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Diritto civile - impresa dal punto di vista giuridico

Appunti di Diritto civile per l'esame del professor Mantucci. Si tratta di una sintesi didattica estrapolata dal libro di testo giuridico Perlingieri. Gli argomenti trattati sono i seguenti: impresa dal punto di vista giuridico.
Voto conseguito 30. Per problemi non esitate a contattarmi.

Esame di Diritto civile docente Prof. D. Mantucci

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ESTRATTO DOCUMENTO

prevalentemente personale e/o familiare e deve prevalere rispetto il capitale impiegato e sul

volute di affari realizzato. Secondo leggi speciali, se in alcuni casi tassativamente previsti, se

manca la prevalenza del lavoro personale e della propria famiglia, l’imprenditore sarà piccolo solo

a determinati fini, ma non a quelli civilistici e fallimentari. Presenta uno statuto a sé l’impresa

artigianale, caratterizzata da una attività di trasformazione che appartiene alla categoria

dell’industrialità e che talvolta può avere dimensioni di attività industriale.

IMPRENDITORE COMMERCIALE: si definisce tale l’impresa che produce mediante un processo

anche minimo di trasformazione (al di fuori del normale processo agricolo), quindi industrialmente,

beni e servizi, o che svolge attività di intermediazione nella circolazione e distribuzione di beni o

servizi (è un caso di unificazione di trattamento normativo, in quanto commerciali dovrebbero

essere solo le prime).

Rappresenta la figura d'imprenditore più importante ed anche quello sottoposto a maggiori oneri:

- sottoposizione esclusiva al fallimento ed alla altre procedure concorsuali;

- obbligo pubblicitario d'iscrizione alla sezione ordinaria del registro delle imprese: a seconda

dell’impresa può avere, come più frequente, mera efficacia dichiarativa (rende noto e opponibili ai

terzi fatti e atti relativi all’impresa), ma può avere anche efficacia costitutiva (es. s.p.a.).

- obbligo di tenuta delle scritture contabili: hanno efficacia probatoria contro l’imprenditore e nello

specifico tra imprenditori per i rapporti inerenti all’esercizio dell’impresa. Per le scritture si ha

riguardo verso il libro giornale, libro degli inventari e le altre scritture richieste dalla natura e

dimensione dell’impresa.

- rappresentanza commerciale: è facoltà dell’imprenditore nominare uno o più soggetti

all’esercizio dell’impresa, o di un suo settore o di una sede secondaria (c.d. preposizione

institoria), attribuendo automaticamente all’institore ampi poteri di gestione e rappresentanza,

salvo limitazioni previste nella procura ed esclusi i poteri di alienare e ipotecare beni immobili

senza espressa autorizzazione; l’institore agirà in nome dell’imprenditore e può essere

eventualmente chiamato da terzi a rispondere della attività gestita, compreso lo stare in giudizio i

nome dell’imprenditore per le obbligazioni relative all’esercizio di impresa. Il commesso, quale

lavoratore subordinato, può compiere, salvo limitazioni nella procura, gli atti che ordinariamente

comporta la specie di operazioni di cui è incaricato.

IMPRESA FAMILIARE: ai sensi del 230 c.c. è quell’impresa in cui collaborano in modo

continuativo (non necessariamente a tempo pieno e in modo esclusivo) il coniuge, i parenti entro il

terzo grado e affini entro il secondo dell’imprenditore. È un istituto introdotto con la riforma del

diritto di famiglia per esaltare la importanza del lavoro che i familiari svolgono all’attività di impresa

e tutelarli qualora non siano in grado di contrattare con l’imprenditore il prezzo della loro

collaborazione. Non si identifica con la piccola impresa, sì che può esservi una grande impresa

familiare o una piccola che non lo è (l’imprenditore potrebbe non utilizzare i familiari o potrebbe

non averne); ha poi natura non collettiva come si riteneva un tempo (dal momento che il potere

dell’imprenditore per certi aspetti risulta limitato nei confronti dei familiari), ma individuale, in

quanto la qualità di imprenditore è attribuita non a tutti i partecipanti ma solo al soggetto cui fanno

capo i rapporti familiari, che gestisce l’attività assumendo diritti e obblighi nei confronti di terzi,

l’unico legittimario ad agire e resistere in giudizio. I diritti dei partecipanti all’impresa familiare

sono:

diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia

 partecipazione agli utili ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, in

proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato

partecipazione alla gestione dell'impresa, in tema di decisioni concernenti l'impiego degli utili e

degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla

cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa

stessa

trasferimento dei diritti di partecipazione all'impresa familiare, a meno che il trasferimento non

sia a favore di altro familiare che possa far parte di detta impresa e con il consenso di tutti gli altri.

