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Diritto civile - Sentenza 1712 del 1995 Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto civile per il corso della professoressa Memmo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la Sentenza 1712 del 1995, l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione, il valore rivalutato del fabbricato, più gli interessi sulla somma rivalutata, la prova del pregiudizio per il mancato godimento.

Esame di Diritto civile docente Prof. D. Memmo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Sentenza 1712 del 1995 (A, 3.3)

In tema di risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale, se la liquidazione viene

effettuata con riferimento al valore del bene perduto dal danneggiato all’epoca del fatto illecito,

espresso in termini monetari che tengano conto della svalutazione monetaria intervenuta fino alla

data della decisione definitiva (anche in sede di rinvio) , è dovuto inoltre il danno da ritardo e cioè

il lucro cessante provocato dal ritardato pagamento della suddetta somma che deve essere provato

dal creditore.

Il presupposto di fatto da cui ha origine la controversia è una disgrazia: nel marzo del 1971 a

Napoli in un fabbricato si apre al pian terreno una voragine che inghiotte un uomo. Il Comune di

Napoli ne dispone la demolizione per motivi di sicurezza e per rendere possibile il recupero della

salma.

La proprietaria dell’immobile ricorre al giudice amministrativo, che dichiara l’annullamento

per l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione.

I grado: su questi presupposti, la proprietaria trascina in giudizio il Sindaco,quale ufficiale di

Governo, rappresentante ex lege del Ministero dell’ Interno, riproponendo la domanda di danni, sul

presupposto che il provvedimento di demolizione era stato annullato dal G.A. Il Tribunale respinge

la domanda dell’ attrice.

II grado: l’istanza dell’attrice viene accolta in Appello, che condanna il Ministero al

risarcimento del danno derivato dal suo atto illegittimo ( la P.A. è tenuta al risarcimento del danno

in caso di annullamento per illegittimità di un proprio atto amministrativo, anche

indipendentemente dalla colpa); andava risarcito il valore rivalutato del fabbricato, più gli

interessi sulla somma rivalutata.

Ricorre in Cassazione il Ministero dell’Interno, sulla base di tre motivi:

• I Motivo: a) l’attività di demolizione (precedente) era casualmente sconnessa all’ordinanza

del Sindaco (successiva) Ufficiale del Governo, essendo stata posta in essere dagli Uffici

Comunali indipendentemente dall’ordinanza e prima ancora della sua adozione (come

risultava dalla sentenza del Consiglio di Stato).

b) vi è difetto di legittimazione passiva (interesse ad agire) del convenuto.

La Corte reputa infondato il motivo: il Sindaco, anche nella qualità di Ufficiale di Governo,

si avvale dell’organizzazione degli Uffici Comunali, ma non per questo non impegna la

responsabilità del Ministero dell’ Interno. L’ordinanza sindacale era stata emessa il giorno dopo il

fatto (quindi già adottata prima dell’inizio dei lavori) ma notificata all’ interessata tre giorni dopo

(corretta interpretazione della frase del Consiglio di Stato).

• II Motivo: La sentenza viene censurata per aver recepito acriticamente le risultanze di una

C.T. “discutibile” ( buone condizioni dell’ edificio vecchi di 40 anni appena interessato da

un evento di crollo).

Il motivo è inammissibile non essendo concretamente contestati i criteri logici adottati dal

giudicante; si risolve in una inammissibile richiesta di riesame del merito.

• III Motivo: denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1219 c.c.:”Il debitore è

costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto…” e 1224 c.c.:”Nelle

obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della

mora gli interessi legali…Al creditore che dimostra di aver subito un maggior danno spetta

l’ulteriore risarcimento…” , il Ministero ritiene che gli interessi vadano calcolati sul valore

iniziale del bene e sui suoi successivi mutamenti dovuti alla svalutazione monetaria, e non

sulla somma già rivalutata (ciò provocherebbe un ingiustificato arricchimento).

Il motivo è ammissibile per quanto di ragione.

Costituiscono punti fermi: a) il risarcimento del danno (oggetto: un pagamento per la perdita

di un bene), avviene “per equivalente”, b) siamo in presenza di un credito di valore (rivalutabile

fino alla data della decisione) i cui interessi concorrono con la rivalutazione fin dal giorno

dell’evento dannoso. Il Ministero sostiene, esattamente, che bisogna fissare il valore iniziale del

bene e su di esso procedere alla rivalutazione la quale costituisce adeguamento della prestazione


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Memmo Daniela.

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