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Diritti umani - nozioni generali Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritti umani riguardanti nozioni generali. Nellospecifico gli argomenti trattati sono i seguenti: lo Stato di diritto, diritti fondamentali nella Costituzione italiana, il principio di eguaglianza, il controllo di costituzionalità e diritti, la nozione di diritti umani, fasi di affermazione e processi di evoluzione... Vedi di più

Esame di Filosofia del diritto docente Prof. P. Scienze giuridiche

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condivide la prima visione, soprattutto nella materia della repressione dei crimini internazionali. Se

però riteniamo che essere destinatari significhi agire in giudizio per vedere affermato il contenuto

del diritto le cose si complicano.

Nell’ambito del diritto internazionale puro gli individui non hanno LOCUS STANDIS, cioè non

possono agire direttamente in giudizio.

Chi ritiene che esista una soggettività, se l’individuo ha locus standis sarà insoddisfatto, se invece lo

ritiene in quanto destinatario diretto delle norme potrà ritenersi ragione.

Si diceva che per Kelsen una delle grandi risoluzioni per la pace e la giustizia internazionale

sarebbe stata l’introduzione della categoria della responsabilità dell’individuo in quanto destinatario

di diritti umani e doveri non violabili. Se si violano, si compie un crimine internazionale e

l’individuo può essere prevalentemente persuasivo.

La responsabilità penale e personale dell’individuo si implicano reciprocamente e sono andati

avanti in parallelo.

Nell’ottica di reprimere i crimini internazionali, definibili come crimini che colpiscono la comunità

internazionale in quanto tale, si è cercato di colpire lo Stato ma la risposta era inadeguata, non fanno

giustizia e peggiorano la situazione.

Nel tentativo di superare l’empasse il diritto internazionale ha fondato il principio di universalità

della giurisdizione penale. Con questo in ambito penale non è più necessario che sia lo Stato o uno

Stato interessato ma qualsiasi Stato può attivarsi nelle proprie corti interne per punire i responsabili

dei crimini internazionali. Un tempo si usava il principio di collegamento che stabiliva che uno

Stato poteva attivarsi solo se sussiste una delle condizioni elencate:

- criterio di territorialità (il fatto avviene nello Stato che decide di punire il crimine)

- nazionalità attiva (chi commette il crimine è cittadino dello Stato che procede)

- nazionalità passiva (la vittima che subisce il crimine è cittadino dello Stato che

procede)

- principio della difesa dello Stato (lo Stato agisce perché vede leso un suo interesse)

il diritto internazionale procede in una direzione ambiziosa che è quella dell’universalità della

giurisdizione penale.

Se si lega la repressione di tortura, genocidio e crimini di guerra ad un solo Stato è poco probabile

la soluzione del problema. Con questo nuovo principio il diritto internazionale mette a punto delle

strutture in grado di risolvere la situazione.

Qualsiasi Stato può attivarsi e reagire al crimine internazionale perché è colpito un bene della

comunità internazionale.

Questo principio però fatica ad affermarsi nella pratica, le ricostruzioni sono molto difficili, devono

essere prese in carico da Stati che hanno risorse e che si trovano viciNo. Anche quando gli Stati si

sono mossi sono stati oggetto di critiche in quanto si dicevano che lo facevano per interesse

nazionale.

Dal punto di vista degli obbiettivi la decisione di creare una Corte è coerente. L’istituzione

internazionale difende i valori della comunità internazionale e presenta il vantaggio di non gravare

sugli Stati nell’aspetto operativo.

L’istituzione di una Corte Penale Internazionale permanente aggira l’ostacolo, i tribunali ad hoc

hanno una limitazione. La CPI deve essere abbandonata una volta fatta la sentenza. C’è una

maggiore attenzione all’imparzialità.

Si è affermato il principio di universalità della giurisdizione penale ma si è anche istituita la CPI che

supera i problemi di legittimazione legati all’imparzialità dei tribunali ad hoc e favorisce il

coordinamento del diritto internazionale.

Lo statuto della CPI è all’interno del trattato di Roma del 1998. la Corte entra in attività nel 2002.

nel periodo 98-2002 si aggiungono le ratifiche necessarie all’entrata in vigore, il numero minimo di

Stati era 60. l’attività di questa Corte è accettata da Stati che accettano il trattato, è universale in

senso debole, è una logica che deve fare i conti con la logica pattizia. Il numero elevato di ratifiche

è stato deciso per l’importanza della materia e perché quello strumento tocca questioni difficili e ne

alza la legittimazione.

Lo statuto della Corte ha un preambolo che ci fornisce una lettura, un punto di vista della materia da

parte della comunità internazionale. Il preambolo dice che gli stati parte visti i crimini internazionali

hanno voluto istituire una Corte Permanente che se ne occupi. I crimini sono crimini contro

l’umanità come il genocidio, la guerra ecc…. non è incluso il terrorismo per l’incapacità di

raggiungere una definizione in materia.

Articolo 5.1: la giurisdizione della Corte è limitata ai crimini più gravi che riguardano la comunità

internazionale nel suo insieme. Al termine del presente Statuto la Corte ha giurisdizione nei

confronti dei seguenti crimini: crimine di genocidio, contro l’umanità, di guerra, di aggressione”.

I crimini poi sono descritti dettagliatamente negli altri articoli, infatti dall’articolo 6 in poi ci sono

solo definizioni di crimini.

