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L’INDEGNITÀ

È INDEGNO, e pertanto escluso dalla successione, chi si sia reso colpevole di offese gravi

alla persona o alla libertà testamentaria dell’ereditando.

L’indegnità, precisamente, colpisce chi abba:

 l’ereditando o un

Ucciso con dolo (non con colpa o preterintenzione) o tentato di uccidere

suo stretto congiunto (discendente, ascendente, coniuge)

 delitto punibile con le norme sull’omicidio

Commesso a danno di tali persone un

 Denunciato calunniosamente tali persone o falsamente testimoniato contro di esse

 dell’ereditando

Usato dolo o violenza per coartare la volontà testamentaria

 dell’ereditando

Distrutto, nascosto o alterato il testamento

 Falsificato un testamento o ne abbia consapevolmente approfittato.

Non sussiste indegnità in presenza di cause di esclusione della punibilità ed è esclusa dalla

non imputabilità del soggetto.

L’indegnità (che ha origine dall’indegnitas del diritto romano) è una sanzione civile che ha

fondamento nella ripugnanza sociale a consentire che chi abbia gravemente offeso la persona

dell’ereditando o la sua libertà testamentaria possa trarre profitto dall’eredità dell’offeso.

Per interpretazione prevalente essa è EFFETTO COSTITUTIVO DI UNA PRONUNZIA

, comportando una serie di conseguenze:

GIUDIZIALE

 La delazione ha luogo a favore dell’indegno anche quando è tale al momento dell’apertura

della successione

 l’iniziativa di un’azione esercitata da un interessato per far dichiarare l’indegnità,

Senza

l’indegno conserva i suoi diritti successori: tale azione è prescrittibile nel termine ordinario di

10 anni ed è suscettibile di rinunzia e transazione

In tal modo l’indegnità non costituisce un’incapacità successoria ma un semplice

 IMPEDIMENTO SOGGETTIVO ALLA SUCCESSIONE, in particolare un divieto applicabile

mediante sentenza e suscettibile di sanatoria.

Tale opinione, se pur conforme alla tradizione e seguita dalla giurisprudenza, non trova

sicura rispondenza nel testo legislativo, che non fa menzione della necessità di una

pronunzi giudiziale: sembrerebbe piuttosto un effetto legale connesso al compimento dei fatti

che integrano l’indegnità

La tesi dell’indegnità quale sembra infatti più coerente:

INCAPACITÀ SUCCESSORIA

 Con l’esigenza di all’indegno di approfittare dell’eredità dell’offeso

non consentire comunque

 l’incapacità successoria a carico dell’autore di reati

Con la norma penale che sancisce

contro l’onore e la libertà sessuale

 il compimento di atti di libidine preclude l’acquisto dei

Col fatto che diritti successori (non si

spiegherebbe perché invece l’omicidio volontario dell’ereditando determina a carico

dell’omicida un semplice impedimento alla successione)

 La norma che impone all’indegno di restituire tutti i frutti eventualmente percepiti dai beni

successori dopo l’apertura della successione.

In quanto incapacità successoria, l’indegnità comporta una serie di conseguenze:

 che accerta l’indegnità ha

La sentenza carattere dichiarativo

 L’azione per far dichiarare l’indegnità è imprescrittibile

 Può essere promossa da chiunque vi abbia un rilevante interesse, anche solo morale

l’indegno non consegue l’eredità,

In quanto incapace di succedere, che si devolve ai

che si estinguono in favore dell’onerato o del sostituito.

chiamati successivi, né i legati,

I discendenti dell’indegno possono succedere per rappresentazione.

RIABILITAZIONE DELL’INDEGNO

LA

La legge consente la riabilitazione dell’indegno da parte dell’ereditando.

quale l’offeso rimette l’offesa

Atto giuridico di perdono privato col ricevuta che comporta il

richiede la forma dell’atto pubblico

divieto legale di successione: a pena di nullità, può essere

ma la volontà di riabilitare l’indegno deve risultare

contenuta in un testamento in modo espresso

pur conoscendo la causa dell’indegnità, nomini

(senza formule rigorose), salvo che il testatore,

l’erede o legatario, il quale succederà solo nei limiti dell’attribuzione testamentaria. 7

3. LA SUCCESSIONE FUTURA

POSIZIONE DEL SUCCESSIBILE PRIMA DELL’APERTURA DELLA SUCCESSIONE

all’apertura della successione nessun diritto spetta agli eventuali

Anteriormente

successibili (legittimari, parenti non legittimari, o coloro che sono designati in un testamento),

né come pretesa dell’eredità e neppure come aspettativa giuridica (essendo essa un’aspettativa

sorge solo al momento della morte dell’ereditando,

di mero fatto), il quale sia per il principio

in quanto l’ereditando è libero di disporre come crede

della liberalità testamentaria, dei propri

beni, sia per la precarietà della designazione legittima o testamentaria fino al momento in cui

l’ereditando è in vita, in quanto l’ereditando è libero di disporre dei propri beni per testamento,

che è un atto essenzialmente revocabile.

Anteriormente alla morte la designazione può rilevare in caso di dichiarazione di assenza

dell’ereditando, il tribunale, su istanza degli interessati, ordina l’apertura del testamento

poiché

e immette i presunti eredi nel possesso del patrimonio dell’assente: sarebbe questa una

successione provvisoria che anticipa quella a causa di morte.

IL DIVIETO DEI PATTI SUCCESSORI

I patti successori sono tutti quei negozi che attribuiscono o negano diritti su una

successione non ancora aperta.

Tale divieto era già sancito nel codice del 1865, conformemente ad una tradizione risalente al

diritto romano, e trova conferma anche nel codice francese, non però in quello tedesco.

In Italia è stata studiata una proposta in dottrina con riguardo alla possibilità di evitare mediante

(“patto di famiglia”) lo smembramento dell’impresa, destinata ad un unico titolare,

un contratto

salvo per il legittimari il solo diritto alla liquidazione della loro quota.

IL PATTO SUCCESSORIO ISTITUTIVO

Convenzione con la quale il soggetto dispone della propria successione.

Esso realizza una istituzione di erede o un lascito legatario mediante contratto e il suo divieto

trova fondamentale ragione nell’esigenza di tutela della libertà testamentaria: se infatti

avesse validità il contratto testamentario questa sarebbe una disposizione giuridicamente

per l’ereditando.

impegnativa Peraltro in questo modo il successibile acquisterebbe subito un

diritto all’eredità, mentre nessun diritto e nessuna aspettativa derivano dal testamento

anteriormente all’apertura della successione.

Sulla base di tale esigenza, questo divieto si estende a tutti i negozi mediante i quali

l’ereditando dispone positivamente o negativamente della propria successione, a favore

o contro un determinato successibile o categoria di successibili.

IL PATTO SUCCESSORIO DISPOSITIVO

Negozio mediante il quale il soggetto dispone (a favore di altri) di diritti che gli potranno

spettare su una successione non ancora aperta.

IL PATTO SUCCESSORIO RINUNCIATIVO

Negozio mediante il quale il soggetto rinunzia a diritti che gli potranno spettare su una

successione non ancora aperta.

Questi negozi non limitano l’autonomia del testatore, anche se possono influenzarne la

 volontà, e la ragione del divieto è ravvisata in una esigenza di tutela del disponente, che

potrebbe essere facilmente indotto a spogliarsi di un diritto futuro per conseguire un

vantaggio immediato anche se inadeguato, e nella ripugnanza sociale verso tutti gli atti di

speculazione sull’eredità di persona ancora vivente. 8

ereditario anteriormente all’apertura della successione può aver

La disposizione di un diritto

luogo come anticipata alienazione dell’eredità (o di una sua quota) o di singoli beni da parte di

chi conta di acquisirli quale erede o legatario. che obbliga l’alienante a

La legge non commina la nullità della vendita di cosa altrui,

l’acquisto al compratore. Tale ipotesi

procurarne non rientra però automaticamente nel

per il solo fatto che l’alienante sia congiunto del proprietario o

divieto di patti successori che l’esecuzione

designato nel suo testamento, in quanto bisogna fare distinzione a seconda

della vendita sia:

 e allora deve escludersi che l’alienante abbia fatto valere anticipatamente la sua

Immediata,

qualità di erede o legatario, non rientrando nel divieto

 Rinviata alla morte del proprietario, o a tempo indefinito, e allora la vendita costituisce

l’anticipato atto dispositivo di un bene ereditario ricadendo pertanto nel divieto

EFFETTI DEL DIVIETO

La legge commina espressamente la nullità dei patti successorio che comporta la nullità

degli acquisti che hanno titolo in tali patti o negli atti che ne costituiscono esecuzione.

In particolare, la nullità colpisce la disposizione testamentaria che, pur presentandosi

dell’impegno negoziale

formalmente come disposizione unilaterale, sia adempimento preso dal

testatore. valido l’atto compiuto in esecuzione

La dottrina appare diversamente orientata, reputando di

un patto dispositivo o rinunziativo se l’esecuzione è successiva all’apertura della successione e

valida la disposizione testamentaria fatta in esecuzione di un patto istitutivo

La nullità deve tuttavia essere ribadita in quanto atti che realizzano la causa illecita dei patti.

