Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

tutto analoghe a quelle spettanti alla cognizione del giudice ordinario, pur mantenendo la possibilità di

sindacare le modalità di esercizio del potere amministrativo.

Cmq sussistono casi che, pur in presenza di atti dell’amministrazione, la legge afferma esserci la giurisdizione del

giudice ordinario:

• D.lgs. 196/03 art 152 tema di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati

personali: si dispone che tutte le controversie riguardanti l’applicazione della legge sono di competenza del

go, con norma che sembra prefigurare una ipotesi di giurisdizione esclusiva del go, estesa cioè anche alla

cognizione degli interessi legittimi, cui manca riconoscimento costituzionale;

• Materia dell’illeciti depenalizzati, l. 689/81 la quale prevede il potere del giudice civile di annullare in tutto o

in parte l’ordinanza-ingiunzione o di modificarla con scelta che comporterebbe l’attribuzione al go della

cognizione degli interessi legittimi;

• Controversie in tema di rapporto di lavoro presso le pa si prescinde dalla situazione giuridica lesa, sicché il

go può conoscere di posizioni qualificate come interesse legittimo;

• Espulsione amministrativa con riferimento all’immigrazione avverso il decreto prefettizio di espulsione dello

straniero si può presentare ricorso al go;

• Controversie riguardanti il diniego dello status di rifigiato.

Importante richiamare che la corte cost, con sent 204/04 ha <<ridimensionato>> questo ampliamento,

statuendo che la giurisdizione esclusiva può essere introdotta soltanto nelle materie in cui

l’amministrazione agisce come autorità. La corte, escludendo che il legislatore possa superare il criterio del

riparto basato sulla distinzione diritti-interessi, ha individuato il preciso limite che incontra il legislatore nel

delineare le materie devolute alla giurisdizione esclusiva esse devono essere <<particolari>> rispetto a

quelle devolute alla giurisdizione generale di legittimità e, cioè, partecipare della medesima natura

“contrassegnata dalla circostanza che la pa agisce come un’autorità”. Si tratta delle materie che <<in

assenza di tale previsione, contemplerebbero pur sempre, in quanto vi opera la pa-autorità, la giurisdizione

generale di legittimità>>. In tal modo viene anche evitato il conflitto con l’art 111 cost, nel senso che sono

sottratte al vaglio della cassazione soltanto le pronunce che investono diritti soggettivi attinenti a materie

particolari.

In ogni caso, l’ampliamento della giurisdizione esclusiva ha imposto di adeguare il processo e la tutela alle

caratteristiche del diritto soggettivo in questo senso l.205/00 che ha introdotto la tutela sommaria e

l’arbitrato.

c)l’art 113 e l’insidacabilità degli atti politici

Articolo 113: “ Contro gli atti della Pubblica Amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e

degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.2. Tale tutela giurisdizionale non

può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.3. La legge

determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della Pubblica Amministrazione nei casi e con gli

effetti previsti dalla legge stessa”.

Ex art 113, che si occupa espressamente della sindacabilità degli atti della pa indicando il tipo di tutela

garantita nei confronti degli stessi, siffatta tutela “è sempre ammessa” e “non può essere esclusa o limitata

a particolari mezzi di impugnazione per determinate categorie di atti”.

8

La determinazione degli organi (go,ga o speciale) che possono annullare gli atti della pa spetta invece alla

legge, che deve indicarne anche i “casi” e gli “effetti”. I limiti del potere del go fissati dalla legge abolitrice

del contenzioso – ossia il divieto di revocare o modificare l’atto – non sono costituzionalizzati, sicché non è

preclusa alla legge l’attribuzione anche al go di poteri di annullamento di atti amministrativi (operata in

varie occasioni).

Un problema di compatibilità con la norma costituzionale potrebbe sorgere in relazione all’art 7 del cpa che

esclude l’impugnabilità in sede giurisdizionale degli atti emanati dal governo – atti soggettivamente

amministrativi – nell’esercizio del potere politico. Tali atti già prima risultavano sottratti al sindacato del ga

ex art 24 l. 5992/1889 e per il fatto che tali atti non troverebbero altri limiti oltre quelli della cost.

Nb: si ricordi che la tesi dell’insindacabilità dell’atto politico, soprattutto tenendo conto che talora l’atto politico è

stato considerato il risultato dell’esercizio della funzione di indirizzo politico, in origine altro non significava che

l’esclusione della categoria del “politico” dall’amministrazione e dal suo diritto, con la conseguente mancata

estensione a tale atto della disciplina tipica dell’amministrazione e delle relative garanzie.

Ma se l’atto politico è cmq atto della pa, la sua sottrazione al sindacato giurisdizionale sarebbe in conflitto

con il 113 cost, il quale prevede che contro “gli atti della pa” ,e non contro gli atti amministrativi, sia sempre

ammessa la tutela dei diritti e degli interessi legittimi. In realtà, gli atti politici, anche quando emanati dal

governo, e indipendentemente dalla natura sostanziale del potere esercitato, sono sottratti al sindacato

giurisdizionale soltanto perché, data la loro latissima discrezionalità e il carattere libero del loro fine, non

ledono diritti soggettivi o interessi legittimi, i quali sono le sole situazioni cui l’ordinamento assicura tutela

giurisdizionale.

Si consideri che l’impugnabilità degli atti amministrativi è subordinata al loro carattere immediatamente lesivo: gli atti

endoprocedimentali, quelli soggetti a controllo, gli atti confermativi ed esecutivi e generali non sono

“autonomamente” impugnabili per carenza di interesse a ricorrere.

L’art 113 cost, combinato con il 24, riveste altresì un’importanza notevole sotto il profilo della esclusione

della legittimità di norme che limitino i mezzi di tutela. Corte cost ha in particolare censurato le norme che

limitavano in modo irragionevole la possibilità per il giudice di disporre la sospensione cautelare e inoltre la

corte ha introdotto il provvedimento innominato nel processo amministrativo anche se solo con

riferimento alle controversie patrimoniali in materia di pubblico impiego.

