DIRITTO CIVILE: IL CONTRATTO: Andrea Ornaghi 727909
“è l’accordo di 2 o + parti per costituire, regolare
NOZIONE DI CONTRATTO: Art. 1321 cc-->
rapporto giuridico patrimoniale”:
(modificare) o estinguere tra loro un
Accordo-->incontro di volontà, la fusione delle volontà di 2 o + soggetti. Ciò vuol dire che non esiste un
all’art. 1333 il contratto
contratto unilaterale? No, perché con il termine contratto unilaterale si fa riferimento
con obbligazioni del solo proponente da cui derivano obblighi e doveri in capo a uno solo dei due.
Costituire, modificare o estinguere-->per es. Tizio e Caio nel 2010 stipulano un contratto di fornitura della
anno a fornire all’azienda di tizio un certo quantitativo di
durata di 15 anni con cui caio si impegna ogni
materiale in cambio di un certo prezzo; dopo 7 anni tizio decide di chiudere l’attività, va da caio a chiedere se
è d’accordo a concludere consensualmente il contratto: l’atto con cui le parti di un contratto di fornitura
decidono di interromperla prima della sua naturale scadenza è un contratto.
“tra loro”-->significa che il contratto può produrre effetto solo tra coloro che sono parti di quel contratto; di
effetti nei confronti di terzi. L’art. 1372 cc ribadisce e rafforza tale
norma infatti il contratto non produce
concetto e stabilisce che “il contratto ha forza di legge tra le parti”.
Rapporto giuridico patrimoniale-->non la costituzione di qualsiasi rapporto integra e costituisce il contratto,
ma deve trattarsi di un rapporto: 1)giuridico-->rapporto che ha delle conseguenze sul piano giuridico, che crea
diritti o crea doveri o entrambe le cose in quanto se crea diritto ne crea il corrispondente dovere
2)patrimoniale--> valutabile economicamente.
Questa è l’impostazione di contratto del legislatore del 1942; ma nella storia il contratto ha sempre assunto
Nel diritto romano ad esempio il “contractus” era diverso poiché era l’atto con cui
questa configurazione?
potevano sorgere una o più obbligazioni determinate, ma nel diritto romano il contratto non era capace di
contratti che trasferiscono la proprietà o che costituiscono un diritto reale ≠ i contratti
produrre effetti reali=
ad effetti obbligatori=hanno come unico oggetto il far sorgere delle obbligazioni. Nel nostro ordinamento la
differenza tra effetti reali ed obbligatori non ha alcuna incidenza sulla natura del contratto poiché affinché
l’effetto del contratto si produca è sufficiente il consenso. Nel diritto romano invece i contratti erano capaci di
produrre solo effetti obbligatori, di fatti i contratti di compravendita facevano sorgere non il trasferimento
della proprietà, ma solo l’obbligo di trasferire la proprietà che avveniva solo al momento della consegna del
bene.
Uno degli elementi essenziali del contratto ex art.1325 (accordo, oggetto, causa e forma prescritta dalla legge
a pena di nullità) è la causa e se essa manca il contratto è nullo. In altri ordinamenti il concetto di causa non
esiste: es. nei paesi di Common Law è totalmente sconosciuto. In realtà nei vari ordinamenti e nella storia del
diritto esistono tanti fenotipi di contratto, ma a fronte di queste manifestazioni empiriche differenti, esiste un
genotipo comune per tutti gli ordinamenti? La risposta di Sacco è no--> il contratto è un istituto di diritto
positivo che non affonda le sue radici nel diritto naturale e come tale il suo contenuto è affidato alle
circostanze storico-sociali di ogni epoca, perciò non deve scandalizzare il fatto che il contratto assuma
storicamente e socialmente delle connotazioni così profondamente diverse. Alla fine, il contratto non è altro
che il prodotto del legislatore in risposta alle esigenze storiche e sociali di una determinata collettività.
