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Diritto commerciale - Appunti

Appunti di Diritto commerciale con particolare interesse per i seguenti argomenti trattati: la storia del diritto commerciale, l'epoca degli Stati nazionali, i Codici napoleonici, Codice, Costituzione e Unione Europea, anni della Repubblica e Comunità Europea.

Esame di Diritto commerciale docente Prof. M. Parodi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Dagli anni ’80 sono state emanate numerose leggi a tutela dei consumatori e degli utenti di beni e servizi,oltre che degli operatori

- economici più deboli.

Nel 2003, dopo l’istituzione negli anni ’90 del registro delle imprese (atteso per 50 anni), è approvata la riforma organica delle società

- di capitali e delle cooperative.

Nel 2005 sono stati emanati i codici della proprietà industriale,del consumo e delle assicurazioni private, mentre nel 2007 è stata

- completata la riforma organica delle procedure concorsuali.

LE PROSPETTIVE DEL DIRITTO COMMERCIALE

• COMMERCIO INTERNAZIONALE

Non smette di perseguire l’obiettivo del superamento della territorialità del diritto. La globalizzazione dei mercati si coglie nel consapevole e

progressivo abbandono, da parte degli Stati nazionali, della pretesa di regolare compiutamente l’economia in modo autonomo. Dopo la

tragica esperienza dei nazionalismi, è maturata la consapevolezza che condizione di una pace stabile e duratura è la realizzazione di una

integrazione fra le nazioni che anche la libertà del commercio internazionale è in grado di assicurare. In particolare,dal punti di vista

economico, lo sviluppo costante del sistema e dei profitti richiede che non vi siano ostacoli territoriali al libero scambio e alla libera allocazione

della produzione,laddove vi siano le condizioni e i costi più favorevoli all’impresa. Inoltre, l’espansione dei mercati e la diffusione delle società

dei consumi hanno favorito la crescita di soggetti economici del tutto svincolati dal legame con uno Stato (multinazionali), che aspirano a

produrre e commerciare in un mercato senza frontiere.

• CONCORRENZA FRA ORDINAMENTI = gli Stati, per attirare investimenti, gareggiano per offrire alle imprese un diritto appetibile, in genere

caratterizzato dalla rimozione di vincoli all’autonomia negoziale, da minori costi per lo svolgimento dell’attività e da controlli più laschi. La

libertà di stabilimento delle imprese in ambito comunitario, dove la disciplina dovrebbe essere più o meno uniforme,consente e incentiva tale

concorrenza.

Importante e’ ricordare come nell’evoluzione del diritto commercila viene costruito, per i rapporti tra impresa e cliente (specie se

consumatore), un corpus normativo legato allo stato soggettivo di quest’ultimo, al fine di ristabilire l’equilibrio tra l’imprenditore e il soggetto

inesperto sul piano dell’informazione e degli assetti normativi del contratto. Un ruolo molto importante è,al riguardo, svolto dalle autorità

indipendenti, a cui è affidato il compito di vigilare sulla correttezza e trasparenza di coloro che sono abilitati a operare sul mercato e di

assicurare la parità delle “armi”. Infine,la recente legislazione sulla privacy, la normativa sulla pubblicità ingannevole e la tutela della

formazione del consenso nei contratti con i consumatori, rispondono alle minacce alla riservatezza e alla libertà individuale provocate dai

mezzi di comunicazione telematica al fine di acquisire informazioni sui consumatori (gusti,inclinazioni ecc.. ).

L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA si rapporta all’evoluzione del diritto commerciale. Da un lato, lo sfruttamento economico del progresso

scientifico è sempre più il presupposto per il suo stesso raggiungimento, mentre dall’altro la scienza si inoltra sempre più in campi e annuncia

risultati che suscitano, allo stesso tempo, speranze e inquietudini : alle richieste del mercato di non porre limiti a ciò che è commerciabile, si

contrappongono la tutela del diritto alla salute e il rispetto di confini etici d’incerta individuazione.

LEZIONE II : L’IMPRENDITORE

1. VALENZA DELLA NOZIONE D’IMPRENDITORE

• STATUTO GENERALE DELL’IMPRENDITORE

La nozione di imprenditore ha un ruolo centrale nell’ambito del diritto commerciale e la sua rilevanza permane nonostante la piu recente

produzione normativa,soprattutto quella di tutela dei consumatori.la normativa che riguarda l’imprenditore e’ dettata dall’art 2082.Importante

ricordare come all’interno del codice civile sono presenti un corpo di norme che fanno riferimento all’imprenditore,sitratta dello statuto

generale dell’imperatore che parte delle discipline dell’azienda e dei segni distintivi,la disciplina della concorrenza ,e dei consirzi e alcune

disposizioni speciali in tema di contratti.

La figura dell’’imprenditore si suddivide :

Sul piano dell’oggetto dell’attività esercitata,tra agricolo e commerciale.