Il co 2 dispone che la tutela non possa essere esclusa o limitata per determinate categorie di atti, sicché è

superata la disciplina che precludeva la possibilità di dedurre vizi di legittimità o taluni di essi x certi atti.

d)gli art 101 e 108

La cost sancisce poi l’indipendenza di ogni giudice e quindi anche di quello amministrativo, nonché

l’indipendenza degli <<istituti>> e dei componenti della corte conti e del cds. Mentre l’imparzialità e la

terzietà del giudice concernono la distanza del giudice medesimo dalle parti del giudizio e l’equidistanza

rispetto ai loro interessi, l’indipendenza attiene ai rapporti del giudice con soggetti estranei al rapporto

processuale. Invocando tale principio, la corte cost ha provveduto a eliminare molte giurisdizioni speciali e

ha escluso che l’indipendenza degli ordini giurisdizionali della corte conti e del cds possa risultare lesa dalla

nomina governativa di una parte dei loro magistrati x il cds la corte cost ha affermato che deve cmq

essere accertata l’idoneità dei soggetti prescelti allo svolgimento delle funzioni di consigliere, nonché la

necessità che sia assicurato un tendenziale equilibrio tra i consiglieri di nomina governativa e quelli assunti

mediante concorso. 9

e)gli art 103 e 125

La cost prevede, ma non impone, che <<altri organi di giustizia amministrativa>> (art 103 co 1) vadano ad

affiancare il cds trattasi dei giudici aventi funzioni <<affini>> al cds, o articolati con esso in un unico

plesso giurisdizionale (es:tsap o cgrs).

Ex art 125 cost, sono istituiti nella regione <<organi di giustizia amministrativa di primo grado>>. Se la

disposizione impedisce di configurare i tar come organi di unico grado, non esclude che sia attribuita la

cognizione di controversie in unico grado anche al cds. A livello di legislazione ordinaria, tuttavia, l’art 6 cpa

indica il consiglio come organo di ultimo grado della giurisdizione amministrativa, anche se il codice

medesimo introduce un’eccezione.

L’art 103 cost mantiene inoltre espressamente la giurisdizione della corte dei conti nelle <<materie di

contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge>>: vi è una riserva di giurisdizione per quanto

attiene alla materia della contabilità pubblica,mentre spetta al legislatore individuarne altre eventuali, cosi

come al legislatore è cmq riconosciuta la possibilità di derogare alla giurisdizione della corte conti per

particolari profili nella materia della contabilità pubblica. A tutela del ruolo della corte, si è deciso che, in

sede di pronuncia sull’azione civile esercitata dall’amministrazione nel giudizio penale ove sia imputato un

dipendente, il giudice penale deve limitarsi alla condanna generica dell’imputato, restando riservata alla

corte conti la determinazione del quantum.

f)l’art 102

La cost vieta invece l’istituzione di nuovi giudici speciali, ammettendo soltanto che, presso gli organi

giurisdizionali ordinari, vengano istituite <<sezioni specializzate per determinate materie, con la

partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura>>.

Per quanto attiene alle preesistenti giurisdizioni speciali (diverse dal cds, corte conti e tribunali militari che

non possono in nessun caso essere soppressi), in base alla VI disposizione transitoria e finale della cost esse

avrebbero dovuto essere assoggettate a revisione a opera del leg entro 5 anni dalla entrata in vigore della

costituzione. Era rimessa alla scelta della legge la loro soppressione, trasformazione o conservazione.

g)l’art 111

L’art 111 cost, infine, stabilisce che contro le decisioni del cds e della corte conti è ammesso il ricorso per

cassazione per i soli motivi attinenti alla giurisdizione, mentre per quanto attiene alle sentenze pronunciate

dagli organi giurisdizionali speciali è ammesso il ricorso in cassazione anche x violazione di legge.

La legge cost 2/99 ha modificato l’art 111 introducendo il principio del giusto processo, in forza del quale

<<ogni processo si svolge nel contraddittorio delle parti, in condizione di parità, davanti ad un giudice terzo

e imparziale>>. La legge deve assicurare inoltre la ragionevole durata (la corte cost ha respinto l’idea del

giudizio di ottemperanza come un procedimento “a contraddittorio attenuato”).

Nulla è detto invece nella cost in ordine ai ricorsi amministrativi di conseguenza, il legislatore può anche

non prevedere tali mezzi giustiziali, o vietarne l’esperibilità. D’altro canto, proprio perché la tutela

giurisdizionale è garantita come immancabile dall’art 113 cost, essa è non può essere sostituita dai ricorsi

10

amministrativi. La corte cost ha cmq ritenuto compatibile con la cost il principio di alternatività del ricorso

straordinario in luogo di quello giurisdizionale.

La regola della facoltatività dei ricorsi amministrativi soffre di alcune eccezioni ad es nell’ambito dell’ordinamento

militare dove si prevedeva la previa esperibilità del ricorso gerarchico prima di quello straordinario al pdr o di quello

giurisdizionale. La corte cost ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una serie di norme che prevedevano la

necessità di esperire ricorsi amministrativi prima di poter adire il giudice (ordinario) mentre l’obbligatorietà del previo

ricorso permane in alcune ipotesi, ad esempio nell’ambito sportivo, subordinando l’esperibilità dell’azione

giurisdizionale all’esaurimento dei gradi.

ADR alternative dispute resolution

Più in generale, l’ordinamento introduce talora meccanismi di risoluzione non giurisdizionale delle controversie

insorte tra pvt o con l’amministrazione, talora in via preventiva, in altri casi con riferimento a contenziosi già sorti es:

istituzione presso camere di commercio di sportelli di conciliazione con il compito di risolvere controversie tra

consumatori e prestatori d’opera e piccoli artigiani.

In sintesi, può osservarsi che la costituzione espressamente contempla, garantisce e disciplina la

giurisdizione del giudice ordinario (art 102), quelle del giudice amministrativo (art 103) e dei giudici speciali,

mentre nulla dice del mezzo di tutela costituito dai ricorsi amministrativi proponibili davanti alla stessa

amministrazione.

h)l’art 117

Un riferimento alla giustizia amministrativa è contenuto nell’art 117 co2 lett l che ne attribuisce la disciplina

alla potestà esclusiva dello stato. Importanti principi relativi alla giustizia amministrativa sono infine

contenuti in alcune fonti sovranazionali art 6 convenzione europea dei diritti dell’uomo che riconosce il

diritto ad un processo equo.

L’evoluzione successiva all’entrata in vigore della costituzione

L’adeguamento della normativa al disegno della cost non è stato immediato e non è avvenuto in modo

lineare. In particolare, il leg non ha provveduto alla revisione delle preesistenti giurisdizioni speciali in 5

anni, termine interpretato dalla corte cost come termine la cui scadenza avrebbe prodotto la caducazione.