Abbiamo detto che il contratto è l’accordo ex. 1321 ma se prendiamo il 1325 cc. menziona come primo
l’accordo-->questa
elemento essenziale del contratto proprio è una contraddizione clamorosa. Allora il
contratto è l’accordo o l’accordo è uno degli elementi essenziali del contratto? Questa idea di contratto come
fusione di volontà è vera? Es. mando una e-mail ad un mio collega e gli chiedo se vuole la mia auto per 5000
euro; in realtà io non ho nessuna intenzione di vendere la mia auto, ma siccome voglio fare uno scherzo e so
già che lui mi risponderà di no, gli mando lo stesso una e-mail. Immaginiamo che egli voglia comprarla. Il
contratto c’è e se lui agisse in giudizio per pretendere la consegna del bene il giudice gli darà ragione. Qui non
non hanno rilevanza per l’ordinamento
si può dire che ci sia una fusione di volontà. Le riserve mentali
giuridico, ma ciò che conta è la dichiarazione, la volontà che viene manifestata ed espressa per come è
obiettivamente percepibile dal destinatario di quella manifestazione di volontà. Se il collega non ha alcun
elemento per capire che io stavo scherzando non può immaginarsi che io non abbia nessuna intenzione di
vendergli l’auto. Ciò che conta è la dichiarazione e di come viene percepita dal destinatario della proposta.
L’idea che il contratto sia sempre e realmente un accordo secondo Sacco è una “generosa illusione del diritto
naturale”. Era perfettamente coerente con l’ondata liberista dell’800 pensare che affinché l’autonomia si possa
realizzare, quell’autonomia si deve estrinsecare attraverso atti che sono al 100% frutto della propria volontà.
Ma non è sempre così. Possiamo vedere anche altri esempi rispetto alla riserva mentale: -Art. 1339-->le
clausole di un contratto contrarie a norme imperative sono sostituite di diritto al contenuto di quelle norme
imperative, es. per il contratto di locazione, la L. 392/1978 prevede che i contratti di locazioni per immobili ad
uso abitativo non possono essere fatti per qualsiasi durata secondo la volontà delle parti, ma devono essere
obbligatoriamente fatti per una durata di 4 anni rinnovabili per altri 4 anni; cosa succede se il contratto di
locazione ha una durata di 2 anni? Non succede che esso è nullo, quel contratto è valido ma la sua durata
viene prorogata automaticamente a 4+4 = la norma imperativa (4+4) si sostituisce alla clausola di forma (2
anni) pattuita tra le parti.
Art. 1374: il contratto obbliga le parti non solo a quanto nel medesimo è espresso, ma anche tutte le
conseguenze ad esse e correlate che derivano dalla legge o secondo usi o equità. Tali norme ci dimostrano che
quando stipuliamo un contratto, il prodotto finale che arriviamo ad avere può essere diverso da quello che si
aveva all’inizio. Es. io voglio fare il contratto di 2 anni perché dopo ci voglio mettere dentro un amico, ma la
il prodotto finale è distante dalla mia volontà, ma l’ordinamento
legge dice che quel contratto vale per 4+4 ->
lo impone. Il contratto in tal caso sarà lontano dalla volontà di entrambi i contraenti.
Art. 1333: contratto con obbligazioni del solo proponente-->“la proposta diretta a concludere un contratto
da cui derivino obbligazioni solo per il proponente e irrevocabile appena giunge a conoscenza della parte
è
alla quale destinata. Il destinatario può rifiutare la proposta nel termine richiesto dalla natura dell'affare o
è E’ un contratto
dagli usi. In mancanza di tale rifiuto il contratto concluso”. da cui derivano doveri per una
parte sola. Classico esempio è il mobilificio che per promuovere la sua attività si impegna a trasportare
gratuitamente la domenica i clienti interessati presso lo showroom, a offrire il pranzo e poi riportarli a casa.
