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Riassunto esame Diritto canonico, prof. Zanotti, libro consigliato Rappresentanza e voto negli Istituti religiosi

Riassunto per l'esame di Diritto canonico, basato su appunti personali e studio autonomo del secondo capitolo del testo consigliato dal docente Rappresentanza e voto negli Istituti religiosi, Zanotti. Con particolare analisi dei seguenti argomenti: l'elezione degli organi di governo nella tradizione delle comunità di vita consacrate, origini... Vedi di più

Esame di Diritto canonico docente Prof. A. Zanotti

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La vita comune, con le sue esigenze di disciplina ma anche di partecipazione ha spinto gli Ordini e le loro gerarchie su di

una via tutta diversa da quella intrapresa dalla chiesa gerarchica. L’idea, ad es., della cooptazione diretta del capo ha

trovato qui scarsa cittadinanza, mentre grande accoglienza ha trovato il dibattito relativo ai modi con i quali le

maggioranze assolute e relative devono prevalere nelle assemblee per eleggere i propri rappresentanti o le proprie guide.

Mandato assembleare, rappresentanza, consiglio, capitolo sono tutte figure che ricorrono nella elaborazione del diritto dei

religiosi, che arriva a creare formule elettive e di governo che consentano di coniugare saldezza dell’istituto, governabilità

e senso di appartenenza.

5. Assemblea e mandato: voto e responsabilità nel vivere comunitario p. 61 – 64

Il mandato che un assemblea conferisce ad un abate o ad un superiore generale si radica, prima che in una fiducia nelle

sue capacità di governo, nel suo prestigio spirituale e morale. La meta cui il superiore deve guidare la comunità è quella di

vivere secondo il modello di comportamento proposto dalla Regola, avvicinandosi, in questo modo, alla sequela di Cristo.

Questo è il mandato primo che vincola il preposto all’attività di governo negli Ordini religiosi, il quale ripete il proprio

potere da un’assemblea che, nel caso dei benedettini, raccoglie tutti i monaci dell’abbazia, dal più giovane al più vecchio,

per eleggere l’abate.

Pur non essendoci tra l’assemblea e l’eletto il rapporto che può esistere oggi in una democrazia avanzata tra il Parlamento

e il capo dell’Esecutivo, le Costituzioni cominciano a designare i poteri di controllo e di compartecipazione necessaria

rispetto all’attività di governo che viene demandata all’abate. Non vi è proprio divisione dei poteri, ma la progressiva

affermazione dei diritti dell’assemblea fonda il limite del potere proprio dell’abate, che in origine aveva sul monastero un

potere assoluto. Nel mandato che l’assemblea gli affida non rientra il potere di legiferare: egli non è una fonte legislativa

ma è un guardiano della legge, servitore e interprete della stessa.

La Charta Caritatis, apparsa per opera dell’Ordine cistercense all’alta del XII sec., sostituisce la prima assemblea

rappresentativa e deliberativa. Si afferma così l’idea che la suprema potestas risieda nell’assemblea generale dell’ordine, in

quello che la Charta Caritatis definisce “Capitolo Generale”.

Affermatasi nel corso del tempo la centralità dell’assemblea all’interno del mondo benedettino, questa stessa centralità ha

trovato cittadinanza anche presso gli altri Ordini religiosi: Domenicani, Francescani, Gesuiti.

Il primato dell’assemblea rispetto al capo dell’esecutivo rappresenta uno dei minimi comuni denominatori che sembrano

innervare l’impostazione costituzionale degli Istituti religiosi centralizzati. Anche dove essa venga convocata con minore

frequenza non c’è dubbio che ad essa spetti la summa potestas.

L’organizzazione giuridica degli Ordini religiosi contempla un punto focale ed insieme il pilastro di tutto il sistema dei

rapporti giuridici al proprio interno. È questo organismo che elegge coloro che dovranno governare, disponendo,

all’interno di questo mandato, dei poteri più ampi possibili. Esso, oltre alla sua connotazione di collegio elettorale,

eserciterà i dovuti controlli sull’opera di governo, senza che ciò intacchi la stabilità dei preposti a governare, i quali

dispongono, normalmente di mandati temporalmente molto lunghi.