Secondo la giurisprudenza invece la nullità della disposizione testamentaria è esclusa solo

quando sia dimostrato che il testatore fosse sicuramente consapevole della radicale nullità

dell’impegno assunto e abbia quindi disposto in piena libertà, e non può essere fatta valere da

chi abbia confermato o dato volontaria esecuzione alla disposizione.

NEGOZI A CAUSA DI MORTE E NEGOZI CONNESSI ALLA MORTE

l’atto di autonomia che ha la funzione di regolare la

Il è

NEGOZIO A CAUSA DI MORTE

successione dei diritti di una persona per quando questa avrà cessato di vivere.

previsto dall’ordinamento è il

Il tipico negozio a causa di morte testamento, al quale si

affiancano i patti successori istitutivi, dei quali però la legge commina la nullità.

Rispetto ai patti successori occorre distinguere i , quelli che

NEGOZI CONNESSI ALLA MORTE

presentano effetti dipendenti dalla morte di una persone senza attribuire diritti successori.

Il criterio distintivo deve essere colto nella funzione del negozio, a seconda che esso sia o

no per l’autore mezzo per disporre della propria successione.

La ratio del divieto dei patti successori non può valere anche per tali negozi, in quanto essi non

pongono a carico del loro autore limiti né alla disponibilità dei propri beni né alla sua libertà

testamentaria.

Il testamento è l’unico strumento di disposizione dei beni mortis causa nel senso che è l’unica

via per l’attribuzione di diritti successori: non ha invece un preciso supporto normativo e pone

ingiustificato limite all’autonomia privata, l’idea per cui sarebbe

un illecito qualsiasi negozio

conferente benefici in dipendenza della morte del disponente. 9

DONAZIONE

I patti successori istitutivi comprendono le , ossia le

DONAZIONI A CAUSA DI MORTE

donazioni sospensivamente subordinate alla morte del donante, le quali esprimono la

funzione tipica del testamento (la liberalità successoria) ma, a differenza di questo, renderebbero

irrevocabile l’attribuzione, violando così il principio della libertà testamentaria.

Dall’ambito dei patti successori devono invece escludersi:

 La , quella nella quale il donante riserva a sé o ad

DONAZIONE CON RISERVA DI USUFRUTTO

comportando l’effetto traslativo immediato a

altri il diritto di usufrutto vita natural durante,

favore del donatario della sola nuda proprietà.

Con questo atto l’autore non limita la propria autonomia testamentaria sul bene ma,

semplicemente, si spoglia della proprietà di esso: con la morte del donante il donatario

consegue la piena proprietà del bene, ma ciò non è un effetto del contratto bensì un effetto

legale dell’estinzione dell’usufrutto che non incide sulla causa donativa.

 La DONAZIONE CON CLAUSOLA DI PREMORIENZA

Se la donazione è risolutivamente condizionata alla premorienza del donatario, destinata

quindi a risolversi nel caso in cui il donatario muoia prima del donante, non configura un patto

successorio in quanto realizza immediatamente il suo effetto traslativo, e la condizione

risolutiva è intesa a soddisfare l’interesse del donante a recuperare il bene a preferenza dei

successori del donatario.

Se la donazione è sospensivamente condizionata alla premorienza del donante, destinata

quindi ad avere effetto nel caso in cui il donante muoia prima del donatario, la situazione è

perfettamente corrispondente a quella della classica donazione a causa di morte, in quanto

l’attribuzione di un diritto a favore del beneficiario per quando il titolare avrà cessato

realizza

di vivere, con l’unica differenza che il termine incerto della morte si accompagna alla

condizione che l’ereditando muoia prima dell’erede.

MANDATO POSTMORTE

Mandato destinato ad avere esecuzione quando il mandante avrà cessato di vivere.

Il mandato è il contratto con cui il mandatario si obbliga a compere atti giuridici per conto del

mandante, e in quanto contratto, occorre che il mandatario abbia espresso il suo consenso

prima della morte del mandante (la morte toglie di regola efficacia alla proposta contrattuale).

La morte del mandante è causa di estinzione del mandato, a meno che non sia stato

conferito nell’interesse dello stesso mandatario o di un terzo, e tale è appunto il mandato

postmorte.

Il mandato postmorte è valido nei limiti in cui non urta contro il divieto dei patti successori

importano l’attribuzione di

istitutivi, ossia quando abbia ad oggetto il compimento di atti che non

diritti patrimoniali successori (es. atti a contenuto non economico o dispositivi di beni già usciti dal

patrimonio del defunto), altrimenti esso si dice essere un mandato a causa di morte, ed è

sicuramene vietato per la sua irrevocabilità (il mandato nell’interesse del mandatario o di un terzo

è irrevocabile), lesiva della libertà testamentaria (es. mandatario incaricato di consegnare ad un

terzo dopo la morte del mandante dei titoli al portatore).

CONTRATTO A FAVORE DI TERZI

Il promittente si obbliga ad eseguire la prestazione a favore della persona indicata dallo

stipulante: il terzo acquista il suo diritto per effetto diretto del contratto ma, finché non avrò

dichiarato di approfittarne, lo stipulante potrà revocare la designazione del beneficiario.

La legge prevede espressamente che la prestazione possa essere eseguita al terzo dopo

riservando in tal caso a quest’ultimo la

la morte dello stipulante, facoltà di revoca (anche

mediante testamento) anche quando il terzo abbia dichiarato di volerne approfittare.

Tale facoltà di revoca non converte la designazione del terzo in una disposizione successoria,

in quanto questi è già attualmente titolare del diritto nascente dal contratto, per cui non può dirsi

che al momento della morte il diritto si trasmetta dal promittente al terzo.

Proprio per questo la legge consente allo stipulante di rinunziare alla facoltà di revoca

mediante atto scritto, perché non contrasta col principio di libertà testamentaria, essendo

appunto il diritto già attualmente attribuito al terzo in base al contratto.

Particolare ipotesi di contratto postmorte a favore di terzi è l’assicurazione sulla vita 10

DEPOSITO A FAVORE DI TERZI

Il contratto a favore di terzi è distinto dal patto successorio istitutivo in quanto il promittente attribuisce il

beneficio al terzo, che ne diviene immediatamente titolare, anche se il suo esercizio viene differito al momento

della morte dello stipulante: a questo schema è riconducibile la figura del deposito a favore di terzi.

Il depositante designa un terzo come avente diritto alla restituzione: il terzo riceve quindi

un’attribuzione immediata, anche se non esclusiva (potendo essere esercitato congiuntamente

o disgiuntamente dal terzo e dal depositante), della titolarità e

dell’esercizio del diritto stesso.

Diverso è se il depositante conserva l’esclusivo diritto alla restituzione, mentre il terzo potrà

esercitarlo solo dopo la sua morte: questa ipotesi induce a ravvisare nel depositante il suo effettivo

titolare e nel terzo colui che è destinato a succedergli quando questi avrà cessato di vivere.

Tale operazione potrebbe non essere nulla se si considera che il depositante non limita la

propria libertà testamentaria, ben potendo in qualsiasi momento revocare la disposizione a

favore del terzo.

Il problema resta piuttosto l’ammissibilità o meno di attribuzioni a causa di morte anche al dì

fuori del testamento: in tal caso, potrà ritenersi valido il deposito revocabile a favore del

terzo per quando il depositante avrà cessato di vivere.

SOCIETÀ

Nella SOCIETÀ DI PERSONE la morte del socio estingue il rapporto societario e comporta

l’obbligo degli altri soci di liquidare la quota agli eredi, salva contraria disposizione del contratto

sociale: sé è prevista la continuazione del rapporto con gli eredi, può ritenersi salva la loro

facoltà di recesso in considerazione della personalità del rapporto.

non integra comunque un’attribuzione a causa di morte se opera a favore di chi è

La clausola

già erede, per legge o per testamento: se invece prevedesse la trasmissione del diritto

societario ad una determinata persona, essa integrerebbe un patto successorio.

Nella SOCIETÀ DI CAPITALI la morte del socio non comporta la liquidazione della sua

quota: qualora vi fosse una clausola del contratto sociale che obbliga gli eredi a cedere tale

quota o ne faccia oggetto di un diritto di opzione a favore di terzi, sarebbe ancora una volta

contraria al divieto dei patti successori.

La formula societaria si presta ad assicurare la continuità dell’unità patrimoniale di fronte

al pericolo che singoli eredi intendano chiedere la divisione ereditaria o interferire

nell’amministrazione del patrimonio:

arbitrariamente infatti, se il defunto conferisce i suoi

beni ad una società di capitali, gli eredi non divengono proprietari dei beni ma contitolari

della quota sociale del defunto, per cui ad essi spettano i poteri spettanti ai soci, non potendo

quindi partecipare all’amministrazione o chiedere la divisione del patrimonio, ma potendo solo

alienare la loro quota.

TRUST

Indicato in dottrina come lo strumento alternativo, idoneo a realizzare finalità che esulano

dall’ambito testamentario, come la sottrazione della gestione ereditaria ad un erede poco

affidabile o l’unità del patrimonio.

L’estraneità del trust al divieto dei patti successori è stata desunta dal fatto che

il disponente trasferisce immediatamente e realmente la proprietà del suo patrimonio al fiduciario,

e pertanto il fiduciante non dispone dei suoi beni per quando avrà cessato di vivere.

