DIGITAL METHODS PROF CERAVOLO
Materia da combinare con Big Data o Marketing Politico
5 ottobre
Definizione metodo: è quel luogo della decisione che bilancia gli obiettivi che
si vogliono avere con tutte le possibilità che si hanno davanti per raggiungere
l’obiettivo. Esempio: il prof vuole capire qual è la nostra predisposizione a
prevenire il virus. Si può usare un approccio quantitativo / approccio
qualitativo. Il primo usa la statistica, il secondo usa dati qualitativi come
interviste o osservazioni etnografiche; in esso non vengono usati dati
quantitativi, ma entrambi i metodi sono ugualmente scientifici.
Nel mondo digitale, I due metodi possono anche essere utilizzati in
contemporanea e possono essere “condensati”.
Definizione tecnica: insieme di macchinette logiche di ricerca che vengono
applicate per il raggiungimento degli obiettivi. Esempio: controllando il
comportamento delle persone su un social, sto utilizzando una tecnica. Tutte le
scelte tecniche implicano una certa quota di “rumore di fondo” (distorsione).
Quali sono i motivi per i quali vengono raccolti i dati? C’è sempre qualcuno che
utilizza le informazioni per creare qualcosa, il fine è quello di utilizzare le
informazioni per migliorare quel qualcosa e raggiungere i propri obiettivi nella
maniera migliore. Questi obiettivi hanno due tipi di livelli: strategico e
tattico. Obiettivo vincere una guerra = livello strategico. Vincere una battaglia
e non la guerra = livello tattico.
9 ottobre
L'obiettivo in un processo di ricerca può essere definito come un obiettivo
militare. Esistono due tipologie di ricerca: ricerca applicata e ricerca pura.
Ricerca pura o di base: è fatta da coloro che sono pagati da istituzioni
pubbliche per rispondere a interrogativi cognitivi che non hanno una diretta
applicazione nel mondo, bensì rispondono ad una domanda legata ad una
curiosità scientifica. Ci fa scoprire la realtà intorno a noi, anche se in modo
imperfetto perché le tecniche utilizzate sono imperfette;
Ricerca applicata: è svolta per ampliare conoscenze ma anche e
principalmente allo scopo di una pratica e specifica applicazione. Risponde a
domande che hanno esigenze di risposta immediata.
L’obiettivo è costruire una conoscenza che abbia tre caratteristiche:
affidabilità, consistenza (basata su esperienze) ed adeguatezza
metodologica (costruita tramite un metodo valido e monitorato dalla
comunità scientifica)
Qualsiasi processo di ricerca scientifica può essere fatto cadere in due modelli:
una ricerca dove noi sappiamo nulla ed una ricerca da cui partiamo
avendo già delle basi che vogliamo verificare. Qualsiasi processo di
ricerca però è sempre un processo che parte da un attore. La scienza è un
processo fatto di scelte di un ricercatore che impone queste scelte come
strumento di analisi della realtà: queste scelte sono influenzate dalla creatività
del ricercatore. La ricerca scientifica è fatta di un continuare susseguirsi di
scelte soggettive, anche se vi è un limite, ossia delle regole apposite della
comunità scientifica che ci fanno capire se è giusto o sbagliato ciò che stiamo
facendo. La scienza è un processo creativo oltre che tecnico, dove il ricercatore
applica la creatività per scegliere le diverse strade possibili.
Terminologia di base
Metodo: il ragionamento di secondo livello, scelgo l’obiettivo e decido i mezzi;
Tecniche: I mezzi che utilizzo per raggiungere l’obiettivo.
Il nemico degli scienziati è il senso comune. Tutti pensano di essere in grado
di dire qualsiasi cosa sulla base della propria esperienza pensando che la
propria esperienza valga più di tutte le altre esperienze nel mondo. Il senso
comune non è accurato. Esempio: concetto di “giovane” nella ricerca
scientifica ha avuto evoluzioni col passare del tempo. Negli anni ’60 una
persona sopra I 26 anni non era più considerata giovane perché aveva
compiuto già una serie di tappe nella propria vita. Adesso invece la variabile
anagrafica da sola non basta perché le tappe della vita sono cambiate molto e
di conseguenza la definizione è cambiata a sua volta. Serve rigore per
utilizzare un determinato termine perché così la comunità scientifica lo
riconosce in maniera univoca.
Correttezza linguistica, precisione logica, rigore nell’utilizzo delle
tecniche (nel quale rientra l’ispezionabilità e la trasparenza dei dati)
sono tre tratti identificativi per uno scienziato.
Quali operazioni possiamo fare con i dati? Soprattutto nel mondo digitale,
queste sono le operazioni principali che possiamo fare: profiling, forecasting ed
evaluation.