6. La partecipazione corresponsabile all’esercizio del potere p. 64 – 67

Attraverso determinati istituti giuridici (consigli conventuali, capitoli conventuali, consigli e capitoli provinciali, definitori

provinciali…) si evita che l’attività dell’esecutivo rimanga isolata nell’azione esclusiva di chi è stato eletto, e si tende,

invece, a collegarla ai bisogni reali di tutta la famiglia e di ogni singola comunità. La partecipazione non solo a livello di

governo provinciale ma anche a livello centrale è garantita da molte Costituzioni attraverso la previsione della necessaria

consultazione, per le questioni più gravi, dell’assemblea generale.

Proprio nell’istituto del consilium si riflette l’idea generale, propria della chiesa, secondo la quale le decisioni dovrebbero

essere sempre prese tendenzialmente all’unanimità, in modo da far risaltare il segno e l’effetto della Grazia. Questo

consentire in unum è ben presente nella Regola di S. Benedetto che stabilisce l’obbligo per l’abate di ascoltare il consilium

per le questioni precipua. Lo stesso principio lo ritroviamo negli altri Ordini religiosi.

Il principio guida della partecipazione generale ha tenuto, nel diritto dei religiosi e nella sua evoluzione, un posto

fondamentale, conoscendo una varietà di trascrizioni istituzionali davvero notevole.

Proprio nelle costituzioni degli ordini religiosi hanno fatto storicamente apparizione per la prima volta nell’occidente

cristiano alcuni principi democratici, tra i quali il principio della delega dei poteri.

La legge della Regola e delle Costituzioni comincia così a definire il quadro della vita partecipata alla famiglia religiosa,

anche se la dialettica tra superiore ed inferiore, tra autorità ed obbedienza segue, nei fatti, delle dinamiche diverse da

quelle che governano l’esercizio del potere nelle società secolari. 12

7. Modi e tecniche delle elezioni nelle diverse famiglie religiose p. 67 – 73

Non solo il principio dell’unanimismo conteneva in sé riflesso di un’utopia di perfezione della vita cristiana difficilmente

attingibile nella realtà delle cose, ma esso rischiava di trasformarsi, nel momento elettorale, in una sorta di cavallo di Troia

dentro il quale venivano spesso veicolate pressioni e volontà esterne. Per questo il modo di elezione per quasi

inspirationem (acclamazione unanime) proprio delle origini del cristianesimo venne presto abbandonato, anche se ancora

il Concilio Lateranense IV lo contempla in astratto come un possibile modello di riferimento sia per la chiesa gerarchica

che per il mondo dei regolari.

Il raggiungimento della maggioranza relativa ha trovato difficile cittadinanza nei sistemi elettorali elaborati dalle

Costituzioni degli Ordini religiosi, che si sono sempre sforzati di raccogliere il maggior consenso possibile intorno alla

figura destinata a reggere l’autorità. Lo stesso S. Benedetto nella propria Regola aveva cercato di mitigare la portata del

principio maggioritario esigendo, per l’elezione dell’abate, non solo la pars maior ma anche la pars senior, quella, cioè, che

comprende la componente più qualificata e prestigiosa della comunità monastica.

Il punto tendenziale di sintesi tra la parte maior e quella senior sembra essere raggiunto nell’elezione per compromesso,

fatta propria prima dagli Ordini di derivazione benedettina (Cistercensi) e più tardi ripresa dalla Compagnia di Gesù. Per

esso, il diritto di ogni singolo soggetto ad esprimere direttamente il voto veniva volontariamente delegato ad un numero

dispari di arbitri o compromissori (3,5 o 7) che direttamente procedevano all’elezione del candidato. In verità, il

compromesso si sostanziava in un’elezione sdoppiata in due momenti distinti:

la determinazione degli arbitri (riconoscimento da parte della maggioranza della pars senior);

- la decisione di questi ultimi.

