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notificazione del trasferimento del credito allo stesso. Tale notifica ha duplice funzione, non

libera il ceduto che paga al cedente e risolve il conflitto tra più aventi causa di uno stesso autore (in

caso che il credito viene ceduto a più cessionari prevale chi ha trascritto per primo).

In altri termini, il debitore deve sapere con certezza a chi pagare per liberarsi dal debito: infatti, se

egli effettua il pagamento al creditore originario dopo che gli è stata notificata la cessione, la legge

non lo ritiene liberato dal debito e, di conseguenza, sarà costretto a pagare nuovamente al creditore

cessionario.

Infine, nell'ipotesi di contratto di cessione del credito a titolo oneroso, il creditore che trasferisce il

proprio credito deve garantirne l'esistenza; non è, per contro, tenuto a garantire l'adempimento del

debitore, salvo che lo decida (cessione pro solvendo).

Qual è la causa del negozio di cessione del credito?

Per Cicala la causa del negozio di cessione del credito è la causa di un comune contratto traslativo a

titolo oneroso o gratuito quindi avremmo vendita, permuta o donazione come cause della

cessione: non è una quarta tipologia. La causa è tipica e la specificità dell’oggetto ha necessitato

che il legislatore prevedesse una disciplina specifica agli art.1260 e seguenti. Quindi si applica la

disciplina a seconda della causa più quella ex.1260 e seguenti.

Ma sulla causa della cessione del credito la dottrina ha avanzato varie ipotesi:

1. La Dottrina germanica: sostiene l’astrattezza della cessione del credito, che si conforma

all’astrattezza del negozio traslativo del diritto reale.

2. La Dottrina Italiana: sostiene, ormai quasi concordemente, la causalità della cessione del

credito.

Vi sono stati tuttavia due tentativi in senso contrario:

l’uno, riconoscendo in generale la natura causale e l’efficacia reale obbligatoria dei negozi

traslativi, ravvisa nell’astrattezza della cessione un’eccezione alla regola dominante della causalità

dei negozi. Tale dottrina parte dal presupposto dell’efficacia reale-obbligatoria dei contratti

traslativi, come Cicala, ma afferma che la cessione del credito è acausale in quanto è un negozio

astratto mentre per Cicala è causale. Secondo la dottrina italiana prevalente, dunque, non è possibile

distinguere in seno al contratto traslativo (vendita, permuta) un atto traslativo autonomo ed un

sottostante negozio obbligatorio causale, per il nostro diritto l’atto traslativo autonomo, astratto,

cioè separato dallo schema causale del negozio sottostante (per es. compravendita che sarebbe

munita perciò dei soli effetti obbligatori) non esiste, perché l’efficacia traslativa è invece collegata

agli stessi contratti causali di compravendita, permuta ecc., è pertanto pacifico che il nostro

ordinamento ha accolto il cd principio dell’efficacia reale-obbligatoria dei contratti traslativi.

L’altro tentavivo che c’è stato in dottrina nega l’efficacia reale obbligatoria dei contratti traslativi,

sostenendovi che vi sarebbe un negozio traslativo ed un negozio obbligatorio: nel caso della

cessione del credito esso sarebbe il negozio traslativo “astratto”, mentre la causa risiede nel negozio

obbligatorio. Questa dottrina si rifà a quella tedesca secondo la quale i contratti atti a trasferire un

diritto non realizzano subito il trasferimento. Nel nostro ordinamento la compravendita è un

contratto con efficacia reale obbligatoria, cioè essa trasferisce il diritto con il consenso

legittimamente manifestato e non con la datio rei come nei contratti reali, e poi fa sorgere obblighi

in capo alle parti. Per il diritto tedesco invece la compravendita è un contratto obbligatorio che fa

sorgere l’obbligo per le parti di addivenire alla stipulazione di un nuovo atto, detto Rapporto

Fondamentale, che ha la funzione di realizzare il trasferimento del diritto. Il rapporto fondamentale

è un atto astratto, privo di causa, per questo la dottrina tedesca attribuisce le caratteristiche del

rapporto fondamentale alla cessione del credito. Tale dottrina va respinta perchè nel nostro

ordinamento non esistono negozi traslativi astratti. Si è quindi accolto il cd. Principio dell’efficacia

reale obbligatoria dei contratti traslativi. Resta quindi confermata la tesi di Cicala secondo cui la

cessione del credito è un comune contratto traslativo come vendita, permuta e donazione. Ciò trova

