Diritto canonico
Introduzione al diritto canonico
Per diritto canonico intendiamo innanzitutto l'ordinamento giuridico della Chiesa Cattolica. L'insieme delle norme che danno alla chiesa una struttura giuridicamente organizzata. L'espressione diritto canonico si riferisce alla scienza che studia l'ordinamento della chiesa, l'ordinamento giuridico e la scienza, dottrina del diritto canonico.
Presupposti culturali e storici
Per capire il diritto canonico bisogna tenere presente il testo ideologico e culturale da cui l'ordinamento giuridico emana. Espressione di determinati presupposti culturali: questi presupposti spiegano il senso e il significato delle strutture che caratterizzano l'ordinamento. Le risposte che l'ordinamento offre a un gruppo sociale.
Il diritto canonico ora vigente è il frutto di una produzione giuridica di circa 2000 anni, si è sempre evoluto ed è sempre rimasto in vigore. Il diritto canonico vige in tutto il mondo (alle persone battezzate). Vengono proposte norme canoniche in tutti i settori e influisce altri ordinamenti giuridici, subendo l'influenza del diritto romano. Ha dei suoi presupposti giuridici, ideologici e culturali. Si è sviluppato parallelamente al diritto degli stati ed è nato quando Cristo fonda la chiesa. Il fulcro religioso in quel periodo non era un fenomeno a sé rispetto al contesto politico e sociale; in questi contesti c'era una derivazione divina del capo di stato (lui era ad es faraone per volontà divina); era sempre presente una stretta unione tra carica politica e carica religiosa, erano inscindibili.
Rivoluzione culturale e giuridica del cristianesimo
L'avvento del cristianesimo porta una rivoluzione culturale e giuridica. Principi fondamentali che il cristianesimo porta con sé:
- Ciascuno deve essere libero in materia religiosa (cosa che nelle civiltà arcaiche non era presente);
- Gli uomini sono tutti uguali e il messaggio cristiano è rivolto a tutti;
- Necessità di darsi una organizzazione/struttura (anche perché la chiamata a tutti gli uomini di farsi cristiani porta alla necessità di una struttura universale dovunque cià sia una persona cristiana lì è presente il diritto canonico). Una organizzazione strutturata con stabilità, aperta ad aggiornamenti, coerente a regole essenziali, priva di condizionamenti esterni (autonoma dalle altre civiltà politiche e sociali) e capace di legare le persone che si convertono con propri vincoli, capace di amministrare, capace di strutturarsi in una struttura organizzata.
La triplice forma della Chiesa
La Chiesa inizia ad assumere una triplice forma:
- È un popolo (popolo di Dio); sottolineare che la Chiesa è un popolo significa segnalare che i cristiani appartengono ad una stessa stirpe in virtù di vincoli soprannaturali (che derivano dal battesimo).
- È una comunità; i vincoli, beni e interessi dei fedeli devono essere ordinati al principio di solidarietà (principio cardine).
- È società; mettere in evidenza che la Chiesa è un'entità strutturata in maniera unitaria ed organica.
Critiche al diritto canonico
Questa struttura e questo diritto sono stati contestati? Sì. Ci si è chiesti se fosse necessario regolare una realtà spirituale. Va bene che una confessione religiosa si dia un diritto? Se la Chiesa ci invita all'amore e al perdono, non bastano precetti come amore e perdono? Il messaggio evangelico non si inaridisce se viene intrappolato in norme giuridiche?
Il primo a volgere critiche alla Chiesa cattolica fu Lutero che riteneva che il diritto canonico fosse un'opera diabolica. Lutero bruciò le decretali, fonti del diritto canonico. Lutero diceva che l'uomo era tendenzialmente cattivo ed era predestinato ad esserlo ed era necessario che fosse il principe a mettere ordine nella società, mentre la Chiesa credeva nel libero arbitrio, ciascuno di noi è libero e può utilizzare questa libertà per raggiungere la grazia. Secondo Lutero, il diritto doveva essere dello Stato e lo Stato doveva essere regolato dalla mano sinistra (regno della mano destra = regno interiore). Il diritto canonico non è in grado di regolare la vita dei credenti. La critica di Lutero viene ripresa nel 19esimo secolo, affermando che il diritto è quello che si occupa delle cose materiali. La Chiesa è un regno di spirito e non può esserci altro capo al di fuori di Cristo, non può esserci nessuna dottrina umana, non ci può essere alcun diritto, l'unico diritto è quello del vangelo. Rigettano il diritto come espressione unilaterale della gerarchia ecclesiastica. Criticano il diritto canonico per criticare la gerarchia ecclesiastica, che limita la libertà cristiana.
