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I diritti sociali secondo il loro contenuto

a) Diritti amministrativi: partecipazione all'assemblea, voto, facoltà di impugnare, di denunziare, di esaminare il

libro dei soci e quello delle assemblee, di esercitare l'azione di responsabilità contro organi sociali, ecc.

b) Diritti patrimoniali: riguardano il ritorno finanziario dell'investimento effettuato.

c) Diritti misti: hanno una doppia componente, amministrativa e patrimoniale.

TECNICHE RAPPRESENTATIVE DELL'AZIONE E SUA CIRCOLAZIONE

L'azione come documento e le tecniche alternative

I titoli possono essere nominativi o al portatore. Le leggi fiscali prevedono la nominatività obbligatoria dei titoli aziona-

ri con la sola eccezione delle azioni di risparmio e delle azioni emesse da SICAV.

Le azioni non possono essere al portatore finché non siano interamente liberate; se si tratta di azioni con prestazioni ac-

cessorie; qualora lo statuto ponga limiti alla loro circolazione.

La girata non può essere in bianco e la relativa sottoscrizione va autenticata da un notaio o da altro soggetto secondo

quanto previsto dalle leggi speciali.

I titoli azionari devono indicare: 1) la denominazione e la sede; 2) la data dell'atto costitutivo e della sua iscrizione e

l'ufficio del registro delle imprese dove la società è iscritta; 3) il loro valore nominale o, se si tratta di azioni senza valo-

re nominale, il numero complessivo delle azioni emesse, nonché l'ammontare del capitale sociale; 4) l'ammontare dei

versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate; 5) i diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti.

Ai titoli azionari sono normalmente allegate cedole che, staccate dal certificato azionario, servono per esercitare deter-

minati diritti, dimostrando la propria legittimazione

La circolazione delle azioni

La libera trasferibilità è un carattere naturale delle azioni. Chi le sottoscrive ed effettua il conferimento ha la possibilità

di disinvestire vendendo le azioni senza che ciò arrechi alcun pregiudizio alla società che non vede diminuito il suo pa-

trimonio ma, semplicemente, ha a che fare con un socio diverso da quello originario.

Borsa Italiana spa esclude in modo assoluto che possano essere ammesse a quotazione le azioni il cui trasferimento sia

soggetto a limitazioni.

I vincoli sulle azioni

I vincoli sulle azioni ( pegno, usufrutto, sequestro, pignoramento )si attuano nelle forme previste per i titoli di credito

oppure per gli strumenti finanziari dematerializzati. Nel caso di pegno o usufrutto sulle azioni, il diritto di voto spetta,

salvo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all'usufruttuario; nel caso di sequestro delle azioni al custode

giudiziario.

LE OPERAZIONI SULLE PROPRIE AZIONI

La sottoscrizione

La sottoscrizione di azioni proprie da parte della società è vietata perché altrimenti il capitale sociale sarebbe, per la par-

te corrispondente, fittizio in quanto la società sarebbe destinataria di un conferimento proveniente non da terzi, ma da se

stessa. È vietata anche la sottoscrizione reciproca tra due società.

Acquisto di azioni proprie e limiti

Si scambiano azioni per le quali il conferimento è già stato effettuato.

Ci sono però dei limiti:

a) l'acquisto deve avvenire nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilan-

cio;

b) possono essere acquistate solo azioni interamente liberate;

c) l'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea;

d) solo per le società con azioni quotate è inoltre previsto espressamente il principio di parità di trattamento tra i

soci.

Le azioni proprie, insieme a quelle a voto escluso e limitato, non possono eccedere la metà del capitale sociale.

La disciplina delle azioni proprie in portafoglio

a) gli amministratori non possono disporre delle azioni proprie se non previa autorizzazione dell'assemblea;

b) il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni;

c) il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono computate nel capitale ai fini del calcolo delle maggioran-

ze richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea;

d) le azioni proprie in portafoglio vanno appostate nell'attivo del bilancio come qualsiasi altra attività finanziaria.

S.P.A. CATEGORIE DI AZIONI, OBBLIGAZIONI, STRUMENTI FINANZIARI E PATRIMONI DESTINATI

Le azioni con privilegi patrimoniali

L'unico limite legale in materia di ripartizione dei diritti patrimoniali è quello derivante dal divieto del patto leonino tra-

mite il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

Il privilegio patrimoniale spettante a una categoria di azioni può consistere nella diversa incidenza delle perdite o nel

maggiore godimento degli utili o delle quote di liquidazione.

Le azioni con limitazioni al voto

Lo statuto può consentire la creazione di azioni: senza diritto di voto; con diritto di voto limitato a particolari argomenti;

con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Il valore delle azioni

con voto escluso o limitato non può superare la metà del capitale sociale.

Le azioni di risparmio

Utilizzabili solo dalle spa con azioni ordinarie quotate. Le azioni di risparmio non hanno diritto di voto ma consentono

un maggiore accesso agli utili. Possono essere al portatore.

Gli azionisti di risparmio si riuniscono nell'assemblea speciale che delibera: a) sulla nomina del rappresentante comune

e sull'azione di responsabilità nei suoi confronti; b) sull'approvazione delle deliberazioni dell'assemblea della società

che pregiudicano i diritti della categoria; c) sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie; d) sulla transazione

delle controversie con la società; e) sugli altri oggetti di interesse comune.

Le azioni correlate

Sono azioni che la società può emettere fornendole di diritti patrimoniali correlati ai risultati dell'attività di un determi-

nato settore.

Azioni a favore dei prestatori di lavoro, azioni di godimento e azioni riscattabili

LE OBBLIGAZIONI

Nozione e classificazioni

Le obbligazioni sono titoli di credito di massa al portatore o nominativi, per il cui tramite la spa può raccogliere denaro,

normalmente a titolo di mutuo. Possono essere incorporate in titoli di credito o possono essere dematerializzate.

La legge consente che sia il diritto alla restituzione del capitale sia quello alla corresponsione degli interessi siano, in

tutto o in parte, subordinati alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società ( obbligazioni subordinate).

La formula della legge non ammette la liceità di obbligazioni in cui sia parametrato lo stesso diritto alla restituzione del

capitale; inammissibile è l'emissione di obbligazioni il cui valore di rimborso sia parametrato all'andamento della socie-

tà.

Obbligazioni convertibili in azioni e quelle con warrant. Con le prime è data facoltà all'obbligazionista di convertire il

proprio credito in azioni della società che ha emesso l'obbligazione. Con le seconde, invece, l'obbligazionista, rimanen-

do tale, ha inoltre la facoltà di sottoscrivere o acquisire azioni della società o di altra.

Competenza e limiti all'emissione

L'emissione di obbligazioni è decisa dagli amministratori, con deliberazione verbalizzata da notaio che va depositata e

iscritta. Le obbligazioni possono essere emesse sotto la pari.

Come regola generale le obbligazioni possono emettersi solo per somma complessivamente non eccedente il doppio del

capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

Assemblea degli obbligazionisti

Delibera: 1) sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune e sul suo compenso; 2) sulle modificazioni delle

condizioni del prestito; 3) sulla proposta di amministrazione controllata e di concordato; 4) sulla costituzione di un fon-

do per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul rendiconto relativo; 5) sugli altri oggetti di interesse co-

mune.

Le obbligazioni convertibili

L'emissione di obbligazioni convertibili in azioni deve essere decisa dall'assemblea in sede straordinaria che deve

deliberare contestualmente anche l'aumento del capitale sociale per un ammontare corrispondente alle azioni da

attribuire alla conversione. La delibera di emissione deve risultare da verbale redatto da notaio e va depositata e iscritta,

non può essere adottata se il capitale sociale non sia stato interamente versato e deve determinare il rapporto di cambio

e il periodo e le modalità di conversione. Non è possibile l'emissione sotto la pari.

Warrant

Sono buoni che in tempi e modi stabiliti nel regolamento di emissione danno diritto ai possessori di sottoscrivere o ac-

quistare azioni della stessa società che li ha emessi o di altra società. Permettono effettuando un ulteriore investimento

di cumulare allo status di obbligazionista anche quello di socio.

SPA L'ASSEMBLEA NEL SISTEMA TRADIZIONALE

L'organizzazione corporativa e i sistemi di amministrazione e controllo

Conseguentemente tipica della spa è sempre stata la previsione legale inderogabile di una pluralità di organi sociali, cia-

scuno dei quali con una sua specifica competenza (organizzazione corporativa).

Nel sistema tradizionale vi sono tre organi: a) l'assemblea; b) l'organo amministrativo; c) il collegio sindacale.

La gestione dell'impresa spetta agli amministratori e il possibile intervento dei soci in materia di gestione è ristretto alla

sola ipotesi della previsione statutaria dell'autorizzazione dell'assemblea per determinati atti degli amministratori.

Il tradizionale sistema latino di amministrazione e controllo non è più imperativo, vi sono infatti altri due sistemi alter-

nativi: quello dualistico e quello monistico.

Nel sistema dualistico l'assemblea nomina un organo (il consiglio di sorveglianza) che, oltre a esercitare le funzioni tipi-

che del collegio sindacale, provvede anche a eleggere i componenti dell'organo di gestione (il consiglio di gestione) e ad

approvare il bilancio; nel sistema monistico, invece, l'assemblea elegge un consiglio di amministrazione al cui interno è

costituito un apposito comitato per il controllo sulla gestione.

Mentre nel sistema tradizionale l'assemblea, cioè la collettività dei soci, nomina sia chi gestisce sia chi controlla la ge-

stione, in quello dualistico l'assemblea nomina solo i controllori e in quello monistico, viceversa, solo i gestori.

L'assemblea nel sistema tradizionale

Nozione e classificazioni

La legge distingue tra assemblea ordinaria e straordinaria. L'assemblea ordinaria, ai sensi dell'art. 2364:

1. approva il bilancio;

2. nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale e il soggetto al quale

è demandato il controllo contabile;

3. determina il compenso degli amministratori e dei sindaci;

4. delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

5. delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea;

6. approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari.

L'assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei li-

quidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

L'organo in realtà è il medesimo e la diversa denominazione serve soltanto a richiamare l'applicazione di discipline dif-

ferenti, in tema di verbalizzazione.

Assemblea generale è quella a cui hanno diritto di partecipare tutti i soci aventi diritto di voto. Assemblee speciali sono

invece quelle ove l'intervento e il voto sono riservati ai portatori di categorie speciali di azioni.

La convocazione

Viene effettuata dagli amministratori mediante apposito avviso che deve contenere l'indicazione del giorno, dell'ora e

del luogo dell'adunanza e l'elenco delle materie da trattare; salvo che lo statuto non disponga diversamente, la riunione

deve tenersi nel comune ove ha sede la società.

Per assicurare ai soci conoscenza dell'avviso questo deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale o in un quotidiano

indicato nello statuto almeno quindici giorni prima di quello fissato per l'assemblea.

Le assemblee di società con azioni quotate debbono essere convocate: a) normalmente con preavviso di 30 giorni; b)

con preavviso di 20 giorni se si tratta di assemblee convocate su richiesta di una minoranza oppure a seguito del verifi-

carsi di una causa di scioglimento della società; c) con preavviso di soli 15 giorni se si tratta dell'assemblea convocata in

pendenza di o.p.a. Per deliberare su atti od operazioni contrastanti la scalata.

L'ordine del giorno fissa la competenza specifica dell'assemblea, indica cioè le materie sulle quali quella assemblea può

validamente deliberare. Nella società con azioni quotate i soci che rappresentano almeno un quarantesimo del capitale

sociale possono chiedere l'integrazione dell'ordine del giorno con argomenti da essi proposti.

Gli amministratori possono convocare l'assemblea ogni qual volta lo ritengano opportuno. In certi casi, peraltro, la con-

vocazione è obbligatoria; in queste ipotesi all'eventuale inerzia degli amministratori deve supplire il collegio sindacale.

Quest'ultimo, inoltre, ha il potere/dovere di convocare l'assemblea quando cessino anticipatamente dalla carica tutti gli

amministratori e qualora nell'espletamento dell'incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente ne-

cessità di provvedere.

I più importanti casi di convocazione obbligatoria sono:

• almeno una volta l'anno per approvare o no il bilancio d'esercizio predisposto dall'organo amministrativo;

• senza ritardo quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno un decimo del capitale sociale

o la minore percentuale prevista nello statuto e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare;

• senza indugio quando risulta che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza a perdite;

• contestualmente all'accertamento di una causa di scioglimento per deliberare sulle modalità della liquidazione.

Lo svolgimento

Il presidente

L'assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o in mancanza da quella eletta con il voto della maggioran-

za dei presenti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo; l'assistenza del segretario non è ne-

cessaria quando il verbale è redatto da un notaio, come è prescritto per le assemblee straordinarie.

