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almeno il 50% + 1 dei consiglieri, riduzione dell’ organo assembleare per

impossibilità di surroga alla metà dei consiglieri.

3. La mancata approvazione del bilancio nei termini.

15. I rapporti finanziari e la contabilità nei comuni e nelle province.

Il nuovo sistema è costituito essenzialmente da una finanza trasferita e da una finanza

autonoma degli enti locali.

Alla Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali spetta il controllo

centrale sulle dotazioni organiche, sulle loro modificazioni e sui provvedimenti di

assunzione degli enti dissestati o strutturalmente deficitari e l’ esercizio di poteri

consultivi in ordine ad alcune fasi del procedimento di dissesto.

La revisione economico-finanziaria è affidata ad un collegio dei revisori dei conti.

16. Gli istituti di partecipazione negli enti locali.

L’ art. 8 T.U. afferma che il comune valorizza e promuove le libere forme

associative. Esso prevede poi forme di consultazione, istanze e petizioni da parte

della popolazione.

La consultazione è volta ad acquisire l’ orientamento non vincolante dell’ elettorato

in relazione ad alcuni problemi di interesse generale, anche se solo le istanze e le

proposte creano l’ obbligo di procedere.

Nel referendum la richiesta proviene dagli elettori, ma anche da organi comunali: sia

referendum che consultazione devono attenere alle materie di competenza locale e

non possono aver luogo in concomitanza con operazioni elettorali provinciali,

comunali o circoscrizionali.

Tra gli istituti di partecipazione sono poi ricompresi:

• l’ azione popolare

• il diritto di accesso agli atti amministrativi

• il diritto di accesso alle informazioni di cui è in possesso l’ amministrazione,

alle strutture e ai servizi degli enti, alle org. di volontariato e alle associazioni.

La materia degli istituti di partecipazione rientra ora nella potestà legislativa delle

regioni.

17. Territorio e forme associative.

Il territorio è elemento costitutivo del comune, considerato ente a fini generali: la

regione con propria legge, sentite le popolazioni interessate, istituisce nuovi comuni e

può modificare le loro circoscrizioni e la loro denominazione.

L’ art. 15 T. U. stabilisce che salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono

essere istituiti nuovi comuni con meno di 10 mila ab. o la cui costituzione comporti

che altri comuni scendano sotto tale limite.

E la legge regionale che contempla l’ istituto della fusione; mentre lo statuto

comunale si occupa dell’ istituzione dei municipi nei territori interessati dal processo

di fusione.

La legge contempla poi le unioni di comuni ( una particolare forma di unione è la

comunità montana ), enti locali costituiti da due o più comuni di norma contermini

allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza.

Le forme associative previste dal T.U. possono essere ordinate come segue:

accordi di programma per la definizione ed attuazione di opere ed interventi;

convenzioni al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati;

uffici comuni, istituiti mediante convenzione, ai quali affidare l’ esercizio delle

funzioni pubbliche;

delega;

consorzi;

esercizio associato di funzioni e servizi;

unioni di comuni.

Per i comuni tra i 30 e i 100 mila ab. l’ ord. consente l’ articolazione del territorio in

circoscrizioni, organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione dei servizi

di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate dal comune.

Tale articolazione è obbligatoria per i comuni con più di 100 mila abitanti.

18. Città metropolitane e comunità montane.

Città metropolitane ( Torino, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bari, Bologna,

Genova, Venezia ): enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i

principi fissati dalla Costituzione, alla stessa stregua delle regioni, delle province e

dei comuni. La regione provvede alla delimitazione territoriale dell’ area

metropolitana.

L’ amministrazione si articola sui due livelli della città metropolitana e dei comuni.

Nelle aree metropolitane il comune capoluogo e gli altri comuni possono costituirsi in

città metropolitane ad ordinamento differenziato, sicchè mentre la delimitazione dell’

area è obbligatoria, l’ istituzione delle città può anche non verificarsi.

La legge parifica la città metropolitana alla provincia; tale parificazione è comunque

solo tendenziale, in quanto, ovviamente, la città esercita ulteriori funzioni rispetto alla

provincia, ossia funzioni conferite dalla regione.

Possono costituirsi in città metropolitane i comuni uniti da contiguità territoriale e da

rapporti di stretta integrazione in ordine all’ attività economica, ai servizi essenziali,

ai caratteri ambientali, alle relazioni sociali e culturali.

La comunità montana ( o isolana o di arcipelago ) è un ente locale ad appartenenza

obbligatoria costituito con provvedimento del pres. giunta regionale tra comuni

montani e parzialmente montani anche appartenenti a province diverse per la

valorizzazione di zone montane per l’ esercizio di funzioni proprie, di funzioni

conferite e per l’ esercizio associato di funzioni comunali.

Esse hanno autonomia statutaria nell’ ambito delle leggi statali e regionali, un organo

esecutivo e uno rappresentativo composto da sindaci e assessori dei comuni

partecipanti. I rappresentanti della comunità sono eletti fra consiglieri dei comuni

partecipanti dai cittadini interessati.

CAPITOLO V

SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE E LORO VICENDE

1. Premessa. Qualità giuridiche, status, capacità e situazioni giuridiche.

Una delle funzioni fondamentale dell’ ord. g è quella di dirimere i conflitti di interessi

intersoggettivi.

Gli interessi sono aspirazioni dei soggetti verso i beni ritenuti idonei a soddisfare

bisogni.

Situazione giuridica soggettiva: concreta situazione di cui un soggetto è titolare.

Qualità giuridiche: modi di essere giuridicamente definiti di una persona, di una

cosa, di un rapporto g., di cui l’ ord. g. faccia altrettanti presupposti per l’

applicabilità di disposizioni generali o particolari alla persona, alla cosa, al rapporto.

Status: qualità attinenti alla persona che globalmente derivano dalla sua appartenenza

necessaria o volontaria ad un gruppo e rappresentano il presupposto per l’

applicazione al soggetto di una serie di norme.

Capacità giuridica: idoneità ad esser titolari di situazioni g. sogg.

Capacità di agire: idoneità a gestire le vicende delle situazioni g. sogg. di cui si è

titolari.

Nel diritto amministrativo si dispone della capacità di agire in quanto si ha la capacità

giuridica.

La capacità di agire differisce dalla legittimazione ad agire che si riferisce a

situazioni specifiche concrete.

2. Potere, diritto soggettivo, dovere e obbligo.

Il potere è la potenzialità astratta di tenere un certo comportamento ed espressione

della capacità del soggetto.

Nel d. amm. la possibilità astratta di tenere un certo comportamento produttivo di

effetti g. si concretizza mediante atti g., il più importante dei quali è il

provvedimento.

Le vicende giuridiche sono rappresentate dalla costituzione, estinzione o

modificazione di situazioni giuridiche.

Il diritto soggettivo consiste nella possibilità di soddisfare un proprio interesse

indipendentemente dall’ interesse pbl. curato dall’ amministrazione.

Ove il privato abbia un diritto non può affermarsi l’ esistenza di un potere amm. e

viceversa.

Le norme di relazione sono quelle che attribuendo poteri, riconoscono interessi pbl.

vincenti su quelli privati. Esse risolvono conflitti intersoggettivi di interessi.

Le norme di azione regolamentano in concreto l’ esercizio del potere.

Il dovere è un vincolo giuridico a tenere un dato comportamento positivo o negativo.

L’ obbligo invece è il vincolo del comportamento del soggetto in vista di uno

specifico interesse di chi è il titolare della situazione di vantaggio.

Anche l’ amministrazione può esser soggetta ad obblighi.

3. L’ interesse legittimo.

Distinzione tra interesse pretensivo e oppositivo: il primo consiste nell’ interesse del

privato ad un fare dell’ amm., il secondo ad un non fare.

L’ interesse legittimo si sostanzia nella pretesa del privato cittadino alla legittimità

dell’ azione: esso sorge quando la soddisfazione del suo interesse dipende dall’

esercizio di un potere dell’ amm.

I poteri riconosciuti al titolare dell’ interesse legittimo sono in primo luogo poteri di

reazione ( ricorsi amm. e giurisdiz. volti ad ottenere l’ annullamento dell’ atto amm.

); inoltre vi sono poteri di partecipare al procedimento amministrativo e poteri ad

accedere ai documenti della pbl. amm.

4. Interessi diffusi e interessi collettivi.

Gli interessi diffusi appartengono ad una pluralità di soggetti e attengono a beni non

suscettibili di fruizione differenziata.

Gli interessi collettivi fanno invece capo ad un gruppo organizzato.

5. Il problema dell’ esistenza di altre situazioni giuridiche soggettive.

Il privato proprietario, nonostante abbia un vero e proprio diritto soggettivo, può

essere sottoposto ad espropriazione, tipico potere della pbl. amm. Ma non avevamo

detto che dove vi è il primo non vi è il secondo e viceversa?

Per superare questa antinomia occorre ricorrere al principio di relatività delle

situazioni giuridiche soggettive, che afferma che a seconda dei casi lo stesso rapporto

di un soggetto con un bene può presentarsi ora come diritto soggettivo, ora come

interesse protetto solo in modo riflesso.

Facoltà: possibilità di tenere un certo comportamento materiale.

