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L’esercizio collettivo di un’attività di impresa avviene tipicamente attraverso le società. Esse si distinguono in

società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata,

società per azioni e società in accomandita per azioni. Mentre alla prima tipologia sociale è precluso l’esercizio

dell’attività commerciale, tutte le altre possono essere utilizzate per esercitare attività di impresa sia agricola che

commerciale, senza che peraltro ciò costituisca un discrimine per l’applicazione della disciplina dell’imprenditore

commerciale. Tale disciplina, infatti, si applica alle società diverse da quella semplice a prescindere da quale sia

l’attività svolta. Nelle società in nome collettivo e in accomandita semplice, però, l’applicazione di parte della

disciplina dell’imprenditore commerciale è limitata solo ad alcune categorie di soci. Le società non costituiscono

l’unica modalità per esercitare l’impresa in forma collettiva, in quanto a tal fine è possibile anche costituire

fondazioni, associazioni, consorzi e gruppi europei di interesse economico.

L’IMPRESA PUBBLICA

L’esercizio di un’attività di impresa può avvenire anche con la partecipazione dello Stato e degli altri enti

pubblici. A seconda di come si configuri tale partecipazione, si possono avere imprese-organo, enti pubblici

economici e società a partecipazione pubblica. L’impresa-organo è quella tipologia di impresa pubblica che

esercita un’attività imprenditoriale sotto lo stretto controllo e nel rispetto delle direttive dell’amministrazione di

appartenenza. E’ proprio quest’ultima, a farsi carico delle conseguenze economiche della cattiva o infruttuosa

gestione dell’impresa-organo, la quale non è, quindi, soggetta al rischio di impresa. Tuttavia l’attività

dell’impresa-organo non è imputata direttamente all’ente di appartenenza e tale tipologia di impresa pubblica ha

autonomia contabile, finanziaria e di gestione, legittimazione di diritto sostanziale e processuale e propri

dipendenti. La sua organizzazione e la sua attività sono rette dal diritto amministrativo. L’ente pubblico

economico, a differenza dell’impresa-organo, oltre che di autonomia patrimoniale e di propri dipendenti è dotato

anche di personalità giuridica, configurandosi come un ente separato rispetto all’apparato burocratico della

Pubblica Amministrazione. In buona sostanza esso agisce come un vero e proprio imprenditore e non è dotato

né di autarchia nei rapporti esterni né di autonomia normativa. Generalmente l’ente pubblico economico viene

costituito per finalità operative o di gestione della partecipazione in altre imprese. La società per azioni a

partecipazione pubblica, è una società costituita nelle forme previste dal diritto privato ma controllata dalla

pubblica amministrazione, come un qualsiasi azionista privato, in forza della propria partecipazione totale o

comunque rilevante al capitale sociale. Anch’essa, come l’ente pubblico economico, è dotata di personalità

giuridica. Rispetto alla disciplina prevista dal Codice Civile è sottoposta a norme particolari che pongono limiti

speciali con riferimento al numero e ai compensi di amministratori e sindaci.

ATTIVITÁ DI IMPRESA E SCOPO DI LUCRO

Perché l’attività possa dirsi economica non è però essenziale che essa sia caratterizzata anche dall’intento

dell’imprenditore di conseguire un guadagno o profitto personale, ossia dallo scopo di lucro.

Al riguardo bisogna chiarire che normalmente lo scopo che anima l’imprenditore privato è la realizzazione del

massimo

profitto possibile, ma bisogna chiedersi se giuridicamente tale movente sia necessario perché si abbia la

qualifica di

imprenditore. La risposta è negativa quando lo scopo lucrativo si intende come movente psicologico

dell’imprenditore, c.d. lucro soggettivo. Lo scopo di lucro soggettivo non può ritenersi essenziale perché

l’applicazione della disciplina dell’impresa, volta a tutelare i terzi, deve basarsi su dati esteriori ed oggettivi.

Essenziale è solo che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive astrattamente lucrative, (lucro

oggettivo). Irrilevante è sia la circostanza che un profitto

venga poi realmente conseguito, sia il fatto che l’imprenditore devolva integralmente a fini altruistici il profitto

conseguito. È sufficiente che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive tendenti al pareggio fra costi e

ricavi (metodo economico) e non anche che le modalità di gestione tendono alla realizzazione dei ricavi

eccedenti i costi (metodo lucrativo).

ECONOMICITÁ DELL’ATTIVITÁ

Perché l’attività possa dirsi economica, non è necessario lo scopo di lucro (che non può essere considerato

requisito essenziale dell’attività d’impresa. Inoltre la nozione di imprenditore è nozione unitaria,

comprensiva sia dell’impresa privata sia dell’impresa pubblica (art. 2093). Questo implica che requisito

essenziale può essere considerato solo ciò che è comune a tutte le imprese e a tutti gli imprenditori. L’impresa

pubblica non è preordinata alla realizzazione di un profitto ma deve agire in economicità. (impresa mutualistica,

impresa sociale).

LA PROFESSIONALITÁ

L’ultimo dei requisiti espressamente richiesti dall’art. 2082 è il carattere professionale dell’attività.

L’esercizio abituale e non occasionale di una data attività produttiva (non è imprenditore chi compie un’isolata

azione di

acquisto e di successiva rivendita di merci). La professionalità non richiede però che l’attività imprenditoriale sia

svolta in modo continuato e senza interruzioni. Per le attività stagionali è sufficiente il costante ripetersi di atti

d’impresa secondo le cadenze proprie di quel dato tipo di attività.

