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Fascicolo XVI

Le fonti del diritto dei contratti

La gerarchia delle fonti impone di partire dalla Costituzione, per passare subito

al codice civile (con particolare riguardo circa i rapporti tra parte generale, sul

contratto in genere, e parte speciale sui singoli contratti), poi si considera la

legislazione speciale che assume sempre maggiore importanza nella

costruzione della disciplina del contratto, e si esaminano quindi Le fonti capaci

di propiziare l’uniformazione internazionale del diritto dei contratti.

Il contratto e la Costituzione

Le norme costituzionali operano quali fonti del diritto essenzialmente in 2 modi

Come parametri di legittimità delle leggi ordinarie;

Come regole direttamente applicabili ai rapporti tra i soggetti.

Esaminare come le norme costituzionali operino quali sistemi di legittimità

significa chiedersi se la libertà contrattuale sia costituzionalmente tutelata. Se la

risposta fosse affermativa si aprirebbe il problema dell’incostituzionalità delle

norme che variamente limitano la libertà contrattuale .

Parametri di legittimità delle leggi ordinarie;

La premessa generalmente condivisa è che nel nostro ordinamento la libertà

contrattuale riceve una tutela costituzionale indiretta ovverosia risulta tutelata

ogniqualvolta risulti strumentale e funzionale alla tutela di altri valori

direttamente tutelati dalla Costituzione.

I valori costituzionali tutelati e capaci di fondare l’indiretta tutela della libertà

contrattuale sono soprattutto 2: l’iniziativa economica privata e la proprietà

privata . Disporre delle cose significa quasi per definizione fare contratti e di

contratti c’è bisogno per creare opportunità di godimento della proprietà. Così

come sarebbe impraticabile l’iniziativa economica senza i contratti. Per questi

motivi norme ordinarie che limitano la libertà di fare contratti possono essere

passibili di incostituzionalità sotto la vigenza degli artt. 41 e 42 della Cost.

Tuttavia esistono dei limiti proprio riconducibili alla tutela di altri valori

costituzionali come l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana,

nonché riconnessi all’esigenza che l’attività economica sia indirizzata e

coordinata a fini sociali (relativamente alla libertà di iniziativa economica) e dei

limiti , con specifico riferimento alla proprietà , intesa come funzione sociale.

Per questo il giudice della costituzionalità non si deve limitare ad appurare una

semplice limitazione alla libertà contrattuale, ma deve accertare se tale

limitazione sia giustificata alla luce di valori sociali che circoscrivano in qualche

modo le garanzie costituzionali dei proprietari e degli imprenditori. A questi

principi si ispirano le pronunce della Corte, degli anni ’60 e ’70, relative

soprattutto a leggi vincolistiche in materia di locazioni urbane e di contratti

agrari.

Quanto alle leggi restrittive della libertà contrattuale in materia di lavoro

subordinato esse trovano una legittimazione costituzionale negli artt. 35 e ss

relativi alla protezione dei lavoratori.

Regole direttamente applicabili ai rapporti tra i soggetti;

Riguardo l’applicazione diretta delle norme costituzionali tra privati

preliminarmente bisogna dire che la Costituzione non presidia la libertà

contrattuale, ma al contrario la restringe. Per esempio sono previste reazioni

(per cui i contratti sono nulli e non producono effetti) verso contratti illeciti che

mirano a risultati che l’ordinamento disapprova perché in contrasto con valori

che l’ordinamento stesso vuole tutelare: ne sono esempio i contratti che violano

norme imperative o principi di ordine pubblico. Norme imperative e principi di

ordine pubblico possono risultare non solo da leggi ordinarie ma anche dalla

costituzione: per esempio gli artt. 36 e 37 (riguardanti la giusta retribuzione e la

parità tra i sessi sul luogo di lavoro) hanno permesso a giudici ordinari di

dichiarare la nullità dei contratti che dispongono retribuzioni inadeguate o

differenze di trattamento economico tra uomo e donna a parità di mansioni

lavorative. Così come in ordine ai principi di libertà sanciti dalla Costituzione

(artt. 13 e ss) sono illeciti i contratti che restringono tali libertà a carico dei

contraenti.

Merita particolare attenzione il principio fondamentale di uguaglianza sancito

dall’art. 3.

La domanda che ci si pone è : sono vietati i contratti che realizzano

diseguaglianze? In linea di massima deve rispondersi no. Per esempio A è

libero di discriminare B vendendo il proprio bene a C , oppure Tizio può

vendere a Caio un bene del valore di 100 ad un prezzo di 50.

Ciò non toglie che in alcuni casi i contratti discriminatori siano vietati.

Per esempio in alcuni casi il legislatore si occupa di tutelare le condizioni di

reciprocità: il monopolista legale obbligato a contrarre con tutti, è obbligato

anche ad osservare con tutti parità di trattamento. Particolare attenzione merita

la legislazione antitrust. Sono con essa vietati gli abusi posizione dominante

come per esempio applicare nei rapporti commerciali con altri contraenti

condizioni oggettivamente diverse a fronte di una equivalente prestazione;

ovvero sono vietate le intese restrittive della concorrenza come gli accordi per

quali le parti si impegnano ad applicare con terzi condizioni diverse per

prestazioni equivalenti. Per l’impresa in posizione dominante discriminare è

vietato in se, ma per l’impresa in posizione non dominante è vietato solo

concordare con altre imprese un impegno reciproco a discriminare soggetti

estranei all’accordo.

Il contratto e il Codice civile.

La disciplina del contratto presentata nel libro 4° del codice civile risulta

bipartita in:

La disciplina generale del contratto (titolo II artt. 1321-1469 sexies);

PARTE GENERALE

La disciplina dei singoli contratti (titolo III artt. 1470- 1986)

PARTE SPECIALE

Nella concezione tradizionale il rapporto tra parte speciale e parte generale si

basava sulle seguenti premesse:

Unità contro Pluralità: nel senso che il contratto è generalmente una figura

unitaria regolata con disciplina omogenea, a fronte invece di una specifica

disciplina prevista per una serie di contratti specificamente tipizzati che hanno

regole proprie differenti dalle altre….irriducibili ad unità;

Regola contro eccezione: la disciplina generale ha valore di regola

applicabile generalmente ad ogni contratto, così come sancisce l’art. 1323 cc.

Invece la disciplina del singolo tipo di contratto ha carattere eccezionale e può

derogare alla disciplina generale solo sui punti espressamente previsti e solo

in relazione ai contratti appartenenti a quel tipo essendo esclusa

l’interpretazione analogica.

Centralità contro marginalità: ovviamente il cuore della disciplina del contratto

è la parte generale e le norme della parte speciale hanno un peso secondario.

Sicuramente però queste premesse sono in crisi dal momento che tutta la

produzione normativa successiva all’entrata in vigore del codice riguarda

regole su singoli o singole classi di contratto…con la considerevole


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luca d.

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Belfiore Angelo.

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