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DIRITTO AMBIENTALE

Lezione 1 25 settembre 2019

Il punto di partenza è che il percorso di affermazione della tutela dell’ambiente è un percorso

conflittuale tra ambiente e uomo (rapporto visto negli anni come se l’uomo fosse estraneo e

viceversa). Dal punto di vista umano l’ambiente è considerato come qualcosa da cui attingere le

risorse, dal quale cercare le risorse per sopravvivere, ma anche da cui difendersi. Tuttavia, anche

se da un punto di vista scientifico/normativo la tutela dell’ambiente è un’idea recente, l’idea di

preservare la natura ha origini lontane: già in epoca buddista vediamo come queste discipline

religiose promuovevano l’arte di adattare la propria vita in modo armonioso con il “respiro

cosmico”→ sottolineavano così la necessità di prevedere delle strutture che si adeguassero

all’ambiente circostante (non invasive) e non dominanti sull’ambiente stesso.

Nello stesso periodo giudaico-cristiano, nonostante ci fosse una forma di vedere la natura come

subordinata all’uomo, questo non ha escluso l’affermazione di una tutela dell’ambiente.

Gli elementi che caratterizzano il rapporto con l’ambiente sono due: l’uomo diviene sensibile alla

tutela dell’ambiente quando ne avverte la necessità e quando il danno ambientale si è già avuto

(per le ricadute negative sulla vita che quel danno ha provocato).

Il periodo storico in cui per la prima volta si avverte il passaggio da una concezione principalmente

sacra dell’ambiente ad una visione più utilitaristica è il periodo medievale: iniziano ad essere

protetti a fini utilitaristici i boschi e le riserve.

In realtà, questo rapporto non è che fosse privo della presenza di elementi inquinanti. Pensando

all’epoca romana, alcuni studi hanno rilevato come ci fossero elementi fortemente inquinanti

come la presenza dell’incapacità di gestire la questione dei rifiuti (monte Testaccio), ma anche lo

smaltimento dei fumi da cucina aveva ricadute negative sull’aria. Altre forme di inquinamento

meno intuitive erano dovute all’inquinamento da piombo (si pensi agli acquedotti) o

all’aggressione nei confronti del paesaggio dovuta alla crescita urbanistica e alle guerre che

portavano distruzioni ingenti.

Un cambiamento radicale c’è con la rivoluzione industriale dove assistiamo a due fenomeni:

• Una forte industrializzazione

• Fenomeno di un’urbanizzazione forzata con un conseguente abbandono delle zone

agricole.

In questo senso la natura va ad assumere un “valore intrinseco” cioè inizia a diventare una forma

di rivendicazione sociale da parte della popolazione più ingente. È il momento in cui ci si rende

conto che la protezione dell’ambiente non è più in mano solo a coloro che detengono il potere

statale (governanti).

Proprio in questo periodo si hanno i primi episodi di tutela dell’ambiente che arrivano poi fino ai

giorni nostri. Le aree protette.

Le aree protette sono zone geograficamente e giuridicamente circoscritte sulle quali c’è un

intervento sia a livello locale che governativo di protezione e conservazione delle risorse. La prima

area protetta istituita è in America con le fonti termali dell’Hot Springs e poi il parco di

Yellowstone (1832).

In Europa il primo esempio di area protetta si ha in Francia nel 1853 con Fontainebleau.

È in pieno sviluppo industriale e illuministico che si hanno le prime forme di tutela dell’ambiente

attraverso la creazione di aree protette. Il ‘700 e l’800 non hanno a cuore la tematica

dell’ambiente, non si avverte l’esigenza di intervenire per la protezione dell’ambiente. Questa

esigenza di arrivare ad una maggiore sensibilità ambientale nasce a seguito di alcuni “disastri”, la

cui portata è tale da rappresentare momenti di svolta:

1. Il primo episodio di disastro è il “grande smog di Londra” (5 dicembre 1952): la nebbia è

provocata dall’esalazione dei carboni e questo ha portato a migliaia di morti in 5 gg.