Dell’eliminazione di molte di esse si è di conseguenza dovuta far carico la corte cost stessa, la quale ha

censurato la mancata indipendenza di svariati organi giurisdizionali fino ad allora sopravvissuti

(es:ministero della marina militare in veste di giudice sull’indennità di requisizione di navi, consigli di

prefettura ..).

Il vuoto di giurisdizione aperto dalla corte non è tuttavia stato tempestivamente colmato dal leg, il quale talvolta è

intervenuto ponendo una disciplina successivamente ancora censurata dalla corte cost. Sono stati cmq conservati gli

organi di giurisdizione speciale previsti nell’ambito degli ordini professionali e le commissioni tributarie.

L’istituzione dei Tar

Dopo la soppressione delle giunte provinciali amministrative (corte cost n 30/1967), con l. 1034/1971

furono istituiti i Tribunali amministrativi regionali ex art 125cost. A seguito di tale riforma, il cds si

configura oggi come giudice di 2°grado (ad eccezione del caso in cui il sia esperito un ricorso per

l’ottemperanza di una decisione del cds stesso che abbia riformato la decisione del tar). La duplicità di

grado nel giudizio amministrativo si è pertanto realizzata per sovrapposizione di un giudice di primo grado

11

al giudice preesistente (cds), invertendo cosi la consequenzialità logica che imporrebbe l’istituzione

successiva del giudice di secondo grado.

La scelta del leg non era imposta dalla cost e rappresentava forse addirittura una forzatura dell’art 125 cost tale

norma infatti collocata nel titolo delle regioni, poteva sembrare implicare che gli istituendi organi periferici dovessero

avere competenza soltanto x le controversie relative agli atti delle regioni, degli enti infraregionali e degli organi statali

periferici, ad eccezione degli atti degli organi centrali dello stato.

La l. 1034/1971 ha scelto una via diversa, generalizzando il doppio grado di giurisdizione per tutte le materie di

spettanza del ga: essa, x altro verso, ha esteso le materie di giurisdizione esclusiva, ha riconosciuto il potere del

giudice di condannare l’amministrazione al pagamento di somme di denaro ed ha eliminato la definitività dell’atto

quale condizione del ricorso giurisdizionale. Al riguardo va ricordato che il dpr 1199/1971, il quale ha riordinato e

semplificato la materia dei ricorsi amministrativi, ha confermato la possibilità di ricorrere in via giurisdizionale avverso

atti non definitivi. La l. 1034/71 non è scevra da lacune: manca una sufficiente coordinazione con le disposizioni

preesistenti relative al processo che si svolge dinnanzi al consiglio di stato, sicché il processo si svolge con regole

diverse in primo e secondo grado.

L’evoluzione successiva all’istituzione dei tar

Per quanto riguarda le innovazioni successive, deve essere ricordato il dpr 214/1973, contenente il

regolamento di esecuzione della legge istitutiva dei tar e la l. 186/1982 che ha disciplinato la composizione

delle sezioni del cds e dei tar e soprattutto ha integrato nell’unica <<magistratura amministrativa>> i

magistrati dei tar e del cds. Con il dpr 426/1984 è stato istituito il tar del trentino alto adige che gode di un

particolare ordinamento.

Per quanto riguarda la corte conti, con d.l. 453/1993 convertito nella l. 19/94 ne sono state istituite le

sezioni regionali. Il d.lgs. 165/2001 ha poi sottratto all’ambito della giurisdizione esclusiva molte,ma non

tutte, (quindi in materia rimane concorrenza delle due giurisdizioni) controversie in tema di pubblico

impiego.

Il d.lgs. 80/98 ha invece esteso la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo alle materie dei servizi

pubblici, dell’edilizia e dell’urbanistica.

La legge 205/2000 ha riprodotto le norme del d.lgs. 80/98 censurate dalla corte cost, aggiungendo altri

ambiti di giurisdizione esclusiva e ha pure introdotto rilevanti modificazioni relative al processo

amministrativo.

Corte cost n° 24/2004 ha successivamente ridimensionato l’area della giurisdizione esclusiva, individuando i

già richiamati limiti che incontra il legislatore nel delineare le relative materie; corte cost n° 77/2007, anche

a fronte della difficoltà che i cittadini possono incontrare nell’individuare il giudice munito di giurisdizione,

ha inteso garantire una risposta sul merito dell’azione, introducendo, nella prospettiva dell’unità

complessiva della giurisdizione e della effettività della tutela, che non può venire vanificata dalla pluralità

dei giudici, il meccanismo della transaltio iudicii volto a consentire al pvt la conservazione degli effetti della

domanda proposta dinnanzi ad un giudice poi dichiarato privo di giurisdizione (art 59 l.69/09).

La giurisdizione e i suoi limiti: in particolare la ripartizione della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice

amministrativo

La funzione giurisdizionale è l’unica funzione che appartiene esclusivamente allo stato: mentre infatti la

funzione normativa e quella amministrativa sono riconosciute anche ad altri soggetti dell’ordinamento

12

(regioni e enti locali), spetta soltanto allo stato la possibilità di applicare il diritto al caso concreto al fine di

risolvere una controversia con una decisione idonea ad acquistare efficacia di giudicato.

La giurisdizione è attuazione della legge di conseguenza, essa si estende fin dove sussiste soggezione alla

legge. La relativa questione può essere rilevata d’ufficio la giurisdizione fa parte dei presupposti

processuali e, cioè, di quei presupposti che devono essere delibati dal ga prima di poter scendere all’esame

del merito della domanda.

Limiti esterni e interni alla giurisdizione

La legge attribuisce la giurisdizione a soggetti dell’ordinamento (organi della magistratura), individuando

contestualmente i limiti del relativo potere: trattasi di limiti esterni, nel senso che al di là di essi non

sussiste nessun giudice dell’ordinamento che abbia giurisdizione, dall’altro di limiti interni e cioè, operanti

nell’ambito della sfera di giurisdizione spettante a vari organi del medesimo ordinamento.

Limiti esterni il superamento di questi limiti può condurre al’invasione di un ambito in cui non vi è

giurisdizione in quanto manca la soggezione alla legge (es:merito); Il superamento dei limiti esterni

determina un difetto assoluto di giurisdizione.