Profiling: costruire dei tipi di soggetti che possono essere consumatori, utenti,
organizzazioni o qualunque cosa che stiamo studiamo. Ciò ci consente di avere
dei profili di classificazioni su cui applichiamo delle scelte. Se so chi sono i miei
consumatori ad esempio, saprò quali saranno i metodi migliori per arrivare a
comunicare con loro;
Forecasting: previsione. Serve per prevedere cosa accadrà costruendo un
algoritmo;
Evaluation: valutazione. Come stanno rispondendo i consumatori a ciò che ho
messo sul mercato? Come stanno rispondendo a ciò che ho postato sui social?
Le valutazioni sono fatte in base ad una serie diversa di cause. E’ importante
quindi costruire modelli causali.
12 ottobre
Dato: informazione che ha subito un processo di organizzazione.
Quali sono i punti di applicazione in cui la ricerca può essere importante?
1) Il momento in cui il decisore o il ricercatore ha il problema di profilare,
descrivere, comprendere come sono fatti i casi di cui si sta
occupando (sia persone, che aziende, istituizioni, luoghi geografici ecc). Di
solito parliamo di casi perché dietro diamo per scontato che il ricercatore
abbia già deciso il proprio obiettivo di profilazione. Quali caratteristiche di un
consumatore, per esempio, vengono profilati? Le abitudini di consumo. Il
profilo anche quando è riferito ad un solo individuo, può tenere conto di
diverse tipologie di caratteristiche. La profilazione può essere sia
quantitativa che qualitativa. Essa esiste già da tempo, ma col digitale è più
facile raccogliere ed organizzare informazioni anche complesse grazie a
tecniche di calcolo molto potenti;
2) Fissare obiettivi operativi di lavoro e per identificare un problema in
maniera chiara, costruendone le risposte;
3) Pianificazione delle risposte ad un determinato stimolo. Essere capace di
prevedere ed anticipare uno scenario è importante perché se si riesce a
prevedere ciò che accadrà a t+1 riuscirò ad organizzarmi a t0 per
fronteggiare la situazione t+1;
4) Monitoraggio e valutazione. L’obiettivo della valutazione è quella di
capire se una serie di attività che son state implementate vadano bene o
meno.
Questi sono punti che aiutano il decisore a non prendere una decisione
sbagliata e rientrano in ogni processo di managment. Questi 4 processi,
nella decisione manageriale, sono integrati: analiticamente le dividiamo
in quattro processi diversi, ma vengono applicati tutti insieme.
Diversi livelli di competenza metodologica
Competenze di base:
-Saper costruire un disegno di ricerca. E’ una competenza critica: bisogna
continuare a farsi domande;
-Saper entrare dentro le tecniche e smontarle;
-Capacità di farsi idee leggendo un rapporto di ricerca, valutando
nell’accuratezza ex-ante o ex-post quanto successo. Competenza strategica. Al
tempo stesso, quando noi proponiamo un progetto di ricerca a qualcuno, è
possibile che egli non capisca tutto ciò che vogliamo fare e quindi dobbiamo
spiegare al meglio ogni cosa.
Primo problema di ricerca
Informazione self reported non è perfettamente corretta, questi dati sono self
reported nella struttura di uno schema che il ricercatore ha pensato e costringe
l’utente ad adattarsi ad una struttura specifica. Anche un’analisi social
potrebbe essere errata: se io ho intenzione di studiare determinate abitudini,
non è attendibile basarsi unicamente sulle informazioni trovate sui social
perché non sappiamo al 100% la veridicità di quanto postato dall’utente. Anche
se controllo per esempio gli acquisti su una carta di credito ciò può essere
ingannevole: ipotesi una persona compra un biglietto del concerto, ciò non vuol
dire che lo abbia comprato per se, magari per un amico. Come valutare questi
dati allora? Questi dati valgono ma so che ci sono delle distorsioni all’interno e
devo avere spirito critico in sede di analisi.
Ricerca psicologica cognitiva
Ha isolato due grandi modelli di pensieri: sistema di pensiero a livello uno
e sistema di pensiero sistematico riflessivo.
Sistema di pensiero a livello uno è il pensiero automatico, quello di tipo
fortemente reattivo utilizzando uno stimolo. Esso funziona bene quando
vogliamo fare le cose in fretta. Il sistema di pensiero sistematico riflessivo
è quello in cui rifletto a ciò che vedo senza usare impulsività. Esso funziona
quando è importante non effettuare errori. Questo tipo di pensiero è difficile
che sia ben rivelato dai soli comportamenti perché nella maggior parte dei casi
i comportamenti sono reattivi, soprattutto sul web.
Un esempio di comportamento reattivo può essere il like su facebook, mentre
un questionario o un testo più elaborato richiede più riflessione. Il self reporting
ha un’impronte più riflessiva.
Questa è una regola che ha molte eccezioni e va accolta con tanta riflessione
critica.
