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autonomia contrattuale ( IMPLIED TERMS). Questa categoria dogmatica è frutto della necessità di

ricondurre alla volontà dei contraenti anche il contenuto imposto dalla legge dei precedenti mediante

la fictio di un consenso esteso a tutte le clausole implicite. Laddove vi è un contratto per la vendita di

beni mediante l'iscrizione, via una clausola implicita secondo la quale beni devono corrispondere

descrizione. La categoria degli implied terms risulta espressione di una nozione di contratto non

ancora matura a differenza della elaborazione concettuale raggiunta nei sistemi di civil law nei quali

la volontà ha ceduto il passo ad una concezione il contratto come strumento di auto

regolamentazione degli interessi delle parti, frutto della confluenza di una pluralità di fonti.

Dalla clausola implicita della qualità soddisfacenti tempi giurisprudenza e dottrina hanno ricavato dei

criteri alla cui stregua valutare la qualità del bene venduto a:

·Idoneità all'uso per il quale i beni della medesima specie sono generalmente forniti;

·Presenza dei requisiti di funzionalità e delle rifiniture e qualità accessorie;

·Assenza di vizi minori alla rispetto degli standard di sicurezza;

·La sussistenza di requisiti di durevolezza del bene.

il bene deve essere altresì idoneo all'uso particolare portato a conoscenza dal venditore al

compratore al momento della conclusione contratto tenuto conto del ragionevole affidamento nutrito

dell'acquirente nella competenza nella capacità di giudizio dell'alienante.

? posta al centro della vicenda quindi regolamento contrattuale quale punto di riferimento diretto e

dell'impegno del venditore e del risultato atteso dal compratore (e non più identificato con la sola

aspettativa del trasferimento della presa del bene ma con l'aspettativa del trasferimento della

proprietà di un bene conforma al contratto) la normativa sembra ricollegare direttamente rimedi

dell'articolo 4 della direttiva al contenuto programmatico del contratto senza il rimedio

dell'obbligazione della garanzia. Sicché l'accertamento di un difetto di conformità del bene alienato si

traduce in una violazione contrattuale questione in osservanza della lex contractus e non già

nell'inadempimento dell'obbligazione contrattuale o nell'integrazione dei presupposti di operatività

della garanzia legale. Conformità del contratto:. Di congiunzione tra il contenuto è l'oggetto del

contratto.

Contenuto: profilo programmatico del contratto,

tutto ciò che nel contratto è detto e scritto,

la parte più dispositiva e cioè il complesso di regole poste dalle parti.

Oggetto: punto di incidenza esterno del contratto costituito dalle prestazioni delle parti e, nei

comportamenti e e dei risultati dovuti; e

Il bene materiale coinvolto nel trasferimento=oggetto della prestazione del contratto;

oggetto mediato.

Tale ricostruzione sottende una nozione statica di contratto ed è smentita da recenti interventi

normativi comunitari ma ha il pregio di avere evidenziato lo iato esistente tra la fase programmatica e

la fase esecutiva del contratto, luogo dove si annidano i maggiori abusi a danno del contraente più

debole. Per questo motivo gli interventi comunitari sono molti a fornire una tutela più forte al

consumatore mediante l'integrazione del contenuto del contratto e l'introduzione di un sistema di

rimedi natura specifica.

L'integrazione contratto un si riferisce alla parte del contenuto di natura descrittiva che delinea le

caratteristiche necessarie del bene è l'atteggiarsi delle prestazioni reciproche. La descrizione

negoziale del bene costituisce il segmento delle regolamento contrattuale destinato a fungere da

nesso di collegamento tra il contenuto e l'oggetto del contratto e (=rappresentazione mediante segni

linguistici di quella porzione di realtà sulla quale rapporto contrattuale è destinato ad incidere). La

conformità del bene contratto è una nozione che postula un rapporto di identità tra il contenuto del

contratto di beni in concreto trasferito al consumatore, quindi la descrizione della cosa e della

prestazione del venditore quanto più è dettagliata tanto più riduce i margini di discrezionalità in sede

di esecuzione contratto. Le clausole dell'articolo 2 della direttiva 99/441 completano quindi il

contenuto del contratto mediante la positivizzazione inserimento automatico di quei criteri di

conformità che alimentano l'affidamento ragionevole del consumatore in ordine alla sussistenza di

alcune caratteristiche e nel bene acquistato. In questo processo l'integrazione si inseriscono anche le

dichiarazioni pubbliche come i messaggi pubblicitari. La categoria della conformità contratto

sostituisce le diverse figure di violazione contrattuale (azioni edilizie) elaborate dal precedente

sistema di tutela del compratore ed ha anche il pregio di realizzare una reductio ad unum.

