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DIRITTO CANONICO

Diritto canonico: complesso delle norme dettate dall'autorità ecclesiastica che regolano i rapporti

umani e sociali dei propri membri ed in particolare del clero.

Il codex juris canonici ne costituisce la principale fonte.

Le leggi di diritto canonico prendono il nome di canoni (dal greco canon, che significa misura

lineare e, per traslato, regola), per distinguerle dai nomoi, dalle leggi poste dal potere civile.

Storia e fonti del diritto canonico

Prima età apostolica

Dopo la Pentecoste (la discesa dello spirito santo dopo la morte di Gesù Cristo) gli apostoli si

dispersero per tutta la terra.

Nella prima età apostolica vi è una chiesa itinerante e pellegrina, che va disseminando nel mondo

cristiano piccole comunità, prive di strutture stabili ed uniformi, sprovviste di capi (chiese

autocefale).

E' con la scomparsa di Paolo, con la morte degli apostoli che si leva la richiesta di una precisa

articolazione giuridica che metta fine alla dispersione delle chiese autocefale.

Verso la fine del I secolo si delinea la funzione del Vescovo, successore dell'apostolo, preposto alla

cura di una Chiesa locale, insediata in un determinato territorio.

In tale periodo, Clemente, quarto vescovo di Roma, interviene a derimere un conflitto insorto in

un'altra chiesa, quella di Corinto: dimostrando con ciò di ritenere ormai pacifico il riconoscimento

di una giurisdizione universale che compete al vascovo di Roma.

In questa fase germinale dell'ordinamento canonico, cominciano a specificarsi le sue fonti.

Le norme di diritto canonico possono distinguersi in due classi:

1) norme di diritto divino, che si assumono poste direttamente da Dio;

distinte a loro volta in:

norme di diritto divino naturale , che Dio inscrive nella natura dell'uomo (es. tu non

● ucciderai)

norme di diritto divino positivo , che Dio pone attraverso la Rivelazione e che la Chiesa

● autentica e certifica. La Rivelazione è trasmessa attraverso la Sacra Scrittura e attraverso la

Tradizione (la trasmissione orale)

2) norme di diritto umano o ecclesiastico, poste dagli uomini (e, in concreto, dall'autorità

ecclesiastica).

Religione degli ultimi, dei reietti, il cristianesimo capovolge tutte le tavole di valori, tutte le

obbedienze su cui poggia l'assetto del'Impero romano. Ed infatti l'Impero, tollerante verso tutte le

religioni, dell'Occidente come dell'Oriente (tano da raccoglierne ed onorarne tutte le divinità in un

unico tempio, il Phanteon), reprime con violenza la sola fede cristiana, indovinandone le

potenzialità eversive.

L'Editto di Costantino

Nel 313, Costantino, con l'Editto di Milano, riconosce libertà giuridica ai cristiani, ponendo fine

alle persecuzioni ed alle discriminazioni; ed attribuisce alla Chiesa di Roma la posizione di

Collegium Licitum nella sfera del diritto pubblico romano.

L'Editto deriva evidentemente da una valutazione pragmatica della forza che il cristianesimo era

venuta acquistando: pe L'Impero, una volta fallita la strategia repressiva, era più conveniente

cercare di inglobarlo e controllarlo, che continuare a contrastarlo.

In questo periodo, il diritto della Chiesa non è più, com'era alle origini, prevalenza del lavoro di

rielaborazione delle fonti di diritto divino, ma sviluppo sempre crescente delle fonti di diritto

umano, di diritto ecclesiastico.

Tra le prime raccolte canoniche si possono ricordare la Prisca del V secolo; la Dionysia, contenente

canoni conciliari; la Isidoriana, contenente decretali pontificie.

Dall'impero romano d'Occidente a quello d'Oriente

Nel 476 cade l'Impero romano d'Occidente. Cade sotto l'urto delle milizie barbariche, ma più ancora

cade a causa della corruzione interna che dilagava ormai da tempo.

In oriente l'Impero riesce invece a sopravvivere; e per sopravvivere si lega, negli anni, sempre più

saldamente alla Chiesa di Bisanzio: sulla quale pretende però, secondo la logica inaugurata da

Costantino, di esercitare la sua tutela.

Bisanzio elabora a poco a poco un proprio diritto ecclesiastico, nettamente distinto da quello che

vige in Occidente, funzionale all'attività di una Chiesa strettamente legata allo Stato. Tale

allontanamento porterà nel 1054 alla consegna, da parte dei legati papali, della bolla di scomunica

al patriarca Michele Cerulario.

