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Diritto commerciale - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto commerciale integrati con riassunti del manuale di Campobasso. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le azioni e il capitale sociale, la partecipazione azionaria, la nullità delle società per azioni (cause di nullità), l’impresa, il sistema legislativo e le caratteristiche dell’imprenditore commerciale e agricolo, l’impresa societaria e le... Vedi di più

Esame di Diritto commerciale docente Prof. G. Cabras

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ESTRATTO DOCUMENTO

7. la nullità della società per azioni

presenza vizi o anomalie nel procedimento di costituzione della società o nell’atto costitutivo.

Reazioni diverse a seconda che ciò emerga prima o dopo l’iscrizione nel registro delle imprese:

 PRIMA: contratto di società che può essere dichiarato nullo o annullato nei casi e con gli effetti

previsti dalla disciplina generale dei contratti.

 DOPO: esiste una società. La sanzione colpisce la soc- organizzazione, l’ente associativo nato dal

contratto invalido.

Sanzione: scioglimento della società.

Art 2332: disciplina della nullità della soc per azioni iscritta

Cause di nullità:

6. mancata stipulazione dell’atto costitutivo nella forma dell’atto pubblico

7. illiceità dell’oggetto sociale

8. mancanza nell’atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della soc, i conferimenti,

l’ammontare del capitale o dell’ogg sociale.

Non sono + cause di nullità:

- mancanza atto costitutivo

- incapacità di tutti i soci fondatori

- mancanza pluralità fondatori

- mancato versamento dei decimi iniziali dei conferimenti in denaro.

La dich di nullità della soc per azioni non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome della soc dopo

l’iscrizione , sia se i terzi o i soci erano in buona o in mala fede.

Riassunto di diritto commerciale del “Campobasso” by Davide Benza

La Costituzione italiana riconosce la proprietà privata e la libertà di iniziativa agli artt. 41 e 42.

Capitolo I: L’impresa

Il sistema legislativo

La disciplina non è identica per tutti gli imprenditori. Distinguiamo 3 criteri:

1. l’oggetto (distinzione tra imprenditore agricolo e commerciale)

2. la dimensione (piccolo/medio-grande imprenditore)

3. la natura (privata/pubblica)

L’imprenditore commerciale non può essere considerato piccolo, quindi è soggetto ad uno specifico statuto:

 iscrizione nel registro delle imprese

 pubblicità legale

 rappresentanza commerciale

 tenuta delle scritture contabili

 fallimento ed altre procedure concorsuali

Al contrario, gli imprenditori piccoli e agricoli non falliscono.

Nozione generale di imprenditore (art. 2082 cod.civ.)

E' imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello

scambio di beni o di servizi.

Quest’articolo fissa i requisiti minimi. È controverso se siano altresì indispensabili:

 la liceità dell’attività svolta

 lo scopo di lucro

 la destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti.

L’attività produttiva

L’impresa è attività produttiva in senso lato. Non è impresa l’attività di mero godimento, ad es. il locatario o chi

impiega denaro con scopi speculativi. Si considera attività d’impresa, invece, quella alberghiera, in quanto

accompagnata da servizi collaterali che eccedono il mero godimento.

La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche quando l’attività produttiva svolta è illecita: non vi è

alcuna ragione per sottrarre al fallimento un contrabbandiere o un produttore di droga.

Organizzazione, impresa e lavoro autonomo

È imprenditore anche chi opera senza utilizzare altrui prestazioni (es.: gioielliere unico gestore): l’organizzazione

imprenditoriale può essere anche organizzazione di soli capitali e del proprio lavoro intellettuale e/o manuale.

La semplice organizzazione del proprio lavoro non può però essere considerata imprenditoriale, in mancanza di un

minimo di eteroorganizzazione. Piccola impresa, infatti, è quella organizzata prevalentemente con il lavoro proprio

e dei propri familiari. In sostanza l’eteroorganizzazione è necessaria per aversi impresa, ovvero fin quando non si

può ritenere superata la soglia della semplice autoorganizzazione.

Scopo di lucro ed economicità

Non è imprenditore chi produce beni o servizi erogati gratuitamente o a prezzo politico, tale da non poter coprire i

costi con i ricavi. Lo scopo lucrativo, comunque, si intende come movente psicologico dell’imprenditore (c.d. lucro

soggettivo) per cui non si può affermare che chi è in perdita non svolga attività d’impresa. Ma è necessario che si

applichi un metodo economico oppure è necessario un ulteriore metodo lucrativo? Basta il primo (ovvero non serve

perseguire ricavi, ma soltanto perseguire il pareggio). Questo, perché la copertura dei ricavi da parte dei costi è un

requisito comune per tutte le imprese (anche per le pubbliche).

