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ed il potere esecutivo deve essere conferito dal Parlamento (il potere legislativo è del

popolo, regola e dirige tutti gli altri poteri).

Non è espressamente citato il principio di legalità ma vi sono una serie di norme che

puntualmente citano: è la legge che fa questo… è la legge che dice quello.

Le minoranze sono nel Parlamento ( fa le leggi, potere legislativo) e non certo nel Governo

(le applica, potere esecutivo). L’amministrazione fa parte dell’esecutivo.

Abbiamo citato il concetto d’Amministrazione contrapposto al Governo (non sono facili da

definire sono due soggetti assoluti).

Titolari del potere di indirizzo = stabiliscono cose di carattere politico. Il Ministro ,secondo

uno schema 800, è responsabile dell’attività del ministero che presiede, sembra ci sia una

relazione tra governo e amministratore. The king don ’t do no wrong, se la regina decide di

sparare ad un ministro nessuno gli può far nulla.

Il Ministro è responsabile dell’esecutivo. In Italia l’amministrazione è separata dalla politica

(1990 Enti locali / 1997 Amm. Statale) .

Per aprire una radio occorre un permesso e non è il Ministro che lo rilascia ma il dirigente

dell’ Amministrazione.

L’Amministrazione tende all’applicazione di regole tecniche (Max,Weber). L’azione dei

pubblici poteri è regolamentata anche in ambito internazionale…. è quella parte

dell’esecutivo che in termini soggettivi è uno Stato (è un potere statale).

Nel 900 nuove presenze, opposizione tra Amministrazioni locali e Stato. Aumentano tutte

le attività statali che hanno bisogno di assolvere i servizi pubblici, si assiste alle

municipalizzazioni. Assieme a questo, fascismo, nascita di enti pubblici perché lo stato

non può gestire imprese (crisi del 1929) es: ENEL, ENI obbediscono a regole diverse che

dovrebbero prescindere da regole politiche.

1980 che senso ha che lo stato produca panettoni (Alemagna), si apre l’era delle

privatizzazioni e quindi queste diventano vere e proprie società.

La RAI (1952) è una spa e si occupa del diritto di espressione ed è nata in un periodo in

cui era l’unica radio, quindi è soggetto di diritto privato ma connotabile come ente pubblico.

La RAI è soggetta al controllo del Parlamento attraverso la commissione di controllo,

questo per spezzare i legami tra governo (politica) e informazione.

Autorità di garanzia per la comunicazione non sono parte del Governo ma fanno parte dell’

Amministrazione.

La RAI è tenuta fuori dall’influenza governativa, è autonomo condensato di poteri.

L’amministrazione ha un diritto speciale, ha un proprio giudice, c’è anche il TAR, questo

perché l’attività dell’Amministrazione è un potere pubblico non agisce come capita prima,

non chiede per favore; esige le tasse.

La volontà della collettività gli ha dato questi poteri. Il diritto dei cittadini si applica anche

all’Amministrazione in alcuni casi.

In Italia c’è un diritto a se stante e c’è un proprio giudice. Avete mai sentito parlare di

ricorso al TAR?

Diritto soggettivo = una garanzia in ordine ad un certo bene della vita.

Rapporto giuridico = tra le leggi ed il soggetto

L’Amministrazione trae dalla legge il proprio potere e deve essere corrispondente a quella

voluta dal legislatore

C’è una legge che garantisce che quando richiedi un certificato l’Amministrazione te lo

deve dare, altro è chiedere la concessione di una frequenza perché vorrei aprire una radio

( e qui il ministro può o non può concederla).

La legge non sempre regola minuziosamente ogni aspetto dell’attività amministrativa.

Il privato ha libertà finché non cozzi con la legge, l’Amministrazione funziona al contrario

può fare solo ciò che consente la legge ( al fine di un raggiungimento di interesse

pubblico) 2

Discrezionalità ( il potere decisionale) = l’Amministrazione ha uno spazio di valutazione

per il maggior rendimento

La legge non può prevedere nelle piccole minuzie tutti i singoli casi che si potrebbero

presentare all’Amministrazione, cerca di creare delle norme generali che vanno poi

interpretate.

Diritto amministrativo, 2^ lezione

10/03/2004

La volta scorsa abbiamo dato qualche informazione di ordine generale perché abbiamo

pensato di accertare quale attività, quale potere pubblico designamo col nome di

“amministrazione” e quali soggetti rientrino nel campo dell’amministrazione…

Abbiamo comunque accennato che l’amministrazione fa parte del potere esecutivo, così

com’è chiamato da politologi: potere esecutivo.

L’amministrazione nasce, in questa accezione, con le prime rivoluzioni liberali, già a partire

dal 1600. Abbiamo detto anche che attualmente l’amministrazione ha un’ identità del tutto

diversa da quella del governo (anzi sono in rapporto assolutamente dialettico col governo)

e quindi molte volte sottoposta alla diretta vigilanza del parlamento. Ora per dare

concretezza a quello che diciamo probabilmente è meglio partire (anzicchè dirvi cosa è la

legge, cos’è il procedimento) da fattispecie concrete e da quelle poi ribadire per in

flussione qual è il concetto.

Per esempio oggi tratteremo dell’ art 21 della Costituzione.

Se partiamo appunto dalla contemplazione delle norme fondamentali, perché di norme

fondamentali si occupa l’ art 21. Enuncia, prevede la libertà di manifestazione . Esso è una

norma di carattere fondamentale, importante per scienze della comunicazione perché di

questo vi occuperete, cioè la libertà di tutti noi di manifestare il proprio pensiero, le proprie

opinioni; ma anche la libertà ottocentesca per cui ognuno può dire quello che gli pare (in

senso attivo). Libertà di essere informati (in senso passivo).

L’art 21 / 1°comma (comma= il capoverso di un testo normativo) dice appunto che tutti

hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni

altro mezzo diffusione. Questo è il 1°comma.

È una norma di principio, di carattere universale. La legislazione gentile riguarda invece

tutta la stampa e di questo tratteremo successivamente. Dovete abituarvi adesso quando

vi trovate di fronte ad un testo di legge ad interpretarlo non in modo filologico…

Piccoli cenni d’interpretazione giuridica: ogni testo di legge, ogni disposizione va

interpretata innanzitutto tenendo conto del significato letterale, quindi del significato logico

anche in relazione a quella che poteva essere l’intenzione del legislatore, il fine che

cercava di perseguire. Fine e norma che va difesa in quanto facente parte di un’

ordinamento (sistema enorme che obbedisce a tutta una serie di principi, uno dei quali è la

coerenza con l’ordinamento)

Piccolo esempio d’interpretazione quando si dice:

<< tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero>>. Che vuol dire tutti?

Vuol dire innanzitutto non solo i cittadini ma i non cittadini, significa non soltanto le

persone fisiche ma anche gli enti, le associazioni, le formazioni sociali…

<< con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione>> quì i costituenti vollero

stabilire senza entrare troppo nel dettaglio un principio fondamentale che è quello della

libertà di espressione, quale che sia il mezzo utilizzato, nella massima pienezza possibile.

Questa enunciazione si pone in una continuità storica con tutti i testi costituzionali che

nacquero sin dalla rivoluzione francese. Concetto importante perché si accordò ad

esempio in quegli anni nei quali nasce la carta, espressione della borghesia in

opposizione al potere incontrastato del sovrano. In questo stesso momento si riconosce

3

ad ognuno dei componenti della camera libertà di manifestazione del pensiero, la

prerogativa di poter esprimere liberamente quello che si ritiene di manifestare.

Perché questo diritto, questa libertà si estende a tutti e non solo agli appartenenti della

camera, quando con la rivoluzione francese, con la dichiarazione universale dei diritti

dell’uomo e con la costituzione americana si garantisce a tutti la libertà di manifestare il

pensiero. Non è un caso che lo statuto Albertino già nel 1848 ha molte coincidenze con la

nostra, con l’art. 21 della Costituzione, immediatamente dopo aver stabilito che << la

stampa sarà libera ma una legge ne reprime gli abusi >>; immediatamente dopo aver

detto questo prevede anche con l’editto di Costanzo immediatamente dopo il 1848 una

disciplina dettagliata. Lo stesso avviene con la Costituzione italiana.

La Costituzione italiana, e non è neanche qui un caso, impone tutta una serie di norme

transitorie che vogliono risolvere necessità che hanno una durata precisa. La disposizione

transitoria prevedeva che l’assemblea costituente sarà convocata dal suo presidente per

deliberare entro il 31 gennaio 1948 sulla legge per l’ elezione del senato, sugli statuti

speciali e sulla legge per la stampa. Perché questo? Perché ogni costituzione si

preoccupa sull’ immediata disciplina dei mezzi d’ informazione? Lo ha fatto con il

fascismo, lo ha fatto immediatamente. Il fascismo già prevedeva una serie di norme che

riguardano la comunicazione e la stampa. Questo ci rivela una nota fondamentale: che la

libertà del pensiero ci è comparsa ad ordine democratico, evidentemente le restrizioni di

questa libertà non possono che essere la conseguenza di un regime autoritario. Perché?