La necessità del diritto nella Chiesa
La Chiesa ha sempre ribadito la necessità di un diritto per organizzare i rapporti tra fedeli, tra fedeli e superiori, i sacramenti (disciplina i rapporti con il divino). Altri hanno negato il carattere giuridico del diritto canonico: non è un vero diritto ma uno analogico, perché non è coercitivo, perché sono previsti diritti e doveri ma non è previsto un mezzo coercitivo per farli rispettare.
Nel 1918 Santi Romano (prof di diritto pubblico) è il primo che ha imposto la teoria della socialità del diritto e della pluralità dei diritti giuridici. Ha detto che una norma di condotta deve essere sempre qualificata come giuridica quando è imposta in un gruppo sociale. Le persone possono essere sottoposte a più ordinamenti. Un cittadino italiano battezzato è sottoposto all'ordinamento italiano, internazionale, europeo e canonico.
Natura del diritto canonico
Il diritto canonico si compone di un diritto divino e di un diritto naturale. Il diritto naturale è dato dall'insieme di principi non scritti che sono stati impressi da Dio nella coscienza dell'uomo e che hanno valore universale. Questo diritto è caratterizzato dalla meta-positività, cioè la sussistenza prima ed a prescindere da qualsiasi legislatore positivo, dall'intrinseca validità, vige a prescindere da tutto, dalla assiologia superiorità rispetto al diritto positivo, da una superiore obbligatorietà derivante dalla sua origine divina e non umana. Il diritto naturale non può non riguardare anche quella società di uomini costituita dai battezzati nella Chiesa cattolica, chiamata necessariamente a vivere secondo le regole naturali d'ogni formazione sociale. La Chiesa quindi è realtà spirituale che si incarna in un organismo sociale e non è sottratta alle norme che per natura caratterizzano la vita dei corpi sociali.
Il diritto divino positivo
Il diritto divino positivo è costituito dalle norme che sono state manifestate dalla Rivelazione divina e sono quindi ricavabili dall'Antico e dal Nuovo Testamento, nonché dalla Tradizione Apostolica. Tra diritto naturale e diritto divino positivo può esserci un nesso poiché il secondo ribadisce ed esplicita precetti che sono propri del primo, come ad esempio l'indissolubilità del matrimonio è un precetto di diritto naturale ma nel matrimonio-sacramento l'indissolubilità diviene assoluta per un precetto di diritto divino positivo.
Questo è un insegnamento tratto direttamente dal racconto della creazione contenuto nell'Antico Testamento nel libro della Genesi, qui la parola della fede illumina la realtà naturale, sottolinea la valenza unitiva del matrimonio e ne evidenzia le essenziali proprietà dell'unità e dell'indissolubilità.
L'importanza del diritto divino
Perché è importante parlare di diritto divino? Il diritto della Chiesa non nasce dalla volontà popolare, di un soggetto politico ma nasce da una volontà superiore, nella volontà superiore di Cristo (che fondò la Chiesa, consegnandone le chiavi a Pietro, primo papa) quindi nasce per volontà divina. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam – Tibi dabo claves Regni Caelorum.
Nasce per volontà divina al contrario delle contestazioni (presenti ancora oggi) Teologia della liberazione (molto sviluppata in Sud America): vorrebbe un diritto canonico che sia maggiormente espressione della società, che parta dal basso, con una maggiore democratizzazione (e non gerarchica); concetto errato perché il nucleo portante è diritto divino, formato da quello naturale e positivo. Questo impedisce di considerare il diritto canonico come un insieme di norme umane la cui autorità dipende dalla sola autorità ecclesiastica perché le norme provengono direttamente dalla volontà di Dio.
Distinzione tra diritto divino naturale e positivo
Il diritto divino naturale è segnato nel cuore degli uomini, insito in ciascun uomo perché è connesso alla natura di tutti gli uomini. Con la sua ragione l'uomo sa il diritto naturale segna che glielo si insegna. Diritto divino positivo: quello che è stato promulgato attraverso la rivelazione, cioè attraverso gli interventi compiuti da Dio nella storia per rivelare sé stesso e il suo disegno salvifico. Il diritto positivo è contenuto nella sacra scrittura.