2. Il secondo episodio è un grave incidente nel canale della Manica, il Torrey Canyon: affonda,

spezzandosi, una petroliera e riversa in mare quantità enormi di greggio (1966). Da qui si

evidenziano due elementi:

-elemento ambientale→ difficoltà di proteggere l’ambiente da disastri quali quelli del

trasporto di greggio; →l’incidente

-capire che in quel momento storico non si riusciva a gestire le emergenze.

avvenne in un momento in cui c’era un forte mare mosso e quindi era difficile arrivare alla

petroliera, il governo del Regno Unito decise di bombardare il greggio, sottovalutando

come questo avrebbe avuto ricadute negative nell’aria. Mise quindi in evidenza l’incapacità

di intervenire a tutela dell’ambiente in situazione di disastri.

3. Il terzo episodio riguarda l’Italia, la diossina in Seveso (1976). Questo ha portato ad un

intervento normativo da parte della comunità europea poiché uno degli elementi

caratterizzanti l’ambiente è la partecipazione della popolazione alle decisioni riguardanti

l’ambiente. Questo diritto delle persone, per essere esercitato, necessita di informazione e

conoscenza delle situazioni ambientali le quali non possono esserci in mancanza di

sensibilizzazione. Le direttive Seveso 1 e Seveso 2 adottate all’interno del contesto europeo

portano a far emergere uno degli elementi che diverrà la Convenzione di Aarhus proprio

sulla partecipazione dell’opinione pubblica alle decisioni ambientali frutto di informazione

ed educazione ambientale. Lo stesso tema dell’educazione ambientale lo ritroveremo nella

conferenza di Stoccolma del ’72.

4. Quarto episodio riguarda la tragedia industriale di Bhopal in India (1984) dove è scoppiata

una fabbrica portando a ricadute negative sulla qualità della vita (che ancora oggi si

trascinano) e sull’ambiente.

5. L’ultimo episodio che ha portato all’adozione di una convenzione importante è Chernobyl

(26 aprile 1986). A portare conseguenze negative è, oltre all’esplosione, il fatto che non sia

stata data notizia di ciò che stava accadendo alla comunità internazionale. Questo episodio

ha portato all’adozione ad inizi anni ’90 sulla necessità di informare gli altri Stati su

eventuali incidenti→ questo si rifà al principio del divieto di inquinamento transfrontaliero.

Tra gli anni ’60 e ’70 la comunità percepisce la complessità della situazione ambientale e

l’ambiente inizia a diventare fonte di ispirazione normativa:

Caso Trail (1941) riguarda la controversia tra Stati Uniti e Canada e, in modo particolare, la

fuoriuscita di gas tossici da una fonderia canadese che si sono poi diffusi anche in territorio

statunitense.

In diritto internazionale una controversia è un conflitto giuridico tra due o più Stati in cui

generalmente gli elementi che la contraddisinguono sono: la pretesa di una parte lesa e la

contropretesa dell’altra parte. Come si risolve una controversia? Gli strumenti per risolverla si

distinguono tra mezzi diplomatici (accordo, conciliazione, mediazione ecc.) e mezzi

giurisdizionali (intervento di un organo internazionale che emette una sentenza). Mentre i

mezzi diplomatici producono un documento finale non vincolante, con i mezzi giurisdizionali si

genera un documento vincolante. A livello internazionale c’è una corte internazionale di

giustizia che si occupa di controversie tra gli Stati, c’è poi la possibilità di costituire oppure c’è

una corte arbitrale. Nel diritto internazionale non c’è niente che si impone sugli Stati e anche

nel caso della controversia gli Stati devono essere d’accordo nella sua risoluzione dinanzi ad

una corte. La caratteristica dell’arbitro è che giudica la controversia sulle fonti giuridiche che le

stesse parti mettono a disposizione (oltre ovviamente ad essere imparziale). L’arbitro non è

quindi come un giudice interno che invece giudica sulla base del diritto, non sono le parti che

gli dicono dove deve andare a cercare. Questo perché c’è una differenziazione di

partecipazione agli accordi internazionali quindi non è detto che uno Stato che è parte di un

accordo detiene anche l’altro; se non è parte di un accordo, questo non potrà esser fatto

valere nei confronti di quello Stato quindi per questo nella maggior parte dei casi coloro che

fanno ricorso ad un arbitro indicano quali sono le fonti da cui può approfondire e giudicare.

