Illecito civile e nascita di un'obbligazione
Obbligazione: è un rapporto con almeno due soggetti che sono:
- Il creditore, che pretende una prestazione e ha un diritto di credito che appartiene alla categoria dei diritti soggettivi ed è relativo, cioè quel diritto non può essere fatto valere nei confronti di chicchessia perché altrimenti sarebbe un diritto assoluto, azionabile nei confronti di chiunque.
- Il debitore invece ha un dovere: di rendere una determinata prestazione, quella concordata con il creditore e non una qualunque. Assolvere il dovere vuol dire adempiere l'obbligazione; deve essere adempiuta nei modi e nei tempi previsti in obbligazione.
Responsabilità e morte
In caso di morte, cioè di un fatto rilevante, c'è differenza tra la morte per esempio di una ragazza andata a scuola e suicidatasi e quella di una persona anziana. Ci si domanda se c'è qualcuno responsabile della morte di Marina. Ci si pone questo quesito perché la morte è qualcosa di irregolare, inaspettato, che non corrisponde al corso generale degli avvenimenti essendosi rotto un equilibrio/ordine.
In altri tempi della rottura dell'equilibrio si responsabilizzava la divinità: la morte era causata dalla volontà degli dei e probabilmente c'era un motivo a giustificazione di quella volontà. E la morte, quindi, era vista come una sanzione per il mancato rispetto della divinità, e per compensare il disordine creato era possibile anche il sacrificio umano.
Responsabilità significa rispondere di un fatto. Per capire chi può essere chiamato a rispondere della morte della ragazza bisogna identificare la fattispecie: potrebbe essere il padre per un rimprovero o la madre che non si è opposta alle proteste del padre, ma magari i genitori non c'entrano ed è colpa del professore che doveva vigilare la presenza degli alunni in classe.
Nel caso del genitore che rimprovera la figlia non gli si può dare la colpa ma anche nel linguaggio corrente si è propensi a pensare che sia il professore il responsabile che non ha vigilato quanto doveva. Ma queste sono solo alcune delle possibili cause.
Altra possibile storia è quella del pedone che viene investito o subisce una lesione all'integrità fisica. Noi avvertiamo come scandaloso ciò che è successo e abbiamo la necessità di trovare una risposta a quello che è successo e può anche esserci un risultato negativo, e cioè che nessuno debba rispondere.
Libertà e responsabilità
Libertà della persona: non può esistere responsabilità senza libertà perché se non si è liberi non si può essere responsabili. Si potrebbe dire che la ragazza ha compiuto una scelta di libertà e nessuno ha materialmente provocato la sua morte. Se a quell'interrogativo invece si risponde positivamente, e cioè c'è qualcuno che ha causato la morte allora nasce un'obbligazione, che in questo caso prende il nome di obbligazione risarcitoria, cioè la corresponsione di una somma di denaro in compensazione della morte.
È evidente che la morte rimane. In tutti i sistemi la morte provocata costituisce un danno, un pregiudizio, una sofferenza, un dolore. Questo danno o dolore non è giustificato ma occorre una riparazione. Ciò significa che l'ordinamento ha pronto un rimedio per spostare le conseguenze sfavorevoli al pregiudizio ma non può cancellarlo: trasferisce le conseguenze di quella morte sul soggetto responsabile.
Fattispecie e nesso di causalità
Si ha quindi un fatto, la morte, delle condotte (dei genitori, del prof, della stessa vittima) e la responsabilità è qualcosa che fa riferimento al danno, alla condotta, alla componente psicologica dell'autore di quella condotta (aver o non aver voluto quell'evento). Ma ciò non basta per affermare il sorgere dell'obbligazione risarcitoria perché occorre che tra evento e condotta vi sia un nesso di causalità, è cioè che quell'evento si sia verificato per effetto di quella condotta.
La norma di riferimento si trova nel codice civile, nel libro IV intitolato alle obbligazioni ed è la Norma n.2043 cc. La regola è: chiunque cagioni un danno ingiusto con dolo o con colpa è obbligato al risarcimento. Ma nella Norma si trova anche l'aggettivo ingiusto: non tutti i danni sono rilevanti ma solo quelli ingiusti.
