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Diritto: Bioetica

Appunti di diritto privato 2 sulla bioetica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giampetraglia dell’università degli Studi Parthenope - Uniparthenope, facoltà di Scienze motorie, Corso di laurea in scienze motorie. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato 2 docente Prof. R. Giampetraglia

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Art. 6. (Consenso informato). 1. Prima del ricorso e durante ogni fase di applicazione delle

tecniche di procreazione assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti sui metodi, sui

problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all'applicazione

delle tecniche stesse, sulle probabilita' di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonche' sulle

relative conseguenze giuridiche per la donna, per l'uomo e per il nascituro in modo tale da garantire

il formarsi di una volonta' consapevole e consapevolmente espressa.. Alla coppia deve essere

prospettata la possibilita' di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento come alternativa alla

procreazione assistita. 2. La volonta' di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione

assistita e' espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura. Tra la

manifestazione della volonta' e l'applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non

inferiore a sette giorni. La volonta' puo' essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati fino al

momento della fecondazione dell'ovulo. 3. Il medico responsabile della struttura puo' decidere di

non procedere alla procreazione assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario. In

tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.

Art. 8. (Stato giuridico del nato). 1. I nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di

procreazione assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia.

Art. 9. (Divieto del disconoscimento della paternita' e dell'anonimato della madre). 1.

Qualora si ricorra a tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo il coniuge o il convivente

NON puo' esercitare l'azione di disconoscimento della paternita'. 2. La madre del nato a seguito

dell'applicazione di tecniche di procreazione assistita NON puo' rimanere nell’anonimato. In caso di

applicazione di tecniche di tipo eterologo il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione

giuridica parentale con il nato e non puo' far valere nei suoi confronti alcun diritto ne' essere titolare

di obblighi.

Art. 13. (Sperimentazione sugli embrioni umani). 1. E' vietata qualsiasi sperimentazione su

ciascun embrione umano. 2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano e'

consentita a condizione che si perseguano finalita' esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad

essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso. 3. Sono, comunque,

vietati: a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione. b) ogni forma di

selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti predeterminarne caratteristiche genetiche

(non è cioè possibile scegliere a priori l’ovulo da impiantare); c) interventi di clonazione; 5. E'

disposta altrimenti la sospensione da uno a tre anni dall'esercizio professionale nei confronti

dell'esercente una professione sanitaria

Art. 14. (Limiti all'applicazione delle tecniche sugli embrioni). 1. E' vietata la

crioconservazione e la soppressione di embrioni; 2. Le tecniche di produzione degli embrioni,

devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e

contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre. 3. Qualora il trasferimento nell'utero degli

embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di

salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione e' consentita la

crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena

possibile. 5. La coppia viene informata sul numero e sullo stato di salute degli embrioni da

trasferire nell'utero.

Art. 16. (Obiezione di coscienza). 1. Il personale sanitario ed esercente le attivita' sanitarie

ausiliarie non e' tenuto a prendere parte alle procedure di procreazione assistita quando sollevi

obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. 2. L'obiezione puo' essere sempre revocata ma

in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione.

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NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA' E SULL'INTERRUZIONE

VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA (L. 194/1978)

Articolo 1 Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente (attraverso leggi che realizzano

la informazione, l’educazione e l’assistenza per i problemi legati alla sessualità) e responsabile

(leggi operanti nella somministrazione dei mezzi necessari al conseguimento delle finalità

liberamente scelte dalla coppia), riconosce il valore sociale della maternità (in perfetta sintonia con

l’art. 25 della Dichiarazione Universale dei diritti umani, con l’art. 31 della Costituzione che

fornisce adeguata protezione alla madre ed al bimbo, in caso di donna lavoratrice, consentendole

l’adempimento della sua funzione familiare, nonché con l’art. 1 della legge 405/1975 che contempla

la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento), assicurando e tutelando la vita

umana dal suo concepimento (trova il suo fondamento Costituzionale sia nel riconoscimento da

parte dell’art. 2 della Costituzione dei diritti inviolabili dell’uomo, sia da parte dell’art. 32 nella

tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo). L'interruzione volontaria della

gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite (per fronteggiare in modo efficace la piaga

dell’aborto clandestino). Lo Stato, le regioni e gli enti locali promuovono e sviluppano i servizi

socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della

limitazione delle nascite.

Articolo 2 I consultori familiari istituiti dalla L. 405/1975, assistono la donna in stato di gravidanza:

a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi

sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; b)

informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a

tutela della gestante; c) attuando direttamente o proponendo alle strutture sociali speciali interventi,

quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i

normali interventi da parte dei servizi assistenziali; d) contribuendo a far superare le cause che

potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi

convenzioni possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee di associazioni di

volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. La somministrazione

su prescrizione medica dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine

alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.

Articolo 4 Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna che accusi

circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un

serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue

condizioni socio-economico-familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a

previsioni di malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi

della L. 405/1975, o a una struttura socio-sanitaria abilitata dalla regione, o a un medico di fiducia.

Articolo 5 Il consultorio o il medico di fiducia, oltre a dover garantire i necessari accertamenti

medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della

gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni socio-economiche, o familiari sulla salute

della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le

possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla

interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di

madre, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Quando viene

riscontrata l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, il medico rilascia subito alla

donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna può presentarsi ad una delle

sedi autorizzate a praticare l’aborto. Se non c’è urgenza, c’è tempo 7 giorni per l’applicazione

dell’aborto. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi presso una delle sedi autorizzate per

ottenere la interruzione della gravidanza, col documento rilasciatole.

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Articolo 6 L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi 90 giorni, può essere praticata:

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando

siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del

nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Articolo 7 I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono

accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve

praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza. Il medico è tenuto a fornire la documentazione sul

caso e a comunicare la sua certificazione al direttore sanitario dell'ospedale per l'intervento da

praticarsi immediatamente. Qualora l'interruzione della gravidanza si renda necessaria per

imminente pericolo per la vita della donna, l'intervento può essere praticato anche senza lo

svolgimento delle procedure previste e al di fuori delle sedi di cui all'articolo 8. In questi casi, il

medico è tenuto a darne comunicazione al medico provinciale. Quando sussiste la possibilità di vita

autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla

lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a

salvaguardare la vita del feto.

Articolo 8 L'interruzione della gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico-

ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati dalla legge 132/1968, il quale verifica

anche l'inesistenza di controindicazioni sanitarie. Gli interventi possono essere altresì praticati

presso gli ospedali pubblici specializzati. Nei primi 90 giorni l'interruzione della gravidanza può

essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione. Il certificato rilasciato alla

scadenza dei sette giorni costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario,

il ricovero.

Articolo 9 L'obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione, esonera il personale sanitario ed

esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e

necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, ma non lo dispensa

dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. La dichiarazione dell'obiettore deve essere

comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dell’ospedale, anche al

Direttore Sanitario. L'obiezione può sempre essere revocata, ma in tale caso la dichiarazione

produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L'obiezione di

coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando,

data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita

della donna in imminente pericolo.

Articolo 12 La richiesta di interruzione della gravidanza è fatta personalmente dalla donna. Se la

donna è di età inferiore ai 18 anni, per l'interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi

esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi 90 giorni, quando vi siano seri

motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela,

oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il

consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di

cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio

parere, al Giudice Tutelare del luogo in cui esso opera. Il Giudice Tutelare, entro 5 giorni, sentita la

donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può

autorizzare la donna a decidere la interruzione della gravidanza. Qualora il medico accerti l'urgenza

dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di 18 anni, indipendentemente

dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il Giudice Tutelare, certifica l'esistenza

delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce

titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pippoformy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Giampetraglia Rosaria.

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