Questo impegno assunto dalla società è un impegno gratuito ed è un impegno assunto per finalità di
promozione commerciale. il 1333 ci dice che la proposta di concludere un contratto con obbligazione del solo
proponente diventa irrevocabile nel momento in cui giunge a destinazione dell’interessato. L’interessato non
tenuto ad accettare o rifiutare espressamente-->in caso di mancato rifiuto il contratto è concluso. La legge si
accontenta del mancato rifiuto, ma se non la rifiuti la proposta si ritiene accettata. Immaginiamo di ricevere a
copia di una rivista con un’accompagnatoria che dice: le offriamo gratuitamente per un anno
casa una
l’abbonamento a questa rivista senza dover sottoscrivere l’abbonamento, in caso di mancato rifiuto
provvederemo all’invio della rivista. In realtà di questa rivista non ce ne frega nulla, ma ci dimentichiamo di
comunicare il nostro rifiuto. In seguito, la rivista comincia ad arrivare. Si può obbiettare che il mancato rifiuto
non corrisponde ad una effettiva manifestazione di volontà? cioè è vero che qui non ho comunicato il rifiuto,
ma quel mancato rifiuto non corrisponde alla volontà di ricevere la prestazione essendo stata una
dimenticanza. Per il 1333 ciò è irrilevante in quanto considera il mancato rifiuto come fatto obiettivo che per
volontà del legislatore produce la formazione del contratto. Alla fine, il 1333 è un contratto costituito da una
sola dichiarazione, quella del proponente. E allora come facciamo a dire che il contratto è l’accordo se lo
stesso legislatore conosce fattispecie come il 1333 che prevedono una sola dichiarazione? Conclusione di
Sacco-->questa idea di contratto come accordo/fusione di volontà va smitizzata. Contratto come accordo può
voler dire che nella maggior parte dei casi il contratto nasce a fronte di una congruenza obbiettiva e formale
tra dichiarazioni. Ciò nella “maggior parte dei casi” in quanto esiste per es. il 1333. Certamente dire che il
contratto è un accordo non può voler significare che il contratto esista solo quando esso corrisponde alle reali
questa era l’idea mitica del legislatore dell’800 ma che nell’atto pratico trova
intenzioni dei contraenti perché
varie e importanti difficoltà applicative.
Peraltro, nella definizione di contratto ex 1321 non è questa sull’accordo non è l’unica incertezza; il 1321
–
parla di rapporto giuridico patrimoniale, però: -ex art. 5 c.c. sono vietati gli atti di disposizioni del proprio
corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quando siano altrimenti contrari
alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume; l’atto con cui all’interno dei confini dell’art. 5 si compiono
atti di disposizione del proprio corpo, probabilmente (Sacco) è pur sempre un contratto, anche se non siamo di
fronte ad un atto avente contenuto patrimoniale. In questo senso (Sacco) la definizione del 1321 è troppo
perché l’art. 5 del c.c. apre a un’applicazione più estesa del contratto ossia anche per rapporti non
restrittiva
strettamente patrimoniale. -Consenso avente diritto -> es. vicino suona la batteria dalle 24 alle 5 = atto che
un’immissione illecita perché va oltre la normale tollerabilità e che legittimerebbe di agire dinanzi
costituisce
al giudice per ottenere il risarcimento dei danni e la cessazione di quel comportamento. Immaginiamo di
andare dal vicino e di dire: siccome tu mi sei simpatico e sei bravo e mi piace la musica che fai ti acconsento
di suonare e mi impegno a non farti causa, a non chiederti danni. E il vicino risponde va bene. Abbiamo un
contratto? Questo è alla fine il consenso dell’avente diritto cioè colui che avrebbe titolo per far valere un
diritto, ma in realtà acconsente ad una sua lesione dell’altra parte. Come tale questo consenso è sempre
revocabile; però qual è l’effetto giuridico che crea la mia dichiarazione? Per il pregresso e finché non cambio
chiedere il risarcimento dei danni. Quindi l’impegno ha creato un effetto giuridico= di rendere
idea non potrò
non risarcibile una lesione che altrimenti sarebbe risarcibile; eppure questo accordo che pure ha creato un
effetto giuridico patrimoniale (valutabile economicamente ai sensi del risarcimento del danno) non è
considerato contratto, ma mero consenso dell’avente diritto = la definizione del 1321 è troppo ampia perché
pur avendo un accordo che crea un effetto giuridico patrimoniale questo ciononostante non è considerato un
contratto.
Noi sappiamo che il contratto quando è valido produce determinati effetti, mentre quando è nullo non produce
effetti ma in realtà non è così. Analizziamo il confronto tra gli artt: -2035-->prestazione contraria al buon
costume: chi ha eseguito una prestazione per uno scopo che anche da parte sua costituisce offesa al buon
costume non può ripetere quanto ha pagato. Es. contratto di meretricio--> Se tizio ha pagato per quella
determinata prestazione sessuale di cui ha beneficiato, il contratto è nullo, ma non può pretendere di riavere
indietro ciò che ha pagato perché lui è stato compartecipe dell’offesa al buon costume. Se invece tizio non ha
ancora pagato può colei/colui che ha eseguito la prestazione sessuale pretendere il pagamento? No, perché il
contratto è nullo. Questi concetti si esprimono dicendo che questo tipo di contratto non da azione per
conseguire il pagamento, ma il pagamento se eseguito non è ripetibile -1933: mancanza di azione (regola
giochi e scommesse non regolati da norme ad hoc poiché ad es. la Snai che invece è regolata da leggi
specifiche, se si dovesse rifiutare di dare l’importo vinto, noi abbiamo azione a pretendere il pagamento)-->es.