Perché proprio ad ordine democratico? Sappiamo che secondo l’art. 1 la sovranità

appartiene al popolo. Questo che vuol dire… che il popolo acquista questa sovranità

eleggendo i governanti, e quindi accordando la propria preferenza fa una scelta politica.

Il potere di fare leggi che regolamentano la società è conferita ai governanti dal popolo

attraverso una serie di notizie che se non fruissero liberamente incrinerebbero la corretta

formazione del contesto.

Noi siamo liberi di eleggere qualcuno, se questo qualcuno ci nasconde le cose come

stanno… dobbiamo conoscere la verità delle cose.

L’art. 21 si riferisce ad una serie di diritti di libertà che sono sinteticamente delineati nell’

art. 2 della Costituzione secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti dell’uomo

sia come singolo, sia come formazione sociale dove svolge la sua personalità e poi

chiederne l’ inderogabile adempimento dei doveri di solidarietà politiche ed elettorali.

Dicevamo che l’art. 21 si pone in continuità con la tradizione liberale, perché?

Perché alla prima proclamazione del pensiero con ogni mezzo vi è poi una serie di

posizioni che sono relative precisamente alla stampa. Questa fu una scelta in qualche

modo voluta, in qualche modo ereditata dal fascismo; nel senso che dalla rivoluzione si

sente forte per contrasto l’esperienza difficile, dolorosa di far vivere la libertà di esprimere

il proprio pensiero negata da un regime fortemente autoritario anche da questo punto di

vista. I costituenti a differenza di altre costituzioni in qualche modo coeve alla nostra che

hanno anche altre disposizioni relative anche ad altri strumenti di diffusione del pensiero,

sia la radio,qualcuno addirittura anche in tema di televisione…si è ritenuto che questa

clausola generalissima, quindi il primo comma che abbiamo detto, bastasse a tutelare

questo concetto.

Il secondo comma prevede invece che << la stampa non può essere soggetta ad

autorizzazione o censura >>, si continua ancora << si può procedere al sequestro soltanto

per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa

prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e

non vi sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della

stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria che devono

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immediatamente e non mai oltre le 24 ore fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa

non lo convalida nelle 24 ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di effetto

>>. Quando noi abbiamo accennato la scorsa volta del valore che la legge assume in ogni

stato moderno abbiamo detto che la legge è considerato uno strumento e espressione di

maggiore garanzia per tutti i cittadini dove tutte le tendenze, gli interessi, i tratti sociali

sono fondamentali. Parliamo evidentemente di un parlamento eletto a suffragio universale.

Prima dello Statuto Albertino… è proprio di un età storica in cui il suffragio è fortemente

occidentale…sono pochissimi coloro che sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti

delle camere.

Questa garanzia della legge, fa si che la nostra Costituzione, così come già lo Statuto

Albertino, così come la costituzione successiva alla dichiarazione dei diritti dell’uomo

successiva alla rivoluzione francese prevede quello che si chiama una svolta di legge, cioè

qui l’amministrazione non ha nessun valore, qui è la legge che procede al sequestro

soltanto per atto motivato dall’autorità giudiziaria nel caso in cui i delitti, quindi ci deve

essere un reato, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi. Quindi ci

vuole una “legge”, è la legge soltanto che può stabilire i casi in cui è possibile il sequestro

degli stampati e può essere soltanto un giudice ad imporre questo.

Tutto questo meccanismo ci dice anche che non è possibile nessun intervento preventivo,

nessuna censura preventiva, come da 2°comma, che impone appunto che la stampa non

può essere soggetta ad autorizzazione o censura; questo concetto fu apposto dai

costituenti proprio perché l’influenza fascista aveva il suo peso

Integrazione da appunti (2^ lezione)

Ci sono 2 posizioni filosofiche principali sul diritto:

1) Giusnaturalismo : pensano che il diritto abbia un fondamento naturale, biologico

2) Positivismo : Il diritto è tale perché chi comanda ha deciso così

Nell’ambito della stampa il sequestro non è consentito a livello amministrativo, cioè un

giudice deve disporre il sequestro del materiale di stampa ottemperando alle regole che

l’ordine dei giornalisti stesso ha creato.

Stiamo parlando del fascismo e delle sue leggi illiberali, quali le leggi illiberali riguardanti

l’integrità morale, o quelle su l’odio di classe ecc…Naturalmente il giudice era un

componente delle classi dominanti ed era sotto lo stretto controllo dello Stato. La licenza

per fare il tipografo è stata ritirata nel 1859 ma è stata reintrodotta nel fascismo ed è stata

eliminata praticamente l’altro ieri ovvero nel 1998. Ci sono stati e ci sono molti modi per

controllare la stampa. Gli stampati contrari alla buoncostume erano soggetti a sequestro

(persino la propaganda di metodi anticoncezionali era vietata in Italia), questa legge ad

esempio è molto imprecisa ed indefinita.

Per ogni pubblicazione ci doveva essere (come oggi) un direttore responsabile che

eventualmente pagherà i reati connessi all’interno dal personale.

La legge del 1925 stabilisce la creazione dell’ordine e dell’albo dei giornalisti. Questo albo

divide i giornalisti in professionisti, pubblicisti e praticanti. In questa maniera il fascismo

controlla gli operatori della stampa. Il giornalismo per essere tale, non deve avere svolto

attività antifasciste, nel 1963 l’ordine viene riformato: adesso non ci sono pregiudizi

fascisti; l’ordine viene diviso in due elenchi: professionisti e pubblicisti. Per diventare

professionisti bisogna aver svolto l’attività per un periodo continuativo non inferiore di 18

mesi e bisogna aver superato l’esame di stato, per essere pubblicisti invece bisogna non

essere stato condannato a reati penali. Ci sono state molte polemiche su quest’ ordine 5

molti sostengono che non sia costituzionale, perché in contrasto con il principio di libertà di

espressione del pensiero sia orale che scritto. Altri sostengono che l’ordine serve a

garantire la professionalità giornalistica (perché fondamentalmente si rivolge a tutti i

giornalisti e non ad altri… i contrari sostengono che quest’ ultima era la scusa addotta dai

fascisti per controllare i giornalisti

Diritto amministrativo, 3^ lezione

La libertà di stampa non può essere negata. La censura preventiva è illegale. Ma questo

non vuol dire che si possa stampare o dire qualsiasi cosa: ad ogni libertà corrispondono

dei limiti. L’ultimo comma dell’art 21 vieta la pubblicazione oscena ( legge voluta e favorita

dai cattolici). L’art.14 della legge sulla stampa parla della stampa per gli adolescenti e

vieta la pubblicazione oscene od eccessivamente violente e che incitano al suicidio. Sono

considerati osceni gli atti rappresentati contrari al “comune senso del pudore”, è ovvio il

collegamento con la Buoncostume fascista. Riguarda ovviamente tutte le forme di

comunicazione quindi anche il teatro è stato sotto controllo fin dall’inizio dell’applicazione

dello statuto albertino, il potere costituito guardava con estrema diffidenza a tutte le forme

espressive ed alla loro libertà di manifestazione, per la stampa ha dovuto cedere qualcosa

in quanto a libertà, ma non così per il teatro che ne risultava osteggiato in ogni modo.

Ovviamente con il fascismo questa diffidenza è aumentata. Di queste cose se ne

occupava il min. cul. Pop. Anche il cinema ai suoi esordi è stato sottoposto a forti

pressioni: prima analizzavano il copione del film, in seguito la pellicola. La legge 1961

parla dei film e dei prodotti televisivi, l’ART 1 dice che ogni trasmissione televisiva

dev’essere vagliata dal ministro ed il ministro deve tenere conto dell’opinione vincolante

delle commissioni di 1° e 2° livello. Queste commissioni erano formate durante il fascismo,

da personaggi pittoreschi ( esponente delle madri di famiglia, ecc…) adesso i componenti

sono psicologi, insegnanti, rappresentanti degli animalisti ecc… Ovviamente il film può

essere bloccato dalla commissione ma sbloccato o cmq mitigato dal TAR. Questa

variabilità dipende dal concetto dinamico delle “oscenità” ( esempio – ULTIMO TANGO A

PARIGI). Pulp fiction doveva essere vietato ai minori di 18 anni ad esempio…

Gerarchia delle fonti ( in cima c’è la costituzione, poi le leggi ed infine i regolamenti) e il

regolamento televisivo sui film prevede che i contenuti volgari devono essere vietate ai

minori di 14 anni.