LE SOCIETÁ IN NOME COLLETTIVO 10

La società in nome collettivo non è espressamente definita dal Codice Civile, il quale si limita a mettere in

evidenza il fatto che delle obbligazioni di tale tipologia sociale i soci rispondono solidalmente e illimitatamente,

senza che sia opponibile ai terzi l’eventuale patto contrario. In ogni caso i soci hanno diritto alla preventiva

escussione del fondo sociale da parte dei creditori. La società in nome collettivo costituisce il modello più

semplice di società commerciale nonostante la sua attività possa avere anche natura non commerciale. In tale

secondo caso è però necessaria la specificazione, nell’atto costitutivo, della volontà dei soci di non voler

costituire una società semplice. La s.n.c. è sottoposta a obbligo di iscrizione nel registro delle imprese. Laddove

tale registrazione venga omessa, la società non sarà invalida o inesistente ma irregolare.

I CONSORZI FRA IMPRENDITORI

Ai sensi dell’art. 2602 c.c. (rubricato “Nozione e norme applicabili”), «con il contratto di consorzio più

imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi

delle rispettive imprese». Il secondo comma del medesimo articolo soggiunge che «il contratto di cui al

precedente comma è regolato dalle norme seguenti, salve le diverse disposizioni delle leggi speciali». L’ampia

dizione dell’art. 2602 c.c. , consente invero di includervi diverse tipologie di rapporti ed, in specie, sia i c.d.

consorzi anticoncorrenziali (mediante i quali gli aderenti disciplinano i rapporti di reciproca concorrenza), sia i

c.d. consorzi di coordinamento (consorzio, dunque, tipicamente volto alla riduzione dei costi di gestione delle

singole imprese consorziate).

L’imputazione dei debiti di impresa. L’imputazione dell’attività d’impresa

Centro di imputazione degli effetti dei singoli atti giuridici posti in essere è il soggetto e solo il soggetto il cui

nome è stato validamente speso nel traffico giuridico. Solo questi, in particolare, è obbligato nei confronti del

terzo contraente.

Questo criterio di imputazione degli effetti attivi e passivi degli atti negoziali (spendita del nome) risponde ad

esigenze di certezza giuridica. È quindi il principio formale della spendita del nome, e non il criterio sostanziale

della titolarità dell’interesse economico, che domina nel nostro ordinamento l’imputazione dei singoli atti giuridici

e dei loro effetti.

La qualità di imprenditore è acquistata, dal soggetto e solo dal soggetto il cui nome è stato speso nel

compimento dei singoli atti di impresa. Quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentante

(volontario o legale), imprenditore diventa il rappresentato e non il rappresentante. E ciò quand’anche il

rappresentante abbia ampi poteri di decisione in merito agli atti di impresa e di tali poteri sia invece privo il

rappresentato, sicchè è possibile affermare che l’attività di impresa è sostanzialmente esercitata dal

rappresentante. C’è dissociazione fra il soggetto cui è formalmente imputabile la qualità di imprenditore ed il

reale interessato. È questo il fenomeno dell’esercizio dell’impresa tramite interposta persona. Il soggetto

(persona fisica o giuridica) che compie in proprio nome i singoli atti di impresa è l’imprenditore palese o

prestanome. Il soggetto (persona fisica o giuridica) che somministra al primo i necessari mezzi finanziari, dirige

in fatto l’impresa e fa propri tutti i guadagni, è l’imprenditore indiretto o occulto.

Teoria dell'imprenditore occulto: il comma 4 dell'art. 147 prevede che chi esercita il potere di direzione di

un'impresa se ne assume necessariamente anche il rischio e risponde delle relative obbligazioni con la

conseguenza che è responsabile verso i creditori assieme al prestanome e in caso di fallimento dell'impresa,

fallirebbe con lui.

Esercizio indiretto dell’attività d’impresa

È largamente diffuso l'esercizio dell'impresa tramite interposta persona. Uno è il soggetto che compie in proprio

nome i singoli atti d'impresa (il c.d. imprenditore palese o prestanome). Altro è il soggetto che somministra al

primo i necessari mezzi finanziari, dirige di fatto l'impresa e fa propri tutti i guadagni, pur non palesandosi come

imprenditore di fronte ai terzi (il c.d. imprenditore diretto o occulto). Poiché il prestanome ha agito in proprio

nome, ha acquistato la qualità di imprenditore commerciale: i creditori potranno provocarne dunque il fallimento.

È altrettanto vero che, data l'insufficienza del relativo patrimonio, i creditori potranno ricavare ben poco dal

fallimento del prestanome, con la conseguenza che il rischio d'impresa non sarà sopportato dal reale dominus

ma da questi è trasferito sui creditori soprattutto su quelli che non sono in grado di premunirsi contro il dissesto

del prestanome, costringendo il reale interessato a garantire personalmente i debiti contratti in proprio nome dal

primo.

