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Diritto canonico

Appunti del corso di Diritto canonico del prof. Maceratini, Unitn basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell’università degli Studi di Trento - Unitn, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto canonico docente Prof. R. Maceratini

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L’esistenza del diritto canonico dipende dal riconoscimento o meno dei fedeli del mistero dell’incarnazione che si ripropone

nella storia attraverso il mistero della chiesa. Se così è, la giuridicità del diritto canonico non può essere dedotta per analogia dal

diritto secolare perché il criterio per individuare la giuridicità del diritto canonico non è altro che la rivelazione, ovvero la

manifestazione del fondatore della chiesa nella storia.

Al diritto canonico si devono applicare dei METODI SPECIFICI perché è una realtà teologica. Affermare che il diritto canonico ha

le sue radici nella teologia è un indizio che l’essenza del diritto canonico.

VS Corecco => Pietro Agostino D’Avack,

↪ articolo ‘78:

 critica Corecco poiché questi avrebbe sancito la morte del diritto nell’ordinamento canonico, a meno che il diritto non

venga inglobato nell’area teologica.

 è impossibile concepire una comunità senza diritto, è impensabile una società che non possa contare su norme obbliganti

che provvedano alla sua organizzazione. Se per ordinamento si intende, nel campo del diritto, un sistema organico di norme

vincolanti la condotta sociale per lo svolgimento ordinato della vita comunitaria e per il raggiungimento delle sue finalità

sulle basi di giustizia, ci si chiede perché il concetto di ordinamento canonico deve essere abbandonato e non deve essere

identificabile con il volto giuridico della Chiesa.

 Se si ritiene (con la scuola tedesca) che la comunità visibile della Chiesa non è una realtà umana elevata al sovrannaturale,

ma è la stessa realtà divina scaturente da Cristo, ne discende che il diritto canonico non è un sistema giuridico umano che

riceve dalla teologia i fondamenti pregiuridici, ma è la stessa concretizzazione del diritto divino e come tale è un modo

di conoscenza della Chiesa, o meglio, del mistero della Chiesa → il diritto divino è la costituzione sostanziale della Chiesa.

Siamo sempre in un ambito comunitario con funzioni normative, e nell’ambito del diritto in quanto tale.

 l’interpretazione di Corecco è da respingere sia storicamente che concettualmente:

- storicamente perché fin dall’inizio la chiesa si è strutturata su basi giuridiche servendosi prima del diritto romano,

poi dell’utrumque jus;

- concettualmente la teologia non è la Chiesa ma è una forma di conoscenza della Chiesa; la chiesa non è una realtà

teologica, ma è una realtà misterica sovrannaturale; lo studio della chiesa non è monopolio della teologia ma è

l’oggetto fondamentale del diritto canonico;

DIRITTO SACRAMENTALE DELLA CHIESA:

Non si può negare che il ricorso al concetto di sacramento è una ispirazione valida per la fondazione del diritto canonico:

Lumen Gentium par. 1: Cristo è la luce delle genti; dal momento che la chiesa in Cristo è come un sacramento, cioè segno e

 strumento dell’intima unione dell’unità del genere umano con Dio che porta avanti la sua missione universale.

Lumen Gentium par. 11: dire che la chiesa è un sacramento significa evidenziare che la chiesa non è unicamente una realtà

 spirituale, ma è anche una società strutturata. Tanto l’elemento istituzionale che quello carismatico contengono in sé diritto;

c’è una relazione tra fenomeno giuridico e i sacramenti: i sacramenti producono diritto (diritto sacramentale della Chiesa):

- BATTESIMO: con esso l’uomo è costituito persona in ecclesia, riceve diritti e doveri della comunità;

- ORDO SACER (in senso tecnico): produce la gerarchia, dà una struttura societaria alla Chiesa. Il sacerdozio è la base

dell’organizzazione sociale della chiesa.

↪ LG par. 11: tutti i fedeli partecipano del sacerdozio comune di Cristo. Essi partecipano ponendo in essere i sacramenti

e agendo nella realtà politica in nome e per conto proprio, ma secondo l’insegnamento della Chiesa. I fedeli hanno una

capacità profetica, di esempio. C’è una differenza tra questo sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale o gerarchico:

quest’ultimo è quello che fa agire il membro in nome e per conto della Chiesa

↪ LG par. 10: il sacerdozio ministeriale differisce dal sacerdozio comune non in senso quantitativo, ma in senso qualitativo.

Il sacerdozio comune appartiene a TUTTI i fedeli: è un’attribuzione che deriva dai diritti fondamentali del fedele.

Il sacerdozio ministeriale viene concesso per SCELTA da parte della comunione gerarchica

L’ordo sacer è la base delle potestà giurisdizionali e di magistero della Chiesa: LG par. 10 il sacerdozio comune e il

sacerdozio gerarchico non differiscono tra loro per il grado, ma per ESSENZA anche se entrambi sono ordinati al bonum

commune ecclesia.

- EUCARESTIA: è simbolo di UNITA’ dei fedeli con il corpo della Chiesa.

- MATRIMONIO: produce il vincolo tra i coniugi

- PENITENZA: non è un semplice perdono per i peccati, ma una REINTEGRAZIONE nella Chiesa.

RAPPORTI TRA IL DIRITTO DIVINO E IL DIRITTO UMANO NEL DIRITTO CANONICO

DIRITTO DIVINO: promana direttamente da un Dio legislatore.

Il legislatore ha una volontà illimitata nel creare diritto?

 NO allora presupponiamo una forza superiore in grado di limitare il legislatore;

 SI allora concettualmente la capacità legislativa illimitata ci porta ad addentrarci nelle fondamenta del diritto. Questo

vale sia per la societas ecclesiastica sia per la societas civile.

Nel diritto canonico possiamo presupporre una volontà divina che crea l’ordinamento canonico. L’assioma ubi societas ibi jus può

essere rovesciato: “ubi jus ibi societas”. 9

Concettualmente, come possiamo descrivere il diritto divino?

► Vincenzo del Giudice: il diritto divino è un gruppo di norme che risale alla stessa volontà divina quale si è manifestata

nella rivelazione pre-cristiana (antico testamento) e nei comandi di Cristo (nuovo testamento e tradizione) e quale si desume

dall’ordinamento dell’umanità nelle sue razionali ed inderogabili esigenze (si allude al diritto naturale). Queste norme di diritto

divino tradizionalmente vengono per nostra comodità di espressione distinte in norme di diritto positivo (scritte o tramandate

oralmente) E norme di diritto non scritto che sono insite nella natura razionale dell’uomo.

► Hervada Lombardia

– ‘70: il diritto divino è un insieme di esigenze di giustizia e di principi ordinatori che, contenuti

esplicitamente o implicitamente nella volontà di Cristo, hanno conseguenze dirette sul diritto stesso. Il contenuto di questo

diritto è formato:

- da norme che sono alla base della fondazione della Chiesa: queste norme sono esposte nel Nuovo Testamento o nella

tradizione e sono la base degli aspetti fondamentali dell’organizzazione ecclesiastica,

- ma anche da principi ed esigenze con conseguenze normative che sono inerenti a questi aspetti fondazionali della

Chiesa (diritti e doveri fondamentali del fedele: il diritto fondamentale del fedele è quello di ricevere i sacramenti)

- e dai principi ed esigenze normative fondare sulla dignità della natura umana, cioè sul diritto naturale.

DISTINZIONE DIRITTO NATURALE NON è proprio solo dei fedeli,

DIRITTO DIVINO POSITIVO è proprio solo dei fedeli, nel senso che sono i fedeli che conoscono.

Il diritto divino è composto da norme fondamentali che si trovano nella scrittura e nella tradizione → Paolo: non tutte le cose

compiute da Cristo sono nelle scritture; verità e norme furono confidate a persone fedeli; solo più tardi queste verità vengono

messe parzialmente per iscritto, prima nei Vangeli. Vengono comunque tramandate oralmente.

La Chiesa può arricchire può chiarificare delle verità implicite nella rivelazione che è formata dalla scrittura e dalla tradizione

ecclesiastica. (NB: il diritto divino è atemporale).

LEGAME tra:

1) FACOLTÀ DI INSEGNAMENTO DELLA CHIESA [tutte contribuiscono alla salvezza delle anime]

2) LE SCRITTURE

3) LA TRADIZIONE

 = trasmissione di verità e precetti fatta per un mezzo che non è la scrittura, anche se posteriormente viene fissata per iscritto

 può essere:

 divina se è un insegnamento esplicito del fondatore della Chiesa o se contiene delle verità rivelate agli apostoli

 umana se contenuta negli insegnamenti o nelle opere dei padri della Chiesa

RAPPORTI TRA SACRA SCRITTURA E TRADIZIONE

1546, decreto sulle scritture canoniche:

- il vecchio testamento è composto da 45 libri canonici, 21 storici, 7 sapienziali (insegnamenti etici) e 17 profetici. Ci sono

delle norme nel vecchio testamento, alcune in vigore e altre caduche

- 4 vangeli: 3 sinottici (paralleli) e le epistole e l’apocalisse.

Questo vecchio e nuovo testamento viene tramandato prima in aramaico, poi in latino grazie a San Gerolamo/Girolamo (edizione

vulgata; è una traduzione autentica = non contiene errori dottrinali).

Charles Mounier 1970: per Graziano le sacre scritture in tutte le loro parti sono regole di fede e di condotta: la loro venerazione

per la parola di Dio è totale e senza reticenze; il compito più eminente consiste nello sviluppare dalle scritture la verità pratica

applicabile alle situazioni concrete → con la venerazione delle scritture c’è la trasmissione del diritto.