La professionalità

Essa implica l’esercizio abituale e non occasionale, ma non richiede che l’attività sia svolta continuativamente e

senza interruzioni, né che essa sia l’unica o la principale (l’impresa si può avere anche per un solo complesso

grande affare).

Il seguente punto è controverso: se è vero che di regola le imprese operano per il mercato non può escludersi che chi

copre i costi con dei risparmi non operi economicamente (es.: chi costruisce un singolo edificio per uso personale: si

tratta della c.d. impresa per conto proprio).

Impresa e professioni intellettuali

I liberi professionisti (avvocati, commercialisti, notai etc.) non sono mai, in quanto tali, imprenditori ( art. 2338

c.c. ).

Questo perché così ha voluto il legislatore.

Capitolo II: Le categorie di imprenditori

Avevamo anticipato che, in base all’oggetto, gli imprenditori si distinguono in “agricoli e commerciali”.

Chi è imprenditore agricolo è esonerato, salvo l’iscrizione nel registro delle imprese, dall’applicazione della

disciplina dell’imprenditore commerciale (tenuta delle scritture, fallimento e altre procedure concorsuali).

L’imprenditore agricolo

L’art. 2135 c.c. stabilisce che “E imprenditore agricolo chi esercita un'attività diretta alla coltivazione del fondo,

alla silvicoltura, all'allevamento [del bestiame] degli animali e attività connesse.

Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all'alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano

nell'esercizio normale dell'agricoltura.”.

Le attività agricole si distinguono quindi in due categorie:

 attività agricole essenziali

 attività agricole per connessione

(questa distinzione è rimasta anche con la riforma apportata dal d.lgs. 228/2001).

Nella prassi, l’impresa agricola cede il passo all’agricoltura industrializzata. È necessario perciò stabilire fino a che

punto la tecnologia sia compatibile con la qualificazione d’impresa agricola.

L’attuale formulazione (dettata dal d.lgs. di cui sopra) specifica che “ si intendono le attività dirette allo sviluppo di

un ciclo biologico ” , questo anche se realizzato con metodi che prescindono del tutto dallo sfruttamento della terra

(es.: orticoltura, coltivazioni in serra, floricoltura). Il criterio del ciclo biologico porta a riconoscere attività agricola

anche la zootecnia fuori dal fondo (es.: allevamento in batteria).

La sostituzione del termine “bestiame” con “animali” tronca ogni altro dubbio, espandendo la definizione.

Le attività agricole per connessione

Il terzo comma dell’attuale articolo 2135 stabilisce che si intendono connesse:

 le attività dirette alla conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli;

 la fornitura di beni o servizi mediante attrezzature impiegate nell’attività agricola.

È, tuttavia, imprenditore commerciale chi trasforma o vende prodotti agricoli altrui.

La connessione soggettiva non è, inoltre, sufficiente. È necessario che ricorra anche una connessione oggettiva fra le

due attività: le attività connesse non devono prevalere sull’attività agricola, per definirsi tali.

L’imprenditore commerciale

Art. 2195 Imprenditori soggetti a registrazione

Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;

2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;

3) un'attività di trasporto per terra, o per acqua o per aria;

4) un'attività bancaria o assicurativa;

5) altre attività ausiliarie delle precedenti

Come vanno qualificate le imprese che non rientrano in queste categorie? È opinione prevalente che l’art. 2195 ha

carattere non tassativo: è impresa commerciale ogni impresa che non sia qualificabile come agricola.

La piccola impresa

Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore. È, invece, esonerato, anche se esercita

attività commerciale, dalla tenuta delle scritture, dal fallimento e dalle procedure concorsuali. L’iscrizione non ha

funzione di pubblicità . La nozione ha perciò rilievo negativo: serve per restringere ulteriormente l’ambito. Esistono

due diverse nozioni: quella data dal codice civile e quella della l.fall.

Il piccolo imprenditore nel codice civile

Esistono 3 figure tipiche di piccolo imprenditore, secondo l’art. 2083: “Sono piccoli imprenditori i coltivatori

diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata

prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.”.

