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Cap 1. Cinema reloaded: dalla convergenza dei media alla narrazione transmediale

Cultura convergente e film studies

Negli ultimi anni, i cambiamenti tecnologici e la convergenza culturale hanno apportato differenti modifiche in tre campi specifici, dando vita a tre processi diversi sul piano tecnologico, sul piano economico e su quello sociale. Per quanto riguarda il primo campo, la convergenza ha determinato l’erosione tra infrastrutture e forme di comunicazione sfociando in una collisione tra vecchi e nuovi media che si trovano adesso a lavorare sulle stesse piattaforme.

Sul piano economico, la convergenza ha determinato l’integrazione orizzontale di diversi settori, dando origine a grandi media conglomerates globali proprietari di sussidiarie mediali. In ambito sociale invece, questa ha determinato una sorta di cultura partecipativa incidendo sulla fisionomia dei consumatori, reimpiegando i contenuti mediali come strumenti di coesione sociale.

In questo contesto il cinema è diventato esso stesso convergente: diventa un segmento integrato in un articolato sistema transmediale. Nell’ultimo decennio gli studi cinematografici hanno concentrato l’attenzione solo sulla dimensione tecnologica riflettendo sulle trasformazioni sostenute dopo la rivoluzione digitale: il cinema si emancipa dalla fotografia, sottolineando la nuova forma digitale. La settima arte è stata anche studiata all’interno degli spazi fisici ovvero nel modo in cui esso colonizza l’ambiente adattandolo a sé.

Dalla reiterazione multimediale alla correlazione transmediale

Negli ultimi anni gli studios hollywoodiani, sono passati da una strategia di reiterazione transmediale (anni ’80) ad una correlazione transmediale per ottimizzare ancor meglio lo sfruttamento di un movie franchising. La reiterazione multimediale è strettamente correlata alla pratica del franchising. Dopo l’esperienza di Star Wars, del 1977, questa pratica diviene come una regola cardine all’interno della New Hollywood contemporaneamente all’ascesa del blockbuster.

Il franchising indica un accordo stabilito tra una compagnia madre (franchiser) e altre aziende (franchisee) per lo sfruttamento di beni e servizi, di cui detiene la proprietà la compagnia madre. Le Majors applicano così il metodo del movie franchising ampliando le vendite con la realizzazione di prodotti ancillari al film. Questa necessità nacque in un periodo in cui dovevano ampliare il flusso di vendita ammortizzandone i costi. Negli anni ‘70 infatti si cercò di dissuadere il pubblico nella scelta del cinema rispetto ad altre forme di spettacolo e l’ingente costo di produzione dei film impediva di realizzare un utile positivo.

Negli anni ‘80 abbiamo così l’integrazione degli studios nei conglomerati mediali: gli studios non si accontentano più di realizzare una pellicola, ma puntano alla creazione di un prodotto culturale venduto su diverse piattaforme mediali. Abbiamo quindi un duplice riferimento al franchising: da un lato funge come il nucleo di attrazione del settore commerciale, dall’altro traspone le sostanze filmiche in forme diverse che lo avevano istanziato in origine (diretta dipendenza e mutua indipendenza).

Con la fine del millennio tuttavia gli studios assumono una versione più aggiornata: la correlazione transmediale. Essa si fonda sulla partecipazione attiva di tutte le sussidiarie, in uno sviluppo incrociato di un processo industriale. Diminuiscono così i costi di produzione, viene preservato il franchise e aumenta il profitto.

Il racconto transmediale

La correlazione transmediale fa leva sulla dimensione narrativa dei prodotti. Forma emblematica della correlazione transmediale è infatti quello che Jenkins chiama transmedia storytelling ovvero il racconto transmediale: un processo dove elementi integrali di una narrazione vengono dispersi attraverso molteplici canali creando un’esperienza di intrattenimento unificata.