La Chiesa cattolica considera rivelati i soli libri che sono stati approvati dal concilio di Trento nel 1546. Il concilio di Trento è la riforma della Chiesa cattolica, la discussione in materia di dogma e dottrina e la reazione alle dottrine calvinista e luterana.
- Vecchio testamento (che ritiene la rivelazione di Dio al popolo ebraico in 46 libri).
- Nuovo testamento (composto da 4 quattro vangeli, insieme agli atti degli apostoli, le lettere e l'apocalisse).
Interpretazione e conoscibilità del diritto
La distinzione tra diritto divino naturale e positivo non riguarda solo la natura giuridica ma anche la conoscibilità. Non tutto ciò che è presente nel Testamento è diritto e anche quello che è diritto, spesso, deve essere interpretato. Allora la Chiesa e la costituzione conciliare dei verbum (una delle 4 costituzioni del concilio vaticano II) spiega che il magistero della chiesa ha il compito di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa.
Per questo il diritto divino positivo non si compone della sola rivelazione ma anche dell'interpretazione del magistero. Il diritto divino deve essere positivizzato e formalizzato attraverso un legislatore. Il diritto divino si pone sempre al di sopra del diritto umano, essendo stato posto da Dio. Nessuna legge umana può contraddire il diritto divino. Se ci sono degli impedimenti di diritto divino questi non possono essere utilizzati.
Strutture ecclesiastiche e diritto umano
Tutte le strutture ecclesiastiche create nel corso delle storie non sono tutte di diritto divino, ci sono ad esempio il primato pontificio che è un principio di diritto divino che è stato proclamato solo nel 1870. Diritto divino è eterno fisso e immutabile e ci da le coordinate per il diritto umano ma l'uomo che conosce il diritto divino non ne ha una conoscenza specifica. Gli uomini prendono coscienza gradualmente e lo interpretano e lo applicano. La conoscenza del diritto divino non è fissa o immutabile ma si realizza con progressivo. Il diritto divino è immutabile ma la sua interpretazione e coscienza si modifica, con un progressivo approfondimento al quale non sono estranee le vicende ed esperienze storiche. La storia e l'evoluzione permette all'uomo di conoscere meglio il diritto naturale eterno e immutabile e che rimarrà sempre così. Ad avere carattere evolutivo è la sua presa di coscienza spiega perché l'ordinamento e l'assistenza divina assicurata da Cristo alla Chiesa si concreta con la lex divina.
Come difendersi concretamente? Rientrano nel diritto umano. Primato pontificio e collegialità episcopale: due principi di diritto naturale che sono stati proclamati nei concili vaticani I o II. Si è dovuti arrivare alla presa di coscienza. Non tutte le strutture della Chiesa cattolica sono di diritto naturale i cardinali sono una istituzione di diritto voluta dall'uomo per cooperare con il pontefice (per i romani, con il vescovo di Roma).
Fonti del diritto canonico
- Fonti di cognizione: raccolte di documenti in cui sono contenute le norme canoniche come il codice di diritto canonico (codice della chiesa latina e il codice dei canoni della chiesa orientale).
- Fonti di produzione: gli organi legislativi (il Papa è fonte di produzione suprema).
Importanti per fini interpretativi: Collezioni di diritto umano emanate dal legislatore storico prima del codice del 1917. Patrimonio di cultura giuridico notevole, a cui fanno riferimento dottrina e giurisprudenza: si trovano elementi di modernità e capacità di cogliere aspetti essenziali delle questioni che ancora oggi insegnano nella soluzione dei casi pratici.
Origini e contesto della nascita della Chiesa
Le origini triplice contesto della nascita della Chiesa:
- Contesto ebraico che ci pone problemi giuridici fin dalla nascita. Già in epoca apostolica, quando si predicavano gli apostoli, il contesto ebraico pone il problema della disciplina giudaica per i battezzati non provenienti dall'ebraismo come fare per battezzare?
- La prima controversia sulla quale la Chiesa fu chiamata a fare disposizione fu l'obbligatorietà della circoncisione per i gentili al momento del battesimo. Si riunisce a Gerusalemme un primo concilio a cui partecipa anche San Paolo e la decisione raggiunta fu la prima decisione, la prima norma che segue gli insegnamenti del vangelo ma viene data dagli apostoli con un’interpretazione del vangelo per un caso nuovo.