La norma regolamentare non può essere interpretata “alla lettera”, nel caso di pulp fiction

viene considerato “opera d’arte” art.33. Il teatro sfugge alla censura preventiva.

Quale altro vincolo può esserci alla libertà di manifestazione? La diffamazione o ingiuria

(art 594). Qual è la differenza? Nel primo caso la persona è assente, nel secondo invece è

presente.

Diffamazione: Onore soggettivo è il senso di se che ognuno di noi ha

Ingiuria: Onore oggettivo è la reputazione di una persona

Diritto di cronaca e diritto di critica, diritto di satira, sono 3 facce del diritto di manifestare la

propria opinione.

Utilità sociale della notizia o rilevanza (la notizia deve riguardare qualcosa di utile per una

collettività). L’utilità si presta a valutazioni soggettive. Il pettegolezzo (novella 2000) non ha

nessuna utilità sociale. Altro limite: la continenza. Il modo di raccontare non dev’essere

gratuitamente offensivo. Verità della notizia quando viene diffusa la notizia dev’essere

vera, ma la verità assoluta nessuno la conosce effettivamente quindi… 6

Diritto amministrativo, 4^ lezione

24/03/04

La volta scorsa abbiamo parlato di alcuni limiti all’art. 21 della Costituzione. Abbiamo

cominciato con l’unico limite che abbiamo visto che è il limite del buon costume e in

applicazione di questo abbiamo trattato gli Istituti che regolano la censura e riguardanti le

opere teatrali e le opere cinematografiche. In realtà, come in parte è emerso anche la

scorsa volta e anche per vostro contributo il buon costume non è certo l’unico limite al

proprio pensiero, e in senso più esteso non è l’unico vincolo alla libertà d’informazione. Ve

ne sono degli altri, primo dei quali (ne abbiamo trattato rapidamente la scorsa volta) il

limite dell’onore, dell’altrui rispettabilità : questo limite che viene preso in considerazione

soprattutto per quanto riguarda l’attività giornalistica, assume una consistenza diversificata

a seconda del tipo di manifestazione del pensiero che ha di fronte… nel senso che i limiti

al diritto di cronaca per elaborazione poi colta da alcune leggi che oggi andremo a

verificare hanno un triplice limite. La giurisprudenza nel corso degli anni ha selezionato tre

criteri che danno corpo al limite dell’onore. La tutela dell’onore peraltro viene in rilievo in

modo diverso a seconda che si tratti di tutela penale dell’onore, e abbiamo visto che

rispetto a questo vi sono due figure di reato:

- Ingiuria

- Diffamazione

Quella che maggiormente ci interessa è la diffamazione perché è la figura di reato che più

direttamente attiene alla manifestazione del pensiero attraverso la stampa, e comunque

attraverso gli altri media. Si tratta di verificare un punto di bilanciamento tra due

contrapposti interessi:

- quello del giornalista, ma in realtà di tutta la collettività (quindi ciò che attiene alla

diffusione ed alla ricezione delle notizie) con la tutela che comunque deve essere

riconosciuta in quanto tale, tutela dell’attività personale che non è che sia espressamente

prevista da un articolo della Costituzione ma è evidentemente presente in tutta quella serie

di diritti e di libertà previsti dalla Costituzione, essenzialmente dall’art. 2.

Questo punto di equilibrio, in difetto di norme che espressamente lo individuino, è stato

appunto cercato molto faticosamente dalla giurisprudenza, che dicevamo ha stabilito 3

criteri.

Il diritto di cronaca ovvero il diritto di raccontare diffondere la notizia, in cui consiste come

dire la sostanza prima dell’attività giornalistica, deve comunque rispettare dei requisiti:

1. quanto si tratta deve essere d’interesse sociale, altri dicono addirittura di utilità

sociale, con un concetto ancora più impegnativo.

2. L’altro limite, l’altro artificio è quello che attiene invece alla verità dei fatti, ( la verità

non ce l’ha nessuno) che viene mitigato con un interpretazione più realistica che

guarda al criterio di veridicità o come criterio di selezione accurata non negligente

delle fonti d’informazione. (se la fonte d’informazione è fonte attendibile, autorevole,

vicina ai fatti il giornalista ha ragione di credere che quanto viene raccontato sia

qualcosa che corrisponda, si avvicini molto alla verità storica).

3. Ultimo requisito è quello che riguarda invece la forma, il modo di esprimersi. Libertà

d’espressione non significa libertà d’insulto e quindi da questo punto di vista viene

definito quello che chiameremo continenza, espressione utilizzata per diffondere

certe notizie che non debbono essere inutilmente offensive per chi è più suscettibile

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e chi meno. Come indirizzo medio la notizia deve essere trasmessa attraverso

linguaggi, e non solo anche modi d’espressione e atteggiamento semantico il più

possibile rispettoso della dignità del soggetto interessato. Tutto questo, dicevamo,

va graduato a seconda del tipo della manifestazione del pensiero, altro è la

semplice cronaca che è una mera e semplice narrazione dei fatti altro è la critica e

quindi la manifestazione di un opinione che evidentemente può essere

caratterizzata anche da dissenso, io posso essere marchiato da giudizi piuttosto

pesanti. Rispetto a questo (al diritto di critica) non ha molto rilievo parlare di verità,

la critica non può che essere soggettiva è un opinione che si manifesta attorno ad

un argomento e può essere più o meno fondata ma non vera o falsa. Altra cosa

ancora è il diritto di satira, e qui i limiti che sono stati tracciati dalla giurisprudenza

hanno bisogno di una certa forza visto che la satira deve essere vista in modo

particolare perché si serve di schemi volutamente paradossali, indubbiamente non

ha molto senso il limite della continenza della forma (non si può fare satira

guardando molto alla specificità altrui, deve essere necessariamente un attività nel

modo espressivo incisivo, forte, graffiante… altrimenti degrada verso l’umorismo.

Questo canovaccio trova poi una serie di conferme in giurisprudenza (sentenze del prof.)

per capire che l’attività di bilanciamento degli interessi è qui compiuta da un Giudice, non

potrebbe essere altrimenti, di volta in volta infatti vedremo che in uno stesso giudizio

durante i successivi gradi i Giudici assumono posizioni diametralmente opposte: in primo

grado molto spesso un giudice più giovane, più vicino all’umore comune, da’ il massimo di

tutela all’ espressione del pensiero, molto spesso queste sentenze sono ribaltate in

appello e il più delle volte questa visione restrittiva della libertà di manifestazione a tutto

vantaggio della tutela della dignità del singolo (come visione sul diritto di cronaca, di

critica, di satira), questa interpretazione restrittiva è fatta proprio dalla Cassazione (che

sarebbe l’ultimo grado) e poi è l’organo giudiziario che ha il compito di stabilire l’esatta

interpretazione della norma.

Dicevamo anche che nel diritto Penale, quando si disputa cioè in sede penale se ci sia o

no diffamazione c’è un riferimento normativo che è dato dall’ art. 595 del codice penale,

una figura di reato che evidentemente non può essere munita di poteri capaci di

distinguere il bene dal male, anche qui tutto è affidato al giudizio da parte dell’autorità

giudiziaria.

In campo di responsabilità Civile, molto spesso l’offeso chiede giustizia al giudice civile,

per una serie di ragioni la richiesta di risarcimento danni ha un effetto deterrente maggiore

che non la funzione penale; questa attività di bilanciamento è ancora più difficile.

Domanda del nostro caro collega: può capitare che si sovrappongano civile e penale?

Risp : Sì, nel senso che l’offeso dal reato poi può chiedere anche i danni conseguenti all’

attività illecita…………..

Ad esempio ho qua una sentenza non recentissima ma abbastanza significativa del 96,

cassazione civile, sezione prima 7 febbraio 1996 n°982 che riguarda fatti a noi molto vicini,

nel senso che avvengono tutti a Catania. E’ una situazione promossa da uno dei cavalieri

del lavoro contro Claudio Fava, Orioles e altri che allora lavoravano presso “I Siciliani”

mensile di politica, cultura, attualità.

Il cavaliere del lavoro, Rendo difeso da uno dei migliori civilisti, il prof. Scogliamiglio,

lamenta che in una serie di inchieste che erano state pubblicate in numeri consecutivi del

mensile (settembre, ottobre, novembre, dicembre ecc.) c’ era un ossessione possessiva

nei suoi confronti, al limite di ogni tolleranza. Lamentava di avere ricevuto gravi offese al

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proprio onore, evidentemente col conseguente problema di offuscamento della propria

immagine di uomo e cittadino, e di imprenditore. Lamenta addirittura tentativi di

criminalizzazione nei suoi riguardi. Dobbiamo dire che i giudici tengono un impostazione

coerente, e il Tribunale di Catania e la Corte d’appello e la stessa Cassazione. Entrano qui

in gioco il diritto di cronaca e di critica evidentemente e la tutela della persona attorno a cui

si tratta. Uno degli argomenti centrali è il limite dell’ utilità sociale.