I presupposti di efficacia delle garanzie edilizie nel diritto italiano sono:

·Vizio materiale occulto

·Mancanza delle qualità promesse

·Assenza delle qualità essenziali

·Vizio giuridico

·Vendita di aliud pro alio

·Cattivo funzionamento.

L'evoluzione la normativa ha però imboccato la via della semplificazione e dell'unificazione del

regime di vizi occulti e della mancanza di qualità. Questo percorso di semplificazione è stato

completato dalla convenzione di Vienna e dalla direttiva 99/44 grazie al ricorso ad una categoria

unitaria: il difetto di conformità, e alla predisposizione di un unico sistema rimediare (imperniato su

mezzi tutela in forma specifica)

Il carattere elastico della figura del difetto di conformità non fornisce però all'interprete indicazioni

precise sui contorni del concetto di conformità al contratto.

La soluzione adottata dal BGB, non costituisce un buon esempio di armonizzazione, in quanto

·equipara la vendita di aliud pro alio al vizio materiale,

·mentre per i vizi materiali e di vizi giuridici prevede una uniformità di trattamento poiché li

assoggetta al sistema gerarchico di rimedi.

Questa soluzione non costituisce un buon esempio di armonizzazione in quanto ciò non riproduce la

categoria della conformità al contratto un ma ripropone la classica figura del vizio materiale..

Comunque la soluzione tedesca rimane fedele al dettato comunitario nella predisposizione del livello

di tutela del consumatore ma ne diverge in punto di categorie dogmatiche.

Problemi sorgono dalle recepimento della direttiva in Francia, Spagna e Italia poiché qui si è scelto di

affiancare la nuova disciplina alla precedente che si incentrava sui vizi occulti e sulla mancanza di

qualità. Si segnala che in Francia, nonostante l'adesione al disegno comunitario sulla nozione di

conformità al contratto, il concetto di conformità è stato esteso alle operazioni di imballaggio,

mentre la previsione comunitaria si limitava all'imperfetta installazione ed alle mancate o insufficienti

istruzioni di montaggio.

L'articolo 25 della convenzione di Vienna è il più rappresentativo della reale portata del concetto di

conformità al contratto ed è incentrato sulla violazione del contratto che causa all'altra parte un

pregiudizio tale da privarlo sostanzialmente di ciò che essa aveva diritto di aspettarsi dal contratto, a

meno che la parte inadempiente non abbia previsto tale risultato è che neanche una persona

ragionevole della stessa qualità nel stesse circostanze avrebbe voluto prevederla. Questo articolo si

rivolge ad entrambe le parti del contratto (venditore e compratore). La conformità al contratto

quindi è un concetto legato al programma negoziale ed alla funzione economico-individuale della

vendita in grado di attribuire rilievo giuridico all'interesse individuale del compratore al valore d'uso

del bene.

Infatti non ci sarà una violazione del contratto quando il difetto di conformità deriva da fatti noti al

compratore o che questi non poteva ignorare al momento della conclusione contratto.

Si esclude la sussistenza del difetto di conformità:

A) quando il compratore, al momento della conclusione del contratto, conosca non possa

ragionevolmente ignorare il difetto del bene;

B) qualora il difetto di conformità derivi dai materiali forniti dall'acquirente medesimo.

Paragrafo 4. Il sistema gerarchico di tutela.

Il difetto di conformità del contratto costituisce una violazione del contratto, un inesatta esecuzione

dell'impegno del venditore di trasferire al compratore la proprietà e di metterlo nel possesso di beni

dotati di specifiche qualità di determinate caratteristiche. La reazione disposizione del compratore

consiste in un meccanismo rimediare articolato su due piani:

1) rimedi in forma specifica: volti al conseguimento del ripristino della conformità del bene

(riparazione o sostituzione del bene);

2) azioni di risoluzione e di riduzione del prezzo (azioni edilizie: actio redhibitoria e quanti minoris)

Il consumatore, in virtù del rapporto gerarchico che intercorre tra rimedi, è tenuto a domandare

prima la riparazione o la sostituzione del bene e successivamente la risoluzione del contratto o la

riduzione del prezzo.

