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motivo per cui la richiesta di adempimento varrebbe ad accrescere la responsabilità debitoria.Inoltre,

nei casi in cui è prevista la mora per intimazione, la mancanza della richiesta, vale piuttosto come

tolleranza da parte del creditore.

La mora per intimazione art.1219 1 comma c.c.

Il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto.

L’atto: la richiesta di costituzione in mora può essere fatta anche dal creditore incapace e da un

rappresentante del creditore, senza che serva procura scritta e da qualsiasi incaricato.

La richiesta dell’adempimento è un atto recettizio, quindi è efficace quando giunge all’indirizzo del debitore,

salvo che questi provi di essere stato nell’impossibilità incolpevole di averne notizia.

Destinatario della richiesta è il debitore o il suo rappresentante, la richiesta inviata a terzi è inefficace anche

se il debitore ne è venuto a conoscenza.

Il debitore deve essere legalmente capace, in caso contrario la richiesta va fatta al rappresentante legale,

pena l’inefficacia dell’atto.

Se ci sono più debitori solidali, la richiesta deve essere fatta a ciascuno di essi, mentre la richiesta fatta da

un creditore giova agli altri con creditori.

La forma : il codice prevede sia fatta per iscritto, anche in maniera meccanica e senza firma, o con

dichiarazione orale verbalizzata, può essere spedita tramite lettera, tenendo conto però che il creditore deve

provare che la richiesta sia pervenuta all’indirizzo del debitore.

Non sono previste formule solenni, deve semplicemente risultare che il creditore esige la prestazione.Valore

di costituzione in mora è stato riconosciuto ad ogni atto giudiziale e stragiudiziale con il quale il creditore

pretenda l’adempimento (es.citazioni in giudizio, notifiche, ricorsi..), è idonea anche la domanda di

risoluzione del contratto o la richiesta informale di prestazione accompagnata dal compimento degli oneri di

cooperazione gravanti sul creditore.

L’atto di costituzione in mora non deve indicare necessariamente l’ammontare della prestazione visto che

può essere un debito illiquido, ciò che occorre è che il debitore possa identificare il credito.

La richiesta può essere fatta anche prima della scadenza, ma la mora ha effetto comunque dalla scadenza

del termine.

Se la prestazione esige un tempo per la sua esecuzione, la mora si produrrà alla scadenza di quel tempo.

La richiesta può indicare un termine entro il quale il debitore sarà tenuto alla prestazione che ha un

significato di tolleranza, se il debitore non se ne avvale gli effetti della mora decorrono dal giorno della

richiesta.

Fondamento dell’onere della richiesta formale : nella presunzione di tolleranza dell’adempimento dilazionato

da parte del creditore.I casi in cui occorre la richiesta formale riguardano le obbligazioni senza fissazione di

termine e le obbligazioni da eseguirsi al domicilio del debitore.In entrambi è socialmente usuale presumere

una tolleranza nel ritardo e costituire in mora il debitore su richiesta (non orale, se no sarebbe mera

sollecitazione).

La mora automatica art.1219 2 comma cc

Non è necessaria la costituzione in mora: 1) quando il debito deriva da fatto illecito;

2) quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l'obbligazione;

3) quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante intimazione

o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall'intimazione o dalla richiesta.

1) in questo caso lo sfavore sociale rende inammissibile una tolleranza di ritardo da parte del

danneggiato nel riparare l’ingiusta lesione.

2) È un atto giuridico in senso stretto, riconducibile al rifiuto, che ha bisogno della capacità legale e

naturale del debitore.Non c’è bisogno di un particolare contenuto ma è sufficiente che sia

manifestata la volontà di non voler adempiere (es.il debitore nega di essere obbligato) e che sia resa

per iscritto.L’effetto è la mora automatica senza la richiesta del creditore.La dichiarazione resa prima

della scadenza fa scattare comunque la mora per applicazione analogica della norma sulla

decadenza del beneficio del termine.Per la giurisprudenza il debitore è inadempiente anche prima

della scadenza del termine se dimostri con atti e fatti univoci di non voler adempiere.

3) Concerne i debiti portabili, cioè quelli da eseguirsi al domicilio del creditore.Alla scadenza del

termine scatta la mora automatica perché tali rapporti si attuano senza una preventiva richiesta del

creditore.L’eccezione è quando il debitore muore prima della scadenza del termine, in questo caso il

creditore deve richiedere la prestazione agli eredi e la mora scatta dopo 8 giorni dal momento in cui

la richiesta è pervenuta ai destinatari.

La norma sulla costituzione in mora non ha carattere tassativo, ci sono altre ipotesi:

4) ritardo intollerabile, ossia quello che supera ogni limite di tollerabilità, tenuto conto della natura del

rapporto e dell’interesse delle parti.

5) Il termine essenziale si ritiene che renda superflua la costituzione in mora, perché il debitore non può

adempiere tardivamente in quanto la prestazione sarebbe inutile.(quindi in realtà non è mora!).

