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Questi due punti fanno parte dei così detti “plurimi fini” della legislazione alimentare, che trovano un

importante antenato nella direttiva del 1989 sul controllo dei prodotti alimentari, anche questa

approvata su base dell’art. 100/A, quindi in funzione del mercato comune, affermando che gli

scambi di prodotti alimentari occupano un posto di rilievo nel mercato comune.

In questo modo la direttiva dell’89 comprende:

- Disposizioni sulla salute

- Norme a favore dei consumatori

- Disposizioni sulla lealtà degli scambi commerciali

In questo modo è evidente come nel secondo e terzo punto vengano fuori anche gli interessi a

livello commerciale ed economico dei consumatori.

Tale approccio è stato ripreso in Italia nel ’93, dove in un decreto si legge che il controllo dei

prodotti non deve solo proteggere la salute del consumatore, ma anche proteggere i suoi interessi

assicurando la lealtà delle info commerciali.

Accettando il metodo HACCP, si punta così su un sistema dinamico di autocontrollo, pronto a

connettere la nazione (Italia) con tutta l’UE, tramite tutela della salute e libera circolazione di

prodotti.

La differenza con i precedenti modelli sta proprio nella concretezza, nonché connessione, della

tutela della salute, con l’aspetto economico e commerciale della questione.

La direttiva del ’93, come la precedente, assume come oggetto tutte le fasi di lavorazione dei

prodotti, segnando il passaggio e la trasformazione della legislazione alimentare, a diritto

alimentare.

La nuova disciplina, precisa che tutte le fasi di produzione, dalla preparazione alla trasformazione,

dalla fabbricazione al confezionamento, fino al deposito, trasporto, distribuzione e vendita, sono

comprese nelle regole che gestiscono la disciplina; in più introduce la definizione di “industria

alimentare” = ogni impresa pubblica o privata, a scopo di lucro o no, che esercita una o tutte le

prima elencate fasi.

Queste imprese devono garantire la sicurezza dei prodotti controllando che ogni singola fase, o

attività, venga messa a punto nel pieno rispetto delle regole che la gestiscono.

3.0 La Commissione europea

E’ possibile quindi collocare tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, l’avvio di nascita del diritto

alimentare europeo, con la nascita di un approccio sistematico ai temi di sicurezza alimentare e

agroalimentare. Allo stesso tempo, però, si assiste anche ad una negazione di relazione tra

prodotto e territorio.

Con l’arrivo dei modelli DOP e IGP, a preservare ila qualità dei prodotti, si vive paradossalmente un

clima negativo riguardo la riduttività che si ha nei confronti del territorio madre.

La stessa Corte di giustizia ha cercato di eliminare le numerose barriere non tariffarie che isolavano

i vari mercati nazionali, ma al contempo tutto ciò portava ad una banalizzazione delle specificità

locali.

E’ questo il periodo detto “di qualità materiale”, dove sul territorio e il valore dell’elemento, del

prodotto, prevale l’analisi fisico-chimica. La quantità sulla qualità.

La descrizione qualitativa di un prodotto non dovrebbe riguardare solo particolari prodotti d’entità

geografica, ma soprattutto le caratteristiche stesse di ogni prodotto. Tutto ciò che può evocare la

provenienza geografica o nazionale, deve avere come scopo l’identificazione dell’organismo

pronto a controllare il prodotto.

Il “territorio” lascia così via libera allo “spazio” = non più un’area vasta, ma un’area artificiale, spazio

di produzione e di scambio, ben controllata.

Il negativo risulta anche qui, con chi parla di abbandono alla tradizione e arrivo di una modernità

senza qualità.

4.0 Regole d’identità

Anni ’90 = vittoria dello spazio sul territorio, quindi della comunità sulla specificità.

Il percorso arriva a due punti focali:

- Giudiziario

- Legislativo

Entra,bi consentono di individuare la nascita di alcune regole d’identità territoriale di ampia

applicazione.

Da un punto di vista giudiziario, la scelta di propendere per il mercato unico è arrivata dalla Corte di

giustizia, la quale ha operato come tramite di lettura di un “testo” che ha necessariamente bisogno

di un “contesto”, dove il mercato unico ha assunto un ruolo centrale, insieme alle sue regole di

tutela anche giudiziale.