La liquidazione dei diritti di partecipazione, per qualsiasi causa avvenga, può avvenire anche in

denaro

diritto di prelazione, in caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell'azienda;

I creditori personali del partecipante non possono pignorare i beni aziendali, né espropriare la

quota di partecipazione o chiederne la liquidazione; ma al limite pignorare i diritti individuali

spettanti a questo (es. utili). Per tutelare l’integrità della’azienda il diritto di partecipazione è

trasferibile solo in favore di famigliari e con il consenso di tutti i partecipi (per altre decisioni vale la

maggioranza dei partecipanti calcolata per teste e non per contributi); la qualità di partecipante si

perde con la morte o la cessazione del rapporto familiare tramite recesso, esclusione deliberata

dalla maggioranza o per impossibilità a prestare il lavoro.

IMPRESA SOCIALE

Sono organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale

un’attività economica di produzione o scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare

finalità di interesse generale, quale ad es. attività di impresa finalizzata all’inserimento lavorativo

di soggetti svantaggiati o disabili, o in settori di particolare rilievo sociale. Requisiti essenziali che

gli enti devono mantenere per conservare la qualificazione di impresa sociale sono la finalità di

interesse generale e lo scopo di lucro: indica da una parte il divieto di distribuire utili, avanzi di

gestione, fondi o capitale a associati, soci, gestori, lavoratori, sì da escludere l’intento speculativo

di coloro che partecipano all’attività d’impresa; dall’altra l’obbligo di destinare gli utili e gli avanzi

di gestione allo svolgimento dell'attività statutaria o ad incremento del patrimonio. L’atto

costitutivo deve avere forma solenne recante l’espressa indicazione dell’oggetto sociale e la

assenza dello scopo di lucro (oltre gli ordinali elementi validi alla costituzione di un ente, quale

denominazione, sede, composizione, ecc.); l’iscrizione è svolta in apposita sezione del registro

delle imprese con efficacia costitutiva della qualifica di impresa sociale. Nell’ipotesi di cessazione

dell’impresa, il patrimonio residuo è devoluto ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

L’affermarsi delle imprese sociali (rientranti nel c.d. terzo settore), ha trovato un riconoscimento

nel principio di sussidiarietà ex art. 118 della Costituzione che consiste nel trasferire la gestione di

certi servizi pubblici direttamente agli enti locali (sussidiarietà verticale) e nell'attribuire certi

compiti che erano svolti dallo stato sociale, a associazioni di volontariato senza scopo di lucro

(sussidiarietà orizzontale), che lo Stato incoraggia con incentivi e benefici fiscali. Circa la

responsabilità patrimoniale, l’ordinamento prevede la possibilità di attribuzione all’ente di ricevere

autonomia patrimoniale perfetta al momento della costituzione (se non ne era già in possesso),

purché però abbia un patrimonio minimo (20.000) a garanzia dei creditori e dei fruitori dell’attività.

IL LAVORO NELL’IMPRESA

Uno dei più importanti fattori produttivi è il fattore lavoro, specie quello subordinato, che si ha

qualora un soggetto presti verso corrispettivo le proprie energie intellettuali o manuali nell’ambito

del ciclo produttivo dell’impresa e alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. Sempre

all’interno del lavoro subordinato è utile parlare di:

- Lavoro a cottimo: il lavoratore ha una certa discrezionalità nell’organizzazione del proprio

lavoro, impegnandosi a conseguire un certo risultato e assumendone il rischio;

- Apprendistato: il lavoratore ha come obiettivo oltre che il conseguimento di una retribuzione

per il proprio lavoro anche il fine di apprendimento con obbligo del datore di lavoro di impartire

un insegnamento adeguato;

- Contratto di inserimento: accordo destinato a favorire, trami te progetto individuale di

adattamento delle competenze professionali ad un certo contesto lavorativo, l’inserimento o il

reinserimento nel mercato del lavoro di determinate categorie di soggetti (giovani, disoccupati

di lungo periodo, donne in aree ad alta disoccupazione); il contratto ha una durata dai 9 e 18

mesi e non è rinnovabile.

I prestatori di lavoro subordinato si distinguono in: dirigenti (collaborano direttamente con il datore

di lavoro, dotati di particolar professionalità e aventi autonomo potere decisione); quadri (svolgono

funzioni di rilevante importanza per il conseguimento dei fini dell’impresa); impiegati e operai.

Se il prestatore d’opera partecipa al rischio di impresa, non c’è alcuna subordinazione e si parla di

lavoro conferito (es. società di persone); la retribuzione può consistere nella partecipazione agli

utili e deve essere comunque sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla famiglia una vita libera

e dignitosa. Qualora il lavoro di impresa fosse offerto in via autonoma e non subordinata,

potremmo parlare di lavoro parasubordinato o anche lavoro a progetto.