Nel 717 in Occidente, Liutprando, re dei longobardi, apre il suo Editto intitolandosi Principe

Cristiano e Cattolico.

Ma il programma ultimo della Chiesa è la resurrezione della civiltà di Roma (come scrisse nel 494

papa Gelasio I “due sono i poteri su cui si regge questo mondo: l'autorità sacra dei pontefici e la

potestà regale”), e l'occasione propizia si offre nell'VIII secolo, quando sul trono di Francia sale

Carlo: il pontefice Leone III lo incoronò imperatore nella chiesa di S.Pietro, traendo d'improvviso

l'Impero di Roma a nuova vita, impero che non è più ora solo romano, ma anche e soprattutto

“sacro”.

Riforma gregoriana

Ma il momento più significativo della battaglia della Chiesa per la sua libertà sia ha con la riforma

gregoriana, quando il papa Gregorio VII, nel dictatus papae giungerà a ribaltare la posizione di

sottomissione della Chiesa, dichiarando che il pontefice era la massima autorità spirituale e in

quanto tale poteva deporre la massima autorità temporale (l'imperatore), mediante la scomunica, e

gridando al mondo che tutti i principi devono inchinarsi al soglio papale e che il papa “da nessuno

può essere giudicato”.

Al termine della lotta per le Investiture (che contrappose papato e impero nei secoli XI e XII e che

ebbe per oggetto la prerogativa del papa o dell'imperatore nella scelta e ordinazione dei vescovi) e

con la stipulazione del Concordato di Worms del 1122 (secondo il quale la Chiesa aveva il diritto

di nominare i vescovi; le nomine, tuttavia, dovevano avvenire alla presenza dell'imperatore, che

attribuiva incarichi di ordine temporale ai vescovi appena nominati dal Papa), si apre l'età aurea del

diritto canonico, che è anche l'età della più netta intolleranza integralistica.

La separazione fra Chiesa e comunità dei fedeli si fa sempre più netta: il segno di queste

divaricazione è il pullulare delle correnti ereticali, alle quali La Chiesa risponde con lo strumento

della repressione giuridica.

L'Università

Viene incontro alla Chiesa, a porgerle aiuto nell'attuazione del su disegno di egemonia, il sorgere

dell'Università, in particolare quella di Bologna, che fa degli studi giuridici il centro della sua

azione.

Fino all'XI secolo non esistevano se non le “scuole episcopali”, create dall'autorità ecclesiastica e

sottoposte al controllo del Vescovo, dove un'insegnamento autonomo del diritto non esisteva; finché

il maestro Irnerio, che a Bologna si dedicava allo studio delle arti liberali, cominciò a studiare i

libri legali e a farne oggetto d'insegnamento.

La nuova società, sorta dopo l'anno mille, aveva bisogno di un diritto più complesso; perciò i suoi

intellettuali cominciarono a riscoprire il libri legales di Giustiniano, nei quali potevano rinvenire

criteri di risoluzione dei conflitti giuridici più adeguati alla nuova dimensione mercantile

dell'economia cittadina, all'aumento dei traffici e dei commerci.

Il Decretum di Graziano

Graziano, per far fronte alle necessità didattiche della sua piccola scuola monastica, decise di

procedere ad un tentativo di codificazione del materiale canonistico che si era accomulato nel

passato.

La novità di Graziano sta nel metodo seguito per selezionare il materiale e nel commentarlo; se

scopre antinomie tra testi di età e di origine diversa le compone coi criteri classici dell'ermeneutica

giuridica (la metodologia dell'interpretazione delle norme giuridiche) : col criterio per cui la legge

posteriore deroga a quella anteriore o col criterio per cui la legge speciale prevale su quella

generale.

Egli aveva intitolato la sua opera Concordia discordantium canonum; ma i contemporanei, per

marcarne l'importanza storica, la ribattezzarono Decretum (1140).

Attorno al Decretum di Graziano si riuniscono una folla di esegeti e di glossatori, che verranno

denominati appunto decretisiti, tra i quali si possono ricordare Giovanni Teutonico e Bartolomeo da

Brescia, autori della “glossa ordinaria” al Decretum, in cui confluisce il meglio del pensiero dei

glossatori.

Le Decretali di Gregorio IX

Il pontefice Gregorio IX incaricherà nel 1230 Raimondo di Penyafort di intraprendere una nuova

codificazione, stavolta ufficiale, del diritto canonico. Nasceranno così le Decretali di Gregorio IX

(o liber extra), promulgate nel 1234.