Si ricorda il caso del Torrone D’Alicante, prodotto con stessa denominazione, all’epoca, sia dalla

Spagna che da due società francesi.

La convenzione franco-spagnola aveva deciso che solo la Spagna potesse usufruire del

nominativo in questione, con divieto per la Francia. la domanda però, fatta da uno spagnolo, fu

respinta.

Il giudice aveva messo tutto nelle mani della Corte, con successivo intervento di Commissione,

chiedendo l’annullamento della decisione franco-spagnola per violazione delle norme in tema di

libera circolazione dei prodotti.

La Corte, dopo attenta analisi, ha respinto la Commissione affermando che solo alcuni produttori

residenti in una particolare zona, potevano da quel momento usufruire della dominazione del

torrone.

La Commissione ammette il divieto di denominazione da parte di alcuni produttori su altri, solo se il

prodotto in questione possiede delle qualità e caratteristiche dovute alla sua ubicazione geografica,

tanto da contraddistinguerlo dal prodotto di un’altra zona.

L’etichettatura subentrerebbe a risolvere così la questione.

Ma la posizione della Commissione va analizzata. In questo modo, infatti, si priverebbe di tutela le

denominazioni geografiche usate per quei prodotti di cui non si sa o non si può dimostrare che le

loro qualità e caratteristiche derivino da quel particolare territorio. Si proverebbe, a questi produttori,

di perdere molta clientela, e per questo vanno tutelate.

Il giudice ha così riconosciuto legittima una disciplina relativa a quei prodotti senza DOP o IGP, per i

quali nemmeno il territorio natale può dettare le loro caratteristiche.

Negli anni a seguire, si decise che la Commissione e la sua decisione doveva essere irrilevante

perchè tutto messo a punto prima del ’92, anno in cui entra in vigore il Regolamento 2081/92. poi fu

però tutto smentito dalla Corte andando a favore della lealtà della concorrenza, ammettendo che le

norme attribuiscono un diritto esclusivo per l’uso della denominazione geografica a quelle imprese

che risiedono nel territorio decantato dalla denominazione stessa. (Caso Budweiser)

Nel ’92, in Francia, si negò la legittimazione dei prodotti di montagna, perchè non in una zona ben

specifica.

Il regolamento 2081/92 è molto importante in questi casi, non solo per la questione dell’area

specifica geografica, ma anche per l’ambito giuridico in cui lavora.

Il regolamento 2081/92 non ha nulla a che vedere con la tutela igienico-sanitaria. I suoi obiettivi

sono:

- Concorrenza uguale fra tutti i produttori

- Miglioramento del reddito agricolo e favorire la permanenza rurale della gente

- Aumento della credibilità del prodotto

I prodotti al quale s’indirizza il regolamento in questione, sono molti e tutti menzionati nell’elenco

dei prodotti agricoli nell’Allegato I del Trattato, come dice l’art. 32.

In più, con l’art. 37 del Trattato, non si può investire su quei prodotti non presenti sull’elenco. Tale

vincolo però è stato superato, ed ora tutto è investibile, grazie ai ricorsi effettuati dal Parlamento

europeo, in relazione alle foreste e alla protezione ambientale, con dei prodotti che non risultavano

nell’allegato ma connessi alla sfera ambientale, e che quindi le norme a loro riferite andavo cercate

altrove.

La Corte accolse ricorso e annullò i regolamenti.

Non si può considerare che l’Allegato I tenga in considerazione i prodotti forestali o degli alberi,

anche se alcuni potevano rientrare nella sfera del regolamento in questione. ne consegue

comunque che a determinare le norme relative a questa sfera, sia l’art. 43 del Trattato, diretta al

commercio di quei prodotti agricoli.

Quindi, secondo l’art. 43, la Commissione ha commesso una violazione e portato all’annullamento

dei regolamenti.

In finale, nel quadro complessivo europeo, ciò che riguarda il terroir e i nomi geografici dei prodotti

agro-alimentari, non sono stati confinati come eccezione ai marchi di DOP e IGP come si pensava.

[PEZZO DA FAR VEDERE A ZIO PAG. 26-27]

5.0 Regolamento 820/97

L'evento che ha portato all'incontro tra mercato, competizione e sicurezza alimentare, riguarda il

Regolamento 820/97, connesso al 2081/92 del Consiglio. L' evento di per sé é la nota epidemia di

BSE (mucca pazza).