di scommesse tra amici a poker o su quale squadra di calcio vincerà la partita-->la norme dice che non
compete azione per il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa anche se si tratta giuoco o di
scommessa non proibiti dalla legge. Quindi anche se la scommessa o il giuoco sono leciti e quindi il contratto
di scommesse è un contratto valido il 1933 dice che questo tipo di contratti non da azione per ottenere il
pagamento; tuttavia, siccome il contratto è lecito, se spontaneamente si ricevono i soldi della scommessa,
colui che ha pagato non potrà chiederli indietro = se il pagamento è fatto si considera ben fatto, se invece non
viene fatto l’altra parte non potrà pretenderlo in giudizio.
Conclusione: abbiamo dimostrato che il dogma di cui sopra non è sempre vero: abbiamo in un caso un
contratto nullo ex 2035 e nell’altro caso un contratto valido ex 1933, ma che per l’ordinamento producono gli
stessi effetti giuridici-->non danno azione per il pagamento, ma se il pagamento viene effettuato a questo
non può essere ripetuto.
GLI ELEMENTI ESSENZIALI DEL CONTRATTO:
1)L’accordo: il nostro legislatore era di fronte a due possibili scelte di campo: una prima opzione era quella
di affermare il principio della sovranità assoluta di un soggetto sulla sua propria sfera giuridica (= la sfera
giuridica di un soggetto non può essere mai essere modificata né in meglio né in peggio senza il consenso di
quel soggetto); la seconda opzione è più moderata in quanto non è vero che ogni intrusione della sfera
giuridica altrui richiede il consenso di questo soggetto, ma solo quelle intrusioni ingiuste ossia quelle che
possono comportare una lesione patrimoniale (principio della sovranità relativa). Il nostro legislatore ha
accolto la seconda, dunque la modificazione positiva della sfera giuridica non necessità di consenso, ad
esempio: -art. 649-->acquisto del legato: la legge non richiede che il legato venga accettato in quanto se esso
non viene rifiutato comporta la sua automatica accettazione perché il legato costituisce un’attribuzione solo
positiva e quindi producendo una modificazione della sfera giuridica solo in più e non in meno non ha bisogno
di essere accettato -art. 1236-->remissione del debito: il creditore che rinuncia al suo credito; la remissione
non richiede un’accettazione.
Questa premessa generale di carattere sistematico serve per capire che anche in materia di contratto e di
formazione del contratto vale la stessa regola che vale per i contratti con l’obbligazione del solo proponente
quella proposta non ha bisogno di un’accettazione, può essere rifiuta, ma in caso di mancato
ex 1333 -> rifiuto
il contratto è concluso. La nostra dottrina e la nostra giurisprudenza nelle vicinanze dell’entrata in vigore del
codice del ’42 si è trovata spiazzata dall’art. 1333 in quanto letto testualmente di fatto crea un contratto fatto
ovvero quella del proponente. Quella dottrina e quella giurisprudenza fedeli all’idea
sola da una dichiarazione
giusnaturalistica del contratto come accordo, per salvare le apparenze e soprattutto per salvare il dogma della
bilateralità del consenso, hanno cominciato a dire che quel mancato rifiuto ex. 1333 è come se fosse
un’accettazione ossia quel mancato rifiuto equivale ad una manifestazione di volontà. Il fatto che Sacco mette
in luce è che non è scritto da nessuna parte nel codice che questo mancato rifiuto debba effettivamente
corrispondere ad una volontà/accettazione, in quanto il codice collega al fatto obbiettivo del mancato, rifiuto
indipendentemente dalle ragioni che vi stanno dietro (dimenticanza o volontà di accettare), la conclusione del
inutile sforzarsi a salvare l’idea che il contratto sia un accordo anche nel caso del 1333
contratto. Pertanto, è
perché non è vero ed è evidente che siamo di fronte ad un contratto che il legislatore considera tale anche in
presenza di una sola dichiarazione.
Ci sono situazioni in cui il silenzio assume valore solo quando è circostanziato-->es. proposta di vendita del
telefono; l’accettante fa il bonifico senza che esso dica espressamente di accettare = pur in mancanza di
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