Altri ordinamenti non parlano di giusto o ingiusto. Ma come si può qualificare un danno nei termini di ingiusto? Il pedone investito che subisce conseguenze negative sicuramente otterrà un risarcimento ma questo si sa a posteriori; bisogna capire però come si fa a capire che è ingiusto.
Ingiustizia del danno
Il danno è ingiusto quando tocca la persona umana: tutto ciò che va a ledere l'integrità psicofisica della persona umana costituisce danno ingiusto che deve essere quindi risarcito.
Il concetto di ingiustizia del danno ha a che fare con i valori sociali: ciò che oggi può essere ritenuto ingiusto, 50 anni fa non lo era eppure anche all'epoca esisteva l'art.5042. Danno ingiusto è quello che i giudici, la giurisprudenza, dicono essere ingiusto. Il giurista conosce dell'ingiustizia perché conosce le sentenze e le decisioni.
Il caso della ragazza suicida viene portato dinnanzi al giudice al quale sarà portata a conoscenza l'omessa vigilanza del professore. Chi si lamenta, e cioè chi agisce per la morte, è chi dice di aver subito un danno dalla sua morte. Si usa questa forma generale perché diverse possono essere le persone che subiscono il danno.
Ci sono quindi degli attori, dei convenuti (coloro che sono chiamati a rispondere di quel danno) che nel caso della ragazza saranno il prof e la struttura scolastica. Gli attori chiederanno la condanna dei convenuti al pagamento di una somma di denaro. Nella sentenza c'è un'epigrafe che contiene il nome dell'autorità, le parti e le richieste. Dopo c'è lo svolgimento del processo e cioè cosa è accaduto durante il processo e infine la parte in diritto.
Tra i motivi della decisione il nucleo importante è la ratio decidendi, e cioè il motivo per cui il danno è ritenuto ingiusto. La somma delle decisioni dei giudici su determinati fatti costituisce la giurisprudenza sul punto.
Il giudice non può operare di fantasia, facendo riferimento alla sua sensibilità come farebbe la persona comune, ma deve argomentare sulla base di altre decisioni, soprattutto se sono state emesse dalla corte di cassazione. Ma nel nostro sistema non c'è il precedente vincolante sicché un giudice può anche andare in contrasto con la cassazione: è utile quindi sapere cosa entrambi dicono. Sia ciò che dice la cassazione in quanto giudice di ultima istanza sia ciò che dice il giudice di pace perché non sempre la sua decisione andrà ad essere esaminata dalla corte suprema e allora la sua decisione costituirà caso deciso.
A metà degli anni '70 era minoritaria la tesi secondo la quale il danno alla persona in quanto tale fosse risarcibile; l'ingiustizia del danno corrisponde alla sensibilità sociale a cui partecipano anche i giudici e spesso lo traducono con le loro sentenze. Quindi i giudici dei primi anni '70 potevano ritenere che il danno fosse ingiusto ma ciò non sarebbe stato corretto perché all'epoca non c'erano grandi precedenti e assumendo che l'integrità psicofisica della persona costituisce danno ingiusto il giudice deve fare riferimento a una legge, una regola giuridica e quale se non quella fondamentale: la Costituzione.
Andando a leggere la Costituzione, si baserà su qualche articolo utile quale il numero 2 dove si parla di diritti inviolabili della persona umana, tra cui sicuramente rientra il diritto alla vita, a che nessuno ferisca o leda un'altra persona. Questo è un principio fondamentale. Ma il giurista non può fermarsi ai primi articoli, ma andrà avanti trovando forse una norma più utile alla fattispecie: come il diritto alla salute, all'art.32 Costituzione e in esso rientra sicuramente l'integrità psicofisica.
Esempi di danno esistenziale
Un altro esempio: una donna chiede il risarcimento del danno al marito che le aveva celato la sua impotenza; il fatto le ha provocato un dolore e l'impossibilità di realizzarsi come donna e come madre. Allora ricorre l'art.29 Costituzione. È qui che il giudice che vuole interpretare o è lui stesso portatore del sentire sociale che nascondere l'impotenza costituisce un danno ingiusto interpreterà la norma nel senso che il marito che non denuncia la propria impotenza non risponde ai canoni di lealtà e fiducia.
