Come si è sviluppato il diritto canonico attraverso i secoli
Prima lezione
Che cos'è il diritto canonico?
La parola canonico deriva dalla parola greca 'canon', in origine bastone che dà una misura, e poi regola. Il diritto canonico è proprio la Chiesa cattolica.
Che cos'è la Chiesa cattolica? (Risposta esterna)
La religione è una risposta strutturata a una domanda di senso. Per domanda di senso si deve intendere una domanda ultima, una domanda che è legata al senso della vita (cosa c’è dopo la morte ades). Gli esseri umani, fin dalla loro comparsa sulla terra, hanno sempre cercato di dare una risposta a queste domande e hanno sviluppato quell’esperienza che viene chiamata 'senso religioso', che è l’attrazione e l’inquietudine verso questi grandi misteri esistenziali. La risposta è solitamente identificata come una risposta di carattere religioso. La religione lega l’uomo alla domanda di senso. Questo non significa che la risposta debba per forza supporre una presenza deistica, infatti si può dare una risposta anche ateistica/agnostica.
Qualunque risposta a questa domanda di senso che tenda a creare una grande narrazione sul destino dell’uomo in una prospettiva metafisica è una risposta di carattere religioso. La religione si struttura solitamente in gruppi organizzati. Le persone che hanno dato la medesima risposta a quelle domande esistenziali e credono fermamente in quella risposta sul destino della loro anima, ad esempio, si strutturano in una comunità religiosa, che comunemente prende il nome di 'Chiesa'. Chiesa in questo senso non è un edificio di culto, ma è un gruppo organizzato di persone che sono accomunate dalla stessa risposta strutturata alla domanda di senso.
Quando si parla di Chiesa Cattolica si parla di uno di questi gruppi strutturati intorno a una domanda di senso che si connota per essere:
- Cristiana, cioè che crede nella figura di Cristo come figura chiave per dare una risposta a queste domande;
- Romana, perché crede nel primato del Papa;
- Cattolica, perché la sua proclamazione della verità è universale;
- Apostolica, perché crede nella successione degli apostoli (vescovi).
Il Diritto Canonico è il diritto di questa Chiesa, sono le norme giuridiche che regolano e disciplinano la vita di questa Chiesa.
Che cos'è la Chiesa cattolica? (Risposta interna)
La Chiesa Cattolica è un Sacramento.
Sacramento
È uno strumento visibile dell’azione di Dio nei confronti dell’uomo per aiutarlo a raggiungere la via della salvezza. La Chiesa nella sua prospettiva interna dunque è un sacramento, nella misura in cui si pone come strumento visibile dell’azione di Dio in mezzo agli uomini.
Quali sono gli elementi fondamentali di questo sacramento?
L’elemento fondamentale è la 'comunione' dell’uomo con Dio, dell’uomo con gli altri uomini, la comunione con i Santi, cioè coloro che sono morti, ma che sono approdati in una dimensione ultraterrena di gloria eterna in unione con Dio.
L’ordinamento giuridico che noi conosciamo è lo Stato, formato da: territorio, popolo, sovranità. Nella Chiesa non c’è un territorio, c’è un sovrano che non è in questo mondo, in quanto Dio. Quindi gli elementi fondamentali della Chiesa Cattolica non sono legati al territorio o alla sovranità, ma al concetto di 'popolo' inteso come persone che fanno parte della Chiesa e tra questo popolo ci sono dei legami di comunione spirituale e questa comunione lega anche gli uomini con Dio e con i Santi.
Elementi strutturali: Sacramento, Popolo, Comunione.
Inevitabilmente anche le norme giuridiche che la Chiesa crea e a cui la Chiesa obbedisce, saranno delle norme peculiari. Non saranno fondate sull’ottica di un’autorità, ma saranno fondate sull’ottica di mantenere il legame di comunione e avranno una dimensione non necessariamente legata all’elemento territoriale, bensì spirituale. Questo spiega perché il Codice di diritto canonico, fonte principale, sia qualcosa di diverso dai codici civili e penali.