Cn tale Regolamento sono state introdotte leggi a favore dell'indicazione della provenienza

territoriale della carne bovina.

Tale patologia si manifestò da carne che proveniva da una precisa area territoriale di un paese

membro dell'UE.

Venne prevista un etichettatura proprio per i prodotti di carne bovina, senza far riferimento alla

disciplina del Regolamento 2081/92 per le DOP o IGP.

Ma l'elemento di maggiore novità sta nella base giuridica, adottata dal Consiglio, ovvero quella

dell'art. 43 del Trattato, relativo all'organizzazione del mercato, in sostituzione del 100/A sulla

sicurezza alimentare, sinora usato in tutti i casi.

Il primo punto dell'820/97 afferma che il mercato della carne bovina é stato destabilizzato

dall'epidemia di BSE. Per questo é quindi necessario ripristinare la stabilità di mercato, migliorando

la trasparenza delle condizioni di produzione e commercio dei prodotti in questione, in particolare

sulla provenienza del prodotto.

Ci sarà così più tutela, sanità e salute anche degli animali stessi, e i consumatori avranno maggior

fiducia in questo tipo di prodotti.

La disciplina introdotta si articola in due punti:

- Titolo I: la previsione di un sistema di registrazione e identificazione dei bovini nati ad inizio del

'98, che consente di identificare ogni animale e l'azienda in cui è nato.

- Titolo II: l'introduzione di un sistema di etichettatura di tutte le carni bovine dal 2000, per il quale si

deve scrivere il codice che connette la carcassa all'animale in vita, l'indicazione dello stato membro

da cui proviene, é stato allevato e macellato.

Questo Regolamento costituisce un grande momento per la storia del diritto alimentare europeo ma

anche ad altri scontri tra Parlamento europeo e Corte di giustizia.

Il Parlamento europeo ha portato tutto davanti alla Corte censurando l'art. 43 al post del 100/A,

affermando che la materia non riguardava il mercato per la valorizzazione dei prodotti agricoli, ma

la sicurezza e la sanità espressi nel 100/A.

L'avvocato Saggio affermò che, considerando che le disposizioni del Titolo I e II del Regolamento

abbian materie diverse come oggetto, bisogna segnare la differenza fra l'identificazione e

registrazione degli animali vivi del Titolo I, riportate nell'ambio del mercato con l'art. 43, e

l'etichettatura dei prodotti di carne bovina del Titolo II, di cui si occupa il 100/A.

Conclude dicendo che , con l'art. 43 si riuscirebbe facilmente a risalire al prodotto e alla sua origine

da parte della Commissione e degli stati competenti, grazie alle regole d'identificazione. Queste

regole di mercato servirebbero quindi a tutelare il consumatore, che in questa fa non trarrebbe

ancora alcun vantaggio, e per questo motivo sarebbe bastato fare affidamento al 43.

Per l'etichettatura, invece, si vuole costruire un collegamento fra la carne etichettata e l'animale

vivo. Tutte informazioni che gioverebbero al consumatore che é libero di scegliere.

L'informazione del consumatore é quindi alla base del Titolo II. La stabilizzazione del mercato

risulta invece messa da parte, quindi per questo sarebbe bastato assumere entrambi gli art.

La causa fu decisa dalla Corte nel 2000, pochi mesi prima dell'approvazione del nuovo

regolamento in materia di carne bovina.

Oltre al 100/A e al 43, si fece rifermento anche al 152, scansando cosi l'820/97= il livello di salute

umana deve essere garantito dalla Comunitá, riducendo l strappo politico tra Consiglio,

Commissione e Parlamento.

Ma la Corte rifiutò il ricorso.

In finale quindi la Corte ha affibbiato al 820/97 la natura di atto esemplare e rivelatore del diritto

alimentare, che unifica concorrenza, sicurezza e mercato, a favore del consumatore.

Si ha cosi l'affermazione di una dimensione sistematica del diritto per eccellenza, in cui fase

agricola e fase alimentare, insieme a quella commerciale e del consumo, trovano una grande unità.