Questo tipo di danno prende il nome di danno esistenziale e che fa riferimento alle attività che realizzano una persona. Nella dichiarazione d'indipendenza americana c'è il diritto del cittadino a lottare per raggiungere la propria felicità e il danno esistenziale ha a che fare con esso: costituisce danno ingiusto il danno che non rende possibile realizzare la propria persona.
Altro esempio: un famoso pianista a causa di un incidente stradale perde l'uso delle mani; tutti i giorni soffrirà e non prenderà soldi per l'impossibilità di suonare. Questo sentimento è ingiusto.
Su questa vicenda del danno esistenziale ci sono delle sentenze, l'ultima di questo gennaio, che svolgono l'argomento senza ancora poter porre la parola fine e quindi è una materia in continuo progresso. Le sentenze dei giudici minori e della cassazione cambiano nel tempo, e anche di molto. Ciò che è ingiusto oggi secondo la cassazione non è lo stesso di ciò che diceva un anno fa; le ultime decisioni sono nel senso di estendere il danno esistenziale mentre le penultime erano nel senso di restringere la sfera del danno esistenziale, e quindi ingiusto e quindi risarcibile.
La vita umana non ha prezzo e su questo nessuno può dire niente in contrario ma quanto vale? In realtà non bisogna porsi questa domanda perché per i giuristi la vita umana ha un valore, e se si vuole dare davvero valore ad essa si è obbligati a misurarsi con un valore economico perché altrimenti sarebbe impossibile dare risarcimento in caso della perdita di una vita e questo porterebbe al paradosso per cui volendo valorizzare la via si finirebbe per disprezzarla.
Le mani del pianista, facendo quel lavoro, valgono di più rispetto alle mani di un professore. Altro è la sofferenza provocata dal non poter suonare che tocca sia il pianista che il principiante: quindi in sé il danno esistenziale deve essere valutato in modo uguale. Questa è una svolta degli anni '70 con le sentenze della corte di Genova che vanno sotto il nome di emersione di danno biologico.
Obbligazione giuridica e naturale
L'obbligazione che ci interessa è un'obbligazione giuridica, che si differenzia dalle obbligazioni naturali. Entrambe interessano il mondo del diritto ma quelle naturali hanno processo che afferma la responsabilità per fatto illecito fa sorgere l'obbligazione risarcitoria. Ciò che qualifica l'obbligazione giuridica è il diritto di pretendere una somma di denaro e che se quel diritto non viene soddisfatto spontaneamente dal debitore si può avere soddisfazione giudiziale. Connaturale all'obbligazione giuridica il diritto di azione.
In questo si differenzia dall'obbligazione naturale: se il debitore spontaneamente paga non ha diritto alla restituzione; chi paga senza dovere ha diritto alla restituzione dell'inedito ma se è pagato per un dovere sociale, etica allora la legge non ammette ripetizione. Se avesse pagato per un'obbligazione illecita invece sarebbe possibile ottenere la restituzione.
Responsabilità: danno ingiusto, nesso di causalità, elemento psicologico
Responsabilità = danno ingiusto + nesso di causalità + elemento psicologico/criterio di imputazione (ci)
In questa espressione sta tutto l'art 2043 cc. Vogliamo capire perché di fronte ad un danno il sistema appronta una reazione che si struttura nei termini di una obbligazione di pagamento. Il termine obbligazione comprende sia quella naturale che quella giuridica, e cioè quell'obbligazione che dà azione al creditore.
Il creditore di una somma di denaro dipendente dalla scommessa non può agire di fronte al giudice per ottenere la coattiva soddisfazione del suo credito. In generale chi paga in presenza di un debito che non esiste ha diritto alla restituzione attraverso la restituzione dell'inedito; di fronte a un negozio nullo per contrarietà a norme imperative, se è data la prestazione non può essere restituita.
Ma c'è un'eccezione: se il debitore paga non può ottenere la restituzione nel caso in cui l'obbligazione sia nulla per contrarietà con il buon costume. La logica è però diversa: nell'obbligazione naturale il sistema non vuole accordare tutela al debitore che di pente di una prestazione che comunque doveva per motivi etici; invece per prestazione dovuta da obbligazione nulla il sistema non lo ammette.