I quorum costitutivi e deliberativi

L'assemblea ordinaria è regolarmente costituita con l'intervento di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capi-

tale sociale e delibera a maggioranza assoluta. In seconda convocazione l'assemblea ordinaria delibera qualunque sia la

parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti a maggioranza assoluta.

L'assemblea straordinaria delle spa chiuse delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà

del capitale sociale, se lo statuto non richiede una maggioranza più elevata. Nelle spa aperte l'assemblea straordinaria è

invece regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale o la

maggiore percentuale prevista dallo statuto e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappre-

sentato in assemblea.

Per tutte le spa in seconda convocazione l'assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la partecipazione di ol-

tre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in as-

semblea.

Si ritiene allora che nelle spa chiuse sia sufficiente anche in seconda convocazione la maggioranza assoluta del capitale

sociale qualora questo sia inferiore ai due terzi del capitale presente.

L'intervento

All'assemblea possono intervenire solo i soci titolari di azioni con diritto di voto in assemblea. Devono inoltre parteci-

parvi gli organi sociali elettivi e possono prendervi parte i rappresentanti comuni degli obbligazionisti e degli azionisti

di risparmio nonché i possessori di strumenti finanziari.

La partecipazione in absentia

Lo statuto può consentire:

1. l'intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione;

2. l'espressione del voto per corrispondenza, partecipazione indiretta al voto tramite un rappresentante (delega di

voto). La delega può essere occasionale, prevista per ogni spa; gestoria, che può essere rilasciata dal cliente alla banca,

all'impresa di investimento o alla società di gestione del risparmio; sollecitata, istituto esclusivo delle società con azioni

quotate; o associativa, strumento riservato alle sole società con azioni quotate tramite la raccolta delle deleghe

consentita alle associazioni di piccoli azionisti.

La discussione

La discussione in assemblea è regolata dal presidente, eventualmente sulla base del regolamento assembleare se la so-

cietà ne ha deliberato l'adozione. Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni perti-

nenti all'ordine del giorno. I soci intervenuti che riuniscono un terzo del capitale rappresentato nell'assemblea possono

chiedere che la riunione sia rinviata a non oltre cinque giorni, se dichiarano di non essere sufficientemente informati su-

gli oggetti posti in deliberazione.

L'invalidità delle deliberazioni

Il sistema dell'invalidità delle delibere assembleari si articola nei due classici vizi dell'annullabilità e della nullità, ancor-

ché essi siano diversamente modulati e regolati rispetto al diritto comune. Specifico fine della riforma è stata l'elimina-

zione dall'ambito delle figure patologiche della categoria della inesistenza delle delibere assembleari.

Altro possibile vizio della delibera assembleare è l'inefficacia che si ha nell'ipotesi in cui il suo oggetto sia estraneo al-

l'organizzazione sociale.

La nullità

Sono cause di nullità delle deliberazioni: a) la mancata convocazione dell'assemblea; b) la mancanza del verbale; c)

l'impossibilità o l'illiceità dell'oggetto. La deliberazione nulla può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse solo

entro tre anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese. Nei casi e nei termini appena visti l'invalidità

può essere rilevata d'ufficio dal giudice.

Nulla è la delibera il cui contenuto violi norme dirette a tutelare un interesse generale o di terzi o a impedire una devia-

zione dallo scopo economico-pratico del contratto di società; annullabile quella il cui contenuto violi norme dirette a tu-

telare l'interesse di gruppi di soci o del singolo socio.

La disciplina della nullità ha una serie di deroghe al diritto comune volte per gran parte ad assicurare stabilità alle deli-

berazioni e agli atti consequenziali:

a) la convocazione non si considera mancante nel caso d'irregolarità dell'avviso;

b) non può impugnare per mancata convocazione chi, anche successivamente, abbia dichiarato il suo assenso allo

svolgimento dell'assemblea;

c) il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto ed è sottoscritto;

d) la mancanza del verbale può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dell'assemblea successiva;

e) la nullità della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi;

f) la nullità non può essere pronunziata se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità

della legge e dello statuto.

L'annullabilità

Sono annullabili le deliberazioni prese non in conformità della legge o dello statuto. Delibere invalide, ma non rientranti

in uno dei casi tassativi di nullità.

Le delibere annullabili possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, dagli amministratori e dal col-

legio sindacale nonché dal rappresentante comune degli azionisti di risparmio.

Non ogni socio è legittimato a proporre l'azione di annullamento; solo quelli che possiedono tante azioni aventi diritto

di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l'uno per mille del capitale sociale

nelle spa aperte e il cinque per cento nelle altre.

È dunque previsto che la deliberazione non può essere annullata:

a) per la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate;

b) per l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio;

c) per l'incompletezza o l'inesattezza del verbale.

Il termine per proporre l'azione di annullamento o di risarcimento del danno è di novanta giorni dalla data della delibe-

razione. L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere i con-

seguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi

in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione. L'annullamento non può aver luogo se la deliberazione impu-

gnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto.

Dal punto di vista procedurale l'impugnazione va proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la

società ha sede ed è soggetta al rito speciale.

Conflitto di interessi e principio di correttezza

Ulteriore caso di annullabilità è quello della deliberazione pregiudizievole approvata con il voto determinante di soci

che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.

La deliberazione è annullabile qualora sussistano congiuntamente due condizioni:

• il voto del socio in conflitto di interesse sia stato determinante per l'assunzione della decisione;

• la deliberazione sia suscettibile di arrecare un pregiudizio alla società (nonostante il voto determinante, la deli-

bera non può dunque essere annullata se essa ha effetti favorevoli o almeno neutri per la società).

Sono annullabili le deliberazioni assunte con il voto determinante del socio che abbia perseguito l'esclusivo fine di trar-

re un vantaggio personale a danno degli altri soci.

SPA: L'ORGANO AMMINISTRATIVO NEL SISTEMA TRADIZIONALE

Composizione

L'organo amministrativo può essere unipersonale (amministratore unico) o pluripersonale. In questo secondo caso si

forma il consiglio di amministrazione. Gli amministratori delle società di capitali devono attenersi necessariamente e in-

derogabilmente al metodo collegiale. Il numero degli amministratori è determinato dallo statuto.

Non è necessario che gli amministratori siano soci.

Nelle società con azioni quotate l'organo amministrativo deve essere pluri-personale poiché in esso vanno rappresentati

anche interessi diversi rispetto a quelli dei soci di maggioranza.

1. Lo statuto deve prevedere che i componenti del consiglio di amministrazione siano eletti sulla base di liste di

candidati e determinare la quota minima di partecipazione richiesta per la presentazione di esse, in misura non superiore

a un quarantesimo del capitale sociale.

2. Almeno uno dei componenti deve essere della lista di minoranza che abbia ottenuto maggior numero di voti.

3. Almeno uno dei componenti, e almeno due se il consiglio è composto da più di sette membri, deve possedere i

requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci dall'art. 148 TUF.

A livello generale, valevole per tutte le spa, sono cause di ineleggibilità l'interdizione, l'inabilitazione, il fallimento e la

condanna a una pena che importi l'interdizione anche se temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacità a esercitare uffici

direttivi.

È ulteriore causa di ineleggibilità la titolarità di una carica di governo. Vi sono poi requisiti specifici come onorabilità,

professionalità e indipendenza.

Tutti questi eventi o requisiti, qualora si verifichino o vengano meno dopo che il soggetto ha assunto la carica di ammi-

nistratore, operano come cause di decadenza.

La presenza di una causa di ineleggibilità rende invalida la deliberazione di nomina; le cause di incompatibilità invece

impediscono al soggetto di svolgere contemporaneamente i due ruoli obbligandolo a scegliere.

Nomina e durata

La nomina degli amministratori spetta all'assemblea. La durata della carica è stabilita dallo statuto o, in mancanza, dal-

l'assemblea al momento della nomina; tuttavia non può essere superiore a tre esercizi e gli amministratori scadono alla

data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica.

L'assunzione della carica richiede, oltre alla nomina, l'accettazione da parte dell'eletto. Entro trenta giorni dalla notizia

della loro nomina gli amministratori devono chiederne l'iscrizione nel registro delle imprese indicando i dati previsti.

Cessazione e sostituzione

Gli amministratori cessano dalla carica:

a) per decorso del termine;

b) per morte;

c) per decadenza, qualora sopravvenga una causa di ineleggibilità;

d) per revoca da parte dell'assemblea che può intervenire in qualunque tempo;

e) per rinunzia all'incarico (dimissioni);

f) negli altri casi statutariamente previsti (clausola simul stabunt, simul cadent, clausola con la quale si prevede

che, in caso di cessazione dalla carica per qualsiasi motivo di uno o più amministratori, cessi anticipatamente l'intero

consiglio e si debba provvedere alla sua integrale sostituzione.

La cessazione degli amministratori dall'ufficio per qualsiasi causa deve essere iscritta entro trenta giorni nel registro del-

le imprese a cura del collegio sindacale.

La sostituzione degli amministratori dall'ufficio per qualsiasi causa deve essere iscritta entro trenta giorni nel registro

delle imprese a cura del collegio sindacale. La sostituzione degli amministratori cessati dalla carica prima della scaden-

za per decorso del periodo di nomina segue regole particolare (art. 2386).

Gli emolumenti

La legge distingue (art.2389): a) i compensi spettanti agli amministratori che sono stabiliti all'atto di nomina o dall'as-

semblea; b) la rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto, stabilita dal

consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale.

Funzionamento dell'organo amministrativo

Il consiglio di amministrazione

Il consiglio opera tramite deliberazioni collegiali assunte a maggioranza nell'ambito di adunanze dei suoi membri prece-

dute da una convocazione che li metta in condizione di poter consapevolmente discutere e votare.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi componenti il presidente se questi non è già stato nominato dall'assem-

blea. Egli convoca il consiglio di amministrazione, ne fissa l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché

vengano fornite a tutti i consiglieri adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine del giorno.

Gli organi delegati

La delega di attribuzioni può avvenire solo in favore di componenti del consiglio e può essere:

• in favore di un organo delegato collegiale (comitato esecutivo) e/o

• in favore di un organo delegato monocratico (amministratore delegato); possono anche esservi più amministra-

tori delegati ma operano comunque in via disgiuntiva.

Contenuto limiti ed eventuali modalità di esercizio della delega sono determinati dal consiglio e le sue direttive sono

vincolanti.

Le deliberazioni consiliari

Anche in mancanza di disposizioni statutarie, dovrà comunque esservi la convocazione in un termine ragionevolmente

anteriore all'adunanza con modalità tali da mettere i consiglieri in condizione di poter partecipare consapevolmente alla

riunione. Le riunioni consiliari possono svolgersi mediante mezzi di telecomunicazione ma è vietato il voto per rappre-

sentanza.

Il quorum costitutivo per le delibere consiliari è rappresentato dalla maggioranza degli amministratori in carica; quello

deliberativo dalla maggioranza assoluta degli amministratori presenti. Entrambi i quorum possono essere aumentati dal-

lo statuto.

Le deliberazioni prese non in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate:

a) dal collegio sindacale e dagli amministratori assenti o dissenzienti entro novanta giorni dalla deliberazione;

b) dai soci, ma solo se si tratta di deliberazioni lesive dei loro diritti.

In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione delle deliberazio-

ni.

La rappresentanza

Il potere di rappresentanza della società spetta all'amministratore a cui è assegnato nell'atto costitutivo, nel silenzio del-

l'atto si ritiene che competa a ogni amministratore.

Entro trenta giorni dalla nomina, gli amministratori devono provvedere alla relativa iscrizione nel registro delle imprese

e, in quella sede, specificare a chi spetta la rappresentanza.

La prima forma di tutela dei terzi consiste nell'inopponibilità delle cause di nullità o di annullabilità della nomina degli

amministratori che hanno la rappresentanza della società dopo l'iscrizione nel registro delle imprese.

Il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori dallo statuto o dalla deliberazione di nomina è generale. Le li-

mitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono

opponibili ai terzi.

La società è quindi vincolata dal contratto stipulato dal suo legale rappresentante anche se questi concludendolo ha vio-

lato limiti statutari regolarmente resi pubblici tramite iscrizione nel registro delle imprese.

La società deve fornire la difficile prova che il terzo non solo conosceva l'esistenza del limite al potere di rappresentan-

za, ma ha anche inteso approfittarsene a danno della società.