Aspettativa: situazione in cui versa un soggetto nelle more del completamento della

fattispecie costitutiva di una situazione di vantaggio. Essa non è tutelata in via

assoluta, perciò non è un diritto.

5.1. Le situazioni giuridiche protette dall’ ordinamento comunitario.

Le situazioni giuridiche protette dall’ ordinamento comunitario in capo ai cittadini

dell’ U. E. consistono essenzialmente in poteri: vedi libertà di circolazione delle

persone e dei capitali, libertà di stabilimento, libera prestazione di servizi, libertà di

concorrenza, libertà di circolazione dei beni e impone obblighi di servizio pubblico ai

gestori.

6. Le modalità di produzione degli effetti giuridici.

I poteri sono intrasmissibili, non esiste perciò la vicenda della traslazione di un potere

amministrativo da un soggetto pbl. ad un privato mediante un provvedimento.

Attraverso lo schema norma-fatto-effetto, la norma disciplina direttamente il fatto e

vi collega la produzione di effetti: le vicende si producono al verificarsi di taluni atti

o fatti che costituiscono il semplice presupposto per la produzione dell’ effetto.

Se la legge non determina la produzione dell’ effetto in relazione a tutti i rapporti di

un certo tipo, ma ad un singolo rapporto, allora tale legge viene definita

provvedimento, che non presenta quindi il carattere di generalità.

Nello schema norma-potere-effetto, la legge attribuisce ad un soggetto il potere di

produrre effetti giuridici che si verificheranno al momento del compimento di una

serie di atti del soggetto.

L’ atto che costituisce espressione di autonomia è il negozio.

Nel primo schema l’ amministrazione è priva di potere, mentre nel secondo essa pone

in essere atti espressione di autonomia; è attraverso il secondo schema che si pongono

in essere veri e propri provvedimenti amministrativi.

7. I poteri amministrativi: i poteri autorizzatori.

Il potere autorizzatorio rimuove i limiti posti dalla legge all’ esercizio di una

preesistente situazione di vantaggio: il suo svolgimento comporta la previa verifica

della compatibilità di tale esercizio con un interesse pubblico.

Attraverso tale potere, l’ amministrazione esprime il proprio consenso preventivo all’

attività progettata dal richiedente.

Esempio permesso di costruire. Esso è necessario per interventi di trasformazione

del territorio ed è rilasciato a condizione che siano rispettati gli strumenti di

pianificazione richiesta.

L’ iniziativa è sempre del soggetto autorizzato.

Dal ceppo delle autorizzazioni, provvedimento che viene enucleato dal potere in

esame, si ricordano numerose figure specifiche:

• abilitazioni: atti il cui rilascio è subordinato all’ accertamento dell’ idoneità

tecnica di soggetti a svolgere una certa attività.

• omologazioni: rilasciate dall’ autorità a seguito dell’ accertamento della

sussistenza di una cosa, di norma destinata ad esser prodotta in serie, di tutte le

caratteristiche fissate dall’ ordinamento.

• nullaosta: atto endoprocedimentale necessario, emanato da un’

amministrazione diversa da quella procedente, con cui si dichiara che in

relazione ad un particolare interesse, non sussistono ostacoli all’ adozione del

provvedimento finale.

• dispensa: provvedimento con cui l’ ord., pur vietando o imponendo in generale

un certo comportamento, prevede però che l’ amm. possa consentire in alcuni

casi una deroga all’ osservanza del relativo divieto o obbligo.

• esenzione: quando la deroga al divieto avviene secondo lo schema norma-

fatto-effetto.

• approvazione: provvedimento permissivo avente ad oggetto non un

comportamento ma un atto rilasciato a seguito di una valutazione di

opportunità e convenienza dell’ atto stesso. L’ approvazione quindi si pone

come condizione di efficacia dell’ atto ed è successiva. Con l’ approvazione

condizionata si suole indicare annullamento con indicazione dei correttvi

necessari per conseguire l’ approvazione.

• licenza: provvedimento che permette lo svolgimento di un’ attività previa

valutazione della sua corrispondenza ad interessi pubblici.

8. I poteri concessori.

I poteri concessori sono poteri, insieme a quelli appena esaminati, ce determinano

effetti favorevoli per i privati. L’ esercizio di tali poteri, a fronte dei quali il

destinatario si pone come titolare di interessi legittimi pretesivi, produce l’ effetto di

attribuire al destinatario medesimo status e situazioni giuridiche che esulavano dalla

sua sfera g. in quanto precedentemente egli non ne era titolare. Esistono molteplici

esempi di concessioni: la concessione d’ udo di beni, la concessione di esercizio di

servizi pbl, la concessione della cittadinanza ecc… In ordine alle concessioni di beni

e pbl. servizi, ricordiamo che accanto al provvedimento unilaterale si può individuare

una convenzione bilaterale di d. pvt. finalizzata a dar assetto ai rapporti patrimoniali

tra concessionario e concedente.

La concessione è detta traslativa quando il diritto preesiste in cao all’ amm., sicchè

esso è trasmesso al privato, costitutiva se il diritto attribuito è totalmente nuovo.

Tra i provvedimenti concessori rientrano pure le sovvenzioni, caratterizzate dal fatto

che attribuiscono al destinatario vantaggi economici.

9. I poteri ablatori.

I poteri ablatori incidono negativamente, impongono obblighi o sottraggono

situazioni favorevoli del privato attribuendole in genere all’ amm.

Il destinatario, a fronte di tali poteri, si presenta come titolare di interessi legittimi

oppositivi.

Tra tali poteri ricordiamo:

• le espropriazioni: provvedimento che ha l’ effetto di costituire un diritto di

proprietà o altro diritto reale in capo ad un soggetto, previa estinzione del

diritto in capo ad altro soggetto al fine di consentire la realizzazione di un’

opera pubblica o per altri motivi di pubblico interesse e dietro versamento di

indennizzo. L’ occupazione temporanea, prevista dalla legge, può essere

disposta quando ciò è necessario per la corretta esecuzione dei lavori,

prevedendo la relativa indennità.

• le requisizioni: provvedimenti mediante i quali l’ amm. dispone della proprietà

o utilizza un bene di un pvt. per soddisfare un interesse pbl. La requisizione in

proprietà riguarda mobili e può essere disposta in genere per esigenze militari,

dietro indennità. La requisizione in uso ha come presupposto l’ urgente

necessità, riguarda sia mobili che immobili e comporta la possibilità di usare il

bene per il tempo necessario e dietro indennità.

• la confisca: provvedimento ablatorio a carattere sanzionatorio, è la misura

conseguente alla commissione di un illecito amm.

• il sequestro: provvedimento ablatorio di natura cautelare.

• gli ordini: hanno l’ effetto di imporre un comportamento al destinatario. Si

distinguono in comandi o divieti.

• le direttive: hanno una minore vincolatività degli ordini.

• diffida: formale avvertimento ad osservare un obbligo che trova fondamento in

altro provvedimento o nella legge.

10. I poteri sanzionatori.

Per sanzione si intende perlopiù la conseguenza sfavorevole di un illecito applicata

coattivamente da Stato o altro ente pbl, mentre per illecito si intende la violazione di

un precetto compiuta da un soggetto; la sanzione perciò la misura retributiva nei

confronti del trasgressore.

La sanzione ha carattere eminentemente affittivo, è conseguenza di un

comportamento antigiuridico.

Le sanzioni amministrative sono misure afflittive non consistenti in una sanzione

civile o in una pena, irrogate nell’ esercizio di potestà amministrative come

conseguenza di un comportamento assunto da un soggetto in violazione di una norma

o di un provvedimento amm. Si tratta perciò del risultato dell’ esercizio di un potere

amministrativo.

Le sanzioni ripristinatorie colpiscono la res e mirano a reintegrare l’ interesse pbl.

leso, le sanzioni afflittive si rivolgono direttamente all’ autore dell’ illecito; le

sanzioni pecuniarie hanno ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, le

sanzioni interdittive incidono sull’ attività del soggetto colpito. Le sanzioni

disciplinari si riferiscono a soggetti che si trovano in un peculiare rapporto con l’

amm.

11. I poteri di ordinanza, i poteri di programmazione e di pianificazione, i poteri di

imposizione dei vincoli, i poteri di controllo.

Il potere di ordinanza, esercitatile nelle situazioni di necessità ed urgenza, è

caratterizzato dal fatto che la legge non predetermina in modo compiuto il contenuto

della statuizione in cui il potere può concentrarsi, oppure ancora acconsente all’ amm.

stessa di esercitare un potere tipico in presenza di situazioni diverse da quelle previste

in via ordinaria o seguendo procedure differenti. L’ esercizio di tale potere dà luogo

all’ emanazione di ordinanze di necessità ed urgenza.

I poteri di pianificazione e i poteri di programmazione: la programmazione ( che

comprende anche la pianificazione ) indica il complesso di atti mediante i quali l’

amm., previa valutazione di una situazione nella sua globalità, individua le misure

coordinate per intervenire in un dato settore.

Il potere di imposizione dei vincoli è un potere che impone un vincolo al

proprietario di alcuni beni immobili che presentano peculiari caratteristiche

ambientali, urbanistiche e via dicendo, il quale riduce le facoltà ad essi spettanti.

Il potere di controllo è un potere in capo all’ amministrazione che gli consente di

effettuare verifiche in capo ai privati.