Ammettendo la liceità di tale operazione, essa non può comunque costituire il mezzo per

diritto fatto salvo da una Convenzione dell’Aja dell’85

privare i successivi della loro legittima,

le prime indicazioni dottrinali sono nel senso dell’applicabilità del rimedio della

ratificata nell’89: qualora il trust si sia realizzato in un’attribuzione gratuita

riduzione nei confronti del beneficiario,

qualora al tempo dell’apertura della successione i beni siano ancora

in suo favore, o del trustee,

a lui intestati.

È infatti il trasferimento al trustee che integra la sottrazione dei beni al patrimonio del defunto,

mentre l’alienazione al beneficiario va considerata alla stregua di un onere destinato a cadere

assieme al negozio dispositivo cui accede l’obbligo del trustee.

Altro problema è se i trusts possano creare diritti valevoli erga omnes in mancanza di una legge

che ne stabilisca i presupposti di opponibilità e i modi della loro pubblicità. 11

4. L’APERTURA DELLA SUCCESSIONE

APERTURA DELLA SUCCESSIONE

Con la morte della persona si apre la sua successione, e cioè si estingue la titolarità dei

diritti già spettanti al defunto e inizia la vicenda traslativa dell’eredità ai successori.

La successione si apre nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto: questo riferimento vale

a stabilire l’autorità giudiziaria territorialmente competente per i procedimenti successori e per le

cause ereditarie. LA DELAZIONE

NOZIONE DI DELAZIONE

l’investitura in capo al chiamato del diritto a succedere,

La delazione è cioè del

di far propria l’eredità o di conseguire il legato.

diritto prodursi dell’effetto specifico

La delazione consiste precisamente nel del titolo legale o

che viene, in tal senso, “chiamato all’eredità”.

testamentario in favore del designato

 diritto di far propria l’eredità non è ancora acquisto dell’eredità:

Il con la delazione infatti, il

chiamato ha il diritto di acquisire l’eredità, di divenire erede, ma poi l’acquisto dipende da un

suo ulteriore atto di volontà, l’accettazione.

Il diritto all’eredità può ritenersi un diritto potestativo, trattandosi di un potere autonomo del

soggetto di modificare nel proprio interesse una preesistente situazione giuridica.

 L’acquisto del legato l’effetto devolutivo

invece non richiede un atto di accettazione, per cui

l’acquisto non sia

si converte direttamente in effetto acquisitivo del legato, nonostante

definitivo in quanto il legatario può rinunziarvi.

Il perfezionarsi della fattispecie successoria non comprta sempre l’immediato effetto

devolutivo: la delazione può infatti essere sospesa nel caso in cui sia sottoposta a condizione

nella cui ipotesi l’attribuzione del diritto di successione ha effetto al verificarsi della

sospensiva,

condizione prevista, mentre nel frattempo l’eredità il legato rimangono vincolari a favore del

beneficiario, e nei casi di disposizione testamentaria a favore di nascituro non concepito o di

ente giuridico da costituire.

La possibilità che la delazione non si realizzi al momento dell’apertura della successione

tesi dottrinale che distingue tra delazione e “vocazione o chiamata” alla

conferma la

successione, distinzione che però non trova riscontro nella legge e porta in definitiva a

se un successibile è “chiamato” alla successione vuol dire che vi è

duplicare lo stesso concetto:

la delazione a suo favore, ossia l’attribuzione a suo favore del diritto all’eredità.

Altra parte della dottrina ritiene piuttosto che delazione e vocazione siano due aspetti

della stessa nozione vista ora come obbiettiva attribuzione del diritto di succedere, ora come

situazione soggettiva del successibile, quale chiamato a succedere. 12

TRASMISSIONE AGLI EREDI DEL DIRITTO DI ACCETTARE L’EREDITÀ

Il diritto di accettare l’eredità si trasmette agli eredi del chiamato se questi muore prima

di averla accettata (al contrario di quanto accadeva nel diritto romano).

muore prima di accettare l’eredità di A

 

A muore (1° ereditando) B (2° ereditando) C

Gli eredi subentrano nel diritto di accettare l’eredità spettante al defunto in quanto suoi eredi,

per cui il chiamato che rinuncia a succedere al defunto (B) perde anche il diritto di

accettare l’eredità alla quale il defunto era stato chiamato.

Gli eredi del defunto (B) che accettano l’eredità cui questi era stato chiamato diventano

eredi diretti anche del primo ereditando (A), per cui non possono accettare se sono indegni

rispetto a tale soggetto (A).

Siccome essi subentrano nel diritto di accettare che già spettava al secondo ereditando, il loro

diritto si determina in base alla chiamata di quest’ultimo, salvo per quanto riguarda gli obblighi

strettamente personali imposti al chiamato, per cui se il chiamato era indegno, il diritto di

accettare l’eredità non gli spettava e pertanto non si trasmette ai suoi eredi.

Secondo una parte della dottrina l’erede del secondo ereditando (C) non diventerebbe

(A) in quanto l’accettante (C) non esercitante non eserciterebbe il

erede del primo ereditando

suo diritto ma un diritto spettante al de cuius (B).

MA il diritto di accettare l’eredità si trasmette agli eredi (C) prima che il chiamato (B) l’abbia

esercitato, il quale non era quindi divenuto erede e non può certo divenirlo dopo la morte, per

non sussiste il doppio passaggio dell’eredità da parte dell’ereditando al primo chiamato, e

cui

da quest’ultimo al secondo chiamato.

La trasmissione agli eredi del diritto di accettare è preclusa dalla rappresentazione.

l’eredità già spettante al defunto

Gli eredi (C) subentrano per quota nel diritto di accettare

ma l’esercizio di questo diritto è indivisibile l’accettazione

(B) per il principio che vieta

parziale.

L’accettazione deve quindi essere congiuntiva, gli eredi che non sono d’accordo

e

sull’accettazione dell’eredità spettante al defunto (ma anche in caso di inerzia a seguito di

specifico interpello da parte del coerede) decadono definitivamente dal diritto di accettarla e la

l’eredità già spettante al defunto

quota di tale eredità si accresce a quella degli altri coeredi:

viene in tal modo acquisita dal coerede o dai coeredi che hanno deciso di accettarla, mentre gli

altri ne rimangono estranei. 13

POTERI DEL CHIAMATO PRIMA DELL’ACCETTAZIONE DELL’EREDITÀ

Nella successione a titolo universale, la delazione non implica di per sé l’acquisto dell’eredità in

capo al chiamato, occorrendo a tal fine un atto di accettazione.

Nel tempo che intercorre tra la delazione e l’accettazione (o l’estinzione del diritto di

accettazione) il chiamato non è ancora erede, ma ha tuttavia poteri di conservazione e di

amministrazione temporanea dell’eredità.

Il chiamato può anzitutto esercitare le a tutela dei beni ereditari e

AZIONI POSSESSORIE

pertanto anche succedere nei giudici possessori già iniziati dal defunto e proporre nuove azioni

possessorie.

Tale legittimazione discende dalla specifica attribuzione della legge e non dalla posizione di

possessore, in quanto è legittimato a prescindere dal fatto che vi sia stata o meno apprensione

materiale dei beni ereditari, la quale peraltro non importa nel chiamato la posizione di

un potere corrispondente all’esercizio di un

possessore, non potendo egli esercitare su tali beni

diritto reale ma solo un potere provvisorio per conto di chi spetta.

La sua posizione è pertanto quella di detentore di beni.

se il chiamato accetta l’eredità, diventa possessore a far data dal momento

Tuttavia, di apertura

della successione.

accettazione dell’eredità un’azione

Si ha implicita se il chiamato esercita (sia pure

avvalendosi quindi della legittimazione che spetta all’erede

possessoria) nella qualità di erede, per la conservazione dell’eredità.

e non di quella speciale conferita al chiamato

Il chiamato, in quanto tale, è poi legittimato a compire:

 , quali sono le domande di provvedimenti urgenti a difesa dell’eredità,

ATTI CONSERVATIVI

gli atti di resistenza giudiziale contro le altrui pretese sui beni ereditari, o tutti gli atti giuridici

extragiudiziali diretti a preservare la perdita dei diritti ereditari (es. atti di interruzione della

prescrizione).

 , quali sono gli atti di verifica del diligente comportamento di coloro cui

ATTI DI VIGILANZA

sono affidati beni ereditari in custodia o amministrazione.

 ATTI DI AMMINISTRAZIONE TEMPORANEA

In questo caso occorre distinguere a seconda che il chiamato:

o Non abbia la detenzione dei beni ereditari, e allora potrà compiere atti isolati di

decidere di assumere l’amministrazione temporanea procedendo

amministrazione o

dunque all’apprensione dei beni ereditari.

o Abbia già la detenzione del bene, e allora sarà per ciò stesso tenuto alla loro

amministrazione temporanea.