Il legale rappresentante che compia un atto eccedente i suoi poteri viola i doveri che gli sono imposti dalla legge e dallo

statuto con la conseguenza che, ferma restando la validità e vincolatività dell'atto compiuto per la società, egli potrà a)

essere revocato dalla carica di amministratore per giusta causa; b) essere tenuto al risarcimento del danno se l'atto è pre-

giudizievole per la società.

Gli interessi degli amministratori

Gli amministratori sono tenuti a perseguire l'interesse sociale in quanto gestori delle risorse investite dagli azionisti.

Se l'amministratore ha interessi esterni o interni che una determinata operazione vada o meno a buon fine deve anzitutto

darne notizia ai colleghi e ai sindaci. L'informazione non può essere generica, ma deve precisare natura, termini, origine

e portata dell'interesse. L'esistenza di un interesse personale incide sull'operatività dell'eventuale delega di attribuzioni

poiché in tale ipotesi l'amministratore delegato deve astenersi dal compiere l'operazione, investendo della stessa l'orga-

no collegiale.

Qualora il consiglio debba decidere su una questione per la quale un suo componente ha denunziato un proprio interesse

la deliberazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell'operazione.

La deliberazione del consiglio è impugnabile qualora, oltre a essere almeno potenzialmente pregiudizievole per la socie-

tà, ricorra una delle seguenti condizioni: a) non vi sia stata l'informazione sull'interesse personale oppure essa sia caren-

te quanto a natura, termini, origine e portata dell'interesse; b) non vi sia stata adeguata motivazione; c) oppure ancora il

voto dell'amministratore interessato sia stato determinante ai fini del raggiungimento della maggioranza prescritta.

L'impugnazione può essere proposta solo dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla data

della deliberazione.

L'amministratore risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di

terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi nell'esercizio del suo incarico.

Per lo operazioni con parti correlate, realizzate direttamente o indirettamente tramite società controllate, l'organo ammi-

nistrativo deve adottare, secondo principi generali stabiliti dalla Consob regole che assicurino la loro trasparenza e cor-

rettezza sostanziale e procedurale; deve inoltre renderle note ai soci nella relazione sulla gestione.

I doveri e la responsabilità degli amministratori

I doveri degli amministratori possono distinguersi in generici e specifici. Per quelli generici chi assume l'inadempimen-

to dell'amministratore deve dimostrare quale sarebbe stato in un certo contesto il comportamento doveroso e che l'am-

ministratore ne ha tenuto uno diverso; per quelli specifici, in presenza di predeterminazione del comportamento dovuto,

è sufficiente la prova della sua inosservanza.

Dovere specifico degli amministratori di spa di non assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società

concorrenti nonché di non esercitare un'altra attività concorrente per conto proprio o di terzi o di essere amministratori o

direttori generali in società concorrenti.

La responsabilità dell'amministratore presuppone un suo inadempimento, un danno per la società e il nesso di casualità

tra inadempimento e danno.

L'amministratore non è responsabile perché la società è fallita; le scelte di gestione, buone o cattive che siano, non pos-

sono essere sindacate nel merito con il senno del poi.

Gli amministratori sono però tenuti ad agire in modo informato e devono adempiere i loro doveri con la diligenza ri-

chiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze.

L'azione sociale di responsabilità

Nei confronti della società gli amministratori rispondono solidamente per i danni derivanti dall'inosservanza dei doveri

loro imposti, gli amministratori non esecutivi sono solidalmente responsabili se non hanno osservato gli obblighi di esa-

me e valutazione prescritti. In mancanza di organi delegati la solidarietà è esclusa solo per l'amministratore che: a) sia

immune da colpa; b) abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del

consiglio; c) e ne abbia data immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

L'azione sociale deliberata dall'assemblea

L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito alla deliberazione della assemblea ordinaria,

anche se la società è in liquidazione. La deliberazione in esame può essere presa in occasione dell'assemblea convocata

per la discussione del bilancio anche se non è indicata nell'elenco delle materie da trattare; solo però in relazione a fatti

di competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio.

L'azione si prescrive in cinque anni dalla cessazione dell'amministratore della carica.

L'azione sociale esercitata dalla minoranza

Le azioni di responsabilità contro gli amministratori sono state esercitate in due sole occasioni tipiche: a) in ipotesi di

cessione del pacchetto di controllo della società, qualora non fossero state concordate valide e idonee clausole di salva-

guardia dei vecchi amministratori; b) in caso di fallimento della società, ove la legittimazione passa al curatore che può

agire senza bisogno di delibera assembleare.

L'azione sociale di responsabilità può essere esercitata dai soci che rappresentino nelle spa chiuse almeno un quinto del

capitale sociale e in quelle aperte almeno un quarantesimo.

L'azione sociale può essere promossa anche a seguito di deliberazione del collegio sindacale con la maggioranza

di due terzi dei suoi componenti.

SPA: I CONTROLLI NEL SISTEMA TRADIZIONALE

Scissione tra controllo sull'amministrazione affidato al collegio sindacale e controllo contabile assegnato a un re-

visore contabile esterno.

Il collegio sindacale

Le funzioni

Funzione specifica del collegio sindacale è di vigilare: a) sull'osservanza della legge e dello statuto; b) sul rispetto dei

principi di corretta amministrazione; c) in particolare sull'adeguatezza dell'assetto amministrativo e contabile adottato

dalla società e sul suo concreto funzionamento.

A questi compiti di controllo si affiancano un'eccezionale ipotesi di amministrazione e alcuni casi di consulenza agli

amministratori.

Eccezionalmente lo statuto può prevedere che eserciti anche il controllo contabile.

Composizione e nomina

Il collegio sindacale si compone di tre o cinque membri effettivi, sono o non soci; devono inoltre essere nominati due

sindaci supplenti.

Almeno un membro effettivo e uno supplente devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istitui-

to presso il ministero della giustizia, i restanti membri, se non iscritti nel registro, devono essere scelti fra gli iscritti ne-

gli albi professionali degli avvocati, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del

lavoro o fra i professori universitari di ruolo in materie economiche o giuridiche. Qualora il collegio sindacale svolga il

controllo contabile tutti i sindaci devono essere iscritti nel registro dei revisori.

Non possono essere eletti:

a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'art. 2382;

b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il co-

niuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che

la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;

c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate.

La nomina dei sindaci spetta all'assemblea. Fanno eccezione a questo principio: a) la nomina dei primi sindaci nell'atto

costitutivo; b) la possibilità che lo statuto preveda la nomina di un sindaco da parte dei portatori degli strumenti finan-

ziari; c) la possibilità che la legge o lo statuto permettano di nominare uno o più sindaci allo Stato o a enti pubblici, sia-

no o no azionisti della società.

Nelle società con azioni quotate un membro effettivo va eletto dalla minoranza.

I sindaci restano in carica per tre esercizi e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio

relativo al terzo esercizio della carica.

Oltre alla scadenza del termine sono cause di cessazione:

• la morte;

• la revoca da parte dell'assemblea che è possibile SOLO per giusta causa e va approvata con decreto del tribu-

nale, sentito l'interessato;

• la rinunzia del sindaco;

• la decadenza qualora si verifichi in corso di carica una causa di ineleggibilità.

In caso di morte, di rinunzia o di decadenza di un sindaco, subentrano i supplenti in ordine di età. In caso di sostituzione

del presidente, la presidenza è assunta fino alla prima assemblea successiva dal sindaco più anziano.

La retribuzione annuale dei sindaci deve essere determinata dalla assemblea all'atto della nomina per l'intero periodo di

durata del loro ufficio.

Doveri e poteri

1. I sindaci devono partecipare alle assemblee nonché alle riunioni del consiglio di amministrazione e del comita-

to esecutivo.

2. Il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sul-

l'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari.

3. Il collegio può scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi

di amministrazione e controllo e all'andamento generale dell'attività sociale.

4. In qualsiasi momento i sindaci possono procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e controllo;

5. il collegio sindacale può, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare l'as-

semblea qualora nell'esecuzione del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di

provvedere.

Gli strumenti di reazione dei sindaci

Il collegio sindacale deve predisporre annualmente una relazione che va depositata presso la sede sociale nei quindici

giorni che precedono l'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio. Riferisce ai soci sui risultati dell'esercizio

sociale sull'attività svolta nell'adempimento dei propri doveri, formula le sue osservazioni e proposte in ordine al bilan-

cio e alla sua approvazione e nelle spa aperte, inoltre, riferisce sull'osservanza delle regole in tema di operazioni con

parti correlate.

Il funzionamento

L'organo sindacale opera collegialmente. Il presidente del collegio sindacale è nominato dall'assemblea nelle società con

azioni quotate deve essere scelto tra i sindaci eletti dalla minoranza: quindi, se vi è un solo sindaco di minoranza, la pre-

sidenza gli spetta automaticamente.

Le riunioni del collegio devono avvenire almeno una volta ogni novanta giorni. Le riunioni sono regolarmente costituite

con la presenza della maggioranza dei sindaci e le delibere assunte a maggioranza assoluta dei presenti.

Il controllo contabile

Revisori e società di revisione

La riforma ha generalizzato per tutte le spa l'attribuzione del controllo contabile a un revisore esterno.

Nelle società chiuse può essere esercitato da una società di revisione o anche da una persona fisica purché iscritta nel re-

gistro dei revisori contabili istituito presso il ministero della giustizia.

Nelle spa ad azionariato diffuso deve essere svolto da una società di revisione iscritta nel medesimo registro.

Nelle società con azioni quotate va effettuato da una società iscritta nell'albo speciale tenuto e vigilato dalla consob.

La società incaricata della revisione contabile della società capogruppo quotata è interamente responsabile per la revi-

sione del bilancio consolidato del gruppo anche qualora non proceda essa stessa alla revisione delle società controllate.

Possono essere iscritte nell'albo speciale quelle società di revisione che, oltre a possedere i requisiti per l'ammissione al

registro ministeriale, abbiano un'idoneità tecnica accertata dalla Consob e siano munite di idonea garanzia o polizza di

assicurazione della responsabilità civile per le negligenze o errori professionali, comprensiva della garanzia per infedel-

tà dei dipendenti, per la copertura dei rischi derivanti dall'esercizio dell'attività di revisione contabile.

Nomina, durata, cessazione e compenso

L'incarico di controllo contabile è conferito, previo parere del collegio sindacale, dall'assemblea la quale determina al-

tresì il corrispettivo per l'intera durata dell'incarico. Tutto ciò deve essere comunicato entro dieci giorni alla Consob.

L'incarico ha durata di tre esercizi, con scadenza alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio rela-

tivo al terzo esercizio dell'incarico.

L'incarico può essere revocato solo per giusta causa, sentito il parere del collegio sindacale. La consob può disporre

d'ufficio la revoca dell'incarico di revisione contabile qualora rilevi una causa di incompatibilità ovvero siano state ac-

certate gravi irregolarità nello svolgimento dell'attività di revisione nonché in relazione alla mancata ottemperanza della

società di revisione alle raccomandazioni impartite all'esito dei controlli periodici sull'indipendenza e sull'idoneità tecni-

ca.

Non possono essere incaricati del controllo contabile e, se eletti, decadono: a) i sindaci delle società o delle società da

questa controllate; b) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'art. 2399.

Funzioni, doveri e poteri

Le funzioni del revisore o della società incaricata del controllo contabile consistono:

a) verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di

gestione;

b) verificare se il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato corrispondono alle risultanze delle

scritture contabili e degli accertamenti eseguiti e se sono conformi alle norme che li disciplinano;

c) esprimere con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove redatto.

La relazione sui bilanci deve attenersi alla seguente tipologia standardizzata dalla legge:

1. giudizio positivo senza rilievi se il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato sono conformi alle norme che

ne disciplinano i criteri di redazione e se rappresentano in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e

finanziaria e il risultato di esercizio;

2. giudizio positivo con rilievi;

3. giudizio negativo;

4. impossibilità di esprimere un giudizio.

In tutti i casi diversi dal primo la società di revisione deve esporre analiticamente nella relazione i motivi della propria

decisione.

La responsabilità

I soggetti incaricati del controllo contabile sono responsabili nei confronti della società, dei soci e dei terzi per i danno

derivanti dall'inadempimento ai loro doveri. La responsabilità delle società di revisione è solidale con quella di ammini-

stratori e sindaci.

SPA: I SISTEMI ALTERNATIVI DI AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO

IL SISTEMA DUALISTICO

L'assemblea

Il sistema dualistico comporta anzitutto una modifica nelle competenze dell'assemblea ordinaria che sono:

a) nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza;

b) determina il compenso a essi spettante;

c) delibera sulla responsabilità dei consiglieri di sorveglianza;

d) delibera sulla distribuzione degli utili;

e) nomina il revisore;

f) delibera l'azione di responsabilità contro i gestori;

g) se lo statuto lo prevede, stabilisce il compenso dei gestori;

h) approva il bilancio d'esercizio in caso di sua mancata approvazione da parte del consiglio di sorveglianza o

qualora lo richieda almeno un terzo dei componenti del consiglio di gestione o di quello di sorveglianza;

i) tutti gli altri casi in cui l'assemblea ordinaria è competente nel sistema tradizionale.