Si dice che il limite dell’utilità sociale della notizia è piuttosto elevato nell’ipotesi fra il diritto

di cronaca e di critica con aspetti concernenti la vita privata, più si ci avvicina alla sfera

privata e maggiore è il grado di tutela che l’ ordinamento offre al singolo.

Gli scritti riguardavano vicende come il convogliamento di aiuti agricoli ad aziende

sospettate d’appartenenza alla mafia, accertamenti della guardia di finanza sempre a

danno di questi soggetti, irregolarità all’interno di società edilizie sempre a carico di questi

soggetti, collegamenti tra queste imprese e la mafia palermitana. Accuse false e non

fondate.

Il conflitto viene deciso sulla base di questo, mentre il ricorrente (cittadino Rendo) lamenta

che l’esercizio del diritto di informazione e critica non può essere privilegiato rispetto alla

realizzazione della libertà e dei valori della persona umana, perché così facendo si

lascerebbe scoperta la tutela dei valori della persona sul piano della libertà e della dignità,

proprio nelle situazioni in cui il singolo ha maggiore bisogno di essere garantito proprio

contro l’invadenza spesso temeraria dei media alla ricerca della divulgazione di fatti

scandalistici, non importa di veri o falsi.

In seguito ad una domanda di un nostro carissimo collega:

questi sono reati punibili non d’ufficio (quindi siamo nel civile). Se taluno viene a

conoscenza di un semplice furto, il furto è punibile d’ufficio, non c’è bisogno che la parte

offesa dia il proprio consenso all’azione penale. Ci sono invece una seria di reati punibili a

querela di parte in cui l’avvio dell’azione penale è condizionato alla volontà della parte

offesa. Qui siamo in sede civile e si vuole ottenere, più che il danno, conta una sentenza

che dica che tutto quanto è stato pubblicato sia stato pubblicato in modo illecito,

invadendo quell’ area intangibile che è propria della dignità altrui.

Questo è un tema, a prescindere delle parti in piazza, che indubbiamente è posta in

termini generali con il tema della tutela del cittadino di fronte all’ intrusività dell’attività

d’informazione, dei media. Continua la difesa del ricorrente: e non basta invocare vocaboli

come mafia per il suo collegamento con la politica e l’imprenditoria per giustificare

l’avvicinamento di persone e l’accostamento di fatti a carico di personaggi del mondo

economico, personaggi che fanno notizia ma che sono del tutto estranei a queste cose.

Questa sentenza ci segnala una sorta di premessa sul tema della libertà d’espressione,

accenna anche una teoria molto lontana, si diceva è un principio “programmatico” significa

che un certo principio, e l’art. 21 pur tra questi è rivolto al legislatore perché lo sviluppi e lo

applichi attraverso norme, e queste sì avranno effetto precettivo. L’art. 21 perché abbia

effetto occorre la mediazione dell’attività del legislatore. Questo tentativo di dare un

interpretazione fortemente restrittiva soprattutto a tutte le norme costituzionali fu

immediatamente messa da canto e venne dato il massimo d’efficacia, il massimo

d’espansività proprio ai reggimi di libertà. Infatti qui la Corte di Cassazione ricorda la

libertà in questione ha la consistenza di un vero e proprio diritto soggettivo. Può trovare

utilizzazione nella legge ordinaria anche penale soltanto nella misura in cui queste trovino

in sicure e razionali fondamenti di precetti e principi costituzionali rinvenuti esplicitamente

nella realtà costituzionale o desumibili da questa mediante la rigorosa applicazione delle

regole di Cassazione giuridica (quello che abbiamo più volte incontrato). 9

Un ruolo di particolare rilievo nell’ambito di tale diritto, diritto d’informazione, compete al

diritto di pratica giornalistica che si coordina con la necessità di garantire, quale connotato

essenziale e caratteristica di un regime democratico, l’accesso del pubblico a tutte le fonti

d’informazione idonee a incidere sullo sviluppo culturale e morale dei singoli e dei gruppi,

ed assicurare la libera formazione del loro orientamento politico e sociale.

La diffamazione a mezzo stampa a mezzo civile implica l’ assoluzione di verità di problemi,

stante la necessità di rinvenire adeguati criteri di bilanciamento tra il diritto di libertà di

stampa costituzionalmente garantito e la tutela della persona.

Qual è il criterio fondante? Innanzitutto, dice la Costituzione, deve essere posto in rilievo

l’utilità o l’interesse sociale a cui l’informazione oggetto della cronaca. Nella specie se si è

in presenza di un servizio giornalistico volto a informare su fatti di rilevante impatto sociale.

In tale contesto si inserisce l’attività informativa del periodico i Siciliani nella quale si

rivelano quelle realtà in principio della verità postulato dal Rendo. Si accerta che quanto

riportato in quegli articoli corrisponda a verità. Emerge anche il traffico d’armi in cui in

qualche modo anche veniva lambita la classe imprenditoriale catanese.

Questo criterio è assicurato anche dall’autorevolezza delle fonti perché tutti questi articoli

traevano fondamento da notizie raccolte in corso di interviste o dichiarazioni di Falcone

(giudici che facevano parte del Consiglio Superiore della Magistratura), di fronte a questo

anche critiche molto aspre molto incisive non possono essere considerate, non viene

nemmeno lamentato un linguaggio poco adatto, qui viene in considerazione il fatto di

essere al centro di un asserzione, si dice, di nessun rilievo sociale; la Cassazione e i

Giudici precedenti riconoscono il rilievo sociale per i temi trattati, per la verità delle notizie

diffuse, per l’autorevolezza delle fonti che avevano emesso quelle notizie.

Non sempre è così perché soprattutto una serie di sentenze, della cassazione penale, si

trova ad affrontare un tema, particolarmente interessante, dell’intervista. Qual è la

responsabilità del giornalista quando i fatti diffusi non sono dichiarazioni rese dal

giornalista stesso ma bensì provengono dalla persona intervistata?

Uno dei casi più emblematici vede al centro Giuliano Ferrara, una lunga serie di sentenze

lo vedono come parte, una sentenza del ‘98 quando il polo era opposizione, l’attuale casa

delle libertà allora polo.

In questo caso Giuliano Ferrara rilascia un’intervista alla Repubblica in cui definisce l’allora

capogruppo di Forza Italia, poi totalmente eclissato, Vittorio Dotti, lo definisce << un

cretino >> e non solo dice anche a proposito del ruolo assunto in parlamento usa

l’espressione << appunto, come Calligola fece senatore il suo cavallo >>.

Succede qui che sia Ferrara che il giornalista vennero condannati al primo grado al

Tribunale Penale di Roma per diffamazione, sentenza confermata in appello con qualche

attenuante e una riduzione di pena (ma non è questo che ci interessa), in cassazione si

sta non per un accertamento dei fatti che spetta ai “giudici di merito”, la cassazione è un

“giudice di legittimità” vuol dire questo che la Cassazione non si occupa della ricostruzione

dei fatti, in cassazione sono imputabili i fatti già ricostruiti nei precedenti gradi di giudizio, si

occupa il Giudice di Cassazione della corretta interpretazione delle norme che vengono in

rilievo in una certa fattispecie.

Come si difende Ferrara? Deduce l’erronea applicazione dell’art. 595, cioè della norma

che punisce e prevede il reato di diffamazione, dobbiamo brevissimamente dire che se le

norma penali descrivono comportamenti punibili che costituiscono reato, è anche vero che

quei comportamenti possono non dar vita ad un illecito quando vi sia una certa “esimente”

10

o “scriminante” cioè una serie di cause che escludono, mettono in dubbio il reato, cioè il

soggetto ha compiuto quell’ attività ma lo ha fatto per esempio per legittima difesa, per

stato di necessità.

Una delle scriminanti dell’art. 51 del codice penale è l’esercizio di un diritto.

Qui dice Ferrara… perché abbiamo parlato di questo esercizio di diritto? Proprio perché

dice (Ferrara) << sì la diffamazione è parlare male di altri assenti, però se questo è

giustificato dal diritto di critica, dal diritto di satira >>, ehm non è così.

Ferrara con questo si giustifica attraverso una serie di argomentazioni come: il tono

informale dell’ intervista, era una specie di chiacchierata al telefono; si trattava di

valutazioni politiche (qui dice anche che non era dimostrato che avesse detto queste

cose); e soprattutto dice io ho esercitato un diritto di critica che rende lecita anche una

condotta che in astratto può essere ritenuta offensiva.

