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Appunti di Diritto commerciale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il contratto di società, l'evoluzione del diritto commerciale, l'imprenditore, l'art. 2086 Direzione e gerarchia nell'impresa, l'art. 2195 Imprenditori soggetti a registrazione.

Esame di Diritto commerciale docente Prof. M. Arato

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ambito operativo. Prima della riforma, la violazione di questo articolo comportava la nullità dell’acquisto,

oggi è valido, ma c’è la responsabilità dei soggetti che hanno posto in essere l’affare.

Responsabilità per le obbligazioni sociali

Chi è responsabile nel periodo tra la costituzione della società e l’inizio dell’attività (iscrizione nel registro)?

2331. (Effetti dell’iscrizione). Con l’iscrizione nel registro la società acquista la personalità giuridica.

Per le operazioni compiute in nome della società prima dell’iscrizione sono illimitatamente e solidalmente

responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. Sono altresì solidalmente e illimitatamente responsabili il

socio unico fondatore e quelli tra i soci che nell’atto costitutivo o con atto separato hanno deciso,

autorizzato o consentito il compimento dell’operazione.

Qualora successivamente all’iscrizione la società abbia approvato un’operazione prevista dal precedente

comma, è responsabile anche la società ed essa è tenuta a rilevare coloro che hanno agito.

Le somme depositate a norma del secondo comma dell’articolo 2342 non possono essere consegnate agli

amministratori se non provano l’avvenuta iscrizione della società nel registro. Se entro novanta giorni dalla

stipulazione dell’atto costitutivo o dal rilascio delle autorizzazioni previste dal numero 3) dell’articolo 2329

l’iscrizione non ha avuto luogo, esse sono restituite ai sottoscrittori e l’atto costitutivo perde efficacia.

Prima dell’iscrizione nel registro è vietata l’emissione delle azioni ed esse, salvo l’offerta pubblica di

sottoscrizione ai sensi dell’articolo 2333, non possono costituire oggetto di una sollecitazione

all’investimento.

Se le operazioni erano necessarie per la costituzione è responsabile anche la società (una volta costituita), e,

se non erano necessarie, la società può comunque accollarsi tale responsabilità.

È vietata l’emissione di azioni prima che la società sia iscritta.

Lezione 4: Il capitale sociale

Il termine azione non è definito in alcuna legge, ma troviamo un riferimento all’articolo 2346 e ss. Citiamo

almeno l’art. 2346, già aggiornato alla nuova riforma:

2346. (Emissione delle azioni). La partecipazione sociale è rappresentata da azioni; salvo diversa

disposizione di leggi speciali lo statuto può escludere l’emissione dei relativi titoli o prevedere

l’utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.

Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale

sociale; tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società.

In mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si

applicano con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e

per un valore non superiore a quello del suo conferimento. L’atto costitutivo può prevedere una diversa

assegnazione delle azioni.

In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all’ammontare globale del

capitale sociale.

Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o

servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il

voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di

emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa,

la legge di circolazione. La dottrina ha delineato 3 accezioni:

1. Frazione del capitale sociale

2. Complesso di diritti e doveri che sottende alla posizione di socio

3. Documento che materialmente incorpora la partecipazione sociale

Per quanto riguarda il primo punto il capitale viene diviso seguendo un criterio astratto-matematico:

Capitale sociale / valore nominale = numero di azioni

Alle azioni possono essere riferiti diversi valori:

 Valore nominale: coincide con gli altri valori solo al momento genetico, infatti con la gestione il

capitale sociale cambia (es: utili), senza comportare un cambiamento del valore nominale. Il valore

nominale può essere modificato soltanto durante un’assemblea straordinaria dei soci.

Con la riforma del 2003 si possono emettere azioni seguendo i metodi previsti dalla nuova

formulazione dell’articolo 2346 ai commi 2 e 3.

I. Valore nominale

II. Numero delle azioni emesse rispetto al capitale sociale, questo tipo di azioni non hanno valore

nominale e sono state introdotte per facilitarne nella pratica il funzionamento. Nelle società

12 quotate l’erosione del capitale porta a riduzioni obbligatorie del capitale sociale, se le azioni

sono prive di valore nominale non è necessario convocare l’assemblea straordinaria per

effettuare la modifica di tale valore. Con questo metodo il “peso” del socio nella società è

calcolato valutando il rapporto tra numero delle azioni totali e numero delle azioni possedute.

 Valore di mercato

Per quanto riguarda la seconda definizione, è necessario fare una distinzione tra i diversi diritti e doveri tipici

dello status socii.

Tipi di diritti:

 Amministrativi (es: diritto di voto)

 Patrimoniali (es: diritto agli utili)

 Patrimoniali – Amministrativi (diritto di opzione)

È necessario, inoltre, considerare che le azioni sono standardizzate ma divisibili in varie categorie (risparmio,

ordinarie).

Per meglio comprendere il terzo punto è necessario fare un cenno storico: le azioni erano certificati azionari,

dove era presente il nome della società, il numero azioni che rappresentava quel certificato ed altri elementi.

L’azione è un titolo di credito con la particolarità della causalità (è influenzato dal rapporto che lo ha creato).

A differenza dell’azione, la cambiale è un titolo di credito astratto, ad ogni passaggio tra soggetti è come se

risorgesse, ed ha il requisito della letteralità (il diritto corrisponde a quello scritto a livello cartolare).

L’azione è un titolo di credito causale, il rapporto che lo ha creato lo influenza, ciò è necessario per la tutela

del capitale sociale, infatti l’azione cede rispetto alla situazione del capitale sociale, per questo è altresì

definita come un documento a letteralità incompleta o per relazione.

Per conoscere il valore dell’azione non è sufficiente leggerlo sul titolo, deve essere ricercato nel libro sociale

della società, prevale la situazione reale sulla nominale.

Le azioni fino al 1998 erano in forma cartacea, ma con l’evoluzione dei sistemi informatici, si è passati alla

dematerializzazione obbligatoria, il passaggio di questi titoli è presente solo a livello contabile.

Per le società non quotate continuano a circolare le azioni cartacee.

Caratteristiche tipiche delle azioni

- Art. 2347 Indivisibilità delle azioni (“immutato” con la riforma)

Le azioni sono indivisibili. Nel caso di comproprietà di un'azione, i diritti dei comproprietari devono essere

esercitati da un rappresentante comune.

Se il rappresentante comune non è stato nominato, le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società a

uno dei comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti.

I comproprietari dell'azione rispondono solidalmente delle obbligazioni da essa derivanti.

In via interpretativa da questo articolo si è dedotta l’inscindibilità, il fascio di diritti deve essere in capo ad un

unico soggetto. L’autonomia delle azioni rende il titolare “più volte socio”.

Caso del voto divergente: nel caso in cui un soggetto sia possessore di 10 azioni, può decidere di votare con

9 azioni e di astenersi con una quota. Vi sono altri casi particolari: le società fiduciarie spesso posseggono

azioni di più soggetti e ricevono dai diversi possessori decisioni di voto divergenti, questo porta la società a

votare in modo diverso. La normativa che regola questi casi prevede la legittimità del voto divergente ad

esclusione dei casi in cui tale voto abbia il solo scopo di violare la correttezza e la buona fede (non posso

dividere il mio pacchetto azionario in modo da votare a favore, contro, astenermi ed essere assente con lo

scopo di usufruire dei diversi status).

- Nelle azioni deve essere presente: Art. 2354 Contenuto delle azioni (sostanzialmente immutato)

2354. (Titoli azionari). I titoli possono essere nominativi o al portatore, a scelta del socio, se lo statuto o le

leggi speciali non stabiliscano diversamente.

Finché le azioni non siano interamente liberate, non possono essere emessi titoli al portatore.

I titoli azionari devono indicare:

1) la denominazione e la sede della società;

2) la data dell’atto costitutivo e della sua iscrizione e l’ufficio del registro delle imprese dove la società è

iscritta;

3) il loro valore nominale o, se si tratta di azioni senza valore nominale, il numero complessivo delle azioni

emesse, nonché l’ammontare del capitale sociale;

4) l’ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate;

5) i diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti.

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I titoli azionari devono essere sottoscritti da uno degli amministratori. è valida la sottoscrizione mediante

riproduzione meccanica della firma.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche ai certificati provvisori che si distribuiscono ai soci

prima dell’emissione dei titoli definitivi.

Sono salve le disposizioni delle leggi speciali in tema di strumenti finanziari negoziati o destinati alla

negoziazione nei mercati regolamentati.

Lo statuto può assoggettare le azioni alla disciplina prevista dalle leggi speciali di cui al precedente comma.

Se manca un elemento? Il certificato sarà irregolare ed il socio avrà diritto all’emissione di un certificato

regolare. Accenniamo ad altre particolarità delle azioni:

- Una s.p.a. può non emettere azioni, i soci saranno ricercati all’interno dell’atto costitutivo

- Raggruppamento: se l’azione assume un valore troppo basso es: 0,01€ si possono emettere certificati

azionari che raggruppano più azioni. Possono sorgere dei problemi, se le azioni vengono raggruppate ad

esempio ogni 10 (a chi possedeva 10 azioni “vecchie”, viene rilasciata una “nuova” azione), chi possedeva 8

azioni perde la qualifica di socio? No, questa procedura può avvenire solo se non è contraria a buona fede.

- Frazionamento: ad esempio nel 2000 i titoli tecnologici hanno assunto valore di mercato molto alto,

diventava difficile per le famiglie acquistare anche una sola azione, per questo ogni azione venne frazionata.

- Nominatività: Nei titoli nominativi il nome deve risultare sia sul titolo sia sul libro dei soci.

Le azioni possono essere nominative o al portatore, questo è stato confermato dalla riforma del 2003 e ciò

non ha risolto problemi precedenti, dovuti ad una legge fiscale che imponeva azioni solo nominative ad

esclusione dei casi di azioni di risparmio e SICAV.

Su tale argomento esistono due teorie:

Teoria minoritaria: la riforma del 2003 è successiva perciò prevale (azioni sia nominative sia al portatore).

Teoria maggioritaria: una legge speciale può essere derogata solo da una legge speciale successiva (solo

nominative). Lezione 5: Le azioni

Fino al 31/12/2003 c’era proporzionalità tra i conferimenti nella società e le azioni che si ricevevano in

cambio. Facciamo riferimento al già citato Art. 2346 Emissione delle azioni:

Le azioni non possono emettersi per somma inferiore al loro valore nominale. Il nuovo art., molto ampliato,

(al comma 5) specifica, inoltre, che in nessun caso, il valore dei conferimenti può essere complessivamente

inferiore all’ammontare globale del capitale sociale . Questo significa che è possibile scegliere la

distribuzione delle azioni (es.: un socio conferisce 1 su un capitale di 10 ed ha il 90% delle azioni; l’altro

socio dovrà avere il 10% con un conferimento di 9: l’importante è che il totale faccia 10, per tutelare i terzi).

Dal punto di vista pratico, questo porterà ad utilizzare meno le tecniche di sovrapprezzo ed una scissione tra

conferimenti e controllo. Il trasferimento delle azioni

Premettiamo che le azioni sono titoli di credito che circolano secondo una propria disciplina, esistono 2 tipi

di credito:

1. titoli al portatore: si trasferisce mediante consegna (c.d. “brevi mano”) e non esiste nessuna

particolare formalità.

2. titoli nominativi : la legge è più complessa. La circolazione è regolata dal regio decreto 1148 del

1941, regolamentato dal 239/1942, modificato con l’art. 4 della legge 1745 del ’62, per arrivare

all’art 2355 dell’attuale riforma. Principalmente questi articoli si rifanno alla legge della circolazione

dei titoli nominativi, caratterizzati dalla presenza del nome del titolare (presente sul certificato

azionario e sul registro, c.d. libro soci, a cura dell’emittente).

Le azioni sono sempre nominative (a parte un paio di casi). A seconda del tipo di credito cambia la legge di

circolazione. Nel libro soci è descritta la composizione del capitale sociale, con le generalità dei soci. Se c’è

il trasferimento di un titolo nominativo è, quindi, necessaria una doppia trascrizione. Esistono 2 metodi:

1. si può utilizzare, ma è di fatto scarsamente utilizzato, il “transfert”: l’acquirente ed il venditore del

titolo stipulano un contratto di compravendita, dopo di che uno dei due si rivolge agli amministratori

e chiede di annotare il trasferimento. Essi dovranno cambiare l’intestazione distruggendo il vecchio

titolo ed emettendone uno nuovo, oppure specificando sul titolo il trasferimento. Poi

l’amministratore annoterà il tutto nel libro dei soci. Il problema è che tutte queste operazioni

prendono un buon lasso di tempo.

2. il secondo modo di trasferire le partecipazioni è la “girata”: è più sbrigativo e perciò più usato. Come

funziona materialmente? Dietro il certificato azionario ci sono tante “caselline”, bianche o proprio

14 con la scritta “spazio per le girate”. È sufficiente specificare in tali caselle il trasferimento. La girata

deve però essere autenticata da un notaio, da una banca, da un agente di cambio o da una SIM

(società di intermediazione mobiliare). Non può esserci una girata in bianco: deve essere sempre

presente il nome del giratario: se si potesse fare altrimenti, il titolo diventerebbe “al portatore”. Oltre

al nome del giratario è necessaria anche la sua firma, se l’azione non è interamente liberata (= non

sono stati versati tutti i decimi). Ovviamente, sarà necessaria sempre anche la firma del girante.

Cosa rende diversi questi due metodi? Nella girata, l’iscrizione nel libro soci è solamente eventuale

(possibile ma non obbligatoria). Chi possiede un titolo può iscriversi al libro soci solo se è intenzionato a

partecipare alla vita sociale, altrimenti la girata non richiede la doppia trascrizione.

Per capire come funziona ripartiamo dal codice del ’42, dove il giratario aveva soltanto 2 diritti:

1. girare l’azione

2. se aveva ottenuto il titolo mediante una serie continua di girate, chiedere di iscriversi al libro soci.

Una volta iscritto al libro soci poteva esercitare pienamente tutti diritti sociali (status socii).

Per “serie continua di girate” si intende che “non c’è un salto”, a dimostrazione del fatto che il titolo non sia

stato rubato. Questa normativa è tutt’oggi valida, sebbene di nessuna utilità pratica, perché l’art. 4 della legge

del ’62 ha introdotto quest’innovazione: “chi è possessore del titolo mediante serie continua di girate ha

anche il diritto, se deposita le azioni presso la società, di votare e di ritirare gli utili”. Per gli altri diritti

sociali era necessario iscriversi. Con la riforma del 2003, si è chiuso il cerchio, nel senso della prevalenza del

possessore del titolo mediante una serie continua di girate, che può votare, ritirare gli utili, nonché “esercitare

tutti i diritti sociali” (gode del pieno status socii).

È ancora possibile farsi iscrivere nel libro soci, ma non ha grande utilità pratica: tutti i diritti possono essere

esercitati anche solo depositando il titolo presso la società. Nel momento in cui si deposita il titolo è

comunque dovere degli amministratori annotare le generalità del socio nel libro soci.

Facciamo un esempio riguardo alla cessione di immobili: è possibile cedere un immobile direttamente. Se si

scopre che c’è una crepa che va dalle fondamenta fino al tetto è possibile rifarsi alle garanzie del diritto

comune. Il problema sorge se si cede il 100% delle partecipazioni di una società che detiene quell’immobile.

La Cassazione sostiene che “quando si cedono partecipazioni sociali, quello che si garantisce è il

trasferimento di tutti i diritti e doveri propri dello status socii”, quindi non è garantito che i beni della società

abbiano determinate caratteristiche, a meno che questo fatto non sia oggetto di specifica garanzia.

I vincoli alla trasferibilità delle azioni

Le azioni di una società sono, in linea di principio, liberamente trasferibili. Possono, però, sussistere vincoli:

 legali: sono inderogabili in quanto dettati da norme di legge.

o Es.: fino a quando l’iter della certificazione dei valori dei beni conferiti non è completata, le

azioni non possono essere trasferite.

o Altro esempio: le azioni con prestazioni accessorie: azioni che vincolano il possessore (quali

il dovere di prestare la propria attività lavorativa presso la società). Questo tipo di azioni

possono essere trasferite solo con il consenso degli amministratori (che valuteranno che il

nuovo acquirente possa lavorare).

 Parasociali : ne riparleremo nelle prossime lezioni. Con il patto parasociale il socio si vincola, con un

contratto esterno rispetto al contratto sociale, ad esercitare uno o più dei diritti scaturenti dalla sua

posizione di socio.

o Es.: il tipico patto parasociale è l’accordo esterno con cui ci si impegna a votare in

assemblea in un determinato modo o a non cedere le proprie azioni per un certo periodo.

o La particolarità di questo tipo di accordi è che hanno efficacia obbligatoria e non reale: il

vincolo vige solo tra le parti e non è opponibile ai terzi (tra i quali è compresa la società

stessa). La violazione del patto parasociale vincola al risarcimento dei danni da parte di chi

lo viola, ma gli atti contrari a questo patto sono comunque efficaci.

 Statutari: l’efficacia non è obbligatoria, ma reale (non c’entra con “i diritti reali che avevamo

studiato in diritto privato”: significa soltanto che non è aggirabile) ed è, quindi, vincolante nei

confronti di tutti. Le regole dei patti sociali

Erano e sono pienamente lecite le c.d. “clausole di prelazione”. Con la prelazione “propria” il socio si

impegna, nel momento in cui vende le azioni, a preferire gli altri soci rispetto a terzi, a parità di condizioni.

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Questo tipo di accordi è perfettamente lecito, perché non imprigiona il socio nella società. I problemi

sorgono sui patti di non alienabilità (lo statuto non può contenere l’obbligo di non vendere le azioni,

nemmeno per un periodo limitato), così come è vietato il c.d. “patto di mero gradimento”.

Intanto vediamo cosa è il patto di gradimento: le azioni possono essere alienate solo ad un soggetto con

determinate caratteristiche. Il patto è valido purché riporti un requisito oggettivo e purché esistano requisiti

possibili (non si può dire: “è trasferibile solo a persone più alte di 8 metri”).

Non sono, invece, validi i patti di mero gradimento. Il classico esempio è quello che lega l’entrata o meno

del socio ad un “placet” (giudizio insindacabile ed immotivato) da parte di un organo sociale (normalmente

l’organo amministrativo).

Pur essendo vietate dalla legge, in merito alle clausole di mero gradimento, la Cassazione ha specificato che

esse sono lecite, se gli amministratori, negando l’entrata di un socio, trovano, in alternativa, un altro nuovo

socio: la ratio di quest’orientamento è quella di non legare a vita il socio nella società. La riforma si è mossa

esattamente su questa linea (art. 2355 BIS).

La sottoscrizione di azioni proprie

L’ art. 2357 quater prevede che “

In nessun caso (oggi modificato con: “Salvo quanto previsto dall’articolo

2357-ter, comma secondo la società può sottoscrivere azioni proprie. ” poiché, se è la società a sottoscrivere

)

le azioni, essa acquista la posizione di creditore e di debitore assieme e, come sappiamo dal diritto privato,

tali posizioni si annullerebbero. Tuttavia l’articolo continua, specificando che la sottoscrizione è valida se

imputata ai soggetti che materialmente hanno compiuto la sottoscrizione e non alla società.

La società può acquistare le sue stesse azioni? Sì ma con dei limiti, perché si rischia di creare del capitale di

carta inesistente. Vediamo l’Art. 2357 Acquisto delle proprie azioni (immutato)

La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve

disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni

interamente liberate.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il

numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale

l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate a norma dei commi precedenti può eccedere la

decima parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle azioni possedute da società

controllate.

Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da

determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio

al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l'assemblea non provveda, gli

amministratori e i sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il

procedimento previsto dall'art. 2446, 2° comma.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o

per interposta persona. Art. 2358 Altre operazioni sulle proprie azioni (immutato)

La società non può accordare prestiti, né fornire garanzie, per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni

proprie.

La società non può, neppure per tramite di società fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni

proprie in garanzia.

Le disposizioni dei due commi precedenti non si applicano alle operazioni effettuate per favorire l'acquisto

di azioni da parte di dipendenti della società o di quelli di società controllanti o controllate. In questi casi

tuttavia le somme impiegate e le garanzie prestate debbono essere contenute nei limiti degli utili distribuibili

regolarmente accertati e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato.

Quest’articolo è importante perché tocca un meccanismo di acquisizione delle società che si chiama

“leveraged buy-out”: il modello di acquisizione delle società più utilizzato. Detto brutalmente, si compra una

società con i soldi della stessa società.

Esempio numerico: si costituisce una società A, con capitale prestato dalle banche di 100. La società A poi si

fonde con la società B che ha un attivo di 100.

Queste operazioni sono state dichiarate lecite, purché gli amministratori diano atto della fattibilità economica

dell’operazione stessa. Possono andare in bancarotta o essere brillanti, a seconda che l’utile (cash flow

generato) sia maggiore o minore degli interessi da pagare sul debito.

Rispetto alle azioni proprie a chi spettano i diritti sociali?

Per quanto riguarda i diritti patrimoniali, è stabilito che l’utile viene proporzionalmente passato ai soci.

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Con la riforma, il diritto di opzione è permesso. Per quanto riguarda i diritti amministrativi (di voto), il

pericolo è che i soci di maggioranza relativa potrebbero conquistare la maggioranza assoluta.

Per questo, le azioni proprie non votano, però vengono conteggiate ai fini del calcolo del quorum.

A fronte dell’acquisto di azioni proprie deve essere creata una riserva indisponibile per lo stesso importo.

Questa riserva non può essere distribuita fino a quando esistono azioni proprie.

Azioni privilegiate

Esse implicano partecipazioni agli utili (ad es.: + 1% rispetto alle ordinarie) e alle perdite. Le azioni a voto

limitato attribuiscono il diritto di voto solo nelle assemblee straordinarie.

Azioni di risparmio

Le avevamo già accennate quando parlavamo della Consob: hanno lo scopo di tutelare i piccoli risparmiatori.

Non danno diritto di voto, ma dei diritti patrimoniali più consistenti. Con la riforma del ’98 (confermata nel

2003) è stata mantenuta quest’impostazione, ma si è voluto deregolamentare il tutto: prima, per legge, erano

stabilite delle percentuali minime da garantire, oggi è il mercato a deciderle. Precisiamo: le azioni di

risparmio non sono esenti dal rischio d’impresa, semplicemente, qualora vi sia utile, questo tipo di azioni

sono le prime a percepirlo.

Il principio generale dell’atipicità delle azioni è dettato dall’art. 2348. (aggiornato) (Categorie di azioni). Le

azioni devono essere di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali diritti.

Si possono tuttavia creare, con lo statuto o con successive modificazioni di questo, categorie di azioni

fornite di diritti diversi anche per quanto concerne la incidenza delle perdite. In tal caso la società, nei limiti

imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie.

Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria conferiscono uguali diritti.

Le azioni postergate

La riforma chiarisce anche un punto che prima era dubbio: è possibile emettere azioni postergate alle perdite.

Cosa significa? Se le perdite erodono il capitale sociale, bisogna diminuirne il valore. Se c’è una riduzione

del capitale nominale per perdite, prima si annullano le altre azioni, poi le postergate.

Art. 2350 (aggiornato). (Diritto agli utili e alla quota di liquidazione). Ogni azione attribuisce il diritto a

una parte proporzionale degli utili netti e del patrimonio netto risultante dalla liquidazione, salvi i diritti

stabiliti a favore di speciali categorie di azioni.

Fuori dai casi di cui all’articolo 2447-bis, la società può emettere azioni fornite di diritti patrimoniali

correlati ai risultati dell’attività sociale in un determinato settore. Lo statuto stabilisce i criteri di

individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali

azioni, nonché l’eventuali condizioni e modalità di conversione in azioni di altra categoria.

Non possono essere pagati dividendi ai possessori delle azioni previste dal precedente comma se non nei

limiti degli utili risultanti dal bilancio della società.

In linea di principio, quindi, la regola è quella della proporzionalità. È però possibile una regolamentazione

non proporzionale. Ovviamente se non c’è utile nessuna azione ne riceve.

Le azioni correlate (tracking shares) (art. 2350 comma 2 e 3)

Sono state inventate negli USA ed hanno la caratteristica di essere collegate all’andamento di un particolare

settore della società. Lo Statuto stabilisce tutte le contabilità sezionali da tenersi. Non possono essere pagati

dividendi se non nei limiti del bilancio della società, per evitare di distribuire utili fittizi. Anche se le azioni

correlate rappresentano il 40% del capitale sociale, ma nel settore l’utile è del 10%, le azioni correlate si

spartiranno solo l’utile che riguarda il settore. Ci si rifà all’utile globale: se il settore è in utile, ma il resto

dell’impresa è in perdita, non si possono distribuire gli utili del settore.

2351 (Aggiornato). (Diritto di voto). Ogni azione attribuisce il diritto di voto.

Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni senza diritto di

voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di

particolari condizioni non meramente potestative. Il valore di tali azioni non può complessivamente

superare la metà del capitale sociale.

Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere che, in

relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una

misura massima o disporne scaglionamenti.

Non possono emettersi azioni a voto plurimo. (quindi un’azione può valere 0 o 1 voti).

Gli strumenti finanziari di cui agli articoli 2346, sesto comma, e 2349, secondo comma, possono essere

dotati del diritto di voto su argomenti specificamente indicati e in particolare può essere ad essi riservata,

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secondo modalità stabilite dallo statuto, la nomina di un componente indipendente del consiglio di

amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco. Alle persone così nominate si applicano le

medesime norme previste per gli altri componenti dell’organo cui partecipano.

È importante ricordare che, con la riforma, si possono emettere persino una categoria speciale di azioni per

ogni singolo socio. Le azioni di godimento

Nascono dalla riduzione del capitale per esuberanza: i soci decidono che il capitale della società è eccessivo,

e optano per un rimborso. In caso di liquidazione della società, le azioni di godimento hanno diritto ad una

quota di liquidazione, solo dopo che alle altre azioni è stato rimborsato il valore nominale.

L’azionista di godimento ha diritto all’utile, solo dopo che agli altri soci è stato ripartito un utile pari al tasso

di sconto medio dei titoli di Stato. Questo perché queste azioni si erano viste rimborsare prima il valore

nominale. Gli strumenti finanziari partecipativi

È una categoria nuova. Dal punto di vista finanziario, prima della riforma, esistevano due tipi di

investimenti: azioni e obbligazioni. Le prime sono tipico capitale di rischio, le seconde sono capitale di

debito.

Dal 2003 esiste un terzo strumento finanziario: quello partecipativo. Per capire cos’è bisogna intendere la

differenza tra conferimento (= partecipazione al capitale sociale) ed apporto (= è lo strumento partecipativo:

c’è un apporto di una cifra, ma il capitale sociale non cambia: in cambio si hanno dei diritti, sui quali si sta

ancora studiando, che possono variare di caso in caso, in modo assolutamente flessibile e slegato dal

rapporto azionario). Gli organi sociali: l’assemblea dei soci

Con il termine assemblea si indicano le riunioni dei soci proprietari delle azioni. Essi prendono le decisioni

organizzative della società. Queste riunioni si svolgono secondo precise regole di funzionamento, che sono

in parte dettate dalla legge ed in parte dalla libera autonomia dei soci. Sotto questo profilo, nelle società

quotate, oltre ad avere come in tutte le società delle regole statutarie, si ritiene opportuno approvare anche il

regolamento assembleare, per disciplinare in estremo dettaglio come devono svolgersi i lavori assembleari.

Le regole dell’assemblea sono in gran parte inderogabili. Si dice che l’assemblea debba seguire un metodo

collegiale: la decisione deve essere presa seguendo un determinato iter, e bisogna arrivarvi informati.

L’iter si riassume con il metodo collegiale. Esistono 4 fasi:

1. convocazione : ha il fine di informare i soci riguardo al tema del giorno.

a. L’assemblea è convocata dagli amministratori, secondo libera scelta.

b. Nelle società quotate , l’iniziativa è anche concessa ai sindaci.

c. Esistono casi in cui, però, gli amministratori sono proprio obbligati a convocare l’assemblea:

i. Va, innanzitutto, convocata almeno una volta l’anno, entro 4 mesi dopo il termine

dell’esercizio, in sede ordinaria, per approvare il bilancio d’esercizio.

ii. Nella vecchia normativa c’era anche la possibilità di posticipare l’assemblea

restando entro 6 mesi. Questa norma era stata utilizzata molto nella pratica, perché si

era sempre in ritardo. Con la riforma si può arrivare a 180 giorni, ma solo quando vi

siano particolari esigenze connesse alla struttura o all’oggetto della società. (ad es.:

quando una capogruppo deve recepire i bilanci delle società controllate).

iii. I soci che rappresentano almeno il 10% del capitale sociale hanno il potere di fare

convocare l’assemblea da parte degli amministratori. La percentuale si può

diminuire, specificandolo nello statuto, ma non aumentare.

iv. Ultimo caso in cui va convocata l’assemblea è quando la prima convocazione sia

andata deserta (non si raggiunge il quorum). La seconda convocazione va effettuata

entro 30 giorni. Se gli amministratori non provvedono saranno i sindaci a doverlo

fare. I sindaci sono obbligati anche in altri due casi:

1. cessano gli amministratori

2. le minoranze rilevano fatti censurabili di notevole entità.

d. Nella vecchia normativa la convocazione doveva farsi sempre nelle gazzette ufficiali. Con la

riforma questo obbligo resta solo per le società quotate (almeno 15 giorni prima, elevato a

30): oggi, per le società non quotate, è possibile convocare l’assemblea con altri mezzi che

garantiscono comunque la prova del ricevimento almeno 8 giorni prima.

18 e. Dove va convocata l’assemblea? Nel comune dove è sita la società, salvo diverse

disposizioni statutarie. L’unica regola è che l’assemblea non debba essere convocata in

luoghi particolarmente onerosi da raggiungere: purché non sia un mezzo per ostacolare i soci

di minoranza. L’assemblea può anche tenersi in videoconferenza.

2. intervento e discussione

3. voto : è la delibera

4. verbalizzazione

Solitamente l’assemblea funziona con il principio maggioritario e la decisione della maggioranza è

vincolante anche per gli assenti ed i dissenzienti. Diversamente dalla SRL, nelle SPA la legge non permette

di prendere le decisioni con altri tipi di iter. Nella SPA esistono necessariamente diversi organi, ognuno

competente per determinate decisioni. Vediamo le competenze dell’assemblea e mettiamo in luce una

modifica della riforma. Prima di essa, si riteneva che l’assemblea fosse l’organo sovrano. Adesso si ritiene,

invece, che, comunque, ogni organo abbia specifiche competenze, quindi le decisioni dell’assemblea non

liberano le decisioni degli amministratori.

L’assemblea straordinaria è sempre la riunione dei soci, ma su determinate decisioni si hanno delle regole di

funzionamento diverse, anche perché trattano argomenti diversi. Si hanno 3 tipi di sistemi di assemblee:

1. tradizionale: in generale l’assemblea ordinaria nomina gli amministratori e approva il bilancio,

mentre l’assemblea straordinaria delibera quando si vuole modificare lo statuto.

2. dualistico

3. monistico (rivedremo queste ultime due assemblee successivamente).

Lezione 6: Le assemblee

Assemblea totalitaria

Il legislatore ritiene valida un’assemblea non convocata, ma in cui siano presenti tutti i soci. Prima della

riforma dovevano essere presenti anche tutti gli amministratori ed i sindaci. Attualmente, nel caso della loro

assenza, è necessario riferire loro tempestivamente delle decisioni prese. Non essendoci un ordine del giorno,

si dà il potere ad ogni singolo socio di opporsi alla discussione e/o votazione degli argomenti di cui non si

ritenga sufficiente informato. Tipi di quorum

 costitutivo: % del capitale che deve essere presente per riunirsi;

 deliberativo: quanti soci devono essere d’accordo per dare attuazione alla delibera (spesso viene fatto

riferimento alla % di capitale sociale e non di soci presenti);

Vi sono esigenze opposte riguardo ai quorum: da un parte è necessario tutelare i soci di minoranza, dall’altra

non si devono avere stalli decisionali. Assemblea ordinaria di una SPA

a

1 convocazione: quorum costitutivo = ½ capitale sociale

quorum deliberativo = maggioranza assoluta del capitale sociale presente

a

2 convocazione: quorum costitutivo = non esiste

quorum deliberativo = maggioranza delle azioni presenti (anche minima)

L’assemblea ordinaria si occupa della nomina degli amministratori e dell’approvazione del bilancio. I soci

possono modificare i quorum, ma solo verso l’alto, e non in seconda convocazione per:

1. approvazione del bilancio

2. nomina degli amministratori. Nomina delle cariche sociali

Si può utilizzare il meccanismo del voto di lista (senza, solo la maggioranza conterebbe). Tale meccanismo

garantisce rappresentanza anche alle minoranze: anche i rappresentanti delle minoranze possono essere eletti.

Art. 2370 Diritto d'intervento all'assemblea

Possono intervenire all'assemblea gli azionisti iscritti nel libro dei soci almeno cinque giorni prima di

quello fissato per l'assemblea, e quelli che hanno depositato nel termine stesso le loro azioni presso la sede

sociale o gli istituti di credito indicati nell'avviso di convocazione.

2370 (nuova formulazione). (Diritto d’intervento all’assemblea ed esercizio del voto). Possono intervenire

all’assemblea gli azionisti cui spetta il diritto di voto.

Lo statuto può richiedere il preventivo deposito delle azioni o della relativa certificazione presso la sede

sociale o le banche indicate nell’avviso di convocazione, fissando il termine entro il quale debbono essere

19

depositate ed eventualmente prevedendo che non possano essere ritirate prima che l’assemblea abbia avuto

luogo.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il termine non può essere superiore a due

giorni e, nei casi previsti dai commi sesto e settimo dell’articolo 2354, il deposito è sostituito da una

comunicazione dell’intermediario che tiene i relativi conti.

Se le azioni sono nominative, la società provvede all’iscrizione nel libro dei soci di coloro che hanno

partecipato all’assemblea o che hanno effettuato il deposito, ovvero che risultino dalla comunicazione

dell’intermediario di cui al comma precedente.

Lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l’espressione

del

voto per corrispondenza. Chi esprime il voto per corrispondenza si considera intervenuto all’assemblea.

Vi sono dei casi in cui il soggetto con diritto al voto è diverso dal proprietario, come nel caso dell’usufrutto.

In tal caso, vota l’usufruttuario, salvo patto contrario. Con la riforma è possibile anche non intervenire

personalmente in assemblea: è possibile il voto per corrispondenza o per videoconferenza, considerato

precedentemente illecito per mancanza di discussione tra i soci. Il socio può delegare ad altri la facoltà di

votare, ma con delle cautele su:

 il contenuto della procura: deve essere in forma scritta e piena (non in bianco)

 i soggetti: non possono essere sindaci ed amministratori (altrimenti potrebbero auto-nominarsi).

Dopo la riforma, per le società aperte, la delega deve essere rilasciata per singola assemblea; prima non era

possibile per nessuna società.

La procura può essere:

 aperta: il procuratore vota come vuole

 chiusa: deve votare contro/a favore a seconda dei singoli punti.

Come si svolge l’assemblea? Il presidente controlla la regolarità della convocazione ed i vari quorum. Il voto

deve essere palese (vietato il voto segreto).

2373 (nuova formulazione). (Conflitto d’interessi). La deliberazione approvata con il voto determinante di

soci che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è

impugnabile a norma dell’articolo 2377 qualora possa recarle danno.

Gli amministratori non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità. I componenti

del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la

responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

È possibile l’impugnazione della delibera qualora:

 vi sia una prova di resistenza (il voto del soggetto in conflitto è stato determinante) o

 vi sia un danno per la società.

Il verbale assembleare ha 3 funzioni:

1. prova dell’accaduto

2. informazioni per gli assenti

3. controllo ex-post sull’operato

Dopo la riforma, il verbale può essere redatto anche dopo l’assemblea.

Lezione 7: I patti parasociali

Sono patti che stanno all’esterno della società. Il socio ha un insieme di diritti, che generalmente prendono il

nome di status socii (utili, voto, opzione etc.). Con i patti parasociali il socio si vincola contrattualmente con

altri soggetti ad esercitare i diritti sociali secondo quanto previsto dagli accordi. Tali accordi rimangono

esterni rispetto alla società, che non è parte dell’accordo. Da ciò deriva la caratteristica fondamentale dei

patti parasociali, che è la loro efficacia unicamente obbligatoria e non reale.

Il patto parasociale non vincola tutti i soci, ma soltanto coloro che lo hanno sottoscritto.

 Facciamo un esempio: il patto di non alienazione delle azioni. Supponiamo che uno dei soci violi il

patto. In seguito a tale inadempimento, gli altri soci parasociali potranno chiedere un risarcimento,

ma resta valida la cessione delle azioni. Cosa diversa sarebbe stata se tale patto fosse derivato dallo

statuto, diventando l’efficacia reale e non più obbligatoria: non sarebbe stato possibile violare

l’accordo perché gli amministratori della società sono tenuti a fare rispettare il patto statutario.

I patti parasociali possono essere di tutti i tipi. Esaminiamo i più importanti.

20  Un primo esempio è relativo alla ripartizione degli utili. In una SPA, se non diversamente

convenuto, ad ogni socio spetterà un utile in base al numero di azioni possedute. Ma nulla vieta ai

soci di decidere, al di fuori del patto sociale, di spartire gli utili in modo diverso.

Esiste un’unica limitazione: il patto leonino, secondo il quale è invalida qualsiasi tipo di clausola (sociale e

parasociale), tramite la quale un socio non abbia alcun diritto all’utile e/o alle perdite.

 Altro esempio: i patti di finanziamento/patti di versamento di fondi alla società. Il capitale sociale

potrebbe non bastare. In tal caso si può reperire capitale di debito. Spesso questo tipo di accordo

viene preso tramite delibera assembleare. Nonostante ciò, questo non è un atto sociale, ma

parasociale. Nessun socio può essere obbligato a versare nella società più di quanto promesso, ed al

contempo, nulla vieta di versare di più. Dato che, in questo caso, ogni socio deve aderire quale

singolo, la delibera, per essere valida, deve essere presa all’unanimità.

Vediamo altri due patti parasociali rilevanti:

1. Patti di blocco : sono tutti quegli accordi parasociali che limitano la libera circolazione delle azioni.

 Può prevedere che le azioni siano cedibili unicamente ai soci.

 Può prevedere una clausola di gradimento: non c’è un divieto di vendere le azioni, ma il

socio che le vuole vendere dovrà preventivamente chiedere il gradimento agli altri soci.

 Può prevedere un diritto di prelazione: il diritto di preferire altri parasoci in caso di vendita,

purché la vendita avvenga alle stesse condizioni. (Apriamo una parentesi di tipo tecnico:

l’accordo di per sé sembra semplice. In realtà non lo è, perché le clausole semplici sono

facilmente raggirabili. Esempi per il raggiro sono: la donazione; la vendita contro un bene

infungibile, quale un quadro di Picasso unico al mondo; la vendita ad una cifra esorbitante,

per poi restituire la differenza in seguito. Per questo, di solito le clausole sono molto lunghe

e restrittive, e addirittura a volte “entra in campo un arbitro”).

2. Patti

/sindacati(/convenzione/accordo) di voto:

 È un accordo esterno alla società tramite il quale il socio si impegna ad esercitare in

assemblea il diritto di voto in un certo modo. La panoramica è nuovamente amplissima:

 L’accordo più semplice è quello già completo e predeterminato sulle modalità.

