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Il dovere di concludere il procedimento:

la p.a. ha il dovere di concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento

espresso. Il temine si intende rispettato quando l’amministrazione, entro 90 giorni, emani il

provvedimento finale. Tuttavia per i procedimenti ad istanza di parte è prevista la possibilità che il

procedimento sia definito mediante silenzio-assenso. Eccezioni a questa regola: procedimenti

riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, ambiente, difesa nazionale, pubblica sicurezza,

immigrazione, salute e pubblica incolumità: in tali casi a fronte dell’inutile decorso del termine

senza che l’amministrazione abbia emanato il provvedimento si forma il silenzio-inadempimento,

che non produce effetti equipollenti a quelli di un provvedimento.

L’art. 328 c.p. stabilisce che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale

entro 30 giorni dalla richiesta redatta in forma scritta, non compie l’atto del suo ufficio e non

risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o la multa fino

a 1032 €. La legge non si preoccupa di coordinare la norma penale con l’art. 2 della l. 241/1990

sicchè, stando ad un’interpretazione letterale, pur in presenza di un termine procedimentale

superiore ai 30 giorni, il reato si consuma al trentesimo giorno.

Il responsabile del procedimento:

l’art. 4 l. 241/1990 stabilisce che le p.a. sono tenute a determinare, per ciascun tipo di procedimento

relativo ad atti di loro competenza, l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro

adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale.

è la guida del procedimento, con il compito di coordinatore dell’istruttoria, e di organo d’impulso. È

il punto di riferimento sia per i privati, sia per l’amministrazione procedente e per gli organi di altre

amministrazioni coinvolte dal soggetto procedente. Nei compiti d’impulsi rientra l’indizione (o se

non ha competenza, propone l’indizione) della conferenza di servizi. Se non ha competenza ad

emanare l’atto finale egli trasmette gli atti all’organo competente per l’adozione, altrimenti emana

egli stesso il provvedimento. L’organo competente per l’adozione del provvedimento finale, ove

diverso dal responsabile del procedimento, non può discostarsi dalle risultanze dell’istruttoria

condotta dal responsabile del procedimento, se non indicandone la motivazione nel provvedimento

finale. Quindi il responsabile del procedimento è il soggetto dell’amministrazione che instaura il

dialogo con i soggetti interessati al procedimento mediante la comunicazione dell’avvio del

procedimento, lo prosegue nella fase della partecipazione e anche dopo l’emanazione del

provvedimento finale, mediante le notificazioni.

La comunicazione dell’avvio del procedimento:

l’avvio del procedimento deve essere comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il

provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti, a quelli che per legge devono

intervenirvi, nonché ai soggetti, diversi dai diretti destinatari, che siano individuati o facilmente

individuabili qualora dal provvedimento possa loro derivare un pregiudizio. I diretti destinatari sono

titolari di interessi legittimi, pretensivi o oppositivi. I soggetti che per legge devono intervenire sono

gli enti pubblici. Gli ultimi sono i controinteressati sostanziali. La comunicazione dell’avvio è

compito del responsabile del procedimento. È consentita l’adozione dei provvedimenti cautelari

anche prima dell’effettuazione della comunicazione. Esistono poi procedimenti riservati, in ordine

ai quali non dovrebbe essere ammessa la partecipazione, alla quale è preordinata la comunicazione

dell’avvio del procedimento. L’omissione della comunicazione configura un’ipotesi di illegittimità

che può essere fatta valere soltanto dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista. Il

provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio

del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del

provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (partecipazione

inutile). 3


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Pugliese Francesco.

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