Costituzione Dei verbum del C. Vaticano II: la sacra scrittura e la tradizione costituiscono un unico deposito della parola di Dio

affidata alla Chiesa; l’ufficio di interpretare la parola di Dio è stato delegato solo al vivente magistero ecclesiastico, la cui autorità

viene esercitata nel nome di Gesù Cristo

 La distinzione tra sacra scrittura e tradizione è un fatto di comodità; c’è un TRIPLICE LEGAME tra esse:

1- FONTE: sono una sola cosa, la tradizione si sviluppa prima della scrittura

2- SCOPO, ossia un’unità di servizio, di trasmissione: il Vangelo è costituito

dalle sacre scritture e dalla tradizione; esiste un unico Vangelo

3- CONTENUTO 10

IL DIRITTO NATURALE È DIRITTO DIVINO: è nel profondo della coscienza; il concetto di diritto naturale si svincola dall’origine di

Grozio

carattere divino, e ci porta al giusnaturalismo e al razionalismo del ‘700. Per è un dictamen rectae rationis: la norma di

diritto divino deve essere promulgata:

- diritto divino positivo: la sua promulgazione è già avvenuta: si tratta solo di capirlo;

- diritto divino naturale: non viene promulgato è già presente nella coscienza dell’uomo (immo conscientiae homini).

PROBLEMA DELLA GIURIDICITÀ DEL DIRITTO DIVINO:

1) potremmo dire che il diritto divino è diritto se dimostriamo l’esistenza di un’autorità che lo produce;

↪ il giurista lo può dimostrare? NO.

2) dato che il diritto divino fa parte del diritto canonico, allora anche la giuridicità del diritto divino è dimostrata.

IN CHE COSA CONSISTE IL DIRITTO DIVINO?

Hervada Lombardia:

e non possiamo qualificare come diritto divino qualunque cosa accada nella realtà in modo indefettibile:

ES una regola di comune esperienza (attraversare la strada con il semaforo rosso) non è prudente e non è una regola di diritto

divino; così nemmeno le verità dottrinali: una norma saggia, di comune esperienza, non è diritto divino.

Il vero diritto divino è formato da un ordine sociale, giusto, imperativo, vincolante che provenga

dalla volontà di Dio quale legislatore e nella Chiesa dalla volontà fondazionale di Cristo stesso

Questa definizione va sezionata per essere compresa:

- norme che provengono dalla volontà di fondazione di Cristo della Chiesa, o norme date da Cristo che regolano la

condotta dell’uomo → il diritto è una realtà storica, ma proviene dal fondatore della Chiesa e quindi anche deve avere le

caratteristiche da cui proviene (ASTORICITA’) => Le norme date di Cristo sono diritto vero e proprio perché sono dentro

la storia dell’uomo, cioè queste norme furono dettate storicamente da Cristo, che è vero uomo e vero Dio; entrano nella

storia (scuola giuridica di Monaco – Corecco). Questo gruppo di norme per lo natura costituiscono un ordine sociale,

intersoggettivo, ed è storico perché è nel momento stesso in cui il fondatore entra nella storia che si materializzano per

gli uomini (diventano “storiche”), senza perdere la loro a-storicità.

- principi di ordine ed esigenze di giustizia → questi principi esistono per qualunque società, anche per lo Stato. E sono

limiti legittimi all’esercizio del potere; la loro enunciazione è astratta e generale; la loro efficacia non dipende dalla loro

cogenza tranne che non vengano completamenti sovvertiti. Questi principi esigono uno sviluppo legislativo pratico:

esigono l’opera del legislatore umano, la natura giuridica di questi principi non dipende dalla somiglianza con la norma,

ma dipende dal fatto che sono sociali, imperativi, vincolanti per i consociati e giusti. Sono veri e propri principi che hanno

valore costitutivo della società. Il diritto naturale rientra tra questi principi.

PROBLEMA DEI RAPPORTI FRA IL DIRITTO DIVINO E IL DIRITTO UMANO NELL’AMBITO DEL DIRITTO CANONICO

Si tratta di un problema che viene risolto in modo diverso a seconda delle scuole giuridiche:

SCUOLA ESEGETICA: Cicognani Staffa:

e tre diverse classi di norme provenienti dall’autorità ecclesiastica umana:

  NORME COSTITUTAE: norme che il legislatore umano/ecclesiastico crea direttamente;

 NORME APROBATAE: norme che provengono da altri ordinamenti e che vengono riprese dal legislatore

ecclesiastico; è una recezione di norme;

 NORME PROPOSITAE (o proposte): si tratta delle norme di diritto divino → il legislatore umano può solo

proporle: le norme di diritto divino e umano costituiscono DUE CLASSI DI NORME DISTINTE che regolano la condotta

del fedele

Il diritto divino positivo è diritto ogni volta che viene proposto o sancito dalla Chiesa. Il diritto divino obbliga non solo

praeter ius humanum, ma anche contra ius humanum perché il diritto divino PREVALE* sul diritto umano.

SAN TOMMASO

* ripresa da => ogni legge umana ha valore di legge in quanto deriva dalla legge di natura: se

discorda da questa legge naturale, non è legge ma sarà una legis corruptio (corruzione della legge).

Manuale del 1951: diritto canonico = complesso di leggi date o da Dio o dalla competente potestà ecclesiastica → due

classi di norme giuridiche in relazione gerarchica (divino superiore all’umano perché stabilisce la giurisdizione)

↪ PROBLEMA = riconoscere la personalità giuridica anche a coloro che non sono battezzati, perché il diritto divino

riconosce l’uomo in sé indipendentemente dal battesimo (diritto naturale).

Gli esegeti riconoscono anche ai non battezzati una certa personalità giuridica, non solo per il diritto naturale, ma poiché

anche i non battezzati possono porre in atto situazioni giuridiche nell’ambito del diritto canonico (battesimo –

matrimonio [anche se è controversa la natura di sacramento del matrimonio tra battezzato e non battezzato]).

La recezione del diritto divino NON crea giuridicità al diritto divino, non aggiunge un carattere obbligatorio alla norma

canonica; Diritto umano e diritto divino

il diritto umano deve essere interpretato secondo il diritto divino naturale o positivo.

NON costituiscono un unico diritto canonico: sono diversi, in quanto provengono da fonti diverse.

11

Le relazioni tra diritto divino e diritto umano:

 sono di tipo GERARCHICO

 influiscono sugli stessi soggetti, i battezzati

 l’interpretazione del diritto umano deve avvenire alla luce del diritto divino

Sono quindi sistemi aperti:

 il diritto divino è aperto perché le sue norme danno origine alla potestà umana, perché reclamano una certa

specificazione dal diritto umano (es. matrimonio);

 il diritto umano è aperto perché è in comunicazione con il diritto divino.

La soluzione della scuola esegetica:

A) è VALIDA → riconosce il carattere propriamente giuridico del diritto divino.

B) è CRITICABILE → non spiega che cosa sia il diritto canonico: perché il diritto divino e umano, pur avendo delle

interconnessioni, non costituiscono un unico sistema normativo perché provengono da fonti diverse anche se

agiscono sugli stessi soggetti. Il punto di incontro tra questi due sistemi è l’UOMO, ma anche il FINE

DELL’ORDINAMENTO CANONICO rovare il punto di intersezione tra questi due sistemi nel fine dell’ordinamento

. T

canonico, , permette di capire che non c’è un legame

cioè in qualcosa che è estraneo ai due ordinamenti (divino e umano)

sistematico tra questi due sistemi.

↪ Gli esegeti lasciano all’autorità ecclesiastica l’indagine dei rapporti tra diritto divino e umano, dello stabilire quello

che è il diritto canonico che agisce con carattere normativo sulla realtà dei fedeli. Il diritto canonico in senso giuridico

è un complesso di norme dato dall’autorità pubblica ecclesiastica nella chiesa perché il diritto è quella cosa che viene

del Giudice

stabilita nella società umana; il parla di insieme di norme giuridiche fatte valere dal legislatore secondo

le quali è organizzata e opera la chiesa.

Queste due scuole (esegetica e sistematica di del Giudice) sostengono che del diritto canonico fanno parte sia il diritto divino che

il diritto umano, ma è il legislatore umano quello che crea il diritto canonico in ordine propriamente giuridico => ci sono due

concezioni di diritto canonico: una allargata sulla quale il legislatore umano NON interviene e una concezione ristretta sulla quale il legislatore

umano interviene.

SCUOLA SISTEMATICA → Vincenzo del Giudice,

TEORIA DELLA CANONIZZAZIONE di articolo “Canonizatio” ‘40:

 sia le norme di diritto divino sia quelle di origine umana si impongono ai soggetti che fanno parte dell’ordinamento

canonico in quanto formulate e reso obbliganti dalla stessa Chiesa, la quale come è l’unica proxima fidei regola (l’unica che

nel suo divino magistero e l’unica fonte dell’ordine canonico esterno

è più vicina alla regola della fede) (del diritto umano: si

; il diritto

riconosce la validità del diritto divino, ma è la chiesa l’unica fonte prossima immediata dell’ordinamento canonico esterno)

divino non può essere veduto in sé, ma sempre in riferimento all’autorità della Chiesa che lo interpreta, ne determina i

limiti, lo traduce in precetti, lo ammonisce di sanzione garantendone l’osservanza con l’irrogazione della sanzione e

con l’esecuzione di essa, il che significa che le norme di diritto divino si inquadrano nell’ordinamento canonico in quanto

si presentano canonizzate, cioè compenetrate. La canonizzazione è la compenetrazione nei comandi dell’autorità

ecclesiastica dei quali comandi formano il contenuto. Tali comandi potrebbero rappresentarsi ciascuna volta con questa

formulazione: io chiesa dichiaro che Dio ha disposto XXX e che si deve obbedire alla volontà divina così manifestata sotto

l’irrogazione di una sanzione. L’ordinamento canonico è come ogni ordinamento giuridico un ORDINE CONCLUSO che

rimonta formalmente ad un'unica autorità ecclesiastica, cioè all’autorità della chiesa provveduta di potestà legislativa.