 Spesso però i patti di voto sono più complessi e sono accordi di tipo

procedimentale: non si dice come votare, ma si danno le regole procedimentali

tramite le quali arrivare ad una decisione di voto, che verrà poi mantenuta in

assemblea. Si hanno due modalità: “ci si vede il giorno prima e si vota”:

1. a maggioranza;

2. all’unanimità: se tutti sono d’accordo, ci si impegna a votare in quel senso

in assemblea, altrimenti ognuno vota come vuole.

Facciamo alcune precisazioni per spiegare perché spesso vengano/venivano preferiti i patti parasociali:

 sono più flessibili (ad es.: il patto parasociale vincola solo i soci aderenti).

 fino al 2003 erano vietati i patti sociali relativi al blocco completo delle azioni e le clausole

di mero gradimento.

 la segretezza dei patti parasociali: oggi c’è un obbligo di trasparenza, prima di questo al 99%

erano segreti (ci torneremo in seguito).

Cenni storici

L’orientamento dagli inizi del ‘900 era quello della nullità degli accordi parasociali. Con il codice del ’42 si è

capito che il diritto di voto nella società non ha nulla a che vedere con il diritto di voto nella politica e che il

diritto di voto può essere liberamente disposto. Di fatto, però, anche nel ’42 la maggior parte dei sindacati di

voto venivano considerati nulli.

Tutto ciò avveniva sulla base del c.d. “teorema Ascarelli” (uno dei padri del diritto commerciale italiano);

es.:  società con 100 azioni e 100 soci;

 51 soci stipulano un sindacato di voto a maggioranza;

 26 favorevoli, 25 contrari;

 il giorno dopo, tutti e 51 votano a favore;

 il restante 49% è contrario;

 Di fatto la maggioranza (49 + 25) è contraria, ma in assemblea si vota a favore.

21

Per questo si diceva che erano da considerarsi validi solo i sindacati all’unanimità. Tuttavia, non esiste

società quotata di grandi dimensioni che non abbia questo tipo di accordi. Su questa base, dal 1995, la

dottrina ha cambiato opinione, ritenendo validi anche i sindacati a maggioranza, poiché il patto è comunque

valido perché opera su un piano distinto rispetto al piano sociale. L’importante è che tutto rimanga

obbligatorio e non reale: nulla può impedire al socio, che aderisce al patto parasociale, di votare altrimenti.

Il procedimento assembleare non è, quindi, incrinato da questi patti.

Rimane un unico tema aperto: quello dei c.d. patti di voto a efficacia reale: quelli che impossibilitano

tecnicamente, un socio a violare l’accordo.

La partecipazione può essere detenuta direttamente, oppure tramite una società fiduciaria (in cui il socio che

appare è la fiduciaria, mentre il proprietario sostanziale è il socio). Il socio dà mandato irrevocabile alla

fiduciaria di votare secondo le regole del sindacato. Di fatto, quindi, il socio non potrà violare l’accordo

parasociale. Questo tipo di accordi sono ancora considerati nulli dalla giurisprudenza (mentre la dottrina li

ritiene validi), poiché spodestano il socio del diritto di voto.

Arriviamo, infine, alla normativa sui sindacati di voto: è opportuno conoscerla! Il legislatore non si era mai

occupato dei sindacati di voto, fino al 1980. Gran parte degli accordi parasociali erano sempre stati segreti.

Oggi, se la società è controllata da un patto parasociale, questo deve essere obbligatoriamente conosciuto.

Questa disciplina è combinata nell’art. 122 del D. Lgs. 1998 n. 58 (TUF, c.d. testo Draghi): “ i patti , in

qualunque forma stipulati, aventi per oggetto il diritto di voto sono pubblici ”, perché la quotazione delle

azioni può essere fortemente influenzata dalla presenza o meno di patti sociali, che operano sulla

contendibilità della società: più la società è contendibile, più le azioni valgono (es.: se esiste un socio che ha

già il 51% della società, la società sarà poco contendibile, esattamente come se il 51% fosse governato da un

sindacato parasociale). Questo è il motivo principale per cui è stata resa obbligatoria la pubblicità:

 presso la Consob, entro 5 giorni dalla stipulazione;

 comunicato sulla stampa quotidiana entro 10 gg.;

 depositato presso il registro delle imprese dove ha luogo la società, entro 15 gg.

Quali sono le sanzioni in caso di violazione di questi obblighi di pubblicità? Sono di due tipi:

1. il patto non pubblicizzato è nullo. Questa sanzione è stata poco efficace, perché, sebbene fino al

1995 la giurisprudenza considerasse nulli i patti parasociali, se i soci avessero deciso di votare come

deciso da sindacato, sarebbero restati liberi di farlo. Peraltro il patto poteva anche essere segreto.

In pratica: il patto è nullo ma il socio lo rispetto lo stesso.

2. Se non pubblicizzato, il patto parasociale rende nullo il diritto di voto. Questo è, invece, più efficace

ed ha reso pubblici la maggior parte dei sindacati di voto.

Vediamo il patto di consultazione: ci si ritrova il giorno prima e si vota. Il giorno successivo, ognuno può

votare come vuole. Di fatto, però, tutti votavano nel modo deciso, perché altrimenti erano esclusi dal “club”.

Il TUF si occupa dei patti parasociali:

 all’art. 122 per quanto riguarda la trasparenza;

 all’art. 123 per quanto riguarda la durata: “i patti parasociali possono essere a tempo determinato o

indeterminato. Se a tempo determinato, possono essere al massimo di 3 anni (altrimenti c’è un

diritto di recesso del socio in ogni momento), salvo il preavviso di 6 mesi”.

I patti parasociali nel codice civile

Art. 2341 : (l’ordine è invertito rispetto al TUF: prima viene la durata, poi la pubblicità)

 Bis : Durata dei patti

: per le società non quotate, la durata è elevata a 5 anni, salvo le joint ventures.

(Con esse, 2 soci, a loro volta società, svolgono una nuova attività. In questi casi si ritiene opportuno

che il patto parasociale duri quanto la società, non solo 5 o 3 anni)

 Ter : Pubblicità : vige anche qui la regola della trasparenza, ma, viste le minori esigenze di

contendibilità di mercato per le società non quotate, non c’è nessun obbligo di pubblicità, tranne che

per le società che fanno appello al capitale di rischio (c.d. società diffuse).

Che sanzioni ci sono in caso di violazioni?

La sanzione di nullità non esiste più, tanto abbiamo visto che è inutile, mentre sussiste l’inibizione del diritto

di voto, solo qualora non sia stato rivelato il patto parasociale. Ovvero: prima di votare, si deve dichiarare

che c’è un patto parasociale. La proibizione del diritto di voto dura per una assemblea.

Lezione pomeridiana

Torniamo a trattare dell’assemblea. L’ultimo argomento è quello delle deliberazioni assembleari valide.

Con la riforma questo tema è diventato molto complesso. Ci limiteremo ai tratti essenziali.

22

Esistono due tipi di delibere invalide (più una elaborata dalla giurisprudenza):

1. nulle: prima della riforma, riguardavano unicamente i casi di oggetto impossibile o illecito.

2. annullabili: prima della riforma, le delibere non conformi a quanto stabilito dallo statuto o dalla

legge non erano nulle, ma solo annullabili! Ma la nullità è imprescrittibile, mentre l’annullabilità

deve essere fatta valere entro 90 gg. In passato, quindi, anche una delibera nettamente invalida

diventata inattaccabile dopo poco tempo. Questo ha portato la giurisprudenza ad inventare un terzo

tipo di invalidità:

3. la delibera inesistente: si ha se i vizi sono talmente gravi da dichiarare la delibera radicalmente nulla.

Fondamentalmente, però, rientravano nel terzo caso solo le delibere mai prese. C’era poi tutt’un’altra serie di

casi difficili da giudicare: ad esempio, l’assemblea non regolarmente convocata; l’assemblea con soci non

ammessi a votare etc. Il legislatore ha voluto eliminare lo stato di incertezza giuridica, introducendo un

principio di tassatività delle cause di invalidità. Ne deriva una normativa assai complessa, piena di casi e

sottocasi.

Oggi, come ieri, le delibere annullabili sono quelle non conformi alla legge o allo statuto, ma si è

esplicitamente specificato che vi rientrano:

 la partecipazione all’assemblea di soggetti non legittimati;

 la prova di resistenza: i voti viziati sono invalidi, ma solo se permettono di raggiungere il quorum.

 l’inesattezza del verbale : solo se questa inesattezza impedisce l’accertamento della correttezza del

verbale stesso.

L’annullabilità può essere chiesta solo da:

 i soci astenuti;

 i soci dissenzienti;

 i soci assenti;

 gli amministratori;

 i sindaci;

 il consiglio di sorveglianza.

Non possono chiedere l’annullabilità i soci che hanno deliberato a favore.

Non tutti i soci sono legittimati all’impugnazione, ma almeno il 5% del capitale sociale o l’1% per le società

0

che fanno ricorso al capitale di rischio.

I soci che non rappresentino le quantità di cui sopra, possono comunque chiede il risarcimento entro 90 gg.

Le delibere nulle.

Oggi si hanno in 3 casi:

1. oggetto impossibile o illecito : ad esempio, è ormai pacifico che l’approvazione di un bilancio falso

non ha oggetto ma contenuto illecito, quindi è una delibera nulla.

2. mancata convocazione dell’assemblea;

3. mancanza del verbale.

Cosa ha di differente la nullità rispetto all’annullabilità? Può essere fatta valere da chiunque ne abbia

interesse. Nel vecchio regime, la nullità era imprescrittibile, oggi il limite è di 3 anni.

Il termine per far valere la nullità, è, invece, di soli 90 gg. nei seguenti casi:

 aumento/riduzione del capitale sociale;

 emissione di obbligazioni.

L’invalidità del bilancio può essere fatta valere fino all’approvazione del bilancio successivo.

Amministrazione e controllo

Fino al 2003, il sistema tradizionale di governance si componeva di 2 organi:

 il consiglio di amministrazione: organo gestorio;

 il collegio sindacale: organo di controllo.

Questo controllo si è diviso dopo la riforma:

 il controllo generale che è rimasto al collegio sindacale;

 il controllo contabile, che nelle società chiuse può essere sempre assunto dal collegio sindacale o da

altro soggetto. Nelle società aperte è obbligatorio.

Questo sistema è oggi chiamato “tradizionale”.

Al sistema tradizionale se ne aggiungono altri due:

 dualistico , formato da:

23 o il consiglio di sorveglianza: oltre a controllare, è anche l’organo che ha competenze proprie

dell’assemblea;

o il consiglio di gestione, simile al consiglio di amministrazione.

 monistico : viene nominato un unico organo: solo il consiglio di amministrazione, al cui interno il

controllo è esercitato da un comitato, di cui fanno parte soggetti del consiglio di amministrazione

stesso.

Torniamo al sistema tradizionale. Può essere:

 monocratico: amministratore unico

 pluritario: consiglio di amministrazione; si possono poi avere al suo interno degli organi delegati:

l’amministratore delegato (ancora monocratico: unico soggetto) oppure il comitato di gestione.

N.B. È importante la differenza tra:

 potere di gestione: è il potere, meramente interno, di decidere quali operazioni realizzare

 potere di rappresentanza (= avere la firma sociale): è il potere di impegnare la società verso i terzi,

spendendone il nome.

Gli amministratori hanno entrambi i poteri.

Oltre a questi due fondamentali poteri, ne esistono altri:

 legati alla convocazione dell’assemblea;

 la custodia dei libri sociali;

 l’esecuzione delle decisioni prese dai soci;

 la prevenzione di atti pregiudizievoli per la società.

È ormai pacifico che questi poteri sono in capo agli amministratori non a titolo derivato, ma per legge: non

derivano dall’assemblea (dalla quale gli amministratori sono autonomi).

La nomina degli amministratori

 I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo, i successivi dall’assemblea ordinaria.

 Durano in carica 3 esercizi e non si può prevedere un periodo più lungo.

 Chiunque può essere nominato amministratore, se persona fisica.

 Ci sono poi dei particolari requisiti di onorabilità, professionalità e dipendenza.

 Non possono essere amministratori: l’interdetto, il fallito o l’inabilitato. Queste sono cause di

ineleggibilità.

 Ci sono poi cause di incompatibilità con alcune categorie speciali come i parlamentari e gli avvocati.

In passato potevano restare in carica 3 anni, ma non si capiva bene quando finisse il mandato, perché il

bilancio d’esercizio non viene approvato l’1/1, e gli amministratori scadono con l’assemblea che approva il

terzo bilancio. Come può finire, oggi, il mandato?

1. scadenza di termine;

2. revoca decisa dall’assemblea (essa è sovrana: può indire la revoca quando desidera, ma se non c’è

giusta causa l’amministratore avrà diritto al risarcimento);

3. rinuncia (dimissioni);

4. decadenza (subentra una causa di ineleggibilità: ad esempio l’amministratore viene inabilitato);

5. morte.

Il legislatore si preoccupa che non ci siano momenti in cui la società rimane senza amministratori e pone in

questo senso delle particolari regole:

1. per quanto riguarda la scadenza c’è il regime della c.d. “prorogatio”: l’amministratore rimane in

carica finché il nuovo non ha accettato il posto.

2. per quanto riguarda le dimissioni, esse hanno effetto immediato solo se rimane in carica la

maggioranza degli amministratori.

3. In caso di morte ci sono regole particolari:

a. Se rimane in carica la maggioranza degli amministratori c’è l’istituto della “cooptazione”.

Esempio: ci sono 5 amministratori, ne muoiono 2, gli altri 3 ne nominano altri 2. Questi

rimangono in carica fino alla prima assemblea dei soci, che potrà decidere se confermarli o

meno.

b. Se viene a mancare la maggioranza non si può cooptare, quindi quelli che restano devono

convocare con urgenza l’assemblea perché provveda alla sostituzione.

24 c. Se muoiono tutti, sarà il collegio sindacale a convocare con urgenza l’assemblea e nel frattempo

è il collegio stesso a provvedere agli atti di ordinaria amministrazione.

All’interno del consiglio di amministrazione possiamo avere degli amministratori delegati, il cui compenso è

deciso non dall’assemblea, ma dal consiglio di amministrazione stesso, sentito il collegio. Al più l’assemblea

può decidere un tetto complessivo.

Funzionamento del consiglio di amministrazione

Se l’amministratore non è unico, il consiglio decide collegialmente. Il metodo collegiale implica che si

decida in una riunione, appositamente convocata. Nella convocazione ci sarà l’ordine del giorno e tutte le

a

altre formalità tipiche anche dell’assemblea. Quali sono i quorum? (=1 convocazione assemblea ordinaria)

 Quorum per la validità delle delibere: la maggioranza degli amministratori

 Quorum deliberativo: la maggioranza dei presenti

Diversamente dall’assemblea si vota sempre per teste e non è ammessa la rappresentanza.

Possono essere impugnate le delibere che non sono conformi alla legge o allo statuto.

Chi sono i soggetti legittimati all’impugnazione?

 Gli amministratori assenti o dissenzienti

 Il collegio sindacale.

Si applica, inoltre, per quanto compatibile, quanto abbiamo visto per l’annullabilità.

Il conflitto di interessi

Prima della riforma, l’amministratore era in conflitto se i suoi interessi si scontravano con quelli della società

(ad esempio, la società compra un immobile dell’amministratore). L’amministratore in conflitto non poteva

votare, gli altri amministratori sì. Ora la norma non parla più di conflitto di interesse, ma dice che, se il socio

ha un qualsiasi interesse in una determinata operazione, deve essere dichiarato, cioè deve rimanere agli atti,

dopo di che si deve astenere dal voto solo se si tratta di un amministratore delegato.

Nella vecchia normativa, l’amministratore in conflitto di interessi che arrecava danno alla società era

obbligato al risarcimento.

La nuova normativa ha aggiunto che l’amministratore è colpevole anche per quanto non ha fatto fare alla

società: è il caso delle c.d. “corporate opportunities” (norma che scaturisce dagli scandali nelle partecipazioni

statali): si tratta dell’ipotesi in cui l’amministratore, avendo avuto notizia di ottimi affari dalla società, invece

di concluderli con essa, costituisce una società apposita per sfruttare tali opportunità.

Il potere di spendere il nome della società

Un contratto firmato dal presidente di una società, vincola solo questa. Il problema è quello della tutela dei

terzi: che succede se un soggetto firma e poi si scopre che non aveva alcuna rappresentanza?

In passato la soluzione si basava su due regole:

1. è inopponibile, ai terzi di buona fede, la mancanza di potere di rappresentanza dovuta ad invalidità

dell’atto di nomina.

2. eventuali limiti al potere di rappresentanza sono inopponibili ai terzi, a meno che non si provi che i

terzi abbiano intenzionalmente agito a danno della società. È quasi una probatio diabolica! Così di

fatto non si limita tale rappresentanza.

Lezione 8: Il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale

Come può organizzarsi, al suo interno, il consiglio?

 Unico amministratore

 Più amministratori (consiglio di amministrazione).

Il consiglio di amministrazione può delegare alcune funzioni ai propri componenti. Questa delega può essere

in favore di:

 Comitato esecutivo (si crea un ulteriore organo collegiale)

 Un organo monocratico (amministratore delegato).

Possono sussistere più organi collegiale e più amministratori.

Materie non delegabili

 Emissione di obbligazioni convertibili

 Aumento del capitale sociale

 Adempimenti in caso di riduzione obbligatoria del capitale per perdite

 Redazione del bilancio

 Adempimenti in caso di fusione o scissione.

25

Il CDA è comunque un organo sovra-ordinato rispetto agli organi delegati, perciò può revocare i poteri

ovvero decidere di prendere egli stesso la decisione.

Poteri-doveri degli organi delegati

Devono controllare che l’assetto amministrativo-contabile della società sia adeguato all’impresa e riferire al

CDA nella sua interezza. Inoltre, almeno due volte l’anno, devono informare il collegio sindacale

sull’andamento generale della gestione, sulla sua prevedibile evoluzione e sulle operazioni più rilevanti.

In tal modo si ha un continuo flusso informativo.

Poteri-doveri degli organi deleganti

Tali organi possono rinviare le decisioni e valutare l’adeguatezza dell’assetto amministrativo della società

sulla base delle informazioni ricevute. Valutano, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale

andamento della gestione; hanno l’obbligo di agire in modo informato e di chiedere agli organi delegati di

fornire informazioni relative alla gestione della società.

Responsabilità degli amministratori

Gli amministratori sono responsabili nei confronti di 3 soggetti:

1. la società

2. i creditori sociali

3. i singoli soci o terzi

1. Responsabilità degli amministratori verso la società

Gli amministratori sono responsabili e tenuti al risarcimento del danno qualora non adempiano ai loro doveri

imposti dalla legge o dallo statuto, con la diligenza richiesta dall’incarico e dalle loro specifiche competenze.

È necessario ricordare che si tratta di un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Bisogna altresì valutare le

specifiche competenze dell’amministratore.

Se è perito in un certo campo, la diligenza richiesta (in quel campo) è maggiore rispetto alla media.

Se gli amministratori sono più d’uno essi sono responsabili solidalmente per i danni causati colposamente.

L’amministratore che ritiene errate alcune scelte può liberarsi dalla responsabilità se ha fatto annotare, senza

ritardo, il suo dissenso nel libro delle adunanze e se ne ha avvisato il presidente del consiglio sindacale.

Con la riforma, sono stati riconosciuti agli organi delegati specifici compiti, questo per differenziarli

maggiormente dai deleganti e per aumentarne la responsabilità. Inoltre, è stato abrogato l’obbligo generale di

vigilanza prima richiesto a tutti. Oggi vi è una maggiore distinzione tra organo delegante e delegato, con

l’introduzione “dell’agire in modo informato” (vi è una maggiore delimitazione dei poteri). Non vi sono,

tuttavia, sentenze al riguardo, vista la recente introduzione della norma.

L’azione di responsabilità è reiterata dall’assemblea ordinaria. L’azione sociale può essere esercitata entro 5

anni dalla cessazione della carica dell’amministratore.

Facciamo dei cenni storici sull’azione di responsabilità. Essa è stata introdotta nel ’42. L’azione di

responsabilità doveva essere promossa dalla maggioranza. Per richiedere la sospensione dell’amministratore,

tale decisione doveva essere presa con la presenza di almeno 1/5 del capitale sociale. Tale pratica è stata

poco utilizzata. La maggior parte di queste operazioni è stata effettuata dagli organi fallimentari.

Alcune modifiche sono state apportate dalla c.d. “legge Draghi” del ’98 all’art. 109: l’azione di

responsabilità può essere promossa anche da una minoranza qualificata.

2. Responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali

La differenza è nei presupposti dell’azione; l’azione dei creditori sociali, infatti, può essere effettuata solo in

due casi:

1. inosservanza degli obblighi sulla conservazione/integrità del capitale;

2. patrimonio sociale insufficiente al soddisfacimento dei crediti.

In caso di fallimento, il curatore fallimentare potrà proporre sia l’azione sociale, sia quella dei creditori

sociali. L’azione sociale di responsabilità può essere transata (con reciproche concessioni). Esempio: i soci

richiedono danni agli amministratori per mille miliardi di milioni di miliardi di euro. Gli amministratori

verseranno 2,07 Euro per chiudere la pratica. Se l’azione della società viene transata, l’azione dei creditori

viene bloccata, ma la gestione sarà comunque soggetta alle normali azioni revocatorie (se, invece, fallisce

verrà revocata anche la transazione di 2,07 Euro). Fondamentalmente: meglio poco che niente!

3. Responsabilità degli amministratori verso singoli soci o terzi

Requisiti (devono sussistere entrambi per attuare l’azione di responsabilità):

 deve essere compiuto da parte dell’amministratore un atto illecito;

 il danno deve essere diretto ai soci o ai terzi. Qualunque atto pregiudizievole al capitale sociale crea

un danno al socio, ma questo danno non è da considerarsi diretto. Si ha danno diretto, secondo la

26 giurisprudenza, solo nel caso in cui una falsa redazione del bilancio porti alla sottoscrizione di un

aumento di capitale da parte del socio.

Il collegio sindacale

È un organo di controllo, ma, con la riforma, non più l’unico. La disciplina del ’42 dava al collegio sindacale

molte (troppe) competenze, che sono diminuite dal 2003. Oggi si ha la separazione del controllo della

gestione con l’introduzione del revisore contabile.

Nomina e composizione del collegio sindacale

Varia a seconda dei casi:

 Società non quotate : si compone di 3 o 5 membri + 2 membri supplenti (intervengono, ad esempio,

in caso di morte di un sindaco).

 Società quotate: minimo 3, ma l’atto costitutivo può imporre un numero maggiore. 1 sindaco deve

essere eletto dalla minoranza.

I sindaci sono nominati come gli amministratori: i primi sindaci in carica sono nominati nell’atto costitutivo,

successivamente la nomina spetta all’assemblea ordinaria.

Ineleggibilità (requisiti d’indipendenza)

 Coniuge, parenti e affini degli amministratori.

 Dipendenti di società dello stesso gruppo.

Compenso

 Predeterminato all’inizio del mandato e non può essere modificato.

Durata

 3 esercizi rieleggibili.

 I sindaci scaduti restano in carica fino alla nomina dei successivi (prorogatio).

Revoca

 Possono essere revocati per giusta causa

 La delibera deve essere approvata dal tribunale

 Chi, senza giustificato motivo, non assiste alle assemblee o a due riunioni consecutive decade.

Competenze

 Controllo sull’amministrazione e sull’attività globalmente intesa (anche sul comportamento dei soci)

 Il sindaco, dopo la riforma, non può più svolgere controllo contabile nelle società aperte e quotate.

 Nelle società chiuse lo statuto può prevedere il controllo contabile da parte dei sindaci con possibilità

di deroga.

 Il controllo deve essere sintetico (non analitico = non ogni singola fattura) e per macrogruppi.

Delibere

 Il collegio sindacale delibera a maggioranza assoluta dei presenti.

 Può attivarsi anche su istanza dei soci (comunicazione di fatti censurabili).

Se una percentuale qualificata (5% nelle chiuse, 2% nelle aperte) denuncia fatti censurabili, il sindaco deve

indagare e presentare le sue conclusioni all’assemblea.

Responsabilità

 È simile a quella degli amministratori; è di due tipi:

o Per fatto proprio (criterio residuale)

o Per insufficiente controllo : il sindaco è responsabile in solido con l’amministratore nel caso

in cui non abbia vigilato a sufficienza.

Lezione 9 Modificazione dello Statuto

L’atto costitutivo e lo Statuto devono avere un contenuto predeterminato e contenere tutta la

regolamentazione della società. L’atto contiene solo i termini essenziali, mentre lo Statuto la

regolamentazione dei rapporti tra i soci. Essi decidono l’insieme di regole e le inseriscono nello Statuto: le

regole non sono immutabili. Vi sono norme per la modifica del capitale sociale, che deve essere approvata in

assemblea straordinaria. Vengono determinati i quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea straordinaria

(possono essere rafforzati rispetto a quella ordinaria). Nell’assemblea straordinaria vi deve essere

necessariamente un notaio che redige il verbale. Come per la costituzione, sino al 2000, in sede di

modificazione dello Statuto vigeva l’omologa da parte del tribunale che doveva controllare la liceità della

modifica. Vi possono essere anche clausole atipiche, ma la maggior parte delle clausole delle SPA devono

essere imperative (controllo di legittimità). Dal 2000, il controllo di legalità viene compiuto direttamente dal

27

notaio, la stessa cosa avviene anche in sede di modifica dello statuto. Notiamo una differenza in sede di

costituzione: o il notaio considera legittimo l’atto o si apportano modifiche. Dopo di che:

1. il notaio ritiene che la modifica sia corretta e provvede a comunicarlo presso il registro delle

imprese.

2. il notaio ritiene che non sia conforme alla legge, e provvede a comunicarlo agli amministratori, che,

nei 30 giorni successivi, possono:

a. riconvocare l’assemblea e deliberare in modo conforme a quanto esposto dal notaio;

b. fare ricorso al tribunale per fargli decidere in merito alla legittimità dell’omologa.

Nella pratica il ricorso al notaio è poco sfruttato, in quanto non si ama molto avere interferenze nell’operato.

Fino al 2000 con l’omologazione vi era una griglia per conoscere i casi considerati leciti o non.

Oggi la situazione è un po’ più problematica, perché lasciata in mano ai notai. L’iter di modifica statutaria si

conclude con la deliberazione di modifica che non produce effetti se non dopo l’iscrizione nel registro delle

imprese; non può essere eseguita prima dell’iscrizione stessa.

La nuova normativa impone di depositare sempre tutto lo statuto con tutte le ultime modifiche.

Il diritto di recesso

Esso può essere legato alle modificazioni dello Statuto, in quanto, potendo la maggioranza modificarlo, la

restante minoranza dissenziente avrà diritto di lasciare la società.

La riforma del 2003: casi di recesso

Si è passati dal sistema di recesso limitato a pochissimi casi (cambiamento dell’oggetto sociale,

trasformazione della società, trasferimento della sede all’estero) in cui il recesso non veniva esercitato (a

causa della disciplina rigida relativamente al valore della quota, per preservare l’integrità del capitale

sociale).

In passato la quota doveva essere valutata a valori contabili (i controlli erano prudenziali e non effettivi), e

risultava spesso minore di quella effettiva. Oggi, invece, quest’istituto è diventato più importante, perché il

legislatore, se da una parte ha dato più poteri decisionali ai soci di maggioranza, dall’altra ha ampliato

notevolmente le ipotesi di recesso; queste possono essere liberamente scelte dai soci; inoltre, la quota è a

valori reali e non contabili. Nel c.c. del 1942 la tutela dei soci minori era soprattutto giudiziale (venivano

annullati gli atti che danneggiavano i soci minori), ma era una tutela poco funzionante. Si è così deciso,

soprattutto per le piccole imprese, di aumentare la difficoltà di attaccare gli atti della maggioranza, ma altresì

di aumentare la possibilità di uscire dalla società. Con la nuova normativa, il socio può andarsene facendosi

liquidare la quota a valori reali. Le clausole del diritto di recesso

Esistono 3 tipi di clausole di recesso, ma non sono tassative come in passato.

1. Clausole di recesso inderogabili: la legge prevede ipotesi di recesso che i soci non possono eliminare

(le clausole contrarie sono nulle). Esse sono divise, a loro volta, come segue:

a. Modifica dell’oggetto sociale (si specifica che può avvenire solo il cambiamento di

significato, mentre prima bastava un piccolo cambiamento).

b. Trasferimento della sede sociale all’estero.

c. Revoca dello stato di liquidazione (prima si riteneva che in liquidazione i soci avessero

diritto di ricevere la propria parte e si discuteva se la liquidazione potesse essere revocata: si

poteva deciderlo solo all’unanimità; il diritto alle quote non era dell’assemblea ma di ogni

singolo socio); ove in caso di liquidazione si possa deliberare la ripresa dell’attività, anche in

maniera non unanime ma a maggioranza purché i soci dissenzienti possano recedere.

d. Eliminazione di una o più clausole di recesso derogabili o previste dallo statuto (in caso di

mutazione delle clausole di recesso è possibile decidere se recedere).

e. Modificazione dello statuto concernenti il diritto di voto e partecipazione.

f. Nelle società quotate possono recedere coloro che non hanno partecipato alla delibera.

2. Clausole di recesso derogabili: lo Statuto può prevedere di eliminare queste clausole di legge:

a. Proroga del termine di durata della società;

b. Introduzione o rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni (per la giurisprudenza le

clausole di prelazione sono lecite; per eliminarle è sufficiente la maggioranza, ma sussiste il

diritto di recesso);

c. Clausole di recesso che si ritengono più idonee (possono attuare tali modifiche le società che

fanno appello al capitale di rischio);

28 d. Società contratta a tempo determinato (prima si faceva riferimento solo al tempo

determinato, ora anche a quello indeterminato, ma con diritto di recesso ad nutum +

preavviso di 180 giorni, estendibili fino ad un anno).

3. Clausole di recesso statutarie: si può decidere di recedere quando si vuole, sono clausole libere.

Procedimento di recesso

Il diritto di recesso deve essere esercitato facendo pervenire alla società una lettera raccomandata entro il

termine di 15 gg. dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera che legittima il recesso. Il termine è

di 30 gg. se il motivo del recesso non è una delibera. In quest’ultimo caso, il termine inizia dal momento

della conoscenza del fatto che legittima il recesso. Le azioni del socio che decide di recedere devono essere

depositate presso la società e non più cedute (la società le deve rimborsare al valore reale).

Se la società non ha i soldi, può sottrarsi all’obbligo di rimborso se delibera il suo scioglimento.

Nella vecchia disciplina, le quote venivano rimborsate al valore contabile; è oggi stabilito che il valore delle

azioni è deliberato dagli amministratori, tenendo conto della consistenza societaria del patrimonio, delle

prospettive reddituali e dell’eventuale valore di mercato delle azioni (previo parere dei sindaci, ex art. 2437

ter). Metodo per la valutazione è il cash flow. Con la riforma la valutazione societaria non è più a valori

contabili ma a valori reali per le società non quotate, mentre per le quotate è un valore certo.

Modificazioni aumentative o diminutive del capitale sociale

Per quanto riguarda le modificazioni aumentative, esse possono essere reali o nominali:

 si ha un aumento reale mediante nuovi conferimenti (così come si ha una diminuzione reale

mediante la restituzione ai soci dei conferimenti);

 lasciando a riserva gli utili si ha un aumento nominale (mentre la riduzione nominale si ha con le

perdite).

Con l’aumento di capitale si emettono nuove azioni.

Si ha un aumento di capitale reale se a fronte dei nuovi mezzi apportati vengono emesse nuove azioni (non

devono essere interamente liberate; il 25% viene liberato ed il 75% rimane un credito della società verso i

soci). Il legislatore, con la riforma, ha voluto impedire che rimanessero aperte troppe posizioni creditorie.

Oggi per l’aumento viene richiesto che il capitale previamente sottoscritto vada interamente versato e quindi

le azioni interamente liberate. Nella nuova normativa si può deliberare, ma non si può esperire senza che tutti

i decimi delle azioni già emesse siano liberati. In caso contrario si crede che l’aumento sia valido ma non vi è

responsabilità in capo agli amministratori. È competente l’assemblea straordinaria dei soci, ma vi è una

deroga, cioè lo statuto stabilisce che gli amministratori possono deliberare l’aumento reale del capitale

sociale (tramite apposite clausole), predeterminando l’ammontare massimo entro cui gli amministratori

possono aumentare il capitale sociale. La delega può essere concessa per un periodo massimo di 5 anni.

La delega è rinnovabile dall’assemblea straordinaria.

Per la delibera nelle assemblee straordinarie e nel Consiglio di Amministrazione è necessario un notaio: non

è sufficiente una delibera del CDA stesso.

È infine stabilito che anche gli amministratori possono limitare il diritto di opzione, purché lo Statuto indichi

in modo preciso come questo debba avvenire.

Sia l’aumento deliberato dall’assemblea, sia quello deliberato dagli amministratori deve avere un termine

non inferiore a 30 giorni per la sottoscrizione delle nuove azioni. Con gli aumenti reali il patrimonio si

incrementa davvero. Lo Statuto poteva concedere questo potere anche al CDA: se veniva deliberato

l’aumento vi era la possibilità di sottoscrivere le azioni.

L’aumento può essere deliberato come scindibile o inscindibile: se non scriviamo niente l’aumento è

inscindibile; per considerarsi scindibile è necessario che questa caratteristica sia espressamente enunciata in

delibera.

Con l’aumento scindibile si può perfezionare anche una sottoscrizione parziale dell’aumento stesso (es.:

aumento di capitale da 1 a 2 milioni; i terzi possono sottoscrivere 1 milione. Dopo 30 gg. è stato sottoscritto

solo per 550 mila. Nel caso dell’aumento scindibile il capitale verrà aumentato di tale quota, nel caso

dell’inscindibile, considerando che non si è raggiunta la quota, non vi sarà alcuna aumento di capitale).

Il diritto d’opzione

Per i beni in natura è necessario seguire l’iter di costituzione; per il denaro basta versare il 25%, ma in ogni

momento gli amministratori possono richiedere il restante 75; il sovrapprezzo, invece, si versa tutto.

Quando si delibera l’aumento del capitale a pagamento si può esercitare il c.d. diritto d’opzione, cioè il

diritto dei soci attuali di essere preferiti a terzi. Il diritto di opzione lascia inalterate le quote di partecipazione

dei soci. Abbiamo qui due funzioni:

29  Funzione amministrativa: mantenere le stesse proporzioni relativamente al diritto di voto;

 Funzione patrimoniale: mantenere pro-quote tra i soci le riserve medio-tempore accumulate.

Il diritto di opzione ha un elevato valore economico, ma non è totalmente intangibile: spetta a tutti i soci di

qualunque categoria e ai possessori di obbligazioni convertibili. Può essere esercitato, come minimo, entro

30 giorni. Particolari regole ci sono per le azioni inoptate (non tutti sottoscrivono l’opzione): se l’azione non

è quotata i soci che hanno esercitato il diritto d’opzione hanno il diritto di prelazione sulle azioni non optate

purché ne abbiano fatto richiesta al momento dell’esercizio dell’opzione.

Se le azioni sono quotate i diritti di opzione residui devono essere offerti in borsa per conto della società e

l’eventuale ricavato delle vendite andrà ad incrementare il patrimonio sociale. Le azioni possono essere

ricollocate fra i compratori dagli amministratori.

Il diritto d’opzione è escluso per legge quando le azioni devono essere liberate da un bene in natura.

La norma generale prevede che il diritto d’opzione possa essere escluso o limitato quando l’interesse della

società lo esiga. L’assemblea che delibera l’aumento deve rappresentare la metà del capitale sociale.

Lo “stock option plan” è la limitazione del diritto d’opzione quando le azioni sono offerte ai dipendenti,

diffusissime fino al 2000. I piani fatti per incentivare i dipendenti hanno vantaggi fiscali notevoli, in quanto

tassati con aliquota fissa del 12,5%.

Qualora venga limitato il diritto di opzione sarà obbligatorio emettere le azioni con sovrapprezzo. La società

può avere un margine di discrezionalità sul sovrapprezzo, con riferimento al patrimonio netto o

all’andamento di mercato. Regole per l’aumento del capitale nominale

Non determina alcun tipo di aumento del patrimonio netto delle società. Si imputano al capitale sociale delle

riserve, che devono essere disponibili. Non può essere imputata a capitale la riserva legale.

La riserva è liberamente disponibile dall’assemblea ordinaria, mentre per un eventuale rimborso è necessario

una delibera dell’assemblea straordinaria. Le azioni sono assegnate ai soci gratuitamente purché non si

alterino le funzioni amministrative e patrimoniali citate prima.

Diminuzione del capitale sociale

Esistono due tipi di diminuzione:

1. diminuzione reale: effettiva restituzione ai soci dei conferimenti.

2. diminuzione nominale: riduzione del capitale per perdite. Nel caso di perdite, infatti, il patrimonio è

già ridotto, ma bisogna fare corrispondere il capitale nominale con quello effettivo.

Regole per la riduzione reale

La riduzione reale, prima del 2003, era alquanto difficile perché era possibile solo per esuberanza rispetto

alle esigenze societarie. Oggi si possono rimborsare i conferimenti anche senza dimostrare un’esuberanza.

Vi sono, tuttavia, cautele nei confronti dei terzi: non si può andare oltre i limiti legali (120.000€ per SPA, in

passato erano 100.000 ma non vi è l’obbligo di adeguamento, 10.000€ per le SRL). La delibera della

riduzione non è direttamente esecutiva mediante la sola iscrizione nel registro: si debbono aspettare 3 mesi

dal deposito. I creditori possono fare opposizione ad essa, interrompendo l’esecuzione della delibera. Il

tribunale può anche disporre che la riduzione si faccia in presenza di un’opposizione, purché la società

conceda garanzie di pagamento ai creditori legittimi.

Si possono liberare i soci dai conferimenti dovuti alla società per affrontare le perdite oppure possono essere

estratte a sorte le azioni che poi verranno rimborsate; l’importante è che vi sia parità di trattamento fra gli

azionisti. Sono state create le azioni di godimento proprio per questo: quando un azionista viene estratto, gli

viene rimborsato il valore nominale della sua azione e gli viene data l’azione di godimento.

Le azioni di godimento hanno 2 caratteristiche:

1. diritto di ricevere dividendo quando alle altre azioni è stato dato un saggio di interesse legale sul

valore nominale.

2. in caso di scioglimento prima viene rimborsato il valore nominale agli altri soci e poi l’eventuale

eccedenza viene data ai titolari delle azioni di godimento.

Riduzione del capitale per perdite

È una riduzione nominale: non si rimborsa alcunché, solamente si fa in modo che il capitale nominale si

allinei nuovamente al capitale reale. Esistono, inoltre, 2 sottospecie:

 Riduzioni di capitale obbligatorie: se la perdita intacca il minimo legale, la riduzione è obbligatoria

quando le perdite erodono il capitale sociale per oltre 1/3. Il termine di rapporto è, ovviamente, il

30 capitale nominale (tecnicamente: il patrimonio netto è inferiore di oltre 1/3 del capitale sociale; dove

il patrimonio netto reale = capitale sociale + riserve - perdite)

 Riduzione di capitale facoltative: non c’è nessun obbligo di legge, ma i soci possono, comunque,

optare per la riduzione. Motivi per la riduzione facoltativa:

Non si possono distribuire utili qualora vi siano perdite che erodono il capitale.

o Non si possono emettere azioni sotto la pari.

o

Art. 2446 (aggiornato). (Riduzione del capitale per perdite). - Quando risulta che il capitale è diminuito di

oltre un terzo in conseguenza di perdite, gli amministratori o il consiglio di gestione, e nel caso di loro

inerzia il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono senza indugio convocare

l’assemblea per gli opportuni provvedimenti. All’assemblea deve essere sottoposta una relazione sulla

situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale o del comitato per il

controllo sulla gestione. La relazione e le osservazioni devono restare depositate in copia nella sede della

società durante gli otto giorni che precedono l’assemblea, perché i soci possano prenderne visione.