- Contesto sociopolitico romano rende necessario un processo di adattamento reciproco che risulta traumatico per i cristiani che vengono inseriti in un contesto non accogliente. Questo gruppo nato in Palestina viene visto come minaccia a causa della sua coesione (persecuzione e martiri). Il nuovo gruppo sorte in Palestina era sentito come una minaccia a causa della solidità e coesione che manifestavano i suoi membri, saldi negli insegnamenti e costante nelle loro riunioni e celebrazioni, aspetti da ritenere principale oggetto della disciplina comune delle primitive comunità.
- Contesto dei credenti: nascono dispute che devono essere risolte e in alcuni casi si attinge al diritto romano innestato dai principi evangelici. Importante aspetto normativo del periodo è quello della successione apostolica; chi deve succedere agli apostoli? Situazione di Giuda da gestire. Chiesa di Corinto: prima disputa Morte dell'apostolo Paolo; interviene Clemente (vescovo di Roma che viene considerato il terzo papa della storia) sta a indicare l'importanza e la preminenza che stava acquistando la chiesa di Roma sulle altre comunità. Manifestazione precoce dell'importanza della sede romana rispetto alle altre chiese. Papa Clemente nella prima epistola (primo testo giuridico della chiesa cristiana) attinge al diritto romano per dare alla chiesa di Corinto indicazioni pratiche sulla strutturazione e organizzazione della chiesa influsso del diritto romano dal punto di vista formale e sostanziale. Il ricorso al diritto romano non era fondato inizialmente nell'intenzione di legiferare ma di mediare nei conflitti e di risolvere i casi concreti.
Fonti del periodo e regolazione della vita collettiva
Le prime generazioni cristiane come regolano la vita collettiva della comunità? Attribuisce un valore fondamentale alla sacra scrittura (vecchio e nuovo testamento; formano delle regole di vita che costituiscono più una morale che un diritto) e alla normativa secolare alla quale si inizia a dare importanza. Accanto alle sacre scritture troviamo le lettere che rappresentano il diritto canonico umano embrionale lo troviamo nelle lettere degli apostoli; inviate per stabilire pace nelle comunità dove erano nate tensioni e quindi fornivano regole di vita e invitavano a seguire queste regole per ottenere un premio nell'aldilà. Accanto a queste abbiamo anche la tradizione apostolica nella forma orale predicazioni. Accompagna la tradizione scritta fino al II-IV secolo quando si instaura il canone biblico o canone del nuovo testamento. In questo periodo si svilupparono molti testi che vengono riferiti agli apostoli o allo stesso Cristo. La chiesa (vescovi) fanno un processo di discernimento per individuare i libri cristiani/vangeli autentici eliminando quelli apocrifi; costituisce la vera e propria norma (non scritta sotto forma di regole) per tutta la chiesa.
Patristica e interpretazione
Successivamente si manifesta la Patristica e l'interpretazione. I Padri che vedremo riuniti in concilio si adopereranno per diffondere il canone biblico e per rafforzarne e stabilirne l'autorità. II-VI secolo: Padri che vanno a fissare i punti cardine della teologia da cui dipenderà il diritto canonico.
Le collezioni pseudoapostoliche
Collezioni di testi riferite agli apostoli non scritte da loro ma riferite a loro per dare più autorevolezza. I primi testi normativi vengono attribuiti agli apostoli, si sforzano queste collezioni ad apparire di derivazione apostolica o almeno in quanto al contenuto (ad esempio: questo quanto diceva San Paolo). Dicono di voler trasmettere in maniera più fedele possibile la prassi di vita e l'iniziale ordinamento delle comunità locali. Compilate prevalentemente in Siria e poi tra il III e IV vengono raccolti in collezioni. Ci descrivono le trasformazioni nelle prime comunità cristiane e trattano dei problemi organizzativi, della composizione socio religiosa, dei riti di iniziazione (battesimo), la divisione dei ruoli (tra i chierici e laici), la disciplina degli stadi di vita (matrimonio), sanzioni per eventuali trasgressioni (penitenza e espulsione). Testi importanti perché ci fanno capire il profilo organizzativo e giuridico delle prime comunità.
Didache (o dottrina dei 12 apostoli)
Compilata intorno all'anno 100, in un ambiente giudaico cristiano e non siamo certi se sia stata compilata in Siria o Palestina. Contiene precetti morali e liturgici e definisce i rapporti e la struttura gerarchica, in particolare tratta dei vescovi, dell'elezione dei vescovi e. Ci manifesta l'importanza dell'impronta ebraica, mettendo in evidenza...
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