Articolo 6 parla del crimine di genocidio: “ ai fini del presente statuto, si intende per crimine di

genocidio un qualsiasi dei seguenti atti commessi con l’intento di distruggere un gruppo nazionale,

etnie razziali o religiose quali:a) uccidere membri del gruppo;b) causare gravi danni fisici o mentali

ai membri del gruppo; c)sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita dirette a causarne

la distruzione fisica di tutto o in parte; d) imporre misure dirette a impedire le nascite all’interno del

gruppo;e) trasferire con la forza bambini dal gruppo in un altro gruppo”

La materia del crimina internazionale è molto complessa, qualsiasi reato è composto da 2

componenti: OGGETTIVO--- UCCIDO UNA PERSONA (OMICIDIO VOLONTARIO,

PREMEDITATO, PRETERINTENZIONALE ) = MENS REA

SOGGETTIVO--- PERCHE L’ HO FATTO?

Le motivazioni soggettive sono: siamo in scenari di guerra; componente sistemica; atti che celano

obbiettivi ben precisi, spesso di natura politica.

C’è una complessità più elevata nei crimini internazionali rispetto a quelli internazionali.

Nei crimini internazionali esiste la criminalità individuale ma anche quella sistemica. I crimini

possono essere diffusi in un contesto, ha a che vedere con la violazione dei diritti umani. Il

genocidio è una violazione massiccia dei diritti umani legati alla sistematicità della violazione dei

diritti.

La Corte agisce se le Corti interne si dichiarano incapaci di agire. Se lo Stato ha la possibilità o

interesse a procede interviene la Corte.

Quando la corte può intervenire?

La Corte può intervenire nelle materie di sue competenze se: lo Stato in cui avvengono i crimini sia

firmatario del trattato di Roma, se lo Stato a cui appartiene il reo è firmatario e se lo Stato a cui

appartiene la nazionalità della vittima sia firmatario.

È una Corte che agisce in una logica pattizia definita dall’adesione del trattato di Roma.

Quali sono i problemi che vengono alla luce?

1) scarsa collaborazione degli Stati

2) finanziamento

la Corte ha bisogno di grandi finanziamenti, la mancanza di fondi è un grosso problema, dovrebbero

essere sufficienti in modo da garantire l’indipendenza della Corte. Il finanziamento dovrebbe

arrivare dall’ONU per garantire l’imparzialità.

Molte critiche sono state fatte alla CPI e una tra queste è quella dello studioso Danilo Zolo.

I teorici che fanno riferimento a Zolo e Zolo in primis ritengono che l’intenzione della CPI sia

l’esito di un processo di diritto internazionale a partire dalle i dee di Kelsen. Le motivazioni sono:

1) il diritto internazionale che si esprime oggi attraverso la CPI mira a costituire quella che da Kant

in avanti si chiama Civitas Maxima, basata su un’unica cultura giuridica.

Il diritto internazionale ha mirato a imporsi occupando la sfera della politica giuridica occidentale.

Il diritto internazionale in questo senso è imperialistico, lo si ritiene strumento di asservimento delle

altre culture. Il diritto internazionale assegna alla giurisdizione penali forti competenze.

2) sia dal punto di vista della civiltà giuridico è scorretto creare principi generali. È una violazione

del principio di separazione dei poteri: i giudici non devono creare ma applicare le norme. La

giurisdizione applica norme prodotte dal legislativo. L’idea che a livello interno e internazionale

l’attività giurisdizionale è giustificata da una norma che stabilisce tali attività. Nel diritto

internazionale l’analogo della legge è la norma prodotta dai trattati.

3)Le Corti internazionali sono sempre politicamente condizionate, non hanno continua giuridica

rispetto al potere politico. Si asserisce che la differenza tra la CPI e la Corte ad hoc sono uguali, in

realtà la differenza è sostanziale, la prima è permanente. Prevale il peso assegnato ai precedenti

argomenti e quindi non emergono le differenze. La CPI ha un minimo di condizionamento in quanto

attivata da un sistema Treaty Based basato sul consenso degli Stati.

La prospettiva di Kelsen è quella di fornire una teoria pura del diritto, vede affrontare il diritto

disparendo l’analisi da qualsiasi riferimento ad altri ambiti.

Il discorso è metodologico, un approccio utile è quella che mira a studiare il diritto, la teoria è così

ottenuta è quella pura del diritto. Kelsen fa così perché vuole fare sì che il diritto sia indipendente

dalla politica. Il diritto può essere giustificato sulla base dei principi esclusivamente politici. Una

norma giuridica è possibile non perché voluta dall’autorità politica, ma vuole studiare il diritto

comunicando i riferimenti a qualsiasi altra dimensione.

Zolo dice che non è utile e condivisibile fare questo. Per quanto riguarda l’utile Zolo non cenna

niente mentre per quanto riguarda il non condivisibile, Zolo fa riferimento solo ai principi

occidentali mentre l’ordine internazionale dovrebbe conuigarsi secondo diverse culture giudiziali.

Per Zolo il diritto internazionale dovrebbe essere plurale, per Kelsen invece la visione va verso un

progressivo accentramento nel quale il diritto internazionale evolverà fino ad assumenre le stesse

caratteristiche del diritto interno.

La giustizia internazionale penale assume principi occidentali e questa è un’impostazione non

condivisa da Zolo.

Gli stessi diritti umani andrebbero trattati in maniera differente, le violazioni dei diritti della donna

vanno calate nei contesti culturali.

Con l’obbiettivo di creare ordine, sicurezza e giustizia per Zolo si è vincolata un’idea umana di

ordine di sicurezza e giustizia. Di fronte alla molteplicità delle culture noi non possiamo ritenerci

portatori dell’unica unione corretta.

Il relativista si contraddice sempre, può essere un metodo di lavoro però deve essere utile per

trovare una linea, una posizione.

Solo una parte delle idee di Kelsen si sono realizzate: creazione della CPI, cultura giuridica

occidentale e accentramento.