Con esse si celebra la Chiesa gerarchica e giuridica, una Chiesa che ai primi moti della coscienza

laica risponde con la teocrazia, che ai fermenti della della coscienza religiosa popolare risponde coi

rigori dell'Inquisizione.

Anche attorno alle Decretali fiorirà un'intensa attività scientifica: decretalisti saranno nominati gli

esegeti dello jus decretalium. Fra essi ricordiamo Bernanrdo da Parma, autore della “glosa

ordinaria” alle Decretali.

Corpus juris canonici

I successori di Gregorio IX danno impulso a nuove raccolte: abbiamo così il Liber Sextus di

Bonifacio VIII del 1298, le Clementinae di Clemente V.

Tutte queste raccolte canoniche, a cominciare dal Decretum, verranno raccolte nel 1500 dal giurista

francese Chappuis in un unico corpus che, ad imitazione del Corpus juris civilis, verrà denominato

Corpus juris canonici.

Riforma protestante

Ma le esigenza di rinnovamento si facevano strada nella comunità dei credenti, l'esigenza di un

ritorno alle sorgenti dell'Evangelo. La voce più alta che si levò fu quella di Erasmo da Rotterdam,

che nel su “Elogio della follia” rivendicava la spontaneità della vita religiosa, mortificata dalla

Chiesa ufficiale.

La scintilla della riforma partì dallo scandalo delle vendità delle indulgenze in Germania e

dall'opera di Martin Lutero.

Una volta affisse sulla porta della cattedrale di Wittenberg, nel 1517, le 95 tesi teologiche nelle

quali, fra l'altro, si condannava l'abuso della vendita delle indulgenze, Lutero si trovò alla testa di un

vasto moto riformatore.

Ciò gli fece ricevere la bolla di scomunica, che Lutero, secondo la tradizione, bruciò in una

cerimonia simbolica assieme a tutti i libri di diritto canonico.

Secondo il monaco tedesco, l'uomo, per quanti sforzi faccia, non si salva grazie alle sue opere, ma

solo per la fede; la Chiesa non è quindi necessaria alla salvezza, essendo tutte vane le sue “opere”

(sacramenti, indulgenze, ecc.).

Cade, per Lutero, la distinzione fra chierici e laici, come cade la dottrina cattolica dei sacramenti.

Unica fonte della divina rivelazione è la Scrittura, che il singolo credente interpreta in un libero

dialogo con Dio (libero esame).

Inutile dire che in questa prospettiva non c'è più spazio per il diritto canonico, che è per Lutero “la

somma di tutte le eresie”.

Controriforma

La prima risposta della Chiesa alla rivoluzione protestante fu affidata dall'autorità ecclesiastica ad

un Concilio ecumenico.

Il pontefice Paolo III, con la convocazione del Concilio di Trento (1545), si proponeva la

riaffermazione di tutti i capisaldi della tradizionale dottrina cattolica.

Quando nel 1563 il concilio si concluse, tutti i principi dottrinari contestati dai riformatori erano

stati solennemente ribaditi: la salvezza per la fede ma anche le opere, l'autorità di magistero della

Chiesa, il valore del sacerdozio gerarchico, la dottrina dei sacramenti e delle indulgenze.

Ma i padri conciliari avevano anche compreso la necessità di alcune incivise riforme, come il

divieto del cumulo dei benefici ecclesiastici e l'isitituzione di seminari (sotto questo profilo alcuni

parlano di “riforma cattolica” più che di controriforma).

La Chiesa doveva ora combattere una battaglia su due fronti: da una parte le monarchie assolute che

non solo rivendicano la loro indipendenza, ma pretendono anche di invadere la sfera spirituale;

dall'alta le chiese uscite dalla Riforma, che si danno ormai strutture stabili.

Dopo la rivoluzione francese

Ancora più ardua si rivelò la convivenza con i nuovi Stati uscite dalla rivoluzione francese e dalle

guerre napoleoniche.

Gregorio XVI, nell'enciclica Mirari vos (1834), respingeva in bloco tutti i valori della coscienza

laica, asserendo che la libertà moderna è il puteum abyssi e che l'opinione secondo cui l'uomo deve

essere libero di seguire la propria coscienza in materia religiosa è un deliramentum, giacchè la vera

libertà è la libertà dal male che solo la Chiesa assicura.