Nell’assemblea gli amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della

relazione.

Se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria o il

consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione

delle perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono

chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal

bilancio. Il tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto soggetto a reclamo, che deve

essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori.

Nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione

ovvero una deliberazione adottata con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria possono

prevedere che la riduzione del capitale di cui al precedente comma sia deliberata dal consiglio di

amministrazione. Si applica in tal caso l’articolo 2436.

Art. 2447 Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale (sostanzialmente immutato)

Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito dall'art. 2327

(120.000 per le SPA; 10.000 per le SRL), gli amministratori devono senza indugio convocare l'assemblea

per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non

inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società.

In caso non si provveda ad operare seguendo uno dei due articoli di cui sopra, la società entra in stato di

liquidazione e gli amministratori che non hanno operato regolarmente sono personalmente responsabili.

Nella pratica, per evitare di applicare tali articoli, e di pagare il notaio e sostenere i costi per l’assemblea

straordinaria, si utilizzano dei versamenti a fondo perduto: soldi che i soci mettono nella società senza diritto

di restituzione. Il versamento deve essere effettuato entro la chiusura del bilancio, per contrastare le perdite.

È possibile aumentare il capitale sociale senza coprire le perdite? Secondo la giurisprudenza non è possibile,

perché, se la perdita superava un terzo del capitale, aumentando il capitale stesso, essa potrebbe non superare

ancora quel limite e si riuscirebbero ad eludere gli articoli sopra esposti. È stato, inoltre, stabilito che non è

possibile nemmeno rivalutare i beni in bilancio a tale scopo, salvo che sulla base di leggi speciali.

I controlli della società

Il controllo contabile, non presente nel codice del ’42, è stato introdotto con la mini riforma del 1974, poiché

gli strumenti di controllo interno non bastavano e si erano voluti creare dei meccanismi di controllo esterno.

La Consob controlla le società quotate. Insieme a tale controllo vi è il “controllo legale dei conti”,

confermato con la riforma del ’98, oggi utilizzato per tutti i tipi di società.

Perché il controllo contabile è per tutti? Perché, secondo il codice del ’42 doveva esser svolto dal Collegio

Sindacale, che, però, era particolarmente inefficiente ed inefficace.

Esistono 3 tipi di regimi:

1. Per le società chiuse : nelle società che non fanno ricorso al mercato di rischio, il controllo contabile

è esercitato da un revisore contabile, che può essere sia una persona fisica sia una società di

revisione, comunque iscritto nel registro dei revisori contabili, tenuto presso il Ministero di Grazia e

Giustizia. Tuttavia, se la società non è tenuta alla redazione del bilancio consolidato, lo Statuto può

affidare le funzioni di controllo contabile al Collegio Sindacale (per le società di medie dimensioni

soprattutto, dove il collegio sindacale può essere costituito da revisori contabili).

2. Per le società diffuse (aperte ma non quotate) : il controllo contabile può essere eseguito soltanto da

una società di revisori contabili iscritta nel registro dei revisori, non da una persona fisica.

31 3. Per le società quotate: l’attività di revisione deve essere affidata ad una società di revisione iscritta

ad un apposito albo tenuto dalla Consob. La società di revisione può essere sia una società di

capitali, sia una società di persone e deve avere un oggetto sociale limitato ad un’attività di revisione

contabile. I componenti devono avere requisiti di onorabilità e professionalità e sono essi stessi

soggetti ai controlli della Consob. Il primo revisore viene nominato nell’atto costitutivo insieme ai

sindaci e agli amministratori; il potere di nomina è dell’assemblea dei soci per i successivi incarichi.

Si applicano le cause di ineleggibilità e incompatibilità previste per i sindaci.

Sempre per le società quotate, esistono regole restrittive: l’assemblea ordinaria, in sede di approvazione di

bilancio, deve nominare il revisore; qualora questo non accada, sarà la Consob a provvedervi.

L’incarico dura 3 esercizi. Il mandato non può durare più di 2 volte consecutive.

L’allontanamento del revisore può esservi solo per giusta causa, sentito il Collegio Sindacale; la revoca deve

essere, inoltre, confermata dal Tribunale, che dovrà anche interpellare il revisore stesso.

Le funzioni del revisore

Il revisore deve verificare la correttezza delle tenute contabili, nonché esprimere un giudizio sul bilancio di

esercizio e su quello consolidato. Vediamo i giudizi del revisore:

 Senza rilievi: secondo il revisore non ci sono problemi.

 Con rilievi: il revisore esprime dei pareri su singole incertezze o lievi inadempienze, che verranno

corrette dai soci.

 Giudizio negativo: la contabilità non è veritiera ed il bilancio non rispecchia la realtà.

 Il revisore non ha potuto esprimere un giudizio.

Negli ultimi 3 casi, la società deve dar conto dei motivi, e se è quotata deve essere fatto presente alla Consob.

Deve sussistere una stretta collaborazione tra revisori, sindaci e amministratori, che si identifica con la

consegna e gli scambi, reciproci e tempestivi, di documenti. Il revisore redige il libro dei revisori.

Nelle società quotate, il revisore deve informare la Consob degli atti pregiudizievoli, in caso contrario

incorre in responsabilità:

 Diretta: per mancanze od omissioni nel lavoro;

 Mediata: per non aver controllato gli errori fatti dagli altri.

Questo è il sistema tradizionale (amm.ri, revisori, sindaci), ed è adottato in Italia dal 99% delle società.

Sistemi alternativi

 Il sistema Dualistico: tipicamente tedesco. Vede 3 organi:

1. il revisore contabile;

2. il consiglio di gestione (in luogo degli amministratori);

3. il consiglio di sorveglianza: ha le stesse competenze del Collegio sindacale (cioè ha funzione di

controllo) ma ha altresì funzioni proprie dell’assemblea, quali la nomina/revoca degli

amministratori e l’approvazione del bilancio.

 Il sistema Monistico: tipicamente anglosassone. Ne riparleremo in seguito.

Nel silenzio dello Statuto vale il sistema tradizionale, se i soci vogliono adottare altri metodi lo devono

specificare. Lezione 10 Amministrazione e controllo delle SPA

Fino al 2003 c’era il sistema tradizionale rappresentato da consiglio di amministrazione e collegio sindacale.

Oggi esistono anche, come già spesso anticipato, il sistema monistico e quello dualistico.

Nel sistema dualistico c’è sempre una bipartizione degli organi, ma le differenze più ampie si trovano nel

consiglio di sorveglianza, che, accanto ai poteri tipici del collegio sindacale, ha altri poteri tipici

dell’assemblea, quali l’approvazione del bilancio e la nomina degli amministratori.

Vediamo nel dettaglio il consiglio di sorveglianza. I suoi componenti possono essere soci. Vigono le stesse

regole del collegio: i componenti devono essere almeno 3. Come per i sindaci, i primi vengono eletti

costitutivamente, ed in seguito dai soci. Almeno un componente deve essere iscritto all’albo dei revisori.

Sempre con un parallelo sui sindaci: gli amministratori sono ineleggibili nel consiglio di sorveglianza, in

quanto non può essere nominato controllore il controllato. Il mandato è sempre triennale al massimo (nulla

impedisce che sia inferiore). Sono poi liberamente revocabili da parte dell’assemblea, se manca la giusta

causa, però, potranno pretendere il risarcimento del danno. Quali sono le competenze del consiglio di

sorveglianza?

32

Esso può proporre denunzia al tribunale ex art. 2409, mediante un particolare procedimento: se ci sono gravi

irregolarità della gestione, queste possono essere denunciate al tribunale che verificherà se la gestione è

regolare o meno e potrà prendere opportuni provvedimenti. Ci torneremo in seguito più precisamente.

I poteri propri dell’assemblea sono:

1. nomina e revoca degli amministratori (= componenti del consiglio di gestione)

2. stabiliscono il loro compenso (ma è una norma derogabile: si può prevedere che sia l’assemblea a

quantificare il compenso stesso)

3. approvazione del bilancio (consiglio di sorveglianza può) e decisione in merito all’uso dell’eventuale

utile.

Nel caso in cui il consiglio di sorveglianza non approvi il bilancio la competenza ripassa ai soci.

Per quanto riguarda il profilo delle responsabilità, nel consiglio di sorveglianza si hanno le stesse dei sindaci:

1. diretta : sono direttamente responsabili se non adempiono ai doveri a loro imposti dalla legge.

2. indiretta o legata al comportamento degli amministratori: se un componente compie un atto

pregiudizievole per la società è responsabile anche il consiglio di sorveglianza per gli eventuali

danni che si siano prodotti a causa del suo mancato controllo. Se si dimostra che i danni sono dovuti

al mancato controllo del consiglio di sorveglianza, esso è responsabile in solido in quanto non hanno

controllato.

I doveri sono quelli propri del consiglio sindacale o degli amministratori: la diligenza per l’incarico che essi

ricoprono. Il consiglio di sorveglianza è comunque un organo collegiale: le decisioni non possono essere

prese disgiuntamente, è necessaria una riunione (stesse regole relative alle delibere del consiglio di

amministrazione).

Ci si è chiesti se questa disciplina del sistema dualistico possa avere un concreto utilizzo nella pratica. Come

dato comparatistico, possiamo dire che nella vicina Francia, dove c’è un sistema analogo, in realtà, le società

che hanno adottato il sistema dualistico non arrivano al 3% (e sono società di grandi dimensioni).

Si ritiene che anche nel nostro Paese questo modello non prenderà molto piede, perché crea una fortissima

dissociazione tra proprietà e controllo.

In Italia, le public company di fatto non esistono. Il capitalismo italiano è quasi sempre in mano a poche

famiglie e digerisce male che un soggetto terzo interferisca tra soci e amministratori, quindi è presumibile

che il sistema verrà poco utilizzato. Il sistema monistico

Non ci sono due organi (consiglio di sorveglianza e di gestione), qui c’è solo il consiglio di amministrazione.

Chi controlla allora l’operato degli amministratori? Gli amministratori stessi, ed in particolare dal comitato

per il controllo della gestione. Il controllo contabile è affidato ad un soggetto esterno.

Come si differenzia rispetto agli altri due sistemi?

Per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, valgono le stesse regole del tradizionale. L’unica

differenza è che all’interno il consiglio sceglie dei componenti per il comitato di controllo, quindi è

necessario che almeno 1/3 dei componenti del consiglio di amministrazione abbiano gli stessi requisiti di

indipendenza stabiliti per i sindaci (cfr. pag. 25). Il consiglio di amministrazione sceglie al suo interno i

soggetti che hanno i requisiti di indipendenza di cui sopra. Per quanto riguarda le funzioni, il comitato di

controllo svolge quelle proprie del collegio sindacale, con le stesse normative. Anche il comitato di controllo

è un organo collegiale, per questo è necessario nominare un presidente dell’organo, come per il sindacale.

Anche qui ci si è chiesti se questo sistema di fatto funzionerà in Italia o meno. Il punto critico qui è

ovviamente l’effettiva indipendenza dei componenti del comitato, perché sono di fatto eletti da coloro che

dovranno controllare. Dal punto di vista teorico, chi si è occupato della cosa, ha ritenuto che probabilmente

questo sistema potrebbe avere uno sviluppo maggiore, a prescindere dalla dimensione della società. Si sono

trovati 3 motivi di successo di questo modello:

1. il sistema monistico porta un risparmio in termini di costi: ci sono meno organi.

2. il secondo motivo riguarda la migliore circolazione delle informazioni.

3. essendoci una maggiore qualità di informazioni, il comportamento è più conscio.

La denuncia ex art. 2409

C’è una forte immistione di un soggetto pubblico terzo (il tribunale) nei fatti della società. Questo crea dei

problemi di carattere di politica del diritto, perché sottende ad un intrusione pubblica all’interno

dell’impresa.

Art. 2409 Denunzia al tribunale (vecchia normativa) (sostanzialmente immutato)

Se vi è fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci,

i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale.

33

Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare (att. 103) l'ispezione

dell'amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione

di una cauzione (Cod. Proc. Civ. 119).

Se le irregolarità denunziate sussistono, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti cautelari e

convocare l'assemblea per le conseguenti deliberazioni. Nei casi più gravi può revocare gli amministratori

ed i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata (2636).

L'amministratore giudiziario può proporre l'azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci.

Prima della scadenza del suo incarico l'amministratore giudiziario convoca e presiede l'assemblea per la

nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della società

(2636).

I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del pubblico

ministero, e in questo caso le spese per l'ispezione sono a carico della società (2488; att. 103, 209).

L’ambito applicativo di questa norma si è ristretto oggi (è una legge nata nel ’42 utilizzata per tangentopoli).

Si è voluto creare una percentuale mobile, e per le società che usano capitale di rischio, si è abbassata.

Nelle società aperte, la percentuale scende al 5% (1/20). Ma nelle società di grandi dimensioni è comunque

molto ampia, quindi nello statuto può essere prevista una quota ancora minore.

La ratio del legislatore è quella di dare in mano ai soci il potere di contemperare i propri interessi.

I lati negativi della norma sono: quando si può azionare la denunzi a? Devono esservi gravi irregolarità nella

gestione, e questo conferma la vecchia norma. Si è però aggiunto “ che possano arrecare danno alla società ”

,

e questa norma è stata molto criticata, perché questo inciso restringe moltissimo l’ambito applicativo.

Ad esempio: se un amministratore ruba soldi dalla cassa, il 2409 si applica sicuramente. Ma le irregolarità

informative? Se gli amministratori non danno informazioni ai soci o non depositano i documenti prima

dell’approvazione del bilancio, o non convocano tutti i soci, questi fatti comportano danni ai soci ma non alla

società.

Oggi il PM ha la possibilità di denunciare le gravi irregolarità, ma può farlo solo per le società aperte, mentre

per le chiuse, che sono la maggioranza, questo potere non esiste più. Ultimo punto importante è il collegio

sindacale o il consiglio di sorveglianza.

La nuova norma (non citata sopra) specifica che tutta “

la denuncia viene sospesa se vengono sostituiti

amministratori e sindaci ”

. La ratio è semplice, nel senso che la denuncia ha il presupposto che le gravi

irregolarità debbano essere attuali, cioè il tribunale interviene per sistemare situazioni attualmente irregolari,

(non quelle irregolari 3 anni prima ed oggi regolari).

Però la norma potrebbe vedersi come: “cambio gli amministratori, metto dei nuovi che fanno le stesse cose,

intanto il procedimento è bloccato”. Chiariamo ora l’ultima parte dell’art. 2409.

In casi di particolare gravità il tribunale può revocare direttamente gli amministratori e, solo eventualmente,

anche i sindaci, e nominare un amministratore giudiziario.

Solo nei casi più gravi può essere nominato l’amministratore giudiziario, che ha un potere importante:

proporre un’azione di responsabilità contro gli amministratori.

Come si chiude la procedura una volta che la situazione è tornata normale? L’amministratore giudiziario

deve dare conto di quanto avvenuto e convocare l’assemblea perché possa prendere le decisioni più

opportune, quali la continuazione del normale ciclo dell’attività (con nuova nomina di amministratori e

sindaci) ovvero la liquidazione della società (scioglimento) ovvero chiedere l’ammissione alla procedura

concorsuale (es.: fallimento). Lezione pomeridiana: le obbligazioni

Prima della riforma del 2003 la SPA era l’unica a poter emettere obbligazioni. Oggi questa possibilità è

concessa anche alla SRL, anche se cambia il loro nome: “titoli di debito”. La struttura è pressoché la stessa.

Oggi, però, trattiamo solo delle obbligazioni. Esse non possono essere emesse dalle società di persone.

Le obbligazioni sono titoli di credito debitori standardizzati che rappresentano frazioni di uguale valore

nominale e con uguali diritti di una unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo (dove per mutuo

intendiamo prestito).

Un titolo di credito è un pezzo di carta che incorpora un particolare diritto. Perché si emettono? Per facilitare

la circolazione di quel diritto. Persino le banconote sono titoli di credito (in quanto nate convertibili in oro).

Come tutti i titoli di credito, anche le obbligazioni possono essere nominative o al portatore (come avevamo

già visto parlando delle azioni), cioè trasferibili rispettivamente mediante girata (è necessario che il nome del

soggetto sia scritto sia sul titolo, sia su un apposito registro chiamato “libro degli obbligazionisti”

dell’emittente) oppure brevi mani.

34

La differenza tra azionista ed obbligazionista sta nella differenza che intercorre tra i titoli di debito ed i titoli

di rischio: uno è capitale di prestito (obbligazione) l’altro capitale di rischio (l’azione).

Mentre con le azioni si hanno diritto di voto e diritto agli utili, con l’obbligazione si hanno:

1. interessi

2. rimborso del capitale alla scadenza

L’obbligazionista non assume rischio d’impresa in senso lato, cioè non teme il rischio di perdite o di

erosione del capitale, ma solo di fallimento.

Bisogna tenere presente che la distinzione tra obbligazione e azione è meno netta con la riforma del 2003: il

legislatore lascia ai privati l’opportunità di modellare i titoli, fino a non poterle distinguere nettamente.

Le obbligazioni partecipanti

La loro particolarità è che la remunerazione non è fissa, ma varia a seconda dell’andamento degli utili della

società. Sotto il profilo della remunerazione, quindi, si avvicinano molto all’azione.

Le obbligazioni indicizzate

Il tasso d’interesse non è fisso, ma non è nemmeno legato all’utile o alla perdita, bensì ai tassi di riferimento

comunemente conosciuti, che variano ogni giorno, quali l’Euribor (cioè il tasso di sconto della BCE 3 mesi).

Se il tasso d’interesse è del 3% e l’inflazione è del 4% perdo in realtà 1%; per evitare questi fenomeni

inflazionistici si emettono le obbligazioni indicizzate.

Le obbligazioni convertibili in azioni

Sono le uniche espressamente regolamentate. C’è un diritto potestativo dell’obbligazionista, che può

esercitare in determinate finestre temporali, di trasformare l’obbligazione in azione della stessa società

emittente (procedimento diretto) ovvero di una società diversa (procedimento indiretto).

Le obbligazioni cum warrant

Il warrant è un’opzione di comprare, a determinate condizioni, delle azioni di una società. La differenza

rispetto alle convertibili è che con esse si utilizza il denaro dell’obbligazione per trasformarle in azioni

(quindi si perde la qualità di obbligazionista e si acquista quella di azionista). Con il warrant, invece, si ha il

diritto di comprare azioni ma si resta anche obbligazionisti.

Le obbligazioni subordinate

Con le obbligazioni subordinate, in caso di liquidazione volontaria o procedura concorsuale, gli

obbligazionisti subordinati vengono soddisfatti dopo i creditori, ma prima degli azionisti.

Gli strumenti partecipativi

Sono strumenti che prevedono una libera privata organizzazione delle obbligazioni e delle azioni, secondo

criteri flessibili, che avvicinano di molto l’obbligazione all’azione.

Il procedimento di emissione

Uno dei punti più importanti su cui ha agito la riforma riguarda i limiti delle emissioni. Nella

regolamentazione del ’42 era molto tutelato il ricorso alle obbligazioni ed il limite era quello del capitale

versato ed esistente: non potevano essere emesse obbligazioni per una somma eccedente il capitale versato

ed esistente (cioè non quello eroso dalle perdite), risultante dall’ultimo bilancio.

Oggi le obbligazioni possono essere emesse per una somma non eccedente il doppio del capitale sociale (si

intende quello sottoscritto), della riserva legale e delle altre riserve disponibili.

Possono sussistere, inoltre, ulteriori casi in cui è possibile travalicare questo limite: se le obbligazioni sono

sottoscritte da investitori istituzionali. A sua volta l’investitore istituzionale può cedere le obbligazioni ad

altri:

1. se vengono cedute ad altri investitori istituzionali non ci sono problemi.

2. se vengono cedute presso il pubblico, l’investitore istituzionale deve garantirne la solvibilità.

È questa la ragione per cui i Bond Cirio e Parmalat erano state emessi in Lussemburgo ed Olanda, dove non

vige questa seconda regola.

In Italia, si possono emettere obbligazioni superiori al limite se garantite da ipoteche di primo grado su beni

immobili di proprietà della società, sino ai due terzi del valore di bilancio degli immobili.

Il legislatore ha chiarito un punto molto discusso nel precedente regime: cosa succede se nel patrimonio della

società ci sono immobili ed il loro valore eccede il limite generale del doppio del capitale della società?

Qualora ricorrano particolari ragioni per l’interesse nazionale, il governo può, con suo decreto, decidere che

questi limiti vengano ulteriormente superati.

Esistono 2 ulteriori eccezioni, in cui non vi è nessun limite.

3. per le società quotate , ove anche le obbligazioni vengano a loro volta quotate.

4. per le società bancarie.

35

Il legislatore si preoccupa che permanga il corretto rapporto obbligazioni/capitale durante tutta la vita del

prestito obbligazionario: è stabilito che la società non può rimborsare capitale o distribuire riserve, se tale

distribuzione intacca il limite di cui abbiamo detto.

Ma se si deve ridurre il capitale per perdite, o se le perdite intaccano le riserve, di fatto si sfora il limite.

Il legislatore, visto che ormai le perdite ci sono e la garanzia patrimoniale è erosa, tutela così il risparmiatore:

finché le riserve non sono ricreate, non si possono distribuire utili.

Due sono le novità della riforma: 1. I limiti sono stati innalzati. 2. Soggetti che emettono obbligazioni: nella

precedente disciplina era l’assemblea straordinaria, mentre nell’attuale disciplina tale competenza è passata

agli amministratori. La struttura finanziaria della società non è, quindi, più decisa dall’assemblea ma dagli

amministratori. Esistono particolari cautele, tuttavia, poiché il verbale deve essere redatto dal notaio, che è

obbligato a controllare (come in passato faceva il tribunale) che il prestito sia conforme alla legge.

Eseguito questo controllo, chiede l’iscrizione nel registro delle imprese. Il libro delle obbligazioni deve

registrare tutti i dati relativi al prestito obbligazionario (quante sono, come sono, di chi sono etc.).

Per quanto riguarda le obbligazioni convertibili, c’è una particolare disciplina nel cod. civ. (mentre per le

altre c’è piena autonomia delle parti). Regole da rispettare sono dettate dall’art. 2420 BIS, che, praticamente,

somma le cautele dell’emissione delle azioni con le cautele dell’emissione delle obbligazioni.

Ripetiamo: le obbligazioni convertibili sono obbligazioni che danno il diritto potestativo (cioè del solo

obbligazionista) di convertire l’obbligazione in azioni, che possono essere della stessa società ovvero di altre

società. Con il c.d. procedimento indiretto si convertono in azioni di altre società, e per farlo bisogna

detenere in portafoglio azioni di altre società (ma non ci sono particolari necessità di tutela).

Nel caso del procedimento diretto, invece, la normativa detta una seria di regole:

Art. 2420 bis Obbligazioni convertibili in azioni (immutato)

L'assemblea straordinaria può deliberare l'emissione di obbligazioni convertibili in azioni, determinando il

rapporto di cambio e il periodo e le modalità della conversione. La deliberazione non può essere adottata se

il capitale sociale non sia stato interamente versato.

Contestualmente la società deve deliberare l'aumento del capitale sociale per un ammontare corrispondente

al valore nominale delle azioni da attribuire in conversione.

Le obbligazioni convertibili non possono emettersi per somma inferiore al loro valore nominale. Questo

implica che non possono essere emesse azioni sotto la pari, ma solo sopra (in alcuni casi obbligatoriamente).

Nel vecchio codice civile si doveva avere tanto capitale quanto conferito, mentre oggi 100 di conferimento

può corrispondere persino a 200 di capitale.

Nel primo mese di ciascun semestre gli amministratori provvedono all'emissione delle azioni spettanti gli

obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre precedente. Entro il mese successivo gli

amministratori devono (2620) depositare per l'iscrizione nel registro delle imprese un'attestazione

dell'aumento del capitale sociale in misura corrispondente al valore nominale delle azioni emesse. Si

applica la disposizione del secondo comma dell'art. 2444.

Fino a quando non siano scaduti i termini fissati per la conversione, la società non può deliberare né la

riduzione del capitale esuberante, né la modificazione delle disposizioni dell'atto costitutivo concernenti la

ripartizione degli utili, salvo che ai possessori di obbligazioni convertibili sia stata data la facoltà, mediante

avviso pubblicato nel Bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata almeno tre mesi

prima della convocazione dell'assemblea, di esercitare il diritto di conversione nel termine di un mese dalla

pubblicazione.

Nei casi di aumento del capitale mediante imputazione di riserve e di riduzione del capitale per perdite, il

rapporto di cambio è modificato in proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione.

Le obbligazioni convertibili in azioni devono indicare in aggiunta a quanto stabilito nell'art. 2413, il

rapporto di cambio e le modalità della conversione.

Come anticipato, l’atto costitutivo oggi, stabilito un termine temporale e quantitativo, può concedere agli

amministratori il diritto di emettere obbligazioni. Le obbligazioni convertibili devono essere convertite

secondo un determinato rapporto di cambio, nonché rispetto a certe finestre temporali.

Il prestito rimane pendente e viene sottoscritto a mano a mano che si converte. Facciamo un esempio pratico.

Oggi 2004 emetto un prestito obbligazionario convertibile, che dura fino al 2010 e dal 2006 al 2010 ogni

obbligazionista può usufruire della conversione. Nel momento della conversione è come se gli

obbligazionisti sottoscrivessero le azioni, rinunciando all’obbligazione.

Gli aumenti di capitale possono essere nominali: conversioni di riserve in capitale. Qui la regola è semplice:

supponiamo che si abbia 100 di capitale e 100 di riserve. Supponiamo altresì che vi sia un cambio di 1 a 1 tra

36

obbligazioni convertibili e capitale. Spostando le riserve nel capitale, il rapporto deve aumentare a 2 per

arricchire gli obbligazionisti detentori di obbligazioni convertibili.

Ragionamento opposto vi sarà per l’erosione del capitale dovuto a perdite.

Le obbligazioni non possono essere deliberate sotto conversione, a meno che non si dia un diritto di

conversione anticipata, per permettere agli obbligazionisti di diventare soci prima di compiere l’operazione,

ed in tal modo permettendogli di mettere parola se far lo scambio o meno (esprimendo il loro diritto di voto).

Se non convertono non diventano soci e dovranno sottostare alle decisioni della maggioranza.

Lezione 11 continua “obbligazioni convertibili”

La conversione delle obbligazioni in azioni può avvenire secondo un determinato rapporto di cambio e

rispettando alcuni determinati requisiti. Le azioni devono esistere e secondo il metodo indiretto devono già

essere in portafoglio, mentre, secondo il metodo diretto, contestualmente all’obbligazione, si ha l’aumento

del capitale sociale a servizio del prestito. Tale quota rimane pendente e viene sottoscritta dopo che è

avvenuta la conversione.

E’ necessaria una riflessione: per legge non si possono deliberare aumenti di capitale se quello sottoscritto

non è ancora stato deliberato, mentre nel caso delle obbligazioni convertibili l’aumento è sottoscritto.

Regole:

1. Aumento di capitale a pagamento: tutti gli azionisti hanno il diritto di opzione su tale aumento, questo

diritto viene esteso anche ai possessori di obbligazioni convertibili.

2. Aumento di capitale nominale: nella società non vengono inseriti nuovi mezzi, avviene la conversione di

riserve in capitale.

3. Riduzione del capitale per perdite: l’erosione deve essere proporzionata a quella del capitale.

4. Scissione o riduzione volontaria : queste operazioni non possono essere deliberate sotto conversione e

neanche nel caso di conversione anticipata.

Il legislatore non vuole bloccare la società, infatti cerca di tutelarla.

Organizzazione degli obbligazionisti

Quando venivano emesse delle obbligazioni con diritti particolari, o alcuni diritti volevano essere modificati,

era necessario convocare l’assemblea degli azionisti.

I diritti degli obbligazionisti sono tutelati sia come singoli sia come gruppo. Il legislatore ha inserito “la linea

guida del gruppo” per evitare che ogni volta sia necessario calcolare la maggioranza.

Quando viene emesso un prestito obbligazionario nella delibera è necessario inserire le condizioni di

remunerazione, la durata e tutte le informazioni che riguardano tale operazione.

Una modifica delle condizioni del prestito deve essere votata a maggioranza degli obbligazionisti: essi sono

creditori della società, ed in caso di insolvenza dovranno accettarne la condizione.

Le delibere sulle modifiche del fondo spese oppure sulla modifica degli interessi da corrispondere agli

obbligazionisti devono essere prese seguendo le stesse regole dell’assemblea straordinaria (presenza notaio).

La volontà di gruppo si esplica con il rappresentante comune che resta in carica 3 esercizi.

Poteri del rappresentante comune

Ha la funzione di esplicitare la volontà degli obbligazionisti eseguendo le delibere; effettua operazioni di

controllo su obbligazioni astratte e annullate.

Inoltre egli è il portavoce ed ha la responsabilità processuale degli obbligazionisti stessi. Un singolo

obbligazionista potrà, comunque, farsi valere da solo nel caso in cui il gruppo abbia deciso diversamente.

Scioglimento di una S.p.A.

Il legislatore ha previsto che la vicenda estintiva abbia un determinato iter, e solo al termine di questo la

società può considerarsi estinta.

Terminato l’iter si ha la cancellazione dal registro delle imprese che rappresenta giuridicamente il suo

effettivo epilogo.

La S.p.A. veniva ad esistere con l’iscrizione nel registro delle imprese e viene meno con la cancellazione.

Precedentemente alla liquidazione vi è un periodo detto “stato di liquidazione”.

Cause di scioglimento (cfr. pag. 4, per le SS)

Sono le condizioni al verificarsi delle quali la società entra in liquidazione:

1. Decorso del termine di durata: nel caso in cui la società abbia un termine di durata inserito nello Statuto

e tale termine sia stato raggiunto, con la nuova disciplina il termine può essere prorogato (ciò permette

alla società di non sciogliersi); in tal caso vi sono delle cautele, perché potrebbero esserci alcuni soci che,

basandosi sul termine, preferiscano uscire dalla società. Per prorogare il termine nelle società chiuse è

37 necessaria la maggioranza rinforzata di 1/3 del capitale (anche in seconda convocazione), oltre a

riconosce ai soci che non hanno aderito all’assemblea il diritto di recedere dalla società, salvo che l’atto

costitutivo non disponga diversamente.

2. Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo

3. Impossibilità di funzionamento o continua inattività dell’assemblea: se la società ha un certo numero di

soci con divergenza di opinioni, tali divergenze possono portare al blocco dell’assemblea (non si riesce

più ad approvare delibere, comprese quelle vitali come nomina degli amministratori e approvazione del

bilancio).

4. La riduzione per perdite sotto il limite legale (le perdite erodono più di 1/3 del capitale sociale): salvo

che l’assemblea non deliberi la riduzione ed il contemporaneo aumento sopra il limite legale oppure la

trasformazione della società in altra forma societaria con vincoli legali minori.

5. Delibera dell’assemblea straordinaria in seguito al recesso di uno o più soci: i soci potrebbero essere

nell’impossibilità di calcolare la quota spettante ai soci in uscita, in tal caso si potrebbe effettuare lo

scioglimento e distribuire il possibile attivo ai soci.

6. Nullità della società : in tal caso l’unica disciplina applicabile è la liquidazione; le operazioni precedenti

restano valide (per tutelare i terzi).

7. Fallimento o sottoposizione ad altre procedure concorsuali : la società non continua normalmente la

propria attività, con il fallimento la società viene assoggettata ad altre regole tipiche del fallimento.

Cosa accade quando si verifica una condizione di scioglimento?

Nella vecchia normativa si agiva “ex-lege” con o senza notizia. Attualmente, per dare maggiore tutela e

chiarezza ai terzi, sono state disposte alcune regole per gli amministratori che devono:

 dare notizia con l’iscrizione nel registro delle imprese (in caso di mancata iscrizione sono

responsabili anche per il possibile aumento delle perdite)

 scrivere la delibera che rende pubblico lo scioglimento (questo può accadere anche con atto del

tribunale su istanza di qualunque socio o sindaco)

Procedimento di liquidazione

In questa fase si ha la monetizzazione dell’attivo per soddisfare i creditori e, in via residua, i soci. Nella fase

di liquidazione alcune funzioni degli amministratori vengono date ai liquidatori. Con la riforma del 2003

quando si verifica una causa di scioglimento gli amministratori devono gestire la società ai soli fini della

conservazione e dell’integrità del patrimonio sociale.

Precedentemente (al 2003) gli amministratori non potevano “compiere nuove operazioni”. Tali termini erano

stati interpretati dalla giurisprudenza come la non possibilità di intraprendere un nuovo ciclo economico, ma

la possibilità solo di portare a termine quello iniziato (riprenderemo l’argomento la prossima lezione).

Potere di revocare lo stato di liquidazione

Con la vecchia normativa era possibile solo nel caso in cui vi fosse una delibera presa all’unanimità. Con la

riforma del 2003 si è cercato di considerare il volere della maggioranza pur non escludendo la possibilità per

ogni singolo socio di recedere e quindi di ritirare le quote. La riforma ha introdotto il meccanismo della

maggioranza rafforzata (nelle società chiuse è richiesto 1/3 del capitale anche in 2° convocazione).

La nuova norma ha aumentato i diritti dei creditori sociali considerando che la revoca non è

immediatamente efficace e hanno due mesi per fare opposizione (in tal caso deciderà il tribunale).

Procedimento per la revoca

L’assemblea straordinaria determina e nomina i liquidatori (che possono anche essere gli amministratori). Su

istanza di ogni singolo socio, del pubblico ministero, del tribunale oppure per giustificato motivo i liquidatori

possono essere revocati, inoltre è possibile chiedere il risarcimento per gli eventuali danni causati dal loro

operato.

Essi hanno gli stessi doveri degli amministratori (operare con diligenza e professionalità), possono vendere i

beni aziendali ma non distribuirne il ricavato ai soci. In caso di liquidazioni pluriennali è necessario redigere

il bilancio al termine di ogni anno. Lezione 12: Il bilancio

Concludiamo “la liquidazione”. 2 cose distinte sono:

 estinzione

 scioglimento o stato di liquidazione: è il periodo necessario per arrivare dalla piena attività

all’estinzione (questo periodo può anche durare anni).

38

La finalità cambia: non si persegue più l’oggetto sociale. Con la vecchia normativa c’era un divieto assoluto

di nuove operazioni. Dal 2003 questo divieto è stato superato, purché non si danneggi il patrimonio

dell’impresa. Questo implica che essere il liquidatore di una società è diventato più complicato: oggi, da una

parte si cerca di non danneggiare la società, dall’altra c’è il rischio che gli affari in corso vadano male.

Con la liquidazione venivano nominati al posto degli amministratori dei liquidatori e la competenza era

dell’assemblea straordinaria. I liquidatori non fanno altro che monetizzare l’attivo per pagare i creditori

sociali.

Il problema che ci si poneva con la vecchia normativa era: -cosa succedeva se la liquidazione durava più

anni?

Inoltre: -bisogna redigere un bilancio?

Il problema è stato risolto: con la nuova normativa è stato esplicitato che il bilancio è obbligatorio anche

sotto liquidazione, tuttavia i criteri (come vedremo in seguito) di redazione sono diversi.

I liquidatori monetizzano l’attivo, pagano i creditori sociali e redigono un bilancio finale di liquidazione. Il

bilancio si conclude con un piano di riparto. A questo punto esso deve essere approvato dai soci. Non è più

un diritto dei soci come categoria, ma come singoli, perché è il singolo socio che ha diritto di ricevere la

propria quota di liquidazione. Esiste, quindi, un meccanismo di approvazione tacita: passati 90 gg. senza che

siano proposti reclami contro il bilancio finale del piano di riparto, il bilancio si intende tacitamente

approvato. Spesso, nella prassi, non si vuole attendere i 90 gg. e si fa approvare dall’assemblea il bilancio.

È necessario che l’approvazione dell’assemblea avvenga all’unanimità e non con maggioranze ordinarie.

Se i liquidatori distribuiscono la quota finale di liquidazione e i soci rilasciano quietanza senza riserve, allora

il bilancio si intende tacitamente approvato.

Cos’è una quietanza? Un foglio di carta che conferma il ricevimento di un bene o di un pagamento. La

quietanza chiude il rapporto giuridico, se non si aggiunge sul foglio una riserva.

Approvato il tutto, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Una

volta intervenuta la cancellazione della società nel registro delle imprese, la società finalmente può

considerarsi estinta. Scompare dal panorama giuridico.

Cosa succede se c’è qualche creditore ritardatario (per antonomasia è il fisco)? Cioè: la società viene

cancellata ma c’è ancora qualcuno che dev’esser pagato. Il creditore ritardatario potrà chiedere il pagamento

direttamente ai soci, ma questi risponderanno soltanto nei limiti di quanto ricevuto in sede di liquidazione.

Questo principio discende direttamente dall’autonomia patrimoniale perfetta. Rispondono anche i liquidatori

se il mancato pagamento del creditore è dipeso da loro colpa. Questo è il sistema dettato dal codice.

La società dopo la cancellazione si estingue, ma in un certo senso sopravvive (ai sensi dell’art. 10 della

l.fall.) e può comunque essere dichiarato fallito l’imprenditore cessato, entro un anno dalla cessazione.

Cosa è il fallimento? Apriamo una parentesi (non ha valore per l’esame): è una c.d. procedura concorsuale. Il fallimento è la procedura concorsuale

per eccellenza e ne esistono altre minori. Quali sono le finalità del fallimento? Nel diritto comune esiste il principio “prior in tempore potior in iure”:

il primo che arriva si soddisfa. Questo principio è ritenuto non soddisfacente. Si è allora pensato alla procedura di fallimento, che si basa, invece, sulla

“par condicio creditorum”: tutti i creditori devono essere messi sullo stesso piano.

Il curatore monetizza l’attivo dell’impresa. Si confronta con il passivo e si applica la c.d. “Moneta fallimentare”: si pagano i creditori sociali in

proporzione alla loro quota di passivo. Fine parentesi.

Secondo l’art. 10 l.fall. il fallimento può essere dichiarato soltanto entro un anno dalla cessazione, il che

vuole dire che la società è estinta, ma se viene dichiarata fallita entro un anno, tutti i rapporti della società

verranno riaperti al fine di pagare tutti i creditori sociali. È vero che la società si estingue, ma c’è quest’anno

di vacatio. Passato l’anno non può più essere dichiarata fallita. Questo è l’orientamento attuale della

giurisprudenza.

L’orientamento in passato era diverso: l’art. 10 l. fall. dice “entro un anno dalla cessazione”, ma la

giurisprudenza sosteneva che la società non cessasse fino a che tutte le posizioni attive o passive non

risultassero estinte e ciò anche se la società fosse stata nel mentre cancellata dal registro delle imprese.

Quindi la società poteva essere dichiarata fallita “sine diem”: senza termine. Quest’orientamento era dato da

un “favor” della giurisprudenza per i creditori ritardatari, quali l’INPS ed il fisco. La Corte Costituzionale,

pochi anni or sono, ha cambiato quest’orientamento spiegando che la società si estingue con la cancellazione

dal registro. Il bilancio: cenni storici

In questa sede non tratteremo del bilancio in senso tecnico, bensì i principi giuridici fondamentali.