L’ordine di questo non è imposto, matura con delle circostanze reali ma in questo caso gli individui

vengono deresponsabilizzati, le scelte diventano opzioni collocate su di un stesso piano.

La teoria di Zolo si definisce teoria impura del diritto. Il diritto è concepito come ancillare alla

politica, politica e diritto non possono essere distinti. La tesi è sostenuta su due livelli: descrittiva o

prescrittivi. Se ci si limita a contrastare l’applicazione del diritto internazionale la realtà degli Stati è

prevalente__ descrittiva vera.

Ma se è prescrittivi, quale altro ordine può configurare? Si deve essere attendesti o le istituzioni

internazionali possono creare un ordine giusto?

Rispetto alla giurisdizione penale internazionale la teoria impura ritiene che la CPI non dovrebbe

esistere, ma sostenere che le Corti sarebbero condizionate politicamente, in una prospettiva di

commistione giuridico-politico è una tautologia.

Esempi di crimini internazionali

La tortura

Il quadro normativo in relazione al crimine di tortura ha le sue fonti nella :

- DUDU del 1948 rispettivamente negli articoli 3 e 5

- Convenzione europea dei diritti dell’uomo rispettivamente nell’articolo3

- Convenzione di New York del 1984, qui la definizione deriva dalle fattispecie

- ICCPR rispettivamente nell’articolo 7

L’articolo 3 dice che “ ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria

persona”

L’articolo 5 dice che “ nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a

punizioni crudeli inumane o degradanti”

Il divieto alla tortura era presente prima dell’94, ovvero valori di JUS COGENS ma viene

codificata nella speranza di aumentare le garanzie del divieto. La definizione della fattispecie arriva

in questa convenzione con la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli , inumane o degradanti.

“Ai fini della presente convenzione, il termine “Tortura” indica ogni atto con il quale un dolore o

delle sofferenze fisiche o mentali sono internazionalmente inflitte a una persona con lo scopo

particolare do ottenere dalla stessa o da una terza persona informazioni o confessioni….”

La CPI può agire tra Stati che hanno aderito al trattato, in Italia manca una fattispecie autonoma in

materia di tortura.

Il genocidio

Su questo crimine c’è una convenzione piuttosto risalente, è del 1948.

Gli elementi salienti della definizione di genocidio sono:

- atto di distruzione della definizione di genocidio ( dolo aggravato)

- i crimini internazionali sono un reato

- l’omicidio è reato ma in forma “esponenziale” è ancora più feroce perché perpetrato

massivamente, ferocemente, con motivi sistematici e rientra in un piano, in un

progetto. Per qualsiasi reato ci deve essere un’intenzione, il dolo in campo penale c’è

sempre.

Il dolo aggravato consiste non solo nel voler uccidere delle persone, ma volerle uccidere perché

fanno parte di un gruppo. Il gruppo deve essere individuato su basi specifiche: nazionalità, etnia,

razza, religione.

Nella comunità internazionale si procede ad applicare questa convenzione, si deve aspettare

l’attività del tribunale penale internazionale per i crimini i Ruanda, nella ex-Juguslavia.

Il terrorismo internazionale

Il terrorismo internazionale come crimine e in relazione alla legittimazione e alla reazione

dell’ambiente internazionale verso questo tipo di crimine.

Dal 2001 è oggetto di studio perché l’attenzione verso i problemi di questo tipo ha indotto a una

comprensione di diritti civili. Il tema del terrorismo internazionale va analizzato da un duplice

punto di vista: questione definitorie e scena internazionale.

Non esiste una definizione di crimine di terrorismo, non è un crimine di competenza della CPI

perché nel trattato di Roma non si raggiunse una definizione concorde. Nel terrorismo

internazionale non va aggiunta la categoria dei freedom flighters, problema in molti Stati.

Per reprime re gli atti collegati al terrorismo internazionale è quello di punire i crimini come presa

di ostaggi, dirottamento aereo, crimini contro persona internazionalmente potenti, attentati

esplosivi, funzionamenti del terrorismo.

Il problema è avere un’applicazione uniforme del diritto verso i terroristi perché non esiste una

fattispecie autonoma, si condannano i singoli criminali.

Nella convenzione di Ginevra (articolo 44.3) e nella soluzione dell’AG 49/60 paragrafo 3 e seguenti

ritiene che i freedom flighters sono terroristi se:

- compiono atti prevalentemente rilevanti per la maggior parte dei sistemi giuridici

- tali comportamenti sono finalizzati a sporgere il terrore tra la popolazione o un

gruppo di persone

- devono essere motivati politicamente

La principale conseguenza dell’assenza dei crimini di terrorismo rende la CPI incapace di decidere

in merito ma sono competenti con le condotte riconducibili ad atti di terrorismo.

Un’altra questione da sottolineare è quella della configurazione della responsabilità internazionale

di uno Stato per atti di terrorismo. Lo Stato è penalmente perseguibile se non effettua controlli verso

i terroristi.

I crimini internazionali possono fare riferimento alla responsabilità dello Stato, ma la comunità

internazionale ha titolo per reagire?

Non esiste una norma né pattizia né consuetudinaria , ma la reazione delle comunità internazionali

verso i gruppi terroristici è motivabile se lo Stato sostiene attivamente il terrorismo o se lo Stato

vittima è immediata e proporzionata.

Valutazione etica - giuridica - politica

L’uso della forza è da l’uso della forza non le NU autorizzano l’autotutela

rifiutarsi è legittima individuale e collettiva ma non

dicono come. L’autotutela può

giustificare l’uso della forza,

ma solo se la reazione è immediata

e proporzionale.