6) Mora automatica negoziale ovvero quella disposta contrattualmente dalle parti.

La mora della P.A. : è governata dalle norme di diritto comune.Di norma è richiesta la mora ex persona

perché le obbligazioni della P.A. si eseguono presso la medesima, fatte salve le obbligazioni da illecito o il

rifiuto formale di adempiere da parte della P.A. o quando la mora automatica sia oggetto di specifica

previsione normativa.

L’amministrazione è in mora e sono dovuti gli interessi moratori indipendentemente dall’emissione o meno

del titolo di spesa, cadendo così un vecchio privilegio.

Non può essere messa in mora invece per le obbligazioni senza termine o illiquide se sta svolgendo le

procedure di liquidazione e pagamento, tranne se le protrae ingiustificatamente o oltre il tempo previsto.

Non esiste alcun potere discrezionale della P.A. che possa influire sulle modalità e tempistiche della

liquidazione di un’obbligazione.

La purgazione della mora è l’estinzione degli effetti della mora che consegue all’adempimento

dell’obbligazione e all’attuazione delle eventuali sanzioni per il ritardo.

La cancellazione è l’estinzione degli effetti a seguito della rinuncia da parte del creditore.

L’interruzione è il venir meno dell’imputabilità del ritardo a seguito del rifiuto illegittimo a ricevere la

prestazione da parte del creditore.

La sospensione indica la tolleranza del creditore per il termine da lui stesso indicato (es.se non adempirai

entro tot giorni, adirò le vie legali), prima dell’esercizio dei rimedi contrattuali coercitivi, salvi gli effetti della

mora e il diritto al risarcimento del danno.

Effetti della mora sul rischio art.1221 cc

Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da

causa a lui non imputabile, se non prova che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il

creditore.In qualunque modo sia perita o smarrita una cosa illecitamente sottratta, la perdita di essa non

libera chi l'ha sottratta dall'obbligo di restituirne il valore.

Questo effetto chiamato della perpetuatio obligationis non è una sanzione eccezionale, significa

semplicemente che il debitore non può essere liberato dalla sopravvenuta impossibilità perché se avesse

adempiuto nei termini l’evento si sarebbe evitato e quindi è a lui imputabile.Cioè il debitore è responsabile

pur se sopravviene un impedimento che prescindendo dal ritardo non sarebbe a lui imputabile.

Il debitore moroso sopporta le conseguenze dell’impossibilità sopravvenuta come quelle dell’eccessiva

onerosità non perché gli è attribuito un rischio ma perché è a lui imputabile secondo i principi di diritto

comune.

Il debitore deve provare che l’oggetto sarebbe ugualmente perito presso il creditore o che la prestazione

sarebbe divenuto inutilizzabile per il principio della causa successiva ipotetica, ossia la non risarcibilità del

danno che il creditore avrebbe comunque subito per fatti sopravvenuti non imputabili al debitore.Il debitore

deve quindi provare in via presuntiva che il creditore avrebbe conservato il bene fino al momento

dell’ipotetico perimento.

La mora nelle obbligazioni negative art.1222

Le disposizioni sulla mora non si applicano alle obbligazioni di non fare; ogni fatto compiuto in violazione di

queste costituisce di per sé inadempimento.

In realtà anche in tali obbligazioni si possono distinguere inadempimenti definitivi (es.debitore ha svelato alla

concorrenza una formula segreta) e inadempimenti che danno ancora la possibilità di eseguire la

prestazione.

Nelle obbligazioni di durata può succedere che l’attività compiuta in violazione venga a cessare e ci sia il

comportamento omissivo idoneo a soddisfare il creditore.Per l’inadempimento regresso ci sarà quindi il

risarcimento del danno.

Questa norma significa non che la mora sia inconcepibile ma che non occorre la formale costituzione in

mora in quanto ogni atto compiuto in violazione dell’obbligazione costituisce di per sé inadempimento.Gli

impegni di carattere negativo vanno rispettati senza la preventiva richiesta del creditore e la sua mancanza

non implica la tolleranza.

Capitolo quarto

IL RISARCIMENTO DEL DANNO

I rimedi

1) rimedi a tutela del credito : tutelano contro l’inadempimento qualsiasi posizione creditoria

indipendentemente dalla fonte.

- risarcimento del danno I primi due sono rimedi sanzionatori che tutelano il credito contro

- azione di adempimento l’inadempimento imputabile. Non hanno carattere punitivo, servono

- esecuzione coattiva per salvaguardare creditore ingiustificata violazione dell’obbligazione

2) rimedi a tutela del contratto : tutelano la parte contrattuale nei contratti a prestazioni corrispettive.

- risoluzione del contratto Sono rimedi obiettivi che tutelano la posizione giuridica contro il

- riduzione del prezzo fatto obiettivo a prescindere dall’illiceità della lesione

- eccezione di inadempimento

Il risarcimento per equivalente (compensazione pecuniaria del danno)

Risarcimento /

\ In forma specifica (rimozione diretta del danno)

L’obbligo di risarcire scaturisce dall’art.1218 cc cioè dall’inadempimento imputabile.