Iniziamo da qualche cenno storico: nel 1800 si pensava che il bilancio fosse lo specchio veritiero della totale

situazione dell’impresa. Nel 1900 con l’elaborazione dottrinale si è capito che non poteva essere vero, perché

il bilancio si basa comunque su delle valutazioni. C’erano quindi più bilanci a seconda delle finalità che si

volevano perseguire. Nacque così la teoria delle c.d. “politiche di bilancio” in cui i redattori, proprio per

raggiungere le diverse finalità potevano redigere il bilancio come meglio credevano. Qui si era all’eccesso

39

opposto: l’assemblea era libera di approvare qualsiasi tipo di bilancio. Negli anni successivi è intervenuta la

giurisprudenza: “Il bilancio di esercizio è diverso dal bilancio di liquidazione o cessione, però un bilancio di

esercizio è uguale ad altro un bilancio di esercizio, allora i criteri devono essere gli stessi, perché la finalità è

la stessa”. Si affermò così che fossero nulli i bilanci non veritieri e quindi ledevano il diritto del singolo socio

a percepire una quota di utile ovvero (= oppure) una quota di liquidazione.

Negli anni ’70, ed arriviamo al regime attuale, si è detto che non è tutelato solo il singolo socio, ma il fatto

che il bilancio sia veritiero tutela anche altri soggetti, quali i creditori sociali o i terzi in generale (es:

banche).

Questo orientamento ha trovato conferma nella 4° e 5° direttiva comunitaria dell’Aprile del ’91,

armonizzando la disciplina dei bilanci europei (esistono principi contabili internazionali).

Regole da seguire per redigere il bilancio (dal 1991)

Art. 2423 Redazione del bilancio (immutato; eccetto ultimo comma: lire - euro)

 Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale dal

conto economico e dalla nota integrativa.

 Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la

situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio. (Prima

della riforma del ’91 si diceva che il bilancio doveva essere redatto con chiarezza e precisione; in

realtà l’interpretazione non è cambiata: “chiarezza” veniva inteso come “evidenza”, mentre

“precisione” veniva visto come sinonimo di “verità”.)

 Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una

rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie

allo scopo. (Se le informazioni non sono sufficienti, la clausola di interpretazione veritiera e corretta,

di cui al comma precedente, prevale sempre!)

 Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con

la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. (si applicano i 3

seguenti principi:

o Il principio di chiarezza impone l’univocità e la comprensibilità della denominazione dei

nomi dei conti, e si riferisce anche ad una formulazione del bilancio ordinata, facilmente

intelleggibile, inequivoca e esauriente, con particolare riferimento alla nota integrativa.

Il principio della posta veritiera non toglie che il bilancio sia soggetto a valutazione, ma

o queste devono essere svolte con la maggiore neutralità ed oggettività possibili.

o Ultimo principio è la rappresentazione corretta: è stato interpretato sia come sinonimo di

verità, sia come “tecnicamente corretta”, ed anche come “buona fede”.)

 La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla rappresentazione

della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti

dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente

al valore recuperato.

40

Art. 2423 bis Principi di redazione del bilancio (sostanzialmente immutato)

Nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi:

l) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione

dell'attività;

2) si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio;

3) si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla data

dell'incasso o del pagamento;

4) si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la

chiusura di questo;

5) gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;

6) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro.

Deroghe al principio enunciato nel n. 6 del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota

integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione

patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.

Lezione pomeridiana Continua “il Bilancio”.

Con riferimento al bilancio di esercizio approvato ogni anno dall’assemblea, la prospettiva non è quella di

una cessione o di una liquidazione della società, ma è quella della continuazione dell’attività, appunto.

I costi di impianto (i costi di inizio attività), ad esempio, non si ammortizzano in più anni se si è già a

conoscenza del fatto che l’attività durerà un anno soltanto.

Eseguiamo l’analisi punto per punto dell’art. 2423 BIS (ricordiamo questi principi da economia aziendale):

1) Il principio di prudenza: principio fondamentale al quale si ispirano i corollari, era contenuto anche

nella normativa comunitaria, ed aggiungeva dei corollari per spiegare cosa si intende per

“prudenza”: in particolare trattava di

 iscrivibilità degli utili realizzati,

 contabilizzazione di tutti i rischi e tutte le perdite d’esercizio,

 contabilizzazione dei deprezzamenti a prescindere dal risultato di esercizio

Il principio di prudenza è così fatto:

 si valuta al valore più alto il costo o il rischio;

 si valuta al valore più basso il ricavo;

È, tuttavia, necessario non travalicare la prudenza per sconfinare nelle riserve occulte: ad esempio, le attività

risultano 100, ma in realtà sono 150, perché si sono sopravvalutati i rischi di 50. Più le riserve occulte sono

alte, meno sono gli utili da distribuire, a danno dei soci di minoranza e del fisco.)

2) Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio. Questo è il

primo corollario del principio della prudenza (serve a non annacquare il capitale).

Un esempio classico per capire questo profilo è il caso delle società partecipate a catena. Si pensi alla società A che partecipa al 100% nella società B.

Si supponga che B, nel 2003, abbia un utile di 100. Qual è la procedura per l’approvazione del bilancio? Il bilancio va approvato entro 4 mesi (30

Aprile 2004).

Si può dire che A ha anch’essa 100 di utile? Si è ritenuto conforme al principio della prudenza ove, prima dell’approvazione del bilancio di A, vi sia

un vincolo giuridico per il quale, senza alcuna condizione, A ha diritto di ricevere quei dividendi, in maniera che sia giuridicamente certo che

quell’utile si sia prodotto.

È, quindi, richiesto che la delibera del bilancio di B, sia approvata prima della delibera del bilancio di A.

Il problema è: si può trasferire l’utile di 100 in A? Il metodo più semplice è quello di farlo “per cassa”: ad Aprile si approva il bilancio di B e si

delibera di distribuire tutti i dividendi. Ma come si fa a portare l’utile da B ad A già nel bilancio precedente (2003), quindi distribuendo gli utili “per

competenza”? Due pronunce della Consob hanno affrontato questo tema. Nella prima ha detto “si può fare anche per competenza, ma prima

dell’approvazione del bilancio della controllante A, la società controllata B deve aver già approvato, con sua delibera, il bilancio ed ha altresì

deliberato la distribuzione di 100 da B ad A”. Si è ulteriormente venuti incontro alla società affermando che non è necessaria una delibera di B, ma

basta anche che la proposta di distribuzione sia contenuta nel progetto di bilancio”.

Per capirci: il bilancio è approvato dall’assemblea ordinaria, ma materialmente gli amministratori. Essi non redigono il bilancio, bensì un documento

che fino a che non è approvato si chiama “progetto di bilancio”. Si può mettere nel progetto di bilancio di A l’utile di B, se, prima della redazione del

progetto di bilancio di A, quell’utile è già nel progetto di bilancio di B.

In caso di società a catena si può spostare l’utile nella società sopra.

Ovvero: utilizzando il metodo di distribuzione di utili per cassa, e non per competenza, se ci fossero 7 società sovrastanti, passerebbero 7 anni, quindi

è meglio usare il metodo “per competenza”, ma questo si può fare soltanto purché sia già stato approvato il bilancio della società controllata.

3) il principio di competenza: Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza

dell’esercizio, indipendentemente dalla data di incasso o di pagamento (amm.ti, ratei e risconti etc.).

4) ulteriore principio è quello che afferma che “si deve tenere conto di eventuali oneri o perdite di

competenza dell’esercizio anche se conosciuti dopo la chiusura dell’esercizio stesso”.

Facciamo un esempio: la vendita è del 2003, ma il ricavo è nel 2004. Secondo il principio di competenza, il ricavo è del 2004, perché la

compravendita si è perfezionata nel 2003. Prima di approvare il bilancio del 2003 (entro Aprile 2004), è necessario, se a Marzo veniamo a conoscenza

del fatto che il cliente è morto o è scappato in Brasile, tenere conto della perdita.

41 5) Gli elementi eterogenei ricompresi in singole voci devono essere valutati separatamente.

Se una voce di bilancio è composta da varie sottovoci, non si può soltanto indicare il saldo, ma sarà necessario il dettaglio. Il classico esempio è il

magazzino: nel magazzino si ha un tot di merce, che probabilmente non è stata comprata tutta lo stesso giorno, quindi si applica la stratificazione dei

vari prezzi (LIFO, FIFO etc.).

6) Ultimo principio: continuità dei criteri di valutazione: non si può modificare il criterio di valutazione

da un esercizio all’altro. Ovvero: non si possono cambiare le quote di ammortamento a piacimento.

Questo permette la comparazione tra i bilanci, ma non implica che questo principio sia

assolutamente inderogabile, ma per effettuare un cambiamento devono sussistere 2 condizioni:

a. Esiste un motivo oggettivo per giustificare tale cambiamento di valutazione; ad esempio: i titoli

sono spesso rappresentati a valore di costo, ma un crollo di mercato può modificare sensibilmente il loro valore.

b. Deve essere notificato nella nota integrativa.

C’è una discrepanza tra la norma comunitaria e la norma di attuazione italiana. Nella comunitaria si parlava

solo del principio di prudenza e tutte quel che veniva dopo erano solo esempi e non casi giuridici autonomi.

Iter procedimentale della redazione del bilancio

All’approvazione del bilancio partecipano tutti gli organi sociali (almeno nel sistema tradizionale). L’iter

inizia con la redazione del progetto di bilancio. Gli amministratori (o l’amministratore unico) redigono il

progetto di bilancio materialmente.

Nel caso del CDA, il progetto di bilancio è, comunque, un atto del consiglio ed è considerato così importante

che non può essere oggetto di delega.

Questo non significa che tutti i consiglieri devono essere presenti, ma soltanto che il progetto debba essere

fatto proprio dal CDA, ovvero è approvato a maggioranza dal CDA stesso.

Entra poi in gioco il collegio sindacale, perché il bilancio, almeno 30 giorni prima dell’approvazione

dell’assemblea, deve essere fatto conoscere al collegio, che nei 15 giorni successivi lo verifica, fa una

relazione, dopo di che tutta la documentazione, almeno 15 giorni prima, va depositata presso la sede sociale.

Perché si deposita almeno 15 giorni prima? Perché così i soci, che poi dovranno approvare il bilancio,

potranno prenderne visione. Se c’è un soggetto incaricato del controllo contabile dovrà essere concessa

anche a lui una visione e dovrà depositare un proprio giudizio sulla corretta trasposizione dell’attività nel

bilancio. Quando l’assemblea ordinaria approva il bilancio l’iter è chiuso.

Poi esistono il sistema dualistico e monistico. Nel primo, il CDS oltre ad avere i poteri del collegio sindacale,

ha anche il potere di nominare gli amministratori e di approvare il bilancio.

Cosa vuol dire approvare il bilancio e cosa può fare l’assemblea? Normalmente l’assemblea approva il

progetto di bilancio, ovvero trasforma il progetto in bilancio vero e proprio, redigendo un verbale di

approvazione del bilancio.

Ci si chiede se l’assemblea possa modificare, in sede di delibera, tutto o parte del bilancio stesso. L’ipotesi è

molto di scuola, perché tecnicamente è difficile. Tuttavia, giuridicamente, l’assemblea è assolutamente

sovrana, per cui se ritiene di cambiarlo lo può fare liberamente.

Una volta approvato, il bilancio deve essere firmato dal presidente del CDA, e depositato entro 30 giorni

presso il registro delle imprese. Oggi il bilancio non può più essere depositato in forma cartacea ma informatica. Il problema è quello della

firma digitale, che non è altro che una smart card col PIN. Questo ha generato un caos totale, perché tutti l’avevano persa. Allora è uscito un decreto

che permette ai commercialisti di depositare, senza responsabilità, i bilanci altrui con la propria smart card.

Una volta depositato, il bilancio può essere impugnato. Ma se si impugna il bilancio del 2001 allora diventa

scorretto anche quello del 2002 e degli anni successivi, in quanto collegati. Quindi le azioni di annullabilità

non possono più essere esercitate dopo che è stato approvato il bilancio dell’esercizio successivo.

Altro punto riguarda il potere di impugnativa. Con la nuova normativa, se il soggetto incaricato della

revisione ha fondato un giudizio positivo, allora il bilancio non è più impugnabile né per nullità né per

annullabilità, se non da tanti soci che rappresentino almeno il 5% del capitale sociale. Si è così superato il così detto

dei “professionisti di assemblea”. C’era un tempo la professione del disturbatore di assemblea (solitamente nullatenente, per evitare di dover pagare

eventuali danni): colui che comprava poche azioni delle società quotate, aveva una certa competenza, dopo di che impugnava la delibera. La società,

allora, piuttosto che tenere bloccato il bilancio, concedevano somme ingenti in denaro ai disturbatori. C’è anche chi sosteneva che questi disturbatori

creavano più controlli, ma erano anche “fastidiosi”.

Il 5% indica, quindi, un interesse cospicuo nella società che non fa presumere ad un disturbatore.

L’approvazione della delibera del bilancio e le riserve

Il bilancio si può chiudere con un utile ovvero con una perdita. Per quanto riguarda la perdita, se è inferiore

al 3° del capitale sociale si potrà portare a nuovo, altrimenti, se è superiore, si dovrà ridurre il capitale.

Nel caso di utile, invece, abbiamo una serie complessa di casi. In linea di principio si può dire che l’utile non

è tutto distribuibile, perché ci possono essere delle regole legali, cioè imposte dalla legge o statutarie, che

stabiliscono diversamente. Vediamo le più importanti:

42 1. Riserva legale: il 5% dell’utile va accantonato a riserva legale sino a raggiungere il 20% del capitale.

La riserva legale è un cuscinetto che il legislatore pone a protezione del capitale sociale. Può

corrispondere ad una qualsiasi posta d’attivo.

2. Ci possono poi essere altre riserve imposte dallo statuto: si chiamano riserve statutarie. Queste,

tuttavia, hanno una regolamentazione diversa rispetto a quelle legali, infatti possono essere

distribuite, modificando lo Statuto (in assemblea straordinaria). Comunque l’assemblea può sempre

decidere di fare quel che meglio crede degli utili: accantonarli/distribuirli/50 e 50 etc.

3. Se si accantonano utili, si crea una riserva disponibile: in ogni momento l’assemblea ordinaria può

decidere di distribuirla. Non è detto che se una riserva nasce disponibile resti per sempre tale. Ad

esempio, nel caso dell’acquisto delle azioni proprie, queste possono essere acquisite soltanto nei

limiti delle riserve indisponibili. Cioè: finché si hanno azioni proprie le riserve sono indisponibili.

Decidendo, al contrario, di distribuire utili o riserve, lo somme distribuite prendono il nome di dividendo.

In tal caso, nel momento in cui si delibera il dividendo, nasce il diritto di credito del socio verso la società

per percepirlo, mentre non c’è nessun diritto (al contrario delle società di persone) del socio ad appropriarsi

degli utili. Cioè: se c’è la distribuzione dei dividendi c’è il diritto di percepirli, se, invece, l’assemblea decide

di non distribuire utili, non c’è nessun diritto.

13° lezione La SRL

Art. 2380 Amministrazione della società (oggi è diventato l’art. 2380 bis, commi 2 e ss.) (per le SPA)

L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci.

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione.

Se l'atto costitutivo non stabilisce il numero degli amministratori, ma ne indica solamente un numero

massimo e minimo, la determinazione spetta all'assemblea.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi membri il presidente, se questi non è nominato

dall'assemblea.

Art. 2487 Amministrazione (oggi è diventato l’art. 2475) (per le SRL)

Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo l'amministrazione della società deve essere affidata a uno o

più soci.

Fondamentalmente si può sempre decidere chi può essere l’amministratore, tuttavia, si denota che, nelle

SRL, di solito, gli amministratori sono i soci, al contrario delle SPA.

La SRL, nell’attuale prospetto, favorita da un regime ampliato, vede la possibilità di configurarsi come

società di capitale nei rapporti esterni, ma assomigliando, nei rapporti interni, ad una società di persone.

Ad esempio, nella SRL si è posto il problema del conferimento d’opera.

Viene dato molto spazio all’autonomia statutaria: i soci fissano i connotati della società liberamente.

Le società hanno sempre avuto due tipi di regimi: legale e statutario. Oggi non esiste più un regime legale, o

meglio: tutto deve essere specificato nello Statuto. Entro il 20 Settembre del 2004, infatti, le “vecchie” SRL

dovranno compiere scelte statutarie, modificando, appunto, lo Statuto, per adattarlo al nuovo regime.

Nella codificazione del ’42, la SRL era stata ideata come una SPA in piccolo, che si caratterizzava per una

struttura più intima, sebbene esistessero elementi personalistici.

In passato, sintetizzando, si poteva costituire una SRL, senza specificare nulla di particolare nello Statuto,

lasciando al regime legale tutte le regole di funzionamento. Si è passati, con la riforma, da uno Statuto legale

ad una serie di proposte statutarie che l’ordinamento ci pone, e tra le quali è necessario scegliere.

La volontà dei soci si propone in una posizione centrale rispetto alla struttura della società, che continua ad

avere, come organi, l’assemblea, l’organo amministrativo e talora il collegio sindacale.

Art. 2479. (aggiornato alla riforma) I soci decidono sulle materie riservate alla loro

(Decisioni dei soci).

competenza dall’atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che

rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione:

In ogni caso sono riservate alla competenza dei soci:

1) l’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;

2) la nomina, se prevista nell’atto costitutivo, degli amministratori;

3) la nomina dei sindaci e del presidente del collegio sindacale o del revisore;

4) le modificazioni dell’atto costitutivo;

5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto sociale

determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

43

L’atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o

sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare

con chiarezza l’argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.

Qualora nell’atto costitutivo non vi sia la previsione di cui al terzo comma ed in ogni caso con riferimento

alle materie indicate nei numeri 4) e 5) del secondo comma del presente articolo oppure quando lo

richiedono uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale

sociale, le decisioni dei soci debbono essere adottate mediante deliberazione assembleare ai sensi

dell’articolo 2479-bis.

Ogni socio ha diritto di partecipare alle decisioni previste dal presente articolo ed il suo voto vale in misura

proporzionale alla sua partecipazione.

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole dei

soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.

Art. 2479-bis. (aggiornato alla riforma) (Assemblea dei soci). L’atto costitutivo determina i modi di

convocazione dell’assemblea dei soci, tali comunque da assicurare la tempestiva informazione sugli

argomenti da trattare. In mancanza la convocazione è effettuata mediante lettera raccomandata spedita ai

soci almeno otto giorni prima dell’adunanza nel domicilio risultante dal libro dei soci.

Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, il socio può farsi rappresentare in assemblea e la relativa

documentazione è conservata secondo quanto prescritto dall’articolo 2478, primo comma, numero 2).

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo l’assemblea si riunisce presso la sede sociale ed è

regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale

e delibera a maggioranza assoluta e, nei casi previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell’articolo

2479, con il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.

L’assemblea è presieduta dalla persona indicata nell’atto costitutivo o, in mancanza, da quella designata

dagli intervenuti. Il presidente dell’assemblea verifica la regolarità della costituzione, accerta l’identità e la

legittimazione dei presenti, regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni; degli esiti di tali

accertamenti deve essere dato conto nel verbale.

In ogni caso la deliberazione s’intende adottata quando ad essa partecipa l’intero capitale sociale e tutti gli

amministratori e sindaci sono presenti o informati della riunione e nessuno si oppone alla trattazione

dell’argomento.

Quali sono, riassumendo, i 2 principi fondamentali della SRL?

1. centralità dei soci (che prendono le decisioni)

2. quote non rappresentate da azioni

Lezione pomeridiana (continua “la riforma”)

La SRL, un tempo vista come una piccola società per azioni, vede un elemento personalistico più accentuato.

Nell’ordinamento tradizionale del ’42 si faceva perno sulla delibera, e si presupponeva che la discussione

assembleare potesse essere determinante per la formazione delle decisioni in modo collegiale: con confronto.

Adesso è possibile quasi evitare questo confronto, deliberando “senza nemmeno consigliarsi a vicenda”,

delegando in assemblea il proprio voto ad altri. Il “superamento della collegialità” nasce da un’esigenza

tecnico-funzionale: per motivi di tempo e di costi. Tutto è lasciato alla volontà delle parti, ma nell’atto

costitutivo. In questa situazione, la SRL diventa un simposio dello Statuto, dove è davvero espressa la

volontà delle parti. La costituzione statutaria deve avvenire di fronte ad un notaio.

Il capitale sociale è costituito dai conferimenti (in denaro, o, se in natura, valutati). Il concetto generale, nel

codice del ’42 e non più oggi, era la proporzionalità tra partecipazione nei conferimenti e poteri (di voto

etc.).

Art. 2468 nuova riforma

“Se l’atto costitutivo non prevede diversamente, le partecipazioni dei soci sono determinate in misura

proporzionale al conferimento.”

Si preannunciano SRL in cui il godimento e l’esercizio dei diritti sociali, non saranno più così equilibrati.

Facciamo un esempio: un padre conferisce 90, un figlio 10, ma si specifica che la partecipazione sia nel

rapporto di 80-20. Supponiamo che il padre muoia, e gli altri figli abbiano diritto all’eredità. Come si

distribuiranno le quote? È una problematica che resta aperta.

I rapporti tra conferimenti e diritti possono essere modificati solo con il consenso di tutti i soci.

Questo avvicina maggiormente la SRL alle società di persone nei rapporti interni: addirittura non c’è

nemmeno più il limite del patto leonino. I conferimenti dei padri nelle SRL possono essere addirittura

44

assimilati a delle donazioni, non essendovi ancora giudizi giurisprudenziali in merito, vista la novità della

riforma.

45 La natura dei conferimenti

Questo è il punto dove c’è una frattura maggiore con la vecchia normativa. Abbiamo anticipato che l’oggetto

del contratto di società è il conferimento dei beni e dei servizi (art. 2247 c.c.) da parte di due o più soci, ma

che, ad oggi, questo articolo non è più valido, perché possono esistere i soci d’opera.

Questa è la prima grande eccezione al principio capitalistico delle società. È difficile comprendere quale

possa essere la tutela dei terzi nei confronti di tali soci, che non hanno apportato beni o denaro, ma

esclusivamente la propria manodopera. La questione è: il conferimento d’opera fa parte del capitale sociale?

Muta la proporzionalità delle partecipazioni o del capitale? E per quale cifra è responsabile, in una SRL, un

socio d’opera? Come si quantifica il suo apporto in caso di fallimento?

Art. 2464. (art. aggiornato alla riforma) (Conferimenti). Il valore dei conferimenti non può essere

complessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale sociale.

Possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica.

Se nell’atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

Alla sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il venticinque per

cento dei conferimenti in danaro e l’intero soprapprezzo o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il

loro intero ammontare. Il versamento può essere sostituito ( è, ad oggi, molto complicato stabilire il

corrispettivo dell’apporto di un socio d’opera. ) da lla stipula, per un importo almeno corrispondente, di una

polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con le caratteristiche determinate con decreto del

Presidente del Consiglio dei Ministri; in tal caso il socio può in ogni momento sostituire la polizza o la

fideiussione con il versamento del corrispondente importo in danaro.

Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le disposizioni degli articoli 2254 e 2255. Le

quote corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della

sottoscrizione.

Il conferimento può anche avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o di una

fideiussione bancaria con cui vengono garantiti, per l’intero valore ad essi assegnato, gli obblighi assunti

dal socio aventi per oggetto la prestazione d’opera o di servizi a favore della società. In tal caso, se l’atto

costitutivo lo prevede, la polizza o la fideiussione possono essere sostituite dal socio con il versamento a

titolo di cauzione del corrispondente importo in danaro presso la società.

Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati nei novanta giorni.

Art. 2465. (art. aggiornato alla riforma) (Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti).

Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto o di una società di

revisione iscritti nel registro dei revisori contabili o di una società di revisione iscritta nell’apposito registro

albo. La relazione, che deve contenere la descrizione dei beni o crediti conferiti, l’indicazione dei criteri di

valutazione adottati e l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della

determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo, deve essere allegata all’atto costitutivo.

La disposizione del precedente comma si applica in caso di acquisto da parte della società, per un

corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei soci fondatori, dei soci e

degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese. In tal caso

l’acquisto, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, deve essere autorizzato con decisione dei soci a

norma dell’articolo 2479.

Nei casi previsti dai precedenti commi si applicano il secondo comma dell’articolo 2343 ed il quarto e

quinto comma dell’articolo 2343-bis.

Trasformazione (appunti presi in classe, integrati dal libro di testo “Campobasso”)

Trasformazione: la società cambia tipo sociale, ma resta la stessa. La responsabilità illimitata permane, a

meno che i creditori non liberino i soci. Con la trasformazione non si ha l’estinzione: è la stessa società che

vive in una rinnovata veste giuridica, infatti “conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti

anche processuali dell’ente che ha effettuato la trasformazione” (tratto dall’art. 2498). Espressamente vietata

era e resta la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in società lucrativa, anche se

tale trasformazione sia deliberata all’unanimità. Con la riforma del 2003 è stata, invece, consentita la

trasformazione di società di capitali (ma non di persone) in società cooperative.

La riforma del 2003 ha profondamente modificato quest’istituto introducendo la distinzione tra

trasformazione:

 omogenea : è sufficiente il consenso della maggioranza degli aventi diritto agli utili. È riconosciuto

un diritto di recesso (sia nelle società di capitali sia nelle società di persone). Per le società di capitali

è necessaria una delibera dell’assemblea straordinaria da adottare a maggioranza rafforzata. Alla

46 delibera di trasformazione deve essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio sociale,

soggetta al controllo di legittimità da parte del notaio. Nascono due ipotesi:

o Acquisizione della responsabilità illimitata : è richiesto il consenso dei soci che assumono

tale responsabilità, considerando che opera anche per le obbligazioni anteriori alla

trasformazione.

o Acquisizione della responsabilità limitata : i soci non sono liberati per le obbligazioni

anteriori alla trasformazione.

 eterogenea : una società di capitali può trasformarsi in consorzi, società consortili, società

cooperative, comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni (art. 2500-septies).

Non, invece, in associazione riconosciuta. Si applica la disciplina della trasformazione omogenea,

con la richiesta di maggioranze più elevate: 2/3 degli aventi diritto.

Fusione (appunti in classe integrati dal Campobasso)

Le fusioni sono di due tipi:

 Propriamente dette (in senso stretto) : due più società si fondono e danno luogo ad una nuova società

 Per incorporazione : una società incorpora altre società, che spariscono.

Come la trasformazione, la fusione può essere:

 Omogenea: fra società dello stesso tipo (il recesso è riconosciuto solo per le SRL);

 Eterogenea: fra società di tipo diverso. (I soci che non hanno concorso alla delibera avranno diritto di

recesso.)

La fusione non è consentita alle società che si trovano in stato di liquidazione. Così come per la

trasformazione, la società fusa “assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione,

proseguendo in tutti i rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione” (art. 2504-bis).

Gli amministratori delle diverse società devono redigere un progetto di fusione che deve avere identico

contenuto per tutte le società partecipanti ed ha funzione di pubblicità legale, con tutte le indicazioni del

caso.

È obbligatorio redigere altresì il bilancio infraannuale (c.d. bilancio di fusione) e una relazione degli

amministratori ed il relativo deposito, insieme con quello degli ultimi 3 bilanci d’esercizio.

Si può avere, inoltre, il fenomeno gia descritto del “leveraged buyout”.

Per la delibera di fusione devono essere rispettate le norme dettate per le modificazioni dell’atto costitutivo.

Per tutelare i creditori, la fusione può essere attuata solo dopo che siano trascorsi 60 giorni dall’iscrizione nel

registro delle imprese dell’ultima delibera delle società partecipanti. Entro tale termine ciascun creditore può

proporre opposizione alla fusione. Questo sospende la fusione. Il tribunale può, tuttavia, disporre che

avvenga ugualmente, previa garanzia concessa ai creditori.

Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell’atto di fusione (per atto pubblico, iscritto nel

registro delle sedi delle varie società).

Scissione (appunti in classe integrati dal Campobasso)

Scissione: è il fenomeno inverso della fusione. Si ha una società c.d. “scissa” che si divide in 2 nuove

società.

Si possono avere:

 una scissione totale, dove le società beneficiarie sostituiscono la scissa

 o una scissione parziale, dove la società scissa continua ad esistere, ma un suo ramo viene diviso in

altre società.

Qui il problema è la differenza tra la scissione e la scorporazione:

Nella scissione le azioni delle società beneficiarie vanno ai soci della società scissa, mentre nella

scorporazione le azioni vanno alla società scorporante.

Ma come sono tutelati i creditori sociali nella scissione? È previsto che i debiti vengano riferiti ad una delle

società beneficiarie. Tutte le società sono solidalmente responsabili nei limiti dell’attivo che è stato loro

conferito. Per quei debiti che non sono stati riferiti alle società scisse, tutte le società beneficiarie sono

solidalmente responsabili con la società scissa.

Gli amministratori delle società partecipanti alla scissione devono redigere un progetto di scissione che deve

contenere l’esatta descrizione degli elementi patrimoniali e i criteri di distribuzione delle quote.

DIRITTO COMMERCIALE

Art. 2082 Art. 2555

Definizione imprenditore Definizione azienda

È imprenditore chi esercita È il complesso dei beni organizzati

professionalmente un’attività economica dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

organizzata al fine della produzione o dello

scambio di beni o servizi. Art. 2195

Imprenditori soggetti a registrazione

Art. 2083 Sono soggetti all’iscrizione nel registro delle imprese gli

Piccolo imprenditore imprenditori che esercitano:

Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti,  Attività industriale diretta alla produzione di beni o

del fondo, gli artigiani, i piccoli servizi

commercianti e coloro che esercitano  Attività intermediaria nella circolazione dei beni

un’attività professionale organizzata  Attività di trasporto per terra, acqua o aria

prevalentemente con il lavoro proprio e dei  Attività bancaria o assicurativa

componenti della famiglia.  Altre attività ausiliarie alle precedenti

Art. 2135 Ente pubblico imprenditore o

Def. Imprenditore agricolo imprenditore pubblico

È imprenditore chi esercita una delle seguenti attività: Si ha quando lo Stato o altro Ente Pubblico

esercita direttamente, in prima persona

 Coltivazione del fondo un’attività economica organizzata, rivolta alla

 Selvicoltura produzione o allo scambio di beni o servizi

 Allevamento di animali e attività connesse. Art. 2740

Art. 2247 Responsabilità patrimoniale

Contratto di società Il debitore risponde dell’inadempimento delle

Col contratto di società due o più persone obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

conferiscono beni o servizi per l’esercizio in Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse

comune di un’attività economica allo scopo se non nei casi previsti dalla legge.

di dividerne gli utili. Autonomia patrimoniale imperfetta

E la caratteristica delle organizzazioni senza

Autonomia patrimoniale perfetta personalità giuridica sulla loro organizzazione.

E la caratteristica delle organizzazioni con Gli atti o fatti dell’organizzazione producono

personalità giuridica cioè delle persone giuridiche. effetti giuridici che toccano, oltre al patrimonio

Significa che le vicende dell’organizzazione/società dell’organizzazione, anche il patrimonio delle

toccano esclusivamente questa e incidono persone sottostanti e viceversa, vicende e

esclusivamente sul patrimonio della stessa non posizioni delle persone fisiche si possono

toccando le posizioni ed il patrimonio delle persone ripercuotere

sottostanti. Art. 2313

Società in accomandita semplice

Art. 2291 Nelle società in accomandita semplice i soci

Società in nome collettivo accomandatari rispondono solidalmente ed

Nelle società in nome collettivo tutti i soci illimitatamente delle obbligazioni sociali

Art. 2270

rispondono solidalmente e illimitatamente delle mentre i soci accomandanti rispondono

Creditore particolare del socio

obbligazioni sociali Art. 2267

limitatamente alla quota conferita

Il creditore particolare del socio, finché dura la

Responsabilità per le obbligazioni sociali

società, può far valere i suoi diritti sugli utili

Art. 2272

I ceditori della società possono far valere i loro

spettanti al debitore e compiere atti conservativi

crediti sul patrimonio sociale. Per le

Cause di scioglimento

sulla quota spettante a quest’ultimo nella

obbligazioni sociali rispondono inoltre

Art. 2268

La società si scioglie:

liquidazione.

personalmente e solidalmente i soci che

Conferimenti  Per il decorso del termine

Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a

Escussione preventiva del patrimonio

hanno agito in nome e per conto della

Il socio è obbligato ad eseguire conferimenti soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare

 Per il conseguimento dell’oggetto sociale o per

C:\Documents and Settings\Nico&Sara\Impostazioni

1 sociale

società e, salvo patto contrario, gli altri

determinati nel contratto sociale. del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la

la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo

Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali

locali\Temp\7zO239.tmp\Diritto_commerciale_(articoli).doc

soci.

Se i conferimenti non sono determinati, si liquidazione della quota del suo debitore. La

 Per volontà di tutti i soci

può domandare, anche se la società è in

Il patto dev’essere portato a conoscenza dei terzi

Pagina 1 di 2

presume che i soci siano obbligati a conferire, in quota deve essere liquidata entro tre mesi dalla

 Quando viene a mancare la pluralità dei soci, se

liquidazione, la preventiva escussione del

con mezzi idonei; in mancanza, la limitazione della

parti uguali fra loro, quanto è necessario per il domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento

nel termine di sei mesi questa non è ricostituita

patrimonio sociale, indicando i beni sul quale il

responsabilità o l’esclusione della solidarietà non è

conseguimento dell’oggetto sciale della società.

 Per altre cause previste dal contratto sociale

creditore possa agevolmente soddisfarsi.

opponibile a coloro che non ne hanno avuto

DIRITTO COMMERCIALE Art. 2269

Responsabilità del nuovo socio

Chi entra a far parte di una società gia costituita

risponda con gli altri soci per obbligazioni sociali

anteriori all’acquisto della qualità di socio.

Art. 2304

Responsabilità dei soci

I creditori sociali, anche se al società è in

liquidazione, non possono pretendere il pagamento

dai singoli soci, se non dopo l’escussione del

patrimonio sociale. Art. 2305

Creditore particolare del socio

Finché dura la società, egli non può chiedere la

liquidazione della quota del socio debitore.

Art. 2312

Cancellazione della società

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i

liquidatori devono chiedere la cancellazione della

società dal registro delle imprese.

Dalla cancellazione della società i creditori

sociali che non sono stati soddisfatti possono far

valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il

mancato pagamento è dipeso da colpa dei

liquidatori, anche nei confronti di questi.

Le scritture contabili ed i documenti che non

spettano ai singoli soci sono depositati presso la

persona designata dalla maggioranza.

Le scritture contabili ed i documenti devono

essere conservati per dieci anni a decorrere dalla

cancellazione della società dal registro delle

imprese.

C:\Documents and Settings\Nico&Sara\Impostazioni

2

locali\Temp\7zO239.tmp\Diritto_commerciale_(articoli).doc

Pagina 2 di 2

Schema riassuntivo dei sistemi di amministrazione introdotti con la riforma del 2003

Dualistico Monistico

 Importato dai paesi anglo-sassoni

 Importato dai paesi di origine germanica.  viene nominato un unico organo: il consiglio

 Formato da: di amministrazione, al cui interno il

CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA: controllo è esercitato da:

o ha le stesse competenze del Collegio Sindacale (cioè ha funzione di o un comitato per il controllo della gestione:

controllo). ne fanno parte soggetti del consiglio di

o ha altresì funzioni proprie dell’assemblea, quali: amministrazione stesso.

 la nomina/revoca degli amministratori;  Il controllo contabile è affidato ad un

 l’approvazione del bilancio. soggetto esterno.

 Vi si trovano le differenze più ampie con il sistema tradizionale.  Il consiglio nomina il comitato di controllo:

 I suoi componenti possono anche essere soci. è necessario che almeno 1/3 dei

o

 Vigono le stesse regole del collegio Sindacale: componenti del consiglio abbiano gli stessi

o requisiti di indipendenza stabiliti per i

i componenti devono essere almeno 3; sindaci.

o come per i sindaci, i primi vengono eletti costitutivamente, ed in  Il punto critico è l’effettiva indipendenza dei

seguito dai soci; componenti del comitato.

o almeno un componente deve essere iscritto all’albo dei revisori.  Meno organi.

 Può proporre denunzia al tribunale ex art. 2409.  Maggior flusso di informazioni.

 Le responsabilità sono le stesse dei sindaci:

o diretta (se non adempiono ai loro doveri);

o indiretta (legata al comportamento degli amministratori, con i quali

sono responsabili in solido).

CONSIGLIO DI GESTIONE:

 Gli amministratori:

o sono ineleggibili nel consiglio di sorveglianza, (non può essere

nominato controllore il controllato);

o hanno mandato triennale al massimo (nulla impedisce che sia

inferiore);

o sono liberamente revocabili da parte dell’assemblea (se manca la

giusta causa, però, potranno pretendere il risarcimento del danno).

REVISORE CONTABILE

1

Riassunto di diritto commerciale del “Campobasso” by Davide Benza

La Costituzione italiana riconosce la proprietà privata e la libertà di iniziativa agli artt. 41 e 42.

Capitolo I: L’impresa

Il sistema legislativo

La disciplina non è identica per tutti gli imprenditori. Distinguiamo 3 criteri:

1. l’oggetto (distinzione tra imprenditore agricolo e commerciale)

2. la dimensione (piccolo/medio-grande imprenditore)

3. la natura (privata/pubblica)

L’imprenditore commerciale non può essere considerato piccolo, quindi è soggetto ad uno specifico statuto:

 iscrizione nel registro delle imprese

 pubblicità legale

 rappresentanza commerciale

 tenuta delle scritture contabili

 fallimento ed altre procedure concorsuali

Al contrario, gli imprenditori piccoli e agricoli non falliscono.

Nozione generale di imprenditore (art. 2082 cod.civ.)

E' imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni o di servizi.

Quest’articolo fissa i requisiti minimi. È controverso se siano altresì indispensabili:

 la liceità dell’attività svolta

 lo scopo di lucro

 la destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti.

L’attività produttiva

L’impresa è attività produttiva in senso lato. Non è impresa l’attività di mero godimento, ad es. il locatario o

chi impiega denaro con scopi speculativi. Si considera attività d’impresa, invece, quella alberghiera, in

quanto accompagnata da servizi collaterali che eccedono il mero godimento.

La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è illecita: non vi

è alcuna ragione per sottrarre al fallimento un contrabbandiere o un produttore di droga.

Organizzazione, impresa e lavoro autonomo

È imprenditore anche chi opera senza utilizzare altrui prestazioni (es.: gioielliere unico gestore):

l’organizzazione imprenditoriale può essere anche organizzazione di soli capitali e del proprio lavoro

intellettuale e/o manuale.

La semplice organizzazione del proprio lavoro non può però essere considerata imprenditoriale, in mancanza

di un minimo di eteroorganizzazione. Piccola impresa, infatti, è quella organizzata prevalentemente con il

lavoro proprio e dei propri familiari. In sostanza l’eteroorganizzazione è necessaria per aversi impresa,

ovvero fin quando non si può ritenere superata la soglia della semplice autoorganizzazione.

Scopo di lucro ed economicità

Non è imprenditore chi produce beni o servizi erogati gratuitamente o a prezzo politico, tale da non poter

coprire i costi con i ricavi. Lo scopo lucrativo, comunque, si intende come movente psicologico

dell’imprenditore (c.d. lucro soggettivo) per cui non si può affermare che chi è in perdita non svolga attività

d’impresa. Ma è necessario che si applichi un metodo economico oppure è necessario un ulteriore metodo

lucrativo? Basta il primo (ovvero non serve perseguire ricavi, ma soltanto perseguire il pareggio). Questo,

perché la copertura dei ricavi da parte dei costi è un requisito comune per tutte le imprese (anche per le

pubbliche). La professionalità

Essa implica l’esercizio abituale e non occasionale, ma non richiede che l’attività sia svolta

continuativamente e senza interruzioni, né che essa sia l’unica o la principale (l’impresa si può avere anche

per un solo complesso grande affare).

