale di imprenditore, attività produttiva, impresa e lavoro autonomo, economicità dell’attività e scopo di lucro.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Fortunato Sabino.

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