Nel caso di ritardo o adempimento inesatto : l’obbligazione si aggiunge a quella non puntualmente o

esattamente eseguita

Nel caso di inadempimento totale e definitivo : l’obbligazione risarcitoria si sostituisce a quella originaria. Si

tratta della perpetuatio obligationis: il debitore è tenuto ad una nuova prestazione che soddisfi l’interesse

succedaneo del creditore.

Evento lesivo di un interesse giuridicamente apprezzabile

Danno /

\ Effetto economico negativo, quindi sofferenza patrimoniale a causa dell’evento lesivo

Si ha riguardo – perdita subita (danno emergente)

- mancato guadagno (lucro cessante)

Danni riflessi sono i danni subiti da una persona diversa vittima dell’illecito e si trovano a volte risarciti ma

non è ammissibile perché il diritto al risarcimento spetta a chi ha un proprio interesse giuridicamente tutelato.

Quando la giurisprudenza li ha riconosciuti è perché il fatto lesivo si rivelava idoneo a colpire una pluralità di

interessi autonomamente identificabili.(es.l’uccisione)

In ambito della responsabilità contrattuale si parla di danni del terzo

/ | \

Persona portatrice di un interesse | responsabilità contrattuale c’è

tutelato nella vita di relazione, ma qui | quando un terzo è estraneo al

il debitore risponde a titolo extracontrattuale | contratto ma portatore di un

semprechè l’inadempimento integri | interesse diretto all’adempimento

anche l’illecito. | es.contratto a favore di terzi

il terzo è portatore di un

interesse indiretto, non ha

diritto al risarcimento

(es.nuovo locatario contro il

precedente che non rilascia

l’immobile)

Danno emergente è la perdita subita dal creditore, la diminuzione nella sfera patrimoniale del creditore per

l’inadempimento.

- mancato conseguimento della prestazione : si risarcisce il valore economico di questa con

riferimento al prezzo di mercato o il valore del bene rimpiazzato dal creditore.Si fa riferimento al

costo effettivo di esso e non quello soggettivo o di affezione.

- Vizi o mancanza di qualità della prestazione : si valuta il costo della riparazione, salvo che sia una

spesa eccessivamente gravosa e anche il minor valore del bene riparato.

Se il bene non si può riparare ci si riferisce al prezzo di mercato di beni dello stesso tipo affetti da

vizi o mancanza di qualità; se non esiste un prezzo di mercato il danno va valutato accertando il

valore del bene integro e la misura percentuale in cui il danno incide sul valore del bene.

- temporaneo impedimento del godimento di un bene : si risarcisce il danno in relazione al v

valore di mercato di tale godimento.La tendenza giurisprudenziale nega il risarcimento del danno

quando il mancato godimento riguardi beni di uso personale (es.autovettura), a meno che non si

rimpiazzi il bene noleggiandolo o locandolo e in questo caso il danno è il corrispettivo del noleggio e

della locazione.

- prestazioni a terzi : in conseguenza dell’inadempimento possono essere rilevanti

- danni alla persona o ai beni del creditore : rilevano sul piano extracontrattuale, sono lesioni di

interessi tutelati nella vita di relazione. Per i beni si valuta il valore del bene perduto o il minor valore

del bene danneggiato.

- Spese : possono essere effettuate per riparare la cosa lesionata e sostituirla e sottostanno al

principio di correttezza che impone al danneggiato di attivarsi per evitare il danno.La risarcibilità

delle spese è subordinata alla loro congruità e utilità.

Nel caso di lesioni personali sono rimborsabili tutte le spese per curarsi entro limiti di proporzionalità

e ragionevolezza.

Le spese effettuate per la conclusione del contratto e per la sua esecuzione vanno risarcite se il

creditore limita il suo risarcimento all’interesse negativo, cioè l’interesse a non concludere il

contratto, se pretende invece il risarcimento per il guadagno che avrebbe conseguito dal contratto

no, ma vanno conteggiate per determinare il profitto netto.

Lucro cessante è il guadagno che viene a mancare per l’inadempimento, è la ricchezza non conseguita dal

danneggiato. E’ un danno futuro che richiede la certezza nell’avverarsi e si deve valutare in via equitativa.

- mancata utilizzazione del bene : se oggetto è una cosa fruttifera, è costituito dal mancato

conseguimento dei frutti al netto delle spese; se si tratta di inadempimento definitivo si guarda al

danno emergente che è la perdita del bene ed è determinato anche in ragione della sua fruttuosità.

Se il bene è uno strumento di lavoro il lucro cessate è costituito dal guadagno netto che il creditore

avrebbe tratto da tale strumento.