Non possono considerarsi appartenenti all’ordine canonico quelle norme che se pure riguardano attività ecclesiastiche

(es. norme liturgiche) non derivano dalla potestà legislativa della chiesa o non siano da essa fatte proprie e rese

giuridicamente valevoli nell’ambito ecclesiastico. Esempio di del Giudice: norme statuali che vengono adottate dalla

chiesa (la scuola esegetica le definiva approvate, ma non poneva il problema della effettività della norma).

Le norme di diritto divino si inquadrano nell’ordinamento canonico in quanto CANONIZZATE, ossia compenetrate in comandi del

Hove)

legislatore umano: secondo la scuola esegetica (Van il diritto canonico concerne solo le leggi umane dal punto di vista

formale, mentre dal punto di vista del diritto materiale riguarda anche il diritto canonico. L’interprete di questo diritto è la chiesa,

che deve definire quali sono le norme e qual è il contenuto del diritto divino. Per la scuola esegetica NON c’è compenetrazione,

mentre per del Giudice sì! Il legislatore umano deve canonizzare il diritto divino. Sia del Giudice che la scuola esegetica hanno

un concetto del diritto divino che è META-GIURIDICO perché considerano solo il diritto umano: questo Van Hove lo dice

chiaramente.

Due concetti di diritto canonico:

- Ampio: ricomprende il diritto divino (che per la scuola dogmatica deve coagularsi con un comando del legislatore umano)

- Ristretta: solo diritto umano 12

La scuola sistematica ha più a cuore il problema della definizione del diritto canonico, infatti postulava che lo stesso diritto

canonico mancasse di originarietà, di primarietà: il diritto umano è un ordinamento originario/primario.

Il diritto divino non è propriamente diritto, se non quando viene assunto dalla volontà qualificata del legislatore umano. In

questo modo è individuata la fonte del diritto. Non solo primarietà, anche autosufficienza: qualsiasi rapporto sociale trova

nell’ordinamento giuridico primario la norma per la sua soluzione, per il suo sviluppo, perché se è primario non occorre che io mi

riferisca ad un altro ordinamento. Il legislatore umano è quello che conferisce UNITARIETA’ al sistema: la canonizzazione è

quell’atto con il quale il legislatore umano ecclesiastico introduce dal punto di vista formale (e non sostanziale perché non lo

crea) il diritto divino nell’ordinamento canonico: è una recezione meramente formale di un elemento meta-giuridico.

Del Giudice come avviene questa distillazione dell’elemento divino nell’alambicco dell’elemento umano

– 1940: ? :

nell’ordinamento canonico si debbono distinguere due classi di norme di diritto divino: la norma formale e la norma

sostanziale, cioè forma e contenuto del diritto divino. Il momento sostanziale del diritto divino è quello che è sempre

esistito e in quanto tale non può essere mutato, né può essere toccato dal legislatore (norma proposita); la forma del

diritto divino può essere toccata, analizzata, interpretata dal legislatore umano. Quattro sono gli stadi:

1- il legislatore umano, e non solo lui (anche il sensus commune o il magistero

ecclesiastico), dichiara che c’è una norma di diritto divino: prende coscienza

dell’esistenza di una verità di diritto divino

2- il legislatore ne dichiara il contenuto sostanziale

3- il legislatore dice al fedele come comportarsi, imponendo un’azione –un facere– o

un’omissione –un omittere– conforme a quanto accertato

4- il legislatore stabilisce una conseguenza della mancata azione o omissione

NB: la canonizzazione della norma di diritto divino si verifica solo negli ultimi due momenti

 solo quando la norma diventa autoritativa, e si fissa nell’ordinamento, allora si canonizza e diventa obbligatoria.

ESEGETI: l’efficacia del diritto divino è più teorica che pratica, in quanto non vi è un sistema unico; diritto divino e diritto umano

sono due bocce di vetro che si toccano ma non diventano una cosa unica, un sistema solo;

SISTEMATICI: l’efficacia del diritto divino scompare perché è il potere umano che attribuisce la qualità giuridica al diritto divino:

se il diritto canonico deriva la sua giuridicità dal legislatore umano, ci dobbiamo chiedere da chi riceva questo potere di creazione

del fatto giuridico; costruiscono un sistema giuridico primario con una fonte UNICA: l’autorità umana della Chiesa compie la

canonizzazione, agendo formalmente sul diritto divino: è una costruzione.

Il legislatore umano che rende giuridico il diritto divino, sia pure solo formalmente, da chi riceve questo potere?

↪ Le risposte sono due:

A- riceve il potere dal popolo

↪ la chiesa non è una struttura democratica, quindi il legislatore non può derivare il suo potere dalla volontà del popolo

B- riceve il potere da lui stesso

↪ può riceverlo da lui stesso? Se lo ammettessimo, diremmo che questo potere è una conseguenza storica di una classe

gerarchica che si afferma in una società; il diritto canonico non è allora essenziale, non è la struttura giuridica della chiesa,

bensì è il prodotto di una società storica. Quindi in ogni caso dovremmo presupporre un totalitarismo estremo del diritto

per qualificare come divino il diritto umano nell’ambito del diritto canonico. Se non si ammette la giuridicità del diritto

divino in sé e per sé, non si può nemmeno sostenere che il diritto è essenzialmente necessario alla vita della chiesa: è

solo un fatto accidentale di cui la chiesa può fare a meno.

Lombardia – SCUOLA SPAGNOLA:

C- se non si ammette la giuridicità del diritto divino in sé e per sé non si può

sostenere che esso sia essenzialmente necessario per il diritto canonico: nelle altre confessioni religiose non cattoliche

c’è il punto sullo spiritualismo del diritto divino e l’aggancio alla realtà temporale.

La SOLUZIONE al problema è che l’omogeneizzazione delle norme umane e divine nell’ordinamento canonico non

avviene attraverso la canonizzazione, ma da una NORMA FONDAMENTALE che viene promulgata dal fondatore della

Chiesa, il quale dà l’autorità alla Chiesa stessa di legiferare anche in materia divina.

Il diritto divino e il diritto umano allora sono fusi in un UNICO ORDINAMENTO, il quale è la struttura giuridica della Chiesa

che è finalizzata alla salvezza delle anime. Il diritto divino NON deve essere integrato nell’ordinamento canonico perché

è già diritto canonico: si forma un'unica realtà complessa che è uguale alla natura specifica della Chiesa, la quale

dipende anche dalla concezione antropologica che noi abbiamo di noi stessi.

Il DIRITTO CANONICO non è altro che la dimensione giuridica della Chiesa stessa e quindi partecipa anche nella

struttura stessa della Chiesa: e allora è più appropriato parlare di aspetti divini e di aspetti umani del diritto canonico:

due facce dello stesso prisma. 13

Tutto ciò è dato da una triplice ordine di relazioni:

1- dalla struttura COSTITUZIONALE del diritto divino: le forme storiche sono diverse e rivestono questa struttura

fondamentale che è data dal diritto divino

2- ogni potestà umana è fonte di diritto in virtù di questo dato che non riceve la sua legittimazione dal popolo dei

fedeli: la potestà umana esiste come fonte di diritto in virtù di questa norma fondamentale, ma non riceve la potestà

dai sudditi;

3- tutte le realtà ecclesiali con dimensione sociale (e la Chiesa è essenzialmente società) hanno una base di diritto

divino che dà luogo ad una normatività / specificazione / evoluzione nella storia che la fa l’uomo.

Hervada: le due scuole:

o negano la naturalezza giuridica del diritto divino (= che il diritto divino è naturalmente diritto)

 o dividono diritto divino da diritto umano in ordinamenti separati che non formano la stessa cosa.

Entrambe affermano che la norma di diritto divino non si trasforma in norma giuridica integrante nell’ordinamento

canonico se non trova in qualche modo una sua ricezione formale nell’ordinamento umano. In realtà diritto divino e diritto

umano formano un unico ordinamento giuridico, e quindi non c’è bisogno della recezione. Questo errore si fa perché

nell’operare questa assimilazione si confondono due questioni in un solo problema determinante che è la forma mentis

giuridica del giurista “laico”; questioni sono:

- il processo della esistenza del diritto divino come tale

- il processo della sua conoscenza, ovvero della sua esistenza storica

La necessità di una positivizzazione rettamente intesa (come momento della conoscenza) è dovuta alla concezione stessa

del diritto. Il diritto divino nella misura in cui è giuridico costituisce un ordine storico: abbiamo a che fare con una lex

eterna e un diritto che ha un’esistenza storica. Nella misura in cui la lex eterna è giuridica, deve per forza anche costituire

un ordine storico, perché non esiste diritto al di fuori della storia. La scoperta del diritto divino è in costante evoluzione,

ma se non possiamo ricondurlo ad una dimensione storica allora non lo posso qualificare come giuridico, sebbene sia

obbligatorio.