Nel caso specifico della controversia tra Stati Uniti e Canada, per la prima volta l’arbitro ha

avuto un approccio che è uscito fuori dall’aspetto privatistico e ha considerato l’ambiente

come un aspetto globale (che non riguardava solo il Canada, ma anche gli Stati Uniti). Da qui

nasce e si afferma il principio di divieto di inquinamento transfrontaliero: gli Stati sono

responsabili dei danni che provocano al proprio interno, anche nei confronti degli Stati

limitrofi. Ha quindi considerato le ricadute negative che quell’evento ha causato nello stato

limitrofo (Stati Uniti), ad oggi può sembrare una cosa scontata, ma un tempo non era così.

Dall’affermazione di questo divieto discende un obbligo di ripristino dell’ambiente (se

possibile), ma l’obbligo principale è quello di cooperare e quindi informare gli Stati per

prendere le dovute misure cautelari. legato al diritto di conoscenza e tutela dell’ambiente.

Secondo caso riguarda una controversia con centro l’Albania.

AMBIENTE

La prima osservazione è che abbiamo diverse tipologie di nozioni di ambiente:

- Ambiente in senso spaziale

- Nozione figurata dell’ambiente (ambiente = condizioni sociali, storiche e culturali in cui

cresciamo)

- Nozione scientifica che è oggetto di diverse discipline.

Definizione biologica: l’ambiente è tutto ciò che può influire sul metabolismo o sul

comportamento di un organismo o di una specie.

Definizione dell’ecologia: l’ambiente è un sistema di condizioni esterne in cui vive un organismo.

Definizione della geologia: l’ambiente è l’insieme delle condizioni fisiche, chimiche e biologiche

per le quali un minerale o una roccia si forma.

Definizione in termini politici: l’ambiente è l’ambiente naturale ovvero quella parte considerata

importante o di valore per gli esseri umani.

Definizione in ambito umanistico: l’ambiente è l’ambito culturale e sociale in cui la persona è

cresciuta.

Le definizioni precedenti possono essere alterate da fattori esterni. Queste alterazioni provocate

da fattori esterni prendono il nome di eventi inquinanti e questa forma di evento inquinante può

variare a seconda della tipologia, dell’origine e del risultato che provoca la fonte inquinante.

Nozione scientifica: l’ambiente è l’insieme dei fattori viventi e non viventi. I fattori non viventi

sono quegli elementi necessari affinché i fattori viventi possano vivere (aria, acqua ecc.). Questa

nozione ci porta a pensare al concetto di “ecosistema”. L’ecosistema può avere diverse forme di

intromissione nell’uomo:

-ecosistema naturale presenza umana quasi del tutto assente (deserto);

-ecosistema modificato gradualità di presenza umana (è irrilevante, non tale da produrre

modifiche, un esempio di ecosistema modificato è costituito dalle steppe);

-ecosistema coltivato→ presenza umana maggiore (riserve/parchi);

-ecosistema costruito→ presenza umana molto forte (centri urbani)

-ecosistema degradato→ forte presenza umana e non c’è più equilibrio ecologico. Questo porta a

gravi conseguenze negative sugli esseri viventi in termini di qualità della vita.

Nozione giuridica; si ritrova in 2 richiami:

1. Convenzione del consiglio d’Europa sulla responsabilità civile per danni provocati da

attività pericolose dell’ambiente (’93). Questa convenzione si lega ad una definizione per

cui la nozione di ambiente è composta dalle risorse naturali (acqua, suolo, flora, flauna

ecc.) e dalle interazione con le stesse risorse naturali.

2. Parere richiesto alla corte internazionale di giustizia nel ’96 sulla liceità dell’uso delle armi

nucleari in un conflitto armato. La corte dice che, oltre a comprendere il concetto di leaving

space, include all’interno della nozione anche la qualità della vita (salute ed esseri umani)

ampliando la portata giuridica del concetto di ambiente.

La corte internazionale di giustizia emette delle sentenze e possono richiedere la sentenza su una

controversia gli Stati (i principali soggetti del diritto internazionali). Lo statuto della corte (che è

l’atto istitutivo con cui è stata creata) prevede che possano essere chiesti pareri alla corte

internazionale di giustizia su questioni giuridiche che hanno ad oggetto specifiche tematiche, uno

tra queste è la liceità dell’uso di armi nucleari. Questo parere è stato posto due volte:

- La prima richiesta è stata fatta dall’organizzazione mondiale della sanità. La corte

internazionale di giustizia ha ritenuto che l’organizzazione mondiale della sanità non avesse

la capacità di richiedere un parere perché la richiesta di un parere è la liceità dell’uso delle

armi nucleari in un conflitto armato (non c’è un intervento/richiamo alla saluto). Secondo

la corte, diverso sarebbe stato il caso in cui l’organizzazione mondiale della sanità avesse

richiesto un parere riguardante gli effetti sulla salute. Lo statuto dice infatti che gli istituti

specializzati possono richiedere un parere purchè sia richiesto su questioni giuridiche che

rientrano nel loro ambito di attività e nel caso dell’organizzazione mondiale della sanità

non ci rientravano.