Il consiglio di gestione

Le disposizioni che fanno riferimento agli amministratori nel sistema tradizionale si applicano al consiglio di gestione.

Il consiglio di gestione rappresenta nel sistema dualistico il pendant dell'organo amministrativo in quello tradizionale.

La gestione dell'impresa spetta esclusivamente al consiglio di gestione. Il consiglio di gestione è organo necessariamen-

te collegiale: i suoi componenti non possono essere meno di due.

Le regole sulla nomina sono analoghe a quelle del sistema tradizionale, fatta eccezione per la sostituzione del consiglio

di sorveglianza all'assemblea come elettore naturale. A differenza del sistema tradizionale, non è prevista la presenza

necessaria di membri di minoranza.

La durata della carica non può eccedere i tre esercizi, con scadenza alla data della riunione del consiglio di sorveglianza

convocato per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della carica.

Funzionamento e decisioni del consiglio di gestione sono disciplinati dalle norme sul consiglio di amministrazione; ma

l'impugnazione delle deliberazioni è proponibile anche dal consiglio di sorveglianza.

La responsabilità dei componenti del consiglio di gestione è regolata come quella degli amministratori. Per quanto con-

cerne l'azione sociale alla legittimazione dell'assemblea e della minoranza qualificata si aggiunge quella del consiglio di

sorveglianza. La relativa deliberazione è assunta dalla maggioranza dei componenti del consiglio di sorveglianza e, se è

presa a maggioranza dei due terzi, importa la revoca dall'ufficio dei gestori contro cui è proposta, alla cui sostituzione

provvede contestualmente lo stesso consiglio di sorveglianza.

Il consiglio di sorveglianza può transigere l'azione di responsabilità e può anche rinunziarvi.

Mentre la transazione è possibile chiunque sia il soggetto attore in giudizio, la rinunzia lo è solo per l'azione deliberata

dallo stesso consiglio di sorveglianza o dall'assemblea, ma non per quella esercitata dalla minoranza. Analogamente la

rinunzia è senza effetti sull'azione dei creditori e degli organi fallimentari.

Il consiglio di sorveglianza

Ruolo e funzioni

Il consiglio di sorveglianza è l'organo che caratterizza il sistema dualistico, in quanto concentra le competenze che nel

sistema ordinario spettano al collegio sindacale con parte di quelle dell'assemblea. Il consiglio di sorveglianza:

a) nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione; ne determina anche il compenso;

b) approva il bilancio di esercizio;

c) esercita le funzioni del collegio sindacale, vigila sull'osservanza dello statuto, sul rispetto dei principi di corret-

ta amministrazione e in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla

società e sul suo concreto funzionamento;

d) promuove l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di gestione;

e) presenta la denunzia al tribunale;

f) riferisce per iscritto almeno una volta all'anno all'assemblea sull'attività di vigilanza svolta, sulle omissioni e

sui fatti censurabili rilevati.

Il consiglio di sorveglianza non può mai esercitare il controllo contabile che è sempre inderogabilmente svolto dal revi-

sore esterno.

Composizione, nomina e durata

Il numero dei componenti del consiglio di sorveglianza è determinato dallo statuto, comunque in misura non inferiore a

tre; non è necessario che siano soci.

La nomina avviene con le stesse regole previste per l'organo amministrativo tradizionale. I soci che siano componenti

del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei

consiglieri di sorveglianza.

Durata della carica: tre esercizi con scadenza alla data dell'assemblea. I componenti del consiglio di sorveglianza sono

rieleggibili.

Per la revoca si applica la regola propria degli amministratori (revocabilità in qualunque tempo, con diritto al solo risar-

cimento del danno in mancanza di giusta causa) temperata dalla richiesta di una maggioranza particolare per la validità

della delibera: almeno un quinto del capitale sociale.

Se nel corso dell'esercizio vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di sorveglianza, l'assemblea provvede

senza indugio alla loro sostituzione.

Almeno un componente del consiglio deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili. Non può essere

eletto chi:

• si trova nelle condizioni previste dall'art. 2382;

• è componente del consiglio di gestione;

• è legato alla società o alle società da questa controllate o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto

di lavoro o da un rapporto continuativo.

Il consiglio di sorveglianza non è solo organo di controllo ma anche di alta direzione.

Al momento della nomina dei componenti del consiglio di sorveglianza e prima dell'accettazione dell'incarico, sono resi

noti all'assemblea gli incarichi di amministrazione e di controllo da essi ricoperti presso altre società.

Il compenso dei componenti è regolato come quello dei sindaci.

Il funzionamento

Il consiglio di sorveglianza opera secondo il metodo collegiale. Il suo presidente è eletto dall'assemblea e lo statuto ne

determina i poteri.

Il consiglio deve riunirsi almeno ogni novanta giorni anche utilizzando mezzi di telecomunicazione. È regolarmente co-

stituito con la presenza della maggioranza dei membri e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Delle riunioni

deve redigersi verbale, che viene trascritto nel libro del consiglio e sottoscritto dagli intervenuti.

Per le impugnazioni si applicano le norme previste per le decisioni del consiglio di amministrazione nel sistema tradi-

zionale.

La limitazione alla sola annullabilità è coerente con il sistema delle impugnazioni delle delibere consiliari, ma non con

quanto comunemente si ritiene a proposito della delibera assembleare di approvazione di un bilancio non conforme ai

criteri di legge che viene reputata nulla. Rafforzamento della stabilità degli effetti della delibera di approvazione del bi-

lancio.

Poteri e doveri

I componenti del consiglio di sorveglianza possono assistere alle adunanze del consiglio di gestione e devono partecipa-

re alle assemblee. Il consiglio di sorveglianza:

• può chiedere ai gestori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull'andamento delle operazioni so-

ciali o su determinati affari;

• in caso di omissione o di ingiustificato ritardo da parte dei gestori, il consiglio di sorveglianza deve convocare

l'assemblea ed eseguire le pubblicazioni prescritte dalla legge.

La responsabilità

I componenti del consiglio di sorveglianza devono adempiere i loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell'in-

carico. Sono responsabili solidalmente con i componenti del consiglio di gestione per i fatti o le omissioni di questi

quando il danno non si sarebbe prodotto se avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

Il consiglio di sorveglianza nelle società con azioni quotate

Modalità per l'elezione, con voto di lista, di un componente del consiglio di sorveglianza da parte dei soci di minoranza

che non siano collegati, neppure indirettamente, con i soci che hanno presentato o votato la lista risultata prima per nu-

mero di voti.

Non possono perciò essere eletti nel consiglio di sorveglianza: a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'art.

2382; b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il co-

niuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società controllate, delle società che la con-

trollano e di quelle sottoposte a comune controllo; c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa control-

late o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo ovvero agli amministratori della società e

ai soggetti di cui alla lett. b) da rapporti di lavoro autonomo o subordinato ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale

che ne compromettano l'indipendenza.

Il consiglio di sorveglianza può, previa comunicazione al presidente del consiglio di gestione, convocare direttamente

l'assemblea dei soci e il consiglio di gestione.

IL SISTEMA MONISTICO

Derivazione anglosassone. L'amministrazione e il controllo sono esercitati rispettivamente dal consiglio di amministra-

zione e da un apposito comitato costituito al suo interno.

Nomina di secondo grado dei componenti del comitato di controllo che vengono scelti dal consiglio di amministrazione

nel suo ambito tra coloro che sono in possesso di predeterminati requisiti. Modello di governo societario che tende a

privilegiare la circolazione delle informazioni tra l'organo amministrativo e il comitato deputato al controllo, conse-

guendo risparmi di tempo e di costi; contraltare ne è il pericolo derivante dalla maggiore contiguità tra controllori e con-

trollati.

Nel sistema monistico l'assemblea non presenta alcuna particolarità rispetto a quello tradizionale.

Il consiglio di amministrazione

Tipica dell'organo amministrativo nel sistema monistico è la sua pluripersonalità: necessariamente un collegio composto

almeno da tanti membri quanti sono i componenti del comitato di controllo più uno. Almeno un terzo dei componenti

del consiglio di amministrazione deve essere in possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci.

Il comitato di controllo sulla gestione

La composizione

Ai suoi componenti si applicano le norme del codice che fanno riferimento ai sindaci. La determinazione del numero e

la nomina dei componenti del comitato per il controllo sulla gestione spetta al consiglio di amministrazione. Nelle spa

aperte il numero dei componenti non può essere inferiore a tre.

Componenti del comitato possono essere solo amministratori e almeno uno di loro deve essere scelto fra gli iscritti nel

registro dei revisori contabili.

Le funzioni

Il comitato per il controllo sulla gestione:

a) elegge al suo interno, a maggioranza assoluta dei componenti, il presidente;

b) vigila sull'adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema di controllo interno e del sistema

amministrativo contabile, nonché sulla idoneità a rappresentare correttamente i fatti di gestione;

c) svolge gli ulteriori compiti affidatigli dal consiglio di amministrazione con particolare riguardo ai rapporti con

i soggetti incaricati del controllo contabile.

Non gli spetta la mansione di vigilare sul rispetto dei principi di corretta amministrazione; del resto gli stessi membri

del comitato sono amministratori e, in quanto tali, devono comunque valutare, sulla base delle relazioni degli organi de-

legati, il generale andamento della gestione e così certamente anche la sua conformità ai principi di corretta amministra-

zione.

Il comitato di controllo nelle società con azioni quotate

L'amministratore eletto dai soci di minoranza fa parte di diritto del comitato e a lui spetta la presidenza.

Alle ordinarie competenze del comitato si aggiungono quelle di vigilare sull'adeguatezza delle disposizioni impartite

dalla società alle società controllate.

Il comitato di controllo è tenuto a comunicare senza indugio alla consob le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilan-

za.

Gli organi delegati devono riferire tempestivamente, secondo le modalità stabilite dallo statuto e con periodicità almeno

trimestrale, al comitato di controllo sull'attività svolta e sulle operazioni di maggior rilievo economico, finanziario e pa-

trimoniale.

I componenti del comitato di controllo possono chiedere al presidente la convocazione del comitato, indicando gli argo-

menti da trattare; la riunione deve essere convocata senza ritardo, salvo che vi ostino ragioni tempestivamente comuni-

cate al richiedente e illustrate al comitato alla prima riunione successiva.

SPA: MODIFICAZIONI STATUTARIE. LA SOCIETA' IN ACCOMANDITA PER AZIONI

Procedimento, pubblicità ed effetti delle modificazioni statutarie

Competente a modificare lo statuto, così come le parti non contingenti dell'atto costitutivo, è l'assemblea straordinaria.

La delibera di modificazione statutaria, sia essa dell'assemblea o di altro organo, deve sempre essere verbalizzata da no-

taio il quale, entro trenta giorni, verificato l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ne richiede l'iscrizione

nel registro delle imprese allegando le eventuali autorizzazioni richieste.

Il notaio in sede di atto costitutivo deve procedere contestualmente al controllo di legalità dell'atto. Qualora il notaio ri-

tenga non adempiute le condizioni stabilite dalla legge, ne dà comunicazione tempestiva, comunque non oltre trenta

giorni, agli amministratori, i quali, nei trenta giorni successivi, possono: a) convocare l'assemblea per gli opportuni

provvedimenti; b) oppure ricorrere al tribunale.

La deliberazione di modifica statutaria produce i suoi effetti soltanto dopo l'iscrizione. La natura costitutiva dell'iscrizio-

ne della deliberazione modificativa dello statuto non esclude l'adozione di delibere o comportamenti fondati su una mo-

dificazione non ancora iscritta. L'efficacia della delibera o dell'atto attuativo è però subordinata all'iscrizione della modi-

fica statutaria.

Il diritto di recesso

Il legislatore interviene mitigando l'applicazione del principio maggioritario e accorda ai soci non consenzienti la possi-

bilità di recedere dalla società: essi, cioè, anche quando non hanno il potere di impedire l'assunzione della decisione che

non condividono, possono uscire dalla società ottenendo il rimborso del controvalore del loro investimento azionario.

Le cause

Le cause di recesso possono distinguersi in legali, a loro volta classificabili in inderogabili e derogabili, e statutarie.