Per ridurre il diritto divino ad una dimensione storica dobbiamo ricondurlo ad un fattore che è avvenuto nella storia, ad

un quid che è avvenuto nella storia dell’uomo. Come risolvere il problema?

A- SCUOLA ESEGETICA: Il diritto divino entra nel diritto canonico attraverso la promulgazione (scrittura e tradizione)

B- SCUOLA SISTEMATICA: il diritto divino entra attraverso la canonizzazione:

La SCUOLA SPAGNOLA dice che la scuola sistematica non distingue promulgazione da esistenza storica. Il problema

dell’esistenza materiale della norma di diritto divino va esaminato in relazione a tre punti:

1) in relazione alla operatività effettiva della norma di diritto divino: essa esiste nel momento in cui è promulgata;

le due scuole o uniscono la promulgazione all’esistenza storica oppure dividono questi due campi.

 OPERATIVITÀ ≠ ESISTENZA STORICA

2) il diritto umano ha una FUNZIONE INTEGRATRICE del diritto divino → lo attua nella realtà storica. La volontà

istituzionale della Chiesa si identifica con quella del suo fondatore: la volontà di coloro che fanno parte della chiesa

non può disconoscere il diritto divino! (avremmo eresia).

PARADOSSO nella Chiesa c’è una costituzione gerarchica che deve rispettare la volontà di colui che ne fa parte: si

può errare, e quindi venire puniti con sanzione medicinale di recupero, ma in ogni caso la libertà del fedele non

può essere annullato da un atto del Concilio ecumenico.

Il popolo di Dio costituzionalmente e obiettivamente e oggettivamente è preordinato a recepire il diritto divino:

costituzionalmente tutto il diritto divino è recepito dall’ordinamento canonico. Il diritto canonico è la struttura

giuridica della Chiesa.

Il fatto storico a cui ricondurre la giuridicità del diritto divino è la VENUTA DI CRISTO (la scuola giuridica nordica

aveva già intuito questo). Ecco perché la Chiesa è costituzionalmente preordinata e accetta come presupposto

tutto il diritto divino: non conosce tutto il diritto divino, ma ha gli strumenti per conoscerlo. La positivizzazione

del diritto divino secondo questa scuola giuridica spagnola di Navarra è un PROCESSO DI CONOSCENZA della

norma, non di attribuzione di giuridicità: la positivizzazione è un processo relativo al passaggio nella vigenza

storica della norma per una presa di conoscenza da parte della Chiesa del contenuto concreto della norma: l’unico

limite è l’uomo. Per questa conoscenza basta una dichiarazione del magistero ecclesiastico, un sensus fidei.

3) L’ultimo passaggio è la FORMALIZZAZIONE, ossia l’esprimere, da parte del legislatore, in termini giuridici/tecnici

la norma giuridica che è stata riconosciuta; è una TECNICA LEGISLATIVA DI INTEGRAZIONE. Si tutela la certezza

e l’armonia del diritto. Dobbiamo distinguere il diritto divino non positivizzato dal diritto divino non formalizzato

→ ESEMPIO: matrimonio di diritto naturale (c’è con la manifestazione della volontà delle parti) è riconosciuto dalla Chiesa;

questo lo possiamo affermare in quanto da essa può essere sciolto (con il c.d. privilegio paolino) → se sciolgo un vincolo, allora

significa che il vincolo l’ho riconosciuto! 14

La sacramentalità del matrimonio naturale non è posta in discussione, almeno dall’anno 0 umano (costituzione della chiesa)

fino all’XI secolo (Concilio lateranense IV); nel 1115 si afferma che il matrimonio va effettuato in modo pubblico in face

Ecclesiasiae: solo così i ministri del matrimonio (gli sposi) contraggono un matrimonio valido. Nel Concilio di Trento, posto che

ormai si riconosce che il matrimonio era uno dei sette sacramenti, si pone un PROBLEMA: Cristo non ha dato forma specifica

al matrimonio → SOL: Cristo ha dato al legislatore umano il potere di legiferare sul popolo di Dio; allora la forma obbligatoria

per il matrimonio canonico contratto da due cattolici viene stabilita sulla base della giurisdizione che l’autorità gerarchica ha

sul popolo dei fedeli. È un compromesso. Con il Concilio di Trento viene stabilita una forma ad substantiam per la validità del

matrimonio. Nel 1904 con un decreto il requisito della forma obbligatoria viene esteso a tutti i cattolici indipendentemente dal

fatto che il decreto precedente del Concilio di Trento fosse stato o meno pubblicato.

QUINDI: secondo la scuola spagnola la positivizzazione è un processo di conoscenza, mentre secondo la scuola sistematica la positivizzazione

è un processo di attribuzione di giuridicità; secondo la scuola giuridica spagnola, la formalizzazione è una tecnica legislativa che serve ad

integrare meglio il diritto divino nel diritto canonico (es: stadi del matrimonio).

POSITIVIZZAZIONE E FUNZIONE INTEGRATRICE DEL DIRITTO UMANO

DIRITTO UMANO:

FUNZIONE AUTORITATIVA

funzione integratrice + (completa con una legge positiva un ordine sovrannaturale)

Secondo la scuola spagnola la positivizzazione può avvenire in vari modi (legge o consuetudine canonica [necessita di un ulteriore

elemento rispetto alla consuetudine civile: comportamento reiterato + comportamento sentito come necessario + presenza di una società + riconoscimento della

consuetudine da parte del legislatore canonico; questo perché la consuetudine civile CREA la norma, mentre la consuetudine canonica non crea norme! NB: la

), mentre la normativizzazione avviene sempre attraverso la legge.

consuetudine canonica per essere riconosciuta deve divenire legge]

Giuseppe Capograssi, articolo in Ephemerides Juris canonici (1940):

ogni ordinamento, anche quello canonico, ha un suo proprio criterio di giustizia e un suo proprio criterio di certezza del

diritto. L’esperienza della chiesa è singolarissima: essa si pone come società perfetta e visibile costituita dal figlio di Dio,

che le ha dato il divino ufficio di continuare nei secoli quello che lui ha ricevuto dal padre. Questa società ha un

ordinamento giuridico che fa corpo con la essenza della vita della Chiesa stessa. Nessun errore più fatale che considerarlo

come una forma esteriore, staccabile da questa vita (come hanno fatto gli spiritualisti); si tratta di cogliere il nesso tra

società e ordinamento giuridico, tenendo ferma la natura di ordinamento giuridico della chiesa. Il pericolo è duplice: da

una parte che l’ordinamento si presenti staccato dalla società a cui inerisce, come se avesse la sua ragione in sé stesso e

vivesse una sua vita a spese di quella della società, dall’altra parte che l’ordinamento si dissolva nell’esperienza puramente

interiore della società (spiritualismo), stemperandosi in un incerto sistema di regole morali e trascinando nella sua

dissoluzione la società stessa. L’ordinamento nella sua radice è proprio l’ATTO DI VOLONTÀ con cui la Chiesa si ordina; la

Chiesa è una realtà misterica, e l’ordinamento della chiesa viene dato dal fondatore della Chiesa. Tutto l’ordinamento

nasce e si risolve in questo profondo atto di volontà, il quale è il vero nesso tra società e ordinamento; non è un nesso

logico, ma è un nesso vivente, dinamico, produttivo della realtà nuova dell’ordinamento. Il nesso deriva dalla legge

fondamentale che pone l’ordinamento: la caritas, la legge dell’amore. La caritas non è un elemento statico, bensì

dinamico. La NORMA FONDAMENTALE è la norma che prescrive, e che costituisce l’ordinamento, l’instaurazione

consapevole, intenzionale, pratica, della società perfetta degli uomini in Cristo. La norma in cui l’atto imperativo si

riassume è questo valore unitario diventato proposito della volontà, oggetto dell’imperativo pratico. È il nesso poiché ha

in sé il valore costitutivo della società cristiana. Tutto l’ordinamento canonico è e si risolve nella norma fondamentale:

l’ordinamento è l’atto di volontà consapevole con cui la chiesa di ordina in sé stessa. Tutte le norme prescrivono una cosa

sola: la caritas. Questo perché: 1) è proprio la norma suprema che impedisce il problema della certezza del diritto

canonico: porte in ogni istituto e norma l’imperativo unitario che assicura il totale avversarsi in ogni posizione della

totalità dell’oggetto (la salus animae); 2) se la norma fondamentale è dinamica, è caritas, l’ordinamento non è mai statica

organizzazione dell’esistente, ma una dinamica trasformazione dell’esistenza. È un ordinamento che consiste

nell’ordinare, nel muovere. Proprio perché deve trasformare il concreto in un mondo unitario, la norma fondamentale si

presenta come un tutto raccolto, come il nesso tra società e ordinamento. Questo dinamismo fa la struttura

dell’ordinamento, concentrato nella norma costituta, ma diffuso nel grandioso sistema delle determinazioni della norma

stessa. È proprio la norma suprema che conferisce la sua specifica unità all’ordinamento canonico, il quale non è altro

che questa norma che si particolarizza: ogni norma è norma canonica nel suo intrinseco in quanto non è che lo svolgimento

di questa norma che fa la norma. A questo si riduce il requisito della RATIONABILITAS della legge e della consuetudine

(la razionalità di una norma consiste nella mancanza di contraddittorietà della norma particolare con i principi generali

dell’ordinamento a cui si riferisce). La legge è razionale in quanto è la posizione particolare della norma fondamentale:

se la contraddice non è legge. Ogni norma in quanto posizione particolare della norma suprema è sé stessa nella sua

particolarità; ed insieme è la norma suprema in quanto è posizione particolare di questa. Norma suprema e le sue

determinazioni ripresentano tutto il tenore, l’ampiezza, la saliente natura e le singolari prerogative della società fondata

da Cristo, che adempie la volontà espressa di Cristo, il quale è venuto a perfezionare la legge naturale, a ristabilire l’unità

della vita; questa società non rovescia l’ordine naturale, ma lo conferma.