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conferma dal richiamo della causa nell’art. 1260, che fa riferimento alla causa onerosa, vendita e

permuta, e gratuita, donazione, nonché dalle definizioni legislative dei più importanti contratti

traslativi, cioè della donazione, della vendita, della permuta, le quali in quanto menzionano in

generale la disposizione di un diritto o il trasferimento della proprietà di una cosa o di un altro

diritto o il reciproco trasferimento della proprietà di cose o di altri diritti fanno riferimento anche al

diritto di credito.

Inoltre, non solo deve respingersi la tesi dell’astrattezza o acausalità della cessione del credito, ma

deve anche negarsi che la cessione sia un tipo contrattuale a sé stante. La cessione del credito va

identificata negli stessi contratti traslativi, che sono appunto contratti traslativi dei diritti reali e dei

diritti di credito.

Altra tesi che si deve respingere è quella di PANUCCIO che ha formulato la teoria della causa

generica, secondo la quale ricorrerebbe la causa generica quando “un interesse che per sé preso non

è idoneo a dare un contenuto sufficiente al contratto ed è in grado di formare soltanto parte di uno

schema contrattuale, perciò deve essere integrato in uno schema più ampio, può in concreto

assumere agli occhi del legislatore un rilevante grado di autonomia di fronte ali altri interessi del

sistema” così da meritare una disciplina giuridica autonoma. Questo interesse sarebbe l’interesse al

trasferimento del credito. Pertanto nel nostro diritto l’interesse al trasferimento del credito diventa

“causa generica del negozio di cessione”. La causa della cessione è il complessivo sistema di

interessi che determina le due parti, cedente e cessionario, al trasferimento del lato attivo di un

rapporto obbligatorio, a titolo oneroso o gratuito. In questo sistema si distinguono due interessi:

l’interesse generico costante al trasferimento del credito e l’interesse specifico variabile ad

un’attribuzione patrimoniale onerosa o gratuita (causa specifica, interesse a vendere, permutare,

donare).

Secondo Cicala la tesi di Panuccio è fuori dalla realtà perché è impossibile configurare un astratto

interesse al trasferimento del credito, che prescinda cioè dal fine di liberalità o di lucro, perché

l’interesse del cedente non è generico ma sempre specifico cioè egli ha l’interesse a vendere,

permutare, donare.

Ci si chiede se la cessione del credito ha una causa autonoma. La cessione del credito non si

configura come figura contrattuale autonoma. Vediamo perché. Parte della dottrina configura la

cessione del credito come uno schema negoziale incompleto, che va integrato con un titolo oneroso

o gratuito. Così, mentre nella vendita la causa sarebbe la sola vendita, nella cessione del credito,

invece, la causa sarebbe la cessione più titolo cioè va escluso che sia un tipo contrattuale a sé stante.

Questa tesi che configura la cessione del credito come contratto con causa generica costante e causa

specifica variabile è contestata dal Cicala secondo il quale un astratto interesse al trasferimento del

credito, che prescinde dal fine di liberalità o di lucro, è fuori dalla realtà. Va escluso perciò

l’autonomia negoziale della cessione, cioè va escluso che sia un tipo contrattuale a sé stante, poiché

la cessione si identifica negli stessi contratti traslativi, idonei a trasferire tanto i diritti reali quanto i

diritti di credito.

Nel nostro ordinamento i negozi traslativi sono sempre causali (donazione, vendita, permuta).

Analizzate le conclusioni alle quali è pervenuta la dottrina italiana, va detto che nella letteratura in

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tema di vendita, art. 1470 , e di permuta, art. 1552 , tali concetti non trovano pieno riscontro, cosa

che per Cicala è inspiegabile o quanto meno non giustificabile.

D’altronde se si analizzano le formulazioni di un’altra dottrina, quella di RUBINO, riguardo ai due

istituti, vendita e permuta, si avrà che:

3 Art. 1470 Nozione La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il

trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo

4 Art. 1552 Nozione La permuta è il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di

altri diritti, da un contraente all'altro. 4

- caratteristica della compravendita è la presenza di due prestazioni, di cui una ha per oggetto

un bene assunto per la sua utilità materiale, ad es. una merce, mentre l’altra ha ad oggetto un

bene nella particolare funzione di misura dei valori economici, cioè il prezzo.