6.0 Gli ordinamenti della Corte

La via giudiziaria per la valorizzazione dell'entità territoriale, segna alcune tappe significative

intorno al 2000.

Per comprenderle si parla di due cause in particolare:

La prima é la Warsteiner Bier (VD. SU INTERNET) dove la Corte ha connesso alcune norme

nazionali al diritto comunitario, per assicurare protezione alle indicazioni geografiche non trattate

nel 2081/92, anche in assenza di caratteristiche materiali del prodotto e della sua provenienza, e in

assenza di differenza fra prodotti ottenuti in zone diverse. (?)

La tutela del nome geografico inizia a farsi regola.

La seconda é la sentenza Rioja, dove la Corte, durante il conflitto fra Belgio e Spagna, ha

dichiarato legittima la normativa spagnola sull'imbottigliamento in zona di origine v.q.p.r.d.

La corte sottolineò come la responsabilità della reputazione sia di tutti i produttori locali, intesi come

comunità.

Alla fine, pur riconoscendo che imbottigliare in zone diverse da quelle di produzione con le giuste

tecniche, tale possibilità non é reputata sufficiente ad attribuire una buona fase per la reputazione

del vino a soggetti diversi dai produttori.

Questa esigenza di proteggere i prodotti non può essere soddisfatta tramite etichettatura, creerebbe

confusione al consumatore.

Ne emerge in finale un'idea ben precisa, di territorio inteso come identità e garanzia, ma non un

semplice dato geografico, bensì la vera comunità alla quale se ne attribuiscono tutti i benefici.

7.0 Regolamento 178/2002

Regolamento sull'ortofrutta = sulla merce in vendita deve essere indicata l'origine del prodotto cosi

da poter essere messi in vendita al consumatore finale, indipendentemente da metodo di

commercializzazione, ma solo se hanno un'etichetta con:

- Denominazione commerciale della specie

- Metodo di produzione (allevamento, cattura, etc)

- Zona di cattura

La svolta arriva con il Libro Bianco del 2000, che fa riferimento alla sicurezza che copre tutti i settori

della catena alimentare.

Tutto ciò è diventato applicativo con il Regolamento 178/02.

La novità maggiore riguarda lo svolgimento dell'attività. Non é più necessari che debbano essere

considerate le fasi come un unico intero processo, per essere considerati imprese alimentari, ma ne

basta una sola, di fase.

Tale concetto di fase si lega a quello di filiera e rete, assegnando valore giuridico a materie che non

ne avevano affatto, considerate solo economicamente.

In questo modo, si é impresa alimentare anche solo partecipando ad una delle fasi di produzione,

trasformazione e distribuzione.

L'oggetto (alimento) e il fine (sicurezza) hanno spinto la legislazione europea a comprendere che

non é efficace una regolazione per categorie scisse, e che occorre unità che qualifichi il soggetto

per la partecipazione alla sfera produttiva o di distribuzione.

8.0 Giurisdizione e legislazione

Decisioni sul cioccolato del 2003, del confezionamento del 2003, decisioni sull'uso dei marchi

nazionali o regionali del 2002. (CERCA SU INTERNET)

I tre gruppi sembrano orientare verso la banalizzazione dei prodotti e delle regole di identità

territoriali (cioccolato e confezionamento), e orientate verso la valorizzazione dei prodotti locali

(marchi nazionali o regionali).

In realtá, la decisione sul cioccolato, conferma ciò che dice il Parlamento e il Consiglio, ovvero che

una direttiva passata aveva già previsto che potesse essere approvata la regola che prevede la

dicitura "cioccolato" anche a quei prodotti che al loro interno hanno grassi vegetali diversi dal

cacao.

Le sentenze sui marchi, invece, sono uno francese e uno tedesco.

Quello tedesco, gestito dal Fondo nazionale per l'agricoltura e industria alimentare tedesca, e con

entrate pubbliche, fu concesso solo ai prodotti della Germania stessa, con materie prime locali o

importate, ma sotto verifica.

La motivazione di ciò é ancora vagamente oscura. Inizialmente si faceva fede a fatto che nel Nord

Europa non sono interessati a conoscere l'origine di ogni prodotto consumato, ma solo le qualità

igieniche e la loro composizione. Ma la sentenza dice l'opposto, ovvero che i tedeschi mostravano

sin dal trent'anni prima una forte preferenza per i prodotti d'origine tedesca, con marchio di qualità

tedesco.