Cause inderogabili di recesso il non avere concorso con il proprio voto favorevole alle seguenti deliberazioni: a) modifi-

ca della clausola dell'oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell'attività della società; b) tra-

sformazione della società; c) trasferimento della sede sociale all'estero; d) revoca dello stato di liquidazione; e) elimina-

zione di una o più cause di recesso legali derogabili oppure statutarie; f) modifica dei criteri di determinazione del valo-

re dell'azione in caso di recesso; g) modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.

Le cause di recesso legali ma derogabili sono: a) la proroga del termine; b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla

circolazione dei titoli azionari.

L'esercizio

Il diritto di recesso va esercitato mediante lettera raccomandata spedita entro quindici giorni dall'iscrizione nel registro

delle imprese della delibera che lo legittima, con l'indicazione delle generalità del socio recedente, del domicilio per le

comunicazioni inerenti al procedimento, del numero e della categoria delle azioni per le quali il diritto viene esercitato.

Se il fatto che legittima il recesso è diverso da una deliberazione, esso va esercitato entro trenta giorni dalla sua cono-

scenza da parte del socio. Termini speciali sono previsti: a) per l'ipotesi dell'introduzione o soppressione di clausola

compromissoria, ove la scadenza è di novanta giorni; b) per il caso della società a durata indeterminata, ove è stabilito

un preavviso di almeno centottanta giorni che lo statuto può elevare fino al massimo di un anno. In attesa della liquida-

zione, le azioni per le quali è esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso

la sede sociale.

La liquidazione delle azioni

Il valore di liquidazione delle azioni è determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del re-

visore contabile, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché del-

l'eventuale valore di mercato delle azioni. Se si tratta di azioni quotate esso è determinato facendo esclusivo riferimento

alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione ovvero la ricezione dell'avviso

di convocazione dell'assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso.

La determinazione degli amministratori può essere contestata dal socio, purché contestualmente alla dichiarazione di re-

cesso. In tal caso il valore di liquidazione è determinato entro novanta giorni dall'esercizio del diritto di recesso tramite

relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale.

In prima battuta gli amministratori devono offrire in opzione le azioni del socio recedente agli altri soci in proporzione

al numero delle azioni possedute.

Qualora i soci non acquistino in tutto o in parte le azioni del recedente, gli amministratori possono collocarle presso ter-

zi.

Le operazioni sul capitale

Le modificazioni ammesse dalla legge sono sia quelle in aumento sia quelle in diminuzione. Entrambe possono essere

reali o nominali: le prime comportano come effetto un aumento o una riduzione del patrimonio della società; le seconde

invece non incidono sul patrimonio della società o perché si limitano a una diversa allocazione delle poste di patrimonio

netto o perché sono causate da una perdita patrimoniale già verificatasi.

L'aumento di capitale

La competenza ad aumentare il capitale spetta all'assemblea straordinaria in quanto modifica dello statuto. Sia per l'au-

mento reale che per quello nominale, lo statuto può attribuire anche agli amministratori la facoltà di aumentare in una o

più il capitale fino a un ammontare determinato e per il periodo massimo di cinque anni.

L'aumento gratuito

L'assemblea può deliberare l'aumento gratuito di capitale mediante imputazione a capitale delle riserve e degli altri fon-

di iscritti in bilancio in quanto disponibili. Il passaggio avviene tra voci del netto patrimoniale della società e l'assenza

dell'aumento gratuito consiste nel sottoporre al massimo vincolo di indisponibilità una parte del patrimonio netto, prece-

dentemente disponibile da parte dei soci (aumento nominale).

L'aumento gratuito può avvenire: a) tramite l'emissione di nuove azioni, che devono avere le stesse caratteristiche di

quelle in circolazione e vanno assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da esse già possedute; b)

mediante aumento del valore nominale delle azioni in circolazione.

L'aumento a pagamento

Emissione di nuove azioni a fronte di conferimenti effettuati da soci o terzi. L'aumento può essere eseguito fino a che le

azioni precedentemente emesse non siano interamente liberate.

La misura dell'aumento di capitale è fissata nella deliberazione; essa indica anche il termine temporale entro il quale

l'aumento deve essere eseguito tramite le sottoscrizioni delle nuove azioni.

Chi sottoscrive le nuove azioni deve effettuare contestualmente il conferimento nella stessa misura prevista in sede di

costituzione della società.

Entro trenta giorni dall'avvenuta sottoscrizione delle azioni di nuova emissione gli amministratori devono depositare per

l'iscrizione nel registro delle imprese un'attestazione che l'aumento del capitale è stato eseguito. Finché l'iscrizione nel

registro non è avvenuta, l'aumento non può essere menzionato negli atti della società.

Diritto di opzione: gli azionisti hanno diritto all'offerta in opzione delle nuove azioni in proporzione al numero di azioni

possedute. I soci hanno la possibilità, effettuando un nuovo conferimento, di mantenere inalterata la loro partecipazione

nella società, sia per quanto concerne il loro peso nell'assunzione delle decisioni, sia per quel che riguarda i profili patri-

moniali.

In alcuni casi il diritto di opzione può essere escluso o limitato:

• è escluso quando le nuove azioni vanno liberate mediante conferimenti in natura;

• può essere escluso per previsione statutaria nelle società quotate purché: 1 nei limiti del dieci per cento del ca-

pitale sociale preesistente; 2 a condizione che il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato della azioni;

• può essere limitato o escluso quando l'interesse della società lo esige.

La riduzione del capitale

La riduzione reale del capitale sociale può essere deliberata dall'assemblea straordinaria sulla base di ragioni che devo-

no essere indicate nell'avviso di convocazione. Tre limiti: a) il minimo di capitale prescritto dalla legge; b) la proporzio-

ne uno a due tra patrimonio netto e obbligazioni in circolazione; c) il tetto del venti per cento del capitale sociale per le

azioni proprie in portafoglio.

Talvolta la riduzione è obbligatoria; è ciò che avviene quando risulta che, in conseguenza delle perdite, il capitale è di-

minuito di oltre un terzo: quando cioè il patrimonio netto è inferiore ai due terzi del capitale nominale. Il verificarsi di

tale ipotesi è reputata dal legislatore un campanello d'allarme che impone determinati comportamenti in base a una spe-

cifica tempistica.

Affinché i soci possano esaminare consapevolmente la situazione di crisi gli amministratori devono predisporre una re-

lazione sulla situazione patrimoniale della società che, con le osservazioni del collegio sindacale deve restare depositata

presso la sede della società negli otto giorni che precedono l'assemblea, perché i soci possano prenderne visione.

LA SOCIETA' IN ACCOMANDITA PER AZIONI

La società in accomandita per azioni s.a.p.a. È un modello societario la cui disciplina è pressoché interamente mutata da

quella della s.p.a. L'elemento differenziale consiste nella presenza di una categoria di soci – gli accomandatari – che

sono ex lege amministratori e che rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali, alla quale si

contrappone la categoria degli accomandanti, che sono invece integralmente assimilabili ai soci di spa. In sostanza può

dirsi che la sapa è una spa nella quale gli amministratori rispondono personalmente per le obbligazioni sociali.

I tratti differenziali della sapa rispetto alla spa riguardano essenzialmente la disciplina degli accomandatari e sono così

sintetizzabili:

a) la denominazione sociale deve contenere, oltre all'indicazione di sapa, il nome di almeno uno degli accoman-

datari;

b) l'atto costitutivo deve indicare i nomi degli accomandatari;

c) gli accomandatari sono amministratori di diritto della società e sono soggetti agli obblighi degli amministratori

di spa;

d) la revoca degli accomandatari è ammessa solo se deliberata con le maggioranze previste per l'assemblea straor-

dinaria della spa e, se avviene senza giusta causa, l'accomandatario ha diritto al risarcimento del danno;

e) la sostituzione o la nomina di un nuovo accomandatario implica una modificazione dell'atto costitutivo e, oltre

a essere deliberata dall'assemblea straordinaria, va approvata da tutti gli accomandatari;

f) qualora venga meno una delle due categorie di soci la società si scioglie se nel termine di centottanta giorni

essa non viene ripristinata;

g) sono ammissibili sia il sistema di amministrazione tradizionale che quelli alternativi. Gli accomandatari non

possono votare nelle deliberazioni assembleari di nomina dei sindaci o del consiglio di sorveglianza; ovviamente non

possono votare neanche nelle deliberazioni relative all'esercizio dell'adozione di responsabilità nei loro confronti;

h) le modificazioni dell'atto costitutivo vanno deliberate dall'assemblea straordinaria e approvate da tutti i soci ac-

comandatari;

i) i soci accomandatari rispondono personalmente e illimitatamente verso i terzi per l'adempimento delle obbliga-

zioni sociali. Il creditore prima di poter aggredire il patrimonio personale dell'accomandatario deve avere in-

fruttuosamente escusso la società.

S.R.L.: COSTITUZIONE E STRUTTURA FINANZIARIA

Con la società a responsabilità limitata srl i soci possono organizzare la propria attività economica accedendo al benefi-

cio della responsabilità limitata per le obbligazioni sociali a costi inferiori rispetto alla spa.

La disciplina legislativa della srl non si risolve più, inoltre, in lunghi elenchi di rinvio alle norme della spa e non ne rap-

presenta la versione ridotta. Si connota per delineare il carattere maggiormente chiuso della società, per la spiccata at-

tenzione a diritti e poteri dei soci come fissati nel contratto sociale e per una marcata semplificazione di molti adempi-

menti organizzativi, motivo di ulteriore riduzione di costi.

Nel modello legislativo le concessioni in favore della libertà organizzativa dei soci sono compensate dall'accentuazione

dei loro poteri di controllo e delle regole in tema di responsabilità di gestione. Ciascun socio può avere accesso, anche

con l'ausilio di professionisti, all'intera documentazione sociale e promuovere individualmente l'azione di responsabilità

contro amministratori e soci gestori.

La s.r.l. è un modello societario molto versatile. Può essere utilizzato dai soggetti che intendono avviare un'attività eco-

nomica a rischio limitato con un basso investimento iniziale; sacrificando l'interesse alla limitazione di responsabilità,

avrebbe scelto le società di persone per assicurare stabilità e rilevanza dei soci nella struttura e gestione sociale.

La costituzione

Forma e fasi

Due fasi di costituzione: la stipulazione dell'atto costitutivo e la sua iscrizione nel registro delle imprese.

L'atto costitutivo va redatto nella forma dell'atto pubblico: può trattarsi di un contratto o di un atto unilaterale. L'unica

modalità di costituzione è quella simultanea, in cui le parti compaiono contestualmente innanzi al notaio incaricato di

rogare l'atto pubblico, al quale spetta il compito di verificare la sussistenza delle condizioni previste per la costituzione.

Atto costitutivo, iscrizione e nullità

Gli elementi necessari dell'atto costitutivo sono:

1. i dati anagrafici di ciascun socio, la sede e la denominazione sociale che deve contenere l'indicazione di srl;

2. l'attività che costituisce l'oggetto sociale;

3. l'ammontare del capitale sociale, il cui importo minimo è di 10000 euro;

4. la quota di partecipazione di ciascun socio;

5. le norme relative al funzionamento della società indicando quelle concernenti l'amministrazione e la rappresen-

tanza, nonché le persone cui è affidata l'amministrazione e gli eventuali soggetti incaricati del controllo contabile;

6. l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico delle società.

I patti parasociali

L'apertura all'autonomia statutaria consente di inserire nell'atto costitutivo molte delle previsioni che, in precedenza,

erano avvolte nelle penombre del parasociale.

Anche nelle srl vale il limite generale di validità dei patti parasociali: cioè che le loro previsioni non urtino contro nor-

me inderogabili.

Se si tratta di patto parasociale avente a oggetto l'esercizio del diritto di voto o la limitazione della trasferibilità delle

partecipazioni riguardante una srl si applicano per espressa previsione di legge i limiti previsti dall'art. 2341-bis; negli

altri casi è preferibile applicare i principi elaborati già prima della riforma dalla giurisprudenza.

Capitale e conferimenti

Il capitale nelle srl svolge funzione analoga a quella già descritta per le spa.

Le entità conferibili

Tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica possono essere conferiti, nella srl possono formare

oggetto di conferimento anche le prestazioni d'opera o di servizi.

Se l'atto costitutivo non prevede diversamente i conferimenti vanno effettuati in denaro. Al momento della sottoscrizio-

ne almeno il venticinque per cento dei conferimenti in denaro e l'intero soprapprezzo devono essere versati presso una

banca; in caso di società unipersonale il versamento deve essere integrale.

Se l'atto costitutivo lo prevede è possibile conferire beni in natura o crediti. In tal caso, la legge prevede che il conferi-

mento sia effettuato integralmente al momento della sottoscrizione.