La sovranità più alta appartiene a Dio
L’elemento principale del diritto canonico è la presenza di un diritto immutabile che non si basa sul dialogo o sulla contrattazione tra le parti sociali o su una decisione politica, bensì sulla volontà di Dio. Questo diritto è il diritto divino ed è la base indiscutibile dell’ordinamento della Chiesa cattolica. Accanto al diritto divino c’è un diritto umano, che è prodotto dalle autorità legittimate a produrlo che non può mai contrastare il diritto divino, ma può esplicitarlo, integrarlo. Questo diritto umano insieme al diritto divino costituisce l’ossatura dell’ordinamento canonico.
L’ordinamento canonico in quanto fondato sugli elementi cardine del sacramento, della comunione e del popolo, si struttura in una serie di comandi di diritto umano o divino. Il diritto umano è sempre subordinato al diritto divino, che rimane sempre la fonte prevalente e dominante della Chiesa Cattolica.
Seconda lezione
La questione del diritto divino
Sotto molti aspetti è una questione non solo puramente teorica ma ha coinvolto determinate questioni anche sull’esercizio del potere.
Fonti di diritto canonico
- Diritto divino
- Legge umana
- Consuetudine
- Fonti sussidiarie del diritto (analogia, principi generali del diritto, l’equità, la giurisprudenza e la dottrina)
- Concordati e singoli diritti statuali
- Decreti generali e istruzioni
- Fonti particolari (gli atti amministrativi)
Questione di definizione di legge canonica
La questione di definizione della legge canonica è stata una questione centrale nella canonistica tra gli anni '70-'90 del XX sec, della canonistica post conciliare, cioè dopo il Concilio Vaticano II (1962-65), che è stato l’ultimo concilio ecumenico della Chiesa cattolica.
Per definizione di legge canonica possiamo utilizzare la definizione classica di S. Tommaso D’Aquino nella Summa Teologica (l’opera teologica fondante della teologia cattolica):
‘La legge è un comando della ragione promulgata da colui che ha la responsabilità di reggere la comunità per il bene comune’.
- La legge è qualcosa che riguarda la razionalità, è un comando di ragione. La ratio è la regola, è la misura delle azioni umane.
- Ogni legge va finalizzata al bene comune, che è quel bene che è più completo e perfetto per tutti.
- La legge è stabilita o dall’insieme della comunità (consuetudine) o da una persona pubblica, che abbia l’incarico di tutelare tutta la vita della comunità;
- La legge deve essere promulgata pubblicamente per ottenere la potestà di obbligare coloro che sono tenuti ad osservarla.
Questi quattro elementi: ragionevolezza, la finalizzazione al bene comune, il fatto che la legge sia stabilita da chi ne ha il potere e che la legge sia promulgata pubblicamente e dev’essere resa conoscibile, sono gli elementi fondamentali di qualunque legge.
Il diritto divino proviene da Dio che diventa legislatore che emette dei comandi razionali, finalizzati al bene comune, stabiliti da chi ha la suprema potestà legislativa per compiere il bene comune e viene esplicitata pubblicamente in modo che le persone la conoscano.
Come fa la legge divina ad essere promulgata?
Il diritto divino si articola in tante leggi, secondo S. Tommaso il diritto divino si articola in tante leggi, non tutte conoscibili dall’essere umano. Per esempio una parte fondante del diritto divino è la 'lex eterna', che è costituita dalla razionalità di Dio come principe e signore dell’universo, che ha un suo piano salvifico e provvidenziale che esiste da sempre e sempre esisterà, essendo Dio un’entità eterna, che esiste con lo scopo di regolamentare e di dare una finalità a tutto l’universo, quello che Dio stabilisce come sua legge eterna, come suo piano salvifico universale è qualcosa che esiste da sempre e che sempre esisterà, ma è qualcosa che solo Dio conosce e l’uomo può scoprirlo attraverso l’esperienza personale, ma mai nella sua interezza, perché l’uomo, essendo essere finito e non eterno non potrà mai saperlo del tutto.
È invece conoscibile dall’uomo un’altra parte del diritto divino, cioè il diritto naturale, che è quella parte della legge eterna che coinvolge gli esseri umani come protagonisti.