L’IMPRESA SOCIALE

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private che esercitano in via stabile e

principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità

sociale. È necessaria l'assenza dello scopo di lucro (gli utili devono essere impiegati per lo svolgimento

dell'attività statutaria o all'incremento del patrimonio dell'ente). Non è possibile disporre del patrimonio del

patrimonio dell'impresa e distribuire fondi o riserve a vantaggio di coloro che fanno parte dell'organizzazione. In

caso di cessazione dell'impresa, il patrimonio residuo è devoluto ad altre organizzazioni secondo quanto

previsto dallo statuto. La responsabilità patrimoniale dei partecipanti è limitata. Le imprese sociali sono

assoggettate allo statuto dell'imprenditore commerciale ad eccezione del fallimento (sostituito dalla liquidazione

coatta amministrativa). Le imprese sociali si costituiscono per atto pubblico e sono soggette alla vigilanza del

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Ministero del lavoro, che effettua periodiche ispezioni al fine di verificare la presenza delle condizioni di

riconoscimento.

INIZIO E FINE DELL’IMPRESA. L’ACQUISTO DELLA QUALITÁ DI IMPRESA.

La qualità di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio dell’esercizio dell’attività di impresa. La stessa

iscrizione nel registro delle imprese non è condizione sufficiente per l’attribuzione della qualità di imprenditore

commerciale. Le società acquisterebbero la qualità di imprenditori fin dal momento della loro costituzione e

quindi prima ed indipendentemente dall’effettivo inizio dell’attività produttiva. Per le società lo svolgimento di

attività di impresa costituisce la ragione stessa della loro costituzione e ciò rende superfluo l’accertamento del

concreto inizio dell’attività programmata. L’art. 2082 ricollega l’acquisto della qualità di imprenditore all’esercizio

e non alla mera intenzione di esercitare attività di impresa. Quando viene creata una stabile organizzazione

aziendale, anche un solo atto di esercizio sarà sufficiente per affermare che l’attività è iniziata. La stabile

organizzazione è già di per sé indice non equivoco di attività professionale. Un singolo atto di organizzazione

non sarà di regola sufficiente perché una persona fisica diventi imprenditore. Anche un solo atto di

organizzazione imprenditoriale, soprattutto se particolarmente qualificato, potrà essere sufficiente per affermare

che l’attività di impresa è iniziata. La fine dell’impresa è dominata dal principio di effettività: la qualità di

imprenditore si perde solo con l’effettiva cessazione dell’attività. La fine dell’impresa è di regola preceduta da

una fase di liquidazione più o meno lunga, durante la quale l’imprenditore completa i cicli produttivi iniziati,

vende le giacenze di magazzino e gli impianti, licenzia i dipendenti, definisce i rapporti pendenti. La fase di

liquidazione costituisce esercizio dell’impresa e perciò la qualità di imprenditore si perde solo con la chiusura

della liquidazione. La fase liquidativa potrà ritenersi chiusa solo con la definitiva disgregazione del complesso

aziendale, che rende definitiva ed irrevocabile la cessazione.

Non è però necessario, che siano stati completamente definiti i rapporti sorti durante l’esercizio dell’impresa;

non è necessario cioè che siano stati riscossi tutti i crediti e siano pagati tutti i debiti relativi.

Esercizio diretto dell'attività d'impresa

Il criterio della spendita del nome stabilisce che è imprenditore il soggetto il cui nome è validamente speso

nell'attività d'impresa. Il mandatario è un soggetto che agisce nell'interesse di un altro soggetto e può porre in

essere i relativi atti giuridici sia spendendo il proprio nome (mandato senza rappresentanza) sia spendendo il

nome del mandante, se questi gli ha conferito il potere di rappresentanza (mandato con rappresentanza).

Mentre nel mandato con rappresentanza gli atti posti in essere dal mandatario si producono direttamente nella

sfera giuridica del mandante, nel mandato senza rappresentanza il mandatario che agisce in proprio nome

acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi. Quando gli atti d'impresa sono

compiuti tramite rappresentante (volontario o legale) l'imprenditore diventa il rappresentato e non il

rappresentante (anche nel caso in cui quest'ultimo abbia grandi poteri decisionali).

Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Le associazioni e le fondazioni possono svolgere attività d'impresa. Infatti per aversi impresa è sufficiente che

l'attività sia svolta con metodo economico e non necessariamente perseguendo un lucro. Questo presupposto è

in linea anche se si tratta di un ente con finalità ideale. L'ente resta sottoposto a tutte le conseguenze

dell'impresa commerciale, fallimento compreso. Può essere svolta in modo esclusivo o accessorio. Gli

eventuali guadagni devono essere necessariamente reinvestiti e l'attività d'impresa deve essere compatibile con

la finalità ideale dell'ente.

La pubblicità legale

Le iscrizioni nel registro delle imprese hanno efficacia dichiarativa. L’atto o fatto iscritto è opponibile ai terzi

anche se essi non ne sono venuti a conoscenza. Se la pubblicità è omessa, chi doveva richiederla non può

opporre il fatto o l’atto non iscritto ai terzi, “a meno che questi provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza”.

Il principio base dell’efficacia dichiarativa subisce una serie di deroghe in relazione alle caratteristiche del

soggetto oppure dell’atto o fatto iscritto:

per quanto riguarda i soggetti, per gli imprenditori tenuti a iscrizione nella sezione speciale, la pubblicità non ha

valore dichiarativo, ma solo di notizia, tranne per l’imprenditore agricolo.

− per quanto riguarda gli atti, vi sono ipotesi in cui la legge assegna alla pubblicità valore diverso da

quello dichiarativo.