- perdita o diminuzione della capacità di lavoro : è un danno patrimoniale e non va confuso

con il danno biologico, è il venir meno del guadagno che avrebbe tratto la vittima dall’esercizio

dell’attività lavorativa.Ci vuole l’accertamento dell’invalidità, che può essere definitiva o temporanea

e si calcola accertando il guadagno che al danneggiato è venuto meno nel periodo d’invalidità a

causa di questa.

Se il soggetto non ha raggiunto l’età lavorativa, l’accertamento va fatto sulla presunzione della futura

carriera della vittima escludendo presunzioni riguardanti l’ambiente sociale e familiare. In mancanza

di elementi di prova si presumerà un guadagno medio che assicuri un minimo di vita libera e

dignitosa.

Se la vittima svolge un’attività non retribuita si si guarderà al valore della stessa retribuita.

- perdita di prestazioni alimentari e assistenziali : coloro che ricevevano alimenti e assistenza dalla

morte della persona che li erogava hanno diritto al risarcimento.

- Perdita della reputazione professionale : è la perdita di immagine e quindi perdita della clientela in

seguito ad impedimento o ad illecito civile. Si valuta il volume d’affari prima e dopo l’inadempimento

o l’illecito civile.

Le regole della determinazione del danno risarcibile.Il principio del danno effettivo.

Il danno risarcibile è determinato in via primaria dal principio di causalità : il debitore è tenuto al risarcimento

del danno che è conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento (art.1223 cc).

Alla base di tutte le teorie c’è il principio del danno effettivo per cui l’obbligo del risarcimento deve adeguarsi

al danno effettivamente subito dal creditore, non sono ammessi i danni punitivi, come non sono ammesse le

pene private, seppur nell’esercizio dell’autonomia contrattuale.

Elemento costitutivo del diritto di risarcimento è il nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno, ed è la

relazione tra due eventi che identificano l’uno come conseguenza dell’altro. La rilevanza del nesso di

causalità è sancita dall’art.1223 cc e si applica anche alla responsabilità extracontrattuale (art.2056cc).

Teorie sul nesso di causalità :

a) condizione necessaria o “sine qua non” identifica la causa di tutti quegli antecedenti senza dei quali

un dato effetto non si verificano distingue tra antecedenti prossimi e lontani e si scontra con il

principio dell’immediatezza che esclude che la causa del danno possa essere fatta risalire ad origini

remote.

b) teoria dello scopo della norma ravvisa ravvisa il nesso di causalità tra un fatto e le conseguenze

dannose che rientrano nello scopo protettivo della norma. Questa teoria non identifica il nesso di

causalità perché non riesce ad accertare quando sussiste in concreto un rapporto causa-effetto tra

due eventi.

c) teoria dell’adeguatezza ravvisa la causa di un evento nel fatto normalmente adeguato a produrlo. Il

danno è conseguenza del fatto quando ne costituisce un effetto normale. A differenza del diritto

penale la norma non è volta a punire l’autore dell’illecito ma a ristorare il danneggiato quindi non vi è

una ragione per limitare il risarcimento del danno nel caso di conseguenze eccezionali.

d) Il principio del rischio specifico : un fatto è causa di un risultato quando costituisce o concorre a

costituire il presupposto specifico di quel risultato.

Quindi sussiste un nesso causale tra fatto e danno quando il danno è la realizzazione di un rischio

specifico creato da quel fatto.

Rischio specifico è quello che lo rende probabile o che aggrava apprezzabilmente il pericolo del suo

verificarsi. Va distinto rispetto alle semplici occasioni di danno che espongono il soggetto a rischi

generici della vita di relazione (es.il ferimento è causa di danni connessi ai pericoli della cura ma non

dei danni derivanti dal crollo dell’edificio).

Il rischio specifico può non realizzarsi e quindi non vi è un danno risarcibile, ma se può ancora

verificarsi rileva come danno futuro ed è richiesta la sua ragionevole certezza per la risarcibilità.

Il nesso di causalità può essere interrotto dal fatto del terzo o dal fatto del danneggiato quando questi si

pongono come causa del danno indipendentemente da quella originaria. La giurisprudenza adotta al

riguardo il principio di causalità efficiente, secondo l’art.41 cp per cui le cause sopravvenute escludono il

rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l’evento.

Il fatto del terzo e il fatto del danneggiato che concorrono con la causa originaria al danno, non interrompono

il nesso causale.Se il fatto del terzo è un fatto illecito, e questo realizza un rischio specifico creato dalla

causa originaria, il danno scaturisce dal complesso dei fatti illeciti ma ogni autore è responsabile per l’intero

nei confronti del danneggiato.

Il principio della causa successiva ipotetica prevede la diminuzione del danno risarcibile nella misura in cui

altre cause non imputabili avrebbero comunque arrecato al creditore il danno già prodotto dall’illecito.(es.la

merce è perita durante il trasporto ma lo sarebbe stata comunque per un incendio del magazzino dove

doveva essere depositata).

Si basa sull’art.1221 cc per cui il debitore si libera se prova che la merce sarebbe ugualmente perita presso il

creditore.

