Appelli e ricevimento
Appelli (ore 10:00):
- 24 maggio
- 14 giugno
- 12 luglio
- 13 settembre
Ricevimento (15:45): Aula D2 - Giovedì 29 febbraio 2016
Tema delle fonti
Su che cosa si basa il diritto dell'ambiente?
Fonti di tre livelli:
- Internazionali;
- Europee: ordinamento comunitario/europeo - intervento (organismo di livello internazionale) della corte europea dei diritti dell'uomo (sulle questioni ambientali continua ad intervenire in modo molto rilevante, nonostante il diritto all'ambiente non sia coperto dalla carta dei diritti fondamentali dell'uomo. La corte (di Strasburgo), cioè, ha iniziato ad offrire (1994) un filone giurisprudenziale Verde, quindi ha aperto alla possibilità di un nuovo strumento di tutela;
- Nazionali: all'interno - livello costituzionale (analisi del testo costituzionale) e livello legislativo. La costituzione ha assunto una diversa connotazione: fonti europee al pari della fonte costituzionale.
Sono importanti perché costituiscono l'origine del diritto ambientale; la fonte ordinamentale internazionale è molto forte.
152/2006 decreto legislativo dell'ambiente
Obiettivo: tutelare l'ambiente, nasce nell'ordine entro internazionale, dove trova le sue prime fonti. La parte più rilevante delle fonti internazionali sono norme di diritto internazionale che hanno carattere pattizio, secondo la formula "pacta sunt servanda": ovvero contengono degli accordi vincolanti tra i soli Stati firmatari, impegnano solo gli Stati aderenti di un determinato accordo ed acquistano efficacia soltanto dopo aver esperito la procedura di ratifica. Duplice impegno da parte dello Stato nazionale: aderire l'accordo internazionale e poi, all'interno dell'ordinamento, adottare una legge formale del Parlamento per ratificare la norma internazionale e renderla efficace.
Carattere particolare nelle fonti internazionali
Protocolli - sono dei trattati che contengono la disciplina di dettaglio per l'attuazione di un altro trattato, ovvero Convenzione Internazionale. Queste fonti internazionali originano sempre in seguito a Convenzioni, riunioni degli Stati sensibilizzati su un tema o problema.
Conferenze internazionali
La prima fonte internazionale rilevante nel diritto dell'ambiente è del 1972 (Conferenza delle Nazioni Unite di Stoccolma): primo evento internazionale in cui le problematiche ambientali diventano motivo della riunione tra gli Stati; si pongono le basi per una creazione, nella comunità internazionale, di una disciplina giuridica a tutela dell'ambiente. Si chiamano gli Stati a rispondere alle problematiche ambientali. Questa Conferenza si chiude con l'adozione della Dichiarazione dei principi sull'ambiente umano. Come tutte le norme di carattere internazionale è valida solo per gli Stati aderenti, e ratifica dei singoli Stati nazionali aderenti.
La conferenza fu fortemente voluta da Gro Brundtland, ministro norvegese, e si riconoscono le responsabilità umane in ordine alla protezione e al miglioramento dello stato dell'ambiente. Ne deriva un obbligo di cooperazione degli Stati firmatari, finalizzata alla gestione delle problematiche ambientali. Per la prima volta si istituisce un programma permanente nell'ONU da dedicare all'ambiente: Programma UNEP (programma delle Nazioni Unite per affrontare le problematiche ambientali). Il compito dell'UNEP è coordinare le attività di cooperazione a cui sono richiamati gli Stati firmatari, quindi coordina tutte le associazioni governative e le organizzazioni internazionali chiamate a fronteggiare insieme i problemi ambientali.
1992: governance internazionale dell'ambiente - l'ONU convoca a Rio de Janeiro la comunità internazionale sul tema Ambiente e Sviluppo. Viene adottata la dichiarazione di Rio: contiene una serie di principi che hanno posto la base giuridica alle azioni per la tutela ambientale. Si tratta di un elenco di principi a cui si deve ispirare l'integrazione tra ambiente e sviluppo: esigenze di sviluppo economico che devono essere congiuntamente lette e affrontate insieme alle questioni ambientali.