- Sul piano delle dimensioni dell’attività,tra piccolo e medio/grande.

- Sul piano della natura del soggetto che esercita l’attività, tra individuale e collettivo, e tra privato e pubblico.

-

Sono poi significative le ulteriori partizioni, di specificazione dell’attività commerciale, a cui la legge collega l’applicazione di statuti

speciali. Infine, è da ricordare che quando si parla in generale di imprenditore non ci si riferisce esclusivamente alle persone fisiche,bensì

anche a quelle giuridiche (enti, spesso collettivi, come le società).

2. LA NOZIONE D’IMPRENDITORE

• IMPRESA = l’art. 2082 definisce l’imprenditore come colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine

della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Letteralmente il soggetto della definizione sarebbe l’imprenditore,ma siccome la sua

nozione e’ determinata x relazionem all’attivita’ svolta e’ corretto affermare che la norma definisce quest’ultima ovvero l’impresa.

• Importante e’ Analizzare la definizione :

a) Esercita = fa riferimento al soggetto che assume gli obblighi e fruisce dei servizi derivanti dall’attività,che si assume dunque il rischio

economico dell’impresa,ovvero la sopportazione degli oneri inerenti alla conduzione dell’impresa.

b) Attività = per avere un’impresa è necessario lo svolgimento di un’attività, non quindi di un singolo atto e neppure di più atti non coordinati

tra loro, bensì di una serie di atti collegati tra loro da un fine unitario rappresentato dalla produzione o dallo scambio di beni o servizi. È

dunque esclusa dalla nozione di impresa la semplice attività di godimento che si limiti a consumare senza arrecare nuove utilità al

sistema economico. Inoltre l’art 2082 non richiede che l’attivita sia rivolta al mercato e percio si discute se possa essere considerato

giuridicame imprenditore chi svolge una determinata attivita’ per autoconsumo,la c.d. impresa per CONTO PROPRIO. ?? INFATTI si

riferisce a chi produce beni o servizi destinati ad uso e consumo personale, ma è impresa in mero senso giuridico, ma non rientra nella

qualifica dell'attività imprenditoriale di cui all'art.2082cc . La destinazione del mercato non è esplicitamente richiesta da alcun dato

legislativo ma è desumibile indirettamente dallo stesso art. 2082cc, allor quando enuncia (...al fine della produzione e dello scambio.).Per

l’acquisto della qualità d’imprenditore, è sufficiente l’oggettiva riconoscibilità della possibile destinazione al mercato dei beni

prodotti,indipendentemente dalle intenzioni del soggetto e dall’effettiva sorte che i beni avranno.

c) Economica = ovvero fa riferimento alla sua modalità di attuazione.Si sostiene infatti che un attivita puo essere qualificata come impresa

solo se svolta con metodo economico cioe’ con modalita’ che,con giudizio preventivo e astratto,consentano (almeno) la copertura dei

costi con i ricavi. Da un lato, ci viene dunque mostrato come le imprese abbiano,di fatto, non perché necessario,lo scopo di realizzare un

avanzo di gestione (lucro oggettivo) e di ripartirlo in favore dei titolari dell’attività (lucro soggettivo) ; dall’altro, vengono escluse dall’area

giuridica dell’impresa tutte quelle attività svolte istituzionalmente in perdita. Non sono escluse dunque, in linea di principio, le imprese

non-profit (onlus), qualificate come imprese sociali, ovvero quelle organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile

e principale un’attività economica di produzione e scambio dei beni o di servizi di utilità sociale,diretta a realizzare finalità d’interesse

generale.(regolata dal decreto legislativo 460/1997). E’ impresa, infatti, anche l’impresa pubblica (art. 2093 c.c.), la quale è tenuta ad

operare secondo criteri di economicità, ma non persegue di regola la realizzazione di un profitto; così come è attività di impresa quella

svolta dalle società cooperative, le quali, in quanto caratterizzate dallo scopo mutualistico(art. 2511 c.c.), non possono ritenersi

istituzionalmente finalizzate al conseguimento di ricavi eccedenti i costi .

d) Professionale = esercitata abitualmente, non occasionalmente. Deve dunque trattarsi di un’attività sistematica e ripetuta nel se tempo,

anche se eventualmente stagionale. A volte anche l’esecuzione di un unico affare puo’ essere sufficiente a far assumere la qualita’ di

imprenditore qualora si tratti di un affare complesso che implichi il compimento di pluralita’ di operazioni fra loro coordinate es. Un conto

e;’ organizzare un concerto per la fewta per il paese ,un conto e’ organizzare l’unico concerto italiano di bruce springsteen.Di

conseguenza il dato essenziale e’ rappresentato dalla percezione che oggettivamente viene data ai terzi dell’attivita’ svolta

Organizzata = fa riferimento al coordinamento dei fattori della produzione (personale,materie prime, risorse finanziarie .. ) da parte

dell’imprenditore (vedi su libro : auto-organizzazione e etero-organizzazione). L’imprenditore, cioè, deve avvalersi di beni (materie prime,

macchinari,locali) e persone (dipendenti, consulenti, collaboratori esterni) organizzati in funzione dello svolgimento dell’attività economica.