Contro questo principio si dice che il sopravvenire di un evento posteriore a quello che ha cagionato il danno

non limiterebbe l’obbligo di colui che del primo evento è responsabile.

Pur non rientrando tra i fatti accaduti il danno successivo ipotetico indica l’effettivo contenuto dell’utilità

sottratta al creditore a causa dell’inadempimento nel contesto degli eventi successivamente verificatesi.

La causa successiva ipotetica non rileva nell’ipotesi in cui la causa successiva sarebbe stata imputabile allo

stesso danneggiante o ad un terzo, perché la perdita sarebbe stata compresa nel risarcimento. Quindi il

primo fatto conserva la sua efficienza causale rispetto al risultato economico negativo che senza il primo

fatto il danneggiato avrebbe evitato. (es. l’incendio è dovuto ad un terzo, se la merce fosse stata nel

magazzino il danneggiato avrebbe avuto diritto al risarcimento del danno).

Il concorso di colpa del danneggiato

Se il fatto colposo del danneggiato ha concorso a produrre, il risarcimento è diminuito secondo la gravità

della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate (art.1127 1comma cc).

Fondamento è che al danneggiato non sia fatto carico del danno per quella parte che non è a lui imputabile.

Un’altra opinione fa riferimento all’autoresponsabilità del soggetto, si spiegherebbe così il requisito della

colpa richiesto dalla norma.

La colpa del danneggiato non è da intendersi come criterio d’imputabilità del fatto illecito perché il

danneggiato non compie illeciti visto che lo fa contro se stesso e non può pertanto essere sanzionato.La

colpa costituisce un requisito legale della rilevanza causale del fatto del danneggiato.

Come per le concause naturali, il fatto non colposo del danneggiato non rileva e quindi gli sarà risarcito

integralmente il danno che non avrebbe subito senza l’inadempimento o l’illecito.

La gravità della colpa va valutata al grado di inosservanza del modello di comportamento normalmente

diligente, se non risulta si presume eguale a quella del danneggiante. Se mancano le prove circa la precisa

entità delle conseguenze dannose si applica il criterio equitativo.

Ai fini del concorso di colpa del danneggiato non rileva la capacità del danneggiato o altre esimenti di

responsabilità; è difficile ammettere di poter addossare al danneggiante anche le conseguenze dannose

derivanti dalla negligenza dell’incapace.

Il danneggiante risponde invece per l’intero quando il dovere di sorveglianza gli imponeva di prevenire il fatto

dell’incapace o se non ha usato le cautele adeguate per prevenire il fatto.

La giurisprudenza ravvisa l’ipotesi di concorso di colpa del danneggiato quando il danneggiante abbia agito

in stato d’ira provocato dal fatto ingiusto del danneggiato.Ciò dovrebbe valere quando provocata sia una

persona psicolabile o di ridotta capacità di intendere e volere.

Nessun risarcimento è dovuto se viene arrecato il danno nell’esercizio della legittima difesa, salvo il caso

dell’eccesso.

Il concorso deve essere rilevato d’ufficio se risulta dagli atti del giudizio, visto che incide sul nesso di

causalità (es. il danneggiante respinge la responsabilità in toto e il giudice valuta il concorso di colpa).

Il concorso di colpa va dedotto e verificato in sede do determinazione della responsabilità non nel giudizio di

liquidazione.

Onere della prova spetta al danneggiante, visto che si tratta di una circostanza che esclude o limita la

pretesa del danneggiato.

Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza

(art.1227 2comma c.c.); non è il concorso di colpa del danneggiato ma risiede nel dovere di correttezza che

impone al danneggiato di evitare il danno o di limitarne gli effetti.

Non è condivisibile l’idea che la norma sul danno evitabile escluderebbe del tutto il risarcimento di tale

danno, il risarcimento è totalmente escluso solo quando la produzione del danno ricade interamente nella

sfera del danneggiato e l’omissione diventi causa prossima e assorbente che interrompe il nesso di causalità

tra inadempimento e danno, divenendo la causa unica, diretta del danno; se non è così la sua efficienza

causale rileva secondo un calcolo di probabilità valutabile in via equitativa.

Il dovere del danneggiato di cooperare per limitare la responsabilità del danneggiante rientra nel dovere di

correttezza, ma questo non vuol dire che il danneggiato deve sacrificare i suoi rilevanti interessi personali e

patrimoniali per evitare il danno, ne’ organizzarsi per prevenire quelli derivanti da eventuali inadempimenti o

illeciti.

Il dovere di mitigare il danno non rileva nel caso di danneggiato interdetto o incapace e neanche nel caso di

un minore perché il dover di correttezza presuppone consapevolezza della propria condotta.

Se l’intervento del danneggiato non porta a un risultato utile o aggrava il danno, questo va risarcito per intero

nel caso in cui l’intervento sembri dare probabilità di successo; se però l’intervento appariva già inutile o è

stato effettuato in modo negligente, rileva il concorso di colpa del danneggiato.