L’amministrazione temporanea importa: per evitare l’insorgere o

o Tutti gli atti di gestione ordinaria che si rendono necessari

l’aggravarsi di danni per l’eredità (es. anche l’accettazione di prestazioni creditorie,

purché autorizzata, altrimenti vale come accettazione di eredità);

o La vendita dei beni che non si possono conservare in quanto deperibili o la cui

conservazione comporterebbe un costo eccessivo, per la dottrina prevalente su

autorizzazione del tribunale e sentito il giudice tutelare se il chiamato è un incapace o un

minore legalmente rappresentato dai genitori, perché altrimenti, qualora non ci fosse

autorizzazione, vale come accettazione dell’eredità. azioni di terzi dirette contro l’eredità

o La legittimazione passiva del chiamato in relazione alle

o La responsabilità per grave negligenza nella conduzione della gestione

I poteri provvisori di conservazione e amministrazione dell’eredità non spettano al chiamato se

curatore dell’eredità,

è stato nominato un sul cui operato il primo può compiere atti di

vigilanza. a carico dell’eredità se

Le spese degli atti di conservazione e amministrazione provvisoria sono

diritto di accettare l’eredità,

il chiamato perde il mentre fino a tale momento sono a carico del

chiamato. contro l’erede amministra l’eredità.

Il diritto di rimborso può essere esercitato o contro chi 14

L’EREDITÀ GIACENTE

NOZIONE DI EREDITÀ GIACENTE

L’eredità giacente (la romana hereditas iacens), è il patrimonio ereditario quando il chiamato

ne ha il possesso e non ha ancora accettato l’eredità.

non

Anteriormente all’accettazione dell’eredità si crea una situazione di pendenza della delazione

necessario provvedere alla conservazione e all’amministrazione

che può rendere

temporanea dei beni ereditari, esigenza percepita già in età romana: questo è compito del

chiamato solo se è nel possesso dei beni ereditari, mentre il chiamato che non ne ha il

possesso può esercitare tali atti ma questa possibilità è anzitutto concretamente insussistente

se la persona del chiamato non è ancora identificata o avvertita.

In ogni caso la possibilità di atti isolati di conservazione e amministrazione non è sufficiente

ad assicurare un’adeguata gestione del patrimonio e l’attuazione dei rapporti sostanziali e

dell’eredità giacente.

processuali pendenti: la legge prevede allora la nomina di un curatore

l’istituto dell’eredità giacente

In giurisprudenza, ma non in dottrina, ha trovato giustamente

applicazione anche nelle ipotesi in cui non si sappia se vi siano chiamati all’eredità o se la

persona del chiamato sia mai esistita.

Quando invece s’ignora l’esistenza della persona del chiamato, è prevista la delazione in

favore di coloro ai quali l’eredità spetterebbe in mancanza di detta persona.

IL CURATORE

Il curatore dell’eredità giacente è nominato con decreto del tribunale del mandamento in cui si

è aperta la successione: si tratta di un provvedimento di volontaria giurisdizione, preso su

(chiamati all’eredità, designati ulteriori, creditori del defunto e

richiesta di qualsiasi interessato proporre azioni relative all’eredità) o d’ufficio.

coloro che hanno proposto o intendono

Il curatore è titolare di un ufficio privato, ossia di un potere conferitogli dalla legge per la

l’interesse tutelato è quello degli eredi,

tutela di un interesse altrui: e infatti il curatore

risponde nei loro confronti in caso di gestione negligente, ma anche quello dei creditori a

conservare la loro garanzia patrimoniale, e infatti risponde nei confronti dei creditori che

rimangono insoddisfatti nelle loro pretese a causa del suo comportamento doloso o colposo.

all’eredità

Gli atti giuridici compiuti dal curatore (negoziali e processuali) non sono imputati

all’erede:

come tale (non è un ente giuridico), ma il curatore infatti rappresenta legalmente

l’erede, nella persona che risulterà a seguito dell’accettazione dell’eredità, e quindi amministra i

beni ereditari per conto di chi spetta.

La curatela dell’eredità giacente ha termine quando cessa la situazione di giacenza, ossia

quando l’eredità è accettata. Il curatore ha diritto ad un compenso.

COMPITI DEL CURATORE DELL’EREDITÀ GIACENTE

I

Nell’esercizio del suo ufficio il curatore deve effettuare l’inventario dei beni ereditari e

assumerne la gestione provvedendo all’ordinaria amministrazione.

Il curatore può dover compiere anche atti di liquidazione del patrimonio e altri atti di

straordinaria amministrazione se richiesi dalla necessità di soddisfare le altrui pretese a

carico dell’eredità o se sussiste un’utilità evidente: in questo caso però, trattandosi di atti

compiuti dal non titolare, si rende necessaria, a pena di nullità, la specifica autorizzazione

giudiziale da parte del tribunale quale elemento integrativo della legittimazione negoziale.

riscuotere i crediti e far valere le ragioni dell’eredità anche in via

Il curatore poi deve

processuale, proponendo azioni e resistendo in giudizio alle pretese altrui, se infondate.

Il denaro facente parte dell’eredità e quello riscosso dopo l’apertura della successione deve

essere depositato e impiegato per il pagamento dei debiti di gestione.

secondo l’ordine delle richieste

Il curatore, infine, deve pagare i debiti ereditari e i legati

(salvo opposizione da parte dei creditori ereditari o dei legatari, nel cui caso dovrà seguire il

procedimento previsto in tema di accettazione con beneficio di inventario), ma i singoli

pagamenti devono essere autorizzati dal tribunale.

disciplina del beneficio d’inventario

In generale, al curatore si applica la per quanto riguarda

l’inventario, l’amministrazione e il rendimento dei conti.

dovendo egli adempiere con l’ordinaria diligenza.

È responsabile però anche per colpa lieve, 15

L’ESECUTORE TESTAMENTARIO

NOZIONE DI ESECUTORE TESTAMENTARIO

L’esecutore testamentario è la persona incaricata dal defunto di curare l’esecuzione delle

ossia l’attuazione degli obblighi e diritti successori.

sue disposizioni di ultima volontà,

Tale facoltà di nomina rientra tra le disposizioni di contenuto non patrimoniale che la legge

consente siano contenute nel testamento.

Un incarico conferito al di fuori del testamento si configura come mandato a causa di morte,

ammesso solo se non importa la disposizione di diritti successori e se l’accettazione è anteriore

alla morte del mandante, perché altrimenti non sarebbe più possibile il perfezionamento del

contratto. la nomina dell’esecutore è un atto essenzialmente

Come disposizione testamentaria invece,

unilaterale: essa deve accettata in forma espressa e solenne, ma tale accettazione non

mediante il quale l’incaricato accetta

integra un accordo, trattandosi di altro atto unilaterale

l’ufficio conferitogli e assume pertanto l’obbligo di espletarlo.

Se il testatore non ha previsto la sostituzione, la mancata accettazione comporta la mancata

costituzione dell’ufficio.

L’esecutore non è un rappresentante né del defunto, poiché la morte estingue la capacità

né dell’erede,

giuridica della persona, perché i suoi poteri sono autonomi e possono dover

essere esercitati anche nei confronti di quest’ultimo.

Egli è piuttosto titolare di un ufficio privato, e cioè di un potere che è conferito per la tutela di

un altrui interesse e che non dipende dalla volontà dell’interessato: l’interesse qui tutelato è

ad assicurare l’esecuzione delle sue disposizioni di ultima volontà.

quello del testatore dell’eredità giacente,

La sua posizione si distingue rispetto a quella del curatore che ha il

compito di provvedere alla gestione del patrimonio ereditario in attesa dell’accettazione del

tutela della conservazione e della continuità del patrimonio nell’interesse

chiamato e quindi a

primario degli eredi.

del primo preclude quella del secondo quando l’esecutore prende possesso del

La nomina

patrimonio ereditario, obbligandosi per ciò stesso alla sua diligente gestione.

Può essere nominato esecutore anche un erede o un legatario, il quale viene in tal modo a

cumulare le due diverse posizioni di successore e di esecutore.

COMPITI DELL’ESECUTORE TESTAMENTARIO

Funzione dell’esecutore testamentario è quella di curare che siano esattamente eseguite le

disposizioni di ultima volontà del defunto, consistente nel provvedere al pagamento dei

ereditari nonché all’adempimento

debiti degli oneri testamentari.

All’esecutore che non sia erede o legatario il testatore può anche assegnare il compito di

procedere alla divisione dell’eredità.

In relazione alla sua funzione, egli ha il potere-dovere di prendere possesso dei beni

potendo anche, con l’autorizzazione del giudice, alienarli,

ereditari e di amministrarli, se ciò è

necessario per l’adempimento dei debiti di gestioni e dell’eredità.

L’esecutore deve adempiere il suo incarico con la normale diligenza.

La sua funzione prescinde di regola dall’accettazione dell’eredità da parte dei chiamati, e i

rispetto alla sua posizione, prima e dopo l’accettazione:

suoi poteri sono autonomi

o Il chiamato che non abbia ancora accettato può compiere atti conservativi del patrimonio

anche se vi è un esecutore testamentario

L’erede accettante può prendere possesso e godimento dei beni ereditari

o nei limiti in cui ciò

non pregiudichi la funzione dell’esecutore, il quale deve quindi consegnargli i beni.

Erede ed esecutore hanno la legittimazione processuale attiva disgiuntiva per le azioni a

difesa dell’eredità (se agisce l’uno, l’altro può intervenire), e la legittimazione processuale

per le azioni relative all’eredità (le azioni processuali nei confronti dell’uno

passiva congiuntiva

devono essere proposte anche nei confronti dell’altro). 16

CESSAZIONE DELL’UFFICIO

La legge non stabilisce la durata dell’ufficio dell’esecutore testamentario ma la durata massima

del suo possesso dei beni ereditari e, quindi, della sua attività di amministrazione (1 anno

rinnovabile).