AZIENDA

È il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio della impresa (2555) o anche

universalità di beni di varia natura e funzione (mobili e immobili, servizi e beni immateriali; non

necessariamente dell’imprenditore), parte integrante dell’impresa (costituendone l’oggetto e lo

strumento), unitariamente destinati al processo produttivo. Definiamo l’avviamento come la

attitudine a produrre profitti dell’azienda, tutelato tramite la disciplina dei segni distintivi

dell’azienda, le norme sulla repressione della concorrenza sleale e non solo. Da non confondere

poi con la clientela, quale mero indice dell’avviamento, sebbene la perdita o diminuzione di tale

indice incida negativamente sulla valutazione economica della azienda; inoltre l’indebita

acquisizione della clientela (c.d. sviamento) si configura come illecito.

TRASFERIMENTO DELL’AZIENDA

I contratti concernenti in tema di trasferimento o di godimento dell’azienda devono osservare

determinate forme prescritte per legge per il trasferimento dei singoli beni o per la natura dell’atto:

se l’azienda comprende beni immobili, l’atto deve essere scritto a pena di nullità; se invece la

azienda è donata esige l’atto pubblico, così come per le imprese soggette a registrazione.

La cessione dell’azienda necessita il contemporaneo trasferimento della ditta ma non comporta la

successione nell’impresa, sì che il cedente può tenere la qualità di imprenditore (ma non titolare

dell’azienda) e continuare l’esercizio dell’impresa, cioè attività; il cessionario invece subentra

nell’azienda come titolare (non nella impresa), acquisirà la qualità di imprenditore a titolo

originario, qualora eserciterà un a nuova e distinta attività di impresa. Il cedente ha il divieto di

concorrenza e in particolare l’obbligo di astenersi, per un periodo di 5 anni dal trasferimento, di

iniziare una nuova impresa che per oggetto, ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la

clientela dell’azienda ceduta.

Circa la successione o il subentrare del cessionario nei contratti stipulati dal cedente per

l’esercizio dell’impresa (salvo quelli a carattere personale), diciamo che: questa si attua

indipendentemente dal consenso del contraente ceduto in caso di contratti in corso di esecuzione;

subentra automaticamente nei contratti di lavoro facenti capo all’azienda ceduta e il lavoratore

conserva i diritti a lui spettanti per il lavoro prestato; subentra automaticamente nella titolarità dei

crediti e nei debiti, salvo che i creditori non consentano all’alienante dell’azienda di liberarsi.

USUFRUTTO E AFFITTO DI AZIENDA

In caso di costituzione di diritti reali o personali di godimento sull’azienda (usufrutto e affitto),

l’ordinamento impone oltre che dei diritti anche degli obblighi ai titolari del diritto, quali il rispetto

della destinazione economica dell’azienda, la gestione e conservazione dell’efficienza

dell’organizzazione e degli impianti; usufruttuario e affittuari succedono nei contratti in corso di

esecuzione dell’impresa, mentre la successione nei crediti si applica soltanto all’usufruttario,

mentre quella nei debiti a entrambi, ma fanno eccezione i debiti aziendali risultanti dai libri

contabili obbligatori.

SEGNI DISTINTIVI DELL’IMPRESA

Si definiscono tali i mezzi di individuazione e di differenziazione delle imprese e

contraddistinguono l’attività (ditta), il luogo ove si svolge (insegna) e il prodotto (marchio).

L’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo di questi segni, tuttavia non è assoluto, sì che altro

imprenditore (esercente impresa diversa o presente in un diverso mercato) può adottarli, purché

non sviino la clientela o creino confusione per il pubblico.

1. Ditta: è il nome sotto il quale l’imprenditore esercita l’attività e può essere individuale o sociale;

deve obbligatoriamente contenere il cognome o la sigla dell’imprenditore (ditta originaria: è

una esigenza di verità), salvo trasferimento di ditta a seguito di cessione (in tal caso alla ditta

derivata, quella trasferita, si può aggiungere il cognome o la sigla dell’acquirente – c.d. doppia

sigla). Dopo la verità, altra esigenza è quella della novità, necessaria per la inconfondibilità

delle ditte di imprenditori diversi, sì che la impresa che ha ditta con priorità di adozione o

iscrizione nel registro delle imprese può continuare ad usarla, mentre l’impresa che ha

utilizzato o iscritto la ditta posteriormente deve integrarla o modificarla. Infine per la unitarietà

dei segni distintivi, è vietato adottare come propri ditta il marchio al altrui quando sussiste

pericolo di confusione tra segni.

