Estratto del documento

Introduzione alla costituzione italiana e libertà d'espressione

Il diritto è un sistema di doveri e norme (in tedesco: sollen) che spesso va a contrastare con l'essere (in tedesco sein); vi sono diritti scritti e non scritti, i quali spesso incontrano delle discordanze, dei limiti tra la sfera morale e la sfera giuridica; si creano così delle deviazioni nel diritto. Un esempio può essere sicuramente un modello di stato teocratico (dal greco theos, dio, e kratos, potere) nel confluiscono le due sfere. Di fatto il miglior modello di stato ricade è quello laico, affinché si crei una certa distanza tra le due strade; nonostante la necessità di tagliare la strada all'etica, vi è comunque il rischio dell'egoismo umano, che nelle vicende quotidiane spesso ostacola il corretto funzionamento di una società (cfr Hobbes e il suo egoismo).

Il processo di Norimberga nel 1946 mette in luce come il Terzo Reich sia stato uno stato di diritto ingiusto a fini dell'etica e dell'umanità, dove le leggi venivano rispettate, ma le volontà umane venivano completamente violate. Il paradosso del Novecento viene abbattuto con la creazione delle costituzioni: "norma di tutte le norme" (IT: 1948, GR: 1948, FR: 1946). La nostra costituzione è stata scritta dall'assemblea costituente, la quale a sua volta è stata votata da tutto il popolo il 2/06/1946; data in cui venne deciso il tipo stato post guerra, tra monarchia e Repubblica.

Dal statuto albertino alla costituzione

Prima della costituzione c'era lo Statuto Albertino, in vigore dal 4/03/1848, il quale era ottriato, flessibile e corto; tutti elementi di diversità con l'attuale costituzione (garantita dalla corte costituzionale, con 15 giudici eletti per 9 anni). Bisogna differenziare la prima repubblica che va dal 1948 al 1991 e la seconda repubblica, dal 1992, ovvero dopo l'operazione di Mani Pulite. Da quel momento in poi vi fu una rottura totale con il vecchio sistema dei partiti, e la creazione di nuovi. Ad esempio Forza Italia portò un'innovazione in campo digitale, ovvero la televisione.

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa sono due concetti diversi per trattare dello stesso modello di stato, infatti nella prima è il popolo che decide direttamente, senza alcuna delega di rappresentanza, mentre nella seconda vengono eletti dei rappresentanti che dovrebbero portare le voci dei votanti. In Italia è il Movimento 5 Stelle che promuove il primo tipo attraverso la piattaforma "Rousseau", che riprende il noto filosofo del "contratto sociale". È proprio lo strumento digitale che ha permesso di collegarsi all'isegoria greca.

Libertà d'espressione: dagli archetipi alla stampa

I primi esempi di libertà di espressione si verificano a partire dal 5 secolo a.C, nell'Atene periclea, dove già il concetto di costituzione, la politeia, era stata identificata all'interno del trattato aristotelico, La Politica; i due principali concetti erano la isonomia, uguaglianza del cittadino davanti alla legge e l'isegoria, libertà d'espressione, e in questo caso il luogo di interesse era l'agorà, la piazza in cui si discuteva di argomenti politici. La stessa funzione oggi è data dagli smartphone che ci permettono di esprimere la peculiarità per eccellenza, ovvero il linguaggio; in questo caso sotto forma scritta. I social media annullano il confine che c'era nell'agorà, tra il soggetto emittente e destinatario. Il logos ha sempre permesso all'uomo, definito da Aristotele zoov politikon, di differenziarsi dall'animale, che dispone della semplice phove.

La libertà d'espressione porta con sé anche degli inconvenienti, come il processo di Socrate del 399 a.C, il quale era stato accusato di corruzione dei giovani ed empietà - delitto d'opinione. Socrate accetta la sua condanna a morte, perché ritiene necessario seguire le leggi, nonostante possano rivelarsi spesso ingiuste, anche per dare un esempio ai suoi discepoli, i quali, in molti dialoghi platonici, vengono ritratti in uno stato di frustrazione, di fronte alla morte del maestro. (anche Gesù può essere considerato un martire del delitto d'opinione) Nei tempi odierni vi è la figura del giovane Zaccari di Bologna, il quale è in carcere in Egitto per aver diffuso idee a favore della libertà dell'orientamento sessuale.

È con la stampa, dal 1455, che la libertà d'espressione comincia a prendere una forma scritta, più facilmente diffondibile; inizialmente hanno confluito con la religione, collegandosi a Martin Lutero (le tesi del 1517) e Erasmo da Rotterdam. Nell'epoca moderna questa libertà viene messa per iscritto a partire dal Bill of Right del 1688, la Costituzione Americana del 1776, e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino (francese) del 1789. Riferendosi agli ultimi due possiamo sottolineare due modelli, quello giusnaturalista (americano) e quello giuspositivista (francese).

Nella Costituzione Americana è visibile la natura giusnaturalista a partire dal primo emendamento, denominato "freedom of speech": vi è un divieto al congresso di limitare la libertà d'espressione anche nella stampa. La libertà di parola nel pensiero giusnaturalista, è un diritto che esiste a priori, imprescindibilmente dalla costituzione. Nella dichiarazione francese la parte dedicata all'argomento è nell'undicesimo articolo, ma le opinioni devono essere primari riconosciute dalla legge (legge imprescindibile) e vi deve essere un essenziale rapporto fra le ragioni della libertà e le autorità. Un secolo dopo circa, questo principio viene ripreso dallo Statuto Albertino nell'articolo 28, dove la libertà di stampa viene disciplinata dal neo stato italiano.