La prevalenza del lavoro proprio e familiare, rispetto al capitale e al lavoro altrui, costituisce il carattere distintivo di

tutti i piccoli imprenditori. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare

L’art. 1 della legge fall. ribadiva che i piccoli imprenditori commerciali non falliscono e stabiliva che: “ sono

considerati piccoli imprenditori i titolari di un reddito inferiore al minimo imponibile.”, “nella cui azienda risulta

essere stato investito un capitale non superiore alle 900.000 £.”. Aggiungeva che “in nessun caso sono considerati

piccoli imprenditori le società commerciali.”.

In sintesi, nella legge fall., il piccolo imprenditore è individuato esclusivamente in base a parametri monetari.

Questo è palesemente in contrasto con i principi civilistici.

Entrambi i criteri della l.fall. sono stati abrogati: l’imposta di ricchezza è stata sostituita nel ’74 dall’IRPEF, mentre

il principio del capitale investito è stato dichiarato incostituzionale nell’89, a causa dell’inflazione.

Della nozione fallimentare originaria sopravvive solo la parte secondo cui “in nessun caso sono considerati piccoli

imprenditori le società commerciali.”. L’impresa artigiana

Per la legge del 1956 il dato caratterizzante risiedeva nella natura artistica o usuale. La legge speciale derogava alla

disciplina generale. La qualifica artigiana era riconosciuta anche alle società.

Questa situazione è superata con “la legge quadro del 1985”, che contiene una definizione basata:

 sull’oggetto dell’impresa (attività di produzione di beni, anche semilavorati);

 sul ruolo prevalente dell’artigiano nell’impresa e nel processo produttivo.

La categoria delle imprese artigiane risulta, quindi, ampliata. La legge quadro, però, non basta per sottrarre

l’artigiano allo statuto dell’imprenditore commerciale. È necessario altresì che sia rispettato il criterio della

prevalenza fissato dall’art. 2083, altrimenti, in mancanza di essa, vi sarà l’assoggettamento al fallimento.

Anzi, ad oggi, l’esonero dall’assoggettamento al fallimento è cessato.

L’impresa familiare

È tale l’impresa nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo

dell’imprenditore: è la c.d. famiglia nucleare. Non va confusa con la piccola impresa, sebbene sia possibile che una

piccola impresa sia famigliare e viceversa. Prima della riforma il lavoro famigliare si presumeva prestato a titolo

gratuito. La tutela legislativa si è realizzata riconoscendo diritti patrimoniali e amministrativi:

 al mantenimento

 alla partecipazione agli utili (trasferibile solo a favore degli altri membri della famiglia, con il consenso

unanime degli altri membri)

 sui beni acquistati con gli utili

 di prelazione sull’azienda (in caso di divisione ereditaria o di trasferimento)

Le decisioni in merito alla gestione straordinaria sono adottate a maggioranza. L’impresa famigliare resta

un’impresa individuale e ne consegue che:

- i beni sono di proprietà dell’imprenditore;

- i diritti patrimoniali costituiscono semplici diritti di credito nei confronti dell’imprenditore;

- la gestione ordinaria è data all’imprenditore.

L’impresa societaria

La società semplice è utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale. Le società diverse si definiscono

società commerciali. Sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore commerciale solo e tutti gli imprenditori

commerciali non piccoli. Parte della disciplina dell’imprenditore commerciale si applica alle società commerciali,

qualunque sia l’attività svolta: questo principio è valido per l’obbligo d’iscrizione e la tenuta delle scritture

contabili. Tale disciplina si applica anche nelle SNC e nelle SAS per i soci a responsabilità illimitata. Resta fermo

l’esonero delle società agricole dal fallimento.

Le società non sono mai piccoli imprenditori. Le imprese pubbliche

Forme di intervento:

 partecipazione in SPA: l’impresa si presenta formalmente come una società;

 la PA, pubblica amministrazione, può generare enti il cui compito è l’esercizio di attività d’impresa.

Tali enti sono sottoposti allo statuto dell’imprenditore con la sola eccezione dell’esonero dal fallimento, sostituito,

però, dalla liquidazione coatta amministrativa.

 Lo Stato o altro ente pubblico territoriale possono svolgere direttamente attività d’impresa e sono esonerati

dall’iscrizione nel registro e dalle procedure concorsuali.