In questa occasione viene anche adottato l'Agenda 21: programma d'azione che riguarda le città e muove i suoi passi pensando di affrontare le questioni globali ambientali, dal punto di vista cittadino. Tutti gli Stati devono assumere responsabilità per quanto riguarda le tematiche ambientali (responsabilità comuni ma differenziate). Inizia a delinearsi un impegno anche da parte dei Paesi in via di sviluppo, i quali non hanno sfruttato le risorse naturali come quelli sviluppati: devono iniziare a prevedere programmi di responsabilità ambientale (anche se non nello stesso modo dei Paesi sviluppati) - principio dello sviluppo sostenibile. Maggiore equità della distribuzione delle risorse naturali e affermazione del principio di sviluppo sostenibile.
Afferma anche il principio di Precauzione, secondo cui nessuna attività non conosciuta per effetti può essere autorizzata dai pubblici problemi (non si autorizza niente se non si conoscono gli effetti sulla salute e sull'ambiente). Contiene pure il principio di chi inquina, paga, e auspica un utilizzo frequente da parte degli Stati delle procedure di valutazione di impatto ambientale: affermare grandi principi di azione internazionale, ma senza essere vincolanti (Soft Law).
Conferenze regionali e convenzioni specifiche
In questi anni la comunità internazionale ha iniziato a darsi degli appuntamenti di carattere regionale: sono state adottate delle fonti internazionali per tutelare determinate aree, per stabilire regole e principi nella tutela ambientale. In particolare sono state la Convenzione di Ginevra (1979 - inquinamento atmosferico trans frontaliero), impegno congiunto tra i Paesi di confine.
1991: viene adottata la Convenzione di Espo sulla valutazione di impatto ambientale transfrontaliera - quando un'opera pubblica impatta più di un Paese di confine, occorre avviare questa procedura.
1998: Convenzione di Aarus (Danimarca) - valida per l'area europea, ha riconosciuto il diritto all'accesso alle informazioni sullo stato ambientale, il diritto di partecipazione ai procedimenti per la realizzazione di opere pubbliche laddove queste impattino l'ambiente, e il diritto d'accesso alla giustizia in materia ambientale (importantissima perché affronta e fa impegnare gli Stati firmatari ad adottare una normativa che consenta a tutti i cittadini di essere informati sullo stato dell'ambiente, acquisendo le informazioni necessarie per poter poi partecipare ai procedimenti amministrativi - molto complessi - e, infine, ricorrere a un giudice). Diritti procedurali del cittadino di fronte alle pubbliche amministrazioni.
Dal 1997 al 2015
- 1997: Protocollo di Kyoto, stabilisce gli strumenti e gli standard giuridicamente vincolanti per gli Stati contraenti in modo da garantire l'obiettivo di riduzione di emissioni in atmosfera. Anche in questo caso è prevista l'adesione al principio di responsabilità comuni ma differenziate, e prevedono il ricorso a programmi di sostegno finanziario per i Paesi in via di sviluppo. Fino al 2005 non è entrato in vigore, per mancanza di Stati firmatari. Diminuzione del 5,2% delle emissioni rispetto al 1990. Questo accordo si è rivelato un fallimento, perché erano obiettivi superati e irraggiungibili, e debolezza della comunità internazionale ad affrontare i cambiamenti climatici;
- 2009: fallimento Copenaghen;
- 2011: fallimento Durba;
- 2015: Accordo di Parigi, in seno alle Nazioni Unite, sui cambiamenti climatici, che prevede principi generali applicabili direttamente senza ratifica, e poi prevede di rimettere agli Stati nazionali l'adozione di strumenti e misure per raggiungere nuovi obiettivi. Strumenti di mercato: certificazioni - emissioni inquinanti - responsabilità comuni ma differenziate.