15

Legge naturale e sovrannaturale entrano nella determinazione della legge fondamentale, la quale l’autorità della Chiesa

va dichiarando ed elaborando. Carattere di questa società è proprio che impegna l’uomo con tutta la sua personalità;

socialità e personalità coincidono, perché la partecipazione alla società è l’adempimento pieno della legge stessa etica

(lex aeterna) (rif. Del Giudice). Ogni norma come determinazione della norma suprema ha in sé la norma suprema stessa.

Ogni trasgressione di norma particolare può essere tale da essere la trasgressione della norma suprema. In perfetta

coerenza con questo, la pena non è altro che un ridar vita alla norma suprema, essa è immanente in ogni norma come

dice il canone 2222 del Codice del 1917 “

(titolato Potestà coattiva del superiore [superiore dell’ordine religioso] afferma: Coloro che hanno

la potestà di legiferare sono assimilati all’ordinario diocesano; sebbene la legge non prescriva

alcuna sanzione, tuttavia il legittimo superiore può punire la trasgressione anche senza una

”)

precedente comminazione della pena se però sorga uno scandalo o sia di particolare gravità

perché a ogni norma è immanente la norma suprema fondamentale. Perciò in coerenza con questa, la pena è

essenzialmente positiva: è l’atto positivo di avviamento. La pena sarebbe proprio la mancanza di pena (se la trasgressione

venisse punita come occasione per il trasgressione di recuperare sé stesso verso la salus animae). Questo essere la norma

maggiore di sé stessa trova l’espressione nell’EQUITÀ CANONICA.

L’aequitas canonica è il modo col quale la norma suprema si afferma nella sua sovranità sopra tutte le determinazioni

di sé stessa, ovvero l’equità assicura l’applicazione della norma in ogni caso poiché tutte le indicazioni e le prescrizioni

delle norme particolari sono riportate necessariamente ad essa, sia quando nell’applicazione coincidono, sia quando

non coincidono o quando la contraddicono, poiché la contraddizione è eliminata e la norma suprema è attuata.

[

Quando si identifica il contenuto dell’equità canonica col diritto naturale (cit. Graziano 1.1.1.) quod in Lege et Evangelio

]

continentur: il diritto naturale è quello che è contenuto nella legge naturale e nell’Evangelo si ha l’intuizione che l’equità

è l’espressione della norma suprema, e che la società cristiana si instaura in quanto queste leggi sono adempiute dal

fedele. L’equità rimuove le complicazioni dei sistemi normativi; è stata considerata come contrapposto al duro diritto:

essa è semplice, è l’applicazione della norma fondamentale. L’oggetto dell’ordinamento non è la salvezza delle anime,

o il rimedio alla lotta contro il peccato, ma è proprio l’instaurazione della società cristiana. La salus animarum è l’effetto

dell’ordinamento.

La certezza è quello che deve essere in un tale ordinamento: la certezza è obiettività, la certezza è come legalità formale.

La certezza nasce dall’interno, dalle leggi intrinseche ai rapporti che la norma suprema instaura; essa è nei principi con cui

si forma tutto il rapporto, nelle leggi della struttura, nelle esigenze obiettive della società. È certezza sostanziale, non

formale. La certezza formale non è altro che l’apparizione, la veste esteriore. Negli ordinamenti positivi, la certezza è più

formale che sostanziale, perché questi ordinamenti positivi non hanno criteri intrinseci (= pace sociale). La certezza sta

nella legale struttura della legge. Nell’ordinamento canonico tutto sta nella unicità della norma fondamentale e

nell’unicità che è l’oggetto di quella norma. Nell’ordinamento canonico la certezza è la caratteristica saliente: la

obiettività dei principi e dei criteri ha assunto la forma di legalità sostanziale. La certezza è integrale, si identifica

interamente come obiettività. Una sola norma vi è in questo ordinamento (caritas), un solo interesse vi è in questo

ordinamento (salus animae). L’ordinamento canonico include in sé la legge naturale e consacra tutte le realtà della vita:

non distrugge le esperienze della vita.

QUINDI: Capograssi identifica nell’ordinamento canonico una sola norma fondamentale, la caritas, alla quale tutte le norme si rifanno: se

contraddicono la caritas le norme non sono più legge. La razionalità di una norma sta nel rispetto della norma fondamentale. Legge naturale e

sovrannaturale entrano nella determinazione della legge fondamentale. Ogni norma ha in sé la norma fondamentale: la violazione di una norma

è quindi una violazione della norma fondamentale stessa. Abbiamo parlato poi dell’equità canonica, grazie alla quale la norma fondamentale

afferma la sovranità sulle norme particolari. L’equità canonica permette di annullare quelle norme che non sono razionali in quanto non

rispettano la norma fondamentale. Se equità canonica = diritto naturale => equità è l’applicazione della norma fondamentale: la salus animae

non è il fine dell’ordinamento, ma l’effetto. L’equitas interviene ogni volta che si mette in pericolo la norma fondamentale. La certezza del diritto,

dice Capograssi, nell’ordinamento canonico è interna: è certezza sostanziale. Legalità sostanziale e legalità formale COINCIDONO. Il fine della

.

Chiesa coincide con la caritas, la quale travalica anche l’ordinamento canonico in quanto fondata su un atto di gratuità del fondatore della Chiesa

16

LA LEGGE

Nel diritto canonico il termine “norma” ha una scarsa tradizione. Nel diritto canonico classico (da Graziano fino al 1348) il termine

usato è quello di lex, intesa come: norma particolare - norma generale - norma scritta - proposizione giuridica Nell’organizzazione

.

della chiesa non si trova una definizione di legge in senso formale. I codici moderni di diritto canonico (1917 + 1983) stabiliscono

che la legge viene ad esistenza quando è promulgata. È una tecnica legislativa.

CODICE 1983 - Can. 7 - La legge è istituita quando è promulgata

San Tommaso - Summa Theologiae: la legge è ordinatio rationis ad bonum commune

promulgata da colui che ha l’ufficio di provvedere alla società stessa

SCUOLA SPAGNOLA: la legge è un modo di formalizzazione del diritto. Il capo della

comunità canonica è Dio stesso, quindi ci sono due tipi di leggi: leggi divine e leggi umane.

scuola esegetica

La canonistica della utilizza la scienza della teologia per dare una definizione di legge (San Tommaso).

Nel diritto canonico c’è la norma di diritto divino e la norma di diritto umano: a capo di questa seconda c’è il legislatore umano. Si

fonda così la potestà giuridica delle organizzazioni giuridiche.

Gelasio I

↪ (papa legislatore del VI secolo d.C.): regalis potestas dell’imperatore

due sono le leggi che regolano il genere umano: auctoritas sacrata pontificum et

C’è una giustificazione della potestà legislativa sia per il diritto canonico sia per il diritto umano → dualismo di legittimazione delle

potestà civili e religiose.

La legge ecclesiastica

deve essere:

 1) ONESTA (non induce a commettere qualcosa contro l’ordine della natura)

2) GIUSTA (indirizzata al bene comune)

attraverso la legge deve essere attuato un certo grado di GIUSTIZIA distributiva conforme alla legge della caritas: la legge

 generale deve essere indirizzata al bene comune e al riconoscimento degli interessi dei singoli. Se mancano queste due

qualifiche la legge non è un ordine razionale.

dal punto di vista prescrittivo, la legge si richiede che sia:

  almeno moralmente e praticamente POSSIBILE DA OSSERVARE;

 necessaria o almeno GIUSTA.

Oggetto della legge ecclesiastica sono i canoni che riguardano la fede, i costumi e le azioni dei fedeli: i canoni che riguardano la

fede e i costumi hanno valore solo in quanto prescrivano un comportamento esteriore di coloro che fanno parte della Chiesa.

NB: NON confondere gli atti interni con i c.d. atti occulti:

- La legge non prescrive un atto interno, ma una manifestazione dell’atto interno.

- L’atto occulto non è escluso dalla facoltà di giurisdizione della norma, non è sottoposto alla norma per la semplice

circostanza che non si può provare che l’atto sia avvenuto. Questo vale soprattutto in campo penale canonico: lo troviamo

qualche volta nella scomunica che viene data latae sententiae (comminata indipendentemente dal processo) → se

attento alla vita del papa vengo colpito dalla pena latae sententia; se rubo in una chiesa allora compio un atto occulto, e

vengo comunque colpito da una pena latae sententia.

- Esistono atti misti (che prescrivono un atto esterno e interno) [es. nei contratti c’è un elemento esterno ma anche uno

interno; es. nel battesimo da parte di un infedele: se l’infedele vuole battezzare qualcuno deve averne l’INTENZIONE.]

Il diritto canonico serve per capire dove sta la norma, dove sta il quid giuridico.