Limiti interni la questione attiene all’individuazione di criteri di distribuzione della potestà di risolvere le

controversie tra i vari giudici dell’ordinamento; il superamento di questi limiti comporta un difetto relativo

di giurisdizione allorché la giurisdizione cmq sussista, ma sorga il conflitto in ordine alla appartenenza della

controversia fra ordini giurisdizionali diversi, si profila una <<questione di competenza>>.

Il problema del limite interno di giurisdizione e, più in particolare, la questione dell’individuazione del criterio di

riparto tra giurisdizione del ga e giurisdizione del go era già stato affrontato nei capitoli precedenti ricordando che la

giurisprudenza utilizza la formula “cattivo uso del potere – carenza di potere” per riconoscere nel primo caso la

giurisdizione del ga, nel secondo quella del go, salvo le ipotesi di giurisdizione esclusiva in cui l’individuazione del

giudice spetta al legislatore.

Elementi dell’azione: il petitum e la causa petendi

Gli elementi dell’azione concretamente esercitata nel processo sono il petitum è l’oggetto dell’azione e,

di solito, consiste nella domanda di annullamento e la causa petendi è il titolo sul quale si fonda l’azione.

Il riferimento a tali elementi è rilevante anche in vista dell’identificazione di un criterio per distinguere la

giurisdizione del go da quella del ga.

Evoluzione del sistema di riparto .

L’evoluzione non è stata né lineare né semplice

Subito dopo l’istituzione della iv sez cds, la stessa sez propose di operare il riparto tra le giurisdizioni secondo il criterio

del petitum in forza di esso il ga avrebbe avuto giurisdizione ove si fosse chiesto l’annullamento dell’atto,

prescindendo dal tipo di norme violate, mentre il go avrebbe dovuto decidere le controversie allorché si fosse chiesta

una sentenza di condanna o dichiarativa MA questo criterio fu rifiutato dalla cassazione con la sentenza del

24/07/1891 (caso Laurens) e 24/06/1897 (caso Trezza), ove si affermò che il riparto deve essere operato avendo come

riferimento la natura della situazione giuridica dedotta in giudizio (diritto soggettivo o interesse legittimo).

Il concordato del 1930: petitum sostanziale

Nel periodo 1927-1929 tra la IV e la V sezione si manifestò un contrasto, in quanto la sezione IV impiegò ancora il

criterio del petitum aprendo la via alla cd doppia tutela, nel senso che il pvt poteva rivolgersi al go o al ga a seconda

13

che chiedesse il risarcimento del danno o l’annullamento dell’atto. La cassazione e il cds <<concordarono>>

(concordato 1930) che il criterio decisivo fosse costituito dalla natura intrinseca della controversia, sicché ci si può

rivolgere al ga solo se la pretesa riguarda interessi legittimi (criterio del petitum sostanziale): restando ininfluenti le

formule giuridiche utilizzate dall’attore e le richieste rivolte al giudice adito, assume rilievo la causa petendi e quindi

l’effettiva natura della situazione giuridica soggettiva dedotta.

Carenza di potere e cattivo uso del potere

A partire dalla sentenza delle su della cassazione n 1657/1949, riconosciuta la rilevanza della causa petendi

ai fini del riparto, la giuris si è impegnata a definire una regola per decidere quando si sia in presenza della

lesione di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo, individuato sulla base della contrapposizione tra

carenza di potere e cattivo esercizio del potere: sempre in base alla prospettazione della parte, se si

contesta l’esistenza del potere si è in presenza di diritti soggettivi; ove si lamenti un cattivo uso del potere

si fa valere un interesse legittimo.

Se tale criterio rimane in linea di principio ancora valido, deve essere richiamato l’allargamento del limite

interno che appunto divide tra giurisdizione amministrativa e giurisdizione ordinaria operato dalla

legislazione attraverso l’estensione dei casi di giurisdizione esclusiva. Secondo alcune decisioni della

cassazione, sussisterebbe la giurisdizione del giudice ordinario in ordine ai cd diritti incomprimibili ma la

corte cost ha chiarito che non esiste alcun principio o norma nel nostro ordinamento che riservi al solo

giudice ordinario la tutela dei diritti costituzionalmente protetti.

La carenza di potere in concreto

Si verifica carenza di potere in concreto allorché l’amministrazione agisca in una situazione in cui difettino

uno o più fatti stabiliti dalla legge (norma di relazione) come presupposti per l’esistenza di concreto del

potere: paradigmatica è l’ipotesi del provvedimento di esproprio emanato quando sia spirato il termine

fissato dalla dichiarazione di pubblica utilità. È discusso se, quando vi sia giurisdizione esclusiva, delle

relative controversie (che coinvolgono diritti e vedono l’amministrazione agire con un minimo di autorità) si

debba occupare il giudice amministrativo, posto che la giurisdizione esclusiva si giustifica appunto per la

presenza di un potere e x la sussistenza di diritti risp positiva.

Conflitti di attribuzione, conflitti di giurisdizione e verifica della giurisdizione: profili storici

Nel nostro ordinamento sussistono due ordini giurisdizionali – amministrativo e ordinario – competenti a

conoscere di controversie che riguardano la pa.

Tra questi ordini giurisdizionali possono così sorgere conflitti in ordine alla spettanza del potere di giudicare

le controversie cui si è fatto cenno. La soluzione di tali conflitti implica una verifica della giurisdizione e cioè

un riscontro circa l’effettiva sussistenza o insussistenza della potestà, spettante ad un giudice, di giudicare

una controversia. Tale verifica può essere effettuata anche al di fuori di questo contesto, in quanto

sussistono strumenti processuali di verifica della giurisdizione che non presuppongono l’esistenza di un

conflitto.

I conflitti tra organi

I conflitti possono essere di:

• Conflitti di attribuzione allorché sorgano tra soggetti dotati di una sfera di competenza

costituzionalmente riservata; soluzione fornita dalla corte costituzionale;

14

• Conflitti di giurisdizione se riguardano organi appartenenti a diversi ordini giurisdizionali; soluzione:

cassazione a su;

• Conflitti di <<competenza>> (amministrativi o giurisdizionali) nell’ipotesi in cui sorgano tra organi

appartenenti allo stesso soggetto o allo stesso complesso giurisdizionale; soluzione dei conflitti

amministrativi spetta all’organo sovraordinato (nel caso di conflitti tra ministri cdm), mentre per quanto

attiene ai conflitti giurisdizionali, la loro risoluzione è affidata alla cassazione a sezioni semplici o, nell’ipotesi

di giudice speciali, a quello di grado più elevato; ai nostri fini rileva in particolare la disciplina dettata in ordine

ai conflitti che riguardino la competenza territoriale dei tar e a quelli che possono sorgere tra cds e tar o tra

tar – cds e tar – cdga Sicilia.