Fonti europee
Anche l'ordinamento comunitario nasce privo di una coscienza ambientale e manca una visione ecologica (1957 - siamo ancora lontani dall'emersione delle questioni ambientali, e nasce con tutt'altri obiettivi, lontani dalla questione sociale, con finalità di mercato comune). Questo rimane tale fino al 1986. Il ruolo di supplenza nell'ordine entro comunitario: Giudice comunitario - corte di giustizia delle comunità europee. Interveniva contrapponendo i valori di mercato con i valori dell'ambiente, sempre dietro l'etichetta della tutela del consumatore.
Nel corso di questi anni è anche la Commissione europea, pur in mancanza nei trattati della materia ambientale, che adotta (anni '70) importanti provvedimenti facendo leva sulla teoria dei poteri impliciti (si basa su una lettura delle due disposizioni art 100-235 trattato di Roma, secondo cui è compito della comunità europea armonizzare le politiche degli Stati membri, e le istituzioni comunitarie dispongono del potere di intervenire in vista del raggiungimento dell'obiettivo comunitario anche quando il trattato non abbia previsto gli strumenti necessari).
Negli anni '70, vengono varate le prime direttive che hanno esplicitamente le finalità di tutela ambientale. 1970: prime direttive antinquinamento (acustico e sulle emissioni inquinanti da veicoli a motore).
1973: la commissione europea vara il primo programma di azione in materia ambientale, dando avvio a una stagione attraverso cui, la commissione europea, elabora piani di azione pluriennali, dedicati all'obiettivo di tutela ambientale. Risposta dell'ordinamento comunitario alla prima conferenza internazionale che analizza i problemi ambientali (Stoccolma 1972). Afferma un doppio connubio: quello per cui si ha più sviluppo economico facendo una lotta efficace contro gli inquinamenti, e quello per cui le condizioni di vita dei cittadini europei migliorerà se il contesto in cui vivono migliora (Riduzione spese sanitarie).
1977: secondo programma di azione.
1981: terzo programma di azione - programma della svolta - si inizia a intravedere la nascita della politica comunitaria ambientale (Risposta alla nascita di partiti ecologisti). Contiene la direttiva comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA - 1985): la direttiva invita gli Stati membri ad adottare normative interne che prevedano l'obbligo di espletare una procedura di valutazione quando si sta per realizzare opere pubbliche o private che impattano sull'ambiente. Obiettivo di armonizzazione interna.
1987: quarto programma di azione - ha previsto il riferimento al diritto di accesso alle informazioni ambientali, che diventa un obiettivo di questo programma, e per darvi attuazione nel 1990 si adotta la prima direttiva sull'informazione ambientale, attraverso cui la comunità europea invita gli Stati membri, attraverso la loro normativa interna, a prevedere di rendere disponibili le informazioni relative allo stato dell'ambiente. Queste informazioni devono essere rese a chiunque ne faccia richiesta, senza dover dimostrare l'interesse.
1992: quinto programma d'azione - l'ordinamento comunitario scopre i valori del mercato per tutelare l'ambiente. Per uno sviluppo durevole e sostenibile. Risposta alla Dichiarazione di Rio:
- Durevole gestione delle risorse naturali;
- Controllo integrato dell'inquinamento - procedure integrate (autorizzazione integrata ambientale);
- Riduzione del consumo di energia prodotta con fonte non rinnovabile;
- Miglioramento della qualità dell'ambiente urbano (Creazione delle direttive sulla certificazione dei prodotti - primo marchio EMAS o ECOLABEL - strumenti di mercato che fa leva sulla sensibilità del consumatore).
2002: sesto programma di azione. È durato 10 anni. Viene rafforzato il ricorso agli strumenti di mercato per tutelare l'ambiente.
2013: settimo programma di azione. Valevole fino al 2020 chiamato "vivere bene entro i limiti del nostro pianeta". Consapevolezza della scarsità delle risorse. È stato supportato con un corposo programma di finanziamento "LIFE".