Dal 1990 quasi tutti gli enti pubblici sono stati trasformati in società per azioni a partecipazione statale (c.d.

privatizzazione formale). La dismissione delle azioni pubbliche è, invece, detta privatizzazione sostanziale.

Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Essenziale per aversi impresa è che l’attività venga condotta con metodo economico, che può ricorrere anche

quando lo scopo sia ideale. Resta, tuttavia, l’esposizione al fallimento.

Capitolo III: L’acquisto della qualità di imprenditore

Gli effetti degli atti giuridici ricadono solo sul soggetto il cui nome è stato validamente speso: l’imprenditore

diventa il rappresentato e non il rappresentante. Questo si ricava dalla disciplina del mandato con rappresentanza.

Per contro, quando il mandato è senza rappresentanza, il mandatario acquista i diritti e assume gli obblighi.

Esercizio indiretto dell’attività di impresa: l’imprenditore occulto

L’imprenditore indiretto od occulto somministra al prestanome (spesso nullatenente) i mezzi finanziari e fa propri i

guadagni per non esporre al rischio il patrimonio personale. È fuori dubbio che i creditori potranno provocare il

fallimento del prestanome, però ben poco potranno ricavarne. Quali i rimedi?

Secondo il principio dell’inscindibilità del rapporto potere-responsabilità, chi esercita il potere assume anche il

rischio. Questa teoria, però, non ha fondamento ed è smentita dai principi che regola le società di capitali.

A partire dal 1993, nella SRL neppure la qualità di unico socio comporta di per sé l’assunzione di responsabilità

illimitata. Diverse tecniche sono state proposte per limitare gli abusi. È frequente che il socio di comando disponga

sistematici finanziamenti o concessioni di garanzie con ingerenza negli affari sociali.

La giurisprudenza ritiene che questi comportamenti possano dar vita ad un’autonoma e distinta attività di impresa

ed in quanto tale potrà fallire. Inizio dell’impresa

L’iscrizione nel registro non è condizione né necessaria né sufficiente per l’attribuzione della qualifica di

imprenditore commerciale. Questo principio è pacifico per le persone fisiche. È invece convincimento diffuso che le

società acquistano la qualità di imprenditori dalla loro costituzione. Il principio dell’effettività, perciò, può e deve

trovare applicazione anche per le società; si diventa imprenditori già durante la fase preliminare, anteriormente al

compimento del primo atto di gestione. Un singolo atto non sarà di regola sufficiente perché una persona fisica

diventi imprenditore. Ed anche più atti, se inespressivi o non coordinati, potrebbero non bastare. La valutazione può

essere diversa quando gli stessi atti siano compiuti da una società.

Fine dell’impresa (rinvio agli appunti: più aggiornati)

Anche la fine dell’impresa è dominata dal principio di effettività: la qualità di imprenditore si perde solo con

l’effettiva cessazione dell’attività. L’art. 10 della legge fallimentare prevede che lo stesso possa essere dichiarato

fallito entro un anno dalla cessazione dell’attività. La fase di liquidazione costituisce ancora esercizio dell’impresa e

perciò la qualità di imprenditore si perde solo con la chiusura della liquidazione. Non è però necessario che siano

stati pagati tutti i debiti. Per le società la cancellazione dal registro delle imprese presuppone non solo la

disgregazione dell’azienda ma anche l’integrale pagamento delle passività. Dopo la cancellazione risponderanno gli

ex-soci (limitatamente o illimitatamente a seconda del tipo di società). La Corte costituzionale nel 2000 ha

affermato e imposto il principio che per le società l’anno per la dichiarazione di fallimento decorre dalla

cancellazione dal registro delle imprese. Incapacità e incompatibilità

La capacità all’esercizio di impresa si acquista con la capacità di agire (18). Si perde in seguito ad interdizione o

inabilitazione. Ad esempio, gli impiegati dello Stato che svolgono attività d’impresa, pur non potendo, sono

comunque considerati imprenditori, ma saranno esposti a sanzioni amministrative e ad aggravamenti delle sanzioni

penali in caso di fallimento. L’impresa commerciale degli incapaci

Il legislatore stabilisce che in nessun caso è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale in nome e

nell’interesse del minore, dell’interdetto e dell’inabilitato. È consentita solo la continuazione di un’impresa

preesistente, quando ciò sia utile per l’incapace e purché la continuazione sia autorizzata dal tribunale. Chi ha la

rappresentanza può compiere tutti gli atti che rientrano nell’esercizio dell’impresa, siano essi di ordinaria o di

straordinaria amministrazione. L’autorizzazione sarà necessaria solo per atti particolari, quali la vendita

dell’immobile in cui ha sede l’impresa. L’inabilitato, intervenuta l’autorizzazione, potrà esercitare personalmente

l’impresa, sia pure con l’assistenza del curatore. Il minore emancipato può essere autorizzato dal tribunale anche ad

iniziare una nuova impresa commerciale acquistando così la piena capacità di agire.

