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attuazione delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri.

Il momento amministrativo non è pertanto estraneo al governo; per converso posto

che il governo è espressione delle forze politiche di maggioranza, allorché esso si

ingerisca nell'amministrazione, vi introduce un elemento di politicità. Sussiste poi la

necessità che l'amministrazione sia leale verso la forza politica che detiene la

maggioranza parlamentare: in qualche misura l'amministrazione deve essere

strumento di esecuzione delle direttive politiche impartite dal ministro che assume la

responsabilità del proprio dicastero.

Il nostro ordinamento introduce una tendenziale distinzione tra politica ed

amministrazione , soprattutto in occasione della disciplina dell'organizzazione del

lavoro presso le pubbliche amministrazioni. Questa disciplina tenta di delimitare con

chiarezza le attribuzioni della componente politica dell'amministrazione, rispetto a

quelle della componente politica, in particolare del vertice dirigenziale, basandosi sul

presupposto che un organo non politico possa agire in modo maggiormente imparziale.

L'attuale normativa sull'organizzazione pubblica pare non tanto orientata nel senso di

realizzare un'improbabile netta separazione tra politica ed amministrazione, quanto

caratterizzata per il suo significato garantista rispetto a ciò che essa esclude: la

trasformazione dell'amministrazione in mero apparato subordinato agli organi politici.

Questi ultimi possono controllare ed indirizzare il livello più alto dell'amministrazione:

la dirigenza, ma soltanto utilizzando gli strumenti di cui al dlgs 165/2001 (in

particolare prefissione di obiettivi e verifica dei risultati),i quali siano compatibili con

il riconoscimento di poteri di gestione autonoma della dirigenza.

Si noti che in alcuni casi la legge configura uno stretto vincolo fiduciario tra organo

politico e vertice dirigenziale, tale che, alcuni incarichi cessano decorsi 90 giorni dal

voto sulla fiducia al nuovo esecutivo(spoils system) . In queste ipotesi la separatezza

tra politica ed amministrazione risulta nettamente attenuata. Un'ulteriore ipotesi è

disciplinata dalla l. 145/2002, con riferimento alle nomine degli organi di vertice e dei

componenti dei consigli di amministrazione: quelle conferite dal governo o dai ministri

nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura o nel mese antecedente

lo scioglimento anticipato delle camere, possono essere confermate, revocate,

modificate o rinnovate entro sei mesi dal voto di fiducia al governo. Il meccanismo

dello spoil systems aveva assunto dimensioni notevoli. Esso ha affrontato il vaglio della

legittimità costituzionale, che ne ha definito i limiti..la corte costituzionale, con Sent.

233/2006, ha in particolare stabilito che” la previsione di un meccanismo di

valutazione tecnica della professionalità e competenza dei nominati.....non si configura

...come misura costituzionalmente vincolata”, atteso che la regola per cui le cariche

affidate intuito personae cessano all'atto di insediamento di nuovi organi politici, mira

a consentire a questi ultimi la possibilità di rinnovarle , scegliendo soggetti idonei a

garantire proprio l'efficienza ed il buon andamento dell'amministrazione: il principi di

buon andamento significa pertanto coesione tra politico e vertice burocratico. In

seguito la Consulta ha delimitato il campo di applicazione dell'istituto dichiarando la

contrarietà agli art 97 e 98 Cost., non solo dell'azzeramento automatico di tutta la

dirigenza , ma anche dell'estensione dei meccanismi dello spoil system alla dirigenza di

livello generale, creando una sorta di dipendenza politica e di precarietà. E' invece

necessario subordinare la cessazione dell'incarico ad una previa verifica.

Specifico riflesso del problema politica-amministrazione è costituiti dalla questione

della distinzione tra atti amministrativi ed atti politici. Gli atti del governo sono oggi

sottratti al sindacato del giudice amministrativo.

3, principio di responsabilità

è enunciato nell'art 28 cost. “ i funzionari e i dipendenti dello stato e degli enti

pubblici sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti. In

tali casi la responsabilità si estende allo stato e agli enti pubblici”.

Il termine responsabilità è spesso utilizzato dalla normativa vigente secondo un

significato differente da quello enunciato nell'art 28, ove il costituente si riferisce

alla assoggettabilità ad una sanzione dell'autore di un illecito. Si parla spesso di

responsabile per indicare il soggetto che deve rendere conto del complesso delle

attività di un ufficio ad esso facente capo. In questa prospettiva può anche essere

letta la legge sul procedimento amministrativo , la quale ha previsto la figura del

responsabile del procedimento, che tuttavia non può considerarsi come un'applicazione

dell'art 28, la figura del responsabile soddisfa piuttosto una esigenza di trasparenza

e della creazione di una figura che sia contattabile dal cittadino.