− per l’atto costitutivo di società di capitali l’iscrizione ha effetto costitutivo

− in certi casi l’iscrizione è presupposto per l’applicazione di una determinata

− in altri casi l’iscrizione di un atto nel registro delle imprese non è opponibile al terzo di buona fede

oppure l’effetto dichiarativo si realizza solo se chi ha iscritto in buona fede.

La pubblicità delle imprese commerciali

Il mercato richiede informazioni veritiere e non contestabili su fatti e situazioni delle imprese con cui entra in

contatto. Per le imprese commerciali questa esigenza è soddisfatta con l'introduzione di un sistema di pubblicità

legale. È cioè previsto l'obbligo di rendere di pubblico dominio determinati atti o fatti relativi alla vita dell'impresa,

così da rendere le informazioni accessibili ai terzi interessati (pubblicità notizia) ed opponibili a chiunque

(conoscibilità legale). Il registro delle imprese è lo strumento di pubblicità legale previsto dal codice del 1942. Il

nuovo registro delle imprese è stato istituito nel 1993 (operativo dal ‘97) ed è l'unico strumento di pubblicità

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legale delle imprese commerciali. Inoltre è anche strumento di informazione sui dati organizzativi di tutte le altre

imprese (imprese agricole, piccole, società semplici). Il registro delle imprese è tenuto con tecniche

informatiche.

L'impresa commerciale degli incapaci

È possibile l'esercizio di attività d'impresa per conto di un incapace da parte di rispettivi rappresentanti legali.

Non è possibile iniziare una nuova impresa commerciale in nome e nell'interesse dell'incapace, ma è consentita

solo la continuazione dell'esercizio di un'impresa commerciale preesistente (salvo che per il minore

emancipato). La continuazione dell'attività di impresa deve essere utile per l'incapace e autorizzata dal

tribunale. Chi ha la rappresentanza legale del minore o dell'interdetto, può compiere tutti gli atti che rientrano

nell'esercizio dell'impresa. L'inabilitato, in seguito all'autorizzazione, può esercitare personalmente l'impresa

assistito dal curatore. Il minore emancipato può essere autorizzato dal tribunale ad iniziare una nuova impresa

commerciale, acquistando la piena capacità di agire.

Incapacità e incompatibilità nell'attività di impresa

La capacità all'esercizio di attività d'impresa si acquista con la piena capacità di agire e quindi al compimento

del diciottesimo anno di età. Si perde in seguito a interdizione o a inabilitazione. Il minore o l'incapace che

esercita attività di impresa non acquista la qualità di imprenditore. L'incompatibilità si ha con il divieto di

esercizio di impresa commerciale posto a carico di coloro che esercitano determinati uffici o professioni. La

violazione di tali divieti non impedisce l'acquisto della qualità di imprenditore commerciale, ma espone solo a

sanzioni amministrative e ad un aggravamento delle sanzioni penali per bancarotta in caso di fallimento.

Le obbligazioni sono titoli di credito all'ordine o al portatore che rappresentano frazioni di uguale valore

nominale e con uguali diritti di un'unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo. La s.p.a. e la s.a.p.a.

può emettere obbligazioni. Mentre l'azione attribuisce la qualità di socio e quindi di compartecipe ai risultati

dell'attività d'impresa, l'obbligazione attribuisce invece la qualità di creditore della società e il diritto ad una

remunerazione periodica fissa (interessi), svincolata dai risultati economici della società finanziata.

L'obbligazionista ha diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla scadenza pattuita.

Vi sono tipi speciali di obbligazioni che la pratica societaria ha creato e continua a creare, per incentivare la

propensione dei risparmiatori verso tali forme di investimento:

- le obbligazioni partecipanti, in cui la remunerazione periodica del capitale è commisurata agli utili di

bilancio della società emittente.

- le obbligazioni indicizzate, che mirano a neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria e ad

adeguare il rendimento dei titoli all'andamento del mercato finanziario.

- le obbligazioni convertibili in azioni, che attribuiscono all'obbligazionista la facoltà di trasformare il proprio

credito in una partecipazione azionaria.

- le obbligazioni con warrant, che attribuiscono all'obbligazionista il diritto di sottoscrivere o acquistare

azioni ferma restando la posizione di creditore per le obbligazioni possedute (ciò le distingue da quelle

convertibili);

- obbligazioni subordinate, nelle quali il diritto degli obbligazionisti al pagamento degli interessi e al

rimborso del capitale è subordinato all'integrale soddisfacimento degli altri creditori.

Titoli di credito

Il titolo di credito può essere definito come quel documento che incorpora una promessa unilaterale di

pagamento in favore del legittimo possessore. In altre parole, l'obbligazione scritta e sottoscritta nel titolo di

credito attribuisce al creditore che lo possiede il diritto a ricevere la prestazione indicata nel titolo stesso.

Si tratta di un diritto autonomo che permette di velocizzare la circolazione dei beni, ovviando altresì agli

inconvenienti della cessione quali il rischio che il cedente non sia il titolare del diritto e l'esposizione alle

eccezioni del debitore ceduto. Caratteristiche peculiari dei titoli di credito sono l'incorporazione, la letteralità e

l'autonomia. I titoli di credito possono essere variamente raggruppati in base al contenuto, alle regole di

circolazione ovvero al rapporto fondamentale sottostante.