Capitolo IV: Lo Statuto dell’imprenditore commerciale

L’imprenditore commerciale è destinatario di una peculiare disciplina in parte comune agli altri imprenditori.

La pubblicità

È previsto l’obbligo di rendere di pubblico dominio atti o fatti relativi alla vita dell’impresa. In tal modo diventano

opponibili a chiunque indipendentemente dall’effettiva conoscenza (c.d. conoscibilità legale). Il registro delle

imprese è uno strumento di pubblicità legale delle imprese commerciali non piccole e delle società commerciali

previsto dal codice civile. Per oltre 50 anni l’istituto è però rimasto inoperante. Vi era un regime imperniato

sull’iscrizione nei preesistenti registri di cancelleria. Per le società di capitali era prevista nel 1969 la pubblicazione

nel bollettino ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata (Busarl, per le cooperative Busc), in

aggiunta all’iscrizione nel registro delle imprese (cancelleria del tribunale).

Ulteriori adempimenti erano previsti da leggi speciali, quali l’iscrizione nel registro delle ditte, tenuto dalle camere

di commercio. La situazione si sblocca nel 1993 con le norme per il riordino delle Camere di Commercio. È stato

finalmente istituito il registro delle imprese. Nel contempo sono stati soppressi il registro delle ditte, il busarl ed il

busc. L’unico strumento di pubblicità è oggi il registro delle imprese. L’iscrizione è stata estesa agli imprenditori

agricoli, ai piccoli imprenditori ed alle società semplici, inizialmente con effetti di pubblicità-notizia, oggi di

pubblicità legale. La tenuta del registro è affidata alle Camere di Commercio, che la effettuano con tecniche

informatiche. Il registro delle imprese

È istituito in ciascuna provincia presso la Camera di Commercio. È articolato in una sezione ordinaria ed in una

sezione speciale. Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori (non agricoli), per i quali l’iscrizione produce

effetti di pubblicità legale. Sono invece iscritti nella sezione speciale, gli imprenditori che, secondo il codice civile

ne erano esonerati (imprenditori agricoli-individuali, piccoli imprenditori, SS e artigiani). Sono poi soggette a

registrazione tutte le modificazioni di elementi già iscritti.

L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire anche d’ufficio, se l’iscrizione (così come la

cancellazione) è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. Prima di procedere al l’iscrizione, l’ufficio del registro

deve controllare la regolarità formale e sostanziale. La pubblicità legale serve non solo a rendere conoscibili i dati,

ma ha anche efficacia costitutiva, dichiarativa e normativa (nella sezione ordinaria ha efficacia semplicemente

dichiarativa). Ha efficacia costitutiva (prima la società non esiste) totale l’iscrizione nel registro delle imprese

dell’atto costitutivo delle società di capitali (art. 2332 e 2475) e delle società cooperative. In altri casi, l’iscrizione,

pur non avendo efficacia costitutiva, è presupposto per la piena applicazione di un determinato regime giuridico. È

questo il caso della SNC e della SAS. Tali società vengono ad esistenza anche se non registrate; la mancata

registrazione, però, impedisce che operi il regime di autonomia patrimoniale per i soci a responsabilità limitata. La

società in tal caso si definisce irregolare.

L’iscrizione nella sezione speciale del registro non produceva, invece, alcuno degli effetti fin qui esposti, in quanto

ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità-notizia: l’iscrizione non rende l’atto opponibile. Lo

statuto dell’imprenditore commerciale è iscritto nella sezione ordinaria, quello delle altre imprese nella sezione

speciale. Questa disciplina è stata modificata per gli imprenditori agricoli anche piccoli: per tali categorie

l’iscrizione ha efficacia legale.