12. I poteri strumentali e i poteri dichiarativi. Le dichiarazioni sostitutive.

L’ amministrazione spesso, in occasione dell’ esercizio di un potere, pone in essere

atti non già provvedimentali, ma strumentali ad altri poteri.

L’ efficacia dichiarativa incide su una situazione g. preesistente rafforzandola,

specificandone il contenuto o affievolendola. Taluni atti dichiarativi invece hanno la

funzione di riconoscere certezze legali valide erga omnes. Tali certezze possono poi

essere messe in circolazione mediante certificati, documento tipico rilasciato dall’

amministrazione e avente funzione di ricognizione, riproduzione e partecipazione a

terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o

comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pbl. La registrazione non è un

certificato, perché ha prevalentemente la funzione di acquisire conoscenze. Gli

attestati invece sono atti amm. tipici in suscettibili di creare certezza legale. Le

attestazioni atipiche creano al più una presunzione, gli atti di notorietà sono invece

atti formati, su richiesta di un soggetto, da un pbl. uff. in base a dichiarazioni

simultanee rese in sua presenza e sotto giuramento di alcuni testimoni.

La dichiarazione sostitutiva è un atto pvt. capace di sostituire una certificazione pbl.

producendone lo stesso effetto g. La mancata accettazione di essa costituisce

violazione dei doveri d’ ufficio. Vi sono due tipi di dichiarazioni sostitutive, quelle

di certificazione, che consiste nel documento sottoscritto dall’ interessato in

sostituzione dei certificati e quelle sostitutive dell’ atto di notorietà, atti con cui il

privato comprova nel proprio interesse e a titolo definitivo, tutti gli stati, fatti e

qualità personali non compresi in pbl. registri, albi ed elenchi, nonché fatti, stati e

qualità relativi ad altri soggetti di cui abbia conoscenza. Tali dichiarazioni possono

avvenire anche tra i privati che vi acconsentano. Devono in ogni caso essere fatti

controlli da parte dell’ amm., anche a campione; vi sono poi atti che non possono

essere sostituiti da tali dichiarazioni, come ad esempio i certificati medici.

13. I poteri relativi ad atti amministrativi generali.

Essi avvengono quando l’ amministrazione produce effetti g. in relazione a tutti i

rapporti che abbiano le medesime caratteristiche. I relativi atti amministrativi sono

detti generali, perché producono effetti per una generalità di soggetti.

Tali atti sono riconducibili allo schema norma-potere-effetto, ma non sono

caratterizzati dall’ astrattezza. Essi sono sottratti alla disciplina della partecipazione

procedimentale e del diritto di accesso e non necessitano di motivazione. Una loro

particolare categoria è costituita dalle autorizzazioni generali.

14. Cenni ad alcune tra le più rilevanti vicende giuridiche il cui studio interessa il

diritto amministrativo: il decorso del tempo e la rinuncia.

Tra alcuni fatti che possono determinare l’ acquisto di diritti reali a favore dell’

amm., va menzionato il decorso del tempo: esso produce la nascita o la

modificazione di una serie di diritti ed è alla base degli istituti della prescrizione e

della decadenza.

Abbiamo già detto che il potere non è trasmissibile e non è nemmeno prescrittibile a

seguito del decorso del tempo. Il diritto soggettivo è invece soggetto a prescrizione,

ove non esercitato per un certo periodo di tempo.

Il tempo è alla base dell’ istituto dell’ usucapione dei diritti reali, ma i beni demaniali

sono inusucapibili.

Tra gli atti che producono vicende estintive di diritti si annovera poi la rinuncia. il

potere non può essere nemmeno oggetto di un atto di rinuncia. i diritti soggettivi sono

invece di norma rinunciabili, non sono rinunciabili le situazioni che ineriscono a

soggetti diversi da quelli del loro titolare.

In tema di crediti dei dipendenti aventi causa nel rapp. di lavoro, l’ amministrazione

non può rinunciare alla prescrizione e alla relativa eccezione. Nemmeno agli interessi

legittimi si può rinunciare, poiché esso segue il potere e il suo esercizio. Ammissibile

è invece la rinuncia allo strumento di reazione processuale, così come è ammissibile

la rinuncia al bene finale della vita o la disposizione dello stesso.

16. L’ esercizio del potere: norme di azione, discrezionalità e merito.

Le norme di azione sono disposizioni che disciplinano le modalità con cui il potere

deve essere esercitato.

La discrezionalità amministrativa consiste nello spazio di scelta che residua

allorché la normativa di azione non predetermini in modo completo tutti i

comportamenti dell’ amm. Questo tipo di discrezionalità pura, va distinto dalla

discrezionalità tecnica, che è la possibilità di scelta che spetta all’ amm. allorché sia

chiamata a qualificare fatti suscettibili di varia valutazione, e si riduce ad un’ attività

di giudizio a contenuto scientifico. L’ esigenza della discrezionalità risiede nella

ponderazione comparativa dei vari interessi secondari in ordine all’ interesse pbl.

L’ insieme delle soluzioni ipotizzabili come compatibili con il principio di congruità

in un caso determinato definisce il merito amministrativo, normalmente sottratto al

sindacato del giudice amministrativo ed attribuito alla scelta esclusiva dell’ amm.

che, tra le pluralità di scelte così individuate, preferirà quella ritenuta più opportuna.

Neppure negli ambiti ora individuati la scelta amm. è libera: semplicemente essa non

è sindacabile perché risulta effettuata tra soluzioni tutte ragionevoli.

18. Cenni ad alcuni riflessi della distinzione tra norme di relazione e norme di azione

sui problemi della difformità dell’ atto dal paradigma normativo e dal riparto di

giurisdizione.

Le norme di azione tendono a difendere interessi legittimi, la cui tutela è affidata al

giudice amministrativo, sotto un regime di annullabilità, mentre le norme di relazione

difendono diritti soggettivi, tutelati dal giudice ordinario, sotto un regime di nullità.

19. Le norme prodotte dalle fonti comunitarie.

Regolamenti comunitari: atti di portata generale, obbligatori e direttamente

applicabili nei rapp.

Direttive comunitarie: vincolanti per lo Stato membro in ordine al risultato da

raggiungere; resta la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai

mezzi per conseguire quel risultato.

L’ atto amm. conforme ad una fonte interna disapplicabile perché in contrasto con la

disciplina comunitaria sarà di nullità se la norma è attributiva di potere, di

annullabilità se si tratta di norma di azione.

19. Le fonti soggettivamente amministrative: considerazioni generali.

Regolamenti: emanati da organi amm. titolari del potere normativo, consistente nella

possibilità di emanare norme generali ed astratte.

L’ attività normativa dell’ amm. è soggetta al principio di preferenza della legge e al

p. di legalità che impone che ogni manifestazione di attività normativa trovi il

proprio fondamento in una legge generale, che indichi l’ organo competente e le

materie in ordine alle quali esso può esercitarla.

Se ricorre lo schema norma-potere-effetto, gli atti amm. generali e quelli normativi

presentano talune differenze, perché solo questi ultimi sono astratti e sono

espressione di un potere diverso da quello amm.

21. I regolamenti amministrativi.

I regolamenti si distinguono in governativi, ministeriali e regolamenti degli enti pbl.

La disciplina dei regolamenti governativi è fissata dalla legge 400/1988: per la loro

emanazione la legge richiede la deliberazione del Consiglio Ministri, sentito il parere

del OCns. Stato. Sono emanati con decreto del Capo dello Stato e pubblicati in Gazz.

Uff.

Ve ne sono diversi tipi:

• I regolamenti esecutivi, mediante i quali sono poste norme di dettaglio rispetto

alla legge o al decreto legislativo da eseguire.

• I regolamenti attuativi e integrativi rispetto a leggi che pongono norme di

principio.

• I regolamenti indipendenti disciplinano materie in cui ancora manchi la

disciplina da parte di leggi o atti aventi forza di legge, sempre che non si tratti

di materie riservate alle legge.

• I regolamenti che disciplinano l’ organizzazione ed il funzionamento delle

amm. pbl.

• I regolamenti di delegificazione, adottabili a seguito di una specifica previsione

di legge.

• I regolamenti ministeriali e interministeriali: devono trovare fondamento in una

legge che espressamente conferisca il relativo potere al ministro ed essere

attinenti alle materie di competenza del ministro.

22. Le altre fonti secondarie: in particolare: statuti e regolamenti degli enti locali. I

testi unici e le funzioni normative delle autorità indipendenti.

L’ autonomia normativa non è riconosciuta solo a Stato e regioni, ma anche ad altri

enti pbl. che la estrinsecano attraverso l’ emanazione di statuti e regolamenti.

Lo statuto stabilisce i principi di organizzazione e funzionamento dell’ ente, le forme

di controllo, anche sostitutivo, nonché le garanzie delle minoranze e le forme di

partecipazione popolare. Esso è deliberato dal consiglio con maggioranza dei due

terzi.

Al di sotto dello statuto si trovano i regolamenti: comuni, province e città

metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’

organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Non sono fonte di diritto le circolari, gli atti che pongono le norme interne e la prassi.