La Commissione europea, nel 2000, ha promosso contro la Germania un provvedimento che

riteneva il marchio illegittimo.

La Corte ha accolto la tesi affermando che questa pubblicità a favore del marchio tedesco poteva

spingere i consumatori a favorire prodotti protetti dal marchio in questione, rifiutando quelli importati

ed intaccando così la concorrenza.

Il governo tedesco si è difeso ma inutilmente.

Anche se in parte la tutela delle indicazioni geografiche può rientrare nell'ambito dell'art. 36 del

Trattato, in realtà non può essere affine a questo articolo, da un lato perché il sistema di

concessione del marchio, viene finanziato pubblicamente e si mostra idoneo contro la concorrenza,

e dall'altra parte perché é esteso a coprire tutta la Germania. (CHIEDERE A ZIO)

Ad avviso della Corte:

- Non esistono limitazioni per quanto riguarda la registrazione di marchi collettivi, senza l'intervento

di finanziamenti pubblici.

- Con finanziamento pubblico, non sono ammissibili indicazioni riferite ad una zona nello Stato

membro, ma potrebbero essere ammesse se riferite ad un area minore, qualora le caratteristiche

scritte nel Regolamento facciano riferimento ad elementi fondamentali del processo produttivo, che

distinguono il prodotto da altri della stessa categoria.

Altre due sentenze, italiane, sul confezionamento del Prosciutto di Parma e del Grana Padano,

riprendono i principi della sentenza Rioja, dichiarando legittima la limitazione del confezionamento

alle sole zone con prodotti DOP, come garanzia di sicurezza e qualità.

Per il vino, si parla di imbottigliamento, e l'attenzione fu posata sul Soave superiore DOCG per lo

stesso problema.

Anche in questo caso, l territorio non si mostra come canone irrisolto nel dato geografico, ma si

identifica nella stessa comunità dei produttori.

La Corte, pur riconoscendo che la qualità del vino può essere mantenuta anche se

l'imbottigliamento avviene fuori regione, ha tuttavia affermato che le condizioni ottimali sarebbero

verificate in caso contrario, il tutto quindi sotto direttiva dell'impresa regionali, proprio per la loro

conoscenza approfondita e sicura su prodotto da loro ideato.

In conclusine, quindi, non si richiede l'obbligatorietà dell'imbottigliamento presso l'impresa madre,

anche perché si sa che comunque gran parte di queste aziende si occupano comunque di tutta

l'elaborazione del loro vino, anche dell'imbottigliamento finale.

Non obbligo, ma consiglio.

9.0 Sussidiarietá

La materia che mette in contrapposizione Stato e Regione, é proprio l'alimentazione, al contrario

della tutela di concorrenza, che spetta solo allo Stato.

Stato e Regione: alimentazione

Stato: tutela concorrenza.

Sorge così un quadro che poggia e fa riferimento ad organi democratici, dando così origine ad un

sistema policentrico, con molteplici soggetti privati, pronti a svolgere i rispettivi compiti di interesse

collettivo.

In territorio, si afferma come primo elemento di competizione e sicurezza nel mercato.

CAP 3 DIRITTO ALIMENTARE E INNOVAZIONE

1.0 Premessa

L'innovazione tecnologica ha avuto un forte peso per determinare una relazione fra cibo a livello

quantitativo e qualitativo..

A partire da questo momento, le abitudini di consumo alimentare si sono modificate, per es. La

manipolazione delle materie prime agricole, sono passate dall'ambito domestico, a quello

industriale alimentare tecnologico, con nuove pratiche di distribuzione di alimenti.

Nascono i GDO,Grande distribuzione organizzata = moderna rete d vendita tramite supermarket

(catene).

Un es. d'innovazione a livello tecnologico, é stato rappresentato in Italia dal vino nei mercati

mondiali.

Sono stati introdotti di recente, nel disciplinare DOCG, cultivar più pregiati e tecniche di lavorazione,

affinamento ed invecchiamento piu complesse.

Anche l'innovazione giuridica conta ed é in continua innovazione (primi i Consorzi di tutela dei vini).