Il seguente punto è controverso: se è vero che di regola le imprese operano per il mercato non può escludersi

che chi copre i costi con dei risparmi non operi economicamente (es.: chi costruisce un singolo edificio per

uso personale: si tratta della c.d. impresa per conto proprio).

Impresa e professioni intellettuali

I liberi professionisti (avvocati, commercialisti, notai etc.) non sono mai, in quanto tali, imprenditori ( art.

2338 c.c. ).

Questo perché così ha voluto il legislatore.

2 Capitolo II: Le categorie di imprenditori

Avevamo anticipato che, in base all’oggetto, gli imprenditori si distinguono in “agricoli e commerciali”.

Chi è imprenditore agricolo è esonerato, salvo l’iscrizione nel registro delle imprese, dall’applicazione della

disciplina dell’imprenditore commerciale (tenuta delle scritture, fallimento e altre procedure concorsuali).

L’imprenditore agricolo

L’art. 2135 c.c. stabilisce che “E imprenditore agricolo chi esercita un'attività diretta alla coltivazione del

fondo, alla silvicoltura, all'allevamento [del bestiame] degli animali e attività connesse.

Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all'alienazione dei prodotti agricoli, quando

rientrano nell'esercizio normale dell'agricoltura.”.

Le attività agricole si distinguono quindi in due categorie:

1. attività agricole essenziali

2. attività agricole per connessione

(questa distinzione è rimasta anche con la riforma apportata dal d.lgs. 228/2001).

Nella prassi, l’impresa agricola cede il passo all’agricoltura industrializzata. È necessario perciò stabilire fino

a che punto la tecnologia sia compatibile con la qualificazione d’impresa agricola.

L’attuale formulazione (dettata dal d.lgs. di cui sopra) specifica che “ si intendono le attività dirette allo

sviluppo di un ciclo biologico ” , questo anche se realizzato con metodi che prescindono del tutto dallo

sfruttamento della terra (es.: orticoltura, coltivazioni in serra, floricoltura). Il criterio del ciclo biologico porta

a riconoscere attività agricola anche la zootecnia fuori dal fondo (es.: allevamento in batteria).

La sostituzione del termine “bestiame” con “animali” tronca ogni altro dubbio, espandendo la definizione.

Le attività agricole per connessione

Il terzo comma dell’attuale articolo 2135 stabilisce che si intendono connesse:

 le attività dirette alla conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli;

 la fornitura di beni o servizi mediante attrezzature impiegate nell’attività agricola.

È, tuttavia, imprenditore commerciale chi trasforma o vende prodotti agricoli altrui.

La connessione soggettiva non è, inoltre, sufficiente. È necessario che ricorra anche una connessione

oggettiva fra le due attività: le attività connesse non devono prevalere sull’attività agricola, per definirsi tali.

L’imprenditore commerciale

Art. 2195 Imprenditori soggetti a registrazione

Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;

2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;

3) un'attività di trasporto per terra, o per acqua o per aria;

4) un'attività bancaria o assicurativa;

5) altre attività ausiliarie delle precedenti

Come vanno qualificate le imprese che non rientrano in queste categorie? È opinione prevalente che l’art.

2195 ha carattere non tassativo: è impresa commerciale ogni impresa che non sia qualificabile come agricola.

La piccola impresa

Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore. È, invece, esonerato, anche se

esercita attività commerciale, dalla tenuta delle scritture, dal fallimento e dalle procedure concorsuali.

L’iscrizione non ha funzione di pubblicità . La nozione ha perciò rilievo negativo: serve per restringere

ulteriormente l’ambito. Esistono due diverse nozioni: quella data dal codice civile e quella della l.fall.

Il piccolo imprenditore nel codice civile

Esistono 3 figure tipiche di piccolo imprenditore, secondo l’art. 2083: “Sono piccoli imprenditori i

coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività

professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.”.

La prevalenza del lavoro proprio e familiare, rispetto al capitale e al lavoro altrui, costituisce il carattere

distintivo di tutti i piccoli imprenditori.

Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare

L’art. 1 della legge fall. ribadiva che i piccoli imprenditori commerciali non falliscono e stabiliva che: “sono

considerati piccoli imprenditori i titolari di un reddito inferiore al minimo imponibile.”, “nella cui azienda

risulta essere stato investito un capitale non superiore alle 900.000 £.”. Aggiungeva che “in nessun caso

sono considerati piccoli imprenditori le società commerciali.”.

In sintesi, nella legge fall., il piccolo imprenditore è individuato esclusivamente in base a parametri monetari.

Questo è palesemente in contrasto con i principi civilistici.

3

Entrambi i criteri della l.fall. sono stati abrogati: l’imposta di ricchezza è stata sostituita nel ’74 dall’IRPEF,

mentre il principio del capitale investito è stato dichiarato incostituzionale nell’89, a causa dell’inflazione.

Della nozione fallimentare originaria sopravvive solo la parte secondo cui “in nessun caso sono considerati

piccoli imprenditori le società commerciali.”.

L’impresa artigiana

Per la legge del 1956 il dato caratterizzante risiedeva nella natura artistica o usuale. La legge speciale

derogava alla disciplina generale. La qualifica artigiana era riconosciuta anche alle società.

Questa situazione è superata con “la legge quadro del 1985”, che contiene una definizione basata:

 sull’oggetto dell’impresa (attività di produzione di beni, anche semilavorati);

 sul ruolo prevalente dell’artigiano nell’impresa e nel processo produttivo.

La categoria delle imprese artigiane risulta, quindi, ampliata. La legge quadro, però, non basta per sottrarre

l’artigiano allo statuto dell’imprenditore commerciale. È necessario altresì che sia rispettato il criterio della

prevalenza fissato dall’art. 2083, altrimenti, in mancanza di essa, vi sarà l’assoggettamento al fallimento.

Anzi, ad oggi, l’esonero dall’assoggettamento al fallimento è cessato.

L’impresa familiare

È tale l’impresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo

dell’imprenditore: è la c.d. famiglia nucleare. Non va confusa con la piccola impresa, sebbene sia possibile

che una piccola impresa sia famigliare e viceversa. Prima della riforma il lavoro famigliare si presumeva

prestato a titolo gratuito. La tutela legislativa si è realizzata riconoscendo diritti patrimoniali e

amministrativi:

 al mantenimento

 alla partecipazione agli utili (trasferibile solo a favore degli altri membri della famiglia, con il

consenso unanime degli altri membri)

 sui beni acquistati con gli utili

 di prelazione sull’azienda (in caso di divisione ereditaria o di trasferimento)

Le decisioni in merito alla gestione straordinaria sono adottate a maggioranza. L’impresa famigliare resta

un’impresa individuale e ne consegue che:

 i beni sono di proprietà dell’imprenditore;

 i diritti patrimoniali costituiscono semplici diritti di credito nei confronti dell’imprenditore;

 la gestione ordinaria è data all’imprenditore.

L’impresa societaria

La società semplice è utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale. Le società diverse si

definiscono società commerciali. Sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore commerciale solo e tutti gli

imprenditori commerciali non piccoli. Parte della disciplina dell’imprenditore commerciale si applica alle

società commerciali, qualunque sia l’attività svolta: questo principio è valido per l’obbligo d’iscrizione e la

tenuta delle scritture contabili. Tale disciplina si applica anche nelle SNC e nelle SAS per i soci a

responsabilità illimitata. Resta fermo l’esonero delle società agricole dal fallimento.

Le società non sono mai piccoli imprenditori.

Le imprese pubbliche

Forme di intervento:

 partecipazione in SPA: l’impresa si presenta formalmente come una società;

 la PA, pubblica amministrazione, può generare enti il cui compito è l’esercizio di attività d’impresa.

Tali enti sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore con la sola eccezione dell’esonero dal fallimento,

sostituito, però, dalla liquidazione coatta amministrativa.

 Lo Stato o altro ente pubblico territoriale possono svolgere direttamente attività d’impresa e sono

esonerati dall’iscrizione nel registro e dalle procedure concorsuali.

Dal 1990 quasi tutti gli enti pubblici sono stati trasformati in società per azioni a partecipazione statale (c.d.

privatizzazione formale). La dismissione delle azioni pubbliche è, invece, detta privatizzazione sostanziale.

Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Essenziale per aversi impresa è che l’attività venga condotta con metodo economico, che può ricorrere anche

quando lo scopo sia ideale. Resta, tuttavia, l’esposizione al fallimento.

4 Capitolo III: L’acquisto della qualità di imprenditore

Gli effetti degli atti giuridici ricadono solo sul soggetto il cui nome è stato validamente speso: l’imprenditore

diventa il rappresentato e non il rappresentante. Questo si ricava dalla disciplina del mandato con

rappresentanza. Per contro, quando il mandato è senza rappresentanza, il mandatario acquista i diritti e

assume gli obblighi. Esercizio indiretto dell’attività di impresa: l’imprenditore occulto

L’imprenditore indiretto od occulto somministra al prestanome (spesso nullatenente) i mezzi finanziari e fa

propri i guadagni per non esporre al rischio il patrimonio personale. È fuori dubbio che i creditori potranno

provocare il fallimento del prestanome, però ben poco potranno ricavarne. Quali i rimedi?

Secondo il principio dell’inscindibilità del rapporto potere-responsabilità, chi esercita il potere assume anche

il rischio. Questa teoria, però, non ha fondamento ed è smentita dai principi che regola le società di capitali.

A partire dal 1993, nella SRL neppure la qualità di unico socio comporta di per sé l’assunzione di

responsabilità illimitata. Diverse tecniche sono state proposte per limitare gli abusi. È frequente che il socio

di comando disponga sistematici finanziamenti o concessioni di garanzie con ingerenza negli affari sociali.

La giurisprudenza ritiene che questi comportamenti possano dar vita ad un’autonoma e distinta attività di

impresa ed in quanto tale potrà fallire. Inizio dell’impresa

L’iscrizione nel registro non è condizione né necessaria né sufficiente per l’attribuzione della qualifica di

imprenditore commerciale. Questo principio è pacifico per le persone fisiche. È invece convincimento

diffuso che le società acquistano la qualità di imprenditori dalla loro costituzione. Il principio dell’effettività,

perciò, può e deve trovare applicazione anche per le società; si diventa imprenditori già durante la fase

preliminare, anteriormente al compimento del primo atto di gestione. Un singolo atto non sarà di regola

sufficiente perché una persona fisica diventi imprenditore. Ed anche più atti, se inespressivi o non coordinati,

potrebbero non bastare. La valutazione può essere diversa quando gli stessi atti siano compiuti da una

società. Fine dell’impresa (rinvio agli appunti: più aggiornati)

Anche la fine dell’impresa è dominata dal principio di effettività: la qualità di imprenditore si perde solo con

l’effettiva cessazione dell’attività. L’art. 10 della legge fallimentare prevede che lo stesso possa essere

dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dell’attività. La fase di liquidazione costituisce ancora

esercizio dell’impresa e perciò la qualità di imprenditore si perde solo con la chiusura della liquidazione.

Non è però necessario che siano stati pagati tutti i debiti. Per le società la cancellazione dal registro delle

imprese presuppone non solo la disgregazione dell’azienda ma anche l’integrale pagamento delle passività.

Dopo la cancellazione risponderanno gli ex-soci (limitatamente o illimitatamente a seconda del tipo di

società). La Corte costituzionale nel 2000 ha affermato e imposto il principio che per le società l’anno per la

dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese.

Incapacità e incompatibilità

La capacità all’esercizio di impresa si acquista con la capacità di agire (18). Si perde in seguito ad

interdizione o inabilitazione. Ad esempio, gli impiegati dello Stato che svolgono attività d’impresa, pur non

potendo, sono comunque considerati imprenditori, ma saranno esposti a sanzioni amministrative e ad

aggravamenti delle sanzioni penali in caso di fallimento.

L’impresa commerciale degli incapaci

Il legislatore stabilisce che in nessun caso è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale in nome e

nell’interesse del minore, dell’interdetto e dell’inabilitato. È consentita solo la continuazione di un’impresa

preesistente, quando ciò sia utile per l’incapace e purché la continuazione sia autorizzata dal tribunale. Chi

ha la rappresentanza può compiere tutti gli atti che rientrano nell’esercizio dell’impresa, siano essi di

ordinaria o di straordinaria amministrazione. L’autorizzazione sarà necessaria solo per atti particolari, quali

la vendita dell’immobile in cui ha sede l’impresa. L’inabilitato, intervenuta l’autorizzazione, potrà esercitare

personalmente l’impresa, sia pure con l’assistenza del curatore. Il minore emancipato può essere autorizzato

dal tribunale anche ad iniziare una nuova impresa commerciale acquistando così la piena capacità di agire.

5 Capitolo IV: Lo Statuto dell’imprenditore commerciale

L’imprenditore commerciale è destinatario di una peculiare disciplina in parte comune agli altri imprenditori.

La pubblicità

È previsto l’obbligo di rendere di pubblico dominio atti o fatti relativi alla vita dell’impresa. In tal modo

diventano opponibili a chiunque indipendentemente dall’effettiva conoscenza (c.d. conoscibilità legale). Il

registro delle imprese è uno strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali non piccole e delle

società commerciali previsto dal codice civile. Per oltre 50 anni l’istituto è però rimasto inoperante. Vi era un

regime imperniato sull’iscrizione nei preesistenti registri di cancelleria. Per le società di capitali era prevista

nel 1969 la pubblicazione nel bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata (Busarl,

per le cooperative Busc), in aggiunta all’iscrizione nel registro delle imprese (cancelleria del tribunale).

Ulteriori adempimenti erano previsti da leggi speciali, quali l’iscrizione nel registro delle ditte, tenuto dalle

camere di commercio. La situazione si sblocca nel 1993 con le norme per il riordino delle Camere di

Commercio. È stato finalmente istituito il registro delle imprese. Nel contempo sono stati soppressi il

registro delle ditte, il busarl ed il busc. L’unico strumento di pubblicità è oggi il registro delle imprese.

L’iscrizione è stata estesa agli imprenditori agricoli, ai piccoli imprenditori ed alle società semplici,

inizialmente con effetti di pubblicità-notizia, oggi di pubblicità legale. La tenuta del registro è affidata alle

Camere di Commercio, che la effettuano con tecniche informatiche.

Il registro delle imprese

È istituito in ciascuna provincia presso la Camera di Commercio. È articolato in una sezione ordinaria ed in

una sezione speciale. Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori (non agricoli), per i quali

l’iscrizione produce effetti di pubblicità legale. Sono invece iscritti nella sezione speciale, gli imprenditori

che, secondo il codice civile ne erano esonerati (imprenditori agricoli-individuali, piccoli imprenditori, SS e

artigiani). Sono poi soggette a registrazione tutte le modificazioni di elementi già iscritti.

L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire anche d’ufficio, se l’iscrizione (così

come la cancellazione) è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. Prima di procedere all’iscrizione,

l’ufficio del registro deve controllare la regolarità formale e sostanziale. La pubblicità legale serve non solo a

rendere conoscibili i dati, ma ha anche efficacia costitutiva, dichiarativa e normativa (nella sezione ordinaria

ha efficacia semplicemente dichiarativa). Ha efficacia costitutiva (prima la società non esiste) totale

l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto costitutivo delle società di capitali (art. 2332 e 2475) e delle

società cooperative. In altri casi, l’iscrizione, pur non avendo efficacia costitutiva, è presupposto per la piena

applicazione di un determinato regime giuridico. È questo il caso della SNC e della SAS. Tali società

vengono ad esistenza anche se non registrate; la mancata registrazione, però, impedisce che operi il regime di

autonomia patrimoniale per i soci a responsabilità limitata. La società in tal caso si definisce irregolare.

L’iscrizione nella sezione speciale del registro non produceva, invece, alcuno degli effetti fin qui esposti, in

quanto ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità-notizia: l’iscrizione non rende l’atto

opponibile. Lo statuto dell’imprenditore commerciale è iscritto nella sezione ordinaria, quello delle altre

imprese nella sezione speciale. Questa disciplina è stata modificata per gli imprenditori agricoli anche

piccoli: per tali categorie l’iscrizione ha efficacia legale.

L’obbligo di tenuta delle scritture contabili e le scritture obbligatorie

Da tale obbligo sono esclusi i piccoli imprenditori. Le società commerciali (tranne la SS) sono obbligate alla

tenuta, anche se non esercitano attività commerciale. Sono obbligatorie le seguenti scritture:

 Libro giornale

 Libro degli inventari

 Bilancio

 Libro mastro, libro magazzino.

Regolarità delle scritture contabili

 Formalità estrinseche: libro degli inventari, libro giornale devono essere numerati e bollati etc.

 Formalità intrinseche: la contabilità non deve presentare spazi interlinee, abrasioni, le parole

cancellate devono restare leggibili etc.

L’inosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e, quindi, giuridicamente irrilevanti. L’imprenditore

che non tiene regolarmente le scritture non può utilizzarle come prova a suo favore ed è assoggettato a

sanzioni penali per i reati di bancarotta semplice o fraudolenta in caso di fallimento.

Per avere efficacia probatoria, devono essere presenti 3 condizioni:

1. scritture regolarmente tenute;

2. controparte imprenditore;

6 3. controversia relativa all’esercizio dell’impresa.

Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

Gli ausiliari si dividono in interni o subordinati ed esterni o autonomi. La rappresentanza è regolata da norme

speciali, quando inerenti all’esercizio di impresa commerciale posti in essere da ausiliari interni (institori,

procuratori e commessi) che sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza. Il loro potere non

si fonda sulla procura ma costituisce effetto naturale. Chi conclude affari deve verificare se l’imprenditore ha

modificato i loro poteri.

 L’institore: è il direttore generale . È tenuto congiuntamente all’imprenditore agli obblighi di

iscrizione e tenuta delle scritture. In caso di fallimento, troveranno applicazione anche nei confronti

dell’institore, le sanzioni penali a carico del fallito, fermo restando che solo l’imprenditore potrà

essere dichiarato fallito. Anche in mancanza di espressa procura, può compiere, in nome

dell’imprenditore, tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa. Non può, invece, alienare o

ipotecare i beni immobili del proponente. I poteri rappresentativi dell’institore possono essere

ampliati o limitati dall’imprenditore. L’institore deve spendere il nome del rappresentato; sarà

personalmente obbligato se non lo fa.

 Art. 2209 Procuratori Le disposizioni degli artt. 2206 e 2207 si applicano anche ai procuratori, i

quali, in base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l'imprenditore gli atti

pertinenti all'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad esso. I procuratori sono ausiliari di

grado inferiore all’institore (ad esempio: il direttore del settore acquisti). Essi potranno compiere in

nome dell’imprenditore tutti gli atti che tipicamente rientrano in tale funzione. Essi non hanno

rappresentanza processuale e non sono soggetti agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e

di tenuta delle scritture contabili (per conto, ovviamente, dell’imprenditore, come gli institori).

 Art. 2210 Poteri dei commessi dell'imprenditore I commessi dell'imprenditore, salve le limitazioni

contenute nell'atto di conferimento della rappresentanza, possono compiere gli atti che

ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati. Non possono tuttavia

esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti

che non sono d'uso, salvo che siano a ciò espressamente autorizzati (2211).

7 Capitolo V: L’azienda

Art. 2555 Nozione

L'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore (2082) per l'esercizio dell'impresa.

L’azienda costituisce l’apparato strumentale (locali, macchinari attrezzature etc.). Non sono considerati beni

aziendali i beni dell’imprenditore non destinati allo svolgimento dell’attività. Viceversa, la qualifica di bene

aziendale compete anche ai beni di proprietà di terzi, di cui l’imprenditore può disporre (es.: il leasing).

Il complesso unitario acquista, di regola, un valore di scambio maggiore della somma dei singoli beni; tale

valore è definito avviamento. L’avviamento può essere:

 Oggettivo: ricollegabile a fattori che permangono anche se muta il titolare (capacità di produrre);

 Soggettivo: quello dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore (clientela).

La circolazione dell’azienda

È importante stabilire se un determinato atto sia trasferimento di azienda o di singoli beni aziendali. Per

aversi trasferimento di azienda non è necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso, è

sufficiente che sia trasferito un insieme di beni potenzialmente idoneo ad essere utilizzato. È necessario che i

beni esclusi non alterino l’unità economica (es.: brevetto).

Art. 2556 Imprese soggette a registrazione

Per le imprese soggette a registrazione (2195, 2200) i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della

proprietà (2565, 2573) o il godimento dell'azienda devono essere provati per iscritto (2725), salva

l'osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda

(1350) o per la particolare natura del contratto (162, 782).

I contratti di cui al primo comma, in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, devono essere

depositati per l'iscrizione nel registro delle imprese, nel termine di trenta giorni, a cura del notaio rogante o

autenticante.

I contratti di trasferimento devono essere iscritti nel registro entro 30 giorni.

La vendita dell’azienda.

Art. 2557 Divieto di concorrenza

Chi aliena l'azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall'iniziare una nuova

impresa che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell'azienda

ceduta (2125, 2596).

Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido,

purché non impedisca ogni attività professionale dell'alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque

anni dal trasferimento.

Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non e stabilita, il divieto di concorrenza vale per il

periodo di cinque anni dal trasferimento.

Nel caso di usufrutto o di affitto dell'azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei

confronti del proprietario o del locatore per la durata dell'usufrutto o dell'affitto.

Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse

(2135), quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.

Il divieto è applicabile anche in caso di vendita coatta.

La successione nei contratti aziendali

Art. 2558 Successione nei contratti

Se non è pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio

dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale (2112, 2610).

Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se

sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell'alienante.

Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell'usufruttuario e dell'affittuario per la durata

dell'usufrutto e dell'affitto.

Questo articolo deroga i principio di diritto comune, infatti il consenso del terzo contraente non è necessario

per il trasferimento del contratto e l’effetto successorio si produce ex lege.

Crediti e debiti aziendali

Art. 2559 Crediti relativi all'azienda ceduta

La cessione dei crediti relativi all'azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua

accettazione (1265 e seguente), ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del

trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede

all'alienante (att. 100-5).

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Le stesse disposizioni si applicano anche nel caso di usufrutto dell'azienda, se esso si estende ai crediti

relativi alla medesima.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ se C salda in buona fede ad A, il pagamento è valido.

C (debitore)

Art. 2560 Debiti relativi all’azienda ceduta

L'alienante non è liberato dai debiti, inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se

non risulta che i creditori vi hanno consentito.

Nel trasferimento di un'azienda commerciale (2195) risponde dei debiti suddetti anche l'acquirente

dell'azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori (2212 e seguenti).

A (alienante) → B (acquirente)

↓ C può sempre rivalersi su A.

C (creditore)

Esiste, inoltre, una disciplina più favorevole per i lavoratori (debiti di lavoro): l’acquirente risponde in solido

con l’alienante anche se tali debiti non risultano da scritture contabili.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ C può rivolgersi ad entrambi.

C (lavoratore) Usufrutto e affitto dell’azienda

Art. 2561 Usufrutto dell'azienda

L'usufruttuario dell'azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue.

Egli deve gestire l'azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l'efficienza

dell'organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Se non adempie a tale obbligo o cessa

arbitrariamente dalla gestione dell'azienda, si applica l'art. 1015. (cessazione dell’usufrutto per abuso

dell’usufruttuario). La differenza tra le consistenze d'inventario all'inizio e al termine dell'usufrutto è

regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'usufrutto.

Art. 2562 Affitto dell'azienda

Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche nel caso di affitto dell'azienda (1615 e seguenti).

In entrambi i casi si applica il divieto di concorrenza e la disciplina della successione dei contratti. Si applica,

invece, solo all’usufrutto la disciplina dei crediti aziendali. Non si applica a nessuna delle due fattispecie

l’art. 2560 Debiti relativi all’azienda ceduta.

9 Capitolo VI: I segni distintivi

La ditta, l’insegna ed il marchio sono i 3 principali segni distintivi dell’imprenditore.

La ditta contraddistingue la persona dell’imprenditore (nome commerciale), l’insegna individua i locali, il

marchio i beni e/o servizi prodotti. Principi comuni

L’imprenditore:

 gode di libertà nella formazione dei propri segni. È tenuto a rispettare 3 regole:

verità

o novità

o capacità distintiva.

o

 Ha diritto all’uso esclusivo dei propri segni, ma non può impedire che altri adottino gli stessi quando

non vi sia pericolo di confusione.

 Può trasferire ad altri i propri segni. La ditta

Essa è segno distintivo necessario: in mancanza di diversa scelta, coincide col nome civile dell’imprenditore.

Il principio della verità della ditta ha un contenuto diverso a seconda che si tratti di ditta:

 Originaria : quella formata dall’imprenditore (deve contenere almeno il suo cognome o le sue iniziali)

 Derivata : quella successivamente trasferita ad altro imprenditore (niente impone di modificarla).

Più consistente è il principio della novità: non deve essere uguale o simile a quella usata da altro

imprenditore o tale da creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in cui è esercitata. Ciò

anche quando la ditta usata per seconda corrisponda al nome civile dell’imprenditore (ditta patronimica).

L’obbligo di integrare o modificare la ditta spetta a chi ha iscritto l’impresa nel registro delle imprese.

Il diritto all’uso esclusivo sussiste solo se i due imprenditori sono in concorrenza.

Art. 2565 Trasferimento della ditta La ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda.

Il marchio

Al marchio nazionale si è affiancato nel 1993 il marchio comunitario. La disciplina è sostanzialmente

corrispondente alla nostra. Tali normative sono imperniate sull’istituto della registrazione. Il marchio non è

essenziale ma certamente importante, perché costituisce il collegamento coi consumatori. L’attuale

disciplina, infatti, ha esteso la tutela dei marchi celebri.

I tipi di marchio

Del marchio può servirsi:

 Il fabbricante (in un prodotto assemblato, infatti, possono essere presenti più marchi di fabbrica)

 Il commerciante (che, però, non può sopprimere il marchio del produttore)

 Imprese di servizi (la cui forma tipica è quella pubblicitaria)

L’imprenditore può anche servirsi di più marchi (anche assieme):

 Marchio generale (per tutti i prodotti)

 Marchio speciale (per sottolineare diverse qualità)

Il marchio può essere composto da:

 Parole (marchio denominativo)

 Figure, disegni, cifre o colori (marchio figurativo)

 La forma del prodotto (non è, però, possibile registrare forme imposte dalla natura stessa del

prodotto): si tratta del c.d. marchio di forma o tridimensionale.

Il marchio collettivo si distingue nettamente dagli altri, in quanto il titolare di tale marchio è un soggetto che

svolge la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti.

Requisiti di validità del marchio

1. Liceità : non deve contenere segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume, stemmi

o o altri segni protetti da convenzioni internazionali.

È richiesto il consenso dell’interessato per poter usare nome, pseudonimo o ritratti.

o

2. Verità : è vietato inserire segni idonei ad ingannare il pubblico, soprattutto circa la provenienza

geografica, la natura o la qualità dei prodotti o servizi.

3. Originalità : deve essere composto in modo da poterlo distinguere dagli altri prodotti dello stesso

tipo:

10 non è possibile dare denominazioni generiche (es.: scarpa)

o non è possibile dare indicazioni descrittive

o non è possibile utilizzare segni di uso comune (es.: super, extra, lusso)

o è, invece, possibile utilizzare parole sconosciute all’italiano medio in altre lingue, anche se il

o loro significato è generico.

È anche possibile usare combinazioni (es.: Amplifon)

o

4. Novità : è diverso da originale (ad esempio, chiamare Aereo una calzatura è originale, ma se già

registrato da altri non è nuovo). Non è nuovo nemmeno il marchio celebre (registrato) che viene

utilizzato per prodotti o servizi non affini.

Il difetto di questi 4 requisiti comporta la nullità del marchio.

Il marchio registrato

Il marchio con i requisiti di cui sopra dà diritto all’uso esclusivo. Tale diritto, è tuttavia diverso a seconda che

il marchio sia o meno registrato. Inoltre la disciplina è parzialmente diversa per i marchi celebri e ordinari.

La registrazione concede il diritto esclusivo su tutto il territorio nazionale, qualsiasi sia la sua effettiva

diffusione territoriale. Tale esclusività riguarda non solo i prodotti identici ma anche quelli affini (es.:

lavatrici e frigoriferi). È vietato, inoltre, utilizzare marchi celebri per prodotti non affini. Il diritto decorre

dalla domanda all’ufficio brevetti (ancor prima dell’utilizzazione, quindi anche nella “fase di lancio”).

L’efficacia è decennale (in passato 20 anni) e rinnovabile all’infinito. Il mancato utilizzo del marchio per 5

anni causa la sua decadenza. Il titolare che sia stato leso può adire azione di contraffazione, volta al

risarcimento ed alla distruzione dei marchi presenti sul mercato.

Il marchio non registrato

La tutela è sensibilmente minore. Art. 2571 Pre-uso

Chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad usarne, nonostante la

registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è valso.

Tale tutela si fonda sul grado di notorietà raggiunto: nei limiti della diffusione geografica.

Il trasferimento del marchio

Tale disciplina è mutata profondamente nel ’92: è stato abolito il collegamento tra circolazione dell’azienda e

circolazione del marchio. Può, quindi, essere trasferito anche solo per alcuni prodotti. È consentito che lo

stesso marchio sia utilizzato da titolare originale e da uno o più concessionari. Per prevenire inganni esistono

i contratti di franchising e merchandising. Il licenziatario è obbligato a utilizzare il marchio per prodotti con

caratteristiche uguali. La violazione espone la decadenza eventualmente parziale del marchio.

L’insegna

Distingue l’intero complesso aziendale. Non può essere uguale o simile a quella dei concorrenti. La

disciplina si rifà a quella della ditta e del marchio. Il diritto sull’insegna può essere trasferito, similmente alla

nuova disciplina del marchio.

11 Capitolo VII: Opere dell’ingegno e invenzioni industriali (leggere)

Le opere dell’ingegno non vanno confuse con le invenzioni. Le opere dell’ingegno costituiscono idee

creative nel campo culturale, le invenzioni industriali nel campo della tecnica. Le opere dell’ingegno

formano oggetto del diritto d’autore. Le invenzioni industriali possono formare oggetto di brevetti o

registrazione. Il diritto d’autore

Le opere sono protette indipendentemente dal loro pregio e dall’utilizzabilità. L’unica condizione è

l’originalità oggettiva. Fatto costitutivo (la registrazione alla SIAE non ha carattere costitutivo) del diritto

d’autore è la creazione dell’opera. Si distingue tra:

 Diritti morali: sono irrinunciabili ed inalienabili. L’autore ha diritto di rivendicare:

la paternità

o il diritto di inedito (cioè di non pubblicare)

o di opporsi a modifiche etc.

o

 Diritti patrimoniali: l’autore ha diritto di utilizzazione economica “in ogni forma e modo, originale e

derivato”. Diversamente dai diritti morali hanno durata limitata (70 anni dalla morte dell’autore).

Trasferimento del diritto di utilizzazione economica

L’utilizzazione economica è liberamente trasferibile. Il trasferimento per atto inter vivos deve essere per

iscritto, ma può essere:

 a titolo definitivo

 o a titolo temporaneo.

I contratti previsti sono:

 il contratto di edizione: l’autore concede in esclusiva ad un editore il diritto a pubblicare, a spese

dell’editore stesso. Il compenso è costituito da una partecipazione (ma può anche essere a forfait).

 il contratto di rappresentazione e di esecuzione: l’autore cede, di regola non in esclusiva il diritto di

rappresentazione in pubblico.

Il diritto d’autore è protetto con sanzioni civili, penali e amministrative (es.: plagio o contraffazione).

Le invenzioni industriali

Esse consistono nella soluzione originale di un problema tecnico. Si differenziano dal diritto d’autore anche

per il diverso modo di acquisto del diritto di utilizzazione economica: la concessione del brevetto.

Si distinguono in:

1. invenzioni di prodotto

2. invenzioni di procedimento

3. invenzioni derivate:

a. di combinazione

b. di perfezionamento

c. di traslazione

Non sono considerate invenzioni:

 le scoperte (non può formare oggetto di brevetto ciò che è già presente in natura)

 le teorie scientifiche ed i metodi matematici

 i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciali

 i software (tutelati, però dal diritto d’autore), a differenza dell’hardware (brevettabile)

 i metodi chirurgici (es.: la TAC)

 le razze animali e i procedimenti per il loro ottenimento (a differenza delle nuove varietà vegetali,

brevettabili)

I trovati che non ricadono in uno di questi divieti per essere brevettabili devono:

 essere leciti

 nuovi

 implicare un’attività inventiva

 essere idonei ad un’applicazione industriale.

L’invenzione brevettata

La tutela giuridica dell’invenzione ha contenuto sia morale sia patrimoniale. Il brevetto è concesso

dall’ufficio brevetti. La descrizione deve essere esposta “in modo sufficientemente chiaro e completo perché

ogni persona del ramo possa attuarla” e deve specificare ciò che forma oggetto del brevetto (c.d.

rivendicazione). Il brevetto per invenzioni industriali dura 20 anni dal deposito della domanda e non è

12

rinnovabile. Si può poi perdere prima della scadenza per dichiarata nullità o per mancata attuazione entro 3

anni. L’esclusiva comprende non solo la fabbricazione, ma anche il commercio e l’importazione. L’esclusiva

di commercio si esaurisce (inizia?) con la prima immissione in circolazione del prodotto brevettato.

Il titolare potrà impedire che altri metta in commercio prodotti ottenuti con lo stesso metodo, ma non potrà

impedire il commercio degli stessi prodotti ottenuti con metodo diverso. Il brevetto è liberamente trasferibile

sia inter vivos sia mortis causa, indipendentemente dal trasferimento dell’azienda.

La licenza concessa senza esclusiva di fabbricazione è il tipico contratto di cui si avvalgono i paesi sviluppati

per dare luogo a forme di dipendenza tecnica ed economica nei confronti dei paesi sottosviluppati.

L’invenzione non brevettata

La disciplina introdotta nel 1979 riconosce una limitata tutela anche a chi abbia utilizzato un’invenzione

senza brevettarla. Chiunque ha fatto uso dell’invenzione nella propria azienda, nei dodici mesi anteriori al

deposito dell’altrui domanda, può continuare a sfruttare l’invenzione nei limiti del preuso, se in buona fede.

Il preutente può anche alienare tale facoltà, ma solo insieme all’azienda. Tale tutela minima opera anche nel

caso di preuso segreto. I modelli industriali

I modelli sono creazioni intellettuali applicate all’industria di minor rilievo rispetto alle invenzioni

industriali.

Sono distinti in:

 modelli di utilità: sono destinati ad offrire maggiore funzionalità a macchine e strumenti;

 disegni e modelli: destinati a migliorare l’estetica (design).

In materia trova applicazione la disciplina delle invenzioni industriali. Il punto più significativo della riforma

è la durata del brevetto 10 anni (rispetto ai 20 delle invenzioni industriali). La registrazione è subordinata alla

novità ed al carattere individuale. Essa dura 5 anni, prorogabili ogni 5 fino a 25. La più significativa novità

rispetto alla disciplina previgente è che il design è stato ammesso a godere anche della tutela offerta dalla

disciplina del diritto d’autore, quando presentino di per sé carattere distintivo e valore artistico.

13 Capitolo VIII: La concorrenza

La concorrenza perfetta è solo un modello ideale e teorico. Le imprese più grandi danno vita ad oligopoli.

Spesso preferiscono l’accordo e stipulano patti per limitare la concorrenza tra loro, fino al monopolio di

fatto.

La concorrenza sfrenata, tuttavia, può talvolta arrecare maggiori danni al mercato: l’equilibrio è difficile.

Fissato l’art. 41 Cost. (libertà di concorrenza), il legislatore:

 consente i monopoli legali (es.: tabacchi);

 consente limitazioni negoziali della concorrenza che non comportino un radicale sacrificio della

libertà d’iniziativa economica;

 assicura la repressione degli atti di concorrenza sleale.

Per lungo tempo il sistema italiano (a differenza degli USA, dove lo Sherman Act vigeva dal 1890) si era

contraddistinto per la mancanza di una normativa antimonopolistica fino alla metà degli anni 50, quando è

stata emanata una direttiva CEE al riguardo, che, però, consentiva di colpire solo le pratiche del mercato

comune europeo. La legislazione antimonopolistica italiana e comunitaria

La legislazione antimonopolistica italiana è volta a preservare il regime concorrenziale che incide

esclusivamente sul mercato italiano. La legge 287/1990 ha istituito un apposito organo pubblico

indipendente: l’autorità garante della concorrenza e del mercato. Essa ha, tuttavia, carattere residuale: non

incide sulla concorrenza comunitaria. Le fattispecie

Sono 3:

1. le intese restrittive della concorrenza: sono comportamenti concordati fra imprese (es.: prezzi

uniformi). Sono vietate solo le intese che “abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere

o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza”. Chiunque può agire in giudizio per farne

accertare la nullità. L’autorità, a sua volta, adotta i provvedimenti per la rimozione.

2. l’abuso di posizione dominante: non è vietata in sé l’acquisizione di una posizione dominante sul

mercato, ma solo lo sfruttamento di tale posizione. È in particolare vietato:

a. limitare la produzione e gli sbocchi al mercato di altre imprese (es.: il rifiuto di vendere

pezzi di ricambio ad imprese fuori dalla rete);

b. imporre prezzi o altre condizioni ingiustificatamente gravose;

c. applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti.

Il divieto di abuso di posizione dominante non ammette eccezioni: l’autorità ne ordina la cessazione

e può persino imporre la sospensione dell’attività per 30 giorni. Oggi è vietato anche l’abuso dello

stato di dipendenza, dove per dipendenza si intende “la situazione in cui un’impresa sia in grado di

determinare un eccessivo squilibrio tra diritti ed obblighi”.

3. le concentrazioni: si hanno quando:

a. due o più imprese si fondono;

b. due o più imprese, pur restando giuridicamente distinte, diventano un’unica entità

economica;

c. due o più imprese indipendenti costituiscono un’impresa societaria comune.

Gli strumenti giuridici sono differenti (fusioni, scissioni, partecipazioni azionarie etc.), ma il risultato

è sempre la riduzione delle imprese indipendenti. Le concentrazioni diventano illecite solo se danno

luogo a gravi alterazioni della concorrenza. È stabilito che le operazioni di concentrazione che

superano determinate soglie di fatturato a livello nazionale o comunitario devono essere

preventivamente comunicate all’autorità italiana o alla CEE. Le sanzioni possono giungere fino al

10% del fatturato. Limitazioni convenzionali

Art. 2596 Limiti contrattuali della concorrenza

Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto. Esso è valido se circoscritto ad una

determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di cinque anni.

Se la durata del patto non è determinata o è stabilita per un periodo superiore a cinque anni, il patto è

valido per la durata di un quinquennio.

Quest’articolo è oggi rinforzato dalla legge 287/1990: il Garante deve controllare ed evitare i cartelli, i cui

principali tipi sono 3 (leggere):

1. cartelli di contingentamento (quote di produzione)

14 2. cartelli di zona

3. cartelli di prezzo

Poiché la disciplina della concorrenza sleale prevede solo norme per gli imprenditori, è il Garante a

proteggere gli interessi dei consumatori.

Le limitazioni della concorrenza

L’interesse generale può legittimare la radicale soppressione della libertà di concorrenza attraverso monopoli

pubblici, tuttavia l’art. 2597 cod. civ. limita questo potere:

Art. 2597 Obbligo di contrattare nel caso di monopolio

Chi esercita un'impresa in condizione di monopolio legale ha l'obbligo di contrattare con chiunque richieda

le prestazioni che formano oggetto dell'impresa, osservando la parità di trattamento.