Quindi da un lato il diritto di critica in quelle dichiarazioni dell’intervistato.

Il giornalista deduce qualcosa di diverso e cioè un atto di giudizio di cronaca che si

manifesta attraverso l’intervista, il racconto di dichiarazioni fatte da una persona di rilievo.

Dice non possono essere considerate sriminanti osserva la Cassazione le affermazioni per

cui le espressioni fatte (Ferrara) erano una critica non alla persona (Dotti) nella sua sfera

privata, ma la sua figura pubblica di uomo politico.

Cassazione: fermo restando che il diritto di critica non si concretizza nella semplice

narrazione dei fatti, ma in un giudizio o nella manifestazione di un opinione per cui i

scriminanti sono più ampi nel diritto di cronaca, tuttavia soggiacciono al limite della

rilevanza sociale e della correttezza delle espressioni usate.

Il giornalista si difende in Cassazione sostenendo di aver utilizzato, non a caso

spesso lo vedete sui giornali, tra virgolette le parole dell’articolo, riferendo qual’era la

fonte. Proclama la sua non punibilità perché in quel momento la sua condotta era

giustificata dal fine di libero esercizio del diritto di cronaca; svolgeva il diritto di informare,

come conseguenza inopinabile dell’interesse pubblico e di informare.

Quindi seguendo questa interpretazione la cronaca giornalistica è lecita e non è imputabile

anche nei casi in cui le notizie pubblicate incidano sull’ altrui reputazione. In questo caso

l’ordinamento esige il sacrificio dell’interesse individuale per quello sociale.

Sostiene: ciò che rileva non è la verità delle dichiarazioni ma il fatto che l’intervista sia

stata rilasciata negli esatti termini in cui è stata riportata (e con le virgolette).

La Cassazione dice che queste tesi non sono discutibili. Nel corso di un intervista

non può assolutamente ritenersi rispettato il limite della verità solo perché vi sia

corrispondenza tra quanto riferito dall’intervistato e quanto pubblicato dal giornalista. E’

inesistente l’obbligo di riportare i giudizi e le opinioni espresse dall’intervistato; qui la

cassazione si lancia su un giudizio piuttosto articolato, dice: l’intervista costituisce il mezzo

tipico ed immediato dello svolgimento dell’attività giornalistica, attraverso il quale vengono

raccolte e diffuse notizie, opinioni di altre persone considerate importanti o interessanti.

“A carico” la provocazione sollecitata dalle domande del giornalista intervistatore ( bisogna

stare attenti anche a non spronare a certi tipi di risposte, a quello che l’intervistato

potrebbe rispondere in seguito alle nostre domande ).

Il giornalista non è mero narratore della parola dell’intervistato, deve anche guardare alle

domande che formula in base ai fini che vuole ottenere. Il giornalista deve vigilare sul

linguaggio dell’intervistato e non può diffondere notizie non compiacenti. Deve stare

attento a formulare, d’accordo o meno col dichiarante, domande allusive/provocatorie che

presuppongono determinate risposte altrimenti diviene o coautore dell’eventuale

dichiarazione diffamatoria o strumento consapevole di diffamazione altrui. 11

Un cenno molto interessante che richiama la Cassazione a sostegno di questa

interpretazione è la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (art. 10) ; se è vero che una

norma così importante anche nell’ordinamento italiano prevede sì il diritto del singolo alla

libertà di espressione, che comprende anche il diritto di ricevere oltre che di comunicare

informazioni, ma prevede anche che quel diritto sia soggetto a restrizioni per la protezione

della reputazione e dei diritti altrui.

Su questo campo vige un clima tormentato perché a volte la difesa di chi ha compiuto le

interviste, di chi diffonde le notizie… è l’intervista stessa che fa l’importanza a prescindere

della verità di quel che si dice, importa anche che un soggetto che ha rivestito una certa

carica va tutelato in un certo modo. Questo tema ha trovato una sorta di componimento

attraverso una sentenza della Cassazione unita; conviene aggiungere che la Cassazione

opera in più sezioni e proprio quando ci siano delle controversie all’interno delle stesse

sezioni della Cassazione sull’interpretazione di qualche norma allora la questione è

devoluta alle Sezioni Unite della Cassazione.

Nel 2001 su questo punto la Cassazione raggiunge un punto fermo che è quello che dice

che in tema di diffamazione a mezzo stampa la condotta del giornalista che pubblichi il

testo di un’intervista e che riporti anche se alla lettera dichiarazioni del soggetto

intervistato di contenuto oggettivamente lesivo dell’altrui reputazione non è ritenuta non

punibile (scriminata), costituisce reato perché non è esercizio di un diritto di cronaca in

quanto al giornalista stesso incombe pur sempre il dovere di controllare la veridicità delle

circostanze, la continenza delle espressioni riferite.

Fin qui abbiamo la conferma della posizione che poco prima abbiamo esaminato.

L’aperture è questa: tuttavia essa è da ritenere penalmente lecita quando il fatto in termini

d’intervista, in relazione qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più

generale contesto, presenti profili d’interesse pubblico all’informazione tali da prevalere

sulla posizione soggettiva del singolo e da giustificare l’esercizio di cronaca.

L’individuazione dei suddetti presupposti è il risultato della valutazione del Giudice

Quindi se l’interesse è talmente prevalente da giustificare anche espressioni un po’ forti o

affermazioni non esattamente conformi a verità, se c’è un interesse sociale talmente

elevato ecco che la condotta del giornalista è lecita, ecco che questo vale come esercizio

del diritto di cronaca, del diritto di critica.

Come vedete si tratta di valutazioni lasciate ad un apprezzamento contingente del giudice,

di volta in volta.

Ad esempio un altro contro bilanciamento di quanto abbiamo detto di ciò che fa perno

sull’utilità sociale della notizia, rilievo, interesse della notizia rende la condotta del

giornalista non punibile ha come contrastare la fruibilità di tutte quelle intrusioni

(soprattutto nella vita privata degli altri) che non rientrano nell’interesse, anzi si riducono a

semplice pettegolezzo. Cominciamo ad avvicinarci ad un altro dei confini della libertà di

espressione.

Ha fatto esercizio di questi criteri la Cassazione in un'altra fattispecie, piuttosto singolare,

abbastanza recente 2002, in cui un avvocato che aveva assistito persona piuttosto nota in

giudizio civile che riguardava separazione di coniugi, rilascia un intervista poi resa

pubblica sulla separazione di quella gran majala di Ivona Staller e suo marito. L’avvocato

del marito rilascia un’intervista in cui critica acerbamente questa sentenza che aveva

affidato il figlio minore alla Staller perché dice << tutti gli psichiatri che sono stati

interpellati nel corso del giudizio (ci sono state varie perizie sulla salute mentale

evidentemente messa in dubbio dal marito alla madre affidataria del figlio) è una border

line che ha fatto i soldi sulla trasgressione sessuale, una instabile e….>>. 12

Viene querelato per diffamazione dalla Staller, in primo grado gli viene riconosciuto

l’esercizio di un diritto di critica. Teniamo presente che nel corso di un processo vi è una

sorta di tutela attenuata dell’altrui onorabilità, nel senso che l’art. 598 del codice penale

prevede che non sono punibili le espressioni offensive contenute negli scritti difensivi,

negli scritti dei discorsi pronunciati dalle parti di fronte all’autorità giudiziaria quando le

offese concernono l’oggetto della causa. Non è che vanno immuni, ma hanno altri tipi di

sanzioni, anche disciplinari.

Questa nota può apparire strana ma ha il proprio fine nella massima garanzia possibile al

diritto di difesa, cioè il difensore deve essere libero di usare le espressioni che più ritiene

efficaci a difesa del proprio assistito, senza che abbia lo stesso risultato (come un

giornalista) di venire condannato per diffamazione; è una tutela agevolata non per la

categoria degli avvocati ma proprio per assicurare al massimo grado il diritto di difesa.

Ma questo atteggiamento in favore trova il proprio confine all’interno del processo,

l’avvocato qui rilascia una critica attraverso l’intervista al giornale, quindi al di fuori delle

aule di giustizia.

L’argomentare della Corte ha 2 criteri fondanti:

uno che fa piazza pulita del criterio della verità, era vero che gli psichiatri avessero detto

della Staller a cavallo tra la psicosi e la nevrosi, una che bordeggia pericolosamente

questa linea. Qui la Cassazione dice che non importa assolutamente nulla che i periti

abbiano nota di questo, qui non viene in rilievo la verità di quanto viene riportato

nell’intervista perché è ben possibile che gli psichiatri abbiano detto tutto quanto riferito

dall’avvocato, ma questo non significa che le parole dell’avvocato siano espressione di un

lecito diritto di critica; qui la rigidità della manifestazione del pensiero ha escluso sulla base

di altro, il fatto soprattutto che questo non ha alcuna rilevanza sociale. E’ da escludere la

possibilità di assumere quale legittimo tema di dibattito pubblico l’idoneità mentale della

Staller come madre affidataria di un bambino. Non conta assolutamente nulla per la

società.

