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Dall’eccesso di potere distinguiamo lo straripamento di potere, il quale darebbe luogo alla nullità

dell’atto.

Classica forma di eccesso di potere è lo sviamento, che ricorre allorché l’amministrazione persegua

un fine differente da quello per il quale il potere le è stato conferito.

La giurisprudenza ha poi elaborato una serie di figure, dette sintomatiche , le quali sono appunto il

sintomo di non corretto esercizio del potere in vista del suo fine. Esse agevolano il compito

dell’interprete poiché forniscono una sorta di catalogo delle situazioni in cui l’atto può risultare

viziato da eccesso di potere. Alcune di queste figure sono: violazione della prassi , manifesta

ingiustizia, contraddittorietà tra più atti o tra più parti dello stesso, disparità di trattamento tra

situazioni simili, travisamento dei fatti, inosservanza dei limiti, dei parametri di riferimento e dei

criteri per lo svolgimento dell’azione. Un cenno particolare sempre nell’ambito delle figure

sintomatiche meritano i vizi della motivazione e le violazioni delle circolari e delle norme interne.

Ricorre eccesso di potere allorché la motivazione sia insufficiente, incongrua, dubbiosa o illogica.

In tali ipotesi si parla di difetto di motivazione. L’assenza totale di motivazione dà invece luogo

come già visto al vizio di violazione di legge , atteso che la motivazione è obbligatoria.

Costituiscono figure di eccesso di potere anche le violazioni di circolari, di ordini ed il mancato

rispetto della prassi amministrativa.

La circolare è un atto non avente carattere normativo ma mediante la quale l’amministrazione

fornisce indicazioni in via generale e astratta in ordine alle modalità con cui dovranno comportarsi i

propri dipendenti e i propri uffici. Pur se la circolare incide notevolmente all’interno dell’apparato

burocratico amministrativo, la sua rilevanza và ridimensionata ricordando che la circolare ha

efficacia soltanto interna all’amministrazione.

Ad ogni modo il termine “circolare” indica l’atto rivolto da un sopraordinato a tutti gli organi

sott’ordinati nell’esercizio di poteri di direttiva e coordinamento.

La prassi amministrativa è invece il comportamento costantemente tenuto da un’amministrazione

nell’esercizio di un potere. L’inosservanza della prassi non dà luogo a violazione di legge ma può

essere un sintomo di eccesso di potere, se non sorretta da giustificata motivazione.

Analogo discorso può essere condotto in relazione alle norme interne, nei limiti in cui esse

esistano e siano autonome rispetto a quelle poste dalle circolari: ritratta di norme non operanti per

l’ordinamento generale, ma destinate a disciplinare soltanto i rapporti interni.

La motivazione di provvedimenti ed atti amministrativi.

Un importante requisito di validità, è la motivazione. Nel 1990 nel nostro ordinamento è stato

introdotto questo dovere secondo cui: ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli

concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi e del personale

deve essere motivato.

Aggiungiamo che la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che

hanno determinato la decisione amministrativa. In ogni caso, essa sostanzialmente dovrebbe

esprimere l’interesse pubblico che ha guidato l’azione dell’amministrazione e non limitarsi ad

indicare formalmente norme e fatti.

In alcuni casi il dovere di motivare è soddisfatto se il provvedimento richiama altro atto che

contenga esplicita motivazione e questo sia reso disponibile. Stiamo parlando della motivazione per

relationem.

Se l’obbligo di motivazione riguarda i soli provvedimenti, ciò non significa ovviamente che gli atti

amministrativi non provvedimentali non debbano essere motivati.

La motivazione, oltre che esistente, deve risultare sufficiente per sottrarsi alle censure di eccesso di

potere sopra indicate, chiarendo i fatti che giustificano la decisione amministrativa adottata.

LISTA 3

LA TUTELA INNANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO

Premessa:

Il consiglio di presidenza è disciplinato dall’art. 18, 1. 205/2000 ed è costituito su proposta del

Presidente del Consiglio dei ministri. Esso è composto dal Presidente del Consiglio di Stato (unico

membro di diritto) che lo presiede, da quattro magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato, da

sei magistrati in servizio presso i Tar, da quattro cittadini eletti (due dalla camera e due dal senato) a

maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, tra i professori ordinari di università in materie

giuridiche o gli avvocati con venti anni di esercizio professionale (vanno poi aggiunti quattro

supplenti, due per i componenti del Consiglio di Stato e due per quelli del Tar); i componenti

elettivi durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rileggibili. Il Vicepresidente,

eletto dal Consiglio tra i componenti “laici”, sostituisce il Presidente ove questi sia assente o

impedito.