I conflitti di giurisdizione e di attribuzione

In questo contesto sono importanti sia i conflitti di giurisdizione che quelli di attribuzione questi ultimi

possono involgere pure questioni di giurisdizione. Ciò accade quando sorgono in un giudizio di cui sia parte

una pa e attengono alla spettanza al giudice della potestà di conoscere di questioni che involgono la pa

stessa. La loro soluzione spetta alla cassazione.

Tappe principali in tema di conflitti

L. 3780/1859 devolveva la competenza a risolvere i conflitti al re, previo parere del cds. Nel 1865, a seguito

dell’abolizione del contenzioso amministrativo, il sistema rimase in vigore nella parte concernente i conflitti tra

giurisdizione ordinaria e amministrazione, ossia il contrasto in ordine alla appartenenza di una determinata

controversia all’ambito riservato alla pa o alla sfera della tutela giurisdizionale, considerate quasi come soggetti aventi

sfere di potere omogenei. La competenza a risolvere il conflitto fu attribuita al cds, il quale risolveva anche i conflitti di

giurisdizione positivi e negativi tra tribunali ordinari e giurisdizioni speciali.

L. 3761/1877 la competenza a risolvere i conflitti fu attribuita alla cassazione romana su. In tal modo si sottraeva al cds

la possibilità di decidere in ordine alla spettanza al giudice del potere di conoscere le controversie di cui si affermasse

l’appartenenza esclusiva all’amministrazione. La legge aveva previsto che l’amministrazione, ma non le parti, qualora

ritenesse l’incompetenza dell’autorità giudiziaria ordinaria, potesse promuovere direttamente la decisione della

cassazione, introducendo la possibilità per il prefetto di elevare un conflitto virtuale in ogni stato del processo e finché

la causa non fosse decisa in primo grado.

L’istituzione della iv sez non cambia le cose perché alla giurisdizione continuava ad opporsi l’autorità amministrativa

compreso anche il cds. Quando si riconobbe natura giurisdizionale alla sezione si propose il problema del sindacato del

limite esterno della giurisdizione di un ga in precedenza considerato come omogeneo all’amministrazione, in relazione

cioè alla sfera della pa. (cost si occupa anche dei conflitti di attribuzioni tra poteri dello stato o con le regioni).

Va richiamata la difficoltà di operare una detta distinzione tra conflitti di attribuzione risolti dalla corte cost

e conflitti di giurisdizione risolti dalla cassazione: si pensi al conflitto tra il potere amministrativo e il potere

giurisdizionale che involga anche questioni di giurisdizione, come nell’ipotesi in cui l’amministrazione,

evocata in giudizio, affermi di essere immune da qualsiasi sindacato giurisdizionale.

L’art 37 l. 87/53 afferma che restano ferme le norme vigenti e cioè quelle che affidano la risoluzione di tale conflitto

alla cassazione. Il conflitto di attribuzione sorgerebbe allorché il potere giurisdizionale sia una delle parti del conflitto,

mentre nelle ipotesi in cui la questione riguardi la spettanza del potere del giudice di conoscere una controversia in cui

parte sia un organo del potere amministrativo, il relativo conflitto deve essere risolto dalla cassazione, xchè il giudice

rimane tale e non diviene parte.

La linea distintiva andrebbe ricercata nel fatto che, nel caso di conflitto di attribuzione, il conflitto tra poteri

non si esaurisce all’interno del singolo processo, ma si riferisce alla contestata possibilità per uno dei poteri

15

di esercitare attribuzioni costituzionalmente riconosciute, come accade nell’ipotesi in cui un giudice, con

provvedimento di urgenza, abbia invaso la competenza del governo adottando un atto dal contenuto

sostanzialmente amministrativo, o nel caso di conflitto tra autorità giudiziaria e commissione parlamentare

inquirente.

L. 87/53 corte costituzionale risolve i conflitti tra poteri, di cui all’art 134 cost che insorgano tra organi “competenti

a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono x la delimitazione della sfera di attribuzioni

determinata per i vari poteri dalle norme costituzionali”. La distinzione manifesta una concezione monolitica del

potere, successivamente stemperata. Il numero e la natura dei conflitti di attribuzione tra poteri consentono di

misurare l’effettiva realizzazione del principio di pluralismo istituzionale e della divisione dei poteri. La disciplina

processuale rispecchia la difficoltà di definire i contorni della controversia tra i poteri dello stato, che molto spesso

concerne conflitti in senso lato politivi. Non è previsto un termine x la presentazione del ricorso che, dopo il deposito

in cancelleria della corte cost, viene esaminato dalla corte stessa in camera di consiglio per un preventivo giudizio di

ammissibilità; l’individuazione dei contro interessati è rimessa alla corte cost. Il giudizio di ammissibilità si conclude

con una ordinanza che, se decide nel senso dell’esistenza di un conflitto la cui soluzione è di competenza della corte,

dispone la notifica agli enti interessati a cura del ricorrente, che deve avvenire entro il termine fissato dalla corte;

entro 20 gg dall’ultima notificazione il ricorrente deve costituirsi depositando nella cancelleria della corte copia del

ricorso+ prova notificazioni. I contro interessati hanno diritto di costituirsi, sia personalmente sia mediante avvocato

nello stesso termine del deposito del ricorso. La corte risolve il conflitto dichiarando il potere al quale spettano le

attribuzioni in contestazione e annulla l’atto emanato dall’altro potere, sempre che sussista.

In ordine ai conflitti tra stato e regioni e tra regioni, la disciplina processuale prevede un termine perentorio per la

notificazione del ricorso e la necessità di notificare il ricorso all’ente contro interessato. Il termine x proporre il ricorso

è di 60gg dalla notificazione o pubblicazione o avvenuta conoscenza dell’atto lesivo; il ricorso insieme alla prova delle

notifiche e alla procura speciale deve essere depositato nella cancelleria della corte entro 20gg dall’ultima

notificazione; entro 20gg dalla notifica l’ente resistente può costituirsi mediante deposito di procura speciale e di

eventuali deduzioni scritte e documenti; la corte dispone di poteri cautelari.