- Perciò la compravendita si distingue dalla permuta, che è lo scambio di due beni in natura,

ossia entrambi nella loro unità materiale, essendo comunque presente ma in secondo piano,

il valore economico di tali beni.

Secondo Cicala queste definizioni sono troppo restrittive per potervi ricomprendere anche la

cessione di un credito ad una somma di denaro: qui infatti, manca il bene assunto nella sua utilità,

ma vi è esclusivamente lo strumento tipico con cui si misura il valore economico delle cose. Al

contrario vi potrebbe rientrare l’ipotesi in cui vi sia una cessione del credito ad una somma di

denaro come corrispettivo di un acquisto di un diritto reale o di credito: in questo caso si sarebbe

alla presenza di una vendita, in cui la somma di denaro assume il ruolo del prezzo. In questa ipotesi,

il compratore è anche, per l’attribuzione che fa al venditore, cedente e quindi, in quanto appunto

cede un credito, ha anche obblighi di venditore, ma non perciò è permutante. Dunque la tesi di

Rubino non tiene conto del fatto che vendita e permuta possono avere ad oggetto non solo un

credito non pecuniario ma anche un credito pecuniario. Essa definisce vendita il trasferimento di un

bene assunto per la sua utilità diretta dietro corrispettivo di un prezzo e permuta lo scambio di due

beni assunti entrambi per la loro utilità diretta. Ma il denaro è un bene strumentale, un bene assunto

per la sua utilità indiretta, quindi non può essere oggetto di questi contratti. Per cicala per

qualificare la vendita e la permuta non bisogna guardare al bene che può essere oggetto di questi

contratti. Essi infatti possono avere ad oggetto sia un bene assunto per la sua utilità diretta che un

bene assunto per la sua utilità indiretta. Il discrimen tra vendita e permuta consiste nel prezzo che è

presente nella vendita e manca nella permuta. Es. Se io trasferisco ad un soggetto un appartamento e ricevo in

cambio un credito pecuniario abbiamo una vendita perché il credito pecuniario in tal caso vale come prezzo

dell’appartamento. Se io trasferisco ad un soggetto un appartamento e ricevo in cambio il credito di un quadro di valore

abbiamo una permuta perché il credito in tal caso non vale come prezzo dell’appartamento. Se io trasferisco ad un

soggetto un credito pecuniario e rcevo in cambio un altro credito pecuniario abbiamo una permuta perché in tal caso

non abbiamo un venditore e un compratore ma due soggetti permutanti.

Tuttavia per Cicala le disarmonie analizzate tra le formulazioni in letteratura sulla vendita possono

trovare spiegazione ma non giustificazione in due motivi:

- la negazione della cessione del credito come contratto autonomo, e la conseguente

tipicizzazione nelle forme contrattuali della vendita, permuta ecc. è relativamente recente.

- Nelle trattazioni sulla vendita è esaminata quasi sempre l’ipotesi di cessione di un diritto

reale, quasi sempre la proprietà.

- Inoltre è da notare che la configurazione della cessione del credito come vendita ha

consentito di costruire lo sconto bancario di crediti come sotto tipo della vendita.

Analizziamo lo SCONTO BANCARIO: 5

Lo sconto bancario è regolato dagli articoli 1858 e seguenti del codice civile: esso è il contratto con

il quale un istituto di credito anticipa a un proprio cliente l'importo di un credito che egli ha verso

terzi e che cede all'istituto. In pratica si realizza una cessione "credito contro corrispettivo". La

ragione di questo tipo di operazione è da ricercare nel bisogno di un privato, solitamente un

imprenditore, di ottenere in maniera celere e sicura la disponibilità di una somma di denaro da

destinarsi alla sua attività. L'imprenditore in questione, invece di chiedere un prestito o un

finanziamento, può decidere di cedere alla propria banca un credito che vanta verso un cliente,

riscattandone immediatamente il valore nominale

5 Dello sconto bancario. Art. 1858. Nozione. Lo sconto è il contratto col quale la banca, previa deduzione

dell'interesse, anticipa al cliente l'importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la cessione, salvo buon

fine, del credito stesso. 5


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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