Ciò non significa che il monopolista non possa prevedere modalità differenziate, ma tali modalità dovranno

essere rese pubbliche e predeterminate. La concorrenza sleale

Art. 2598 Atti di concorrenza sleale

…compie atti di concorrenza sleale chiunque:

1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente

usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente (è questa la pedissequa riproduzione delle

forme esteriori dei prodotti altrui), o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i

prodotti e con l'attività di un concorrente; (questi sono definiti “atti di confusione”: non è lecito attrarre a sé

clienti sfruttando il nome ed il successo dei concorrenti)

2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinare il

discredito (è questo il caso dei c.d. “atti di denigrazione”, di cui vediamo due esempi:

 la pubblicità iperbolica: tende ad accreditare l’idea che il proprio prodotto sia il solo a possedere

specifiche qualità, non oggettive, negandole a quelle dei concorrenti

 la pubblicità comparativa, disciplinata dal d.lgs. 74/1992: non è sempre considerata atto di

concorrenza sleale; è, infatti, lecita quando:

sia fondata su dati veri ed oggettivamente verificabili

o non genera confusione sul mercato

o non comporta discredito o denigrazione del concorrente

o

o non trae vantaggio dall’altrui notorietà),

o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente; (questo comma intende, quindi, evitare

che si falsino gli elementi di valutazione del pubblico)

3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza

professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda. (Fra gli atti contrari a tale comma troviamo:

 pubblicità menzognera

 concorrenza parassitaria: sistematica imitazione

 dumping: sistematica vendita sotto costo, finalizzata all’eliminazione dei concorrenti

 storno di dipendenti: sottrazione di personale qualificato con mezzi scorretti; ad es.: con false notizie

sulla situazione economica del concorrente)

Art. 2600 Risarcimento del danno

Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l'autore è tenuto al risarcimento dei

danni... (è sufficiente il c.d. danno potenziale).

15 Capitolo IX: I consorzi tra imprenditori

Art. 2602 Nozione e norme applicabili

Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per

lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.

Esistono due tipi di consorzi:

 con funzione anticoncorrenziale

 con funzione di coordinamento: ad esempio, più imprenditori si consorziano per acquistare

determinate materie prime o creare un centro di vendita. Questo favorisce la sopravvivenza delle

piccole e medie imprese, e sono perciò guardate con favore dal legislatore.

Tuttavia, sul piano del diritto privato sono regolati in modo uniforme.

Si ha, inoltre, un’altra distinzione:

 consorzi con attività interna: regola rapporti reciproci tra i consorziati

 consorzi con attività esterna: attività con i terzi.

Il contratto di consorzio. L’organizzazione consortile

La legislazione speciale consente la partecipazione degli enti pubblici nei consorzi.

Art. 2603 Forma e contenuto del contratto

Il contratto deve essere fatto per iscritto sotto pena di nullità.

Esso deve indicare:

l) l'oggetto e la durata del consorzio;

2) la sede dell'ufficio eventualmente costituito;

3) gli obblighi assunti e i contributi dovuti dai consorziati;

4) le attribuzioni e i poteri degli organi consortili anche in ordine alla rappresentanza in giudizio;

5) le condizioni di ammissione di nuovi consorziati (è possibile la partecipazione al consorzio di nuovi

imprenditori, senza il consenso di tutti i consorziati, ma le condizioni di entrata devono essere predeterminate

nel contratto);

6) i casi di recesso e di esclusione; (il contratto può sciogliersi limitatamente ad un consorziato per volontà

di questi, recesso, o per decisione degli altri consorziati, esclusione).

7) le sanzioni per l'inadempimento degli obblighi dei consorziati. […]

Art. 2604 Durata del consorzio

In mancanza di determinazione della durata del contratto, questo è valido per dieci anni.

Art. 2605 Controllo sull'attività dei singoli consorziati

I consorziati devono consentire i controlli e le ispezioni da parte degli organi previsti dal contratto, al fine

di accertare l'esatto adempimento delle obbligazioni assunte.

Art. 2606 Deliberazioni consortili

Se il contratto non dispone diversamente, le deliberazioni relative all'attuazione dell'oggetto del consorzio

sono prese col voto favorevole della maggioranza dei consorziati.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità alle disposizioni di questo articolo o a quelle del

contratto possono essere impugnate davanti all'autorità giudiziaria entro trenta giorni (la legge prevede la

presenza di un organo con funzioni deliberative composto dai consorziati, assemblea, e di un organo

direttivo).

Art. 2607 Modificazioni del contratto

Il contratto, se non è diversamente convenuto, non può essere modificato senza il consenso di tutti i

consorziati. Le modificazioni devono essere fatte per iscritto sotto pena di nullità.

Art. 2610 Trasferimento dell'azienda

Salvo patto contrario, in caso di trasferimento a qualunque titolo dell'azienda, l'acquirente subentra nel

contratto di consorzio.

Tuttavia, se sussiste una giusta causa, in caso di trasferimento dell'azienda per atto fra vivi, gli altri

consorziati possono deliberare, entro un mese dalla notizia dell'avvenuto trasferimento, l'esclusione

dell'acquirente dal consorzio.

Art. 2611 Cause di scioglimento (dell’intero contratto di consorzio)

Il contratto di consorzio si scioglie:

1) per il decorso del tempo stabilito per la sua durata;

2) per il conseguimento dell'oggetto o per l'impossibilità di conseguirlo;

3) per volontà unanime dei consorziati;

4) per deliberazione dei consorziati, presa a norma dell'art. 2606, se sussiste una giusta causa;

5) per provvedimento dell'autorità governativa, nei casi ammessi dalla legge;

16

6) per le altre cause previste nel contratto.

I consorzi con attività esterna

Una specifica disciplina è prevista per i consorzi con i terzi all’art. 2612. Innanzitutto, è previsto un regime

di pubblicità legale (Iscrizione nel registro delle imprese). L'estratto deve indicare le persone a cui vengono

attribuite la presidenza, la direzione (che deve redigere la situazione patrimoniale) e la rappresentanza del

consorzio ed i rispettivi poteri (comma 4).

Art. 2614 Fondo consortile

I contributi dei consorziati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo consortile. Per la

durata del consorzio i consorziati non possono chiedere la divisione del fondo, e i creditori particolari dei

consorziati (il fondo è destinato a garantire il soddisfacimento dei soli creditori del consorzio) non possono

far valere i loro diritti sul fondo medesimo (questo implica, anche, che il fondo consortile costituisca

patrimonio autonomo rispetto al patrimonio dei singoli consorziati).

Art. 2615 Responsabilità verso i terzi

Per le obbligazioni assunte in nome del consorzio dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi

possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile.

Per le obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati rispondono questi

ultimi solidalmente col fondo consortile. In caso d'insolvenza nei rapporti tra i consorziati il debito

dell'insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote.

Le società consortili

Consorzi e società sono istituti diversi, però i consorzi con attività esterna hanno in comune con le società:

 il carattere imprenditoriale (comunque può svolgere attività lucrativa)

 e lo scopo egoistico (seppur differente: nel consorzio il compito è produrre beni e servizi per le

imprese consorziate: lo scopo dei soci nel consorzio non è l’utile, ma vantaggi in termini di minori

costi): migliorare la capacità di profitto e l’efficienza delle preesistenti imprese.

È, quindi, lecito costituire una SPA nel cui atto costitutivo si dichiari espressamente l’esclusiva finalità

consortile perseguita e l’assenza dell’intenzione del lucro.

Il gruppo europeo di interesse economico (geie)

Esso è fondamentalmente un consorzio di coordinamento ed esterno a livello transnazionale. Sebbene privo

di personalità giuridica è dotato di capacità processuale. Può essere nominato amministratore anche una

persona giuridica. Vi è obbligo di tenuta delle scritture contabili. Non avendo scopo di lucro, i profitti sono

considerati direttamente profitti dei membri. Non è prevista la formazione obbligatoria di un fondo. Per le

obbligazioni rispondono solidalmente ed illimitatamente tutti i membri, ma i creditori possono agire solo

dopo aver escusso presso il gruppo. Il geie è esposto al fallimento. 1

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI

D’IMPERIA

Tesina di Diritto Dell’Internet

“SICUREZZA IN INTERNET”

Docente: Pasquale Costanzo

Studente: Rinaldo Boscetto

Indice:

1. Introduzione

a) La nascita di internet: le ragioni per cui non è sicuro

b) Internet oggi

2. Le norme a tutela dei sistemi informativi

a) La legislazione dal 1993 ad oggi

b) Il Decreto Urbani, un esempio che amplia le fattispecie sanzionabili riguardanti internet

3. Gli oneri legali in materia di sicurezza

4. Nuove disposizioni in materia di sicurezza

a) La Privacy

b) Il disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza

c) Il Documento programmatico sulla sicurezza

d) Nuove misure di sicurezza e protezione dei dati personali

e) Gruppo di lavoro per la protezione delle infrastrutture informatiche critiche

5. LA CERTIFICAZIONE DELLE FIRME DIGITALI

a) Definizioni

b) Utilizzo della firma digitale

c) La diffusione della "firma digitale" in Europa

d) Il valore legale della firma digitale in Italia

e) La procedura di verifica

6. GLI ATTACCHI ALLA SICUREZZA

a) Cookies

b) Spywares

c) Virus, Virus Trojani ed i Worm

d) Spamming

e) Attacchi di forza bruta (Brute Force)

7. LE TIPOLOGIE DI DIFESA

a) I Firewall

b) Gli Intrusion Detection System

c) La Crittografia

d) Gli Antivirus 2

1 – INTRODUZIONE

Internet oggi è indispensabile, ma per lo più insicura ai meno tecnici.

I protocolli di trasmissione del flusso dei dati (chiamati TCP e UDP) sono spesso terreno fertile per

hacker, virus di ogni sorta, spamming ed ogni software che può volontariamente o meno essere

nocivo. Recentemente si è assistito ad un fenomeno di necessaria ed immancabile diffusione di

applicazioni volte alla tutela ed alla salvaguardia delle unità informatiche: oggi un computer non è

sicuro se privo antivirus e senza aggiornamenti odierni.

Ma perché, almeno per i meno esperti, internet è così insicura?

Quando Antonio Meucci inventò il telefono, o quando Marconi sviluppò i propri studi sulle

radiocomunicazioni, avrebbero forse pensato che in futuro sarebbero esistiti cellulari e televisioni?

Ecco allora la nostra risposta: internet non è sicura oggi perché non era nata per esserlo.

La nascita di internet: le ragioni per cui non è sicuro

L’elaboratore elettronico nacque come prototipo negli USA alla fine degli anni ’60.

Esso era inizialmente utilizzato per scopi militari e nelle università, in modalità che ricordano molto

i sistemi UNIX e LINUX di oggi, che permettono di usufruire, su distinti punti operativi, dello

stesso processore centrale; questo per ovvie ragioni di tipo economico.

La prima sbalorditiva pregevolezza di tale struttura era proprio la condivisione dei dati, tema

attualmente discusso anche in sede politica, in materia di tutela del diritto d’autore.

Per quanto riguardava gli scopi militari, invece, l’ARPA, agenzia del dipartimento USA per la

difesa, sviluppò il primo vero prototipo di internet, che si chiamava, appunto, ARPANET e sarebbe

dovuto servire in caso di guerra nucleare. Da quel granello di sabbia si generò quello che oggi è sia

una spiaggia per i turisti dell’informatica, sia un mare di informazioni per qualunque studioso del

mondo.

Ma per come è stato sviluppato, Internet è di per sé un mezzo insicuro, poiché dagli anni ’60 ad

oggi, non è stato previsto un protocollo “auto-controllante”. Questa non è stata certo colpa dei

programmatori, ma semplicemente del contesto storico in cui essi si sono trovati ad operare e delle

scelte tecniche che si trovarono ad affrontare: il linguaggio/protocollo di dialogo doveva, prima di

essere sicuro, poter evitare la dispersione fisica dei dati lungo i fili di collegamento tra computer.

Questo era, anzitutto, necessario perché la rete funzionasse, e nessuno avrebbe previsto una tale

successiva diffusione globale, da dover tener conto di possibili “intrusioni” nei personal computer

del nuovo millennio, tanto più che i possibili intrusori inizialmente non arrivavano al centinaio di

utenti.

Per farla breve, ci si preoccupò, prima d’ogni cosa, che il sistema funzionasse, senza prevedere che

potesse funzionare così bene da raggiungere un tale sviluppo.

Internet oggi

Sin qui è la storia internet, ma cosa è oggi il “web o la rete”, che dir si voglia?

Internet è il retto connubio tra suono, immagine e stampa; ma fin qui si limiterebbe a ricalcare le

opportunità intrinseche nel telefono e nella televisione. La sua caratteristica, unica e fondamentale,

che travalica i limiti dei suddetti mezzi è l’interattività: il multimediale, termine ormai abusato,

tuttavia nella fattispecie perfettamente confacente all’idea di “mezzo interattivo”.

Definire internet è impresa ardua; cercheremo, dunque, di semplificare tale compito mediante

astrazione. Tanti calcolatori collegati tra loro in grado di comunicare un dialogo complesso di

informazioni decifrabili talora in toni, talora in grafica, altre volte in semplici caratteri di testo, dei

fonts più stravaganti: questo è, in linea di massima, quello che l’utente finale è in grado di vedere,

ma certamente non è palesato a tutti quanti 0 e quanti 1 siano necessari per comporre, ad esempio, il

testo di cui stiamo avendo lettura.

Volendo essere meno astratti, e ricorrendo comunque ad un paragone, pensiamo che non tutti coloro

i quali guidano un autovettura conoscono il moto dei pistoni o le dinamiche del volano. 3

Sempre per analogia, il meccanismo che collega i personal computer tra di loro, è lo stesso che

veniva utilizzato per il centralino di un tempo. Gli ISP sono “i centralini di internet”: sono, a loro

volta, dei computer che si occupano di ricevere le richieste delle singole postazioni di lavoro,

denominate HOST, e di re-indirizzarle al destinatario. Esistono, ovviamente, ISP locali, nazionali

ed internazionali.

In altri termini, più specifici, e forse più utilizzati nel verbo comune, gli ISP sono i SERVER, e gli

HOST sono i CLIENT; economicamente parlando: il “servitore serve il cliente”.

Questo modello è la base del flusso dei dati ad oggi, e permette una miriade di servizi, dai più

banali, quali la posta, ai più elaborati, come le videoconferenze, mediante applicativi quale l’ormai

noto a tutti i possessori di PC, MSN. 4

2 - LE NORME A TUTELA DEI SISTEMI INFORMATIVI

La legislazione dal 1993 ad oggi

Abbiamo visto che internet non è progettato per essere sicuro. Ma la sicurezza in generale, la

privacy e la certezza di salvaguardare i propri dati debbono comunque essere garantiti per legge.

Il primo collegamento con il diritto commerciale è alle disposizioni in materia di marchi e segni

distintivi, brevetti, diritto d'autore, repressione della concorrenza sleale ed in generale tutte le

materie economicamente rilevanti, visto che nessuna violazione può essere preventivamente evitata,

senza deterrenti economici o sanzionatori.

Oggi internet fa tanto discutere proprio perché tali deterrenti paiono non aver alcuna funzione reale.

Citiamo alcune delle norme che dovrebbero, teoricamente, prevenire atti contrari alla sicurezza:

Art. 640-ter Codice Penale: «chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un

o sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati,

informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso

pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la

reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a due milioni».

L’art. 615-quinques stabilisce, inoltre, che «chiunque diffonde, comunica o consegna un

o programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il

danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso

contenuti o ad esso pertinenti, ovvero l'interruzione, totale o parziale, o l'alterazione del suo

funzionamento, è punito con la reclusione sino a due anni e con la multa sino a lire venti

milioni».

L’art. 635-bis del Codice Penale del 1993 prevede, a sua volta, che «chiunque distrugge,

o deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui, ovvero

programmi, informazioni o dati altrui, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato,

con la reclusione da sei mesi a tre anni».

Ancora l’art. 617-quinquies Codice Penale: «chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge,

o installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative

ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la

reclusione da uno a quattro anni» ();

Infine, citiamo l’art. 617-sexies del Codice Penale: «Chiunque, al fine di procurare a sé o ad

o altri un vantaggio o di arrecare ad altri un danno, forma falsamente ovvero altera o

sopprime, in tutto o in parte, il contenuto, anche occasionalmente intercettato, di taluna delle

comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi,

è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne facciano uso, con la reclusione da uno a

quattro anni» ().

Purtroppo queste casistiche non possono definirsi né del tutto esaustive, né, tantomeno, efficaci,

come in precedenza accennato.

Le fattispecie necessitano, quindi, di un ampliamento da parte del legislatore.

Il Decreto Urbani, un esempio che amplia le fattispecie sanzionabili riguardanti internet

Recentemente, ad esempio, è stato approvato il c.d. Decreto Urbani, dal nome del Ministro, che

prevede sanzioni più pesanti in materia di violazione del diritto d’autore, e nella fattispecie

concreta, in materia di contraffazione di opere d’arte o dell’ingegno come accade per la diffusissima

tecnica della duplicazione e diffusione in reti di scambio (citiamo Winmx, Kazaa, per non parlare

del primo e più famoso Napster, già condannato all’estero e costretto a chiudere) dei film e delle

opere musicali. Tuttavia, il Decreto ha annoverato decine di emendamenti, soprattutto sull’art. 1, il

più dibattuto in sede politica nonché sui vari forum (così si chiamano i centri d’incontro su

internet), e tutt’ora non esiste giurisprudenza al riguardo. Per esempio, durante le modifiche in sede

di approvazione alle Camere, sono state sostituite le parole “per scopo di lucro” con “per trarne

profitto”, volendo far intendere che non saranno soltanto gli “spacciatori di opere contraffatte” ad

5

essere perseguibili civilmente e penalmente, bensì anche i singoli utenti, cioè le persone, che, per

diletto, intendono appropriarsi di opere musicali/cinematografiche, senza pagarne il prezzo.

Questo ha sollevato questioni morali, soprattutto riguardo alla punibilità di tali soggetti, che

verrebbero assoggettati a delinquenti, avendo “soltanto” ascoltato musica gratuitamente.

Questa pare, sui forum, appunto, un’opera intimidatoria degna di nota, che potrebbe disinvogliare i

cittadini alla condivisione dei files/opere e ad abbandonare il c.d. Peer to Peer (acronimo che sta per

scambio/condivisione tra computer e computer di files).

È questa la strada per contrastare l’anarchia vigente nella rete oggi? Come il decreto Urbani

disinvoglia la duplicazione via internet delle opere d’ingegno, altre leggi più severe potrebbero

disinvogliare la creazione di virus ed altri programmi distruttivi, oppure il relativo anonimato

garantito da internet non avrà effetto su questi ultimi e, quindi, sulla sicurezza? Ai posteri l’ardua

sentenza. 6

3 - GLI ONERI LEGALI IN MATERIA DI SICUREZZA

Tra tali oneri, citiamo in primis:

l'art. 615-ter, che prevede che «chiunque abusivamente si introduce in un sistema

o informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la

volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre

anni».

L'art. 615-quater, che prevede, invece, che «Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un

o profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde,

comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema

informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o

istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa

sino a lire dieci milioni».

Ciò che traspare, dunque, dai succitati articoli è la necessità di chi voglia essere protetto, sia a

livello informatico sia a livello giuridico, di doversi munire di appositi strumenti che garantiscano la

sua sicurezza.

Per semplificare il concetto, possiamo realizzare un paragone con il sistema assicurativo: qualora

non si sia dotati di appositi strumenti antincendio, l’assicurazione non potrà provvedere al

risarcimento in caso di danni causati dall’incendio stesso.

Da qui operiamo una traslazione del concetto appena espresso sul sistema di posta elettronica: non è

da considerarsi reato “aprire” la posta altrui se non crittografata o, comunque, adeguatamente

protetta.

Non in questo senso si orienta l’art. 616 del Codice Penale, che punisce

«chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta».

o E continua: «agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per "corrispondenza" si intende

quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni

altra forma di comunicazione a distanza». 7

4 – NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA

La privacy

Il decreto legislativo n.196 del 30 giugno 2003 è entrato in vigore il 1° gennaio 2004 e sostituisce la

legge 31 Dicembre ’96 n. 675, la c.d. "legge sulla privacy", che era stata criticata proprio a causa

del suo scarso contributo alla sicurezza.

Il nuovo Codice, diviso in tre Parti, dedica il Titolo V della prima Parte alla "Sicurezza dei dati e dei

sistemi" (articoli da 31 a 36).

Il nuovo art. 31 (obblighi di sicurezza) riprende il vecchio articolo 15 comma 1 della legge

o 675/96 indicando le misure "idonee" di sicurezza: misure di sicurezza non identificate

analiticamente ma identificabili dal titolare o dal responsabile del trattamento al fine di

"ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di

accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità di

raccolta".

L'articolo 32 (particolari titolari) riguarda le misure di sicurezza che devono adottare i

o fornitori di servizi di comunicazione elettronica, ed anche in questo caso si fa riferimento

all'adozione di "idonee misure tecniche e organizzative adeguate al rischio esistente, per

salvaguardare la sicurezza dei servizi, l'integrità dei dati relativi al traffico, dei dati relativi

all'ubicazione e delle comunicazioni elettroniche rispetto ad ogni forma di utilizzazione o

cognizione non consentita".

Gli articoli da 33 a 36 del nuovo Codice sulla riservatezza sono dedicati alle "misure minime

o di sicurezza". La novità introdotta dal testo unico è la presenza di un Disciplinare Tecnico in

materia di misure minime di sicurezza (inserito in appendice al Codice della Privacy

nell’allegato B), che sostituisce il Regolamento delle misure minime di sicurezza: l'attuale

DPR 318/99.

L'articolo 33 (misure minime) individua le misure minime di sicurezza in quelle "misure

o volte ad assicurare un livello minimo di protezione dei dati personali". Il seguente articolo

34 prende in considerazione i trattamenti con strumenti elettronici, mentre l'articolo 35

prende in considerazione i trattamenti senza l'ausilio di tali strumenti.

Ad oggi, quindi, le reti interne (LAN), anche qualora non collegate con l’esterno, sono

considerate alla stregua di computer collegati al web.

L'articolo 34 (trattamenti con strumenti elettronici) prevede le seguenti misure minime di

o sicurezza (nei modi previsti dal disciplinare tecnico):

- autenticazione informatica;

- adozione di procedure di gestione delle credenziali di autenticazione;

- utilizzazione di un sistema di autorizzazione;

- aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai

singoli incaricati e addetti alla gestione o alla manutenzione degli strumenti elettronici;

- protezione degli strumenti elettronici e dei dati rispetto a trattamenti illeciti di dati, ad

accessi non consentiti e a determinati programmi informatici;

- adozione di procedure per la custodia di copie di sicurezza, il ripristino della disponibilità

dei dati e dei sistemi;

- tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza;

- adozione di tecniche di cifratura o di codici identificativi per determinati trattamenti di dati

idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale effettuati da organismi sanitari.

L'articolo 35 (trattamenti senza l'ausilio di strumenti elettronici) prevede le seguenti misure

o minime di sicurezza (nei modi previsti dal disciplinare tecnico):

a) aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai

singoli incaricati o alle unità organizzative;

b) previsione di procedure per un'idonea custodia di atti e documenti affidati agli incaricati

per lo svolgimento dei relativi compiti; 8

c) previsione di procedure per la conservazione di determinati atti in archivi ad accesso

selezionato e disciplina delle modalità di accesso finalizzata all'identificazione degli

incaricati.

Il disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza

Il "Disciplinare tecnico" sostituirà, dal 1° gennaio 2004, il DPR 318/99.

Una prima distinzione, rispetto al DPR 31/99, riguarda la suddivisione tra "trattamenti con

strumenti elettronici" e "trattamenti senza l'ausilio di strumenti elettronici": eliminando il concetto,

che più volte era stato oggetto interpretazioni assai discordi, di elaboratore connesso ad altri

elaboratori attraverso reti di telecomunicazioni disponibili al pubblico.

Analizzando i trattamenti con strumenti elettronici il titolare, il responsabile ove designato e

l'incaricato devono adottare le seguenti modalità tecniche:

Sistema di autenticazione informatica:

o  gli incaricati dovranno essere dotati di credenziali di autenticazione, cioè di codici

per l'identificazione associati ad una parola chiave riservata, conosciuta solo

dall'incaricato stesso, oppure di un dispositivo di autenticazione o utilizzare una

caratteristica biometrica;

 bisognerà impartire delle chiare istruzioni agli incaricati al fine di far loro adottare le

necessarie cautele per assicurare la segretezza della parola chiave;

 la parola chiave deve essere composta da almeno otto caratteri;

 il titolare o il responsabile deve impartire precise istruzioni agli incaricati per non

lasciare incustodito e accessibile lo strumento elettronico durante una sessione di

trattamento.

Sistema di autorizzazione:

o  deve essere utilizzato quando per gli incaricati sono individuati profili di

autorizzazione di ambito diverso;

 i profili di autorizzazione sono individuati e configurati in modo da limitare l'acceso

ai soli dati necessari per effettuare le operazioni di trattamento.

Il Documento programmatico sulla sicurezza

Il disciplinare tecnico dedica poi ampio spazio al "Documento programmatico sulla sicurezza",

generalizzando la sua adozione da parte dei titolari del trattamento. Tale documento dovrà essere

redatto obbligatoriamente entro il 31 marzo di ogni anno.

Resta sempre l'obbligo da parte del titolare di adottare sistemi antivirus; nuovo risulta invece

l'obbligo di impartire istruzioni organizzative e tecniche che prevedono il salvataggio dei dati con

frequenza almeno settimanale.

A tal proposito si ricorda anche l'adozione di tecniche di “disaster recovery” in quanto il

disciplinare, al punto 23, obbliga il titolare e il responsabile ad "adottare idonee misure per garantire

il ripristino dell'accesso ai dati in caso di danneggiamento degli stessi o degli strumento elettronici,

in tempi certi compatibili con i diritti degli interessati e non superiori a sette giorni".

Le nuove misure minime di sicurezza sono state certamente adeguate alle nuove esigenze, con uno

sguardo alle nuove tecnologie oggi disponibili sul mercato.

Nuove misure di sicurezza e protezione dei dati personali

Entro il 30 giugno 2004 Pubbliche Amministrazione ed aziende private dovranno provvedere

all’adozione di nuove misure minime di sicurezza ed alla redazione del Documento programmatico

per la sicurezza (Dps), secondo quanto stabilisce il Codice della privacy, adottato col decreto

legislativo n.196 del 30 giugno 2003 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2004.

Tali misure, di carattere tecnico, informatico, organizzativo, logistico o procedurale hanno

l'obiettivo primario di ridurre i rischi di distruzione o perdita dei dati, di accesso non autorizzato o

9

di trattamento non consentito o non conforme alla finalità della raccolta dei dati personali custoditi

negli archivi delle pubbliche amministrazioni o delle aziende.

Fra le misure minime rientra, in particolare, la previsione del Documento programmatico per la

sicurezza (Dps).

Si tratta di un documento, previsto già dalla precedente disciplina, ma ora modificato dal Codice

della privacy, che deve essere adottato da chiunque effettui il trattamento di dati sensibili e

giudiziari con strumenti elettronici ed aggiornato periodicamente, entro il 31 marzo di ogni anno.

Si richiede espressamente che il documento contenga un'indicazione dei criteri e delle modalità

dirette al ripristino dei dati in caso di distruzione o danneggiamento di informazioni o strumenti

elettronici, un'analisi dei rischi che gravano sui dati personali ed una specificazione delle tutele

accordate per prevenire la loro distruzione e l'accesso abusivo.

Novità introdotta dal Codice è che nella relazione di accompagnamento a ogni bilancio d'esercizio

venga fatta menzione della redazione o dell'aggiornamento del Dps.

La mancata adozione delle misure di sicurezza costituisce reato.

Di conseguenza, chi omette di adottare le misure minime di protezione dei dati è punito con l'arresto

fino a due anni o un'ammenda da 10mila a 50mila euro. Tuttavia, se si provvede entro i 60 giorni

successivi alla scadenza del termine, il pagamento dell’ammenda è ridotto ad un quarto dell’importo

massimo. Gruppo di lavoro per la protezione delle infrastrutture informatiche critiche

Il ministro per l'innovazione e le nuove tecnologie ha annunciato la creazione di un gruppo di

lavoro per la protezione delle infrastrutture critiche informatizzate. L'obiettivo è quello di realizzare

un costante monitoraggio delle infrastrutture ad alto tasso di informatizzazione quali

telecomunicazioni, energia, trasporti, Pubblica amministrazione per rafforzare le misure di

sicurezza nazionale attualmente adottate in Italia.

Sono membri del gruppo appena costituito il ministeri dell'Interno, delle Comunicazioni, della

Giustizia, delle Infrastrutture, delle Attività Produttive oltre che quello dell'Innovazione e

Tecnologie che lo presiede, ma anche l'Autorità per le Comunicazioni, l'ABI, l'ASI, gli operatori

delle telecomunicazioni, le istituzioni della ricerca e dell'università, i gestori di reti di servizi, come

il GRTN, Rete Ferroviaria Italiana, Snam, Sogin.

Saranno tempestivamente intraprese iniziative volte a proteggere da intrusioni o aggressioni le

infrastrutture della P.A. in cui siano custoditi dati sensibili relativi ai cittadini come l'anagrafe

tributaria e quella dell'INPS, il catasto e gli archivi informatici regionali e locali. 10

5 - LA CERTIFICAZIONE DELLE FIRME DIGITALI

Definizioni

Certificato Insieme di informazioni che creano una stretta ed affidabile correlazione fra una

qualificato chiave pubblica e i dati che identificano il Titolare.

Sono certificati elettronici conformi ai requisiti di cui all'allegato I della direttiva n.

1999/93/CE, rilasciati da certificatori che rispondono ai requisiti di cui all'allegato II

della medesima direttiva.

Chiave La chiave della coppia utilizzata nel processo di sottoscrizione di un documento

privata informatico

Chiave La chiave della coppia utilizzata da chiunque esegua la verifica di una firma digitale

pubblica

Dispositivo di Insieme di dispositivi hardware e software che consentono di sottoscrivere con firma

firma digitale documenti informatici

Documento E’ costituito da qualunque oggetto informatico (file) che contenga atti, fatti o dati

informatico giuridicamente rilevanti

Firma digitale E’ un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi

asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la

chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere

manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di

un insieme di documenti informatici

Firma L’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione

elettronica logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di autenticazione informatica

Firma Firma elettronica ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce la

elettronica connessione univoca al firmatario e la sua univoca identificazione, creata con mezzi

avanzata sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo e collegata ai dati ai quali

si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati

successivamente modificati

Firma La firma elettronica avanzata che sia basata su un certificato qualificato, creata

elettronica mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma

qualificata

Soggetto Impresa, azienda, società; qualunque soggetto dotato di partita IVA

giuridico

SSCD Acronimo inglese (Secure Signature Creation Device) di "dispositivo sicuro per la

creazione della firma".

E’ un dispositivo che soddisfa particolari requisiti di sicurezza.

I più utilizzati sono costituiti da smartcard.

Titolare Il soggetto cui sono attribuite le firme digitali generate attraverso una determinata

chiave associata ad un determinato certificato

Utilizzo della firma digitale

La firma digitale è uno strumento e come tale deve essere utilizzato nei modi e nei casi appropriati.

Ricordiamo che non è corretto il suo utilizzo come sistema di identificazione in rete, per il quale

11

esistono strumenti quali la carta d’identità elettronica e le carte di accesso ai servizi.

La firma digitale è utile nel momento in cui è necessario sottoscrivere una dichiarazione ottenendo

la garanzia di integrità dei dati oggetto della sottoscrizione e di autenticità delle informazioni

relative al sottoscrittore.

La garanzia che il documento informatico, dopo la sottoscrizione, non possa essere modificato in

alcun modo in quanto, durante la procedura di verifica, eventuali modifiche sarebbero riscontrate, la

certezza che solo il titolare del certificato possa aver sottoscritto il documento perché non solo

possiede il dispositivo di firma (smartcard/tokenUSB) necessario, ma è anche l’unico a conoscere il

PIN (Personal Identification Number) necessario per utilizzare il dispositivo stesso, unite al ruolo

del certificatore che garantisce la veridicità e la correttezza delle informazioni riportate nel

certificato (dati anagrafici del titolare), forniscono allo strumento "firma digitale" caratteristiche tali

da non consentire al sottoscrittore di disconoscere la propria firma digitale (fatta salva la possibilità

di querela di falso).

Esempi tipici dell’utilizzo della firma digitale possono essere ricercati in tutti gli adempimenti da

effettuarsi verso le amministrazioni che richiedono appunto la sottoscrizione di una volontà:

denunce, dichiarazioni di cambi di residenza, di domicilio, richieste di contributi, di esenzioni a

pagamenti a causa del reddito o di altre condizioni particolari, ricorsi, ecc.

Fra privati può trovare un interessante impiego nella sottoscrizione di contratti, verbali di riunioni,

ordini di acquisto, risposte a bandi di gara, ecc.

Ancora, la firma digitale trova già da tempo applicazione nel protocollo informatico, nella

procedura di archiviazione documentale, nel mandato informatico di pagamento, nei servizi

camerali, nelle procedure telematiche d’acquisto, ecc.

La diffusione della "firma digitale" in Europa

Nell’ambito del F.E.S.A. (Forum of European Supervisor Authority), il cui scopo è far incontrare

rappresentanti dei vari organismi di vigilanza nazionali in Europa per l’armonizzazione dei principi

e delle tecniche fondamentali che regolano la materia nei rispettivi Stati, si è proceduto alla verifica

della diffusione della firma digitale. Da questa analisi, (eseguita nell’ottobre 2002) è emerso che

l’Italia era, con 500.000 certificati lo Stato con la maggiore diffusione di certificati, seguita dalla

Norvegia con 32.000, e dalla Germania (26.000).

Nel primo trimestre 2004 il numero dei dispositivi rilasciati in Italia per la firma digitale ha superato

1.250.000 unità.

La firma digitale generata in qualunque Stato membro della Comunità deve, sulla base dei trattati

comunitari, essere riconosciuta dagli altri Stati. Al fine di rendere agevole tale mutuo

riconoscimento è indispensabile che le norme nazionali di recepimento della Direttiva europea

1999/93/CE sulle firme elettroniche nei rispettivi Stati, forniscano un insieme comune di garanzie e

certezze. Anche a tale fine diversi organismi fra cui l’EESSI, la Commissione sancita dall’articolo 9

della citata Direttiva europea, l’ETSI, il FESA, stanno lavorando per affinare la Direttiva stessa e

realizzare nel contempo degli standard la cui applicazione consenta appunto di raggiungere un

adeguato livello di fiducia in tutta la Comunità.

La diffusione della firma digitale in Europa e il suo utilizzo fra gli Stati è una sfida non da poco.

Basti pensare quanto è stato complicato raggiungere l’interoperabilità, perlomeno nel processo di

verifica, in Italia, dove si aveva comunque il grande vantaggio derivante dal fatto che tutti i

protagonisti (certificatori e titolari) dovevano sottostare alle medesime norme.

Il valore legale della firma digitale in Italia

La firma digitale ha trovato l’impianto legislativo necessario per il proprio utilizzo con la

pubblicazione, in data 15 aprile 1999, delle regole tecniche costituite dal Decreto del Presidente del

Consiglio dei Ministri 8 febbraio 1999 (oggi sostituito dal DPCM 13 gennaio 2004). 12

In data 27 gennaio 2000 veniva incluso, nell’elenco pubblico dei certificatori, il primo soggetto

autorizzato a rilasciare dispositivi di firma digitale utilizzabili per poter sottoscrivere documenti

informatici con la medesima validità giuridica della firma autografa. Un richiamo ben preciso

all’articolo 2702 del codice civile ne sanciva, infatti, la validità giuridica, prevedendo appunto che

"La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da

chi l'ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione,

ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta".

Quindi la firma digitale era giuridicamente valida, fatta salva la possibilità per il presunto

sottoscrittore di disconoscerne la paternità. In tale evenienza era la controparte, e non il

sottoscrittore, a doverne dimostrare la reale paternità.

Diversamente se una firma è "legalmente considerata come riconosciuta", ed è il caso ad esempio di

una firma autenticata da un pubblico ufficiale, è il sottoscrittore che, per vederne nulli gli effetti,

deve intentare una querela di falso.

Con il recepimento della Direttiva europea sulle firme elettroniche 1999/93/CE le cose sono

cambiate.

Difatti, già il primo provvedimento legislativo, il DLGS 23 gennaio 2002, n.10, modificando

l’articolo 10 (L) " Forma ed efficacia del documento informatico" del DPR 28 dicembre 2000,

n.445 – dove era confluito il DPR 10 novembre 1997, n.513 – modificava, rafforzandolo, il valore

giuridico di una sottoscrizione effettuata con firma digitale. Detto articolo, al comma 3, prescrive

che " Il documento informatico, quando è sottoscritto con firma digitale o con un altro tipo di firma

elettronica avanzata, e la firma è basata su di un certificato qualificato ed è generata mediante un

dispositivo per la creazione di una firma sicura, fa inoltre piena prova, fino a querela di falso, della

provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritto".

Quindi, alla sottoscrizione con firma digitale "forte" (quella che possiede le seguenti caratteristiche:

1- è una firma elettronica avanzata, 2- è basata su un certificato qualificato, 3- è generata per mezzo

di un dispositivo sicuro per la generazione delle firme) viene data la medesima validità giuridica di

una firma autografa autenticata da un pubblico ufficiale.

A tutte le altre possibili tipologie di firme elettroniche, cioè quelle cui mancano uno o più delle tre

caratteristiche indicate nel periodo precedente, viene esplicitamente conferito valore probatorio.

In un procedimento legale tali firme elettroniche dovranno essere di volta in volta analizzate dal

giudice (che si avvarrà certamente di un perito) che deciderà se ammetterle quali prove in giudizio.

La procedura di verifica

La procedura di verifica della firma digitale apposta ad un documento informatico consiste

sostanzialmente nel verificare che:

1. il documento non sia stato modificato dopo la firma;

2. il certificato del sottoscrittore sia garantito da una Autorità di Certificazione (CA) inclusa

nell’Elenco Pubblico dei Certificatori;

3. il certificato del sottoscrittore non sia scaduto;

4. il certificato del sottoscrittore non sia stato sospeso o revocato.

Per eseguire queste verifiche, oltre che per rendere leggibile il contenuto del documento, sono

utilizzati specifici software.

Per eseguire le verifiche è sufficiente essere dotati di un personal computer, di un prodotto utile per

la verifica e del collegamento ad Internet per la verifica con il prodotto disponibile via web.

I software di verifica si collegano alla lista di revoca dove il certificatore che ha emesso il

certificato qualificato renderà disponibili le informazioni relative alla sospensione o revoca del

certificato nel caso in cui si verifichi. 13

6 – GLI ATTACCHI ALLA SICUREZZA Cookies

sono file di testo che vengono memorizzati nel disco rigido del PC di un utente quando questi visita

un sito Web che decida di farne uso e permettono al sito Web stesso di identificare il PC dell'utente,

attraverso le informazioni in esso memorizzate, ogniqualvolta si ha un nuovo contatto fra il PC e

quel sito Web.

Le informazioni possono essere di vario genere: le pagine visitate, gli annunci pubblicitari

consultati, il numero identificativo dell'utente (GUI, Global Unique Identifier), etc.

Per personalizzare l'invio dei messaggi pubblicitari, alcune società pubblicitarie profilano gli utenti

attraverso cookies che sono inviati al PC dell'utente utilizzando il legame ipertestuale invisibile fra

il sito Web visitato e la società pubblicitaria. Tali briciole di informazioni possono essere volatili e

quindi conservate nella memoria del calcolatore oppure persistenti ovvero immagazzinate sull' Hard

disk sotto forma di piccoli file di testo.