Nel caso di conflitto tra regioni, la notifica del ricorso deve essere fatta pure al pres cdm. La corte, che può emanare

pronunce di inammissibilità per carenza di presupposti o x inosservanza di regole procedurali, di cessazione della

materia del contendere o di estinzione del giudizio x rinuncia accettata dalla controparte, decide accertando il

rapporto tra le due sfere di attribuzioni ed eventualmente annullando l’atto invasivo. L’evoluzione del conflitto tra

stato e regioni e tra le regioni riflette l’assetto dei loro rapporti che, dal modello della separazione, va avvicinandosi a

quello della collaborazione, o dell’interferenza sicché gli atti viziati per invasione di competenza non sono solo quelli

emanati nell’esercizio di una competenza di cui è titolare l’altro ente, ma anche quelli che derivano dall’esercizio di

poteri propri, magari xchè interferiscono e rendono + difficile l’esercizio delle funzioni dell’altro ente.

Gli strumenti di verifica della giurisdizione

La situazione attuale è caratterizzata dalla presenza di molteplici strumenti di verifica della giurisdizione: al

loro interno, il sistema di risoluzione dei conflitti ha una posizione marginale. Le disposizioni sui conflitti,

caratterizzate dalla attribuzione alla cassazione di risolverli, costituiscono una sorta di innesto in seno al

cpc.

Schema della disciplina della verifica della giurisdizione:

a. Il difetto di giurisdizione del <<giudice ordinario nei confronti della pa o dei giudici speciali>> può

essere proposto in qualunque stato e grado del processo ed è rilevabile anche d’ufficio (art 37cpc; il

giudice deve pronunciarsi anche in positivo, indicando, se esiste, il giudice dotato di giurisdizione);

16

Per quanto riguarda il giudice amministrativo, art 9 cpa, dispone che il difetto di giurisdizione è rilevato in

primo grado anche d’ufficio; nei giudizi di impugnazione, invece, esso è rilevato se dedotto con specifico

motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla

giurisdizione. In sostanza, in assenza di impugnazione, il giudice deve “trattenere” la giurisdizione in appello

(ancorché essa non spetti a quel giudice); vengono cosi scongiurati i rischi che la questione emerga in un

momento molto distante dall’inizio della controversia, rischio grave soprattutto nei casi in cui il difetto di

giurisdizione derivi da decisioni della consulta sopravvenute.

Un deciso ridimensionamento del contenuto dell’art 37 cpc era stato operato dalla cassazione su n

24883/2008 (mentre il cds, anche se a livello di obiter, aveva in passato ribadito la possibilità di rilevare

d’ufficio il difetto di giurisdizione in appello). Sul presupposto che qualsiasi decisione nel merito implica la

preventiva verifica della potestas iudicandi, la suprema corte ha proposto una lettura in “senso restrittivo e

residuale” dell’art 37 cpc, affermando che, se le parti non impugnano la sentenza, o la impugnano, ma non

eccepiscono il difetto di giurisdizione, pongono in essere un comportamento incompatibile con la volontà di

eccepire tale difetto, e quindi, si verifica il fenomeno dell’acquiescenza per incompatibilità con le

conseguenti preclusioni sancite dal 329 cpc e 324 si forma il giudicato implicito sulla giurisdizione. La

suprema corte invoca un dovere di lealtà delle parti, sia ragioni di economia processuale e aggiunge che la

norma dell’art 37 cpc riacquista la sua massima portata soltanto quando il tenore della decisione sia tale da

escludere qualsiasi forma di implicita delibazione sulla giurisdizione. Non è chiaro se si applichi anche al

regime di istanza cautelare ove il cds può sempre rilevare d’ufficio l’incompetenza sicché parrebbe che

analoga deroga dovrebbe valere x le questioni di giurisdizione.

Translatio iudicii e trasmigrazione dei giudizi

L’incertezza sull’individuazione del giudice dotato di giurisdizione rischia di danneggiare il pvt, tenendo

conto che l’ordinamento non prevedeva un meccanismo espresso che consenta di conservare gli effetti

della domanda proposta dinnanzi ad un giudice che si è poi rivelato privo di giurisdizione. Es: domanda

possessoria proposta dinnanzi al go che si dichiari privo di giurisdizione e alla decadenza maturata nelle

more della riproposizione dell’azione dinnanzi al giudice amministrativo. Il meccanismo che evita la

definizione solo in rito del processo – garantendo al cittadino una risposta sul merito dell’azione – è la

translatio iudicii che, tuttavia, fino al 2007 operava solo nel caso della competenza. Dopo una pronuncia

della corte cost n 77/07, il legislatore si è fatto carico di disciplinare i casi di trasmissione del processo (e

sancire il superamento dell’incomunicabilità tra giudici).

Ex art 59 l.69/09 il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile o tributaria o di giudici speciali,

dichiara il proprio difetto di giurisdizione indica altresì, se esistente, il giudice nazionale munito di

giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione della cassazione a su, in sede di ricorso o di regolamento di

giurisdizione, è vincolante per ogni giudice e per le parti anche in altro processo. Entro il termine perentorio

di 3 mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia la parte può riproporre la domanda al giudice indicato.

In questo caso, le parti restano vincolate a tale indicazione e sono automaticamente fatti salvi gli effetti

sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il giudice di cui è stata dichiarata la

giurisdizione fosse stato adito fin dall’instaurazione del primo giudizio, fermo restando le preclusioni e le

decadenze intervenute. Non è chiaro se la norma si riferisse alle decadenze intervenute nel processo che ha

dato origine alla declinatoria ovvero anche al termine di decadenza, di 60gg, per impugnare l’atto: cosi

opinando difficilmente si potrebbe ipotizzare una trasmigrazione del giudizio civile a quello amministrativo,

posto che, di norma, il termine non è osservato al momento in cui è stata iniziata l’azione davanti al go. Le

prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate come

17

argomenti di prova (nulla si dice x le misure cautelari). L’inosservanza dei termini fissati per la

riproposizione comporta l’estinzione del processo, che è dichiarata anche d’ufficio alla prima udienza, e

impedisce la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda (poiché parla di estinzione,

la norma conferma che siamo in presenza di una translatio in senso proprio – la quale comporta la

prosecuzione dello stesso rapporto processuale atteso che il processo che si estingue non può che essere il

primo; esso dunque non si è chiuso ma, se riproposto, prosegue). La domanda si ripropone con “le modalità

e secondo le forme previste per il giudizio davanti al giudice adito in relazione al rito applicabile”. Il giudice

davanti al quale la causa è stata riproposta può sollevare d’ufficio, con ordinanza, la questione davanti alle

su della cassazione, ma solo fino alla prima udienza fissata per la trattazione del merito.