Il Consiglio di presidenza ha compiti deliberativi in materia di assunzioni, assegnazione di sedi,

nonché in materia di determinazione di criteri e modalità per la fissazione dei carichi di lavoro, di

funzioni trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari riguardanti i magistrati, ossia

attinenti al loro stato giuridico e alla loro carriera; il Consiglio delibera pure su altre importanti

questioni, quali ad esempio il conferimento ai magistrati di incarichi esterni e la formazione delle

piante organiche del personale di segreteria e del personale ausiliario del Consiglio di Stato e dei

Tar.

L’azione disciplinare relativa ai magistrati amministrativi può essere promossa dal Presidente del

Consilio di Stato e dal Presidente del Consiglio dei ministri, al quale spetta altresì “l’alta

sorveglianza” su tutti gli uffici e su tutti i magistrati.

La magistratura amministrativa è costituita dal Presidente del Consiglio di Stato, dai presidenti di

sezione del Consiglio di Stato dai presidenti di tribunale amministrativo regionale, i quali hanno

funzioni direttive, nonché da consiglieri di Stato, consiglieri, primi referendari e referendari di tar.

Il Consiglio di Stato consta di sei sezioni, tre con funzioni consultive (composte ciascuna da due

presidenti e da almeno nove consiglieri) e tre con funzioni giurisdizionali (composte da due

presidenti e almeno dodici consiglieri).

Il Presidente del consiglio di Stato è nominato tra i magistrati che abbiano effettivamente esercitato

per almeno cinque anni funzioni direttive (cioè Presidenti di sezione o Presidenti dei Tar).

L’adunanza generale, con funzioni consultive per questioni di particolare importanza, è composta

da tutti i magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato.

L’adunanza plenaria, invece, ha funzioni giurisdizionali e si compone del presidente del consiglio

di Stato che a presiede e, a rotazione, di dodici consiglieri (quattro per ogni sezione giurisdizionale,

scelti dal Consiglio di presidenza).

In ogni regione è istituito un tribunale amministrativo regionale con sede nel capoluogo.

I Tar sono dunque venti; inoltre l’art.1, 1.1034/1971, istituisce sezioni “staccate” nelle regioni

Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, sul presupposto

della maggior popolosità o estensione territoriale delle regioni stesse.

Con d.p.r. 426/1984 è stato istituito il Tar della regione del Trentino-Alto Adige la cui sezione

autonoma di Bolzano, al di là della sua denominazione, si profila come autonomo Tribunale; la

composizione del Tar della regione del Trentino-Alto Adige, è particolare, in modo da assicurare la

presenza di consiglieri appartenenti ai gruppi linguistici tedesco e italiano, particolare è pure lo

status di questi consiglieri, nel senso che ne è esclusa la trasferibilità ad altra sede e non ne è

consentito il passaggio al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana in sede giurisdizionale ha

composizione mista ; gli otto magistrati della sezione giurisdizionale sono per la metà di carriera e

per l’altra metà nominati dal presidente della regione siciliana.

Il collegio giudicante è formato dal presidente, da due consiglieri di Stato e da due consiglieri di

Stato e da due giudici di nomina generale.

L’astensione è l’atto con cui il giudice, riconoscendo ritrovarsi in presenza di una situazione che

potrebbe compromettere l’imparzialità, dichiara di non potere provvedere.

Ricusazione ritratta dell’istanza di parte volta ad evitare che il giudice si pronunci sulla controversia

ritenendo che esso non si trovi in una posizione di imparzialità; (l’istanza di ricusazione, indicante i

motivi e i mezzi di prova, sottoscritta dalla parte o dall’avvocato munito di mandato speciale, è

rivolta al presidente della sezione adita; essa deve essere presentata almeno tre giorni prima della

seduta di trattazione della causa).

Bisogna inoltre tener conto,che la ricusazione o l’astensione non hanno effetto sugli atti anteriori.

La competenza dei giudici amministrativi.