La legittima difesa rileva se intervenire immediatamente dopo, durante il crimine. Se avviene dopo

due anni non si può usare la categoria della legittima difesa.

La comunità internazionale è squalificata e resa legittima se si adopera selettivamente in difesa dei

diritti umani.

L’universalità dei diritti umani

I diritti umani sono universali? Come rispondere?

Ci sono due fondamentali posizioni che si pongono su due livelli differenti:

1) titolarità e garanzia dei diritti umani --- l’universalità rispetto alla titolarità

2) giustificazione dei diritti umani --- l’universalità rispetto alla giustificazione dei diritti umani

Quando si parla di titolarità e giustificazione si ragiona con categorie diverse, giuridiche. Questi due

piani non vanno mescolati, il primo livello è quello concettualmente più generalmente giustificabile.

Gli uomini sono titolari di diritti umani in linea di principio o di fatto? Di fatto è facilmente

escludibile, in line di principio invece i diritti umani sono assegnati all’essere umano in quanto tale

ma solo per chi ritiene che ci sia una personalità giuridica piena a livello internazionale.

1) normatività ed effettività rientrano in questo dibattito che dà molta importanza all’effettività

giuridica al riconoscimento dei diritti di fatto.

2) Questione probabilmente irrisolvibile, è difficile sfruttare chiaramente la questione. Lo

stesso termine cultura ha un’elevatissima difficoltà di soluzione. Quando la comunità

internazionale si muove prende una posizione, si deve essere consapevoli dei problemi

sottesi alle questioni.

La questione della universalità rispetto alla giustificazione porta con sé il dibattito nel fondamento

dei diritti umani nato storicamente prima di quella dell’universalità.

L’idea che si afferma è che i diritti umani sono universali perché sono dotati di fondamenti assoluti.

Un fondamento per essere tale deve essere assoluto. I fondamenti riferiti ai diritti umani sono di

natura umana e hanno carattere assoluto di valori come la dignità e la libertà.

Norberto Bobbio ha presentato una critica per l’opposizione al giusnaturalismo e riteneva che i

diritti umani non fossero ne fondamentali ne utile trovare un fondamento. La sua tesi è molto

importante, risolutiva. Bobbio punta a dimostrare che non è concettualmente possibile trovare un

fondamento ai diritti umani e se fosse possibile sarebbe inutile trovarlo. Per giustificare la sua tesi

sostiene che i diritti umani sono eterogenei e autonomi. Ad esempio i diritti civili e sociali sono

contrapposti. Bobbio dice che i diritti sono tanti e diversi ed è impossibile che diritti come questi

abbiano un unico fondamento assoluto. Un unico fondamento non è rintracciabile per tutti questi

diritti, alcuni sono diritti assoluti che non possono avere limitazioni, altri ammettono restrizioni altri

invece motivi di differenza.

Per quale ragione un fondamento che non può essere unico non può essere trovato? Tesi del

cognitivismo etico. In materia di valori, principi etico-politici e giuridici non si può raggiungere un

accordo, ognuno porta un proprio punto di vista. I conflitti fra diverse prospettive su un valore non

sono componibili, non è possibile un accordo razionale. È una posizione relativista però il non

cognitivismo etico paragrafa l’idea di un valore sul quale non ci si può accordare su qualcosa di più

preciso. Non esistono basi trasversali alle diverse opinioni.

Il fondamento dei diritti umani non può essere assoluto e quindi non è un fondamento

Nel discorso di Bobbio fondamento e giustificazione dei diritti sono assimilati.

Se i diritti non hanno fondamenti, e per quanto riguarda la giustificazione?

La giustificazione parla della ricerca di buone ragione ed è necessario per evitare l’uso speculativo

dei diritti. Senza strumenti concettuali che ci facciano ragionare sui diritti non potremmo neppure

definire qual è un diritto e quali no.

Alcuni diritti umani magari non hanno copertura giuridica ma si formano dopo la rivendicazione di

questi diritti ma per rivendicare qualcosa si deve avere una base.

Giustificazione significa ricerca di buone ragioni, il relativismo più radicale rifiuta di confrontarsi

sulle giustificazioni perché è impossibile stabilire quando una ragione sia una buona ragione.

Se vogliamo giustificare un diritto umano dobbiamo trovare delle buone ragioni e una ragione è

buona quando apre la possibilità di scegliere tra più metodi ma deve essere buona. Per buona si

intende quando i diritti sono difficilmente confutabili.

Rifiutando sia la giustificazione che il fondamento bisogna adottare uno status quo e questi

favorisce l’uso retorico dei diritti umani che era ciò che Bobbio non voleva. L’uso retorico dei

diritti umani può significare:

- uso improprio e inflativo dei diritti umani

- uso dei diritti per mascherare operazioni dedotte ad altri interessi

Strutturale indeterminatezza dei diritti umani

Quali diritti andiamo a garantire o affermare se non li definiamo?

L’elenco del’48 è indeterminato, il tenore redazionale del testo è importato all’indeterminatezza,

serve una precisazione del significato e per farlo è necessario trovare una giustificazione. Per

promuovere un uso non retorico dei diritti dobbiamo mettere in questione il contenuto. I diritti

richiedono un’azione giurisdizionale per poter essere garantiti. Per chiarire il significato serve il fine

dei diritti e le ragioni alla base degli stessi.