I testi unici, che raccolgono in un corpo unico le norme che disciplinano una certa

materia non hanno carattere innovativo se formati da un’ autorità che non dispone di

potestà normativa: essi rappresenterebbero mere fonti di cognizione. Se compilati dal

governo o da altra amm., posso avere valore interpretativo delle norme raccolte e

ordinate. Qualora invece venissero emanati da soggetti dotati di competenza

normativa, allora avrebbero forza normativa, e si tratterebbe di vere fonti di

produzione.

La legge riconosce potestà normativa anche ad alcune autorià indipendenti.

CAPITOLO VI

IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

1. Introduzione.

Il provvedimento è l’ atto amministrativo che, in quanto efficace sul piano dell’ ord.

gen., produce vicende giuridiche in ordine alle situazioni g. di soggetti terzi.

L’ emanazione del provvedimento finale è di norma preceduta da un insieme di atti,

fatti ed attività tra loro connessi in quanto concorrono all’ emanazione del

provvedimento ( procedimento amministrativo ).

La disciplina relativa allo sportello unico delle attività produttive prevede che i

comuni si dotino di una struttura unica responsabile dei procedimenti attinenti alle

attività produttive, che consenta una facilitazione verso la trasparenza amministrativa

e agevoli il procedimento e l’ avvicinamento del privato a tale processo.

4. I principi enunciati dalla legge 241/1990.

Tale legge disciplina i termini dell’ attività amministrativa.

Essa è retta da tre criteri:

• economicità: si soddisfa quando il conseguimento degli obiettivi avviene con

il minor impiego possibile di mezzi personali, finanziari e procedimentali.

• efficacia: è il rapporto tra gli obiettivi prefissati e obiettivi conseguiti ed

esprime la necessità che l’ amm., oltre al formale rispetto della legge, miri al

perseguimento del miglior modo possibile delle finalità ad essa affidate.

• pubblicità: è un carattere che costituisce conseguenza diretta della natura pbl.

dell’ amm. Si implica perciò la necessaria preordinazione della sua attività alla

soddisfazione di interessi pbl. e la trasparenza dell’ amm. stessa. Applicazione

concreta del p. di pubblicità è il diritto di accesso, gli istituti della

partecipazione e la motivazione del provv., ecc…

La legge non richiama il concetto di efficienza ( rapporto tra mezzi impiegati e

obiettivi conseguiti ), ma vi sono numerose disposizioni che introducono

indirettamente tale canone.

Un ulteriore principio enucleabile è quello dell’ azione in via procedimentale: l’

amm. deve infatti concludere il procedimento mediante l’ adozione di un

provvedimento espresso. La regola soffre di molte eccezioni.

5. Le fasi del procedimento.

• Fase preparatoria

• Fase decisoria: in cui viene emanato l’ atto o gli atti con efficacia costitutiva

• Fase integrativa dell’ efficacia: è eventuale, se deve esserci è in questa fase

che il provvedimento produce la sua efficacia.

Gli atti endoprocedimentali generano impulso alla progressione del procedimento;

la loro eventuale illegittimità determina infatti l’ illegittimità derivata del

provvedimento stesso. Non è poi da escludere che un atto endoprocedimentale possa

produrre di per sé effetti esterni ed esser impugnato.

6. Rapporti tra procedimenti amministrativi.

Talora il rapporto deriva dal fatto che alcuni procedimenti costituiscono una fase di

un procedimento principale: tali procedimenti vengono definiti subprocedimenti. I

procedimenti invece si dicono connessi se l’ atto conclusivo di un autonomo

procedimento condiziona l’ esercizio del potere che si svolge nel corso di un altro

procedimento. La connessione più importante è costituita dalla presupposizione:

alfine di esercitare legittimamente un potere, occorre la sussistenza di un certo atto

che funge da presupposto di un altro procedimento in quanto crea una qualità in un

bene, cosa o persona che costituisce l’ oggetto anche del successivo provvedere.

Il presupposto è una circostanza che pur non influendo sull’ effetto giuridico finale,

deve sussistere affinché il potere sia legittimamente esercitato.

Consecuzione: quando il privato, per svolgere una certa attività, deve ottenere distinti

provvedimenti non connessi sotto il profilo g., ma di fatto tutti attinenti al bene della

vita: il nesso in tali casi non è di presupposizione ma di consecuzione.

7. L’ iniziativa del procedimento amministrativo.

Il procedimento si apre con l’ iniziativa, che può essere ad istanza di parte o d’

ufficio.

La prima è caratterizzata dal fatto che il dovere di procedere sorge a seguito dell’ atto

di impulso proveniente da un privato o da un sogg. pbl. diverso dall’ amm. cui è

attribuito il potere, o da un organo differente da quello competente a provvedere.

Negli ultimi due casi si deve parlare di richiesta o di proposta, cioè di un atto di

iniziativa con cui si suggerisce l’ esplicazione di una certa attività, e può essere

vincolante o meno.

La richiesta in senso proprio è l’ atto di iniziativa, consistente in una manifestazione

di volontà, mediante il quale un’ autorità sollecita ad altro soggetto pbl. l’

emanazione di un dato atto amministrativo.

La designazione invece consiste nell’ indicazione di uno o più nominativi all’

autorità competente a provvedere ad una nomina: non è atto di iniziativa

procedimentale.

L’ istanza proviene dal solo cittadino ed è espressione della sua autonomia privata,

ed è posta in essere in funzione di interessi particolari e non pubblici, come invece

avviene per la proposta e la richiesta.

In ogni caso in tutte queste ipotesi appena elencate, per l’ amministrazione sorge il

dovere di procedere, sempre che l’ ord. riconosca la sussistenza di una posizione

qualificata in capo al privato. In caso contrario l’ atto del privato si configura come

mera denuncia, mediante la quale si rappresenta una data situazione di fatto all’

amm., chiedendo l’ adozione di provvedimenti e/o di misure, senza che l’ ord.

riconosca al privato un interesse protetto.

L’ iniziativa d’ ufficio è prevista dall’ ordinamento nell’ ipotesi in cui il tipo di

interessi pbl. affidati alla cura di un’ amm., o il continuo e corretto esercizio del

potere-dovere attribuito al soggetto pbl., esiga che questi si attivi automaticamente al

ricorrere di alcuni presupposti, indipendentemente dalla sollecitazione proveniente da

soggetti esterni.

8. il dovere di concludere il procedimento.

L’ individuazione del momento in cui il procedimento ha inizio è importante, perché

soltanto con rif. ad esso è possibile stabilire il termine entro il quale il procedimento

stesso va concluso.

Tale termine decorre dall’ inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della

domanda se il procedimento e di iniziativa di parte.

Il procedimento si conclude con l’ emanazione dell’ ultimo atto della serie

procedimentale, che non necessariamente coincide con il provvedimento.

Il termine si intende rispettato quando l’ amm. entro trenta giorni emana il

provvedimento finale; altrimenti il cittadino ha a disposizione una serie di rimedi

giuridici.

In caso di inerzia il cittadino può reagire sfruttando gli strumenti pervisti a fronte del

silenzio inadempimento.

Talora l’ ord. attribuisce poteri sostitutivi in capo ad amm. diverse da quelle

competenti a provvedere che siano rimaste inerti.

Il ritardo può anche determinare un’ ipotesi di illecito disciplinare a carico del

dipendente. L’ ord. prevede altresì la resp. civile a carico dell’ agente; infatti il pvt.

può chiedere il ris. danni.

L’ art. 328 c. p. prevede la punizione del pbl. uff. inerte alla reclusione fino ad un

anno o alla multa fino a due milioni di lire.

La stessa legge 241/1990 prevede ipotesi in cui il termine non può essere rispettato.

9. Il responsabile del procedimento.

Il responsabile del procedimento è un soggetto che svolge importanti compiti sia in

relazione alla fase di avvio dell’ azione amm. sia allo svolgimento del procedimento

nel suo complesso.

Per ogni provvedimento le amm. sono tenute ad individuare l’ unità organizzativa

responsabile, e all’ interno di essa della persona fisica che agirà in concreto.

Tale responsabile si presenta non tanto come responsabile in senso tecnico, quanto

come guida del procedimento, coordinatore dell’ istruttoria e organo di impulso,

nonché punto di riferimento sia per il privato che per l’ amm. procedente. Egli può

chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o

incomplete, indice la conferenza di servizi, comunica l’ avvio del procedimento e l’

emanazione del provvedimento finale.

Il responsabile del tipo di procedimento coincide con l’ organo competente ad

emanare l’ atto nei casi di mancata individuazione dell’ unità organizzativa da parte

dell’ amm., mentre se essa si attiva, può anche indicare unità responsabili del tipo di

procedimento diverse da quelle competenti.

L’ individuazione del soggetto responsabile non comporta automatica attribuzione in

capo a questo della resp. civile, penale e disciplinare.

10. La comunicazione dell’ avvio del procedimento.

L’ avvio del procedimento deve essere comunicato ai soggetti nei confronti dei quali

il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti, a quelli che per legge

debbono intervenirvi, nonché ai soggetti, diversi dai diretti destinatari, che siano

individuati o facilmente individuabili qualora dal provvedimento possa loro derivare

un pregiudizio.

La comunicazione dell’ avvio è compito del responsabile del procedimento, che va

fatta mediante comunicazione personale di norma; la legge non stabilisce un termine

per questo adempimento.