La dottrina ha cercato di precisare ulteriormente il concetto di organizzazione e di stabilire, soprattutto, quale livello di organizzazione è

essenziale al fine di acquistare la qualifica di imprenditore.Si è così evidenziato, in primo luogo, che non è necessario che altre persone

lavorino alle dipendenze dell’imprenditore Può essere qualificato imprenditore,pertanto, anche chi non si avvale della collaborazione di

altri soggetti e si limita ad utilizzare il proprio lavoro ed il proprio capitale; si pensi ad un esercizio commerciale gestito dal solo titolare.Si

è affermato, poi, che può essere qualificato imprenditore anche colui che non utilizza beni strumentali esteriormente percepibili (ad

esempio locali,macchinari, mobili etc.). Ciò che rileva affinché vi sia “organizzazione” è,come detto in principio, l’utilizzazione coordinata

di fattori produttivi da parte dell’imprenditore e nell’ambito dei fattori produttivi rientra certamente anche il capitale; è, quindi, imprenditore

anche colui che acquista e vende sistematicamente in borsa titoli azionari al fine di speculare sulle differenze dei prezzi.L’organizzazione

dei fattori produttivi, però, è pur sempre necessaria; in assenza di un minimo di organizzazione del lavoro o del capitale non si ha

impresa,ma lavoro autonomo non imprenditoriale. Si dice, a questo proposito,che non è sufficiente la auto-organizzazione, cioè l’utilizzo

del solo lavoro personale del soggetto che agisce, ma è necessario anche che non manchi del tutto la cd. etero-organizzazione, cioè

l’organizzazione di fattori diversi dal lavoro personale.

Di opinione contraria, però, è una parte della dottrina, che definisce il requisito dell’organizzazione uno “pseudorequisito”, la cui

mancanza non impedisce al soggetto di acquistare la qualifica di imprenditore (Galgano).Secondo questa opinione, in sostanza, la

presenza di una certa organizzazione serve unicamente a distinguere l’imprenditore non piccolo,che ha sempre un’organizzazione, dal

piccolo imprenditore, art 2083,che può non averla.

a) Lecita = la qualificazione di una data attività come impresa prescinde dalla sua liceità,ovvero è imprenditore anche colui che esercita

un’impresa in violazione di un obbligo. Le conseguenze dell’illiceità si producono sul piano dell’inadempimento dell’obbligo violato. Ciò

avviene anche con riferimento al caso in cui l’illiceità consista nello svolgimento di un’attività in mancanza dell’autorizzazione

eventualmente richiesta dalla legge (impresa illegale) o si tratti di un’attività in assoluto vietata o inserita nello svolgimento di una più

vasta attività criminosa (impresa immorale). Infine, non potrà avvalersi delle regole di responsabilità il terzo non meritevole, il quale abbia

contrattato con l’imprenditore,consapevole dell’illiceità.

3. LE PROFESSIONI INTELLETTUALI

• IL PRIVILEGIO DEI PROFESSIONISTI = L’art 2238 stabilise che ai professionisti intellettali, si applicano le disposizioni in tema di impresa

solo se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma d’impresa, ovvero quando l’attività professionale è

inserita in una più complessa attività qualificabile come impresa. Ciò si ha in quanto, in un dato momento storico, gli esponente delle libere

professioni hanno ottenuto dal legislatore l’esonero dall’applicazione dello statuto dell’imprenditore : tale esenzione può dunque esser vista

come un anacronistico privilegio derivante dal tradizionale prestigio di tali professioni o come una forma di tutela della clientela, considerata

unitamente a una regolazione restrittiva in tema di accesso alla professione e protettiva in materia di compensi.

• PROFESSIONISTI E ANTITRUST (si definisce il complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati

economici. Tale complesso normativo, detto anche Diritto antitrust o Diritto della concorrenza, appresta una tutela di carattere generale al

bene primario della concorrenza inteso quale meccanismo concorrenziale, impedendo che le imprese, singolarmente o congiuntamente,

pregiudichino la regolare competizione economica adottando condotte che integrano intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione

dominante e concentrazioni idonee a creare o rafforzare una posizione di monopolio.)

Nell’ambito comunitario ed in particolare nel settore antitrust, si è affermata una nozione d’impresa più ampia che comprende anche le libere

professioni. Tale nozione inizia a esser presa sempre più in considerazione anche in Italia,sia riguardo alla disciplina della concorrenza che

alla possibilità di svolgere tali attività con forme organizzative e modalità operative tipiche dell’impresa. Il privilegio cade e il professionista

diviene imprenditore quando la sua attività si manifesta prevalentemente non attraverso contratti d’opera intellettuale, bensì tramite altri


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Parodi Manfredi.

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