Nel diritto canonico le leggi (atti scritti e norma) hanno una duplice denominazione a seconda ① della forma e ② del contenuto;

sono denominazioni che si sono stratificate nel corso dei secoli.

NB: la legge canonica non deve essere necessariamente scritta! Può anche essere a forma orale!

17

① TRE FORME DI LEGGE ECCLESISTICA:

BOLLA PONTIFICIA:

- lettera apostolica solenne; si tratta della forma più antica. Fino al 1878 questi documenti non

venivano scritti con il carattere latino comune, ma con carattere gotico c.d. bollatico (corsivo che assomiglia al gotico).

Si chiama bolla in quanto porta un SIGILLO che ne garantisce l’autenticità; il quale:

 da un lato ha il nome del pontefice che emette l’atto (senza il numero ordinale)

con intorno la scritta “Episcopus servus servorum Dei” (=servo dei servi di Dio);

 dall’altro lato della bolla ci sono San Pietro e San Paolo

Per quanto riguarda la DATA, fino al 1910 l’anno era calcolato dal 25 marzo, e non dal primo gennaio.

BREVI PONTIFICI:

- c’è il nome del pontefice con il numero ordinale; sono resi autentici dal TIMBRO del pontefice (ossia

il suo anello): si tratta di un sigillo rosso con il nome del pontefice e l’immagine di Pietro che getta le reti. Il breve firmato

sub anulo piscatoris

con il sigillo viene detto , in quanto reso valido da questo timbro. Una bolla importante può essere

sottoscritta anche dai cardinali.

CHIROGRAFO:

- è un atto scritto a mano, ma non dal pontefice; il pontefice lo sottoscrive. A volte ha contenuto

amministrativo; l’atto sottoscritto dal pontefice resta in archivio; (se si tratta di atto amministratovo) l’atto inviato al

destinatario viene sottoscritta dal cardinale segretario di Stato.

ALLOCUTIONES

- : Il pontefice può, in circostanze particolari, emettere una NORMA IN UN DISCORSO. La norma non è

scritta ma orale; il contenuto della norma si può fissare solo con una prova successiva: non c’è una promulgazione, un

atto scritto! La promulgazione può esserci solo quando la norma viene esplicitata pubblicamente → promulgazione a

prova futura. ES: nel diritto matrimoniale canonico, Pio XII ha illustrato aspetti del matrimonio canonico in discorsi

pubblici presso congressi internazionali delle ostetriche: qui il prescrivere un determinato comportamento ha un effetto

immediato e concreto, ma poi si è dovuto fissare negli acta apostolici.

- Quando il pontefice dà una prescrizione ad una persona in una udienza privata, questo ordine o questo beneficio

oraculum vivae vocis

ricevuto si chiama . Il destinatario a cui si riferisce è immediatamente obbligato, ma la forma

scritta è necessaria affinché i terzi ne siano a conoscenza.

② CONTENUTO DEGLI ATTI

↪ (stilus = stile della cancelleria; nei tempi antichi dava conto dell’autenticità dell’atto; stilus significa modo/consuetudine

curiae

della Curia di esprimersi; ogni cancelleria aveva degli incaricati che redigevano gli atti secondo un certo modo proprio. Lo stilus

curiae riguarda il contenuto degli atti emanati):

LETTERA ENCICLICA:

 riguarda in genere argomenti fondamentali che attengono alla Chiesa cattolica;

DECRETALI:

 una volta riguardavano questioni concrete di diritto risolte dal pontefice, ma oggi normalmente vengono

emesse per la canonizzazione dei santi;

COSTITUZIONI APOSTOLICHE:

 riguardano norme legislative o dichiarazioni dogmatiche

LETTERE APOSTOLICHE:

 riguardano provvedimenti particolari

LETTERE / EPISTOLE:

 hanno un contenuto particolare: es. concessione di un beneficio.

↪ sono detti CHIROGRAFI se sottoscritti dal pontefice

↪ se c’è la dicitura “Motu Proprio M.P.“ in ciascuno di questi atti che possono non essere sottoscritti dal pontefice, allora si mette

in rilievo che il pontefice di sua iniziativa ha emanato la norma. Questa dicitura ha il potere di cambiare la natura dell’atto da

amministrativo in legislativo.

Gli atti emessi da soggetti collettivi (es. concilio = organo legislativo dotato di potestà universale come il pontefice, che però non

può emettere atti dotati di carattere normativo senza la presenza del pontefice; se al concilio non c’è il papa esso non è ecumenico)

sono:

A) il DECRETO (decreto del Concilio di Trento che prescrive la forma obbligatoria del matrimonio tra battezzati c.d. decretum

tametsi)

B) le COSTITUZIONI (Costituzione Gadium et spes del Concilio Vaticano II).

Le congregazioni (= ministeri della Santa Sede) emettono dei DECRETI.

Queste sono le forme in cui possiamo trovare la prescrizione nell’ambito del diritto canonico.

18

PROMULGAZIONE DELLA LEGGE:

La legge viene ad esistenza quando è promulgata:

La promulgazione della legge umana avviene:

 OGGI in UNA RIVISTA UFFICIALE del 1908 = Acta Apostolicae sedis;

 in precedenza con una pubblicazione privata (Acta santae sedis) [ = raccolta di atti semiufficiale];

 ancora in precedenza, fino alla metà del XIII secolo, con le raccolte di bolle pontificie (Bullaria).

A seconda dell’importanza dell’atto, alla promulgazione segue la c.d. vacatio legis che è:  di TRE MESI per le leggi ufficiali

 di UN MESE per le leggi particolari

LEGGI UNIVERSALI E LEGGI PARTICOLARI

leggi universali: nel senso più stretto sono quelle che riguardano TUTTI i fedeli sono leggi universali; sono rare!

 leggi particolari (es. Codice della Chiesa latina)

LEGGI PERSONALI E LEGGI TERRITORIALI

Questa distinzione risale al Medioevo; è una distinzione pratica vista l’espansione della Chiesa.

- Opus Dei: coloro che ne fanno parte hanno una legge particolare, che vale solo per loro; essi sono soggetti però anche

alle norme comuni. NB: Presunzione di territorialità della legge → canone 13 codice 1983:

la legge è considerata territoriale a meno che non sia disposto diversamente.

LEGGI IRRITANTI e LEGGI INABILITANTI

Can. 10 - Sono da ritenersi irritanti o inabilitanti solo quelle leggi, con le quali

si stabilisce espressamente che l'atto è nullo o la persona è inabile.

QUINDI: gli atti contrari alla legge ecclesiastica non sono necessariamente nulli:

LEGGE IRRITANTE: impone l’obbligo di rispettare una determinata forma pena la nullità dell’atto ES: elementi essenziali per

 la forma del matrimonio canone 1108:

Can. 1108 - §1. Sono validi soltanto i matrimoni che si contraggono alla presenza dell'Ordinario del luogo o del parroco

o del sacerdote oppure diacono delegato da uno di essi che sono assistenti, nonché alla presenza di due testimoni,

⇒ ⇒

conformemente, tuttavia, alle norme stabilite nei canoni seguenti, e salve le eccezioni di cui ai cann. 144, 1112, §1,

⇒ ⇒

1116 e 1127, §§2-3. §2. Si intende assistente al matrimonio soltanto colui che, di persona, chiede la manifestazione

del consenso dei contraenti e la riceve in nome della Chiesa.

il matrimonio tra cattolici* deve svolgersi davanti al TESTIMONE QUALIFICATO (parroco o altro), di fronte a DUE

TESTIMONI COMUNI che rappresentano il popolo di Dio: il Concilio di Trento (in tema di evoluzione del matrimonio)

aveva prescritto questi requisiti: se non osservati si aveva inabilità a contrarre il matrimonio.

LEGGE INABILITANTE: legge del diritto canonico con cui si dichiara una persona inabile a porre in essere un determinato atto;

 il soggetto è inabile in quanto manca delle qualità necessarie per la validità dell’atto.

ESEMPIO: età come impedimento al matrimonio:

1. Can. 1083 - §1. L'uomo prima dei sedici anni compiuti, la donna prima

dei quattordici pure compiuti, non possono celebrare un valido matrimonio. §2. È diritto della Conferenza Episcopale fissare

una età maggiore per la lecita celebrazione del matrimonio.

CANONE 11 CODICE 1983: la legge meramente ecclesiastica obbliga coloro che sono battezzati* nella Chiesa cattolica →

DIFFERENZA con il canone 12 del codice del ’17: anche coloro che non sono battezzati nella Chiesa cattolica ma hanno

comunque ricevuto il battesimo sono tenuti all’osservanza delle leggi ecclesiastiche; alle leggi universali sono tenuti tutti quanti.

NB: essendo il matrimonio un istituto di diritto naturale, la Chiesa riconosce in modo negativo anche il matrimonio tra

battezzato e non battezzato: in modo negativo in quanto ha il potere di scioglierlo con il privilegio paolino.

* NO CATECUMENI = coloro che stanno aspettando il battesimo. NB: il catecumenato c’è solo per gli adulti.

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Nel codice canonico c’è una parte relativa agli SCIMASTICI o agli ERETICI:

Can. 751 - Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve

credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana;

scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.

Lo scisma è il non avere la comunione con il capo della Chiesa, non riconoscere l’autorità del pontefice; si traduce

in eresia; è un’eresia meno grave.

Il vecchio codice del 1917 aveva un criterio temporale → una parte era dedicata al momento in cui il cattolico diventa

eretico o scismatico: anche se eretico o scismatico, il “fedele” è comunque tenuto alla legge penale; ma se si è allevati da

una famiglia eretica o scismatica si presume la buona fede di colui che era nato in tale circostanza.