Per la giurisprudenza l’omissione è eccepita esclusivamente dal danneggiante, costituendo un’eccezione e

non anche d’ufficio dal giudice. La regola sull’onere probatorio impone al danneggiante di provare che il

danno avrebbe dovuto essere in tutto o in parte evitato dal creditore; deve provare le circostanze che

rendevano manifesta al danneggiato la possibilità di intervenire utilmente per scongiurare il danno, in tutto o

in parte, e la sua inerzia.

Casi tipici di interventi del danneggiato volti ad evitare il danno

- rimpiazzo della prestazione cioè dei beni o servizi di cui il danneggiato non può disporre a causa

dell’inadempimento o dell’illecito.Il rimpiazzo indica la risoluzione del contratto senza bisogno della

domanda o della diffida.Occorre che l’interesse a veder diminuito il danno sia prevalente rispetto al

voler conservare il contratto.Se il rimpiazzo comportaun apprezzabile sacrificio, il danneggiato non vi

è costretto.

- reimpiego dei beni e servizi destinati alla parte inadempiente : il creditore è tenuto a ridurre il danno

costituito dal mancato guadagno provvedendo a reimpegare utilmente in altri rapporti contrattuali i

beni e i servizi destinati all’esecuzione del contratto.

- la riparazione può essere intesa sai come risarcimento in forma specifica, sia come il provvedimento

dello stesso danneggiato che serve per evitare il danno rappresentato dalla inutilizzabilità o dal

minor valore del bene stesso.

- azioni legali : il danneggiato non è tenuto a far valere il suo diritto per evitare l’aggravarsi del danno,

ne’ tantomeno a esperire azioni contro terzi o a resistere, visti i costi e i rischi dei rimedi processuali.

- avviso del danno nei confronti del debitore ignaro o dell’aggravarsi dello stesso rientra nel principio

di correttezza e occorre che l’avviso sia utile per un intervento.

- cure mediche a cui il danneggiato non è tenuto a sottoporsi per ridurre il danno risarcibile perché ciò

violerebbe la sua libertà.

- accettazione della prestazione parziale o difettosa : il creditore può rifiutare legittimamente

l’adempimento parziale o inesatto ma se ciò serve a limitare l’ammontare del danno è doveroso

accettare.L’accettazione senza riserva può significare acquiescenza.

Compensazione del lucro con il danno

E’ il principio secondo cui la determinazione del dannno risarcibile deve terner conto degli effetti vantaggiosi

per il danneggiato che hanno causa diretta nel fatto dannoso.

E’ un principio giurisprudenziale non sancito da norme es. a causa del ritardo del debitore pecuniario il

creditore è costretto a ricorrere al finanziamento bancario, corrispondendo interessi che riducono il suo

reddito imponibile

Fondamento di questo principio è l’esigenza che la determinazione del danno risarcibile abbia riguardo al

risultato economico complessivo conseguente all’inadempimento o all’illecito che deve tenere conto di tutti

gli effetti economici, positivi e negativi, manifestatisi fino alla sentenza.

Presupposti per la rilevanza del lucro :

- il vantaggio deve essere causato dall’inadempimento o dall’illecito e deve essere causa non

semplice occasione del vantaggio (es.colletta a favore della vittima).Neppure le somme erogate

dalle compagnie assicuratrici verranno detratte perché non scaturiscano dall’inadempimento o

dall’illecito, ma dal rapporto assicurativo.

- deve essere inerente al bene o all’interesse leso

La prevedibilità del danno art.1225 cc

Se l'inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato al danno che

poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l'obbligazione.

Quando l’inadempimento non è doloso il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi al momento

in cui è sorta l’obbligazione.Il fondamento è la tacita volontà contrattuale del debitore di non assumersi il

rischio di pregiudizi straordinari e imprevedibili.L’idea è che il vincolo obbligatorio importi l’assunzione di un

sacrificio contenuto entro limiti di normalità, contenendo quindi l’obbligo di risarcimento in relazione al

normale significato di utilità che la prestazione rappresenta per il creditore.

Se c’è dolo questo esclude il fondamento della norma ossia l’esigenza di un proporzionamento tra

risarcimento e la normale utilità della prestazione.L’obbligo di risarcire il danno imprevedibile è stato inteso

come una pena privata ma, oltre ad essere inammissibile, non vi sarebbe una funzione punitiva ma solo

risarcitoria visto che è un danno effettivamente sofferto dal creditore.

Fattispecie dell’inadempimento doloso:

- volontarietà inadempimento, intesa come libera determinazione del soggetto all’inadempimento.

- Consapevolezza di violare il rapporto obbligatorio

- Consapevolezza di arrecare un danno ingiusto

Il concorso di questi elementi esclude che dolo e colpa grave possano essere equiparati perché il codice

quando li vuol porre insieme lo dice chiaramente.

Il dolo non si presume, quindi la prova dell’inadempimento doloso grava sul creditore.