A fronte anche di una tutela rafforzata che viene data più si ci avvicina alla sfera intima

della persona e maggiore è la tutela del tribunale, e richiama anche le norme della legge

675 del 96 in tema di tutela di dati sensibili che adesso affronteremo.

Parliamo adesso di due casi che toccano il tema della satira, visto che in genere

l’accusato risponde spesso che con quanto ha detto (se i fatti minimamente lo

consentono) intendeva fare satira perché è l’espressione che trova minori limiti (non deve

essere vera, non dev’ essere proposta con un linguaggio urbano, può avere un tono

diverso). Uno di questi episodi di Cassazione penale vede come protagonista Vittorio

Feltri, anche lui spesso alla ribalta, all’epoca dirigeva “Il giornale”, responsabile del reato di

diffamazione aggravata perché firma un articolo che si intitolava TOGHE DA BRIVIDI

contro la reputazione dei Magistrati: Borrelli, Colombo, Lombroso, Biancavilla……..

insomma tutta la Procura di Milano.

Qui si scende anche ad esaminare non soltanto le parole ma anche la costruzione anche

grafica della notizia: l’editoriale era posto graficamente a margine dell’articolo di cronaca

riguardante gli sviluppi di una vicenda processuale concernente il Magistrato romano

Squillante Renato e l’Avvocato Pacifico Attilio, indagati tra gli inquirenti milanesi

unitamente i parlamentari Previti Cesare, Berlusconi Silvio per fattispecie di corruzione.

Quindi c’è un pezzo di cronaca che riguarda queste indagini, accanto a questo c’è un altro

pezzo che è l’editoriale di Feltri, sormontati entrambi da un titolo: “altri nove Magistrati

sotto inchiesta per il caso Squillante” e soprattutto “Berlusconi attacca il pool(?) ci sono

nuclei di persone che non hanno fini di giustizia”.

Qui dice la Cassazione che era stato tutto congeniato in modo d’apparire come un corpo

unico sull’articolo di cronaca. In realtà Feltri ci va più pesante perché dice << lo strapotere

13

che talvolta esercitano i Magistrati, e la disinvoltura con cui interpretano ed utilizzano i

codici se non autorizzano a pensare che essi pieghino il diritto ai loro capricci sadici

sicuramente lasciano il cittadino in uno stato di inquietudine, se soltanto guardo la foto di

…. mi sento percorrere dai brividi, egli ricorda quello dei racconti comici pieni di simbologia

terrorizzante: per non parlare di Colombo, l’avete presente? Quello con le lenti spesse ed i

ricci da…e D’Ambrosio è l’unico del pool di cui si ha la certezza che abbia un cuore

(perché in effetti è stato trapiantato), ma uno come Francesco Saverio (Borrelli

evidentemente) mi paralizza figuriamoci in un ufficio giudiziario… preferirei una sincope,

garantito. Anche Ilda Boccassini è troppo per il mio grado di tenuta nervosa, non

giudicatemi male, con lei non salirei neppure in ascensore, mi astengo dal commentare….

Pare che oggi che i Magistrati siano indagati e che il caso sia destinato a diventare un

casino, ma il particolare che tra poco vi saranno le elezioni è difficile credere che sia

soltanto una coincidenza, comunque dati i personaggi più che scandalo questo sarà

archiviato come un ??? alla puttanesca>>.

Evidentemente i giudici sentendo parlare di altri giudici… si potrebbe sospettare di

patteggiamento, in ogni caso qui a prescindere dal linguaggio decidono per la

colpevolezza dell’accusato proprio perché la modalità di trasmissione della notizia induce

a pensare che questi magistrati siano venuti meno al loro dovere, anzi erano in qualche

modo ispirati non a ragioni di giustizia ma a ragioni politiche, elettorali anche per

l’impostazione.

Feltri ribattezza critica satirica in modo da accoppiare tutte le possibili garanzie che

rientrano sotto quest’espressione.

Il confezionamento grafico di questa notizia assieme anche a queste espressioni varie ed

allusive fa ritenere alla Cassazione che non può considerarsi satirica la critica che

trascende l’ambito di un’interpretazione esasperata e fin anche maliziosa di un

accadimento reale ma pur sempre volta a suscitare vari caos nel lettore finendo per

fondersi in allusione gratuitamente offensiva a fatti inesistenti, lesivi nei doveri istituzionali

e clamorosamente antitetici rispetto al connotato di faziosità che deve comunque ispirare

la loro azione.

Qui a venire in rilievo è soprattutto l’elemento della verità, della correttezza sostanziale

dell’informazione.

Altro esempio_In sede civile, tempo fa, Feltri la fa franca… aveva in questo caso scritto,

quando lavorava all’Europeo, un articolo: l’Italia ci truffa.

Riguardava una serie di interviste condotte da Giovanni Minoli a Kennedy a Mandela a

l’allora premier Pakistano, che erano proposte in studio come se l’intervistatore fosse

Minoli, in realtà erano interviste o fatte da giornalisti stranieri o da giornalisti della stessa

redazione. Minoli si sente leso da questo tipo di informazioni e qui si tratta di verificare

(Cassazione) se è una notizia vera tutto questo a patto di fare la condanna per

diffamazione proprio perché sono utilizzati termini e modi di proporre l’articolo offensivi,

inutilmente offensivi. Qui l’esame della Cassazione è ancora più approfondito sul piano

formale, sul piano della cosiddetta continenza, che distingue tra correttezza formale e

correttezza sostanziale. Dice che l’indagine su questo limite postula la valutazione delle

parole nel momento dinamico, in cui possono combinarsi con la funzione semantica dei

modi con cui è fornita la notizia e generare significati ulteriori. Cioè non bisogna guardare

solo alle parole ma anche a come sono proposte.

Per esempio dice la Cassazione non si può prescindere da altri elementi, dal modo in cui

sono accostate le notizie, o uso di espressioni nella consapevolezza che il pubblico le

intenderà in modo diverso da quello letterario, allusivo; il tono della notizia, a volte

14

vengono in rilievo anche le foto (se guardate la Repubblica tutte le foto di Berlusconi sono

tutte sorridenti ed esattamente il contrario avviene in altre testate).

Il contenuto diffamatorio va visto quindi non soltanto con le parole, non basta limitarsi a

utilizzare un certo linguaggio perché si superi il vaglio del giudice, del giudice penale

soprattutto occorre quindi guardare a tutto il complesso.

Altra vicenda che vide opposto Bruno Vespa ad altro noto giornalista contro Panza che

allora scriveva per l’espresso. Anche qui preferisce prendere la strada del risarcimento

(Vespa), è una Cassazione Civile del 2000 e anche qui le interpretazioni dei giudici sono

assolutamente opposte, mentre il tribunale respinge la domanda perché ritiene che

quanto contenuto nell’articolo di Panza fosse satira, critica; non così l’appello, la corte

d’appello che ritiene che abbia contenuto diffamatorio una frase. Una frase che ritiene che

travalichi il diritto di satira, il diritto di critica.

Qui la tecnica di esposizione è quella sempre del virgolettato, Panza riferisce l’opinione di

una generica fonte autorevole (non indica chi) indica semplicemente quello che gli è stato

detto e questa anonima fonte dice << quando Forlani per il Bruno Vespa dirige il tg1

qualcuno mi disse preparati a legami di ogni colore, quello lì ha lo sguardo bovino umidoso

ma con lampi di sadismo che promettono sfracelli >> Vespa essendo bovino si inbufalisce

e chiede il risarcimento danni in modo piuttosto cospicuo in appello. Evidentemente la

difesa dichiara che non si può mettere il bavaglio alla satira. Il contenuto dell’articolo era

quello di denunciare le posizioni eccessivamente prone al potere dominante da parte di

Vespa. L’articolo diceva che era uno lottizzato, mandato a dirigere il tg1 (allora) da parte

di Forlani, credo di ricordare che allora facesse il segretario per la democrazia cristiana.

Qui le espressioni, secondo la difesa, sono proprio funzionarie a prenderlo in giro proprio

perché si parla di uno lottizzato, compromesso con il potere che non garantisce obbiettività

e serenità di un giornalista. A questo punto……

(in seguito ad una domanda di un collega…. Lei spererebbe nella censura…la censura

viene già attuata in forma strisciante viene effettuata già all’interno della redazione perché

tutto questo vede coinvolti non solo l’autore la cui firma compare poi sul testo, ma lo

stesso direttore responsabile del giornale viene condannato).