Chi è convinto della bontà del contenuto dipende da una buona ragione. Il fondamento assoluto è la

sua negazione non portano con sé l’indebolimento dei diritti umani che sono sostenuti dalla

giustificazione. Il contenuto dei diritti è qualcosa che evolve storicamente. Per stabilire che sia

valido universalmente deve essere giustificato, calcolando il terreno del fondamento. La

giustificazione non risolve il problema, ma pone si pone in una situazione difficile è più complicata

La critica alla centralità e alla universalità dei diritti umani

Per Bobbio i diritti umani non erano fondati ma ugualmente universali, era fiducioso verso

l’universalità. Nell’ambito dei diritti umani si arriva a negare l’universalità e alcuni di questi

studiosi ritengono che l’aumento dei diritti farà fallire i diritti stessi.

Principali argomenti contro i diritti

a) si sostiene che l’insistenza sui diritti genera inflazione e indebolisce la loro portata. Si dovrebbe

cercare di reprimere aspettative, esigenze con nuovi linguaggi perché eccedere nell’uso della parola

“diritti” potrebbe indebolirli.

b) il linguaggio dei diritti non è lo strumento migliore per raggiungere certi scopi

c) i diritti sono uno strumento retorico privi di forza in sé o ne abbiamo un’idea forte o sono

universali ma deboli e retorici

d) i diritti umani sono lo strumento principale usato dalla cultura occidentale a danno delle altre

culture.

La tesi minimalista nasce da queste istanze:- inflazione dei diritti

- assenza di consenso interculturale sulla loro giustificazione

Una proposta per avviare all’essenza di consenso sulla giustificazione è il minimalismo di John

Rawls. Si propone di tornare a dare forza ai diritti rinunciando ai diritti umani per risolvere il

problema dell’ingerenza dei diritti e all’esigenza di consenso interculturale. Ci sono culture che

rifiutano i diritti umani, il mondo islamico e quello asiatico in particolare.

L’inflazione dei diritti sarebbe limitata perché radiando il numero si investirebbero risorse per

garantire quei pochi diritti essenziali come diritti civili, diritto alla vita, alcuni diritti di libertà

mentre sarebbero cessati i diritti politici e sociali.

Per i diritti sociali la ragione per cui dovrebbero essere eliminati è perché i diritti sociali richiedono

riferimento a dei parametri socio-economici, hanno a che fare con il diritto individuale e collettivo

di un contesto ben preciso. La loro garanzia è affidata a parametri nazionali. All’interno di uno

stesso catalogo di diritti i gruppi che ne sono titolari entrano in conflittualità tra di loro. Eliminare

quindi i diritti sociali semplificherebbe la questione.

I diritti che la comunità internazionale è legittimata a garantire sono i diritti di libertà, l’operazione

avrà successo se inseriamo valori come dignità ed eguaglianza l’operazione è esposta a rischio e

indeboliamo l’idea stessa dei diritti umani

La teoria del minimalismo per il rispetto dei questi pochi diritti legittimano l’uso della forza per

imporli, in tutti gli altri casi si deve attendere l’evoluzione e l’eguaglianza degli Stati. Una volta

violati il catalogo dei diritti umani il minimalismo legittima la guerra giusta. I diritti così tornano ad

essere concepiti come difese degli individui dell’abuso di potere. Questa prospettiva ha dei limiti.

Ridurre il numero dei diritti non risolve però il conflitto alla loro giustificazione e neppure

l’inflazione.

La giustizia internazionale e la legge dei “valori” John Rawls

Il “diritto dei popoli” 1999 di John Rawls è un opera che ha avuto grande successo e che è teoria

nata per utilizzare il concetto di legge dei popoli. In cosa consiste questa prospettiva?

La prima cosa da tenere in mente è la definizione dei soggetti che per Rowls sono i popoli. La sua è

una teoria normativa non descrittiva cioè affronta una questione non partendo dalla descrizione

della realtà ma partendo da assunti teorici e metodologici da cui parte per sviluppare una teoria.

La questione oggetto di riflessione sono le tesi di riflessione della realtà, non gli si può dire che

nella realtà non funziona come dice lui ma l’unica obiezione è che le conseguenze derivate dagli

assunti sono errate.

La teoria descrittiva parte dalla realtà e ne discute dati e interpretazione. I soggetti della giustizia

internazionale per Rawls sono i popoli e non gli Stati. Rawls scegli i popoli come soggetti perché se

si prendesse come punto di riferimento, per parlare di diritto internazionale, agli Stati non potrebbe

sviluppare questa teoria.

I popoli sono un buon soggetto in quanto ragionevoli e disposti alla cooperazione.

A questo punto l’obbiettivo di Rawls è quello di costruire una teoria della giustizia internazionale

che funzioni come composta da popoli, non da Stati.

I popoli o società vanno dunque classificati in società liberal democratiche, decenti fuori legge.

Quali sono i criteri in base al quale classifica la società? Rispetto dei diritti umani

I popoli liberali democratici vedono i cittadini sottoposti a comune sentire, disposizioni a cooperare

a forma di governo ragionevolmente giusta.

Nei governi decenti questi 3 elementi ci sono ma lo standard è minimo, mentre gli Stati fuori legge

sono lasciati deliberatamente fuori.

Rawls dice che si deve immaginare la procedura di scelta, imposizione dei principi al secondo

livello per regolare la coesistenza di popoli diversi nella sfera internazionale. Questa scelta ha degli

attori, le parti rappresentano i popoli. Caratteristica proceduale centrale è che gli Stati non sanno la

propria identità , non sanno quale forte stanno rappresentando, un velo di ignoranza copre l’identità

delle parti.

Secondo questa procedura si arriva a giustificare la legge dei popoli che verrà utilizzata per

classificare i popoli e questi principi godranno di accoglimento dai popoli decenti e liberal

democratici. I popoli sono:

1) liberi e indipendenti

2) rispetto dei trattati

3) eguaglianza

4) non ingerenza

5) autodifesa

6) rispetto dei diritti umani

7) restrizione nella condotta in guerra

8) doveri di assistenza

Popolo decenti e liberal democratici concordano su questi principi. Si deve isolare il ruolo affidato

ai diritti umani.