Criteri di gerarchizzazione: sono idonei a consentire il passaggio da rimedi ripristinatori ai mezzi di

tutela edilizi. Si dividono in diverse classi:

Prima classe: comprende impossibilità del ripristino della sua sproporzione rispetto rimedi

·

sussidiari. Delineano i confini entro cui il venditore vincolato ai rimedi ripristinatori, ma superati i

quali al compratore si apre la via della risoluzione e della riduzione del prezzo.

- impossibilità: vis maior e casus

-prestazione possibile ma eccessivamente onerosa: una figura dell'impossibilità oggettiva e

relativa relazione al contenuto del concreto rapporto in questione. Nozione di sproporzione

coincide con l'ineseguibilità di Savigny. Differisce dalla mera difficultas praestandi cioè

l'impossibilità soggettiva.

Seconda classe: a annovera il decorso infruttuoso di un periodo di tempo ragionevole tra la

·

richiesta di ripristino e l'esecuzione della sostituzione/riparazione con inconvenienti per il

consumatore. Questo legittima il passaggio al piano rimediare e sussidiario occupato dalla

risoluzione dalla riduzione del prezzo.

Il legislatore italiano ha introdotto nell'articolo 130 codice cons una fase negoziale sui rimedi

con finalità transattive destinata ad instaurarsi dopo la denuncia del difetto di conformità e

consistente nell'offerta da parte del venditore all'acquirente di qualsiasi altro rimedio

disponibile anche ulteriore rispetto ai mezzi di tutela previsti dalla disciplina della vendita.

Questa offerta produce due conseguenze:

A) se il consumatore ha già richiesto uno specifico rimedio, il venditore è e vincolato ad

attuarlo, salva l'accettazione da parte del consumatore del diverso rimedio propostogli;

B) se il consumatore non ha ancora richiesto uno specifico rimedio, deve accettare la

proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio per quelli concessi da disciplina.

Quindi il diritto italiano adotta un sistema di rigida scansione gerarchica dei rimedi che non

ammette deroghe unilaterali da parte del compratore ma consente deroghe pattizie a seguito

della denuncia del vizio da parte del consumatore.

La ratio della scansione gerarchica dei rimedi risiede nella predisposizione sistema di tutela che

privilegi la salvaguardia dell'interesse specifica del compratore al conseguimento della proprietà e del

possesso del bene dotato delle caratteristiche delle qualità legittimamente attese mediante

l'imposizione di obbligazione succedanea di ripristino della conformità del bene idonea realizzare il

conseguimento del valore d'uso che della cosa compravenduta. L'obiettivo è la manutenzione del

contratto tramite imposizione al venditore di un obbligo di riparare o di sostituire il bene difforme.

Le modalità di attuazione di questo obbligo consistono nella tempestività delle operazioni di

ripristino e nella loro attuazione senza notevoli inconvenienti (pregiudizi diversi dalla persistente

difformità del bene).

Vi è una differenza tra la mancata o inesatta eliminazione del difetto e ipotesi di realizzazione della

riparazione/sostituzione con notevoli inconvenienti per il consumatore (seppur siano equiparati in

relazione agli effetti).

La mancata o inesatta eliminazione della difformità: attivano i rimedi sussidiari in ogni caso,

anche se il difetto non sia grave e, con l'unica limitazione del ricorso alla risoluzione qualora si tratti

di difformità minore;

Ripristino che arreca inconvenienti al compratore: questi inconvenienti devono essere notevoli

altrimenti nessun rimedio può essere invocato dal compratore tranne il risarcimento del danno nel

caso di inconvenienti di minor rilievo.

Si dà così rilievo sotto il profilo causale all'interesse specifico del compratore.

La tendenza del diritto privato europeo a privilegiare mezzi tutela in forma specifica rispetto allo

strumento risarcitoria è confermata dalla precedenza assegnata ai rimedi ripristinatori sulla base del

principio di priorità logico-giuridica della tutele natura.