CANONE 11: alle leggi meramente ecclesiastiche sono tenuti i battezzati nella Chiesa cattolica se abbiano un sufficiente uso di

ragione e, se non è previsto espressamente da altra norma, abbiano compiuto il settimo anno di età.

INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE ECCLESIASTICA

≫ CODICE 1983 – CANONE 16 stabilisce: interpretazione autentica al paragrafo 1

 interpretazione giudiziale al paragrafo 2

 criteri di riferimento generali della legge al paragrafo 3

Can. 16 - §1. Interpreta autenticamente le leggi il legislatore e colui al quale egli abbia concesso la potestà d'interpretarle

autenticamente. §2. L'interpretazione autentica presentata a modo di legge ha la medesima forza della legge stessa e deve essere

promulgata; e se soltanto dichiara le parole di per sé certe della legge, ha valore retroattivo; se restringe o estende la legge oppure

chiarisce quella dubbia, non è retroattiva. §3. L'interpretazione invece a modo di sentenza giudiziale o di atto amministrativo in

cosa peculiare, non ha forza di legge e obbliga soltanto le persone e dispone delle cose per cui è stata data.

Can. 18 - Le leggi che stabiliscono una pena, o che restringono il libero esercizio dei diritti, o che contengono un'eccezione alla

legge, sono sottoposte a interpretazione stretta.

LA CONSUETUDINE:

è una legge non scritta: a questa definizione devono aggiungersi altri elementi:

 una COMUNITA’ di persone che adotti una PRASSI => la più piccola comunità che può far sorgere una consuetudine è una

parrocchia, un convento

 la consuetudine deve essere RAZIONALE: deve rispettare i principi generali dell’ordinamento e la sua costituzione, che è

materiale – sostanziale.

 APPROVAZIONE generale o particolare da parte dalla gerarchia => questo per motivi di carattere costituzionale; solo la

gerarchia può fare la legge. NB: la consuetudine non è uguale alla consuetudine di diritto civile: la consuetudine non è tale, in quanto

.

quando il legislatore la approva essa diventa norma

 che sia decorso un tempo

 che sia sentita come necessaria

CODICE 1983 TITOLO II - LA CONSUETUDINE

Can. 23 - Ha forza di legge soltanto quella consuetudine, introdotta dalla comunità dei fedeli, che sia stata approvata dal legislatore, a

norma dei canoni che seguono.

Can. 24 - §1. Nessuna consuetudine, che sia contraria al diritto divino, può ottenere forza di legge.

§2. Né può ottenere forza di legge la consuetudine contro o fuori del diritto canonico, che non sia razionale; ora la consuetudine che è

espressamente riprovata nel diritto, non è razionale.

Can. 25 - Nessuna consuetudine ottiene forza di legge, se non sarà stata osservata da una comunità capace almeno di ricevere una legge, con

l'intenzione di introdurre un diritto.

Can. 26 - A meno che non sia stata approvata in modo speciale dal legislatore competente, una consuetudine contraria al diritto canonico vigente

o che è al di fuori della legge canonica, ottiene forza di legge soltanto, se sarà stata osservata legittimamente per trenta anni continui e completi;

ma contro una legge canonica che contenga la clausola che proibisce le consuetudini future, può prevalere la sola consuetudine centenaria o

immemorabile.

Can. 27 - La consuetudine è ottima interprete delle leggi.

Can. 28 - Fermo restando il disposto del can. 5, la consuetudine, sia contro sia al di fuori della legge, è revocata per mezzo di una consuetudine o

di una legge contraria; ma, se non se ne fa espressa menzione, la legge non revoca le consuetudini centenarie o immemorabili, né la legge

universale revoca le consuetudini particolari. 20

L.G. par. 32 →attraverso la consuetudine si esplica l’azione comune di tutti i fedeli in ordine all’edificazione della Chiesa, ovverosia

all’edificazione del corpo di Cristo.

TIOLOGIE DI CONSUETUDINE:

- contra legem: considerata sfavorevolmente dal codice attuale; per risultare valida deve essere centenaria o memorabile

- praeter legem: integra la legge

- secundum legem: interpreta le leggi scritte

ATTO AMMINISTRATIVO CANONICO

Il codice del 1983 parla per la prima volta di ATTO AMMINISTRATIVO CANONICO anche se c’erano gli atti amministrativi!

Il titolo IV del libro I del codice ’83 al canone 35 parla di atti amministrativi SINGOLARI; antecedentemente dovrebbe parlare di

atti amministrativi generali, anche se manca questo titolo: il titolo III parla di decreti generali e istruzioni.

Si tratta di una materia (quella amministrativa canonica) in divenire; la sistematica dell’atto amministrativo canonico va ricavata:

- sia dal punto di vista formale (facendo capo al canone 35 del libro I titolo IV che parla degli atti amministrativi singolari

dettando delle norme comuni che però possono essere applicate anche agli atti amministrativi generali)

- che dal punto di vista sostanziale (esistono figure intermedie tra l’atto normativo e l’atto amministrativo; queste figure

sono privilegio e dispensa).

La distinzione tra generali e particolari è meramente formale: se voglio fare una distinzione di carattere sostanziale devo vedere

la natura dell’atto che viene impiegato ci sono delle figure intermedie tra l’atto normativo e l’atto amministrativo. Queste figure

intermedie sono i PRIVILEGI e le DISPENSE, che si ritrovano nella parte relativa agli atti amministrativi singolari.

Queste figure intermedie rendono manifesta la caratteristica specifica della c.d. ELASTICITA’ DEL DIRITTO CANONICO che deriva

dal presupposto generale che è la caritas, norma fondamentale DINAMICA.

PRIVILEGIO

 Lombardia

↪ lo definisce come una legge privata concessa con intenzioni benevole;

del Giudice

↪ lo definisce come una norma giuridica che stabilisce per categorie di persone, di cose o di rapporti una

posizione particolare generalmente* favorevole. Il privilegio sorge dal LEGISLATORE, solo esso può creare o delegare la

creazione di questa norma particolare. Il privilegio è un atto che ha natura legislativa e contenuto amministrativo =

deviazione al diritto comune.

* generalmente in quanto esistono anche privilegi sfavorevoli => c.d. PRIVILEGI ODIOSI = legge particolare che a

determinate categorie impone un quid pluris che nel diritto comune non c’è e che restringe la portata della legge generale.

Questa norma particolare può essere praeter jus commune o contra jus commune. Trova espressione in un modo proprio

del pontefice, che può essere una legge scritta o una allocutiones (ma nella pratica si utilizza l’oraculum vivae vocis).

La sua natura giuridica è ambigua perché proviene dal legislatore (origine normativa) → sia la scuola dogmatica che

quella spagnola definiscono il privilegio come un atto normativo che stabilisce un qualcosa di positivo o negativo nei

confronti di una cosa/persona/rapporti.

COME VIENE CONCESSO IL PRIVILEGIO?

1) Canone 76 del primo libro del codice dice che il privilegio, ossia una grazia concessa con un atto particolare a

favore di determinate persone sia fisiche che giuridiche [non compaiono le cose! Non c’è un riferimento al

privilegio odioso!] accordata per mezzo di un atto peculiare, può essere concesso dal legislatore come pure

dall'autorità esecutiva cui il legislatore abbia conferito tale potestà.

2) Il privilegio può sorgere attraverso la c.d. CONSUETUDINE → canone 76 secondo punto: il possesso centenario o

immemorabile induce la presunzione che il privilegio sia stato concesso. Si tratta di una prova a favore

dell’esistenza del privilegio.

3) (Nella vigenza del codice del 1917 si diceva che il privilegio poteva essere concesso attraverso il mezzo della

comunicazione: il privilegio concesso ad una res o persona la quale a sua volta, per motivi leciti e vari es. jus

patronatus, lo trasferisce ad altro soggetto. QUESTO MODO NON ESISTE PIU’!)

4) CHI CONCEDE: Può essere concesso dal pontefice (se ha carattere generale).

21

Opera in due sensi:

 O aggiunge qualcosa di nuovo alla condizione giuridica della persona o della cosa (es: a S. Maria Maggiore a Trento

si svolgevano le sedute ordinarie del Concilio di Trento: a questa chiesa viene concesso il privilegio di dare a coloro

che entrassero con anima pia nella chiesa di rimettere le pene riguardanti i propri cari deceduti => esempio di

privilegio concesso ad una cosa),

 O annulla un obbligo derivante dal diritto comune; quando l’obbligo vene annullato in anticipo allora di ha la c.d.

DISPENSA; se viene annullato ex post dopo che è stato infranto allora ho la c.d. GRAZIA.

CANONE 78 → se la cosa che gode di privilegio viene distrutta il privilegio non cessa: se viene riedificata il privilegio

rimane. Il privilegio si presume perpetuo. Il privilegio personale concesso ad una persona si estingue con essa. Il privilegio

reale si estingue con la distruzione della cosa o del luogo, ma rivive se la cosa o il luogo vengono ripristinati entro 50 anni.

CANONE 80 → nessun privilegio cessa per rinuncia. Si può rinunciare ad un privilegio concesso a proprio vantaggio.

DISPENSA:

 CANONE 85 = uno scioglimento della norma per il caso particolare = relaxatio legis in casu particolare

è un sottospecie del privilegio. È l’esenzione di una legge puramente ecclesiastica, concessa da coloro che detengono il

potere esecutivo nei limiti della loro competenza.