L'articolo è formato da due commi (paragrafi): "La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo." Libertà di stampa, sorvegliata dalla legge che determina i possibili abusi = comma 1 ● La religione ne determina la pubblicazione; di fatto se gli argomenti fossero stati contro ● lo stato della chiesa, questi venivano censurati = comma 2.

Contemporaneamente allo Statuto Albertino, viene stipulato "l'editto sulla stampa"(1848):

  • Stampa comune: Manifesti, romanzi, opuscoli, trattati, dove il principale obbligo era di "deposito", ovvero c'era la necessità di indicare tutte le informazioni come la tipografia, editore, autore, all’autorità giudiziaria (divieto di stampa anonima, garantito dal gerente responsabile, che oggi, con internet è più complicato, viene definito direttore).
  • Stampa periodica: Pubblicazione periodica, come i giornali. Vi era la necessità di comunicare l’inizio delle pubblicazioni alla segretaria di Stato per gli affari interni, il nome della tipografia, dimora dello stampatore, e il nome del proprietario. Inoltre c’era l’obbligo di comunicare il nome del gerente responsabile.

I maggiori reati della stampa sono (limiti impliciti dell’articolo 21):

  • Diffamazione: Ledere la reputazione, di natura privata.
  • Ingiuria: Ledere l'onore, di natura pubblica.

Questi reati venivano poi affidati al magistrato di appello con i giudici del fatto, ovvero una corte popolare, dove si definiva la tipologia di pena, detentiva, pecuniaria o semplicemente la sospensione della pubblicazione.

Gli anni dal 1848 agli antecedenti della Grande Guerra

La stampa era il principale mezzo per la lotta politica, (così come oggi avviene online) e infatti nel 1848 venne pubblicato “il manifesto del partito comunista” di Marx e Engels. Durante il periodo della sinistra storica, dal 1876 al 1896, lo stato italiano percorre un processo di involuzione che interessava anche la stampa, spesso andando contro l’editto della stampa del 1848; negli anni 1859 (istituto della licenza per esercitare l’arte della tipografia), 1865, 1889 (licenza per affissione degli stampati + divieto di esporre disegni contro il buon costume) vennero infatti introdotti numerosi limitazioni di carattere amministrativo. In particolare è necessario ricordare il generale Pelloux, il quale non solo aveva represso una manifestazione, ma fece in modo di attuare la censura, con un decreto dal nome “aggiunte e modificazioni alle leggi di pubblica sicurezza e sulla stampa” che prevedeva un aggravamento delle pene per i reati di stampa, ma il suo decreto legge non venne approvato dalla Corte di Cassazione nel 1900.

Nel 1906 con il governo giolittiano, della sinistra liberale, venne emanato la legge 278, secondo la quale uno stampato poteva venire sequestrato solo a seguito di una sentenza della magistratura (questo principio non vi era nell’editto sulla stampa); secondo questa ottica lo stato italiano poteva dichiararsi garantista nei confronti del cittadino, e non colpevolista. Il sequestro infatti si differenzia dalla censura, perché il primo è garantista e giudicato ex post, ovvero dopo la pubblicazione (dopo il 1906 era necessario attendere la sentenza definitiva di condanna della magistratura, e dopo non è più “appellabile”). La seconda invece è colpevolista ed ex ante dalla pubblicazione; ma il sequestro può avvenire anche prima se ad esempio non vengono rispettate le leggi del deposito o viene violato il buon costume (sequestro preventivo). Vi è anche il concetto di autorizzazione, come ad esempio oggi per la patente di guida dell’articolo 16, la licenza tipografica rientrava proprio in questo concetto.

La Grande Guerra

Durante questo particolare periodo nel 1915 venne emanato la legge n.83, con il divieto di pubblicare stampe di carattere militare; ad esempio la disfatta di Caporetto del 1917 non venne presentata come una sconfitta colossale, e perdita di numerosi soldati, ma la notizia venne ammorbidita; ed i giornali per questo inviavano la bozza alla prefettura per evitare che l’articolo non fosse pubblicato. L’esercizio della legge venne affidato al prefetto, il quale con eventuale violazione poteva procedere al sequestro. Con il fascismo, dal 1922, data della marcia su Roma, la stampa divenne uno dei mezzi più usati dal governo per far passare un’idea di perfezione attorno a Mussolini, di conseguenza non ci potevano essere notizie negative.

Stampa e fascismo in 5 punti

  • Da gerente a direttore: Nel 1923 quando vi era ancora la figura del gerente, si stabilisce che deve ottenere il nulla osta del prefetto (che fa capo al Ministero degli Interni, che a sua volta fa capo a Mussolini) e questo doveva essere della stessa casa editrice e non un magistrato, altrimenti non poteva essere processato. Dal 1925 invece diventa direttore, eletto dalla magistratura e se egli commette dei reati o due diffide in un anno, l’incarico veniva revocato e la testata chiusa. Questa era una delle tecniche principali, adottate dal governo fascista per far chiudere le testate scomode, come l'Unità di Gramsci.
  • Codice penale Rocco 1930: (ancora in vigore con qualche modifica) Nell'articolo 57, il direttore doveva rispondere oggettivamente ai reati di stampa, poiché era più facile così processarlo; oggi è ancora valido con una modifica del 1958, ovvero quando non viene controllato l’articolo, prima di essere pubblicato, “responsabilità per omissione di controllo”. (La responsabilità penale però deve essere soggettiva). Tutto ciò che riguardava i reati di stampa, era ricondotto alla disciplina codicistica.
  • Albo dei giornalisti 1925: (Che si realizzò però nel 1928) In questo modo il governo da una parte controlla dall’altro privilegia...
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 18
Diritto - Appunti Pag. 1 Diritto - Appunti Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto - Appunti Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto - Appunti Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Diritto - Appunti Pag. 16
1 su 18
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurora313 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e dell'informazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Magnani Carlo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community