Bisogna stabilire a se i rimedi ripristinatori, qualora in attuati o inesattamente attuati, siano

suscettibili a loro volta di una tutela e natura. Al riguardo la normativa comunitaria è lacunosa.

l'ammissibilità di una azione di condanna in questo caso comporta una presa di posizione in ordine

alle festività o meno del sistema di tutela predisposto da disciplina della vendita e quindi il

riconoscimento della tutele natura comporterebbe la negazione di un

Automatismo tra i rimedi primari o secondari che determina in caso di fallimento dei primi il

necessario passaggio ai secondi.

dalla direttiva 99/44 emerge che una volta verificatesi le condizioni previste dai criteri di

gerarchizzazione, il consumatore

Chiede una congrua riduzione del prezzo del soluzione contratto. Quindi l'inadempimento delle

obbligazioni di riparazione/sostituzione abili del compratore a richiedere i rimedi secondari e ad

esperire l'azione di adempimento (se non impossibile o eccessivamente onerosa). Quindi si può

concepire l'obbligazione succedanea di ripristino come un vincolo obbligatorio la cui precetti vita è

affidata al mezzo di tutela in forma specifica e al rimedio risarcitorio.

Duplice rammarico:

-mancata previsione della direttiva di una procedura di autotutela di tipo satisfattiva, per ottenere in

via coercitiva i ripristino nella conformità del bene;

Mancata introduzione di istituti di esecuzione indiretta carattere comprensorio. Il rischio è quello di

legittimare la ricostruzione della disciplina della vendita di beni di consumo priva del grado di

effettività dell'apparato rimediare che

è del tutto esclusa e se si esclude l'azione di condanna nei casi di inadempimento od inesatto

·

adempimento delle obbligazioni ripristino (così si rende il venditore arbitro insindacabile

dell'attuazione o meno dei rimedi primari);

pregiudicata se, consentita la condanna a ripristino, se ne affidi l'attuazione agli ordinari strumenti

·

esecutivi inadatti a tutelare l'interesse del compratore ad un celere conseguimento del bene o

conformi. L'esito e lo stesso... costringe il consumatore a ricorrere alla risoluzione o alla riduzione

del prezzo a fronte di una inadempimento/inesatto adempimento dell'obbligazione di

riparazione/sostituzione.

Per scongiurare questi inconvenienti il BGB ha previsto che

1) riparazione/sostituzione sono costruiti come ipotesi di adempimento successivo il che implica che

la pretesa all'esatto adempimento possa non risultare identica all'originaria pretesa all'adempimento;

2) il passaggio dei rimedi primari e quelli secondari è determinato:

·Dalle rifiuto definitivo di adempiere da parte del venditore

·Dalla presenza di circostanze particolari tali da giustificare e l'esercizio immediato delle

recesso/riduzione prezzo

·Dalle rifiuto da parte del venditore di entrambe le forme di ripristino a causa delle spese

sproporzionate necessarie per darlo

·Dalla mancata realizzazione esatto adempimento.

l'inadempimento/inesatto adempimento delle obbligazioni ripristinatori non comportano l'automatica

attivazione di rimedi secondari poiché questi fenomeni di in attuazione del vincolo non assumono la

consistenza di mancata realizzazione dell'esatto adempimento.

Paragrafo 5. La natura dei rimedi tra responsabilità garanzia.

Le disposizioni che racchiudono il nucleo concettuale della intera disciplina sono gli articoli 2 e 3

della direttiva 99/44. L'articolo 2 introduce l'impegno del venditore alla consegna al consumatore di

beni conformi al contratto di vendita; l'articolo 3 individua il venditore come responsabile nei

confronti del consumatore di qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del

bene. I maggiori contrasti interpretativi in materia di vendita di beni di consumo si sono svolti sulle

norme di attuazione nei singoli ordinamenti nazionali di queste due disposizioni. Sono norme che

presentano una formulazione volutamente generica infatti l'articolo 2 si astiene da ricorrere

espressamente alla categoria dell'obbligazione e l'articolo 3 non sancisce in termini chiari la

responsabilità del venditore per difetto di conformità in quanto utilizza una formula in base al quale il

venditore risponde di qualsiasi difetto di conformità, dove rispondere assume il significato di subire

le conseguenze.

Le norme italiane, spagnole e tedesche sono strutturate attorno alla tradizionale categoria

dell'obbligazione e quindi ascrivono il difetto di conformità all'area della responsabilità.

Articolo 129 cod. cons. stabilisce: il venditore all'obbligo di consegnare al consumatore beni

conformi al contratto di vendita. La

Articolo 130: il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di

conformità esistente al momento della consegna del bene.

Il BGB stabilisce che il contratto di compravendita obbligo del venditore di una cosa a consegnarla e

procurarne la proprietà al compratore (ricorre alla categoria dell'obbligazione).