- È una questione particolare perché l’assemblea generale ha fatto richiesta del parere

nuovamente e per la prima volta nella storia la corte internazionale di giustizia non ha mai

emesso un parere.

Il diritto internazionale dell’ambiente comprende tutti gli strumenti (accordi o atti di soft law) che

si occupano del diritto dell’ambiente.

Le organizzazioni producono protocolli, ma anche dichiarazioni dei principi (atti che non hanno

forza vincolante in quel momento). I termini utilizzati all’interno di questi atti di soft law sono più

forti, più difficile è quando si deve trasformarli in atti vincolanti. Nel momento in cui gli atti di soft

law vengono adottati non esiste un valore giuridico vincolante però manifestano la volontà degli

Stati e quindi possono rappresentare l’emergere di norme consuetudinarie. Le norme

consuetudinarie sono fonti non scritte poiché si fondano sui comportamenti degli Stati e il

convincimento che quel comportamento produca effetti giuridici vincolanti. Una delle

caratteristiche della norma consuetudinaria è che è erga omnes (elemento che caratterizza

entrambe le norme, cogenti e consuetudinarie). L’elemento che distingue consuetudinarie e

cogenti è la derogabilità in quanto una norma consuetudinaria può essere derogata (ad esempio

da un accordo: n Stati decidono che nei loro confronti, e solamente per loro, quella consuetudine

non ha valore, ma la questione viene regolamentata in un altro modo. Per tutti gli altri Stati della

comunità internazionale quella consuetudine resta in vigore) mentre la norma cogente non può

essere derogata perché fa riferimento ai diritti fondamentali la cui violazione comporta sanzioni e,

in particolare, processi penali a livello internazionale.

Già dalla seconda metà dell’800 si iniziano ad avere i primi esempi di accordi internazionali per la

tutela dell’ambiente. Inizialmente questi accordi si occupano di regolamentare il traffico di merci

nei corsi fluviali, in Europa in modo particolare (vengono istituite delle commissioni fluviali).

La commissione per la navigazione nel Reno è stata istituita dal 1815 in poi, ha subito nel tempo

degli sviluppi e negli anni ’60 del ‘900 ha avuto una ristrutturazione per fini ambientali. Anche oggi

ha compito di occuparsi delle eventuali controversie che sorgono tra gli Stati sui trasporti fluviali

delle merci.

All’inizio del ‘900 cominciano ad essere adottati alcuni trattati internazionali che prendono come

oggetto alcune specie della fauna in rischio di estinzione già da allora (Convenzione Europea per la

protezione degli uccelli utili all’agricoltura e Convenzione sulla protezione delle foche da pelliccia)

→ c’è un concetto di utilitarismo che ritorna: uccelli utili all’agricoltura e foche per la pelliccia.

L’altra tipologia di convenzioni riguarda accordi transfrontalieri per la gestione di grandi aree o

risorse, aventi ad oggetto la prevenzione di controversie tra Stati transfrontalieri (es. Canada e

Stati Uniti).

Altre convenzioni ancora hanno ad oggetto flora e fauna di luoghi specifici.

Tutti questi episodi di prime espressioni di tutela ambientali possono essere visti come qualcosa di

strutturale nel valutare l’ambiente? No perché sono manifestazioni troppo episodiche legate a

delle situazioni contingenti dovute ad elementi utilitaristici (necessità di intervenire quando si

avverte un danno in corso). In questo senso si parla di intervento utilitaristico-emergenziale.

Lezione 2 30 settembre 2019

Con il secondo conflitto mondiale nasce una Comunità Internazionale con cui abbiamo a che fare

oggi. L’elemento dirompente di quegli anni è l’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite:

sono gli Stati che firmano e ratificano l’accordo istitutivo dell’organizzazione per&ograv

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Scienze giuridiche IUS/10 Diritto amministrativo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariaascari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Crescenzi Andrea.
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