16 ottobre
In linea molto generale, rilevare un comportamento e rilevare il pensiero è una
cosa diversa: per rilevare comportamenti possiamo usare dati derivanti da
studi e analisi, mentre per il pensiero usiamo dati self-reported, che però non
sono molto affidabili. La strategia migliore per studiare ogni cosa è utilizzare sia
dati del pensiero che del comportamento, unendoli nella maniera più
intelligente possibile.
Dati quantitativi e qualitativi
I dati che noi utilizziamo possono avere due caratteristiche principali: essere
facilmente riportabili (esempio numeri) oppure non esserli. Si chiamano
quantitativi quei dati in cui possiamo operare una trasformazione e farli
diventare dei numeri, mentre qualitativi quelli che sono maggiormente
elaborati. Tutte le volte che ci facciamo dare un dato quantitativo da un
soggetto, gli forziamo la risposta: diverso il caso del dato quantitativo
relazionato al comportamento, il quale è più attendibile (esempio: quante volte
hai usato la carta di credito nell’ultima settimana?). I dati qualitativi sono per
definizione non strutturati e molto spesso hanno a che fare con testo (esempio:
post facebook, ma anche le immagini).
Come scegliere quale tipo di dato usare? E’ una scelta influenzata dalla
disponibilità dei dati stessi. E’ insensato trasformare i dati qualitativi in dati
quantitativi perché si perde quantità di informazione. Nel mondo del digitale si
ha la possibilità di avere grosse quantità di informazioni poco dettagliate
(quantitativi) oppure minori quantità informative più dettagliate
(qualitativi). La differenza sta nella grandezza del campione di riferimento:
coi dati quantitativi abbiamo un campione più ampio perché i dati sono meno
complessi, mentre i dati qualitativi risultano più complessi e ciò riduce la
grandezza del campione di riferimento.
Parlando sempre della grandezza del campione di riferimento, ognuno di noi
tramite cellulare fornisce dati georeferenziali perché è addirittura possibile
sapere dove siamo grazie al tracciamento IP su internet. La quantità delle
informazioni disponibili dipende anche dal fatto che le persone hanno diverse
modalità d’accesso al mondo digitale. Quanto più i device sono in grado di
tracciare il nostro profilo, quanto più chi le controlla ha una miniera di
informazioni e di dati su di noi.
Quanto veloce può essere la raccolta dei dati? Tra dati analogici e dati digitali vi
è una grande differenza. Se nel 1970 avessi voluto fare una ricerca su quante
persone hanno un atteggiamento di dx o sx, avrei dovuto accedere alle liste
elettorali, costruire un campione, un questionario e scegliere intervistatori e di
conseguenza scegliere una intervista a voce o telefonica. Di conseguenza i dati
raccolti li devo raggruppare in una matrice dati. Al giorno d’oggi, il processo è
decisamente più veloce: preparo un Google form, lo mando in giro
(raccogliendo anche più risposte) e nel giro di poco tempo avrò tantissime
risposte. La velocità di raccolta dati nel mondo digitale è incomparabile
con quella del mondo analogico, in qualsiasi caso, anche se dovessi
analizzare dei testi.
Quanto ci si può però fidare del fatto che questi flussi ci diano una buona
varietà del fenomeno che sto studiando? I dati del mondo analogico
generalmente erano molto mirati. Il grosso vantaggio dei big data è di
coordinare informazioni che vengono da flussi differenti. 3 V di big data:
volume, velocity, variety. Coi big data siamo in grado di avere grandi volumi
di dati, raccolti in maniera veloci e con grande varietà. Ne deriva una possibilità
di raccolta di dati di comportamento impliciti ed espliciti. A big data si
contrappone anche una big complexity e mi devo affidare sempre di più a
strumenti ai quali ho un controllo indiretto (meccanismi di intelligenza
artificiale), affidando quindi questi lavori ad una macchina.
Cambia la struttura concettuale di ricerca:
Convenzionale: concetto – indicatori—proprietà – variabili. Tale processo è
molto supervisionato dal ricercatore.
Nel mondo digitale funziona al contrario, soprattutto quando si usano i Big
data: si prendono tante variabili, le si trasformano in proprietà, poi in indicatori
ed infine diventano un concetto.
Variabile 1,2,3 ecc – proprietà – indicatori – concetto.
Nel mondo analogico il numero di indicatori veniva scelto dal ricercatore; egli
cerca di capire quanto siano validi tali indicatori.
Confirmatory factor analysis CFA (Analisi fattoriale confermata CFA):
testare se lo specifico modello rappresenta bene quelle informazioni che
vorresti raccogliere. Questo modello implicare un ulteriore lavoro di
supervisione da parte del ricercatore.
Multitrait-multimethods matrix MTMM: mette insieme diversi algoritmi di
classificazione che si riferiscono a diversi ambiti di informazioni che prendiamo
da un soggetto, li mette insieme e ci restituisce un modello di profilazione.
Questo crea problemi? Si perché avendo meno accesso ai dati
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