Concilio Vaticano I

Non riuscendo a dare alla rivoluzione laica ed alle sue espressioni ideologiche (liberalismo,

comunismo, socialismo) una risposta positiva, alla Chiesa non resta che ripiegarsi su se stessa.

A questa logica rispondeva, nelle intenzioni di Pio IX, la convocazione del Concilio Vaticano I

(1868), che avrebbe dovuto ricostruire un'immagine positiva della Chiesa.

I lavori del Concilio furono interrotti dall'occupazione di Roma da parte delle truppe italiane. Il suo

unico risultato rilevante fu la costituzione dogmatica Pastor Aeternus, con la quale veniva enunciato

il dogma dell'Infallibilità del Romano Pontefice in materia di fede e di morale.

Codex juris canonici

Già nel corso del Concilio Vaticano I era stata avanzata la proposta di procedere alla condificazione

del diritto canonico. Ma bisognò attendere il 1904 perchè Pio X desse incarico ad una commissione

di Cardinali e ad una commissione di consultori di gettare le basi della codificazione. Coordinatore

dei lavori fu il cardinale Pietro Gasparri. I lavori si conclusero nel 1916 ed il Codex iuris

canonici fu promulgato da Benedetto XV nel 1916.

Il Codex, diviso in 5 libri, non riuniva tutta la materia canonica: ne restava completamente esclusa

la complessa materia dell jus publicum ecclesiasticum externum e della potestà della Chiesa in

materia temporale.

Inoltre, la codificazione non da alcun spazio alla guarentigia (garanzia legale) dei diritti individuali

(al punto che si è potuto persino mettere in dubbio l'esistenza della categoria del diritto soggettivo)

ed è direttamente funzionale al processo di accentramento ecclesiastico.

Nella sua perfezione tecnica, essa raggela la spontaneità della vita religiosa, comprime le autorità

locali, fa deperire le consuetudini giuridiche che tanto spazio avevano avuto nell'elaborazione del

diritto comune.

Concilio Vaticano II

Papa Giovanni XXIII avvertì l'esigenza di avviare un serio confronto fra la Chiesa e il mondo, con

l'intento di rendere la fede cristiana comprensibile agli uomini del nostro tempo. Lo strumento

prescelto fu la convocazione di un Concilio ecumenico, il Concilio Vaticano II del 1961.

Il Concilio avrebbe dovuto limitarsi, dunque, ad assolvere un compito eminentemente pastorale; ma

quando, nel 1965, si concluso aveva inciso sulle stesse strutture giuridiche della Chiesa, basti

pensare alla definizione della sacramentalità e della collegialità dell'episcopato o alla proclamazione

del diritto di libertà religiosa.

Il nuovo Codice di diritto canonico

Dopo il Concilio si cominciò a mettere in cantiere il progetto di una nuova codificazione canonica,

nonché di una vera e propria carta costituzionale della Chiesa, la Lex fundamentalis Ecclesiae.

L'opposizione avanzata da alcuni fu che la Chiesa già possiede una costituzione, il Vangelo di Gesù

di Nazareth.

Il nuovo Codice di diritto canonico vede la luce nel 1983, sotto l'impulso decisivo di Giovanni

Paolo II.

La nuova codificazione nasce dalla volontà di dare attuazione normativa agli indirizzi del Concilio.

Non solo disegna l'immagine complessiva della Chiesa come “popolo di Dio”, ma fa largo a quei

munera, a quelle funzioni, che costituiscono lo specifico dell'esperienza cristiana: la funzione

d'insegnare e di predicare la parola di Dio da una parte, la funzione di santificare e di amministrare i

sacramenti dall'altra. Il metodo di studio del diritto canonico

Nello studio del diritto canonico le alternative metodologiche si riducono sostanzialmente a due: lo

studioso può collocarsi all'interno dell'ordinamento canonico o al di fuori di esso.

Altro è, infatti, muoversi entro il perimetro del diritto canonico e riguardare al diritto canonico

come ad un diritto vigente di cui promuovere la corretta applicazione e, se del caso, l'evoluzione;

altro è muoversi al di fuori di quel perimetro, riguardando il diritto canonico con mentalità storica o

in prospettiva comparatistica. L'ordinamento canonico

La diversità del diritto canonico rispetto ai diritti secolari sta in primo luogo nel fatto che esso è la

proiezione di una società religiosa, e come tale si riterrà retta da ben altre forze che non quelle del

diritto, producendo norme di altra natura (norme religiose, etiche, pastorali) per derimere i conflitti

prima di ricorrere, come extrema ratio, allo strumento imperfetto del diritto.