La comunicazione deve contenere i seguenti elementi: amm. competente, oggetto del

procedimento, ufficio e persona del responsabile del procedimento, ufficio in cui si

può prendere visione degli atti.

Per gli atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione, di programmazione e

per i procedimenti tributari non è richiesta comunicazione.

I provvedimenti cautelari possono essere adottati anche prima dell’ effettuazione

della comunicazione.

Nei procedimenti riservati non è consentita né la comunicazione né la partecipazione.

Anche nel procedimento ad istanza di parte e di attività vincolata la giurisprudenza ha

escluso in taluni casi l’ obbligo di motivazione.

L’ omissione della comunicazione costituisce ipotesi di illegittimità che può esser

fatta valere solo dai soggetti nel cui interesse la comunicazione è prevista.

11. L’ istruttoria procedimentale.

L’ istruttoria è la fase del procedimento volta all’ accertamento dei fatti e dei

presupposti del provvedimento ed all’ acquisizione e valutazione degli interessi

implicati dall’ esercizio del potere. Essa è condotta dal responsabile del

procedimento. Serve perciò per acquisire interessi e verificare fatti.

11.1. L’ oggetto dell’ attività istruttoria.

Nel nostro ord. vige il p. inquisitorio, percui l’ amm. non è vincolata dalle allegazioni

dei fatti contenute nelle istanze e nelle richieste ad essa rivolte.

L’ oggetto dell’ istruttoria è definito dalla legge, ma essa a volte indica le singole

situazioni di fatto che devono essere oggetto di verifica, altre volte invece indica

soltanto l’ interesse pbl. da perseguire e quindi l’ oggetto è più vago e la scelta dell’

amm. si volge su un campo d’ azione più ampio.

Devono essere comunque rispettati dall’amm. il principio del non aggravamento del

procedimento, il criterio della pertinenza all’ oggetto del procedimento e i canoni di

logicità e congruità.

11.2. La modalità di acquisizione degli interessi e la conferenza di servizi c. d. “

istruttoria “.

Alcuni interessi debbono essere talvolta necessariamente acquisiti e le vie per la loro

rappresentazione nel corso del procedimento sono tre:

• l’ amm. procedente può richiedere all’ amm. cui è imputato l’ interesse pbl. da

acquisire di esprimere la propria determinazione

• l’ amm. procedente può indire una conferenza di servizi ( riunione di p. f. in

rappresentanza delle rispettive amm., ciascuna delle quali esprime il proprio

punto di vista e si confluisce in una determinazione concordata ) per l’ esame

contestuale dei vari interessi pubblici coinvolti nel procedimento

• L’ amm. portatrice dell’ interesse pbl. secondario può partecipare al

procedimento, che consente di intervenire nel corso del proc. anche ai soggetti

portatori di interessi pbl.

11.3. La partecipazione procedimentale.

La partecipazione è uno degli strumenti più importanti per introdurre interessi pbl. e

pvt. nel procedimento.

Legittimazione alla partecipazione:

• soggetti nei confronti dei quali il provvedimento è destinato a produrre effetti

diretti

• soggetti che per la legge devono intervenire nel procedimento

• soggetti che possono subire un pregiudizio dal provvedimento

• portatori di interessi pbl o pvt o interessi collettivi

Gli statuti degli enti locali possono ampliare la cerchia dei soggetti titolari del potere

di partecipazione.

Le norme sulla partecipazione non si applicano agli atti normativi, amministrativi

generali, di pianificazione e di programmazione, nonché a quelli tributari.

La partecipazione al procedimento consiste nel diritto di prendere visione dei relativi

atti e nella presentazione di memorie scritte e documenti, che l’ amm. ha il dovere di

valutare ove siano pertinenti all’ oggetto del procedimento. I fatti rappresentati dagli

intervenienti vengono verificati dall’ amm.

Interessi procedimentali: si tratta di interessi strumentali ad altre posizioni

soggettive, che attengono a fatti procedimentali e che investono comportamenti dell’

amm. e soltanto indirettamente beni della vita.

11.7 Il diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Questa è una delle facoltà che si riassumono nell’ istituto partecipativo.

L’ accesso ha una sua autonomia rispetto al procedimento, nel senso che il relativo

potere può essere esercitato pure a procedimento concluso. Perciò si può parlare sia

di accesso endoprocedimentale che di accesso esoprocedimentale, anche se la

disciplina di entrambe risulta pressoché identica.

I soggetti attivi nel diritto di accesso sono tutti i soggetti che abbiano titolo a

partecipare al procedimento.

Il T. U. stabilisce che legittimati all’ accesso ai documenti degli enti locali sono tutti i

cittadini.

Il diritto di accesso ha come oggetto i documenti amministrativi: cioè ogni

rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra

specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pbl. amm. o, comunque,

utilizzati ai fini dell’ attività amm.

L’ accesso è consentito non soltanto verso atti che attengono a procedimenti amm.

finalizzati all’ emanazione di provvedimenti, ma altresì a procedimenti relativi all’

attività di diritto comune della pbl. amm.

La richiesta d’ accesso deve essere motivata, indicare gli estremi del documento o gli

elementi che ne consentano l’ individuazione e far constare l’ identità del richiedente.

E’ possibile anche un accesso informale mediante richiesta, anche verbale, all’ uff.

dell’ amm. centrale o periferica, competente a formare l’ atto conclusivo del

procedimento o a detenerlo stabilmente. La richiesta formale invece proviene da atto

scritto, può essere prescelta dal richiedente o imposta dall’ amm. se non è possibile l’

accoglimento immediato della richiesta in via informale o sorgano dei dubbi.

A seguito della richiesta l’ amm. può accettare la richiesta, rifiutarla, differire l’

accesso o limitarne la portata. Tutte le decisioni, tranne ovviamente l’ accoglimento,

vanno motivate.

Trascorsi inutilmente 30 giorni, la richiesta si intende respinta.

L’ esame dei documenti va fatta presso l’ ufficio indicato, o anche a domicilio con

trasmissione dei documenti via fax.

Non tutti gli atti sono accessibili, esiste infatti una categoria di atti, determinata dall’

amm. esclusa all’ accesso.

Di particolare rilievo è il limite d’ accesso connesso alla riservatezza. Con tale

termine si suole indicare quel complesso di dati, notizie e fatti che riguardano la sfera

privata della persona e la sua intimità.

La legge 675/1996 sulla tutela dei dati personali è intervenuta in favore dell’

argomento, garantendo la libertà di circolazione delle informazioni, circondandola di

garanzie e di limiti.

Il vero problema riguarda l’ accesso ai dati sensibili, quelli idonei a rivelare l’

origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le

opinioni politiche, l’ adesione a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a

carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, lo stato di salute e la vita sessuale.

In ordine a tali dati la legge 675 è molto garantista. Per l’ accesso a tali dati si

richiede infatti il consenso dell’ interessato, l’ autorizzazione del garante e per quanto

riguarda gli enti pbl., la specifica autorizzazione tramite disposizione di legge che si

esprima favorevolmente al trattamento di tali dati, e enunci le rilevanti finalità di

interesse pbl. perseguite.

11.8. Procedimento, atti dichiarativi e valutazioni.

Affinché i fatti diventino rilevanti nel procedimento, essi devono essere accertati dall’

amm. procedente o da altra amm. L’ amm. pone in tal caso atti dichiarativi,

costituiti da dichiarazioni di scienza che conseguono ad un procedimento costituito da

un insieme di atti e operazioni finalizzati ad apprendere.

Ricordiamo in particolare gli accertamenti: dichiarazioni relative a fatti semplici

meramente constatati.

Anche le valutazioni tecniche vengono poste in essere a seguito di un’ attività volta

ad apprendere la sussistenza del fatto; esse però riguardano fatti complessi, onde non

è possibile ricorrere ad un criterio obiettivo per stabilire la sussistenza-non

sussistenza, ma occorre una discrezionalità tecnica e non pura.

11.9. Le attività istruttorie dirette all’ accertamento dei fatti.

L’ istruttoria è governata dal responsabile del procedimento. L’ ordinamento consente

in alcuni casi che una parte dell’ attività sia svolta da privati. Tali poteri devono però

essere conferiti dalla legge.

Per acquisire la conoscenza della realtà l’ amministratore si avvale di numerosi

strumenti. Alcuni atti istruttori sono obbligatori per legge, ma se non è sufficiente, l’

amministratore ha il potere di rinnovare e completare un’ istruttoria non

soddisfacente o lacunosa. L’ unico limite è quello del p. di non aggravamento del

procedimento.

I risultati emersi dall’ istruttoria sono valutati liberamente dall’ amm. che in genere

non è vincolato in modo assoluto, eccetto ad esempio per quanto riguarda le

certificazioni.

I fatti semplici sono spesso rappresentati nel procedimento mediante:

• esibizione di documenti di identità o di riconoscimento.

• acquisizione diretta di documenti.

• produzione di certificati, documenti o di autocertificazioni.

L’ inchiesta amministrativa è un istituto che mira ad una acquisizione di scienza

relativa ad un evento straordinario che non può essere conosciuto ricorrendo alla

normale attività ispettiva e si conclude di norma con una relazione.

L’ ispezione è un insieme di atti, di operazioni o di procedimenti mirati ad

acquisizioni di scienza che ha ad oggetto il comportamento di persone.