Rispetto al contenuto si suole distinguere tra:

1. Titoli di credito in senso stretto: attribuiscono il diritto di ottenere una somma di denaro (es. assegni,

cambiali).

2. Titoli di massa: attribuiscono il diritto di partecipazione a prestiti o capitali di società o enti (es.

obbligazioni, azioni).

3. Titoli rappresentativi di merci: attribuiscono il diritto di ritirare o di trasferire merci in viaggio o depositate

presso i magazzini generali (es. polizza di carico, fede di deposito).

Rispetto alle regole di circolazione si suole distinguere tra:

1. Titoli al portatore: trasferibili mediante consegna (es. banconote, obbligazioni);

2. Titoli all'ordine: trasferibili mediante girata (es. assegni, cambiali);

3. Titoli nominativi: trasferibili mediante annotazione del beneficiario nel titolo e nel registro dell'emittente

(es. azioni).

Rispetto al rapporto fondamentale si suole distinguere tra:

1. Titoli causali: riportano l'indicazione del rapporto fondamentale (es. titoli rappresentativi di merci);

2. Titoli astratti: prescindono dal rapporto fondamentale (es. assegni, cambiali).

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TRASFORMAZIONE, FUSIONE E SCISSIONE DI SOCIETA’

Ogni società, nel corso della sua esistenza, può avvertire la necessità di modificarsi e adeguarsi al variare della

situazione economica, mutando il proprio assetto giuridico o patrimoniale. Gli istituti che il Codice Civile prevede

a tal fine sono quelli della trasformazione, della fusione e della scissione di società.

La trasformazione di società consiste nella variazione della tipologia sociale. Si ha trasformazione omogenea

quando essa comporta la variazione sia da un modello all’altro di società di persone o di società di capitali che

da una società di persone in una società di capitali o viceversa. Si ha, invece, trasformazione eterogenea

quando essa comporta la variazione di una società di capitali in enti di tipo diverso o viceversa.

La trasformazione non incide sui diritti e sugli obblighi della società che l’ha effettuata e i rapporti processuali

proseguono in capo all’ente trasformato. Le procedure concorsuali sono state ritenute dal legislatore conciliabili

con la trasformazione, a meno che non vi sia incompatibilità con le finalità e lo stato della procedura. E’ prevista

una particolare forma per la trasformazione in s.r.l., in s.p.a. o in s.a.p.a., in quanto essa deve risultare da atto

pubblico, contenente tutto quanto legislativamente previsto per l’atto di costituzione di tali tipologie sociali. L’atto

di trasformazione deve sempre rispettare la disciplina del nuovo tipo sociale e le relative pubblicità. E’, inoltre,

necessario che la cessazione della società che effettua la trasformazione sia sottoposta alla pubblicità a tal fine

richiesta. Solo il rispetto di tutti i necessari adempimenti pubblicitari dà effetto alla trasformazione e ne preclude

la pronuncia di invalidità, fatti salvi i diritti dei terzi e dei partecipanti alla società trasformata.

Si verifica una fusione quando due o più società si uniscono. Anche essa si distingue in omogenea ed

eterogenea, a seconda di quali siano gli enti interessati. Può, avvenire per incorporazione di una società ad

un’altra o attraverso la creazione di una nuova società. I rapporti intrattenuti dalle società partecipanti alla

fusione non si estinguono ma proseguono in capo alla società che ne risulta. Il procedimento di fusione si

articola nella predisposizione di un progetto di fusione e di una serie di altri documenti prescritti dal legislatore,

nella delibera di fusione da parte di tutte le società partecipanti secondo le modalità previste per le modifiche

dell’atto costitutivo, nel deposito e nell’iscrizione di tale delibera nel registro delle imprese. Si potrà procedere

all’esecuzione della fusione solo decorsi due mesi da tale iscrizione senza che l’eventuale opposizione dei

creditori abbia determinato il giudice a interrompere l’operazione. La fusione vera e propria avviene a questo

punto attraverso un atto di fusione stipulato dagli amministratori delle società partecipanti, redatto in forma

pubblica e sottoposto a iscrizione nel registro delle imprese. Tale atto può essere stipulato anche prima del

decorso del termine di due mesi dal deposito della delibera di fusione nel registro delle imprese quando le

società abbiano soddisfatto tutti i creditori o acquisito il loro consenso all’operazione o depositato le somme

necessarie al pagamento dei crediti in un conto vincolato presso una banca.

La scissione è l’operazione opposta alla fusione, con la quale il patrimonio di una società viene diviso in tutto o

in parte tra altre società già esistenti o di nuova costituzione, dette beneficiarie. Anche da essa sono escluse

solo le società in liquidazione che abbiano già avviato la distribuzione dell’attivo. Il procedimento di scissione

prende avvio con la predisposizione di un progetto di fusione, degli atti richiesti agli amministratori e della

relazione degli esperti. Il Codice Civile prevede una garanzia per i creditori delle società interessate della

scissione prevedendo che ciascuna di queste è responsabile in solido dei debiti della società scissa non

soddisfatti dalla società cui fanno carico. Ciò, per ognuna, nei limiti del valore del patrimonio loro trasferito o

rimasto.

La disciplina dei gruppi di società

In base all'attuale disciplina è istituita un'apposita sezione nel registro delle imprese nella quale sono iscritti le

società o gli enti che esercitano attività di direzione e coordinamento e le società alla stessa sottoposte.