Ci sono due linee di pensiero contrapposte in materia:

teoria della responsabilità

: vede la nuova disciplina come un ampliamento dell'area della

·

responsabilità da inadempimento del venditore (prevista anche nei casi di vizi materiali, difetti di

qualità essenziali e mancanza di qualità promesse invece la disciplina generale in della vendita

inserisce nell'ambito della garanzia. Ora, grazie la nuova categoria del difetto di conformità contratto,

il diritto privato trofeo riconduce nella sfera della responsabilità del venditore tali vizi). In capo al

venditore assorbono sia una obbligazione di consegna di beni conformi al contratto sia l'obbligazione

di conformità del bene contratto;

Teoria della garanzia

: riconduce i rimedi della riparazione/sostituzione allo schema della garanzia.

·

Tra queste due posizioni si collocano altre due opinioni di compromesso:

La prima identifica la riparazione/sostituzione come rimedi di tutela satisfattiva e si devono

·

qualificare come tecniche di tutela specifica volta al conseguimento di un risultato: la conformità del

bene al contratto. La riparazione/sostituzione si inseriscono un sistema allargato di tutele

sinallagmatiche. La responsabilità si ha senza inadempimento di una obbligazione. La caratteristica

più significativa della disciplina della vendita di beni di consumo è rappresentata dalla di articolazione

della vicenda traslativo-possessoria è dall'attribuzione di rilevanza preminente al conseguimento della

materiale disponibilità del bene. Il legislatore ha deciso di individuare nella consegna il termine di

rilevanza di difetti di conformità, per questo motivo l'oggetto della prestazione attributiva può dirsi

individuato solo all'atto della consegna e nonna con il perfezionamento della fattispecie traslativa

(consenso/individuazione). L'autonomia tra l'acquisto del diritto e il conseguimento della disponibilità

di un bene funzionalmente idonea determina che:

·l'allineamento tra il risultato traslativo e l'ottenimento di un bene conforma sia possibile sino al

momento della consegna;

·Non vi siano ostacoli a qualificare in termini di obbligazione l'impegno del venditore a dislocare

sul piano possessorio il risultato traslativo.

Vi è una assimilazione strutturale tra i rimedi ripristinatori nella conformità e tutele sinallagmatiche:il

diritto alla riparazione/sostituzione e costituisce una applicazione della richiesta di adempimento.

La seconda opinione in ruota attorno al discrimine tra:

· A) i vizi e difetti di conformità preesistenti al trasferimento della proprietà --> la

responsabilità del venditore a deve trovare fondamento nell'istituto della garanzia intesa

come forma di responsabilità speciale del venditore per inesatta realizzazione del

risultato traslativo. Rispetto la tradizione romana l'istituto della garanzia europea si

arricchisce di due strumenti di tutela contrattuale specifica: riparazione e sostituzione

che non hanno nè natura di azione di adempimento né attuano una tutela satisfattiva,

piuttosto, hanno una funzione ripristinatoria dell'equilibrio contrattuale volta ad

eliminare la violazione del contratto, sono quindi misure restitutorie.

B) I vizi e difetti sorti successivamente al momento traslativo.

Qui, la forma giuridica dell'obbligazione sarebbe idoneo a rappresentare la posizione

venditore nell'ipotesi in cui i vizi di difetti di conformità del bene insorgano tra il momento del

trasferimento della proprietà e quello della consegna perché l'alienante aveva l'obbligo di

consegnare beni conformi al contratto. Altra dottrina critica questa affermazione rilevando

l'assenza nella direttiva di una distinzione tra difetti anteriori e successivi al trasferimento e di

proprietà.

L'obbligazione di consegna, arricchita dalla conformità del bene contratto, potrà considerarsi

inadempiuta solo se al momento della traditio sussista un difetto anche sopravvenuto o

derivante da caso fortuito o imputabile al venditore.

Si deroga così al principio res perit domino e si sposta il momento del passaggio del rischio

del perimento del bene al tempo della consegna. La responsabilità del venditore e quindi ha

natura oggettiva ed assoluta.

Nozione e fondamento dell'istituto della garanzia: garanzia=effetto del contratto diverso

dall'obbligazione che implica l'assunzione del rischio relativo al mancato soddisfacimento di

un determinato interesse di controparte.

Difetto di conformità: la garanzia è stata ricostruita come violazione del contratto e

collocata nella responsabilità del venditore.

Violazione del contratto:

·Primo orientamento: v.c.=inadempimento di una obbligazione.