Danno prevedibile è il danno di cui è probabile l’accadimento secondo un giudizio normalmente diligente

basato sulle circostanze che apparivano o che erano conosciute dal debitore.

La prevedibilità concerne sia il danno quale evento lesivo sia quale effetto economico negativo che non vuol

dire prevedibilità del suo preciso ammontare, ma che il debitore non assume l’onere della portata

straordinaria del danno.

Il giudizio di prevedibilità del danno va riferito al tempo in cui è sorta l’obbligazione, l’interpretazione letterale

è nel senso che debba farsi esclusivo riferimento al momento della costituzione del rapporto e non della sua

esecuzione.

Secondo altra interpretazione la norma va intesa nel senso che la prevedibilità deve essere riferita al

momento in cui diventano attuali gli obblighi delle singole prestazioni; è valida perché esclude che il debitore

possa sottrarsi al risarcimento dei danni che era in grado di valutare prima di essere inadempiente.

La prova della prevedibilità del danno incombe sul creditore.

Sul piano sostanziale il momento rilevante ai fini della determinazione del danno risarcibile è quello in cui

viene adempiuta l’obbligazione risarcitoria.

Sul piano processuale il danno risarcibile va determinato con riferimento al tempo della sentenza perché c’è

l’esigenza che il risarcimento corrisponda il più possibile al danno effettivamente subito dal

danneggiato.Infatti c’è anche la regola che nel giudizio d’appello il danneggiato possa chiedere il

risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza di primo grado.

La regola della determinazione del danno al tempo della sentenza subisce due deroghe : la prima per i danni

futuri, che vanno determinato con riguardo al tempo del loro probabile accadimento, la seconda per il danno

da risoluzione del contratto che va determinato con riferimento al momento della domanda giudiziale.

I danni futuri sono quei danni di cui si prevede il verificarsi con ragionevole certezza in un tempo successivo

alla domanda di risarcimento o alla scadenza.Tipico esempio è il danno ai congiunti della persona uccisa.

La valutazione di questi danni avviene in via equitativa visto che non sono precisi nel loro tot e nel loro

accadimento e inoltre si deve anche tener conto del vantaggio di ricevere anticipatamente risarcimento di un

danno non ancora accaduto.

Va distinto dalla perdita dell’occasione favorevole (chance) che è un danno attuale, risarcibile se e in quanto

l’occasione favorevole sia funzionalmente connessa alla cosa o al diritto leso.

E’ un danno determinabile in via equitativa in ragione della maggiore o minore probabilità dell’occasione

perduta(quindi percentualmente) e deve risultare che il danneggiato ha perduto un’occasione di cui si

sarebbe avvalso con ragionevole certezza.Es.chi è vittima di una lesione personale non può farsi risarcire

anche la mancata partecipazione ad un esame se non è certo che lo avrebbe fatto.

L’onere della prova incombe sul danneggiato che deve dimostrare gli elementi costitutivi del danno sofferto,

sia per quanto riguarda l’effetto lesivo sia per gli effetti economici negativi.

Se per l’accertamento serve un giudizio tecnico il danneggiato può rimettere al giudice tale giudizio; l’onere

della prova non comprende i fatti notori ed è a volte agevolato dalle presunzioni.

Se la prova del preciso ammontare del danno è impossibile o estremamente difficile, soccorre la valutazione

equitativa del giudice (art.1226 cc).La valutazione equitativa è un giudizio di mediazione tra le probabilità

positive e negative del danno effettivo. Per la giurisprudenza la difficoltà di prova deve essere

sull’ammontare e non sull’esistenza del danno, se c’è incertezza su questo è escluso il diritto al risarcimento.

La valutazione equitativa non deve sopperire all’inerzia del danneggiato: se questi omette di provare di

provare elementi utili per la determinazione del danno il giudice deve tenere solo conto di quegli elementi

che per la loro notorietà non hanno bisogno di prova.

Il giudice deve dare ragione nella propria motivazione dei fattori di cui ha tenuto conto nella sua valutazione,

non limitarsi a dire di aver deciso secondo equità.

Il danno non patrimoniale è la lesione di interessi non economici che per il codice sono risarcibili solo nei

casi determinati dalla legge, principalmente quando derivino da reato.

Prima non si risarcivano perché c’era la concezione del diritto privato come ordinamento costituito a tutela di

interessi economici.Ma l’esigenza di assicurare il risarcimento per le lesioni psicofisiche e della salute

indusse la dottrina a rivedere la posizione e ad assicurare l’indennizzo solo però alle sofferenze morali e non

alle lesioni all’integrità e alla salute della persona perché sono danni materiali. L’intervento della Corte

Costituzionale ha consentito di affermare la risarcibilità del danno biologico a prescindere dagli effetti

economici negativi.