L’art 11 cpa si occupa del problema con specifico riferimento al ga (mentre l’art 59 cit concerne tutti i

giudici e va considerato abrogato in relazione alle fattispecie ora regolate dall’art 11cpa). Invero si potrebbe

contestare che, con tale disposizione, venga disciplinato un caso di vera “trasmigrazione”: la norma infatti

parla di “riproposizione” del processo e non di riassunzione.

Essa ribadisce che, quando declina la propria giurisdizione, il ga indica, se esistente, il giudice nazionale che

ne è fornito. Il co 2 dell’art 11 aggiunge che, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono

fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto dinnanzi al giudice

indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di 3 mesi dal suo passaggio

in giudicato.

La norma non sembra subordinare la riproposizione al fatto che la decisione abbia acquisito autorità di cosa

giudicata: parallelamente alla riproposizione del processo potrebbe però essere proposto appello.

Analoga regola viene fissata con riferimento al caso in cui le sezioni unite della cassazione, investite della

questione di giurisdizione, attribuiscano quest’ultima al ga – ma il giudizio va riproposto nel termine di 3

mesi dalla pubblicazione della decisione delle su e non dal passaggio in giudicato.

Alla luce delle possibili decadenze e preclusioni nel frattempo intervenute è di rilievo la disposizione

secondo cui nei giudizi riproposti il giudice ad quem può concedere la rimessione in termini per errore

scusabile ove ne ricorrano i presupposti.

Evidentemente altro è proporre l’azione al giudice civile, altro è rivolgersi al giudice amministrativo (dopo

una declinatoria di giurisdizione) x ovviare al problema, la parte potrebbe articolare in via subordinata o

graduata varie domande (già ipotizzando la trasmigrazione con aggravamento dell’attività difensiva) o che

venga utilizzato l’istituto dell’emendatio dell’azione.

Con riferimento alla trasmigrazione vs il ga, il co 3 art 11 precisa che quando il giudizio è tempestivamente

riproposto davanti a tale giudice, esso, alla prima udienza, può sollevare anche d’ufficio il conflitto di

giurisdizione vi è una restrizione del potere del giudice di rilevare d’ufficio la questione, che opera ove

non vi sia stata una previa pronuncia declaratoria di giurisdizione.

La norma si occupa della sorte delle prove e delle misure cautelari che dovrebbero tendenzialmente

sopravvivere ma invece si dispone che nel giudizio riproposto davanti al ga, le prove raccolte nel processo

davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate soltanto come argomenti di prova. Le

misure cautelari sopravvivono per un certo periodo dopo che il giudice ha declinato la giurisdizione esse

perdono efficacia 30gg dopo la pubblicazione del provvedimento che dichiara il difetto di giurisdizione del

giudice che le ha emanate. Le parti possono però riproporre le domande cautelari al giudice munito di

giurisdizione. 18

b. Intervenuta una pronuncia espressa sono poi proponibili, anche sotto il profilo della giurisdizione,

le impugnazioni previste per quel tipo di sentenza. Con riferimento al ga, ove la questione di

giurisdizione rientri tra i motivi di appello, il giudice d’appello, nell’ipotesi in cui riconosca il difetto

di giurisdizione affermata dal tar, indica, se esistente, il giudice nazionale che ne è fornito (anche

nel silenzio della norma pare che il giudice debba annullare la sentenza di primo grado); allorché

affermi la giurisdizione negata dal giudice di 1°grado, annullerà la decisione con rinvio al giudice di

primo grado; infine nel caso in cui ritenga legittima la statuizione del tar in punto di giurisdizione,

confermerà la sentenza e all’appellante soccombente non resterà che proporre ricorso alle su della

cassazione.

c. È previsto inoltre il regolamento preventivo di giurisdizione è disciplinato dall’art 10 cpa, che

richiama il 41 cpc, ai sensi del quale <<Finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado,

ciascuna parte può chiedere alle sezioni unite della Corte di cassazione che risolvano le questioni di

giurisdizione .. >> + l’art 10 aggiunge che nel giudizio sospeso possono essere chieste misure

cautelari, ma il giudice non può disporle se non ritiene sussistente la propria giurisdizione. Trattasi

di un mezzo di natura non impugnatoria relativo a un caso di conflitto virtuale di giurisdizione,

atteso che sulla giurisdizione non si è ancora pronunciato alcun giudice. Enfatizzando questo

aspetto, la cassazione ritiene che qualsiasi decisione emanata dal giudice presso il quale il processo

è radicato, si attinente al merito sia a questioni inerenti ai presupposti processuali, precluda la

proponibilità del regolamento di giurisdizione (diversa è la fattispecie dell’art 11 co 3 cpa relativo

alla riproposizione del giudizio dinnanzi al giudice indicato da quello che ha declinato la propria

giurisdizione: nel giudizio tempestivamente riproposto davanti al ga, quest’ultimo, non oltre la

prima udienza, può sollevare anche d’ufficio il conflitto di giurisdizione).

d. In ogni stato e grado del processo, l’amministrazione che non sia parte in causa, in base all’art 41 co

2 cpc, può chiedere alle su cassazione che sia dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice

ordinario a causa dei poteri attribuiti dalla legge all’amministrazione, finché la giurisdizione non sia

stata affermata con sentenza passata in giudicato.

Trattasi di un caso di conflitto virtuale di attribuzioni che involge una questione di giurisdizione tra giudice e pa. Il

prefetto, organo amministrativo competente, con decreto motivato da notificare alle parti e al pm, eleva il conflitto; il

giudizio viene sospeso dal capo dell’ufficio giudiziario dinnanzi al quale pende il processo su istanza del pm, che è

tenuto a notificare alle parti il decreto di sospensione entro 10gg; se nessuna delle parti in casa provvede entro 30gg

dalla notificazione del decreto a presentare il ricorso alla cassazione per il regolamento del conflitto, il processo si

estingue.

e. È ammesso il ricorso per cassazione avverso le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico

grado dal giudice ordinario ex art 360 cpc x motivi attinenti alla giurisdizione.

f. È previsto il ricorso per cassazione avverso le sentenze di un giudice speciale in unico grado o in

grado di appello ex art 362 co 1 cpc per <<motivi attinenti alla giurisdizione>>. Con riferimento alle

sentenze del cds è ribadito dall’art 110 cpa.

g. È infine ammesso il ricorso per cassazione <<in ogni tempo>> in caso di conflitti reali positivi e

negativi tra giudici speciali, o tra questi e il go art 362 co 2 cpc.