3,1 il principio di legalità

esprime l'esigenza che l'amministrazione sia assoggettata alla legge, anche se esso ,

nella sua accezione più ampia è applicabile non soltanto all'amministrazione, ma a

qualsivoglia potere pubblico. Nel nostro ordinamento giuridico convivono più concezioni

del principio di legalità. In primo luogo esso è considerato nei termini di non

contraddittorietà dell'atto amministrativo rispetto la legge. L'art 4 disposizioni

preliminari al codice civile stabilisce che i regolamenti amministrativi “non possono

contenere norme contrarie alle disposizioni di legge” e l'art 5 l.2248/1865 all. E

stabilisce l'obbligo per il giudice ordinario di disapplicare gli atti amministrativi e i

regolamenti non conformi alle leggi. Il principio di legalità può però richiedere

qualcosa di più rispetto alla non contraddittorietà, cioè l'esigenza che l'azione

amministrativa abbia uno specifico fondamento legislativo. Si tratta del principio di

legalità inteso nella sua accezione di conformità formale, nel senso che il rapporto tra

legge e amministrazione è impostato sul dovere dell'amministrazione di agire nelle

ipotesi ed entro i limiti fissati dalla legge che attribuisce il relativo potere. Il

principio di legalità si applica ad alcuni atti amministrativi normativi, quali i

regolamenti ministeriali. Per ciò che riguarda i provvedimenti amministrativi al di là

del principio di legalità inteso come conformità formale esiste quello della conformità

sostanziale. Con tale nozione si intende fare riferimento alla necessità che

l'amministrazione agisca non solo entro i limiti di legge , ma in conformità della

disciplina sostanziale posta dalla legge stessa. Questa concezione si ricava dalle

ipotesi in cui la costituzione prevede una riserva di legge (art. 13,23,41,51,52).

sussistono tuttavia alcune importanti differenze tra principio di legalità e riserva di

legge. Quest'ultima riguarda il rapporto tra Costituzione, legge ed amministrazione e,

imponendo la disciplina amministrativa in una data materia, delimita l'esercizio del

potere normativo spettante all'esecutivo. Il principio di legalità attiene invece al

rapporto tra legge ed attività complessiva della pubblica amministrazione, dunque

anche quella non normativa; il mancato rispetto del principio in questione determina

l'illegittimità dell'azione amministrativa. In ragione del fatto che il potere si

concretizza nel provvedimento si comprende perché il principio di legalità si risolve

nella tipicità dei provvedimenti amministrativi: se la PA può esercitare i soli poteri

autoritativa attribuiti dalla legge, essa può emanare i soli provvedimenti stabiliti in

modo tassativo dalla legge stessa. Tale principio è richiamato dall’articolo 1.1 L.241/91

ai sensi del quale <<l’attività amministrativa persegue fini determinati dalla legge ed è

retta da criteri di economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza secondo le

modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli

procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario>>. Inoltre il comma 3

chiarisce che il rispetto di tali principi va assicurato anche dai <<soggetti privati

preposti all’esercizio di attività amministrative>>. Per quanto riguarda gli atti di natura

non autoritativa il comma 2 stabilisce che <<la PA agisce secondo le norme di diritto

privato, salvo che la legge disponga diversamente>>. Resta fermo il principio di

legalità/tipicità per l’attività autoritativa. Ma il mancato rispetto di alcune regole

dell’agire amministrativo può diventare irrilevante sotto il profilo dell’annullabilità

dell’atto, dequotando il principio di legalità ,come si può desumere dalla lettura

dell’articolo 21 octies comma 2 ai sensi del quale <<non è annullabile il provvedimento

adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per

la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non

avrebbe potuto essere diverso, da quello in concreto adottato. Il provvedimento

amministrativo, non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del

procedimento, qualora la PA dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento,

non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato>>. Per quanto

attiene ai rapporti tra legge ed attività amministrativa occorre infine richiamare il

principio del Giusto Procedimento,elaborato dalla Corte costituzionale ed avente la

dignità di principio generale dell’ordinamento. Esprime l’esigenza che ci sia distinzione

tra il disporre in astratto con legge e il provvedere in concreto con atto alla stregua

della disciplina astratta, mettendo i privati interessati in condizione di esporre le

proprie ragioni sia a tutela del proprio interesse sia a titolo di collaborazione con

l'interesse pubblico.

3,2 il principio di imparzialità

l'art 97 pone espressamente due principi relativi all'amministrazione: trattasi del

principio di buon andamento e del principio di imparzialità.

La norma sembra riferirli entrambi esclusivamente all'organizzazione amministrativa.


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Morbidelli Giuseppe.

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