Rispetto agli Stati fuori legge per dialogare con loro si deve rinunciare a trattati di diritti umani o

fare una guerra giusta per imporli.

Secondo Rawls la legge dei popoli è la estinzione ad una società dei popoli di una concezione

liberale di giustizia per un singolo regime. Al di fuori di Stati liberali questo può essere fatto

all’interno di Stati decenti.

DUE TIPI DI STABILITA' E DI PACE DEMOCRATICA: 1) modus vivendi: quando la pace

poggia su motivi riconducibili all'auto-interesse dei popoli, a motivi di opportunità e prudenziali.

Le società liberali devono essere tolleranti verso quelle non liberali. Nei confronti dei fuori legge

non c’è nessuna tolleranza, li si combatte. Verso le società decenti le società liberali devono essere

tolleranti per far maturare con i loro tempi i diritti affermati nella società liberale e tollerare la loro

diversità astenendosi dal giudicare le loro scelte e riconoscerle parte della società dei popoli.

Rawls vuole dimostrare che è possibile convergenza sui principi senza che le società liberali

debbano imporli.

Una logica analoga viene utilizzata per spiegare la convergenza verso principi etico-politici negli

Stati costituzionali. All’interno di uno Stato costituzionale se i cittadini non pretendono che

ritrovare riflesse le loro convinzioni etiche tutte interni nelle istituzioni ma che accettano che lo

Stato distingua tra sfera pubblica e privata e lascino a quest’ultima dimensione la libertà.

Non più gli individui ma i popoli sono portatori di mondo culturale ma la logica è la stessa. Tutti i

popoli sono diversi e non devono assomigliare ai popoli liberi (si fa riferimento al popolo

dell’imperialismo).

Qual è il ruolo dei diritti umani in questa teoria?

Le funzioni del concetto dei diritti umani:

1) Limitano le ragioni che giustificano la guerra

2) Specificano i limiti dell'autonomia interna di un regime: il loro soddisfacimento è sufficiente a

escludere l'ingerenza

3) Il loro soddisfacimento è condizione necessaria della decenza delle istituzioni politiche di una

società e del suo ordinamento

4) Pongono un limite al pluralismo tollerabile dei popoli (i popoli che non rispettano i diritti umani

non sono qualificabili come "decenti" e non partecipano della società dei popoli).

I diritti umani non sono un patrimonio specifico della cultura liberale, sono l’espressione di uno

standard minimo di istituzioni politiche bene ordinate.

La conseguenza è la distinzione tra due tipologie di diritti:

- basic human rights (urgent rights): esprimono le esigenze davvero basilari

dell’uomo. Es. Libertà dalla schiavitù; libertà di coscienza, protezione contro il

genocidio

- liberal rights: sono, in senso più ampio, tutti i diritti umani sinora riconosciuti dagli

stati liberal-democratici, sia nella forma dei diritti fondamentali sul piano interno che

sul piano propriamente internazionale

Tra queste due categorie i liberal rights non possono essere imposti ma solo il nucleo di basic

human rights sono condivisibili da tutti i popoli.

Rawls nella seconda parte della teoria, quella non ideale, gli si confronta con la realtà è una teoria

quasi descrittiva. Se i principi non vengono osservati i popoli possono intervenire con la guerra

giusta.

La Teoria ideale deve servire da guida ai popoli bene ordinati per progettare istituzioni comuni per

il mutuo vantaggio e per regolare la loro condotta verso i popoli non bene ordinati. Tutti i popoli

bene ordinati desiderano vivere in un mondo in cui tutti i popoli accettano e osservano la legge dei

popoli.

La teoria non ideale si interroga su come questo obiettivo possa essere raggiunto.

La teoria non ideale presuppone la teoria ideale: la teoria ideale individua gli obiettivi e la teoria

non ideale considera le situazioni concrete, i problemi da risolvere.

Due tipi di teoria non ideale:

- TEORIA DELLA NON OSSERVANZA: ha per oggetto le condizioni in cui determinati regimi

rifiutano di riconoscere la legge dei popoli.

Nessuno stato ha il diritto di muovere guerra per perseguire i propri interessi razionali, in quanto

contrapposti a quelli ragionevoli. Il diritto dei popoli riconosce il diritto alla guerra per autodifesa.

Lo scopo di una guerra giusta è una pace giusta e duratura fra i popoli

I popoli bene ordinati non entrano in guerra l'uno contro l'altro, ma solo contro stati non bene

ordinati. Nella conduzione della guerra, i popoli bene ordinati devono distinguere tra leader e

funzionari dello stato fuorilegge, soldati dello stato fuorilegge e popolazione civile. Considerato il

carattere non democratico di questi stati, soltanto i primi (leader e funzionari) sono infatti

responsabili delle condotte che hanno costretto alla guerra. Il diritto dei popoli specifica lo scopo

che le società bene ordinate, in quanto tali, sono tenute a preporsi. Obiettivo di lungo periodo delle

società bene ordinate è quello di condurre tutte le società a rispettare il diritto dei popoli e ad entrare

nella società dei popoli bene ordinati. In questo modo i diritti umani sarebbero garantiti ovunque.

Gradualmente i popoli bene ordinati possono esercitare pressioni sui regimi fuorilegge al fine di

modificare la loro condotta (tuttavia è improbabile che tali pressioni siano efficaci).

- TEORIA DELLE CONDIZIONI SFAVOREVOLI: ha per oggetto le condizioni di società

(società svantaggiate) le cui circostanze storiche, sociali ed economiche rendono difficile, se non

impossibile, l'instaurarsi di un regime bene ordinato.