In presenza di una situazione di controllo, scattano limitazioni e divieti a carico delle società controllate, che

ridimensionano i pericoli di alterazione dell'integrità patrimoniale della capogruppo ed inquinamento del

funzionamento degli organi della stessa. La disciplina oggi limita al 10% del capitale della controllante le azioni

che possono essere possedute dalle società facenti parte di uno stesso gruppo e inibisce alle controllate

l'esercizio del diritto di voto anche per le azioni legittimamente possedute. Esistono specifici obblighi di

informazione contabile sia a carico della società controllante, sia a carico delle società controllate (rapporti

finanziari, risultati economici). È stato introdotto il bilancio consolidato di gruppo: consente di conoscere la

situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato unitariamente.

IL FALLIMENTO

Il fallimento è una procedura concorsuale giudiziaria che mira a liquidare il patrimonio dell’imprenditore

insolvente ed a ripartire il ricavato fra i creditori, secondo criteri ispirati al principio della parità di trattamento. I

presupposti del fallimento:

Presupposto soggettivo = la qualità di imprenditore commerciale del debitore. L’art. 1 della legge fallimentare

prevede che sono soggetti al fallimento solo gli imprenditori commerciali di natura privata e quindi non pubblica.

Non sono soggetti al fallimento ed al concordato preventivo, gli imprenditori commerciali che dimostrino il

possesso congiunto dei seguenti requisiti di non fallibilità.

Presupposto oggettivo = lo stato di insolvenza del debitore. Presupposto oggettivo per la dichiarazione di

fallimento è lo “stato di insolvenza” e la legge fallimentare stabilisce che si trova in stato di insolvenza “chi non è

più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”. E’ insolvente l’imprenditore che non può pagare

i sui debiti o può pagare solo parzialmente i sui debiti ed anche l’imprenditore che può adempiere a tutti i suoi

debiti ma solo in un momento successivo alla scadenza degli stessi. Lo “stato di insolvenza” va tenuto distinto

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“dall’inadempimento” perché, lo stato di insolvenza “è una situazione del patrimonio del debitore”, mentre,

l’inadempimento “è una manifestazione dello stato di insolvenza e si riferisce ad una singola obbligazione. Un

imprenditore può adempiere a tutti i suoi debiti ma essere pur sempre comunque insolvente e viceversa

l’imprenditore può essere inadempiente senza essere insolvente.

Il fallimento può essere richiesto:

1. Da uno o più creditori, anche se non muniti di titolo esecutivo ed anche se vantino un credito non

ancora scaduto.

2. Dal debitore, il quale ha l’obbligo (sanzionato penalmente) di chiedere il proprio fallimento solamente

nel caso in cui la mancata richiesta possa provocare l’aggravamento del dissesto.

3. Dal Pubblico Ministero, in quanto la dichiarazione di fallimento, mira a tutelare interessi di natura

generale. Il P.M. ha l’obbligo di chiedere il fallimento quando durante un procedimento penale emerge

uno stato di insolvenza a carico dell’imputato.

Il gruppo europeo di interesse (G.E.I.E.)

Il GEIE è un istituto elaborato in sede comunitaria per favorire il coordinamento delle imprese su scala europea.

Ha funzioni simili a quelle dei consorzi con attività esterna. La sua disciplina è così riassumibile:

• Il contratto deve essere stipulato per iscritto a pena di nullità.

• Non è previsto che i partecipanti debbano versare contributi tenuto conto che, a differenza dei consorzi,

tutti i partecipanti rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni assunte dal GEIE.

• Pur rimessa alla volontà dei partecipanti, l’organizzazione del GEIE deve prevedere almeno un organo

assembleare e uno amministrativo.

• Il GEIE deve tenere le scritture contabili previste per gli imprenditori commerciali.

La girata ed il transfer

Il transfert è una fattispecie a formazione progressiva che si realizza mediante l'annotazione da parte della

società emittente del nome dell'acquirente sul titolo o sul libro dei soci ovvero con il rilascio di un nuovo titolo

intestato all'acquirente e la contestuale annotazione del suo nome sul libro stesso. Tale metodo è da decenni

obsoleto.

La girata è la dichiarazione scritta sul retro di un assegno o di una cambiale con la quale il creditore c.d. girante

ordina al debitore cartolare di pagare la somma indicata ad un altro soggetto c.d. giratario. Il titolo può essere

girato anche più di una volta ma tutti coloro che firmano per girata si assumono la responsabilità del

pagamento.

Tecnicamente la girata, viene definita come un negozio giuridico cartolare (ossia intrinsecamente legato al

documento), unilaterale ed astratto, contenente un ordine di pagamento che assolve la duplice funzione di

trasferimento, (in quanto trasferisce il diritto di credito riportato nel titolo al giratario), e di garanzia, (in quanto il

girante diviene a sua volta obbligato cambiario, solidalmente responsabile in caso di inadempimento).

Nel caso della cambiale, la girata può essere impedita con l'apposizione della dicitura "non all'ordine" o altre

equivalenti in modo che il titolo divenga trasferibile solo nella forma e con gli effetti di una cessione di credito

ordinaria.

La girata è scritta e sottoscritta dal girante; quando contiene solo tale sottoscrizione, o comunque non riporta

l'indicazione del giratario, la girata è detta in bianco, quando viene indicato anche il giratario, la girata è detta

piena.