Nasce cosi una perfetta relazione fra innovazione e globalizzazione, quest'ultima pronta a

condizionare i giuristi sia nei processi che ne contenuti giuridici.

2.0 Globalizzazione

Nella globalizzazione, molti sono i regolatori che danno vita ad un quadro di regole stabilite da

seguire, anche senza grande partecipazione democratica.

Decisivo fu il caso Cassis de Dijon ( = sui vini, si affermò che gli articoli promulgati da uno Stato

Membro, possono essere venduti anche da altri S.M. con conseguente abbattimento del

protezionismo).

Altri casi riguardarono l'intro del principio del mutuo riconoscimento, e nel corso degli anni con

l'elaborazione di un tessuto ordinante, dove collocare i vari interventi del legislatore europeo.

In questo modo, la stessa legislazione alimentare europea, assume dimensione ultra-nazionale,

superando i confini europei.

É il caso dei vini. La disciplina di qualitá dei vini provenienti da regioni determinate, deve adeguarsi

all'organizzazione mondiale del commercio (nome come Brunello o Amarone, sono stati definiti

usabili da paesi terzi. Causa importante fu quella che vide respinto il ricorso dell'Italia contro il

Regolamento che prevedeva l'uso del nome Vinsanto, in Grecia, con caratteri grechi).

Con il Regolamento del 2003, che va a modificare la disciplina DOP e IGP del '92, fu prevista una

procedura per la registrazione e tutela di prodotti agricoli alimentari di paesi terzi esterni alla UE.

In questo modo la Comunitá s'è proiettata all’esterno dei suoi stessi confini, anche a livello sanitario

oltre che tecnico.

Il Regolamento 629/03 ha introdotto anche uno specifico provvedimento che scova i soggetti

legittimati e ha regolato così le modalità di soluzione per eventuali conflitti esteri.

I prodotti ottenuti da paesi extra comunitari, possono quindi essere riconosciuti e sostenuti

giuridicamente dall’UE. Anche le DOP e le IGP sono state introdotte per quei prodotti fuori dalla UE.

In questo modo, la Comunità tutela anche quei prodotti fuori dalla UE, attraverso normative interne

che si proiettano esternamente.

Si acquista così la dimensione di ultra-nazionalità.

Così la globalizzazione lavora come metodo di unificazione, sul rapporto tra produzione e

alimentazione, o meglio fra prodotto agricolo ed alimento, a livello globale e industriale.

3.0 Innovazione giuridica

L’innovazione sembra restare estranea al mondo giuridico collocata fuori dal mondo del diritto.

Eppure, nella nostra Costituzione, il termine innovazione inteso verso i settori produttivi, è presente

da qualche anno, per richiamare il potenziale industriale delle politiche di sviluppo verso la ricerca

e la tecnologia.

Il Trattato di Maastricht, è a favore della competitività dell’industria della Comunità, facendo sì che in

una Comunità di mercati aperti e in concorrenza fra loro, la loro forza deve puntare sulla velocità di

adattamento dell’industria alle varie trasformazioni strutturali, a promuovere un ambiente favorevole

alla cooperazione, a favorire un miglior sfruttamento del potenziale industriale verso la tecnologia.

Eppure, c’è chi dice che le vecchie industrie spazzate via dalle nuove, potrebbero portare un

processo di distruzione a favore di un mondo capitalistico.

Nell’ambiente giuridico, invece, il disinteresse riscontrato è reale, per la provvisorietà della norma

che ha espresso una società molto più dedita all’apparire che all’essere.

(FAR VEDERE A ZIO PAG. 51)

4.0 Azione e Reazione dell’innovazione nel diritto alimentare

Il Regolamento 178/02 sulla sicurezza alimentare può essere preso come esempio per le

numerose basi giuridiche trattate, per l'intro di nuovi istituzioni del settore, nonché per il rapporto tra

comunità come gruppo e legislatore come singolo.

L'innovazione può essere tecnologica o giuridica,ma oltre a questi due rami,ne esistono anche

degli altri, inerenti all'ambito giuridico:

- innovazione giuridica come reazione

- innovazione giuridica come azione

La prima, esprime la necessità d'introdurre un nuovo insieme di regole in risposta ai passi avanti

dell'innovazione tecnologica. Gran parte della nuova sicurezza alimentare europea si declina sotto

questa linea guida (dal Regolamento 820/97 sulla tracciabilità ed etichettatura della bovina dopo la

BSE, al tema dell'OGM e novel foods insieme alle ricerche in campo biotecnologico).