- Il danno non patrimoniale è il pregiudizio arrecato ad interessi non economici aventi rilevanza sociale

- i danni non patrimoniali sono di massima risarcibili se non ricorre una fattispecie penale

- tra i danni non patrimoniali si colloca il danno biologico, quale lesione dell’integrità psico-fisica e

della salute della persona e la sua risarcibilità trova ragione propri negli interessi lesi elevati a valori

costituzionali.

- La risarcibilità viene riconosciuta in tutte le ipotesi di lesioni di diritti fondamentali dell’uomo

La norma sulla risarcibilità del danno non patrimoniale si trova nell’ambito della responsabilità

extracontrattuale ma non vi è ragione per ritenere che non sia applicabile anche in ambito contrattuale e non

solo per via dell’illecito civile quale fattispecie di reato.

I danni non patrimoniali possono infatti derivare sia da illecito civile, sia da inadempimento e dar luogo

all’inadempimento senza bisogno del riferimento al reato penale.

La risarcibilità dei danni non patrimoniali è prevista dal codice penale, come tutela di valori sociali di

rilevanza pubblica, la cui violazione esige la riparazione del danno economico e non economico. La

giurisprudenza è orientata nel senso che ai fini del risarcimento sia sufficiente che esista la fattispecie

materiale del reato, un fatto lesivo di un interesse penalmente tutelato (reputazione, onore…).Il risarcimento

di questi danni non ha funzione punitiva ma compensativa dei danni sofferti dalla vittima e deve essere

valutato in via equitativa tenendo conto degli elementi che determinano la maggiore (es.carattere doloso del

fatto, più è grave il fatto più è grave la lesione) o minore gravità personale del danno.

Se non ci sono parametri economici il giudice deciderà in base a ciò che è socialmente adeguato; inoltre non

dovrà tener conto della soddisfazione morale della vittima dal denaro (es.incapace) ma del fatto obiettivo.

Il diritto di risarcimento è personale, incedibile e intrasmissibile in via ereditaria perché è una lesione

personale e non un diritto pecuniario, ma la giurisprudenza discorda.

Il danno biologico è il danno rappresentato dalle lesioni all’integrità psicofisica e alla salute(le invalidità, le

menomazioni, le deturpazioni, le malattie nervose, l’insonnia etc..) senza guardare agli effetti economici

negativi. Danno alla salute è anche quello psichico (shock) distinto dalla sofferenza morale.

Prima, in assenza di reato, venivano solo risarcite le spese erogate dal danneggiato per le cure mediche, le

protesi e e per il mancato guadagno dal lavoro; in seguito la giurisprudenza creò il “danno alla vita di

relazione” ossia il danno consistente nella diminuzione delle possibilità del soggetto di esplicare la sua

normale vita sociale.

Poi in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito la risarcibilità delle menomazioni alla

persona, distinte rispetto ai danni morali già risarcibili, la giurisprudenza si è adeguata affermando la

risarcibilità a se’ stante del danno biologico.

Viene definito dalla giurisprudenza prevalente il danno biologico come danno patrimoniale, ma non lo è

perché è un bene in suscettibile di valutazione economica; è in realtà risarcibile per un principio di diritto

effettivo che ha introdotto una deroga alla irrisarcibilità dei danni non patrimoniali.

Il danno biologico comprende il danno che subisce la persona nell’esplicazione della sua vita sociale e di

relazione e le sofferenze dell’animo, pertanto non va risarcito singolarmente anche il danno morale.

La natura non patrimoniale giustifica la sua in trasmissibilità; gli eredi hanno diritto a un loro risarcimento

morale a seguito dell’uccisione del familiare.

Ci sono stati tentativi per fissare in via preventiva il valore economico del danno alla persona in termini di

percentuale d’invalidità, come quella lavorativa; ma non avendo il bene-persona valore economico s’impone

la valutazione equitativa come compensazione socialmente adeguata ossia quella che la società ritiene tale.

Il risarcimento si parametra oltre che alla coscienza sociale ad altri fattori che incidono sulla gravità della

lesione quali l’età, la possibilità di recupero etc..

Anche per la domanda di risarcimento del danno biologico se pur unita a quella dei danni

dell’inadempimento ci vuole la domanda di parte con la prova degli elementi a sostegno.

Il danno alla vita di relazione è il danno alla salute e consiste nella diminuzione del soggetto di esplicare la

sua personalità nell’ambiente sociale in seguito alla lesione.

La giurisprudenza ha dato favore al risarcimento di questo danno per coloro che non potevano lamentare

una diminuzione della capacità di guadagno, anticipando il risarcimento del danno biologico.

Risarcimento in forma specifica art.2058 cc

Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile.

Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in

forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore.

Il danneggiato ha diritto a essere risarcita per equivalente o in forma specifica se ne ricorrano le condizioni

cioè con la diretta rimozione delle lesioni e delle sue conseguenze.


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto civile sull'inadempimento. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’inadempimento (art.1218 cc), i presupposti dell’inadempimento, il giudizio di responsabilità, la responsabilità del debitore fondata sul dolo e sulla colpa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Gambaro Antonio.

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