Quanto alla competenza per territorio, la legge Tar, agli art. 2, 3 individua i seguenti principi:

-criterio della sede: dell’organo o dell’ente

-criterio dell’efficacia dell’atto: ove sia territorialmente limitata alla circoscrizione di un Tar,

ancorché l’atto sia stato emanato da un organo centrale dello Stato o da un organo centrale degli

enti pubblici, a carattere ultraregionale, la competenza spetta al Tar medesimo.

-criterio della sede di servizio del pubblico dipendente: in materia di pubblico impiego, è

competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio presso il quale il dipendente si trova in

servizio al momento dell’emissione dell’atto impugnato,sede che non necessariamente coincide con

quella dell’organo che ha emesso l’atto.

Il Consiglio di Stato, ha comunque statuito che, in ordine alle vertenze risarcitorie, sussiste la

competenza del Tar che annulla il provvedimento illegittimo.

La derogabilità della competenza e le ipotesi di competenza funzionale.

In tema di competenza per territorio vigono alcune regole:

- l’incompetenza territoriale non è rilevabile d’ufficio

-essa può essere rilevata soltanto su eccezione dalla parte che vi abbia interesse che deve sollevarla

entro un determinato termine di decadenza; venti giorni dalla data di costituzione in giudizio

attraverso lo strumento tipico del regolamento di competenza mediante il quale la questione è

rimessa al Consiglio di Stato, fatti salvi i poteri del Tar di adottare una decisione in forma

semplificata.

- l’incompetenza per territorio non costituisce motivo di impugnazione della decisione emessa dal

tribunale amministrativo regionale.

Emerge dunque il criterio della derogabilità della competenza territoriale il quale ha una certa

rilevanza pratica, atteso che consente alla parte di scegliere a quale giudice proporre l’azione e,

soprattutto, la domanda cautelare, in ordine ala cui decisione il problema della eventuale

incompetenza del giudice è ininfluente.

Il processo, su iniziativa del ricorrente, può quindi svolgersi dinanzi ad un giudice diverso da quello

indicato come competente dalla legge ove le altre parti non eccepiscano la incompetenza con il

regolamento di competenza.

Analizziamo ora le ipotesi qualificate dalla dottrina come di competenza funzionale non derogabile,

precisando che esse, in presenza di una espressa disciplina, sono ricavabili dal sistema. Una di

queste è costituita al riparto di competenza territoriale in materia di ricorso per ottenere

l’adempimento dell’obbligo dell’amministrazione di conformarsi in giudicato.

Esempi di competenza funzionale sembrano essere costituiti dai giudizi sulle misure cautelari e da

quelli sulle operazioni elettorali. Esistono pure altri casi di competenza funzionale:

-per grado e non per territorio, relativi alla distribuzione dei ricorsi tra Tar in primo grado e

Consiglio di Stato, il quale è appunto giudice d’appello alle sentenze emanate dal Tar.

-per materia in relazione ai ricorsi per la sospensione dell’esecuzione dell’atto che debbano essere

proposti al giudice dinnanzi al quale pende il ricorso principale.

Modificazioni della competenza: connessione, litispendenza, continenza.

La legge non disciplina la connessione nel processo amministrativo secondo cui “tutti i

provvedimenti adottati in pendenza del ricorso tra le stesse parti, connessi all’oggetto del ricorso

stesso, sono impugnati mediante la proposizione di motivi aggiunti”.

La legislazione in tema di processo amministrativo non solo tace sulla connessione, ma neppure

contiene una disciplina specifica della litispendenza, la quale si verifica allorché la stessa azione

venga proposta dinnanzi a giudici diversi, e della continenza di una causa rispetto all’altra, ipotesi

che può verificarsi raramente, la dottrina è divisa.

La ripartizione tra giurisdizione generale di legittimità, giurisdizione esclusiva e giurisdizione

di merito; in particolare: la giurisdizione esclusiva.

Le caratteristiche della giurisdizione di legittimità sono quindi la generalità, la tutela di interessi

legittimi, il potere di annullamento spettante al giudice e quello di conoscere anche di tutte le

“questioni relative all’eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma

specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali”.

Il giudice amministrativo, inoltre, conosce, in determinate materie, anche di diritti soggettivi in tal

caso vi è una deroga al criterio di riparto basato sulla natura della situazione giuridica lesa e si dice

che il giudice amministrativo ha giurisdizione esclusiva.