La girata deve essere incondizionata, ogni eventuale condizione si ha per non apposta, inoltre, non può darsi

girata parziale valevole solo per una parte dell'importo indicato.

Quando la girata non produce taluno dei suoi effetti tipici è detta impropria. In particolare, la girata impropria,

può essere espressa mediante le seguenti formule:

• Per procura (o per incasso): in questo caso, la girata non trasferisce la proprietà del titolo ma soltanto la

sua detenzione. Il giratario, quindi, agisce come mandatario incassando la cambiale in nome e per

conto del girante senza poterla girare ulteriormente se non per procura.

• In garanzia (o in pegno): in questo caso, il girante costituisce un pegno sul credito portato dal titolo in

favore del giratario suo creditore a garanzia dell'adempimento. Il giratario, quindi, diviene creditore

pignoratizio e non può girare ulteriormente il titolo di credito se non per procura.

SOCIO MOROSO : Persona che non adempie, entro i termini prescritti, al pagamento della quota sociale. Il

codice civile regola, con riferimento alle società di capitali, la mora del socio. Nel caso di società a

responsabilità limitata gli amministratori possono diffidare il socio ad eseguire i versamenti entro 30 giorni;

trascorso tale termine si può procedere alla vendita della quota a rischio e per conto dello stesso. Il valore della

quota si desume dall’ultimo bilancio approvato. In caso di mancata vendita gli amministratori possono escludere

il socio, trattenendo le somme già riscosse. In ogni caso, il socio moroso perde il diritto di voto. Se trattasi di

società per azioni il codice civile prevede analoghi provvedimenti, ma la diffida deve essere pubblicata sulla

G.U. Inoltre, il termine entro il quale il socio deve effettuare i versamenti è di soli 15 giorni.

Il SOCIO D’OPERA in una società di persone è il socio che ha conferito in società prestazioni d'opera di natura

manuale o intellettuale. Il socio d'opera non è un lavoratore dipendente della società e per questo motivo non è

tenuto a percepire le prestazioni di natura salariale e previdenziale.

15

Art.2325 cod.civ. RESPONSABILITÁ “nelle società per azioni per le obbligazioni risponde soltanto la società

con il suo patrimonio. In caso di insolvenza delle società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le

azioni sono appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano

stati effettuati secondo quanto previsto dall’art. 2342 o fin quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta

dall’art. 2362.

Art.2367 cod. civ. CONVOCAZIONE SU RICHIESTA DI SOCI “Gli amministratori o il consiglio di gestione

devono convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino

almeno il ventesimo del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il

decimo del capitale sociale nelle altre o la minore percentuale prevista nello statuto, e nella domanda sono

indicati gli argomenti da trattare. Se gli amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il

consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i

componenti degli organi amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con

decreto la convocazione dell'assemblea, designando la persona che deve presiederla. La convocazione su

richiesta di soci non è ammessa (1) per argomenti sui quali l'assemblea delibera, a norma di legge, su proposta

degli amministratori o sulla base di un progetto o di una relazione da essi predisposta.”

Cause di nullità della S.p.A.

L’iscrizione nel registro delle imprese ha rilevanti effetti in materia di invalidità. Prima dell’iscrizione, infatti, si

applicano le comuni regole contrattuali sulla nullità e sull’annullabilità del contratto.

La nullità che può essere dichiarata esclusivamente in caso di:

• Mancata stipulazione dell’atto costitutivo nella forma dell’atto pubblico.

• Illiceità dell’oggetto sociale.

• mancanza nell’atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i

conferimenti, o l’ammontare del capitale sociale o l’oggetto sociale.

Qualsiasi altro vizio dell’atto costitutivo, quindi, viene sanato con l’iscrizione della società.

Chiara è la volontà del legislatore di proteggere i terzi che entrano in contatto con una s.p.a. iscritta nel registro

delle imprese impedendo che, salvi i tre casi tassativi sopra indicati, ne possa essere dichiarata la nullità.

Anche in questi tre casi residui, gli effetti sono assai diversi da quelli della disciplina comune della nullità, infatti:

- la dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione nel

registro delle imprese: si tratta, quindi, di una nullità non retroattiva;

- anche dopo la dichiarazione di nullità i soci non sono liberati dall’obbligo di conferimento fino a quando non

sono soddisfatti i creditori sociali;

- in deroga al principio dell’insanabilità del contratto nullo, la nullità non può essere dichiarata quando la sua

causa è stata eliminata e di ciò è stata data pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese.

La c.d. nullità delle s.p.a. viene dunque considerata dalla legge come una speciale causa di scioglimento che

non estingue la società, ma la fa entrare in liquidazione per provvedere alla regolazione dei rapporti pendenti.

I limiti all'emissione di obbligazioni

In base all'attuale disciplina, la s.p.a. può emettere obbligazioni per somma complessivamente non eccedente il

doppio del capitale sociale (sottoscritto), della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo

bilancio approvato.

La società può tuttavia emettere obbligazioni per ammontare superiore quando :

- le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori istituzionali, soggetti a

vigilanza prudenziale (banche, imprese di assicurazione), i quali a loro volta, se trasferiscono le obbligazioni

sottoscritte, rispondono della solvenza della società nei confronti degli acquirenti;

- ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale e la società è autorizzata, con

provvedimento dell'autorità governativa, a superare il limite;

- l'emissione di obbligazioni garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società, sino a due

terzi del valore degli immobili medesimi (perché potrebbe essere sopravvalutato).