Al termine della gestione l’esecutore è tenuto alla consegna dei beni agli eredi o, in

mancanza, a chi sia legittimato ad amministrarli, accompagnata dal rendimento del conto di

gestione. l’esecutore può essere esonerato dal suo ufficio:

Prima della scadenza del termine,

 Per grave inadempimento dei suoi obblighi

 Qualora si dimostri inidoneo ad assolvere utilmente la sua funzione

 Qualora abbia commesso un’azione che ne menomi la fiducia

Le spese della gestione dell’esecutore testamentario sono a carico dell’eredità, e

dell’esecutore se previsto dal testatore,

comprendono anche il compenso altrimenti

l’ufficio è gratuito. 17

DELAZIONE VACANTE

1. LA RAPPRESENTAZIONE

NOZIONE DI RAPPRESENTAZIONE

La rappresentazione, istituto risalente al diritto romano, designa il subingresso legale dei

nel luogo e nel grado dell’ascendente

discendenti (rappresentanti) (rappresentato) che non

può o non vuole succedere: precisamente, fa subentrare i discendenti (nati o concepiti) nello

stesso diritto di successione al quale il loro ascendente ha rinunziato o che non ha potuto

per premorienza all’ereditando o indegnità.

esercitare

Esempio . Il defunto nomina eredi universali i suoi due fratelli e uno rinunzia: la sua quota di eredità

1

si divide tra i suoi figli che abbiano accettato in suo luogo.

Esempio . Il defunto lascia due figli quali unici eredi legittimi, in quanto un terzo figlio era morto prima

2

che si aprisse la successione paterna: la sua quota di legittima si devolve ai suoi discendenti.

PRESUPPOSTI SOGGETTIVI

1. Il deve essere un , senza far

RAPPRESENTATO FIGLIO O UN FRATELLO DEL DEFUNTO

distinzione tra parentela legittima e naturale, o un loro discendente, dal momento che il

principio della rappresentazione parifica fondamentalmente alla posizione del figlio e del

fratello del defunto quella dei loro discendenti.

La rappresentazione non è quindi generalmente applicabile a tutte le ipotesi in cui un

la ragione dell’istituto

successibile non possa o non voglia succedere, in quanto è quella di

dell’ereditando,

tutelare la successione familiare diretta evitando che eventi episodici

alterino l’eguale ripartizione

attinenti alla persona del chiamato (premorienza o rinunzia)

dell’eredità tra i rami discendenti dell’ereditando, e di conservare i beni nell’ambito della

dell’ereditando.

discendenza del fratello

2. Il deve essere un .

RAPRESENTANTE DISCENDENTE DEL RAPPRESENTATO

La rappresentazione opera all’infinito, per cui se un rappresentante non può o non vuole

accettare subentrano a loro volta i suoi discendenti, e così via.

Come per il rappresentato, nessuna distinzione rileva tra discendenza di sangue o adottiva,

legittima o naturale (in passato era concesso solo ai figli legittimi).

PRESUPPOSTI OGGETTIVI L’ASCENDENTE NON PUÒ

La rappresentazione ha luogo in tutti i casi in cui O NON VUOLE

l’eredità o il legato:

ACCETTARE

 all’ereditando, sia

quando sia premorto incerta la sua esistenza, sia

NON PUÒ ACCETTARE

indegno o abbia perduto il diritto di accettare per prescrizione o decadenza

 all’eredità

quando abbia rinunziato

NON VUOLE ACCETTARE

La rappresentazione opera anche nelle ipotesi di diseredazione, intesa quale

forma autonoma di esclusione dell’eredità: se la s’intendesse invece come espressione della

volontà di beneficiare altri eredi legittimi avrebbe il valore di istituzione testamentaria di altri

successibili e quindi precluderebbe la rappresentazione.

La rappresentazione prevale sulla regola per cui, se l’ascendente muore dopo l’apertura

dell’eredità, il suo diritto di accettazione si trasmette agli eredi, in quanto essa assicura

determinati soggetti, in considerazione del loro vincolo familiare, il diritto di subentrare nel luogo

e nel grado dell’ascendente in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare.

Prevale inoltre sull’accrescimento, ai coeredi la quota di eredità dell’istituito

che attribuisce

che non possa o non voglia accettare, il quale appunto opera in quanto non vi sia chiamata per

rappresentazione.

Non prevale invece sulla sostituzione testamentaria ordinaria, ossia quando il testatore

designa altri successori in sostituzione di chi non possa o non voglia accettare.

La rappresentazione ha luogo nella successione sia legittima che testamentaria:

se però la delazione del rappresentato ha titolo nel testamento, la rappresentazione è esclusa

relativamente al legato di usufrutto e ad altri diritti di natura personale (es. diritto di abitazione),

sulla base di una presunta volontà testamentaria di beneficiate esclusivamente la persona

dell’istituito. 18

GLI EFFETTI

La rappresentazione fa subentrare i rappresentanti nel luogo e nel grado successorio del

rappresentato: essi quindi acquistano complessivamente il diritto successorio che è

spettato o sarebbe spettato al loro discendente.

Se più sono i discendenti del rappresentato, ciascuno acquista una quota del diritto.

La rappresentazione ha luogo in infinito, per cui se uno dei discendenti non può o non vuole

accettare, subentrano a loro volta per rappresentazione i suoi discendenti.

Il diritto successorio si divide egualmente tra i chiamati in rappresentanza e la quota spettante a

ciascuno di essi si divide a sua volta tra gli ulteriori chiamati in rappresentazione col medesimo

suddivisione della quota per stirpi nell’ambito di ciascun ramo.

criterio, e cioè con la se la quota spettante all’ascendente sia

I rappresentanti possono agire in riduzione stata lesa,

devono imputare le donazioni e i legati di cui quest’ultimo abbia beneficiato

e in tal caso da parte del

conferire in collazione le donazioni fatte dal defunto all’ascendente.

defunto e

Anche se subentrano nel diritto destinato all’ascendente, i rappresentanti esercitano

comunque un diritto proprio, qualificandosi come diretti successori del defunto: chi

succede per rappresentazione non è successore del rappresentato ma del de cuius.

Conseguentemente:

 Devono imputare e conferire in collazione le donazioni ricevute dal defunto, e non quelle

fatte loro dal rappresentato;

 Non possono succedere se indegni nei confronti del defunto, mentre possono esercitare il

loro diritto successorio anche se indegni nei confronti del rappresentato;

 Possono esercitare il loro diritto anche se abbiano rinunziato all’eredità del rappresentato.

NATURA GIURIDICA DELLA RAPPRESENTAZIONE

È da escludersi che la rappresentazione possa essere ricondotta alla figura della

rappresentanza, la quale si caratterizza come potere di agire in nome e per conto altrui, mentre

il chiamato in rappresentazione non esercita il diritto in nome e per conto del suo ascendente,

ma un proprio diritto di successione in quanto diretto successore del defunto.

In dottrina si è parlato di:

 Vocazione indiretta, in quanto il contenuto della delazione è determinato indirettamente in

relazione a quello che sarebbe l’oggetto della successione di altro virtuale chiamato

 in quanto il diritto dell’ulteriore chiamato non coincide

Vocazione parzialmente per relazione,

con quello del rappresentato

 Sorta di conversione legale della mancata vocazione in una nuova vocazione, vista la

posizione originaria e autonoma del rappresentante.

Il testo normativo, che indica la rappresentazione in termini di subingresso nel luogo del

rappresentato, sembra piuttosto qualificarla come un’ipotesi di SURROGAZIONE LEGALE DEL

.

RAPPRESENTATE NEL DIRITTO SUCCESSORIO DESTINATO AL RAPPRESENTATO

La posizione del rappresentante peraltro non appare originaria e autonoma, in quanto essa

dipende interamente dalla posizione destinata all’ascendente (es. se si accerta l’invalidità della

disposizione testamentaria a favore del rappresentato, nessun diritto può essere vantato dal

rappresentante). 19

2. LA SOSTITUZIONE ORDINARIA

NOZIONE DI SOSTITUZIONE ORDINARIA

La sostituzione ordinaria (o volgare) è la designazione successiva fatta dal testatore per il

caso in cui il primo designato non possa o non voglia succedere: essa è oggetto di una

disposizione del testatore pertanto viene disciplinata dal codice nel tema di testamento, ma, da

un punto di vista sistematico, rileva nel tema della delazione, fornendo il prevalente criterio di

sostituzione per il caso in cui il designato alla successione non possa o non voglia succedere.

nell’ambito delle vocazioni

Anche la sostituzione ordinaria viene ricompresa indirette in quanto

è una vocazione che si determina secondo il contenuto di altra designazione.

In realtà, la chiamata in sostituzione, è una chiamata originaria ed autonoma che

dipende dalla prima designazione solo in termini alternativi, nel senso che essa ha effetto

solo se la prima designazione non si realizza. quindi la chiamata in sostituzione ha effetto

A DIFFERENZA DELLA RAPPRESENTAZIONE

anche se la prima designazione sia nulla o annullata e il sostituito non è tenuto ad

quanto il primo designato abbia ricevuto in donazione dall’ereditando.

imputare

Nel diritto romano, rispetto alla sostituzione volgare, si distingueva quella pupillare con cui il

paterfamilias nominava erede o diseredava il proprio figlio impubere e designava un sostituto per il

caso in cui questi morisse prima di raggiungere la pubertà.