Il limite esterno può pure essere superato nei casi in cui il giudice amministrativo si spinga a

sindacare l’opportunità delle scelte dell’amministrazione:si parla in questo caso di giurisdizione di

merito.

-la giurisdizione esclusiva a quella di merito sono eccezionali, perché sussistono solo nei casi

previsti dalla legge, in ciò differenziandosi da quella generale di legittimità;

-la giurisdizione esclusiva e quella di legittimità si caratterizzano per il tipo di situazioni giuridiche

alle quali si offrono tutela, mentre la giurisdizione di merito è individuata in ragione dei diversi

poteri coglitori e decisori del giudice.

La giurisdizione amministrativa esclusiva riguarda le materie in cui è “esclusa”la giurisdizione di

ogni altro giudice e, in particolare, del giudice ordinario.

L’atto paritetico è un atto unilaterale della pubblica amministrazione non autoritativo e non in grado

di degradare i diritti. Esso, equivalente all’atto posto in essere nei rapporti tra privati, non deve

essere impugnato entro il suddetto termine l’azione in giudizio del privato avverso il

comportamento lesivo di diritto soggettivo può infatti essere esercitata con ricorso nel termine di

prescrizione dello stesso.

LISTA 4

La Corte Dei Conti

La Corte Dei Conti esercita la giurisdizione “nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre

specificate dalla legge”. Essa giudica delle controversie che possono insorgere , in determinate

materie, con la pubblica amministrazione. È titolare della cosiddetta giurisdizione contabile, nella

quale sono tradizionalmente compresi i giudizi in materia di responsabilità amministrativa e

contabile dei pubblici funzionari (contenzioso contabile) , di pensioni civili e militari, e di pensioni

di guerra (contenzioso pensionistico).

La giurisdizione contabile è:

piena, in quanto la Corte conosce del fatto e del diritto: parte della dottrina ritiene che la pienezza

consisterebbe nella possibilità di sindacare il merito;

esclusiva, nel senso che la Corte conosce sia di interessi legittimi sia di diritti soggettivi;

sindacatoria: la Corte non è infatti legata alle richieste delle parti o del procuratore generale per

quanto attiene ai poteri istruttori, essa può estendere il giudizio anche a soggetti originariamente

non citati.

Le funzioni di Pubblico Ministero sono esercitate dal procuratore generale o dal vice procuratore

generale presso le sezioni riunite e le sezioni centrali della Corte.

La Procura agisce a tutela del corretto funzionamento dell’amministrazione pubblica.

Il giudizio di responsabilità amministrativa.

La responsabilità amministrativa viene fatta valere dal procuratore regionale della Corte Dei Conti

, il quale ha notizia dell’evento produttivo di danno a seguito di un’autonoma iniziativa , ovvero di

denuncia o di rapporto. L’obbligo di denuncia immediata è posta in capo all’organo di vertice

dell’amministrazione.

Ricordiamo innanzi tutto che il procuratore generale è titolare di notevoli poteri istruttori , potendo

richiedere comunicazioni di atti e documenti in possesso delle autorità amministrative e giudiziarie,

nonché disporre accertamenti diretti. Esso può disporre, a mezzo della guardia di finanza, ispezioni

op accertamenti presso le pubbliche amministrazioni e presso terzi contraenti o beneficiari di

provvidenze finanziarie.

Quest’ultima norma prevede inoltre che il procuratore possa chiedere al presidente della sezione

competente a conoscere del merito del giudizio, il sequestro conservativo dei beni mobili e

immobili del convenuto, onde evitare che possa venir meno la garanzia del credito dell’ente

pubblico. Il sequestro può essere disposto sia ante causam che in corso di causa .

Sulla domanda di sequestro il presidente provvede con decreto motivato , fissando l’udienza di

comparizione davanti al giudice designato entro un termine non superiore a quarantacinque giorni.

All’udienza, il giudice designato , con ordinanza motivata, , conferma, modifica o revoca i

provvedimenti emanati con decreto.

Tornando ora al giudizio principale, prima di notificar la citazione, il procuratore è obbligato ad

inviare al presunto responsabile un invito a dedurre, consentendo così a tale soggetto di poter

presentare, entro un termine non inferiore a trenta giorni dal ricevimento dell’invito, le proprie

deduzioni e , eventualmente, dei documenti.