La struttura dei dati memorizzati è rigida ed è composta in genere da:

un nome univoco che permette di riconoscere un ben preciso cookie tra molti;

un valore che si desidera memorizzare nel cookie;

una data di scadenza [opzionale] superata la quale il cookie sarà rimosso dal sistema;

l'indirizzo Internet, la c.d. URL (uniform resource locator), più un eventuale path, ovvero il

percorso del dominio che manda il cookie. Solo il dominio che ha depositato il cookie è infatti

autorizzato a leggerlo;

un campo sicurezza che indica se il cookie deve essere trasmesso con connessione sicura (per

evitare che durante la comunicazione esso sia intercettato e letto da persone non autorizzate).

Nel momento in cui viene stabilita una comunicazione con un sito Internet, quest'ultimo può

proporre al browser la memorizzazione di una o più informazioni (strutturate come visto in

precedenza). Si noti che si tratta solo di una richiesta che potrebbe anche non essere accettata (è

prevista infatti, praticamente in tutti i browser, la possibilità di rifiutare, limitare o comunque

regolamentare la memorizzazione di informazioni sull'elaboratore). Invece un cookie già

memorizzato in una precedente sessione verrà trasmesso automaticamente dal browser verso il sito

all'inizio di ogni connessione (almeno fin quando esso non viene rimosso dal calcolatore perché

superata la data di scadenza). Spywares

Gli spywares sono programmi installati in modo occulto sul PC dell'utente, ad esempio, al

momento in cui questi scarica un programma di grandi dimensioni, anche di tipo musicale, che

permettono di raccogliere informazioni sul nostro personal computer e sulle nostre abitudini e di

trasmetterle, via Internet, a terze parti per raccogliere dati personali come, per esempio, i file

musicali ascoltati più di frequente.

Sono applicazioni definite "applicazioni ET" perché una volta entrate nel PC dell'utente e apprese le

informazioni necessarie, fanno quello che faceva l'extraterrestre di Spielberg: "telefonano a casa".

Molto spesso la raccolta e la trasmissione di dati personali avviene senza il nostro consenso: si tratta

quindi di una pratica illegittima, in Italia come in altri Paesi. Il pericolo giunge dai software

shareware e freeware che fanno uso della tecnologia adware ossia da gran parte delle applicazioni

che, mentre sono in esecuzione, visualizzano banner pubblicitari. Tali banner vengono, infatti,

prelevati da un server che si occupa della loro gestione: è facile, quindi, intuire come si instauri, in

questo caso, un collegamento diretto tra il nostro personal computer e un server Web che si occupa

dell'esposizione di banner.

Tra le principali società che seguono lo sviluppo e la fornitura della tecnologia che permette la

visualizzazione di banner pubblicitari all'interno di pacchetti software vi sono Radiate, Cydoor,

Web3000 e Flyswat. 14

L'esposizione dei banner, di per se stessa, non costituisce alcun problema, né viola in alcun modo la

privacy dell'utente. Va sottolineato, poi, come alcuni software gratuiti o meno facciano uso di

banner pubblicitari senza però adottare alcuna pratica lesiva nei confronti dell'utente.

I software shareware e freeware, distribuiti gratuitamente via Internet, sono migliaia, ma ben poche

sono le persone che, a fronte di un esborso economico di solito abbastanza contenuto, si registrano

presso gli autori acquistando una licenza d'uso personale. Per ovviare a questo problema alcuni

sviluppatori hanno deciso di fare uso della tecnologia adware messa a disposizione dalle società

precedentemente citate: a fronte dell'esposizione di banner pubblicitari all'interno dei loro prodotti

software, essi ricevono un compenso variabile che, qualora il proprio programma abbia successo su

scala mondiale, possono portare a grandi guadagni.

Si tratta di una tecnologia potenzialmente pericolosa per il fatto che, quando utilizziamo software

adware, non possiamo sapere, in modo certo, quali dati vengono trasmessi durante la connessione

Internet. I programmi adware, in quanto tali, ricevono dati da un server Web (le informazioni

riguardanti i banner pubblicitari che il programma deve esporre), ma come possiamo essere certi

che la comunicazione avvenga solo in questa direzione e non vi sia, quindi, anche una trasmissione

di informazioni dal nostro computer verso la rete Internet?

È proprio questa la differenza che distingue i software adware dagli spywares. Mentre i primi si

limitano esclusivamente a ricevere informazioni da Internet in modo da visualizzare banner

pubblicitari, i secondi inviano spesso anche dati relativi alla nostra identità, alle nostre abitudini,

alle informazioni memorizzate sul personal computer, i siti visitati, il contenuto delle finestre pop

up, le user ID, password o e-mail digitate sulla tastiera.

Si pensi, per esempio, a quali e quante informazioni siano memorizzate all'interno del registro di

sistema di Windows: codici di registrazione di software con il nostro nome e cognome in chiaro,

username e password per la connessione ad Internet e tanti altri dati relativi alle applicazioni

installate ed alla configurazione del sistema. Operazione assai semplice risulterebbe per un

programma recuperare questi dati e ritrasmetterli altrove attraverso la Rete.

Virus, Virus Trojani ed i Worm

Esistono molteplici tipologie di virus, ma, in linea di massima, possiamo distinguerli in due

categorie:

1. i virus:

sono software dannosi per il sistema informatico. Possono causare differenti tipologie di

danni. I primi virus nacquero nell’Europa dell’Est, come un gioco-sfida tra sviluppatori di

software. Il primo virus famoso e pesantemente dannoso si chiamava Michelangelo, e

distruggeva fisicamente i supporti di memoria soltanto il giorno del compleanno del

Buonarroti: per la cronaca, il 6 Marzo 1475. Questo per dare un’idea della teorica potenza

distruttiva di un virus qualsiasi. Ultimamente, invece, questi programmi pericolosi, per lo

più, si trasmettono via posta elettronica, andando ad analizzare la lista dei contatti e

replicandosi autonomamente sino a raggiungere i malcapitati destinatari, che, peraltro,

ingannati dal mittente “amico”, potrebbero non curarsi di verificare la sicurezza del

messaggio, aprendolo ed auto-installando, a loro volta, il software dannoso. Una volta

installatosi, il virus può generare una serie distinta di malfunzionamenti al sistema, sino a

causarne il blocco completo, o la totale perdita dei dati. Taluni si sostituiscono ai file

eseguibili (file con estensione .EXE o .COM), ovvero ai file in grado di “lanciare” (cioè far

partire) altri software non dannosi, come, ad esempio, i programmi di video scrittura o i

fogli di calcolo. Quando questo tipo di virus avrà contaminato tutti gli altri software presenti

sull’hard disk (la memoria fisica del personale computer), avrà completato la sua

riproduzione, nonché conquistato il controllo del pc. Ma questi sono soltanto un paio di

esempi tra le innumerevoli centinaia di migliaia. 15

2. i trojans:

sono considerati “agli occhi” degli antivirus quali veri e propri software dannosi, tuttavia

sono nati soltanto per il controllo a distanza delle apparecchiature informatiche. Ma cosa

sono in realtà i trojani? Sono dei software che, installati nella macchina “vittima” (così in

gergo definita) instaurano una vera e propria connessione di tipo SERVER/CLIENT, di cui

avevamo già accennato nella nostra introduzione. Una volta installato il trojano, la vittima

(che nella fattispecie diventa un server) viene ad essere controllata totalmente a distanza dal

client, che può attivare azioni anche altamente rischiose. Il controllo è davvero totale: si

tratta di poter avere non solo accesso ai dati, ma anche di poterli modificare o cancellare, ed

alcuni trojan consentono persino di poter visualizzare ciò che sta avvenendo sulla macchina

vittima, visualizzare l’output di una webcam, ascoltare i suoni della scheda sonora, o,

addirittura, aprire e chiudere il cd-rom, oltre che le normali applicazioni in uso. Nomi

famosi tra essi sono il SubSeven, il NetBus o il VNC. In realtà tali software sono distribuiti

in commercio legalmente quali programmi di controllo a distanza, e le software house che le

producono si liberano da ogni responsabilità per un eventuale utilizzo dannoso del loro

prodotto.

3. Falle dei browser e Worms:

i worms (virus che, “come i vermi” si introducono nei sistemi operativi) sono attualmente il

maggior problema per i personal computer non protetti da antivirus e privi altresì di

aggiornamenti costanti giornalieri. Ma cosa sono e come vengono sfruttate queste c.d. falle

nella sicurezza dei browser? Innanzitutto i browser sono software per la navigazione in rete

(quali Internet Explorer o Opera). Ma come tutto ciò che è prodotto dall’uomo, non sono

perfetti: spesso capita che esperti hacker (pirati informatici) individuino dei difetti nel

software che permettono loro di aver accesso ai computer remoti. Questi difetti devono

essere corretti dal produttore stesso del browser, che deve fornire il prima possibile una

patch, ovvero un aggiornamento correttivo delle falle. In mancanza di tali aggiornamenti, il

computer è totalmente esposto all’accesso di virus e malintenzionati. Ultimamente questi

virus hanno generato non indifferenti problemi tecnici, ma soprattutto economici, infatti si

stima che soltanto i 3 virus chiamati Blaster, Sasser e Lovsan, e loro varianti, abbiano

causato miliardi di dollari di danni in termini di assistenza tecnica, di perdita dei dati nonché

di perdite di tempo. Spamming

Lo spamming e l’attività di produzione di “spam”, ossia i messaggi che sono diffusi avvalendosi

delle funzionalità della Rete, senza rispettare lo scopo per il quale tali funzionalità esistono.

I messaggi di spam vengono anche chiamati UCE: Unsolicited Commercial E-mail.

Generalmente s’intende un messaggio, tipicamente pubblicitario, che viene spedito a tappeto su

decine di gruppi di discussione, o a centinaia di persone via e-mail, senza che esso rientri

nell’argomento di discussione dei gruppi, o che le persone che lo ricevono l'abbiano richiesto.

Il punto fondamentale riguarda, però, le implicazioni economiche dello spam: colui che effettua

spam (definibile spammer) nell’arco di qualche ora può facilmente raggiungere milioni di

destinatari, di conseguenza, i costi complessivi associati alla distribuzione di uno spam possono

essere molto elevati. Si è calcolato che la distribuzione di un tipico spam ha un costo di alcune

centinaia di milioni di euro.

Le componenti coinvolte sono molteplici:

1. Il tempo perduto dai destinatari per scaricare, verificare e cancellare il messaggio (ad

esempio, cinque secondi moltiplicato per un milione di destinatari corrisponde a 1400 ore di

lavoro); i costi di banda sostenuti da provider e utenti (collegamento via telefono) per il

trasporto del messaggio (ad esempio, 10kB moltiplicato per un milione corrisponde a 10GB

di dati, il cui transito prende circa 20 giorni di tempo-linea assumendo una velocità di

trasmissione media). 16

2. I danni (sia quelli diretti sui sistemi che quelli indiretti dovuti ai malfunzionamenti) causati

dalle congestioni indotte dallo spam.

3. I danni di immagine per i provider che subiscono il cosiddetto “spoofing”, una tecnica

tramite la quale lo spammer si appoggia ad un indirizzo terzo che non gli appartiene (oppure

inesistente), per mascherare la reale provenienza del messaggio e deviare le eventuali

risposte di protesta al possessore di questo indirizzo terzo.

Ora si ragioni sui danni sopra citati e si pensi che, ad oggi, il 60% delle e-mail in circolazione sono

costituite da spamming!

Pertanto, al di là del puro e semplice disturbo che può provocare lo spam, siamo in presenza di un

fenomeno con un forte impatto economico negativo su tutta l'industria di internet e sulla sicurezza,

visto che attraverso lo spamming possono anche arrivare virus e trojan e altri programmi lesivi della

sicurezza dei nostri pc.

Il problema più grande dello spam è che non esiste una normativa regolamentatrice del fenomeno, o

quantomeno non esiste in tutti paesi. abbiamo una situazione abbastanza disomogenea, passando da

paesi in cui già si è a buon punto (alcuni stati usa) a paesi in cui, ancora, si sta lavorando al

problema e si adattano, ove possibile, norme pensate per altri scopi (Italia).

Semplificando possiamo affermare che gli orientamenti legislativi si alternano fra due estremi.

1. Il primo è normalmente appoggiato dagli spammer, ed è la soluzione chiamata “opt-out”, la

quale autorizza l'invio di UCE salvo l'espresso rifiuto da parte del destinatario. Questa

soluzione richiede un ruolo attivo da parte del destinatario, che può manifestare il suo rifiuto

in due modi: singolarmente, richiedendo al mittente di togliere dagli elenchi dei destinatari il

proprio indirizzo e-mail, oppure tramite una lista universale di esclusione con cui ogni

utente può rifiutare una categoria di e-mail non richieste. Questa soluzione a volte si

presenta sotto altre forme come il cosiddetto opt-out globale, o global remove list. L’ opt-out

è gradito a chi svolge attività di spam perchè in ogni modo permette un primo contatto con il

potenziale cliente, ma è una soluzione osteggiata dagli utenti poiché implica un traffico e-

mail in arrivo notevole, e non garantisce in nessun modo il rispetto della propria casella di

posta elettronica.

2. Il secondo orientamento è quello dell’“opt-in”, ed è appoggiato in particolare dai provider e

dalle associazioni degli utenti, tra le quali le più importanti sono CAUCE e EUROCAUCE.

Questa soluzione consiste nel vietare completamente l’invio di messaggi pubblicitari salvo

una preventiva accettazione dei destinatari. Anche quando questa condizione è stata

soddisfatta, il mittente deve tuttavia fornire un esatto indirizzo per la risposta e deve

identificarsi correttamente. Secondo i suoi sostenitori, questo sistema interrompe il

trasferimento dei costi sui destinatari. Quindi inviare e-mail pubblicitarie senza il consenso

del destinatario è vietato dalla legge. Se questa attività, specie se sistematica, è effettuata a

fini di profitto si viola anche una norma penale e il fatto può essere denunciato all’autorità

giudiziaria. Attacchi di forza bruta (Brute Force)

Sono software, che all’interno di un computer, di una rete o di un singolo file, permettono di

recuperare le parole chiave (password). Attivano un processo che genera tante combinazioni di

caratteri ASCII (cioè tutti i simboli possibili in un computer) sino a trovare la password desiderata.

Questi attacchi sono tanto più potenti quanto inferiore è, ovviamente, il livello di crittografia (di cui

tratteremo più avanti). Per l’utente singolo possono non essere molto dannosi, mentre per quanto

riguarda aziende e banche, questi attacchi, se persino combinati con controlli a distanza di virus

trojani, è comprensibile quanto possano causare seri danni alla sicurezza. 17

7 - LE TIPOLOGIE DI DIFESA

Dopo aver analizzato alcune delle più diffuse tipologie di attacchi telematici, si passi ora ad

esaminare i più importanti strumenti di difesa che le aziende hanno a disposizione per la protezione

del loro sistema informativo. I Firewall

Lo strumento che spesso viene utilizzato per proteggere il proprio sistema da intrusioni non

autorizzate e per definire contemporaneamente l’area accessibile agli utenti autorizzati è il Firewall

(muro taglia fuoco). Tale strumento consente di regolamentare la sicurezza dei flussi informativi fra

le reti, tenendo fuori dalla portata di hacker e di malicious code i dati strategici dell’azienda.

Il Firewall separa e protegge la rete privata aziendale: solo gli utenti autorizzati internamente sono

in grado di passare attraverso il punto di controllo e di usufruire dei servizi Internet, mentre gli

utenti esterni non autorizzati non riescono ad accedere direttamente al sistema interno. Le aziende

connesse ad Internet utilizzano frequentemente tale strumento per proteggere il proprio network

privato dalle intrusioni esterne, per prevenire accessi non autorizzati e diminuire il rischio di

trafugamento di informazioni confidenziali.

Gli Intrusion Detection System

Accanto al sistema dei Firewall, che ha il compito di prevenire gli attacchi tramite il controllo degli

accessi, le aziende utilizzano spesso la funzione di auditing che registra i tentativi di attacco e

consente la segnalazione delle possibili violazioni in atto. I file di log registrano tutte le transazioni

e sono spesso oggetto di analisi per verificare le comunicazioni e gli eventuali problemi di security:

questi files devono essere tutelati in modo particolare visto che sono oggetto di particolare

attenzione da parte degli hacker che cercano sempre di modificarli per cancellare le proprie tracce

di intrusione. Gli Intrusion Detection System (IDS) processano i log files ed evidenziano le

violazioni in atto; tale processo può essere svolto sia in tempo reale, attraverso il lancio di una serie

di messaggi di allarme prima che l’hacker sia penetrato, sia successivamente alla violazione.

Due sono le metodologie operative utilizzate dagli IDS:

· Il controllo delle firme degli attacchi: secondo questa procedura vengono stabilite le firme

sintomatiche di un attacco in corso e vengono raccolte in un database. Nel caso in cui si verifichi la

corrispondenza delle firme tra il log file e il database, viene immediatamente segnalata l’intrusione

e attuata una contromisura.

· Il riconoscimento delle anomalie: il motore dell’IDS, una volta istruito sul funzionamento

dell’ambiente in cui è installato, è in grado di riconoscere le anomalie del comportamento

definendole come possibili violazioni in atto.

La Crittografia

La crittografia è una tecnica che consente di creare e di utilizzare un sistema cifrato per garantire la

riservatezza e l’immodificabilità dei dati scambiati in Rete. Questa tecnica garantisce la sicurezza

delle trasmissioni dei dati sulla rete pubblica visto che il testo originale, denominato anche testo in

chiaro, viene convertito, attraverso l’utilizzo di un algoritmo di crittografia, in un testo cifrato che

sarà poi leggibile solamente da colui che possiede l’opportuna chiave di decifrazione.

Le tecnologie di cifratura principali sono i sistemi crittografici a chiave privata (simmetrica) e quelli

a chiave pubblica (asimmetrica). I primi prevedono l’impiego di un’unica chiave di

codifica/decodifica, conosciuta sia dall’emittente che dal destinatario, mentre i secondi prevedono

l’utilizzo di due chiavi, una per cifrare il messaggio e l’altra per decifrarlo: in questo secondo caso

la chiave di cifratura è pubblica, mentre quella di decifrazione è segreta e privata. 18

Gli Antivirus

Come già riportato in precedenza una delle contromisure più efficaci e diffuse nella lotta alla

proliferazione dei malicious code è rappresentata dall’utilizzo degli antivirus.

E’ fondamentale però che gli utenti svolgano periodici aggiornamenti del software antivirus

installato sul sistema affinché esso sia in grado di intercettare anche i virus più innovativi e di

mettere in atto una serie di misure preventive (back up, scanning dei file) atte ad evitare la

possibilità di subire attacchi. I moderni virus in circolazione però spesso impiegano delle routine di

funzionamento perfettamente legali, utilizzate cioè anche da altri programmi: il rischio consiste

quindi nel creare tipologie di antivirus che non riescano a distinguere i programmi utilizzati dai

virus o viceversa. CODICE CIVILE

LIBRO V

TITOLO V DELLE SOCIETÀ

TITOLO VI DISCIPLINA DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE

Testo a fronte degli articoli del Codice Civile del 1942 come novellati, dal decreto legislativo

17 gennaio 2003 n. 6 recante la “Riforma organica della disciplina delle società di capitali e

società cooperative in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366”.

TITOLO V DELLE SOCIETÀ

CAPO V SOCIETÀ PER AZIONI

SEZIONE I

Disposizioni generali artt. 2325/2332

..........................................................................................................................................

SEZIONE II

Della costituzione per pubblica sottoscrizione artt. 2333/2336

.................................................................................

SEZIONE III

Dei promotori e dei soci fondatori artt. 2337/2341

............................................................................................................

SEZIONE III-bis

Dei patti parasociali artt. 2341-bis/2341-ter

..............................................................................................................................

SEZIONE IV

Dei conferimenti artt. 2342/2345

....................................................................................................................................................

SEZIONE V

Delle azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi artt. 2346/2362

............................................................

SEZIONE VI

Dell’assemblea artt. 2363/2379-ter

.................................................................................................................................................

SEZIONE VI-bis

Dell’amministrazione e del controllo

§ 1. Disposizioni generali art. 2380

...........................................................................................................................................

§ 2. Degli amministratori artt. 2380-bis/2396

........................................................................................................................

§ 3. Del collegio sindacale artt. 2397/2409

.............................................................................................................................

§ 4. Del controllo contabile artt. 2409-bis/2409-septies

....................................................................................................

§ 5. Del sistema dualistico artt. 2409-octies/2409-quinquiesdecies

................................................................................

§ 6. Del sistema monistico artt. 2409-sexiesdecies/2409-noviesdecies

..........................................................................

SEZIONE VII

Delle obbligazioni artt. 2410/2420-ter

..........................................................................................................................................

SEZIONE VIII

Dei libri sociali artt. 2421/2422

........................................................................................................................................................

SEZIONE IX

Del bilancio artt. 2423/2435-bis

.......................................................................................................................................................

SEZIONE X

Delle modificazioni dello statuto artt. 2436/2447

...............................................................................................................

SEZIONE XI

Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare artt. 2447-bis/2447-decies

.........................................................

SEZIONE XII

Effetti della pubblicazione nel registro delle imprese art. 2448

.............................................................................

SEZIONE XIII

Delle Società con partecipazione dello Stato o di enti pubblici artt. 2449/2450

...........................................

SEZIONE XIV

Delle Società di interesse nazionale art. 2451

.....................................................................................................................

CAPO VI DELLA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI

artt. 2452/2461

CAPO VII DELLA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

SEZIONE I

Disposizioni generali artt. 2462/2463

..........................................................................................................................................

SEZIONE II

Dei conferimenti e delle quote artt. 2464/2474

.....................................................................................................................

SEZIONE III

Dell’amministrazione della società e dei controlli artt. 2475/2478-bis

................................................................

SEZIONE IV

Delle decisioni dei soci artt. 2479/2479-ter

..............................................................................................................................

SEZIONE V

Delle modificazioni dell’atto costitutivo artt. 2480/2483

...............................................................................................

CAPO VIII SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE DELLE SOCIETÀ DI CAPITALI

artt. 2484/2496

CAPO IX DIREZIONE E COORDINAMENTO DI SOCIETÀ

artt. 2497/2497-sexies

CAPO X DELLA TRASFORMAZIONE, DELLA FUSIONE E DELLA SCISSIONE

SEZIONE I

Della trasformazione artt. 2498/2500-novies

............................................................................................................................

SEZIONE II

Della fusione delle società artt. 2501/2505-quater

...............................................................................................................

SEZIONE III

Della scissione delle società artt. 2506/2506-quater

...........................................................................................................

CAPO XI DELLE SOCIETÀ COSTITUITE ALL'ESTERO

artt. 2507/2510

TITOLO VI DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE E DELLE MUTUE ASSICURATRICI

CAPO I DELLE SOCIETÀ COOPERATIVE

SEZIONE I

Cooperative a mutualità prevalente artt. 2511/2520

..........................................................................................................

SEZIONE II

Costituzione artt. 2521/2524

...............................................................................................................................................................

SEZIONE III

Delle quote e delle azioni artt. 2525/2537

................................................................................................................................

SEZIONE IV

Degli organi sociali artt. 2538/2545-septies

...............................................................................................................................

SEZIONE V

Delle modificazioni dell’atto costitutivo artt. 2545-octies/2545-terdecies

.............................................................

SEZIONE VI

Dei controlli artt. 2545-quaterdecies/2545-octiesdecies

..........................................................................................................

CAPO II DELLE MUTUE ASSICURATRICI

artt.2546/2548

NORME DI ATTUAZIONE E TRANSITORIE

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

CAPO V

CAPO V SOCIETÀ PER AZIONI

DELLA SOCIETÀ PER AZIONI SEZIONE I

SEZIONE I DISPOSIZIONI GENERALI

DISPOSIZIONI GENERALI (Responsabilita).

(Nozione). 2325. Nella società per azioni per le

2325. 1. Nella società per azioni per le obbli- obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo

gazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

patrimonio. In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni

2. Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono appartenute ad

azioni. una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i

conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previ-

sto dall’articolo 2342 o fin quando non sia stata attuata la

pubblicità prescritta dall’articolo 2362.

(Società che fanno ricorso al mercato del capi-

2325-bis.

tale di rischio). Ai fini dell’applicazione del presente

capo, sono società che fanno ricorso al mercato del capi-

tale di rischio le società emittenti di azioni quotate in

mercati regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura

rilevante.

Le norme di questo capo si applicano alle società con azio-

ni quotate in mercati regolamentati in quanto non sia diver-

samente disposto da altre norme di questo codice o di leggi

speciali.

(Denominazione sociale).

(Denominazione sociale). 2326. La denominazione sociale,

2326. 1. La denominazione socia- in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di

le, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazio- società per azioni.

ne di società per azioni. (Ammontare minimo del capitale).

(Ammontare minimo del capitale). 2327. La società per

2327. 1. La società per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a cento-

azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a due- ventimila euro.

cento milioni di lire. (Atto costitutivo).

(Atto costitutivo). 2328. La società può essere costituita per

2328. 1. La società deve costituirsi per contratto o per atto unilaterale.

atto pubblico. L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e

L’atto costitutivo deve indicare: deve indicare:

1) il cognome ed il nome, il luogo e la data di nascita, il 1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luo-

domicilio e la cittadinanza dei soci e degli eventuali promo- go di nascita o di costituzione, il domicilio o la sede, la cit-

tori, nonché il numero delle azioni sottoscritte da ciascuno tadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il

di essi; numero delle azioni assegnate a ciascuno di essi;

2) la denominazione, la sede della società e le eventuali sedi 2) la denominazione e il comune ove sono poste la sede del-

secondarie; la società e le eventuali sedi secondarie;

3) l’oggetto sociale; 3) l’attività che costituisce l’oggetto sociale;

4) l’ammontare del capitale sottoscritto e versato; 4) l’ammontare del capitale sottoscritto e di quello ver-

5) il valore nominale e il numero delle azioni e se queste sato;

sono nominative o al portatore; 5) il numero e l’eventuale valore nominale delle azioni, le

6) il valore dei crediti e dei beni conferiti in natura; loro caratteristiche e le modalità di emissione e circola-

7) le norme secondo le quali agli utili devono essere zione;

ripartiti; 6) il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura;

8) la partecipazione agli utili eventualmente accordata ai 7) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti;

promotori o ai soci fondatori; 8) i benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci

9) il numero degli amministratori e i loro poteri, indi- fondatori;

cando quali tra essi hanno la rappresentanza della 9) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli

società; amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno

10) il numero dei componenti il collegio sindacale; la rappresentanza della società;

11) la durata della società; 10) il numero dei componenti il collegio sindacale;

12) l’importo globale, almeno approssimativo, delle spese 11) la nomina dei primi amministratori e sindaci e, quando

per la costituzione poste a carico della società. previsto, del soggetto al quale è demandato il controllo con-

2. Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento tabile;

della società, anche se forma oggetto di atto separato, si 12) l’importo globale, almeno approssimativo, delle spese

considera parte integrante dell’atto costitutivo e deve essere per la costituzione poste a carico della società;

a questo allegato. 3

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

13) la durata della società ovvero, se la società è costituita

a tempo indeterminato, il periodo di tempo, comunque non

superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà rece-

dere.

Lo statuto contenente le norme relative al funzionamento

della società, anche se forma oggetto di atto separato, costi-

tuisce parte integrante dell’atto costitutivo. In caso di con-

trasto tra le clausole dell’atto costitutivo e quelle dello sta-

tuto prevalgono le seconde.

(Condizioni per la costituzione). (Condizioni per la costituzione).

2329. 1. Per procedere alla 2329. Per procedere alla

costituzione della società è necessario: costituzione della società è necessario:

1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale; 1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale;

2) che siano versati presso un istituto di credito almeno i tre 2) che siano rispettate le previsioni degli articoli 2342 e

decimi dei conferimenti in danaro; 2343 relative ai conferimenti;

3) che sussistano le autorizzazioni governative e le altre 3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni

condizioni richieste dalle leggi speciali per la costitu- richieste dalle leggi speciali per la costituzione della socie-

zione della società, in relazione al suo particolare tà, in relazione al suo particolare oggetto.

oggetto.

2. Le somme depositate a norma del n. 2 del comma prece-

dente non possono essere consegnate agli amministratori se

non provano l’avvenuta iscrizione della società nel registro

delle imprese.

L’istituto di credito è responsabile nei confronti della socie-

tà e dei terzi per l’inosservanza del presente divieto.

3. Se entro un anno dal deposito l’iscrizione non ha avuto

luogo, le somme di cui al comma precedente devono essere

restituite ai sottoscrittori.

(Deposito dell’atto costitutivo e iscrizione della (Deposito dell’atto costitutivo e iscrizione della

2330. 2330.

società). società).

1. Il notaio che ha ricevuto l’atto costitutivo deve Il notaio che ha ricevuto l’atto costitutivo deve

depositarlo entro trenta giorni presso l’ufficio del registro depositarlo entro venti giorni presso l’ufficio del registro

delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede

sociale, allegando i documenti comprovanti l’avvenuto ver- sociale, allegando i documenti comprovanti la sussistenza

samento dei decimi in danaro e, per i conferimenti di beni in delle condizioni previste dall’articolo 2329.

natura o di crediti, la relazione indicata nell’art. 2343, non- Se il notaio o gli amministratori non provvedono al deposi-

ché le eventuali autorizzazioni richieste per la costituzione to nel termine indicato nel comma precedente, ciascun socio

della società. può provvedervi a spese della società.

2. Se il notaio o gli amministratori non provvedono al depo- L’iscrizione della società nel registro delle imprese è richie-

sito dell’atto costitutivo e degli allegati nel termine indicato sta contestualmente al deposito dell’atto costitutivo.

nel comma precedente, ciascun socio può provvedervi a L’ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarità

spese della società o far condannare gli amministratori ad formale della documentazione, iscrive la società nel regi-

eseguirlo. stro.

3. L’iscrizione della società nel registro delle imprese è Se la società istituisce sedi secondarie, si applica l’articolo

richiesta contestualmente al deposito dell’atto costitu- 2299.

tivo.

L’ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarità

formale della documentazione, iscrive la societa’ nel regi-

stro.

4. Tutti i termini previsti in disposizioni speciali con riferi-

mento all’omologazione dell’atto costitutivo decorrono dal-

la data dell’iscrizione nel registro delle imprese.

5. Se la società istituisce sedi secondarie, si applica

l’art. 2299.

(Effetti dell’iscrizione). (Effetti dell’iscrizione).

2331. 1. Con l’iscrizione nel regi- 2331. Con l’iscrizione nel registro

stro la società acquista la personalità giuridica. la società acquista la personalità giuridica.

2. Per le operazioni compiute in nome della società prima Per le operazioni compiute in nome della società prima del-

dell’iscrizione sono illimitatamente e solidalmente respon- l’iscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabi-

sabili verso i terzi coloro che hanno agito. li verso i terzi coloro che hanno agito. Sono altresì solidal-

3. L’emissione e la vendita delle azioni prima dell’iscrizio- mente e illimitatamente responsabili il socio unico fondato-

ne della società sono nulle. re e quelli tra i soci che nell’atto costitutivo o con atto sepa-

rato hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento

dell’operazione.

4 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

Qualora successivamente all’iscrizione la società abbia

approvato un’operazione prevista dal precedente comma, è

responsabile anche la società ed essa è tenuta a rilevare

coloro che hanno agito.

Le somme depositate a norma del secondo comma dell’arti-

colo 2342 non possono essere consegnate agli amministra-

tori se non provano l’avvenuta iscrizione della società nel

registro. Se entro novanta giorni dalla stipulazione dell’atto

costitutivo o dal rilascio delle autorizzazioni previste dal

numero 3) dell’articolo 2329 l’iscrizione non ha avuto luo-

go, esse sono restituite ai sottoscrittori e l’atto costitutivo

perde efficacia.

Prima dell’iscrizione nel registro è vietata l’emissione delle

azioni ed esse, salvo l’offerta pubblica di sottoscrizione ai

sensi dell’articolo 2333, non possono costituire oggetto di

una sollecitazione all’investimento.

(Nullità della società).

(Nullità della società). 2332. Avvenuta l’iscrizione nel regi-

2332. 1. Avvenuta l’iscrizione nel stro delle imprese, la nullità della società può essere pro-

registro delle imprese, la nullità della società può essere nunciata soltanto nei seguenti casi:

pronunciata soltanto nei seguenti casi: 1) mancata stipulazione dell’atto costitutivo nella forma

1) mancanza dell’atto costitutivo; dell’atto pubblico;

2) mancata stipulazione dell’atto costitutivo nella forma di 2) illiceità dell’oggetto sociale;

atto pubblico;

Soppresso dalla L. 24 novembre 2000, n. 340; 3) mancanza nell’atto costitutivo di ogni indicazione

3) riguardante la denominazione della società, o i conferi-

4) illiceità o contrarietà all’ordine pubblico dell’oggetto menti, o l’ammontare del capitale sociale o l’oggetto

sociale; sociale.

5) mancanza nell’atto costitutivo o nello statuto di ogni La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli

indicazione riguardante la denominazione della società, o i atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione nel

conferimenti, o l’ammontare del capitale sottoscritto o l’og- registro delle imprese.

getto sociale; I soci non sono liberati dall’obbligo di conferimento fino a

6) inosservanza della disposizione di cui all’art. 2329, n. 2; quando non sono soddisfatti i creditori sociali.

7) incapacità di tutti i soci fondatori; La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

8) mancanza della pluralità dei fondatori. La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa

2. La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data pubblici-

degli atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione tà con iscrizione nel registro delle imprese.

nel registro delle imprese. Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve

3. I soci non sono liberati dall’obbligo dei conferimenti fino essere iscritto, a cura degli amministratori o dei liquidatori

a quando non sono soddisfatti i creditori sociali. nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle

4. La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquida- imprese.

tori.

5. La nullità non può essere dichiarata quando la causa di

essa è stata eliminata per effetto di una modificazione del-

l’atto costitutivo iscritta nel registro delle imprese. SEZIONE II

SEZIONE II DELLA COSTITUZIONE PER PUBBLICA

DELLA COSTITUZIONE MEDIANTE PUBBLICA SOTTOSCRIZIONE

SOTTOSCRIZIONE (Programma e sottoscrizione delle azioni).

(Programma e sottoscrizione delle azioni). 2333. La società

2333. 1. La può essere costituita anche per mezzo di pubblica sottoscri-

società può essere costituita anche per mezzo di pubblica zione sulla base di un programma che ne indichi l’oggetto e

sottoscrizione sulla base di un programma che ne indichi il capitale, le principali disposizioni dell’atto costitutivo e

l’oggetto e il capitale, le principali disposizioni dell’atto dello statuto, l’eventuale partecipazione che i promotori si

costitutivo, l’eventuale partecipazione che i promotori si riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere sti-

riservano agli utili e il termine entro il quale deve essere sti- pulato l’atto costitutivo.

pulato l’atto costitutivo. Il programma con le firme autenticate dei promotori, prima

2. Il programma con le firme autenticate dei promotori, pri- di essere reso pubblico, deve essere depositato presso un

ma di essere reso pubblico, deve essere depositato presso un notaio.

notaio. Le sottoscrizioni delle azioni devono risultare da atto pub-

3. Le sottoscrizioni delle azioni devono risultare da atto blico o da scrittura privata autenticata. L’atto deve indicare

pubblico o da scrittura privata autenticata. L’atto deve indi- il cognome e il nome o la denominazione, il domicilio o la

care il cognome e il nome, il domicilio o la sede del sotto- sede del sottoscrittore, il numero delle azioni sottoscritte e

scrittore, il numero delle azioni sottoscritte e la data della la data della sottoscrizione.

sottoscrizione. 5

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

(Versamenti e convocazione dell’assemblea dei sotto- (Versamenti e convocazione dell’assemblea dei sotto-

2334. 2334.

scrittori). scrittori).

1. Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con rac- Raccolte le sottoscrizioni, i promotori, con racco-

comandata o nella forma prevista nel programma, devono mandata o nella forma prevista nel programma, devono

assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore a trenta assegnare ai sottoscrittori un termine non superiore ad un

giorni per fare il versamento prescritto dal n. 2 dell’art. 2329. mese per fare il versamento prescritto dal secondo comma

2. Decorso inutilmente questo termine, è in facoltà dei pro- dell’articolo 2342.

motori di agire contro i sottoscrittori morosi o di scioglierli Decorso inutilmente questo termine, è in facoltà dei promo-

dall’obbligazione assunta. Qualora i promotori si avvalgano tori di agire contro i sottoscrittori morosi o di scioglierli dal-

di quest’ultima facoltà, non può procedersi alla costituzione l’obbligazione assunta. Qualora i promotori si avvalgano di

della società prima che siano collocate le azioni che quelli quest’ultima facoltà, non può procedersi alla costituzione

avevano sottoscritte. della società prima che siano collocate le azioni che quelli

3. Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i avevano sottoscritte.

promotori, nei venti giorni successivi al termine fissato per Salvo che il programma stabilisca un termine diverso, i pro-

il versamento prescritto dal n. 2 dell’art. 2329, devono con- motori, nei venti giorni successivi al termine fissato per il

vocare l’assemblea dei sottoscrittori mediante raccomanda- versamento prescritto dal primo comma del presente artico-

ta, da inviarsi a ciascuno di essi almeno dieci giorni prima di lo, devono convocare l’assemblea dei sottoscrittori median-

quello fissato per l’assemblea, con l’indicazione delle mate- te raccomandata, da inviarsi a ciascuno di essi almeno dieci

rie da trattare. giorni prima di quello fissato per l’assemblea, con l’indica-

zione delle materie da trattare.

(Assemblea dei sottoscrittori). (Assemblea dei sottoscrittori).

2335. 1. L’assemblea dei sot- 2335. L’assemblea dei sotto-

toscrittori: scrittori:

1) accerta l’esistenza delle condizioni richieste per la costi- 1) accerta l’esistenza delle condizioni richieste per la costi-

tuzione della società; tuzione della società;

2) delibera sul contenuto dell’atto costitutivo; 2) delibera sul contenuto dell’atto costitutivo e dello statuto;

3) delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a 3) delibera sulla riserva di partecipazione agli utili fatta a

proprio favore dai promotori; proprio favore dai promotori;

4) nomina gli amministratori e i membri del collegio sinda- 4) nomina gli amministratori, i membri del collegio sinda-

cale. cale e, quando previsto, il soggetto cui è demandato il con-

2. L’assemblea è validamente costituita con la presenza del- trollo contabile.

la metà dei sottoscrittori. L’assemblea è validamente costituita con la presenza della

3. Ciascun sottoscrittore ha diritto a un voto, qualunque sia metà dei sottoscrittori.

il numero delle azioni sottoscritte, e per la validità delle Ciascun sottoscrittore ha diritto a un voto, qualunque sia il

deliberazioni si richiede il voto favorevole della maggioran- numero delle azioni sottoscritte, e per la validità delle deli-

za dei presenti. berazioni si richiede il voto favorevole della maggioranza

4. Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel pro- dei presenti.

gramma è necessario il consenso di tutti i sottoscrittori. Tuttavia per modificare le condizioni stabilite nel program-

ma è necessario il consenso di tutti i sottoscrittori.

(Stipulazione e deposito dell’atto costitutivo). (Stipulazione e deposito dell’atto costitutivo).

2336. 1. 2336.