Il processo di stima dei beni presenta alcune differenze dalla spa:

• l'esperto che deve predisporre la relazione giurata di stima non viene nominato dal tribunale, ma è scelto diret-

tamente dal conferente tra le persone fisiche e le società di revisione iscritte nel registro dei revisori contabili o nell'albo

speciale tenuto dalla Consob;

• non applicabili alla srl i casi di esenzione dalla stima;

• nulla è previsto per la verifica della valutazione.

Può ritenersi inoltre, in base alle regole generali, che, ferma restando la responsabilità dell'esperto, gli amministratori

debbano sottoporre a tempestiva verifica l'attendibilità della stima presentata dal socio in esecuzione del generale dove-

re di diligenza nella gestione e rispondano per i danni che dall'omissione derivino alla società.

I conferimenti d'opera e di servizi

La conferibilità delle prestazioni d'opera o di servizi è subordinata, oltre che alla previsione statutaria, alla prestazione

da parte del socio conferente di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con cui vengono garantiti,

per l'intero valore a essi assegnato, gli obblighi assunti dal socio aventi per oggetto la prestazione d'opera e di servizi a

favore della società.

La mancata esecuzione dei conferimenti

Se nulla è previsto, gli amministratori in base alle regole generali possono richiedere ai soci, in ogni momento, l'imme-

diato versamento di quanto ancora dovuto.

Se il socio non esegue il conferimento gli amministratori lo devono diffidare a eseguirlo entro trenta giorni. In difetto di

ottemperanza gli amministratori possono: a) agire per l'adempimento in forma coattiva; b) venderne, a suo rischio e pe-

ricolo, la quota agli altri soci per il valore risultante dall'ultimo bilancio approvato.

Gli acquisti potenzialmente pericolosi

a) l'autorizzazione dei soci può essere assunta anche con una decisione non assembleare;

b) è fatta salva la diversa previsione dell'atto costitutivo, il che sembra consentire acquisti svincolati dall'approva-

zione dei soci, così favorendo operazioni rischiose e lesive dell'effettività del capitale;

c) non sono trattati gli obblighi informativi in favore dei soci.

I finanziamenti dei soci

il ricorso al finanziamento dei soci è spesso essenziale per consentire alla società di svolgere la sua attività e porta con

sé il beneficio che, di regola, le sue condizioni sono più favorevoli di quelle di mercato.

Rispetto ai creditori i soci hanno un significativo vantaggio sia sotto il profilo informativo sia per la possibilità di influi-

re sui tempi e modalità di pagamento dei debiti sociali.

Sono finanziamenti critici quelli in qualsiasi forma effettuati, che sono concessi in un momento in cui, risulta un ecces-

sivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure una situazione finanziaria della società nella quale

sarebbe stato ragionevole un conferimento. Gli altri creditori devono essere pagati prima dei soci.

In caso di fallimento vanno restituiti automaticamente solo i finanziamenti rimborsati nell'anno anteriore; eccessiva è,

tuttavia, anche la tesi dell'assoluta non rimborsabilità dei finanziamenti dei soci durante la vita della società.

Le partecipazioni

La partecipazione in srl è considerata dal legislatore in modo unitario: ogni socio è titolare di un'unica quota che rappre-

senta una percentuale di partecipazione al capitale sociale. L'ammontare della quota è così determinato in misura pro-

porzionale al conferimento, salvo che non sia previsto diversamente nell'atto costitutivo.

I diritti particolari di singoli soci sono modificati solo con il consenso di tutti i soci. Divieto però del Patto Leonino.

La circolazione

In linea di principio le partecipazioni in srl sono liberamente trasferibili per atto tra vivi o mortis causa: l'unitarietà della

quota non ne impedisce inoltre il trasferimento parziale.

L'atto costitutivo può prevedere sia l'intrasferibilità assoluta della partecipazione sia la subordinazione del trasferimento

al gradimento di organi sociali, soci o terzi.

Il limite di questa assoluta libertà sta nel diritto di recesso concesso in favore del socio o dei suoi eredi che spetta qualo-

ra l'atto costitutivo: a) preveda l'intrasferibilità della partecipazione; b) subordini il trasferimento al mero gradimento; c)

ponga condizioni o limiti che, nel caso concreto, impediscano il trasferimento a causa di morte.

Il trasferimento della titolarità della partecipazione fra le parti avviene per effetto del semplice consenso legittimamente

manifestato senza necessità che l'atto rivesta una particolare forma. Va però depositato entro trenta giorni presso l'ufficio

del registro delle imprese ove ha sede la società a cura del notaio autenticante.

In caso di trasferimento mortis causa il deposito presso l'ufficio del registro delle imprese va effettuato a cura dell'erede

o del legatario presentando la documentazione prevista per l'iscrizione a libro soci delle azioni di spa.

I vincoli

La partecipazione in srl può esser oggetto sia di diritti reali limitati o di garanzia, come l'usufrutto e il pegno, sia di vin-

coli conservativi, come il sequestro, sia di pignoramento.

Regole espresse vi sono solo per il pignoramento, che si esegue con notificazione al debitore e alla società e successiva

iscrizione nel registro delle imprese.

È bene ricordare, che l'iscrizione nel libro soci, a seguito della sua soppressione, ha perso ogni ruolo anche nelle vicen-

de relative alla costituzione dei vincoli sulle quote e che dunque l'opponibilità di ogni pattuizione relativa all'esercizio

dei diritti sulle quote in caso di vincoli dipende dalla sua evidenza nel registro delle imprese.

Il recesso

La valorizzazione dell'istituto di recesso risponde anche alla finalità di assicurare al socio un'effettiva tutela pure di

fronte a scelte societarie che, anche senza passare attraverso formali delibere modificative dell'atto costitutivo, alterino

le condizioni originarie della sua partecipazione.

Le cause legali

Per legge il diritto di recesso spetta al socio che non abbia consentito:

a) a decisioni: di modificazione del tipo o dell'oggetto della società; di fusione o scissione; di revoca dello stato di

liquidazione; di trasferimento della sede all'estero; di eliminazione di cause di recesso previste nell'atto costitutivo; di

introduzione o soppressione di clausole compromissorie; di esclusione del diritto di opzione in caso di aumento di

capitale;

b) a operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale;

c) a operazioni che determinino una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci.

Il diritto di recesso spetta inoltre a ogni socio: a) quando la società sia costituita a tempo indeterminato, salvo preavviso

di almeno centottanta giorni estendibile a un anno dall'atto costitutivo; b) quando l'atto costitutivo preveda particolari li-

miti alla trasferibilità delle partecipazioni; c) quando la srl sia sottoposta a direzione e coordinamento e si verifichino i

casi previsti dall'art. 2497 quater.

Il regime convenzionale

L'autonomia negoziale determina le modalità del recesso: termini di preavviso, modalità di comunicazione, ecc. La fun-

zione regolamentare dell'atto costitutivo è, al riguardo, assai significativa poiché la legge prevede una disciplina supple-

tiva scarna.

La liquidazione della partecipazione

Esercitato il diritto di recesso i soci hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del

patrimonio sociale.

L'ammontare del rimborso va determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di

recesso.

Il rimborso della partecipazione in linea di principio dovrebbe essere effettuato dalla società. La liquidazione del socio

receduto possa avvenire mediante acquisto della sua quota da parte degli altri soci in proporzione alle rispettive parteci-

pazioni ovvero da parte di un terzo individuato congiuntamente dai soci; se si realizza questa ipotesi, la liquidazione av-

viene senza alcun esborso da parte della società.

Qualora le ipotesi precedenti non si realizzino, il rimborso deve avvenire da parte della società utilizzando riserve di-

sponibili.

La tutela dei creditori dunque viene riconosciuta nel solo caso in cui si intacchi il capitale sociale ed è affidata alla loro

diligenza nel controllare le vicende societarie consultando il registro delle imprese.

Se la riduzione del capitale non può aver luogo per effetto dell'opposizione, la società viene posta in liquidazione.

L'esclusione del socio

La legge affida interamente all'atto costitutivo ogni questione attinente alle modalità dell'esclusione: nulla viene detto in

ordine alla competenza, all'informazione del socio escluso, alla motivazione dell'esclusione, ecc. Sul punto deve ritener-

si che l'atto costitutivo possa attribuire liberamente la relativa competenza ai soci o agli amministratori e che libera sia

pure la scelta della forma della decisione; necessarie sono, invece, la motivazione e la sua comunicazione al socio.

I titoli di debito

Si concede alle srl di emettere titoli di debito. L'atto costitutivo deve prevedere l'organo della società competente a deli-

berare l'emissione; b) può determinare gli eventuali limiti all'emissione, le sue modalità e le maggioranze necessarie per

la decisione.

Possono essere sottoscritti solo da investitori professionali sottoposti a vigilanza prudenziale che devono rispettare ido-

nei requisiti patrimoniali stabiliti dalle competenti autorità di vigilanza.

S.R.L.: STRUTTURA ORGANIZZATIVA E MODIFICAZIONI STATUTARIE

Competenze e poteri dei soci

Il ruolo gestorio dei soci può essere sollecitato da loro stessi o dagli amministratori. Competenza generale dei soci a de-

cidere sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale

sottopongono alla loro approvazione.

Inderogabilmente riservate dalla legge le seguenti competenze:

a) l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;

b) la nomina degli amministratori;

c) la nomina nei casi previsti dall'art. 2477, dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e del revisore;

d) le modificazioni dell'atto costitutivo;

e) la decisione di compiere operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale deter-

minato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

Le modalità delle decisioni

Nel silenzio dell'atto costitutivo le decisioni dei soci devono essere adottate con deliberazione assembleare: per le modi-

ficazioni dell'atto costitutivo e le decisioni su operazioni sostanzialmente modificative dell'oggetto sociale o dei diritti

dei soci, anzi, il metodo assembleare è inderogabile. La deliberazione assembleare è altresì obbligatoria se viene richie-

sta da uno o più amministratori o da un numero di soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale.

Eventuali carenze o vizi della convocazione non inficiano la validità della delibera se: a) sono presenti tutti i soci; b)

sono presenti o quantomeno informati della riunione gli amministratori e, se esistenti, i sindaci; c) nessuno si oppone

alla trattazione degli argomenti.

Per legge l'assemblea è validamente costituita se sono presenti tanti cosi che rappresentano almeno la metà del capitale

sociale. Il quorum deliberativo è pari alla maggioranza assoluta dei voti del capitale presente, salvo che per le modifiche

dell'atto costitutivo e per le deliberazioni su operazioni che modificano sostanzialmente l'oggetto sociale o in misura ri-

levante i diritti dei soci per le quali è necessario il voto favorevole di almeno la metà del capitale sociale.

I principi regolatori sono i seguenti:

1. ogni socio ha il diritto di partecipare alle decisioni e il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipa-

zione;

2. la decisione deve essere frutto di consultazione scritta o di consenso espresso per iscritto;

3. dai documenti sottoscritti devono risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione e il consenso alla

stessa;

4. salva diversa disposizione dell'atto costitutivo, il quorum deliberativo è pari al voto favorevole di tanti soci che

raggiunga almeno la metà del capitale sociale.

L'invalidità

La disciplina dell'invalidità delle decisioni dei soci pone in rilievo la finalità di assicurare la loro maggiore stabilità con

correlativa attenuazione dei diritti dei soci alla rimozione degli atti societari invalidi.

Le decisioni annullabili

Tutte le fattispecie di violazione di legge o di atto costitutivo nelle quali incorra una decisione. Le ipotesi tipiche di an-

nullabilità concernono i vizi procedimentali che trovano oggi la loro fonte, più che nella violazione di disposizioni lega-

li, nell'inosservanza delle regole poste dall'autonomia negoziale. Identica disciplina è prevista per le decisioni assunte

con il voto determinante del socio in conflitto di interessi.

Le decisioni annullabili possono essere impugnate da ciascun socio amministratore e, se esistente, dal collegio sindacale;

il termine per impugnarle è di novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci.

Le decisioni nulle

Decisioni aventi oggetto illecito o impossibile e decisioni prese in assenza di informazione.

Le decisioni nulle possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla loro trascrizione nel li-

bro delle decisioni dei soci; solo quelle che modifichino l'oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite sono

impugnabili senza limiti di tempo.

La gestione della S.R.L.

Modello legale e autonomia negoziale

Il legislatore pone ai soci pochi limiti inderogabili: a) le competenze assembleari sulle particolari operazioni indicate

dall'art. 2479; b) la riserva all'organo amministrativo delle operazioni indicate nell'art. 2475; c) le regole sul potere di

rappresentanza degli amministratori; d) le regole sulla responsabilità da gestione.