11.10. La fase consultiva.

Tale fase consiste nella valutazione di sifatto materiale istruttorio. Gli atti mediante i

quali viene esercitata questa forma di attività ed aventi un contenuto di giudizio, sono

i pareri.

I pareri-note hanno invece la funzione di rappresentare il punto di vista o gli interessi

dell’ amm. che li emana. Soltanto il parere è espressione della funzione consultiva.

Perlo stesso motivo essi non devono essere esclusi con i pareri dei consulenti esperti.

Il parere di regolarità tecnica e contabile della proposta di deliberazione è un

particolare tipo di parere previsto per comuni e province, equiparabile ai controlli.

I pareri si distinguono così:

• Pareri obbligatori, se la loro acquisizione è prescritta dalla legge.

• Pareri facoltativi: se non sono previsti dalla legge.

• Pareri conformi: essi lasciano all’ amm. la possibilità di decidere se provvedere

o meno.

• Pareri semivincolanti: essi possono essere disattesi solo con l’ adozione del

provvedimento da parte di un organo diverso da quello che di norma dovrebbe

emanarlo.

• Pareri vincolanti: essi non possono essere disattesi dall’ amm., salvo che essa

non li ritenga illegittimi.

I pareri del Consiglio di Stato sono richiesti da organi di governo che esercitano

funzioni di indirizzo politico-amm.

Non è facile distinguere tra pareri, valutazioni tecniche e nullaosta.

I primi sono espressione della funzione consultiva e comportano un consiglio in

ordine ad interessi che l’ amm. deve tutelare. I secondi attengono a presupposti dell’

agire che devono esser valutati in corso di istruttoria. L’ ultimo è atto di amm. attiva

che viene emanato in vista di un interesse differente da quello curato dall’ amm.

procedente.

12. La fase decisoria. Rinvio.

13. La fase integrativa dell’ efficacia.

Efficacia: attitudine a produrre vicende giuridiche ed a qualificare situazioni e

rapporti. Solo con questa fase la fattispecie si perfeziona; un atto può essere

illegittimo ma efficace o viceversa. Validità infatti significa conformità al paradigma

normativo dell’ atto e dell’ attività amm. posta in essere al fine della sua adozione.

Se l’ efficacia dell’ atto risulta sospesa in relazione all’ esito del controllo, si versa

nell’ ipotesi di controllo preventivo. Se invece esso si svolge dopo la produzione

degli effetti si parla di controllo successivo, il quale funge da condizione risolutiva

se a seguito di esso viene pronunciato l’ annullamento.

Tale controllo va esercitato in un dato termine non può essere esercitato una seconda

volta.

Altri atti confluenti in questa fase sono alcune tra le operazioni di partecipazione,

come gli atti recettizi: atti che la legge impone siano comunicati ai destinatari, quelli

che impongono obblighi al destinatario, gli atti per cui la soddisfazione dell’ interesse

affidato alla cura dell’ amm. richiede un facere o un non facere del pvt, quelli il cui

effetto implica la comunicazione degli stessi ai destinatari.

Altri modi finalizzati a portare atti g. nella sfera di conoscibilità del destinatario sono

la pubblicazione, la pubblicità, la comunicazione individuale, la convocazione e le

notificazioni ( di recente il legislatore ha tenuto conto degli strumenti di

comunicazione telematici ).

Le operazioni di partecipazione sono curate dal responsabile del procedimento.

CAPITOLO VII

LA CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO: IL

PROVVEDIMENTO E GLI ACCORDI AMMINISTRATIVI

1. Gli atti determinativi del contenuto del provvedimento, l’ atto complesso, il

concerto e l’ intesa.

L’ amm. conclude il procedimento emanando una decisione. La fase decisoria può

essere costituita da una serie di atti, da un atto proveniente da un unico organo, da un

fatto o da un accordo.

Allorché la fase decisoria consista nell’ emanazione di atti o deliberazioni preliminari

determinativi del contenuto del provvedimento finale, si assiste all’ adozione di un

atto che per produrre effetti deve essere esternato ad opera di un altro organo. L’ atto

del primo organo è perciò determinativo del contenuto del provvedimento finale, ma

non costitutivo degli effetti.

Un altro modello è quello della decisione su proposta. L’ organo al quale la proposta

è rivolta ha sempre il potere di rifiutare l’ adozione dell’ atto finale, ma non può

modificare il contenuto della proposta.

Determinazione preliminare e atto finale danno luogo ad un atto soltanto, l’ atto

complesso, formato appunto da più manifestazioni di volontà, di pari dignità, tutte

attinenti alla fase decisoria e convolgenti verso un unico fine. Basta l’ illegittimità di

una delle parti dell’ atto per determinare l’ annullabilità.

Il concerto è un istituto che si ritrova di norma per relazioni tra organi dello stesso

ente: l’ autorità concertante elabora uno schema di procedimento e lo trasmette all’

autorità concertata. Il consenso delle autorità concertate condiziona l’ emanazione del

provvedimento: tale consenso è espresso con atto che sta volta non si fonde con

quello dell’ amm. procedente, che è l’ unica ad adottare l’ atto finale.

L’ intesa invece viene di norma raggiunta tra enti differenti ai quali tutti si imputa l’

effetto. Un’ amm. chiede l’ intesa ad altra autorità, il cui consenso condiziona l’ atto

finale.

2. La conferenza di servizi “ decisoria “.

La conferenza decisoria è circoscritta ai casi in cui sia necessario acquisire intese,

concerti, nullaosta o assensi comunque denominati da altre amm. e l’ amm, avendoli

richiesti, non li ottenga entro 15 gg. dall’ inizio del procedimento.

Essa tende ad un accordo tra amm., il quale non elimina la necessità dell’ emanazione

del successivo provvedimento. Essa non dà luogo ad un organo collegiale e gli effetti

sono imputati alle singole amm. e non alla conferenza. la conferenza tende all’

accordo soltanto in prima battuta, ma consente di giungere alla determinazione finale

pur in sua assenza.

La conferenza decisoria può essere definita interna se indetta quando, avendo

formalmente richiesto gli atti di assenso, l’ amm. non li abbia ottenuti entro 15 gg.

dall’ inizio del proc. E’ detta invece esterna quando, anche su richiesta dell’

interessato, può essere convocata dall’ amm. competente per l’ adozione del provv.

finale quando l’ attività del pvt. sia subordinata ad atti di consenso di competenza di

più amm. pbl.

La conferenza esterna istruttoria è convocata per l’ esame di interessi coinvolti in più

procedimenti connessi, riguardanti medesimi attività o risultati; in tal caso essa è

convocata da una qualsiasi delle amm. coinvolte o da una delle amm. che curano l’

interesse pbl. prevalente.

Vi possono poi essere conferenze convocate dal concedente in caso di affidamento di

concessioni di lavori pbl., quelle che il ministro dei trasporti può indire per l’

approvazione di progetti di opere concernenti reti ferroviarie o quelle relative a

istanze o progetti preliminari per progetti di particolare complessità su richiesta

motivata dell’ interessato. La conferenza si esprime entro 30 gg. dalla data della

richiesta. I costi sono a carico del richiedente.

Il procedimento della conferenza stabilisce che:

la conferenza assume le determinazioni relative all’ org. dei propri lavori a

maggioranza dei presenti.

la convocazione della prima riunione deve pervenire almeno 10 gg. prima della

relativa data.

le amm. stabiliscono il termine per l’ adozione della decisione consultiva, rispettando

la regola dei 90 gg.

ogni amm. partecipa ad essa con un unico rapp.

in sede di conferenza possono esser chiesti ai progettisti o ai preponenti l’ istanza

ulteriori chiarimenti e documentazioni che vanno forniti entro 30 gg.

In caso di mancato rispetto del termine, l’ amm. procede ai sensi di quanto disposto

in ordine al dissenso: l’ amm. assume comunque la determinazione conclusiva sulla

base della maggioranza delle posizioni espresse in sede di conferenza.

3. Silenzio-inadempimento, silenzio-rigetto, silenzio significativo e silenzio

devolutivo.

Il silenzio è l’ inerzia dell’ amm.

Il silenzio-inadempimento è un mero fatto e si realizza quando l’ amm, sulla quale

grava il dovere g. di agire emanando un atto amm., ometta di provvedere senza che vi

sia una particolare attribuzione legislativa di significato a tale inerzia. Ricorso il

termine fissato per la conclusione del procedimento, il silenzio può ritenersi formato;

a partire da tale termine decorre quello per proporre ricorso giurisdizionale, volto ad

ottenere una pronuncia con cui il giudice ordina all’ amm. di provvedere entro un

termine di norma non superiore ai 30 gg, ma l’ amm può emanarlo anche oltre se non

vi è stato alcun esercizio di potere.

Il silenzio-rigetto si forma quando l’ amm., alla quale sia stato indirizzato un ricorso

amm., rimane inerte. Il ricorso si ritiene respinto trascorsi 90 gg. dalla presentazione

del ricorso gerarchico.

Il silenzio significativo, quando l’ ord. collega al decorso del termine la produzione

di un effetto equipollente all’ emanazione di un provvedimento favorevole ( silenzio-

assenso ) o di diniego ( silenzio-diniego ) a seguito di istanza del pvt. titolare di un

interesse pretensivo. il silenzio assenso può formarsi solo nei casi tassativamente

indicati dalla legge.