….. A questo punto parlare di verità se fosse o meno lottizzato, ma viene ben in rilievo il

linguaggio, non puoi parlare della gente in questo modo, e la Cassazione in modo non

esattamente rintracciabile ragionevole con una motivazione è difficile da rintracciare dice

che il limite della continenza e quindi della probità del linguaggio riguarda anche il diritto di

satira che non può assolutamente tradursi in ridicolizzazioni strettamente personali e

private.

(bovino) dice la Cassazione non era assolutamente necessario ai fini dell’economia

dell’articolo, per rendere l’idea che Panza… quindi questa è un’espressione gratuita,

offesa, punto e basta.

Andiamo su un tema che invece non riguarda solo interessi di rilievo pubblico ma

comunque di esclusiva titolarità dei privati (con il diritto all’onore), l’altro limite, ed è un

grosso limite, è quello della riservatezza ovvero che l’informazione non può diffondere

notizie che attengono alla sfera strettamente privata dell’individuo.

Badate bene che questo diritto alla riservatezza in Italia si è affermato da poco. C’è

l’articolo 615bis del codice penale che punisce l’interferenza illecita nella vita privata che

prevede quale figura di reato l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora che consentono a

taluno di procurarsi indebitamente immagini o notizie che attendono alla vita privata (che si

svolga all’interno delle mura domestiche). 15

Questo dice che la riservatezza è stata agganciata all’inviolabilità del domicilio e non come

bene proprio, e nella prima impostazione, questa diciamo limitata quindi il fatto di

intrufolarsi in casa altrui con marchingegni vari si è affermata per poi cedere il passo ad

una visione ben più vasta del diritto alla riservatezza, del cosiddetto diritto alla privacy;

diritto che è soprattutto di poter disporre e controllare l’uso che altri fanno dei dati che

riguardano la nostra persona. In questa seconda accezione il diritto alla riservatezza viene

contemplato soprattutto dalla legge 675 del 1996 che tra l’altro istituisce anche l’autorità

garante, in questo momento in materia di trattamento automatizzato di dati personali.

E’ una disciplina piuttosto complessa che attiene a tutta l’attività di raccolta, di

conservazione e di utilizzazione dei dati assicurando in linea di massima che questi dati

devono essere utilizzati con il consenso dell’ interessato e attraverso una previa

informazione degli interessati. Questa tutela diventa più intensa man mano che ci si

avvicina a dati sensibili (cioè notizie che riguardano i convincimenti politici, filosofici,

appartenenti allo stato di salute, dati che attendono alla vita sessuale); la tutela di questi

dati è ancora più intensa proprio perché non basta il consenso dell’interessato ma occorre

anche, per chi intenda raccogliere questi dati, l’autorizzazione dell’autorità garante.

Se evidentemente queste norme agissero in tutta la loro portata anche sull’attività

giornalistica o sul diritto di cronaca, ci sarebbe poco da raccontare… occorrerebbero

consensi ecc

La norma che ancora attuata e riportata anche nei testi meno aggiornati, la 675 in realtà è

stata poi sostituita ma non sempre con mutamenti significativi, in ogni caso il principio è

che l’attività di diritto di cronaca sia sottratto a questi vincoli. Diceva l’art. 20 della legge

675 che la comunicazione e la diffusione dei dati personali da parte di privati a enti

pubblici ed economici sono ammesse nell’esercizio dell’attività di giornalista e per

l’esclusivo perseguimento e le relative finalità nei limiti del diritto di cronaca, nel particolare

riguardo a fatti d’interesse pubblico e nel rispetto del codice di deontologia.

(i dati possono essere trattati da parte del giornalista ma nel rispetto del diritto di cronaca)

Per i dati sensibili l’art.25 diceva che salvo che per i dati idonei a rilevare lo stato di salute

e la vita sessuale, il consenso dell’interessato non è richiesto quando il trattamento dei dati

è effettuato dall’esercizio della professione del giornalista per l’esclusivo perseguimento

delle relative finalità, nei limiti del diritto di cronaca e in particolare dell’essenzialità

dell’informazione riguardo a fatti d’interesse pubblico (in questi casi non bisogna avere

nemmeno l’autorizzazione del garante).

Proprio per trovare un punto d’equilibrio tra il trattamento dei dati e l’esercizio della

professione del giornalista la norma prevede anche che dovesse essere adottato di

concerto tra garante e consiglio dell’ordine dei giornalisti il codice di deontologia che

disciplina proprio questa materia così delicata (Carretti 1998), c’è proprio un tentativo di

disciplinare questo possibile conflitto <<le presenti norme sono volte a contemperare i

diritti fondamentali della persona col diritto dei cittadini all’informazione sulla libertà di

stampa. In forza dell’art. 21 la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o

censure in quanto condizione essenziale per l’esercizio del diritto e del dovere di cronaca

la raccolta, la diffusione delle notizie su eventi ecc, si differenzia nettamente per la loro.

Tutta una serie di norme ed erogatorie per cui il giornalista non è tenuto a fornire quegli

elementi di informazione che invece gli altri soggetti che acquisiscano dati personali sono

tenuti immediatamente a denunciare ( ci capita spesso di firmare, sottoscrivere consensi ai

trattamenti di dati). La parte più interessante è quella che trova un contemperamento tra

raccolta di dati sensibili (quindi dati personali atti a rivelare origini razziali,etniche, politiche,

non che condizioni di salute o a sfera sessuale), qui il giornalista garantisce il diritto

d’informazione su fatti d’interesse pubblico nel rispetto dell’ essenzialità dell’informazione.

16

Cos’è essenzialità dell’informazione? : la notizia di rilevante interesse pubblico non

contrasta con la sfera privata quando l’informazione anche dettagliata sia indispensabile in

ragione dell’originalità del fatto con relativa descrizione dei modi in cui è avvenuto.

Diritto amministrativo, 5^ lezione

31/03/04

Quando consideriamo l’art.21 e quindi le due facce della libertà d’espressione, della liberà

d’informazione, non possiamo fare a meno di costatare che sono 2 aspetti che rischiano di

elidersi a vicenda:

- c’è una libertà dal lato attivo, da parte di chi diffonde la notizia e non solo notizie… può

esprimere critiche, stati d’animo, emozioni, pubblicità… tutto rientra nell’art. 21, nella

libertà d’informare.

- c’è una libertà che rappresenta l’altra faccia della libertà d’informazione, il lato passivo, la

libertà di ricevere notizie il più complete, il più obbiettive possibili. Quest’ altro termine della

vicenda, quest’altro polo dialettico della libertà rischia fortemente di contrastare con l’altro.

(esempio: se c’è un giornalista che è indubbiamente un soggetto libero di interpretare la

realtà come vuole, l’art. 21 questo assicura, ma se c’è anche il lettore di quel giornale che

ha diritto anch’egli di vedere una rappresentazione della realtà il più completa possibile

che tenga conto anche della sua potenziale opinione.

Ecco allora che questo diritto non può che entrare in collisione con il diritto del giornalista

di dare la lettura della realtà.

Questo esempio, nella sua apparente semplicità racchiude una serie di tematiche

giuridiche che hanno impegnato la Corte Costituzionale. Se consideriamo che uno degli

aspetti che deve essere presente necessariamente in ogni attività di informazione, di

comunicazione è quello che avrete sentito più volte “il pluralismo” che non è solo indirizzo

politico, è un principio ben presente nella norma che orienta, deve orientare, e l’azione del

legislatore perché è ritenuto presente nella Costituzione e l’azione di ogni amministrazione

che agisca nel campo della comunicazione, proprio perché il principio del pluralismo è un

principio contenuto in più di una norma.

Una per tutte la stessa legge Mammì, che prima ha disciplinato il sistema radiotelevisivo

misto, pubblico e privato. L’art. 1 si suddivide in due comma, dopo aver precisato con una

enunciazione enfatica che la diffusione di programmi radiofonici o televisivi realizzati con

qualsiasi mezzo tecnico a caratteri preminenti di interesse generale ( e non può non averli

visto che è il mezzo che più condiziona la formazione del consenso);

dopo aver detto questo individua i principi che devono stare a fondamento di questo

sistema, primo fra tutti il pluralismo = obiettività, completezza, imparzialità d’informazione,

apertura alle diverse opinioni, tendenze politiche - sociali – religiose – culturali rappresenta

il principio fondamentale del sistema radiotelevisivo, nel rispetto delle norme della

Costituzione.