PRESUPPOSTI DELLA SOSTITUZIONE

Presupposto normale è che la persona designata come erede o legatario, per qualsiasi

causa, non possa o non voglia accettare, ricomprendendo ad esempio le ipotesi di

premorienza del designato, di indegnità e rinunzia, o di perdita del diritto di accettare l’eredità

per decadenza o prescrizione: la mancata attuazione della prima istituzione è stata intesa in

dottrina come una condizione della disposizione sostitutiva.

La sostituzione rimane invece esclusa, salvo diversa volontà del testatore, quando il

designato deceda dopo l’apertura della successione ma prima di aver accettato l’eredità,

il diritto di accettare l’eredità si trasmette

perché in tal caso agli eredi.

Essendo prevista dal testatore, questi potrebbe subordinare la sostituzione a determinati

eventi impeditivi della successione del primo designato (es. la rinunzia), ma, per presunzione

legale, s’intende comprensiva anche dei casi non previsti: pertanto, se il testatore intende

limitare la sostituzione solo a determinati casi impeditivi, escludendo gli altri, ciò deve risultare in

maniera espressa.

CONTENUTO ED EFFETTI

La sostituzione può essere:

 : il testatore può sostituire più persone ad una sola o una sola persona a più designati

PLURIMA

 , nel senso che può essere disposta consecutivamente anche per il caso in

CONSECUTIVA

cui neppure il sostituito possa o voglia succedere.

 : può essere disposta reciprocamente tra più designati in via primaria.

RECIPROCA

Es. Il testatore nomina eredi A, B e C, disponendo che se uno dei tre non possa o non voglia

accettare, gli altri siano chiamati in sostituzione.

Nella sostituzione reciproca tra più designati in quote diseguali i sostituiti sono chiamati nella

quota vacante in proporzione delle quote in cui sono stati istituiti, salva diversa volontà del

testatore: se però, insieme con i designati reciprochi, è chiamato in sostituzione anche un

terzo, la quota vacante si divide in parti eguali tra i sostituiti, salva diversa volontà del

testatore.

Nella sostituzione ordinaria il diritto successorio del sostituito ha presuntivamente il contenuto

del diritto del primo designato, cioè dell’istituito, per cui a carico del sostituito si pongono le

condizioni e gli oneri previsti nella nomina fatta in via primaria, con esclusione delle

prestazioni di carattere personale, salva diversa disposizione testamentaria (es. Il testatore può

disporre la nomina del sostituito in una quota maggiore o minore, o stabilire una diversa

divisione dei beni tra i coeredi). 20

L’ACCRESCIMENTO

3.

NOZIONE DI ACCRESCIMENTO

L’accrescimento è l’automatica inclusione della quota vacante nelle quote degli altri

coeredi o collegatari: la quota di chi non può o non vuole succedere si aggiunge alle quote di

coloro che sono chiamati congiuntamente alla stessa eredità o nominati legatari dello stesso

bene.

1° presupposto è che (es. in caso

IL CHIAMATO NON POSSA O NON VOGLIA ACCETTARE

diritto di accettare l’eredità, invalidità o

di premorienza, indegnità, rinunzia, decadenza dal

inefficacia della disposizione testamentaria).

Se il chiamato muore dopo l’apertura della successione ma prima di aver accettato l’eredità,

l’accrescimento non ha effetto perché il diritto di accettare l’eredità si devolve ai suoi eredi.

Il legato si acquisisce subito al legatario salva la facoltà di rinunzi, per cui se il collegatario

muore dopo l’apertura della successione, la quota di trasmette ai suoi eredi, salva la loro facoltà

di rinunzia se questa non era stata ancora esercitata. dell’accrescimento

Fa eccezione il legato di usufrutto congiuntivo, dove la regola trova

applicazione anche quando il collegatario muoia dopo avere preso possesso del bene ed avere

pertanto definitivamente consolidato il suo acquisto.

2° presupposto è che , ossia che non si devolva per

LA QUOTA VACANTE SIA LIBERA

rappresentazione o per sostituzione ordinaria, e che il testatore non abbia comunque espresso

all’accrescimento.

volontà contraria

L’accrescimento è precluso sia dalla sostituzione che dalla rappresentazione.

L’accrescimento tra coeredi richiede anche la cui:

CHIAMATA CONGIUNTIVA, per

 In caso di successione testamentaria:

o I più eredi devono essere istituiti col medesimo testamento nella universalità dei beni o

nella stessa quota senza determinazione di parti o in parti eguali

o Nella successione a titolo particolare il bene deve essere legato a più collegatari senza

determinazione di parti o in parti eguali, sia pure con diversi testamenti

 l’accrescimento ha luogo a favore dei chiamati di pari grado

In caso di successione legittima,

La legge prevede l’accrescimento in tema di successione testamentaria per cui parte della

dottrina ritiene che esso non operi a favore del coerede legittimo, ritenendo che in questo caso

sia necessaria un’ulteriore delazione e un’ulteriore accettazione: tuttavia, tale opinione non può

l’accrescimento altro non è che un criterio legale di poziorità

essere giustificata in quanto

(prelazione) del coerede concorrente sulla quota vacante.

Il testatore può certamente escludere l’accrescimento, in quanto la sorte della quota

vacante è rimessa alla sua volontà: esso però non dipende dall’accertamento di una positiva

volontà del testatore, la quale assume piuttosto il contenuto di una sostituzione reciproca, ma

opera esclusivamente in ragione dell’esistenza dei suoi presupposti legali. 21

EFFETTI E NATURA DELL’ACCRESCIMENTO

L’accrescimento : la quota vacante si accresce automaticamente a

OPERA DI DIRITTO

favore dei coeredi con effetto dal momento dell’apertura della successione, senza bisogno che

i coeredi che abbiano accettato l’eredità accettino anche l’ulteriore quota ad essi

spettante in quanto essa è un semplice ampliamento di quella originariamente accettata.

Ne consegue peraltro che il coerede rinunziante non può più revocare la rinunzia quando

vi siano coeredi che abbino accettato l’eredità, posto che la quota vacante è ormai acquisita

da questi senza bisogno di un’ulteriore accettazione.

L’acquisizione della quota vacante comporta per ciò stesso l’assunzione degli obblighi e

oneri ad essa inerenti, salvo che si tratti di imposizioni strettamente personali.

A differenza di quanto avviene nella rappresentazione e nella sostituzione ordinaria, il coerede

non ha alcuna scelta né facoltà di rinunzia in ordine all’acquisto della quota vacante, che

rimane assorbita nella delazione originaria.

 La chiamata congiuntiva è per legge potenzialmente comprensiva della quota vacante.

N.B. Assumendo che il coerede è chiamato solo per la sua quota, si è negato in dottrina che la

delazione originaria possa fargli conseguire una quota maggiore, sostenendo dunque che

l’accrescimento costituisca oggetto di un distinto diritto che il coerede acquisterebbe in forza

della vocazione. L’esistenza di un diritto soggettivo al conseguimento della quota vacante non

si concilia però con la disciplina del codice, che non prevede un’autonoma pretesa del coerede

alla quota vacante. DELL’EREDITÀ E DEL LEGATO VACANTI

DEVOLUZIONE

IN MANCANZA DI RAPPRESENTANZA, SOSTITUZIONE E ACCRESCIMENTO

L’EREDITÀ in tutto o in parte vacante che non si devolve per rappresentazione, sostituzione o

accrescimento, ai

SI DEVOLVE SECONDO LA REGOLA DELLA SUCCESSIONE LEGITTIMA

congiunti dell’ereditando di grado prossimo, i quali succedono in forza di un loro autonomo

loro diritto di accettare l’eredità si prescrive nel termine decennale che decorre

titolo: il

dall’apertura stata accertata l’inefficacia dell’acquisto

della successione, o dal momento in cui è

del primo designato.

in tutto o in parte vacante che non si devolve per rappresentazione, sostituzione o

IL LEGATO SI ESTINGUE A PROFITTO DELL’ONERATO

accrescimento, , il quale però non assume gli oneri

e obblighi di carattere personale di cui il legato era gravato. 22

5. ACCETTAZIONE E RINUNZIA ALL’EREDITÀ

L’ACCETTAZIONE DELL’EREDITÀ

L’ATTO DI ACCETTAZIONE

L’accettazione ha natura negoziale: essa è infatti un negozio di autonomia privata mediante

il quale il soggetto decide di acquisire l’eredità che gli è stata devoluta e divenire erede.

l’accettazione è fatta con beneficio

Se il chiamato è un incapace (minore o interdetto)

d’inventario, a pena di nullità, dal rappresentante legale (genitori esercenti la potestà o tutore) o

da un curatore speciale appositamente nominato, previa autorizzazione del giudice tutelare.

L’accettazione può essere impugnata per dolo o violenza, secondo la regola valevole per i

contratti, ma non per errore, qualora questo cada sul titolo o sul contenuto della delazione,

come ad esempio nel caso in cui l’accettante ignorasse l’esistenza di determinati debiti ereditari

o di altro testamento implicante oneri o legati: in quest’ultimo caso l’erede è tenuto a soddisfare

le passività inerenti al testamento ignorato solo nei limiti in cui non incidano sulla sua porzione

legittima e, comunque, non oltre il valore dell’eredità (se, una volta detratta la legittima, risulta

insufficiente, tutti i legati e gli oneri che conferiscono diritti a terzi sono ridotti

proporzionalmente).