Nello stesso termine esso può anche chiedere di essere sentito personalmente.

L’istruttoria può terminare con la proposta di archiviazione. Nel caso in cui abbia invece non

ritenuto sufficienti, idonee, ed attendibili le giustificazioni addotte dal presunto responsabile, il

procuratore promuove l’azione mediante atto di citazione.

La citazione deve essere notificata entro centoventi giorni dalla scadenza del termine per la

presentazione delle deduzioni.

Essa deve contenere generalità e residenza del convenuto, indicazione dell’amministrazione

danneggiata, oggetto della domanda e titolo su cui si fonda la pretesa, ma soprattutto l’istanza di

fissazione dell’udienza di discussione.

Con riferimento all’ipotesi in cui l’addebito non superi i 5.000.000 di lire , la legge disciplina uno

speciale procedimento monitorio.

Il giudizio di conto.

Il giudizio di conto, avente ad oggetto l’accentramento della responsabilità contabile e la regolarità

delle partite di conto, costituisce dunque un esempio di processo avente il carattere della

necessarietà , atteso che il rendiconto è imposto dalla legge e il giudizio si instaura a prescindere

dalla sussistenza di una controversia , per effetto della sola trasmissione del conto.

Nel caso del contabile che ad esempio, non adempia all’obbligo del rendiconto, il procuratore che

abbia notizia del fatto può promuovere un autonomo giudizio (giudizio per la resa del conto) che in

senso proprio tende a consentire l’instaurazione del diverso giudizio di conto.

La decisione di condanna viene trasmessa in forma esecutiva al procuratore regionale, il quale

comunica l’amministrazione interessata affinché questa provveda alla riscossione delle somme

dovute dall’agente.

L’opposizione contabile, non è un mezzo di impugnazione, ma un’ulteriore fase del giudizio di

conto che trova la propria origine storica nel fatto che, in passato, la prima parte del procedimento

era dominata dall’attività amministrativa e soltanto dopo la decisione che chiudeva questa fase

veniva investita in pieno la sezione: l’opposizione comporta l’instaurazione di un giudizio

contraddittorio tra opponente e procuratore, a seguito del quale viene fissata una pubblica udienza

nella quale la sezione deciderà sull’opposizione.

I giudizi a istanza di parte.

La legge prevede in alcuni casi che il giudizio innanzi alla Corte dei conti abbia inizio a istanza di

parte. Il processo è dunque instaurato con ricorso notificato all’amministrazione e depositato in

segreteria.

Il giudizio pensionistico.

La Corte dei conti , come si è visto, ha giurisdizione in materia di pensioni civili, militari e di

guerra: si tratta del giudizio pensionistico.

L’origine di tale giurisdizione va individuata nel fatto che, tradizionalmente, la Corte dei conti

esercitava funzioni amministrative in tema di liquidazione delle pensioni, sicché ad essa erano

devolute le relative controversie.

Le funzioni amministrative sono state poi eliminate mentre è rimasta inalterata la giurisdizione.

In primo grado la Corte dei conti giudica in composizione monocratica, attraverso un magistrato

assegnato dalla sezione regionale competente per territorio, in funzione di giudice unico.

La data dell’udienza viene comunicata alle parti costituite a cura della segreteria , con un preavviso

di almeno sessanta giorni. Le parti possono produrre memorie e documenti sino al decimo giorno

precedente la data dell’udienza.

L’istruttoria è svolta dal giudice monocratico: esso interroga liberamente le parti presenti e tenta la

conciliazione della lite.

L’amministrazione, ove decida di non avvalersi del patrocinio dell’avvocatura dello Stato, può farsi

rappresentare in giudizio da un proprio dirigente o da un funzionario appositamente delegato. Il

ricorso del privato può essere proposto anche senza patrocinio di un avvocato: in tale ipotesi il

ricorrente può svolgere in udienza le proprie difese orali.

Dopo la trattazione orale della causa , il giudice unico pronuncia senza provvisoriamente esecutiva

con cui definisce il giudizi, dando lettura del dispositivo; la sentenza va depositata in cancelleria

entro quindici giorni dalla pronuncia e il cancelliere ne dà immediata comunicazione alle parti.


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Maxxi88

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maxxi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ridola Paolo.

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