La società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve se

rispetto all'ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione il limite di cui al primo comma dell'articolo 2412

cc non risulta più rispettato. Se la riduzione del capitale sociale è obbligatoria, o le riserve diminuiscono in

conseguenza di perdite, non possono distribuirsi utili (servono a ripristinare l'ammontare del capitale sociale)

sinché l'ammontare del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili non eguagli la metà

dell'ammontare delle obbligazioni in circolazione. 16

I limiti alla circolazione delle azioni nelle s.p.a.

Limiti legali

I casi più importanti sono quelli:

- delle azioni liberate con conferimenti in natura che, fin quando non sia completa la procedura di controllo della

valutazione, sono inalienabili.

- delle azioni con prestazioni accessorie il cui trasferimento è subordinato al consenso degli amministratori.

- delle azioni di società fiduciarie e di revisione che sono trasferibili solo con il consenso degli amministratori.

Numerose limitazioni sono poi previste per le società operanti in settori particolari (per esempio, finanziario,

bancario, assicurativo, ecc…) quando la partecipazione oggetto di disposizione sia rilevante.

Limiti convenzionali

Qualora le azioni siano nominative o non siano state emesse lo statuto può: vietarne il trasferimento per un

periodo non superiore a 5 anni e sottoporre il trasferimento delle azioni a particolari condizioni.

Limiti convenzionali al trasferimento delle azioni possono derivare anche da patti parasociali; in tal caso,

tuttavia, le condizioni di legittimità della pattuizione discendono dalle regole di diritto comune.

Le particolari condizioni cui può essere statutariamente subordinato il trasferimento si concretano in clausole

variamente denominate.

I limiti alla circolazione delle azioni: la flessibilità

Le principali novità introdotte dalla legge "Biagi" riguardano i nuovi modelli di contratto di lavoro che, allo scopo

di introdurre forme di lavoro flessibile, affiancano il tradizionale strumento del contratto a tempo indeterminato.

Si tratta, in particolare, del job on call (lavoro a chiamata in funzione delle esigenze produttive verso il

pagamento di una indennità "di disponibilità"), job sharing (condivisione di un'unica posizione lavorativa da parte

di due lavoratori), staff leasing (impiego di lavoratori a tempo indeterminato inviati da agenzie specializzate). Se

queste sono le novità di maggiore rilievo contenute nella legge, ispirata al libro bianco cui lavorò il professor

Marco Biagi, vanno poi ricordate anche l'ulteriore liberalizzazione del collocamento (che potrà essere gestito

anche da soggetti privati appositamente autorizzati) e una più puntuale regolamentazione dell'outsourcing e dei

trasferimenti di ramo d'azienda. Per quanto riguarda il part-time, dovrebbe diventare più facile ricorrere al lavoro

supplementare nel part-time orizzontale (orario ridotto nella singola giornata) ed organizzare in modo più

elastico il part-time verticale (orario ridotto su base settimanale o mensile).

Questi i principi fissati dalla legge delega: ora, occorrerà vedere che cosa verrà scritto nel decreto attuativo e

che cos'altro risulterà dalla negoziazione tra le parti sociale per quegli aspetti la cui applicazione è demandata

alla contrattazione collettiva.

Società consortile

Tra consorzi con attività interna e le società la diversità consiste nella mancanza dell’esercizio in comune di

un’attività economica nella prima. La distinzione tra società e consorzi con attività esterna è invece più sottile, in

quanto

entrambe hanno in comune sia il normale carattere imprenditoriale dell’attività esercitata , sia il fine di realizzare

attraverso tale attività un interesse economico dei partecipanti (scopo egoistico). Diverso è però lo scopo

egoistico tipicamente perseguito. Lo scopo del consorzio è quello di produrre beni o servizi necessari alle

imprese consorziate, lo scopo dei singoli consorziati non è quello di ricavare un utile dall’attività del consorzio

con i terzi, ma solo quello di conseguire un vantaggio patrimoniale diretto nelle rispettive economie, sotto forma

di minori costi sopportati o di maggiori ricavi conseguiti nella gestione delle proprie imprese. Lo scopo tipo dei

consorzi è perciò diverso da quello delle

società lucrative (soc. persone e di capitali, anche se è lecito costituire società lucrative di qualunque struttura,

eccetto le

società semplici, se dichiarano di volere perseguire la realizzazione di uno scopo consortile e che non persegue

lo

scopo di conseguire utili da dividere fra i soci.). Gli imprenditori che danno vita ad una società consortile

potranno inserire nell’atto costitutivo specifiche pattuizioni volte ad adattare la struttura societaria alla specifica

finalità consortile perseguita, purché tali clausole non siano incompatibili con norme inderogabili dei tipo

societario prescelto. In mancanza di specifiche disposizioni di legge o dell’atto costitutivo, troverà integrale

applicazione la disciplina legale del tipo societario prescelto.

Società capogruppo

Un gruppo societario (o semplicemente gruppo) è un insieme di società tra loro collegate in virtù di un rapporto

di controllo da parte di una società capogruppo (holding). Il controllo può esercitarsi:

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Crikia95

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DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Giusti Carlo Alberto.

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