La Chiesa eserciterà pertanto prima di tutto una giurisdizione di “foro interno”, una giurisdizione

morale, facendo appello alla coscienza dei suoi fedeli; e solo quando abbia constatato l'inefficacia di

tale azione, interverrà con la giurisdizione di “foro esterno”.

Il diritto è dunque solo l'ultima forza cui far ricorso.

Esso si configura, di conseguenza, come una forma che deve sacrificare tutte le ragioni di

opportunità, tutte le esigenze di convivenza che possono valere in altri ordinamenti, al supremo fine

della “salvezza delle anime”.

L'ordinamento canonico viene da Dio e ritorna da Dio.

Viene da Dio:

Dio si presenta direttamente come fonte di produzione del diritto canonico. Dio è “legislatore”, non

solo in senso morale, ma anche in senso giuridico.

Ne consegue che le norme di diritto divino, morale o positivo, sono sovraordinate alle norme di

diritto umano.

Le norme di diritto divino sono inoltre irreformabili ed inderogabili da qualsiasi potestà umana: una

volta che la Chiesa le abbia dichiarate esistenti, esse sfuggono dalla sfera di disposizione della

Chiesa stessa.

(Una situazione analoga, insomma, a quella delle norme costituzionali negli ordinamenti a

costituzione rigida; ma solo analoga, non uguale: infatti le norme costituzionali possono essere

modificati o abrogate con speciali procedimenti; me norme di diritto divino non possono essere in

alcun modo modificate.

Diverso è anche il “controllo di costituzionalità”: negli ordinamenti statali esiste un apposito

organo, la Corte costituzionale; nell'ordinamento canonico il controllo di aderenza delle norme di

diritto umano ai precetti di diritto divino è esercitato, nullo medio, dai destinatari delle norme.)

Ritorna da Dio:

Nella fase di attuazione delle leggi non possono valere i criteri di certezza che valgono negli

ordinamenti secolari: il giudice statale, quando nell''applicazione di una norma si accorge di fare

ingiustizia sostanziale, non ha vie d'uscita; egli potrà sì attenuare il rigore della legge, tenendo conto

di circostanze di fatto, ma dovrà comunque applicarla. Il giudice canonico, invece, qualora si

accorga che una legge si riveli “nutritiva di peccato”, deve, in forza della aequitas canonica, non

darvi applicazione e reperire nei principi di diritto divino il precetto da far valere nel caso concreto.

Quest'esigenza spiega anche perchè la Chiesa permetta di derogare alle leggi generali per una

“giusta causa”, attraverso gli istituti della dispensa o del privilegio; o perchè assista talora alla

violazione delle sue norme senza reagire, ad mala maiora vitanda.

In un'ottica illuministico-liberale tutte queste fallentiae juris (come le chiamano i canonisti) sono

vere e proprie mostruosità giuridiche. Tuttavia si può ricordare che fenomeni analoghi si riscontrano

nei moderni ordinamenti totalitari, nei quali la certezza del diritto viene sacrificata al supremo

interesse della difesa della “rioluzione”.

Struttura della società ecclesiastica

Il primo fondamentale dato di struttura della società ecclesiastica è la inaequalitas dei suoi membri.

I fedeli si distinguono, strutturalmente, in due classi: i chierici ed i laici. Soltanto ai primi spetta la

capacità di diritto pubblico, mentre ai secondi non spetta se non una capacità di diritto privato. I

primi sono un populus ducens, mentre i secondi un populus ductus.

Mentre negli ordinamenti secolari la fonte di legittimazione del potere è sempre l'uomo (al punto

che anche gli ordinamenti autoritari cercano si simulare un consenso popolare che li giustifichi),

nell'ordinamento canonico il potere deriva dalla volontà di Dio.

I canonisti sottolineano la presunta incompletezza o apoliticità dell'ordinamento canonico:

A differenza dello Stato moderno che può occuparsi di qualsiasi materia, la Chiesa può occuparsi

soltanto delle materie spirituali.

Senonché la Chiesa finisce con l'investire tutto il temporale, con la giustificazione di farlo “per il

bene delle anime”. L'ordinamento canonico si rivela allora un ordinamento completo, che si occupa

a un tempo dello spirituale e del temporale.