Il classico esempio è quello della prostituzione: chi ha pagato non può chiedere la restituzione. Ci sono dei casi in cui il trasferimento di ricchezza non è comunque titolato, cioè non vi è una ragione giuridica capace di giustificare quello spostamento di ricchezza: cioè c'è una parte che ha avuto un vantaggio patrimoniale ma senza che esistesse una causa.
In questo caso vi è un'azione residuale che prende il nome di arricchimento senza causa: il sistema prevede una garanzia generica patrimoniale all'art contenuto nel libro VI cc intitolato alla tutela giurisdizionale dei diritti e nel nostro caso come si tutela il diritto di credito. L'art. 2740.
Il debitore risponde dell'obbligazione con tutti i suoi beni presenti e futuri; il creditore di fronte all'inadempimento può reagire aggredendo il patrimonio del debitore. È una garanzia generica perché ha ad oggetto tutti i beni del creditore; ma esistono altre garanzie non generiche, quali il pegno e l'ipoteca, che si riferiscono a beni individuati.
Ad esempio, in caso di mancato pagamento di un'auto il creditore può aggredire l'immobile intestato al debitore; ma nel caso in cui l'immobile non esistesse più perché trasferito ad altri il creditore si troverebbe in una situazione difficile. Entrano allora in gioco i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale.
Il creditore può allora agire con un'azione che si chiama revocatoria i cui presupposti sono: l'esistenza di un'obbligazione, e cioè ci sia un rapporto di dare e avere ma non è necessario che ci sia anche l'inadempimento. Serve allora un atto di disposizione che evita che si verifichi la situazione che il creditore pur vincendo la causa si ritrovi a mani vuote perché il debitore non ha nulla.
Bisogna allora avere riguardo anche alla controparte del debitore. Il diritto, in generale, è un compromesso di più valori. Quindi è giusto tutelare il creditore ma bisogna anche guardare all'avente causa. Quando l'agente causa non ha ragione di pretendere e quindi merita più tutela il creditore? Bisogna vedere in che modo è avvenuto l'acquisto del terzo: se a titolo gratuito non è importante la buona o la mala fede, le ragioni del creditore che agisce in revocatoria prevalgono. Perché il sistema preferisce tutelare chi vuole evitare un pregiudizio invece di chi si vuole avvantaggiare, anche nel caso in cui abbia acquistato in totale buona fede.
Invece, nel caso in cui l'acquisto sia avvenuto a titolo oneroso, è allora necessaria un'indagine psicologica per cui il creditore riesce a dimostrare che il terzo conosceva che quell'atto nuoce alle sue ragioni. Provando quelle circostanze l'atto viene cancellato. È qualcosa di paragonabile alla nullità: è come se quell'atto non fosse mai stato posto in essere.
Nel caso della revocatoria, l'atto di disposizione formato dal debitore non è nullo ma inefficace, non ha effetti nei confronti del creditore. Ma avendo effetti solo nei confronti del creditore procedente ha allora un'efficacia relativa. Il creditore potrà agire con un'azione di revocazione sulla vendita dell'immobile per ottenere un atto che dichiari che quella vendita non sia mai avvenuta.
Ma ci può essere anche un'altra condotta che diminuisce la garanzia generica, una condotta negativa e omissiva: ad esempio non esercitare le azioni che spetterebbero al debitore per recuperare crediti che gli spettano da altri soggetti. Allora il sistema prevede la possibilità per il creditore di sostituirsi al debitore con un'azione surrogatoria per cui è il creditore che agisce in luogo del debitore.
Ma in quali situazioni il debitore non ha agito? Nel sentire comune una cosa è se il debitore non ha agito per recuperare il prezzo di un bene da lui venduto, altro è se non ha agito per ottenere il credito alimentare, e cioè ottenere il pagamento degli alimenti dal coniuge; in questo caso il sistema da sostegno ad altri valori, quale il criterio di scelta nei suoi rapporti personalissimi.
Però il debitore potrebbe simulare una compravendita: in questo caso l'atto simulato può essere colpito e in questo ciò si ha nullità dell'atto. Se il debitore apparentemente vende ma non vuole vendere quella compravendita può essere dichiarata nulla.
Il creditore può tutelarsi anche con altri mezzi come accordarsi con il debitore per cui in caso di inadempimento la proprietà di un immobile si trasferirà automaticamente a lui; ciò però non è possibile perché il sistema cerca di trovare un equilibrio.
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