-

Negli stessi anni nei quali si andava affermando il primato pontificio e la cooptazione come metodo di collazione degli

uffici ecclesiastici, all’interno degli Ordini religiosi si faceva strada il principio che nella volontà dei più risiede la

legittimità del potere. La dottrina canonistica più autorevole comincia dal canto suo ad elaborare l’idea per la quale la

maggiore autorità morale e spirituale può non essere in netto contrasto con la legge dei numeri; e che il numero maggiore

dei consensi debba probabilmente riflettere la bontà della scelta operata dai più per volere divino. E il fatto che Citeaux

accolga sin dal 1134 il principio che a parità di voti debba prevalere la decisione della parte a cui si associa chi presiede

l’assemblea, testimonia non solo la sopravvivenza dell’idea della senior pars negli Ordini religiosi, ma dell’introduzione

di un principio ancora in uso nel nostro diritto, per il quale l’autorità del presidente è in grado di risolvere le situazioni di

impasse determinate dal mancato formarsi di una volontà collegiale certa.

L’affermazione definitiva del principio maggioritario va di pari passo con il consolidarsi di una serie di modalità e di

tecniche di voto che ne garantiscano la libertà, trasparenza ed efficacia. Il voto può essere dato, a seconda delle

circostanze, in maniera:

pubblica: per seduta e alzata, abbassando o rialzando il cappuccio, levando la mano o schierandosi da una parte o

- dall’altra della sala capitolare;

segreta: il voto segreto veniva da ognuno espresso localmente e in maniera riservata a tre scrutatori, previamente

- designati, i quali provvedevano a segnarlo per iscritto e a rendere poi pubblici i risultati registrati in un verbale.

Successivamente si passò all’uso (inaugurato dai francescani) di deporre in un’urna posta all’uscita della sala

capitolare delle fave, delle ballotte o dei sassi. Nel 1436, a maggior tutela della riservatezza, fu applicata la norma

di bruciare le schede dopo lo scrutinio. L’adozione dello scrutinio segreto divenne vincolante per opera del

Concilio di Trento.

All’elaborazione degli Ordini religiosi va imputata anche la definizione di altri criteri indispensabili per rendere

praticabile e trasparente il momento elettorale:

la determinazione degli aventi diritto;

- la fissazione dei modi e dei termini per la convocazione dei collegi e degli elettori;

- la regolamentazione delle astensioni e dei voti nulli;

- la durata delle operazioni di voto.

-

La composizione dei capitoli provinciali o generali (cioè dei collegi elettorali) non è uguale ma varia da Ordine ad Ordine;

mentre la competenza a stabilire la data e il luogo della elezione che è affidata al capitolo generale e, rispettivamente,

provinciale nel corso di un’apposita riunione preparatoria è comune a tutti gli Ordini.

Alla responsabilità del vice-priore rimane invece affidata la convocazione degli aventi diritto. Le costituzioni e le

disposizioni vincolanti dei capitoli generali di vari Ordini sottolineano la necessità della partecipazione a questa fase della

vita comunitaria, collegando l’assenza o la rinuncia al voto a vere e proprie sanzioni; ciononostante l’assenteismo pone il

problema della identificazione del numero minimo dei membri dell’assemblea necessario per dar luogo ad una valida

elezione (il quorum). Risale così all’universo canonistico la distinzione tra elettori iscritti e votanti veri e propri. 13


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto canonico, basato su appunti personali e studio autonomo del secondo capitolo del testo consigliato dal docente Rappresentanza e voto negli Istituti religiosi, Zanotti. Con particolare analisi dei seguenti argomenti: l'elezione degli organi di governo nella tradizione delle comunità di vita consacrate, origini del termine monaco, le garanzie che circondano l'elezione dell'abate, la Regola di San Benedetto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanotti Andrea.

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