Eseguito quanto è prescritto nell’articolo precedente, gli Eseguito quanto è prescritto nell’articolo precedente, gli

intervenuti all’assemblea, in rappresentanza anche dei sot- intervenuti all’assemblea, in rappresentanza anche dei sot-

toscrittori assenti, stipulano l’atto costitutivo, che deve esse- toscrittori assenti, stipulano l’atto costitutivo, che deve esse-

re depositato per l’iscrizione nel registro delle imprese a re depositato per l’iscrizione nel registro delle imprese a

norma dell’art. 2330. norma dell’articolo 2330.

SEZIONE III. SEZIONE III.

DEI PROMOTORI E DEI SOCI FONDATORI DEI PROMOTORI E DEI SOCI FONDATORI

(Promotori). (Promotori).

2337. 1. Sono promotori coloro che nella costi- 2337. Sono promotori coloro che nella costitu-

tuzione per pubblica sottoscrizione hanno firmato il pro- zione per pubblica sottoscrizione hanno firmato il program-

gramma a norma del secondo comma dell’art. 2333. ma a norma del secondo comma dell’articolo 2333.

(Obbligazioni dei promotori). (Obbligazioni dei promotori).

2338. 1. I promotori sono 2338. - I promotori sono soli-

solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni dalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni

assunte per costituire la società. assunte per costituire la società.

2. La società è tenuta a rilevare i promotori dalle obbliga- La società è tenuta a rilevare i promotori dalle obbligazioni

zioni assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, sempre- assunte e a rimborsare loro le spese sostenute, sempre che

chè siano state necessarie per la costituzione della società o siano state necessarie per la costituzione della società o sia-

siano state approvate dall’assemblea. no state approvate dall’assemblea.

3. Se per qualsiasi ragione la società non si costituisce, i pro- Se per qualsiasi ragione la società non si costituisce, i promo-

motori non possono rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni. tori non possono rivalersi verso i sottoscrittori delle azioni.

6 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

(Responsabilità dei promotori).

(Responsabilità dei promotori). 2339. I promotori sono

2339. 1. I promotori sono solidalmente responsabili verso la società e verso i ter-

solidalmente responsabili verso la società e verso i terzi: zi:

1) per l’integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i 1) per l’integrale sottoscrizione del capitale sociale e per i

versamenti richiesti per la costituzione della società; versamenti richiesti per la costituzione della società;

2) per l’esistenza dei conferimenti in natura in conformità 2) per l’esistenza dei conferimenti in natura in conformità

della relazione giurata indicata nell’art. 2343; della relazione giurata indicata nell’articolo 2343;

3) per la veridicità delle comunicazioni da essi fatte al pub- 3) per la veridicità delle comunicazioni da essi fatte al pub-

blico per la costituzione della società. blico per la costituzione della società.

2. Sono del pari solidalmente responsabili verso la società e Sono del pari solidalmente responsabili verso la società e

verso i terzi coloro per conto dei quali i promotori hanno verso i terzi coloro per conto dei quali i promotori hanno

agito. agito. (Limiti dei benefici riservati ai promotori).

(Limiti dei benefici riservati ai promotori). 2340. I promo-

2340. 1. I pro- tori possono riservarsi nell’atto costitutivo, indipendente-

motori possono riservarsi nell’atto costitutivo, indipenden- mente dalla loro qualità di soci, una partecipazione non

temente dalla loro qualità di soci, una partecipazione non superiore complessivamente a un decimo degli utili netti

superiore complessivamente a un decimo degli utili netti risultanti dal bilancio e per un periodo massimo di cinque

risultanti dal bilancio e per un periodo massimo di cinque anni.

anni. Essi non possono stipulare a proprio vantaggio altro benefi-

2. Essi non possono stipulare a proprio vantaggio altro cio.

beneficio. (Soci fondatori).

(Soci fondatori). 2341. La disposizione del primo comma

2341. 1. Le disposizioni dell’articolo pre- dell’articolo 2340 si applica anche ai soci che nella costitu-

cedente si applicano anche ai soci che nella costituzione zione simultanea o in quella per pubblica sottoscrizione sti-

simultanea o in quella per pubblica sottoscrizione stipulano pulano l’atto costitutivo.

l’atto costitutivo. SEZIONE III-bis

DEI PATTI PARASOCIALI

(Patti parasociali).

2341-bis. I patti, in qualunque forma sti-

pulati, che al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il

governo della società:

a) hanno per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle

società per azioni o nelle società che le controllano;

b) pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o del-

le partecipazioni in società che le controllano;

c) hanno per oggetto o per effetto l’esercizio anche con-

giunto di un’influenza dominante su tali società, non pos-

sono avere durata superiore a cinque anni e si intendono

stipulati per questa durata anche se le parti hanno previ-

sto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla sca-

denza.

Qualora il patto non preveda un termine di durata, ciascun

contraente ha diritto di recedere con un preavviso di centot-

tanta giorni.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai patti

strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o

nello scambio di beni o servizi e relativi a società intera-

mente possedute dai partecipanti all’accordo.

(Pubblicità dei patti parasociali).

2341-ter. - Nelle società

che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti

parasociali devono essere comunicati alla società e dichiara-

ti in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve esse-

re trascritta nel verbale e questo deve essere depositato pres-

so l’ufficio del registro delle imprese.

In caso di mancanza della dichiarazione prevista dal

comma precedente i possessori delle azioni cui si riferi-

sce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di

voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro

voto determinante sono impugnabili a norma dell’artico-

lo 2377. 7

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

SEZIONE IV

SEZIONE IV DEI CONFERIMENTI

DEI CONFERIMENTI (Conferimenti).

(Conferimenti). 2342. Se nell’atto costitutivo non è stabilito

2342. 1. Se nell’atto costitutivo non è stabi- diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

lito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro. Alla sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato

2. Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osserva- presso una banca almeno il venticinque per cento dei confe-

no le disposizioni degli articoli 2254 e 2255. Le azioni cor- rimenti in danaro o, nel caso di costituzione con atto unila-

rispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente terale, il loro intero ammontare.

liberate al momento della sottoscrizione. Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano

3. Non possono formare oggetto di conferimento le presta- le disposizioni degli articoli 2254 e 2255. Le azioni corri-

zioni di opera o di servizi. spondenti a tali conferimenti devono essere integralmente

liberate al momento della sottoscrizione.

Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora

dovuti devono essere effettuati entro novanta giorni.

Non possono formare oggetto di conferimento le prestazio-

ni di opera o di servizi.

(Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti).

(Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti). 2343.

2343. Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la

1. Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel

relazione giurata di un esperto designato dal presidente del cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione

tribunale, contenente la descrizione dei beni o dei crediti dei beni o dei crediti conferiti, l’attestazione che il loro valo-

conferiti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di re è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della deter-

valutazione seguiti, nonché l’attestazione che il valore attri- minazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprez-

buito non è inferiore al valore nominale, aumentato dell’e- zo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere

ventuale sopraprezzo, delle azioni emesse a fronte del con- allegata all’atto costitutivo.

ferimento. La relazione deve essere allegata all’atto costitu- L’esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai

tivo. terzi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 64 del codice

2. All’esperto nominato dal presidente del tribunale si appli- di procedura civile.

cano le disposizioni dell’art. 64 del codice di procedura Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni

civile. dalla iscrizione della società, controllare le valutazioni con-

3. Gli amministratori e i sindaci devono, nel termine di sei tenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussi-

mesi dalla costituzione della società, controllare le valuta- stano fondati motivi, devono procedere alla revisione della

zioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, stima. Fino a quando le valutazioni non sono state control-

se sussistano fondati motivi, devono procedere alla revisio- late, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono inaliena-

ne della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state bili e devono restare depositate presso la società.

controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era

inalienabili e devono restare depositate presso la società. inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il con-

4. Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era ferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capi-

inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il con- tale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte.

ferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capi- Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in

tale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte. danaro o recedere dalla società; il socio recedente ha diritto

Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in

danaro o recedere dalla società. tutto o in parte in natura.

L’atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto

disposto dal quinto comma dell’articolo 2346, che per effet-

to dell’annullamento delle azioni disposto nel presente com-

ma si determini una loro diversa ripartizione tra i soci.

(Acquisto della società da promotori, fondatori,

(Acquisto della società da promotori, fondatori, 2343-bis.

2343-bis. soci e amministratori).

soci e amministratori). L’acquisto da parte della società, per

1. L’acquisto da parte della società, un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale

per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei

sociale, di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione

soci o degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese, deve essere autoriz-

della società nel registro delle imprese, deve essere autoriz- zato dall’assemblea ordinaria.

zato dall’assemblea ordinaria. L’alienante deve presentare la relazione giurata di un esper-

2. L’alienante deve presentare la relazione giurata di un to designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la

esperto designato dal presidente del tribunale contenente la società contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il

descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione

attribuito, i criteri di valutazione seguiti, nonché l’attesta- seguiti, nonché l’attestazione che tale valore non è inferiore

zione che tale valore non è inferiore al corrispettivo, che al corrispettivo, che deve comunque essere indicato.

deve comunque essere indicato.

8 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

3. La relazione deve essere depositata nella sede della socie- La relazione deve essere depositata nella sede della società

tà durante i quindici giorni che precedono l’assemblea. I durante i quindici giorni che precedono l’assemblea. I soci

soci possono prenderne visione. Entro trenta giorni dall’au- possono prenderne visione. Entro trenta giorni dall’autoriz-

torizzazione il verbale dell’assemblea, corredato dalla rela- zazione il verbale dell’assemblea, corredato dalla relazione

zione dell’esperto designato dal presidente del tribunale, dell’esperto designato dal tribunale, deve essere depositato

deve essere depositato a cura degli amministratori presso a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro del-

l’ufficio del registro delle imprese. le imprese.

4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli

acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambi- acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambi-

to delle operazioni correnti della società nè a quelli che to delle operazioni correnti della società nè a quelli che

avvengono in Borsa o sotto il controllo dell’autorità giudi- avvengono nei mercati regolamentati o sotto il controllo

ziaria o amministrativa. dell’autorità giudiziaria o amministrativa.

In caso di violazione delle disposizioni del presente articolo

gli amministratori e l’alienante sono solidalmente responsa-

bili per i danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.

(Mancato pagamento delle quote). (Mancato pagamento delle quote).

2344. 1. Se il socio non 2344. Se il socio non

esegue il pagamento delle quote dovute, gli amministratori, esegue i pagamenti dovuti, decorsi quindici giorni dalla

decorsi quindici giorni dalla pubblicazione di una diffida pubblicazione di una diffida nella Gazzetta Ufficiale della

nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, possono far ven- Repubblica, gli amministratori, se non ritengono utile pro-

dere le azioni a suo rischio e per suo conto, a mezzo di un muovere azione per l’esecuzione del conferimento, offrono

agente di cambio o di un istituto di credito. le azioni agli altri soci, in proporzione della loro partecipa-

2. Qualora la vendita non possa aver luogo per mancanza di zione, per un corrispettivo non inferiore ai conferimenti

compratori, gli amministratori possono dichiarare decaduto ancora dovuti. In mancanza di offerte possono far vendere le

il socio, trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimen- azioni a rischio e per conto del socio, a mezzo di una banca

to dei maggiori danni. o di un intermediario autorizzato alla negoziazione nei mer-

3. Le azioni non vendute, se non possono essere rimesse in cati regolamentati.

circolazione entro l’esercizio in cui fu pronunziata la deca- Qualora la vendita non possa aver luogo per mancanza di

denza del socio moroso, devono essere estinte con la corri- compratori, gli amministratori possono dichiarare decaduto

spondente riduzione del capitale. il socio, trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimen-

4. Il socio in mora nei versamenti non può esercitare il dirit- to dei maggiori danni.

to di voto. Le azioni non vendute, se non possono essere rimesse in cir-

colazione entro l’esercizio in cui fu pronunziata la decaden-

za del socio moroso, devono essere estinte con la corrispon-

dente riduzione del capitale.

Il socio in mora nei versamenti non può esercitare il diritto

di voto.

(Prestazioni accessorie). (Prestazioni accessorie).

2345. 1. Oltre l’obbligo dei confe- 2345. Oltre l’obbligo dei conferi-

rimenti, l’atto costitutivo può stabilire l’obbligo dei soci di menti, l’atto costitutivo può stabilire l’obbligo dei soci di

eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, eseguire prestazioni accessorie non consistenti in danaro,

determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il com- determinandone il contenuto, la durata, le modalità e il com-

penso, e stabilendo particolari sanzioni per il caso d’ina- penso, e stabilendo particolari sanzioni per il caso di ina-

dempimento. Nella determinazione del compenso devono dempimento. Nella determinazione del compenso devono

essere osservate le norme corporative applicabili ai rapporti essere osservate le norme applicabili ai rapporti aventi per

aventi per oggetto le stesse prestazioni. oggetto le stesse prestazioni.

2. Le azioni alle quali è connesso l’obbligo delle prestazio- Le azioni alle quali è connesso l’obbligo delle prestazioni

ni anzidette devono essere nominative e non sono trasferibi- anzidette devono essere nominative e non sono trasferibili

li senza il consenso degli amministratori. senza il consenso degli amministratori.

3. Se non è diversamente disposto dall’atto costitutivo, gli Se non è diversamente disposto dall’atto costitutivo, gli

obblighi previsti in questo articolo non possono essere obblighi previsti in questo articolo non possono essere

modificati senza il consenso di tutti i soci. modificati senza il consenso di tutti i soci.

SEZIONE V SEZIONE V

DELLE AZIONI DELLE AZIONI E DI ALTRI STRUMENTI FINAN-

ZIARI PARTECIPATIVI

(Emissione delle azioni). (Emissione delle azioni).

2346. 1. Le azioni non possono 2346. La partecipazione sociale è

emettersi per somma inferiore al loro valore nominale. rappresentata da azioni; salvo diversa disposizione di leggi

speciali lo statuto può escludere l’emissione dei relativi tito-

li o prevedere l’utilizzazione di diverse tecniche di legitti-

mazione e circolazione. 9

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna

azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale; tale

determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azio-

ni emesse dalla società.

In mancanza di indicazione del valore nominale delle azio-

ni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si applicano con

riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni

emesse.

A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzio-

nale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per un valo-

re non superiore a quello del suo conferimento. L’atto costi-

tutivo può prevedere una diversa assegnazione delle azioni.

In nessun caso il valore dei conferimenti può essere com-

plessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale

sociale.

Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’ap-

porto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi,

emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o

anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assem-

blea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disci-

plina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che con-

feriscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle pre-

stazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.

(Indivisibilità delle azioni).

(Indivisibilità delle azioni). 2347. Le azioni sono indivisibi-

2347. 1. Le azioni sono indivisi- li. Nel caso di comproprietà di un’azione, i diritti dei com-

bili. Nel caso di comproprietà di un’azione, i diritti dei proprietari devono essere esercitati da un rappresentante

comproprietari devono essere esercitati da un rappresentan- comune nominato secondo le modalità previste dagli artico-

te comune. li 1105 e 1106.

2. Se il rappresentante comune non è stato nominato, le Se il rappresentante comune non è stato nominato, le comu-

comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società a uno dei nicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società a uno dei com-

comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti. proprietari sono efficaci nei confronti di tutti.

3. I comproprietari dell’azione rispondono solidalmente I comproprietari dell’azione rispondono solidalmente delle

delle obbligazioni da essa derivanti. obbligazioni da essa derivanti.

(Categorie di azioni).

(Categorie di azioni). 2348. Le azioni devono essere di

2348. 1. Le azioni devono essere di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali dirit-

uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali ti.

diritti. Si possono tuttavia creare, con lo statuto o con successive

2. Si possono tuttavia creare categorie di azioni fornite di modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti

diritti diversi con l’atto costitutivo o con successive modifi- diversi anche per quanto concerne la incidenza delle perdi-

cazioni di questo. te. In tal caso la società, nei limiti imposti dalla legge, può

liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie

categorie.

Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria con-

feriscono uguali diritti.

(Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori

(Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori 2349.

2349. di lavoro).

di lavoro). Se lo statuto lo prevede, l’assemblea straordina-

1. In caso di assegnazione straordinaria di utili ai ria può deliberare l’assegnazione di utili ai prestatori di

prestatori di lavoro dipendenti dalla società, possono essere lavoro dipendenti della società o di società controllate

emesse, per un ammontare corrispondente agli utili stessi, mediante l’emissione, per un ammontare corrispondente

speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai agli utili stessi, di speciali categorie di azioni da assegnare

prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo alla for- individualmente ai prestatori di lavoro, con norme partico-

ma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azio- lari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai dirit-

nisti. ti spettanti agli azionisti. Il capitale sociale deve essere

2. Il capitale sociale deve essere aumentato in misura corri- aumentato in misura corrispondente.

spondente. L’assemblea straordinaria può altresì deliberare l’assegna-

zione ai dipendenti della società o di società controllate di

strumenti finanziari, diversi dalle azioni, forniti di diritti

patrimoniali o diritti amministrativi, escluso il voto nell’as-

semblea generale degli azionisti. In tal caso possono essere

previste norme particolari riguardo alle condizioni di eserci-

10 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

zio dei diritti attribuiti, alla possibilità di trasferimento ed

alle eventuali cause di decadenza o riscatto.

(Diritto agli utili e alla quota di liquidazione). (Diritto agli utili e alla quota di liquidazione).

2350. 1. Ogni 2350. Ogni

azione attribuisce il diritto a una parte proporzionale degli azione attribuisce il diritto a una parte proporzionale degli

utili netti e del patrimonio netto risultante dalla liquidazio- utili netti e del patrimonio netto risultante dalla liquidazio-

ne, salvi i diritti stabiliti a favore di speciali categorie di ne, salvi i diritti stabiliti a favore di speciali categorie di

azioni a norma degli articoli precedenti. azioni.

Fuori dai casi di cui all’articolo 2447-bis, la società può

emettere azioni fornite di diritti patrimoniali correlati ai

risultati dell’attività sociale in un determinato settore. Lo

statuto stabilisce i criteri di individuazione dei costi e ricavi

imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti

attribuiti a tali azioni, nonché l’eventuali condizioni e

modalità di conversione in azioni di altra categoria.

Non possono essere pagati dividendi ai possessori delle

azioni previste dal precedente comma se non nei limiti degli

utili risultanti dal bilancio della società.

(Diritto di voto). (Diritto di voto).

2351. 1. Ogni azione attribuisce il diritto di 2351. Ogni azione attribuisce il diritto di

voto. voto.

2. L’atto costitutivo può tuttavia stabilire che le azioni privi- Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può

legiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capi- prevedere la creazione di azioni senza diritto di voto, con

tale allo scioglimento della società abbiano diritto di voto diritto di voto limitato a particolari argomenti, con diritto di

soltanto nelle deliberazioni previste nell’art. 2365. Le azio- voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non

ni con voto limitato non possono superare la metà del capi- meramente potestative. Il valore di tali azioni non può com-

tale sociale. plessivamente superare la metà del capitale sociale.

3. Non possono emettersi azioni a voto plurimo. Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio può prevedere che, in relazione alla quan-

tità di azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di

voto sia limitato ad una misura massima o disporne scaglio-

namenti.

Non possono emettersi azioni a voto plurimo.

Gli strumenti finanziari di cui agli articoli 2346, sesto com-

ma, e 2349, secondo comma, possono essere dotati del dirit-

to di voto su argomenti specificamente indicati e in partico-

lare può essere ad essi riservata, secondo modalità stabilite

dallo statuto, la nomina di un componente indipendente del

consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza

o di un sindaco. Alle persone così nominate si applicano le

medesime norme previste per gli altri componenti dell’orga-

no cui partecipano.

(Pegno, usufrutto e sequestro delle azioni). (Pegno, usufrutto e sequestro delle azioni).

2352. 1. Nel 2352. Nel caso

caso di pegno o di usufrutto sulle azioni, il diritto di voto di pegno o usufrutto sulle azioni, il diritto di voto spetta, sal-

spetta, salvo convenzione contraria, al creditore pignorati- vo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all’u-

zio o all’usufruttuario. sufruttuario.

2. Se le azioni attribuiscono un diritto di opzione, questo Nel caso di sequestro delle azioni il diritto di voto è eserci-

spetta al socio. Qualora il socio non provveda almeno tre tato dal custode.

giorni prima della scadenza al versamento delle somme Se le azioni attribuiscono un diritto di opzione, questo spet-

necessarie per l’esercizio del diritto di opzione, questo deve ta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni in base

essere alienato per conto del socio medesimo a mezzo di un ad esso sottoscritte. Qualora il socio non provveda almeno

agente di cambio o di un istituto di credito. tre giorni prima della scadenza al versamento delle somme

3. Se sono richiesti versamenti sulle azioni, nel caso di necessarie per l’esercizio del diritto di opzione e qualora gli

pegno, il socio deve provvedere al versamento delle som- altri soci non si offrano di acquistarlo, questo deve essere

me necessarie almeno tre giorni prima della scadenza; in alienato per suo conto a mezzo banca od intermediario auto-

mancanza, il creditore pignoratizio può vendere le azioni rizzato alla negoziazione nei mercati regolamentati.

nel modo stabilito dal comma precedente. Nel caso di Nel caso di aumento del capitale sociale ai sensi dell’artico-

usufrutto, l’usufruttuario deve provvedere al versamento, lo 2442, il pegno, l’usufrutto o il sequestro si estendono alle

salvo il suo diritto alla restituzione al termine dell’usu- azioni di nuova emissione.

frutto. Se sono richiesti versamenti sulle azioni, nel caso di pegno,

4. Se l’usufrutto spetta a più persone, si applica il secondo il socio deve provvedere al versamento delle somme neces-

comma dell’art. 2347. sarie almeno tre giorni prima della scadenza; in mancanza il

11

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

creditore pignoratizio può vendere le azioni nel modo stabi-

lito dal secondo comma del presente articolo. Nel caso di

usufrutto, l’usufruttuario deve provvedere al versamento,

salvo il suo diritto alla restituzione al termine dell’usufrutto.

Se l’usufrutto spetta a più persone, si applica il secondo

comma dell’articolo 2347.

Salvo che dal titolo o dal provvedimento del giudice risulti

diversamente, i diritti amministrativi diversi da quelli previ-

sti nel presente articolo spettano, nel caso di pegno o di usu-

frutto, sia al socio sia al creditore pignoratizio o all’usufrut-

tuario; nel caso di sequestro sono esercitati dal custode.

(Azioni di godimento). (Azioni di godimento).

2353. 1. Salvo diversa disposizione 2353. Salvo diversa disposizione

dell’atto costitutivo, le azioni di godimento attribuite ai pos- dello statuto, le azioni di godimento attribuite ai possessori

sessori delle azioni rimborsate non danno diritto di voto nel- delle azioni rimborsate non danno diritto di voto nell’as-

l’assemblea. Esse concorrono nella ripartizione degli utili semblea. Esse concorrono nella ripartizione degli utili che

che residuano dopo il pagamento alle azioni non rimborsate residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di

di un dividendo pari all’interesse legale e, in caso di liqui- un dividendo pari all’interesse legale e, nel caso di liquida-

dazione, nella ripartizione del patrimonio sociale residuo zione, nella ripartizione del patrimonio sociale residuo dopo

dopo il rimborso delle altre azioni al loro valore nominale. il rimborso delle altre azioni al loro valore nominale.

(Titoli azionari).

2354. I titoli possono essere nominativi o

(Contenuto delle azioni).

2354. 1. Le azioni devono indica- al portatore, a scelta del socio, se lo statuto o le leggi spe-

re: ciali non stabiliscano diversamente.

1) la denominazione, la sede e la durata della società; Finché le azioni non siano interamente liberate, non posso-

2) la data dell’atto costitutivo e della sua iscrizione, e l’uffi- no essere emessi titoli al portatore.

cio del registro delle imprese dove la società è iscritta; I titoli azionari devono indicare:

3) il loro valore nominale e l’ammontare del capitale socia- 1) la denominazione e la sede della società;

le; 2) la data dell’atto costitutivo e della sua iscrizione e l’uffi-

4) l’ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non cio del registro delle imprese dove la società è iscritta;

interamente liberate; 3) il loro valore nominale o, se si tratta di azioni senza valo-

5) i diritti e gli obblighi particolari ad esse inerenti. re nominale, il numero complessivo delle azioni emesse,

2. Le azioni devono essere sottoscritte da uno degli ammini- nonché l’ammontare del capitale sociale;

stratori. 4) l’ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non

È valida la sottoscrizione mediante riproduzione meccanica interamente liberate;

della firma, purché autenticata. 5) i diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti.

3. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche ai I titoli azionari devono essere sottoscritti da uno degli

certificati provvisori che si distribuiscono ai soci prima del- amministratori. è valida la sottoscrizione mediante riprodu-

l’emissione dei titoli definitivi. zione meccanica della firma.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche ai cer-

tificati provvisori che si distribuiscono ai soci prima dell’e-

missione dei titoli definitivi.

Sono salve le disposizioni delle leggi speciali in tema di

strumenti finanziari negoziati o destinati alla negoziazione

nei mercati regolamentati.

Lo statuto può assoggettare le azioni alla disciplina prevista

dalle leggi speciali di cui al precedente comma.

(Azioni nominative e al portatore). (Circolazione delle azioni).

2355. 1. Le azioni pos- 2355. Nel caso di mancata

sono essere nominative o al portatore, a scelta dell’azioni- emissione dei titoli azionari il trasferimento delle azioni ha

sta, se l’atto costitutivo non stabilisce che devono essere effetto nei confronti della società dal momento dell’iscrizio-

nominative. ne nel libro dei soci.

2. Le azioni non possono essere al portatore, finché non sia- Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del

no interamente liberate. titolo.

3. L’atto costitutivo può sottoporre a particolari condizioni Il trasferimento delle azioni nominative si opera mediante

l’alienazione delle azioni nominative. girata autenticata da un notaio o da altro soggetto secondo

quanto previsto dalle leggi speciali. Il giratario che si dimo-

stra possessore in base a una serie continua di girate ha dirit-

to di ottenere l’annotazione del trasferimento nel libro dei

soci, ed è comunque legittimato ad esercitare i diritti socia-

li; resta salvo l’obbligo della società, previsto dalle leggi

speciali, di aggiornare il libro dei soci.

Il trasferimento delle azioni nominative con mezzo diverso

dalla girata si opera a norma dell’articolo 2022.

12 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

Nei casi previsti ai commi sesto e settimo dell’articolo

2354, il trasferimento si opera mediante scritturazione sui

conti destinati a registrare i movimenti degli strumenti

finanziari; in tal caso, se le azioni sono nominative, si appli-

ca il terzo comma e la scritturazione sul conto equivale alla

girata. (Limiti alla circolazione delle azioni).

2355-bis. Nel caso di

azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei

titoli azionari, lo statuto può sottoporre a particolari condi-

zioni il loro trasferimento e può, per un periodo non supe-

riore a cinque anni dalla costituzione della società o dal

momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasfe-

rimento.

Le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento

delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri

soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società

o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di

recesso dell’ alienante; resta ferma l’applicazione dell’arti-

colo 2357. Il corrispettivo dell’acquisto o rispettivamente la

quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità

e nella misura previste dall’articolo 2437-ter.

La disposizione del precedente comma si applica in ogni

ipotesi di clausole che sottopongono a particolari condizio-

ni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che

sia previsto il gradimento e questo sia concesso.

Le limitazioni al trasferimento delle azioni devono risultare

dal titolo.

(Responsabilità in caso di trasferimento di azioni non

2356. (Responsabilità in caso di trasferimento di azioni non

2356.

liberate). 1. Coloro che hanno trasferito azioni non liberate liberate). Coloro che hanno trasferito azioni non liberate

sono obbligati solidalmente con gli acquirenti per l’ammon- sono obbligati in solido con gli acquirenti per l’ammontare

tare dei versamenti ancora dovuti, per il periodo di tre anni dei versamenti ancora dovuti, per il periodo di tre anni dal-

dal trasferimento. l’annotazione del trasferimento nel libro dei soci.

2. Il pagamento non può essere ad essi domandato se non Il pagamento non può essere ad essi domandato se non nel

nel caso in cui la richiesta al possessore dell’azione sia caso in cui la richiesta al possessore dell’azione sia rimasta

rimasta infruttuosa. infruttuosa.

(Acquisto delle proprie azioni).

(Acquisto delle proprie azioni). 2357. La società non può

2357. 1. La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distri-

acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distri- buibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilan-

buibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilan- cio regolarmente approvato. Possono essere acquistate sol-

cio regolarmente approvato. Possono essere acquistate sol- tanto azioni interamente liberate.

tanto azioni interamente liberate. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea, la quale

2. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea, la qua- ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero mas-

le ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero simo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai

massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale l’autorizzazione è accordata, il

diciotto mesi, per la quale l’autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo. In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate a

3. In nessun caso il valore nominale delle azioni acquistate norma dei commi precedenti può eccedere la decima parte

a norma dei commi precedenti può eccedere la decima par- del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle

te del capitale sociale tenendosi conto, a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate.

azioni possedute da società controllate. Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti

4. Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi

debbono essere alienate secondo modalità da determinarsi dall’assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancan-

dall’assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In man- za, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e

canza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l’assem-

e alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l’as- blea non provveda, gli amministratori e i sindaci devono

semblea non provveda, gli amministratori e i sindaci devo- chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo

no chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale il procedimento previsto dall’articolo 2446, secondo com-

secondo il procedimento previsto dall’art. 2446, secondo ma.

comma. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o per interposta

agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o per inter- persona.

posta persona. 13

TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

(Casi speciali di acquisto delle proprie azioni). (Casi speciali di acquisto delle proprie azioni).

2357-bis. 2357-bis. Le

1. Le limitazioni contenute nell’articolo precedente non si limitazioni contenute nell’articolo 2357 non si applicano

applicano quando l’acquisto di azioni proprie avvenga: quando l’acquisto di azioni proprie avvenga:

1) in esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di 1) in esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di

riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto e annul- riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto e annul-

lamento di azioni; lamento di azioni;

2) a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamen- 2) a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamen-

te liberate; te liberate;

3) per effetto di successione universale o di fusione; 3) per effetto di successione universale o di fusione o scis-

4) in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento sione;

di un credito della società, sempre che si tratti di azioni inte- 4) in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento

ramente liberate. di un credito della società, sempre che si tratti di azioni inte-

2. Se il valore nominale delle azioni proprie supera il limite ramente liberate.

della decima parte del capitale per effetto di acquisti avve- Se il valore nominale delle azioni proprie supera il limite

nuti a norma dei nn. 2), 3) e 4) del primo comma del pre- della decima parte del capitale per effetto di acquisti avve-

sente articolo, si applica per l’eccedenza il penultimo com- nuti a norma dei numeri 2), 3) e 4) del primo comma del pre-

ma dell’articolo precedente, ma il termine entro il quale sente articolo, si applica per l’eccedenza il penultimo com-

deve avvenire l’alienazione è di tre anni. ma dell’articolo 2357, ma il termine entro il quale deve

avvenire l’alienazione è di tre anni.

(Disciplina delle proprie azioni). (Disciplina delle proprie azioni).

2357-ter. 1. Gli ammini- 2357-ter. Gli amministra-

stratori non possono disporre delle azioni acquistate a nor- tori non possono disporre delle azioni acquistate a norma

ma dei due articoli precedenti se non previa autorizzazione dei due articoli precedenti se non previa autorizzazione del-

dell’assemblea, la quale deve stabilire le relative modalità. l’assemblea, la quale deve stabilire le relative modalità. A

2. Finché le azioni restano in proprietà della società, il dirit- tal fine possono essere previste, nei limiti stabiliti dal primo

to agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzio- e secondo comma dell’articolo 2357, operazioni successive

nalmente alle altre azioni. Il diritto di voto è sospeso, ma le di acquisto ed alienazione.

azioni proprie sono tuttavia computate nel capitale ai fini Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto

del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzional-

deliberazioni dell’assemblea. mente alle altre azioni; l’assemblea può tuttavia, alle condi-

3. Una riserva indisponibile pari all’importo delle azioni zioni previste dal primo e secondo comma dell’articolo

proprie iscritto all’attivo del bilancio deve essere costituita e 2357, autorizzare l’esercizio totale o parziale del diritto di

mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate. opzione. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie

sono tuttavia computate nel capitale ai fini del calcolo delle

quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni del-

l’assemblea.

Una riserva indisponibile pari all’importo delle azioni pro-

prie iscritto all’attivo del bilancio deve essere costituita e

mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate.

(Divieto di sottoscrizione delle proprie azio- (Divieto di sottoscrizione delle proprie azio-

2357-quater. 2357-quater.

ni). ni).

1. In nessun caso la società può sottoscrivere azioni pro- Salvo quanto previsto dall’articolo 2357-ter, comma

prie. secondo, la società non può sottoscrivere azioni proprie.

2. Le azioni sottoscritte in violazione del divieto stabilito Le azioni sottoscritte in violazione del divieto stabilito nel

nel precedente comma si intendono sottoscritte e devono precedente comma si intendono sottoscritte e devono essere

essere liberate dai promotori e dai soci fondatori o, in caso liberate dai promotori e dai soci fondatori o, in caso di

di aumento del capitale sociale, dagli amministratori. La aumento del capitale sociale, dagli amministratori. La pre-

presente disposizione non si applica a chi dimostri di essere sente disposizione non si applica a chi dimostri di essere

esente da colpa. esente da colpa.

3. Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per con- Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per conto

to della società, azioni di quest’ultima è considerato a tutti gli della società, azioni di quest’ultima è considerato a tutti gli

effetti sottoscrittore per conto proprio. Della liberazione del- effetti sottoscrittore per conto proprio. Della liberazione

le azioni rispondono solidalmente, salvo che non dimostrino delle azioni rispondono solidalmente, a meno che dimostri-

di essere esenti da colpa, i promotori, i soci fondatori e, nel no di essere esenti da colpa, i promotori, i soci fondatori e,

caso di aumento del capitale sociale, gli amministratori. nel caso di aumento del capitale sociale, gli amministratori.

(Altre operazioni sulle proprie azioni). (Altre operazioni sulle proprie azioni).

2358. 1. La società 2358. La società non

non può accordare prestiti, né fornire garanzie per l’acquisto può accordare prestiti, nè fornire garanzie per l’acquisto o la

o la sottoscrizione delle azioni proprie. sottoscrizione delle azioni proprie.

2. La società non può, neppure per tramite di società fidu- La società non può, neppure per tramite di società fiducia-

ciaria, o per interposta persona, accettare azioni proprie in ria, o per interposta persona, accettare azioni proprie in

garanzia. garanzia.

3. Le disposizioni dei due commi precedenti non si applica- Le disposizioni dei due commi precedenti non si applicano

no alle operazioni effettuate per favorire l’acquisto di azioni alle operazioni effettuate per favorire l’acquisto di azioni da

14 TESTO VIGENTE SINO AL 31-12-2003 TESTO NOVELLATO DAL D.Lgs. 17-1-2003 N. 6

parte di dipendenti della società o di quelli di società con-

da parte di dipendenti della società o di quelli di società con- trollanti o controllate. In questi casi tuttavia le somme

trollanti o controllate. In questi casi tuttavia le somme impiegate e le garanzie prestate debbono essere contenute

impiegate e le garanzie prestate debbono essere contenute nei limiti degli utili distribuibili regolarmente accertati e

nei limiti degli utili distribuibili regolarmente accertati e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio rego-

delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio rego- larmente approvato.

larmente approvato. (Società controllate e società collegate).

(Società controllate e società collegate). 2359. - Sono con-

2359. 1. Sono con- siderate società controllate:

siderate società controllate: 1) le società in cui un’altra società dispone della maggioran-

1) le società in cui un’altra società dispone della maggioran- za dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;

za dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria; 2) le società in cui un’altra società dispone di voti sufficien-

2) le società in cui un’altra società dispone di voti sufficien- ti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea

ti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;

ordinaria; 3) le società che sono sotto influenza dominante di un’altra

3) le società che sono sotto l’influenza dominante di un’al- società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa.

tra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con Ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo com-

essa. ma si computano anche i voti spettanti a società controllate,

2. Ai fini dell’applicazione dei nn. 1) e 2) del primo comma a società fiduciarie e a persona interposta: non si computano

si computano anche i voti spettanti a società controllate, a i voti spettanti per conto di terzi.

società fiduciarie e a persona interposta; non si computano i Sono considerate collegate le società sulle quali un’altra

voti spettanti per conto di terzi. società esercita un’influenza notevole. L’influenza si presu-

3. Sono considerate collegate le società sulla quali un’altra me quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato

società esercita un’influenza notevole. L’influenza si presu- almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha

me quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato azioni quotate in borsa.

almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha

azioni quotate in borsa. (Acquisto di azioni o quote da parte di società

(Acquisto di azioni o quote da parte di società 2359-bis.

2359-bis. controllate).

controllate). - La società controllata non può acquistare

1. La società controllata non può acquistare azioni o quote della società controllante se non nei limiti

azioni o quote della società controllante se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti

degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono esse-

dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono esse- re acquistate soltanto azioni interamente liberate.

re acquistate soltanto azioni interamente liberate. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea a norma

2. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea a nor- del secondo comma dell’articolo 2357.

ma del secondo comma dell’art. 2357. In nessun caso il valore nominale delle azioni o quote acqui-

3. In nessun caso il valore nominale delle azioni o quote state a norma dei commi precedenti può eccedere la decima

acquistate a norma dei commi precedenti può eccedere la parte del capitale della società controllante, tenendosi conto

decima parte del capitale della società controllante, tenen- a tal fine delle azioni o quote possedute dalla medesima

dosi conto a tal fine delle azioni o quote possedute dalla società controllante e dalle società da essa controllate.

medesima società controllante e dalle società da essa con- Una riserva indisponibile, pari all’importo delle azioni o

trollate. quote della società controllante iscritto all’attivo del bilan-

4. Una riserva indisponibile, pari all’importo delle azioni o cio deve essere costituita e mantenuta finché le azioni o

quote della società controllante iscritto all’attivo del bilan- quote non siano trasferite.

cio, deve essere costituita e mantenuta finché le azioni o La società controllata da altra società non può esercitare il

quote non siano trasferite. diritto di voto nelle assemblee di questa.

5. La società controllata da altra società non può esercitare Le disposizioni di questo articolo si applicano anche agli

il diritto di voto nelle assemblee di questa. acquisti fatti per il tramite di società fiduciaria o per inter-

6. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche agli posta persona.

acquisti fatti per il tramite di società fiduciaria o per inter-

posta persona. (Alienazione o annullamento delle azioni o quote

2359-ter.

(Alienazione o annullamento delle azioni o quote

2359-ter. della società controllante). Le azioni o quote acquistate in

della società controllante). 1. Le azioni o quote acquistate in violazione dell’articolo 2359-bis devono essere alienate

violazione dell’art. 2359-bis devono essere alienate secondo secondo modalità da determinarsi dall’assemblea entro un

modalità da determinarsi dall’assemblea entro un anno dal anno dal loro acquisto.

loro acquisto. In mancanza, la società controllante deve procedere sen-

2. In mancanza, la società controllante deve procedere sen- za indugio al loro annullamento e alla corrispondente

za indugio al loro annullamento e alla corrispondente ridu- riduzione del capitale, con rimborso secondo i criteri

zione del capitale, con rimborso secondo i criteri indicati indicati dagli articoli 2437-ter e 2437-quater. Qualora

dall’art. 2437. l’assemblea non provveda, gli amministratori e i sindaci

Qualora l’assemblea non provveda, gli amministratori e i devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribuna-

sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tri- le secondo il procedimento previsto dall’articolo 2446,

bunale secondo il procedimento previsto dall’art. 2446, secondo comma.

secondo comma. 15


PAGINE

199

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1.03 MB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Docente: Arato Marco
Università: Genova - Unige
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Arato Marco.

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