La permeabilità dei media
Il punto di rottura della comunicazione moderna resta il cinema perché in questo medium convergono sia i rapporti sociali e produttivi della società di massa, sia il suo spirito del tempo che coincide con il concetto di immaginario. Tuttavia, dobbiamo considerare una virtù tipica dei mezzi di comunicazione: la loro permeabilità sul fruitore, ancorata nella trasversalità della comunicazione, nel loro essere dei processi.
Il nesso tra cinema e letteratura è quello che spinge il fruitore delle narrazioni a muoversi nei testi, attraverso movimenti al di fuori del testo che ne completano la produzione del significato. Ogni tipo di testo deve calarsi nella rete di relazioni sociali che lo sostengono e lo profilano, costruendone il principio di realtà attraverso le narrazioni in sé. Con questo metodo il testo può rinnovarsi così che il fruitore agisce, non su un testo alla volta, ma su una serie di testualità.
La permeabilità dei media fa sì che questi funzionino nei meccanismi di posizionamento rispetto alle logiche stesse del potere. Questa peculiarità della cosa in sé si riscontra anche nel cinema come espressione già presente all’interno del romanzo e dell’iconografia popolare. Tuttavia in questo ambito, questa caratteristica è vista come una mera convenzione: il cinema è fatto di discontinuità e di routine che ricavano punti di vista nuovi nel rapporto tra mondo e società.
La ridefinizione dello schermo
Il cinema come oggetto di lettura delle profonde trasformazioni sociali: il suo dispositivo caratterizzante (schermo) dispiega un potenziale di coinvolgimento e partecipazione. L’immaginario cinematografico prende corpo dal patrimonio di narrazioni precedenti: è una forma di rimediazione comunicativa. Ejzenstejn individuò infatti una relazione tra Dickens e Griffith: dal romanzo del primo si giunge alla performatività espressiva del secondo, fondando il senso del nuovo secolo.
Lo schermo si deforma e riforma quindi alle prese con la concorrenza degli altri media nel tentativo di ritrovare una nuova qualità relazionale con il pubblico in quanto esso è sempre meno identificabile nella logica originaria delle masse metropolitane. Il cinema deve così fare i conti con le dinamiche della convergenza teorizzata da Jenkins.
Lo schermo del cinema delle origini era un luogo deputat ad ospitare le tensioni estetiche, era il confine semantico dell’affabulazione. Tutto per motivare lo strano insuccesso del 3D negli anni cinquanta: i tempi non erano ancora maturi affinché il corpo dello spettatore cancellasse l’idea escludente di confine e non era ancora sensibilizzato al processo digitale. La ridefinizione dello schermo va di pari passo con la ridefinizione della sala cinematografica fino a immergersi in un’idea di testo che non ha niente a che vedere con i dispositivi di comunicazione.
Il protagonismo del consumo e la fluidità dei testi
Il cinema è parte integrante di un sistema dinamico di connessioni fondate sulla tecnologia e sull’azione comunicativa che questa esprime. Il termine transito, indica una fase fluida, in cui la fluidità del testo è essenziale nell’economia del cambiamento. Il film Star Wars, per esempio, incarna in sé il passato e il futuro, con il concetto di fabula e con l’inserimento di nuove tecnologie. La storia riguarda anche il rilancio di una particolare strategia comunicativa (merchandising), diventando arredo semantico della vita quotidiana: il testo permane nel soggetto, attraverso la proliferazione dell’oggetto.
Tuttavia il rapporto tra produzione e consumo nell’epoca del Web preclude che il cinema debba riposizionarsi rispetto agli altri linguaggi. Negli anni '80 il cinema condizionava le estetiche telefilmiche del media televisivo, adesso invece il protagonismo del pubblico si rafforza e vince nelle dinamiche di scambio tra cinema e TV. Star Trek si fonda su questo protagonismo garantito dalla permeabilità dei media. Questo dispiegamento era stato anticipato da fumetti, cartoon e libri. Sex And the City è una serie che nasce già all’interno del movimento comunicazionale, è un esempio di vocazione transmediale. Il passaggio al cinema ebbe come conseguenza la traduzione delle protagoniste permettendo al film di riprendere il filo del racconto e di trasportarlo quindi sullo schermo.
Cap 10. Il destino dell’epos: racconto e forme epiche nell’era della narrazione transmediale
(Eugeni)
Le forme dell’epos nei media contemporanei
- L’epos dell’eroe → riferibile all’epica classica. Possiamo ricordare le figure di supereroi nel campo dei comics e il ritorno dell’epica eroica non limitata al fumetto (Gladiatore).
- L’epos della sfida → la percezione deriva dalla contesa tra soggetti differenti: sfide sportive (match reali e film e TV) e la struttura dei reality show con giurie di esperti che valutano i soggetti in gara.
- L’epos della scoperta → il carattere epico si lega a un confronto tra i soggetti e l’ignoto: documentari di scoperta e avventura o serie TV come Lost.
- L’epos della cooperazione → il soggetto epico diviene il gruppo: siti di discussione, Wikipedia, tutti basati sulla fondazione del legame sociale.
- L’epos del carattere → inquadra bene il tono epico che assumono i comportamenti in alcune commedie romantiche.
L’epica come dispositivo intermediale
Le prime spiegazioni sono legate alla flessibilità del concetto di epica, flessibile sia in termini storici che in termini strutturali. L’epica è un genere flessibile in quanto passa da un medium all’altro: essa nasce nel transito dall’oralità alla scrittura; è flessibile in quanto conserva nella scrittura numerose tracce del discorso orale e inoltre l’epica reinnesca all’interno delle culture scritte l’oralità e la performance. L’epica è quindi in grado di passare da un mezzo all’altro ma anche di gestire le relazioni tra mezzi di comunicazione differenti: transmediale e intermediali.
L’epica come dispositivo enciclopedico
Un altro livello di flessibilità dell’epica riguarda le sue contaminazioni con il romanzo. La flessibilità dell’epica nei suoi rapporti con il romanzo fornisce una seconda ragione per la sua espansione all’interno dell’universo mediale contemporaneo. L’epica è un genere totalizzante che presiede alla costruzione di mondi la cui molteplicità incoraggia un’istanza di completezza, per questo essa si sviluppa all’interno dei media contemporanei. I media non hanno più la funzione totalizzante rispetto ai processi sociali, per questo l’epica permette di sviluppare progetti di totalità locali. Il principio su cui si basa il transmedia storytelling.
L’epica come dispositivo di territorializzazione
Paradosso dell’eroe: da un lato appare isolato nella sua grandezza, dall’altro funziona da rappresentante di un’intera comunità, un aspetto valorizzato anche dalla spinta dei colonial studies. Se le epiche popolari esaltano ancora il collegamento con lo stato nazione, l’epica letteraria si muove in senso differente. Comunque, sia che funzioni come voce di un popolo, sia che funzioni come una scatola metanazionale, l’epica afferma il proprio legame con il territorio. L’epica moderna anticipa proprio le trasformazioni del concetto di territorio facendo emergere la nascita di nuovi territori e nuove appartenenze comunitarie. La terza ragione del successo dell’epica risiede proprio in questo, i media svolgono un ruolo fondamentale nella definizione dei territori e la narrazione epica ricostruisce memorie nazionali, sviluppando miti di fondazione metanazionale.
L’epica come dispositivo di legittimazione dell’iperconsumo mediale
Cerchiamo di definire l’esperienza dell’epica e la forma dell’esperienza mediale. La prima si sviluppa in un movimento interpretativo che consiste nell’assegnazione di senso all’agency di un soggetto.
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