L’obbligo di tenuta delle scritture contabili e le scritture obbligatorie

Da tale obbligo sono esclusi i piccoli imprenditori. Le società commerciali (tranne la SS) sono obbligate alla tenuta,

anche se non esercitano attività commerciale. Sono obbligatorie le seguenti scritture:

 Libro giornale

 Libro degli inventari

 Bilancio

 Libro mastro, libro magazzino. Regolarità delle scritture contabili

 Formalità estrinseche: libro degli inventari, libro giornale devono essere numerati e bollati etc.

 Formalità intrinseche: la contabilità non deve presentare spazi interlinee, abrasioni, le parole cancellate

devono restare leggibili etc.

L’inosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e, quindi, giuridicamente irrilevanti. L’imprenditore che

non tiene regolarmente le scritture non può utilizzarle come prova a suo favore ed è assoggettato a sanzioni penali

per i reati di bancarotta semplice o fraudolenta in caso di fallimento.

Per avere efficacia probatoria, devono essere presenti 3 condizioni:

 scritture regolarmente tenute;

 controparte imprenditore;

 controversia relativa all’esercizio dell’impresa.

Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

Gli ausiliari si dividono in interni o subordinati ed esterni o autonomi. La rappresentanza è regolata da norme

speciali, quando inerenti all’esercizio di impresa commerciale posti in essere da ausiliari interni (institori,

procuratori e commessi) che sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza. Il loro potere non si fonda

sulla procura ma costituisce effetto naturale. Chi conclude affari deve verificare se l’imprenditore ha modificato i

loro poteri.

 L’institore: è il direttore generale . È tenuto congiuntamente all’imprenditore agli obblighi di iscrizione e

tenuta delle scritture. In caso di fallimento, troveranno applicazione anche nei confronti dell’institore, le

sanzioni penali a carico del fallito, fermo restando che solo l’imprenditore potrà essere dichiarato fallito.

Anche in mancanza di espressa procura, può compiere, in nome dell’imprenditore, tutti gli atti pertinenti

all’esercizio dell’impresa. Non può, invece, alienare o ipotecare i beni immobili del proponente. I poteri

rappresentativi dell’institore possono essere ampliati o limitati dall’imprenditore. L’institore deve spendere

il nome del rappresentato; sarà personalmente obbligato se non lo fa.

 Art. 2209 Procuratori Le disposizioni degli artt. 2206 e 2207 si applicano anche ai procuratori, i quali, in

base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l'imprenditore gli atti pertinenti

all'esercizio dell'impresa, pur non essendo preposti ad esso. I procuratori sono ausiliari di grado inferiore

all’institore (ad esempio: il direttore del settore acquisti). Essi potranno compiere in nome dell’imprenditore

tutti gli atti che tipicamente rientrano in tale funzione. Essi non hanno rappresentanza processuale e non

sono soggetti agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili (per

conto, ovviamente, dell’imprenditore, come gli institori).

 Art. 2210 Poteri dei commessi dell'imprenditore I commessi dell'imprenditore, salve le limitazioni

contenute nell'atto di conferimento della rappresentanza, possono compiere gli atti che ordinariamente

comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati. Non possono tuttavia esigere il prezzo delle

merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti che non sono d'uso, salvo che

siano a ciò espressamente autorizzati (2211).

Capitolo V: L’azienda

Art. 2555 Nozione

L'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore (2082) per l'esercizio dell'impresa.

L’azienda costituisce l’apparato strumentale (locali, macchinari attrezzature etc.). Non sono considerati beni

aziendali i beni dell’imprenditore non destinati allo svolgimento dell’attività. Viceversa, la qualifica di bene

aziendale compete anche ai beni di proprietà di terzi, di cui l’imprenditore può disporre (es.: il leasing).

Il complesso unitario acquista, di regola, un valore di scambio maggiore della somma dei singoli beni; tale valore è

definito avviamento. L’avviamento può essere:

 Oggettivo: ricollegabile a fattori che permangono anche se muta il titolare (capacità di produrre);

 Soggettivo: quello dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore (clientela).

La circolazione dell’azienda

È importante stabilire se un determinato atto sia trasferimento di azienda o di singoli beni aziendali. Per aversi

trasferimento di azienda non è necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero complesso, è sufficiente che

sia trasferito un insieme di beni potenzialmente idoneo ad essere utilizzato. È necessario che i beni esclusi non

alterino l’unità economica (es.: brevetto).

Art. 2556 Imprese soggette a registrazione

Per le imprese soggette a registrazione (2195, 2200) i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della

proprietà (2565, 2573) o il godimento dell'azienda devono essere provati per iscritto (2725), salva l'osservanza

delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda (1350) o per la

particolare natura del contratto (162, 782).