NON sono dispensabili le leggi di diritto divino; sono dispensabili le norme umane, tranne quelle che attengono agli

elementi essenziali costitutivi degli istituti o degli atti giuridici. Canone 86

CHI CONCEDE? Mentre il codice precedente stabiliva come principio generale che fosse la Santa Sede a concedere le

dispense (tranne nel caso in cui fosse il vescovo diocesano), il nuovo codice del 1983 inverte il principio (canone 87): è il

vescovo diocesano che ha il potere di concedere la dispensa entro il limite della sua diocesi; NON può dispensare da legge

processuale o penale, né quando la santa sede si sia riservata la facoltà di concederla => MA se il ricorso alla Santa sede

è difficile e il ritardo costituisce danno per colui che chiede la dispensa, allora qualunque ordinario può dispensare.

CANONE 90 = la dispensa è una sottospecie del privilegio; per la concessione della dispensa occorre UNA GIUSTA CAUSA

(invocata dal richiedente o dall’ordinario che la concede) a meno che la dispensa non sia stata data dallo stesso

legislatore. PRIVILEGIO DISPENSA

un carattere PERMANENTE cessa se la cosa viene distrutta

la sua esistenza può essere PRESUNTA NO presunzione

NB: Quando il fatto contrario alla norma generale di diritto non è penale allora c’è la dispensa (es. nel diritto

matrimoniale canonico esiste la dispensa per il matrimonio rato e non consumato, ossia la concessione di una grazia, di

una norma particolare che viene data ai due coniugi CATTOLICI i quali tra loro pongono in essere un matrimonio valido

con il consenso, però non consumano il matrimonio; la dispensa permette che i due coniugi possano convolare ad altre

nozze). Quando invece è penale allora si concede la grazia, che estingue gli effetti penali.

CAPITOLO IV - I PRIVILEGI CAPITOLO V - LE DISPENSE

Can. 76 - §1. Il privilegio, ossia una grazia in favore di Can. 85 - La dispensa, ossia l'esonero dall'osservanza di una legge

puramente ecclesiastica in un caso particolare, può essere concessa da

determinate persone, sia fisiche sia giuridiche, accordata per

mezzo di un atto peculiare, può essere concesso dal legislatore quelli che godono di potestà esecutiva, entro i limiti della loro competenza,

come pure dall'autorità esecutiva cui il legislatore abbia conferito e altresì da quelli cui compete la potestà di dispensare esplicitamente o

tale potestà. §2. Il possesso centenario o immemorabile induce la implicitamente sia per lo stesso diritto sia in forza di una legittima delega.

presunzione che il privilegio sia stato concesso. Can. 86 - Non sono suscettibili di dispensa le leggi in quanto definiscono

⇒ §1; quelle cose, che sono essenzialmente costitutive degli istituti o degli atti

Can. 77 - Il privilegio è da interpretarsi a norma del can. 36, giuridici.

ma ci si deve sempre servire di una interpretazione tale, per cui i Can. 87 - §1. Il Vescovo diocesano può dispensare validamente i fedeli,

dotati di privilegio abbiano a conseguire davvero una qualche ogniqualvolta egli giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale, dalle leggi

grazia. disciplinari sia universali sia particolari date dalla suprema autorità della

Can. 78 - §1. Il privilegio si presume perpetuo, se non si prova il Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi, tuttavia non dalle leggi

contrario. §2. Il privilegio personale, cioè quello che segue la 22

persona, si estingue con essa. §3. Il privilegio reale cessa con la processuali o penali, né da quelle la cui dispensa è riservata in modo

distruzione totale della cosa o del luogo; il privilegio locale però speciale alla Sede Apostolica o ad un'altra autorità. §2. Quando sia

rivive, se il luogo viene ricostituito entro cinquanta anni. difficile il ricorso alla Santa Sede e insieme nell'attesa vi sia pericolo di

Can. 79 - Il privilegio cessa per revoca da parte dell'autorità grave danno, qualunque Ordinario può dispensare validamente dalle

⇒ medesime leggi, anche se la dispensa è riservata alla Santa Sede, purché si

competente a norma del can. 47, fermo restando il disposto del

⇒ tratti di una dispensa che la stessa Santa Sede nelle medesime circostanze

can. 81. ⇒

solitamente concede, fermo restando il disposto del can. 291.

Can. 80 - §1. Nessun privilegio cessa per rinuncia, a meno che Can. 88 - L'Ordinario del luogo può dispensare validamente dalle leggi

questa non sia stata accettata dall'autorità competente. §2. diocesane, e, tutte le volte egli giudichi che ciò giovi al bene dei fedeli,

Qualsiasi persona fisica può rinunciare al privilegio concesso dalle leggi date dal Concilio plenario o provinciale oppure dalla

solamente in proprio favore. §3. Le persone singole non possono Conferenza Episcopale.

rinunciare al privilegio concesso a una persona giuridica, o in Can. 89 - Il parroco e gli altri presbiteri o i diaconi non possono dispensare

ragione della dignità del luogo o della cosa; né alla stessa persona validamente da una legge universale e da una particolare, a meno che tale

giuridica è lecito rinunciare a un privilegio a lei concesso, se la potestà non sia stata loro espressamente concessa.

rinuncia torni a pregiudizio della Chiesa o di altri. Can. 90 - §1. Non si dispensi dalla legge ecclesiastica senza giusta e

Can. 81 - Venuto meno il diritto del concedente, il privilegio non ragionevole causa, tenuto conto delle circostanze del caso e della gravità

si estingue, a meno che non sia stato dato con la clausola ad della legge dalla quale si dispensa; altrimenti la dispensa è illecita e, se non

beneplacitum nostrum o con altra equipollente. fu data dal legislatore stesso o dal suo superiore, è anche invalida. §2. Nel

Can. 82 - Per non uso o per uso contrario un privilegio non oneroso dubbio sulla sufficienza della causa la dispensa è concessa validamente e

ad altri non cessa; quello invece che ritorna a gravame di altri, si lecitamente.

perde, se si aggiunge la legittima prescrizione. Can. 91 - Chi gode della potestà di dispensare la può esercitare

Can. 83 - §1. Il privilegio cessa passato il tempo o esaurito il validamente anche stando fuori dal territorio, verso i sudditi, benché

numero dei casi per i quali fu concesso, fermo restando il disposto assenti dal territorio, e, se non è stabilito espressamente il contrario, anche

del can. 142 §2. Cessa pure, se con il progredire del tempo le verso i forestieri che si trovano attualmente nel territorio, e altresì verso se

circostanze, a giudizio dell'autorità competente, sono talmente stesso.

cambiate, che sia risultato nocivo o il suo uso divenga illecito. Can. 92 - È sottoposta a interpretazione stretta non solo la dispensa a

Can. 84 - Chi abusa della potestà datagli per privilegio, merita di ⇒

norma del can. 36, §1, ma la stessa potestà di dispensare concessa per

essere privato del privilegio stesso; di conseguenza, l'Ordinario,

ammonito invano il privilegiato, privi chi gravemente ne abusa, un caso determinato.

del privilegio che egli stesso ha concesso; che se il privilegio fu Can. 93 - La dispensa che ha tratti successivi cessa nei medesimi modi del

concesso dalla Sede Apostolica, l'Ordinario è tenuto a informarla. privilegio, e inoltre per la sicura e totale cessazione della causa motivante.

ATTI AMMINISTRATIVI GENERALI:

non sono citati espressamente nel codice, ma che tuttavia esistono in conseguenza del canone 35 che parla degli atti particolari.

Questi atti generali sono:

DECRETI

-  I DECRETI GENERALI (CANONE 29), con i quali il legislatore competente decide prescrizioni comuni che riguardino

una comunità capace di recepire una legge, sono realmente leggi che dipendono dalle norme sulle leggi.

Sistematicamente diciamo che questi decreti generali hanno una natura amministrativa anche se il codice dice che

sono leggi perché la platea dei destinatari teoricamente è una comunità.

 DECRETI GENERALI ESECUTIVI introdotti dal CANONE 30: chi detiene solo il potere esecutivo (non il pontefice) non

può emanare il decreto generale di cui al canone 29, tranne che il legislatore glielo abbia esplicitamente concesso.

Questa facoltà di concedere legem si basa su una legge precedente, che concede la facoltà di emanare un decreto

generale successivo. Coloro che detengono il potere esecutivo possono emanare decreti generali esecutivi nei quali

vengano stabilite le modalità da osservare applicando la legge. [A livello civile, il parlamento può delegare al governo

la facoltà di regolare una disciplina con regolamento. Questo regolamento può essere paragonato al decreto

generale.]

Se nel decreto generale la platea è ridotta, nel decreto generale esecutivo c’è l’attuazione concreta della norma:

in comune hanno solo la terminologia di decreto; la natura è diversa! Esistono perché la legge di per sé è generale e

astratta e non fa fronte a tutte le esigenze che emergono nella vita concreta che circonda l’uomo.

Una differenza tra decreto generale e decreto generale esecutivo consiste (canone 33:) nel fatto che i decreti

generali esecutivi non derogano alle leggi; le loro prescrizioni contrarie alle leggi non hanno validità. I decreti

generali si estinguono quando la legge si estingue o quando la legge estingue lo scopo per il quale è stata emanata.

Il decreto generale non è soggetto a questo limite.

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AUTORE

valemag

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valemag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Maceratini Ruggero.

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