Diritto divino: Lex eterna + legge naturale
La legge naturale è la modalità di partecipazione a quel piano creativo divino e quindi alla lex eterna fissata da Dio, attuata in un certo modo dalle creature che partecipano a quella lex eterna secondo la loro natura razionale. La legge naturale in realtà riguarda quelle creature istintive e non razionali: per esempio gli animali non umani. Dunque la lex naturalis in queste creature libere è definita come una partecipazione della creatura ragionevole all’attuazione della legge eterna di Dio.
C’è una legge eterna che si attua a prescindere dalla partecipazione degli uomini, ma c’è anche una legge eterna che si attua attraverso la partecipazione degli uomini, in questo tipo di attività che è la legge naturale. Attraverso questa legge naturale l’uomo partecipa al piano salvifico di Dio.
La conoscenza del diritto naturale si attua secondo Tommaso attraverso l’opera di Sindieresi: Dio infonde nell’anima dell’uomo alcuni principi giuridici immutabili che governano e devono governare la vita di tutte le creature, a prescindere dalla religione che professano, dal luogo in cui si trovano e dal contesto socio-culturale in cui vivono. Questa legge naturale vale per tutti gli uomini a prescindere da qualunque tipo di esperienza.
Esempi di diritto divino-naturale
La norma che impedisce agli esseri umani di uccidere i propri simili. Il comando di non uccidere non è un comando religioso perché legato a una rivelazione divina, ma è un comando di legge naturale perché riguarda l’infusione in tutte le creature razionali dell’idea che uccidere un proprio simile sia un male. Starà poi alla razionalità dell’uomo capire se possono esservi delle eccezioni a questo tipo di principio generale (es. pena di morte).
Un’altra esperienza di diritto naturale che però vede una forte e significativa situazione di contrasto con la realtà è il matrimonio. Il matrimonio per la Chiesa cattolica è sempre stato considerato un negozio di diritto naturale, cioè un atto giuridico che non è legato ai codici di diritto canonico o ai codici civili, ma è un’esperienza giuridica che è stata infusa da Dio nel cuore dell’uomo ed è stata infusa con la struttura che oggi si conosce, cioè la relazione stabile tra un uomo e una donna. Naturalmente questo fa un po’ a pugni con l’idea di 'matrimonio per tutti' che si sta pian piano sviluppando, che la Chiesa fa fatica ad accettare in virtù di quest’idea.
Accanto al diritto naturale c’è la legge divina positiva. Positiva vuol dire rivelata, cioè non è più infusa da Dio negli animi di tutti gli uomini, ma è stata rivelata all’interno dell’esperienza umana degli uomini direttamente da Dio con dei fatti, degli atti e dei documenti che hanno dato la possibilità agli uomini di conoscere la legge divina. Questi documenti, scritti, che danno la possibilità agli uomini di conoscere la legge divina sono l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento.
Nella Bibbia c’è la storia per la salvezza della tradizione cristiana da quando Dio crea l’uomo (Genesi) fino a quando l’apostolo Giovanni ha la visione della fine del mondo (Apocalisse). Tra la Genesi e l’Apocalisse viene narrata tutta la salvezza del genere umano.
L’Antico testamento si riferisce alla salvezza prima della venuta di Gesù Cristo, che si incarna in una figura umana e arriva sulla terra, vive la sua esperienza come uomo e attraverso la morte e la risurrezione il messaggio cristiano diventa il messaggio di salvezza universale: Cristo riscatta tutti gli uomini dal peccato originale e offre un messaggio di salvezza per tutta l’umanità.
Dentro questa storia della salvezza ci sono dei comandi giuridici, delle norme. Da un punto di vista della struttura del comando giuridico è più strutturato l’Antico Testamento perché l’alleanza tra Dio e il popolo di Israele si basa su una struttura negoziale: Dio e il suo popolo si danno delle regole di condotta per portare avanti questa alleanza.