Il cinema di per sé possiede tre diversi sistemi transmediali: un sistema supportivo in cui i media ancorati al racconto si integrano a questo partecipando nei contenuti; un sistema competitivo in cui i media si spartiscono ruoli dei contenuti del soggetto; un sistema onnivoro dove c’è la presenza di un mezzo di comunicazione principale dal quale gli altri media dipendono per la diffusione dei contenuti.

Possiamo dire che il sistema hollywoodiano è caratterizzato dal sistema onnivoro e da quello competitivo. Nel sistema onnivoro il cinema rappresenta il fulcro del sistema transmediale catalizzando attorno al proprio franchise le altre piattaforme. Nel sistema competitivo, invece, il cinema funge da piattaforma di arrivo riappropriandosi di un franchise formalizzato in un altro medium per rilanciarne il valore.

Continuazioni narrative ed espansioni diegetiche

Dopo le teorie di Jenkins sul transmedia storytelling, molti studiosi hanno voluto approfondire l’argomento, elaborando i loro punti di vista.

  • Christy Dena: Lei fa una distinzione tra media che fanno progredire il racconto (story channels) e media che non fanno avanzare la narrazione (storyworld channel). I primi rappresentano la fonte primaria di informazione sui personaggi ambienti e plot, tanto che la loro funzione è avere un ruolo importante nella comprensione della storia: qua i media si occupano di sviluppare un’unica story line attraverso un meccanismo di continuazione rilanciando così il racconto; i secondi invece non hanno un ruolo nello svolgimento del racconto, bensì forniscono ulteriori informazioni su personaggi ambienti e plot: qua i media cooperano a edificare un unico storyworld attraverso un meccanismo di finzione.
  • Entrambe le modalità hanno in comune alcune caratteristiche:
    • L’autonomia narrativa degli elementi che compongono il racconto;
    • La contribuzione alla costruzione del racconto;
    • La coerenza dei moduli transmediali al franchise.
  • Carlos Alberto Solari: Un racconto transmediale può articolarsi in quattro tipologie testuali: testi primari, testi interstiziali, paralleli e periferici. Le prime due portano avanti lo sviluppo del racconto principale, gli altri due ambientano all’interno dello stesso universo nuovi percorsi narrativi. I testi primari e interstiziali che compongono lo storyline di Matrix, per esempio, contengono le informazioni essenziali alla comprensione del racconto, mentre i testi paralleli e periferici ne espandono l’universo e possono essere presi dalla narrativa del franchise senza pregiudicare il senso del racconto.

Semplificazione del consumo e rivalorizzazione mediale

Secondo Jenkins, la convergenza economica e sociale vanno di pari passo e in questo contesto, il racconto transmediale ne rappresenta il punto di congiunzione come strumento funzionale all’estensione del franchising e come promotore di un pubblico partecipe che ricerca il proprio mondo di finzione distribuito tra i vari media.

Sul piano socioeconomico i racconti articolati dai media franchise contemporanei svolgono tre funzioni diverse:

  • Il racconto transmediale si pone come un dispositivo di aggregazione di pratiche distinte, anche se negli ultimi anni la relazione tra testi differenti sembra aver cambiato direzione in quanto si passa dalla dimensione verticale in quella orizzontale, dove i testi primari erano collegati tra loro e non con testi secondari e terziari. Da una parte i prodotti (strumenti social e viral marketing) divenivano parte integrante della pubblicità e vengono addirittura distribuiti prima dell’uscita della pellicola, dall’altra c’è stato l’inserimento della fan fiction all’interno dell’universo narrativo, continuando talvolta su un’asse narrativo lineare.
  • Il racconto transmediale si pone come dispositivo di controllo dell’attività del fruitore. In questo senso, secondo lo studioso Marschall, l’intertextual commodity (merce intertestuale) rappresenta la risposta all’atteggiamento ludico del pubblico nel contesto contemporaneo.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bud1n4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dinamiche dei processi intertestuali e intermediali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Quaresima Leonardo.
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