I termini possono essere interrotti una sola volta dall’ amm. per la richiesta all’

interessato di elementi integrativi di giudizio. La dichiarazione mendace o falsa del

dichiarante impediscono in ogni caso la formazione del silenzio e sono punite

penalmente.

Il silenzio devolutivo: l’ inutile decorso del termine consente al soggetto pbl.

procedente di rivolgersi ad un’ altra amm. al fine di ottenere una valutazione tecnica

non resa dall’ amm. precedente.

4. La denuncia di inizio attività.

Con la denuncia di inizio attività è eliminata l’ intermediazione di un potere amm. in

ordine all’ esplicazione di un’ attività pvt., quindi lo svolgimento di sifatta attività

trova la propria legittimazione nella legge, che ne fissa il regime.

Quando l’ es. di un’ attività pvt. è subordinata ad autorizzazione, licenza, abilitazione,

ecc, il cui rilascio dipende solo dall’ accertamento di requisiti di legge, senza

valutazioni tecniche discrezionali e senza limiti per il rilascio, l’ atto di consenso si

sostituisce con una denuncia di inizio attività dell’ interessato alla pbl. amm.

competente attestante i requisiti. L’ amm. svolgerà un controllo successivo entro 60

gg. dalla denuncia e potrà eventualmente disporre il divieto di prosecuzione o, se

possibile, l’ ordine a conformarsi alla legge.

5. L’ atto amministrativo e il provvedimento amministrativo: osservazioni generali.

L’ atto amministrativo è definito come qualsiasi manifestazione di volontà, desiderio,

giudizio o conoscenza proveniente da una pbl. amm. nell’ esercizio di una potestà

amm.

Il provvedimento è emanato dall’ organo competente, ove esso sia collegiale si parla

di atto collegiale ma si differenzia da quello emanato da organi monocratici solo per

aver un procedimento più complesso.

Solo il provvedimento è dotato di effetti sul piano dell’ ord. generale, mentre gli atti

hanno un effetto limitato all’ interno dell’ amm.

Il provvedimento è in genere composto da un’ intestazione, nella quale è indicata l’

autorità emanante, da un preambolo, in cui sono enunciate le circostanze di fatto e di

diritto, dalla motivazione e dal dispositivo, che rappresenta la parte precettiva del

provvedimento. Il provvedimento è poi datato e sottoscritto, indicando anche il luogo

della sua emanazione.

Per l’ interpretazione si applicano molte delle norme del c. c. ( dal 1362 al 1367 );

non è ammissibile l’ interpretazione autentica.

7. Unilateralità, tipicità e nominatività del potere.

Il provvedimento è sempre caratterizzato dal perseguimento unilaterale di interessi

pbl. e dalla produzione unilaterale di vicende g. sul piano dell’ ord. generale in ordine

a situazioni g. dei pvt.

Tipicità è diretta espressione del p. di legalità ed esprime l’ esigenza di una previa

definizione del tipo di vicenda g. prodotto dall’ esercizio del potere.

Nominatività significa che l’ amm., per conseguire gli effetti tipici, può ricorrere solo

agli schemi individuati in generale dalla legge.

L’ ord. appresta due tipi di limiti a garanzia dei privati:

• predefinizione dei tipi di vicende g. che possono essere prodotte dall’ amm. (

tipicità ),.

• predeterminazione degli elementi del potere che può essere esercitato per

conseguire quegli effetti ( nominatività ).

8. Gli elementi essenziali del provvedimento e le clausole accessorie.

Gli elementi essenziali sono tali per cui la loro assenza impedisce al provvedimento

di venire in vita e sono cinque:

1. Soggetto: il potere è cioè conferito ad un soggetto pbl. dotato di p. g.

2. Contenuto dispositivo: il potere consiste nella possibilità di produrre una

determinata vicenda g. La dottrina distingue tra contenuto accidentale (

condizioni ad esempio ) e contenuto necessario.

3. Oggetto: termine passivo della vicenda che verrà a prodursi a seguito dell’

azione amm. Deve essere lecito, possibile, determinato o determinabile.

4. Finalità: indica quale interesse pbl. è risultato vincente nel giudizio di

bilanciamento tra valori diversi, conflitto risolto dalla norma di relazione.

5. Forma: di norma si tratta di forma scritta.

9. Difformità del provvedimento dal paradigma normativo: la nullità e l’ illiceità del

provvedimento amministrativo.

• Il provvedimento emanato in violazione delle norme attributive del potere è

nullo.

• Nel caso di mancato rispetto di una norma attributiva del potere in concreto, il

provvedimento va qualificato come illecito.

• ove il provvedimento sia difforme dalle norme di azione che disciplinano l’

esercizio del potere esso va qualificato come annullabile.

10. Segue: l’ illegittimità del provvedimento amministrativo.

L’ atto emanato nel rispetto delle norme attributive del potere ma in difformità di

quelle di azione è affetto da illegittimità ed è sottoposto al regime di annullabilità.

Esso produce effetti, ma tali effetti sono precari, perché l’ ord. prevede strumenti per

poterli eliminare. L’ atto è inoltre annullabile da parte della stessa amministrazione o

disapplicato dal giudice ordinario che sia chiamato incidentalmente a verificarne la

legittimità, o disapplicato perché in contrasto con la normativa comunitaria.

L’ illegittimià può essere di quattro tipi: originaria, sopravvenuta, derivata o parziale.

Originaria, poiché essa si determina con rif. alla normativa in vigore al momento

della perfezione dell’ atto.

Sopravvenuta, quando ( rari casi ) la disciplina sopravvenuta successivamente all’

emanazionr del provv. incide sulla validità dello stesso.

Derivata, quando l’ annullamento dell’ atto che costituisce il presupposto di altro atto

da luogo ad annullamento dell’ atto ad esso legato.

Parziale, quando solo una parte del contenuto è illegittimo, sicchè solo parte di essa

sarà oggetto di annullamento.

11. I vizi di legittimità del provvedimento amministrativo.

I vizi conseguono alla violazione delle norme di azione e, cioè, delle disposizioni che

attengono alla modalità di esercizio di un potere: essi sono l’ incompetenza, la

violazione di legge e l’ eccesso di potere.

Incompetenza: vizio che consegue alla violazione della norma di azione che

definisce la competenza dell’ organo ( incompetenza relativa ). Se si viola una norma

attinente all’ elemento soggettivo ma che sia norma di azione si parla di

incompetenza assoluta e l’ atto sarà nullo per incompetenza di potere.

L’ incompetenza può aversi per materia, per valore, per grado o per territorio.

La violazione di legge sussiste quando si viola una qualsiasi altra norma generale ed

astratta che non attenga alla competenza.

L’ eccesso di potere sussiste quando la facoltà di scelta spettante all’ amm. non è

correttamente esercitata. Esso è predicabile soltanto con rif. agli atti discrezionali.

Classica forma dell’ eccesso di potere è lo sviamento, che ricorre quando l’ amm.

persegue un fine differente da quello per il quale il potere le è stato conferito. La

giurisprudenza ha elaborato una serie di figure sintomatiche dell’ eccesso di potere

per facilitare il compito dell’ interprete fornendogli un catalogo.

Anche le violazioni di circolari, ordini, prassi amministrativa o istruzioni di servizio

costituiscono eccesso di potere.

12. La motivazione di provvedimenti ed atti amministrativi.

Un importante requisito di validità è la motivazione, che è stabilito dalla legge 241

come un dovere.

Essa deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni g. che hanno determinato la

decisione amm., in relazione alle risultanze dell’ istruttoria.

13. I vizi di merito e l’ irregolarità del provvedimento.

L’ illegittimità per vizi di merito si verifica quando la scelta discrezionale configge

con tali criteri non giuridici. Di regola l’ inopportunità del provvedimento è

irrilevante, almeno che l’ ord. non ne prevedila sua sindacabilità, attraverso

autotutela, ricorsi amm. e ricorsi giurisdizionali. Il regime dell’ atto viziato per vizi di

merito è l’ annullabilità.

Nel’ irregolarità, l’ atto, pur difforme dal diritto, è pienamente efficace e non

illegittimo. La violazione della norma comporterebbe solo sanzioni a carico dell’

agente o altre conseguenze che non incidono sull’ atto.

14. Procedimenti di riesame dell’ atto illegittimo: convalida, conferma, annullamento,

riforma.

I procedimenti di secondo grado sono caratterizzati dal fatto che sono espressione

di autotutela e hanno ad oggetto altri e precedenti provvedimenti amm. o fatti

equipollenti.

In particolare si distinguono poteri di riesame, sotto il profilo della validità, di

precedenti provv. o di fatti equipollenti e poteri di revisione, relativi all’ efficacia di

precedenti atti.

Gli esiti del provvedimento di riesame sono i seguenti: conferma della legittimità,

riscontro di un’ illegittimità sanabile dell’ atto, riscontro di un’ illegittimità non

sanabile.

Il provvedimento che viene adottato quando l’ amm. verifica l’ insussistenza di vizi

nell’ atto, viene tradizionalmente definito atto di conferma.