L’ACCETTAZIONE DELL’EREDITÀ :

 È insuscettibile di revocatoria, non essendo essa un atto di disposizione del patrimonio né

un’assunzione di un debito.

 oggetto dell’accettazione è la

Non può essere parziale, a pena di nullità, in quanto

successione ereditaria e non lo specifico titolo legittimo o testamentario (es. accettazione di

una delazione e rinunzia di un’altra).

 Non deve essere sottoposta a termine o a condizione, a pena di nullità.

 Può essere pura e semplice o con beneficio di inventario: il beneficio di inventario

comporta una limitazione della responsabilità patrimoniale dell’erede per i debiti ereditari e

per i legati ma non limita la sua posizione successoria. 23

MODI E FORME DELL’ACCETTAZIONE

Circa i modi dell’accettazione, essa può essere espressa o tacita.

L’accettazione è una dichiarazione resa in forma di atto pubblico o di scrittura

ESPRESSA sua attuale volontà di acquisire l’eredità o di

privata con la quale il chiamato manifesta la

assumere il titolo di erede.

L’accettazione manifestazione implicita della volontà di accettare l’eredità

è una

TACITA

che si riscontra nel compimento di atti che presuppongono necessariamente la

quali ad esempio l’alienazione di beni ereditari o l’esercizio di azioni

posizione di erede,

ereditarie da parte del chiamato, salvo che si tratti di atti di amministrazione temporanea

autorizzati dal giudice: in questo caso la sua dichiarazione di non accettare è irrilevante in

quanto si tratta di un enunciato incompatibile col suo stesso comportamento.

La volontà di accettare deve comunque essere esclusa se il chiamato non abbia la

consapevolezza di disporre di beni dell’eredità.

atti che importano accettazione dell’eredità:

La legge indica taluni specifici

 Cessione dei diritti di successione

 Rinunzia agli stessi verso un corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, che ha il

significato pratico di una cessione onerosa o gratuita della posizione di erede

L’accettazione tacita è annullabile quando è viziata la volontà dell’atto implicante l’accettazione:

però che ricorra una causa di annullabilità che escluda la volontarietà dell’atto o la

occorre

consapevolezza del chiamato di compiere un atto dispositivo di un diritto ereditario (violenza o

errore) altrimenti gli effetti dell’atto si considerano prodotti (es. il chiamato è pur sempre accettante

anche se sia stato indotto con raggiri a vendere un bene ereditario).

accettazione dell’eredità se

In caso di nullità degli atti dispositivi si ha comunque questa deriva da

in quanto l’atto è pur sempre idoneo ad esprimere la volontà del chiamato (se

illiceità della causa,

invece è nullo per mancanza di uno degli elementi essenziali del negozio non può comportare

accettazione perché non può essere qualificato come atto giuridico di disposizione).

Un’accettazione dell’eredità, che prescinde dalla volontà del chiamato, può invece

LEGALE

ravvisarsi in due ipotesi:

 Nell’ipotesi in cui il chiamato all’eredità in possesso (o nel compossesso) dei beni

ereditari non procede all’inventario entro il termine di 3 mesi dall’apertura della

stabilito

successione o dalla notizia della delazione, prorogabile dal giudice per consentire il

completamento dell’inventario già iniziato.

 Il chiamato che non esegue tale onere entro il termine legale o quello giudizialmente

diviene per ciò stesso erede senza beneficio d’inventario.

prorogato che il chiamato abbia l’effettiva disponibilità

In giurisprudenza si è puntualizzato che occorre l’esercizio di

dei beni ereditari, ossia che si trovi in una situazione di fatto che gli consenta

concreti poteri sui beni, sia pure per mezzo di terzi detentori, con la consapevolezza della

all’asse ereditario.

loro appartenenza

Quando l’inventario è stato compiuto nel termine, se il chiamato non rinunzia entro 40

giorni diviene per ciò stesso erede puro e semplice.

 Nell’ipotesi in cui il chiamato sottrae o nasconde beni ereditari: in tal caso è considerato

erede puro e semplice, nonostante la sua rinunzia, salvo che abbia agito in stato di

incapacità o che dimostri la involontarietà del fatto o l’inconsapevolezza circa l’appartenenza

del bene all’asse ereditario.

Se il chiamato ha accettato con beneficio d’inventario, la sottrazione o il celamento dei beni

ereditati comportano la perdita del beneficio.

LA TRASCRIZIONE

La dichiarazione di accettazione dell’eredità comprendente diritti immobiliari è soggetta

a trascrizione, necessaria ai fini del principio della continuità delle trascrizioni (non è qui mezzo

per risolvere il conflitto con terzi), avente l’effetto di precludere ai terzi di buona fede si

acquistare dall’erede apparente.

In presenza di uno degli atti che importano accettazione tacita, il chiamato può richiede la trascrizione

sulla base di tale atto, qualora risulti da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata: ciò non gli

preclude tuttavia di emettere una dichiarazione di accettazione espressa. 24

TERMINI PER L’ACCETTAZIONE

Il diritto di accettare SI PRESCRIVE nel termine di 10 anni (480): la prescrizione estingue il

non è rilevabile d’ufficio,

diritto di accettare, ma tale estinzione dovendo essere fatta valere dai

chiamati ulteriori e da coloro che sono interessati a contestare la qualità di erede del chiamato.

Il termine decorre dal giorno dell’aperture della successione.

Secondo la regola generale, il termine si computa dal giorno in cui il diritto può essere fatto

valere (2935), per cui:

 Se la delazione è sospesa, il termine si computa dal giorno in cui si verifica la condizione

 Il termine non decorre nell’ipotesi di chiamata di nascituro non concepito e di ente da

istituire, e non decorre finché il rapporto di parentela non è formalmente accertato.

La semplice ignoranza dell’esistenza del testamento non è come tale rilevante, ma una

tesi estrema, seguita in giurisprudenza, giunge ad affermare la decorrenza del termine anche

quando il testamento sia rimasto occultato.

Secondo altra tesi la decorrenza presuppone che il testamento sia stato pubblicato.

La prescrizione decennale dal tempo dell’aperture della successione vale anche per il diritto

dei chiamati ulteriori, in quanto essi possono risolvere la pendenza facendo fissare al primo

chiamato un termine giudiziale per l’accettazione.

È invece esclusa la decorrenza del termine quando vi sia stata accettazione da parte del

l’acquisto sia successivamente venuto meno

chiamato precedente e (es. se il titolo della

risulta invalido o inefficace o viene accertata l’indegnità del chiamato).

delazione

Essendo il diritto di accettare un diritto potestativo, la sua estinzione per prescrizione può

essere evitata solo mediante l’accettazione.

Tale diritto è pure soggetto a DECADENZA: il chiamato ulteriore, o comunque chi vi ha

interesse, può chiedere al giudice di fissare, con un provvedimento di volontaria giurisdizione,

un termine entro il quale il primo chiamato deve accettare, trascorso il quale senza che vi sia

stata accettazione il diritto si estingue (c.d. azione interrogatoria).

di decadenza è collegata all’inventario eseguito dal

Altra ipotesi chiamato che non è nel

possesso dei beni ereditari: compiuto l’inventario, il chiamato ha l’onere di accettare entro 40

dal diritto di accettare l’eredità.

giorni, altrimenti decade

Se invece il chiamato è e rimane nel possesso dei beni ereditari il problema non si pone perché

tale possesso comporta di per sé l’acquisto dell’eredità, con o senza beneficio d’inventario. 25

IL BENEFICIO D’INVENTARIO

NOZIONE DI BENEFICIO D’INVENTARIO

limitazione legale della responsabilità patrimoniale dell’erede

Il beneficio di inventario è la entro il valore dell’eredità ricevuta.

per i debiti ereditari e per i legati e oneri

Il beneficio d’inventario il quale ha l’onere di specificare

dipende dalla scelta del chiamato,

nell’atto di accettazione che intende avvalersi di tale beneficio.

L’accettazione con beneficio d’inventario è obbligatoria quando si tratti di eredità devolute a:

 Incapaci (minori, interdetti, inabilitati)

 Enti giuridici diversi dalle società (associazioni, fondazioni, ecc)

Il beneficio d’inventario non è un autonomo diritto ma rientra piuttosto nella categoria dei

benefici, quali limitazioni di una posizione di svantaggio del soggetto: esso infatti, comportando

la limitazione patrimoniale e personale dell’erede, deroga al principio successorio secondo il

quale l’erede risponde interamente dei debiti ereditari e dei legati.

Il beneficio d’inventario è subordinato ai seguenti oneri:

 Dichiarazione formale dell’accettante

 Inventario dei beni ereditari

 Adozione della procedura di liquidazione concorsuale delle passività ereditarie, se richiesta

Si tratta di un procedimento privato in quanto si articola in una serie di atti collegati che

rappresentano l’esplicazione di poteri privati: una diversa concezione dottrinale afferma in realtà

la natura pubblicistica del beneficio d’inventario, ma queste non trova riscontro nella disciplina

normativa, la quale non prevede nessuno speciale potere dell’erede.