In relazione all'obiettivo delle società bene ordinate (condurre le società svantaggiate all'interno

delle società dei popoli bene ordinati) la teoria delle condizioni sfavorevoli individua per le prime

un dovere di assistere le società svantaggiate. La finalità di un principio di giusto risparmio è di

instaurare istituzioni di base giuste per una società libera a democrazia costituzionale;

l'accumulazione del risparmio può cessare una volta che siano state instaurate istituzioni di base

giuste. Non è necessaria una grande ricchezza per instaurare istituzioni giuste (o decenti).

Importanza della cultura politica: non esiste società al mondo afflitta da penuria di risorse tale da

non poter diventare una società bene ordinata, qualora fosse organizzata e governata in modo

ragionevole e razionale.

L'enfasi sui diritti umani può contribuire a introdurre cambiamenti in regimi inetti e a modificare la

condotta di governanti fino ad allora incuranti del benessere del proprio popolo.

Lo scopo del dovere di assistenza consiste nell'aiutare le società svantaggiate a prendere nelle

proprie mani la gestione dei propri affari in forme razionali e ragionevoli, per diventare infine

membri della società dei popoli bene ordinati.

Perché porre il problema della giustizia internazionale?

Quando si parla di giustizia internazionale nella letteratura i soggetti sono gli individui. La giustizia

distributiva può essere affrontata non come solidarietà ma con l’idea dei diritti umani. Con la

scoperta e il riconoscimento dei diritti umani l’individuo assume una nuova prospettiva verso

l’ordine internazionale. La conseguenza dei diritti umani è guardare l’individuo con occhi diversi

cioè come titolare dei diritti e punto di riferimento.

Proposta di Thomas Pogge – esempio di concezione cosmopolitica della giustizia internazionale.

Egli si domanda quali sono le pretese che gli individui possono avere verso le istituzioni? Quali

sono le responsabilità in campo quando si discute di giustizia internazionale?

Si parte dall’articolo 28 della DUDU dove si utilizza una doppia scala di valutazione considerando

l’ordine economico dal punto di vista interno o internazionale.

Pogge dice che di fronte alla povertà grave nell’ordine internazionale non si avverte un sentimento

di scandalo forte come quando si considera la povertà in uno Stato.

Pogge vuole rifiutare la logica del doppio lavoro, la giustizia distributiva deve essere univoca. Molti

filosofi, politici in risposta alle tesi cosmopolitiche hanno cercato di giustificare gli obblighi

solidaristi. Si devono usare criteri universali nell’ordine nazionale e internazionale.

L’obbiettivo e quello di costruire un nuovo ordine basato sull’articolo 28 della DUDU pur essendo

un articolo vago e indeterminato fa riferimento alla necessità di godere un ordine internazionale

basato sui diritti umani. Secondo Pogge il senso dell’articolo 28 è che i diritti umani sono pretese

morali per le persone nelle loro società e nell’ordine internazionale globale. I diritti umani sono

universali in quanti spettanti a tutti e vincolanti per tutti.

In base a questo articolo i diritti istituiscono un ordine globale giusto. Partendo dai diritti umani ci

si deve muovere in una prospettiva globale non internazionale. I modelli economici invece devono

essere internazionali basati su cooperazioni e interdipendenza tra Stati. Pogge ci fornisce 3 esempi

di pratiche responsabili della povertà grave su scala globale e che ci fa capire come cercare la

responsabilità e curare il problema:

1) internatinal bourwing privilegi: il meccanismo dei prestiti finisce per gravare sulla

popolazione povera. Paesi ricchi fanno prestiti ai poveri e condizionano lo Stato.

2) Internatinal resource privilegi: i paesi ricchi sfruttano le risorse dei paesi poveri e ne

diventano spesso proprietari

3) Patto di forza: tendenza e seguire nelle relazioni tra paesi ricchi e poveri ci si relaziona con

chi ha poteri nel paese, indipendentemente dalla legittimità di quel potere.

La consuetudine con cui si adottano queste pratiche è alla base del problema della povertà grave.

L’adozione di un approccio universalistico al tema della giustizia distributiva porta una nuova

prospettiva, bisogna però dimostrare che i diritti sociali abbiano un fondamento morale in grado di

reggere il ruolo di diritti umani più peculiari. La questione distributiva è la principale questione sul

piano internazionale ma per dimostrarlo bisogna risolvere le critiche ai diritti umani.

Teoria della giustizia distributiva interna di Rawls

Evidenzia il ricorso al doppio binario definito tale da Pogge.

“The theory of justice “ 1974 espone una nuova linea nella teoria liberale. Si parla di giustizia

distributiva come equità che esclude programmaticamente sul piano internazionale. Passano25 anni

tra le due prospettive ma non è tanto il tempo quanto il punto di riferimento a cambiare. Si teorizza

come punto di partenza che la giustizia distributiva cambia a seconda del punto, un conto è

l’internazionale e un conto è l’interno.

Sul piano interno la teoria di Rawls è liberale, contrattualista, costruttivista e utilizza il linguaggio

della teoria della scelta razionale ( teoria economica).

L’idea di Rawls è che sia possibile fondare l’equità su un individuo accostabile ad un consumatore.

Per dimostrare che la versione migliore di giustizia distributiva non serve assumenre la benevolenza

dell’uomo.

La sua teoria è contrattualistica, riprende il lessico del giusnaturalismo moderno contrattualista.