·Opinione opposta: v.c.=violazione di quella parte del contratto che non consiste

nell'assunzione di obbligazioni, ma nella promessa di un determinato risultato, con

conseguente assunzione del rischio che tale risultato si riveli o diventi impossibile.

Garanzia inserita tra gli effetti della vendita. Sua efficacia subordinata

all'inadempimento del contratto.

·Altra dottrina: configura la garanzia come reazione all'irregolarità della attribuzione

patrimoniale promessa e inserisce la garanzia nell'aria della responsabilità per

inadempimento. La garanzia è quindi una sanzione contro inadempimento.

Mostriciattolo di Pothier: Mengoni definiva la categoria dell'obbligazione di fare avere le cose

utilmente come una figura balzana dovuta a quell'apriorismo dogmatico che rigidisce il concetto di

inadempimento del contratto nei termini di una correlazione essenziale col concetto di

inadempimento di una specifica obbligazione contrattuale. Questa dottrina è fissa il pronto di

partenza della teoria dei vizi dei debitori nel distacco della garanzia dall'obbligazione. L'istituto della

garanzia è collegato all'impossibilità logica e giuridica di imputare il vizio con l'assenza di qualità del

bene alla condotta del venditore. Non si può configurare in capo al venditore a una obbligazione

avente ad oggetto l'essenza del bene poiché su di essa non influisce in alcun modo l'attività del

venditore medesimo. Ciò non significa che il contratto non possa avere ad oggetto risultato il cui

conseguimento rimanga estraneo alla sfera di azione della parte che ha promesso quella determinata

utilità. Quindi il principio impossibilium nulla obbligatio non è un limite posto all'autonomia

negoziale dei privati che hanno la piena disponibilità degli effetti del contratto. Per questo motivo

l'ordinamento giuridico consente che l'interesse la cui realizzazione è sottratta al dominio del

soggetto che deve soddisfare allo, può essere assunta contenuto del regolamento contrattuale e ma

solo nell'alveo della garanzia e non in quello dell'obbligazione.

Le caratteristiche dei rimedi non sono indici decisivi ai fini della configurazione della fattispecie

sostanziale sottostante. Pertanto non è condivisibile l'opinione di coloro che hanno riconosciuto nel

rimedio della riparazione/sostituzione un'azione di esatto adempimento e da ciò hanno dedotto

l'introduzione, da parte della nuova disciplina, di una obbligazione di conformità del bene al

contratto/obbligazione di consegna di beni conformi e hanno poi dedotto che il difetto di conformità

costituisca inadempimento e che sia imputabile al venditore a titolo di responsabilità. In realtà è il

percorso logico-giuridico che sorregge questa argomentazione che lascia perplessi. Ristabilire se la

disciplina abbia introdotto una responsabilità per inadempimento o abbia arricchito il contenuto della

garanzia edilizia bisogna guardare alla sostanza del fenomeno economico.

Riparazione/sostituzione =strumenti di reazione contro l'inadempimento solo quando si configura in

capo al venditore e un obbligo di condotta che investa la verifica della conformità al contratto dei

beni finiti o da assemblare e la loro conseguente regolarizzazione. Se così è allora la disciplina ha

imposto al venditore un ulteriore obbligazione: il collaudo di ciascun bene come marciato da

effettuarsi prima del perfezionamento del contratto o durante lasso di tempo che intercorre tra la

conclusione del negozio e la consegna del bene. Per ricondurre i rimedi ripristinatori della conformità

nella al vero della responsabilità bisogna necessariamente attribuire natura di obbligazione al generico

vincolo di consegna di beni conformi al contratto imposto al venditore e bisogna inoltre riconoscere

a tale obbligazione 1 oggetto consistente nella verifica ed eventuale ripristino della conformità dei

beni commerciati. Così facendo però i rivenditori di beni di consumo sono gravati e dall'obbligo di

attrezzarsi di strutture idonee a ripristino della conformità di beni venduti e di un'organizzazione che

consenta di verificare la conformità di ciascun bene combaciato. Sottolineiamo che vi è una

sostanziale differenza tra l'attività di ripristino della conformità e quella di verifica e collaudo.

L'attività di ripristino è solo eventuale, legata al manifestarsi entro il termine anni dalla consegna del

bene di un difetto di conformità già esistente a quel momento. L'obbligazione di verifica e collaudo


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flaviael

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile Europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Mazzamuto Salvatore.

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