EFFETTI

L’effetto principale del beneficio d’inventario è quello di LIMITARE LA RESPONSABILITÀ

patrimoniale e personale dell’erede entro i limiti del valore dell’asse ereditario.

i creditori e legati non possono aggredire i beni personali dell’erede,

Ciò comporta che

a meno che questi non sia in mora nel presentare il rendiconto e per le somme di cui era

l’erede risponde personalmente nella misura del saldo

debitore: più precisamente, attivo della

gestione dei beni ereditari e dei debiti che aveva verso l’ereditando, tranne quelli intrasmissibili.

Altre effetto è quello della a favore dei

SEPARAZIONE DEL PATRIMONIO EREDITARIO

creditori dell’eredità i creditori dell’eredità hanno cioè un

e legatari rispetto ai creditori dell’erede:

diritto di prelazione rispetto ai creditori personali dell’erede, i quali possono aggredire solo il

patrimonio ereditario che residua dopo l’estinzione delle passività ereditarie.

se l’erede rinunzia o decade dal beneficio d’inventario,

Questa separazione viene meno salvo

che i creditori del defunto e i legatari abbiano fatto valere il loro diritto di separazione.

questa sarebbe un’eccezionale

Per una tesi dottrinale ipotesi di responsabilità senza debito, ma

appare ingiustificata in quanto lascia i debiti ereditari senza un obbligato ed esclude arbitrariamente

l’erede dalla titolarità delle varie posizioni inerenti al rapporto obbligatorio (es. legittimazione ad

accettare la remissione del debito).

tesi l’erede subentra nei debiti del defunto mentre il beneficio limiterebbe la sua

Per altra

responsabilità, ma non spiega come possa dirsi giuridicamente obbligato chi sia esente dalla

corrispondente responsabilità patrimoniale.

piuttosto l’idea secondo la quale

 Più coerente al sistema appare gli stessi debiti risultano

limitati in relazione alla misura della responsabilità dell’erede. 26

ACCETTAZIONE FORMALE CON BENEFICIO D’INVENTARIO

per conseguire il beneficio è la forma dell’atto

Onere necessario pubblico ricevuto da un notaio

o dal cancelliere del tribunale dell’aperta successione, l’accettazione si

in mancanza del quale

considera pura e semplice.

La dichiarazione di beneficio d’inventario non integra un distinto atto negoziale bensì una

di contenuto dell’atto di accettazione dell’eredità: se l’eredità è accettata

specificazione

puramente e semplicemente, la successiva dichiarazione d’inventario è priva di efficacia.

d’inventario,

Per quanto attiene ai TERMINI entro i quali è possibile accettare con beneficio

occorre fare una distinzione:

 Se il chiamato non è nel possesso dei beni ereditari può accettare con beneficio

d’inventario fino a quando conserva il suo diritto di accettare l’eredità.

Compiuto l’inventario, ha solo 40 giorni di tempo per accettare con o senza beneficio

d’inventario, altrimenti perde il diritto di accettare l’eredità.

 l’onere di eseguire tempestivamente

Se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari ha

l’inventario (entro 3 mesi dall’aperture della successione), altrimenti diviene erede puro e

semplice.

Compiuto l’inventario, ha poi 40 giorni di tempo per rinunziare o fare l’accettazione formale

con beneficio d’inventario, altrimenti è considerato erede puro e semplice, salvo che si tratti

di un incapace.

la tempestiva accettazione con beneficio d’inventario non esclude che l’erede

Va ricordato che (es. l’erede decade dal beneficio se omette di

possa successivamente perdere tale beneficio

denunziare nell’inventario beni appartenenti all’eredità).

l’accettazione con beneficio d’inventario da parte di uno comporta

Se più sono i chiamati,

l’estensione del beneficio a favore degli altri chiamati, ma non a quelli che avessero già in

precedenza accettato puramene e semplicemente.

L’INVENTARIO

L’inventario è in generale un atto pubblico di ricognizione di un complesso di beni.

L’inventario dei beni ereditari è in particolare un atto pubblico col quale il cancelliere del

tribunale o il notaio nominato dal tribunale o designato dal testamento accertano la

consistenza delle attività ereditarie, descrivendo i beni immobili e mobili e procedendo alla

stima di questi ultimi.

Il codice di procedura indica le persone che hanno diritto di assistere all’inventario e prevede

l’obbligo del pubblico ufficiale di avvisarle dell’operazione.

può assolvere l’onere dell’inventario prima o dopo l’accettazione:

Il chiamato

 il chiamato che è nel possesso dei bei ereditari deve procedere all’inventario

Se dopo, entro

il termine prorogabile di 3 mesi dall’apertura della successione, altrimenti è considerato

erede puro e semplice.

 prima, ha 40 giorni per accettare con beneficio d’inventario,

Se altrimenti è considerato

accettante (se è nel possesso dei beni) o rinunziante (se non è nel possesso dei beni).

L’onere dell’inventario può essere assolto su iniziativa di uno dei chiamati ma anche di

altri legittimati, in quanto lo scopo è quello di accertare le attività ereditarie a garanzia delle

pretese dei creditori dell’eredità e dei legatari.

L’erede che in omette di denunziare nell’inventario beni appartenenti all’eredità o

mala fede decade dal beneficio d’inventario

che denunzia passività inesistenti, per violazione

dell’obbligo di fedele denunzia.

I termini di decadenza per il compimento dell’inventario non si applicano a danno degli incapaci

e la loro inosservanza non comporta decadenza dal beneficio d’inventario, il quale dev’essere

però compiuto entro 1 anno dal raggiungimento della maggiore età del chiamato o dalla

cessazione dello stato di interdizione o di inabilitazione. 27

GESTIONE DEL PATRIMONIO EREDITARIO

Il chiamato che accetta con beneficio d’inventario diviene erede a tutti gli effetti e assume la

titolarità dei diritti e obblighi ereditari. nell’interesse

La gestione del patrimonio ereditario è quindi sì del titolare ma anche

nell’interesse dei creditori dell’eredità e dei legatari: la legge pone infatti a carico dell’erede un

obbligo minimo di diligente amministrazione, rendendolo responsabile nei loro confronti

quando la sua colpa grave abbia pregiudicato le loro ragioni.

All’erede può essere imposta giudizialmente anche una cauzione a garanzia della

conservazione dei mobili e dei frutti.

Per alienare, sottoporre a pegno o ipoteca o transigere relativamente ai beni ereditari

l’erede è tenuto a farsi previamente autorizzare dal tribunale e ad osservare le modalità

pensa la decadenza dal beneficio d’inventario

fissate dal decreto, (non nel caso di beni mobili

con beneficio d’inventario).

dopo 5 anni dalla dichiarazione di accettazione

l’erede è un incapace

Se (interdetto, inabilitato, emancipato, minore), va sentito il parere del

giudice tutelare, ma la mancanza di autorizzazione non comporta la decadenza dal beneficio.

L’erede è poi tenuto a rendere il conto della gestione ai creditori e ai legatari entro il

termine fissato dal tribunale, su richiesta di taluno di questi, anche prima che sia terminata la

se non adempie l’obbligo del rendiconto è tenuto a pagare con i propri

gestione: mezzi i debiti e

sanzione che rende l’erede illimitatamente responsabile per le passività ereditarie se e

legati,

fino a quando perdura l’inosservanza di tale obbligo.

l’inadempienza è del rappresentante legale dell’incapace,

Quando rileva solo la sua

responsabilità per danni, mentre in suo luogo può essere nominato un curatore speciale.

ESTINZIONE DELLE PASSIVITÀ

L’attività di gestione comprende quella del PAGAMENTO dei debiti ereditari e dei legati.

Il pagamento può avvenire con liquidazione semplice, e cioè senza particolari formalità, o con

liquidazione concorsuale.

LA LIQUIDAZIONE SEMPLICE

l’erede paga i creditori via via che questo lo richiedono e fino

Nella liquidazione semplice

all’esaurimento dell’attivo ereditario.

Tra più richieste, l’erede deve preferire i crediti privilegiati generali secondo il loro ordine e, se

procede all’alienazione dei beni, deve comunque dare la preferenza ai crediti muniti di ipoteca,

pegno o privilegio speciale sui beni venduti.

Esaurito l’asse ereditario, i creditori dell’eredità e i legatari non possono più pretendere il

nei confronti dell’erede

pagamento né agire in regresso verso coloro che sono stati

integralmente soddisfatti, se non nei confronti dei legatari, nel rispetto della regola che pone i

creditori dell’eredità in ordine preferenziale rispetto ai legatari.

La procedura di liquidazione semplice non può essere iniziata prima di 1 mese dalla trascrizione

accettazione o dall’annotazione della data dell’inventario

della dichiarazione di i creditori e i legatari possono proporre l’opposizione: i

successivamente redatto, periodo in cui

pagamenti eseguiti dall’erede in tale periodo sono pur sempre liberatori e non comportano la

decadenza dal beneficio d’inventario.

Se però è opposta opposizione, l’erede diviene personalmente responsabile nei confronti dei

creditori concorsuali nella misura dell’eccedenza percepita dai creditori singolarmente

soddisfatti rispetto a quanto loro spettante nella procedura di liquidazione concorsuale. 28


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliabertaiola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Troiano Stefano.

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