Nomina, cessazione e sostituzione degli amministratori

La srl è amministrata da uno o più soci nominati con decisione degli stessi; anche per la srl l'orientamento più recente

ammette che la carica possa essere assunta da una persona giuridica. Nell'atto costitutivo vanno indicate le persone a cui

è affidata l'amministrazione della società. Non vi sono limiti alla durata della carica, che nel silenzio dell'atto costitutivo

deve intendersi a tempo indeterminato.

L'amministratore cessa dalla carica per morte o per rinuncia o può essere revocato. Gli amministratori nominati con de-

cisione dei soci possono essere revocati nello stesso modo, gli amministratori designati nella parte duratura dell'atto co-

stitutivo sono revocabili solo per giusta causa.

I modelli di gestione

Quando l'amministrazione è affidata a più persone esse costituiscono il consiglio di amministrazione. Le decisioni del

consiglio possono essere adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto e, in tal

caso, dai documenti sottoscritti dagli amministratori devono risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione

e il consenso alla stessa.

Nell'ambito dei sistemi di gestione di tipo corporativo ci si può chiedere se nella srl siano adottabili il sistema dualistico

o quello monistico delle spa.

L'amministrazione disgiuntiva o congiuntiva. Nell'ipotesi di amministrazione disgiuntiva ciascun amministratore può li-

beramente compiere atti di gestione, fermo restando il diritto degli altri di opporsi prima che l'atto sia compiuto; sull'op-

posizione decidono i soci con maggioranza calcolata in base alla rispettiva quota di partecipazione agli utili. Nel caso di

amministrazione congiuntiva, invece, nel silenzio dell'atto costitutivo è necessario il consenso di tutti gli amministratori

per il compimento dell'atto di gestione, salvo che vi sia urgenza di evitare un danno alla società.

La rappresentanza

Salva diversa disposizione dell'atto costitutivo il potere di rappresentanza spetta a ciascun amministratore disgiuntamen-

te. Qualunque limitazione al potere di rappresentanza o del potere di gestione degli amministratori che trovi la sua fonte

nell'atto costitutivo o nell'atto di nomina, anche se debitamente pubblicata, non può essere opposta ai terzi che abbiano

contrattato con gli amministratori, salvo che si dimostri che essi hanno agito con dolo, e cioè con la specifica intenzione

di ledere la società.

Il conflitto di interessi. Gli amministratori hanno il dovere di non compiere e di non concorrere a decidere atti per i

quali essi hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.

Il controllo sulla gestione

Il controllo dei soci

Nella srl il controllo sulla gestione è, in prima battuta, affidato ai singoli soci, coerentemente con il loro rilievo nella

struttura della società.

Il collegio sindacale e il revisore

Nell'ipotesi in cui il capitale sociale della srl sia pari o superiore a quello minimo stabilito per le spa diviene obbligato-

ria la nomina del collegio sindacale.

La responsabilità da gestione

La responsabilità verso la società: profili sostanziali

Il principio generale è che gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'i-

nosservanza dei doveri a essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società.

La gestione della società deve essere svolta almeno con la diligenza del buon padre di famiglia.

La responsabilità è solidale fra tutti gli amministratori, anche quelli che non hanno partecipato all'atto o alla decisione.

Sono però immuni da responsabilità gli amministratori esenti da colpa e che, essendo a cognizione che l'atto si stava per

compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.

Anche i soci rispondono qualora abbiano deciso o autorizzato intenzionalmente il compimento di atti dannosi per la so-

cietà, i soci o i terzi.

La responsabilità posta a carico dei soci deriva dalla loro partecipazione alla gestione, anche per singoli atti e senza che

ciò non assuma le caratteristiche dell'amministrazione di fatto; la solidarietà con la responsabilità degli amministratori

consente di qualificare la responsabilità dei soci verso la società come conseguenza della violazione di un dovere con-

trattuale fiduciario di esercitare il proprio potere in modo non lesivo della società.

Ciascun socio è legittimato individualmente a promuovere l'azione sociale di responsabilità verso amministratori e soci

gestori.

La società, in caso di esito vittorioso dell'azione, deve rimborsare ai soci che l'hanno promossa le spese legali, potendosi

poi rivalere sugli amministratori condannati.

La legge richiede la decisione dei soci per rinunciare o transigere l'azione di responsabilità.

Le modificazioni dell'atto costitutivo

L'aumento di capitale

L'art. 2481 consente che l'atto costitutivo attribuisca agli amministratori la facoltà di decidere l'aumento del capitale so-

ciale.

Come nelle spa, due sono le forme di aumento di capitale previste dalla legge: quello a pagamento e quello nominale

tramite imputazione di riserve a capitale. In linea di principio la sottoscrizione dell'aumento di capitale sociale è riserva-

ta ai soci in proporzione delle partecipazioni possedute.

La delibera di aumento di capitale deve indicare l'eventuale soprapprezzo, i termini e le modalità della sottoscrizione.

Unico limite è la fissazione di un termine non inferiore a trenta giorni, decorrente dalla comunicazione, per la sottoscri-

zione dell'aumento da parte dei soci.

Se si tratta di conferimenti in denaro i sottoscrittori dell'aumento debbono versare almeno il 25% della parte di capitale

sottoscritta e l'intero soprapprezzo; il conferimento deve essere integralmente versato se la società ha un unico socio.

In caso di conferimento in natura di beni, di crediti o conferimenti d'opera si applica l'art. 2464.

La riduzione del capitale

Può essere reale o nominale.

La riduzione reale del capitale sociale, sia pur con apposita norma, è regolata esattamente nello stesso modo delle spa.

LE SOCIETA' COOPERATIVE E LE MUTUE ASSICURATRICI

Lo scopo mutualistico

Fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni più vantaggiose di

quelle che potrebbero ottenere sul mercato.

In una cooperativa di consumo lo scopo perseguito non è la massimizzazione dell'utile al fine di dividerlo tra i soci in

proporzione della partecipazione di ciascuno al capitale, ma quello di consentire ai soci di acquistare i beni a condizioni

più convenienti di quelle di mercato in considerazione della mancanza dell'intermediazione capitalistica.

Le cooperative a mutualità prevalente

Le cooperative a mutualità prevalente sono le uniche destinatarie delle agevolazioni fiscali previste dalla legislazione.

Prevalenza della gestione di servizio con i soci rispetto all'attività con i terzi; clausole particolarmente restrittive del lu-

cro.

Il requisito gestionale consiste nello svolgere l'attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o

servizi.

Il requisito statutario è dato dalla necessaria presenza di clausole che prevedono:

a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi;

b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore

a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;

d) l'obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il

capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della

cooperazione.

Le altre cooperative

In caso di perdita di mutualità prevalente si hanno le seguenti conseguenze: a) la cooperativa è tenuta a segnalare tale

evento all'amministrazione che tiene l'albo delle cooperative. L'omessa o ritardata segnalazione comporta la sanzione

della sospensione semestrale dell'attività dell'ente.

Le caratteristiche fondamentali

Capitale variabile e voto capitario

Variabilità del capitale significa che l'atto costitutivo non contiene l'indicazione di un importo nominale fisso prestabili-

to. In ogni momento nelle cooperative è possibile l'ingresso di nuovi soci senza che ciò comporti la necessità di una mo-

difica statutaria di aumento del capitale.

La regola del voto capitario è la regola secondo la quale in assemblea ciascun socio cooperatore ha un voto, qualunque

sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute.

L'atto costitutivo:

• può attribuire ai soci cooperatori persone giuridiche più voti, ma non oltre cinque, in relazione all'ammontare

della quota oppure al numero dei loro membri;

• può prevedere, nelle cooperative in cui i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso l'integrazione delle ri-

spettive imprese o di talune fasi di esse, che il diritto di voto sia attribuito in ragione della partecipazione allo scambio

mutualistico;

• può attribuire il diritto di voto nell'elezione dell'organo di controllo proporzionalmente alle quote o alle azioni

possedute ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico.

Rapporto mutualistico e parità di trattamento

LA COSTITUZIONE

La costituzione di una cooperativa deve avvenire per atto pubblico. L'atto costitutivo di una cooperativa deve contenere:

• l'indicazione specifica dell'oggetto sociale con riferimento ai requisiti e agli interessi dei soci;

• se il capitale è ripartito in azioni, il loro valore nominale;

• i requisiti e le condizioni per l'ammissione dei soci e il modo e il tempo in cui devono essere eseguiti i conferi-

menti;

• le condizioni per l'eventuale recesso o per l'esclusione dei soci;

• le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per quella dei ristorni.

Azioni e quote dei soci cooperatori

Il valore nominale di ciascuna azione o quota non può essere inferiore a venticinque né, per le azioni, superiore a cin-

quecento euro e nessun socio può avere una quota superiore a centomila euro, né tante azioni il cui valore nominale su-

peri tale somma.

Nelle cooperative con più di cinquecento soci, lo statuto può elevare il limite sino al due per cento del capitale sociale.

Tali limiti non si applicano nei seguenti casi: 1) conferimenti di beni in natura o di crediti; 2) aumento del capitale – nei

limiti del 20% di quello originario – tramite imputazione delle riserve divisibili; 3) aumento del capitale mediante impu-

tazione dei ristorni; 4) ai soci diversi dalla persone fisiche.

In relazione all'oggetto sociale possono essere ammessi solo soggetti che siano con esso coerenti; la ammissione è sog-

getta alla procedura che vedremo tra poco anche in relazione all'equilibrio economico della società.

In caso di esito positivo, la deliberazione di ammissione va comunicata all'interessato e annotata a cura degli ammini-

stratori nel libro dei soci. Il nuovo socio deve versare, oltre l'importo della quota o delle azioni, il soprapprezzo determi-

nato annualmente dall'assemblea su proposta degli amministratori.

Quote e azioni della cooperativa possono essere cedute con effetto verso la società solo se la cessione è autorizzata dagli

amministratori.

Il provvedimento che nega al socio l'autorizzazione va motivato e contro di esso il socio può proporre opposizione al

tribunale entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione.

L'atto costitutivo può vietare la cessione della quota o delle azioni. L'atto costitutivo può autorizzare gli amministratori

ad acquistare o rimborsare quote o azioni della società, purché il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebita-

mento non sia superiore a un quarto.

Gli strumenti finanziari

Nel caso di srl possono essere emessi solo strumenti finanziari privi di diritti di amministrazione da offrire in sottoscri-

zione a investitori qualificati.

Se si tratta, invece, di cooperative alle quali si applicano le norme sulle spa l'atto costitutivo stabilisce i diritti di ammi-

nistrazione o patrimoniali attribuiti ai possessori degli strumenti finanziari. Ai possessori di strumenti finanziari non può

essere attribuito più di un terzo dei voti in ciascuna assemblea generale.

Nelle cooperative gli apporti a fronte di strumenti finanziari possono essere imputati a capitale e attribuire la qualità di

socio. Non potrà comunque essere negata la qualità di soci ai portatori di strumenti finanziari con diritto di voto.

Utili, riserve e ristorni

La destinazione degli utili

Ogni anno deve essere destinato a riserva legale almeno il trenta per cento degli utili netti annuali, qualunque sia l'am-

montare del fondo stesso.

Un'ulteriore quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo

della cooperazione. In presenza di particolari presupposti patrimoniali, poi, le cooperative a mutualità prevalente devo-

no destinare il 5 per cento degli utili netti al fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti.

La destinazione del residuo – se non già determinata nello statuto – viene decisa dall'assemblea che deve rispettare mo-

dalità e percentuale massima di ripartizione dei dividendi tra i soci cooperatori stabilite nello statuto e il divieto di distri-

buire dividendi, acquistare proprie quote o azioni ovvero assegnare ai soci le riserve divisibili se il rapporto tra patrimo-

nio netto e complessivo indebitamento della società è superiore a un quarto.

Le riserve

Le riserve indivisibili sono utilizzabili per la copertura di perdite solo dopo che sono esaurite le riserve che la società

aveva destinato ad operazioni di aumento di capitale e quelle divisibili.

La ripartizione tra i soci delle riserve divisibili è decisa dall'assemblea e, di regola, avviene in denaro.

L'organizzazione e i controlli

L'assemblea

Tipico delle cooperative è il sistema di voto capitario per i soci cooperatori. Il voto capitario non si applica ai soci finan-

ziatori che, però, non possono avere più di un terzo dei voti in ciascuna assemblea generale. Nelle assemblee hanno di-

ritto di voto solo coloro che siano iscritti nel libro dei soci da almeno novanta giorni.

In tema di rappresentanza vi sono due disposizioni particolari: a) nelle cooperative disciplinate dalle norme sulla spa

ciascun socio può rappresentare sino ad un massimo di dieci soci; b) in qualsiasi cooperativa, il socio imprenditore indi-

viduale può farsi rappresentare nell'assemblea anche dal coniuge.