L'obiettivo primario è quello di introdurre la tecnica all'interno dello stesso procedimento di

produzione delle regole, con l'istituzione di nuovi soggetti e procedure.

A tutto ciò si riconduce la nascita dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare per creare una

buona base scientifica per andare incontro alla Commissione e alle sue decisioni.

Chi si è così avvicinato alla tecnica, ha avuto a che fare con molti giuristi poco inclini a questa

nuova "religione" come la chiamò Severino. Essi affermano che anche se la tecnica è stata

fondamentale insieme al diritto, questa non è stata esaustiva nella sua ricerca di modelli normativi

adeguati.

Per questo il diritto alimentare è anche innovazione giuridica come azione.

Bisogna riflettere sul fatto che il diritto alimentare, anche non solo europeo, come disciplina non

affonda le radici solamente nella sicurezza alimentare, ma è connesso anche al mercato come

elemento fondamentale dell'ordinamento comunitario.

In questo modo l'innovazione-azione agisce immettendo nell'ordinamento europeo moduli

operativi, oggetti ed istituti fortemente nuovi rispetto a quelli tradizionali.

Tutto ciò acquista concretezza con il Regolamento 178/02 dove sono trascritti gli art. sull'agricoltura

(37), sulla sanità pubblica e ambientale (95),sulla politica commerciale comune (152).

Ne risulta una disciplina con numerosi rami, che investe più aree che mostra i classici confini fra

commercio e produzione decisamente surclassati dalle nuove regole.

Si affermano così nuove regole d'impresa accanto a quelle tradizionali.

Quindi, il regolamento 178/02 esprime insieme un innovazione-reazione, dove sembra delegare

alla tecnica delle scelte importanti non sempre risolvibili però sulla sfera tecnica, mentre esprime

allo stesso tempo anche un innovazione-azione, ove introduce nuovi metodi di regolazione.

Dopo la direttiva del 2003, altre furono le novità, prima fra tutte la normativa sulla tracciabilità ed

etichettatura sugli OGM e i novel foods (VEDI INTERNET), insieme alla disciplina sulla salute.

Anche i versante giudiziario fa parlare di se, con i nuovi poteri e competenze.

Il Tribunale ha respinto la domanda di risarcimento contro la Commissione, da parte di una società

che aveva affermato come la Commissione avesse diffuso un messaggio di allarme troppo rapido,

se senza controlli, che parlava di alcuni pesticidi in mele provenienti dalla Francia.

Al momento della diffusione del messaggio, nessuna mela presentava quelle caratteristiche nocive,

ma ciò nonostante, in accordo con il principio di precauzione in materia di alimentazione, l'autorità

competente è obbligata ad adottare misure di sicurezza per prevenire alcuni rischi potenziali per la

salute, senza necessariamente attendere che siano dimostrate.

In questo modo, tale principio, se dovesse attendere i vari esami di dimostrazione, non avrebbe più

alcun valore di precauzione.

REGOLE D’IMPRESA ALIMENTARE

1.0 Regolamento 178/2002

Le novità per i giuristi e le imprese, riguardano soprattutto i soggetti e i metodi usati per la nuova

regolazione.

L’intero 178/02 si mostra come elemento rappresentativo di questo cambiamento.

Come disse anche la Corte Costituzionale nel 2001, il primo problema da risolvere riguarda

l’individuazione della “materia”, dove non tutti gli ambiti materiali possono fungere da materia,

poichè di competenza legislatoria con più materie.

L’alimentazione, appunto, non essendo collocabile facilmente nelle partizioni abituali, è

espressione di integrazione, bisogni ed interessi.

2.0 I soggetti

Per quanto riguarda i nuovi soggetti, bisogna fare riferimento ai nuovi poteri della Commissione,

che non riguardano solo emergenze e crisi, ma concorrono a configurare la collocazione precisa


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in tecnologie alimentari ed enologiche
SSD:
Università: Tuscia - Unitus
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.carnevale.75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto alimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tuscia - Unitus o del prof Albisinni Ferdinando.

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