La convalida è il provvedimento di riesame a contenuto conservativo posto in essere

dall’ amm. competente ad emanare l’ atto viziato o dall’ amm. gerarchicamente

superiore. L’ amm. rimuove il vizio che inificia il provvedimento di primo grado e

pone in essere una dichiarazione che riconosce il vizio ed esprime la volontà di

eliminarlo.

La sanatoria ricorre allorché il vizio dipende dalla mancanza, nel corso del

procedimento, di un atto endoprocedimentale la cui adozione spetta a soggetto

diverso dall’ amm. competente ad emanare il provv. finale.

L’ annullamento d’ ufficio è il provv. mediante il quale si elimina un atto invalido e

vengono rimossi ex tunc gli effetti prodotti. I presupposti dell’ annullamento sono l’

illegittimità e la sussistenza di un interesse pbl. specifico. La produzione degli effetti

retroattivi può essere impedita dall’ esistenza di situazioni non suscettibili di

rimozione.

Il potere di annullamento può essere esercitato senza un limite temporale, pur se l’

eccessivo decorso del tempo può causare l’ illegittimità del relativo atto. In questa

ipotesi ricorre la figura della convalescenza dell’ atto per decorso del tempo.

Il potere d’ annullamento spetta all’ autorità che ha emanato l’ atto o a quella

gerarchicamente superiore. L’ ord poi prevede il potere del governo di procedere in

ogni tempo all’ annullamento degli atti di ogni amm.

Ove la parte annullata sia sostituita da altro contenuto ricorre la figura della riforma,

avente efficacia ex nunc. Questa è la riforma sostitutiva, esiste anche quella

aggiuntiva che consiste nell’ introduzione di ulteriori contenuti a quello originario.

15. Conversione, inoppugnabilità, acquiescenza, ratifica, rettifica e rinnovazione del

provvedimento.

Conversione: istituto che riguarda gli atti nulli: in luogo dell’ atto nullo è da

considerare un differente atto, purchè sussistano tutti i requisiti di questo e risulti che

l’ agente avrebbe voluto il secondo atto ove fosse stato a conoscenza del mancato

venir in essere del primo. In alcuni casi non si tratta di conversione, ma di corretta

interpretazione.

L’ inoppugnabilità è la condizione in cui l’ atto viene a trovarsi ove siano decorsi

termini per impugnarlo. Ciò comporta l’ inattaccabilità dell’ atto, anche se esso è pur

sempre annullabile d’ ufficio e disapplicabile dal giudice ordinario.

L’ acquiescenza è l’ accettazione spontanea e volontaria, da parte di chi potrebbe

impugnarlo, delle conseguenze dell’ atto e della situazione da esso determinata. Essa

non produce effetti erga omnes.

La ratifica ricorre quando sussiste una legittimazione straordinaria di un organo ad

emanare a titolo provvisorio e in una situazione di urgenza un provvedimento che

rientra nella competenza di un altro organo, il quale, ratificando, fa proprio quel

provvedimento originariamente legittimo.

La rettifica consiste nell’ eliminazione dell’ errore. E’ ammissibile nei limiti in cui

sia configurabile l’ irregolarità.

La rinnovazione del provvedimento annullato consiste nell’ emanazione di un nuovo

atto avente effetti ex nunc, con la ripetizione della procedura a partire dall’ atto

endoprocedimentale viziato.

16. L’ efficacia del provvedimento amministrativo: limiti spaziali e limiti temporali.

L’ efficacia incontra limiti territoriali, che di norma corrispondono a quelli della

competenza dell’ autorità. L’ efficacia può poi essere subordinata al compimento di

determinate operazioni, al verificarsi di alcune circostanze o all’ emanazione di

ulteriori atti rispetto all’ adozione del provvedimento in sé.

Retrodatazione: conferita ad atti che l’ amm. sarebbe stata tenuta ad emanare, ma che

non adottò tempestivamente, dunque in un contesto normativo o in una situazione di

fatto differenti rispetto a quelli attuali.

17. I procedimenti di revisione: proroga, revoca e ritiro del provvedimento

amministrativo.

Procedimenti di revisione: si tratta di provvedimenti amministrativi posti in essere a

conclusione di procedimenti di secondo grado, ossia aventi ad oggetto altri

provvedimenti, o meglio, la loro efficacia.

Proroga: provvedimento con cui si protrae ad un momento successivo il termine

finale dell’ efficacia di un provvedimento durevole. essa va adottata prima della

scadenza del provv. di primo grado. Se viene emanata successivamente dove sia

consentito dalla legge, si tratta in realtà di rinnovazione, che consiste in un nuovo

atto, identico al precedente scaduto, autonomamente impugnabile, la cui legittimità

va valutata al momento della sua adozione.

Revoca: provvedimento che fa venir meno la vigenza degli atti ad efficacia durevole,

a conclusione di un procedimento volto a verificare se i risultati cui si è pervenuti

attraverso il precedente provvedimento meritino di esser conservati. La revoca ha

effetti ex nunc. La competenza a disporla spetta all’ organo che ha emanato l’ atto, o

all’ organo gerarchicamente sovraordinato e il procedimento è lo stesso di quello per

il provv. di primo grado.

Rimozione: con essa, attraverso un provv. viene fatta cessare la permanenza della

vigenza di atti legittimi ad efficacia prolungata allorché venga meno uno dei

presupposti sul fondamento dei quali tali atti erano stati emanati.

Lo statuto delle regioni regola l’ istituto del referendum, che può consistere anche

nel ritiro del provvedimento con efficacia ex nunc.

18. Esecutività ed esecutorietà del provvedimento amministrativo.

Esecutività: idoneità del provvedimento a produrre automaticamente ed

immediatamente i propri effetti allorché l’ atto sia divenuto efficace.

Esecutorietà: possibilità che l’ esecuzione, di cui necessità il provvedimento, sia

compiuta direttamente dalla pbl. amm. senza dover ricorrere al giudice.

Nelll’ esecuzione d’ ufficio l’ amm. esegue direttamente, con propri mezzi ma a

spese del terzo, l’ attività richiesta. La legge contempla anche casi di esecuzione

forzata.

19. Gli accordi amministrativi. Osservazioni generali.

L’ attuale normativa ( l. 241/1990 ) consente che le pbl. amm. possano sempre

concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di

attività di interesse comune.

20. Gli accordi tra amministrazione e privati ex art. 11 l. 241/1990.

Ci sono due tipi di accordi tra amm. e pvt.:gli accordi sostitutivi di provv. e gli

accordi integrativi del provv.

Le differenze tra i due modelli sono le seguenti:

• l’ accordo sostitutivo tiene luogo del provvedimento, l’ accordo integrativo non

elimina la necessità del provv. nel quale confluisce.

• l’ accordo sostitutivo è ammesso solo nei casi previsti dalla legge, quello

integrativo può sempre essere concluso.

• solo gli accordi sostitutivi sono soggetti agli stessi controlli previsti per il

provv., mentre negli accordi integrativi i controlli hanno ad oggetto il provv.

finale.

L’ accordo va in ogni caso stipulato per perseguire un interesse pbl., se tale motivo

viene meno l’ amm. recede unilateralmente e corrisponde un indennizzo. La validità e

la vincolatività dell’ accordo sono infatti subordinate alla compatibilità con l’

interesse pbl.

Essi vanno stipulati per atto scritto ad validitatem. Le controversie in merito all’

accordo sono di competenza della giurisdizione esclusiva e ad esso si applicano, sin

dove possibile, le norme del c. .

L’ accordo integrativo è un accordo endoprocedimentale destinato a riversarsi nel

provvedimento finale. Esso è ammissibile solo quando il provvedimento è

discrezionale e fa sorgere un colo tra le parti: l’ amm. è tenuta ad emanare un provv.

corrispondente al tenore dell’ accordo.

L’ accordo sostitutivo invece elimina la necessità di emanare un provvedimento ed è

soggetto ai medesimi controlli previsti per il provv. sostituito.

21. I contratti di programma e gli accordi tra amministrazioni.

Contratto di programma è un termine che può assumere diversi significati. Esso

può essere impiegato per indicare gli atti mediante i quali soggetti pbl. e privati

raggiungono intese mirate al conseguimento di obiettivi comuni. In questo senso esso

si contrappone all’ accordo di programma che coinvolge solo soggetti pbl. in linea di

massima.

Gli accordi tra amministrazioni sono impiegati come strumenti per concordare lo

svolgimento di attività in comune in un contesto in cui la frammentazione dei poteri

richiede costantemente misure di raccordo e semplificazione.

22. In particolare: gli accordi di programma.

Gli accordi di programma sono particolari accordi tra amm. destinati ad esser

approvati da un provvedimento amm. formale: da essi derivano obblighi reciproci

alle parti interessate e coinvolte nella realizzazione di complessi interventi. Essi sono

disciplinati, oltre che dalla l. 241, anche dal T. U. enti locali, dove però si

caratterizzano per la specificità dell’ oggetto, per il carattere fortemente

discrezionale, per il contenuto di regolamentazione di poteri delle amm. interessate e

per un notevole grado di dettaglio della disciplina cui sono assoggettati.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Compendio di diritto amministrativo, Casetta. Con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la nozione di Pubblica Amministrazione, Amministrazione in senso oggettivo e Amministrazione in senso soggettivo, l'amministrazione comunitaria e il diritto amministrativo comunitario.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Caia Giuseppe.

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