Rawls usa l’idea del contratto sociale per comprendere la legittimazione e con questo Rawls vuole

fondare uno schema di giustizia per regolare la convivenza in una comunità politica. Questo è anche

una teoria costruttivista perché non si ritiene di scoprire dei principi di giustizia universalmente

radicati nella natura umana. L’altro obbiettivo di questa teoria è che il risultato degli individui in

posizione giusta perché fondata sull’equità della procedura che porta alla scelta dell’uomo. Questa

viene chiamata teoria proceduale.

Rawls suppone 2 parti si debbano accordare per scegliere i principi di giustizia. In tanto bisogna

definire le 2 parti: individui razionali con senso di giustizia di base e reciprocamente disinteressati.

Sono individui razionali perché sanno come raggiungere il loro obbiettivi e come individuare i

mezzi migliori. Gli individui sono dotati di senso di giustizia e infine sono reciprocamente

disinteressati perché sanno che esistono delle differenze e gli individui non dovranno essere

invidiosi, purché si tenga presente l’equità.

Dagli anni ’80 ad oggi Sergio Volpato ha messo in discussione l’approccio di questo tipo perché le

varie caratteristiche degli individui rilevano nella formazione e discussione dei principi di giustizia.

Il momento della svolta del principio di giustizia è caratterizzata dal velo d’ignoranza che impedisce

ai soggetti di venire a conoscenze che potrebbero ostacolare nella scelta dei principi di giustizia

(essenzialmente le parti non sanno che sono e quindi non potranno avvantaggiarsi). La scelta perciò

è imparziale. I principi imparziali sono: libertà e differenza (principi che garantiscono a chiunque

una posizione accettabile)

Ogni persona ha diritto ad una libertà compatibile con la libertà degli altri(definizione negativa,

liberale di libertà—Kant, Locke, Rawls

Le disuguaglianze sociali ed economiche devono essere tali da creare un assetto accettabile anche

da chi non è svantaggiato.

Ad un certo punto il velo d’ignoranza cade e il principio di differenza sarà utile a ridistribuire

risorse, libertà e diritti. Gli individui sono entità astratte, partano da una datazione iniziale di risorse

differenti le une dalle altre. Il principio che regola la distribuzione non potrà appianarle ma ridurle.

Principio di libertà: ogni persona ha un eguale diritto alla più estesa libertà fondamentale

compatibilmente con una simile libertà per gli altri.

Principio di differenza: le disuguaglianze sociali ed economiche devono essere tali da creare un

assetto accettabile anche da chi, sulla base di tale assetto, risulti tra gli svantaggiati (chi sta peggio).

Una concezione politica della giustizia definisce la giustizia solo rispetto alla dimensione pubblica,

relativa al contesto istituzionale, non comporta un’adesione ad altre dottrine.

Rawls giunge a riconoscere il carattere non universale (benché ragionevole) della teoria della

giustizia da lui proposta. Si tratta di una teoria che muove da presupposti propri della tradizione

teorica e politica degli stati liberal-democratici.

RIEPILOGO

L’idea dei diritti umani data da Rawls è stata ampiamente discussa, li ha ridotti a un parametro di

riferimento che serve a giustificare la guerra giusta in caso di violazione reiterato e massiccia dei

diritti umani. I suoi diritti sono codificati in modo rigido. Nella prospettiva cosmopolitica la

funzione dei diritti umani è fondamentale, in particolare quelle sociali. Perché i diritti sociali sono

riqualificati e considerati come parte dell’elenco e collegati fortemente al diritto alla vita. I diritti

sociali sono strutturalemente connessi a diritti come la vita, la dignità (implica l’esigenza di beni

materiali), alla sussistenza. Questa fa escludere che altri gruppi possono provarne altri dei mezzi

necessari alla sussistenza. Il paradosso è che per difendere aspetti distributivi si rifiuta a altri popoli

che si fondano sul diritto alla vita la sussistenza. I diritti di proprietà sono in rasegnam, il diritto

alla vita e alla sussistenza sono in rem.

Imprese transnazionali e diritti umani

L’interesse verso il rapporto tra multinazionali e diritti umani è risalente nel tempo ma assume

importanza negli ultimi anni rispetto al tema della globalizzazione. Le imprese transnazionali sono

in grado di creare norme. Sviluppa un’importanza crescente oltre la forma strettamente economica

sia sociale, culturale e politico. “Lex mercatoria” è una fonte giuridica che nasce prima delle età di

codificazione nel medioevo. Lex mercatoria è un insieme di usi che le compagnie commerciali,

utilizzavano e diffondevano in assenza di norme scritte che verranno successivamente. Negli ultimi

decenni si è scritto nella rinascita della lex mercatoria , molto vicina a quella precedente alle

codificazioni moderne e riguarda la consuetudine poste in essere da attori economici dotati di una

particolare influenza e grandezza che pongono in essere dei contratti che si sono imposti come

norme attraverso l’attività di organismi internazionali incaricati di verificare i contratti

internazionali e di ratificare i comportamenti esistenti.

Può accadere che si parli di diritto internazionale ma l’ambito è diverso. Attori privati, non statali,

economici hanno la capacità di creare norme valide per un settore specifico ma comunque vigenti.

Questo fatto mette in evidenza come si sono imposte nel creare norme nell’ambito in cui operano.

Le norme create dalla consuetudine diventano valide per tutti gli attori simili e li introducono nel

diritto internazionale. C’è una compenetrazione tra diritto internazionale e transnazionale con


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritti umani riguardanti nozioni generali. Nellospecifico gli argomenti trattati sono i seguenti: lo Stato di diritto, diritti fondamentali nella Costituzione italiana, il principio di eguaglianza, il controllo di costituzionalità e diritti, la nozione di diritti umani, fasi di affermazione e processi di evoluzione dei diritti umani.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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