L'età della Controriforma

(dal Concilio di Trento alle soglie del Concilio Vaticano II)

Societas iuridice perfecta

La Chiesa è una societas iuridice perfecta: essa, in quanto persegue la salvezza delle anime, deve

possedere anche la pienezza dei mezzi necessari e sufficienti alla sua completa realizzazione.

In sostanza, l'ordinamento canonico è un ordinamento giuridico primario: un ordinamento che non

ripete da nessun altro ordinamento la propria giuridicità.

I canonisti, per qualificare l'ordinamento, asseriscono che la Chiesa è una monarchia, temperata di

elementi di regime aristocratico.

Chiesa persona giuridica

Il Codex iuris canonici afferma che la Chiesa è una persona giuridica, dato che trascrive il suo

separarsi dai fedeli: essa è, come lo Stato, super partes; e i suoi fedeli sono ridotti ad una situazione

di soggezione giuridica di fronte all'esercizio delle sue potestà.

Fra i due tipi di persona giuridica che la tradizione occidentale conosce, la corporazione e

l'isitituzione, nel diritto della Chiesa prevalgono le persone giuridiche istituzionali.

Nella Chiesa protocristiana vi era una netta prevalenza di persone corporative, collegiali, come ad

esempio i collegia fossorum per la sepoltura dei morti.

Nella Chiesa della Conroriforma prevalgono invece le persone giuridiche istituzionali, in

corrispondenza dell'assetto gerarchico ed autoritario della costituzione ecclesiastica.

Questa evoluzione rende ragione del perchè la prima base di una moderna teoria della persona

giuridica come entità autonoma, distinta dai soggetti che le danno vita, nasca proprio sul terreno del

diritto pubblico canonico.

Giurisdizione

La Chiesa, in quanto società giuridicamente perfetta, deve disporre della pienezza dei mezzi

necessari alla realizzazione dei propri fini.

Nella dottrina della Controriforma, per raggiungere i suoi obiettivi la Chiesa dispone di due distinte

“potestà”, potestà di ordine e potestà di giurisdizione:

la potestà di ordine, consiste nel potere di compiere azioni mediatrici di Grazia,

● amministrando i sacramenti ed offrendo il Sacrificio divino.

la potestà di giurisdizione, che accomuna la Chiesa agli ordinamenti secolari, consiste nel

● complesso di mezzi necessari alla sua attività di governo.

Si distingue poi in

1) potestà di foro interno , diretta a disciplinare i rapporti dell'uomo con Dio, dettando

regole idonee a risolvere i conflitti di coscienza (conflitti di un soggetto tra l'interesse

alla salvezza dell'anima ed un interesse temporale, che la Chiesa risolve prescrivendo

di sacrificare il secondo al primo).

E', a sua volta, di carattere sacramentale e di carattere extrasacramentale.

2) potestà di foro esterno , che tende a disciplinare la convivenza nella Chiesa, dettando

regole idonee a risolvere i conflitti intersoggettivi.

La giurisdizione è ordinaria, quella annessa per legge ad un ufficio ecclesiastico e spettante al

titolare dell'ufficio, o delegata, quella affidata ad altra persona in forza di un atto del titolare o di

una disposizione di legge.

La potestà di giurisdizione ha carattere territoriale e si esercita soltanto nei confronti dei battezzati.

La nozione canonistica di jurisdictio non coincide con la nostra nozione di “giurisdizione”, che è

inclusiva della sola attività di attuazione coercitiva delle norme giuridiche, ma indica la somma di

tutti i poteri necessari alla vita dell'ordinamento, finendo con l'includere tutti e tre i caratteristici

poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario.

L'attività di magistero, ossia l'attività di predicazione del Verbo divino, è, per la teorica

controriformistica, un momento dell'attività di giurisdizione, anche se viene considerata dalle

teoriche più recenti un'autorità distinta.

Al Pontefice compete, secondo i canonisti, una vera e propria “sovranità”; sebbene, sempre

secondo i canonisti, vi sia nella Chiesa una “doppia sovranità”, quella del Pontefice e quella della

Chiesa universale. Essi ritengono di poter spiegare questa coesistenza di due soggetti ugualmente

sovrani in un medesimo ordinamento giuridico ricorrendo ad un artificio formalistico: alla Chiesa

compete la sovranità in astratto, al Papa la sovranità in concreto.

Il Codex del 1917 risolve la questione sancendo che il Papa è il Capo supremo della Chiesa e

pertanto ha giurisdizione piena e suprema sulla Chiesa universale.

Il Codex ribadisce altresì che il Papa è giudice supremo, al quale tutti i fedeli possono deferire le

loro cause.