Il Nuovo Testamento non è un insieme di norme, ma è la narrazione delle vicende che sono state raccontate in cui esistono delle parole di Cristo che sono riconfigurabili sicuramente come un’esperienza di carattere giuridico e normativo. Ciò che è scritto nell’Antico Testamento è parte della storia della salvezza, ma tutto ciò che è scritto nell’Antico Testamento vale come prescrizione normativa solo se è confermato nel Nuovo Testamento.
Dunque, le norme dell’Antico testamento sono vincolanti solo se esplicitamente riprese. Le norme del Nuovo Testamento e della tradizione apostolica sono considerate dalla Chiesa cattolica sempre norme di diritto divino, perché vengono dall’insegnamento di Cristo. Le disposizioni dell’Antico testamento sono considerate disposizioni di diritto divino solo se esplicitamente riproposte.
ES. Nell’Antico Testamento ci sono delle regole alimentari molto precise, che non si ritrovano nel Nuovo Testamento e che la Chiesa Cattolica non considera. Quando noi leggiamo l’Antico testamento dobbiamo cercare di capire quali regole sono ancora oggi vive, valide, confermate.
Oltre alla rivelazione, che è quel sapere che noi conosciamo grazie ai testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, bisogna considerare anche la Tradizione, cioè la consegna ripetuta degli insegnamenti. Consegna che nella tradizione cristiana fu fatta per primo da Cristo agli apostoli, più in generale ai discepoli, i quali prima di morire consegnarono a quelli che noi chiamiamo vescovi, che a loro volta consegnarono ai loro successori, fino ai giorni nostri.
L’insieme di Vangelo, Nuovo Testamento, tradizione apostolica formano la legge divina positiva, rivelata, che può essere conosciuta solo da chi conosce la rivelazione. Chi non conosce la rivelazione non può conoscerla. Mentre il diritto naturale appartiene e vincola tutti gli uomini secondo la Chiesa Cattolica, il diritto divino positivo riguarda solo coloro che conoscono la rivelazione.
La legge umana
S. Tommaso si rende conto che la legge naturale e la legge rivelata non hanno potuto normare tutti i casi di conflitto tra le persone o di strutturazione della vita associata della comunità cristiana. Tommaso afferma che Dio ci ha dato e fornito la ragion pratica, che ci permette di affrontare e di dare delle risposte alla realtà.
Attraverso la ragion pratica l’uomo si può dare delle risposte per risolvere questioni, per immaginare una struttura di governo della comunità. Dunque, attraverso la ragion pratica, nonostante le norme di diritto naturale e di diritto divino positivo, fondandosi su quelle norme di diritto divino, l’uomo può immaginarsi delle soluzioni concrete per risolvere i casi nella vita sociale.
I problemi sono due:
- Chi è il soggetto che ha la potestà di dare delle norme di diritto umano che siano considerate valide per il bene comune di tutta la comunità?
- All’interno di un ordinamento laico il bene comune si trova sulla base di una volontà di carattere politico. Nella Chiesa l’attività normativa di colui che è il soggetto che esprime e detiene il potere dovrà essere strutturata in modo diverso. Qui non c’è una volontà politica, non ci sono opinioni che si contrappongono e che attraverso una libera competizione elettorale legittimano una decisione piuttosto che un’altra.
Nella Chiesa chi detiene il potere dovrà farlo razionalmente e la razionalità dovrà essere ispirata al diritto divino e ai principi fondanti della Chiesa che riguardano la sua funzione all’interno della vita degli uomini. Bisogna trovare questi principi in base ai quali si esercita legittimamente la potestà legislativa all’interno della Chiesa.
Questo lavoro lo ha fatto: Balthasar, teologo svizzero del XX secolo.
I 5 principi per stabilire chi detiene il potere legislativo all'interno della Chiesa
- Principio petrino: Principio legato alla dimensione giuridico-istituzionale della Chiesa. Quando Gesù dice a Pietro: 'Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa', secondo Balthasar non sta dicendo una frase di circostanza perché questa frase costituisce l’immanenza della Chiesa intesa come istituzione giuridica. La Chiesa si struttura come elemento giuridico-istituzionale e non solo come elemento spirituale.
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