Per adesso ci interessa capire cos’e questo pluralismo, in nome del quale sta accadendo

di tutto di tutto anche nostro… legislativo. Tenete presente che fino a non molto tempo fa

tutto questo ricadeva nell’ambito di una riserva pubblica, c’era solo la Rai e nessun altro.

Dobbiamo tener presente anche che è vero che la libertà d’informazione vive di questi due

aspetti, molto più definito il primo cioè dal lato attivo la libertà di esprimere il proprio

pensiero di diffondere informazioni, meno definito nel suo contenuto e nel suo grado di

17

tutela il secondo che è la libertà di ricevere informazioni notizie e quant’altro, dobbiamo

tener presente che non stiamo trattando della libertà del matto che va sul palchetto a

esporre il proprio pensiero nel parco di Londra… evidentemente non è questo, se abbiamo

come modello questo siamo fuori strada. Recentissimamente sentivo un sociologo

tedesco che ha fatto un saggio sul grado di libertà d’informazione e diceva che la libertà

del pensiero, la libertà d’informazione << si misura in termini di spazio, in termini di

centimetri >> per dire che la libertà di espressione e d’informazione vive di accesso ai

mezzi d’informazione, vive di ricchezza e di mezzi e di contenuto.

La stessa Corte Costituzionale che ha dovuto svolgere delle funzioni vicarie rispetto a

quelle del legislatore…. ha operato nel vuoto normativo proprio perché ha rotto il regime di

riserva, ha dovuto tracciare le conseguenze e il contenuto di questo principio del

pluralismo. Operazione tanto più difficile dicevamo proprio perché assieme a questa

ambivalenza della libertà d’informazione vi è anche un altro fattore: la comunicazione, la

diffusione di notizie rappresenta anche esercizio di un attività d’impresa, che hanno come

proprio prodotto, servizio, quello di diffondere e creare notizie (un giornale, le radio, le tv

sono tutte imprese). Come voi sapete la nostra Costituzione assicura la libertà d’impresa,

quindi si tratta che quando noi diciamo che noi abbiamo diritto di ricevere notizie di un

certo tipo obiettive, complete, si tratta di porre dei vincoli a un soggetto che esercita a

doppio titolo una libertà, e quella di manifestare il proprio pensiero e quella di informare e

diffondere quello che ritiene più importante…. e mettiamo dei vincoli ad un imprenditore.

Guardando l’art.41 della Costituzione dispone appunto che l’iniziativa economica e privata

è libera, ma non dispone solo questo, altrimenti non ci sarebbero lamentele sulla

Costituzione su questo piano, dice anche due altri principi (2° e 3° comma) che non può

svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla

libertà, alla dignità umana; quindi una norma che stabilisce i limiti rispetto ad altre libertà

costituzionali, ma soprattutto prevede che la legge determini i controlli opportuni perché

l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata ai fini sociali.

Quindi la nostra Costituzione prevede che l’impresa possa essere utilizzata dal legislatore

come uno strumento per consentire il raggiungimento di fini sociali. Quindi l’attività

d’impresa può essere attraverso una serie di provvedimenti autorizzazioni e concessioni,

può essere piegata al raggiungimento non solo di fattori connaturati all’attività d’impresa,

di lucro; ma questa stessa attività viene anche utilizzata per conseguire fini che abbiano

un valore sociale, collettivo.

Badate che la nostra Costituzione prevede anche che se l’attività d’impresa presenti un

grado d’interesse sociale talmente elevato può essere riservato a un soggetto pubblico,

può essere sottratta… come accadeva fino a non tanto tempo fa per l’attività

radiotelevisiva; è un attività soggetta ad un regime di riserva, pur essendo un attività

d’impresa.

Questa altra possibilità, questo regime di riserva pubblicistica dell’attività di impresa, è

infatti previsto dalla Costituzione dall’art 43 della Costituzione che dice che a fini d’utilità

generale la legge può riservare o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo,

allo Stato o ad Enti Pubblici determinate imprese o categorie d’imprese che si riferiscano a

servizi pubblici essenziali, a fonti d’energia o situazioni di monopolio e che abbiano

caratteri di preminente interesse sociale. Teniamo presente, per restare all’attività

radiotelevisiva, era in regime di riserva. Perché? Non soltanto per controllare e

condizionare il consenso, come avveniva durante il regime fascista in cui l’attività

radiofonica era assoggettata a un monopolio pubblico che aveva come fine principale

questo… 18

Ma questo monopolio pubblico continua nel dopoguerra, anche all’indomani dell’entrata in

vigore della costituzione repubblicana c’è un monopolio, una riserva pubblica, proprio

perché questa oltre ad essere un servizio pubblico essenziale, la legge Mammì non a caso

parlava di diffusione di programmi radiofonici o televisivi a carattere di preminente

interesse generale e trattava di servizi che erano oggetto di monopolio a o oligopolio ..

naturale tanto perché le bande di frequenza l’etere è un bene limitato e non avrebbe

consentito una utilizzazione indiscriminata.

Veniamo qua alla storia del pluralismo del quale possiamo avere almeno due significati:

- uno in senso soggettivo, il così detto esterno

- l’altro oggettivo o interno

Nel primo caso deve essere assicurato l’accesso a quanti più soggetti possibili, a più voci

della società che sia possibile diffondere.

Il pluralismo interno è un'altra faccenda proprio perché riguarda la qualità dell’informazione

resa da ognuno di questi soggetti. Il problema è quello di pocansi: che qualcuno può

permettersi in nome della libertà di informazione (diciamo così) di diffondere notizie,

esprimere critiche, precludere l’accesso delle opinioni che emergono dalla società e quindi

esercitare la propria libertà in modo assoluto, incondizionato.

Qui il tema è molto delicato e difficile e conosce comunque una connotazione diversa di

significato a seconda che questo diritto d’informazione si rivolga verso altri privati o verso

un soggetto pubblico (Rai); qui affiora un terzo significato di pluralismo cioè che l’esigenza

che l’informazione resa dai soggetti del settore dell’informazione sia il più possibile

completa, imparziale, obiettiva. Ma questa esigenza si riferisce fondamentalmente al

soggetto pubblico proprio perché la Rai “svolge la missione pubblica” è un modo di dire

enfaticamente che vuol dire che gran parte dei ruoli di servizio pubblico sono svolti da un

soggetto che ha una connotazione pubblica, rientra nel nome dei soggetti pubblici (da

questo punto di vista) cioè la rai.

La stessa legge Mammì si occupava di questo all’ art. 2 secondo comma quando diceva

che il servizio pubblico e radiotelevisivo è affidato mediante concessione ad una società

per azione a totale partecipazione pubblica (lo era), qui lo stesso tema è stato affrontato

per ultimo dalla Corte Costituzionale con Sentenza 2002 284 che ha ribadito argomenti

che già più volte aveva toccato, ma li ribadisce proprio perché qui sospetta di legittimità

costituzionale quella norma che impone un canone, il giudice che alimenta la questione

sospetta che questa norma sia incostituzionale proprio perché la Rai è un soggetto

anch’esso, il sistema informativo partecipa anch’esso agli introiti pubblicitari e non si vede

perché a questo punto debba anche beneficiare del canone. La Corte Costituzionale rileva

che questa norma, che continua ad essere conforme alla costituzione, proprio perché la

Rai non è un soggetto uguale agli altri, nel senso che la Rai è titolare del servizio pubblico

e deve necessariamente rendere un’informazione diversa.

Osserva la Corte Costituzionale che nell’attuale sistema non più monopolistico ma misto,

quindi pubblico e privato, implica che chi esercita un servizio pubblico sia tenuto a operare

non come uno qualsiasi dei soggetti, bensì svolgendo una attività specifica per il miglior

soddisfacimento del diritto del cittadino all’informazione e per la costruzione della cultura

col fine di ampliare la partecipazione dei cittadini e comporre lo sviluppo sociale e culturale

del paese. Da qui la necessità che la concessione, che lega la Rai allo stato, preveda

specifici obblighi di servizio pubblico, che sono specificati nel così detto contratto di

servizio, e imponga la concessionaria l’obbligo di assicurare un’informazione completa, di

adeguato livello professionale, e rigorosamente imparziale nel riflettere il dibattito tra i

diversi orientamenti politici, nonché di curare la specifica funzione di promozione culturale

e all’apertura dei programmi alle più significative realtà culturali.

Mentre la libertà d’informazione (guardiamo sempre al versante di noi destinatari

dell’informazione) non giustifica, non consente non arriva al punto di costringere i soggetti

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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto amministrativo riguardanti nozioni generali.
Nello specifico gli argomenti trattati sono: “certezza”, “effettività”, ordinamento, sistema unitario, giusnaturalismo, l’ordinamento, centri di potere, Costituzione formale, Costituzione reale, strascichi dell’800.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Salibba Vittorio.

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