I contratti di cui al primo comma, in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, devono essere depositati

per l'iscrizione nel registro delle imprese, nel termine di trenta giorni, a cura del notaio rogante o autenticante.

I contratti di trasferimento devono essere iscritti nel registro entro 30 giorni.

La vendita dell’azienda.

Art. 2557 Divieto di concorrenza

Chi aliena l'azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall'iniziare una nuova impresa

che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta (2125, 2596).

Il patto di astenersi dalla concorrenza in limiti più ampi di quelli previsti dal comma precedente è valido, purché

non impedisca ogni attività professionale dell'alienante. Esso non può eccedere la durata di cinque anni dal

trasferimento.

Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non e stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo

di cinque anni dal trasferimento.

Nel caso di usufrutto o di affitto dell'azienda il divieto di concorrenza disposto dal primo comma vale nei confronti

del proprietario o del locatore per la durata dell'usufrutto o dell'affitto.

Le disposizioni di questo articolo si applicano alle aziende agricole solo per le attività ad esse connesse (2135),

quando rispetto a queste sia possibile uno sviamento di clientela.

Il divieto è applicabile anche in caso di vendita coatta.

La successione nei contratti aziendali

Art. 2558 Successione nei contratti

Se non è pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda

stessa che non abbiano carattere personale (2112, 2610).

Il terzo contraente può tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una

giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità dell'alienante.

Le stesse disposizioni si applicano anche nei confronti dell'usufruttuario e dell'affittuario per la durata

dell'usufrutto e dell'affitto.

Questo articolo deroga i principio di diritto comune, infatti il consenso del terzo contraente non è necessario per il

trasferimento del contratto e l’effetto successorio si produce ex lege.

Crediti e debiti aziendali

Art. 2559 Crediti relativi all'azienda ceduta

La cessione dei crediti relativi all'azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione

(1265 e seguente), ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del trasferimento nel registro delle

imprese. Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede all'alienante (att. 100-5).

Le stesse disposizioni si applicano anche nel caso di usufrutto dell'azienda, se esso si estende ai crediti relativi alla

medesima.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ se C salda in buona fede ad A, il pagamento è valido.

C (debitore)

Art. 2560 Debiti relativi all’azienda ceduta

L'alienante non è liberato dai debiti, inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non

risulta che i creditori vi hanno consentito.

Nel trasferimento di un'azienda commerciale (2195) risponde dei debiti suddetti anche l'acquirente dell'azienda, se

essi risultano dai libri contabili obbligatori (2212 e seguenti).

A (alienante) → B (acquirente)

↓ C può sempre rivalersi su A.

C (creditore)

Esiste, inoltre, una disciplina più favorevole per i lavoratori (debiti di lavoro): l’acquirente risponde in solido con

l’alienante anche se tali debiti non risultano da scritture contabili.

A (alienante) → B (acquirente)

↑ C può rivolgersi ad entrambi.

C (lavoratore) Usufrutto e affitto dell’azienda

Art. 2561 Usufrutto dell'azienda

L'usufruttuario dell'azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue.

Egli deve gestire l'azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l'efficienza

dell'organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Se non adempie a tale obbligo o cessa

arbitrariamente dalla gestione dell'azienda, si applica l'art. 1015. (cessazione dell’usufrutto per abuso

dell’usufruttuario). La differenza tra le consistenze d'inventario all'inizio e al termine dell'usufrutto è regolata in

danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell'usufrutto.

Art. 2562 Affitto dell'azienda

Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche nel caso di affitto dell'azienda (1615 e seguenti).

In entrambi i casi si applica il divieto di concorrenza e la disciplina della successione dei contratti. Si applica,

invece, solo all’usufrutto la disciplina dei crediti aziendali. Non si applica a nessuna delle due fattispecie l’ art. 2560

Debiti relativi all’azienda ceduta.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto commerciale integrati con riassunti del manuale di Campobasso. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le azioni e il capitale sociale, la partecipazione azionaria, la nullità delle società per azioni (cause di nullità), l’impresa, il sistema legislativo e le caratteristiche dell’imprenditore commerciale e agricolo, l’impresa societaria e le imprese pubbliche, l’azienda (definizione, acquisto, vendita, usufrutto e affitto dell’azienda).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cabras Giovanni.

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