L'atto costitutivo delle cooperative può prevedere lo svolgimento di assemblee separate, anche rispetto a specifiche ma-

terie ovvero in presenza di particolari categorie di soci; deve prevederlo se la società ha più di tremila soci e svolge la

propria attività in più province ovvero se ha più di cinquecento soci e si realizzano più gestioni mutualistiche. Non pos-

sono invece esservi assemblee separate nelle cooperative con azioni quotate.

Le deliberazioni delle assemblee separate non possono essere autonomamente impugnate.

L'assemblea speciale di categoria qualora siano stati emessi strumenti finanziari privi del diritto di voto. L'assemblea

speciale è convocata dagli amministratori o dal rappresentante comune quando lo ritengano necessario o quando almeno

un terzo dei possessori degli strumenti finanziari ne faccia richiesta.

L'organo amministrativo

La nomina degli amministratori segue le regole proprie del sistema di riferimento con alcune importanti precisazioni:

a) la maggioranza degli amministratori deve essere scelta tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai

soci cooperatori persone giuridiche;

b) l'atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle diverse cate-

gorie dei soci, in proporzione dell'interesse che ciascuna categoria ha nell'attività sociale;

c) anche qualora l'atto costitutivo attribuisca la nomina di uno o più amministratori allo Stato o ad enti pubblici, in

ogni caso, la nomina della maggioranza degli amministratori deve essere riservata all'assemblea.

I controlli interni

La nomina del collegio sindacale è obbligatoria solo se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le

società per azioni oppure se per due esercizi consecutivi sono stati superati i limiti indicati e quando la società abbia

emesso strumenti finanziari non partecipativi.

I controlli esterni

La revisione contabile

Nelle cooperative cui si applica la disciplina della spa è obbligatoria la nomina del revisore contabile esterno, salvo che

non si tratti di società chiusa a sistema tradizionale non tenuta alla redazione del bilancio consolidato.

Il controllo giudiziale

I soci che siano titolari del decimo del capitale sociale possono denunciare al tribunale il fondato sospetto che gli ammi-

nistratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno

alla società o a una più società controllata. Il ricorso deve essere notificato a cura dei ricorrenti anche all'autorità di vigi-

lanza.

Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori, i sindaci e l'autorità di vigilanza, dichiara improcedibile il

ricorso se per i medesimi fatti sia stato già nominato un ispettore o un commissario all'autorità di vigilanza; b) l'autorità

di vigilanza dispone la sospensione del procedimento dalla medesima iniziato se il tribunale per i medesimi fatti ha già

nominato un ispettore o un amministratore giudiziario.

I controlli pubblici

Le cooperative sono sottoposte alle autorizzazioni, alla vigilanza e agli altri controlli sulla gestione previsti dalle leggi

speciali. La vigilanza, finalizzata all'accertamento dei requisiti mutualistici, al ministero dello sviluppo economico che

la esercita mediante revisioni cooperative e ispezioni straordinarie.

In caso di irregolare funzionamento della cooperativa, l'autorità di vigilanza può revocarne amministratori e sindaci e

affidare la gestione della società a un commissario, di cui determina poteri e durata.

L'autorità di vigilanza può sciogliere le società cooperative e gli enti mutualistici che: a) non perseguono lo scopo mu-

tualistico; b) non sono in condizione di raggiungere gli scopi per cui sono stati costituiti; c) per due anni consecutivi non

hanno depositato il bilancio di esercizio o non hanno compiuto atti di gestione.

L'autorità di vigilanza può intervenire in caso di irregolarità o di eccessivo ritardo nello svolgimento della liquidazione

ordinaria di una cooperativa sia sostituendo i liquidatori, sia disponendo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'e-

lenco delle società cooperative e degli enti mutualistici in liquidazione che non hanno depositato i bilanci di esercizio

relativi agli ultimi cinque anni.

Il gruppo cooperativo

Le cooperative hanno tradizionalmente realizzato un sistema di reti tra eguali per centralizzare alcuni aspetti della loro

attività che maggiormente si prestano o addirittura richiedono una gestione congiunta.

Scioglimento totale o parziale

Lo scioglimento della cooperativa

In caso di insolvenza le cooperative sono soggette sia a liquidazione coatta amministrativa sia, se svolgono attività com-

merciale, a fallimento. La dichiarazione di fallimento preclude la liquidazione coatta amministrativa e il provvedimento

di liquidazione coatta amministrativa preclude il fallimento.

Lo scioglimento particolare del rapporto sociale

Il socio cooperatore può recedere dalla società nei casi previsti dalla legge e dall'atto costitutivo. Il recesso non può es-

sere parziale e la relativa dichiarazione deve essere comunicata con raccomandata alla società.

Gli effetti del recesso decorrono: a) per quanto riguarda il rapporto sociale dalla comunicazione del provvedimento di

accoglimento della domanda; b) per i rapporti mutualistici tra socio e società, ove la legge o l'atto costitutivo non preve-

dano diversamente, con la chiusura dell'esercizio in corso, se comunicato tre mesi prima, e, in caso contrario, con la

chiusura dell'esercizio successivo.

Il socio può essere escluso: a) previa intimazione da parte degli amministratori, se non esegue in tutto in parte il paga-

mento delle quote o delle azioni sottoscritte; b) nei casi previsti dall'atto costitutivo; c) per gravi inadempienze delle ob-

bligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico; d) per mancanza

o perdita dei requisti previsti per la partecipazione alla società; e) nei casi previsti dall'art. 2286; f) qualora venga di-

chiarato fallito.

Competenti a decidere l'esclusione sono gli amministratori, ma l'atto costitutivo può attribuire tale potere all'assemblea.

In caso di morte il socio, gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni.

Il socio che cessa di far parte della società continua a rispondere per il pagamento dei conferimenti non versati per un

anno dal giorno in cui la causa di cessazione si è verificata.

LE MUTUE ASSICURATRICI

Le mutue assicuratrici sono particolari cooperative operanti nel settore assicurativo nelle quali, salva la figura dei soci

sovventori, la qualità di socio si acquista solo assicurandosi presso la società e si perde con l'estinguersi dell'assicurazio-

ne. Sono quindi cooperative a mutualità integrale in quanto svolgono attività solo con i propri soci.

LE SOCIETA' DI CAPITALI UNIPERSONALI. I GRUPPI DI SOCIETA'

Le società di capitali unipersonali

Spa e srl unipersonali sono governate dalle medesime regole delle pluripersonali eccetto le seguenti deroghe:

a) per le operazioni compiute in nome della società prima dell'iscrizione risponde illimitatamente e solidalmente

verso i terzi il socio unico fondatore;

b) il conferimento, anche se di denaro, deve essere integralmente versato al momento della costituzione della so-

cietà o della sottoscrizione dell'aumento di capitale;

c) quando le azioni o le quote risultano appartenere a una sola persona o muta la persona del socio unico ovvero

si costituisce o ricostituisce la pluralità dei soci, gli amministratori devono depositare per l'iscrizione nel registro delle

imprese una dichiarazione contenente l'indicazione dei dati anagrafici dell'unico socio.

Il collegamento fra società

Si ha collegamento quando una società esercita un'influenza notevole sull'altra. Il collegamento viene presunto, salvo

prova contraria, quando una società può esercitare nell'assemblea ordinaria dell'altra oltre un quinto dei voti oppure un

decimo se la partecipata ha azioni quotate.

Il controllo di società: la fattispecie

L'art. 2359 delinea tre ipotesi in cui viene ravvisata una situazione di controllo fra società:

• quando una società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria di altra società;

• quando una società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria

dell'altra;

• quando una società è sotto l'influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari contrattuali con essa.

Gruppi di società

Gruppi che nascono dalla frammentazione di una grande impresa in una pluralità di società, per cui a ciascuna delle so-

cietà componenti il gruppo corrisponde, quale oggetto sociale, un distinto settore di attività o una distinta fase del pro-

cesso produttivo. Al vertice del gruppo aziendale si pone una società madre, o capogruppo, detta anche holding, la quale,

di solito, non svolge alcuna attività di produzione o di scambio, ma si limita a dirigere le società del gruppo, control-

landole mediante il possesso del pacchetto di maggioranza del capitale sociale o con la possibilità di imporre la propria

volontà in assemblea. La struttura del gruppo aziendale può assumere diverse configurazioni:

• a catena, se la holding controlla una società che a sua volta controlla un'altra e cosi via;

• a stella, se la holding controlla direttamente tutte le società del gruppo.

Quest'ultima configurazione è tipica delle multinazionali, le quali danno vita ad una proliferazione di società, tutte con-

trollate dalla società nazionale, per ogni mercato estero in cui l'impresa opera, conseguendo i vantaggi di separare i ri-

schi del mercato estero da quelli del mercato del mercato nazionale nonché quelli relativi a ciascun mercato estero e di

dislocare le diverse società del gruppo in Paesi scelti secondo la convenienza che ognuno di essi offre rispetto alle risor-

se materiali, al costo del lavoro, al trattamento fiscale ecc.

I TITOLI DI CREDITO

FUNZIONE ED EVOLUZIONE DEI TITOLI DI CREDITO

L'incorporazione del diritto del titolo

Incorporazione del diritto di credito in un documento: il titolo di credito.

La disciplina generale della cessione del credito è ispirata al rigoroso rispetto del principio della derivatività dell'acqui-

sto: il cessionario lo acquista se il cedente ne era effettivamente titolare e gli subentra nell'identica posizione giuridica

nei confronti del debitore ceduto.

Il diritto cartolare è, in linea di principio, immune dalle eccezioni che il debitore avrebbe potuto opporre ai precedenti ti-

tolari: è cioè un diritto autonomo nei limiti normativamente stabiliti.

L'incorporazione del diritto di credito nel titolo, per contro, fa si che il debitore paghi con effetto liberatorio solo al pos-

sessore del titolo debitamente legittimato.

Il possesso qualificato del titolo di credito rappresenta il mezzo necessario e sufficiente per l'esercizio del diritto in esso

incorporato, si comprende anche perché la lettera del titolo identifichi in via esclusiva il contenuto del diritto cartolare.

L'evoluzione dei titoli di credito: la dematerializzazione

I titoli di credito stanno attualmente conoscendo una profonda evoluzione legata al progresso tecnologico. La sostituzio-

ne del titolo di credito con scritturazioni informatiche, obbedisce alle stesse esigenze di rapidità e sicurezza che storica-

mente sono state le levatrici dei titoli di credito.

Elementi distintivi dei titoli di credito

Gli elementi distintivi della fattispecie titolo di credito sono:

• normativi, sintetizzati nelle caratteristiche del diritto cartolare derivanti dall'incorporazione di un documento;

• socio-economici, individuati nell'esigenza di permettere la circolazione di un determinato diritto o posizione

contrattuale in cui prevalgano le ragioni della sicurezza dell'acquisto, rendendola così possibile o più agevole: in una

parola liquida.

Limiti all'autonomia negoziale e tipicità dei titoli di credito

Vi sono delle limitazioni all'autonomia negoziale nell'emissione di particolari titoli di credito:

• vi sono norme che riservano solo a

determinati soggetti, e a determinate condizioni, l'emissione di titoli di credito legati a operazioni di raccolta del

risparmio fra il pubblico, nonché l'emissione di titoli obbligazionari;

• le norme che prevedono controlli da

parte degli organi di vigilanza in caso di sollecitazione all'investimento anche tramite emissione e collocamento fra il

pubblico di titoli di credito;

• la norma che vieta la rappresentazione

a mezzo di titoli di credito degli strumenti finanziari negoziati o destinati alla negoziazione sui mercati regolamentati.

Documenti di legittimazione, titoli impropri e strumenti finanziari

Il documento di legittimazione è quello che serve solo a identificare l'avente diritto alla prestazione. Serie di documenti

che vengono emessi in occasione della stipulazione di determinati contratti. A differenza dei titoli di credito essi non

sono destinati alla circolazione.

I titoli impropri sono invece i documenti che consentono il trasferimento del diritto senza l'osservanza delle forme pro-

prie della cessione.

Distinguere i titoli di credito dagli strumenti finanziari.

Formazione e circolazione dei titoli di credito

La formazione del titolo di credito: creazione ed emissione

Il procedimento di formazione del titolo di credito si apre con la sua creazione. Sono necessarie la materiale riferibilità

della sottoscrizione all'emittente e l'indicazione, pur se generica, dell'obbligazione cartolare.

L'emissione è l'atto con il quale l'emittente si priva della disponibilità del titolo in favore del primo prenditore. All'emis-

sione segue poi la trasmissione del titolo, e cioè la sua circolazione fra i successivi prenditori.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pietro Paolo Piccoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Speranzin Marco.

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