Organi ausiliari e Vescovi

Nell'esercizio della sua potestà il Papa si vale di organi ausiliari, consultivi o esecutivi: il Collegio

cardinalizio, le Congregazioni, i Tribunali e gli Uffici della Curia romana.

Accanto al Papa vi è poi un altro organo che gode di giurisdizione suprema sulla Chiesa universale:

il Concilio. Il Papa ha il potere di convocare il Concilio e di presiederlo; i decreti del Concilio non

acquistano definitività se non quando siano confermati e promulgati dal Papa.

Con il Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro, cooperano nel governo della Chiesa gli altri

Vescovi, successori degli apostoli.

L'investitura dei Vescovi proviene, con la missio canonica, dal Papa. I Vescovi hanno potestà nelle

diocesi ad essi affidate, e ne rispondono al Papa.

I Vescovi sono coadiuvati da presbiteri, che ricevono il sacramento dell'ordine dalle mani dei

Vescovi.

I religiosi sono quei fedeli che si obbligano col voto alla vita comune e al rispetto dei consigli, oltre

che dei precetti, evangelici: e dunque a conservare la povertà, la castità e l'obbedienza.

La qualità di fedele si acquista con il battesimo. I non battezzati, gli infedeli, non sono suditi della

Chiesa e non sono sottoposti alla sua giurisdizione. Con il battesimo si acquista anche, nella Chiesa,

la personalità giuridica. Chiesa e realtà temporali

dalla Controriforma all'età moderna

C'è nella Chiesa il convincimento, di origine agostiniana, che lo Stato è sorto diabulo agitante, che

il mondo degli uomini è immerso nel male e nel peccato.

La Chiesa ha il compito di “consacrare il mondo”; nel linguaggio liturgico, il termine

“consacrazione” sta ad indicare la destinazione di una cosa profana al servizio di Dio. I re, nell'atto

della consacrazione, vengono uniti col sacro crisma (olio consacrato): il loro potere sugli uomini

trae da Dio la propria legittimazione, ed essi rispondono a Dio e alla Chiesa del modo in cui lo

esercitano.

In una tale visione non può esservi alcuno spazio per l'autonomia dello Stato: lo Stato si legittima,

insomma, al solo patto di farsi status fidelis, che non si limiti cioè a professare la vera fede e a

conformare ad essa il proprio ordianamento, ma cooperi con la chiesa a difendere la purezza del

dogma cristiano.

Le prime avvisaglie di una pretesa di teocrazia del Pontificato risalgono al XIII secolo, quando il

titolo d'onore del Pontefice s'era tramutato da quello antichissimo di “Vicario di Pietro” in quello di

“Vicario di Cristo”: con l'ovvio sottinteso che poiché Cristo è signore tanto delle cose spirituali

quanto di quelle temporali, al suo Vicario in terra competono poteri dello stesso rango.

Potestas directa

La teorica della potestas directa in temporalibus, formulata alle soglie del XIV secolo da Bonifacio

VIII nella bolla Unam Sanctum, esprime la posizione assunta dalla Chiesa in presenza

dell'affermazione di una grande monarchia nazionale,quella francese, che attraverso l'opera di

Filippo il Bello andava prendendo coscienza della sua autonomia.

La potestà spirituale la Chiesa la esercita direttamente; la potestà temporale, pur rimanendo il Papa

il vero ed unico titolare, viene affidata alla cura dei sovrani temporali, che diventano suoi mandatari

e ministri.

La cermonia di consacrazione dei re non è soltanto rituale e simbolica, ma rappresenta un vero atto

giuridico di investitura.

(Il massimo teorico della potestas Ecclesiae in temporalibus dell'età della Controriforma fu il

cardinale Bellarmino, colui che firmerà la condanna di Giordano Bruno e che inquisirà Galileo; che

stroncherà, cioè, la nuova filosofia e la nuova scienza)

Potestas indirecta

Il cammino verso l'affermazione dell'autonomia degli Stati moderni era, tuttavia, inarrestabile.

Allora la Chiesa della Controriforma avvertì la necessità di dare, alle proprie pretese teocratiche,

una formulazione letteraria diversa che le rendesse più accettabili agli uomini moderni.

Proprio per rispondere a questa necessità si sarebbe formato, soprattutto ad opera del Bellarmino e

del Suarez, quel corpo di dottrine noto come jus publicum ecclesiasticum externum: in esso si da,

almeno formalmente, il riconoscimento di una sfera d'autonomia dello Stato, con un apparente

recupero del dualismo Stato-Chiesa tipico del primo cristianesimo.