2. Insegna: identifica il locale ove l’imprenditore svolge la sua attività; si applicano le norme

previste per la ditta ma per essere tutelata al pari di quest'ultima, deve possedere capacità

distintiva, nel senso che non può consistere in una indicazione generica della attività svolta

dall'imprenditore (ad. es. ferramenta).

3. Marchio: ha la funzione di identificare i beni e i servizi dell’impresa che li produce (marchio di

fabbrica), che li commercia (marchio di commercio) o li presta (marchio di servizio). Può

essere costituito da parole (marchio denominativo), da immagini o altri simboli (marchio

figurativo o emblematico) o dalla forma stessa del prodotto o della sua confezione (marchio d

forma o tridimensionale). Può essere collettivo, con funzione di garantire origine, natura e

qualità di certi prodotti comuni ad una pluralità di imprese. Per godere di tutela il marchio deve

possedere, a pena di nullità, i requisiti della liceità (non contrario a legge, ordine pubblico,

buon costume), verità (non deve ingannare il pubblico sull’origine geografica, natura, qualità

dei prodotti o servizi), originalità (è aspetto della novità, che permette la distinzione tra marchi

forti e deboli, in quanto questi scarsamente distintivi) e novità (deve avere capacità distintiva

dei prodotti). Il marchio deve essere registrato presso l’ufficio italiano brevetti e marchi e la

mancata registrazione ne limita la tutela, rendendolo in caso sia stato giù usato preuso

(davanti a nuova registrazione però, salvo non abbia una notorietà internazionale, soccombe

al nuovo registrato); il titolare del marchio registrato può valersi di vari rimedi, quali l’azione di

contraffazione, richiesta di inibitoria, la rimozione o distruzione delle parole, figure o segni della

contraffazione o l’azione di risarcimento.

CREAZIONI INTELLETTUALI: l’ordinamento, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e

della ricerca scientifica e tecnica, prevede particolari situazioni esclusive:

DIRITTO DI AUTORE: può avere ad oggetto opere dell’ingegno di carattere creativo che

appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, e non solo. Il carattere

creativo esige la originalità e novità dell’opera. L’opera va poi depositata e registrata presso

l’ufficio della proprietà letteraria, artistica e scientifica della Presidenza del Consiglio. L’opera può

essere anche il risultato del lavoro intellettuale di più soggetti e si definisce comune, quando il loro

apporto è indistinguibile e indivisibile; collettiva quando ciascun contributo è individuabile, sì che

autore è considerato il coordinatore dell’opera ma i singoli hanno ognuno il diritti di autore sulla

propria parte. Il diritto di autore gode di tutela morale (diritto di rivendicare la paternità dell’opera,

pubblicarla o meno, opporsi a qualsiasi deformazione o modificazione) e patrimoniale (diritto

esclusivo di usare l’opera in ogni forma e modo, originale o derivato).

DIRITTI DI BREVETTO: può avere ad oggetto le nuove invenzioni che implicano un’attività

inventiva e sono atte ad avere applicazione industriale (qualora il suo oggetto può essere

fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria). Non sono brevettabili, oltre le invenzioni

illecite, quelle aventi contenuto puramente teorico o scientifico non idonee ad essere usate

industrialmente (es. formule matematiche, scoperte scientifiche, ecc.), i metodi per la diagnosi e il

trattamento chirurgico e terapeutico del copro umano o animale, nonché le razze animali e i

procedimenti per l’ottenimento delle stesse.

All’inventore spetta il diritto morale e patrimoniale sull’invenzione; il brevetto può essere

trasmesso ed essere oggetto di pignoramento, sequestro, esecuzione forzata e espropriazione

per legis.

Il rilascio del brevetto, per opera dell’ufficio brevetti, ha natura costitutiva a attribuisce tutela

assoluta (erga omnes) per 20 anni. L’inventore dispone del c.d. diritti di brevetto (pretesa ad

essere riconosciuto autore e potere di brevettare l’invenzione) e il diritto sul brevetto (diritto di

sfruttarla economicamente).

Circa la tutela, il titolare del brevetto o del diritto reale di godimento sullo stesso può esercitare

l’azione di contraffazione volta ad ottenere in via d’urgenza un provvedimento inibitoria e in via

definitiva la distruzione dei mezzi usati per la produzione (salvo il risarcimento dei danni). I diritti di

utilizzazione del brevetto si estinguono per decorso del tempo, per la non attuazione

dell’invenzione entro 3 anni dal brevetto e pero il mancato pagamento della relativa tassa.

Oltre che per le invenzioni, il brevetto è previsto anche per i modelli di utilità e le nuove varietà

vegetali:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe Di palma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Mantucci Daniele.

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