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La nostra carta costituzionale è stata definita come una costituzione lunga, in quanto oltre a

contenere le norme sull’organizzazione fondamentale dello stato, riconosce e tutela le libertà civili,

diritti politici ed economici e sono enunciati valori e principi a cui deve ispirarsi l’azione dei

pubblici poteri. L’art. 1 costituzione definisce lo stato italiano affermandone il suo carattere

democratico ed individuando nel popolo la sede e la base della sovranità. I costituenti vollero

valorizzare, di fronte allo stato, la persona umana come entità diversa ed originaria di fronte allo

stato. L’art. 2 cost. stabilisce, nella sua prima parte, che la repubblica riconosce e garantisce i diritti

inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua

personalità. Al centro della norma vi è quindi l’uomo, considerato prima come singolo poi come

partecipante a formazioni sociali, che costituiscono il necessario ambiente di svolgimento della sua

personalità. Con questo primo comma si è voluto accentuare la priorità della persona rispetto allo

stato e la strumentalità dello stato nello sviluppo della persona. Bisogna sottolineare cosa debba

intendersi per diritti inviolabili: per diritti inviolabili si intendono quei diritti e quelle libertà

considerati essenziali in quanto connaturati alla natura dell’uomo, che caratterizzano la nostra forma

di stato. Essi sono inviolabili da parte del legislatore ordinario, in quanto i diritti qualificati come

inviolabili non possono essere oggetto di revisione costituzionale ed inoltre sono imprescrittibili.

L’art. 2 inoltre estende diritti e libertà fondamentali alle formazioni sociali, i cosiddetti corpi

intermedi, cioè la famiglia, i partiti politici, i sindacati e altre formazioni sociali che costituiscono il

legame tra le istituzioni e il cittadino, e rendono possibile lo sviluppo della persona umana e la sua

partecipazione alla sua vita sociale. È stato sollevato il quesito se la norma contenuta nell’articolo 2

cost. debba considerarsi una norma di chiusura, cioè riassuntiva di tutti i diritti e le libertà

fondamentali, o come norma di apertura, che consente di attribuire rilevanza giuridica ad altre

libertà e valori personali espressamente previsti nella costituzione ma che emergono distintamente

nell’evoluzione del costume sociale esempio di ciò è il diritto alla riservatezza. La seconda tesi è

quella più accreditata. Il primo comma dell’art. 2 in, particolare la parte le formazioni sociali, è

stato visto come fondamento delle famiglie di fatto , da parte dei sostenitori di queste. Sempre l’art

2, accanto ai diritti inviolabili richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale. Per doveri inderogabili si devono intendere quei doveri dal cui adempimento

nessuno può essere esentato in quanto espressione del principio di solidarietà. Il richiamo a tali

doveri contenuti nel 2 comma dell’art.2, si collega al principio dell’uguaglianza sostanziale sancito

dall’art.3. Entrambe le norme impongono ai singoli di contribuire alla crescita democratica della

società. L’attuale forma di stato rende indispensabile che ciascun cittadino adempia a questi doveri

di solidarietà necessari per assicurare la pacifica convivenza. Esempi di tali doveri sono: la difesa

della patria art. 52 della cost., la partecipazione a concorrere alle spese dello stato art.53 e il dovere

di fedeltà alla repubblica art.54. L’art 3 della cost., stabilisce al1 comma che tutti i cittadini hanno

pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua,

religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali, pone il principio dell’uguaglianza

giuridica dei cittadini regola fondamentale dello stato di diritto. L’uguaglianza è in primo luogo ,

uguaglianza giuridica o formale, ovvero eguaglianza di ciascuno di fronte al diritto ed è

contemporaneamente eguaglianza del diritto davanti a ciascuno. Il principio di eguaglianza non va

inteso in senso assoluto ovvero come divieto di qualunque differenziazione della disciplina

giuridica in relazione alle diverse persone, il principio invece va inteso come divieto di ogni

ingiustificata discriminazione. Logicamente i limiti in cui una differenziazione sia giustificata, è

questione difficile da valutare; sicuramente sarebbe ingiustificata ogni differenziazione che non

fosse fondata non solo su elementi obiettivi, ma anche su valori e ragioni che la costituzione tutela e

protegge. In sintesi ci ritroviamo di fronte ad un eguaglianza davanti alla legge e di fronte ad un

uguaglianza nella legge, ovvero che il legislatore non può emanare leggi in cui emergono

discriminazioni. Il 2 comma dell’art. 3, assegnando allo stato il compito di rimuovere gli ostacoli di

ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, sancisce il

principio di uguaglianza di fatto o uguaglianza sostanziale. Il principio di uguaglianza formale

resterebbe una semplice enunciazione teorica se l’art.3 non prevedesse un concreto impegno dello


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pinelli Carlo.

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