Ma il punto è che i fini di questi due enti non sono di uguale valore: è evidente che il fine della

salvezza eterna è di gran lunga più importante del fine del benessere temporale. Ciò fonda la

supremazia della Chiesa sullo Stato.

Tutte le volte che si verifica un'interferenza tra materia spirituale e materia temporale la Chiesa ha il

diritto di intervenire, eventualmente chiedendo l'immediato ritiro della norma, della sentenza o

dell'atto “nutritivo di peccato”; se lo Stato non provvede, la Chiesa dichiara l'atto nullo.

Ovviamente una simile teorica deoveva determinare la reazione più ferma delle Monarchie assolute.

La Chiesa fu quindi costretta a venire a patti, a temperare il rigore della dottrina.

Lo strumento usato per questa mediazione fu rappresentato dai Concordati: con essi lo Stato

poneva il proprio “braccio secolare” al servizio della Chiesa e concedeva alla Chiesa una serie di

privilegi. La Chiesa in cambio accettava di esercitare la potestas indirecta nei limiti della

pattuizione concordata.

La vittoria del liberalismo, l'ascesa della borghesia al potere determinò un'eclissi provvisoria della

politica concordataria, poiché la nuova classe sentì di poter rappresentare l'intera società, senza

dover dare deleghe alla Chiesa per conservare la propria egemonia. Quest'eclissi, tuttavia, durò

poco: il successo della rivoluzione socialista in Russia e la crescita dei movimenti d'ispirazione

proletaria riportarono la borghesia europea sulla difensiva, e determinarono un'incredibile fioritura

di concordati tra la Chiesa e tutti quei regimi che potessero contrastare l'espansione del “comunismo

ateo”.

Potestas indirecta e sua riduzione logica alla potestas directa

Il dire che lo Stato è autonomo, ma che la Chiesa può intervenire autoritativamente tutte le volte che

la materia temporale viene a debordare nel dominio dello spirituale, equivale a negare la premessa

dell'autonomia dello Stato.

In verità i canonisti cercano di fissare una linea di demarcazione tra materia spirituale e materia

temporale, individuando “materie miste”, nelle quali si può dare per scontata l'operatività

dell'intervento ecclesiatico, e “materie puramente tecniche”, del tutto indifferenti sotto il profilo

morale, nelle quali l'intervento della Chiesa è escluso.

Tuutavia è difficile individuare quali siano queste materie tecniche, dato che non vi sono materia

che possano completamente sfuggire ad una valutazione etica.

La Chiesa dunque avverte l'esigenza di mutare il linguaggio nel tempo, alla fine del medioevo parla

di potests directa, nell'età moderna di potestas indirecta, senza che ciò modifichi di molto le sue

pretese. Chiesa e Aldilà

Satana opera nel mondo attraverso la tentazione e il peccato, ma anche attraverso l'eresia e le

pratiche magiche. Mentre la Chiesa primitiva aveva sostenuto la libertà delle coscienze, dopo il

compromesso con l'Impero la sua attenzione si sposta sugli effetti deleteri che avrebbe potuto

produrre la libertà degli eretici (tipico l'esempio di Agostino, che mentre in unprimo tempo aveva

teorizzato la libertà dell'atto di fede, successivamente si fece teorico dell'intolleranza religiosa).

La dottrina della Chiesa medioevale in tema di eresia è espressa con chiarezza da Tommaso

d'Aquino, il quale fa osservare che se puniamo con la morte gli assassini che tolgono la vita del

corpo, tanto più severamente dovremo punire gli eretici che tolgono la vita dell'anima, la vita

eterna.

(Unica tolleranza possibile è quella per gli eretici mere materiales, che impugnano la verità della

Chiesa senza averna coscienza, per ignoranza. Mentre per gli eretici formales non è possibile

nessuna attenuazione del rigore)

Restano esclusi dalla repressione ecclesiastica gli infedeli, ossia i non battezzati.

Per reprimere l'eresia la Chiesa comanda ai suoi vescovi di sorvegliare la vita religiosa del proprio


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto canonico,basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto canonico, Caputo. Contenente nozioni su: leggi di diritto canonico, storia e fonti del diritto, norme di diritto umano o ecclesiastico, lotta per le Investiture, Riforma Gregoriana, il Decretum di Graziano, Corpus juris canonici, Riforma protestante.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanotti Andrea.

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