Nb: l’art 362 co 2 cpc rimettendone la soluzione alle su della cassazione, si occupa anche dei conflitti reali negativi di

attribuzione tra pa e go: in realtà la dottrina osserva che non vi sarebbe in questo caso alcun conflitto, bensì accordo

completo tra giudice e amministrazione, atteso che entrambi i poteri si rifiutano di conoscere l’istanza del cittadino. È

19

possibile cmq trovare un senso alla norma avendo come riferimento l’attività contenziosa dell’amministrazione e,

cioè, quella con cui il soggetto pubblico decide ricorsi amministrativi: il giudice, declinando la propria giurisdizione,

potrebbe ritenere che essa spetti all’autorità amministrativa contenziosa, cosi come l’autorità amministrativa in sede

contenziosa potrebbe riconoscere la competenza del giudice ordinario.

Le questioni di giurisdizione attengono, secondo la cassazione, all’invasione della sfera dell’altrui

giurisdizione (superamento del limite interno di giurisdizione) e all’eccesso di potere giurisdizionale

(sconfinamento nella sfera dei poteri spettanti a organi amministrativi, legislativi o costituzionali).

Nell’ultima ipotesi rientra anche il superamento del limite esterno di giurisdizione si realizza quando un giudice

sindaca ambiti coperti da riserva di amministrazione. È configurato dalla giuris come autonomo motivo inerente alla

giurisdizione l’esercizio della giurisdizione di merito al di fuori dei casi in cui essa è tassativamente prevista. Viene

talora prospettata come autonoma questione di giurisdizione relativa al superamento del limite esterno di

giurisdizione anche l’improponibilità assoluta della domanda, e, cioè, la questione dell’insussistenza in astratto di una

situazione tutelata in capo al ricorrente. Il discrimine tra domanda in concreto inammissibile e domanda in astratto

improponibile è di difficile individuazione rischio di far decidere alla cassazione il merito della causa, addirittura

saltando il giudizio del ga in virtù dell’impiego del regolamento preventivo di giurisdizione che può essere esperito

soltanto nel corso del giudizio di primo grado. Invece, viene considerata come questione di giurisdizione anche

l’irregolare composizione dell’organo giudicante.

Giurisdizione e “pregiudizialità”

Pure nei termini “questione di giurisdizione” (e superamento dei limiti esterni di giurisdizione) è stata discutibilmente

configurata la cd regola della pregiudizialità relativa al tema del risarcimento del danno dalla cassazione. Tale regola

era seguita dal cds (in sostanza essa impone che la pretesa risarcitoria possa essere azionata solo a condizione che sia

stato chiesto l’annullamento dell’atto). Secondo la suprema corte, invece, il ga deve esercitare la giurisdizione

relativamente alla tutela risarcitoria anche ove la relativa pretesa, “prescindendo dalle regole proprie

dell’impugnazione dell’atto”, sia azionata autonomamente rispetto alla previa impugnazione dell’atto medesimo.

Il cpa supera il problema della pregiudizialità, atteso che ammette espressamente la possibilità dell’esercizio

autonomo dell’azione risarcitoria, seppur con rilevanti limitazioni; per altro verso, all’art 7 il codice chiarisce che sono

attribuite alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le controversie relative ad atti o

provvedimenti o omissioni delle pa, comprese quelle relative al risarcimento del danno per lesione di interessi

legittimi e gli altri diritti patrimoniali consequenziali, soggiungendo che la giurisdizione si estende alle controversie

risarcitorie “pur se introdotte in via autonoma”. In altri termini la questione di giurisdizione non è più condizionata dal

rito mediante il quale la pretesa risarcitoria è azionata. In ogni caso, non vi è spazio per la giurisdizione di un altro

giudice con riferimento a tali controversie.

Il giudice ordinario e la pa: la disciplina di cui alla l. 2248/1865, all E

I giudici ordinari sono costituiti dal complesso giurisdizionale disciplinato con rd 12/1941, <<Ordinamento

giudiziario>>, comprendente il giudice di pace, il tribunale, la corte di appello, la corte di cassazione; per

quanto riguarda la giustizia penale ricordiamo anche le corti di assise e le corti d’assise d’appello. La figura

del pretore è stata soppressa e le sue competenze trasferite al giudice di pace e tribunale, che risulta

suddiviso in tribunale che giudica in composizione monocratica e tribunale che giudica in composizione

collegiale.

La cost consente che, presso gli organi giurisdizionali ordinari, siano istituite sezioni specializzate per determinate

materie. In materia amministrativa vengono in considerazione i tar delle acque e il tribunale superiore delle acque

allorché giudichi in grado d’appello, nonché la sezione della corte d’appello a Roma competente in grado di appello in

casi di impugnazione delle decisioni giurisdizionali dei commissari per gli usi civici.

20


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

31

PESO

239.24 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto processuale amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del capitolo 9 del testo consigliato dal docente Diritto amministrativo processuale, Casetta. in cui gli argomenti analizzati sono: la giustizia amministrativa processuale, i caratteri della giustizia amministrativa, i rimedi giurisdizionali ,i rimedi amministrativi, evoluzione storica e i modelli di giustizia amministrativa di diritto comparato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo processuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Fracchia Fabrizio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza

Riassunto esame Diritto penale, prof. Mucciarelli, libro consigliato Manuale di diritto penale, Marinucci, Dolcini
Appunto
Riassunto esame Diritto processuale amministrativo, prof. Fracchia, libro consigliato Diritto amministrativo processuale, Casetta
Appunto
Riassunto esame Diritto processuale amministrativo, prof. Fracchia, libro consigliato Diritto amministrativo processuale, Casetta
Appunto
Riassunto esame Diritto Penale, prof. Mucciarelli, libro consigliato Dei Delitti e delle Pene, Beccaria
Appunto